Archivio di: Settembre 2008

Riunione Gruppo Servizi regionale 6.10.2008

Pubblicato da aisnapoli il 30 Set 2008

tastevin.jpgInizia in grande stile la stagione 2008/ 2009 dei corsi di formazione per il Gruppo Servizi Regionale!!!Lunedì 6 Ottobre 2008 ci aspetta un incontro evento in quel di Sorbo Serbico presso l’azienda Feudi di San Gregorio, per celebrare il gemellaggio con i nostri colleghi sommelier del Principato di Monaco.Credendo fortemente che la crescita professionale e l’attitudine ad essere sempre più validi comunicatori del vino passi necessariamente attraverso il confronto dialettico e lo scambio di esperienze, ho voluto infatti organizzare un seminario – laboratorio con i più importanti e famosi sommelier monegaschi ( alcuni dei quali italiani e campani che lavorano all’estero !!!) .Grazie al Presidente Antonio Del Franco ed al Consiglio Direttivo Regionale tutto , siamo riusciti ad instaurare un rapporto fecondo di nuovi stimoli con professionisti del settore che spero potranno con il loro bagaglio di esperienze accrescere le nostre conoscenze sull’arte del servizio, e sul ruolo del sommelier oggi nella ristorazione e nei luoghi deputati all’eccellenza dell’enogastronomia. La formula dell’incontro vuole essere dinamica, per cui non una lezione ex cattedra bensì un dibattito “frizzante” con domande e risposte. Un’occasione più unica che rara per interagire con il meglio della sommellerie europea.Vi aspetto quindi tutti alle ore 17,00 lunedì “assetati” della cultura più “inebriante” , quella della Sommellerie!!!Cordiali saluti.

Scarica qui il programma-seminario-gruppo-servizi.doc

Pino Savoia

Referente Servizi Ais Campania

Guida dei vini del Sannio di Luciano Pignataro

Pubblicato da aisnapoli il 30 Set 2008

Benevento è la dispensa del vino campano: questa magnifica provincia, ricca di verde e facile da percorrere in lungo e in largo, produce da sola oltre la metà del prodotto doc e igt dell’intera regione. Per la prima volta c’è una guida che racconta il mondo magico e ancora inesplorato della viticoltura sannita. E’ questo il terzo capitolo della nuova edizione dei Vini della Campania di Luciano Pignataro, l’unica realizzata con la visita meticolosa alle aziende e la verifica sul campo, assolutamente sponsor free e senza contributi pubblici o privati. Benevento è dunque la grande risorsa del vino campano: qualità in crescita, quantità necessaria per competere su grandi numeri, diversificazione del prodotto, tradizione. Non a caso è l’unica provincia già dotata di una naturale strada enoturistica perché quasi tutte le aziende si affacciano sulla Fondovalle Telesina e quasi tutte le altre sono facilmente raggiungibili. Ogni azienda è presentata attraverso i dati essenziali, le vicende dei titolari, le schede dei prodotti sino alla sintesi delle 5 stelle e dei 40 vini del cuore attraverso i quali è possile narrare la straordinaria avventura degli ultimi vent’anni. In questo viaggio Pignataro è affiancato da Pasquale Carlo, giornalista del Sannio Quotidiano, referente di territorio per le prime due edizioni: il sigillo a cinque anni di intenso lavoro in comune.Un manuale indispensabile per gli appassionati, i sommelier, i ristoratori e gli operatori del settore che adesso hanno, al tempo stesso, l’atlante più completo mai pubblicato e una lettura immediata delle eccellenze per ciascuna tipologia. In appendice: i disciplinari delle 5 doc e delle due igt, la produzione, i wine bar e i ristoranti.
Nelle edicole in provincia di Benevento e in tutte le librerie della Campania e nelle Feltrinelli. Può essere richiesta rivolgendosi direttamente all’editore scrivendo a info@edizionidellippogrifo.it oppure telefonando ai numeri 347.0503455 e 081.5177000

Cerreto Sannita, 4 ottobre.

Presentazione Guida del Sannio e i vini del cuore

ore 18, Palazzo del Genio
Con
Antonio Barbieri, sindaco di Cerreto Sannita
Nicola Materazzo, esperto in comunicazione enogastronomica
Nino Pascale, responsabile Slow Food Campania
Coordinati da
Federica De Vizia, giornalista
Seguirà la premiazione dei Vini del Cuore
Nello splendido Chiostro di Palazzo Sant’Antonio ci sarà il banco di assaggio dei vini premiati con i prodotti sanniti.

Neuro-enofilia: prima puntata

Pubblicato da aisnapoli il 29 Set 2008

Di Roberto Erro

Leggevo Musicofilia di Oliver Sacks e mi è venuta un’idea: traslare le considerazioni che il celebre neurologo fa sull’esperienza uditiva a quella olfattoria. È un’idea strana, senza alcuna validazione sperimentale sull’uomo: cerco allora nella letteratura scientifica un qualche dato che possa confermare la “mia” ipotesi e salta fuori un lavoro svolto da un gruppo di ricerca statunitense sui criceti. Per ovvi motivi lo studio si avvale della “somministrazione” di odori caratteristici del genere maschile e femminile e valuta il loro riconoscimento da parte di “tester” di sesso opposto attraverso le modifiche che questi stessi odori apportano ai rispettivi apparati genitali. Semplificando: due gruppi di criceti di sesso femminile vengono rispettivamente fatti incontrare o meno nel corso della loro “adolescenza” con criceti di sesso opposto; a questi stessi due gruppi vengono fatti nuovamente incontrare durante l’età fertile esemplari maschi. I risultati sono subito evidenti: il gruppo che aveva avuto un’esperienza sensoriale precedente rispondeva in maniera più consistente agli stimoli olfattori successivi. Il gruppo statunitense però si ostina ripetendo l’esperimento, ma cercando di discriminare questa volta tra odori volatili e non volatili e di ripetere le somministrazioni-incontri in più fasi della vita dei criceti. Le conclusioni sono analoghe; tuttavia i ricercatori riconoscono una certa plasticità nei meccanismi di risposta allo stimolo sensoriale. In altre parole: esiste una memoria olfattiva plastica che si forma nel corso delle esperienze; queste ultime (e quindi la “potenza” di questa stessa memoria olfattiva) rendono conto delle differenze inter-individuali che fanno, ad esempio, di Tommaso Luongo un fine e smaliziato degustatore e di me, profano del vino, un semplice ‘mbriacone. Ma il ruolo della memoria olfattiva non si limita a quello di semplice banca-dati di differenti sentori, catalogati come fossero file nel nostro cervello: essa assume un ruolo di primaria importanza nell’esperienza sensoriale. E qui passiamo ad Oliver Sacks: “…forse questo è un esempio estremo di qualcosa che noi tutti, sporadicamente, sperimentiamo con la musica che conosciamo bene: credendo di ascoltare una musica appena udibile – quando in realtà la radio è spenta o il brano è finito – ci chiediamo se essa stia ancora suonando a basso volume o se la stiamo solo immaginando”.
Ebbene sì, questa è un’esperienza che io stesso ho provato, come tutti credo. Volete un altro esempio? Nel momento stesso che state leggendo questo mio scritto o anche quando pensate, quale voce vi risuona nel cervello? Non vi sembra proprio di ascoltare la vostra voce? Certo non la mia: a ciascuno il suo timbro. Alla base di questo fenomeno c’è il fatto che l’attivazione della corteccia uditiva, pur in assenza di uno stimolo periferico, è capace di riprodurre l’effetto finale. Ciò accade anche quando la corteccia viene minimamente stimolata come nell’esempio fatto da Sacks; questa poi, per conto suo, continua il lavoro facendoci credere che stiamo ancora ascoltando quella musica. Questo processo fece in modo che Bethoveen continuasse a comporre pur essendo sordo: le note sul pentagramma attivavano la sua corteccia uditiva e la musica risuonava nel suo cervello nonostante fosse abolito l’uso dell’organo periferico. Ora proviamo a ipotizzare che la stessa cosa, come è plausibile che sia, accada con la via olfattiva: un odore volatile si lega ad uno specifico recettore presente nel naso; questo legame attiva una via che conduce ad una specifica area cerebrale laddove risiede quella che abbiamo definito “memoria olfattiva”. In alcuni soggetti, vuoi perché sono sommelier dai tempi di Balanzone, vuoi perché sono profumieri alla Suskind, tale memoria è sufficientemente potente da garantire la continuità dello stimolo anche quando ormai quella famosa sostanza volatile ha smesso di legare il recettore periferico. Cioè credono di continuare a sentire quell’odore, hanno il tempo di ripescare dalla loro banca-dati il corrispettivo primigenio (offerto in dote da esperienze precedenti) ed eccoli esclamare: note di rosa canina appassita!!!
Morale della favola: annusiamo, annusiamo, annusiamo e potenziamo la nostra propria memoria olfattiva in modo da avvicinare le nostre capacità a quelle del nostro magnifico delegato (eguagliarle, ahimè, è missione impossibile: troppe le bevute nel suo portfolio).
Letture consigliate: “Musicofilia” di O. Sacks, ed. Adelphi, 2008; “Olfactory experience and the development of odor preference and vaginal marking in female Syrian hamsters”, P.Maras, Physiology & Behavior, 2008
Al prossimo appuntamento con la neuro-enofilia, axè.

Foto: Dr.vino [label of tasting wine book]

Campania/ Vino, nasce la cabina di regia per sviluppo settore

Pubblicato da aisnapoli il 28 Set 2008

pentolapressione.jpgUna cabina di regia per lo sviluppo economico nel comparto vitivinicolo è stata istituita presso l’assessorato all’Agricoltura e alle Attività produttive della Regione Campania. La struttura avrà il compito di sostenere l’azione dell’Assessorato in campo vitivinicolo per rafforzare la capacità competitiva dell’apparato produttivo regionale. In particolare, coordinerà le politiche di marketing per promuovere in maniera integrata la Campania e il vino campano a livello nazionale e internazionale, e potrà contare su 2 milioni di euro di risorse regionali. La Cabina è formata da 11 componenti (5 membri dell’Assessorato, 5 di Campania Wine Group, la prima associazione a riunire i principali produttori vitivinicoli campani, e un rappresentante del sistema camerale campano, designato da Unioncamere Campania) ed è presieduta dall’assessore all’Agricoltura e alle Attività produttive, Andrea Cozzolino. “La cabina di regia - ha commentato Cozzolino - sarà un punto fermo della campagna promozionale del vino campano. Per la prima volta in Campania investiamo risorse pubbliche e private per la realizzazione di un unico piano di marketing del nostro vino, che partirà già dal prossimo Vinitaly 2009. Così, tutte le iniziative del settore enologico vedranno la partecipazione della Campania riunita sotto un unico marchio. Va soprattutto sottolineata la sintonia e la collaborazione tra produttori e istituzioni, che ha portato alla creazione dell’associazione prima e alla cabina di regia poi, che - ha concluso - sarà fondamentale momento di confronto per definire insieme le strategie da mettere in campo per la valorizzazione e la promozione di uno dei nostri prodotti più rappresentativi in Italia e all’estero“.
Fonte: Apcom e Virgilio Economia

Qualcosa bolle in pentola…incrociamo le dita! Leggi anche Qui su Campaniachevai

A ciascuno il suo…champagne

Pubblicato da aisnapoli il 28 Set 2008

Di Pino Savoia

monmarthe.jpg“Solo chi manca di fantasia non trova una buona occasione per bere Champagne”.
Seguendo lo splendido consiglio di Oscar Wilde , ho cercato di fare anche di più. In occasione della degustazione organizzata da Cuzziol a Città del Gusto a Roma, della quale la nostra instancabile Michela ha già profuso “entusiaste” parole (qui), ho cercato di passare in rassegna tutti gli champagne presenti soffermandomi su di uno in particolare.
Si tratta del Brut Carte Blanche 1er Cru di Monmarthe. Una maison quest’ultima relativamente giovane (1930 l’anno di fondazione) a conduzione famigliare dove ogni champagne viene prodotto con le sole uve dei vigneti che costituiscono la proprietà. L’azienda si trova a Ludes – Champagne Ardenne , ed è proprietaria di 17 ettari classificati premier cru ( 94%) suddivisi al 30% tra i tre vitigni tradizionali: chardonnay, pinot nero e pinot meunier.Ma passando ora a parlare dello champagne in questione, prima di raccontare di ciò che ho trovato nel bicchiere qualche piccolissima informazione tecnica è d’ uopo.Uvaggio: 40% Pinot nero, 40% Pinot meunier, 20% Chardonnay. Assemblaggio: 3 annate. Vinificazione: fermentazione malolattica. Invecchiamento : 2 anni. Si faccia largo quindi alla seduzione delle bollicine…Percorso da finissime scintille verdoline e ramate, il vino si presenta nel bicchiere con la sua veste ammaliante di colore giallo dorato paglierino. Il fascino è ulteriormente evidenziato da una corona delicata, regolare e persistente, prodotta da una effervescenza finissima e vivace.Frutto, nient’altro che frutto, e un po’ di pasticceria…ecco quello vien fuori durante la fase olfattiva. Nuance meravigliosamente profumate di frutti gialli maturi ( albicocca, pesca saturno, mela cotogna) procedono di qualche inspirazione e giro di bicchiere i suadenti sentori di frutta esotica ( ananas, mango, papaia) e golosi effluvi di pasticceria ( miele di acacia, brioche) ancora un po’ evanescenti, ma già molto caldi. In bocca l’attacco è vivace e fresco, grazie alla leggerezza del dosage, che rispetta l’autenticità del vino. La presenza dello chardonnay nell’uvaggio si manifesta con chiare note empireumatiche ( mandorla e pancarré tostati), completate da un aroma soave e speziato ( vaniglia di Tahiti), prima che il pinot meunier e il pinot nero conferiscano al vino gustosi sapori fruttati ( coulis di piccoli frutti rossi, ciliegia e prugna candita) e molto più persistenti. La trama del vino è piuttosto lunga e ampia, con un finale netto, segnato dal ritorno delle invitanti note esotiche già individuate durante la fase di olfazione. Eleganza non priva di complessità: così si potrebbe descrivere questa cuvée esemplare nel frutto e nell’equilibrio, ideale per l’aperitivo ma altrettanto indicata per i prodotti del mare ( crostacei, molluschi, pesci) e del cortile ( pollame), se cucinati con arte. Oppure? Come arma seduttiva più tardi nella serata…

L’abbinamento del cuore:Coscette di rana in tempura di ceci, yogurt e mela verde di Raffaele D’Addio -Foro dei Baroni di Puglianello(Bn).

In viaggio nelle terre del Prosecco

Pubblicato da aisnapoli il 28 Set 2008

Di Lilly Avallone e Angelo Di Costanzo

Nell’immaginario collettivo popolare “il prosecchino” rappresenta il vinello da servire senza pretese come aperitivo, spesso da anonima bottiglia e quanto più di rado nell’appropriata flute; Ebbene, molto è stato fatto in questi anni per sensibilizzare anche i palati più effimeri alla buona conoscenza di certi vini che rappresentano indiscutibilmente un gran bel pezzo della produzione vinicola italiana e non soltanto per i volumi spaventosi che muovono in giro per il mondo ma anche per le eccelse qualità che sempre più si affermano come forte sostegno alle bollicine di qualità made in Italy e come validissima alternativa “economicamente sostenibile” alle più famose transalpine dello Champagne. Confidando altresì in una opportuna e proverbiale competenza professionale di ogni buon sommelier mutuiamo e benediciamo la definitiva caduta del diminutivo “ino” (che tanto sta al Prosecco come ogni pittore tentasse di qualificarsi come Van Goghino) alla luce di ciò che abbiamo potuto vedere di quanto si sta facendo in questa meravigliosa terra per migliorare e qualificare questo straordinario vino.Si può pensare alla terra del Prosecco come una vasta e pianeggiante area viticola, con distese a perdita d’occhio di vigne anonime e scomposte ma appena si ha l’opportunità di giungere in queste terre ci si rende conto di quanto fascino e cultura enologica sprizzi dai suoi pori, generosa con i suoi nobili e generosi interpreti. Il viaggio inizia a Rolle, piccola frazione di Cison Valmarino abbarbicato su per le colline trevigiane in uno scenario verdeggiante e ventilato caratterizzato da giornate estive luminose e miti e da notti con forti escursioni termiche dove domina il paesaggio il Relais Duca di Dolle della famiglia Bisol, tutt’intorno le vigne di questa azienda che si sta rivelando soprattutto negli ultimi anni assai dinamica che produce una serie di Prosecco doc di grande eleganza e finezza caratterizzati da profonda freschezza che solo grazie a queste particolari condizioni pedoclimatiche si possono comprimere in un vino. Lungo la Strada del Prosecco che scende giù verso Valdobbiadene si incontrano i piccoli comuni che contornano l’areale maggiormente votato a questo eclettico vitigno, da Miane a Guia incastonati in un bellissimo bosco di castagni sino alla zona per elezione del Prosecco denominata “Cartizze”, nei comuni di Saccol, S. Stefano e S. Pietro di Barbozza, piccolo Grand Cru trevigiano con i suoi 100 ettari suddivisi per circa 140 viticoltori. Qui il vigneto diviene giardino, le vigne si arrampicano lungo i terrazzamenti delle colline, con pendenze a tratti impensabili e l’ordine e la compostezza di come si inerpicano sui pendii sono gli unici elementi di discussione che ti viene da affrontare. Niente diradamenti, le uve hanno bisogno di protezione, per non cadere in surmaturazioni inattese e per difendersi dalle improvvise grandinate che qui, soprattutto in epoca di vendemmia sono il rischio numero uno. Queste vigne donano vini di una fragranza e piacevolezza sublimi, sentori floreali e fruttati intensi e persistenti con riconoscimenti nitidi di rosa, albicocca e mela ed un gusto asciutto, persistente su linee minerali ed un finale gradevole ed ammaliante, consigliamo a tal proposito di non perdere le versioni di Foss Marai, Còl de Salici, Val d’Oca, Bisol, Solìgo e Villa Sandi ed una raccomandazione generale: attenzione agli strafalcioni, il Prosecco Superiore di Cartizze può essere prodotto solo nella denominazione Prosecco di Valdobbiadene (comune di cui fanno parte i crù sopra citati) e non come qualcuno potrebbe desumere anche nella denominazione Prosecco di Conegliano. Scendendo verso Valdobbiadene incontriamo per strada diversi contadini nel trasportare le prime uve raccolte nelle aziende di vinificazione, la grandezza di questi luoghi sta anche nella enorme capacità di partecipazione che i vignaioli sono stati in grado di portare avanti con i progetti di cooperazione, Cantine Cooperative che riuniscono nelle loro fila tutti i minuscoli viticoltori che da soli mai avrebbero potuto affrontare progetti di vinificazione e commercializzazione mirati all’alta qualità come il mercato oggi richiede.Il nostro viaggio termina a Crocetta del Montello, presso l’azienda Villa Sandi di proprietà della famiglia Moretti Polegato, già imprenditori di successo nel campo dell’industria manufatturiera trevigiana (a qualcuno dirà qualcosa il marchio GEOX, nda) e da circa un trentennio sugli scudi per il gran lavoro di promozione che stanno portando avanti per il loro territorio. Qui si aprirebbe un’altro lungo ed articolato racconto da fare che preferiamo però conservare nella nostra memoria e raccontare attraverso le immagini postate, che parlano da sole e chiaramente di una realtà eccelsa della quale senza dubbio non si può tenere conto. A guidarci Roberto, gran cerimoniere di cantina e nelle degustazioni tecniche l’enologo Luciano Vettori assieme a Cinzia Zocca ed il direttore commerciale dott. Campesan (quattro persone a nostra disposizione!) a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti per l’ampia disponibilità manifestata. Se pensate di aver visto tutto è il momento di ricredersi, se pensate che certi luoghi non hanno poi molto da raccontare statene certi che qui vi smentiranno a mani basse, se ancora esitate per raggiungere queste terre, rompete gli indugi e non perdetevi questo passaggio a nordest e per favore, non chiamatelo mai più “prosecchino”!

“I dolci napoletani” alla Feltrinelli…

Pubblicato da aisnapoli il 26 Set 2008

Di Marina Alaimo
E’ diventato piuttosto complicato raggiungere il centro della città per chi, come me viene dalla provincia, anche se prossima quale è Portici, ma scegliendo di andarci in metropolitana, almeno non si ha il problema di cercare parcheggio. Così ieri sera sono stata ben felice di usare il metrò per partecipare alla presentazione alla Feltrinelli del nuovo libro di Luciano Pignataro “I dolci napoletani“, titolo un po’ riduttivo in quanto vi sono descritte ricette provenienti da tutta la Campania e qualcuna anche da altre regioni del meridione. Hanno partecipato alla dolcissima ed interessantissima presentazione Sal De Riso, divenuto ambasciatore in tutto il mondo della nostra tradizione pasticciera, personaggio straordinario che da tempo desideravo incontrare in quanto vado matta per i suoi dolci, insieme a Santa Di Salvo e Lejla Mancusi Sorrentino. Il libro presenta ben 300 ricette, essendo la pasticceria napoletana testimonianza di un città capitale, dalla storia importante ed incrocio di culture diverse. Le ricette provengono dai migliori ristoranti della nostra regione e sono state abbinate sapientemente ad un vino campano. Ce ne sono ben tre di babà, dieci di semifreddi, sette di struffoli, dieci di mousse e poi…quanti ricordi e quanti profumi mi hanno invaso piacevolmente nel leggere ricette di dolci che mangiavo da bambina e che da tempo sono scomparsi dalla mia vita: castagnaccio, migliaccio, cartellate, cannoli, preparati da mia nonna con amore per la tradizione, ma sopratutto per la famiglia. Non ho potuto fare a meno di comprare questo libro scritto come fosse un ricettario casalingo, arricchito di bellissime foto che mi hanno fatto venire l’acquolina in bocca, tanto che non ho potuto evitare, finito l’incontro, di recarmi al bar della Feltrinelli per peccare di gola, galeotto fu il libro e chi lo scrisse. Adoro preparare dolci con i quali coccolare le persone alle quali voglio bene e la prima ricetta che metterò in pratica sarà la torta di mele annurche e noci alla quale abbinerò,come consigliato dall’autore, Sidro del Sannio di Luca Baldino, accompagnati dalla Schèrazade di Korsakov, così tutti i sensi saranno coinvolti e non solo. Userò moltissimo questo ricettario nel periodo natalizio per preparare appunto dolci della nostra tradizione dolciaria da regalare ad amici e parenti. Mi scuso con Luciano Pignataro se la mia penna non è nobile come la sua, io non sono una scrittrice nè una giornalista, sono una casalinga con una grande passione per la sommellerie e per la musica, comunque non potevo fare a meno di parlare di questo libro, edito da Newton Compton, costo euro 19,90 che consiglio a chi, come me, ama pasticciare.

Allegrini day all’Accademia

Pubblicato da aisnapoli il 26 Set 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS CAMPANIA

icona96_app.jpgNella prestigiosa cornice dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli un grande evento targato Ais Campania con protagonisti la famiglia Allegrini e la Valpolicella, un matrimonio che dura da appena cinquecento anni…
Marilisa Allegrini ci racconterà della sua amata terra con il suo consueto charme degustando con noi il Palazzo della Torre, prodotto con il “ripasso”, il Villa Giona, blend di uve francofone e, dulcis in fundo, l’Amarone della Valpolicella Classico, cult wine per eccellenza, in una splendida verticale che attraverserà quattro interessanti millesimi. Prima però, per rompere il ghiaccio, una piacevole incursione in terra toscana con il Solosole e il Sondraia, vini di Poggio al Tesoro, feudo bolgherese acquisito nel ottobre del 2001 dall’azienda di Fumane di Valpolicella.

Solosole 2007 Poggio al Tesoro e Sondraia 2005 Poggio al Tesoro
Palazzo della Torre 2005 Allegrini e Villa Giona 2004 Allegrini

Amarone della Valpolicella Classico 1995 – 1997 – 2000 – 2003

9 Ottobre ore 19.30
Accademia Aeronautica di Pozzuoli
Via S. Gennaro Agnano n° 30
Prenotazione obbligatoria ed impegnativa allo 0823.345188
oppure via e-mail info@aiscampania.it - Ingresso € 10,00

Papaveri e Papere…Incontri proibiti

Pubblicato da aisnapoli il 25 Set 2008

Di Michela Guadagno

Uffa, ma questa Michela Guadagno non tiene proprio niente di meglio da fare che imperversare sul blog con i report delle sue scorribande enogastronomiche? Ragazzi, pensate che tra un po’ vengono a noia anche a me, figuriamoci a voi… Questa qui, però, ve la devo raccontare, non posso tacerla, intriga già dal titolo: Incontri Proibiti, Storie di Ordinaria Sperimentazione. Sono stata al ristorante Il Papavero di Eboli, sapevo fin dal 22 luglio, ultimo appuntamento dell’Enolaboratorio all’enoteca Divinoinvigna, che la ripresa settembrina sarebbe stata in trasferta, ed ero prenotata già da allora. Quello che non potevo certo immaginare è che quel grande identificatore di caratteri di Mauro Erro, complici Adele Chiagano e Tommaso Luongo, aveva in mente niente meno che una vera e propria rappresentazione scenica, con tanto di locandina e interpreti di quella che lui stesso definisce una Commedia della cucina italiana. Balanzone,Isabella e gli altri…Chi sarà mai Balanzone? Una domanda alla quale non ho saputo dare risposta, ma se ci penso bene forse qualcuno mi viene in mente, però no, non sono poi tanto sicura, ad ogni modo, il dubbio resta. Non vi dirò di Isabella Pellizzatti Perego, descritta amabilmente da Mauro come una donna timida e sensibile, all’apparenza, e determinata e decisa ad affrontare le domande più imbarazzanti dei commensali-commedianti (gli altri del titolo), brava a tener testa a un irriverente pubblico che le chiedeva di nebbiolo, valtellina, pizzoccheri e costo dei vini. Non vi dirò del Presidente nostro -Antonio Del Franco,ndr-, rimasto in silenzio con incursioni a sorpresa del tipo: “non si abbina la quaglia con il Pettirosso“. Non vi dirò del Delegato, unico con la divisa, e del sommelier Franco De Luca, impeccabile angelo custode mescitore. Vi dirò invece che un elegante tavolo “imperiale” accoglie i 22 co-protagonisti della vicenda, vi dirò del Valtellina Superiore Inferno 1969, dei due Sassella Docg, Stella Retica 2000 e Riserva Rocce Rosse 1996, del Grumello Docg riserva Buon Consiglio 1999 e del Terrazze Retiche di Sondrio Igt Il Pettirosso 1997. Giusto per restare sul tema di fauna aviaria, a me vien data la parte di Colombina, e mi sta bene se intesa come riferimento alla pace alata, meno bene se allude all’intriganza maliziosa e ciarliera della goldoniana comprimaria-spalla di Arlecchino. E poi, qual è Arlecchino? Forse Roberto Erro, seduto vicino a me, a condividere un certo isolamento dal resto del tavolo causato dall’intemperanza chiacchiericcia di una coppia di partecipanti? Forse Giuseppe Presutto, che apprezza e mi conforta nell’abbinamento ideale Tartare di tonno e Sassella 1996? Forse Antonello Fabbrocile che accentra e tacita l’uditorio, con un’elegante traduzione in lingua di “ciaccarella” a favore della bella Isabella? Ah, saperlo! Vi dirò infine dell’istrionico estro culinario del collaudato team Maurizio Somma & Domenico Vicinanza e dei suoi bravi collaboratori di cucina, e del “mangia e abbina“, il gioco degli abbinamenti con tutti e cinque i vini a tavola, alternarli sui piatti , scomporli e ricomporli alla ricerca dell’armonia, è un vero divertimento. Attore solista l’Inferno 1969 da bere assoluto e per primo, colore stabile, non scarico e non sgranato (non diverso dal Grumello 1999 di 30 anni più giovane), naso evoluto, i semi di papavero dei grissini stirati a mano salgono al naso anche nel vino, profumi intensi, nota fumè che ci accompagnerà in tutti gli altri calici seguenti. Passiamo al menu dagli accattivanti titoli wertmulleriani: la tartare di tonno con patata affumicata in brodetto di alici alla scapece abbinata con il Sassella 2000, la scapece per le alici è stata eseguita con ridotto del vino stesso, le alici sono “scappate”, resta il brodetto, la patata affumicata è eccellente e ritorna la nota fumè. A mio avviso il vino è perfetto con i ravioli con mantecato di baccalà su acqua di legumi e quenelle di scarola, perla di colatura di alici cristallizzata con cioccolato fondente per cui  è stato suggerito l’abbinamento con Il Pettirosso 1997, che ha un naso di cioccolato, straordinario. Il Grumello Riserva 1999 va sulla scaloppa di petto di quaglia con scampo lardato, coscettine di quaglia fritte con polentina di mais e consommè di scampo al timo e limone. Esplosive le tagliatelle al vino con triglia e finocchietto selvatico accompagnate con il Rocce Rosse 1996 e finalmente la Raia con panatura agli agrumi su ricotta affumicata e passatina di ceci. Finale con trionfo di cioccolatini, il preferito mio è al sale. Ma chi sono le papere? Nessuno, è l’anagramma di arpepe, ci avete fatto caso? Prossimo Incontro Proibito il 20 Novembre.

Nella foto: “Balanzone,Isabella e alcuni degli altri…”

Charme Sommelier 2008…una questione di peso!

Pubblicato da aisnapoli il 25 Set 2008

Di Angelo Di Costanzo

charme_sommelier_2008_vincitori.jpgEccomi, scusate il ritardo ma al rientro da Valdobbiadene il mio povero computer ha fatto tilt, avrà talmente sentito la mia assenza da stridergli il cuore, da fargli saltare l’hard disk pertanto in attesa di un nuovo degno compagno informatico vi scrivo da un mobile di un parente vicino di casa. L’esperienza di questa finale nazionale di Charme Sommelier 2008 rimarrà comunque ben impressa, innanzitutto per la risonanza mediatica che l’evento ha avuto, più grande di quanto sembrerebbe (provate a cliccare su google “Charme Sommelier” e vedrete voi stessi, nda) ma soprattutto per il luoghi che ho veduto, dei quali vi renderò cronaca a breve e per le persone eccezionali che ho incontrato e che ci hanno accompagnato con molta stima e comprensione (penso a Silvia Minnoccheri ed Elisa Villanova della Bisol, instancabili) oltre ai colleghi ed amici sommeliers che da tutta italia hanno accettato questo confronto con lo stesso entusiasmo con il quale si scopre un gioco nuovo che piace da morire; In tutto 20, giovani di tutta l’Italia e di diversa esperienza professionale, chi insegnante, chi giornalista sommelier, chi ristoratore e chi chef Sommelier in questo o quello stellato Michelin, ma tutti alla pari partiti da lontano e con una gran voglia di confrontarsi. Alle nostre tavole altrettanti professionisti di rango, produttori, chefs affermati, giornalisti specialisti del settore enogastronomico ed esperti gourmet che avevano il compito di tenerci sempre impegnati nel dibattito e nel servizio, a tratti molto serrato, e per qualcuno molto impegnativo avendo beccato quelli più esigenti. Lo scenario del Relais Duca di Dolle è bellissimo, contornato dal verde ovunque e da vigne ogniddove, la serata è fresca e la paura della pioggia incombente ci costringe ad operare sotto una tendostruttura montata per l’occasione sopra la piscina dove tutto intorno sono collocati i tavoli dei commensali e della giuria. Dopo la breve presentazione del gruppo di servizio agli ospiti è iniziata la cena, preparata per l’occasione dalle sapienti mani della Chef Paola Budel, già allieva di Marchesi all’Albereta e dello chef transalpino Michel Roux e che devo dire molto avvincente nelle elaborazioni e soprattutto di buon auspicio per la buona riuscita degli abbinamenti con i vini in carta. Sfilare lungo la passerella di cristallo posta al centro della piscina ha creato non pochi problemi di velocità al servizio ma del resto è filato tutto liscio e nel migliore dei modi, per la verità c’è stato chi tra gli avventori ha inaugurato maldestramente la serata con una spiacevole escursione in acqua, ma a parte il bagno settembrino al fresco delle colline del Prosecco, nulla di grave. Tra una portata e l’altra l’interrogazione dei concorrenti è stata mirata questa volta su domande un pò più tecniche che sembra aver visto quasi tutto all’altezza della situazione tranne qualcuno che tra una Maremma Bolgherese ed un bianco di Montalcino di troppo si sono lasciati andare in esternazioni a dir poco cotte dalla emozione. A me è stato chiesto di gestire un cliente che rimanda indietro una bottiglia di tappo (la stessa domanda capitò a Roma al “nostro” Gianni Aiuolo, nda) e credo, a sentire il fragore degli applausi di tutti di essere stato oltre che esaustivo nella risposta anche brillante nella risoluzione del problema. Il verdetto finale ci ha visti attenderlo tutti in fila di nuovo sulla passerella di cristallo, in trepida attesa e con non pochi brividi addosso e dopo la consegna del premio regionale alla delegazione regionale con maggiori candidati (La Sicilia, 6) si è passati
dalla Pentola alla Brace: il premio della Stampa è andata alla milanesissima “Signorina Guori” mentre i premi Charme Sommelier 2008 sono andati rispettivamenti al veronese Jgor Marini (94pt) per gli uomini ed alla rodigiana Elisa Dilavanzo (93pt) per le donne. Verona e Rovigo sull’altare quindi, il Veneto sugli scudi con un gran risultato visto la media dei partecipanti nazionali. A guardare successivamente la classifica, inviatami via mail dall’organizzazione è da apprezzare l’ottimo risultato tra gli uomini dell’amico e collega Rudy Rinaldi della Delegazione Abruzzo e Molise e la mia personale delusione per il modesto piazzamento tra le donne di Camilla Cosi, toscana, che davo sinceramente per vincente a mani basse, molto brava e che aRoma aveva vinto anche il premio della Stampa. Insomma i numeri parlano chiaro, mi dicono di essere arrivato quarto a 6 punti dal vincitore, mi sento pertanto di chiedere scusa a Lilly per non aver perso quei dieci chili che gli avevo promesso prima della finale, sarà stata una questione di peso?

Nella foto i vincitori Charme Sommelier 2008

KitKatWine?

Pubblicato da aisnapoli il 24 Set 2008

kitkatwine.jpgSe il matrimonio d’amore tra il Vin Santo Occhio di Pernice 1988 di Avignonesi ed il cacao venezuelano Chuao non vi soddisfa più come una volta e non potete proprio fare a meno di sperimentare ogni possibile forma di connubio tra il vino e il cioccolato KitKatWine fa per voi…Prendete un bel volo low-cost Roma-Tokyo via New York (cercando di evitare l’Alitalia…i piloti hanno dichiarato di essere un po’ sotto stress!) e godetevi l’anello di congiunzione tra il vino ed il cioccolato(T.L.)

Fonte:Dr.Vino

A Roma con Cuzziol…

Pubblicato da aisnapoli il 24 Set 2008

Di Michela Guadagno

wine-tasting-2004.jpgPino Savoia mi chiama intorno alle 23 di domenica sera, “domani andiamo a Roma, c’è il wine tasting di Cuzziol, vuoi venire?” Ok, ma li raggiungo in un’ora meno antelucana di quella in cui partono loro, intorno alle 2 del pomeriggio sono sulla terrazza di Città del Gusto sede del Gambero Rosso in via Enrico Fermi a Roma, con vista sui tetti della “Città eterna”. Un sole caldo da abbronzare, gli stand con i vini divisi per i vari partners selezionati, etichette italiane, tedesche, per lo più francesi. Francesca Martusciello, Antonella e Gianni Laringe, Anna e Ugo Torre, Fabrizio Erbaggio, Stefano Pagliuca e Pino li trovo al banco d’assaggio dei riesling tedeschi. Lunga spiegazione dei Kabinett mit predikat, trocken e non trocken, auslese e spatlese, fino ai Trockenbeerenauslese, da farsi venire il mal di testa, nomi complicati per vini di lunga mineralità. Passiamo alla Francia, ai bianchi di Borgogna, Chassagne-Montrachet, Morey Saint-Denis, Meursault, e ai rossi Gevrey-Chambertin, Nuits-Saint-Georges, Echezeaux, nella Loira Pouilly-Fumè e Sancerre e nella Valle del Rodano Cotes du Rhone ed Hermitage. Torniamo in Italia, prima in Toscana con la Val d’Orcia di Podere Forte e a Montalcino con La Rasina, poi in Piemonte nelle Langhe di Parusso per chiudere con il Veneto di Serafini & Vidotto. Ma mica ci dimentichiamo del Bordeaux, Chateau Pey la Tour, Marsau, Le Boscq, ed Essence, un blend di merlot, petit verdot e cabernet sauvignon provenienti da Saint-Estephe, Haut-Medoc e Pessac-Leognan. Il nostro campanilismo del sud viene gratificato da Guido Marsella con il Fiano di Avellino (”di famiglia” come lo definiamo con Fabrizio) e ci presenta i nuovi nati Falanghina e Greco di Tufo dell’azienda Poggi Reali; e da Elena Fucci dal Vulture, credevo fosse più grande di età, una ragazza che sa il fatto suo, simpatica e assertiva, ci spiega il suo Titolo. Concludiamo con un salto nel Languedoc-Roussillon con i vin doux naturel Maury e Banyuls, una volta tanto non devo guidare, siamo in treno e ne approfitto. Tutti questi vini, ma qualcosa abbiamo mangiato? Sì, ogni tanto comparivano assaggi di pasta e patate, alla puttanesca, all’amatriciana, zuppa di fagioli, e paccheri con frutti di mare, e anche qui un po’ di Campania con Giovanni Assante per la pasta Gerardo Di Nola. Un rammarico: scopriamo che esiste l’Associazione Romana Sommeliers formata da sommelier diplomati e fuoriusciti Ais e Fisar, che non fa didattica, ma nasce a scopo lavorativo. Uno scatto di orgoglio di parte ci porta a difendere la nostra Associazione, comprendiamo che queste situazioni non fanno bene a uno spirito divulgativo e di territorialità, ma prendiamo atto che esistono.

Foto: Wine Tasting Cuzziol 2004 (repertorio)

Venditti e miracoli.

Pubblicato da aisnapoli il 22 Set 2008

Di Michela Guadagno

Castelvenere, 19 settembre. Vendemmia notturna all’azienda Antica Masseria Venditti di Nicola Venditti. La mia prima vendemmia, e la prima in notturna. Sono mesi che aspetto questo giorno, ma piove a dirotto, che si fa? Telefono a Nicola, è confermata? Certamente, cosa vuoi che siano quattro gocce rispetto alla volontà tenace di chi ha ben orchestrato e dettagliato il programma da tempo! Arrivo alla masseria nel tardo pomeriggio, fa freddo, i filari del vigneto didattico sono carichi di uva, un po’ di perplessità c’è per le condizioni atmosferiche, ma Nicola fuga ogni dubbio: è il suo compleanno, S. Gennaro ha fatto il miracolo, e la pioggia smetterà di cadere in serata, per la notte il tempo sarà sereno. Mi chiedo dove trova tanto ottimismo, ma devo credergli per forza: alle 2,30 mi affaccio alla finestra e splende la luna, il cielo è stellato, il vento ha asciugato le piante dall’acqua! Ottimo auspicio, ma penso che deve avere veramente un filo diretto con il Paradiso. L’appuntamento è alle 4,15 nella hall dell’hotel La Piana, un transfer ci porta assonnati all’azienda, ci aspetta la famiglia Venditti al completo per la “vestizione”: grembiulone nero, cappellino arancione e forbici in mano, si comincia. Un sorriso per la foto di gruppo, e via nella vigna illuminata a giorno da una piattaforma aerea sopra le nostre teste, nel buio della notte sembra un ufo. Si parte dalle uve bianche, sono 4 filari con 10 varietà autoctone, i grappoli sono attorcigliati ai tralci, è un lavoro di cesello tagliarli dalla pianta per poi riporli con delicatezza nel cestino in dotazione. Piano piano il mio si riempe, vado a svuotarlo e ritorno all’opera. Siamo in tanti, Nicola guida il gruppo (nella foto, qui sotto), e controlla il lavoro di chi è alle prime armi come me. Mi sto divertendo un mondo, si chiacchiera si scherza e si ride con Federica De Vizia, Vittorio Guerrazzi, Pasquale Carlo, Maurizio Paolillo, l’atmosfera di festa è contagiosa, il clima tra i filari che ci proteggono dal vento è tiepido, e sì che siamo tutti imbacuccati. Il carro si riempe, la raccolta del bianco è finita, andiamo in cantina alla diraspatrice. “Sgranella-diraspatrice” precisa Nicola, la macchina è in azione, un nastro trasportatore porta via i raspi appena separati, dai chicchi che vanno direttamente nella pressa. Il rito della vinificazione è iniziato, il profumo di uva si spande, vi assicuro che è inebriante. Nel frattempo il cielo sta schiarendo, è quasi l’alba, si passa alle uve rosse, i filari sono 6, anche qui con 10 varietà. I grappoli sono grossi e pesanti, ne raccolgo uno di dimensioni enormi, si riconoscono l’aglianico, la barbera del Sannio, il pallagrello, il casavecchia, vi dico che è un’emozione. Ormai il sole sta comparendo, la raccolta è terminata, torniamo di nuovo alla macchina per diraspare e sgranellare le uve, stavolta una pompa invia direttamente il mosto nel serbatoio. Nicola controlla che il mosto del bianco sia mantenuto alla bassa temperatura dovuta, ci mostra un bicchiere di succo d’uva, è torbido, ovviamente non ancora illimpidito. Nel serbatoio del rosso invece le vinacce galleggiano in superficie, il contatto con le bucce darà colore e tannino. L’abbiamo studiato, l’abbiamo sentito spiegare tante volte, ma vederlo dal vivo è qualcosa di entusiasmante, un “miracolo”! Sono le 7,20, Lorenza Venditti ci aspetta per la “colazione”: freselle, insalata di patate, formaggi, salumi, acciughe sott’olio, olive “infornate”, e…vino! Alle 9 sto crollando dal sonno, ci riportano in albergo e piombo sul letto come un masso. L’appuntamento è di nuovo alla Masseria Venditti per le 12. Ristorati e riposati vediamo le foto scattate da Andrea Venditti, e poi tutti a tavola! Il menu prevede zuppa di fagioli con bietole, pasta con funghi porcini, e con salsiccia, arista agli aromi, melanzane, ricottine al mosto cotto e torta di mele, innaffiati dai vini prodotti dall’azienda, Vandari, Bacalat, Barbetta e grappa di Barbetta. Se ci fosse una guida Michelin per la cucina delle mogli dei produttori di vino, Lorenza prenderebbe la stella sicuramente. Non c’è?, posso attribuirgliela io?, in fondo si tratta solo di aggiungere una vocale, la “stella Michelina” (tranquilli, non sto delirando…) se la merita, la pasta con i porcini è veramente ottima e abbinata al Bacalat 2007 è semplicemente armonica. Dopo pranzo che altro prevede l’organizzazione? Asta di beneficenza delle bottiglie prodotte dalla prima vendemmia notturna del vigneto didattico, quella del 2007. Sì, ma dove? Non ce lo svelano, e ci portano in montagna, località Leonessa, c’è una chiesetta ricavata nella roccia a forma di muso di leone, sembra davvero una leonessa, un “luogo magico” lo definisce Nicola. 30 bottiiglie numerate e messe all’asta tra i presenti, la numero 2 se l’aggiudica Serena Venditti e la numero 1 va a Stefano Giancotti. Il sole sta calando, ritorniamo in azienda e ci salutiamo, l’anno prossimo ritornerò a vendemmiare, è stata un’esperienza indimenticabile.

Foto: Nicola Venditti

Balanzone, Isabella…e gli altri

Pubblicato da aisnapoli il 19 Set 2008

Il Dottor Balanzone è una vecchia maschera della Commedia dell’arte di origine bolognese. Uomo dalle guance rubiconde, vestito sempre di nero e con una grossa pancia, è pignolo, cavilloso, prodigo di inutili insegnamenti e di consigli inappropriati.
Se si occupasse di vino a chi assomiglierebbe?
Vi potete aiutare immaginando il viso di un’altra maschera della comicità italiana contemporanea: Antonio Albanese.
Ecco, appunto.
Noi, nei panni del Dottor Balanzone, rappresenteremo, Martedì 23 Settembre, all’interno della rassegna Incontri proibiti, storie di ordinaria sperimentazione, una Commedia della cucina italiana, a cui vi invitiamo.
La rassegna Incontri proibiti, articolata in cinque appuntamenti, narrerà le vicende di una cucina, di quelle di qualità, delle sue creazioni, dei suoi piatti, che si incontra con i vini che noi amiamo, quelli che, forse azzardando, un tempo abbiamo definito “diversi”, ma che in effetti sono semplicemente vini veri, non ruffiani e mai banali, interessanti, da condividere (come dovrebbe essere sempre), capaci di regalare grandi emozioni a chi ha la sensibilità per coglierle, capaci di racchiudere in un sorso una storia da raccontare.
Questi vini e la raffinata cucina del Papavero si incroceranno in modo singolare per ben cinque appuntamenti ripercorrendo quelle storie di ordinaria sperimentazione che ogni giorno fanno parte del nostro lavoro. Nella prima rappresentazione, sarà nostra complice Isabella Pelizzatti Perego, che ci racconterà la storia di Arturo, suo padre, e dei suoi vini, i nebbiolo della Valtellina. Questo incontro di storie, sarà condito dal carattere irriverente e provocatorio dei commedianti che, decidendo di complicare le cose, all’unisono gridarono: “Pesce!”.
E pesce fu.
Può il nebbiolo amare il pesce? Incontrarsi con lui in maniera sublime?

Se ne sconsiglia vivamente la visione ai minori di diciotto anni e ai deboli di cuore.
Vi aspettiamo.

Adele Chiagano, Mauro Erro, Tommaso Luongo

Concorso Miglior Sommelier d’Italia 2008

Pubblicato da aisnapoli il 19 Set 2008

Di Angelo Di Costanzo
sommelier.gifL’attesa è terminata, ecco le convocazioni diramate dalla sede centrale di Milano per le semifinali del Concorso Miglior Sommelier d’Italia 2008 di Catania del prossimo 17 Ottobre, 17 sommeliers, il meglio della Sommellerie Italiana a confronto in quello che si auspica come uno tra i più combattuti “Trofeo Berlucchi” della recente storia; Come il Lippi Bis in azzurro, c’è grande attesa per questa competizione e soprattutto per come il gruppo risponderà alla enorme pressione che da qui al 17 ottobre si accumulerà, statene certi, in tutti noi partecipanti. Ecco in ordine sparso i magnifici 16 con i quali condividerò questa ennesima speciale esperienza professionale: Ivano Antonini de Il Sole di Ranco di Varese, non nuovo al concorso ed assai agguerrito quest’anno, Niccolò Baù, Marco Grassi de la Cantina di Metro di Milano, Andrea Balleri della Grotta Giusti SPA di Monsummano Terme, il (per tutti) Sommelier informatico Andrea Gori della Trattoria Da Burde di Firenze, Luca Martini dell’ Osteria da Giovanna di Arezzo, il “nostro” Salvatore Correale alla sua seconda partecipazione nazionale, Giovanni Curcio dell’ Enoteca Pinchiorri di Firenze (!), Nicola Bonera, Wine Consultant, ma che dalle ultime notizie pare intenzionato a fermarsi un turno, Cristiano Cini del Ristorante La Tagliatella di Arezzo, secondo classificato nelle due ultime edizioni e che si dice stia studiando come un pazzo per coronare finalmente questo ambìto traguardo del titolo, oltretutto rinfrancato quest’anno anche dalla presenza della moglie Simona Bizzarri fresca vincitrice del titolo Miglior Sommelier Toscana 2008. Ci saranno ancora, Giancarlo Bacilieri de La Terrazza di Torbole di Trento, un’altro osso duro, Stefano Cipolato, Roberto Anesi del Ristorante El Pael di Canazei, di cui si dice un gran bene, infine Giovanni Sinesi e Matteo Magnapane che personalmente non conosco. Io di par mio ce la metterò tutta per non rimanere disattese le numerose aspettative che molti amici e colleghi ripongono in me, al bando le ciance ed i complicatissimi Bereich ed Einzellage tedeschi (che mi stanno mandando letteralmente al manicomio, nda) e continuo il mio duro studio, ma come ho già ampiamente premesso a chi mi vuol bene “la lunga strada” non è del tutto percorsa per cui un passo per volta e niente proclami, il 2008 è già stato per me un anno ricco di soddisfazioni personali dopo il titolo Regionale e l’affermazione alle preselezioni di Roma di Charme Sommelier. Infine, ho scoperto con dispiacere la mancata convocazione di Rudy Rinaldi, molisano, Sommelier e Barman di successo in quel di Rivisondoli, altra figura professionale che qualifica la sommellerie del sud. Un ultimo pensiero và all’amico Roberto Adduono, elegante e preparato Sommelier in quel di Salerno, che quest’anno ha deciso di fermarsi un turno per godere appieno della sua nuova vita matrimoniale, l’anno prossimo ritroverò di certo un compagno eccezionale con cui misurarmi ad armi pari.

Parchinmostra 2008 20-21 Settembre

Pubblicato da aisnapoli il 18 Set 2008

logo-parchinmostra.jpgIl 20 e 21 Settembre, ospitata dalla Mostra d’Oltremare di Napoli, ritorna Parchinmostra, una manifestazione ideata per promuovere e valorizzare le risorse naturali e il patrimonio dei Parchi della Campania. Un’occasione unica per scoprire il ricco patrimonio naturale di tutte le province della nostra regione. In particolare, i visitatori potranno conoscere, attraverso fotografie e filmati, le meraviglie naturali del Parco Regionale del Partenio, dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella e di tutti gli altri numerosi Parchi campani. I partecipanti assaporeranno il gusto dei prodotti tipici dei parchi con l’opportunità di osservarne la lavorazione attraverso appositi laboratori realizzati dalle aziende produttrici. Presso lo stand dell’Assessorato all’Agricoltura e alle Attività Produttive è prevista la degustazione dei vini dei Parchi a cura dell’Ais Napoli. Per il quinto anno le Scuole di ogni ordine e grado parteciperanno attivamente alla manifestazione: grazie ai rinnovati accordi con l’Ufficio Scolastico Regionale interverranno numerose scuole che presenteranno nel grande stand dell’Ufficio Scolastico Regionale i lavori sviluppati nell’ambito della programmazione annuale sui temi dell’educazione ambientale. Musica popolare, spettacoli, prodotti tipici, esposizioni artistiche, spazi dedicati ai bambini, convegni e manifestazioni. Un modo nuovo e divertente per saperne un po’ di più sul nostro patrimonio naturale e per imparare a rispettarlo. La manifestazione è organizzata dall’Assessorato al Governo del Territorio della Regione Campania con il contributo del Ministero dell’Ambiente e vede la partecipazione dei due Parchi nazionali in Campania, Vesuvio e Cilento, oltre agli 11 Enti Parco regionali. L’Assessorato all’Agricoltura e alle Attività Produttive parteciperà con un proprio stand allestito, come gli anni scorsi, dal SeSIRCA, dallo Stapa-Cepica di Napoli e dal Settore Foreste, Caccia e Pesca Per il Programma completo clicca qui.

Come influirà il riscaldamento globale sulla viticoltura?

Pubblicato da aisnapoli il 18 Set 2008

globalwarming.jpgROMA (Reuters) - Come influirà il riscaldamento globale sulla viticoltura? Per cercare di scoprirlo un’azienda umbra ha deciso di fare un esperimento in vigna, il primo del genere al mondo, come riporta il sito di riferimento degli enoappassionati italiani www.winews.it.
Marco Caprai, nome simbolo del Sagrantino, ha voluto simulare tra le sue viti a Montefalco gli effetti del clima che potremmo avere tra cinquant’anni.”Volevamo lavorare sugli effetti delle alterazioni climatiche tanto evocate da più parti per vederne le principali implicazioni prima del loro verificarsi effettivo. E questa curiosità ha animato lo staff tecnico dell’azienda, guidato da Luigi Mariani, il più autorevole agro-meteorologo italiano, tanto da costituire un vero e proprio esperimento a cielo aperto”, dice Caprai in una nota.”Abbiamo così predisposto un vigneto coltivato a Sagrantino… Da una parte, abbiamo coperto le pareti fogliari con teli per aumentare la temperatura sulle piante, interferendo al contempo con la fotosintesi, e dall’altra abbiamo posto accanto a questo vigneto una sorta di specchio di alluminio per aumentare l’irraggiamento solare”. I risultati della vendemmia 2008 potrebbero già fornire dei dati su cui lavorare nel caso in cui in futuro intervenisse effettivamente certi cambiamenti climatici, spiega Caprai.

Fonte:Reuters

Malazè, la festa dei Campi Flegrei.

Pubblicato da aisnapoli il 17 Set 2008

Di Michela Guadagno
campi_flegrei__hackert_veduta_del_golfo_di_pozzuoli.jpgUna festa in grande stile sui bordi della piscina di Villa Eubea a Cuma, la nuova struttura dei fratelli Laringe per eventi esclusivi. All’arrivo mi accoglie con grazia Emanuela Russo di Cantina degli Astroni, vincitrice di fresca nomina del premio Amodio Pesce per il Lacryma Christi rosato, con una flute di Astro, il loro spumante brut, da provare su un piatto di “per’ e ‘o musso” della macelleria Di Francia: inizia così una serata divertente di fine estate, che conclude la manifestazione Malazè ideata e curata da Rosario Mattera dell’associazione Campi Flegrei a Tavola. Bella la festa e bella la location, con i banchi d’assaggio a incorniciare la piscina, si comincia con cozze crude aperte al momento dal patron de la Fattoria del Campiglione, e si prosegue con una gelatina di carne di maiale, molto buona ma ho dimenticato il nome e sì che l’ho chiesto due volte, de L’Abraxas. Poi un primo piatto di gnocchi e zucca de La cantina dell’abbazia, gateau di patate de La Marchesella, timballo di riso del ristorante di Villa Eubea e un’impepata di cozze in una pentola gigantesca! Una zuppa di cicerchie dei Campi Flegrei di Al vecchio ulivo a mantenere la tradizione, e la frittura di pesce di Bobò, ma mi perdo la “pallina di ricciola”, è terminata! Il tutto innaffiato dai vini delle cantine Agnanum, La Sibilla (Tina e Luigi Di Meo sono impegnati nella vendemmia, a proposito, vi devo raccontare che nella serata trascorsa da loro a cena in vigna con i piatti di Lilly Avallone e i vini presentati con “charme” dal consorte Angelo Di Costanzo, ho assaggiato una vera chicca, il Marsiliano, da uva marsigliese, un vecchio vitigno usato in questa zona che da un vino con naso di spezie dolci di liquirizia e pungenti di pepe, in bocca un frutto masticabile, ancora un po’ corto ma da lavorarci sopra), Babbo, Grotta del Sole, che piacere incontrare Gilda e Salvatore Martusciello! Al banco di Cantina del Mare voglio conoscere il figlio di Pasquale Massa, me lo presenta con orgoglio. L’orgoglio è mio a conoscere persone di tale ricchezza umana. I dolci a base di cioccolato sono di Al cioccolato, of course. Terminata la cena a buffet, Rosario Mattera e Angelo Di Costanzo, qui in veste di “masto ‘e festa” ci invitano a spostarci in giardino per assistere alla performance di un Pulcinella di rango, e mi ritrovo, seduta sull’erba, a cantare le macchiette napoletane insieme a Laura Gambacorta, Francesca Martusciello e Pino Savoia. “Passata la malinconia?” mi chiede Pino; vorrei spiegargli che la compagnia di chi mi vuole bene senza retorica è un balsamo per me. Gli rispondo semplicemente “tutto a posto”. Il tempo di voltarci e mi tuffo in un’abbraccio con la sposa dell’anno, Imma Innocente, pardon Avallone, è tornata dal viaggio di nozze, bellissima. La luna piena illumina la serata, e mi accompagna sulla strada di casa, giusto in tempo prima che un’acquazzone mi ricordi che non ho l’ombrello!!!

Med Vinischia 2008, 4-5 ottobre.

Pubblicato da aisnapoli il 16 Set 2008

vinischia-cooking-cup.gifNuova e accattivante edizione per la kermesse enogastronomica del patron Marco Starace, che si ripropone con tante novità e ospiti internazionali.Grandi novità e rinnovamento nella formula per la kermesse enogastronomica regina delle estati ischitane. Quest’anno la manifestazione “Med Vinischia 2008” ha in serbo molte gustose sorprese.In questa edizione l’elemento cardine sarà la risorsa mare, che andrà ad unirsi con i prodotti tipici campani.Una tre giorni indimenticabile, partendo dalla presentazione della manifestazione presso la Biblioteca Nazionale al Palazzo Reale, Sala Rari a Napoli, lunedì 29 settembre, ore 11.00 alla presenza delle Istituzioni e dei più noti nomi del panorama enogastronomico italiano.Poi via il 4 e il 5 ottobre per una edizione indimenticabile: la grande novità sarà lo svolgimento della Vinischia Cooking Cup.«Un’idea vincente non solo perché è una formula che incuriosisce tutti, ma perché produce cultura con un grande effetto moltiplicatore – ci spiega il patron Marco Starace – capace di creare vari punti di incontro tra mondi apparentemente molto lontani, la scuola, l’enogastronomia e la vela.»Infatti, ad essere coinvolti in questa grande avventura saranno gli appassionati Skipper della Lega Navale e i ragazzi dell’Istituto Alberghiero “Telese” di Ischia, che dovranno formare un team vincente per aggiudicarsi la tanto ambita Cooking Cup. Ad ogni imbarcazione che si sarà iscritta a questo evento innovativo sarà poi abbinato, mediante sorteggio, un vitigno autoctono Campano. In questa fase preparatoria entreranno in gioco gli alunni dell’IPSSAR Telese di Ischia che, assieme ai propri professori di cucina e sala, dovranno studiare a fondo la storia dei vitigni assegnati e scovare i possibili abbinamenti con le pietanze che saranno, poi, preparate a bordo. Un vero e proprio scovare e scoprire le caratteristiche dei luoghi e dei prodotti, ed un intrecciarsi di mondi: la Lega Navale di Ischia, durante la preparazione alla regata, terrà uno stage rivolto ai ragazzi per insegnare almeno i primi rudimenti della bellissima arte del navigare. Un modo nuovo e accattivante per mostrare ai giovani il mondo del mare, della cucina da mare e sul mare, per nuovi sbocchi lavorativi futuri.Un altro importante aspetto di Med Vinischia 2008 sarà il gemellaggio “Campania – Montecarlo”: saranno presenti ad Ischia i più grandi Sommelier del Principato di Monaco per uno scambio interculturale davvero interessante.Il 4 ottobre, il giorno prima dell’attesissima regata presso la Tenuta Calitto della D’Ambra Vini, dopo una visita della storica azienda, si terrà il “Laboratorio internazionale sulla degustazione del Vino” a cura dell’Ais Campania: un incontro con i sommelier del Principato di Monaco e una sorta di sfida tra le Sommelierie italiane e francesi, illustrando le varie scuole di pensiero sulla degustazione dei vini.All’imbrunire presso la sede della Lega Navale di Ischia si svolgerà la conferenza di presentazione della “Vinischia Cooking Cup” e dei piatti che saranno elaborati in gara con, a seguire, il Simposio sui vitigni autoctoni Campani a cura dell’Ais Campania, per dar modo a tutti, ragazzi e Sommelier, di avere una panoramica completa sui tesori della nostra tradizione locale e trasformarli in veri e propri ambasciatori del Gusto nel mondo. Al termine ci sarà l’immancabile cocktail di apertura manifestazione, organizzato dall’Aibes Ischia, Ais, Onaf ed il gruppo “Cilentiamoci”.

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Report: Vesuvinum 2008

Pubblicato da aisnapoli il 15 Set 2008

Di Michela Guadagno

lacrymachristi_premiati.JPGOttaviano. Arrivo all’istituto alberghiero con ritardo, ho trovato traffico, ho sbagliato strada, e sono agitata. L’umore non è dei migliori, il caldo e l’umidità sono soffocanti, e non solo. Scendo la scala che porta alla sala attrezzata per la degustazione. Il sorriso si riapre di nuovo sul cuore quando vedo venirmi incontro un grande caro vecchio amico, e a ruota saluto tutti gli altri degustatori, sono contenta di incontrare Alberto Capasso, Ugo Baldassarre, Pasquale Carlo, Giuseppe Aliberti, Monica Piscitelli; Maurizio Paolillo ci raggiungerà nel pomeriggio, non conosco e ci presentiamo con Mayumi Nakagawara, Roberto Di Meo presiede la giuria e Giulia Cannada Bartoli coordina le degustazioni. Cominciamo gli assaggi, Roberto illustra la scheda, e vai con i 102 vini in concorso, tutti coperti e contraddistinti dal loro codice. Prima i bianchi, come di rigore, qualcuno stupisce e qualcuno meno, la mano di enologi e territorialità aziendali diverse, possiamo esprimere giudizi in base alla qualità di vini che non sono proprio omologati tra di loro. Certo è che vediamo nei bicchieri colori che variano dal giallo paglierino più delicato al giallo dorato più carico, e parliamo della stessa annata, la 2007. Qualcuno avrà fatto un breve passaggio nel legno, qualc’altro avrà avuto un leggero contatto sulle bucce, ancora le differenti esposizioni dei vigneti avranno dato più concentrazione e meno acidità, ma ci sono alcuni vini che appaiono stanchi. Quando si passa ai rosati la situazione diventa più … rosea, sono tanti i Lacryma Christi rosati ad avere un punteggio alto, piacevoli al naso e gradevoli in bocca, profumi di rosa canina, bella freschezza, scattanti. Anche qui i colori variano nelle tante sfumature del rosa, il parere di molti è che la tipologia migliore è proprio questa. I rossi sono di nuovo diversi, li degustiamo nel pomeriggio, alcuni sono più trasparenti, altri decisamente impenetrabili. Aspettiamo il responso finale, lo sapremo domenica. Sabato i “miti” dell’Enologia, Luigi Moio, Roberto Cipresso e Lucio Mastroberardino confrontano le loro esperienze e concordano che è il Vesuvio lo “spot” su cui puntare, il nome da spendere, il valore aggiunto noto nel mondo per i suoi prodotti tipici e di eccellenza, e Luciano Pignataro ricorda che non esiste altrove una viticultura con una “cartolina” come questa. Domenica la conferma, i vini premiati sono all’altezza, per la tipologia bianco vince il premio Amodio Pesce la Cantina del Vesuvio, il rosato è della Cantina degli Astroni, il rosso di De Falco Vini. La prima edizione di una tre giorni di dibattiti e degustazioni si conclude positivamente, le bottiglie che hanno superato il punteggio di 80 centesimi sono il 40%, l’auspicio è che per la prossima edizione si raggiungano percentuali ancora migliori. Telegrafica, sono riuscita nella sintesi? Però non vi ho detto tante cose…. Per esempio, del Castello Mediceo. Apprendo che la sala dove si tiene il convegno è un’antica cantina, al di sotto del pavimento si vinificava l’uva già nel ‘600. Mi domando quanto c’è da scoprire nella storia del vino in Campania, una lunghissima esperienza che forse si è andata dimenticando nel tempo, ed oggi riaffiora nei ricordi e negli aneddoti di chi questa storia l’ha fatta e l’ha vissuta in tempi in cui la tecnologia non esisteva, e la scienza non era così moderna. Oppure non vi ho detto dell’istituto alberghiero “Luigi de’ Medici” , che è arredato proprio come un vero albergo, la reception, l’angolo bar, il salottino per ricevere. E non vi ho detto del pranzo a Taverna Estìa (qui la recensione di Luciano Pignataro), impeccabile il sommelier di casa Mario Sposito nell’offrirci la Cuvèe Imperiale Berlucchi millesimo 2001, belli i decanter Riedel “swan” con cui serve l’Excelsus di Castello Banfi 1999 e il Brunello Biondi Santi 1998, e a seguire il Borgogna bianco Madame Leroy, sì, a fine pasto il bianco, (i francesi dicono che prepara la bocca a un bacio) su un pre-dessert alla liquirizia Amarelli e croccante di mandorle, e su parfait alle arachidi e caramello, de-li-zio-so. Chiudiamo con un Recioto della Valpolicella Allegrini.Tutto questo e altro ancora, ma mi accorgo che una vena malinconica pervade il mio racconto. Ho perso, se mai l’ho avuto, lo spirito giusto? Mi sto prendendo sul serio? La luce solare dell’estate invita al buonumore, il grigio di questi giorni di pioggia già spegne la carica di entusiasmo? Boh… Riflessione di coda: domani (oggi, ndr) 15 settembre riaprono le scuole, si comincia, ma ad imparare dagli altri non si finisce mai…

Qui il comunicato ufficiale.

Foto: Monica Piscitelli

Salone del Gusto 23-27 Ottobre 2008

Pubblicato da aisnapoli il 15 Set 2008

Volo Air One da  Napoli A/R

Hotel Mercure Royal Torino 4 stelle 1 Notte con trattamento di BB 

 Transfer Aeroporto/Hotel/Lingotto/Aeroporto costo individuale 380,00

La prenotazione avverrà solo dietro versamento con bonifico bancario all’ Associazione Sommelier Campania- BCC di Casagiove – IBAN : IT 91 J 08987 74840 000010330616,

CAUSALE : SALONE DEL GUSTO TORINO,

Entro e non oltre il 29 09 2008. ( posti limitati : max 15 persone) .

Per Info e prenotazioni : Associazione Sommelier Campania : info@aiscampania.it e/o tel/Fax 0823/345188 (Sig.ra Anna Mazzarella).

I giorni del Lacryma Christi Premio “Amodio Pesce” 12 – 13 - 14 settembre 2008

Pubblicato da aisnapoli il 10 Set 2008

“Strada del Vino Vesuvio e dei Prodotti Tipici Vesuviani”

con

(www.lucianopignataro.it)

PRESENTANO

I giorni del Lacryma Christi

Premio “Amodio Pesce”

Palazzo Mediceo – Ottaviano (NA)

12 – 13 - 14 settembre 2008

Venerdì 12 settembre

Istituto Alberghiero “L. De’ Medici” – Via Zabatta, 19 - Ottaviano

Ore 9,00 - Insediamento della giuria Premio “Amodio Pesce Lacryma Christi
del Vesuvio doc – Bianco, Rosso e Rosato” .

bacco_vesuvio.jpgPresidente: Roberto Di Meo (Presidente Assoenologi Campania)
composta da: Ugo Baldassarre (Tigullio Vino)
Mayumi Nakagawara (Giornalista)
Maurizio Paolillo (Agronomo, Porthos)
Michela Guadagno (Sommelier)
Franco Onesto (Enologo)
Carmine Valentino (Enologo)
Alvaro Di Cosimo (Imprenditore)
Monica Piscitelli (Giornalista)
Giuseppe Aliberti (Delegato AIS Comuni Vesuviani)
Alberto Capasso (Slow Food)
Pasquale Carlo (Giornalista)
Segretaria: Giulia Cannada Bartoli

La giuria valuterà i vini iscritti al concorso delle rispettive categorie Rosso, Rosato e Bianco.
La valutazione prevede due sedute di consultazione:
9,30-13,00 e 15,00-18,00.

Palazzo Mediceo – Via Salita del Principe, 1 - Ottaviano

Ore 16,00 - Apertura degli stand e degli spazi espositivi
- Coffee break con Caffè Lavazza
- Spazio pasticceria a cura dei Fratelli Raia
- Preparazione e degustazione di un piatto tipico della tradizione vesuviana a cura dei maestri chef dell’Istituto Alberghiero “Luigi de’ Medici”.

Il Vesuvio va forte.
- Degustazione guidata dei distillati tipici vesuviani.
- Degustazione di confettura, nettare e sciroppate di albicocche del Vesuvio IGP.
- Degustazione della bruschetta con pomodorino del piennolo del Vesuvio DOP.

Ore 18,00 – CONVEGNO “STRADA DEL VINO NEL PARCO NAZIONALE
DEL VESUVIO”

Moderatore: dr. Luciano Pignataro

Interverranno: dr. Mario Iervolino (Sindaco di Ottaviano)
sig. Michele Romano (Presidente della Strada del Vino)
dr. Giuseppe Allocca (Coordinatore Area AGC 11 Assessorato Agricoltura Regione Campania)
dr. Francesco Del Vecchio (Dirigente STAPA CePICA di Napoli)
cav. Gaetano Cola (Presidente Camera Commercio di Napoli)
prof. Ugo Leone (Presidente del Parco Vesuvio)
dr. Giuseppe Capasso (Presidente della Comunità del Parco
Nazionale del Vesuvio)
prof. Virginio Ferrara (Preside Istituto “L. De’ Medici”)
prof. Carmine Cimmino (Storico della cultura vesuviana)

Conclusioni: On. Andrea Cozzolino
(Assessore all’Agricoltura e alle Attività Produttive della Regione Campania) Continue Reading »

Enocruciverba…copyright Bolondi

Pubblicato da aisnapoli il 10 Set 2008

Per la soluzione…un pò di pazienza! (T.L.)

Due campane nella Top Ten Sommelier 2008 di Class

Pubblicato da aisnapoli il 10 Set 2008

Mariella Caputo e Nicoletta Gargiulo nella Top Ten 2008 “Sommelier di ristorante” stilata dal mensile Class nello speciale “100 classifiche delle eccellenze 2008″ in edicola con il numero di Settembre. Bella l’ affermazione di Mariella Caputo della Taverna del Capitano che sale sul podio con il 3° posto; Nicoletta Gargiulo, attualmente primo sommelier al Relais Blu di Massalubrense, si piazza invece ad un onorevole 6° posto per un’accoppiata vincente rigorosamente made in Campania. Per la cronaca, sul gradino più alto c’è Luca Gardini (nella foto) del ristorante Cracco di Milano mentre il sommelier informatico, Andrea Gori, è quarto.

Fonte:Kelablu

Incontri proibiti, storie di ordinaria sperimentazione. Al Papavero di Eboli con i vini di Ar.pe.pe.

Pubblicato da aisnapoli il 09 Set 2008

Ristorante Il Papavero e Associazione Italiana Sommeliers Delegazione di Napoli e Delegazione di Salerno

in collaborazione con Divinoinvigna Enoteca

presentano

 

 

 

 

 

 

 

 

Scaloppa di petto di quaglia
con scampo lardato, coscettine di quaglia fritte con polentina di mais
e consommè di scampo al timo e limone

con

Valtellina Superiore Dogc Grumello Riserva Buon Consiglio 1999

Non basta?

Ravioli con mantecato di baccalà su acqua di legumi e
quenelle di scarola,
Perla di colatura di alici cristallizzata con
cioccolato fondente

con

Terrazze Retiche di Sondrio Igt Il Pettirosso 1997

Ora?

E se dicessimo…
Valtellina Superiore Inferno 1969?

E se dicessimo che abbiamo altre sorprese, vi avremmo tentato abbastanza?

Non dovete far altro, allora, che venire martedì 23 settembre al Ristorante Il Papavero di Eboli, quando, in un equilibrato gioco di abbinamenti, tonno, scampi, triglie, alici, raia da soli o combinati tra loro, incontreranno il nebbiolo chiavennasca valtellinese di casa Ar.pe.pe, azienda che, da cinque generazioni, dal lontano 1860, produce secondo tradizione.Sarà Isabella Pelizzatti Perego, quindi, ad inaugurare questo nuovo ciclo di appuntamenti: un gioco pensato per incuriosire, per osare, per sperimentare, ma soprattutto per raccontare, dove il ricercato equilibrio sempre al limite della sperimentazione e dell’istinto del duo Maurizio Somma e Domenico Vicinanza sarà messo alla prova dagli arditi abbinamenti etilici pensati da Adele Chiagano, Mauro Erro e Tommaso Luongo.

In questo primo incontro, la dolce Isabella, che con i fratelli Gianni ed Emanuele continua la tradizione di Famiglia, ci racconterà la storia di suo padre, Arturo, e dei suoi vini: “Vini scabri, essenziali, volutamente non ruffiani, autentici sino in fondo”*.

“Cena degustazione”, Ristorante Il Papavero
C.so Garibaldi 112, Eboli (Sa)
Martedì 23 Settembre, ore 21, euro 90, posti limitati.
Per Info e Prenotazioni rivolgersi a
Adele Chiagano 329/6467600 – 0828/330689

*Franco Ziliani, Giornalista e wineblogger (Vino al Vino e Vinowire)

Foto:Valtellina Superiore Inferno 1969

Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano!

Pubblicato da aisnapoli il 09 Set 2008

Di Michela Guadagno
scrivere.jpgInviata dall’Ais Napoli. Io? Leggo sul dizionario dei sinonimi: sostantivo = incaricata, rappresentante, portavoce, ambasciatrice, sì ci può stare; giornalista, corrispondente, reporter, cronista, no, non sono io, non ho le competenze tecniche nè men che meno il dono della sintesi; aggettivo = mandata, spedita, nel senso di allontanata? cacciata? e che ho fatto?…. A modo mio, l’unico che conosco, mi accingo a scrivere un’altra volta (ma allora è vizio?) su questo blog, temendo le conseguenze Parto per Aglianica Wine Festival un pò meno pimpante dell’estate trascorsa, si sa, le vacanze finiscono, il ritorno al solito tran tran non è dei migliori, questo weekend è l’occasione che ci vuole per evadere di nuovo. Vado. La manifestazione comincia venerdì 5 settembre, io però sono a Torrecuso per il Brio… della falanghina, dove cinque aziende, Ocone, Cantine del Taburno, Fontanavecchia, Telaro, Feudi di S. Gregorio, presentano la loro versione spumante di falanghina. Maria Grazia De Luca, Antonio Del Franco e Michele Giordano si alternano alla guida delle degustazioni, esaminando i primi quattro vini metodo charmat, il Brut di Ocone in uvaggio con coda di volpe e greco, l’extra dry di Pippo Colandrea e il Nudo Eroico di Libero Rillo entrambi da falanghina del Taburno in purezza, il Tefrite di Galluccio, e l’unico metodo classico, il Dubl millesimo 2005. Tutti concordi che la falanghina in versione brio regge bene la spumantizzazione per la sua acidità totale elevata e il suo corredo aromatico, adatta sia come aperitivo che a tutto pasto.
Ed eccomi ad Aglianica: non conoscevo Melfi e mi è piaciuta con il suo borgo a ridosso del Castello svevo-normanno, però che caldo! Parcheggio e chiedo indicazioni per la manifestazione, l’edicolante distribuisce la brochure con il programma, mi stupiscono la cortesia e la precisione delle informazioni. Quando arrivo dopo la salita a piedi, il mio affanno da fumo mi toglie il fiato, all’imbrunire la calura si dissolve e una luna a metà rischiara il cortile del Castello, affollato di visitatori. Assisto all’incontro con Emilio Pasqua dell’azienda Musella produttrice di Amarone della Valpolicella, moderato da Fabio Turchetti del Messaggero di Roma e Fede e Tinto di Radio 2 Decanter. Si confrontano l’Amarone e l’Aglianico, Pasqua vedrebbe il ruvido vino del Vulture ammorbidito da un pò di merlot, gli risponde Luigi Cremona a difesa dell’autoctonicità e dell’unicità dell’uva e del territorio.Mentre aspetto di entrare nella Sala del Trono dove si terrà la degustazione di Amarone e Aglianico del Vulture in abbinamento ai formaggi Monte Veronese e Pecorino di Filiano, incontro e mi presento al Delegato Daniele Scapicchio, che gentilmente mi accompagnerà, dopo la degustazione, in giro per gli stand. Mi seggo al mio posto, la sala è piena, conduce Roger Sesto di Food & Beverage, Civiltà del Bere. Una sorpresa, il Monte Veronese, toma d’alpeggio a latte vaccino, per un errore di spedizione, non c’è. Càpita. Ce lo racconta Luigi Cremona, suggerendo che la grande potenza alcolica e lunghezza olfattiva dell’Amarone si sposa con i profumi d’alpeggio di fiori ed erbe di montagna. Invece il Pecorino di Filiano c’è, e lo assaggiamo con i vini. Purtroppo il taglio del formaggio è a dadini, e quindi non consente la corretta degustazione. Si tratta di un formaggio a latte crudo, con profumi di burro fuso, fieno, aroma di arachidi tostate, prodotto sul Monte Vulture. Questo in assaggio, dell’azienda Caggiano, ha una stagionatura di 8 mesi, una netta variazione di colore nel sottocrosta, si può stagionare al massimo 12 mesi. Il nome Filiano deriva dal “filare” la lana di pecora, attività svolta dalle donne, tipica della zona di produzione dei pecorini lungo la dorsale appenninica. E veniamo ai vini. Il primo è Masqito 2004 di Colli Cerentino, 13,5% dichiarati, l’etichetta riproduce i vigneti alle pendici del Vulture in Contrada Cerentino a 550 m. Si tratta di vigne vecchie 60-80 anni con una resa bassissima di 28-30 q.li. Vino di punta dell’azienda, più moderno come approccio, viene elevato in barrique nuove di rovere francese a diverso grado di tostatura, il grado alcolico reale è di 13,7-13,8%. Sentori vellutati al naso, fragrante di lamponi, amarene, prugna, tabacco macerato, cacao amaro, la nota alcolica di smalto, in bocca vivacità spinta, tannini morbidi, ritorna la ciliegia e il lampone, armonico. Il secondo è Eleano 2003, 14%, dal vigneto di Pian dell’Altare dell’azienda Eleano, più tradizionale, da botte grande. La 2003, annata rischiosa, è stata affinata 4 anni. La partenza da un’aglianico scorbutico con acidità elevata, tannino pronunciato da attenuare, 48,8 g/l di estratto, 7,6 di acidità fissa, la botte grande cede poco a poco il legno durante gli anni di invecchiamento, a rendere il vino elegante e longevo. La componente fruttata è minore, si avverte una nota balsamica, speziata, eterea, acidità minore, più caldo, più pronto in equilibrio e bevibilità. Continue Reading »

Terroir or not terroir?

Pubblicato da aisnapoli il 08 Set 2008

Da un libero arrangiamento di contributi sparsi realizzato da Fabio Cimmino

debatingterroir.jpgSono diversi i fattori che concorrono a definire la tipicità di un vino ma sicuramente il più importante e, anche, il più abusato, è quello che da sempre viene indicato e ricondotto al termine francese di “terroir”. Non molto tempo fa hanno fatto scalpore le parole di un noto giornalista d’oltremanica Mark Squires che provocava, chiedendo “Is terroir dead?” (”il terroir è morto?”). L’ autore azzardava la tesi, a dir il vero molto americana, secondo la quale il terroir avrebbe, oggi, perso, molto del suo vecchio appeal e della sua significatività, a scapito di altri fattori (ne elenca , oltre una decina) tra i quali, ad esempio, la “progettazione” del vigneto e le tecniche di cantina, solo per citare quelli, oramai, sempre più ricorrenti. In effetti i vini più “internazionalisti”, da vigneti giovani di varietà e con mano pesante in cantina e legno a profusione, il legame territoriale lo perdono davvero. Così come, d’altro canto, lo perdevano i vecchi vini, molto spesso, approssimativi, puzzettosi e rustici. Ma il grande, grandissimo vino, unico ed irripetibile, è, ancora oggi, soprattutto, territoriale. Se così non fosse non ci troveremmo più di fronte a un fuoriclasse, a un prodotto di talento, ma molto più semplicemente e tristemente, aggiungo io, a un ottimo prodotto standard. Questo potrà essere di altissimo livello (dal punto di vista realizzativo) ma, appunto, proprio per questo motivo, tecnicamente riproducibile, ovunque, con buoni vigneti e buoni protocolli, comunque privo di quelli che molti amano definire “aura”. Il problema è un’altro, non tutti gli assaggiatori (quelli di lingua anglosassone sono, spesso e volentieri, neanche a farlo apposta, tra questi) riescono a riconoscere e ad apprezzare l’ “aura” di un vino. Questa, per essere colta, deve incontrare il talento estetico dell’assaggiatore. E, se tutti i giornalisti a un certo livello si presume siano esperti e tecnicamente preparati, spesso mancano di gusto estetico. La degustazione è una disciplina estetica, non si può essere buoni assaggiatori senza uno spiccato senso estetico. Si tratta di una dote in parte innata, per quanto la si possa, e in un certo senso la si “debba” educare, affinare ed esercitare. Distinguere, senza appoggi esterni, un buon quadro “di maniera” da un capolavoro così come un vino di altissimo livello da un grande vino, è fondamentalmente la stessa cosa: richiede un’ intuizione di tipo estetico. Esperienza e conoscenza tecnica, come nella fruizione artistica e musicale, sono un supporto indispensabile, ma pur sempre, solo, un supporto. Non è affatto il terroir, inteso in maniera piuttosto classica e scolastica, ma che spesso può però risultare riduttiva, come semplice insieme di fattori quali terreno, microclima, topografia locale e delle loro reciproche interazioni, nonche quelle fra macroclima e mesoclima, ad essere irriproducibile ed insostituibile. Il mondo è certamente “pieno” dando retta ad un minimo di intuito statistico-combinatorio, di luoghi in cui si potrebbe produrre un Nebbiolo dello stesso carattere di quello delle Langhe, o un Pinot Noir della stessa levatura di quello della Cote d’Or. Quello che è assolutamente irriproducibile è la mano dell’artista, ovvero l’esperienza storica della relazione primigenia di una gente con la propria terra, che lungo i secoli ha sviluppato forme assolutamente singolari del sentire la natura e del concepire l’uomo, e il loro congiungersi in un modus specifico, lo stile di una terra, appunto, il suo genus, il genius loci. In una espressione sola, non meno precisa del francese terroir (che lo sembra, più precisa, solo perche può materializzarsi agli occhi di chiunque, attraverso enti del reale dotati di fisicità evidente: terreni, microclimi e via discorrendo), cultura del posto, soggettività storica. E’ così palese la rassomiglianza del carattere del vino alla gente dei posti da cui proviene, che viene quasi da sorriderne: pensiamo al Barolo e alla arcigna ritrosia dei piemontesi, che con il tempo fiorisce gradualmente in affetti e raffinatezze psicologiche sempre più espressive; pensiamo al Chianti e alla rusticità e il nerbo sapido dei toscani, schietti da subito e uguali a se stessi dai venti ai cent’anni; pensiamo ai mitici vini d’oltralpe e alla raffinata luminosità dei parigini, che mantengono con spumeggiante vivacità la mano alle maniere più raffinate e al savoir faire più complesso, fatto in fondo di sapidità e sagacie limate a lungo attraverso le sottigliezze acri dei salotti alla moda. Si potrebbe obiettare che questa corrispondenza fra genti e vini è quanto di più fantasioso sia dato di pensare, se non fosse dato anche di considerare che proprio la specifica natura dei luoghi ha guidato, lungo i secoli, la selezione, spontanea o indirizzata dalla stessa opera dell’uomo, di specifiche e particolari varietà di vite. Il terroir è, dunque, una cosa che percepiamo in maniera più sottile e più sfuggente di una certa, alquanto semplicistica, tipicità di profumi o aromi.ll terroir, in una concezione leggermente ma inevitabilmente allargata, diventa non più, solo, luogo fisico. La sua essenza artistica, unica ed irriproducibile non vive nel luogo. Essa vive, piuttosto, all’interno delle strutture biodinamiche che ne sanno catturare e rielaborare l’essenza, la sapidità, l’unicità, ovvero nella vite autoctona e nella tradizione. Rimango esterrefatto, positivamente, di fronte a chi ha voglia e competenza per fare l’analisi organolettica di una bottiglia sezionando tannini, acidi, zuccheri, bromuri, ioduri, bisolfiti e cianuri. Trasecolo, sempre positivamente, per chi si limita a dire se un vino sà di buono oppure sà di nulla. Ma la carica emozionale che una grande bottiglia di vino è in grado di trasmettere è tutt’altra cosa. Sforziamoci di ricercare nel vino la sua tipicità, ciò che lo rende veramente unico, privilegiamo i vini che seguono questa filosofia. E’ questa la migliore arma che abbiamo per salvaguardare il patrimonio immenso che la natura e la storia ci hanno tramandato. Facciamone cultura e soprattutto emozioniamoci…

Foto: Wine Appelation America

42° Congresso Nazionale AIS - Catania 15-19 Ottobre 2008

Pubblicato da aisnapoli il 07 Set 2008

congressoaiscatania.jpgArrivare in Sicilia, ammirare la varietà dei suoi colori, conoscere il carattere mutevole della sua gente, addentrarsi nei profondi millenni della sua storia e rendersi conto che dietro a tanta apparentemente quiete cova un carattere e una passione che fanno di questo universo un insieme di territori dove tutto ha inizio e dove tutto è in continuo divenire, dove tragedia e comicità a volte sembrano fondersi insieme. In questo luogo magico vi aspettiamo per offrirvi la molteplicità dei sapori e dei profumi dei prodotti di questa terra.L’occasione sarà il 42° Congresso Nazionale che si svolgerà a Catania, dal 15 al 19 Ottobre 2008, presso il prestigioso e monumentale complesso dell’ex Monastero dei Benedettini.Per saperne di più scaricate l’allegato e visitate il sito http://www.sommeliersicilia.com

Scarica qui il Programma

La cucina napoletana con il copyright. In America

Pubblicato da aisnapoli il 05 Set 2008

Lo so, siamo ai margini dell’off topic…ma in nome del superiore interesse della Nazione Napoletana non potevo non rilanciare questa allucinante notizia tratta dal sito Kata Web del gruppo editoriale L’Espresso. Non ce ne voglia l’intraprendente chef dell’A16 ma considerare una proprietà intellettuale “privata” il patrimonio delle ricette storiche napoletane ci sembra un assurdo giuridico e spero che gli organi preposti siano nella condizione di poter intervenire al più presto per impedire questo scempio gastronomico d’oltreoceano. Magari fra un pò ci faranno pagare pure le royalties!(T.L.)

Adesso è sotto copyright. Così, accanto al menu è arrivato il magico simbolino ©. Dalla pizza marinara alla romana, dalla margherita a quella con i funghi, dai maccheroni al ragù alla mozzarella con le olive, e così via con la caponata fino alla trippa.Cucina napoletana, e più in genere del sud Italia, sotto stretta tutela.Sì, ma negli Stati Uniti. Succede all’A16, uno dei ristoranti più alla moda della baia di San Francisco. Un locale americano ma di cucina e di nome italiano, visto che quel A16 sta proprio a ricordare l’autostrada Napoli-Canosa, che unisce la Campania alla Puglia.Qui chef e proprietari considerano i loro piatti come una proprietà intellettuale e sul menu hanno chiaramente stampato “© 2008. Tutti i diritti riservati ristorante A16”. Non solo il nome del locale e il logo, dunque, ma l’intero menu.“Il mio scopo è di proteggere l’aspetto, il gusto dei piatti e tutti gli elementi che fanno di una cena all’A16 e all’SPQR (l’altro ristorante, ndr) un’esperienza unica in modo che nessun altro possa approfittare del nostro successo”, ha spiegato Victoria Libin, socia del locale e avvocato, a Nicholas Lander che ha raccontato la storia sul Financial Times.
A16 porta dunque a San Francisco la cucina – e i vini – della Campania e la pizza a legna di Napoli e li marchia col timbro del copyright. Un vecchio sogno, molto dibattuto, anche di tanti chef italiani, a cominciare da Fulvio Pierangelini, forse il più imitato con la sua Passatina di ceci e gamberi. Ma anche abbandonato perché di difficile applicazione pratica. Si è fatto piuttosto spazio - tra chi ha sensibilità e serietà - il ricorso alla citazione (piatto ispirato a…) e all’inventore della ricetta.In Usa invece la strada della legge l’aveva imboccata con decisione nel giugno 2007 Rebecca Charles del Pearl Oyster Bar di New York che denunciò il suo ex chef che proprio a due passi aveva aperto un nuovo locale facendo gli stessi piatti. La causa si è fermata nell’aprile scorso, prima del verdetto, con un accordo extragiudiziale: l’Ed’s Lobster Bar ha ritoccato il suo menu ed è tornata la pace.I proprietari di A16 sono invece andati dritti nella registrazione del menu e sono decisi a tutelarlo. E con qualche chance si dice. Vijak Toke, avvocato esperto di proprietà intellettuale, ha infatti confermato al Financial Times, che la strada seguita è corretta. E che due sentenze di tribunali Usa hanno già riconosciuto questo diritto a veder protetta la propria originalità.

E chi proteggerà la vera cucina campana?

Qui il link all’articolo

Roma! Charme Sommelier 2008

Pubblicato da aisnapoli il 05 Set 2008

Di Angelo Di Costanzo

Roma, 4 Settembre 2008. La giornata in tarda mattinata già volgeva al meglio, due buone telefonate di sinceri in bocca al lupo, una notizia personale quantomeno rassicurante e la mail di Luciano Pignataro che mi comunicava di aver apprezzato un mio “pezzo” sul Vino pa’neve di Antonio Del Franco. Nel primo pomeriggio partenza per Roma, come sempre al mio fianco la mia musa Lilly ed il Cavalieri Hilton che ci attende; vivaddio niente traffico sull’A1 sino al grande raccordo anulare superato il quale ci ritroviamo d’un colpo in zona Parioli, direzione Monte Mario. Un piccolo momento di empasse direzionale (m’aggio perso, ndr) e arriviamo dritti sparati alla casa dell’Ais Roma. Lo scenario è d’incanto, devo dire la location scelta è proprio charmant e dopo un breve ma concitato schioccare di baci per i saluti ed alcuni convenevoli di servizio ci siamo ritrovati immediatamente catapultati in questa nuova avventura: benvenuti alle preselezioni di Roma di Charme Sommelier 2008! La pattuglia campana è folta è ben assortita, due donne e tre uomini, a dirla tutta siamo la delegazione con il più alto numero di iscritti, e scusate se è poco: Magda Garufi, Elvira Coppola, Giannantonio Aiuolo, Pasquale Brillante ed Angelo Di Costanzo (che sarei io…), siamo qui per contribuire a quel fenomeno di Campania che va (mai slogan fu più appropriato, diamo a Monica quel che è di Monica) che negli ultimi tempi ci piace un sacco portare in giro per dire la nostra anche in questo contesto elegante ed altamente professionale con tutta la nostra storia e le nostre capacità accompagnate da una grande voglia di confronto. Dopo un lungo, lunghissimo, interminabile briefing finalmente si inizia, ad ognuno il suo tavolo mediamente con otto commensali da gestire nella maniera migliore possibile, dalla presentazione della carta dei vini, alla scelta dei vini stessi, dai consigli sull’abbinamento alle notizie sui piatti ed i prodotti serviti che di volta in volta si susseguiranno per tutta la serata. Il mio tavolo è composto da sette commensali tra i quali Alessandro Scorsone, fresco vincitore dell’Oscar del Vino 2008 come Miglior Sommelier nel suo Ristorante e nondimeno Maestro Cerimoniere della residenza del Consiglio dei Ministri (…i che ma**o!) e senza nascondervi una momentanea “perdita” di sensibilità linguistica (mi è letteralmente mancato il fiato!) ho maturato velocemente l’idea che non c’è più grande gratificazione senza ardua fatica, pertanto gambe in spalla, la migliore interpretazione possibile e…pedalare! La serata è scorsa abbastanza velocemente nonostante nell’intervallo tra una portata e l’altra si necessitava di tempo per “interrogare” i sommelier concorrenti, il menù di quattro portate ci aveva presagito 4-5 vini in abbinamento che in verità mi ero anche già ampiamente preparato a consigliare, ma come nelle peggiori delle ipotesi il “nostro” buon Maestro ed uno degli altri commensali (quest’ultimo a dire il vero, anche più esigente di Scorsone!) mi invitavano continuamente a consigliare nuovi vini da accostare alle pietanze, cosicchè dei 24 vini presenti in carta credo di averne serviti almeno una ventina, con grande piacere personale e del ciabattino che rifarà le suole delle mie scarpe.Tutto è bene quel che finisce bene, personalmente ho dato il meglio che potessi offrire ai miei avventori, come del resto sono certo abbiano fatto tutti gli altri Sommeliers intervenuti, se ci sono appunti da sottolineare, beh forse c’era un pò troppa gente e la cucina (no, non ha cucinato Heinz Beck!) non è stata certamente all’altezza, alcuni piatti sono risultati poco espressivi della tradizione che avrebbero dovuto rappresentare e ciò non ci ha aiutato molto nella riuscita degli abbinamenti proposti. Salire sul palco tra i vincitori di questa preselezione di Roma e ritirare la spilla d’argento e diamanti di Charme Sommelier 2008 è stato un grande onore e piacere personale che voglio condividere con tutte le persone che credono in me, Lilly in primis, e con tutti i colleghi Sommeliers con i quali ho condiviso questa bellissima esperienza, Magda, Giannantonio, Elvira e Pasquale. La Campania che va ha conquistato anche Roma!Complimenti Angelo…ottimo viatico per Catania!(T.L.)

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