Il simposio all’Oasis e i cavalieri della tavola quadrata
Pubblicato da admin il 20 Nov 2008
Questa volta il simposio si svolge in una condizione di maggiore comodità, non è una tavola rotonda ma quadrata (in realtà rettangolare), capeggiata non da Re Artù, Lancillotto e Ginevra bensì da Pino Savoia, Fabrizio Erbaggio e Francesca Martusciello (ovviamente senza riferimenti di nessun tipo), è una sistemazione molto più agevole in cui tutti riescono più o meno a guardarsi, quando una persona prende la parola si riesce a seguirla senza grosse difficoltà, si capiscono bene tutte le parole, e questo non è sempre un vantaggio. Scherzi a parte stiamo bene, un unico grande difetto, la sala ha una illuminazione tale che anche la Falanghina può essere scambiata per un Barolo, siamo andati avanti a naso (ed a gusto).
Parto subito col descrivere la prima cosa che più mi ha colpito… i primi due vini sono stati un Franciacorta Cabochon 2003 Monterossa ed uno Champagne Aubry Premiere Crù Rosè, ebbene, senza falsa modestia, tutti noi abbiamo, chi più chi meno, riconosciuto subito che nei calici fosse presente sia lo Chardonnay che il Pinot nero, l’unico errore “di massa” è stato l’inversione del francese con l’italiano e viceversa, vengo allora alla considerazione che nelle degustazioni alla cieca sempre più frequentemente finiamo per confondere le due scuole, allora delle due una: o siamo una banda di ciucci (cosa comunque significativamente probabile) oppure i due prodotti, quando si esprimono a grandi livelli, non sono poi così differenti fra loro, manifesto questa considerazione a Fabrizio Erbaggio che incredibilmente è d’accordo, ora o non ha capito o non mi ha riconosciuto nel buio. Vuoi vedere cioè che tutto sommato, tolte quelle 4-5 etichette francesi che non lasciano possibilità di confronto, siamo più o meno lì? Il simposio è bello perché apre discussioni a volte anche severe ma quando si degusta senza conoscere quel che si ha nel bicchiere accadono di questi strani fenomeni e questo vale un viaggio tanto lungo ed una giornata totalmente dedicata.
Queste due meraviglie si abbinavano magnificamente con le prime due portate: carpaccio di vitellone Bianco agli agrumi, caciocavallo e fior di sale affumicato e zeppola di patate e baccalà su crema di pomodoro e olio al sedano; La purea di farina gialla con porcini disidratati e tartufo nero di Bagnoli Irpino
Dico adesso una cosa che vale un po’ in generale ed è il mio personale (e per questo forse inutile) parere sulla cucina dell’Oasis: è molto differente da tutte quelle finora visitate, robusta ed insieme raffinata, con rivisitazioni contenute di piatti fortemente tradizionali, i gusti sono decisi ma comunque dotati di eleganza e delicatezza. Non sono di questo campo ma credo questo dipenda per lo più dalla grande attenzione alle materie prime utilizzate, credo sia proprio qui la chiave del successo di questa rinomata struttura di Vallesaccarda.
A questo punto è il momento di Michela Guadagno, chi non partecipa al simposio non può sapere che si è creata una piacevole consuetudine, Michela mette in versi la “giornata” e ci delizia con il suo lavoro tra una pietanza e un’altra… anche questa volta accade l’evento e siamo tutti zitti zitti ad ascoltare, ma ahimè, Michela questa volta ci spiazza, nessuno ci capisce un gran ché, tutti hanno la stessa espressione sul viso: “ma che avrà voluto dire?”, mah!? Viva il Dolce Stil “Vecchio” della Guadagno… te li dedico io dei versi (sempre con tono scherzoso, si intende)
dico all’anima tua vera
torna ad essere leggera








