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L’Abruzzo in Camper, prima parte

Pubblicato da aisnapoli il 17 - ottobre - 2010 Versione PDF

Di Enrico Nugnes

Lupi, orsi, pecore e formaggi tra i due parchi

 La partenza del nostro tour in Camper è alle 19:00 e da uomini raffinati prima di muoverci facciamo provvista con il coniglio paesano con pomodoro cannellino al forno e lo gnocco al ragù di mamma Salemme, provvista valida per una sola sosta.

Si parte, la direzione è Anversa degli Abruzzi al limite dei parchi della Maiella e d’Abruzzo, il primo obiettivo: i formaggi firmati da Nunzio Marcelli.

Arriviamo al Bioagriturismo di Nunzio Marcelli dopo circa 4 ore, subito incontriamo Nunzio che però è di corsa: il gregge (1300) è stato attaccato da lupi (2) e orsi (1), i cani (27) hanno sventato l’attacco. Posti tranquilli (!) di notte questi parchi per una pecora. Ci fanno sistemare il camper in maniera sicura al limite di una frana (dicono che va bene…). Stiamo per cenare, scegliamo la bottiglia: Montepulciano d’Abruzzo 2001 di Emidio Pepe, quando ci accorgiamo che siamo due Sommelier senza cavatappi. In giro c’e’ solo un pastore, 7 cani e qualche pecora ma niente cavatappi. La tensione si fa alta ma la soluzione la fornisce il manico del mestolo: lo usiamo per spingere il tappo all’interno della bottiglia e il vino è nostro.

Andiamo a dormire quando le gocce di pioggia cominciano a picchiare sul tetto del camper. La notte non passa tranquilla: Nando, in versione Indiana Jones, alle 3:00 è costretto ad arrampicarsi sul tetto del camper per riparare il finestrino che gocciola sul suo letto con una busta legata dai lacci delle sue scarpe!!

E’ mattina e pioviggina, fa freddo. Arriva Nunzio in K-Way e barbone, ci salutiamo e scambiamo quattro chiacchiere sulla cena che Nando organizzerà il giovedì successivo con il meglio dei prodotti abruzzesi. Subito entriamo nel locale dove affina i suoi formaggi: su scaffali di legno riposano pecorini di diverse dimensioni, lavorazioni e stagionature, ci sono formaggi in sperimentazione e caciocavalli di prova penzolanti, l’aria odora di latte e di formaggio. Nunzio è una persona piacevole ed è interessante parlare con lui di come produce i formaggi con il latte crudo e il caglio naturale e dei risultati ottenuti. I risultati però vogliamo assaggiarli e allora Nunzio ci stupisce con una vertigine di ricottine affumicate al ginepro, aromatizzate con l’erba cipollina, agli spinaci, all’aglio rosso di Sulmona e cipolla, pecorini e caprini di diversa stagionatura, il Gregoriano che fa riferimento a quello preparato da Gregorio Rotolo altro grande maestro abruzzese nella produzione dei formaggi, il Talebano che viene ufficialmente chiamato Muffato e che produce ispirandosi  alla maniera afgana utilizzando anche il latte acido (in quella parte del mondo non utilizzano caglio per la produzione dei formaggi). Poi assaggiamo i suoi esperimenti… Nunzio ci lascia senza parole. Scegliamo i formaggi da acquistare (quasi tutti) e suggelliamo l’ordine con un bicchiere di vino assaggiando un ultimo pecorino stra-stagionato insieme alla cipolla cruda: la dolcezza della cipolla equilibra le durezze del formaggio.

Info: www.laportadeiparchi.it

La cantina a scale

Salutiamo e partiamo alla volta di Prezza, dopo una mezz’ora di curve (sic!) arriviamo all’azienda vinicola Praesidium dove ci aspetta Ottaviano Pasquale, figlio del patron Enzo, che è disponibilissimo oltre che simpatico. Laureato in psicologia (!) con una tesi sul mondo del vino (allora cambia tutto…).

Il Paesino di Prezza è il classico abruzzese, aggrappato ad una montagna, vicoli stretti e case una sull’altra. La cantina di Praesidium sfrutta diverse abitazioni nel centro del paese e quindi per visitarla tutta si sale e si scende passando per vicoletti stretti e micro piazzette, veramente una cosa mai vista. Le botti poi sono ospitate in una grotta scavata a mano dal nonno di Ottaviano. Presidium produce un Cerasuolo (terminato al momento della visita) e un Montepulciano d’Abruzzo DOC riserva con un minimo di 5 anni di invecchiamento: i primi due in acciaio poi botte grande e infine vetro. Assaggiamo l’ultima annata in commercio: il 2005. Il vino ci piace, al frutto è ben legata una bella acidità e il finale è un lungo dissolversi delle sensazioni della bocca. Poi Ottaviano ci fa assaggiare il Ratafià un liquore a base di Montepulciano d’Abruzzo e ciliegie (quelle che qui chiamano Amarelle), il liquore ha un profumo intenso che ci ricorda l’amaretto, pensiamo sia adattissimo alla pasticceria secca, il successivo assaggio è del mosto cotto che pensiamo sia ottimo e da servire insieme a formaggi stagionati.

Il freddo punge mentre salutiamo Ottaviano che ci regala un Montepulciano d’Abruzzo 2001, regalo generoso, ne ha solo poche bottiglie.

To be continued…

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