Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...eventi aisnapoli

Archivio del mese di ottobre, 2010

L’Abruzzo in Camper, seconda parte

Pubblicato da aisnapoli il 19 - ottobre - 2010Versione PDF

Di Enrico Nugnes

Fantasmi a Paganica

 Il viaggio continua, le curve pure e Nando ha guida sportiva e spensierata…

Dopo più di un’ora raggiungiamo Paganica, l’impatto è desolante. Il centro del paese è città fantasma, durante il terremoto qui hanno tremato forte e il paese è stato messo in sicurezza, ciò significa che non ci puoi abitare ma che per alcune strade è consetito passeggiare: inutile consolazione.

Andiamo al nuovo negozio di Mario de Paulis, norcino in Paganica. L’accoglienza è affettuosa e Mauro è personaggio, assaggiamo salami di diversa stagionatura, tradizionali, di fegato, di fegato e miele, coppa, pancetta arrotolata, tesa, guanciale, il cuore di Paganica che è il suo culatello dolce di zucchero, il prosciutto rigorosamente tagliato a mano perchè l’affettatrice elettrica cambia le caratteristiche organolettiche del grasso (non lo sapevo!!). Poi Mario ci accompagna nel laboratorio di lavorazione e poi nella cantina dove stagionano tutti i suoi prodotti,  alcuni sono fatti cambiare di posto periodicamente per favorirne una stagionatura perfetta. Nel ritornare al negozio passiamo per quella che era la piazza centrale del paese, quella con la chiesa. I fantasmi ci sorvegliano.

 

L’Enologo nottambulo

 E’ tardi e spostiamo l’appuntamento successivo delle 18:30 alle 20:00.

Siamo diretti a Loreto Aprutino e la perfida voce del navigatore di Nando ci porta per strade che si dipanano maligne tra le montagne abruzzesi.

Arriviamo alle 20:00 nell’azienda Torre dei Beati dove ci aspetta un altro bel personaggio, lo chiameremo “Enologo Nottambulo” è Fausto Albanesi. Fausto è ingegnere di giorno (lavora in un’altra azienda che non ha niente in comune con il vino) ed enologo di notte: non si ferma mai come nella réclame della pila. Facciamo un giro nella sua bella azienda dove ha ristrutturato magistralmente gli antichi edifici e dove si investe in nuovi terreni e nuovi impianti con grande sacrificio. Siamo digiuni dalla mattina (escludendo gli assaggi) ma la guerra è guerra e continuiamo digiuni con la degustazione del bianco il Pecorino poi dei due Cerasuolo il primo lavorato in maniera tradizionale (breve sosta sulle bucce) e il secondo con la tecnica del salasso del mosto di Montepulciano (in fermentazione bloccata dal freddo). Poi assaggiamo i tre Montepulciano d’Abruzzo: il base e i due cru Mazzamurello e Cocciapazza il preferito da Nando. Ben equilibrati i due cru dove le sensazioni speziate del legno sono ben amalgamate con la frutta matura, i tannini sono fitti , sapidità e freschezza equilibrano le morbidezze. I due cru si differenziano con le note speziate, più scure per il Cocciapazza.

Parliamo tanto con Fausto, è persona piacevole e più beviamo e più parliamo. E’ mezzanotte quando usciamo da Torre dei Beati, ci aspetta il campeggio per la notte, troviamo il guardiano con la lanterna che ci indica la strada. Nando sviene subito dopo aver raggiunto il suo letto, io faccio in tempo ad inviare una mail sconclusionata mentre Morfeo mi bisbiglia all’orecchio….

Info: www.torredeibeati.it

Il Cinghiale furioso

 Ci svegliamo di buon’ora per fare tutto con più calma, la giornata precedente è stata bella tosta.

La prima tappa è verso Santo Stefano di  Sessanio per acquistare le lenticchie (presidio Slow Food).

Lungo la strada siamo costretti a rallentare a causa di una mandria di mucche che passeggia tranquillamente lungo la strada, ma com’è bello quest’Abruzzo…

Siamo alla locanda Sapori di Campagna e accorgendoci che domande stupide non ne abbiamo ancora fatte chiediamo se sono più buone le lenticchie di Santo Stefano o quelle di Castelluccio… “non lo fate nemmeno il paragone” ci rispondono, noi abbozziamo. Ci dicono poi che le lenticchie sono acquistate anche da Heinz Beck, noi ci inchiniamo. Le lenticchie sono piccolissime e non vanno messe a bagno prima di essere cucinate.

Lasciamo la locanda per dirigerci verso Castel del Monte per acquistare il Pecorino Canestrato di Giulio Petronio. L’azienda produttrice sta nella splendida valle subito sotto il paese. C’e’ silenzio, qualche belato e da lontano il campanaccio di una mucca. Giulio non c’e’, ci accoglie il cognato ex camionista che aiuta anche nelle consegne. Facciamo un giro nel luogo di affinamento, parliamo del latte crudo necessario per trasferire nei formaggi tutti gli aromi che sparirebbero con la pastorizzazione. Parliamo di pecore e di lupi quando il cognato ci racconta che qualche giorno prima un loro pastore era stato azzannato ad una gamba da un cinghiale (!!) Pare che abbia fatto appena in tempo a telefonare indicando la posizione prima di svenire… Ragazzi che storie….

Assaggiamo tutti i formaggi che in porzioni generose ci sono offerti. Tutti ottimi, qui sono specializzati soprattutto su un solo tipo di formaggio, il Canestrato, sono di meno gli esperimenti. C’e’ però un formaggio, il Marcetto, che non voglio assaggiare. Il Marcetto viene prodotto sfruttando l’azione di particolari larve di mosca. Il formaggio è spalmabile e sarà pure frutto della tradizione ma preferisco saltare l’assaggio.

To Be Continued…

Di Fosca Tortorelli

Dalla sinergia tra la Facoltà di Scienze della Formazione, la Scuola di Giornalismo dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e Gambero Rosso, nasce il Master in “Comunicazione e giornalismo multimediale enogastronomico

La figura professionale che si vuole formare è quella di un comunicatore esperto sia nel settore del turismo enogastronomico che nella promozione del prodotto alimentare italiano, per poter valorizzare il territorio con le sue tipicità locali, ma anche di un addetto alle pubbliche relazioni e al marketing, ed organizzatore di eventi enogastronomici.

La didattica sarà suddivisa in lezioni frontali – riguardanti soprattutto la parte teorica delle tecniche del giornalismo e i relativi aspetti specifici del settore enogastronomico – e lezioni pratico-operative con visite guidate in aziende.

Lezioni che si svolgeranno nella sede dell’università napoletana e negli spazi della Città del Gusto di Napoli.

La presentazione è stata introdotta da Paolo Cuccia, presidente di Gambero Rosso, che ha sottolineato l’importanza economico-culturale di questa figura e di come il Gambero Rosso, già impegnato a Roma da nove anni con un corso di formazione per giornalisti, ha deciso di puntare molto sul Sud dell’Italia, in particolare su Napoli con questo Master, ma anche su Catania, che all’inizio del 2011 vedrà l’apertura di una Città del Gusto.

Poi la parola è stata presa dall’assessore regionale all’agricoltura Vito Amendolara che ha ribadito la necessità di formare i giovani preparandoli in maniera adeguata, per poter contrastare ”l’Agropirateria”, un nuovo fenomeno che riguarda la contraffazione delle eccellenze italiane nel mondo.

Poi la parola è stata data a Lucio D’Alessandro, preside della facoltà di Scienze della Formazione del Suor Orsola Benincasa che ha aggiunto l’importanza sulla corretta conoscenza dei nostri prodotti enogastronomici, non solo per la tradizione del prodotto in sé, ma come identità tradizionale e culturale delle tante città italiane.

L’idea è di aprire il master anche agli stranieri, in particolare statunitensi, dato il proliferare negli Usa della cucina e dei vini italiani.

La giornata di presentazione ha visto anche la partecipazione di “tecnici” del settore, quali anche il viticultore Piero Mastroberardino e lo chef Alfonso Iaccarino che, con la sempre presente Livia, spera in una questa nuova generazione di critici enogastronomici, capace di difendere il patrimonio alimentare italiano.

A conclusione di questo interessante dibattito hanno fatto seguito gli sfizi golosi offerti dalla Città del gusto.

Cronaca di una minivendemmia improvvisata – Cantine Astroni

Pubblicato da aisnapoli il 18 - ottobre - 2010Versione PDF

Di Mimmo Gagliardi

Sabato 16 ottobre 2010 – Un sabato mattina qualunque. Il tempo non è sincero e non ti da adeguata fiducia per una gita fuori porta o una passeggiata troppo lontano da casa.

C’è aria di pioggia; il sole fa capolino tra le nuvole per poi scomparire.

Vabbè, tanto devo lavorare. Sono con le mie bimbe diretto ad Agnano verso l’ufficio, dove devo passare per controllare alcuni lavori in corso, quando mi giunge una telefonata di alcuni amici: “Ciao Mimmo, siamo in giro dalle parti di Agnano, dove hai detto che si trova quella cantina dove ci sono gli asinelli? Sai la piccola Giulia li vuole vedere“.

Mai telefonata fu più tempestiva perchè mi trovavo a Pianura ed avevo appena imboccato Via Sartania per scendere ad Agnano.

Così gli ho dato appuntamento al civico 48 di Via Sartania dove ha sede “Cantine Astroni” e siamo talmente precisi e tempestivi che giungiamo insieme al parcheggio.

Faccio appena in tempo a salutarli ed a dirgli che gli avrei presentato i padroni di casa ma che poi sarei dovuto andare in ufficio quando mi avvisano via telefono che la mia presenza non è necessaria poichè non si poteva lavorare per l’umidità. Sono libero.

Sulla cima del vigneto scorgo la sagoma di Gerardo Vernazzaro che è intento a vendemmiare la Falanghina per il loro vino “Strione”.

Dalla sua collina ci accoglie calorosamente lasciandoci campo libero per poter portare i bambini a vedere gli asinelli, le galline e le pecorelle e tutto il resto, tanto, come dice lui, “puoi portarli dove vuoi, sei di casa, la luce della cantina è a sinistra scendendo“.

Caso vuole che in quel momento arrivino anche le nipotine di Gerardo con sua moglie Emanuela Russo e quindi, con un piccolo plotone formato da cinque bambine (tutte femminucce da 2 a 9 anni di età), partiamo per un minitour improvvisato a Cantine Astroni.

Passeggiamo tra gli ulivi i cui frutti sono quasi maturi e raggiungiamo le stalle con gli animali. Le bambine sono emozionatissime e fanno a turno per accarezzare i docili ciucciarielli.

Saliamo in vigna dove l’ormai battezzato “ZIO” Gerry, ci attende per una piacevole sorpresa.

Appena saliti in cima io e i miei amici non possiamo non essere rapiti dallo spettacolo naturalistico che ci si offre: una vista su tutti i Campi Flegrei, ma particolarmente privilegiata è quella del cratere degli Astroni dall’alto delle vigne.

Emanuela ragguaglia il gruppo su alcuni particolari storici e “mitologici” sull’origine del cratere degli Astroni, mentre ci attira l’uva di Piedirosso che sta ultimando la maturazione sulle viti e che è già bella profumata.

Le bimbe in gruppo ordinato raggiungono i vendemmiatori tra i filari dove zio Gerry ha organizzato sul momento e proprio per loro una minivendemmia: mini perchè loro sono piccole e perchè il tempo stringe visto che il cielo minaccia pioggia.

Una per volta le bimbe vengono invitate a prendere la forbice ed a tagliare un grappolo d’uva falanghina sotto la guida e con l’assistenza di Gerardo.

L’ultima è Giulia che ad appena due anni ha vendemmiato il suo primo grappolo d’uva tra gli applausi di tutti noi.

Che la presenza di queste bimbe ed il gesto simbolico che Gerardo gli ha regalato possano essere veramente di buon auspicio per questa vendemmia e per lo splendido prodotto che ne deriverà.

Giusto il tempo di una foto ricordo che comincia a piovere: TUTTI GIU’ DALLA VIGNA!!!

Lascio che il plotone di bambine si allontani con gli altri e presto una mano ai vendemmianti a portare le casse d’uva già raccolta al coperto.

Per fortuna è solo una nuvola passeggera, anche se intensa, e quindi riusciamo nel nostro intento.Lascio Gerardo e gli altri ad ultimare la vendemmia e raggiungo la “truppa” che intanto si è radunata in prossimità della cantina.

Emanuela ci porta a visitare la cantina illustrandoci il processo di produzione del vino.

Nicoletta ormai è talmente esperta che fornisce risposte immediate alle domande, tantè che Emanuela la nomina sua assistente sul campo.

Per lei c’è un prossimo futuro di guida turistica per bambini all’interno di Cantine Astroni!

Ci accomodiamo in sala di degustazione dove un buon bicchiere di Astro brut ci rallegra e ci rinfranca dopo la passeggiata.

Stiamo per salutare i gentili padroni di casa, che ci hanno acccolto nonostante fossero in vendemmia, quando ritorna Gerardo dalla vigna. Hanno finito di raccogliere l’uva e ci invita a restare con loro ed a condividere un veloce pranzo insieme agli altri vendemmianti.

Siamo un pò emozionati ma l’invito è di quelli che non si possono rifiutare, data la cortesia, l’affetto ed il calore di queste persone, quindi onorati accettiamo e ci accomodiamo con loro in sala da pranzo.

Scopro che ai fornelli c’è l’ottimo Francois, che non sa solo fare il rappresentante commerciale dell’azienda, ma che oltre a saper vendere vino sa anche cucinare!!!

Alcune splendide ed enormi frittatone di maccheroni sono in cottura. Alte quasi dieci centimetri e dal diametero di quasi 60 centimetri sono una goduria al solo guardarle!

Le bimbe assaggiano un pò di frittata nell’attesa degli altri e la trovano ottima, ma poi a loro verrà servita la pasta con la salsa….la frittata è per i grandi!

Arrivano tutti e la tavola si anima di discussioni sulla vendemmia, sulla qualità dell’uva, sul tempo e sulle speranze per la riuscita del vino.

Dall’esterno, da spettatori, anche se immersi in questa realtà poichè siamo a tavola a condividere con loro il cibo, percepiamo come il lavoro di una singola giornata come quella di oggi della vendemmia non sia solo un episodio, ma il culmine di tutto un anno di lavoro febbrile ed incessante.

Il vino non è solo spremitura di uva per loro: è la loro vita, la loro speranza, la loro fonte di lavoro e di motivazione.

L’amore e la passione che mettono nel lavoro traspare dalle loro parole, dai loro gesti, dalle loro espressioni.

E oggi che anche noi ne siamo parte, ne siamo testimoni, ci compenetriamo e lentamente lo comprendiamo.

Mangiamo l’ottima frittata (davvero bravo Francois) ed un’altrettanto ottima salsiccia, che accompagnamo con un vino che è una vera chicca.

Infatti Cantine Astroni ci offre casualmente la possibilità di poter degustare e pasteggiare, con la versione extradry del loro spumante Astro, che è all’esordio assoluto. Praticamente un’anteprima anche per loro!

Il vino è stupendo, con un fine e lungo perlage ed una bella persistenza aromatica e gustativa.Gerardo mi invita a degustarlo anche dopo averlo fatto riposare, cioè quando l’effervescenza sarebbe scomparsa, poichè avrei comunque avuto la sensazione di un buon vino. Bene, io l’ho fatto e vi garantisco che è vero.

Mentre le bambine giocano nel cortile a rincorrere Toni, il cane di casa, Gerardo ci concede una minilezione di chimica applicata alla produzione vitivinicola. Si spazia dalle componenti del terreno a quelle presenti nel singolo acino ed alle reazioni di fermentazione.

Ci colpisce la sua frase di esordio, nella quale ritengo sia sintetizzato tutto l’essere viticoltore: “Il vino si fa in vigna e non in cantina“.

Anche se non ho esperienze lavorative o familiari in merito, da quel poco che sono riuscito a comprendere in questi sei mesi di visite in cantina credo che non si possa riuscire a rappresentare in maniera migliore la vera missione del viticoltore di qualità.

Dopo l’immancabile caffè è davvero giunta l’ora di andare.

La diraspatrice è pronta al proprio lavoro e le pompe sono già connesse alla pressatrice, che attende di accogliere gli acini.

Nelle casse impilate l’uva falanghina sta per partire per il viaggio da cui tornerà vestita da “Strione”.

Scatto qualche istantanea dei grappoli del colore del sole prima che vengano diraspati, ma l’aroma che si coglie avvicinando il naso ai grappoli non si può fotografare.

Salutiamo e baciamo “ZIO” Gerardo (di cui solo alla fine ricordiamo che oggi ricorre l’onomastico), “ZIA” Emanuela, Salvatore, Francois e tutti gli altri lasciandoli al loro lavoro mentre noi ritorniamo a casa.

Mi sorprende Nicoletta che prima di addormentarsi in macchina mi dice: “Papy sono stata bene oggi, ho visto tante cose e mi sembrava di essere come a casa“.

Le ho risposto che con persone così non puoi far altro che sentirti a casa e che nella vita questo è il significato vero e sincero dell’amicizia.

Invito chiunque legga a contattare Cantine Astroni o qualunque altra Azienda dei Campi Flegrei e non per una visita in cantina e in vigna, non per comprare il vino, ma per respirare lo spirito pulito della tradizione contadina, per scoprirne i veri valori e comprendere il significato dell’amore per la propria terra e regalarsi un’emozione.

Intervista a Roberto BELLINI

Pubblicato da admin il 18 - ottobre - 2010Versione PDF

Speciale Election Day 27 Ottobre: Conosciamo i candidati al Consiglio Nazionale AIS.

5 Domande, 5 Risposte: Roberto BELLINI

Roberto Bellini, toscano di nascita e di adozione. Dal 1998 libero professionista, consulente enogastronomico ad indirizzo enologico. Dal 2002 diventa giornalista free-lance. Consulente per numerosi ristoranti nel pistoiese e nel senese. Dal 1983 diplomato sommeliers A.I.S. Da quel momento inizia la sua fitta esperienza nell’AIS: delegato della provincia Pistoia – carica che ricopre tutt’oggi – tesoriere A.I.S. Toscana, consigliere Nazionale A.I.S (1993-2002), vice Presidente Nazionale Associazione Italiana Sommeliers (1999-2002), presidente Accademia dei Vini (Japan 2003-2006).

1. Quando è entrato il Vino nella tua vita e come l’ha cambiata?
In un viaggio in Friuli incontrai i suoi vini bianchi, era l’anno 1975, e cercavo un diversivo dal Sangiovese di Toscana. Come l’ha cambiata? Soprattutto in qualche chilo e in tanti amici in più.
2. Qual è stato il Vino che nella tua carriera di degustatore ti ha emozionato di più e quello che invece ti ha maggiormente deluso?
Quando scoprii lo Champagne di Jacques Selosse, agli albori di quel gusto che avrebbe condizionato -in meglio- tutto quello che avrei incontrato dopo nel mondo del vino. Delusioni? Tante, troppe, molte nel nuovo mondo. Uno degli ultimi, un Bella Epoque Rosè Millesimato, doveva essere eccellente, era tristemente buono ed eccezionale nel prezzo.
3. Facciamo il “Gioco della Torre”: Rossi o Bianchi? E perché?
Bianchi e solo “mossi”, quindi bollicine, che io chiamo confidenzialmente “acqua di Reims”. Perché? Per il brio, per la fragranza, per il risveglio papillare che attivano, per far frizzar l’intelletto e l’emozionalità
4.Quale è stato l’Abbinamento Cibo-Vino più inconsueto che hai proposto?
Mi piace abbinare le cose “povere” con il meglio. Uno degli ultimi è stato “quinto quarto e champagne”, poi è divenuto un trend, anzi un appuntamento ricorrente, come un club.
5.Non si vive di solo vino…Dicci qual è stato l’ultimo film che hai visto al cinema e l’ultimo libro che hai letto?
Film: Benvenuti al Sud

Libro: Rosso Vermiglio, di Cibrario Benedetta, Feltrinelli Editore.

Enolaboratorio…il Fumin della Valle d’Aosta!

Pubblicato da aisnapoli il 18 - ottobre - 2010Versione PDF

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

ENOLABORATORIO ® 2010/2011

Divinoinvigna Enoteca e AIS Napoli

con il patrocinio di

 LUCIANO PIGNATARO WINEBLOG

 presentano  

Degustazione Valle d’Aosta Fumin

Venerdì 22 Ottobre, ore 20.30. Costo della serata € 35

Enoteca Divinoinvigna – Via S. Freud, 33/35 – Napoli
Info e prenotazioni:
 divinoinvigna@libero.it – 081 3722670 – 329 6467600

Cave des Onze Communes – Valle d’Aosta Fumin 2007/ La Vrille – Valle d’Aosta Fumin 2007/ L’Atouéyo – Fernanda Saraillon – Valle d’Aosta Fumin l’Atouéyo 2007/ Institut Agricole Régional – Valle d’Aosta Fumin 2008 / Les Granges – Valle d’Aosta Fumin 2008 

Venerdì 22 Ottobre esploreremo la Valle d’Aosta e il suo Fumin, una vecchia perla dell’enologia locale, riscoperta e valorizzata. In degustazione attraverso cinque aziende potremo approfondire la conoscenza di questo vitigno autoctono a bacca rossa coltivato in tutta la valle centrale della regione fino ad altitudini di 650 metri e il cui nome richiama il leggero profumo affumicato che lo caratterizza. Conduce la serata Mauro Erro. I calici verranno accompagnati dagli abbinamenti culinari di Adele Chiagano.

(Fonte Foto: Institut Agricole Régional)

Tommaso Luongo

Delegato Ais Napoli

www.aisnapoli.it

Terroir d’Italia: la Falanghina e le sue terre

Pubblicato da aisnapoli il 18 - ottobre - 2010Versione PDF

Terroir d’Italia: la Falanghina e le sue terre

Venerdì 22 ottobre 2010 ore 13:00

Quando mi è stato chiesto di fare una degustazione al Salone ho scelto subito la Falanghina, ha affermato Luciano Pignataro. Nessun vitigno meglio di questo può raccontare gli ultimi venti anni in Campania: dalla prima vinificazione di Mustilli, al trionfo commerciale che spazzò via dalle mensole dei ristoranti e delle bettole i bianchi veneti, al rischio sputtanamento scattato intorno al 1995, sino alla rinascita qualitativa grazie all’impegno dei produttori più seri. Per fortuna tanti.

Nulla è più ricco e vario della falanghina campana. Via dunque a questa degustazione che mi vedrà impegnato con l’enologo Enzo Mercurio a partire dal suo esperimento su un piccolo fazzoletto di terra per poi passare a quella di Mustilli e agli esempi dei Campi Flegrei dove è stata rilanciata dalla famiglia Martusciello e ripresa da buona agricoltura quale quella di Contrada Salandra.

Il codice degustazione è LGS26, saremo nella sala B.prenotazioni su www.salonedelgusto.it

i vini in degustazione

Aria 2009 Cantine San Paolo Vino

Acqua 2009 Cantine San Paolo Vino

Terra 2009 Cantine San Paolo Vino

Fuoco 2009 Cantine San Paolo Vino

Falanghina Campi Flegrei ‘08 Contrada Salandra Vino – Chiocciola Slow Wine

Falanghina Campi Flegrei 2009 di Grotta del Sole

Coste di Cuma 2008 Grotta del Sole

Falanghina Vigna Segreta Doc 2008 Mustilli

Accompagnati dall’enologo Enzo Mercurio, viaggio nelle diverse espressioni del vino bianco piùdiffuso in Campania. Partenza dal Sannio con quattro Falanghine (progetto Cantine San Paolo) provenienti da un’area di un chilometro quadrato che presenta terreni assai diversi per composizione geologica e altitudine. A seguire la Falanghina di Mustilli, prima azienda a imbottigliarla in purezza nel 1979; a chiudere i Campi Flegrei, zona a nord di Napoli e a ridosso di Pozzuoli, con i vini di Giuseppe Fortunato (Contrada Salandra) e della famiglia Martusciello (Grotta del Sole) che ha contribuito alla difesa della viticoltura in un areale aggredito dalla speculazione edilizia.

Di Laura Gambacorta, Ufficio Stampa Ais Campania

La struttura seicentesca ospiterà le elezioni del nuovo Consiglio Nazionale e una degustazione delle DOCG di tutta Italia

Mercoledì 27 ottobre la Casina del Principe di Avellino, sita in corso Umberto I, sarà teatro di due importanti appuntamenti firmati AIS Campania. Dalle ore 12,00 alle ore 20,00 si voterà per il Rinnovo del Consiglio Nazionale e del Collegio dei Revisori dei Conti dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) per il quadriennio 2010 – 2014. La Campania si presenta compatta a questo rilevante impegno elettorale con un unico candidato alla carica di Consigliere nazionale: Marco Starace, sommelier professionista dal 1995, ex Delegato Ais di Ischia e Procida e direttore di corsi. Per poter esercitare il proprio diritto di voto, occorre aver rinnovato la quota associativa entro il 30 aprile 2010. Possono votare esclusivamente i sommelier professionisti e i sommelier.

Il secondo appuntamento, che inizia già martedì 26 ottobre, è Italia Vini – Le Eccellenze, una due giorni dedicata a tutte le DOCG d’Italia, massima espressione qualitativa della viticoltura nazionale. Scopo di questa rassegna, organizzata dalla Delegazione AIS di Avellino, è dare un quadro di queste eccellenze italiane affrontando contestualmente le problematiche legate all’imminente entrata in vigore della nuova normativa OCM vino. La manifestazione si aprirà il 26 ottobre alle ore 10,30 con l’incontro sul tema “La nuova OCM”, che vedrà la partecipazione di diversi esperti del settore e la moderazione di Nicola Matarazzo, e proseguirà nel pomeriggio, dalle ore 16,00 alle ore 22,00, con l’apertura dei banchi d’assaggio e con 3 laboratori di degustazione, ciascuno dedicato a una regione, guidati da relatori ufficiali AIS. Si replicherà mercoledì 27 con l’apertura dei banchi d’assaggio dalle ore 14,00 alle ore 21,00 e con altri 3 laboratori di degustazione.

L’ingresso ai banchi di assaggio prevede il pagamento di un ticket di 5 euro (più 5 euro di cauzione per il calice).

L’accesso ai laboratori di degustazione è gratuito ma solo su prenotazione

Verranno messi a disposizione dei soci AIS dei pullman gratuiti da Napoli, Caserta e Paestum/Salerno

Per le prenotazioni ai laboratori di degustazione:

carmela.cerrone.av@gmail.com

Per informazioni:

Ais Campania

Tel. 0823/345188

La Casina del Principe – Porta Puglia

C.so Umberto I

Avellino (AV)

Ufficio stampa AIS Campania

Laura Gambacorta

349/2886327

laugam@libero.it

 A cura di Fosca Tortorelli[1]

 In quest’ultima edizione della Biennale di Architettura di Venezia si è voluta dare maggiore enfasi ai concetti di idea e ricerca proiettati verso un nuovo possibile futuro da costruire rispetto ad una reale e visibile concretezza dei progetti architettonici.

All’interno degli spazi dell’Arsenale e dei Giardini, si è cercato di riportare il “mondo” ed il modo di viverlo, creando luoghi in grado di trasmettere diverse esperienze a livello sensoriale, come la “stanza della nebbia” o i giochi d’acqua ricreati con luci stroboscopiche.

Altresì spostandoci all’esterno di detti spazi, ritroviamo una certa concretezza, in uno dei numerosi eventi collaterali della Biennale stessa, la mostra “Le cattedrali del vino l’incontro tra due culture” [2], nata dalla sinergia tra Gambero Rosso, l’ Ordine degli architetti di Roma e l’ In/arch ed inaugurata alle 17 del 28 agosto 2010, nella sala Marco Polo dello splendido Hotel Danieli di Venezia.

La partecipazione è stata sorprendente, oltre 300 persone hanno preso parte alla conferenza di sabato e l’afflusso alla mostra e alle degustazioni, che si sono svolte nei giorni successivi, è stato abbastanza continuo. 

La soddisfazione si legge nelle parole di Paolo Cuccia, presidente del Gambero Rosso, che sottolinea l’importanza del fatto che le due culture quella del vino e quella dell’architettura, si siano fuse tra loro, rispondendo d’altro canto allo “schema di questa grande biennale piena di idee e di proposte”.

Il ruolo del vino, come simbolo culturale saldamente radicato nella vita italiana, si è evoluto nel tempo, diventando da importante fonte di nutrimento, un complemento culturale della convivialità

Il vino è così associato alla gastronomia, alla storia, ai prodotti locali di qualità e ad ambienti sociali qualificati.

La tavola rotonda, che ha aperto la mostra, si è rivelata una importante occasione di confronto e dialogo sui concetti di architettura, territorio e produzione enologica.

Quest’ultimo concetto è stato anche legato all’esigenza di rispettare in maniera sempre più attenta il paesaggio, affrontando in maniera più specifica i temi propri dell’architettura bioclimatica, illustrati  nell’accurato intervento di Cettina Gallo (Responsabile del Centro Nazionale di Architettura Bioclimatica ).

L’Arch. Gallo ha sottolineato che “l’architettura dovrebbe ascoltare i luoghi in cui va a collocarsi” e che bisognerebbe seguire poche semplici indicazioni per un “buon costruire”.

Si evince quindi che la produzione enologica diventa, in questo contesto, elemento simbolo per la valorizzazione dei luoghi, della cultura e delle tradizioni locali; concetto, quest’ultimo,  ulteriormente espresso e sviluppato durante il proficuo confronto del diverso approccio progettuale dei singoli autori delle opere in mostra.

Inoltre è stato molto interessante seguire l’interpretazione che i partecipanti al convegno hanno dato rispetto al legame che unisce i tre elementi distintivi: “vino”, “territorio” e “cantina”, al perché dell’ appellativo “cattedrali”, quasi come a dover essere dei santuari sotterranei che si identificano per il profondo nesso con il territorio stesso, assecondandolo in una miscela armonica tra le sue componenti preponderanti. E come ha anche spiegato Cuccia: “Il ruolo che in passato avevano le grandi abbazie dove nasceva il vino, oggi è passato a queste cattedrali, anche questa cornice diventa importante all’interno della produzione del vino italiano.”

Sottolineando con queste parole non solo il profondo legame con la nostra storia e cultura, ma anche l’importanza ed il ritorno economico che tale settore può garantire. In tal modo il vino, assume il ruolo di vero e proprio “oggetto di culto”, il che diventa decisivo ai fini della comunicazione del prodotto, dello spazio architettonico e dell’innovazione globale dei processi produttivi.

il connubio tra processo di produzione e di progettazione, oltre a valorizzare il contesto attraverso la creatività architettonica, deve anche spingersi verso la sperimentazione enologica creando con essa un luogo di comunione tra tradizione e contemporaneità.

C’è chi preferisce quindi la continuità con il territorio e la storia della sua civiltà, come nel caso dell’ arch. Valbonesi che si interfaccia con le preesistenze, o come Marco Casamonti che presenta la cantina come dolcemente inserita nel paesaggio toscano. Un progetto talmente armonizzato con il contesto naturale in cui è inserito, da presentare come facciata dell’edificio la collina stessa.

Chi segue e rispetta le esigenze della produzione, come Agnese Mazzei, il tutto con il minor impatto paesaggistico.

Chi come l’ arch. Cecchetto, aprendosi al paesaggio è maggiormente rivolto  ad una cantina non canonica, intesa come “struttura aperta al sociale che ha la possibilità di ampliarsi”.

La stessa apertura la ritroviamo anche nella cantina di Feudi Di San Gregorio di Sorbo Serpico (Av), degli architetti Zito – Mori, in cui la cantina diventa un “tempio” dedicato al gusto di vivere, reso esplicito attraverso il concetto di “spazio giapponese che si presta a collegare e non a dividere, rappresntando il mondo vino e diventandone la sua chiave di lettura”.

Importante è anche il confronto con il committente, come sottolinea il progettista della Cantina Collemassari, che in molti casi vede nella realizzazione della nuova cantina non solo una significativa opportunità di qualificazione estetico-funzionale, ma anche lo strumento di trasmissione dei valori culturali, antropologici ed anche enogastronomici associati al mondo del vino. 

A conclusione di questo interessante dibattito è stato inoltre presentato il Premio Internazionale

“Le cattedrali del vino”[3] che la rivista Gambero Rosso, l’ Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia e l’IN/ARCH hanno istituito per promuovere la qualità architettonica delle cantine agricole realizzate o progettate in tutto il mondo nel biennio 2010-2012.

Concorso bandito con l’auspicio di stimolare e promuovere la qualità architettonica, paesaggistico-ambientale e culturale di questo particolare settore edilizio.

In definitiva l’incontro dell’architettura con la cultura del vino ha portato e sta puntando alla realizzazione di numerose cantine, simbolo tanto di una tradizione, ma anche espressione di una estetica innovativa.

Una quindicina circa le cantine in mostra[4], tra firme più o meno note, presentate attraverso immagini, fotografie, grafici ed una breve descrizione relativa a ciascun progetto[5].

Al termine della tavola rotonda si è passati alla visione dei pannelli espositivi ed infine alla degustazione dei vini prodotti da alcune delle aziende presenti in mostra, permettendo in tal modo un confronto diretto tra l’ideazione complessiva del processo e i suoi esiti.

La presentazione e degustazione dei vini è stata abilmente condotta dalla competente Maria Teresa Bertocco, sommelier del prestigioso hotel Danieli dal 2008.

I vini in degustazione hanno soddisfatto i diversi palati e sono stati accompagnati da deliziosi finger food e stuzzichini; si è iniziato dal delicato bianco Irisse della Cantina Colemassari, passando per l’inzolia di Cusumano per poi assaporare i rossi delle aziende Collemassari, Petra, Terre da vino, Cusumano, Feudi di San Gregorio e Icario.

La prima serata si è conclusa lasciando in tutti i presenti una inebriante piacevolezza e con la consapevolezza che:” Tra l’altro, il vino non è sempre questo terribile lottatore sicuro della propria vittoria, e che ha giurato di non avere nè pietà nè mercé. Il vino è simile all’uomo: non si saprà mai fino a che punto odiarlo e disprezzarlo, amarlo e odiarlo, nè di quante azioni sublimi o di mostruosi misfatti è capace. Non siamo dunque più crudeli verso di lui che verso noi stessi, e trattiamolo come nostro pari “.


[1] Dottoranda in Industrial design, ambiente e storia, XXIV ciclo presso la Seconda Università degli       

  Studi di Napoli

[2] Organizzazione: 


Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia:

Amedeo Schiattarella, Presidente dell’Ordine degli Architetti, P.P. di Roma e provincia


In/Arch – Istituto Nazionale di Architettura,:

Adolfo Guzzini, Presidente In/arch

Gambero Rosso:

Paolo Cuccia,Presidente Gambero Rosso

Curatori:

Paola Di Giuliomaria: Responsabile dell’evento collaterale


Massimo Locci: Giunta Nazionale dell’IN/ARCH  


Daniele Cernilli: Direttore Responsabile Gambero Rosso


Carlo Ottaviano: Direttore esecutivo editoriale Gambero Rosso


Francesco Orofino O.A.R e IN/ARCH  


Francesco Codacci-Pisanelli Promozione dell’evento


Patrizia Iandolo Coordinatrice dell’evento


Dario Curatolo Responsabile dell’immagine grafica e dell’allestimento


Cristiana Pacchiarotti Responsabile segreteria

[3] Premio Internazionale di Progettazione “Le Cattedrali del Vino” sito: www.cattedralidelvino.it

[4] Renzo Piano: Rocca Di Frassinello -
Gavoranno (Gr) 2007;


    Archicura-Dellapiana: Cascina Adelaide
- Barolo (Cn) 2004;


 Angonese E Co.: Cantina Manincor
Caldaro (Bz) 2004;



Mario Botta: Petra – Suvereto (Li)  2003;



Sartogo-Gregon: Tenuta Dell’Ammiraglia – Magliana in Toscana (Gr);

  Alberto Cecchetto: Cantina Mezzacorona -
Mezzacorona (Tn) 1997;



G. Bo: Ca’ Marcando – Castagneto Carducci (Li) 2002;



Gianni Arnaudo: Terre Da Vino
- Barolo (Cn) 2001;

  Hikaru Mori-Zito: Feudi Di San Gregorio – 
Sorbo Serpico (Av) 2003;


 Cadeo:
Tenimenti Ruffino
Poggio Casciano (Fi) 2002;

 
E. Milesi: Cantina Collemassari -Montecucco (Gr) 2005;



Studio Valle: Cantina Icario -
Montepuilciano (Si) 2007;

 
Moretti Contract: Contadi Castaldi
Franciacorta (Bs) 2007;


S. Calandra:
Cantine Cusumano -
Partinico (Pa) 2007;


W. Tscholl:
Cantina Tramin 
Termeno (Bz) 2007.

[5] Allestimento a cura dell’Arch. Dario Curatolo

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