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INDòvino, la cronaca “bicchiere per bicchiere”

Pubblicato da aisnapoli il 21 - gennaio - 2014 Versione PDF

La batteria di IndovinoDi Lello Cimmino
Le serate INDòvino, oltre ad affermarsi come vere e proprie esperienza sensoriali e gustative, con la serata del 13 dicembre 2013, dal titolo Giovane o Maturo, hanno acquisito anche un significato filosofico-enologico.
Si, perché, gli “INDòvini” che hanno partecipato non dovevano porre la loro attenzione nell’idividuazione di un vino giovane (appena imbottigliato) o maturo (lungamente conservato).
La serata è iniziata leggendo qualche passo tratto dal libro di Andrea Scanzi “Elogio dell’invecchiamento” e pertanto si chiedeva ai partecipanti di esprimersi sul concetto di “Giovane”, se pensavano che il vino degustato nonostante l’età potesse essere ancora immaturo e quindi suscettibile di una migliore evoluzione,
oppure “Maturo” se pensavano che il vino degustato era arrivato al punto giusto della sua evoluzione.
Clivi BrazanPrima di affinare i nasi, come benvenuto si è degustato un Extra Brut Nature dell’Azienda Peruzzi, Verdicchio spumantizzato con metodo classico, che ha destato una piacevole sorpresa in tutti per i delicati sentori di nocciola e finissimi fiori, che accompagnava picevolmente il fumante buffet di pizze.
La serata “ Giovane o Maturo” ha previsto 5 vini bianchi ossia:
- Clivi Brazan 2001 di Ferdinando Zanuso, Friulano con piccole parti di Malvasia Istriana,
- Savagnin 2006 di Andrè et Mireille Tissot, Savagnin in purezza,
- Filip 2007 della Azienda Miani, Friulano in purezza,
- Vigneto delle Oche 2008 dell’azienda San Lorenzo, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Classico riserva,
- Clos des Amendiers 2007 prodotto da Triple A Georgia , Rhatziteli.
Questi i vini, la cui complessità delle lavorazioni di alcuni, si confondevano con le particolari evoluzioni di grande interesse di altri.
RkatziteliE’ il caso del Savagnin, la cui poco attraente “ossidazione”, il colore ambra brillantissimo, la bocca potente, minerale ma nervosa, ha aperto un vero e prorio dibattito.
Ancora, lo stupore di scoprire il vino più antico al mondo le cui viti sono coltivate con mandorli, la lavorazione immutata in anfore di argilla, il colore simile ad un thè non filtrato, il Rkatziteli.
I due Friulani, Clivi Brazan 2001 e Filip 2007 di Miani, si lasciavano svelare come vitigno ma non nelle evoluzioni. Al primo hanno dato tutti un tempo ulteriore di evoluzione, al secondo hanno dato la più lunga prospettiva di invecchiamento. La palma di vino inaspettato è toccato al verdicchio Vigneto delle Oche 2008 dell’azienda San Lorenzo, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Classico riserva, carico di piacevole mineralità con sentori spiccati di note floreali, mela gialla, ananas e un lungo agrumato finale.
I premiati della serata sono stati diversi:
il duo Francesca e Viviana per il miglior affiatamento enologico, una vera e propria associazione enologica a delinquere, complimenti! Ma, il vero tattico della serata è stato Mariano, che annotava tutto e la sua analisi è stata considerata una perfetta scheda sensoriale della serata, bravissimo.
Prossimo appuntamento “INDòvino”, venerdi 31 Gennaio 2014 ore 20:30, con “Italia o resto del mondo?.

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