Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Alla scoperta di un Oltrepò No Limits…

Pubblicato da aisnapoli il 2 - luglio - 2019 Versione PDF

img_5795Di Mauro Illiano

Degustare vino è come degustare la vita stessa. A volte ricerchi qualcosa di indefinibile in un bicchiere, altre volte è quel qualcosa a ricercare te. Il vino assomiglia a un luogo in cui ritrovarsi. Soli o in buona compagnia, volutamente o per fato.
E così ti capita di passeggiare sotto i porticati di Via Fragnito al Rione Alto, dove è di stanza l’enoteca Sorsi e Morsi di Salvatore Giarra, un altro mirabile, vero scrigno di tesori minori, figli della ricerca e della passione di Salvatore, che sin da piccolo – ma veramente piccolo – percorre chilometri dinanzi a scaffali di enoteca…
Dicevo, dunque, che mentre passeggi incontri un amico, al secolo Fabio Oppo, storico scopritore di vini nonché ambasciatore di molteplici etichette, e ti fermi per un bicchiere insolito: un assemblaggio di riesling e pinot nero, vinificato in metodo classico dall’azienda Marchesi di Montalto. Freschezza, frutto e mineralità, le segni sul taccuino, credi di aver terminato, ma poi vedi sbucare Gabriele Marchesi e Fabrizio Maria Marzi, titolari dell’Azienda, storici sostenitori della Valle del Riesling nell’Oltrepò Pavese e, nel caso di Fabrizio Marzi, vero guru per l’ Associazione Italiana Sommelier, in quanto autore – nel periodo tra il 1994 e il 1998 – di tre testi fondamentali per la tecnica di degustazione e abbinamento cibo-vino, materiale di studio di ogni sommelier, luce guida di intere generazioni di appassionati di enogastronomia.img_5790
La bevuta riprende, scandita dai racconti dei due nuovi commensali, a cui si aggiunge Carlo Capuano, titolare del Ristorante Sartù, del Vomero, anch’egli testimone della degustazione. Si parla della filosofia No limits dell’Azienda, che da oltre 20 anni lavora solo 2 uve: riesling e pinot noir, vinificati fermi o in Metodo Classico. Si parla dell’ostinata ricerca delle barbatelle più pregiate, da impiantare solo su terreni maggiormente vocati dell’Oltrepò Pavese. Poi si discute dei vini che l’azienda ama definire “eterni”, e lo si fa dinanzi ad un Cuvèecento di vecchie vigne, un pinot noir 100% vinificato in Metodo Classico a Montalto: vendemmia manuale, macerazione sulle bucce e affinamento di 100 mesi sui lieviti. Un prodotto unico nel suo genere, con un naso pulitissimo il cui bouquet annovera in prevalenza piccoli frutti rossi, per denotare, però, anche lievi note speziate. Un vino che entra freschissimo e mostra una integrità di frutto sorprendente, decisamente elegante e persistente al palato. Ne consegue un discorso sulla sua genesi, per scoprire che questo vino nasce per caso, da un’attesa ostinata e ottimista, una scommessa contro il tempo vinta alla grande!
Le ore passano, i discorsi finiscono, ma i vini restano. E così, al termine dell’ennesima casuale scoperta, ci resta il ricordo al palato di un grandissimo vino “eterno”, raccontato da un grande Maestro, in un luogo che sta scrivendo la storia, e in un contesto, qual è l’amicizia, che racchiude in se tutte le virtù.
Durante la degustazione ho avuto modo di fare alcune domande Fabrizio Maria Marzi, enologo dell’azienda Marchesi di Montalto. Ecco il resoconto:
Come nasce l’idea di dedicarsi solo al Riesling e al Pinot Noir?
Personalmente ritengo che Riesling e Pinot Nero sono tra i migliori vitigni al mondo. Se si aggiunge a questo che il nostro territorio fa di questi due vitigni, insieme alla Croatina, il suo biglietto da visita, allora ecco venire fuori la scelta. D’altronde non dimentichiamo che Montalto, insieme a Oliva Gessi, Calvignano, Mornico Losana, Rocca de’ Giorgi e altri comuni limitrofi rappresenta la Valle del Riesling Oltrepò, ovvero una zona naturalmente vocata alla produzione di questo vitigno.

img_5801Come si costruisce un vino “eterno”?
Direi che non si costruisce nel vero senso della parola. Esso è il frutto di scelte legate al terroir, portainnsesto, clone, e quant’altro risulti utile a trasferire al grappolo prima, ed al calice poi, per rendere un vino longevo ed integro nel tempo, sino a consentirgli l’appellativo di Eterno.

Quale futuro attende i vini dell’Oltrepò Pavese?
Questa è una domanda a cui dare una risposta risulta davvero difficile. Direi che solo il tempo conosce la risposta. Staremo a vedere…

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