Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio del mese di ottobre, 2009

Le Indagini: Birra, prima puntata

Pubblicato da aisnapoli il 1 - ottobre - 2009Versione PDF

holmes.jpgApparirà paradossale, ma la mancanza di una vera e propria tradizione birraia in Italia, motivo della scarsa conoscenza delle birre di qualità nella massa dei consumatori che difficilmente la sceglie per accompagnarla a cibi e pietanze, che non ne parla con lo stesso trasporto che ha per il vino, rappresenta un punto di forza del nostro movimento brassicolo.
Movimento brassicolo – ognuno di voi lo potrà constatare recandosi in libreria – che si piazza nella guida di Michael Jackson, il massimo esperto di birre al mondo scomparso un paio di anni fa, subito dietro i paesi tradizionali produttori di Birra, per pagine dedicate. Il motivo, che ebbi modo di ascoltare direttamente da Lorenzo Dabove*, da tutti conosciuto come Kuaska, autore proprio di quelle preziose pagine dedicate all’Italia a cui mi riferivo, è da ricercarsi nella piena libertà di cui godono i nostri Birrai, non costretti alla fedeltà ad uno stile come lo sono ad esempio gli Irlandesi alle stout o i Cechi alla pils, che permette loro di dedicarsi, con indiscussi successi, tanto ad una Weizenbock tedesca che a una Stron Ale Belga, avendo la libertà di sperimentare personalizzandole attingendo ad un prezioso giacimento, quale è il nostro paese, di materie prime di altissima qualità.Nel frattempo che l’ascoltavo, assaggiavo ‘na tazzulella e’ cafè, la birra prodotta dal birrificio campano Karma in collaborazione con la pescarese Almond ’22 di Yuri Ferri, accompagnando un delizioso dolce al cioccolato all’Ottavonano di Atripalda.
Per l’appunto.

La Birra oggi

È meglio chiarire un aspetto sgombrando il campo da equivoci. Quando facciamo riferimento al movimento brassicolo oggi, parliamo di una realtà che, per quanto possa apparire antipatico il termine, potremmo definire di Birra da degustazione o di gusto. Un movimento partito dai primi anni ottanta del secolo scorso grazie ad un rinascimento culturale succeduto all’appiattimento delle birre, e alla regressione del gusto seguiti alla rivoluzione industriale e alla diffusione dei mezzi di comunicazione, rei di aver trasformato la birra da alimento a bevanda dissetante prodotta dall’impresa industriale secondo le leggi del mercato. È bene chiarire perché quando si farà riferimento ad alcuni stili birrai, come ad esempio le Porter Inglesi, si è ben lontani dal produrli allo stesso modo in cui nacquero originariamente, nell’esempio citato, quel tipo di birra oggi è ben diversa da quella che, nel primo ventennio del 1700, un pub di Londra propose per la prima volta. Così come alcune ricette sono rimaste quasi immutate dalla loro nascita attraversando la storia della Birra.Storia molto lunga che arriva sino ai sumeri, tanto da far supporre che la birra sia stata la prima bevanda conosciuta dall’uomo. Questa contestualizzazione storica della Birra ci porta anche ad una riflessione che segue una osservazione: oggi, gli attuali strumenti della chimica moderna permettono ai birrai di determinare il giusto equilibrio di un’acqua, elemento determinante nella produzione: vuol dire concepire una Pils senza necessariamente avere uno stabilimento a Plzeň per attingere all’acqua povera di carbonato, dal sapore dolce, caratterizzante per quella birra. Così come la maggior diffusione dei mezzi di trasporto e di comunicazione e le nuove conoscenze permettono di acquistare facilmente luppolo dal Kent – senza considerare il moltiplicarsi di incroci di Luppolo esistenti – o svariati tipi di malti su internet. Oggi la qualità di una birra non è casuale, né tanto meno vincolata alle risorse locali, ma espressione di maestria e di gusto di un bravo Mastro Birraio, della sua esperienza e della sua padronanza delle tecniche. Cercheremo, in questo speciale sulla birra a puntate, di delineare, dalla storia agli stili birrai fino alle materie prime, un approfondimento che possa essere utile e che sia il più semplice e di facile consultazione possibile. Leggi tutto »

Campania Acquaviti : Grappe a Km. Zero

Pubblicato da aisnapoli il 1 - ottobre - 2009Versione PDF

Di Francesco Paciello
Avevo già fatto un giro in distilleria qualche mese fa. Il contatto era nato a VitignoItalia, mi aveva incuriosito il divertente “off topic”: Un grappaiolo in quel di Mercato San Severino, poteva mai essere, e perché? Insomma di motivi che stuzzicavano la mia morbosa curiosità ve n’erano.Lo ammetto, già immaginavo la solita micro realtà intenta a stoccare bottiglie – etichettate col proprio marchio – prodotte da chissà chi.Nel corso di quella visita sono rimasto prima basito e poi felicemente meravigliato da un opificio moderno, curato, con un impianto di produzione forte di due linee di distillazione e dotato di un sistema di monitoraggio elettronico, grandi serbatoi di affinamento, piccola barricaia, doppia linea d’imbottigliamento. Per un momento mi sono sentito teletrasportato in una dimensione triveneta. Non che dalle nostre parti non siano capaci di realizzare strutture moderne ed efficienti ma, scusate se è poco, non con queste caratteristiche. Piccola indagine e viene fuori che la mano “veneta” c’è: Roberto Castagner da Treviso, mastro distillatore di rara capacità (non so se avete mai degustato la sua Torba nera 3 anni) e di grande visione. Mi hanno spiegato, con malcelato orgoglio, che l’idea “Progetto Campania” era una realtà: solo grappe monovitigno campane “lavorate” nei territori di provenienza. Infatti, il punto critico della Distilleria Castagner di Treviso, ma di tutte le distillerie del nord, è mantenere caratteristiche e qualità di un prodotto che, nonostante la cura nel trasporto e la refrigerazione, soffre la distanza e i tempi relativamente lunghi necessari a raggiungere la destinazione per la lavorazione. Per tale motivo la montagna è andata da Maometto ed è nata Campaniacquaviti, una joint venture tra Roberto Castagner e Guglielmo Russo, mastro liquorista noto e apprezzato.Le vinacce di Greco di Tufo, Fiano d’Avellino, Piedirosso e Aglianico sono ora trasformate in grappe bianche di qualità e, sfruttando la filosofia del Kilometro zero, mantengono inalterate le caratteristiche sensoriali dei vitigni di provenienza.Sulle ali dell’entusiasmo e della voglia di radicarsi su un mercato ancora troppo legato alle logiche d’etichetta, lunedì scorso, Campaniacquaviti ha organizzato un evento sicuramente fuori dagli schemi delle tradizionali presentazioni. Nell’occasione 30 invitati, scelti tra ristoratori, enogastronomi, giornalisti ed esperti degustatori, hanno partecipato a un “test” ragionato su tre nuovi prodotti. I campioni, frutto di differenti interpretazioni, sono stati posti al vaglio dei presenti ai quali è stato chiesto di compilare una scheda di valutazione soggettiva. Una modalità sicuramente innovativa, lo scopo è evidente: cogliere preferenze e suggerimenti utili a individuare uno stile “giusto” che sia dotato di una forte connotazione territoriale.
Ad ogni vinaccia la sua grappa, avrei detto io.
Primo test: Grappa da vinacce di Gragnano. Due i campioni presentati che, pur mantenendo la tradizionale specificità delle grappe del nord-est, esibivano, nelle differenti interpretazioni dell’impianto strutturale, sensorialità ben distinte tra loro, un gradevolissimo naso, note fruttate evidenti e una percepibile diversità nella morbidezza. Una bella lotta, tra le due.
Per completezza d’informazione, i test successivi hanno riguardato due liquori tipici campani: un moka (due campioni), infusione a base di caffè, di sola qualità arabica, della torrefazione Passalacqua, ed un nocillo (tre campioni) infusione da malli di noce di Montella. In quest’ultime ha sorpreso l’attenzione rivolta alle materie prime ed alla loro provenienza, molto apprezzata dai degustatori perché ben argomentata dal mastro liquorista. Piacciono il progetto e le sue finalità. Piace l’approccio, che finalmente rende giustizia alle potenzialità delle nostre vinacce. Piace, vivaddio, anche la mentalità imprenditoriale e, soprattutto, la passione tutta campana di Campaniacquaviti, reale valore aggiunto del progetto.
Un desiderio, infine, vorrei tanto che questo progetto conservi inalterate nel tempo le tipiche caratteristiche di artigianalità che distinguono, da sempre, le produzioni di elevata qualità.

Foto: copyright Alessandro Delia

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