Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...eventi aisnapoli

Archivio del mese di giugno, 2008

Report Riesling: Dioniso, Apollo e Bacco…

Pubblicato da aisnapoli il 28 - giugno - 2008Versione PDF

 Stavolta il Report sulla prima sessione del Riesling si è sdoppiato negli interessanti contributi di Mauro e Luca, i nostri “articolisti” più prolifici…(T.L.)

 Di Luca Massimo Bolondi

Gli Dei tanto lontani e avversi, eppure complementari, … dall’unione di caratteri mutuamente contrastanti spesso nasce grande armonia, talvolta nasce il sublime (e giù citazioni dotte da Nietsche a Wagner a Wittgenstein…). Ma stasera siamo inebriati da un’esperienza assai tangibile. È lì, anzi sono lì, in nove calici otto variazioni sul tema dell’armonia da contrasto.
Otto perché – ahimè – il primo calice contiene un Trocken Kabinett 2002 (Johannishof) ferito a morte dalla sentenza dell’assaggiatore: “tappo!”. Ciononostante, la curiosità è grande e una piccola quantità viene provata al palato per chiarirci il concetto di acidità tagliente di questo vino che tra i Riesling dovrebbe essere il più secco. E nonostante gli aromi alterati, si affaccia al naso una raffica di sentori minerali. Un inizio di grande stimolo al desiderio.
Il secondo calice non tradisce. Trocken Spatlese 2001 (Koehler Ruprecht ), per servirvi di una mineralità spinta: il primo naso annuncia oli minerali e gomma bruciata. Strano? Gradevole. Dopo un tale intenso impatto vien la frutta di soppiatto… ecco che alla porta accanto l’officina meccanica apre il fruttivendolo. All’ananas oleodinamico si affianca il sentore di pesca gialla matura, e un lieve zafferano ci suggerisce un nobile attacco di botrytis alle uve mature. E in bocca il senso tattile del limo gioca con una spalla acida poderosa. Retroaromi lunghi danno il degno coronamento.
Appena versato, il terzo esemplare splende nel calice. Trocken Auslese 2005 (Karthäuserhof), in crescendo, a dispetto della relativa gioventù. Aroma esotico ed elegante, frutta a polpa gialla a maturazione perfetta. Vivacissimo al palato, mima addirittura un lieve perlage. Armonia sinfonica!
A seguire un fuori programma: Trocken Auslese Niersteiner 1996 (Heinrich Braun). Un cristallo color dell’oro sgorga dal lungo collo della renana e si adagia nel calice. Attacco olfattivo di idrocarburi e pesche mature. In bocca esplode una supernova di gusto ed aromi. Dilaga con una acidità da vino eterno: con queste premesse vorrei provare annate antichissime, attendendomi piacevoli sorprese. Questo è vino da seduzione, peccato sia introvabile…
A chiusura della prima parte della serata ecco il piccolo di casa, un giovinetto di pronta beva (e dal nome impronunciabile – Von Schubert -) che con soli otto gradi alcolici suggerisce di uscire dal cestello e farsi tracannar d’un fiato appena risaliti in barca dal bagno in un assolato meriggiare d’estate. Il Riesling è anche questo.
Ha ragione Fabio Cimmino nel sostenere che questo è un vitigno aromatico anche se non è classificato ufficialmente per tale.
Ripresi? Si riparte, e stavolta con il degnissimo accompagnamento di tre ottime pietanze concepite per l’abbinamento. Una sfida mica da ridere, visto che la seconda parte della degustazione prevede vini non-trocken ovvero di maggiore potenziale zuccherino. Ma Divinoinvigna si avvale di una cuciniera di talento. Capace di dosare attentamente il sapido, il succulento e il citrino. Ecco quindi parte un gioco di contralto tra il vino (Kabinett 2002 Johannishof da terroir di quarzite, Spatlese 2005 Emrich-Schönleber da terroir di ardesia blu, Auslese 2005 Weins-Prüm dolce ed equilibrato) e lo sformato di patate in crema, i dadi di mortadella fine, le polpettine delizia-un-sol-boccone.
Il secondo fuori programma è la corsa all’oro nel calice: Kallstadter Saumagen 1992 Koehler Ruprecht (!) botritizzato, vino soprano che se avesse voce supererebbe la Montserrat Caballè, ananas alla liquirizia con al palato una nota acida ancora talmente acuta da far pensare all’immortalità dell’anima. Gran finale.
Questa degustazione è stata un lungo susseguirsi di sorprese, per chiunque non abbia già grande esperienza di codesto nettare. Vien da dire “corri a provare, non limitarti a leggere!”
Nei vini di stasera abbiamo sperimentato il connubio tra i colori, dall’oro giallo all’oro antico, la vetustà del vino, la forza e maturità degli aromi, il palato dolce da una parte e dall’altra parte la freschezza imperiosa, il sapor pietro della mineralità, la dichiarazione di un futuro raro a un bianco. Un grande danese, Niels Bohr (astrofisico, matematico e fisico premio Nobel) aveva per logo lo yin-yang e per motto “contraria sunt complementa”. Sospetto che fosse buon conoscitore del Riesling.

Report Riesling prima sessione

Pubblicato da aisnapoli il 28 - giugno - 2008Versione PDF

Di Mauro Erro

La prima volta che ho incontrato il Riesling Renano della Germania è stato svariati anni fa leggendo le parole di Tom Stevenson sul grande atlante dei vini del mondo: nessun altro vino risulta dal primo sorso così fine, così puro e corposo con una gradevole punta d’acidità come un buon Riesling. L’assaggio venne diversi anni dopo. Da allora non ho mai conosciuto nessun degustatore esperto e nessun normalissimo bevitore che non apprezzasse questi vini, quando non li aveva già posti all’apice della propria classifica di gradimento insieme ai Pinot Nero provenienti dalla Borgogna. Io non riesco più a farne a meno: il mio amore viscerale mi spinge a stapparne, mediamente, almeno una, se non due bottiglie la settimana. Non c’è persona cara a cui non l’abbia fatto bere. Una volta addirittura lo proposi ad un’astemia ricevendone in cambio un bel sorriso di ringraziamento. Con le donne rappresenta un’alternativa di gran lunga migliore al solito calice di Champagne.

Eppure, nonostante il Riesling dimostri palesemente le sue indubbie qualità, i tedeschi, come se non bastasse la complicazione che deriva dall’impronunciabilità della lingua, pare ci tengano in maniera particolare a rendere difficili le cose. Approfitterò, oltre questo resoconto, degli altri che seguiranno i prossimi due appuntamenti cercando di trattare nella maniera più semplice ed allo stesso modo esaustiva l’argomento senza tediarvi oltremodo: ora ci occuperemo della classificazione dei vini tedeschi, lasciando l’approfondimento delle zone, dei terreni e della mineralità che ne deriva ai successivi.

La classificazione dei vini tedeschi si basa sul grado zuccherino residuo, misurato in Oechsle, il cui grado è corrispondente a 2-2,5 grammi di zucchero per litro, e non sulla denominazione di origine. Esiste, ad onor del vero, una sorta di classificazione delle zone risalente alla legge del 1971, che ha subito leggere modifiche nel 1994, che ad oggi ha mostrato la sua più totale inutilità e su cui torneremo a tempo debito. Pare che oggi sia in atto un tentativo di semplificazione: non ci rimane che sperare.

I Tafelwein rappresentano i vini di tavola, i Landwein una sorta di Igt. Vengono poi i QbA (Qualitätswein Bestimmter Anbaugebiete) vini di qualità provenienti da una delle tredici regioni previste. È ammesso per questi vini lo zuccheraggio così come l’aggiunta di Süssreserve, un succo d’uva sterilizzato (mosto non fermentato) la cui origine deve essere la stessa del vino a cui viene aggiunto. Infine i QmP (Qualitätswein Mit Prädikat), vini di qualità confermati dalla menzione (appunto il Prädikat) a cui non può essere aggiunto zucchero; anche se è concesso l’uso di Süssreserve, troverete pochi produttori disposti ad utilizzarlo lasciando che sia l’interruzione della fermentazione al momento giusto a stabilire la naturale dose di zucchero da lasciare in bottiglia.

I QmP si suddividono in base al grado zuccherino partendo dai Kabinett, il primo della scala Oechsle pari a 67-85°. Poi gli Spätlese, che tecnicamente significa vino fatto con uva proveniente da vendemmia tardiva, tenendo presente che la nozione di “tardiva” è sempre relativa alle vendemmie tedesche di solito abbastanza precoci, con un grado Oechsle pari a 76-95°. Vengono gli Auslese, prodotti con uve lasciate sulle viti dopo la vendemmia dello Spätlese, in cui è possibile ravvisare accenni di Edelfäule (muffa nobile) il cui grado Oechsle è di 83-105°.

Il Beerenauslese è prodotto, invece, da uva sovramatura su cui si è sviluppata l’Edelfäule. La normativa vuole che ogni acino venga appassito e selezionato uno per uno, vagliando grappolo per grappolo. Questi vini devono raggiungere un livello Oechsle di 110-128°. Infine i Trockenbeerenauslese (TbA), del tutto attaccati da muffa nobile, con una grado Oechsle di 150-154°. Discorso a parte per gli Eiswein che si ottengono nel momento in cui le uve lasciate sulla vite, affinché vengano attaccate dalla muffa nobile, si ghiacciano per la brina o la neve. La vendemmia ghiacciata ha solitamente luogo molto tardi, quasi mai prima di dicembre e spesso nel gennaio successivo (anche se in etichetta va indicata l’annata precedente). Il suo grado Oechsle deve essere almeno pari a quello di un Beerenauslese e può raggiungere quello di un TbA. I Trocken (la dicitura vorrebbe dire più o meno, secco), invece, sono vini che non devono contenere più di 4 grammi sul litro di zucchero. Si può incontrare (come vedrete dalle note) un Kabinett Trocken piuttosto che un Auslese Trocken, il che vuol dire che ci troveremmo innanzi vini dal grado zuccherino minore, ma dall’alcool effettivo maggiore. Completano il quadro complicato delle denominazioni le Goldkapsel (capsula d’oro) che indicano una selezione particolare dei grappoli con il massimo raggiunto dalla Lange Goldkapsel (lunga capsula d’oro).

n.d.a. come solitamente accade nel nostro eno-laboratorio oltre le sei bottiglie si sono aggiunte tre a sorpresa. A seguire le degustazioni…

Leggi tutto »

Fiera della Casa con l’Ais Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 27 - giugno - 2008Versione PDF

fiera-casa-i-p.jpg

Vino biodinamico: un’opportunità economica ed etica

Pubblicato da aisnapoli il 27 - giugno - 2008Versione PDF

Ospitiamo sul nostro blog, grazie alla disponibilità di Antonella P.Vastola, Docente di Marketing del Vino presso l’Università degli Studi della Basilicata (…nonchè sommelier Master Class Bibenda, ndr) una lucida ed approfondita analisi del “movimento” biodinamico dal punto di vista innanzitutto della convenienza economica e poi dell’opportunità etica. Documento presentato in occasione del recente congresso OIV di Verona. E’ possibile scaricarlo completo delle note ed in formato pdf in calce al seguente post.(T.L.)

Di Antonella P.Vastola
Docente Marketing del Vino
Università degli Studi della Basilicata, DITEC

RIASSUNTO
Questo lavoro cerca di comprendere le opportunità competitive della produzione di vino biodinamico e i limiti alla sua promozione nel mercato dei prodotti agro-alimentari con una certificazione di qualità. Il vino biodinamico offre nuove ed interessanti opportunità di mercato sia alle grandi aziende vitivinicole, che possono sfruttare risorse “vergini” in paesi emergenti nel mercato del vino, che per le piccole imprese, che possono utilizzare la biodinamica per trasfondere in maniera diretta le caratteristiche del territorio nel vino. Lo sfruttamento di queste opportunità può essere, tuttavia, compromesso dai vincoli posti dalla disinformazione dei consumatori, che sembrano confusi dalle differenze tra un vino biodinamico piuttosto che biologico o un vino definito “naturale”. Il pericolo è che la produzione di vino biodinamico non decolli a causa non di una intrinseca debolezza del prodotto, ma piuttosto della ridotta disponibilità a pagare dei consumatori, generata dalla percezione di una asimmetria informativa che potrebbe essere opportunisticamente sfruttata da alcuni produttori. Se così accadesse, il benessere dei consumatori potrebbe diminuire.

Introduzione

Oggi, nessuna attività produttiva può più ignorare l’incipiente cambiamento climatico e la crescente emergenza ambientale. La salvaguardia delle risorse primarie, prima fra tutte l’acqua, è uno degli obiettivi prioritari di qualsiasi piano di intervento. Alcune ricerche hanno dimostrato che un tipo di agricoltura più consapevole di queste problematiche contribuisce non solo ad un oculato consumo delle risorse, ma anche alla loro salvaguardia per le generazioni future.
Il progetto “Farmers are the solution”© dell’Associazione Biodynamic Agriculture Australia , ha dimostrato che l’uso di pratiche agronomiche biodinamiche diminuisce il consumo di acqua in agricoltura perché è favorita, tra l’altro, la produzione di humus che migliora la ritenzione idrica dei suoli. Si riduce, inoltre, il fenomeno dell’erosione dei suoli e si ottiene un prodotto che ha delle caratteristiche nutrizionali migliori.
La domanda di prodotti rispettosi dell’ambiente è crescente. I consumatori sono più consapevoli dei rischi che i metodi di produzione intensiva comportano in termini di sfruttamento e di inquinamento dei terreni.
Un numero crescente di produttori agricoli è cosciente del fatto che con il metodo di produzione convenzionale i naturali equilibri si sono modificati. Il suolo si sta trasformando in un supporto inerte che necessita di sempre maggiori quantità di sostanze chimiche per mantenere costanti le rese, così come è in continuo aumento l’uso di insetticidi e diserbanti a causa della forte riduzione di antagonisti.
In questo contesto, l’adozione dei metodi di produzione biodinamici si presenta come una possibile soluzione vantaggiosa sia per i consumatori che per i produttori.
Il vino biodinamico
Che cosa si intende per agricoltura biodinamica? Il movimento biodinamico nasce nel 1924 ad opera dell’austriaco Rudolf Steiner, che fonda il “Circolo di ricerca per la coltivazione”. Il principio fondamentale si basa sull’attivazione dei processi biologici nel terreno in modo da rendere disponibili alle piante gli elementi nutritivi necessari alla produzione . Questo modo di produrre crea un insieme in equilibrio tra coltura, fertilità del terreno ed ecosistema circostante. La ricostruzione dell’equilibrio suolo/ambiente fa si che si ricrei, spontaneamente, la corretta relazione tra preda/predatore . La biodinamica ritiene fondamentali i cicli cosmici e lunari per la determinazione delle semine e degli altri interventi agronomici. Gli unici preparati utilizzati sono di origine naturale ed hanno la funzione di catalizzatori per stimolare i fenomeni vitali.
In vigna, la modalità di produzione si basa sulla biodiversità e sulla rinuncia all’uso di elementi chimici. Nella vinificazione, la fermentazione avviene in modo spontaneo: il protocollo non prevede il controllo della temperatura di esercizio. Il mosto si trasforma per opera di lieviti indigeni presenti sulle uve, specifici e diversi da vigneto a vigneto. E’, quindi, abolito l’uso di lieviti selezionati prodotti industrialmente, così come non sono consentite: acidificazioni/disacidificazioni, lo zuccheraggio, i metodi di concentrazione come l’osmosi inversa o il congelamento. Nessuna filtrazione sterile è ammessa al di sotto di 2 micron. L’uso dell’anidride solforosa è un tema cruciale: alcuni produttori la usano in quantità minime, in condizioni avverse alla vinificazione, per gestire il processo; altri, invece, fanno dell’assenza di solfiti, una questione di principio, un segno distintivo che contraddistingue la produzione biodinamica da quella convenzionale.
Secondo Nicolas Joly , uno dei precursori mondiali dell’applicazione del metodo biodinamico in vigna ed in cantina, il viticoltore è un “nature assistant” più che un “wine maker”.
In Italia, la produzione agricola biodinamica è rappresentata da 375 aziende certificate Demeter mentre altre 80 sono in conversione, con un incremento annuo costante tra il 2% e il 3% (dati Demeter, 2007). La superficie investita è di 25.000 ettari, per un fatturato di 30 milioni di euro, più del 70% dei quali derivante dalle esportazioni (soprattutto in Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti). Nell’ultima edizione del BioFach, la più importante fiera di vini biologici del mondo, è emerso che la biodinamica nel settore vitivinicolo è un fenomeno in crescita, a livello mondiale. In Italia, i vigneti biodinamici investono una superficie di circa 750 ettari. Leggi tutto »

Il Wwf e Radio Rds: salviamo gli Astroni!

Pubblicato da aisnapoli il 26 - giugno - 2008Versione PDF

Di Luciano Pignataro

fotoaerea_astroni.jpgNon ho mai amato gli appelli e le catene di solidarietà perché sono ancora convinto che, per quanto bello e utile possa essere lo slancio volontario, è alla politica e alle istituzioni che spetta il compito di risolvere le emergenze. Visto però come stiamo messi in Italia e a Napoli riprendo e rilancio, invitando a fare altrettanto, l’appello del Wwf e di Radio Dimensione Suono per salvare una delle aree più belle di Napoli, gli Astroni. Attorno al cratere c’è la più antica e ricca foresta italiana, assediata dal cemento, dove la viticoltura di aziende di qualità come le Cantine degli Astroni e Raffaele Moccia resiste integerrima alle sollecitazioni e ad alcune scelte come la tristemente famosa discarica di Pianura.Il Wwf e Radio Rds: salviamo gli Astroni! Basta poco: un sms al 48854 per offrire un euro, oppure due usando il vostro telefono fisso!

Contribuirete a sostenere uno dei più straordinari patrimoni ambientali del nostro paese, l’unico grande polmone verde di Napoli e darete un segnale verso quale direzione guardare per il futuro. E contribuirete alla prima scuola ambientale italiana

Spero che tutti voi che frequentate questo sito abbiate un euro da dedicare agli Astroni, ai vigneti di falanghina e piedirosso dei suoi contadini. Se solo ciascuno di voi facesse questo gesto una volta sarebbero raccolte parecchie migliaia di euro sino al termine della iniziativa, fissato per il 4 luglio.Vai con gli sms…(T.L.)

Fonte:Luciano Pignataro wine blog

Foto: Comune di Napoli.it

Riesling prima sessione: le foto

Pubblicato da aisnapoli il 26 - giugno - 2008Versione PDF

Riesling über alles.Mentre caroselli di macchine imbandierate invadevano gioiosamente le strade di Berlino per festeggiare l’ingresso della Germania in finale agli Europei 2008 dopo un rocambolesco 3-2 alla Turchia di  Fatih Terim, noi ignari ma altrettanto felici e gioiosi celebravamo invece il Riesling, altro grande vanto teutonico, con uno sterminato carosello di ben nove bottiglie, tanto buone quanto “impronunciabili”(su tutte svettano, for me, il Riesling Auslese Trocken Selection 1996 di Heinrich Braun e l’ Ederner Pralat Riesling Auslese 2005 di Weins-Prüm). La dettagliata descrizione verrà affidata ad un prossimo post a quattro mani e due palati di Mauro Erro e Luca Massimo Bolondi…nel frattempo ecco le foto.

P.s. Non male come prima sessione…il 9 Luglio ci aspetta la seconda, la terza a seguire!

Di Tommaso Luongo e Mauro Erro

vacanzeromane.jpgVacanze Romane…l’occasione era ghiotta, un grande evento targato Bibenda: i cult-wine di Castello dei Rampolla, Sammarco e d’Alceo in una doppia verticale che attraversa alcuni tra i millesimi più rappresentativi di questa storica e prestigiosa azienda di Panzano di Greve in Chianti. I vini, il parterre de roi ( i principi Luca e Maurizia di Napoli Rampolla e l’enologo Giacomo Tachis con Paolo Lauciani a guidare la degustazione) e la simpatica compagnia (Mauro Erro e Luigi Cristiano) mi convincono a sfidare il torrido caldo di questi giorni… L’opportunità, poi,  di scambiare un pò di piacevoli chiacchiere con qualche vecchio amico “romano” è la classica ciliegina sulla torta! A proposito, visto che la trasferta nella capitale era giustificata anche da “motivi di lavoro” subito un’ anticipazione: nei prossimi mesi ci sarà una disfida a colpi di zuppa di pesce (scuola puteolan-partenopea vs. scuola laziale) in collaborazione con l’amica e “collega” Maria Cristina Ciaffi, Delegata Ais Civitavecchia. Prima però di lasciare lo spazio al puntuale resoconto di Mauro, due parole due, su questa storica doppia verticale. Diciasette vini sono un’ impresa decisamente ardua ma il ritmo della degustazione scandito dagli interventi calibrati dei relatori con le incursioni di Tachis il Grande (giù il cappello!) consente di recuperare agevolmente la concentrazione e prestare la giusta e necessaria attenzione, meno male…Ma veniamo ai vini. A farmi preferire la batteria siglata Sammarco (per un’incollatura..n.d.a.) sono gli umori terragni della toscanità più classica: humus, sottobosco, funghi e tabacco che si intrecciano uno nell’altro  bicchiere dopo bicchiere. Su tutti svetta, a mio modesto avviso, il superbo 1985 che si presenta in grande spolvero con una veste cromatica di un intenso granato, illuminata da nobili trasparenze e con un naso che mi colpisce per il frutto ancora integro, direi quasi croccante, scolpito da eleganti ed incessanti effluvi balsamici; in bocca l’incedere della parabola gustativa, deciso e fiero ad ogni passo è sospinto da una sorprendente freschezza che si rinnova in continuazione, il raffinato tannino accompagna in lunghezza ed in profondità tutto l’assaggio con un’ impronta garbata e carezzevole. Un vero cavallo di razza che galopperà ancora per tanti anni! Per la batteria dei d’Alceo il timbro è quello della “potenza in un guanto di velluto” anche se ho apprezzato il tono più sommesso del 1998 con una silhouette sicuramente più agile e snella ma dalla lunga e sottile persistenza. Mi fermo qui…basta così! Adesso è il turno della maratona “etilica” di Mauro Erro.

Il territorio:

L’azienda di Castello dei Rampolla è ubicata nella splendida Conca d’Oro, un anfiteatro naturale protetta a nord dalla collina di Santa Lucia, che si apre a sud del paese di Panzano nel comune di Greve in Chianti, nel cuore della zona del Chianti Classico. La natura dei terreni della Conca d’Oro, e più propriamente dei vigneti della azienda, è abbastanza eterogenea, ma vede la predominanza di argilla a valle, che permette la trasmissione di sostanza minerali (le note minerali sono una caratteristica sempre presente nei vini provenienti da questo “Grand Cru”), e man mano salendo in altitudine, terreni limosi e Galestro: quest’ultimo favorisce il perfetto drenaggio e la possibilità di un’ottima penetrazione delle radici delle piante.

L’azienda:

L’azienda nasce grazie all’opera di Alceo di Napoli, intorno agli anni ’60. Innamorato dei vini bordolesi, decise di portare le barbatelle nella sua tenuta (quelle del Cabernet provengono da Villa Capezzana, che a sua volta le aveva prese da Chateau Lafite. Verranno innestate su viti di Malvasia, Trebbiano e Ciliegiolo): fu egli il primo con la collaborazione di Giacomo Tachis, l’enologo, a portare insieme gli Antinori il Cabernet Sauvignon in Toscana e l’unico ad introdurre, in gran segreto perché all’epoca vietato, il Petit Verdot. Dopo la morte di Alceo Di Napoli, saranno i figli dal 1994 a riprendere l’azienda e a produrre il Vigna d’Alceo che verrà commercializzato per la prima volta nell’annata 1996. L’azienda possiede 120 ettari, di cui solo 42 vitati e 28 effettivamente produttivi. Dal 1994, l’azienda è a conduzione biodinamica, per cui si utilizzano solo lieviti indigeni per la fermentazione, non si aggiungono enzimi o prodotti coadiuvanti, l’utilizzo dell’anidride solforosa è ridotta al minimo.

I vini:

Il Sammarco (il cui nome ricorda uno dei figli di Alceo, prematuramente scomparso in un incidente in elicottero) ed il Vigna d’Alceo (oggi più semplicemente d’Alceo) sono i vini di punta dell’azienda. Il primo era nato come uvaggio di Cabernet Sauvignon e Sangiovese, anche se mano a mano negli anni la percentuale di Sangiovese è stata ridotta fino ad un 5% attuale, a cui si è aggiunto un’altrettanta percentuale di Merlot. Il Secondo, invece, è un taglio di Cabernet Sauvignon in prevalenza con l’aggiunta di una percentuale (intorno al 20%) di Petit Verdot. Le vigne sono poste tra i 250 e i 300 metri sul livello del mare, hanno un’età media che supera i trent’anni (anche se si sta provvedendo a nuovi innesti) ed una densità per ettaro, per il Sammarco, di 5/6000 ceppi, per l’Alceo, di 10000, oggi ridotti a 8.000, ceppi. La resa, per quest’ultimo, d’uva per pianta, è alquanto significativa: solo 300-500 grammi!

La vinificazione avviene in lamiera smaltata (non inox, in cui, a detta del proprietario Luca di Napoli, i vini rossi non si fermano mai), anche se l’azienda si sta preparando per sostituirli con tini di cemento, un materiale più neutro per preservare la naturalezza del vino. L’affinamento prevede per il Sangiovese botti dalle capacità di 25/30 ettolitri, per il Cabernet Sauvignon, il Petit Verdoit ed il Merlot, barrique di rovere francese di leggera tostatura nuove solo per il 10, 15%.

N.d.a.: La degustazione, tenutasi ieri presso l’Hotel Cavalieri Hilton di Roma a cura di Ais-Bibenda Roma alla presenza dei titolari dell’azienda e dell’enologo Giacomo Tachis, è stata molto affascinante, ma anche molto faticosa (17 vini, non son pochi), quindi mi scuserete per qualche imprecisione. Trattandosi di due vini in verticale, ovviamente, noterete una certa ripetitività dei descrittori organolettici. L’indicazione del colore sarà data solo quando estremamente significativa. Leggi tutto »

 Dalla Terra al Palco…

di Luca Massimo Bolondi

L’Arena
Tra Napoli, Salerno ed Avellino, ai margini dei monti s’erge un piano
in mezzo al quale, opera in cammino, s’erge un Vulcano e mira altro Vulcano.
Ma se il Vesuvio per maestà s’impone, e inquieta la presenza ci accompagna,
l’altro Vulcano buono si compone di opere dell’uomo in pompa magna
ed all’interno di quel buon cratere,
di vino il viaggiatore può godere.

Trattasi inver di un luogo assai speciale, adorno di cristallo e legna fina,
moderno il luogo eppur tradizionale, vocato a San Gregorio eppur cantina…
ci accolgono con grazia e con calore provetti sommelier, cuochi signori,
Massimo Florio che ne è il direttore gli onori fa di casa agli avventori.
Fummo riuniti in semplice brigata
per degustar Taurasi alla serata.

I Cavalieri
Squilla un entrèe d’aglianico spumante, tromba d’annuncio dei tre contendenti,
e già il palato, campo bulicante, prepara alla tenzone i suoi palmenti.
Tre sono i vini qui per l’occasione, tre le bottiglie ben accompagnate
da tre pietanze di preparazione studiata a che le tre siano esaltate.
Sfilan Taurasi, Piano di Montevergine, Selve dei Luoti, nere bottiglie che vuotar vorrei,
d’anni dallo splendor a tutti noti: duemila, novantotto, novantasei.

La Tenzone
Inizia il gran confronto al mio parere, tre calici di sangue terra e fuoco,
splende il Taurasi dentro il mio bicchiere, l’anno duemila, e da l’inizio al gioco:
si muove roteando assai sinuoso, e libera sentor caldi e speziati
affascina e seduce, gran corposo, morbido, caldo e dai tannini alati.
È fatto su misura per gli allori, pronto e con vocazione all’armonia,
sembra una diva sotto i riflettori, come una diva dalla lunga scia.

Ma quel che mi ha sorpreso ed estasiato è il Selve dell’annata novantotto:
brilla dentro il bicchier come versato color granato e lampi di ceraso
tannini nobilissimi al palato e un’ampia varietà di spezie al naso.
Cuoio da sella, oli minerali, fiori appassiti e frutta in confettura,
forte d’aromi che fan metter l’ali, spaziando panorami di cultura…
Ricco d’aromi e splendide durezze, scontroso a tratti come un re guerriero,
forte di spalla ma sa dar carezze! E come lascia a lungo un segno altero!

Segue Piano di Montevergine dodicenne, e si direbbe un giovane invecchiato,
color rubizzo ma d’aria solenne: papa benedicente sul sagrato.
Sentor di eteree lacche e liquirizia, vigore di profumi e sacrestia,
forte nel gusto ma già con mestizia addita quel declino cui s’avvìa.
Saggezza più durezze più prestanza, capace di stupire ancora un poco,
di tempra d’altri tempi e d’importanza tale da fare riprovare il giuoco.

Pertanto senza dubbio alcun proclamo di questa nostra semplice tenzone
Selve de’ Luoti s’impone sovrano, per lunghi giorni ancora di passione!
Sempre meglio per me la terra amara, e il duro Selve che ne viene fuori,
piuttosto che un barrique di legna rara che dà al Taurasi morbidi sentori.
E onor mi fa di chiuder la serata col ringraziare i Feudi e il direttore
con caloroso abbraccio alla brigata per il trascorrer di codeste ore
lasciando a voi lettor desiderare
di unirci a noi nel prossimo libare.

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 15 gen 2012 al 15 ott 2013 alle ore:

      Aspiranti vigneron alla riscossa! Sei Incontri in vigna con l'Ais Napoli

      Mancano: 00:00 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 27 feb 2012 al 27 feb 2012 alle ore:20:00

      Corso di Primo Livello Sommelier con l'AIS Napoli. Si parte il 27 Febbraio

      Mancano: 4 giorni e 14:20 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 01 mar 2012 al 15 mar 2012 alle ore:20:00

      Barolo e Barbaresco a Napoli con Masnaghetti e i Cru di Enogea

      Mancano: 7 giorni e 14:20 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
  • Video

    Tags