Archivio di: Marzo 2008

Report “Radici del Sud 2008″: Il Forum dei Produttori

Pubblicato da aisnapoli il 31 Mar 2008

Di Laura Gambacorta

Fresca del corso AIS di primo livello, eccomi arrivare alla Reggia di Caserta, pronta per il mio primo appuntamento con una manifestazione incentrata sul vino…
Radici del Sud inizia (un po’ in ritardo, a dire la verità) con il Forum dei produttori di vino della Campania, che si rivela molto interessante. A condurre le danze c’è l’esperto Luciano Pignataro, giornalista del Mattino e profondo conoscitore della realtà enologica della nostra regione. Al suo fianco troviamo Manuela Piancastelli, giornalista e produttrice (Terre del Principe), Angelo Valentino, enologo e produttore (Macchialupa), Roberto Di Meo, presidente di assoenologi Campania e produttore (Di Meo), e Raffaele Troisi, produttore (Vadiaperti).
Si inizia ripercorrendo l’evoluzione che ha subito la produzione del vino in Campania a partire dagli anni ’90, per continuare col punto sulla situazione attuale del settore enologico regionale, per poi terminare con le prospettive per il futuro. La “rivoluzione” che ha interessato l’enologia campana negli ultimi 18 anni viene espressa in modo chiaro e sintetico dal dato relativo al numero delle aziende irpine che etichettano il vino prodotto: dalle 10 del 1990 si è arrivati alle attuali 114. Purtroppo molti produttori, e non ci si riferisce solo a quelli irpini, sono entrati sul mercato senza avere in mente un chiaro progetto aziendale e questo, prima o poi, potrebbe rivelarsi un limite. In questi stessi 18 anni, caratterizzati dalla scoperta dei vitigni autoctoni, è stata realizzata un’importante mappa ampelografica regionale, purtroppo non accompagnata da un’altrettanto fondamentale mappatura dei terreni della Campania.
Passando alla situazione attuale, seppur in presenza di una produzione di livello qualitativo medio alto, ci sono vari problemi che ostacolano l’affermazione delle aziende campane sui mercati internazionali: la estrema parcellizzazione della produzione, la scarsa importanza attribuita alla comunicazione, assolutamente fondamentale al giorno d’oggi, e l’individualismo dei produttori che, purtroppo, da sempre caratterizza il Meridione. La soluzione potrebbe essere la creazione di un marchio “Campania” da promuovere sul mercato mondiale. A tal proposito è molto interessante l’esempio riferito da Giovanni Ascione di una piccolissima zona della Francia dove i produttori riunendosi in consorzio e autoregolandosi rigidamente sono riusciti a fare affermare sul mercato il loro vino che altrimenti non sarebbe riuscito a conquistare nessuno spazio.
Per quanto riguarda il futuro, tutti sembrano concordi nel puntare sui vitigni autoctoni che permettono di offrire dei vini non “imitabili” in altre aree. Quando il Forum sembra quasi giunto al termine c’è il “colpo di scena”: Nicola Matarazzo, sollecitato a intervenire da Luciano Pignataro, lancia una “provocazione” portando un po’ di scompiglio tra i presenti. Il simpatico Matarazzo sostiene che continuando sulla strada della produzione basata sui vitigni autoctoni, non sempre compresi e apprezzati dal mercato, c’è il rischio che molte aziende campane chiudano presto i battenti.
In pratica ci si trova di fronte al bivio: inseguire il mercato che dà la preferenza ai vitigni internazionali o cercare di far apprezzare ai consumatori la tipicità dei nostri vitigni autoctoni?

Fotogallery: verticale Struzziero

Pubblicato da aisnapoli il 31 Mar 2008

Report: Taurasi Campoceraso Struzziero

Pubblicato da aisnapoli il 30 Mar 2008

Di Claudio Tenuta

Ancora una serata AisNapoli all’ enoteca Divinoinvigna, per confrontarci su quattro annate del cru Campoceraso di Taurasi,della Azienda Struzziero, una azienda vinicola del nostro territorio che nonostante sia fuori dalle luci della ribalta mediatica conserva il successo di un prodotto fedele nel tempo alla filosofia del condottiero Mario Struzziero: rispetto della materia prima sia in vigna che in cantina con la realizzazione di un prodotto finito che è in grado di sfidare il tempo, ma anche di dare forti emozioni anche nelle annate più giovani.
Le bottiglie delle quattro annate (1993,1997, 2000 e 2001) scrupolosamente aperte circa tre ore prima della degustazione da Mauro Erro vengono versate quasi all’unisono nei larghi bicchieri è già tutti i commensali cercano di scrutare fin dalla mescita i colori e la corposità di un vino tutto da scoprire. Continue Reading »

Bordeaux…gli Chateau!

Pubblicato da aisnapoli il 27 Mar 2008

Grazie a Wine Spectator abbiamo l’opprtunità di “vedere” i volti dei mitici chateau bordolesi: Chateau Haut-Brion, Chateau Margaux, Chateau Latour e Chateau Lafite. Per adesso ci accontentiamo del video, non è detto che il prossimo futuro non ci possa regalare qualche sorpresa meno virtuale…Wine in progress! (T.L.)

Gocce di vino Francese…le foto!

Pubblicato da aisnapoli il 24 Mar 2008

Foto di Paride Cimbalo

Le narici di Ilja Gort valgono 5 milioni di euro

Pubblicato da aisnapoli il 24 Mar 2008

ilja-gort.jpgLONDRA - Un naso da 5 milioni di euro. È la cifra promessa dai Lloyd’s di Londra, la celebre compagnia assicurativa britannica, all’olandese Ilja Gort come risarcimento se dovesse perdere il naso o l’olfatto. La compagnia ha deciso di assicurare l’indispensabile organo di lavoro di Gort perché, grazie a quest’ultimo, il viticoltore (in Francia) e degustatore è capace di individuare milioni di profumi diversi e di garantire la qualità dei suoi vini.
PASSATO - Non è la prima volta che i Lloyd’s assicurano parti del corpo di personaggi famosi: in passato è accaduto per le gambe dell’attrice americana Betty Grable (assicurate per 500 mila sterline), per i denti della cantante e attrice inglese Ken Dodd, per il seno della cantante country Dolly Parton (assicurata per 350 mila sterline) e per le mani del chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards. Ma non è finita qui: per cifre singolari sono state assicurate anche le gambe dei ballerini Fred Astaire e Michael Flatley, le dita del pianista Richard Clayderman e la voce del «Boss» Bruce Springsteen (assicurata per 3,5 milioni di sterline).
PROFUMI - Il viticoltore Ilja Gort grazie al suo olfatto è riuscito in pochi anni a diventare una vera celebrità nel suo campo: nel 1994 comprò una tenuta nei pressi di Bordeaux e da allora produce ogni anno circa 80 mila bottiglie di Château de la Garde. Egli naturalmente approva la scelta dei Lloyd’s e sostiene che la lingua umana possiede solo cinque aree di gusto, mentre il naso è capace di distinguere milioni di diversi profumi. «Amo il vino», ha confessato alla stampa inglese. «Ma ne adoro anche l’odore e il sapore».
TEST - Prima di stipulare la polizza, la compagnia assicurativa ha voluto che diversi medici conducessero test sulle sue capacità olfattive. «È la prima volta che vediamo un produttore di vino che, invece di assicurare le sue papille gustative, sostiene che il suo naso sia più importante», afferma Jonathan Thomas, membro della compagnia assicurativa Watkins Syndicate, che partecipa alla polizza. «Il naso e l’olfatto di un viticoltore sono importanti quanto le dita per uno chef».
RECORD - Anche se ha ottenuto questa preziosa polizza, Gort non è riuscito a battere il record di Angela Mount, produttrice di vino le cui papille gustative furono assicurate nel 2003 dalla catena di supermarket inglese Somerfield per l’incredibile cifra di 10 milioni di sterline (circa 12,7 milioni di euro). Secondo i responsabili della polizza, il suo «sistema olfattivo» era il principale responsabile dell’incredibile aumento delle vendite dei vini.

Francesco Tortora

Fonte: Corriere.it

Foto:Timesonline

Usb Wine…Il vino a domicilio!

Pubblicato da aisnapoli il 22 Mar 2008


Usb-wine.flv
Caricato da letemplier

Enolaboratorio: Verticale di Taurasi Campoceraso Struzziero

Pubblicato da aisnapoli il 19 Mar 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER DELEGAZIONE DI NAPOLI

Continuano gli appuntamenti dell’ Eno-Laboratorio: un luogo di discussione e di confronto dove sperimentare la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, percorrere nuovi virtuosi sentieri di conoscenza ”etilica”.

Miniverticale Taurasi Campoceraso Riserva 1993, 1997, 2000, 2001

Struzziero: L’autentico valore della Tradizione.

Mercoledi 26 Marzo ore 20,30 Euro 30

Enoteca Divinoinvigna, via S.Freud n.33/35

Info e Prenotazioni: 081.3722670 mail: divinoinvigna@libero.it

 

struzzieroimage.jpgDopo la prima tappa del tour in Borgogna torniamo sul suolo patrio con il nostro Taurasi Campoceraso, una “signora” Riserva ottenuta da un cru incastonato tra i comuni di Venticano e di Torre Le Nocelle che ogni anno ci regala solo poche migliaia di bottiglie. Vigne che hanno da poco superato la quarantina, lunghe macerazioni e l’elevazione in botti grandi di legno nobile: questi sono i requisiti indispensabili per un’interpretazione decisamente old style dell’aglianico, testimoniata dalla grande cura con cui l’azienda-famiglia Struzziero -anno di fondazione 1920- decide ieri, oggi e domani che la natura debba essere sempre assecondata e mai dominata.
Inspiegabile l’oscurantismo mediatico cui sistematicamente sono fatti oggetto i vini di Mario Struzziero, trascurati se non dimenticati dai riflettori, un pò distratti, della critica vinicola più trendy…Mario, però, non si è mai troppo preoccupato del parziale black-out giornalistico, anzi ne ha fatto quasi motivo d’orgoglio e di stimolo personale, per continuare a percorrere la strada del rispetto dell’autentico valore della Tradizione, sentita come una scelta radicale e consapevole. Guidati dal giornalista Fabio Cimmino, percorreremo assieme la storia più recente del vino di punta di quest’antica e prestigiosa azienda irpina in una miniverticale che scandisce alcuni fra i suoi millesimi più importanti: 1993, 1997, 2000, 2001.

Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
www.aisnapoli.it

Report Borgogna: A Napoli sfilano cinque Pinot Noir…

Pubblicato da aisnapoli il 19 Mar 2008

Una serata che ha decisamente entusiasmato i partecipanti almeno a  giudicare dall’affollamento mediatico della blogosfera! Per adesso…(qui) e (qui)

 

“A Napoli sfilano cinque Pinot Noir” Di Luigi Metropoli

 

pinotnoirdegustazione.jpgL’estrema parcellizzazione del territorio borgognone, il numero elevato di produttori che v’insiste (e di conseguenza la difficile reperibilità delle singole etichette, in tiratura sempre limitatissima), la variabilità delle caratteristiche pedoclimatiche tra ogni minimo fazzoletto di terra (anche a breve distanza uno dall’altro), l’anarchia stilistica che caratterizza gli interpreti, rendono impossibile stabilire misure e parametri affidabili. L’esplorazione, dunque, dei vini di Borgogna resta un’avventura che si rinnova ad ogni assaggio: imprevedibile, avvincente. Se a ciò si aggiunge l’anima irrequieta del pinot noir, vitigno-totem dell’inassoggettabilità, sfuggente e refrattario a qualsivoglia classificazione, allora ci si rende conto di quanto sia arduo catalogare ciò che per natura non è catalogabile.
Ogni vino nato da quel territorio, da quel vitigno, è, senza retorica, un unicum. Nella sfilata di denominazioni che va dai village ai gran cru (questi ultimi in una percentuale considerevolmente ridotta rispetto alla produzione totale) ci si ritrova di fronte a vini differentissimi tra loro. Naturalmente ciò investe anche la variabilità qualitativa delle bottiglie, sia in ragione dei differenti cru e terroir, sia della mano dei vigneron, che delle condizioni climatiche, qui più che altrove in grado di ledere molto facilmente l’anima sottile e delicata dell’uva pinot noir, contraddistinta da una certa fragilità e intolleranza alla mutabilità atmosferica. Se la bassa percentuale di 1er cru e gran cru può essere garanzia di maggiore qualità, bisogna fare i conti con questi altri parametri sopraelencati, i quali concorrono, per giunta, a costituire una bussola impazzita del listino prezzi: per bere davvero bene, all’altezza della fama di questi prodotti, purtroppo bisogna spendere molto.
Il pinot noir è un vino che non ostenta, bensì sussurra, non è potente né imponente, ma vive di sfumature, non rinunciando tuttavia ad imporre una precisa, grande personalità. Va accolto con garbo e apertura, per intendere la sua eleganza sottile e femminea.
Questa breve introduzione è inevitabile prima di passare ai 5 vini assaggiati. È inevitabile perché il pinot noir è spiazzante, infinitamente cangiante e dai mille volti.
Ciò che ho cercato dall’assaggio di 5 vini molto diversi tra loro (per produttore e territorio), presso l’enoteca Divino In Vigna, è un denominatore comune, al di là della già troppo chiacchierata eleganza, tratto peculiare del vitigno. Se non una metafisica ricerca della verità e un teoretico inseguire l’identità, almeno cercare di cogliere un quid riconoscibile in ciò che si cela per sua natura. Credo che questo si possa almeno individuare nel frutto dei 5 campioni: ciliegia e frutti di bosco che delineano l’aspetto gentile del vino-vitigno. Ciò che non è mai uguale a se stessa è la striatura minerale di ogni singolo bicchiere, conseguenza (e qui possiamo dirlo senza tema di essere smentiti) dei differenti terroir oltre che dalla declinazione datagli da mano diverse.
Tutti i campioni sono figli di un’annata non facile per i vigneron della Côte d’Or: la 2004. La freschezza e la bevibilità sono le note positive che, a priori, delineano ogni bicchiere. Continue Reading »

Si avvicina Radici del Sud…

Pubblicato da aisnapoli il 17 Mar 2008

radici-sud.jpgC’è grande attesa e curiosità per la terza edizione di “Radici del Sud”, evento dedicato ai vini del sud del mondo, ideato dall’AIS, Associazione Italiana Sommelier, dall’Associazione Sommelier Campania, e dalla Sovrintendenza alle Belle Arti delle province di Caserta e Benevento. Seminari, dibattiti, visite, degustazioni, laboratori: venerdì 28 e sabato 29 marzo, nella splendida cornice della Reggia di Caserta, si vivrà uno straordinario momento di incontro all’insegna della produzione d’eccellenza e della ricerca di tutti quei Paesi assimilabili ad un concetto di “Meridione enologico”.
Un pensiero e un progetto che prendono il via da fattori di carattere geografico e climatico ma che, a ben vedere, si collegano ad elementi assai più complessi legati al mercato, al gusto, lo stile produttivo.
Spagna, Portogallo, Marocco, Tunisia, Algeria, Libia, Egitto, Grecia, Cipro, Malta, Israele: come è facile immaginare l’area del Mediterraneo sarà il cuore pulsante della rassegna ma non mancheranno i protagonisti del ricco e controverso Nuovo Mondo del vino, dall’Australia al Sud Africa dalla California al Cile, passando per Argentina, India, Nuova Zelanda. Un ruolo assolutamente centrale sarà ovviamente riservato ai vini del Sud Italia, a cominciare dalle migliori aziende campane, per quella che si annuncia anche come una gustosa anteprima del Vinitaly, la più importante fiera del vino italiano che aprirà i battenti il 2 aprile a Verona. Continue Reading »

Lucio Tasca D’Almerita: La Nobiltà di Sicilia si racconta…

Pubblicato da aisnapoli il 17 Mar 2008


Il Conte Lucio Tasca D’Almerita, presidente di una delle più grandi aziende siciliane produttrici di vino, ripercorre la storia della sua famiglia tra filari d’uva e barrique. Lo spaccato di una terra ricca di storia attraverso il ritratto di un imprenditore nato e cresciuto in una campagna che vive delle sue tradizioni. Lucio Tasca D’almerita di racconta: dal rapporto con il nonno alla sinergia nel lavoro con i figli, al rapporto con la sua Sicilia.
Fonte:LA7.it

Le foto del Pinot Noir prima sessione…

Pubblicato da aisnapoli il 14 Mar 2008

Il robot-sommelier: naso e lingua elettroniche per riconoscere i vini migliori

Pubblicato da aisnapoli il 11 Mar 2008

La tecnologia, sviluppata all’università di Milano, e’ finita sul Washington Post

goldrake-atlas-ufo-robot.bmpNEW YORK– Dopo un assaggio di ben 53 campioni di vino, l’impeccabile sommelier ha indovinato il vitigno - Barbera - le due regioni di provenienza delle bottiglie e le proprietà organolettiche di ciascuna - dall’aroma fresco e fruttato all’alto tasso di acidità, dall’intensità del colore rosso rubino all’insidiosa presenza di muffe nel tappo -, senza commettere il minimo errore. Ad emettere questi ineccepibili giudizi non è stato un sommelier in carne ed ossa ma un robot. Ovvero un agglomerato di sensori elettronici high-tech, messi a punto dal Prof. Saverio Mannino, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche dell’università di Milano, autore del rivoluzionario studio finito sulla prima pagina del Washington Post.
L’USO DEI RISTORANTI - «In un futuro non lontano i sommelier robot potranno sostituire quelli veri e raccomandare il vino nei ristoranti», teorizza l’autorevole quotidiano della capitale secondo cui, «i sofisticatissimi elaboratori dotati di nasi e lingue elettroniche presto saranno più utili all’industria enogastronomica degli attuali degustatori umani». In alcune parti del mondo questi tecno-assaggiatori hanno già preso il sopravvento sulla tavola. Una compagnia nipponica di recente ha lanciato sul mercato l’ “Health and Food Advice Robot”, capace di identificare ben 30 diversi vini e numerosi tipi di pane e formaggio, dando persino dei saggi consigli salutisti.
IN AUSTRALIA E RUSSIA - In Australia i supermercati usano già da tempo un sistema computerizzato in grado di classificare la carne, assegnando un punteggio da 1 a 5, in base al taglio, colore, tenerezza e contenuto di grasso. La nuova moda ha contagiato anche la Russia. All’università di San Pietroburgo il professor Andrey Legin ha brevettato una lingua elettronica capace di distinguere tra una varietà enorme di soft drink e miscele di caffè.
I LIMITI DELLA TECNOLOGIA - Ma secondo gli addetti ai lavori è ancora troppo presto per celebrare il necrologio di enologi e gourmet. «Fidarsi troppo dei cervelli elettronici è rischioso», mette in guardia William Sessions, responsabile del ministero dell’agricoltura Usa, «I computer sono a rischio di hacker e basta che un cyber-terrorista manometta il software per mandare tutto all’aria». In questo campo, secondo altri, le macchine sono condannate ad una sfida impari. «Le lingue e i nasi elettronici: debbono identificare correttamente alcune molecole singole in un pool di trilioni», spiega il Washington Post, «0ltre a calcolare le miriadi di forme in cui esse interagiscono: un’operazione che il cervello umano compie automaticamente e senza il minimo sforzo». Ma secondo Anthony Diaz, direttore della rivista enologica «The Tasting Panel» sono anche altri i motivi per cui i sommelier umani non verranno mai soppiantati da quelli automatizzati. «Nessuna macchina al mondo è in grado di inventarsi il linguaggio astruso e pomposo tipico dei sommelier », spiega, «Ci vuole la specialissima abilità umana nel creare iperboli per descrivere accuratamente un vino».
Di Alessandra Farkas
Fonte:Corriere.it

Non è per difendere la nostra categoria ma come robot continuo a preferire il mitico Goldrake…(T.L.)

Corso di Primo Livello per Assaggiatori di formaggi ONAF

Pubblicato da aisnapoli il 11 Mar 2008

SI ORGANIZZA A NAPOLI CORSO DI 1° LIVELLO PER ASSAGGIATORI DI FORMAGGI ONAF
logo-onaf.jpgIl Corso è rivolto a tutti coloro che per interesse personale o professionale sono interessati a migliorare le proprie conoscenze sui formaggi. Le lezioni saranno tenute da Docenti e Maestri Assaggiatori dell’ONAF. Il superamento dell’esame finale darà diritto all’iscrizione nel Libro degli Assaggiatori dell’ONAF. Ogni lezione avrà la durata di circa due ore, e prevederà la degustazione di tre o più formaggi.

 Scarica qui il Programma del corso-onaf-napoli.doc

Wine therapy in Giappone: Il Bagno nel vino.

Pubblicato da aisnapoli il 09 Mar 2008


Concediamoci, almeno di domenica, la gradevole sensazione di benessere di un rilassante bagno nel vino…Che ci vuole, basta andare in Giappone! Chi preferisce rimanere sul suolo patrio può almeno godersi il servizio video dell’inviato di TimeonLine, Richard Kimber. E pensare che noi eravamo rimasti al bagno nel latte d’asina stile Cleopatra Regina d’Egitto…
Fonte:Drvino.com

Report: Verticale di Faro Palari

Pubblicato da aisnapoli il 08 Mar 2008

Di Mauro Erro
Se la serata è iniziata con me che discutevo con Tommaso Luongo e Michela Guadagno cercando una comune interpretazione su struttura e corpo del vino senza raggiungere un’intesa (mentre altri cercavano su internet di sintonizzarsi sulla partita del Napoli), non poteva proseguire in maniera differente nelle impressioni sul vino. A ciascuno il suo. La conta dei giudizi finali di ciascun partecipante non ha dato un preferito in assoluto, ed ogni vino ha avuto i suoi estimatori, nonostante differenze anche sostanziali. Il che, credo sia molto istruttivo. Tenterò di raccogliere di seguito i vari pareri. Il 2000 era quello che si esprimeva, alla prima “sniffata”, in maniera netta rispetto gli altri, con maggiore intensità (quantitativa, non qualitativa) su note di frutta sur/matura, direi personalmente anche abbastanza cotta, su sentori di confettura di fichi. Non mancavano sfumature di tabacco, cuoio e goudron. Si faceva preferire da alcuni credo proprio per questa sua generosità di frutto che si evidenziava anche al palato. Il 2001, invece, aveva un profilo completamente diverso, leggiadro direi nell’esprimersi, sussurrato, taluni lo hanno paragonato per certi versi al nebbiolo. Mostrava grande eleganza (anche se personalmente, vista l’annata, mi sarei aspettato maggiore decisione) sia al naso che al palato con il passare del tempo: prugna, grafite, sottobosco e tabacco. Buona verve, colore affascinante tendente al granato, si può ipotizzare ancora un’evoluzione nel tempo. 2002, il traditore. Il naso, almeno per quanto mi riguarda, più intrigante tra i quattro, che seppur mostrava inizialmente una leggera riduzione (straccio bagnato), nel tempo aprendosi mano a mano evidenza una certa mineralità (ferrosa o ematica), sentori di piccoli frutti di bosco, sensazioni balsamiche e di spezie, rimandi di tostatura del legno. Il palato purtroppo mostrava dei limiti soprattutto in un tannino verde e una certa scompostezza. Nel tempo si riequilibrava leggermente, e il cibo lo aiutava nella beva. Il 2004 era quello che più evidente esprimeva note floreali (alcuni lo hanno paragonato al Pinot nero Borgognone) e di piccoli frutti di bosco, anche se apriva su note di caramella al caffè e, più evidenti rispetto agli altri, su note boisè e tostate del legno (che in ogni caso già mostra un’ottima integrazione). Continuava su sensazioni di erbe aromatiche e balsamiche. Al palato era il più deciso, mostrava un ottimo apporto acido e una buona mineralità. Ha davanti a sè ancora lunga vita

Enolaboratorio: La Borgogna e il Pinot Noir

Pubblicato da aisnapoli il 08 Mar 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER DELEGAZIONE DI NAPOLI

Continuano gli appuntamenti dell’ Eno-Laboratorio: un luogo di discussione e di confronto dove sperimentare la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, percorrere nuovi virtuosi sentieri di conoscenza ”etilica”.

Due Serate Speciali all’Enolaboratorio con

“LA BORGOGNA E IL PINOT NOIR”

 

Prima Sessione Mercoledi 12 Marzo ore 20,30 Euro 50

Volnay Santenots 1er Cru 2004 - Roble Monnet
Morey Saint Denis Clos Solon 2004 - Fourrier
Gevrey Chambertin 1er Cru Petite Chapelle 2004- Rossignol-Trapet
Pommard 1er Cru Les Rugiens 2004 - Voillot
Vosne-Romanee 2004 - Mugnberet Gibourg

 

Seconda Sessione Mercoledi 16 Aprile ore 20,30 Euro 50

Pommard 2004 Cru - Roblet Monnet
Gevrey Chambertin 2004 - Fourrier
Chambertin Grand Cru 2004 Rossignol-Trapet
Volnay 1er Cru Les Fremiets 2004 - Voillot
Volnay St.Francois 2004 - Roblet Monnet

 

Enoteca Divinoinvigna, via S.Freud n.33/35

Info e Prenotazioni: 081.3722670 mail: divinoinvigna@libero.it

 

Un vitigno capriccioso e difficile da domare, estremamente volubile al variare della latitudine e delle condizioni climatiche, croce e delizia degli enologi di tutto il mondo: è il mito dei miti per i piccoli e grandi enoappassionati. La Borgogna e il Pinot Noir possono essere una passione complicata da coltivare e, purtroppo, assai costosa. Spendere poco per un buon Pinot è quasi impossibile, sicuramente molto difficile: magari si prova con un produttore meno conosciuto, una appelation meno celebre o un’annata particolarmente sfavorevole.Il Pinot Noir è intrecciato con la Borgogna in un legame simbiotico, difficilmente riproducibile, tanto da consacrarlo al rango del più “autoctono” dei vitigni internazionali: proveremo assieme ad esplorare l’affascinante mondo del Principe Nero con un pò di sano timor reverenziale, come si conviene quando ci si confronta con un vino d’alto lignaggio dall’autentica e raffinata eleganza.
Le etichette in degustazione, grazie all’esclusiva selezione curata dal Magister Burgundiae Giancarlo Marino, proporranno a tutti noi un breve ma intenso viaggio attraverso alcuni dei più straordinari terroir della Borgogna in compagnia del giornalista Fabio Cimmino. Il fascino del sensazionale millesimo 2004 per sperimentare una magia unica ed irripetibile. Parafrasando LessingLa vita è troppo breve per bere Pinot Nero cattivo“.
Purtroppo i posti sono limitati. Affrettatevi a prenotare. Chi rimarrà fuori potrà consolarsi con la seconda sessione che abbiamo già previsto per il 16 Aprile.

Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
www.aisnapoli.it

 

“A molti piace dire che la Borgogna è un punto di arrivo e non di partenza. Non so se è così, ma di certo la Borgogna è una strada senza ritorno: una volta che ne cogli l’essenza è impossibile farne a meno.” Giancarlo Marino

Frescobaldi, 14 persone a giudizio per frode in commercio

Pubblicato da aisnapoli il 06 Mar 2008

guardia-di-finanza.bmp(AGI) - Firenze, 6 mar. - Quattordici persone sono state rinviate a giudizio oggi dal gup del tribunale di Firenze nell’ambito dell’inchiesta della procura sulla produzione di vini dell’azienda Frescobaldi. L’accusa per tutti e’ di frode in commercio e falso in atti pubblici. I rinviati a processo sono il responsabile della produzione dell’azienda fiorentina, un enologo, sei dipendenti delle fattorie dove viene prodotto il vino e sei fornitori di uva pugliesi e campani. Il processo si aprira’ il 17 novembre prossimo. Al centro delle indagini della guardia di finanza vi sarebbero presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini. In una nota, i legali degli indagati, gli avvocati Nino D’Avirro e Pier Matteo Lucibello, affermano che “al dibattimento saremo in grado di provare l’inesistenza di quanto contestato, in quanto tutti i testi sentiti nel corso delle indagini preliminari hanno escluso che le uve che provenivano da regioni diverse dalla Toscana, venissero utilizzate per la produzione di vini toscani” e spiegano che “l’acquisto di uve da fuori zona serviva esclusivamente ad effettuare una efficace concentrazione per i vini da tavola venduti sfusi negli spacci aziendali”. (AGI)Fonte: www.agi.it

Riunione GS Ais Napoli 11 Marzo h.17.00 Hotel Oriente

Pubblicato da aisnapoli il 04 Mar 2008

logo-aisnapoli1.jpgMartedi 11 marzo 2008 presso il Grand Hotel Oriente si terra’

un incontro con i sommeliers iscritti al Gruppo Servizi di Napoli.

 

11 Marzo 2008 h.17.00 Grand Hotel Oriente Via Diaz n.44 Napoli

Info e prenotazioni:3494995994

All’ordine del giorno:

Presentazione ufficiale al GS dei componenti del Consiglio di Delegazione di Napoli;

Relazione sulle attività di servizio svolte nell’anno 2007;
Presentazione del modello del “rapporto di servizio”;
Programmazione degli aggiornamenti professionali per il 2008;
Presentazione dei nuovi iscritti.

La stagione “calda” dei servizi è ormai alle porte, vi aspettiamo numerosi per partire nel migliore dei modi…

Massimo Florio
Resp. Gruppo Servizi Ais Napoli

Cena Ais Napoli da Mascagni “Gocce di Vino Francese”

Pubblicato da aisnapoli il 03 Mar 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER DELEGAZIONE DI NAPOLI

Anno 2008 Gli Incontri Enogastronomici della Delegazione Ais Napoli

 

“GOCCE DI VINO FRANCESE”

Giovedì 13 Marzo ore 20,30 Euro 35,00

Ristorante “Mascagni” via Mascagni n. 42

Info e Prenotazioni: 081.5602900

 

Champagne, Chablis, Châteauneuf-du-Pape…per innaffiare la nostra cena esplorando la grandeur enologica transalpina, da sempre ineludibile termine di paragone per tutte le terre del vino. Tre vini che riconducono a luoghi, atmosfere e persone famosi in tutto il mondo quali testimoni consapevoli del valore inestimabile del terroir. Un affascinante viaggio in compagnia di Antonella Bevilacqua, sommelier e relatrice Ais che guiderà, con il suo consueto charme, la degustazione dei vini della serata che saranno serviti in abbinamento alle interessanti proposte gastronomiche del Ristorante Mascagni di Angelo Caprio.

Clicca qui per il menu della serata.

logo-aisnapoli2.jpgTommaso Luongo
Delegato Ais Napoli

Le foto del Seminario GS all’Hotel Il Gabbiano

Pubblicato da aisnapoli il 02 Mar 2008

Intervista “sobria” a Francesco Annibali di Mauro Erro

Pubblicato da aisnapoli il 01 Mar 2008

Con Francesco Annibali  inauguriamo su Aisnapoli.it una rubrica dedicata ai protagonisti di ieri, di oggi e di domani del mondo del vino: Dialoghi “sobri” ovvero uno spazio nel quale incontrare personaggi del vino in genere, con particolare attenzione a degustatori e comunicatori del nettare di Bacco,  grazie ai quali approfondire tematiche di grande attualità e, magari, saziare qualche curiosità.

francesco-annibali.jpgLa prima è quella di rito, per chi non ti conoscesse, chi sei? quando hai incontrato il vino? quale il tuo ruolo oggi nel vino? Insomma, il tuo curriculum vitae.
Francesco Annibali, 35 anni, giornalista e imprenditore nel settore dell’arredamento. Laurea in Filosofia, docente ai corsi AIS, mi occupo di comunicazione enogastronomica dal 1997. Ho collaborato con le principali guide italiane, e dal 2002 collaboro con Autoctono, società milanese di comunicazione enogastronomica. Collaboro con diverse testate nazionali del settore, e nel 2007 ho creato enophilia, rivista on line di enogastronomia. (per il curriculum nel dettaglio qui, ndr)

Cosa, in qualità di degustatore, cerchi in un vino? Quale la caratteristica che, a tuo parere, deve necessariamente avere? La tua “filosofia del vino”?
A dire il vero cerco molte cose. Soprattutto piacevolezza e tracciabilità. Non fa molo fico dirlo, ma le cerco in quest’ordine di preferenza.

Quale la caratteristica che, secondo te, un degustatore, un sommelier, deve necessariamente avere? Intuito, talento, spirito critico…Cosa ti sentiresti di consigliare ad un’aspirante sommelier, o ad un sommelier appena diplomato?
La caratteristica più importante è sicuramente la passione. Degustare è una operazione talmente complicata che senza il fuoco interiore non si va da nessuna parte. Ad un neo sommelier consiglierei di andare in Inghilterra. Per la lingua, ma anche perché per il commercio e la comunicazione del vino è il posto migliore che io conosco.

Cosa vuol dire per te degustare un vino?
Penso significhi soprattutto discernere e paragonare. La degustazione è un atto squisitamente semiosico (nella filosofia del linguaggio, il processo in cui qualcosa funziona come segno, n.d.i.), una catena ininterrotta di abduzioni. Cioè di tentativi, ed interpretazioni. Un po’ come fare le parole crociate. Resto basito di fronte a quanti pensano si tratti di una intuizione.

Hai avuto un maestro nel tuo percorso? E se si, cosa hai imparato da lui?
Un maestro no, ma persone che mi hanno aiutato e influenzato, quelle sì. Inizialmente il ghiaccio fu rotto dall’incontro con Marco Nannetti dell’Enoteca Italiana di Bologna. Devo a lui se ho preso il vino “dalla parte giusta”. Ovvero con umiltà e spirito critico. Poi la lettura del primo Luca Maroni. A seguire, gli assaggi fatti con Antonio Attorre, che mi ha insegnato la misura, Alessandro Masnaghetti, da cui ho appreso molto sulla valutazione dell’esecuzione tecnica dei vini, Carlo Macchi, che è la persona più brava che io conosca a distinguere un vino buono da uno non buono. E Christian Fabrizio, titolare di Autoctono e collaboratore di Attilio Scienza. Tecnicamente un fuoriclasse della degustazione.

Tre vini? tre vitigni? tre zone?
Ti rispondo in prospettiva futura.
Vini: Cesanese del Piglio, Aglianico del Taburno, Alto Adige Val Venosta Riesling.
Vitigni: Cagnulari, Malvasia puntinata, Greco di Bianco.
Zone: Donnas, Valle Isarco, Roccamonfina.

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