Archivio di: Giugno 2008

Report Riesling: Dioniso, Apollo e Bacco…

Pubblicato da aisnapoli il 28 Giu 2008

 Stavolta il Report sulla prima sessione del Riesling si è sdoppiato negli interessanti contributi di Mauro e Luca, i nostri “articolisti” più prolifici…(T.L.)

 Di Luca Massimo Bolondi

Gli Dei tanto lontani e avversi, eppure complementari, … dall’unione di caratteri mutuamente contrastanti spesso nasce grande armonia, talvolta nasce il sublime (e giù citazioni dotte da Nietsche a Wagner a Wittgenstein…). Ma stasera siamo inebriati da un’esperienza assai tangibile. È lì, anzi sono lì, in nove calici otto variazioni sul tema dell’armonia da contrasto.
Otto perché – ahimè - il primo calice contiene un Trocken Kabinett 2002 (Johannishof) ferito a morte dalla sentenza dell’assaggiatore: “tappo!”. Ciononostante, la curiosità è grande e una piccola quantità viene provata al palato per chiarirci il concetto di acidità tagliente di questo vino che tra i Riesling dovrebbe essere il più secco. E nonostante gli aromi alterati, si affaccia al naso una raffica di sentori minerali. Un inizio di grande stimolo al desiderio.
Il secondo calice non tradisce. Trocken Spatlese 2001 (Koehler Ruprecht ), per servirvi di una mineralità spinta: il primo naso annuncia oli minerali e gomma bruciata. Strano? Gradevole. Dopo un tale intenso impatto vien la frutta di soppiatto… ecco che alla porta accanto l’officina meccanica apre il fruttivendolo. All’ananas oleodinamico si affianca il sentore di pesca gialla matura, e un lieve zafferano ci suggerisce un nobile attacco di botrytis alle uve mature. E in bocca il senso tattile del limo gioca con una spalla acida poderosa. Retroaromi lunghi danno il degno coronamento.
Appena versato, il terzo esemplare splende nel calice. Trocken Auslese 2005 (Karthäuserhof), in crescendo, a dispetto della relativa gioventù. Aroma esotico ed elegante, frutta a polpa gialla a maturazione perfetta. Vivacissimo al palato, mima addirittura un lieve perlage. Armonia sinfonica!
A seguire un fuori programma: Trocken Auslese Niersteiner 1996 (Heinrich Braun). Un cristallo color dell’oro sgorga dal lungo collo della renana e si adagia nel calice. Attacco olfattivo di idrocarburi e pesche mature. In bocca esplode una supernova di gusto ed aromi. Dilaga con una acidità da vino eterno: con queste premesse vorrei provare annate antichissime, attendendomi piacevoli sorprese. Questo è vino da seduzione, peccato sia introvabile…
A chiusura della prima parte della serata ecco il piccolo di casa, un giovinetto di pronta beva (e dal nome impronunciabile - Von Schubert -) che con soli otto gradi alcolici suggerisce di uscire dal cestello e farsi tracannar d’un fiato appena risaliti in barca dal bagno in un assolato meriggiare d’estate. Il Riesling è anche questo.
Ha ragione Fabio Cimmino nel sostenere che questo è un vitigno aromatico anche se non è classificato ufficialmente per tale.
Ripresi? Si riparte, e stavolta con il degnissimo accompagnamento di tre ottime pietanze concepite per l’abbinamento. Una sfida mica da ridere, visto che la seconda parte della degustazione prevede vini non-trocken ovvero di maggiore potenziale zuccherino. Ma Divinoinvigna si avvale di una cuciniera di talento. Capace di dosare attentamente il sapido, il succulento e il citrino. Ecco quindi parte un gioco di contralto tra il vino (Kabinett 2002 Johannishof da terroir di quarzite, Spatlese 2005 Emrich-Schönleber da terroir di ardesia blu, Auslese 2005 Weins-Prüm dolce ed equilibrato) e lo sformato di patate in crema, i dadi di mortadella fine, le polpettine delizia-un-sol-boccone.
Il secondo fuori programma è la corsa all’oro nel calice: Kallstadter Saumagen 1992 Koehler Ruprecht (!) botritizzato, vino soprano che se avesse voce supererebbe la Montserrat Caballè, ananas alla liquirizia con al palato una nota acida ancora talmente acuta da far pensare all’immortalità dell’anima. Gran finale.
Questa degustazione è stata un lungo susseguirsi di sorprese, per chiunque non abbia già grande esperienza di codesto nettare. Vien da dire “corri a provare, non limitarti a leggere!”
Nei vini di stasera abbiamo sperimentato il connubio tra i colori, dall’oro giallo all’oro antico, la vetustà del vino, la forza e maturità degli aromi, il palato dolce da una parte e dall’altra parte la freschezza imperiosa, il sapor pietro della mineralità, la dichiarazione di un futuro raro a un bianco. Un grande danese, Niels Bohr (astrofisico, matematico e fisico premio Nobel) aveva per logo lo yin-yang e per motto “contraria sunt complementa”. Sospetto che fosse buon conoscitore del Riesling.

Report Riesling prima sessione

Pubblicato da aisnapoli il 28 Giu 2008

Di Mauro Erro

La prima volta che ho incontrato il Riesling Renano della Germania è stato svariati anni fa leggendo le parole di Tom Stevenson sul grande atlante dei vini del mondo: nessun altro vino risulta dal primo sorso così fine, così puro e corposo con una gradevole punta d’acidità come un buon Riesling. L’assaggio venne diversi anni dopo. Da allora non ho mai conosciuto nessun degustatore esperto e nessun normalissimo bevitore che non apprezzasse questi vini, quando non li aveva già posti all’apice della propria classifica di gradimento insieme ai Pinot Nero provenienti dalla Borgogna. Io non riesco più a farne a meno: il mio amore viscerale mi spinge a stapparne, mediamente, almeno una, se non due bottiglie la settimana. Non c’è persona cara a cui non l’abbia fatto bere. Una volta addirittura lo proposi ad un’astemia ricevendone in cambio un bel sorriso di ringraziamento. Con le donne rappresenta un’alternativa di gran lunga migliore al solito calice di Champagne.

Eppure, nonostante il Riesling dimostri palesemente le sue indubbie qualità, i tedeschi, come se non bastasse la complicazione che deriva dall’impronunciabilità della lingua, pare ci tengano in maniera particolare a rendere difficili le cose. Approfitterò, oltre questo resoconto, degli altri che seguiranno i prossimi due appuntamenti cercando di trattare nella maniera più semplice ed allo stesso modo esaustiva l’argomento senza tediarvi oltremodo: ora ci occuperemo della classificazione dei vini tedeschi, lasciando l’approfondimento delle zone, dei terreni e della mineralità che ne deriva ai successivi.

La classificazione dei vini tedeschi si basa sul grado zuccherino residuo, misurato in Oechsle, il cui grado è corrispondente a 2-2,5 grammi di zucchero per litro, e non sulla denominazione di origine. Esiste, ad onor del vero, una sorta di classificazione delle zone risalente alla legge del 1971, che ha subito leggere modifiche nel 1994, che ad oggi ha mostrato la sua più totale inutilità e su cui torneremo a tempo debito. Pare che oggi sia in atto un tentativo di semplificazione: non ci rimane che sperare.

I Tafelwein rappresentano i vini di tavola, i Landwein una sorta di Igt. Vengono poi i QbA (Qualitätswein Bestimmter Anbaugebiete) vini di qualità provenienti da una delle tredici regioni previste. È ammesso per questi vini lo zuccheraggio così come l’aggiunta di Süssreserve, un succo d’uva sterilizzato (mosto non fermentato) la cui origine deve essere la stessa del vino a cui viene aggiunto. Infine i QmP (Qualitätswein Mit Prädikat), vini di qualità confermati dalla menzione (appunto il Prädikat) a cui non può essere aggiunto zucchero; anche se è concesso l’uso di Süssreserve, troverete pochi produttori disposti ad utilizzarlo lasciando che sia l’interruzione della fermentazione al momento giusto a stabilire la naturale dose di zucchero da lasciare in bottiglia.

I QmP si suddividono in base al grado zuccherino partendo dai Kabinett, il primo della scala Oechsle pari a 67-85°. Poi gli Spätlese, che tecnicamente significa vino fatto con uva proveniente da vendemmia tardiva, tenendo presente che la nozione di “tardiva” è sempre relativa alle vendemmie tedesche di solito abbastanza precoci, con un grado Oechsle pari a 76-95°. Vengono gli Auslese, prodotti con uve lasciate sulle viti dopo la vendemmia dello Spätlese, in cui è possibile ravvisare accenni di Edelfäule (muffa nobile) il cui grado Oechsle è di 83-105°.

Il Beerenauslese è prodotto, invece, da uva sovramatura su cui si è sviluppata l’Edelfäule. La normativa vuole che ogni acino venga appassito e selezionato uno per uno, vagliando grappolo per grappolo. Questi vini devono raggiungere un livello Oechsle di 110-128°. Infine i Trockenbeerenauslese (TbA), del tutto attaccati da muffa nobile, con una grado Oechsle di 150-154°. Discorso a parte per gli Eiswein che si ottengono nel momento in cui le uve lasciate sulla vite, affinché vengano attaccate dalla muffa nobile, si ghiacciano per la brina o la neve. La vendemmia ghiacciata ha solitamente luogo molto tardi, quasi mai prima di dicembre e spesso nel gennaio successivo (anche se in etichetta va indicata l’annata precedente). Il suo grado Oechsle deve essere almeno pari a quello di un Beerenauslese e può raggiungere quello di un TbA. I Trocken (la dicitura vorrebbe dire più o meno, secco), invece, sono vini che non devono contenere più di 4 grammi sul litro di zucchero. Si può incontrare (come vedrete dalle note) un Kabinett Trocken piuttosto che un Auslese Trocken, il che vuol dire che ci troveremmo innanzi vini dal grado zuccherino minore, ma dall’alcool effettivo maggiore. Completano il quadro complicato delle denominazioni le Goldkapsel (capsula d’oro) che indicano una selezione particolare dei grappoli con il massimo raggiunto dalla Lange Goldkapsel (lunga capsula d’oro).

n.d.a. come solitamente accade nel nostro eno-laboratorio oltre le sei bottiglie si sono aggiunte tre a sorpresa. A seguire le degustazioni…

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Fiera della Casa con l’Ais Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 27 Giu 2008

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Vino biodinamico: un’opportunità economica ed etica

Pubblicato da aisnapoli il 27 Giu 2008

Ospitiamo sul nostro blog, grazie alla disponibilità di Antonella P.Vastola, Docente di Marketing del Vino presso l’Università degli Studi della Basilicata (…nonchè sommelier Master Class Bibenda, ndr) una lucida ed approfondita analisi del “movimento” biodinamico dal punto di vista innanzitutto della convenienza economica e poi dell’opportunità etica. Documento presentato in occasione del recente congresso OIV di Verona. E’ possibile scaricarlo completo delle note ed in formato pdf in calce al seguente post.(T.L.)

Di Antonella P.Vastola
Docente Marketing del Vino
Università degli Studi della Basilicata, DITEC

RIASSUNTO
Questo lavoro cerca di comprendere le opportunità competitive della produzione di vino biodinamico e i limiti alla sua promozione nel mercato dei prodotti agro-alimentari con una certificazione di qualità. Il vino biodinamico offre nuove ed interessanti opportunità di mercato sia alle grandi aziende vitivinicole, che possono sfruttare risorse “vergini” in paesi emergenti nel mercato del vino, che per le piccole imprese, che possono utilizzare la biodinamica per trasfondere in maniera diretta le caratteristiche del territorio nel vino. Lo sfruttamento di queste opportunità può essere, tuttavia, compromesso dai vincoli posti dalla disinformazione dei consumatori, che sembrano confusi dalle differenze tra un vino biodinamico piuttosto che biologico o un vino definito “naturale”. Il pericolo è che la produzione di vino biodinamico non decolli a causa non di una intrinseca debolezza del prodotto, ma piuttosto della ridotta disponibilità a pagare dei consumatori, generata dalla percezione di una asimmetria informativa che potrebbe essere opportunisticamente sfruttata da alcuni produttori. Se così accadesse, il benessere dei consumatori potrebbe diminuire.

Introduzione

Oggi, nessuna attività produttiva può più ignorare l’incipiente cambiamento climatico e la crescente emergenza ambientale. La salvaguardia delle risorse primarie, prima fra tutte l’acqua, è uno degli obiettivi prioritari di qualsiasi piano di intervento. Alcune ricerche hanno dimostrato che un tipo di agricoltura più consapevole di queste problematiche contribuisce non solo ad un oculato consumo delle risorse, ma anche alla loro salvaguardia per le generazioni future.
Il progetto “Farmers are the solution”© dell’Associazione Biodynamic Agriculture Australia , ha dimostrato che l’uso di pratiche agronomiche biodinamiche diminuisce il consumo di acqua in agricoltura perché è favorita, tra l’altro, la produzione di humus che migliora la ritenzione idrica dei suoli. Si riduce, inoltre, il fenomeno dell’erosione dei suoli e si ottiene un prodotto che ha delle caratteristiche nutrizionali migliori.
La domanda di prodotti rispettosi dell’ambiente è crescente. I consumatori sono più consapevoli dei rischi che i metodi di produzione intensiva comportano in termini di sfruttamento e di inquinamento dei terreni.
Un numero crescente di produttori agricoli è cosciente del fatto che con il metodo di produzione convenzionale i naturali equilibri si sono modificati. Il suolo si sta trasformando in un supporto inerte che necessita di sempre maggiori quantità di sostanze chimiche per mantenere costanti le rese, così come è in continuo aumento l’uso di insetticidi e diserbanti a causa della forte riduzione di antagonisti.
In questo contesto, l’adozione dei metodi di produzione biodinamici si presenta come una possibile soluzione vantaggiosa sia per i consumatori che per i produttori.
Il vino biodinamico
Che cosa si intende per agricoltura biodinamica? Il movimento biodinamico nasce nel 1924 ad opera dell’austriaco Rudolf Steiner, che fonda il “Circolo di ricerca per la coltivazione”. Il principio fondamentale si basa sull’attivazione dei processi biologici nel terreno in modo da rendere disponibili alle piante gli elementi nutritivi necessari alla produzione . Questo modo di produrre crea un insieme in equilibrio tra coltura, fertilità del terreno ed ecosistema circostante. La ricostruzione dell’equilibrio suolo/ambiente fa si che si ricrei, spontaneamente, la corretta relazione tra preda/predatore . La biodinamica ritiene fondamentali i cicli cosmici e lunari per la determinazione delle semine e degli altri interventi agronomici. Gli unici preparati utilizzati sono di origine naturale ed hanno la funzione di catalizzatori per stimolare i fenomeni vitali.
In vigna, la modalità di produzione si basa sulla biodiversità e sulla rinuncia all’uso di elementi chimici. Nella vinificazione, la fermentazione avviene in modo spontaneo: il protocollo non prevede il controllo della temperatura di esercizio. Il mosto si trasforma per opera di lieviti indigeni presenti sulle uve, specifici e diversi da vigneto a vigneto. E’, quindi, abolito l’uso di lieviti selezionati prodotti industrialmente, così come non sono consentite: acidificazioni/disacidificazioni, lo zuccheraggio, i metodi di concentrazione come l’osmosi inversa o il congelamento. Nessuna filtrazione sterile è ammessa al di sotto di 2 micron. L’uso dell’anidride solforosa è un tema cruciale: alcuni produttori la usano in quantità minime, in condizioni avverse alla vinificazione, per gestire il processo; altri, invece, fanno dell’assenza di solfiti, una questione di principio, un segno distintivo che contraddistingue la produzione biodinamica da quella convenzionale.
Secondo Nicolas Joly , uno dei precursori mondiali dell’applicazione del metodo biodinamico in vigna ed in cantina, il viticoltore è un “nature assistant” più che un “wine maker”.
In Italia, la produzione agricola biodinamica è rappresentata da 375 aziende certificate Demeter mentre altre 80 sono in conversione, con un incremento annuo costante tra il 2% e il 3% (dati Demeter, 2007). La superficie investita è di 25.000 ettari, per un fatturato di 30 milioni di euro, più del 70% dei quali derivante dalle esportazioni (soprattutto in Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti). Nell’ultima edizione del BioFach, la più importante fiera di vini biologici del mondo, è emerso che la biodinamica nel settore vitivinicolo è un fenomeno in crescita, a livello mondiale. In Italia, i vigneti biodinamici investono una superficie di circa 750 ettari. Continue Reading »

Il Wwf e Radio Rds: salviamo gli Astroni!

Pubblicato da aisnapoli il 26 Giu 2008

Di Luciano Pignataro

fotoaerea_astroni.jpgNon ho mai amato gli appelli e le catene di solidarietà perché sono ancora convinto che, per quanto bello e utile possa essere lo slancio volontario, è alla politica e alle istituzioni che spetta il compito di risolvere le emergenze. Visto però come stiamo messi in Italia e a Napoli riprendo e rilancio, invitando a fare altrettanto, l’appello del Wwf e di Radio Dimensione Suono per salvare una delle aree più belle di Napoli, gli Astroni. Attorno al cratere c’è la più antica e ricca foresta italiana, assediata dal cemento, dove la viticoltura di aziende di qualità come le Cantine degli Astroni e Raffaele Moccia resiste integerrima alle sollecitazioni e ad alcune scelte come la tristemente famosa discarica di Pianura.Il Wwf e Radio Rds: salviamo gli Astroni! Basta poco: un sms al 48854 per offrire un euro, oppure due usando il vostro telefono fisso!

Contribuirete a sostenere uno dei più straordinari patrimoni ambientali del nostro paese, l’unico grande polmone verde di Napoli e darete un segnale verso quale direzione guardare per il futuro. E contribuirete alla prima scuola ambientale italiana

Spero che tutti voi che frequentate questo sito abbiate un euro da dedicare agli Astroni, ai vigneti di falanghina e piedirosso dei suoi contadini. Se solo ciascuno di voi facesse questo gesto una volta sarebbero raccolte parecchie migliaia di euro sino al termine della iniziativa, fissato per il 4 luglio.Vai con gli sms…(T.L.)

Fonte:Luciano Pignataro wine blog

Foto: Comune di Napoli.it

Riesling prima sessione: le foto

Pubblicato da aisnapoli il 26 Giu 2008

Riesling über alles.Mentre caroselli di macchine imbandierate invadevano gioiosamente le strade di Berlino per festeggiare l’ingresso della Germania in finale agli Europei 2008 dopo un rocambolesco 3-2 alla Turchia di  Fatih Terim, noi ignari ma altrettanto felici e gioiosi celebravamo invece il Riesling, altro grande vanto teutonico, con uno sterminato carosello di ben nove bottiglie, tanto buone quanto “impronunciabili”(su tutte svettano, for me, il Riesling Auslese Trocken Selection 1996 di Heinrich Braun e l’ Ederner Pralat Riesling Auslese 2005 di Weins-Prüm). La dettagliata descrizione verrà affidata ad un prossimo post a quattro mani e due palati di Mauro Erro e Luca Massimo Bolondi…nel frattempo ecco le foto.

P.s. Non male come prima sessione…il 9 Luglio ci aspetta la seconda, la terza a seguire!

Vacanze romane…Doppia verticale dell’azienda Castello dei Rampolla con Sammarco e d’Alceo

Pubblicato da aisnapoli il 25 Giu 2008

Di Tommaso Luongo e Mauro Erro

vacanzeromane.jpgVacanze Romane…l’occasione era ghiotta, un grande evento targato Bibenda: i cult-wine di Castello dei Rampolla, Sammarco e d’Alceo in una doppia verticale che attraversa alcuni tra i millesimi più rappresentativi di questa storica e prestigiosa azienda di Panzano di Greve in Chianti. I vini, il parterre de roi ( i principi Luca e Maurizia di Napoli Rampolla e l’enologo Giacomo Tachis con Paolo Lauciani a guidare la degustazione) e la simpatica compagnia (Mauro Erro e Luigi Cristiano) mi convincono a sfidare il torrido caldo di questi giorni… L’opportunità, poi,  di scambiare un pò di piacevoli chiacchiere con qualche vecchio amico “romano” è la classica ciliegina sulla torta! A proposito, visto che la trasferta nella capitale era giustificata anche da “motivi di lavoro” subito un’ anticipazione: nei prossimi mesi ci sarà una disfida a colpi di zuppa di pesce (scuola puteolan-partenopea vs. scuola laziale) in collaborazione con l’amica e “collega” Maria Cristina Ciaffi, Delegata Ais Civitavecchia. Prima però di lasciare lo spazio al puntuale resoconto di Mauro, due parole due, su questa storica doppia verticale. Diciasette vini sono un’ impresa decisamente ardua ma il ritmo della degustazione scandito dagli interventi calibrati dei relatori con le incursioni di Tachis il Grande (giù il cappello!) consente di recuperare agevolmente la concentrazione e prestare la giusta e necessaria attenzione, meno male…Ma veniamo ai vini. A farmi preferire la batteria siglata Sammarco (per un’incollatura..n.d.a.) sono gli umori terragni della toscanità più classica: humus, sottobosco, funghi e tabacco che si intrecciano uno nell’altro  bicchiere dopo bicchiere. Su tutti svetta, a mio modesto avviso, il superbo 1985 che si presenta in grande spolvero con una veste cromatica di un intenso granato, illuminata da nobili trasparenze e con un naso che mi colpisce per il frutto ancora integro, direi quasi croccante, scolpito da eleganti ed incessanti effluvi balsamici; in bocca l’incedere della parabola gustativa, deciso e fiero ad ogni passo è sospinto da una sorprendente freschezza che si rinnova in continuazione, il raffinato tannino accompagna in lunghezza ed in profondità tutto l’assaggio con un’ impronta garbata e carezzevole. Un vero cavallo di razza che galopperà ancora per tanti anni! Per la batteria dei d’Alceo il timbro è quello della “potenza in un guanto di velluto” anche se ho apprezzato il tono più sommesso del 1998 con una silhouette sicuramente più agile e snella ma dalla lunga e sottile persistenza. Mi fermo qui…basta così! Adesso è il turno della maratona “etilica” di Mauro Erro.

Il territorio:

L’azienda di Castello dei Rampolla è ubicata nella splendida Conca d’Oro, un anfiteatro naturale protetta a nord dalla collina di Santa Lucia, che si apre a sud del paese di Panzano nel comune di Greve in Chianti, nel cuore della zona del Chianti Classico. La natura dei terreni della Conca d’Oro, e più propriamente dei vigneti della azienda, è abbastanza eterogenea, ma vede la predominanza di argilla a valle, che permette la trasmissione di sostanza minerali (le note minerali sono una caratteristica sempre presente nei vini provenienti da questo “Grand Cru”), e man mano salendo in altitudine, terreni limosi e Galestro: quest’ultimo favorisce il perfetto drenaggio e la possibilità di un’ottima penetrazione delle radici delle piante.

L’azienda:

L’azienda nasce grazie all’opera di Alceo di Napoli, intorno agli anni ’60. Innamorato dei vini bordolesi, decise di portare le barbatelle nella sua tenuta (quelle del Cabernet provengono da Villa Capezzana, che a sua volta le aveva prese da Chateau Lafite. Verranno innestate su viti di Malvasia, Trebbiano e Ciliegiolo): fu egli il primo con la collaborazione di Giacomo Tachis, l’enologo, a portare insieme gli Antinori il Cabernet Sauvignon in Toscana e l’unico ad introdurre, in gran segreto perché all’epoca vietato, il Petit Verdot. Dopo la morte di Alceo Di Napoli, saranno i figli dal 1994 a riprendere l’azienda e a produrre il Vigna d’Alceo che verrà commercializzato per la prima volta nell’annata 1996. L’azienda possiede 120 ettari, di cui solo 42 vitati e 28 effettivamente produttivi. Dal 1994, l’azienda è a conduzione biodinamica, per cui si utilizzano solo lieviti indigeni per la fermentazione, non si aggiungono enzimi o prodotti coadiuvanti, l’utilizzo dell’anidride solforosa è ridotta al minimo.

I vini:

Il Sammarco (il cui nome ricorda uno dei figli di Alceo, prematuramente scomparso in un incidente in elicottero) ed il Vigna d’Alceo (oggi più semplicemente d’Alceo) sono i vini di punta dell’azienda. Il primo era nato come uvaggio di Cabernet Sauvignon e Sangiovese, anche se mano a mano negli anni la percentuale di Sangiovese è stata ridotta fino ad un 5% attuale, a cui si è aggiunto un’altrettanta percentuale di Merlot. Il Secondo, invece, è un taglio di Cabernet Sauvignon in prevalenza con l’aggiunta di una percentuale (intorno al 20%) di Petit Verdot. Le vigne sono poste tra i 250 e i 300 metri sul livello del mare, hanno un’età media che supera i trent’anni (anche se si sta provvedendo a nuovi innesti) ed una densità per ettaro, per il Sammarco, di 5/6000 ceppi, per l’Alceo, di 10000, oggi ridotti a 8.000, ceppi. La resa, per quest’ultimo, d’uva per pianta, è alquanto significativa: solo 300-500 grammi!

La vinificazione avviene in lamiera smaltata (non inox, in cui, a detta del proprietario Luca di Napoli, i vini rossi non si fermano mai), anche se l’azienda si sta preparando per sostituirli con tini di cemento, un materiale più neutro per preservare la naturalezza del vino. L’affinamento prevede per il Sangiovese botti dalle capacità di 25/30 ettolitri, per il Cabernet Sauvignon, il Petit Verdoit ed il Merlot, barrique di rovere francese di leggera tostatura nuove solo per il 10, 15%.

N.d.a.: La degustazione, tenutasi ieri presso l’Hotel Cavalieri Hilton di Roma a cura di Ais-Bibenda Roma alla presenza dei titolari dell’azienda e dell’enologo Giacomo Tachis, è stata molto affascinante, ma anche molto faticosa (17 vini, non son pochi), quindi mi scuserete per qualche imprecisione. Trattandosi di due vini in verticale, ovviamente, noterete una certa ripetitività dei descrittori organolettici. L’indicazione del colore sarà data solo quando estremamente significativa. Continue Reading »

Cronaca di una verticale di Taurasi d’inizio estate al Wine Bar dei Feudi di San Gregorio

Pubblicato da aisnapoli il 24 Giu 2008

 Dalla Terra al Palco…

di Luca Massimo Bolondi

L’Arena
Tra Napoli, Salerno ed Avellino, ai margini dei monti s’erge un piano
in mezzo al quale, opera in cammino, s’erge un Vulcano e mira altro Vulcano.
Ma se il Vesuvio per maestà s’impone, e inquieta la presenza ci accompagna,
l’altro Vulcano buono si compone di opere dell’uomo in pompa magna
ed all’interno di quel buon cratere,
di vino il viaggiatore può godere.

Trattasi inver di un luogo assai speciale, adorno di cristallo e legna fina,
moderno il luogo eppur tradizionale, vocato a San Gregorio eppur cantina…
ci accolgono con grazia e con calore provetti sommelier, cuochi signori,
Massimo Florio che ne è il direttore gli onori fa di casa agli avventori.
Fummo riuniti in semplice brigata
per degustar Taurasi alla serata.

I Cavalieri
Squilla un entrèe d’aglianico spumante, tromba d’annuncio dei tre contendenti,
e già il palato, campo bulicante, prepara alla tenzone i suoi palmenti.
Tre sono i vini qui per l’occasione, tre le bottiglie ben accompagnate
da tre pietanze di preparazione studiata a che le tre siano esaltate.
Sfilan Taurasi, Piano di Montevergine, Selve dei Luoti, nere bottiglie che vuotar vorrei,
d’anni dallo splendor a tutti noti: duemila, novantotto, novantasei.

La Tenzone
Inizia il gran confronto al mio parere, tre calici di sangue terra e fuoco,
splende il Taurasi dentro il mio bicchiere, l’anno duemila, e da l’inizio al gioco:
si muove roteando assai sinuoso, e libera sentor caldi e speziati
affascina e seduce, gran corposo, morbido, caldo e dai tannini alati.
È fatto su misura per gli allori, pronto e con vocazione all’armonia,
sembra una diva sotto i riflettori, come una diva dalla lunga scia.

Ma quel che mi ha sorpreso ed estasiato è il Selve dell’annata novantotto:
brilla dentro il bicchier come versato color granato e lampi di ceraso
tannini nobilissimi al palato e un’ampia varietà di spezie al naso.
Cuoio da sella, oli minerali, fiori appassiti e frutta in confettura,
forte d’aromi che fan metter l’ali, spaziando panorami di cultura…
Ricco d’aromi e splendide durezze, scontroso a tratti come un re guerriero,
forte di spalla ma sa dar carezze! E come lascia a lungo un segno altero!

Segue Piano di Montevergine dodicenne, e si direbbe un giovane invecchiato,
color rubizzo ma d’aria solenne: papa benedicente sul sagrato.
Sentor di eteree lacche e liquirizia, vigore di profumi e sacrestia,
forte nel gusto ma già con mestizia addita quel declino cui s’avvìa.
Saggezza più durezze più prestanza, capace di stupire ancora un poco,
di tempra d’altri tempi e d’importanza tale da fare riprovare il giuoco.

Pertanto senza dubbio alcun proclamo di questa nostra semplice tenzone
Selve de’ Luoti s’impone sovrano, per lunghi giorni ancora di passione!
Sempre meglio per me la terra amara, e il duro Selve che ne viene fuori,
piuttosto che un barrique di legna rara che dà al Taurasi morbidi sentori.
E onor mi fa di chiuder la serata col ringraziare i Feudi e il direttore
con caloroso abbraccio alla brigata per il trascorrer di codeste ore
lasciando a voi lettor desiderare
di unirci a noi nel prossimo libare.

Enolaboratorio: Riesling über alles…

Pubblicato da aisnapoli il 24 Giu 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER DELEGAZIONE DI NAPOLI

Siamo ormai agli “sgoccioli” con gli appuntamenti dell’ Eno-Laboratorio: un luogo di discussione e di confronto dove si sperimenta la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, si percorrono nuovi e virtuosi sentieri di conoscenza ”etilica”.

Alla scoperta della Mineralità: Riesling über alles

 

 Prima Sessione Sessione Mercoledi 25 Giugno ore 20,30 Euro 25

 

Johannisberger Holle Kabinett Trocken 2002 Weingut Johannishoff

Kallstadter Saumagen Spätlese Trocken 2001 Koehler-Ruprecht

Eitelsbacher Auslese Trocken “S” 2005 Karthauserhof

Johannisberg “G” Kabinett 2002Weingut Johannishoff

Monzinger Halemberg Spätlese 2005 Emrich Schonleber

Erdener Pralat Auslese 2005Weins-Prüm

 

 

Seconda Sessione Mercoledi 9 Luglio ore 20,30 Euro 35

 

Graacher Himmelreich Kabinett 2006 Willi Schaefer

Monziger Frülingsplätzchen Kabinett Trocken 2006 Emrich-Schönleber

Wehlener Sonnenuhr Spätlese 2006 Weins-Prüm

Eitelsbacher Karthäuserhofberg Spätlese trocken 2006 Karthauserhof

Ürziger Würzgarten Auslese fuder 12 2006 Merkelbach

Erdener Pralat Auslese 2006 goldkapsel Weins-Prüm

 

Enoteca Divinoinvigna, via S.Freud n.33/35

Info e Prenotazioni: 081.3722670 mail: divinoinvigna@libero.it

 

germania.jpgViaggio nella Germania del vino, alla scoperta dei Riesling delle zone più rinomate declinati nelle diverse tipologie in compagnia del giornalista sommelier Fabio Cimmino.
Lo so cosa pensate…quando si dice Riesling chi non mastica la lingua teutonica inizia decisamente a sudare freddo: nomi impronunciabili con classificazioni che appaiono tanto contorte quanto improbabili, un mix di difficile intelligibilità. La situazione però cambia drasticamente quando, abbandonato il dizionario italo-tedesco, scegliamo di sorseggiare quello che forse è l’unico vitigno al mondo che riesce a coniugare elevata acidità, residuo zuccherino e basso tenore alcolico, esaltando la cristallina purezza della sua inconfondibile espressione varietale Ci vengono in mente le parole di Yi Xin Ong, uno dei massimi esperti al mondo di Riesling tedeschi: “i vini bianchi più fini, rigorosi e longevi del mondo, fatti di profumi fiabescamente cristallini e trasparenti, agrumosi e intricatamente minerali, supportati da strutture gustative essenziali, spesso giocate su contrappesi organolettici rischiosi e delicatissimi, eppure straordinariamente resistenti al tempo”.

Abbiamo deciso di raddoppiare l’ultimo appuntamento dell’Enolaboratorio dedicato al Riesling tedesco perché la comunicazione cartacea inviata dall’Ais Campania ha fatto letteralmente impennare le prenotazioni e non volevamo scontentare nessuno…anzi se continua così saremo costretti a triplicare…Clicca qui per le anticipazioni della prossima stagione dell’Enolaboratorio.

Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
www.aisnapoli.it

 

Enolaboratorio: Signori, si raddoppia…

Pubblicato da aisnapoli il 20 Giu 2008

Di Mauro Erro

Cari amici dell’Ais, questa è una lettera di saluti, ringraziamenti, di anticipazioni e di presentazione. Innanzitutto una doverosa comunicazione di servizio riguardo l’ultimo appuntamento di questo progetto, di questo laboratorio enoico su cui, in seguito, avrò alcune cose da dirvi. Visto l’altissimo numero di richieste e prenotazioni, la serata alla scoperta della mineralità dei riesling Tedeschi che si terrà mercoledi 25 Giugno (come anticipato nella brochure che vi è stata inviata dall’Ais Campania, ndr) verrà raddoppiata a distanza di quindici giorni. Vi sarà data, poi, più precisa comunicazione, frattanto posso dirvi che il primo appuntamento vedrà protagonisti sei vini di tre produttori e tre zone diverse (Koheler Ruprecht, Pfalz-Palatinato; Kathauserhof, Mosella; Johannisberg, Rheinghau). Quindi si raddoppia ed è questa la parola chiave che ci accompagnerà anche per l’anno prossimo. Ma permettetemi, prima di darvi qualche anticipazione, un piccolo bilancio ed una serie di ringraziamenti.

Non sono abile in questo tipo di considerazioni e non amo questo tipo di ciance dove spesso si corre il rischio di sbrodolarsi addosso, ma il minimo che possa fare, per dovere e con immenso piacere, è ringraziarvi. Ringraziare tutti coloro, aspiranti sommelier, sommelier diplomati, professionisti, degustatori ufficiali, relatori, tutti coloro insomma che hanno voluto partecipare a queste serate, che hanno voluto insieme a me sedersi intorno un tavolo per bere e discutere, che, forse inconsapevolmente, sono state esse stesse fonte di ispirazione e di idee per questo laboratorio. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno espresso in privato ed in pubblico, non ultimi, Franco Ziliani e Luciano Pignataro, attestati di stima e di apprezzamento per questo (in)sano progetto. Lavorandoci, assorto nella realizzazione delle serate, neanche mi ero accorto di quante belle bottiglie ci sono passate sotto gli occhi, a quante abbiamo tirato il collo gaudiosamente. Solo ultimamente, in una pausa mentre sfogliavo l’ultimo numero di Bibenda, ho notato quante di quelle bottiglie raccontate da prestigiose e seducenti firme, fossero uscite dai buoni salotti romani per sfilare, finalmente, sulla nostra tavola partenopea (permettetemi una personale classifica di gradimento: Barolo riserva Borgogno 1961, Chambertin Grand Cru 2004 Rossignol-Trapet, Sassella Vigna Regina Riserva 1991 Ar.pe.pe. tanto per citarne alcune). Voglio infine ringraziare (vi giuro che sono alla fine), esprimendo il mio attestato di stima, Tommaso Luongo che con entusiasmo ha accettato e sviluppato questo progetto, persona che mi ha colpito innanzitutto per le indiscusse qualità umane, che guida una giovane e dinamica delegazione fatta di persone perbene. In ultimo il mio ringraziamento all’amico Fabio Cimmino, coautore, fonte inesauribile d’ispirazione e di notizie di questo Laboratorio.

Tutto questo ci rende più ambiziosi, l’ambizione di far meglio e di più a Napoli, per Napoli e per

la Campania tutta.
Signori, si raddoppia. Il laboratorio dell’anno prossimo vedrà, oltre la sua sede “istituzionale”, una nuova sede dove si svilupperanno altre interessanti serate, dove i vini “diversi” incontreranno la cucina d’autore. Sto parlando del ristorante Il Papavero di Eboli, Salerno, dove l’eclettico patron Maurizio Somma e la Brigata di Cucina guidata dallo chef Mimmo Vicinanza (in una recente classifica finito tra i primi dieci chef d’Italia under 30) accompagneranno le loro invenzioni culinarie ai vini scelti da Adele Chiagano, consulente per i vini del ristorante e ideatrice di questo “eno-laboratorio-saporito”. E se l’anno scorso abbiamo iniziato con i grandissimi nebbiolo della Valtellina di Ar.pe.pe, non potevamo, anche per scaramanzia, non bissare. Sarà Isabella Pelizzatti Perego ed i suoi vini (tra cui, come potete vedere nelle foto allegate, nel recente sopralluogo che abbiamo fatto con lei – lo so, dura la vita, ma qualcuno dovrà pur fare questo sporco lavoro – un “memorabile”, e direi poco, Valtellina Inferno 1969) quindi, il 23 Settembre, ad inaugurare questo nuovo percorso gustoso. Nel frattempo l’eno-laboratorio si concentrerà sulla Toscana e sul Sangiovese e sarà un inizio tutto al femminile, perché oltre Isabella verranno nella nostra sede “istituzionale” a farci visita Giovanna Morganti di Podere le Boncie per presentarci, in un’altra bellissima verticale, il suo Chianti Classico Le Trame e Susanna Crociani a raccontarci il suo Nobile di Montepuciano. Il trittico “autunnale-sangiovesco” si chiuderà con un’orizzontale della stupenda annata 2001 di Brunello di Montalcino, dove tra gli altri, e lo scrivo con un certo timore reverenziale, si mostrerà a noi il “mitico” Brunello di Montalcino Riserva, Azienda Agricola Case Basse di Gianfranco Soldera. E questo, è solo l’inizio.
Signori, raddoppia l’impegno, la voglia di far bene, ma soprattutto, e grazie a Dio, il divertimento.

Prove Tecniche di Simposio a Villa Cimbrone

Pubblicato da aisnapoli il 20 Giu 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS Delegazione di Napoli

Un ciclo di incontri conviviali dedicati all’approfondimento di tematiche legate al mondo del vino per arricchire le nostre conoscenze e coltivare le nostre passioni…

Cena Gourmet & Blind Wine Tasting”

Ristorante Il Flauto di Pan,Hotel Villa Cimbrone

Via Santa Chiara n.26 - Ravello (SA)

Lunedi 30 Giugno ore 20.30, euro 90

Posti limitati. Info e Prenotazioni: 3356790897

Protagonista del Simposio di Giugno è Alberto Annarumma, executive chef del Ristorante Il Flauto di Pan dell’ Hotel Villa Cimbrone di Ravello. Classe 1973, con un cursus honorum già di tutto rispetto tra cui spiccano il Rossellinis di Ravello e il Roma di Roma sotto la guida dello stellato chef Anthony Genovese. La sua è una cucina ricca di spunti creativi e di geniali intuizioni, impreziosita da calibrate suggestioni esotiche che costituiscono il leit motiv delle sue preparazioni gastronomiche, senza però trascurare il legame sempre vivo con le tradizioni culinarie della terra campana. Lo stile è quello che piace ai simposiarchi: sapiente padronanza delle tecniche di cottura, utilizzo di materie prime di grandi qualità e costante ricerca del giusto equilibrio tra ricerca e territorio senza cercare la provocazione fine a se stessa…I vini proposti in abbinamento, selezionati dal collaudato trio del Simposio (Fabrizio Erbaggio, Pino Savoia e Francesca Martusciello) verranno serviti, come di consueto, in forma coperta al fine di esaltare la nostra esperienza sensoriale, che si preannuncia estremamente gratificante per le nostre papille gustative.Valore aggiunto lo splendido scenario di Villa Cimbrone e l’accoglienza, calda e professionale, dei colleghi sommelier Antonio Amato, Delegato Ais della Costiera Amalfitana ed Enzo Falcone. Chi verrà potrà godere di questa location di grande fascino fin dalle 19 grazie alla passeggiata che abbiamo organizzato per i simposiarchi che vogliono saziarsi anche nello spirito visitando una delle perle più charmant della nostra , checchè se ne dica, bellissima Campania.

Tommaso Luongo

Delegato Ais Napoli

Guarire la Terra per guarire l’uomo: incontro internazionale di studi. 21-23 Giugno 2008

Pubblicato da aisnapoli il 20 Giu 2008

nicolasjoly.jpgUna tre giorni presso la Country House della Azienda Agricola Cefalicchio di Canosa di Puglia, in provincia di Bari, per discutere di agricoltura biodinamica, viticoltura e medicina antroposofica. Agli incontri e ai seminari in programma, tenuti da prestigiosi esperti del settore, il convegno internazionale di studi “Guarire la terra per guarire l’uomo“, alterna momenti enoturistici con degustazioni di menù di prodotti biologici tipici pugliesi, spettacoli e visite. I Lavori iniziano la mattina di sabato prossimo (ore 9,30) con l’incontro “L’agricoltura biodinamica:un investimento per la salute dell’uomo, degli animali e della terra” per concludersi il giorno 23 giugno 2008.

Fra qualche giorno il resoconto dei nostri inviati in terra di Puglia…

Qui il Programma

Fonte: Campaniachevai

Il vino So Chic. Per chi il contenitore vale più del contenuto

Pubblicato da aisnapoli il 20 Giu 2008

La casa vinicola So Chic non assaggia i vini, fa dei veri e propri casting e sceglie sono il meglio della gamma. Hanno così selezionato 3 cuvée d’eccezione dei migliori produttori della Valle del Rhône: Châteauneuf du Pape, Gigondas et Vinsobres.Per degustarli a casa vostra potete ordinare la versione in fialette da 60ml, racchiuse in una scatole scrigno. Una volta scelto il vostro favorito non vi resta che mettervi in contatto con loro e ordinare qualche cassa delle loro prestigiose bottiglie. Oppure recarvi nelle enoteche più prestigiose di Parigi.
Come riconoscerle?

C’è scritto So Chic e c’è uno swarovski incastonato.
In effetti è molto chic.
O no? Fate voi.

Fonte: Misstrendy

Luciano Pignataro, “Miglior giornalista emergente dell’anno” Premio Veronelli

Pubblicato da aisnapoli il 19 Giu 2008

Mercoledi 18 Giugno a Milano, presso il Teatro dell’Angelicum, sono stati assegnati i riconoscimenti della terza edizione del Premio Luigi Veronelli per i migliori operatori nazionali ed internazionali dell’enogastronomia. Diciotto le categorie rappresentate, con in primo piano quelle relative a giornalisti, scrittori, vignaioli, wine-maker e presentatori televisivi… L’edizione di quest’anno ha visto trionfare nella sezione “Miglior giornalista emergenteLuciano Pignataro (a cui vanno i complimenti dell’Ais Napoli per questo insigne riconoscimento, testimonianza dell’instancabile ed incessante attività di promozione dell’enogastronomia campana e meridionale) con questa motivazione: “in pochissimi anni, partendo dalla rubrica enoica pubblicata sul Mattino di Napoli, e sfruttando con intelligenza le possibilità del web con un sito internet personale, ha saputo diventare un punto di riferimento importante per tutto ciò che riguarda il vino della Campania, restando fedele alla vocazione di cronista che sa comunicare, insieme alle notizie, anche le emozioni”. Questi gli altri vincitori: Miglior giornalista di enogastronomia alla carriera (Antonio Paolini); Miglior giornalista straniero (Erica Asimov); Miglior scrittore alla carriera (Luigi Cremona); Miglior vignaiolo alla carriera (Nicodemo Librandi) e all’emergente (Gavino Sanna); Miglior winemaker alla carriera (Dante Scaglione); Miglior sito enogastronomico: cronachedigusto); Miglior film o trasmissione radiotelevisiva (Ratatouille). Una menzione speciale è stata attribuita ad Antonella Clerici, miglior conduttrice di trasmissione enogastronomica, e premio speciale a Carole Bouquet, miglior produttore straniero di vino italiano. Così era composta la giuria : Paolo Panerai, Presidente; Benedetta Veronelli e Gian Arturo Rota, Vicepresidenti; Cesare Pillon, Segretario; Gianni Veronelli (fratello di Luigi e imprenditore); Piero Antinori (vinattiere); Daniele Cernilli (Direttore della Guida Vini del Gambero Rosso); Gianni Mura (scrittore e giornalista di Repubblica); Donato Lanati (Professore di Enologia all’Università di Torino); Cino Tortorella, conduttore televisivo; Giannola Nonino (grappaiola); Marcello Masi (vicedirettore del TG2 e curatore di TG2 Eat Parade); Gigi Brozzoni (Curatore della guida I Vini di Veronelli); Antonio Santini e Giorgio Pinchiorri (ristoratori); Mauro Defendente Febbrari (endocrinologo); Giacomo Bersanetti (designer); Fausto Borella (sommelier dell’olio); Beppe Bigazzi (conduttore televisivo); Carlin Petrini (Fondatore Slow Food); Nichi Stefi (scrittore e regista); Attilio Scienza (Professore di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree all’Università di Milano); Peligio (frate “manager” fondatore, tra l’altro, di Mondo X e Telefono Amico); Sirio Maccioni (ristoratore newyorkese).
Luciano Pignataro ha dedicato il Premio alla memoria del giovane casaro Fabio Lombardi, scomparso tragicamente lo scorso anno, a cui Manuela Piancastelli aveva dedicato nel Marzo 2006, un appassionato articolo sulla rivista Ex Vinis di Veronelli Editore. “Fabio - ha dichiarato Pignataro sul palco - praticava agricoltura pulita in un territorio inquinato dalla camorra e ha costituito un modello per tutti i giovani che vogliono realizzarsi esercitando un’attività dignitosa e legale”.

InVinoVenere 2008

Pubblicato da aisnapoli il 18 Giu 2008

Produttrici, enotecarie, ristoratrici e sommelier si sono incontrate il 16 giugno 2008 negli spazi della Città del Gusto di Napoli per il tradizionale appuntamento delle “Donne del vino”. Quest’anno la serata evento del sodalizio rosa guidato da Elena Martusciello è stata dedicata al tema “vino e fiori”. Grande successo per il percorso enogastronomico curato dalle socie ristoratrici e produttrici dell’associazione attraverso le cinque province della Campania. Come da tradizione l’incasso della serata è stato devoluto in beneficenza all’Associazione Un Cuore per Amico, presieduta dal Prof. Carlo Vosa.

Vincono Angelo Di Costanzo ed Elvira Coppola…

Pubblicato da aisnapoli il 17 Giu 2008

Ecco i vincitori:

  • Angelo Di Costanzo Primo Sommelier professionista della Campania 2008
  • Elvira Coppola Primo Sommelier della Campania 2008

A breve un post un pò più articolato  sulla vittoria  di Angelo ed Elvira…ma nel frattempo godeteVi l’articolo di Pasquale Carlo sul blog di Luciano Pignataro (qui) e quello di Monica Piscitelli su Campaniachevai (qui)
Di seguito, ospitiamo, la testuale dichiarazione di Angelo Di Costanzo: “la mia soddisfazione più grande nel vincere questo titolo stà nel mio lavoro di Sommelier nei Campi Flegrei, nel grande impegno profuso negli ultimi 10 anni ad affermare una crescita professionale possibile e credibile nella mia terra. Certo le esperienze in grandi Alberghi o Ristoranti Eccellenti aiutano a maturare esperienze importanti ma se alla base ci sono grandi motivazioni personali e voglia di confrontarsi, crescere e comunicare soprattutto, i traguardi non sono poi così lontani. Un ringraziamento particolare và all’Associazione Sommelier Campania che mi ha concesso la possibilità di affermare questa mia vocazione professionale e a chi da sempre sostiene questa mia passione, Lilly mia compagna di avventura e a tutti quegli amici e perchè no clienti che in questi anni ci hanno sostenuto e supportato nel progetto de L’Arcante Enoteca”.

Report: Lopez de Heredia…Nobile Diversità.

Pubblicato da aisnapoli il 13 Giu 2008

 Di Mauro Erro

Assurdo: contrario alla logica del pensiero, della parola, dell’azione; contraddittorio; assolutamente sconveniente, incomprensibile; contraddizione assoluta; di quanto è caratterizzato da impensabilità, impossibilità o assoluta mancanza di convenienza. (Vocabolario della lingua italiana, G. Devoto, G. C. Oli)

È da quando terminata la serata che, dovendone scrivere il resoconto, complice la professione e gli studi di mio fratello, vado girando, nei ritagli di tempo, con un teschio tra le mani ponendomi l’amletico dubbio: scrivere o non scrivere? E che scrivere? Volendo utilizzare una metafora e partendo dalla Teoria della comunicazione di Roman Jakobson, provate ad immaginare di dover raccontare un orizzonte e un panorama visti durante un viaggio ad un amico: non lo ha visto, ma potrà provare ad immaginarlo grazie alle vostre parole e grazie alle decine e decine di orizzonti che ha visto durante la sua vita. Provate a raccontarlo ad un cieco: cos’è, ad esempio, il blu? Se la scrittura è un codice che conosciuto dalle parti (mittente e destinatario) le mette in comunicazione, il problema in questo caso è l’oggetto stesso della comunicazione: i vini di Lopez de Heredia. Non vi è spiegazione tecnica che tenga (ho provato, andandolo a trovare, a cavare un ragno dal buco con Bruno de Conciliis che per un problema dell’ultim’ora non è potuto essere presente alla serata – ci siamo ripromessi una replica la prossima stagione –, ma niente da fare) , né racconto che possa solo lontanamente spiegarvi alcunché. I vini di Lopez de Heredia cristallizzano il tempo, i vini di Lopez de Heredia ripercorrono al contrario il senso (se esiste) del gusto, la progressione organolettica a cui siamo abituati: se l’ossidazione è per noi la fine, per nulla nobile, della vita di un vino, in questo caso nobile è l’aggettivazione di un’ossidazione principio di una vita a noi poco familiare, eppure affascinante. Questi vini stravolgono il pensiero, la parola, l’azione, possono risultare incomprensibili se l’ascolto e l’assaggio non sono meditati. Non vi è nessuna logica di convenienza che possa spiegare il motivo per cui un rosato venga commercializzato a dieci anni dalla vendemmia, dopo averne trascorsi quattro in legno (le cui botti i signori Lopez de Heredia si costruiscono da sé) ed altri sei in bottiglia (nei 4 chilometri di gallerie sotterranee della cantina che garantiscono condizioni di temperatura ed umidità ottimali per l’invecchiamento e l’integrità dei vini). Figuriamoci poi spiegare il motivo per cui bianchi e rossi, seguendo la medesima “filosofia” produttiva, vengono proposti al mercato dopo vent’anni.
Dunque, che fare? La nobiltà dei vini di Lopez de Heredia non è quella dell’ossidazione, ma quella della loro diversità, elemento su ci si è fondato questo eno-laboratorio che volge al termine. La diversità che permette noi la scelta. Dunque, ripeto, che fare?
A voi, signori, decidere: rimanere nella beata ignoranza di leopardiana definizione o condividere con me i dubbi e i dilemmi della conoscenza, di un’esperienza (bella o brutta, a voi opinare) che non può essere raccontata, ma che chiede solo di esser vissuta?

Viña Tondonia Gran reserva Rosado Crianza 1995: il colore ricorda la buccia di cipolla, vivo e brillante, nelle cui trasparenze è facile perdersi, e che, volendosi far condizionare dalla sua poesia, pare abbia sfumature cangevoli, dal rame al rosa antico. Al naso s’avvertono note animali immediate, poi burro, dolci rimandi, pelle conciata, legno, carbone bruciato lieve, frutta secca. Al palato è snello e, complice un’acidità possente, risulta esser per persistenza più corto del fratello maggiore.

Viña Tondonia Gran reserva Rosado Crianza 1993: Più cattivo, più intenso del “morbidoso” fratello minore che l’ha preceduto, a cui l’accomuna il colore che in questo vino però varia nel timbro: leggermente più rarefatto. Dopo un’ora abbondante di ossigenazione, finalmente si dispiega negli odori la cui qualità è innanzitutto la dinamicità, il continuo evolvere: ampi e fini si sono proposti profumi di spezie ed erbe aromatiche, di frutta secca, di biscotto (marzapane). Al palato ha maggior corpo e più equilibrio: chiude lunghissimo.

Viña Gravonia Crianza 1995 (viura 100%): giallo oro scarico, al naso è “buccioso” tanto da ricordare i vini macerati sule bucce. Rimandi mentolati, anice stellato, miele, babà al rum, sensazioni floreali, di erbe e tè e di agrumi canditi. Al palato è sapido, sapidità che accompagnandosi all’ottima acidità lo rende equilibrato e di buona lunghezza.

Viña Tondonia Reserva 1987 (viura con piccolo saldo di malvasia): Più carico di chi lo ha preceduto nel colore: oro antico. Più intenso dell’altro e più dinamico al naso, più spesso al palato. Minerale, muschiato, pelle conciata, camomilla, frutta bianca (pesca) disidrata, fiori secchi e spezie, miele di acacia. Al palato, come ho già scritto, ha maggior volume nel centro bocca e la lunghezza è calda e vellutata.

Viña Bosconia Gran Reserva 1981 (tempranillo in prevalenza con il contributo di altre uve: garnacho, mazuelo e graciano): potrebbe risultare spiazzante rispetto ai precedenti per la mancanza di picchi d’astrusità e complicazioni varie. Invece, a mio parere, risulta essere il suo punto di forza. Semplicità di beva e grande eleganza. Frutti, ma soprattutto fiori impreziositi da note animali. Tannino elegantissimo, uno smoking calzato da Sean Connery, ottima spinta verticale dell’acidità risoluta e sapidità di matrice minerale. Ode alla bevibilità (alcool? 12,5%!)

P.S. Evitando inutili copia e incolla, rimando all’articolo del nostro amico Fabio Cimmino su winereport diretto da Franco Ziliani, che all’epoca (2004) mi fece scoprire questi vini e dove troverete le più utili informazioni sulla azienda e sui vini. Per i più curiosi, sempre a firma di Fabio, sulla rivista online L’Acquabuona, troverete il resoconto della serata e le note dei vini.

Promossi e Bocciati, ovvero: il vino e la sua rappresentazione.

Pubblicato da aisnapoli il 13 Giu 2008

Di Luca Massimo Bolondi 

I vini ai voti. Quando una materia di pertinenza filosofica come l’estetica incontra materie di pertinenza politica come la partecipazione e di pertinenza economica come il mercato, può nascere alternativamente una riflessione per un approccio fecondo oppure una palude di polemiche e prese di posizione.
Come entrare nel gioco senza pregiudizi? E come uscirne senza figuracce?
Ecco chiamate all’appello le doti critiche dell’uomo (colto? sensibile? e, magari, in buona fede…). Come realizzare l’incontro delle tre materie in qualcosa di utile? Immaginiamo gli incontri possibili dal punto di partenza di una verso le altre.

1. L’estetica incontra la partecipazione e il mercato.
Il vino è un esempio di vita, nella sua rappresentazione.
Scorre, profumato nel suo colore, e ci inebria di una metafora che può essere sublime.
Il vino è oggetto di godimento e la misura del godimento è una valutazione.
Se siamo soli a valutarlo per il nostro personalissimo metro di giudizio, il godimento si compie in sé e in noi. Finita lì.
Se invece vogliamo comunicare il nostro (grado di) godimento, il nostro gradimento, eccoci nella necessità di ricorrere a un sistema condiviso di misure, segni e simboli. Ovvero, un linguaggio.
Se gusto un bicchiere di vino, percepisco la cosa per ciò che è ai miei sensi.
Se parlo del vino che ho gustato (e più ne bevo e più mi viene da parlarne…), traduco la cosa in simboli.
Se ascolto del vino, percepisco la cosa per ciò di cui è simbolo.
La cosa e la sua rappresentazione si incontrano in noi bevitori, degustatori (cioè bevitori più esteti), alcuni sommelier (cioè bevitori più esteti più comunicatori) che sobri o ebbri, comunque gaudenti, come tutti passiamo la vita a rincorrere delle immagini, persuasi che le immagini siano la realtà.
L’estetica ha quindi incontrato la partecipazione e insieme si recano al mercato. E qui son guai perché appena giunti al mercato cominciano a parlare due lingue diverse. La partecipazione non capisce più dove vuole andare a parare l’estetica quindi le da ragione (come agli stupidi o ai presuntuosi) e la lascia in disparte, non prima però di averle sottratto il dizionario. Insieme al mercato comunque non si trova a suo agio: il mercato le parla un po’ in gergo un po’ in inglese e la partecipazione che ha incontrato l’estetica ma ne ha conservato solo il dizionario non capisce molto e rimane confusa. Il mercato, che è svelto e furbo, ne approfitta. Finirebbe a schifio. Ci vorrebbe un Virgilio che accompagna il Dante attraverso l’inferno senza bruciarsi…

2. La partecipazione incontra il mercato e l’estetica.
Il consumatore sceglie il vino in base primo al nome, secondo al prezzo, terzo alla esperienza o alla conoscenza (se e quando ci sono). Notiamo che il bevitore ancora non ha incontrato l’oggetto ambito è già diventato consumatore, in onore all’occhio dell’economia che guarda la scena. Egli è quindi pervaso di aromi personali, molti di questi frutto di lunghi periodi di affinamento in società dopo il lievitante effetto della pubblicità che gli ha permesso la fermentazione culturale. Non sa di somigliare al vino che desidera ed è convinto che la Guida ai Vini dell’anno in corso possa illuminarlo.
La partecipazione ha quindi incontrato il mercato e appena vista l’estetica cominciano a litigare: “Il vino si produce con amore e si vende con profitto!”… “Se è per questo è vero anche il contrario: si può produrre con profitto e vendere con amore!”…”Ma che avete capito, il vignaiolo e il cantiniere sono rimasti con un palmo di naso quando hanno parlato il flying winemaker e il flying winemarketer!!”. A cercare di metterli d’accordo, dopo una partenza promettente e un esito inconcludente, arriva un sommelier che chiama da parte il consumatore, con parole schiette ma fascinose fa un incantesimo lo ritrasforma in bevitore e come per magia capovolge i suoi criteri di scelta. Primo la conoscenza, secondo attento al prezzo, terzo il nome con la Guida come bussola ma la Tua testa come nocchiero. Ma che fatica!

3. Mercato, estetica e partecipazione si incontrano e vanno al bar.

Mercato è un tipo svelto e non ama i preamboli, così quando incontra estetica e partecipazione dice “estetica, tu che sei capace di apprezzare, vieni a farti un goccetto!” e all’altra “partecipazione, tu che ami stare in compagnia, unisciti a noi per un goccetto!”
Mercato, estetica e partecipazione sono al bar a bere, ma di questi tempi è il mercato che paga il conto e si sente in diritto, per questo, di chiedere agli altri di seguirlo nelle sue idee e nei suoi sogni.
Calderòn de la Barca sosteneva che la vita è sogno. Un sogno che, allietato dal frutto di Bacco, potrebbe scorrere dionisiacamente facendo danzare insieme contadini matematici cantinieri giudici scellerati saggisti casalinghe giornalisti e tutte le categorie ivi non menzionate ma bendisposte. Il problema è che troppo spesso sono sobri e si prendono così sul serio da illudersi che il potere sia uno strumento del Bene, così tutto il vino va in aceto.
Riecco l’opportunità di una figura di mediazione, magari pronta a mescere da una buona bottiglia e stavolta lasciamoci anche in questo consigliare da lui…
Alla fine qualcosa forse ne abbiamo ricavato, anche se siamo costretti a dare risposte, sempre, come Lazzaro a Gesù.
“Lazzaro, alzati e cammina!” e Lazzaro: “Signore, ma manco da morti si può riposare in pace?”.

Foto:Pollice Verso (Thumbs Down) by Jean-Léon Gérôme

Concours des Ambassadeurs du Champagne 2008…

Pubblicato da aisnapoli il 10 Giu 2008

8 bonnes motivations pour s’inscrire au concours des Ambassadeurs du Champagne 2008!

bulles_9.bmp- des échanges riches entre 8 pays
- Seul concours ouvert à l’ensemble des formateurs
(association, club, école, cavistes indépendants, sommeliers…)
- Une opportunité unique de passer une semaine en Champagne
- La possibilité d’enrichir ses connaissances par un contact direct avec des vignerons, des maisons et des coopératives
- De nombreuses possibilités de bouteilles à gagner et à déguster
- L’accès à un réseau de formateurs
- La valorisation d’un travail par un certificat
- Le plaisir de dynamiser un réseau de professionnels

Inscrivez vous dès à présent sur www.ambassadeurschampagne.com
(inscriptions possibles jusqu’au 30 juin 2008)

Pour visualiser les éditions précédentes (cliquez ici)

Tanto per restare in allenamento vi proponiamo un concorso riservato agli esperti delle bollicine d’Oltralpe…

Charme Sommelier 2008

Pubblicato da aisnapoli il 10 Giu 2008

Tempo di concorsi…Sono aperte le iscrizioni: Per partecipare basta inviare una mail con i vostri dati: delegato@aisnapoli.it

Competenza, professionalità, stile, carisma ed eleganza. Tutte caratteristiche necessarie per diventare Charme Sommelier. Ecco che si avvicinano le selezioni del concorso che premierà un sommelier donna ed un sommelier uomo, capaci di padroneggiare al meglio i linguaggi verbali e non solo: dalla gestualità al tono di voce, dall’abilità nel servizio al portamento, dalla descrizione dei vini ai consigli ai consumatori. E, novità di quest’anno, l’evento diventa di portata nazionale. Charme Sommelier nasce dall’esperienza che Gianluca Bisol, direttore generale della Bisol, ha acquisito durante i suoi numerosi viaggi nei diversi paesi del mondo. In tutti i ristoranti, la figura del sommelier è fondamentale nella presentazione del vino e dell’azienda che lo produce: la professionalità del sommelier è importante, ma lo charme gioca un ruolo altrettanto rilevante, rendendo unico il momento della scelta del vino durante un convivio. L’Ais da sempre si impegna per costruire “il fare cultura del vino in Italia”. Uno Charme Sommelier diventa così un autentico ambasciatore del Made in Italy, capace di portare la cultura del vino italiano nel mondo: una figura di prestigio, perfetto simbolo dell’Ais.Per l’edizione 2008 sono state individuate tre città dove effettuare le selezioni: Roma, Milano e Palermo. Le tre serate si terranno all’inizio del mese di settembre. La finalissima, che vedrà protagonisti i 20 concorrenti selezionati nelle tre sedi, si svolgerà alla fine dello stesso mese presso il Relais Duca di Dolle a Rolle di Cison di Valmarino (TV). Una commissione di esperti, composta da giornalisti, sommeliers, produttori ed opinion leader del mondo del vino, giudicherà i concorrenti. La giuria della finale, presieduta da Gianluca Bisol e dal presidente dell’Ais, Terenzio Medri, sarà composta da Dino Marchi, Franco Maria Ricci e Gianni Moriani, nonché da giornalisti, referenti di aziende partner, produttori e opinion leader del mondo del vino. Saranno invitati anche un paio di presidenti stranieri in giuria, a rappresentanza di Paesi in cui si estenderà l’edizione 2009 di Charme Sommelier. La manifestazione vanta la partnership di Grandi Vini Group, primo Consorzio italiano per l’esportazione nato nel 1987, che riunisce otto aziende italiane di nicchia,le toscane Carpineto e Mantellassi, la bolognese Umberto Cesari, la piemontese Michele Chiarlo, Garofoli dalle Marche dal 1871, Tommasi Viticoltori di Verona, la friulana Pighin e Bisol, Viticoltori in Valdobbiadene dal 1542: otto famiglie italiane del vino, spinte dalla stessa passione per la qualità e per il territorio, decidevano così di accomunare la loro esperienza e le loro risorse, intuendo con straordinario anticipo l’importanza di fare rete e proponendosi unite nei mercati stranieri.

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16 Giugno “La Giornata del Sommelier” a Cerreto Sannita

Pubblicato da aisnapoli il 06 Giu 2008

ASSOCIAZIONE SOMMELIERS CAMPANIA

LA GIORNATA DEL SOMMELIER

16/06/08 – PALAZZO DEL GENIO – CERRETO SANNITA (BN)

 

logo-aisnapoli11.jpgore 16,00 ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI AIS CAMPANIA
ore 18,30 CONCORSO 1° SOMMELIER DELLA CAMPANIA PROFESSIONISTA E NON PROFESSIONISTA
ore 21,00 VISITA MUSEO DELLA CERAMICA E DEGUSTAZIONE PRODOTTI TIPICI


Al termine dell’Assemblea generale dei soci, il Presidente Antonio Del Franco effettuerà la consegna dei diplomi:

· Tecnica di servizio del vino

· Sommelier professionista

· Attestati di fedeltà 10-20-30 anni

· Degustatore ufficiale

· Diploma di Sommelier 3° livello Napoli (Borsa Merci)

· Diploma di Sommelier 3° livello Sorrento

· Diploma di Sommelier 3° livello Nola

· Diploma di Sommelier 3° livello Salerno

· Diploma di Sommelier 3° livello Avellino.

Scarica qui il programma-ais-campania-maggio-giugno-luglio.pdf

Lopez de Heredia…le foto!

Pubblicato da aisnapoli il 06 Giu 2008

E’ uscita la Guida Completa ai Vini dell’Irpinia di Luciano Pignataro

Pubblicato da aisnapoli il 05 Giu 2008

E’ uscita la Guida Completa ai Vini dell’Irpinia di Luciano Pignataro Dopo il grande successo delle prime due edizioni (nel 2003 con 160 aziende e nel 2006 con 240), entrambe andate letteralmente esaurite, torna per la terza volta la Guida dei Vini della Campania delle Edizioni dell’Ippogrifo: più ricca, più completa, divisa in ben cinque volumi autonomi, uno per provincia. Il progetto editoriale sarà completato entro il 2008: una grande enciclopedia di facile e immediata consultazione, senza precedenti nella storia dell’editoria vitivinicola del Sud. Si parte con l’Irpinia e le sue tre docg fresca di stampa che ha fatto capolino a Vitigno Italia.Una ricostruzione storica della viticoltura in Irpinia dalle origini ai giorni nostri con l’anagrafica delle cantine. Ogni azienda è presentata attraverso i dati essenziali, le vicende dei titolari, le schede dei prodotti sino alla sintesi delle 5 stelle e dei 40 vini del cuore attraverso i quali è possile narrare la straordinaria avventura degli ultimi vent’anni. Una emozione impensabile dopo il terremoto del 1980 diventata realtà, un grande viaggio nell’eccellenza della viticoltura meridionale e italiana, fatta direttamente e senza mediazioni sul campo tra botti e vigneti, nei borghi avvolti dai boschi del Terminio e il lunare paesaggio della Baronia da cui si domina il Tavoliere. La fotografia della nuova realtà ricca di grandi maestri e di giovani enologi, imprenditori e contadini, giornalisti e comunicatori in uno scambio ideale di testimone fra chi ha resistito e chi è chiamato a interpretare il futuro di questa terra meravigliosa abitata da persone laboriose e libere. Con uno scritto dello storico Andrea Massaro sulle origini e le trasformazioni della gloriosa Scuola di Enologia e Viticoltura di Avellino.Un manuale indispensabile per gli appassionati, i sommelier, i ristoratori e gli operatori del settore che adesso hanno, al tempo stesso, l’atlante più completo mai pubblicato e una lettura immediata delle eccellenze per ciascuna tipologia: Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Taurasi. E ancora Aglianico Campi Taurasini, Sciascinoso, Coda di Volpe, Falanghina. Per la prima volta segnalate anche le aziende esterne alla provincia impegnate con le tre docg. In appendice: i disciplinari, la produzione, i wine bar e i ristoranti.

234 pagine, 10 euro
La guida è sponsor free: non ha contributi pubblici e nessuna forma di pubblicità diretta o indiretta.Nelle edicole in provincia di Avellino e in tutte le librerie della Campania e nelle Feltrinelli. Può essere richiesta rivolgendosi direttamente all’editore scrivendo a info@edizionidellippogrifo.it oppure telefonando ai numeri 347.0503455 e 081.5177000

I vini del cuore
Ecco i 40 bicchieri con i quali ho potuto raccontatare dal 1995 il miracolo irpino. Parlano al cuore per la storia, i personaggi, i luoghi, le situazioni in cui sono stati bevuti. Sono i miei preferiti, non i migliori. Mi regalano emozione, non tecnica. Sono la punta dell’iceberg dei 5 stelle.

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Vince Radici Riserva 2001 Mastroberardino!

Pubblicato da aisnapoli il 02 Giu 2008

oscarvino.jpgGrazie alla soffiata di Andrea Gori (qui) vi anticipiamo la lista dei premiati con l’ambito “Premio Internazionale del Vino 2008®”…Con orgoglio tutto campano salutiamo l’affermazione del Taurasi Riserva 2001 di Mastroberardino nella categoria miglior vino rosso e non possiamo fare a meno di notare i riconoscimenti ottenuti da vini che abbiamo degustato durante le nostre Prove Tecniche di Simposio…

MIGLIOR VINO BIANCO:

Vallée d’Aoste Chardonnay Cuvée Bois 2005 - Les Crêtes

MIGLIOR VINO ROSSO:

Taurasi Radici Riserva 2001 - Mastroberdino - Atripalda AV

MIGLIOR VINO DOLCE:

Albana di Romagna Passito Scacco Matto 2005 - Fattoria Zerbina - Faenza RA

MIGLIOR VINO ROSATO:

Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo 2006 – Valentini - Loreto Aprutino PE

MIGLIOR VINO SPUMANTE:

Franciacorta Brut Cabochon 2003 - Monte Rossa - Bornato BS

MIGLIORE AZIENDA e PRODUTTORE

Bruno Giacosa - Neive CN - Vino: Barolo Le Rocche del Falletto di Serralunga Riserva 2001

MIGLIOR GIORNALISTA/SCRITTORE

Anna Scafuri - Tg1 Terra e Sapori

VINO CON IL MIGLIOR RAPPORTO QUALITA’ PREZZO:

Cabernet Sauvignon 2005 - Feudo Principi di Butera - Butera CL - 10 Euro

MIGLIOR VINO STRANIERO:

Champagne R.D. 1996 - Bollinger

MIGLIOR RISTORANTE e CARTA DEI VINI:

Heinz Beck - La Pergola del Rome Cavalieri - Roma

MIGLIOR SOMMELIER NEL SUO RISTORANTE:

Alessandro Scorsone - Residenza del Presidente del Consiglio dei Ministri - Roma

Giovin Re 2006 di Michele Satta: Viognier di Toscana

Pubblicato da aisnapoli il 02 Giu 2008

Verrebbe da dire ”Simposiarchi vicini e lontani giù il cappello, questo qui è un gran vino, punto e a capo! “ Ma andiamo per gradi, partiamo dal colore…
Fin dalla vista colpisce per uno smagliante oro zecchino dai radiosi riflessi che illuminano il cristallo del bicchiere. Straripante è la ricchezza aromatica della finissima trama olfattiva: prima esplodono le note fruttate di albicocca, ananas e pesca gialla; poi è il turno della cannella accompagnata da incenso e miele d’acacia. Intensi e continui sono i profumi che giocano con le nostre narici, nascondendosi uno dietro l’altro: diventa estremamente piacevole immergere il naso nel bicchiere e verificare come il ventaglio aromatico si dispieghi ad ogni olfazione, disegnando una complessità di rara definizione che chiude con un tocco soffuso di crema inglese dal quale emerge con chiara precisione il baccello di vaniglia.
Un corpo estremamente sensuale ed avvolgente, arrotondato da una morbidezza che pervade il palato con un incedere lento e flessuoso sostenuto ad ogni passo da una acidità rimarchevole, che nella dinamica gustativa accompagna il Giovin Re verso l’armonia nonostante l’importante ricchezza in estratti; con il passar del tempo, dopo la deglutizione, dimostra di sapersi vestire anche di sapidità per un interminabile finale di regale eleganza.
Mi lancio, stile “viandante bevitore”, in un abbinamento musicale e mi vien subito da pensare alle evocative atmosfere di Habibi ya nour el di Alabina. Buona danza del ventre…

Tommaso Luongo

Enolaboratorio: I vini di Lopez de Heredia

Pubblicato da aisnapoli il 02 Giu 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS DELEGAZIONE DI NAPOLI

Continuano gli appuntamenti dell’ Eno-Laboratorio: un luogo di discussione e di confronto dove sperimentare la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, percorrere nuovi virtuosi sentieri di conoscenza ”etilica”.

L’Evento impossibile: i vini di López de Heredia Viña Tondonia,

Viña Tondonia Rosado Gran Reserva: 1995 - 1997

Viña Tondonia Blanco Gran Reserva: 1981 - 1988

Giovedi 5 Giugno ore 20,30 Euro 25

Enoteca Divinoinvigna, via S.Freud n.33/35

Info e Prenotazioni: 081.3722670 mail: divinoinvigna@libero.it

Chi si spinge nel cuore della Rioja, nei dintorni di Haro, per visitare la casa vinicola López de Heredia Viña Tondonia, resta colpito dal fatto di trovare all’interno di una delle bodegas più tradizionaliste della Spagna (anno di fondazione 1877) una sala di degustazione dall’avveniristica silhouette disegnata dall’architetta iraniana Zhara Hadid. Il contrasto è forte se pensiamo che per tutto il resto il tempo sembra essersi veramente fermato: secolari tini di fermentazione, grandi botti di rovere che vengono prodotte ancora oggi direttamente in azienda, cantine scavate nella roccia che si snodano attraverso ben quattro chilometri di gallerie… Questa apparente contraddizione non è certo l’unica stravaganza di questa antica bodegas riojana che produce vini dichiaratamente “borderline”, immessi in commercio solo quando hanno già parecchi anni sulle spalle, dopo aver giocato a lungo con l’ossidazione nobile. E questo vale non solo per i rossi ma anche e soprattutto per i bianchi ed i rosati…
Tante saranno le sorprese che animeranno la serata dell’Enolaboratorio, non ultima la presenza dell’eclettico Bruno De Conciliis che assieme a Fabio Cimmino ci accompagnerà in questo affascinante viaggio tra bianchi e rosati “d’antan“, e forse anche qualche rosso…Con questa inedita coppia di degustatori le sorprese non finiscono mai…

Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
www.aisnapoli.it

 

Ponte di “servizi” e riflessioni…

Pubblicato da aisnapoli il 02 Giu 2008

In questo ponte che ha abbracciato il week-end di fine maggio e la festa della Repubblica l’Ais Napoli è stata in piena attività: sugli scudi il gruppo servizi, con oltre sessanta sommelier impegnati con il coinvolgimento dei colleghi delle altre delegazioni regionali. Quale miglior viatico per il “Concorso miglior sommelier della Campania 2008”, che si terrà il giorno 16 Giugno 2008 presso il Palazzo Del Genio a Cerreto Sannita in provincia di Benevento. (info e prenotazioni:0823.345188).

Intanto registriamo sul Corriere della Sera di sabato 31 maggio l’articolo di Christopher Hitchens dal titolo “Bevitori unitevi. Rivolta a tavola”(qui). L’autore britannico si scaglia contro la figura del sommelier, e in genere tutti quei personaggi rei, secondo lui, di praticare un’alquanto strana “consuetudine barbarica…come intrufolarsi e versare le libagioni di propria iniziativa”, riferendosi a coloro che con solerzia, non trovando di meglio da fare, passano il tempo saltellando tra un tavolo e l’altro, ed appena scorgono un bicchiere vuoto piombano come falchi ad interrompere “i lieti conversari e l’ allegro banchetto”. Certo il tono scanzonato smorza un pò la polemica, se non rincarasse la dose Aldo Grasso (qui), giornalista di casa nostra, che parla addirittura di battaglia di civiltà e della necessità di sostenere questa crociata per restituire ai commensali il piacere di versarsi da bere da soli …Solo una provocazione?

Comunque, cari colleghi, mala tempora currunt… e meno male che almeno Francesco Arrigoni (qui) ci viene in soccorso ricordando che per il sommelier lasciare un cliente con un bicchiere vuoto sia “un affronto alle regole delle buona cortesia e il mancare al proprio dovere professionale”. Equilibrato e centrato l’intervento di Antonio Santini, patron del Pescatore di Canneto sull’ Oglio, che afferma: “il vino deve essere servito da un sommelier. Non è un optional, fa parte di un servizio di qualità…sempre rispettando ciò che il cliente desideraA voi il commento…(T.L.)

Come si votano i vini?

Pubblicato da aisnapoli il 01 Giu 2008

Di Elisabetta Tosi

Correva l’anno 1978 - esattamente 30 anni fa, dunque - e nel mondo della critica enologica, così come in quelli del retail e del consumo, stava per verificarsi una piccola-grande rivoluzione.Su Wine Spectator, un certo Robert Parker commetteva l’ardire di dare i voti ai vini.Nasceva così ufficialmente uno dei molti sistemi di valutazione delle bottiglie: quello in centesimi.
Niente di particolarmente originale o nuovo, a ben guardare: semplicemente, i vini venivano giudicati in base ad una scala che altro non era che l’adattamento del sistema di voti in uso nelle High School statunitensi. Come si può vedere dallo schema in apertura, negli USA gli studenti a scuola non ricevono dei voti in numeri, ma in lettere dell’alfabeto: A corrisponde al nostro “ottimo”, B possiamo tradurlo con “distinto”, C con “buono”, D è “sufficiente”, F è “insufficiente”. Parker non ha fatto altro che ri-tradurre questa scala in numeri, ragion per cui un vino valutato 50/100 non vale niente (o è addirittura difettoso), mentre uno tra i 90 e 100 è un capolavoro dell’enologia.Tralasciando i notevoli e altrettanto interessanti aspetti filosofici che pure sottendono a questo genere di valutazione, sappiamo tutti com’è andata a finire: ancora oggi, un vino che negli USA non riesca a strappare un rating compreso tra gli 80 e i 100 punti, rischia seriamente di restare sullo scaffale.Allo stesso tempo però, negli anni si sono cercate delle alternative a questo sistema: ecco pertanto la scala in ventesimi di scuola francese, o quella in stelle, variamente interpretate.Per non parlare delle valutazioni in bicchieri, soli, bottiglie, pallini, chioccioline, grappoli, cuoricini, faccine…Tutto questo, nel bene e nel male, qualche effetto l’ha prodotto: ha aiutato il consumatore a orientarsi nella giungla di etichette, categorizzando e ordinando i vini, e determinando la fortuna o l’insuccesso - a torto o a ragione - di moltissimi prodotti e aziende.Ciò, è bene sottolinearlo, nel mondo della carta stampata e dei media tradizionali.
Ovvero in un sistema di informazioni fortemente vincolato ai tempi (di creazione, realizzazione e diffusione del medium stesso) e alle modalità di fruizione che ben conosciamo.Domanda: tutto questo è valido anche nel web 2.0? In un mondo in cui possiamo avvalerci di nuovi e più dinamici sistemi per scambiarci informazioni, abbiamo ancora bisogno di un qualsivoglia sistema di valutazione dei vini per orientarci nella scelta?I critici del vino universalmente riconosciuti come “autorevoli” - da R.Parker a Jancis Robinson, a Stephan Tanzer, per citarne solo qualcuno - questi sistemi li usano con la massima disinvoltura (e a volte ne abusano).E se a farlo sono i wine blogger, cambia qualcosa? E’ un interrogativo che ogni tanto si affaccia sulla rete.

Fonte:Vino Pigro 

Copio ed incollo, su gentile concessione, di Elisabetta Tosi alias VinoPigro un interessante post sulla “vexata quaestio” dei giudizi sui vini: un argomento foriero sempre di vivaci scambi di opinione. Nei commenti ho raccolto, in ordine sparso, i contributi alla discussione di Mauro Erro e Luigi Metropoli, Fabio Cimmino, Giampiero Nadali alias Aristide Blog e le riflessioni di Tom Wark (blog Fermentation) e Robert McIntosh (blog Wine Conversation) tratte dalla puntuale rassegna delle WineWebNews di Franco Ziliani sul sito dell’Ais nazionale. Buona lettura: chi resta a casa per il prossimo ponte ha trovato come passare il tempo…(T.L.)