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Scoperta l’impronta geologica del vino dei Campi Flegrei

Pubblicato da aisnapoli il 1 - giugno - 2014 Versione PDF

FotoVinoScoperta l’impronta geologica del vino dei Campi Flegrei . Lo studio portato avanti dai ricercatori di ben tre Università campane ( Sannio , Federico II , Seconda Università) e dell’Università di Vienna è il primo in assoluto e costituisce un precedente che potrà essere applicato anche a ricerche su altri prodotti come il pomodoro nell’ambito della tracciabilità alimentare.
Nasce dalla collaborazione di tre università campane ( Sannio , Federico II e Seconda Università ) e la BOKU University di Vienna uno studio interdisciplinare volto alla individuazione del “GEO-PEDO-FINGERPRINT” del vino, vale a dire dell’impronta geologica e pedologica di un vino campano sviluppato in territorio vulcanico ( in questo caso Campi Flegrei).
Nell’ambito degli studi volti alla tracciabilità alimentare, in questa fattispecie di un vino, per la prima volta è stata indagata tutta la filiera vitivinicola – ha affermato Mariano Mercurio , docente di Mineralogia Applicata del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Università degli Studi del Sannio – partendo dal substrato geologico, passando per il suolo per giungere poi alla vigna (rametti, foglie, acini) ed infine al vino. Il sito oggetto di studio è ubicato in uno scenario ricco di storia e di antiche tradizioni vitivinicole quali sono i Campi Flegrei. Il prestigioso distretto vinicolo indagato, relativo anche al Piedirosso, è ubicato sulla collina dello Scalandrone tra il lago di Averno e il lago Fusaro. E’ stato scelto questo vitigno in quanto, come è noto, rappresenta un cultivar diffusissimo in Campania e quindi presente nella gran parte dei disciplinari della DOC relativi ai vini rossi. Una cantina di Pozzuoli, seguita dall’Enologo Vincenzo Mercurio, si è gentilmente prestata al fine di poter circoscrivere l’area di studio nonché sviluppare le microvinificazioni associate alla filiera investigata.
Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista GEODERMA della. E’ stata validata così l’ipotesi che l’influenza della mineralogia, petrologia e geochimica del substrato su cui si accresce il vitigno è leggibile sotto forma di rapporto isotopico dello stronzio che rappresenta un marker geologico lungo tutto lo sviluppo della filiera. Più nello specifico lo stronzio è un elemento chimico appartenente al gruppo dei metalli alcalino-terrosi ed in natura si presenta con quattro isotopi: 84Sr (0,56 %), 86Sr (9,86 %), 87Sr (7,0 %) e 88Sr (82,58 %). Solo lo 87Sr ha origine radioattiva e proprio il rapporto tra lo 87Sr/86Sr rappresenta il tracciante di filiera, derivante dal substrato geologico, con cui poter effettuare interpretazioni a scala più vasta al fine di poter associare un vino ad un prestigioso distretto vitivinicolo”.
Un grande lavoro di squadra con in campo ben 3 università campane e l’Università di Vienna . L’interdisciplinarietà della ricerca si è rilevata l’arma vincente per il raggiungimento di questo importante risultato. Lo studio è partito da un’idea di un giovane ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi del Sannio, Mariano Mercurio, in collaborazione con altri docenti afferenti al laboratorio di mineralogia e petrologia diretto dal Prof. Alessio Langella, e con il Prof. Vincenzo Morra direttore del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (DiSTAR) dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Questi ultimi, in forza al loro background scientifico di carattere mineralogico, petrologico e geochimico, legato soprattutto ad una profonda conoscenza dei territori vulcanici della Campania, hanno sviluppato lo studio applicativo seguendo un excursus metodologico proprio dell’area mineralogia e petrografica. I pedologi coinvolti nella identificazione delle caratteristiche pedologiche del sito sono stati diretti dal Prof. Andrea Buondonno della Seconda Università di Napoli. La partecipazione del chimico analitico Prof. Thomas Prohaska della BOKU University di Vienna, esperto di fama mondiale di chimica della tracciabilità alimentare, ha permesso di perfezionare ed ottimizzare i processi metodologici ed analitici sottesi all’individuazione del GEO-PEDO-FINGERPRINT del Piedirosso dei Campi Flegrei.
Questo importante risultato lancia una nuova luce sulla possibilità di tracciare un vino tenendo conto di aspetti legati al substrato geologico – ha concluso Mercurio – su cui si è sviluppato il suolo che ha dato poi vita al vitigno. Il modello scientifico così risultante potrà in un prossimo futuro restituire promettenti risultati anche in altri ambiti alimentari dove è sempre più auspicabile una valorizzazione e tipicizzazione delle colture da cui derivano i prodotti: olio di oliva extra vergine, pomodoro e così via”.
Netto il commento del Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, Francesco Peduto. “ Da sempre l’Ordine – ha affermato – evidenzia l’importanza non solo della Geologia Applicata ma di tutte le “applicazioni della geologia” , a testimonianza della pluralità dei campi di azione del professionista geologo .Questa ricerca dimostra che anche in settori di nicchia ci possono essere prospettive di lavoro per i geologi e proprio in riferimento alla filiera del vino stiamo elaborando proposte normative che dovrebbero consentire di valorizzare l’elemento “geologia” con ricadute importanti nel settore vitivinicolo campano”.

Fonte: Meteo.it

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