Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...eventi aisnapoli

Archivio del mese di settembre, 2008

Riunione Gruppo Servizi regionale 6.10.2008

Pubblicato da aisnapoli il 30 - settembre - 2008Versione PDF

tastevin.jpgInizia in grande stile la stagione 2008/ 2009 dei corsi di formazione per il Gruppo Servizi Regionale!!!Lunedì 6 Ottobre 2008 ci aspetta un incontro evento in quel di Sorbo Serbico presso l’azienda Feudi di San Gregorio, per celebrare il gemellaggio con i nostri colleghi sommelier del Principato di Monaco.Credendo fortemente che la crescita professionale e l’attitudine ad essere sempre più validi comunicatori del vino passi necessariamente attraverso il confronto dialettico e lo scambio di esperienze, ho voluto infatti organizzare un seminario – laboratorio con i più importanti e famosi sommelier monegaschi ( alcuni dei quali italiani e campani che lavorano all’estero !!!) .Grazie al Presidente Antonio Del Franco ed al Consiglio Direttivo Regionale tutto , siamo riusciti ad instaurare un rapporto fecondo di nuovi stimoli con professionisti del settore che spero potranno con il loro bagaglio di esperienze accrescere le nostre conoscenze sull’arte del servizio, e sul ruolo del sommelier oggi nella ristorazione e nei luoghi deputati all’eccellenza dell’enogastronomia. La formula dell’incontro vuole essere dinamica, per cui non una lezione ex cattedra bensì un dibattito “frizzante” con domande e risposte. Un’occasione più unica che rara per interagire con il meglio della sommellerie europea.Vi aspetto quindi tutti alle ore 17,00 lunedì “assetati” della cultura più “inebriante” , quella della Sommellerie!!!Cordiali saluti.

Scarica qui il programma-seminario-gruppo-servizi.doc

Pino Savoia

Referente Servizi Ais Campania

Guida dei vini del Sannio di Luciano Pignataro

Pubblicato da aisnapoli il 30 - settembre - 2008Versione PDF

Benevento è la dispensa del vino campano: questa magnifica provincia, ricca di verde e facile da percorrere in lungo e in largo, produce da sola oltre la metà del prodotto doc e igt dell’intera regione. Per la prima volta c’è una guida che racconta il mondo magico e ancora inesplorato della viticoltura sannita. E’ questo il terzo capitolo della nuova edizione dei Vini della Campania di Luciano Pignataro, l’unica realizzata con la visita meticolosa alle aziende e la verifica sul campo, assolutamente sponsor free e senza contributi pubblici o privati. Benevento è dunque la grande risorsa del vino campano: qualità in crescita, quantità necessaria per competere su grandi numeri, diversificazione del prodotto, tradizione. Non a caso è l’unica provincia già dotata di una naturale strada enoturistica perché quasi tutte le aziende si affacciano sulla Fondovalle Telesina e quasi tutte le altre sono facilmente raggiungibili. Ogni azienda è presentata attraverso i dati essenziali, le vicende dei titolari, le schede dei prodotti sino alla sintesi delle 5 stelle e dei 40 vini del cuore attraverso i quali è possile narrare la straordinaria avventura degli ultimi vent’anni. In questo viaggio Pignataro è affiancato da Pasquale Carlo, giornalista del Sannio Quotidiano, referente di territorio per le prime due edizioni: il sigillo a cinque anni di intenso lavoro in comune.Un manuale indispensabile per gli appassionati, i sommelier, i ristoratori e gli operatori del settore che adesso hanno, al tempo stesso, l’atlante più completo mai pubblicato e una lettura immediata delle eccellenze per ciascuna tipologia. In appendice: i disciplinari delle 5 doc e delle due igt, la produzione, i wine bar e i ristoranti.
Nelle edicole in provincia di Benevento e in tutte le librerie della Campania e nelle Feltrinelli. Può essere richiesta rivolgendosi direttamente all’editore scrivendo a info@edizionidellippogrifo.it oppure telefonando ai numeri 347.0503455 e 081.5177000

Cerreto Sannita, 4 ottobre.

Presentazione Guida del Sannio e i vini del cuore

ore 18, Palazzo del Genio
Con
Antonio Barbieri, sindaco di Cerreto Sannita
Nicola Materazzo, esperto in comunicazione enogastronomica
Nino Pascale, responsabile Slow Food Campania
Coordinati da
Federica De Vizia, giornalista
Seguirà la premiazione dei Vini del Cuore
Nello splendido Chiostro di Palazzo Sant’Antonio ci sarà il banco di assaggio dei vini premiati con i prodotti sanniti.

Neuro-enofilia: prima puntata

Pubblicato da aisnapoli il 29 - settembre - 2008Versione PDF

Di Roberto Erro

Leggevo Musicofilia di Oliver Sacks e mi è venuta un’idea: traslare le considerazioni che il celebre neurologo fa sull’esperienza uditiva a quella olfattoria. È un’idea strana, senza alcuna validazione sperimentale sull’uomo: cerco allora nella letteratura scientifica un qualche dato che possa confermare la “mia” ipotesi e salta fuori un lavoro svolto da un gruppo di ricerca statunitense sui criceti. Per ovvi motivi lo studio si avvale della “somministrazione” di odori caratteristici del genere maschile e femminile e valuta il loro riconoscimento da parte di “tester” di sesso opposto attraverso le modifiche che questi stessi odori apportano ai rispettivi apparati genitali. Semplificando: due gruppi di criceti di sesso femminile vengono rispettivamente fatti incontrare o meno nel corso della loro “adolescenza” con criceti di sesso opposto; a questi stessi due gruppi vengono fatti nuovamente incontrare durante l’età fertile esemplari maschi. I risultati sono subito evidenti: il gruppo che aveva avuto un’esperienza sensoriale precedente rispondeva in maniera più consistente agli stimoli olfattori successivi. Il gruppo statunitense però si ostina ripetendo l’esperimento, ma cercando di discriminare questa volta tra odori volatili e non volatili e di ripetere le somministrazioni-incontri in più fasi della vita dei criceti. Le conclusioni sono analoghe; tuttavia i ricercatori riconoscono una certa plasticità nei meccanismi di risposta allo stimolo sensoriale. In altre parole: esiste una memoria olfattiva plastica che si forma nel corso delle esperienze; queste ultime (e quindi la “potenza” di questa stessa memoria olfattiva) rendono conto delle differenze inter-individuali che fanno, ad esempio, di Tommaso Luongo un fine e smaliziato degustatore e di me, profano del vino, un semplice ‘mbriacone. Ma il ruolo della memoria olfattiva non si limita a quello di semplice banca-dati di differenti sentori, catalogati come fossero file nel nostro cervello: essa assume un ruolo di primaria importanza nell’esperienza sensoriale. E qui passiamo ad Oliver Sacks: “…forse questo è un esempio estremo di qualcosa che noi tutti, sporadicamente, sperimentiamo con la musica che conosciamo bene: credendo di ascoltare una musica appena udibile – quando in realtà la radio è spenta o il brano è finito – ci chiediamo se essa stia ancora suonando a basso volume o se la stiamo solo immaginando”.
Ebbene sì, questa è un’esperienza che io stesso ho provato, come tutti credo. Volete un altro esempio? Nel momento stesso che state leggendo questo mio scritto o anche quando pensate, quale voce vi risuona nel cervello? Non vi sembra proprio di ascoltare la vostra voce? Certo non la mia: a ciascuno il suo timbro. Alla base di questo fenomeno c’è il fatto che l’attivazione della corteccia uditiva, pur in assenza di uno stimolo periferico, è capace di riprodurre l’effetto finale. Ciò accade anche quando la corteccia viene minimamente stimolata come nell’esempio fatto da Sacks; questa poi, per conto suo, continua il lavoro facendoci credere che stiamo ancora ascoltando quella musica. Questo processo fece in modo che Bethoveen continuasse a comporre pur essendo sordo: le note sul pentagramma attivavano la sua corteccia uditiva e la musica risuonava nel suo cervello nonostante fosse abolito l’uso dell’organo periferico. Ora proviamo a ipotizzare che la stessa cosa, come è plausibile che sia, accada con la via olfattiva: un odore volatile si lega ad uno specifico recettore presente nel naso; questo legame attiva una via che conduce ad una specifica area cerebrale laddove risiede quella che abbiamo definito “memoria olfattiva”. In alcuni soggetti, vuoi perché sono sommelier dai tempi di Balanzone, vuoi perché sono profumieri alla Suskind, tale memoria è sufficientemente potente da garantire la continuità dello stimolo anche quando ormai quella famosa sostanza volatile ha smesso di legare il recettore periferico. Cioè credono di continuare a sentire quell’odore, hanno il tempo di ripescare dalla loro banca-dati il corrispettivo primigenio (offerto in dote da esperienze precedenti) ed eccoli esclamare: note di rosa canina appassita!!!
Morale della favola: annusiamo, annusiamo, annusiamo e potenziamo la nostra propria memoria olfattiva in modo da avvicinare le nostre capacità a quelle del nostro magnifico delegato (eguagliarle, ahimè, è missione impossibile: troppe le bevute nel suo portfolio).
Letture consigliate: “Musicofilia” di O. Sacks, ed. Adelphi, 2008; “Olfactory experience and the development of odor preference and vaginal marking in female Syrian hamsters”, P.Maras, Physiology & Behavior, 2008
Al prossimo appuntamento con la neuro-enofilia, axè.

Foto: Dr.vino [label of tasting wine book]

Campania/ Vino, nasce la cabina di regia per sviluppo settore

Pubblicato da aisnapoli il 28 - settembre - 2008Versione PDF

pentolapressione.jpgUna cabina di regia per lo sviluppo economico nel comparto vitivinicolo è stata istituita presso l’assessorato all’Agricoltura e alle Attività produttive della Regione Campania. La struttura avrà il compito di sostenere l’azione dell’Assessorato in campo vitivinicolo per rafforzare la capacità competitiva dell’apparato produttivo regionale. In particolare, coordinerà le politiche di marketing per promuovere in maniera integrata la Campania e il vino campano a livello nazionale e internazionale, e potrà contare su 2 milioni di euro di risorse regionali. La Cabina è formata da 11 componenti (5 membri dell’Assessorato, 5 di Campania Wine Group, la prima associazione a riunire i principali produttori vitivinicoli campani, e un rappresentante del sistema camerale campano, designato da Unioncamere Campania) ed è presieduta dall’assessore all’Agricoltura e alle Attività produttive, Andrea Cozzolino. “La cabina di regia - ha commentato Cozzolino – sarà un punto fermo della campagna promozionale del vino campano. Per la prima volta in Campania investiamo risorse pubbliche e private per la realizzazione di un unico piano di marketing del nostro vino, che partirà già dal prossimo Vinitaly 2009. Così, tutte le iniziative del settore enologico vedranno la partecipazione della Campania riunita sotto un unico marchio. Va soprattutto sottolineata la sintonia e la collaborazione tra produttori e istituzioni, che ha portato alla creazione dell’associazione prima e alla cabina di regia poi, che – ha concluso – sarà fondamentale momento di confronto per definire insieme le strategie da mettere in campo per la valorizzazione e la promozione di uno dei nostri prodotti più rappresentativi in Italia e all’estero“.
Fonte: Apcom e Virgilio Economia

Qualcosa bolle in pentola…incrociamo le dita! Leggi anche Qui su Campaniachevai

A ciascuno il suo…champagne

Pubblicato da aisnapoli il 28 - settembre - 2008Versione PDF

Di Pino Savoia

monmarthe.jpg“Solo chi manca di fantasia non trova una buona occasione per bere Champagne”.
Seguendo lo splendido consiglio di Oscar Wilde , ho cercato di fare anche di più. In occasione della degustazione organizzata da Cuzziol a Città del Gusto a Roma, della quale la nostra instancabile Michela ha già profuso “entusiaste” parole (qui), ho cercato di passare in rassegna tutti gli champagne presenti soffermandomi su di uno in particolare.
Si tratta del Brut Carte Blanche 1er Cru di Monmarthe. Una maison quest’ultima relativamente giovane (1930 l’anno di fondazione) a conduzione famigliare dove ogni champagne viene prodotto con le sole uve dei vigneti che costituiscono la proprietà. L’azienda si trova a Ludes – Champagne Ardenne , ed è proprietaria di 17 ettari classificati premier cru ( 94%) suddivisi al 30% tra i tre vitigni tradizionali: chardonnay, pinot nero e pinot meunier.Ma passando ora a parlare dello champagne in questione, prima di raccontare di ciò che ho trovato nel bicchiere qualche piccolissima informazione tecnica è d’ uopo.Uvaggio: 40% Pinot nero, 40% Pinot meunier, 20% Chardonnay. Assemblaggio: 3 annate. Vinificazione: fermentazione malolattica. Invecchiamento : 2 anni. Si faccia largo quindi alla seduzione delle bollicine…Percorso da finissime scintille verdoline e ramate, il vino si presenta nel bicchiere con la sua veste ammaliante di colore giallo dorato paglierino. Il fascino è ulteriormente evidenziato da una corona delicata, regolare e persistente, prodotta da una effervescenza finissima e vivace.Frutto, nient’altro che frutto, e un po’ di pasticceria…ecco quello vien fuori durante la fase olfattiva. Nuance meravigliosamente profumate di frutti gialli maturi ( albicocca, pesca saturno, mela cotogna) procedono di qualche inspirazione e giro di bicchiere i suadenti sentori di frutta esotica ( ananas, mango, papaia) e golosi effluvi di pasticceria ( miele di acacia, brioche) ancora un po’ evanescenti, ma già molto caldi. In bocca l’attacco è vivace e fresco, grazie alla leggerezza del dosage, che rispetta l’autenticità del vino. La presenza dello chardonnay nell’uvaggio si manifesta con chiare note empireumatiche ( mandorla e pancarré tostati), completate da un aroma soave e speziato ( vaniglia di Tahiti), prima che il pinot meunier e il pinot nero conferiscano al vino gustosi sapori fruttati ( coulis di piccoli frutti rossi, ciliegia e prugna candita) e molto più persistenti. La trama del vino è piuttosto lunga e ampia, con un finale netto, segnato dal ritorno delle invitanti note esotiche già individuate durante la fase di olfazione. Eleganza non priva di complessità: così si potrebbe descrivere questa cuvée esemplare nel frutto e nell’equilibrio, ideale per l’aperitivo ma altrettanto indicata per i prodotti del mare ( crostacei, molluschi, pesci) e del cortile ( pollame), se cucinati con arte. Oppure? Come arma seduttiva più tardi nella serata…

L’abbinamento del cuore:Coscette di rana in tempura di ceci, yogurt e mela verde di Raffaele D’Addio -Foro dei Baroni di Puglianello(Bn).

In viaggio nelle terre del Prosecco

Pubblicato da aisnapoli il 28 - settembre - 2008Versione PDF

Di Lilly Avallone e Angelo Di Costanzo

Nell’immaginario collettivo popolare “il prosecchino” rappresenta il vinello da servire senza pretese come aperitivo, spesso da anonima bottiglia e quanto più di rado nell’appropriata flute; Ebbene, molto è stato fatto in questi anni per sensibilizzare anche i palati più effimeri alla buona conoscenza di certi vini che rappresentano indiscutibilmente un gran bel pezzo della produzione vinicola italiana e non soltanto per i volumi spaventosi che muovono in giro per il mondo ma anche per le eccelse qualità che sempre più si affermano come forte sostegno alle bollicine di qualità made in Italy e come validissima alternativa “economicamente sostenibile” alle più famose transalpine dello Champagne. Confidando altresì in una opportuna e proverbiale competenza professionale di ogni buon sommelier mutuiamo e benediciamo la definitiva caduta del diminutivo “ino” (che tanto sta al Prosecco come ogni pittore tentasse di qualificarsi come Van Goghino) alla luce di ciò che abbiamo potuto vedere di quanto si sta facendo in questa meravigliosa terra per migliorare e qualificare questo straordinario vino.Si può pensare alla terra del Prosecco come una vasta e pianeggiante area viticola, con distese a perdita d’occhio di vigne anonime e scomposte ma appena si ha l’opportunità di giungere in queste terre ci si rende conto di quanto fascino e cultura enologica sprizzi dai suoi pori, generosa con i suoi nobili e generosi interpreti. Il viaggio inizia a Rolle, piccola frazione di Cison Valmarino abbarbicato su per le colline trevigiane in uno scenario verdeggiante e ventilato caratterizzato da giornate estive luminose e miti e da notti con forti escursioni termiche dove domina il paesaggio il Relais Duca di Dolle della famiglia Bisol, tutt’intorno le vigne di questa azienda che si sta rivelando soprattutto negli ultimi anni assai dinamica che produce una serie di Prosecco doc di grande eleganza e finezza caratterizzati da profonda freschezza che solo grazie a queste particolari condizioni pedoclimatiche si possono comprimere in un vino. Lungo la Strada del Prosecco che scende giù verso Valdobbiadene si incontrano i piccoli comuni che contornano l’areale maggiormente votato a questo eclettico vitigno, da Miane a Guia incastonati in un bellissimo bosco di castagni sino alla zona per elezione del Prosecco denominata “Cartizze”, nei comuni di Saccol, S. Stefano e S. Pietro di Barbozza, piccolo Grand Cru trevigiano con i suoi 100 ettari suddivisi per circa 140 viticoltori. Qui il vigneto diviene giardino, le vigne si arrampicano lungo i terrazzamenti delle colline, con pendenze a tratti impensabili e l’ordine e la compostezza di come si inerpicano sui pendii sono gli unici elementi di discussione che ti viene da affrontare. Niente diradamenti, le uve hanno bisogno di protezione, per non cadere in surmaturazioni inattese e per difendersi dalle improvvise grandinate che qui, soprattutto in epoca di vendemmia sono il rischio numero uno. Queste vigne donano vini di una fragranza e piacevolezza sublimi, sentori floreali e fruttati intensi e persistenti con riconoscimenti nitidi di rosa, albicocca e mela ed un gusto asciutto, persistente su linee minerali ed un finale gradevole ed ammaliante, consigliamo a tal proposito di non perdere le versioni di Foss Marai, Còl de Salici, Val d’Oca, Bisol, Solìgo e Villa Sandi ed una raccomandazione generale: attenzione agli strafalcioni, il Prosecco Superiore di Cartizze può essere prodotto solo nella denominazione Prosecco di Valdobbiadene (comune di cui fanno parte i crù sopra citati) e non come qualcuno potrebbe desumere anche nella denominazione Prosecco di Conegliano. Scendendo verso Valdobbiadene incontriamo per strada diversi contadini nel trasportare le prime uve raccolte nelle aziende di vinificazione, la grandezza di questi luoghi sta anche nella enorme capacità di partecipazione che i vignaioli sono stati in grado di portare avanti con i progetti di cooperazione, Cantine Cooperative che riuniscono nelle loro fila tutti i minuscoli viticoltori che da soli mai avrebbero potuto affrontare progetti di vinificazione e commercializzazione mirati all’alta qualità come il mercato oggi richiede.Il nostro viaggio termina a Crocetta del Montello, presso l’azienda Villa Sandi di proprietà della famiglia Moretti Polegato, già imprenditori di successo nel campo dell’industria manufatturiera trevigiana (a qualcuno dirà qualcosa il marchio GEOX, nda) e da circa un trentennio sugli scudi per il gran lavoro di promozione che stanno portando avanti per il loro territorio. Qui si aprirebbe un’altro lungo ed articolato racconto da fare che preferiamo però conservare nella nostra memoria e raccontare attraverso le immagini postate, che parlano da sole e chiaramente di una realtà eccelsa della quale senza dubbio non si può tenere conto. A guidarci Roberto, gran cerimoniere di cantina e nelle degustazioni tecniche l’enologo Luciano Vettori assieme a Cinzia Zocca ed il direttore commerciale dott. Campesan (quattro persone a nostra disposizione!) a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti per l’ampia disponibilità manifestata. Se pensate di aver visto tutto è il momento di ricredersi, se pensate che certi luoghi non hanno poi molto da raccontare statene certi che qui vi smentiranno a mani basse, se ancora esitate per raggiungere queste terre, rompete gli indugi e non perdetevi questo passaggio a nordest e per favore, non chiamatelo mai più “prosecchino”!

“I dolci napoletani” alla Feltrinelli…

Pubblicato da aisnapoli il 26 - settembre - 2008Versione PDF

Di Marina Alaimo
E’ diventato piuttosto complicato raggiungere il centro della città per chi, come me viene dalla provincia, anche se prossima quale è Portici, ma scegliendo di andarci in metropolitana, almeno non si ha il problema di cercare parcheggio. Così ieri sera sono stata ben felice di usare il metrò per partecipare alla presentazione alla Feltrinelli del nuovo libro di Luciano Pignataro “I dolci napoletani“, titolo un po’ riduttivo in quanto vi sono descritte ricette provenienti da tutta la Campania e qualcuna anche da altre regioni del meridione. Hanno partecipato alla dolcissima ed interessantissima presentazione Sal De Riso, divenuto ambasciatore in tutto il mondo della nostra tradizione pasticciera, personaggio straordinario che da tempo desideravo incontrare in quanto vado matta per i suoi dolci, insieme a Santa Di Salvo e Lejla Mancusi Sorrentino. Il libro presenta ben 300 ricette, essendo la pasticceria napoletana testimonianza di un città capitale, dalla storia importante ed incrocio di culture diverse. Le ricette provengono dai migliori ristoranti della nostra regione e sono state abbinate sapientemente ad un vino campano. Ce ne sono ben tre di babà, dieci di semifreddi, sette di struffoli, dieci di mousse e poi…quanti ricordi e quanti profumi mi hanno invaso piacevolmente nel leggere ricette di dolci che mangiavo da bambina e che da tempo sono scomparsi dalla mia vita: castagnaccio, migliaccio, cartellate, cannoli, preparati da mia nonna con amore per la tradizione, ma sopratutto per la famiglia. Non ho potuto fare a meno di comprare questo libro scritto come fosse un ricettario casalingo, arricchito di bellissime foto che mi hanno fatto venire l’acquolina in bocca, tanto che non ho potuto evitare, finito l’incontro, di recarmi al bar della Feltrinelli per peccare di gola, galeotto fu il libro e chi lo scrisse. Adoro preparare dolci con i quali coccolare le persone alle quali voglio bene e la prima ricetta che metterò in pratica sarà la torta di mele annurche e noci alla quale abbinerò,come consigliato dall’autore, Sidro del Sannio di Luca Baldino, accompagnati dalla Schèrazade di Korsakov, così tutti i sensi saranno coinvolti e non solo. Userò moltissimo questo ricettario nel periodo natalizio per preparare appunto dolci della nostra tradizione dolciaria da regalare ad amici e parenti. Mi scuso con Luciano Pignataro se la mia penna non è nobile come la sua, io non sono una scrittrice nè una giornalista, sono una casalinga con una grande passione per la sommellerie e per la musica, comunque non potevo fare a meno di parlare di questo libro, edito da Newton Compton, costo euro 19,90 che consiglio a chi, come me, ama pasticciare.

Allegrini day all’Accademia

Pubblicato da aisnapoli il 26 - settembre - 2008Versione PDF

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS CAMPANIA

icona96_app.jpgNella prestigiosa cornice dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli un grande evento targato Ais Campania con protagonisti la famiglia Allegrini e la Valpolicella, un matrimonio che dura da appena cinquecento anni…
Marilisa Allegrini ci racconterà della sua amata terra con il suo consueto charme degustando con noi il Palazzo della Torre, prodotto con il “ripasso”, il Villa Giona, blend di uve francofone e, dulcis in fundo, l’Amarone della Valpolicella Classico, cult wine per eccellenza, in una splendida verticale che attraverserà quattro interessanti millesimi. Prima però, per rompere il ghiaccio, una piacevole incursione in terra toscana con il Solosole e il Sondraia, vini di Poggio al Tesoro, feudo bolgherese acquisito nel ottobre del 2001 dall’azienda di Fumane di Valpolicella.

Solosole 2007 Poggio al Tesoro e Sondraia 2005 Poggio al Tesoro
Palazzo della Torre 2005 Allegrini e Villa Giona 2004 Allegrini

Amarone della Valpolicella Classico 1995 – 1997 – 2000 – 2003

9 Ottobre ore 19.30
Accademia Aeronautica di Pozzuoli
Via S. Gennaro Agnano n° 30
Prenotazione obbligatoria ed impegnativa allo 0823.345188
oppure via e-mail info@aiscampania.it – Ingresso € 10,00

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 15 gen 2012 al 15 ott 2013 alle ore:

      Aspiranti vigneron alla riscossa! Sei Incontri in vigna con l'Ais Napoli

      Mancano: 00:00 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 27 feb 2012 al 27 feb 2012 alle ore:20:00

      Corso di Primo Livello Sommelier con l'AIS Napoli. Si parte il 27 Febbraio

      Mancano: 4 giorni e 14:11 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 01 mar 2012 al 15 mar 2012 alle ore:20:00

      Barolo e Barbaresco a Napoli con Masnaghetti e i Cru di Enogea

      Mancano: 7 giorni e 14:11 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
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