Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio del mese di novembre, 2008

aurelie-labruyere.jpgE’ la francese Aurélie Labruyère di Lione la vincitrice della finale europea della quarta edizione del concorso “Ambasciatori dello Champagne”, istituito dal CIVC (Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne) che premia i professionisti del vino attivi nella formazione.Con questo concorso il CIVC vuole sottolineare il ruolo fondamentale che i formatori rivestono nel mondo dello Champagne e l’alto valore pedagogico che le loro azioni hanno sulle giovani leve, che saranno i sommelier, gli esperti ed i comunicatori di domani del vino più celebre al mondo e delle qualità che lo rendono unico ed inimitabile. Gli otto finalisti, primi classificati negli otto concorsi nazionali che si sono svolti in Germania, Belgio, Spagna, Francia, Inghilterra, Italia, Paesi Bassi e Svizzera sono stati ospitati ad Epernay (sede del CIVC) per una settima di studio. Il momento della finale ha poi consentito ad ogni candidato dimettere alla prova le proprie conoscenze dei vini di Champagne attraverso due prove che hanno permesso alla giuria di apprezzarne le qualità:

La mia degustazione dello Champagne : Una degustazione alla cieca, in cui i finalisti hanno dovuto presentare e degustare tre Vini di Champagne.

La mia lezione sullo Champagne: Una lezione preparata da ciascuno dei finalisti su un tema a sorpresa da esporre oralmente, giustificandone le scelte pedagogiche.

Sul podio al secondo posto con il premio Speciale della Giuria la tedesca Yvonne Heistermann.
Terzo classificato Johan Mullerbrouck dal Belgio.

Il Centro Informazioni Champagne rappresenta in Italia il CIVC (Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne), con sede a Epernay. Il CIVC riunisce e rappresenta tutte le Maison e i viticoltori della Champagne. La missione fondamentale del Centro Informazioni Champagne è incentrata sulla protezione e la promozione della denominazione Champagne sul mercato italiano.

Per informazioni:
Centro Informazioni Champagne
Tel. 02 43995767 e-mail: champagne@haikurp.it

Torna a Surriento…Il Simposio

Pubblicato da aisnapoli il 3 - novembre - 2008Versione PDF

Di Michela Guadagno

Sorrento è la mia città ideale, il “luogo dell’anima” dove mi sento di casa. Conosco bene la Penisola Sorrentina, e tutte le volte che ci torno vengo sorpresa da un nuovo piccolo particolare che mi emoziona e mi lega di più allla Terra delle Sirene. Stavolta sono lì per le Prove Tecniche di Simposio, mi anticipo rispetto agli altri commensali per andare a trovare le mie amiche di una vita, quelle che ti capiscono da sempre e con le quali non hai bisogno di contare fino a tre prima di parlare, ti vogliono bene e basta. Arrivo in Circumvesuviana, la giornata volge al tramonto, il cielo autunnale è grigio di pioggia, eppure sento il calore dei luoghi familiari, lungo i binari si affacciano gli aranceti e i limoneti di questa costa baciata dalla sorte. Eccomi qua, scendo dal treno e sono in Piazza Angelina Lauro brulicante di turisti nonostante il tempo, qui la “stagione”, come la chiamano i Sorrentini, dura tutto l’anno, si ferma solo il mese di febbraio quando chiudono alberghi e ristoranti e allora gli abitanti si riprendono la città. Un passo e sono in piazza Tasso, anche qui gruppi rilassati di persone che prendono il ritmo di qui, giornate che trascorrono all’insegna del benessere e del buonumore, lo stress da queste parti lo conoscono poco, è il “paese dei balocchi”. Un abbraccio alle viuzze del centro, il “mercato” o lo “schizzariello” come chiamano il dedalo di stradine che è il cuore della parte antica, dove si trova appunto il ristorante “Antica Trattoria” di Aldo D’Oria, dove ceniamo stasera. Gli chef Antonino Maresca e Raffaele Guarro ci deliziano con le loro preparazioni (qui la maratona enogastronomica, ndr) a base di ostriche, gamberetti crudi, cappesante lardate, tartufi di mare e di terra, ragù di pescatrice, filetto di maiale, e carrè di agnello. I vini abbinati verranno svelati dopo le debite degustazioni e consultazioni tra i commensali, quante le sviste!, ma lo sapete che non è proprio da tutti azzeccare un vino alla cieca. Il primo Simposio di stagione 2008-09 comincia con le “istruzioni” per il blind tasting ai nuovi adepti, e poi un coup de theatre, una “consumata primadonna” recita la ormai consueta strofa di inizio Simposio fornita da Francesca Martusciello, dal Minto Accademico: “Su si sveglino le Muse, ch’a far brindisi son use; su si rida, si conservi, su votiam gotti (?) maiuscoli, e bevendo e poi cantando, i pensier mandiamo in bando; e fra tanto ognun nel bere coronar deve il bicchiere per piacevole ristoro con un brindisi canoro“. Applausi, prego…. Ah ma sono io, con ‘sta storia degli sfottò sto perdendo identità….. Cominciamo con un’ostrica nel piatto, nel bicchiere un Metodo Classico, sentori tostati di brioche, erbacei (da Sauvignon?), struttura (da Pinot Nero?), la discussione è aperta, Franciacorta, Francia, Spagna, Italia?: è un Cava, bravo Alessandro Weisz che l’ha detto per primo! L’abbinamento è perfetto, meno a mio avviso con la seconda entrèe di fiore di zucca ripieno di ricotta. Secondo vino, è bianco, per me c’è un vitigno aromatico nel blend, Marco Starace pensa a un Sauvignon dei Colli Orientali del Friuli, Pasquale Brillante dice nord est italiano in blend di vitigni, benissimo sul piatto, Ida Teresi è d’accordo con Pasquale, anche Stefania Cozzolino dice Friuli. No, è un vino della Valle d’Aosta, Petite Arvine. L’antipasto di palamita non lo preferisco, domina un po’ il salato, ma è il mio modestissimo parere. Il vino a seguire ha un che di ossidato, “più sta nel bicchiere più si evolve, conservatelo fino alla fine della cena” è il consiglio di Pino Savoia. A questo punto perdo i pezzi della discussione, mi astraggo per comporre il sonetto da declamare a fine pasto, ogni volta questa condanna per tutti sulla digestione, è d’abitudine. Esco fuori, mi raggiungono Carla Lamorgese e Ida, trovo la chiusura e torniamo a tavola. Tommaso riceve una dedica dal posteggiatore con il mandolino, è il “la”: cantiamo canzoni napoletane, il vino fa di questi effetti. Passiamo al rosato, le illazioni sul vino continuano, il carciofo nel piatto è stupendo! Massimo Florio in grassetto dice “è un ligure per la sapidità”, Tommaso Luongo dice Provenza, indovina Massimo. Shiraz australiano nel bicchiere del primo rosso per Alessandro Weisz, io dico Sagrantino ammorbidito, qualcuno non è convinto, altri pensano Merlot, oppure un taglio bordolese. Ha ragione per la seconda volta Weisz, complimenti! Siamo al capolinea, olfatto e gusto sono sazi, qualsiasi cosa si dica sul secondo vino rosso che abbiamo nel bicchiere va bene, siamo d’accordo con tutti, sarà Nebbiolo, come dice Franco De Luca, o forse Pinot Nero, o addirittura un Barolo giovane di vecchia filosofia, secondo Luigi Avallone. Bravo Luigi, è proprio così! Ma la classe non è acqua e Tommaso su tutti indovina il Picolit dell’ultimo bicchiere. E il mio sonetto? eccolo:

Quanti i calici levati! Ci troviamo noi beati siamo a cena controvento qui nel centro di Sorrento c’è l’Antica Trattoria ed è noto par che sia una oasi del piacere per noi amanti del buon bere. Qui stasera siam ventuno me li guardo ad uno ad uno: tutti amici oppure no? Questo è il dubbio si lo so! Mi ritrovo diffidente già da un po’ mi duole un dente, che sia un dente avvelenato?Mah, chissà, ora è passato. Sarà il vino che beviamo che mai tanto indoviniamo? Oggi no, oggi siam bravi chè facendo errori gravi prima o poi si impara tutti, che sian buoni, belli o brutti!E perciò vi dico ancorache vi costa se ogni ora ci sia il post pubblicato?Sempre che sia dichiarato! Qua di anonimo ci basta solo il vino, e quel che restatra le mani non lo so. Siate buoni, per un po’!

Riparto con il bus dei simposiarchi e dei commensali, canto con una nuova nota di colore nella voce: è la certezza di un riferimento costante, Sorrento per me ha la magia di una favola. Torna a Surriento!

Antica Trattoria: le foto

Pubblicato da aisnapoli il 3 - novembre - 2008Versione PDF

Biodinamica in viticoltura: una moda o una svolta?

Pubblicato da aisnapoli il 3 - novembre - 2008Versione PDF

Su segnalazione dell’enologo Fortunato Sebastiano pubblichiamo un articolo del Dott.Stefano Pescarmona, ricercatore  dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo-Colorno, agronomo e viticoltore…Buona lettura!(T.L.)

steiner_big.jpgFonte: Agriobiocampania

L’agricoltura biodinamica è un metodo di produzione agricola di tipo ecologico, che affonda le sue radici in una particolare concezione della produzione agricola (una vera e propria scienza per i seguaci, una pseudoscienza per i detrattori) basata sugli insegnamenti che l’austriaco Rudolf Steiner(nella foto a sx) diede in campo agricolo ma anche medico, sociale, artistico e pedagogico verso l’inizio del 1900. La sua visione del mondo viene definita antroposofia e sviluppa una concezione sistemica della terra e del cosmo, descrivendo un sistema complesso di influssi energetici in cui anche pianeti e costellazioni giocano un ruolo importante e dove l’uomo riveste il ruolo di più grande responsabile dell’ambiente, in quanto essere più evoluto della natura vivente, unico esemplare del regno animale dotato di libero arbitrio e di capacità creativa/distruttiva. Solo verso la fine della sua prolifica carriera di ricercatore, scrittore e conferenziere Steiner si dedicò all’agricoltura, tenendo un ciclo di incontri in Germania, rivolto esclusivamente agli agricoltori. L’insegnamento steineriano include non soltanto la valenza nutrizionale del cibo, ma anche quella ecologica dell’agricoltura che ne presiede la produzione, fino alle implicazioni sociali ivi connesse. Non è possibile qui approfondire l’impianto teorico dell’antroposofia di Rudolf Steiner (chi fosse interessato può consultare la bibliografia relativa alla fine dell’articolo): una cosa interessante risiede nel fatto che una visione così mistica dell’uomo, della natura e del cosmo non si sia limitata ad una semplice disquisizione filosofica ma abbia sviluppato vere e proprie metodologie e strumenti nei più svariati campi dell’operare umano: la pedagogia Waldorf, la medicina antroposofica, l’euritmia e l’agricoltura biodinamica, che, poco conosciute in Italia, rappresentano discipline diffuse e molto apprezzate nella vicina Germania.

I preparati biodinamici
Questo metodo è disciplinato e certificato su scala mondiale dal marchio collettivo di qualità biodinamica “Demeter”, gestito dall’associazione omonima. Nonostante la sua storia e la diffusione su scala mondiale, questo metodo suscita ancora molti dubbi sia presso la comunità scientifica, sia in molti agricoltori: le ragioni vanno ricercate da un lato nel meccanicismo che impregna il sapere scientifico moderno e dall’altro forse nell’eccessivo “misticismo” con cui, a volte, viene presentato il metodo. Per comprendere meglio il metodo, almeno nella sua componente pratica e applicativa, è utile analizzare il disciplinare di produzione. Da un lato esso presuppone necessariamente l’adozione del metodo biologico (in effetti le aziende che vogliono ottenere il marchio Demeter devono essere prima certificate biologiche), differenziandosi da esso per alcune restrizioni nei prodotti utilizzabili per la difesa (ad esempio non è possibile usare il rotenone e alcuni formulati a base di piretro ammessi dal Reg.Cee 2092/91) e in alcuni destinati alla fertilizzazione come i carnicci e i concimi contenenti sangue animale. Dall’altro contempla l’introduzione di alcuni strumenti specifici del metodo come i preparati biodinamici, il cui utilizzo è obbligatorio ai fini della certificazione: queste curiose preparazioni, che caratterizzano il metodo, ne giustificano il nome in quanto agiscono nel campo delle forze sottili (bios=vita e dinamos=forza). Il processo di dinamizzazione che caratterizza il metodo biodinamico, ovvero una sorta di attivazione nell’acqua dei preparati attraverso la formazione di vortici contrari e ritmici, è analogo a quello utilizzato nella farmacopea omeopatica, i cui medicinali subiscono un analogo processo di diluizione e dinamizzazione. I preparati biodinamici (i più impiegati in viticoltura sono il corno-letame o preparato 500 e la polvere di quarzo o preparato 501) sono elaborati a partire da elementi minerali e organi vegetali e animali fatti fermentare in opportune condizioni ambientali e temporali. Possono essere suddivisi in due principali gruppi, quelli da spruzzo e quelli da cumulo: mentre i primi vengono spruzzati sul terreno e sulle piante, per stimolare l’attività microbiologica del suolo e la fotosintesi (in simbolica analogia con l’essere umano nella sua capacità digestiva e respiratoria), i secondi vengono inseriti nei cumuli di letame ai fini di ottimizzare il processo di compostaggio. Il cumulo è un’altra fondamentale prerogativa del metodo biodinamico, ovvero il compostaggio controllato dello stallatico (innestato con i preparati da cumulo) al fine di ottenere un particolare tipo di humus, a sua volta elemento centrale per la salubrità di un suolo e una corretta nutrizione vegetale. Fino qui tutto abbastanza facile e in effetti queste sono le sole rilevanti differenze tecniche che caratterizzano questo metodo rispetto al biologico nell’attuale realtà dei fatti. Un terzo strumento utilizzato (non sempre perché non obbligatorio) dagli agricoltori biodinamici, è il calendario lunare di Maria Thun, dove viene preso in considerazione il ciclo siderale lunare per favorire trapianti, potature, travasi, trattamenti, etc. Esiste infine un’altra tecnica sviluppata dalla scuola biodinamica ma, che per diverse ragioni, non trova grande riscontro nelle aziende: trattasi del cosiddetto metodo delle ceneri, utile nella lotta ai parassiti e alle erbe infestanti, la più alchemica delle procedure che caratterizzano il metodo. In ogni caso non trova al momento effettiva applicazione se non in pochissime realtà. Leggi tutto »

Il Menu del Simposio 

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Ostriche al naturale

Il fiore di zucca…

Con

Cava D Augusti Torellò Mata Ris.2002

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Aspic di mela verde con crudo di gamberetti

Filetto di Palamita marinato agli agrumi di Sorrento, bouquet di insalatina all’agrodolce, frutto della passione e pepe di Sechuan

Con

Petite Arvine 2006 Les Cretes

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Cappesante bardate con lardo di maialino nero del Casertano, passatine di fagiolini di campo, tartufo nero, gelato di cetrioli al profumo di vodka.

Con

Clos de la Bergerie 2005 Nicholas Joly

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Zuppetta di patate con carciofi con tartufi di mare, lardo casertano e tartufo umbro.

Paccheri di Gragnano Gerardo di Nola con friggitelli e ragù di pescatrice

Con

Rosèse  Rosato 2007 Terre dei Doria

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Risotto Carnaroli carpaccio di branzino con salsa all’Aglianico

Spaghetti della casa cacio e pepe in guazzetto di frutti di mare, con quenelle di fagiolini in pesto

Con

Shiraz 2004 Cape Mentelle

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Filetto di maiale al Lardo di colonnata salsa di alici e creme brulèe alle mele annurche

Carrè di agnello con parure alle erbe, salsa al provolone del monaco e piccoli gnocchi di semolino al limone

Con

Barolo 2003 Bartolo Mascarello

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Sorbetto agli Agrumi 

Cialda alle due creme di limone, trionfo di frutta di stagione

Con

Picolit Cumins Livon

Su si sveglino le Muse,ch’a far brindisi son use;su si rida, si conservi,ma con puri onesti versi;su votiam gotti majuscoli,e bevendo e poi cantando,i pensier mandiamo in bando;e fra tanto ognun nel bere coronar deve il bicchiere per piacevole ristoro con un Brindisi canoro. Minto Accademico

Si fa presto a dire Barrique!

Pubblicato da aisnapoli il 1 - novembre - 2008Versione PDF

legno.jpgRiceviamo e pubblichiamo da Angelo di Costanzo un articolo  decisamente un po’ legnoso…(T.L.) Il Legno, ah il legno! L’uso del legno per la produzione, la conservazione ed il trasporto dei vini è certamente una pratica molto antica e le citazioni storiche certo non mancano sin dall’epoca greca prima di essere temporaneamente abbandonato dai romani a favore delle anfore di terracotta e ripreso proprio dalle popolazioni Galliche che occupavano l’attuale Borgogna. Gli effetti sui vini contenuti sono molteplici seppur spesso contraddittori ma come sempre questo dipende dall’utilizzo che l’uomo decide di farne; In generale favorisce infatti una lenta e graduale micro-ossigenazione e provoca una parziale cessione dei suoi componenti influenzando più o meno le caratteristiche organolettiche del vino a seconda di diversi fattori primari come la tipologia di vino e dei legni stessi avviando una interazione decisiva ai fini del risultato finale. La scelta di utilizzare botti tradizionali, barriques o altre interpretazioni del genere (Carati, Tonneau) quindi è successivamente dettata in maniera unilaterale dall’intevento dell’uomo e della sua giusta interpretazione del terroir e del vino.I legni destinati alla loro produzione hanno spesso origini diverse; Molto apprezzati i legni delle foreste francesi del Massiccio Centrale (Nevers e Allier), e da quelle di Troncais, Limousin che dosano abbastanza spesso ottimamente la trasmissione al vino di aromi sottili ed eleganti di vaniglia, spezie fini e sentore di rovere fresco. Allargando il raggio d’azione non possiamo non tenere conto del grande lavoro qualitativo sviluppato negli anni in paesi come gli Stati Uniti dove i legni utilizzati risultano avere particolarmente personalità (più dei vini che spesso ci passano dentro, nda) grazie anche ai “whiskylattoni” responsabile principale dell’ odore di legno e di noce di cocco che spesso caratterizzano certi vini (soprattutto bianchi) ed in Ungheria dove le migliori doghe offrono più o meno le stesse caratteristiche dei legni francesi ma a prezzi sicuramente inferiori, anche quest’ultimi adatti soprattutto alla vinificazione dei vini bianchi. In generale la produzione dei contenitori avviene secondo procedure ormai consolidate nei secoli: il legno appena tagliato viene lasciato essiccare all’aria aperta per un minimo di 24 mesi allo scopo di perdere il massimo di acqua contenuta e di eliminare i tannini più astringenti. Le doghe sono poi tagliate ed assemblate, per poterle piegare più facilmente sono riscaldate una prima volta. Per tostatura si intende la bruciatura del legno che a seconda dei temi viene distinta in tostatura leggera, media e forte. Più il tempo di tostatura è lungo più i legni rivelernno una maggiore intensità dei composti aromatici . Successivamente le botti (o Tonneau, Barriques ecc…) vengono cerchiate, marchiate e stoccate in attesa di essere immesse sul mercato. Ecco in generale una prima classificazione che viene riferita ai legni nelle loro varianti e la loro capacità di ossigenazione, quindi la loro capacità di lasciare evolvere e sviluppare i componenti primari e secondari presenti nel vino (caratteristiche varietali e di vinificazione):

Tipo di venatura

Porosità
(capacità di ossigenazione)

Venatura larga

+

Venatura media

++

Venatura fine

+++

Venatura molto fine

++++

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Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 15 gen 2012 al 15 ott 2013 alle ore:

      Aspiranti vigneron alla riscossa! Sei Incontri in vigna con l'Ais Napoli

      Mancano: 00:00 ore.
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    • dal 19 mag 2012 al 19 mag 2012 alle ore:19:00

      19 Maggio, "Cioccolato e Fiori" un corso per i soci Ais con Perugina

      Mancano: 2 giorni e 05:49 ore.
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    • dal 21 mag 2012 al 21 mag 2012 alle ore:15:30

      21 Maggio, l'AIS Campania a Vitignoitalia 2012

      Mancano: 4 giorni e 02:19 ore.
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    • dal 24 mag 2012 al 21 giu 2012 alle ore:20:30

      Ais Napoli, Tre Appuntamenti con la Primavera dell'Enolaboratorio da Divinoinvigna

      Mancano: 7 giorni e 07:19 ore.
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