In Degustazione
Dr.Loosen 2008
Wehlen Sonnenhur Trocken Dr. Loosen 2008
Kaseler Nies’ Chen Spatlese Karlsmühle 2008
Kaseler Kehrnagel Auslese Karlsmühle 1997
Manz Auslese Trocken 2007
Foto di Tenuta Montelaura
INAUGURAZIONE DELLA BOTTAIA DEL X SEC. D.C. DI TERRE DEL PRINCIPE
Domenica 1 maggio, alle 11, in Castel Campagnano (Ce), inaugurazione della Bottaia storica di Terre del Principe, l’azienda vitivinicola che ha riscoperto e valorizzato i vitigni casertani Pallagrello e Casavecchia. La bottaia storica si articola su due livelli. Il primo – quattrocentesco – a livello stradale, con pozzo di 25 metri, fornacella e vecchie vasche per la fermentazione dei vini; l’altro, sotterraneo, del 900 d.C., a 15 metri di profondità, completamente scavato nel tufo.
Dal giugno scorso Peppe Mancini e Manuela Piancastelli vi hanno completamente trasferito oltre cento barriques contenenti i vini Pallagrello Nero e Casavecchia prodotti con le uve degli 11 ettari di proprietà dell’azienda. L’antica bottaia, oltre 150 metri quadrati nel profondo della terra, è la “cattedrale” di Terre del Principe perché il vino, a temperatura costante (circa 10° estate e inverno) e con un’umidità dell’85 per cento, si affina in condizioni ideali naturali per circa un anno. Naturalmente la cantina di Squille continua a essere produttiva e gli ambienti dell’ex bottaia saranno ora trasformati in strutture al servizio dell’enoturismo.
Domenica sarà anche l’occasione per presentare l’opera di Danilo Ambrosino, artista napoletano che ha creato, seguendo le emozioni suscitate dall’antica cantina, l’opera “GM for MP”, un quadro su alluminio nel quale, come ha scritto Alessandra Pacelli, “il movimento, l’idea di un colpo di vento improvviso, rimane cristallizzato nella tela, fermato dall’oro, dai neri pieni, da rossi e azzurri che si insinuano secondo geografie d’arte che ripercorrono mappe immaginarie. E ingabbiano il caos”.
Al brindisi seguirà una piccola degustazione di grandi prodotti, nella “rete sinergica” di eccellenze che si è creata sul territorio: la treccia e i formaggi del Caseificio “Il Casolare” di Alvignano, la “pizza a libretto” dei fratelli Pepe di Caiazzo e il Conciato romano de “Le Campestre” di Castel di Sasso.
Posti limitati, prenotazione obbligatoria 0823.867126
L’Andalusia è terra che affascina al primo contatto.
Lasciata Siviglia e lo stile arabo di strade e palazzi, veleggio verso Cadice, città più antica d’Europa, e le dorate spiagge della Costa de la Luz, una striscia di dune sormontate dai palmizi accanto all’oceano, che si stende dal confine portoghese fino all’estremità europea più vicina all’Africa, quella Tarifa città spartiacque tra Atlantico e Mediterraneo, che dei due continenti fonde aromi e tradizioni culinarie.
Da Chiclana de la Frontera raggiungo la costa e la Playa la Barrosa chiusa a nord dall’isola di Sancti Petri e dal suo bianco castello e dalla Torre del Porco a sud, punto d’avvistamento delle antiche navi corsare che minacciavano queste coste.
Una casa sulla spiaggia è la base d’appoggio ideale per esplorare la zona.
L’area collinare interna è disseminata di pale eoliche che attirano lo sguardo suggerendo i controsensi dell’ambientalismo.
La mia immancabile guida in terra iberica, Laura Nuñez Pons, racconta la metamorfosi che ha interessato i paesaggi stradali spagnoli attraverso l’eliminazione dei pannelli pubblicitari accanto alla carreggiata. Gli unici ammessi sono i simboli nazionali distintivi: la sagoma del toro e la figura della bottiglia vestita di sherry fino Tio Pepe dell’azienda Gonzaléz Byass, icona universale di questo vino.
Scopro di dormire a pochi chilometri da un triangolo geografico letale per un appassionato di eno-gastronomia tanto quanto il triangolo delle Bermuda per i marinai.
Jerez de la Frontera, El Puerto de Santa Maria e Sanlucar de Barrameda sono le città dove si concentra la produzione del vino liquoroso Sherry con bodegas alternate a case e palazzi, che dietro alte mura e cortili immersi nella vegetazione celano i magazzini in cui matura il prezioso nettare.
Qualche assaggio in alcuni bar de tapas permette di farsi un’idea complessiva dello sherry nelle sue differenti tipologie: in successione Fino e Manzanilla, Ammontillado e Oloroso, coronando con un gran Pedro Ximénez magari anticipato da un Cream Sherry o da un Pale Cream. Ogni prodotto ha la sua personalità e abbinamento favorevole con alcuni piatti locali.
Le peculiarità gustative sono evidenti e dipendono nei primi quattro casi dalla differente gradazione alcolica e dalle maturazioni diverse del vino base, ottenuto da uve palomino e arricchito di alcol.
Differente è il Pedro Ximénez ottenuto da vino base di uva omonima. Ciascuna bodega sceglie con cura i fornitori del vino addizionato d’alcool al fine di garantire uniformità produttiva.
Ci s’innamora in breve dello sherry e della sua terra, sorseggiando dai piccoli bicchieri usuali in zona pacati sorsi per accompagnare le tapas di pesce: lo squalo marinato in limone con cumino e paprika successivamente fritto, le cozze ripiene con un impasto a base di besciamella corpi sminuzzati del mollusco prezzemolo e pepe, i gamberi atlantici in tante forme ma soprattutto crudi con una manciata di sale marino grosso, e la tortilla de camarones a base di un impasto liquido con farina acqua prezzemolo cipolla e minuscoli gamberetti fluviali, nonché tante altre che la memoria tralascia.
La curiosità di visitare una bodega sorge spontanea dopo qualche bottiglia, sorseggiata tendendo l’orecchio ai vicoli con la speranza di udire un lontano ritmo flamenco suonato da zingari in strada: siamo nella terra in cui questo genere musicale, dichiarato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dal 2010, è nato e ha avuto i suoi massimi esponenti.
Qualche giro di telefonate conferma la necessità di pianificare i propri viaggi: le bodegas più note richiedono una prenotazione anticipata per le visite e un numero consistente di visitatori.
La speranza ci conduce a Sanlucar de Barrameda dove in calle Trasbolsa 84 ci apre le porte di uno splendido patio alberato Fernando Valencia Robles dell’azienda Pedro Romero, l’unica che in questo caldo giovedì di marzo dimentica le prenotazioni e ci concede alcune ore di tempo per un viaggio tra le cataste di botti in cui matura il vino. Dischiusa un’enorme porta si accede alla cantina. Terra battuta al suolo, alto il soffitto immerso nel buio e sparute finestre velate da stuoie scure; sul muro un geco guarda silenzioso mentre agli occhi si apre lo spettacolo d’immense file di botti odorose. Il profumo è intenso, di legno stagionato e di muffa di cui le botti sono coperte, che si mesce a quello più morbido del vino in maturazione. Fernando spiega che in quel magazzino esposto al vento e all’umidità oceanica matura la manzanilla in botti che hanno numerosi decenni. Il suolo è in terra battuta affinché mantenga l’umidità somministrata con un innaffiamento estivo della cantina; il geco protegge dagli insetti evitando l’uso di insetticidi; la muffa è causata dall’umidità ed è funzionale al vino.
Finalmente mi viene svelata la differenza tra fino e manzanilla: nella manzanilla il flor, strato di lieviti di origine varietale sulla superficie del vino in maturazione, è più consistente per via del microclima della città oceanica, che sorge dove il Guadalquivir sposa l’oceano a due passi dal Parco Nazionale di Doñana. Solo a Sanlucar matura la manzanilla e la raffinatezza dei suoi aromi che virano dal fiore giallo appassito al fico secco passando per il minerale salmastro in un complesso di eleganza nasale e palatale. Estratto dalla botte prima delle note filtrazioni, il vino dimostra una complessità olfattiva che il successivo imbottigliamento non preserva completamente privandolo di parte del suo valore.
Attraversando la strada si accede alle cantine di maturazione delle altre varietà di sherry (fino escluso: siamo a Sanlucar!) e soprattutto al magico angolo del Pedro Jimenez.
L’aroma in questi magazzini è meno intenso e rivela quanto sia significativa la differente posizione dei locali. Ci viene concesso un assaggio dalle ultime tre botti di Pedro Jimenez Orange aromatizzato all’arancia, superstite degli anni ’80 e delle nefaste mode. Il prodotto è tutt’altro che scontato ed emoziona con una perfetta fusione tra le note tipiche del Pedro Jimenez, che spaziano dalla frutta secca con noce in evidenza al cacao passando per le spezie dolci e la punta amarognola dell’arancia fusa nella morbidezza complessiva. Il Pedro Jimenez 15 years colpisce per la viscosità e per l’alcolicità del 16% perfettamente equilibrata con le altre componenti.
Usciamo emozionati portando con noi qualche bottiglia per successive riflessioni e ci spingiamo al centro verso il bar de tapas Casa Balbino del quale si narra a ragione la bontà delle tortillas de camarones, in assoluto le migliori assaggiate.
Vagabondando nella regione è d’obbligo una sosta a Cadice e a Jerez de la Frontera dove passeggiando una cena in qualche bar è consigliato avventurarsi con un po’ di cautela nel barrio Santiago, culla del flamenco di strada, quello originale e poco turistico.
Costeggiando l’oceano verso sud è bene allungare il viaggio verso Tarifa e gustare qualche piatto dal sapore marocchino nel centro incantevole e ricco di storia della città a cavallo dei mari.
Nelle zone interne raccomando una visita agli innumerevoli pueblos blancos, ricchi di fascino paesaggistico e siti storici.
Ultimo consiglio al viaggiatore goloso di antichi piatti contadini è una sosta con colazione o pranzo a Medina Sidonia, dove alle spalle di resti romani nel ristorante El Castillo si può gustare un crostino con manteca colorà, strutto di maiale con paprica e carne di maiale cotta a lungo con aromi, che risveglierà i palati addormentati dal troppo sherry.
Di Karen Phillips
Se decido di fare una lista delle mie ‘esperienze nel mondo del vino’ degli ultimi 12 mesi, l’ utimo Vinitaly sarebbe certo tra le prime. Vinitaly 2011 non era la mia prima visita a Verona, ma sarebbe stata piena di ricordi.
Ricordi che sono iniziati con una telefonata dello scorso autunno da parte della mia amica Manuela Piancastelli. Manuela, insieme con il marito Peppe Mancini, sono i proprietari di un’azienda vitivinicola che si chiama Terre del Principe. A Castel Campagnano, in provincia di Caserta. Manuela mi ha chiesto se sarei stata disponibile ad aiutarla nei loro stands durante Vinitaly. La mia conoscenza della cantina e dei loro vini sarebbe stata utile, disse, per i visitatori non-italiani o durante gli incontri con i buyer. Ci sono voluti circa 5 secondi per rispondere in senso affermativo. Ma circa 5 mesi per iniziare di capire che razza di avventura sarebbe stata. E così, il 7 aprile, ero pronta a versare … pouring Pallagrello.
Terre del Principe fa vino con tre vitigni che non sono molto conosciuti: Pallagrello Nero, Pallagrello Bianco, e Casavecchia, ed è stato un onore per me ”spiegare” queste uve e questi vini ad un pubblico di giornalisti, appassionati di vino, buyer e importatori … italiani e non.
Sette sono i vini tra cui poter scegliere. Terre del Principe ne fa due con Pallagrello Bianco. Ho iniziato la mia avventura versando il Fontagnavigna 2010. Un bianco prodotto con 100% Pallagrello Bianco, un bianco tutt’acciaio. Poi il prossimo bianco, Le Sèrole 2010, che fermenta in barrique di rovere francese. Legno che coccola senza sopraffazione, conferendo aromi di miele e di mela con un tocco di mandorle tostate al palato. Quindi, un rosato, il Roseto del Volturno 2010. Mentre versavo questo vino, non ho potuto fare a meno di godere del luminoso colore rosa che dalla bottiglia e nel bicchiere si sprigionava. Una rosa a base di Pallagrello Nero e Casavecchia , pochi minuti di macerazione con le bucce per dare questo colore stupefacente, poi viene vinificato in bianco. Dopo questo rosato, era giunto il momento di cominciare con la sfilata dei rossi: Castello della Femmine 2009 (Pallagrello Nero e Casavecchia). Poi è stato il turno di Ambruco 2008, fatto con il 100% Pallagrello Nero, che si è guadagnato recentemente da Decanter Magazine il prestigioso riconoscimento di miglior vino rosso del Sud Italia dopo una prova di degustazione alla cieca di 141 vini. Centomoggia 2008, 100% di uve Casavecchia, un vino che il Gambero Rosso ha premiato con i 3 Bicchieri. Entrambi i vini trascorrono 12 mesi in barriques e 12 mesi in bottiglia prima di uscire.
Vigna Piancastelli 2007, un blend delle migliori uve del pregiato vigneto … Vigna Piancastelli. 70% Pallagrello Nero ( di cui il 10% è raccolto nel mese di dicembre quindi ha più tempo per addolcire riposandosi sulla vite) e il restante 30% è di Casavecchia. 12 mesi in barrique e fino a due anni in bottiglia prima della commercializzazione. A questo è stato conferito l’ambito premio dei 5 Grappoli AIS (), il più alto riconoscimento per un vino per l’Associazione Italliana Sommeliers.
E così ho continuato a versare nei bicchieri Pallagrello e Casavecchia. A coloro per cui erano molto familiari e a coloro per cui non lo erano affatto. Ci sono stati molti che volevano provare l’intera gamma di tutti i 7 vini. Altri che volevano i bianchi-only. Alcuni, invece, il rosso-only. Altri ancora che chiedevano direttamente un vino. Ho assistito giornalisti, italiani e non, amanti del vino, altri produttori di vino, enologi e sommeliers. Per quelli interresati, ho versato le annate precedenti e anche quelle in ‘anteprima’. Ho partecipato a incontri con i buyer e gli importatori provenienti da Canada, Singapore, Svizzera e Polonia.
E mentre spiegavo ogni vino con le informazioni di base sulla vite e vinificazione, mi sono assicurata che il vino facesse il resto. Lasciavo che il vino parlasse, come ogni buon vino dovrebbe fare. I bianchi ad esprimere la loro freschezza, i loro aromi tenui e la leggera acidità. Ogni rosso avrebbe raccontato la propria storia speciale con i loro colori ricchi, i loro tannini, l’equilibrio e il loro potenziale di invecchiamento.
Non avevo bisogno di dire molto altro. E quindi sorridevo insieme a quelli che stavano scoprendo Terre del Principe per la prima volta. Sorridevo con coloro che conoscevano bene i loro vini. Ripenso ancora a quella telefonata di Manuela dello scorso autunno che mi chiede di aiutarla durante il Vinitaly. E io sono contenta di aver accettato. Pouring Pallagrello: un’esperienza che non dimenticherò mai.
Versione in Inglese
ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS Delegazione di Napoli
Divinoinvigna Enoteca e AIS Napoli
ENOLABORATORIO ® 2010/2011
presentano
Giovedì 28 Aprile
Degustazione Ghemme
Ghemme Riserva 2004 – Rovellotti
Ghemme Collis Breclemae 2004 – Antichi Vigneti di Cantalupo
Ghemme 2004 – Cascina Ca’ Nova / Giada Codecasa
Ghemme 2006 – Torraccia del Piantavigna
Ghemme 2007 – Bianchi
Con la degustazione di Giovedì 28 Aprile eccoci arrivati al quarto e ultimo appuntamento della Primavera dell’Enolaboratorio che ci vede impegnati, ancora una volta, all’esplorazione dell’Alto Piemonte con un altro vino storico del territorio: il Ghemme. A ovest della Sesia (sesto affluente del Po, confine naturale tra le province di Novara e Vercelli) a circa 25 km a nordovest di Novara, sorge Ghemme, il piccolo paese sede della denominazione di origine controlla, elevata a DOCG nel 1997. Da uve nebbiolo, localmente detto Spanna, si ricava il Ghemme. Anche questa volta avremo in degustazione cinque aziende e cinque differenti espressioni del potente e genuino vino Ghemme. Conduce la serata Mauro Erro. I calici verranno accompagnati dagli abbinamenti culinari di Adele Chiagano.
Giovedì 28 Aprile, ore 20.30. Costo della serata € 35
Enoteca Divinoinvigna – Via S. Freud, 33/35 – Napoli
Info e prenotazioni: divinoinvigna@libero.it – 081 3722670 – 329 6467600
Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
Foto cartina Ghemme: http://www.cantalupo.net/ita/cartina.htm
Di Mimmo Gagliardi
Pasqua 2011, una splendida domenica di sole irpino ci coccola mentre arriviamo a Tenuta Montelaura.I due secolari e maestosi pini posti ai lati del viale di ingresso incorniciano alla perfezione la costruzione ed il monte che tutto domina alle loro spalle. Lello Tornatore ci accoglie sorridente ma è già impegnatissimo dai tanti clienti che riempiono la sala, tanto che dopo un saluto fugace va ad organizzare il lavoro. Ci lasciamo ritemprare per qualche minuto dall’aria calda, pulita e profumata dei prati e dei tanti alberi prima di entrare e sederci ai nostri posti di battaglia. Il pranzo di Pasqua sarà un tuffo a bomba in sapori antichi e genuini, in gusti e sensazioni scomparsi nella polvere della memoria ed oggi riscoperti. Infatti tutto ciò che viene cucinato proviene dalle campagne e dalle stalle della Tenuta, dalle singole “erbette” alla carne fresca, piuttosto che gli insaccati, così come il vino. Ad ogni portata Lello ci descrive la ricetta indicandoci con precisione il luogo e la provenienza di ogni singolo ingrediente. Il Fiano di Avellino DOCG annata 2010 di Tenuta Montelaura, prodotto in una vigna di loro proprietà situata a Contrada (AV) è il compagno di viaggio di oggi. Lello può accomodarsi con noi per un caffè solo quando la sala si è svuotata, così come la moglie Flavia che è emersa dalle cucine dove era “prigioniera” delle sue prelibatezze. Abbiamo chiacchierato fino a sera e tra aneddoti vari, passeggiate ossigenanti nel bosco dietro il casolare e racconti di vita vissuta si è fatta ora di cena. Lello e Flavia ci hanno invitato a trattenerci con loro ed i due figli Veronica e Luigi, per il “loro” pranzo pasquale e, naturalmente, abbiamo accettato. Ovviamente non si poteva bissare il pranzo, ma abbiamo gradito particolarmente alcuni salumi e formaggi eccezionalmente portati in tavola, come l’”annoglia” un salume fatto con interiora di maiale. Il giorno seguente, a Pasquetta, abbiamo avuto la piacevole sorpresa che a dividere il pranzo con noi ci sarebbero stati i genitori di Lello, Luigi e Rosa, e la mia cara amica Karen Phillips con il suo splendido figlio David. Il pranzo non ha smentito l’impressione avuta il giorno di Pasqua e la compagnia dei commensali lo ha reso ancora più divertente. Degno di nota il vino che ha accompagnato il pranzo, un Taurasi DOCG annata 2003 di Montesole. Dopo che anche l’ultimo cliente se n’è andato, Lello e Flavia si accomodano con noi per una chiacchiera mentre c’è chi intona qualche canzone al pianoforte. Al tramonto la pioggia comincia a cadere, benchè timidamente, ed è il segnale che il nostro tempo fuori dal tempo è trascorso. Salutiamo Lello, Flavia e tutta la famiglia Tornatore per ritornare a Napoli con il ricordo di due splendidi giorni vissuti tra sapori genuini ed in compagnia di persone splendidamente vere.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS Delegazione di Napoli
Ais Napoli in collaborazione con Vino & Design
Presenta
“Passione Riesling, Istruzioni per l’Uso”
EnoPanetteria I Sapori della Tradizione
Corso Europa 125 Melito di Napoli (Na)
Giovedi 28 Aprile ore 20.00
Ticket di partecipazione Euro 30
Info e prenotazioni: 081.7117410
Direttamente dalla Mosella, che con le sue inconfondibili anse identifica una delle più celebri regioni vinicole, il nobile vitigno tedesco si arrampica su pendii scoscesi senza soffrire di vertigini e cresce, forte e resistente, grazie al piede franco, caricandosi di una meravigliosa mineralità grazie all’ardesia nera, blu e rosa, e grazie all’arenaria rossa, tutte presenti in abbondanza nei suoli: una combinazione magica che lo rende uno dei bianchi monovarietali più interessanti ed affascinanti del mondo.
Il Riesling è una straordinaria esperienza sensoriale… Ogni occasione è buona per Il confronto con il suo miracoloso equilibrio organolettico, nel quale si fronteggiano alte acidità, basso tenore di alcol e zuccheri residui. Una tappa fondamentale per la crescita della propria esperienza d’assaggio, ancor più formativa perché rivolta a un vino così geograficamente e stilisticamente lontano, sicuramente diverso dai nostri abituali parametri mediterranei.
All’Enopanetteria ci aspetta, in accoglienza, il tradizionale buffet di pizze di Stefano Pagliuca con uno spumeggiante Riesling Sekt, per poi affrontare la degustazione tecnica con Massimo Marcianti di Vino & Design. A seguire abbinamenti a sorpresa, fra i quali non potrà mancare l’apparente semplicità di una focaccia con la mortadella per uno splendido e sempre riuscito matrimonio d’amore. Provare per credere!
In Degustazione:
Dr.Loosen 2009
Wehlen Sonnenhur Trocken Dr. Loosen 2008
Kaseler Nies’ Chen Spatlese Karlsmühle 2008
Kaseler Kehrnagel Auslese Karlsmühle 1997
Manz Auslese Trocken 2007
Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
Abruzzo Ais aisnapoli ais napoli Asprinio associazione italiana sommelier barolo Birra Bordeaux borgogna Campania Campi Flegrei Carputo Cena Galeotta champagne cibo cinegustologia cioccolato corsi sommelier corso sommelier Degustazione Duemilavini Enolaboratorio Enopanetteria Enzo Coccia Falerno gastronomia Giovanni Ascione La Notizia Luigi Moio Malazè Marianna Vitale napoli Pizza pomerol Santobono Sial Soave Sommelier Sud Taurasi Vendemmia Vino Vitigno Italia Walter Massa
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