Archivio della categoria: Zibaldone:Spunti, racconti e riflessioni enoiche e non

“Profumo di vino di Falerno” una piacevole sorpresa.

Pubblicato da aisnapoli il 03 Set 2010

Di Anna Ruggiero e Mimmo Gagliardi
In occasione della festa “Profumo di vino Falerno” l’ultima domenica di agosto ci siamo recati a Falciano del Massico (CE) per degustare questo splendido e discusso vino campano.Sulle controversie “legislative”, “organolettiche” e “territoriali” del vino Falerno preferiamo non parlare e dedicarci al resoconto della nostra domenica pomeriggio.Falciano del Massico è una antica località in provincia di Caserta situata ai piedi del monte Massico.Nel territorio cittadino vi è anche “Il lago di Falciano”, antico bacino balzato agli onori della cronaca per il presunto avvistamento di un pericoloso coccodrillo nelle sue acque. Inutile dire che durante la nostra breve visita al lago, che abbiamo trovato affascinante seppur constatando la trascuratezza dell’area pic-nic, non abbiamo avvistato alcun coccodrillo ma un’infinità di insetti tra cui si distinguevano, per la loro particolare ferocia ed accanimento, le zanzare.Ma la nostra visita era dedicata anche a conoscere una delle locali aziende vinicole, la “Cantine Papa”.Gennaro Papa ed il figlio Antonio erano nel pieno dell’allestimento del gazebo per la serata, ma ci hanno accolto amichevolmente e, con estrema disponibilità, ci hanno illustrato la loro attività, gli inizi, la tradizione di famiglia e gli obiettivi futuri. Antonio Papa è un giovane 32 che da più di 10 anni si dedica alla crescita dell’azienda e della tradizione del Falerno. Ci ha illustrato le origini di questo prodotto, le sue principali caratteristiche organolettiche, le tecniche di allevamento, il mercato e il legame storico e culturale con il territorio. Ascoltarlo è stata davvero interessante. Contenti del nuovo bagaglio di informazioni che Gennaro e Antonio Papa ci hanno gentilmente concesso, li abbiamo lasciati ai preparativi della festa e abbiamo cominciato a curiosare in Piazza Limata e Corso Oriente, dove si stavano organizzando i banchi di assaggio dei vini e dei prodotti tipici ed i banchi di vendita dell’artigianato locale. Al centro della piazza ci incuriosiscono due portoni aperti, sui due lati opposti della strada.Scegliamo di andare a vedere cosa succede nel primo, dove molte donne si affaccendavano intorno a pentoloni e tavoli. Sembrava di essere a casa di amici mentre si prepara il pranzo per tutti.La scena che si presenta ai nostri occhi è commovente: una miriade di pizze fritte in preparazione.Mentre un gruppo di donne stende la pasta sul tavolo, un altro gruppo provvede alla loro frittura.Una delle massaie ci illustra che la pasta è un normalissimo impasto di farina, lievito e sale, che una volta cotto potrà essere condito o solo con sale come una focaccia, oppure con insalata di pomodorini, tipo pizza, oppure, ancora, con zucchero come le classiche frittelle.Salutiamo la signora, ma non prima di aver prenotato due pizze al pomodoro da consumare all’apertura della festa e attraversiamo la strada.

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Barbera del Sannio…Nice to Meet You

Pubblicato da aisnapoli il 31 Ago 2010

 Di Karen Phillips

Così mi son seduta lì, una sera di venerdi. Circondata da alti pilastri rivestiti di maiolica. Pilastri che orgogliosamente mostravano le uve autoctone della regione Campania, Falanghina, Aglianico, Piedirosso …

Sopra di me, un pergolato molto verde, ricco di grappoli pesanti con le uve quasi pronte per il raccolto in autunno.

E di fronte a me … cinque bicchieri. Cinque bicchieri di vino pronti per Il Palio della Barbera Contadina, una degustazione di vino dedicata alla Barbera del Sannio. Cinque bicchieri pronti per cinque vini di piccoli produttori locali. Ero pronta per gustare la vera “roba locale”. Vino fatto da i contandini di Castelvenere: Mario Verrillo, Anna Verrillo, Salvatore Romanelli, Barbato Romanelli and Filippo Simone.

Luciano Pignataro (Luciano Pigataro Wine Blog, Vino Slow Food Campania), Mauro Erro, (enotecario, Il Viandante bevitore), e Pasquale Carlo (presidente Pro Loco Castelvenere) ci ha guidato attraverso questa degustazione casual e rilassata.Mentre i vini sono stati versati, non ho potuto fare a meno di notare il colore rosso rubino scuro. Un rosso così profondo, quasi ipnotico, che ti invita a prendere il bicchiere e lentamente portarlo al naso …. Così ho fatto.

Ed è stato accolto da un’ esplosione di aromi gradevoli … frutta, spezie, chinotto. Questo profumo, in quattro su cinque dei bicchieri è stato estremamente piacevole, accogliente. Ma forse un po’ ingannevole…é arrivato il momento di gustare.

Il Barbera del Sannio non è dolce come i profumi possono portare a credere. I vini che abbiamo provato erano asciutti, armoniosi, con quasi nessuna traccia di tannini. Sono facili da bere, facili da godere.

Abbiamo discusso su come è possibile abbinare questo vino. Ho ascoltato e concordato su come questo sarebbe perfetto con una lasagna, pasta e fagioli, o parmagiana di melanzana. I piatti che richiedono un rosso, ma non desiderano l’Aglianico, sia Taurasis che Falerno, che possono essere troppo potenti. Anche il pesce avrebbe il piacere di sposarsi con questo vino. I tannini morbidi lo avrebbero abbracciato e non sopraffatto.

Questa degustazione tenutasi nel chiostro di Piazza Municipio è stata interessante e molto formativa. Una degustazione che mi ha fatto vedere un altro lato della Campania. Una degustazione che mi ha lasciato con la curiosità di saperne di più sulle origini di questo vitigno, il suo processo di vinificazione, e con la voglia di una passeggiata attraverso i vigneti …

Una degustazione che mi ha introdotto al Barbera del Sannio.

Piacere di conoscerti.

E non vedo l’ora di vederlo di nuovo

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Big Wines from the “Little Guys”

Pubblicato da aisnapoli il 29 Ago 2010

Di Karen Phillips

Una serata rilassante, tranquilla . Fresca con un leggerissimo vento. Un’altra sera in Campania …un altro wine festival … un’altra occasione per assaggiare vini sotto le stelle. Questa volta c’era Castelvenere a Benevento. Questa volta c’era Grandi Vini da Piccole Vigne, una festa del vino per celebrare i piccoli prodottori. Tutto casual e informale … una piccola piazza in un piccolo paese in provincia di Benevento … delle tavole semplici, tovaglie gialle, sedie da giardino di plastica bianca … quasi come se si fosse sul vostro balcone, il vostro giardino, la vostra terrazza.
Un’occasione per sedersi, provare i vini da alcuni dei top “piccoli” produttori dal Sud Italia.

Azienda Agricola Ciro Picariello - Capriglia Irpina (Avellino) … Cantina Contrada Salandra - Pozzuoli (Napoli) … Azienda Agricola La Sibilla - Bacoli (Napoli) … Cantina Bambinuto - Santa Paolina (Avellino) … Cantine Luigi Tecce - Paternopoli (Avellino) … Azienda Agricola Salvatore Magnoni - Rutino (Salerno) … Nanni Cope - Vitulazio (Caserta) … A Vigna di Vita De Franco - Cirò Marina (Crotone) … Azienda Agricola Bonavita - Faro Superiore (Messina …) … Azienda Agricola Gennaro Papa - Falciano del Massico (Caserta) … Cantina dei Monaci - Santa Paolina (Avellino …) … Cantina del Barone - Cesinali (Avellino) Azienda Agricola Petrera … Pasquale - Fatalone - Gioia del Colle (Bari) … Tenute del Fasanella - Sant ‘ Angelo a Fasanella (Salerno).

Un’occasione per ascoltare le loro idee, le loro storie, le loro sfide … per sedere con loro … ridere con loro … dialogare, scambiare, ascoltare e imparare. Un evento che è stato sicuramente un punto culminante della mia estate …

Un evento che era assolutamente da non mancare…

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A Stroll with Donpasta - Gastrophilosopher

Pubblicato da aisnapoli il 29 Ago 2010

Di Karen Phillips

Ho scoperto una nuova filosofia, l’altro giorno. La gastrofilosofia. Il mio maestro? Il suo nome è Daniele. Daniele De Michele … ma molte persone lo conoscono come Donpasta. (Un amico dell’Ais Napoli…qui, ndr)

Donpasta-poeta, cuoco, narratore, gastrofilosofo.

Ho incontrato Don Pasta la scorsa settimana. E ’stata la nostra simpatica guida per le strade di Ariano Irpino, per Folkintour.

Una filosofia che ci ha portato a una passeggiata,. Ci siamo fermati qui e lì per imparare un po’ di storia e cultura attraverso gli occhi e le parole di Donpasta. Dal cortile di un castello normanno, il racconto con il ci ha convinto che Bob Dylan è pugliese … Da una scala di un palazzo antico, la leggenda del perché la rucola ha un sapore amaro … e dalla finestra del municipio di Ariano, l’origine della Ulysess. Tutti divertenti, e Lui divertente, e molto molto creativo.

Il nostro viaggio ci ha portato vicino ad un palco nella piazzetta del paese. E ‘qui dove Donpasta ha messo in moto il suo show. Uno spettacolo dove ha condiviso con noi le sue radici pugliesi attraverso storie, racconti e ricette. Al suo fianco il cantautore Luca Morino. Abbiamo davvero avuto modo di conoscerlo in profondità attraverso una delle ricette della sua infanzia, le melanzane alla parmagiana della nonna. Ha parlato di questa ricetta particolare, con la mortadella e polpette di carne, mentre un video scandiva la preparazione della ricetta per ogni delizioso passo. Ci ha parlato dei suoi ricordi di Ferragosto, delle domeniche a casa della nonna, gli enormi pranzi. I pranzi in cui è stato invitato e tutti ma proprio tutti hanno partecipato. Come fondamentalmente una comunità si è ritrovata attorno a questo piatto semplice ma complesso … Un piatto di cui si potrebbe discutere essere per ore, quanti e quali ingredienti, se utilizzare le uova e la farina
quando si frigge o no, etc, etc. Incuriosiva la storia delle mortadella e delle polpette.

Mentre parlava, io credo fermamente che molti di noi tra la folla abbia ripensato alle nostre personali storie di incontri di famiglia, di pasti che sanno unire le persone, di pasti, dove, come accadeva tutto quello diceva Don Pasta…

30 invitati, ognuno di questi invitati pensa che DEVE Cucinare per 30. Il gioco è fatto:30 per 30 fa 900 persone che possono mangiare questi pasti …
Pranzo dove tassativamente non si può lasciare nulla nel piatto … dove ti viene detto di mangiare, sei troppo magra …

Ha parlato con noi, abbiamo ascoltato … ha cucinato, abbiamo assaggiato … ha trasmesso la sua gastrofilosofia, abbiamo assorbito, riflettuto, e pensato a quello che aveva da dire.

Penso che questo sia quello che voleva …

Donpasta e il suo “Cook and Roll Circus” è sicuramente una da non perdere …

www.donpasta.com

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Vineyard Hopping Jr - Sorbo Serpico (Av) - Feudi Di San Gregorio

Pubblicato da aisnapoli il 17 Ago 2010

Di Karen Phillips

Fate quello che volete!

Queste furono le parole di Cinzia del marketing di Feudi di San Gregorio ad un gruppo di bambini durante la visita di giovedi scorso.

E perche’ no? Era il loro giorno.

Una giornata a correre tra i vigneti, se è questo che volete … un giorno ad accarezzare un pony bello nero … se è questo quello che vuoi. .. Una giornata a disegnare e colorare la vostra etichetta per una bottiglia di Fiano di Avellino … se è questo quello che vuoi.

Ma ancora più importante, un giorno per essere fuori, all’aria aperta, immersi nella natura. Godendo una splendida vegetazione dei vigneti,il bellissimo panorama del paesaggio collinare intorno Sorbo Serpico …. Una giornata per conoscere l’uva, le vite, il vino e l’opera straordinaria che le persone che lavorano la terra compiono ogni giorno … Seduti sul prato, accanto alla vite, con un uomo che conosce bene questa terra …Pierpaolo Sirch, amministratore delegato di Feudi

Godendo una merenda preparata appositamente per i bambini da Marennà: un panino con la ricotta e burro di arachidi, una frittata con le patate, un panino con la marmellata d’arance fatta in casa e delle mele croccanti. Spremute di frutta per soddisfare la nostra sete a portata di mano.

Alla fine della nostra visita, tornando a casa, ho riflettuto su una delle cose che Pierpaolo ha detto ai bambini.

Chi lavora in vigna, chi coltiva la vigna, chi coltiva le piante lo fanno per tutti noi … perchè un giorno possiamo svegliarci e vivere in questo paesaggio … in questo territorio che è il nostro giardino … “

E che bello …

Feudi di San Gregorio e Marennà
Località Cerza Grossa
Sorbo Serpico 83.050 (Av) 0825 986683 info@feudi.it

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Vineyard Hopping - Prignano Cilento - Viticoltori De Conciliis

Pubblicato da aisnapoli il 10 Ago 2010

Di Karen Phillips (testo e foto)
Un caldo martedì mattina di agosto. Cilento-provincia di Salerno . Prendo un caffè con Bruno De Conciliis in un bar di Torchia, a soli 5 minuti di auto dalla sua cantina, Viticoltori De Conciliis. Stiamo per iniziare la mia Vineyard Hopping, edizione Cilento. Bruno ha fatto cominciare il nostro tour da una chiesa in cima ad una collina, da dove ho potuto ammirare i diversi vigneti di famiglia. Sotto l’ombra di un albero di Tiglio enorme, ho visto come i suoi vigneti sono sparsi in tutto il territorio. E da questo punto e per tutta la nostra visita ai vigneti, ho provato ad immaginare cosa significasse essere un grappolo nelle mani di De Conciliis.

Se io fossi una uva di Aglianico, mi troverei in diversi vigneti di Bruno. Coccolata nelle braccia di una catena di montagne … godendo il verde .. gli ulivi … il mare … io potrei avere la mia casa a fianco di una villa abbandonata nel suo più antico vigneto (impiantata nel 1979). Le miei radici andrebbero giù in profondità in un terreno compatto e argilloso con quarzo luccicante. Sabbioso … limoso … potente. O forse in un vigneto noto come Destre dove il sole tramonta lentamente intorno le 16.30-17.00 del pomeriggio. Qui potrei maturare molto lentamente. Potrei essere in un qualsiasi punto all’interno di una posizione di 180 ° che abbraccia la collina con esposizione nord. Potrei anche trovarmi nei dintorni di Agropoli … vicino al mare, dove l’aria è fresca, salato, e ventilato. Mi abbronzerei più velocemente qui che in qualsiasi altro luogo, a causa della mia posizione … praticamente a livello del mare con una esposizione ovest.

De Conciliis potrebbe scegliere me uno dei vini che produce utilizzando Aglianico. Potrei essere raccolto a metà agosto per diventare Selim, un brut spumante, il primo spumante fatto con l’Aglianico in Campania. O forse Donnaluna Aglianico DOC, dove, dopo la vinificazione in acciaio inox, riposerò circa 1 anno in un tonneau. Forse Naima IGT – un vino di grande eleganza. Un rosso pieno di potenza e di struttura. Macerazione 20 giorni in acciaio inox prima di sostare in una barrique (di età da 4-10 anni), poi in una botte più grande. Tornerò in acciaio inox per sei mesi prima di trovare il mio posto in bottiglia per altri 6. Forse una Naima Riserva -1 anno in acciaio inox, 2 anni in barrique e poi altri 18 mesi in botte grande, prima di andare in una bottiglia formato magnum. Potrei anche essere scelto per una delle ’sperimentazioni’ di De Conciliis nella sua Fabbrica dei Mostri come chiama la affettuosamente. Potrei diventare Lato Scuro / Dark Side dove fermento con Fiano per ammorbidire i miei tannini un po’ con un tocco di fragranza fruttata.

Fiano … Se fossi Fiano, anche io, avrei a disposizione tanti vigneti da chiamare casa. La mia vigna preferita, però, sarebbe Destre. Per la sua composizione del terreno e la sua esposizione al sole. E’ la migliore che De Conciliis ha per prosperare. E’ qui dove sviluppo le caratteristiche per diventare un elegante Donnaluna Fiano DOC, grintoso (come la brochure mi descrive), ma gentile. Essere raccolto alla fine di agosto e trascorrere otto mesi in acciaio inox prima di andare in bottiglia. Perella IGT è un’altra opzione per me, ma avrei bisogno di 12 mesi in acciaio inox o 12 mesi in botte grande prima di attendere un altro anno in bottiglia. Oppure Antece IGT … sarebbe bello. A fermentare con le bucce, e poi 2 anni in botte di rovere francese … 12 mesi in bottiglia.
Qualunque sia la vite o l’uva, Bruno mi lascierà fare in pace il mio lavoro … Da solo in vigna, dove io farò il mio meglio nel sopportare condizioni climatiche difficili come la mancanza di pioggia la grandine. Cercherò di respingere malattie da solo dato che non sono toccato da prodotti chimici. Rimarro’ da solo in cantina … Bruno non aggiunge lievito, acqua o qualsiasi altra cosa che possa modificare ciò che ho da condividere. Le barriques dove io riposo sarrano vecchie in modo che non sarò influenzato da aromi di vaniglia o di tostatura. Come un Aglianico, in alcuni casi, durante la mia maturazione, posso anche arrivare fino a un contenuto alcolico del 17%. Non sarò filtrato … avrò sedimenti nel mio vino che alcuni consumatori potrebbero non capire. Sarò diverso anno dopo anno. Questo può rendere difficile il ‘marketing’, sono difficile da descrivere … Ma questa è la filosofia di De Conciliis. Lasciate che il vino sia a raccontare la sua storia. Se l’anno scorso era fresco, il vino ha un gusto fruttato … più asciutto, di meno. Il lievito naturale farà ciò che ha da fare e sarà diverso ogni anno. Questo non è un mondo di vino dove tutti sono ‘alti, magri e biondi’. No.

Mi piaceva la mia giornata con Bruno e una parte della squadra De Conciliis (Giovanni, Paola, e Antonio). Discutere di vino durante un pranzo a base di mozzarella fresca, pomodori e zucchine. Mi piaceva la mia visita a una cantina con una filosofia che è diversa da alcune cantine che ho visitato in precedenza. E io sono curioso di vedere uno dei prossimi ‘esperimenti’ di Bruno… un vigneto a 700 m sul livello del mare, dove si pianterà Fiano, Greco e Malvasia senza trattori … solo asini e cavalli … Ma questa è un’altra storia per un’altra volta.

Viticoltori De Conciliis
Località Querce, 1
84060 Prignano Cilento (Sa)
0974 831090 0974 831334

Testo in inglese
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Vineyard Hopping - Lapio - Rocca Del Principe

Pubblicato da aisnapoli il 08 Ago 2010

Di Karen Phillips (testo e foto)

June 5 2010, close to noon, I entered Lapio (Av) for the first time. I was with a group of journalists and bloggers on a wine bus headed by Paolo De Cristofaro (Gambero Rosso). I remember that morning…we weren’t there long, but I got a glimpse of a territory that I knew that I wanted to come back and investigate further.

Lapio…a town in the Avellino province in the shadow of Mount Tore.

Lapio…known for dishes such as “i fusilli ed i mogliatielli”, “a pizza e menesta , a menesta ‘mmaritata”,”fagioli con le cotiche” “pizze chiene”, “taralli.

Lapio…home of Fiano di Avellino, Ercole Zarrella and Rocca del Principe.

Rocca del Principe is a young winery that has been around since 2004. Before that though, Ercole’s father and grandfather grew grapes,sold them to wineries, as well as made wine for themselves. Their badge of honor is their Fiano di Avellino DOCG; in fact they have been awarded the prestigious Gambero Rosso’s Tre Bicchiere award in 2007 and 2008 and are awaiting word for their 2009 offering.

I was curious to see what it is about this area, 500-600 m above sea level that has become Fiano’s backyard. Ercole explained that this area has always been an area where Fiano was planted, even back in the Filangieri period. Fiano, however, was used to make a different type of wine than the one we are used to today. The wine was a sweet sparkling wine that the farmers made for themselves. In the late 1970s, however, with the grande influence of Mastroberardino, Fiano was reborn as the dry white we are familiar with today. (DOC classification in 1978, DOCG in 2003).

Rocca del Principe has 5 vineyards that add up to a total of about 5 hectares. Each vineyard is different, has its own character, and has its own story to tell. One of my lessons during the 1st level Sommelier course was that there are three factors that play an important role in the vineyard; altitude, the soil composition, and the exposure to the sun. And as we drove around to visit Rocca del Principe’s vineyards, Ercole showed me how true that is…

Our first stop was to observe his vineyard near the cantina. 600m above sea level. A vineyard that was planted in 1999 and doesn’t produce as much in respect to his other vineyards. The soil here is very argillaceous, clayey. Sun exposure-west. The weather this year, periods of rain and then sun, did not cause the soil to crack as can often happen with this type of terrain. As you continue to walk down through the vineyard, the soil changes; silt and sand start to take over…continue…continue and it becomes sandy with traces of clay about 60-70 cm down.

The next vineyard was nearby, here I could see up close how the soil changed, became looser, more fertile as we walked between the rows of vines. I noticed differences on the vines as well. An increasing quantity of bunches.

Another vineyard… sun exposure to the south-east this time. Very clayey soil and a lot of sun. A vineyard of this type, in a season with little rain, will produce a wine that will be ‘ready to drink’ but will not have a long longevity due to a low level of acidity. A season of balanced weather? This vineyard will do just fine, thank you.

Another stop…their oldest vineyard, planted in 1990. Ercole told me that this was his least productive vineyard but the most interesting. Sun exposure-north. The soil contains silt, sand, and a small quantity of clay. Nearby, new vines had been planted as well as an area cleared to add more.

Up until now, Ercole had shown me vineyards that used the guyot training system. Our last stop was a vineyard that uses the raggiera or raggi system. Subito, instantly I noticed that the grapes growing here were further along in development. Here the soil is richer, more fertile, and the air is fresher. We walked past fig, apple, walnut and cherry trees. Nature was in full form as we picked plums of the tree. We enjoyed their sweetness as Ercole told me stories of his childhood as well as plans for the future.

The next obvious stop was the cantina. Here I discovered that Rocca del Principe has plans to produce Taurasi with aglianico grapes acquired from vineyards in Montemarano (for the 2007 vintage) and Montemarano and Taurasi (2008 and 2009). From the botte, we had a taste of a Taurasi that will not be available until 2011. Next, a taste of their 2009 Fiano that was still in the stainless steel vat, ready to be filtered, almost ready for the bottle. It would be the second bottling of their 2009 vintage.

Ercole, at this point, expressed his point of view on Fiano. It is a wine that needs time. He had bottled their 2009 in June but he strongly believes for the 2010 vintage, he will wait until September of 2011. Choices that I have heard often from many white wine producers…patience…good things come to those who wait.

A final note…for the new label this year, Ercole choose a painting entitled The Garden of the Hesperides by Frederic Lord Leighton (1830 - 1896). It is based on a Greek myth where the three ladies, the Hesperides, are guardians under the tree that produces golden apples. Ercole told me the tree represents his vineyards. The Hesperides represent Ercole’s three daughters. And Ercole? Hercules, of course…

Rocca de Principe Via Arianiello, 9
83030 Lapio (Av) 0825 982435 auerelia65@tele2.it

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Piccoli Assaggi from Piccoli Producers-Taurasi’s Mercati al Borgo

Pubblicato da aisnapoli il 05 Ago 2010

 You don’t have to be big to make a big impression…

Sometimes it’s good to be small.

This past weekend, Mercati al Borgo in Taurasi presented a smattering of piccolo wine producers spread throughout Taurasi’s centro storico. Ready to talk about their wines to whoever was willing to listen.

I was.

I had the time to perform a visual examination of my aglianico…version Taurasi, Taurasi reserve or base. Dark ruby red color

I was able to inhale and enjoy the aromas that an aglianico has to share—spices, red fruits,

Then taste…not gulp down…but really taste the wine. Enjoy the tannins, or not. Enjoy its balance, its smoothness, or maybe not.

But more importantly…take advantage of an opportunity that one does not get every day. Talk with the producer. Express opinions, ideas, and my thoughts about the wines. Ask questions about anything and everything from location of the vineyard to the vinification process.

Have them explain, for example, as Luigi Tecce did. His harvest date for 2006; 27 November. The incredible amount of rain in August followed by great if not unusually hot weather in September and October that caused him to make that crucial decision. 2007 instead…a very dry year in respect to 2006. His vineyards, with 85 year old vines, are located 500 meters above sea level where the soil is rich in calcium and contains a noticeable quantity of clay and sand.

Antonio Latorella…one of the first wineries in the town of Taurasi….

Elmi, a young winery who decided to make and bottle their own wines after generations of growing and selling grapes to other producers…

And many, many other stories that I would like to save for future vineyard hopping blogs…

My friends and I had the privilege to try the following wines from the following wineries:

Luigi Tecce- Poliphemo Taurasi DOCG 2006

GMG- Taurasi Riserva DOCG 1999

Elmi – Campi Taurasini DOC and Taurasi DOCG 2006

Cantine Guastaferro- Rosso Dell’Angelo Aglianico IGT 2005

Azienda Agricola La Torella- Taurasi DOCG 2005

Cantine Lonardo- Aglianico DOCG 2005

I walked away that day with an appreciation for the passion, the enthusiasm and the drive that these piccoli producers have. In fact, I don’t consider them as piccolo. I see a grande desire for their territory, their wines, and their story. And that is what it’s all about….

Taurasi will repeat this event in September and October…stay tuned to the blog for the dates…

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Dinner Da Enzo Coccia-Pizzaria La Notizia

Pubblicato da aisnapoli il 26 Lug 2010

Di Karen Phillips (testo e foto)

There has to be something special about a place where people will wait up to an hour outside on a hot Tuesday Naples evening for a pizza. I mean, in Naples, it is not hard to find a pizzeria…BUT if your intention is to have a pizza at one of the best places in town, you will join the crowd of pizza lovers and patiently wait your turn. The place? Pizzaria La Notizia with maestro pizzaiolo, Enzo Coccia. Enzo is known throughout Italy and the world as one of the best.

Eating at La Notizia is almost as if you have been invited to Enzo’s home…his dining room…his kitchen. I got that impression instantly when he saw me from the window, waved, came out and greeted not only me, but the rest of his customers, his friends, who were waiting outside. A few minutes later, Alessio Rotondo, one of La Notizia’s waiters, came out with pizza slices for everyone. A snack while we waited…al bianco with salami and pepper…

Inside…we took our place in a small dining area with a perfect view of Enzo, his team, and the pizza oven. Reading the menu was like reading a guide to the best products in Campania…Enzo chooses his products carefully. There are three categories of pizza on the menu…1) Classic which includes your marinara, margherita (tomatoes and fior di latte), 4 seasons, 4 cheeses, etc…2) Traditional such as the Pizza Romana DOP (San Marzano tomatoes DOP, mozzarella di buffalo campana DOP, olio extra virgin DOP, grated pecorino cheese, anchovies, oregano, and capers and 3) Creative such as La Notizia (tomatoes, provola di buffalo and mushrooms)

We tried two pizzas; Margherita DOP (San Marzano tomatoes DOP, provola di buffalo DOP, olio extra vergine DOP) and Enzo (provola, tomatoes, buffalo ricotta, and rucola). Both delicious and both a testimony to what quality products can do in the hands of a maestro. From the fresh grated pecorino on top to the light tasty crust on the bottom this is what Naples pizza is all about.

As we ate, I watched Enzo work the room. Making the pizzas, delivering them…back to the oven, stopping to chat with everyone, setting tables, clearing tables…I wondered where he gets the energy! Enzo, fresh from a major pizza event in Benevento. Enzo, who will soon be going to New York to help inaugurate Donatella Arpaia’s new restaurant Donatella…The same man who runs a pizza consulting business, trains pizza makers from all over the world…I could go on…

Eating here, I soon felt like part of an extended family. The place seats 28 and we are quite close together so often I found myself admiring pizzas at nearby tables while enjoying mine. Almost time to go, but we had to try the saltimbocca with nutella…

On the inside of the menu, Enzo gives a message to his clients ‘Da sempre la pizza napolitana viene preperata semplicemente…con acqua, sale, farina di lievito (o’ criscito). Il segreto è un pizzico d’amore, nulla di meno nulla di più’. Translation: Neapolitan pizza has always been prepared simply…with water, salt, flour, and yeast. The secret is a pinch of love, nothing more, nothing less.

Well said, Enzo…

Pizzaria La Notizia

Via Caravaggio 53/55 Naples, Italy

081 714 2155

http://www.enzococcia.it/

http://www.pizzaconsulting.it/
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L’amico ritrovato: il Carciofo Bianco di Pertosa

Pubblicato da aisnapoli il 22 Lug 2010

Di Franco De Lucacarciofo-bianco.jpg Una delle prime cose che vengono insegnate ai corsi AIS è che il carciofo è uno dei peggiori nemici del vino. Come il gelato che “gela” le papille gustative, il cioccolato fondente il cui aroma rimane circa un mesetto nella nostra bocca, anche  questo nobile ortaggio viene classificato senza pietà nell’elenco dei cattivi. Tra le più gravi conseguenze vi è quella che i giovani corsisti poi vanno nei grandi ristoranti a correggere i sommelier quando i piatti da loro proposti presentano preparati a base di carciofo. Ma per fortuna molti sommelier professionisti hanno imparato a mantenere la calma.

In realtà la storia dell’amaro rappresenta un colossale luogo comune solo in parte veritiero. La verità indiscutibile è che il carciofo ha una spiccata tendenza amarognola, ma è verità anche che questo non ha mai rappresentato un problema gastronomico insormontabile.

Cominciamo a capire da dove proviene questo amaro. Tra gli ortaggi il carciofo è uno di quelli che contiene maggiore quantità di polifenoli, in particolare tannini, ed in questo senso è secondo forse solo agli spinaci. Questo aspetto  è denunciato anche dalla colorazione violacea che in alcune tipologie, vedi il violetto di toscana,  è evidente sin dai primi stadi di maturazione. Oltre a quanto detto bisogna anche segnalare in quest’ortaggio la presenza di “chitina”, polisaccaride noto per essere il costituente principale dell’esoscheletro degli insetti e presente nel mondo vegetale nei funghi e nelle tipologie erbacee che hanno consistenza coriacea o presenza di spine. Anche la chitina da il suo contributo alla sensazione di amaro. Diciamo quindi che l’amaro c’è e che in effetti è un reale problema per l’abbinamento col vino, tuttavia questo problema può rappresentare un vero limite soprattutto nel consumo a crudo o in relazione a preparazioni comunque estremamente elementari. Il problema quindi può essere risolto operando sagge manipolazioni tra i fornelli. Questo può avvenire in tanti modi differenti, a cominciare dai sistemi di cottura. La frittura, per esempio, è stato uno dei primi strumenti  utilizzato per attenuare l’amaro di alcuni alimenti, sappiamo bene infatti quanto essa aumenti la sensazione di tendenza dolce in particolare degli ortaggi fino al punto di renderne poi necessaria la salatura. Diciamo per concludere che uno chef conosce mille modi per riequilibrare un preparato a base di carciofi in modo da renderlo maggiormente equilibrato e più facilmente abbinabile ad un vino e conservandone, allo  stesso tempo, le peculiarità organolettiche. Ma a parte le osservazioni tecniche, bisogna anche considerare che esistono numerose specie di carciofi e che non tutti hanno tanto spiccata la tendenza amarognola.  Le tipologie più prelibate sono quelle che presentano un buon rapporto dolce/amaro e questi sono gli “spinosi di Sardegna”, gli “spinosi di Liguria”, il “Romanesco”, quello di “Paestum” ed altri, tutti facilmente reperibili sui mercati italiani, ce ne sono però anche di meno conosciuti nelle varie regioni del nostro paese che possono rappresentare delle vere e proprie sorprese. Tra questi  vi è l’ottimo “Carciofo Bianco di Pertosa”. Continue Reading »

Verso (al) SUD…

Pubblicato da aisnapoli il 16 Lug 2010

Di Vincenzo Pizza

Martedì 6 luglio, cena di fine corso per gli aspiranti sommelier del II livello del Ramada capitanati dal delegato Tommaso Luongo. Il luogo: il piccolo e grazioso ristorante Sud a Quarto di Napoli.Un locale accogliente, sobrio ed elegante, un misurato stile minimale nell’arredamento, un bel tovagliato, personale di servizio garbato e discreto.Ad accoglierci all’ingresso la giovane chef Marianna Vitale, viso affilato sul quale subito sboccia un sorriso veritiero, come i sapori che crea.Il menù degustazione: si parte con un aperitivo di benvenuto. Per poi a seguire due antipasti: Stratificazione di Fresella, Cous cous con polpo affogato su crema di melanzane e caciocavallo podolico. Due primi:Tagliolini ai due tartufi burro e buccia di limone, Linguine allo scammaro con gamberi rossi marinati al lime e menta. Il secondo: Agnello cacio uova e piselli: spalla d’agnello arrosto, su salsa di piselli, ricotta affumicata al ginepro e sale allo zolfo.E poi:Predessert.E il finale, Cremoso al caffè con zabaione alla liquirizia.Piatti squisiti anche se la vetta gustativa è stata raggiunta con i due antipasti, delicati e precisi. Sapori puliti, netti e ben equilibrati, ingredienti semplici e ben identificabili, piatti cucinati sapientemente e presentati con cura. Una cucina che guarda al futuro, moderna ed innovativa ma che al contempo esprime integra l’originalità del territorio. Una cucina lodevole insomma, se posso osare, direi una cucina che ha “una fantasia con i piedi per terra”, senza orpelli inutili o invenzioni fini a se stesse.Auguri allora alla giovane coppia Marianna Vitale e Pino Esposito.Nel tessere le meritate lodi della locanda, quasi dimenticavo l’oste, o meglio gli osti della serata, cioè i commensali che hanno scelto e portato le bottiglie di vino; a farla da padrona sono stati i bianchi con qualche rapida e vincente sortita tra i rossi. Sono stati versati al “Sud”: Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Verdicchio di Jesi, uno splendido bianco Chateau de Villars Fontaine, Agostinella vino omonimo del vitigno raro e quasi scomparso da cui nasce, Laforet un pinot noir della Borgogna, un Nobile di Montepulciano, e tanti (dicasi tanti) altri. Vi è stato anche un Barolo di Terre del Barolo lasciato –ahimè- non aperto. Le bottiglie, stappate due alla volta, hanno dato quel di più, che proprio il vino ha il compito di dare ad un pranzo e direi alla vita stessa. La seconda parte della serata è trascorsa lieve, nel salotto all’aperto del “Sud” tra chiacchiere e sigari toscani di differenti tipologie offerti dal delegato; per non farci mancare nulla abbiamo sorseggiato anche dell’ottimo rum, grappa 903 Barrique Bonaventura Maschio ed un cognac Remy Martin.Un brindisi conclusivo con le bollicine Canevel, fine Valdobbiadene Superiore di Cartizze. Una serata spensierata e lieta, di quelle che alleggeriscono il cuore.Un saluto a tutti i corsisti ed un ringraziamento particolare a Tommaso che ci ha accompagnati durante questi due livelli con la sua professionalità e con un pizzico di pazienza..A presto

Foto di Vincenzo Busiello

I bicchieri campani da non perdere

Pubblicato da aisnapoli il 16 Lug 2010

Di Phyllis De Stavola

dsc_5233.JPGAl Casolare Divino, l’agriturismo sito ad Alvignano in provincia di Caserta gestito dai fratelli Rino e Raffaele Tralice, il giorno 2 luglio 2010 ha avuto luogo l’evento di eno-cultura ‘Il bicchiere da non perdere’, giunto alla sua 9° edizione e targato Porto di Bacco. Nel corso della serata, i ‘bicchieri da non perdere’ prescelti sono stati otto vini DOC e IGT della provincia di Caserta che sono stati accompagnati da altrettanti piatti-degustazione preparati dalle abilissime mani della chef Maria Mone. Ogni vino è stato presentato direttamente dal produttore vitivinicolo che ne ha descritte le caratteristiche organolettiche e raccontato la storia partendo dai principali vitigni utilizzati. I produttori sono stati coadiuvati da sommelier professionisti nella conduzione delle degustazioni e dalla stessa chef Maria Mone che ha presentato i piatti in abbinamento. La qualità dei prodotti è stata esaltata dalla lodevole organizzazione e dalla presenza degli uomini e delle donne che concorrono in prima persona a creare e a rinnovare il ‘bello e il buono’ del ‘Made in Campania’

Il programma:
Asprinio Vestini Campagnano Terre del Volturno IGT (Asprinio 100%).
Peperoncini verdi ripieni di baccalà.

Silvaura Azienda Agricola RAO Podere Bell’Angelo Terre del Volturno IGT (Pallagrello bianco 100%).
Rotolo di frittatina ai fiori di zucca.

Consiglio di Volpe AA San Teodoro Galluccio Bianco DOC (Falanghina 100%).
Spiedino di calamaretti con pane alle erbe.

Falerno del Massico Bianco DOC Masseria Felicia (Falanghina 100%).
Ravioli capresi in salsa di pomodorini.

Pallagrello Bianco Terre del Volturno IGT (Pallagrello bianco 100%).
Sandwich di pollo al mirto.

Falerno del Massico Bianco DOC Terre dei Colapietro (Falanghina 100%).
Crespolina di verdure con mozzarella.

Rapicano Falerno del Massico DOC (Aglianico Taurasi 80%, Piedirosso 20%).
Fagotto di parmigiana.

Campantuono Falerno del Massico Primitivo DOC Cantine Papa (Primitivo 100%).
Rotolino di vitello.

La serata di degustazione è stata poi ulteriormente arricchita dalla presentazione di due oli prodotti in provincia di Caserta dalle aziende Monte della Torre e Crapareccia., descritti direttamente dai titolari della aziende di produzione site rispettivamente a Francolise e a Piana di Monte Verna. La degustazione e il confronto tra i due oli extravergine d’oliva è stata condotta dall’assaggiatore ufficiale di olio Antonio Lionelli.

Vineyard Hopping-Falciano del Massico (Ce)-Gennaro Papa

Pubblicato da aisnapoli il 15 Lug 2010

Di Karen Phillips (testo e foto)

8 minutes 42 seconds. That is about how long the drive is from Cantina Gennaro Papa in the heart of the town of Falciano Del Massico (Ce) to their vineyard 270 m above sea level up into Mount Massico. And in this 8 or so minutes, through the centro storico, up the mountain, you can learn almost everything you wanted to know about the area, the terrain, the history—if Antonio Papa is by your side. Antonio Papa was my guide on my latest tour through the vineyards and our first stop was his youngest, most diverse vineyard on the side of Mount Massico. A vineyard that is divided into three zones—three terraces, carved out of the mountain by his father, Gennaro. Until about 7 years ago, this particular part of the mountain housed apricot trees. The Papa family decided to turn it into a vineyard. To do this, they had the enormous task of clearing away rocks and stones. Walking through the vineyard’s three levels you will instantly notice three different types of soil. This makes sense due to the fact that Mt Massico was formed from the Roccomonfino volcano. So rocky that they are unable to use tractors, they must use other tools to maintain the vineyards. On the upper terrace, the soil has a lighter color, higher level of sulfur…rockier. The further down you go, the soil becomes darker, more fertile with traces of tufo. The ancient Romans believed that this was the perfect spot to grow grapes—Ager Falernus—and so does Antonio…It’s a particular area, he explained to me…The beauty of its location … the gentle breezes from the mountainside. Here the aromas and fragrances of the wild plants that grow side by side the grapes-such as wild fennel give their contribution to the flavor of the primitivo grape that is grown here. Continuing my stroll amongst the rows, I took a look at not only the vines- 1 and 7 years old, but the bunches of grapes as well. This time of year the grapes are just about to change color. Two particular things I learned about this primitivo grape are that 1) the grapes on one bunch are different sizes-large and small and 2) one bunch may have grapes that have already dried on the vine while others are waiting to change color. This gives the wine a caramelized flavor.Time to move on—the next vineyard. 150-160 m above sea level. Campantuono is its name. In this vineyard, you will find primitivo, aglianico, and piedirosso. You will find newly planted vines here as well as ones that are 35 years old. Here the soil is not as rocky as up on Mt Massico. The soil has more clay content, here the soil is more fertile……And here, they are resting under the cool shade of a 150 year old sorbo fruit tree. This vineyard, because of its position gets less sun during the year, so the grapes mature later than up on Mt Massico. Third stop-his last vineyard that makes up Papa’s 4 ½ hectares. This vineyard rests besides Antonio’s 200 year old olive trees. His oldest vineyard. Antonio’s family has the oldest vineyards in Falciano del Massico. They have been making wine since 1900. The vines here are 7, 10 and 85 years old. 120 m above sea level. The oldest vines originally were free standing, without a support system. In the mid 1900s, Antonio’s father switched them over to a cordon system. Here the vines are closer together, 40 cm between each plant. Walking through the vineyard, I observed as Antonio casually adjusted vines as we discussed just about everything. His respect for the territory, its history, and his desire to continue the work began by his great grandfather.Off to the cantina. I’ve tasted Papa’s wines on previous meetings and have written about it (here and here). But on this particular visit, I tried wines straight from the stainless steel vats. Papa makes three wines (Campantuono –Falerno del Massico DOP, Conclave-soon to be known as Falerno DOP) and a passito (Fastignano). Three wines-punto e basta. We tasted a very young 2009 100% primitivo…the purple color indicated its young age as well as the young fruity aromas and taste. Next- a 2007 ready for the bottle to become his Campantuono…significant difference in color, spices added to the previous aromas due to its time spent in barrique, more elegant, raffinato. Then his 2008 just about ready to become Conclave—his base wine, drier than and not as sweet as the previous wines we tasted. It could be perfect for a summer meal; Antonio suggested an antipasto, fried fish… Any visit to Antonio’s vineyard and cantina is not complete without a visit to his family’s cantina carved into the tufo rock under his home—7 meters down. You will not leave without an admiration for the hard work of generations before him. It would be hard to say goodbye without a new appreciation for Falerno del Massico, its history. Without noticing the hospitality of Antonio’s mother and father (and two young nephews who were visiting that day). It would be impossible not to go away without falling in love (yet again) with my Campania.

Azienda Agricola Gennaro Papa

Piazza Limata, 2

Falciano del Massico

0823 931267

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Rarità 1993, Cantina di Terlano

Pubblicato da aisnapoli il 11 Lug 2010

 Di Iris Romano*

terlano.jpgIl Melograno, Forio d’Ischia 4 Luglio.Capita non proprio spesso di aprire bottiglie che ti provocano emozioni così profonde….a me è capitato domenica sera…I russi, gli americani che ci vengono a trovare hanno il desiderio di lasciarsi folgorare dai nostri grandi vini, la maggior parte rossi…vogliono bere Brunello, Barolo, Amarone e finalmente qualcuno dei nostri grandi Taurasi…così aprire una grande ,grandissima bottiglia di rosso è cosa al quanto frequente….cambia il discorso con i bianchi…spesso ne conoscono uno solo…Chardonnay…Piemonte… e vengono mirati per bere quello. Mister Richardson no “Lo bevo anche a New York…dammi un altro chardonnay, qualcosa di diverso che mi lasci una traccia indelebile nella memoria…”Che meraviglia, l’occasione c’è, è la persona giusta,non sto più nella pelle…dopo sette anni circa di attesa nella nostra cantina è arrivato il momento di aprire Rarità,Chardonnay di Cantina di Terlano del, Udite Udite, 1993. Mi sembra entusiasta mister Richardson, incuriosito…Apro la bottiglia con lui. Già dal colore rimaniamo sbalorditi, di ambra neanche a parlarne… un bel oro vivo, pieno di carica cromatica e con una luce interiore incredibile, faceva mostra di se nei nostri bicchieri che venivano accarezzati in maniera dolcemente vellutata ma non pesante. Dobbiamo sentirlo al naso…dolce dolcissimo di un profumo infinito di pesche, frutta tropicale,miele,erbe aromatiche,pure crosta di pane e spezie e così minerale da farci pensare al mare a così pochi metri da noi…buffo per un vino di montagna. Finalmente lo assaggiamo : morbido, elegantissimo e lunghissimo ma la cosa che ci fa pensare ad un’esperienza extrasensoriale è la freschezza di questo grande bianco altoatesino . Sono passati quasi 17 anni dalla vendemmia,un anno dei quali questo vino li ha trascorsi in botte grande,poi un’altra decina sui propri lieviti in piccole botti di acciaio e poi ancora un anno in vetro prima di poter essere considerato pronto…pensavamo che erano tanti per un bianco (pochi solo per Vito, il mio baby collaboratore rimasto affascinato dal fatto che stessi aprendo una bottiglia di vino bianco che aveva la sua età) ma come al solito ci sbagliavamo…questo chardonnay si è presentato in splendida forma…forse anche un po’ contrariato per averlo risvegliato da un sonno che a noi è sembrato lunghissimo ma che,invece, a lui sembrava appena cominciato…

*Delegato Ais Ischia e Procida, sommelier Il Melograno

Lunch Con Antonio Pisaniello-La Locanda di Bu

Pubblicato da aisnapoli il 06 Lug 2010

 Di Karen Phillips (testo e foto) 

Saturday, July 2nd. Scorching hot in Naples. 40° C. First big exodus of the summer with Neapolitans looking for a little relief on the beaches, at the sea. I , instead, set my sights on Irpinia, A16, direction Avellino…To a cool place, about 914 meters above sea level. To Nusco, Irpinia’s balcony, with an amazing view from the parking area, a stone’s throw from the centro storico. A quick stroll through the medieval streets…to Vicolo dello Spagnuolo, 1…to La Locanda di Bu.

Reservations were for 1300 and it may have been 1301 when I introduced myself to Chef Antonio Pisaniello. Antonio, who spent the morning looking for mushrooms in the nearby mountainside. Antonio Pisaniello…the chef who I would have the pleasure of spending a few hours with on this Saturday afternoon.

Aperitivo…after sitting down, Antonio…or Tonino as his friends fondly call him, poured a glass of Rosato di Aglianico 2009 Vigne Irpine. A wine from his Irpinia. A territory that he is proud of and a territory that would be demonstrated throughout the meal in the dishes he would present, in the tales that he would tell.

Jenny Auriemma, Antonio’s wife, professional sommelier, and partner in La Locanda di Bu soon joined us, fresh flowers in hand. Jenny-the perfect hostess-and the perfect ying to Antonio’s yang. We discussed the menu, made our choices, and were then presented with the wine list. Decision made-Greco di Tufo DOCG 2008, Pietracupa. Then off to the cantina next door to get our wine.

Back inside-the parade began. From the kitchen, an array of antipasto and breads: Stuffed red pepper. Hamburger di Podolica with a mayonnaise sauce (flavored with lemon) and vegetables. Fried ricotta from Montella on a bed of pureed broccoli, tomatoes, potatoes, and anchovies. Homemade bread sticks, chiacchiere, crackers, and zeppole. Bread with onions, olives, and pancetta. All fresh from the oven…all warm, soft, soffice.

The first course arrived with a glass of chilled Greco di Tufo. Spaghettoni di Gragnano in a sauce made with red peppers, caciocavallo cheese, agrumi, and Sarawak pepper. Tortelle with fave beans, pecorino cheese, and lard croccante.

The decision was made to skip the second course, off to dessert. Jenny served us a glass of Passito di Aglianico 2007 A Casa. Two desserts: Antonio’s version of the classic Sicilian cassata and a semifreddo al torrone.

One of the things that I enjoy about these visits is the ‘after hours’. The chance to sit down for a chat and unwind, una chiacchierata, over a glass of passito, a caffè, biscotti. A whirlwind of topics…Antonio’s love for his Irpinia and his desire to make the local products known not only throughout the region, but the world as well. His thoughts on the States. His time in New York as a guest on Rocco Dispirito’s reality TV show ‘The Restaurant’. Thanksgiving. How he enjoys traveling through North America and how impressed he was at a dinner there where he was served a large t-bone steak that was so tender after being marinated for three days. We talked about why he will NEVER eat at McDonalds. Recycling. His recent collaboration at Caraino 7x nearby. His first restaurant, ‘Il Gastronomo’. Then back to the land, the territory, the recipes that he wants to bring back, the dishes that he enjoys revising. A little hard to keep up…but I really loved watching his enthusiasm…his expressions, his gestures. Jenny joined in as well. As I watched and listened, I not only saw a chef and a sommelier. I saw a young couple passionate about their life choice. A mother, father, husband, wife. I saw, once again, how my Campania can be hospitable, warm and friendly.

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Diary of a Sommelier Student -First Level End of Course Get Together at Roof and Sky

Pubblicato da aisnapoli il 05 Lug 2010

Di Karen Phillips (testo e foto) 

8 March, 2010-Hotel Ramada Naples. Back then, we were a group of about 60 strangers with one objective in mind…to increase our comprehension of wine. So for nearly 3 months, every Monday night from 8 pm ish to around 1030, the Hotel Ramada became a second home. Friendships grew alongside our knowledge.

June 15th, we took our exam…July 1st we celebrated our accomplishment at Roof and Sky in Bacoli. Michele Grande-owner and fellow sommelier student-prepared an excellent menu. Formula BYOB. Spumante, Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Falanghina, and Chardonnay were some of the wines we shared over great food, magnificent conversation, and an excellent view from the middle of Lake Miseno. Our ‘leader’ Tommaso Luongo, pulled out his cigars and shared with all who wanted to end the night with a smoke, a smile, and a glass of grappa or vermouth.

A great way to say ‘see you at the next class’…

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Report Enolaboratorio e Luoghi Comuni…Chardonnay e Chablis

Pubblicato da aisnapoli il 25 Giu 2010

Di Mauro Erro

Se si dovesse chiedere a un degustatore esperto, un grande appassionato, un ottimo bevitore quale sia il vitigno a bacca bianca per eccellenza, con buone probabilità la risposta sarà chardonnay – una piccola minoranza risponderà riesling, probabilmente -.Vitigno tanto amato da produttori e consumatori, grande capacità di acclimatamento in ogni dove, e tanto discusso allo stesso tempo, lo Chardonnay ha visto decuplicare negli ultimi 20 anni la superficie vitata da 30.000 ettari ad oltre i 200.000. Ettari dichiarati, ovviamente.
A cosa si deve tanto successo?
Ai più grandi vini del mondo, che vantano innumerevoli, ed inutili aggiungiamo, tentativi di imitazione e che a base Chardonnay, nel triangolo d’oro Borgogna-Chablis-Champagne, fanno commuovere anche il più ostinato detrattore della meretrice Chardonnay. Ma…
Ma lasciate ogni speranza di morbidezze, burrosità, e marmellata alla vaniglia da spalmare al mattino sul pane, gli Chabils, (5.000 ettari vitati, di cui 100 ettari destinati ai 7 grand cru a Nord del paesino esposti a sud est e che poggiano sul famoso Kimmeridge, gesso che regala profondità minerali inaudite) bisogna attendere almeno 5 – 6 anni per berli, dalle durezze assassine che privilegiano il pasto, gradazioni alcoliche mai elevate ed una complessità olfattiva dove il timbro minerale (si, in questo si può abusare del termine) detta legge e i legni d’affinamento, quando usati, servono semplicemente come contenitori d’affinamento. Non finirne una bottiglia, da soli, è battaglia improba da vincere.
Alcuni assaggi recenti di produttori che ci hanno piacevolmente colpito (e che possono rappresentare un ottimo affare per il consumatore).

Laurent Tribut (Chablis Premier Cru Beauroy 2008 – Chablis 2008)
Laurent Tribut coltiva cinque ettari in si cui trovano tre 1er cru, Beauroy, Montmain e Cote de Lechet; la vendemmia rigorosamente a mano e la prima spremitura vengono effettuate contemporaneamente con le uve del cognato Vincent Dauvissat (considerato uno dei punti di riferimento della denominazione) La fermentazione avviene in vasche di acciaio termoregolate e poi per l’affinamento si passa in piccole botti vecchie fino a venti anni provenienti da varie zone della Francia.Indichiamo due vini assaggiati di recente che mostrano senza dubbio alcuno l’estrema personalità di questo produttore, si tratti di Premier Cru o Chablis “base”. Sapidità arrembante a dir poco, che si fonde nella materia in un tutt’uno provocando un brivido d’energia. Bevibilità animalesca. Acqua nel deserto.

Bessin (Chablis Grand Cru Valmur 2007)
Il “domaine” è a conduzione familiare. Jean-Claude e la moglie Evelyne gestiscono la vigna nel rispetto della tradizione. Tutte le parcelle sono vinificate separatamente. Cemento e legno per l’affinamento.Quarta boccia bevuta e non siamo ancora sazi. Eleganza, materia, finezza, tutte racchiuse in questa bottiglia in un’annata di bella eleganza per uno dei Grand Cru più celebrati. Durerà a lungo.

Guy Robin (Chablis Grand Cru Valmur 2000 e 2001)
Da tre generazioni la famiglia Robin coltiva 20 ettari di vigneti situati nei più rinomati Grand Cru e 1er Cru. La vendemmia avviene a mano e dopo una fermentazione in vasche smaltate o di acciaio i vini passano in piccole botti di legno dove rimarranno per almeno 10 mesi prima di essere messi in bottiglia.Due storie e mondi differenti, più coerente il secondo anche se più “allineato” per un evidente apporto da Botrytis, minerale e nervoso, leggermente scomposto il primo. Nasi di ampiezza e complessità da commuoversi. Entrambi, poco più che pargoletti.

Denis Race (Chablis Grand Cru Blanchot 2008)
Il domaine dei Race che da quattro generazioni producono vino si trova nel pieno centro di Chablis. Le vigne che oggi coltivano si estendono su 18 ha e la loro età varia da due a sessantacinque anni. La vinificazione si fa in acciaio compresa la fermentazione malolattica e l’affinamento continua in acciaio.Per chi ama maggior succo al palato e nasi più intensi e “aromatici”. Grande potenza di bocca, ma grande eleganza allo stesso tempo. Da medio invecchiamento.

Tremblay Marchive (Chablis Premier Cru Montmains 2007)
Il lavoro in vigna è maniacale , in alcuni appezzamenti si fa l’inerbimento ed i trattamenti antimuffa non si fanno più essendo stati rimpiazzati da una maggior cura nella potatura verde, la raccolta avviene manualmente. In cantina la fermentazione avviene parte in acciaio e parte in legno, l’affinamento in acciaio.Sottile, elegante, da attendere, spicca per facilità di beva e semplicità d’impostazione (al momento) che può tradursi in una certa mancanza di personalità forse, ma che, per l’appassionato consumatore, può rappresentare un buon modo per iniziare.

Tutti tra i 25 e i 60 euro al massimo.

Fonte: Il Viandante Bevitore

Foto di Adele Chiagano

Vineyard Hopping-Campi Flegrei-La Sibilla in doppia versione inglese e italiano

Pubblicato da aisnapoli il 24 Giu 2010

 Di Karen Phillips (testo e foto)

For my latest edition of vineyard hopping, I decided to stay a little closer to home…my Campi Flegrei, and a visit to my Winerdì partner, Vincenzo Di Meo and his La Sibilla located in Bacoli…June 21st, 2010. According to the calendar, the first day of summer. But as I drove towards La Sibilla in Bacoli, I’m sure I saw all 4 seasons outside the window. As I pulled into the driveway at 0950, sun turned to storm as the skies opened up and poured out a torrential downfall of heavy, cool rain. Not to worry, though. Vincenzo Di Meo, La Sibilla’s winemaker, was waiting for me under the canopy of his porch, with Falanghina, and Piedirosso, and a smile.

Falanghina…Piedirosso…Campi Flegrei’s indigenous grapes…the two grapes that have made their mark on a territory that the Greeks and Romans once called home. The two grapes that are the base for La Sibilla’s wines. The wines that I wanted to try. The vineyards that I wanted to see. The stories that I wanted to hear.

During an informal wine tasting, we discussed the territory beginning with the soil. Volcanic, a strong presence of ash, sand, lime, pumice, loose soil, friable, magnesium, salt. This salt presence, that moves around quickly in the soil, a blessing and a curse. Potassium, as well, is something that Vincenzo has to keep an eye on…at times the levels can get too high that he has to intervene…organically, of course.

La Sibilla’s vineyards are 3 km from the beach and range from 0 to 50 m above sea level. The range in temperature between night and day, then, is not dramatic. The differences, though in the soil, from one vineyard to the other is crucial to their decision as to what grapes will be grown where, even though they may be only 1 km apart. Which vineyard is drier, more humid, more ventilated…A lot goes into it. So as we tasted, I kept these things in mind…

We tasted La Sibilla’s Falanghina

-Falanghina DOC 2009 (base wine)

-Cruna de Lago 2007 and 2008 DOC. These 2 are Falanghina wines as well, but here we have a different vineyard, the vines are older, the wines are older, the best grapes.

-Passio IGT 2007 (a passito-dessert wine)

We moved to Piedirosso

-Piedirosa IGT 2009 (their rosé)

-Piedirosso IGT 2009

And finally, their Marsiliano IGT 2007 which is a blend of Marsigliese, Olivella, and Piedirosso.

The sun came out so, to the vineyards, time to stroll through the vineyards. We went on a walk through his vineyards where I not only saw the grapes growing, but tomatoes, zucchini, and other vegetables. We walked up to where they age their wines in wooden barriques. Part of the Di Meo’s property is in the Baia’s Archeological Park. I saw a Roman cistern, ruins of Roman walls. We entered the ‘barrel room’ and tried wine straight from the barrique. Vincenzo’s grandfather was with us, Nonno Vincenzo…I had the opportunity to listen to two ‘schools’ of thought on this passaggiata. From the vines to the wines…all testimony to how La Sibilla’s family spirit is part of Campania’s spirit. A spirit that can be tasted in their wines and seen throughout their cantina and vineyard…

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“Le stagioni dell’Enogastronomia alle Terme di Agnano – L’Estate”

Pubblicato da aisnapoli il 23 Giu 2010

di Caterina Valia, Anna Ruggiero e Mimmo Gagliardi

La suggestiva location dell’Hotel Terme di Agnano ha fatto da cornice all’evento “Le stagioni dell’Enogastronomia alle Terme di Agnano – L’Estate” tenutosi venerdì 18 giugno e organizzato dall’ AIS – Delegazione di Napoli e dall’Hotel delle Terme di Agnano in collaborazione con aziende di gastronomia campane e con il supporto delle Associazioni delle cantine dell’area flegrea. (Consorzio di Tutela e Strada dei vini dei Campi Flegrei)
L’obiettivo è riscoprire i sapori campani e valorizzare le possibili sinergie tra gastronomia, turismo, arte e storia di un territorio attraverso un particolarissimo programma di degustazione distinto in quattro percorsi, uno per ogni stagione dell’anno: è stata la volta dell’estate
Anticipando l’inizio ufficiale delle bella stagione, ci siamo ritrovati al centro della conca di Agnano per celebrare il vino e apprezzare e conoscere bellezze e suggestioni dei Campi Flegrei.
Siamo stati accolti con un abbondante aperitivo a base di: Mozzarella di Bufala Campana DOP, Ricotta, Provolone del Monaco DOP, formaggio Caprino e Caciocavallo di Agerola, bruschette di pane raffermo a lievitazione naturale condite con olio extravergine d’oliva e sfizi dello chef.
Marmellatine di agrumi e gelatine di pomodoro accompagnavano elegantemente ed esaltavano i sapori dei gustosi formaggi consigliati dall’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggio) delegazione di Napoli e proposti con competenza da Renato Contillo e Salvio Cimmino.
Le bollicine delle Falanghina e del Piedirosso vinificati con metodo charmat hanno reso ancor più gustosi i saporiti cibi campani.
La serata è proseguita con l’interessante presentazione dei vini flegrei “I vini flegrei: Falanghina e Piedirosso, tra passato, presente e futuro”. I relatori, con estrema chiarezza e semplicità hanno raccontato la storia e le caratteristiche dei vini flegrei, grande patrimonio del territorio.
Il Delegato dell’AIS di Napoli, Tommaso Luongo ha sottolineato la peculiarità dei vitigni autoctoni che crescono su piede franco - grazie alla particolare composizione sabbiosa del terreno dei Campi Flegrei che impedisce il proliferare dell’afide fillossera – e che si caratterizzano per un’inconfondibile freschezza e sapidità.
Il prof. Renato Contillo dell’ONAF Napoli si è, poi, soffermato sulle caratteristiche geo-morfologiche dei Campi Flegrei che influenzano e contraddistinguono i prodotti enologici e gastronomici.
Francesca di Criscio, Presidente de “Le Strade del Vino dei Campi Flegrei” e Michele Farro Presidente del “Consorzio di Tutela dei Vini dei Campi Flegrei”, hanno, infine, sottolineato l’importanza della produzione dei Campi Flegrei da tutelare, apprezzare e valorizzare.
La discussione si è chiusa con un’esibizione di “Tammurriata Napoletana” proposta dal gruppo “I Tammurrianti” con il gruppo dei danzatori di Enzo Stentardo e Antonella D’Aria e l’ottima vocalità di Lello Russo.
La serata è continuata con il ricco buffet allestito nel parco dell’Hotel a base di prelibate pietanze scelte dallo chef Domenico Guarracino.
Il vino, gli ottimi piatti, la musica, le allegre danze, il clima mite di inizio estate hanno dato vita ad un magico connubio e hanno assicurato una serata piacevolissima.
Al centro di un territorio incantevole ricco di invidiabili testimonianze del passato, ma troppo spesso dimenticato, ci siamo, così, ritrovati a cogliere, degustando la Falanghina e il Piedirosso, tutte le sensazioni, i sapori, le emozioni e le speranze dell’area flegrea. Ci rivedremo in autunno!!!

Foto di Claudia Giglio

Breve saggio scellerato sulla qualità

Pubblicato da aisnapoli il 15 Giu 2010

qualita.jpgDi Luca Massimo Bolondi
Che cos’è la qualità? Se la domanda ti viene posta da un intervistatore per conto di un periodico di gossip o di un’autorevole rivista socio-politico-economica, allora puoi cimentarti in una frase storica, oppure in un motto d’arguzia o in una densa banalità. Dando risposte semplici a domanda semplice stai al gioco e ti poni al livello dell’intervistatore. Con buona pace per l’occasione perduta.
Cosa diversa è se il quesito lo poni a te stesso e non ti accontenti di una soluzione riduttiva a un problema di valore. Giocare a nascondino da soli non è poi così divertente. Eppoi, chi si contenta gode, ma gli altri lo umiliano.
Gentile lettore, se sei sommelier o qualcosa di simile, puoi aver trovato la voce “qualità” in una scheda di degustazione, dopo averne studiato la succinta spiegazione in un corso e su un libro di testo. Se condividi con chi scrive il vizio di analizzare criticamente le regole del gioco, a qualunque gioco si giochi; abbiamo cominciato a chiederci perché il questionario è così, se le risposte previste siano soddisfacenti, e soprattutto se siano esaustive visto che ci viene richiesto un giudizio. Ci è bastato considerare “la qualità” come da definizione del manuale e misurarla nelle cinque categorie scalari cinque? Non è venuta anche a te la sensazione di avere aperto una porta su uno spazio ben più vasto di quello che appariva e non ti è nato il desiderio di esplorarne almeno una parte?
A cospetto del giocattolo propongo, come bimbi curiosi, di: smontarlo per vedere come è fatto e cosa c’è dentro; provare a usarlo in modo non previsto dalle istruzioni per l’uso; giocarci un poco ora e tornare a giocarci ancora, se ci è piaciuto, così non ci annoiamo.
Cominciamo non dal giocattolo da smontare ma dal cacciavite: gli attrezzi classici, ovvero le analisi condotte dai cultori della materia, sono efficienti ma non bastano; le nostre manine, ovvero il mio ragionamento in questa sede e il tuo di lettore e interlocutore sul blog, possono aggiungere qualcosa; a questo proposito sei invitato a metterci del tuo così il gioco è più interessante; attrezzi e manine, insieme, possono fare ottimo danno.
Cominciamo.
La qualità è un fatto o un processo?
Peccato che anche gli autorevoli autori in cui mi sono imbattuto sinora abbiano espresso concetti di qualità chiusi, intesi come obiettivi da perseguire nel tempo in un sistema. Merli, il padre della Qualità Totale italiana, parla di qualità-obiettivo cui sono finalizzate le capacità del processo di produzione e dei suoi attori. D’altra parte il problema della qualità è nato nell’industria, figlio di un approccio prestazionale, generatore di organizzazione e di protocolli di controllo interno. Un passo avanti ce lo offre fin dagli anni ‘40 Maslow, sociologo, l’autore dell’omonima piramide dei bisogni personali, padre della qualità come elevazione verticale. In due parole: abbiamo una qualità di base e una qualità elettiva. La qualità di base è legata alla soddisfazione di bisogni primari (tipo mangiare, bere, ripararsi da freddo e intemperie…), la qualità elettiva è fatta di aspirazioni e realizzazioni, ciò cui aspiriamo una volta soddisfatti i suddetti. Secondo Maslow gli stadi elettivi una volta raggiunti stabilmente diventano a loro volta primari. La qualità elettiva quindi cresce sempre e dovrebbe portarci a perseguire l’eccellenza, in una corsa che vede Achille inseguire una tartaruga da lui stesso creata e spinta sempre un poco oltre il punto raggiunto. Un esempio nel campo del vino a partire da una annosa questione: è buono il vino del contadino? Mi è stato chiesto recentemente di valutare la qualità di una bottiglia di coda di volpe non etichettata, prodotta per una comunità di amici e parenti. Ho provato ad applicare la scheda di degustazione trattando il prodotto come “vino bianco” e il risultato è stato un’impietosa denigrazione della povertà all’occhio e al naso in confronto con il biondo mondo degli etichettati. Ma avevo la sensazione di stare commettendo un peccato di superbia. È bastato basare la valutazione sulla categoria “vino bianco autoprodotto” e il risultato è diametralmente mutato: la leggera velatura risulta accettabile, i profumi lievi sono già un successo, la qualità è fine. Perché quel vino semplice ma ben fatto è come la ninfa plebea, non concorre a missuniverso però nel rione quando passa fischiano i consensi.
Esiste una qualità assoluta?
Pirsig racconta come la ricerca della qualità come assoluto logico possa condurre a uno stato di follia. Per fortuna (sua) un’esperienza reversibile. Un balzo felino in avanti ce lo offrono Bateson e Beer, due menti fuor di accademia che hanno spaziato dalla psicologia alla cibernetica, i quali, seppur da punti di partenza molto diversi, convergono sul concetto che l’attributo di valore è uno stato evolutivo della mente, in continua sintesi tra soggetto, collettività e natura. La qualità come valore assoluto non esiste, semplicemente perché è un valore sociale. Per meglio dire, la qualità è un valore contestualizzato, relativo al luogo e al tempo. Dove siamo, a parlare di qualità? Perché un conto è il sistema di valori di casa nostra e un altro ne è quello anglosassone o cinese o islamico. Altro conto ancora è parlare di qualità oggi, confrontarci con che cosa era ieri e ritrovarci a parlarne ancora domani, con scale di valore diverse perché figlie del proprio momento. Un altro esempio nel campo del vino: la leggerezza alcolica, che qui e ora (Italia, 2010) si sta affermando come un valore, all’inizio del secolo nello stesso luogo era un disvalore. Pochi anni fa, gentili interlocutori, quando ad avere meno di tredici gradi eri un vinello da sciacquar piatti. La qualità assoluta non esiste, poichè è frutto di un sistema di analisi e giudizi di valore in parte oggettivi (il lato “tecnico”, misurabile scientificamente) in parte soggettivi (il lato “poetico”, la cui misura e descrizione è resa dalle capacità creative e affettive dell’analista) che si incontrano in una sintesi e che hanno un senso solo se vengono comunicati e condivisi tra persone. La qualità, quindi, ha valore solo se entra in un dialogo e arricchisce i dialoganti.
Come si rapporta la qualità alla ricchezza?
Accade che una crisi economica porti con se una opportunità necessaria: ripensare ai consumi individuali e familiari (per quel che resta della famiglia), in modo da non lasciarsi scivolare verso il basso ma trovare un sentiero su un crinale diverso. Scivolare in basso significa accettare passivamente la diminuzione della ricchezza personale e contrarre i consumi senza modificarli, da cui la ricerca del mero basso prezzo delle cose (il cibo, il vestire, i servizi e tutto l’apparato della vita sociale), da cui una inevitabile perdita di qualità della vita. Di contro, trovare un cammino di miglioramento in regime di riduzione delle risorse significa trarre frutto da un investimento culturale. Se è vero che la vita di ciascuno è un cantiere, una costruzione continua piena di sorprese e di sfide, vien da dire che senza un progetto necessariamente il cantiere non alzerà un edificio ma al più crescerà come un deposito disordinato di cianfrusaglia. Traduzione in lingua di vicolo: se dimagrisce il mio bilancio, vuol dire che posso dimagrire anch’io consumando meno ma meglio, e non solo la salute ci guadagnerà ma questa mia scelta mi renderà più leggero, adattabile, attento. Viene l’inverno e l’ermellino non trova cibo facile, economizza energia, dorme di più e si accoppia di rado, ma è in questo periodo che cambia livrea e mostra una morbida pelliccia bianca picchiettata di goccine nere, tanto bella che i re della terra ambiscono ad ornarsene come uno dei simboli della regalità stessa. Tornando al vino, ecco tra i segni della democrazia illuminarsi l’insegna del “bere bene low cost”, ovvero il perseguimento di finezza, equilibrio e armonia in bottiglie accessibili a molti. Queste etichette rappresentano una occasione di educazione al gusto che non mi dispiace punto. Signora qualità, noto con soddisfazione che da buona nobile non abbiente (e non decaduta!) ha dismesso i panni glamour dell’eccellenza per vestire un’eleganza più sobria, di stoffe ottime e taglio sulla persona, senza spendere una cifra in nomi. Quell’eleganza alla Lord Brummel, che consiste nel farsi ammirare senza farsi notare…

Piccola bibliografia del caso:

Bateson Gregory, “Verso un’ecologia della mente”, Adelphi 2000
Beer Stafford, “Principi cibernetici di organizzazione”, ISEDI 1990
Maslow Abraham, “Verso una psicologia dell’essere”, Astrolabio 1971
Merli Giorgio, “Total Qualità Management”, ISEDI 1982
Pirsig Robert, “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, Adelphi 1978

Vineyard Hopping-Irpinia-Taurasi

Pubblicato da aisnapoli il 15 Giu 2010

Di Karen Phillips (testo e foto)
About a month ago, I received an email from journalist/photographer Tom Hyland. He was coming to Italy-specifically Campania. and he wanted me to take him around Taurasi. How could I say no? I love opportunities like these…opportunities where I can share my Campania. Opportunities where I can appreciate and fall in love again with a region that has won my heart.

So…Saturday, June 12, I hopped into my Opel Agila, Autostrade A16, Benevento exit towards Taurasi. A journey that I have made many times over the past few years, but a drive that I will never tire of. Green, green, green. Vineyards here and there…silence…pace.

10 am appointment with Mr. Taurasi himself, Antonio Caggiano. Joining Tom Hyland and I was my friend, my Irpinia expert, Raffaele Del Franco, who knows the region like he knows the back of his hand.

When we pulled up in front of the winery, Antonio was hard at work, directing workers on his latest renovation project. A quick walk through his Macchia dei Goti vineyard, the cantina, and then we got down to business.

When a journalist visits form the states, he doesn’t want to just try the wines…he wants to experience the culture, meet the people, hear the stories. Caggiano did not disappoint. As we tasted, we discussed Taurasi, the town, the paese. We discussed its history, where it is now on the strade di vino…and where, in Antonio’s opinion, it has to go. Antonio has Taurasi in his heart, and at 73 years old is not ready to stand aside. He has a lot to do….Watching him express his passion for his work, his territory, his wines, and a thought came to me. We weren’t just wine tasting here, we were tasting Taurasi…

Next stop. A 5 minute drive to Contrade di Taurasi, to the Lonardo family. Sandro and his son-in-law, Flavio Castaldo, were waiting. We strolled through the vineyards where we were met with vines that were over 100 years old. We stopped here so Tom could take some photos. On trips like this, wine is not the only topic. You discuss the weather, the soil, the altitude. You walk through the vineyards, look up close at the bunches…the baby aglianicos, as I like to call them. You step inside and have an aperitivo before lunch. You laugh, you learn, you live. You taste wine, but not with the typical technical card. You taste wine how it is meant to be. Over a meal, with friends. Exchanging anecdotes, opinions, jokes, barzelette. Experiencing…

1530, we arrived at our last stop, Il Cancelliere. This winery is located in Montemarano, about 20 minutes from Taurasi. Here the altitude is higher, the soil is different, and the wines reflect this. Vineyard hopping, with the Romano family, observing this winery’s 7 hectares while Dick the dog ran about. Immediately feeling part of the family while we toured the vineyards, the cantina, and eventually sat down in the kitchen for our wine tasting. The vintages here were discussed as well as the vinification process, the sugar levels, acidity. As we tried wines, we also tried prosciutto, cheeses, omelets with asparagus, and with cheese and onions. I sat back in my chair, observed, and ‘pinched’ myself. This is what it is all about, I thought. A real immersion into the culture. A real taste of what life in Campania is all about. The hospitality, the vivacity, the family. The desire to share, the openness, the sensation that you have known someone for years even if you have just met.

So it wasn’t just about the wines for me on this visit, though I must admit that I did try some nice ones this trip. Here is a list of the wines that I had the pleasure of sharing on this particular day.

Cantine Caggiano

Fiagre IGT 2009 (70% Fiano di Avellino, 30 % Greco di Tufo)

Bechar DOCG 2009 (Fiano di Avellino)

Devon DOCG 2009 (Greco di Tufo)

Taurì IGT 2008 (Aglianico)

Salae Domini IGT 2006 (Aglianico)

Taurasi Macchia dei Goti DOCG 2006 (Aglianico)

Contrade di Taurasi

Grecomusc’ IGT 2008 (Bianco)

Taurasi DOCG 2005

Taurasi Riserva DOCG 2005

Taurasi DOCG 2007 (sneak preview)

Taurasi DOCG 2007 (sneak preview from the vineyard in Cascalata)

Taurasi DOCG 2007 (sneak preview from the vineyard in Piano di Montevergine)

Il Cancelliere

Gioviano DOC 2007 and 2006 (Aglianico)

Gioviano DOC 2008 (sneak preview…not available yet)

Nero Nè DOCG 2008 (Taurasi-Aglianico…sneak prevew, still in the barrels)

Nero Nè DOCG 2007 (sneak preview)

Nero Nè DOCG 2006 and 2005

Nero Nè DOCG 2005 Riserva

Terminato il corso di III livello dell’AIS di Caserta…impressioni a caldo!

Pubblicato da aisnapoli il 11 Giu 2010

Di Phyllis De Stavola

Gli aspiranti sommelier che hanno frequentato i 3 livelli del corso AIS a Caserta presso l’enoteca La Botte hanno sostenuto gli esami scritti sabato 5 giugno 2010 e si apprestano a sostenere gli esami orali nel corso del mese per diventare sommelier. I responsabili Marco e Enzo Ricciardi, assieme a docenti enologi e sommelier, oltre a spiegare le tecniche, a trasmettere nomi di componenti e processi, hanno ‘raccontato’ il vino nelle sue numerose sfaccettature alimentando una passione che cambia la vita.
Il corso per diventare sommelier cambia la vita in tanti modi: innanzitutto smettendo di ‘bere’, inteso come l’azione del deglutire, e iniziando a ‘degustare’. Attraverso l’analisi visiva, l’analisi olfattiva e l’analisi gusto-olfattiva, la degustazione di vino diventa un’esperienza sensoriale. Oltre ad accrescere la conoscenza di vini, vitigni, territori di produzione, il corso cambia radicalmente anche l’approccio con il cibo. Oltre al senso del gusto, viene sollecitato continuamente il senso dell’olfatto: un pezzo di pane appena sfornato, un’arancia fresca, la polvere di caffè, le spezie nella cucina della propria casa sono valutati nell’aspetto e odorati prima di essere degustati.
Riportiamo alcune osservazioni degli aspiranti sommelier in risposta alla domanda: in quale modo il corso dell’AIS vi ha cambiato la vita?
Susy
afferma: “Ho riscoperto l’interesse per il vino ad ogni approfondimento. Lo studio di base mi ha consentito di porre domande ai sommelier professionisti e di interloquire con gli esperti del settore. In questi tre anni, però, all’aumentare delle esperienze fatte in cantina e a tavola, ho avuto la percezione che fossero proporzionalmente sempre più esigue in confronto all’ampiezza e alla complessità del mondo del vino. Una ricoperta recente è stata del Pinot noir, che oggi apprezzo come un vino elegante, e che invece prima del corso non rispecchiava le mie preferenze, che erano piuttosto orientate verso vini strutturati e di corpo.”
Ettore T. : “Tra i vari aspetti affascinanti del mondo del vino che questo corso ha contribuito a farmi scoprire, rileverei quello legato alla nascita, rara ma non impossibile, di nuovi grandi vini. Un “nuovo” grande vino si ottiene grazie alle esperienze maturate da chi ci ha preceduto e al coraggio di uomini e donne che fanno sacrifici, scelte difficili, spesso controcorrente e con la capacità di affrontare le variazioni e la variabilità dell’ambiente circostante: clima, mode, mercato. E’ un lavoro che, da una parte, racchiude la semplicità e la magia della ‘tradizione’, in particolare nel rinnovarsi ciclico del contatto con le radici della madre terra, e che dall’altra, implica l’innovazione per operare su tempi lunghi e gestire l’imprevisto.”
Magda: “Il corso dell’AIS mi ha spinto innanzitutto a valorizzare la tradizione a tavola, intesa come l’insieme degli odori e dei sapori dei prodotti enogastronomici e delle preparazioni ‘di una volta’. Inoltre, mi ha dato la sensibilità di poter ri-scoprire vini e vitigni dimenticati partendo dalle peculiarità dei territori. Una scoperta recente ad esempio è stata la Catalanesca.
Phyllis: “Avere vissuto due anni in Francia mi aveva portato inevitabilmente ad imbattermi nella cultura del bere bene e del mangiare all’insegna della ricercatezza. Continuando a portarmi dentro quella passione, il corso dell’AIS mi ha fornito gli strumenti conoscitivi di base per degustare il vino con maggiore consapevolezza. Mi ha cambiato la vita in tanti modi. Quello che prevarica sugli altri lo aveva scritto Neruda in Ode al vino: non sei mai presente in una sola coppa, in un canto, in un uomo, sei corale, gregario, e, quanto meno, scambievole. Dopo il corso, la tavola per me ha rafforzato il suo ruolo di aggregatore sociale, di luogo di conversazione consapevole, di crescita e di confronto.”

Piccole Doc crescono…

Pubblicato da aisnapoli il 11 Giu 2010

Di Luca Massimo Bolondi
locandina-il-piccolo-diavolo.jpgL’antica Via Francigena, che portava i pellegrini dalle Alpi a Roma, scendendo da Siena verso il Lago di Bolsena incrocia la Val d’Orcia. Un orizzonte di colline, morbidi profili, pendii erbosi coronati da filari di cipressi e casolari, ville rurali, in pietra chiara e cotto, curatissimi. I centri urbani dominano il contado dal crinale delle motte; la vista può spaziare d’intorno e il silenzio operoso della natura è capace di accogliere senza interruzioni i motori e i rumori acuti del lavoro degli uomini. Ogni tenuta agricola apre al viaggiatore, offrendo letti e tavoli imbanditi, per un compenso che invita a ritornare. A tavola in agriturismo, coi contadini, raramente gli ospiti parlano una lingua sola. Il mondo che viaggia conosce la Toscana e l’Umbria, e vi si incontra. In questi luoghi ogni attività pubblica, familiare e del lavoro cura e rispetta il territorio, perché è di tutti quindi di ognuno. Non il paradiso, semplicemente un luogo che vive bene, come negli Effetti del Buongoverno, il ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti visitabili poco lontano, studiati dai giovani urbanisti all’università e presto dimenticati. Questa terra è antica: le ere han levigato i colli. Questa terra è giovane: vengono soffi vulcanici dal sottosuolo attivo. La sensazione di luoghi antichi e giovani insieme viene dal come le due cose si parlano, come a Bagno Vignoni dove la piazza è una vasca di acque termali fumiganti in cui si specchiano i palazzi intorno, acque che un tempo muovevano i mulini e oggi muovono i visitatori da tutto il mondo. Terra di persone ospitali, dedite al lavoro, capaci di trarre frutti dal suolo e viverne. Terra di vigneti tenuti meglio che sul manuale di agronomia, in gran contrasto col disordine degli attrezzi agricoli e delle risulte ammucchiate sul retro di casa del contadino. Terra curata, ma non necessariamente ordinata come una Svizzera… Non il paradiso, ma una vallata fertile che collega Montepulciano con Montalcino, un unico territorio vocato a Sangiovese tra la città del Nobile e la città del Brunello, un’unica “piccola” doc quasi neonata (2001) tra blasonatissime storiche signorili docg. Accade che mentre in un comune blasonato si affollano oltre settanta produttori vinicoli a spremere ogni centiara ben esposta, vitata, pagata a prezzi da suoli edificabili a New York, anche a costo di sfidare un disciplinare e farsi dileggiare dai giornali mondiali pur di far numero di strapagate bottiglie, nella valle, invece, un novero assai minore di vignaioli curano lo stesso terriere con vigne spesso quasi cinquantenarie per produrre un Orcia Rosso Doc variegato e sorprendente, in numeri da far sorridere. Sorride soprattutto chi ha provato gli stili di vino diversi di ciascun Podere, frutto di uvaggi distinti, pensati per accompagnare diversi piatti delle Dop locali. Il disciplinare consente il Sangiovese dal 60% in su, in blend con gli internazionali caldi (Merlot, i Cabernet) per lo stile morbido, o in versione tradizionale (90% Sangiovese, 10% Colorino, oppure Sangiovese in purezza) per lo stile duro. Ne risulta un Orcia sempre uno o centomila, mai nessuno: bisogna che il vignaiolo ci si impegni, per farlo anonimo. Accade infine che un campione di questo territorio, Guardiainvigna di Podere Forte, venga presentato alla Commissione che assegna i cinque grappoli AIS dell’anno in corso e che il suddetto campione meriti il riconoscimento, premio per una punta di eccellenza in una valle di qualità. Come in un torneo medievale, al primo classificato tocca in sposa la bella (e una sfida matrimoniale…) mentre ai cavalieri va l’onore della partecipazione.
A chi scrive è avvenuto di conoscere Marco Capitoni e famiglia, vignaioli in Pienza. Marco conduce un’azienda viticola da tre generazioni e produce vino. Cordiale, immediato e diretto, chiaro e concreto. Aggettivi che valgono per l’uomo come per il vino. Il primo incontro ha subito trasmesso valore, ha attivato l’attenzione, ha suscitato il desiderio di approfondire la conoscenza. Con Massimo Florio abbiamo rubato una giornata alle rispettive agende e siamo tornati insieme in cantina da Marco, confermandoci di avere fatto un buon incontro. Fra i vini, un Orcia Rosso Frasi 2006 che al naso e al palato si è presentato con la forza e l’austerità di un signore cinquecentesco. Quando si è chiesto dei numeri prodotti, la risposta ci ha confermato che piccolo è bello. Quando si è chiesto il prezzo, abbiamo pensato che i cavalieri e non il campione sono i veri vincitori del torneo. Ma questo è solo un assaggio, di un’altra storia nella storia, di cui alla prossima puntata.

Lunch con - I Capitani

Pubblicato da aisnapoli il 09 Giu 2010

Di Karen Phillips

Another highlight of my Anteprima Irpinia weekend was lunch on Saturday. Our group ate at the winery I Capitani. This winery, run by the Cefalo family for more than 100 years, welcomed us with open arms. Our schedule was tight, but we had time to sit down to a buffet lunch. I Capitani’s wines are the classic Irpinia offerings; Fiano di Avellino, Greco di Tufo, and Aglianico (Taurasi). One wine which was the topic of much discussion during lunch was Emè (Aglianico Taurasi, Merlot, and Sangiovese).

We squeezed in a quick tour of the winery, which basically is a mini-museum full of wine making tools from the past.

A quick caffè and a slice of amarone and ricotta pie, then we were on our way…

Anteprima Irpinia: I Banchi d’Assaggio

Pubblicato da aisnapoli il 08 Giu 2010

Di Karen Phillps (testo e foto)

What is a wine fair wihout i banchi di assaggi?  You know, the booths where you can try wines.  This past weekend, at the Enoteca Regionale in Taurasi, 31 wineries were on hand.  The courtyard of the Castello Marchionale was transformed into a wine tasting wonderland…Take a look below:

Taurasi-Fiano-Greco….My Irpinian Love Triangle

Pubblicato da aisnapoli il 06 Giu 2010

Di Karen Phillips (testo e foto)

I fell in love again this weekend. This happened while walking through the vineyards of Irpinia. Up to Montemaro (500-700 m above sea level—Taurasi territory). Over to Lapio (450-550 m above sea level-Fiano). Stopping in Santa Paolina (450-500 m ) and Montefusco (500-650 m) to see where Greco grows. This happened while discussing wines with wineries such as Molettieri, Mastroberardino, Di Monaci, Il Cancelliere, and Elmi. Sharing a glass of wine with owners from Donnachiara, Amarano, Joaquin, Boccella, and Vadiaperti. While tasting wines in the vineyards, trying produtti tipici; cheeses and salamis. It hit me while travelling on our Wine Bus, looking out the window and enjoying the great views of the mountains and the valleys of Irpinia. While closing my eyes, and feeling the warm sun and cool breezes of Irpinia.

I fell in love again with my Campania, with my Irpinia. A territory full of wonders, contradictions, and surprises around every corner.

With my Taurasi…full of structure, well balanced tannins.

With my Fiano, full of fruity aromas, freshness, feminility.

And with my Greco…structure here again, minerals, fruity aromas.

My Irpinian Love Triangle

Riesling: il vino che viene dal freddo…a Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 05 Giu 2010

verticale-reisling.jpgDi Phyllis De Stavola

A Castel dell’Ovo, il monumento-simbolo della città di Napoli ha avuto luogo la degustazione verticale sul ‘vino che viene dal freddo’: il nobile Riesling tedesco. Nel corso della manifestazione ‘Vitigno Italia’ svoltesi dal 16 al 18 maggio 2010, a calamitare l’attenzione dei partecipanti alla degustazione è intervenuto il relatore Dick ten Voorde, ad affascinarli i sommelier Tommaso Luongo e Massimo Florio.
Carattere e fisionomia di un vino del Nord (la Germania, infatti, si trova al 50° parallelo, all’altezza dell’Alaska Meridionale) sono stati descritti invitando i presenti ad ascoltarli oltre che a degustarli. Il relatore Dick ten Voorde ha esposto le caratteristiche organolettiche di otto Riesling nelle varietà sekt (vino spumante metodo classico), trocken (secco), con residuo di zucchero e dolci, appartenenti alle classi di qualità QbA e QmP (rispettivamente equivalenti agli italiani DOC e DOCG). Tra questi ultimi, i vini di qualità Spätlese, Auslese e Eiswein. Il sommelier Tommaso Luongo è intervenuto a completamento del disegno della personalità complessiva di questo vino proveniente dalle vallate del Reno e della Mosella, dove sono appunto il freddo e il gelo a ritardare la vendemmia e a dare vini intensi e complessi.
Nel corso della degustazione verticale, il Riesling è stato raccontato da una parte con indicazioni sul ‘carattere’: il residuo zuccherino, l’acidità importante (alla base di una lunga conservazione), la struttura magra e lineare, i sentori caratteristici di bouquet fruttati, mineralità e idrocarburi; dall’altra sulla ‘fisionomia’: il colore, le curve olfattive che attribuiscono un tratto originale, la ricchezza, l’equilibrio dinamico, l’abbinamento con il cibo.

Sunset in Irpinia—sit back, relax, enjoy the ride

Pubblicato da aisnapoli il 05 Giu 2010

Di Karen Phillips (testo e foto)

A Friday evening in Irpinia. Here the sun sets at the Radici Resort between 8:20 and 9 pm. And on this particular evening, the air was cool…and so were the colors in the sky. Orange, pink and grayish white clouds were the backdrop to the vineyards behind Morabianca, Mastroberardino’s restaurant. I had a golden opportunity to attend a dinner to kick off Anteprima Irpinia. Our host, Piero Mastroberardino arrived; we hopped into our little van, and were off on a quick tour of the vineyards that led to the golf course. A walk through the club house, across the perfectly trimmed lawn and down to the swimming pool. Piero discussed his love of golf as he pointed out his 9 hole course.

Back up the hill, back to Morabianca where Massimo Di Renzo (Mastroberardino’s winemaker) was waiting for us. We all sat down to a relaxing meal with Morabianca Falanghina Irpinia DOCG and More Maoirum Fiano di Avellino DOCG DOCG(both 2009) paired with our appetizers. Redimore Irpinia Aglianico and Naturalis Historia Taurasi 2005 made it to the table as well.

My overall impression of the evening? Besides the beautiful scenery, and delicious cuisine, I enjoyed being in the company of those who make the wine biz their business. Having the opportunity to sit down at the dinner table with Piero Mastroberardino and Massimo Di Renzo and discuss their wine, their winery, and hear their opinions…just doesn’t happen every day. I even had an opportunity to share my thoughts (and photos) of a recent horizontal Taurasi wine tasting. Excited and honored are two adjectives that come to mind..

It is at moments like these when you just sit back, relax, and enjoy the ride…

Quaglia è un Asprinio, Di Natale un Piedirosso

Pubblicato da aisnapoli il 04 Giu 2010

Di Gianluca Agata
nazionale-italiana.jpgLo era in tutta la sua estensione, lo è stata in alcune zone oggi purtroppo avvelenate dal malaffare, lo è tutt’ora in territori che si impongono all’attenzione del mondo per la qualità dei loro prodotti. Benvenuti nella Campania Felix, la prosperosa Campania, quella che ha fatto innamorare poeti, scrittori e… procuratori calcistici. Una terra rigogliosa nella quale si coltivano campioni seminando zainetti e giacconi sapientemente ammonticchiati agli angoli dei giardini dopo un filone a scuola. A Roma credo si dica sega in altre zone d’Italia non so.
Da questa semina sono usciti cinque prodotti doc, di origine controllata, e non me ne vogliano sommelier e viticoltori se sbaglierò qualcosa in questa poco dotto articolo vitivinicolocalcistico. Cinque calciatori napoletani in Nazionale, e quando mai era successo? Eccoli, uno per uno con il loro abbinamento doc.
Capitan Cannavaro come il Taurasi. E’ un prodotto di gran classe indicato con la selvaggina tanto da pelo che da penna, con carni rosse e formaggi fermentati forti. In Sudafrica l’ideale. Una sicurezza per la sua classe. Invecchiamento obbligatorio di 3 anni, fino ad 8 ed oltre. L’altro rosso deciso è Antonio Di Natale, il capocannoniere del campionato. Una certezza. Nessuno rosso, neanche l’aglianico, ha tante possibilità di abbinamento nella cucina classica partenopea come il Piedirosso, a cominciare dalle zuppe di pesce per continuare alle parmigiane di melanzane o di zucchine e via con tutto il repertorio vegetariano sino alla pasta con il pomodoro e il ragù. Come dire: può cambiare squadra, ma lui è l’unica certezza.
E veniamo ai bianchi. Domenico Criscito da Cercola per me è un Greco di Tufo. Gasperini lo utilizza da difensore come da centrocampista. Duttile come il Greco che dal dentice al risotto con i funghi, dal crostaceo al formaggio poco stagionato riesce sempre a fare la sua bella figura. Salvatore Bocchetti è il quarto napoletano al Mondiale. Difensore puro, come il Fiano, a difesa dei bianchi e del pesce. Dall’attaccante più delicato come l’orata a quello più insidioso come la frittura di paranza lui è sempre presente. E Quagliarella? Per lui l’abbinamento più difficile. Luciano Pignataro scrive di questo vino: “sono in circolazione poco più di 300.000 bottiglie” quindi di grande qualità. “Non è un prodotto facile. Purtroppo i consumatori campani non sono ancora convinti della qualità dello spumante”. Ma il futuro è suo. Perché l’Asprinio di Aversa Fabio Quagliarella è un grandissimo vino, difficile al palato, estroso e capace di sorprenderti sempre. Una volta che ti ha conquistato, non lo lasci più.

Fonte: Il Napolista

Dinner da…Marennà with Chef Paolo Barrale

Pubblicato da aisnapoli il 29 Mag 2010

Di Karen Phillips (testo e foto)

Thursday May 27. Around 6:30 pm. Paolo Barrale leisurely walks into Feudi di San Gregorio’s waiting room. I, along with my friend, Kate, have an informal appointment with the chef. Una chiacchierata, a little bit of conversation with him, about him, Marennà, (Feudi’s Michelin rated restaurant), and food in general. I had been looking forward to this appointment for some time. Besides being a big fan of Feudi di San Gregorio, I have also been following Paolo’s career. Paolo Barrale, 36years old, Sicilian and Ligurian, has been ‘in the biz’ since he was about 14 years old. Helping out with his family’s pasta making business, then la scuola alberghiera (cooking/hotel school), various trattorias, hotels and resorts. Eventually hooking up with the acclaimed Chef Heinz Beck of La Pergola, l’Altro Mastai in Rome, and La Torre del Saracino in Vico Equense. The last five years, he has called Marennà home.Paolo showed us around his ‘home’ instantly making us feel welcome. From the terrace of Marenna’s restaurant, we looked down on an immaculately kept herb garden. A chef’s dream with lavender, 2 types of sage, 2 types of rosemary, mint (wild and ‘domestic), blueberries, lavender, and spring onions to name a few. He pointed out the rosebushes, mentioning that this was the best time of the year to witness them in bloom.We chatted about a wide variety of topics…from a recent street fair in Vico Equense where he prepared a delicious brioche with mandarin ice cream topped with mascarpone, to his love for quality products. And here we go…Paolo loves using local products. The prosciuttos, cheeses and salamis…local. The bread, cotto a legno…local. Fresh vegetables, meats, you name it,all have strong ties to the local community. And with these products, Chef Paolo and his kitchen staff (about 10) perform their perfect little miracles.Kate and I were introduced to the dining room staff headed by sommelier Angelo Nudo who, along with Mario Ferrante, treated us to an appertivo with DUBL, a spumante made with Greco di Tufo. We enjoyed lightly aged pecorino cheese and salami before Mario led us down to a visit in the cantina. Here order is the name of the game. Classical music accompanied our tour, relaxing the wine, and ourselves as well. A passaggiata among the wine barrels and spumante bottles. Aglianicos aging, waiting to see what their next phase will be —bottle or hang out a while longer and become a Taurasi DOCG. Spumantis-Greco di Tufo, Aglianico rosè, and Falanghina also awaiting ‘the next stage’. Back upstairs, time for dinner.We began with a ‘potato cappuccino’ made with mushrooms and truffles.A variety of breads; plain, with black olives, dried tomatoes, and chicory sat beside our plate. I tried the offering with the pomodorini secchi, dipped in a little olive oil….buono.Then another plate joined us. Baccalà on creamy caprino cheese, lemon peas, topped with a pea foam, lavender, and saffron. This one -a beauty to look at. I loved the presentation of all the dishes, actually, and before ‘digging in’, I would look at each dish, take a photo, perform a mini visual examination. Accompaniment-DUBL Greco di Tufo.Two first courses-Fettuccelle with saffron, toasted pine nuts, fennel, and anchovies. Next, tortelli stuffed with polenta, topped with fresh asparagus and truffles. With these dishes, Angelo brought out Feudi di San Gregorio’s newest Falanghina, Serrocielo 2009. Fresh, smooth, with a light aroma of white flowers and fruit.The next dish was a pleasure to observe…examine… look at from all angles. A mini tower of pork and pancetta with a lemon marmalade. Beside it on the dish were spring onions. Great flavor; a combination of crispy/croccante while tender/moist. Perfect. For this dish, a red was needed and a red was given. Piano di Montevergine Taurasi DOCG 2002. Smooth, balanced tannins. Aromas of red fruits such as plums and black cherries made this wine made with my Aglianico a perfect match.From time to time, I would observe Paolo and his staff through the large glass windows that enclosed his immaculate kitchen. He always seemed calm, serene, composed. Every now and then we would exchange a smile, but then he was back to work. His team worked very well together, an obvious demonstration of his leadership as a chef.Our desserts came, and yes, my eyes were bigger than my stomach. Kate and I were served a dish of Schiuma di latte, topped with passion fruit ice cream and white chocolate. Visually it was divertente, because it resembled a dish of bacon and eggs. Afterwards, pistachio ice cream on a warm, creamy hazelnut/chocolate pie and various mini pastries. Two shot glasses of latte di buffalo and a sweet wine Privilegio 2007 helped us relax as the meal came to an end.Meal over, un caffè with Paolo where I was able to express my appreciation for the entire evening. I stated how I was impressed how his sleekly designed restaurant, with excellent gourmet dishes, made me feel at home. From the attention to detail in the kitchen to the friendliness of the staff…Paolo’s response was that many of his clients come a long way to have a meal at Marennà…it is their pleasure to make their guests feel comfortable and appreciated. And they did…and we did…In fact, I am looking forward to the summer when Paolo will have cooking classes in Feudi’s Japanese garden. Or who knows? Maybe bump into him in Naples…

Now that would be nice…

Marennà
Località Cerza Grossa
83050 Sorbo Serpico (Avellino)

Open for lunch and dinner Wednesday through Saturday. Lunch only on Sunday.
To make a reservation, call 0825-986666 - 348.3639531.

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