Una storiella del cappero
Pubblicato da aisnapoli il 02 Set 2010
Di Franco De Luca
È più forte di me, non ce la faccio… avevo deciso, dopo una primavera intensa, di staccarmi per un po’ dal mondo del vino, di rifugiarmi in un’isola semideserta per non pensare più a ciò che aveva quasi esclusivamente colonizzato la mia mente per diversi mesi. Avevo scelto le isole Tremiti per trascorrere una vacanza all’insegna del mare e del relax, in vista di un ottobre rosso che si profilava sia all’università che nell’AIS. Avevo insomma, come si suol dire, provato a “staccare la spina” per un po’ di tempo ma già dal primo giorno di vacanza in uno dei due market di San Domino la mia attenzione è stata rapita da una curiosa frase: “solo qui si vendono gli autentici capperi delle Tremiti”. Gli autentici? Che vuol dire, che esistono anche quelli falsi? E dove li fanno, nella Duchesca? E che hanno di particolare i capperi delle Tremiti per giustificare l’esistenza anche di quelli “pezzotti”? Lentamente ha cominciato a venir fuori il carabiniere che è in me ed è iniziata la mia indagine sotto al sole.
Pare che i capperi delle tremiti esistano davvero ma in quantità tanto modeste da non poter soddisfare l’incessante richiesta dei vacanzieri “ben informati”… allora ho cercato una talpa, qualcuno che potesse fare un po’ di luce su questo mistero estivo, questo giallo da ombrellone. Tanino è il finto nome del mio informatore, uno cuoco eccellente di cui non posso dire di più per rispettare la sua riservatezza. Tanino, dopo alcuni giorni, quando avevo ormai conquistato la sua fiducia, mi ha detto: “la maggior parte dei capperi spacciati per tremitani in realtà provengono da Rodi Garganico e sono come tutti i capperi del mondo”, poi si è avvicinato con aria di complicità e mi ha fatto: “i veri capperi delle Tremiti li tiene solo Felicella”. A queste parole le mie gambe hanno preso a tremare, i tremitani residenti ne saranno si e no una settantina, quante Felicella possono esserci? Io d’altra parte alloggiavo proprio presso la pensione “Felicella”, vuoi vedere che mi è capitata un’inaspettata botta di… fortuna? Il giorno dopo ho atteso la donna senza scendere al mare, facevo finta di niente, lei ha sui sessant’anni ed è una donna molto gentile, troppo gentile per non essere anche collaborativa, leggevo il giornale sul terrazzino con fare indifferente… quando è arrivata per un po’ abbiamo parlato del più e del meno, poi le ho chiesto a bruciapelo “Felicella, cosa è questa storia del cappero”. Lei si è bloccata mentre infilava il cuscino nella federa, ha guardato fisso in avanti e senza voltare lo sguardo mi ha risposto: “chi ve lo ha detto?”, “non importa” le ho fatto io risoluto come poche volte nella mia vita, “li devo assolutamente provare!”. Felicella mi ha così raccontato tutto per poi regalarmene un vasetto. Ecco una classica storia italiana, una “storia del cappero”, appunto. Continue Reading »













nuove radici e generando dei “tronchi” paralleli e delle meravigliose gallerie vegetali (sono presenti in realtà in tutto il sud, tra gli esemplari più belli ricordiamo quello nel duomo di Monreale ed il plurisecolare dell’orto botanico di Palermo (foto), uno di età più giovane vegeta presso i giardini del Palazzo Reale a Napoli). Inoltre abbiamo, tra la flora edibile, che a noi più interessa, i fichi d’India di Capo Vaticano, la cipolla di Tropea, la patata di Mesiano, il porcino nero di Arena e di Dasà e gli spettacolari legumi di Caria.