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Bordeaux e la fine delle mie (poche) certezze sul vino

Pubblicato da aisnapoli il 11 - dicembre - 2015 Versione PDF

chateau latourDi Gabriele Pollio

Ciao, mi chiamo Gabriele e non faccio altro che sognare Château Latour da due notti”.
La frase, più o meno, dovrebbe essere questa. Immagino un gruppo d’ascolto per tutti quelli che, come me, tornano dal Medoc e si sentono un po’ più soli.
Bevo da qualche anno ormai e ci ho messo tanto impegno a crearmi qualche certezza sul vino (giusta o sbagliata che sia ma almeno è una certezza!). Quattro giorni a Bordeaux e devo ripartire da capo. Zero certezze. Nessun punto di riferimento. Il vino riesce a fare cose strabilianti, stupendoti e, allo stesso tempo, disorientandoti.
Quello che pensavo fosse solo leggenda in realtà esiste davvero. Esistono davvero gli Chateau che sembrano venire fuori da una favola Disney. Esistono davvero collezioni private di Jéroboam delle annate dal 1900 ad oggi. Insomma, esistono davvero “certi” vini.
Proviamo a fare un po’ di ordine. Il viaggio parte in un qualsiasi giovedì pomeriggio di novembre da un non qualsiasi paese della Francia: Pauillac.
Qui si trova Château Lafite Rothschild. Parte delle proprietà del lato inglese della famiglia Rothschild, il castello sorge accanto a una delle rarissime collinette della zona; letteralmente accerchiato da viti ormai spoglie, è fantastico dall’esterno ma ancora più interessante all’interno. Grazie a Nicolas, sommelier personale della famiglia Rothschild, scopro il dedalo di cunicoli sotterranei che passa dalle varie stanze coi fermentatori per arrivare a una enorme stanza circolare in cui riposa il vino e, una volta all’anno, si tiene un concerto di musica classica. Saranno le candele che illuminano tutto ma l’atmosfera è incredibile, il tempo sembra essersi fermato. Ci aspetta una bottiglia di Château Lafite Premier Cru Classé 2007. La proviamo assieme e ci ripetiamo più volte che il vino “it’s a baby”. Otto anni e non sentirli. Freschezza impressionante. Inizio a capire perchè “certi” vini riescono a invecchiare per decenni. Ricordate le certezze sul vino? A questo punto del viaggio già non ci sono più…
Il mattino seguente inizia la giornata perfetta. Tre première grand cru classé in meno di 10 ore.
Colazione da Mouton Rothschild. Lo Château dei contrasti. Castello antico fuori, azienda futuristica dentro. Un esempio su tutti: la prima selezione dei grappoli è, ovviamente, manuale. La seconda selezione avviene con un lettore ottico che sceglie solo i migliori acini, scartando quelli non perfetti (che vengono, ahimè, compostati) spazzandoli via con dei soffi di aria compressa.

Una delle aziende più antiche che, però, ha le etichette meno convenzionali. Dal 1945 ad oggi tutte le etichette sono state disegnate da artisti del calibro di Picasso, Chagall ed Andy Warhol, solo per fare qualche IMG_1414nome. La visita è un continuo passare dal vino all’arte e viceversa (si lo so, state pensando che anche il vino è arte). Il gran finale è un assaggio, direttamente dalla botte, di Château  Mouton Rothschild 2014: tannino stranamente gentile considerata la “non” età ma ancora tanti spigoli da smussare. Il ragazzo si farà.
Pranzo da Château Latour. Mi risulta difficile trovare le parole per descriverne la grandiosità , al netto della mia scarsa proprietà di linguaggio! La torre, simbolo dell’azienda, domina maestosa e fiera i 46 ettari di vigneto (sugli 86 totali) denominati “L’Enclos”. Due operai si aggirano solitari per le vigne intenti a effettuare l’ultima potatura dell’anno. All’interno migliaia di lampadine illuminano le botti, che a loro volta danno la sensazione di coccolare il vino, creando un’atmosfera surreale, magica. Pezzo forte del tour è il caveau privato, al quale si accede da una porta a scomparsa tipo Bat-caverna: almeno una Magnum, una Jéroboam e una Réhoboam per tutte le annate di Chateau Latour Premier Grand Cru Classe dal 1900 a oggi. Purtroppo (!), mi lasciano assaggiare solo la 2004: incastrato tra le grandi annate 2003 e 2005, spesso questo vino è considerato il fratello sfortunato e ci si aspetterebbe un vino normale…invece di normale non c’è nulla. Potenza, eleganza, freschezza, astringenza mai fuori posto. Per me, il miglior vino mai provato.
Aperitivo da Château  Margaux. Vino da più di 500 anni, basterebbe questo ma sarebbe riduttivo. Più che in castello la sensazione è quella di trovarsi un vero e proprio villaggio: la maggior parte dei dipendenti dorme qui, quasi tutte le botti vengono fabbricate all’interno della proprietà. La cantina è impressionante. Più di mille botti avvolte da una sottile nebbia artificiale volta a mantenere l’umidità costante. Da qui si passa direttamente alla sala degustazioni che affaccia sulla collezione privata di M.me Corinne Mentzelopoulos, più di 25.000 bottiglie adagiate l’una sull’altra…mi è quasi scappata una lacrima (di invidia ovviamente!). L’annata degustata è sempre la 2004: vino muscolare, ancora giovane e, come tutti gli adolescenti, irrequieto. Eppure, in tutta la sua irruenza, nasconde una classe innata che a tratti si manifesta sia al naso che in bocca. Quanto vorrei incontrarlo tra 15 anni…
Ciao Aquitania, ci vediamo presto!

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