Dopo il successo di Napoli e Sant’Agata de’ Goti (Bn), Roma ospita il banco d’assaggio di Falanghina Felix, rassegna dei vini da uve falanghina della Campania. All’evento, senza precedenti, parteciperanno 62 aziende del Sannio, Irpinia, Terra di Lavoro, Vesuvio e Campi Flegrei, con circa 100 etichette del vitigno più diffuso della Campania.
L’appuntamento è per il 1° dicembre dalle ore 16 alle 21.30 al Rome Cavalieri the Waldorf Astoria.
Dalle ore 17.30 alle 18.30 si terrà un Seminario degustazione (su prenotazione) sul tema “I tempi lunghi della Falanghina in Campania” (in degustazione millesimi 2001/2002/2006).
Condurranno:
Luciano Pignataro - giornalista de Il Mattino e Premio Veronelli 2008; Franco Ricci – presidente AIS Lazio Antonio Del Franco - presidente AIS Campania Nicoletta Gargiulo - miglior sommelier d’Italia 2007.
Alle ore 19, Bruno Vespa presenterà all’interno della rassegna, il suo libro “Viaggio in un’Italia diversa”.
Ore 16.00 – 21.30
Banco d’assaggio per operatori e professionisti del settore, enoappassionati
Piccoli blog crescono: siamo on line dal 29 Novembre 2007 ore 22.33…Un anno è passato: Tanti Auguri Ais Napoli.it, festeggiamo superando la fatidica soglia dei 300.000 accessi! Ad Maiora. (Chi l’avrebbe mai detto… T.L.)
Di Marina Alaimo In tempi molto remoti l’uomo si è insediato sulle falde del Vesuvio attratto dall’estrema fertilità del terreno vulcanico e dal clima temperato, fattori che hanno permesso lo sviluppo di un’agricoltura fiorente.Il territorio in origine era costituito da estesi querceti che nel corso del tempo sono stati sostituiti da vigneti e frutteti. Fra i prodotti più conosciuti si citano le albicocche, qui dette monacelle, le ciliegie, i famosi pomodorini del piennolo,ma l’area vesuviana è soprattutto terra di vini.Pare che Spartaco,Trace della tribù dei Maidi, stanco delle inumane condizioni di vita che Lentulo Batiato imponeva a lui ed agli altri gladiatori, nel 73 a.C. insieme a 200 compagni decise di ribellarsi scappando.Si fermò ai piedi del Vesuvio e attaccò le città limitrofe. Fu raggiunto dall’esercito romano che sconfisse riuscendo ad aggirarlo alle spalle, ma i ribelli si ritrovarono costretti tran dirupi dalle pareti lisce ed a picco che riuscirono a discendere intrecciando forti tralci di vite selvatica che qui cresceva rigogliosa. Come tutti sappiamo alla fine i Romani sconfissero i ribelli e con grande crudeltà crocifissero i sopravvissuti alla Battaglia del Vesuvio. Centocinquanta anni dopo ci fu l’eruzione del 79, forse la più violenta che distrusse totalmente le fiorenti città sorte alle pendici del vulcano. Lo Sterminator Vesevo nel corso dei secoli ha regalato terreni particolarmente fertili in quanto ricchi di potassio,fosforo e magnesio. Nel 1983 viene riconosciuta la doc Vesuvio, grazie al grande impegno di Antonio Mastroberardino,ance se i vini di questa zona sono conosciuti principalmente come Lacryma Christi, sorta di sottodenominazione che questi possono assumere quando raggiungono almeno i 12 gradi ed una resa in vino non superiore al 65%.I Lacryma Chrysti rosso e rosato sono prodotti con almeno l’80% di Piedirosso, qui detto Palombina o Per ‘e Palummo, da solo o con lo Sciascinoso a sua volta detto Olivella,il restante 20% prevede l’utilizzo di uve aglianico. Continue Reading »
Di Michela Guadagno Scusate il ritardo Sono mancata da un po’ di giorni, per vostra fortuna?, mi viene fatto notare che dovevo raccontare di Falanghina Felix e Sapori dell’Autunno Cerretese: ho avuto da fare e me ne sono ahimè dimenticata….riparo con ritardo. Ondata di gelo sull’Italia in un week-end di fuoco nel Sannio, arrivo a S. Agata dei Goti infreddolita e mi rintano nel chiostro di San Francesco del Palazzo del Comune, al piano superiore Pino Savoia nella Sala delle Adunate conduce la degustazione guidata delle falanghine presenti nei banchi d’assaggio disposti sotto i portici del chiostro. I colleghi battono i denti, ammirevole la professionalità di Nicola Pica, Pasquale Brillante, Cristian Vicinanza, Enzo Falcone, Paola Picillo, Sofia Aliberti, Lorenzo Cerulo, Rossano Laiacona, Maria Grazia Sapatiello impeccabili in condizioni di disagio, soprattutto del sommelier Pasquale Di Nardo che è al primo banco entrando nel chiostro. Il vantaggio è che almeno non c’è bisogno del ghiaccio per tenere i vini in fresco… Una chiacchera con Nicola Matarazzo, Sandro Tacinelli, Luigi e Tina Di Meo con figli al completo, rivedo Vincenzo dopo anni, è diventato enologo e si appresta a vinificare in Argentina. Le falanghine sono tante, dai Campi Flegrei al Sannio, quelle più note e quelle meno diffuse, si fa presto a dire Falanghina; mi colpisce una in particolare, per mia ignoranza non la conoscevo, capsula ed etichetta giallo uovo, una “f” nera come logo: è Falanghina Secreta Beneventano igt delle Cantine Foschini a Guardia Sanframondi, bel naso, bel corpo, buona beva. Con piacere la consiglio a Enrico Nugnes, che ormai incontro dovunque, aiutata da Tommaso, stavolta non il Delegato dell’Ais di Napoli, prima o poi mi imbatto sempre in un Tommaso….. è uno dei ragazzi della pro loco di S.Agata addetti allo stoccaggio dei vini, mi spiega soddisfatto che lui li conosce i fratelli Foschini, ed è contento della mia scoperta.La manifestazione chiude i battenti alle 23, dopo tanto vino c’è tempo per una birra a Puglianello, nella birreria Historia dei fratelli D’Addio, Mario e Raffaele, con Sofia, Pasquale e Pino, wurstel e specialità bavaresi in tutte le salse, l’atmosfera è calda e simpatica.Mi fermo a Telese, all’albergo di Miriam Maiorano, evito di rientrare a Napoli, la mia macchina, come me, perde colpi; domani l’appuntamento è a Cerreto Sannita per la prima delle due giornate dedicate all’olio. Continue Reading »
La cornice: verticale di Chianti Classico Morganti.
Il quadro: rosa di pietanze sul tema del suddetto Chianti.
La mia lettura: come nasce un quadro in funzione della cornice.
Adele Chiagano (alias Violamelanzana) parla delle sue preparazioni, protagoniste nell’enolaboratorio di una ricerca svolta in cucina e raccontata al palato. Lo fa con garbo, riserbo e quasi schernendosi; riconosce un ruolo importante alle collaborazioni da parte della sua famiglia (la santa mano genitoriale…) e tende a distribuire il merito. Già questa è di per sé una dote.
L’opera: Adele parte dalle caratteristiche del vino che andrà in degustazione e su queste si confronta con l’esperto. Per l’enolaboratorio ha Fabio Cimmino. Il confronto le permette di stabilire quali sono i limiti e i vincoli delle preparazioni, la possibile composizione di ingredienti, le cotture, i complementi (salse, guarnizioni), le sequenze o le sincronie di presentazione. Ogni pietanza è quindi frutto di un progetto basato sulle caratteristiche del vino cui si accompagna. Questi i principi generali. Veniamo alla serata. Il Chianti di Giovanna Morganti è un vino che ricorda Primo Carnera se bevuto da solo, per merito delle ampie spalle acide da lottatore, dell’aspetto e del colorito da eterno ragazzo e della statura aromatica. Ha le ruvidezze gentili di un pugilatore. Comunica con un vocabolario ricco, da chi ha studiato, ma con un forte accento di terre natali nella voce. Nei cibi in accompagnamento ciò suggerisce di evitare ingredienti vegetali verdi (insalate, spinaci, verdura in foglia o in gambo con molta clorofilla), privilegiando invece aromi decisi, succulenze e grassi (ingredienti con robusta componente proteica e catene peptidiche lunghe). Adele sceglie di evitare un facile percorso di intingoli ma puntare sull’uso adeguato di materie prime.
Da cui: la proposta di un carrè di pollo con inserti di salsiccia e crema di guarnizione, un assaggio di funghi stufati e un tortino monoporzione che osa l’impiego di ricotta e latticini ma riesce a giocare di complemento con gli aromi pieni e vasti del Chianti sfidandone le durezze. A dimostrazione che il vino di Giovanna Morganti pur passando tanto tempo nelle grandi botti da solo in cantina non ha la vocazione monastica alla meditazione ma quella sensuale all’accoppiamento sul tavolo.
Per sintetizzare in metrica:
ruvido come un lino di campagna
forte ma con schiettezza si accompagna
al piatto che sul desco saprai porre
per ingannare il tempo rio che corre…
è il rosso sangiovese che Giovanna
produce per chi gode e non si affanna
sul dono di delizia e di poesia
che Adele ha preparato con maestria.
Alla prossima.
Qui Giovanna Morganti nella versione del Viandante Bevitore
Chiedo scusa a tutti i presenti all’enolaboratorio dedicato al Chianti Classico le Trame di Giovanna Morganti. Sono veramente mortificato. Solo alla fine mi sono accorto di essermi fatto il laboratorio da solo. Un faccia a faccia con la signora Morganti della durata di 2 ore e oltre. Non ho la benchè minima idea se gli altri commensali abbiano sentito i nostri discorsi. Le mie domande, le sue risposte (più interessanti le seconde delle prime, lo so!). Il nostro viaggio mentale attraverso il suo vino, ma soprattutto attraverso il suo territorio. Il suffisso “In Chianti”, il caldo di Castelnuovo Berardenga, le rocce, le pietre e il limo del suo vigneto, gli alberi dei boschi del Chianti Classico e quelli più piccoli delle sue vigne, i suoi viaggi in langa e sulla cima dell’Etna, il suo passato da consulente enologa, insomma, la sua vita. Mi auto eleggo biografo ufficiale della signora di cui sopra. Le sooo tutteeee!! Chiedete, chiedete pure; volete sapere la prima annata prodotta delle Trame? 1990. Volete sapere l’annata più fredda e tardiva che Giovanna abbia mai prodotto? 1995. Volete sapere l’annata presentata, in cui ha capito che il vinitaly non faceva per lei? 1998. Volete sapere perché ha paura nell’approcciare il suo vino? Ve lo dico io. E’ una donna con il cuore limpido e il cervello allimato. Perché lavora tanto, e con estrema conoscenza, in vigna, perché in cantina c’è il minimo indispensabile, ma ci mette il massimo impegno consentibile. Volete sapere la definizione che dà delle Trame 2003? “Noooo! (di meraviglia) Si sente il frutto”. Volete sapere perché il suo secondo vino, venduto solo in cantina, si chiama 5? Perché gli stanno simpatici gli alunni che sono da 5 solo per la mancanza di impegno non per mancanza di capacità. Parlare dei singoli vini che c’erano in degustazione è sciocco, ma parlare dei “fili rossi” che uniscono tutte le annate non lo è. Rubo una frase di Fabio. “Nelle Trame non c’è frutto in primo piano”. Il vino si caratterizza per una spiccata mineralità e le affascinanti note floreali (da Sangiovese con le palle, parere personale), che sovrastano il frutto turgido che si stampa solo all’orizzonte. In bocca traspare la forza del terreno, forti acidità e una vivace complessità. Della capacità di tenere nel tempo non nutro nessun dubbio, almeno un decennio per le annate più calde come la 2000 e la 2003 ma per la 1995 e la 2001 lascio il più ampio margine di immaginazione temporale.
Grazie Giovanna, il resto è stato, solo, piacevole contorno. PS: per le note di degustazione delle singole annate lascio spazio a tutti il resto dei partecipanti, nei commenti.
Vitignoitalia, il salone del vino da vitigno autoctono e tradizionale italiano, si prepara alla sua quinta edizione: a Napoli dal 17 al 19 maggio 2009.Al suo quinto anno di vita l’evento enologico piùqualificato del centro sud, organizzato dalla Hamlet srl, si presentacon un format del tutto nuovo e di grande appeal: lascia il quartiere fieristico della Mostra d’Oltremare ed entra nel cuore della città.Location dell’edizione 2009 sarà infatti il trecentesco Casteldell’Ovo sul lungomare partenopeo.Un forte cambiamento che segna una svolta decisiva per Vitignoitalia: non più fiera tout court, ma evento, salone boutique in una prestigiosa cornice storica, icona indiscussa della città.A completare il percorso espositivo saranno lesale dei grandi hotel del lungomare: il Grand Hotel Vesuvio e lo storico Excelsior. Il castello ospiterà le aziende – non più di 200 dislocate nei vari ambienti del maniero - i grandi alberghi ospiteranno tutti gli enti istituzionali e saranno il palcoscenico di workshop OneToOne, degustazioni tecniche e incontri con buyers nazionali ed internazionali. Da una parte la vetrina, dall’altra il business all’insegna di un unico grande villaggio del vino. Vitignoitalia raccoglie il successo della scorsa edizione e si rinnovaancora: entra in città, si avvicina agli operatori e punta al “grande evento enologico”, senza dimenticare la propria vocazione al winebusiness implementando risorse e strategie volte alla promozione eall’incoming di operatori dall’estero. Il 24 Novembre Andrea Cozzolino, assessore regionale all’Agricoltura e alle Attività Produttive, ha presentato alla stampa le novità della prossima edizione di Vitignoitalia. La conferenza stampa, presieduta da Chicco De Pasquale presidente del salone, con Luigi Cremona e Antonio Del Franco, presidente AIS Campania e moderata da Bruno Gambacorta, ha illustrato nei dettagli motivazioni e significato del cambio di location. “ La nuova sede – ha detto Cozzolino – rappresenta l’inizio di un rapporto molto più diretto tra il mondo del vino e la città”.Al termine della presentazione, oltre 1000 invitati, tra appassionati ed addetti ai lavori hanno partecipato alla degustazione di circa 500 etichette che si è svolta nelle sale del Grand Hotel Excelsior.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER DELEGAZIONE DI NAPOLI
Enolaboratorio: un luogo di discussione e di confronto dove sperimentare la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, percorrere nuovi virtuosi sentieri di conoscenza ”etilica”.
Verticale di Chianti Classico Docg Le Trame Podere Le Boncie
Con Giovanna Morganti, introdotta da Lello Del Franco
Mercoledi 26 Novembre ore 20,30 Euro 40. Posti limitati
Enoteca Divinoinvigna, via S.Freud n.33/35
Info e Prenotazioni: 081.3722670 mail: divinoinvigna@libero.it
“… il vino deve raccontare qualcosa di se stessi, qualcosa del posto da cui si viene. Il vino è una narrazione…” Ci sono persone che non raccontano nulla anche se parlano molto e persone che raccontano tanto anche se non hanno nessuna voglia di parlare. Basterebbero forse queste sole parole per capire chi sia Giovanna Morganti, cosa voglia dal suo vino, perché ami lavorare la terra di San Felice in Castelnuovo Berardenga, il comune più a sud della zona del Chianti Classico. Proprietaria dell’azienda “Podere Le Boncie”, Giovanna possiede un vigneto di Sangiovese, con qualche filare di mammolo e di foglia tonda, ereditato dal padre, che conduce ispirandosi agli ideali della biodinamica. Da esso ricava un solo vino, il Chianti Classico Docg Le Trame. Lunghe macerazioni, utilizzo di botti grandi (niente barrique), e tanta capacità di attesa del giusto momento di commercializzazione. Per ora resta lì, ad amare e proteggere quell’orlo di terra circondata dalle sue cose, dalle persone più care, da quel vino che ogni anno le sembra sbagliato, che ogni anno è più buono. Resta lì, tenace e leggera, a tessere quella trama che dà il nome a un’etichetta bella e onesta, e che lei adesso vorrebbe spogliare di tutto. Di tutto, tranne che di quella denominazione d’origine con cui - retta da amorevole orgoglio - rivendica a sé e a ciò che fa la radicale appartenenza ad un luogo, un paesaggio, forse a un destino.In abbinamento i tradizionali manicaretti gastronomici di Adele Chiagano.
Di Michela Guadagno Aspettiamo Godot… Incontri proibiti e storie di ordinaria sperimentazione al Papavero di Eboli, seconda puntata. Sottotitolo l’assurdo a tavola: in effetti lo rasentiamo, perchè assurdo è ipotizzare una verticale di rosati del ‘97 e ‘95, nello specifico Vina Tondonia Gran Reserva Crianza rosato, e ancora più assurdo è pensare un abbinamento con i piatti dei due vini bianchi, Vina Tondonia Reserva 1987 e Vina Gravonia Crianza 1995. Ma si sa, quando si mettono insieme menti del calibro di Bruno De Conciliis e vini dell’azienda Lopez de Heredia, qualcosa di geniale avviene; e nemmeno le teste di Mauro Erro e Tommaso Luongo ci scherzano poi tanto. Tutti i vini sono serviti insieme, per il gioco degli abbinamenti e per il coinvolgimento nella degustazione dei commensali presenti. Bruno ricorda che in un viaggio negli USA alcuni anni fa ebbe in omaggio da un amico di San Francisco il Vina Tondonia ‘87, che non aveva assaggiato prima di allora; sono le coincidenze a regolare il ritmo della vita, a New York si ferma a cena prima di ripartire per l’italia e al ristorante gli propongono questo stesso vino. Riporto le sue parole: “Un vino che è il riassunto di quello che pensiamo sia il vino. Troviamo una storia raccontata nella bottiglia da 130 anni costante nel tempo. La missione di questa azienda è la professionalità, dare il meglio di quello che si è capaci di fare, e nello stesso tempo la massima soddisfazione a chi vi lavora“. Nel 1870 la tecnica enologica era agli albori, Don Lopez de Heredia parte con la sua idea di fare vino e ingrandisce negli anni l’azienda pensando all’uva come lo strumento per fare il vino, è il lavoro dell’uomo e del tempo a creare il vino, qui troviamo il “vino altro, vino dinosauro“, invecchiato per anni nelle barrique costruite da mastri bottai dell’azienda stessa, e poi lasciate ad affinare in bottiglia per altri anni ancora in cantina. I colori dei vini che abbiamo nei calici variano nei toni del giallo carico e dell’arancio, con una luminosità che non è sinonimo di sola acidità, anzi, è interazione alchemica tra l’ossigeno e il pH. Sono vini da provare di persona, difficile spiegarli a parole. Apriamo con un appetizer di tonno crudo, arancia candita e sale nero di Cipro, da qui questa arancia candita non abbandonerà il mio naso e il mio palato, la sento nel Vina Tondonia ‘95 e continuerò a sentirla nei successivi assaggi del vino, chiedo conferma della sensazione ad Antonio Carpino, Roberto Erro, Ciro Giordano, Michele Capozzoli, Mark Greco, e strano a dirsi Marco Starace è d’accordo con me. Ciò suscita l’ilarità del Delegato, che fa pervenire al mio posto un piattino con pezzetti di arancia candita: pensa di addolcirmi? Che devo fare, un cadeau del Delegato non si rifuta, di questi tempi poi…. ma veniamo al menu e agli abbinamenti, giusto per sfatare i detrattori del commento personale! Peperone “dentro e fuori” con scaglie di mandorle con alici, qui l’imbottitura del peperone è una quenelle, la pelle diventa una crema, prevale la sensazione dolce, proposto con il bianco Vina Tondonia Reserva 1987. A seguire bicchiere di polenta con pollo e cicoria selvatica accompagnato da uovo cotto a bassa temperatura, abbinato allo stesso vino, e per me va bene anche con il rosato ‘95. Ravioli di sfoglia al sapore di bufala, ripieni di patate e menta, in guazzetto di vongole cotte e vongole crude per aumentare la sensazione grassa, il piatto gioca sull’affumicato e abbiamo scoperto perchè la seconda linea dei bicchieri che abbiamo davanti in ordine alternato avanza, cioè l’abbinamento sulla carta è con Vina Tondonia Gran Reserva Crianza rosato 1997, ma va anche con il bianco Vina Gravonia Crianza 1995. Poi viene servito un piatto di cui ho già sentito favoleggiare, spaghetto povero alle alici, pomodori confit e olive di Gaeta, semplice e buono, abbinato al rosato ‘95, che avrete capito è il mio preferito, però qui non lo apprezzo, preferisco il rosato ‘97 e meglio ancora il bianco Vina Gravonia ‘95. Che è lo stesso vino abbinato alla spalla di maialino lardata con mele annurche caramellate, e qui concordo nell’abbinamento, anche perchè il maialino è stato cotto a bassa temperatura in maniera da perdere il grasso. Dulcis in fundo, bicchierino di caramello e liquirizia, già gradito nella prima serata, in accompagnamento ai minidessert della casa. E’ ora di ripartire, ci salutiamo, mentre Tommaso accende un sigaro, eh sì, stavolta è lui ad essere fotografato!
Come uno scolaretto alla campana correndo vo
finché non muore il giorno
ed all’hotel oriente presto sto,
fremendo, poiché vi fo ritorno
dopo sì lunga attesa, con la pretesa
di far gran cosa senza scusa né resa:
una ripresa della contesa che mi ha presa
l’animula pallidula blandula sed callida!
(scusa, Adriano, se usurpo la tua felice mano)
Del corso di gran coppiere la seconda
parte di bel sapere e arte feconda
vado ad incominciare, e dei compagni miei
del corso primo, secondo pare a nessuno,
l’impegno e il cuore già riprender vorrei
in mente ed alma come fossimo uno,
un solo sommelier con tante teste
tanti cuori e palati, tante feste
da celebrar insieme, tanto sapere,
tante virtù affollate senza ressa
da cumulare e da serbare bene
ché non vi sia miglior da Sapri a Sessa!
Sorride il Delegato che ci legge
per l’entusiasmo che dai cuor ci sprizza
nel corso già ci sprona e ci corregge
senza dar mai a veder moti di stizza
poiché ci voglion gran pazienza e carte
per instillar nei crani nostri l’arte…
vedremo alfin del corso come butta
perché, stai certo, ce la mettiamo tutta!
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Parte il 25 NOVEMBRE 2008 presso il Grand Hotel Oriente, via Armando Diaz n.44 - Napoli, un corso di qualificazione professionale per sommelier di SECONDO LIVELLO. Quindici lezioni per approfondire al meglio gli argomenti di Enografia Italiana ed Internazionale: un viaggio nelle grandi terre del vino d’Italia e del Mondo.La comunicazione sul vino, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante e l’Associazione Italiana Sommelier, a pieno titolo, ha contribuito e contribuisce a far crescere il movimento intorno al vino con la sua fondamentale opera di divulgazione. In oltre quaranta anni di storia e di attività nel mondo enogastronomico l’Ais ha qualificato il vino nella ristorazione italiana, puntando decisamente all’innalzamento del livello generale di competenza degli addetti ai lavori, ed ha diffuso, con costante impegno ed entusiasmo, la cultura del vino e del cibo per tutti gli appassionati.
Dietro una semplice bottiglia di vino si celano affascinanti storie di vigne, di donne, di uomini e di tradizioni. Scopriamole assieme: Diventa Sommelier…
INIZIO 25 Novembre 2008 ORE 20.00
GRAND HOTEL ORIENTE VIA A. DIAZ n.44 NAPOLI
Il Piedirosso o Per é palummo dei Campi Flegrei (così chiamato per il caratteristico colore rosso porpora del graspo, simile al piede di colombo) è un vitigno a bacca rossa allevato in tutta l’area flegrea e seppur rappresenti nella totalità solo il 12% dell’area vitata, ha origine antichissima ed era spesso decantato come nettare prelibatissimo già da Plinio nella sua Naturalis Historiae, e molte successive ampelografie lo accostavano a vitigni come il dolcetto piemontese o il refosco dal peduncolo rosso friulano, ma sicuramente le caratteristiche che questo nobile vitigno esprime nei Campi Flegrei sono uniche se non rare. E’ un vitigno che presenta delle caratteristiche ampelografiche particolari, cresce innanzitutto su piede franco, cioè non è innestato su vite americana, sistema necessario a tutt’oggi per difendere le vigne dall’attacco della fillossera, un afide, capace di marcire le radici delle viti che soprattutto all’inizio del secolo scorso ha causato notevoli catastrofi in tutto il mondo; E’ una delle uve più difficili da gestire nel ciclo vegetativo, bisogna saperlo domare e curarlo costantemente; Tende a produrre molto legno e le sue radici sembrano non stancarsi mai di andare in profondità nel terreno alla ricerca di elementi nutritivi, è rustico e vigoroso, caratteristiche queste che stanno facendo dibattere molto anche sui sistemi di allevamento applicabili alla sua conduzione in vigna. Lo “Spalatone Puteolano” o la “Raggiera Bassa” sono sistemi certamente da non replicare che tendono proprio ad esaltare queste velleità del vitigno ma la concezione moderna di “rinnovamento” o addirittura di un nuovo impianto richiede almeno 10 anni prima di ottenere risultati degni di nota e questi tempi lunghi in vigna hanno giocoforza la meglio su chi punta a cogliere nel vino l’aspetto puramente commerciale scoraggiando investimenti adeguati su questo vitigno anche in virtù dei pochissimi ettari vocati (e quindi rinnovabili) presenti sul territorio delimitabili in poche aree tra le quali lo Scalandrone, il Lago d’Averno, e parte delle Coste di Cuma nei comuni di Bacoli e Pozzuoli e la Collina dei Camaldoli nel comune di Napoli. Per definizione vi è convinzione generale che il territorio a ridosso delle coste nel comune di Monte di Procida sia per elezione il terroir ideale di questo vitigno, ma qui è stato negli anni sistematicamente abbandonato a favore della Falangina e vitigni di poco valore, qui confidiamo nel grande lavoro di recupero che sta portando avanti in loco Cantina del Mare. Il frutto ha certamente carattere, ha grappoli spargoli ed acini ben spessi pertanto resistenti ad attacchi di malattie che possono generare muffe o marciume. Conferisce poi al vino, soprattutto dopo un breve affinamento profumi finissimi di fiori rossi e frutta matura senza mancare in sfumature eteree affascinanti ed accattivanti, è solitamente di corpo leggero e poco tannico pur senza mancare di carattere e propensione ad una evoluzione positiva nei suoi primi 3-5 anni dalla vendemmia. Continue Reading »
Caserta
Vairo del Volturno,Vairano Patenora - 1 stella
Napoli
Don Alfonso 1890, Sant’Agata sui Due golfi - 2 stelle
Taverna del Capitano, Massalubrense- 2 stelle L’Olivo - Capri Palace, Capri - 2 stelle
Torre del Saracino, Vico Equense- 2 stelle Palazzo Petrucci, Napoli- 1 stella Taverna Estia, Brusciano - 1 stella
Il Melograno, Ischia- 1 stella
Il Mosaico - Hotel Terme Manzi, Ischia - 1 stella
Quattro passi, Massalubrense - 1 stella
Il Buco, Sorrento - 1 stella
Antica Osteria Nonna Rosa, Vico Equense- 1 stella
Salerno
Rossellinis - Hotel Palazzo Sasso, Ravello - 2 stelle Pappacarbone, Cava dei Tirreni - 1 stella
La Caravella, Amalfi- 1 stella
Il Faro di Capo d’Orso, Maiori - 1 stella Casa del Nonno 13, Mercato SanSeverino- 1 stella
San Pietro - Hotel San Pietro, Positano -1 stella
Questa volta il simposio si svolge in una condizione di maggiore comodità, non è una tavola rotonda ma quadrata (in realtà rettangolare), capeggiata non da Re Artù, Lancillotto e Ginevra bensì da Pino Savoia, Fabrizio Erbaggio e Francesca Martusciello (ovviamente senza riferimenti di nessun tipo), è una sistemazione molto più agevole in cui tutti riescono più o meno a guardarsi, quando una persona prende la parola si riesce a seguirla senza grosse difficoltà, si capiscono bene tutte le parole, e questo non è sempre un vantaggio. Scherzi a parte stiamo bene, un unico grande difetto, la sala ha una illuminazione tale che anche la Falanghina può essere scambiata per un Barolo, siamo andati avanti a naso (ed a gusto).
Parto subito col descrivere la prima cosa che più mi ha colpito… i primi due vini sono stati un Franciacorta Cabochon 2003 Monterossa ed uno Champagne Aubry Premiere Crù Rosè, ebbene, senza falsa modestia, tutti noi abbiamo, chi più chi meno, riconosciuto subito che nei calici fosse presente sia lo Chardonnay che il Pinot nero, l’unico errore “di massa” è stato l’inversione del francese con l’italiano e viceversa, vengo allora alla considerazione che nelle degustazioni alla cieca sempre più frequentemente finiamo per confondere le due scuole, allora delle due una: o siamo una banda di ciucci (cosa comunque significativamente probabile) oppure i due prodotti, quando si esprimono a grandi livelli, non sono poi così differenti fra loro, manifesto questa considerazione a Fabrizio Erbaggio che incredibilmente è d’accordo, ora o non ha capito o non mi ha riconosciuto nel buio. Vuoi vedere cioè che tutto sommato, tolte quelle 4-5 etichette francesi che non lasciano possibilità di confronto, siamo più o meno lì? Il simposio è bello perché apre discussioni a volte anche severe ma quando si degusta senza conoscere quel che si ha nel bicchiere accadono di questi strani fenomeni e questo vale un viaggio tanto lungo ed una giornata totalmente dedicata.
Queste due meraviglie si abbinavano magnificamente con le prime due portate: carpaccio di vitellone Bianco agli agrumi, caciocavallo e fior di sale affumicato e zeppola di patate e baccalà su crema di pomodoro e olio al sedano; La purea di farina gialla con porcini disidratati e tartufo nero di Bagnoli Irpino
Dico adesso una cosa che vale un po’ in generale ed è il mio personale (e per questo forse inutile) parere sulla cucina dell’Oasis: è molto differente da tutte quelle finora visitate, robusta ed insieme raffinata, con rivisitazioni contenute di piatti fortemente tradizionali, i gusti sono decisi ma comunque dotati di eleganza e delicatezza. Non sono di questo campo ma credo questo dipenda per lo più dalla grande attenzione alle materie prime utilizzate, credo sia proprio qui la chiave del successo di questa rinomata struttura di Vallesaccarda.
A questo punto è il momento di Michela Guadagno, chi non partecipa al simposio non può sapere che si è creata una piacevole consuetudine, Michela mette in versi la “giornata” e ci delizia con il suo lavoro tra una pietanza e un’altra… anche questa volta accade l’evento e siamo tutti zitti zitti ad ascoltare, ma ahimè, Michela questa volta ci spiazza, nessuno ci capisce un gran ché, tutti hanno la stessa espressione sul viso: “ma che avrà voluto dire?”, mah!? Viva il Dolce Stil “Vecchio” della Guadagno… te li dedico io dei versi (sempre con tono scherzoso, si intende)
Di Michela Guadagno Le Prove Tecniche di Simposio questa volta fanno tappa a Vallesaccarda, al ristorante Oasis della famiglia Fischetti. I fratelli Carmine e Puccio ricevono i simposiarchi in sala, Nicola è ai vini e in cucina le sorelle, Marina e Lina che è Donna del vino. Splendida la tavola con la calda luce delle candele accese e composizioni di orchidee. Il menu stavolta non è “blind“, ma lo troviamo disposto sotto il piatto, prevede vellutata di fagioli e polpettina di scarola, carpaccio di vitellone bianco e zeppola di baccalà, purea di polenta ai porcini e tartufo bagnolese, candele spezzate al ragù di agnello, raviolo di ricotta, agnello in riduzione di Taurasi e purea di patate affumicate, e per finire millefoglie di crema e amarene selvatiche; i vini stabiliti dal trio Savoia-Erbaggio-Martusciello stupiscono una volta di più per la diificoltà sempre più ardua nell’identificazione. Ma di questo sarà Franco De Luca a parlarvi, in un prossimo post! Io vi racconto della visita effettuata la mattina al torronificio Garofalo di Dentecane (qui), ci accoglie Luigi, che è sommelier, invitandoci a fare presto, se vogliamo assistere “in diretta” alla preparazione del torrone. Infatti, una massa di albume d’uovo, zucchero e miele sta montando nell’apposito macchinario dalla sera precedente, e ormai è pronta per la lavorazione. Dai forni si prelevano le mandorle tostate e si aggiungono all’impasto caldo, che subito viene trasferito negli stampi di legno a raffreddare, prima del taglio. I pezzi di torrone vengono poi confezionati e stoccati per la vendita. Ma vado di fretta, non mi riconosco! Vi dispiace se continuo nel mio modo solito? Bene, assistiamo alla copertura di cioccolato dei torroni gia pronti, vi assicuro che la gola è pervasa dagli aromi dolci che respiriamo da quando siamo entrati. Scatti di foto “golose”, assaggiamo i primi pezzi di torrone caldo, ci viene il dubbio che i dentisti del luogo abbiano buona fortuna, forse da qui deriva il nome della località?Dopo il torronificio, trasferimento all’oleificio FAM di Venticano (qui), arriviamo e scorgo parcheggiata la “Car Force One“, ovvero l’auto rosso-presidenziale di Antonio Del Franco, che ci aspetta per presentarci Antonio Tranfaglia, prima di spostarsi a Salerno dove in serata ci sarà il convegno Vitigno & Terroir. Entriamo nel punto di raccolta delle olive, raccolte in grandi casse traforate, in attesa del lavaggio. Antonio ci spiega che la diversa maturazione darà olio più verde o più giallo, oggi si stanno lavorando gli oli dei diversi conferitori, che portano al frantoio il loro raccolto. Per lo più cultivar miste, leccino e ravece, che vengono sottoposte alla molitura e alla frangitura. Sentiamo un odore forte e pungente, è la clorofilla che si sprigiona dal frantoio. La pasta ottenuta viene poi centrifugata per separare l’olio dall’acqua e dalle parti solide, e finalmente dai tubi sgorga il liquido prezioso. Lo assaggiamo, è olio novello appena franto, perciò denso e velato, tra un mese circa si sarà illimpidito per decantazione naturale. Si è fatta ora, e proseguiamo per Vallesaccarda, il cielo è diventato piovoso e freddo. Dopo il pranzo, ho il tempo di consegnare il mio sonetto “ai posteri”… e parto per Salerno.
L’altra volta nel commento del Simposio di Sorrento non mi sono soffermata su Tommaso “attapirato”: oggi sono un po’ arrabbiata e non salvo il Delegato dalla strofa impertinente che magari porta a niente ma mi piace dirla tutta pur se esco autodistrutta. Qua si prendon le distanze senza ascolto delle istanze e per me che parlo assai quasi sempre sono guai. Basti il fatto che stavolta senza colpa mi hanno tolta la fiducia e la pazienza; mi si lasci l’esperienza! Ma perchè non lo capite e di me non vi curate: con i nostri parapiglia qua si sfascia la famiglia… Si va bene che lo so che vi piace lo sfottò, ma alla fine della storia tutti i sogni vanno in gloria… Perciò dico senza sosta e lo faccio a bella posta, state buoni se potete e i rancori assopirete perchè è meglio esser chi smussa di chi invece cerca rissa. Se le mie rime baciate non son state confortate dal consenso generale non importa, poco male.Mi interessa invece tanto che gli amici stiano accanto, che sappiate son sincera pur se sbaglio la maniera, che per finta o verità rispettate la lealtà!
Arrivo a Salerno nel complesso conventuale di Santa Sofia in tempo per assistere al seminario sulle diverse microvinificazioni di Falanghina condotte da Maurizio De Simone.Peppe Presutto mi indica la sala dove si tengono le degustazioni, incontro Maria Sarnataro, Maurizio Paolillo, Grazia Formisano, Monica Piscitelli, Salvatore Landolfo, Gaetano e Imma Scognamiglio, Enrico Nugnes, Mimmo Brasiello, Antonio Staiano. C’è chi mi chiede spiegazioni del ritardo, abituato alla mia perseverante presenza.
Nuovo appuntamento all’enolaboratorio per l’anno 2008/2009, ospiti di Mauro Erro orfano per la serata del fratello Roberto e con l’apporto culinario di Adele Chiagano alias Violamelenzana.Grazie al supporto di Fabio Cimmino ci si immerge nelle vigne di quella parte di Piemonte meno aristocratica di quella langarola ma non per questo meno ricca di sorprese.E’ una zona, quella biellese dove i terreni sono sabbiosi e ricchi di mineralità che ritroviamo molto nelle sensazioni olfattive mentre le forti escursioni termiche tra giorno e notte donano all’uva una spiccata acidità.L’uvaggio della Doc prevede una prevalenza di uve nebbiolo localmente chiamate spanna con una aggiunta di massimo il 25% di bonarda e vespolina.L’azienda Sella è tra le più antiche cantine italiane oggi in attività e per lungo tempo l’unica a vinificare il Lessona Doc in maniera classica ma con l’impiego in cantina di tutta la più moderna tecnologia esistente. Lessona 2005:vestito di un bel rubino discretamente concentrato, al primo approccio olfattivo mi colpiscono i sentori di spezie essiccate (timo, rosmarino e dragoncello) poi qualche accenno balsamico e note ferrose di ruggine, infine un odore avvolgente di mogano, solo nel finale avverto l’apertura su note floreali di rosa canina e violette.In bocca la parte dura è prevalente ma non aggressiva grazie ad un tannino vellutato e alla nota calda che arrotonda il cavo orale, parte con un approccio moto verticale ma poi tende ad allargarsi nel cavo orale.In bocca ancora presenti note vinose e di piccoli frutti con accenni ematici.Ottimo con i salumi degustati di cinghiale e oca. Lessona 2004:precisamente rubino nel bicchiere con sensazioni odorose di primo impatto concentrate sulla cenere ancora calda di camino, poi il naso viene invaso da sentori di frutta fresca (visciole, marascye) e floreali (viola e ibisco) infine una leggera nota terrosa-balsamica.Il tannino nonostante abbia un anno in più rispetto al vino precedente è ancora rugoso, ruvido ma non spigoloso, in bocca sembra di masticare delle ciliegie sotto spirito con un finale etereo e speziato di pepe verde.Perfetto con lo sformato di tagliatelle in bianco con champignon Lessona 2003:granato concentrato, e di consistenza superiore ai precedenti.Primo naso su sensazioni di smalto e ceralacca che con l’ossigenazione evolvono verso note erbacee e vegetali (radice di liquirizia) un finale su sensazioni di cioccolato amaro.In bocca è robusto, più caldo e morbido dei precedenti, assolutamente atipico ma come ha detto Fabio con più ciccia e molto godibile anche se obiettivamente meno elegante.Nonostante le aspettative di un vino tendente al morbido avverto in bocca una continuata salivazione che invita ad un nuovo assaggio.Ottimo con l’arrosto di maiale in crema di mele stark e carote.
Lessona 2001:granato con accenni aranciati e di buona concentrazione.alla prima nasata sensazioni minerali di pietra focaia, poi la fava del cacao e le note speziate di bacche di ginepro, infine si allarga su delicate sensazioni floreali e fruttate che ingentiliscono il tutto.Il colore mi porta a pensare ad un vino evoluto, e lo è, con sensazioni gustative incentrate su note terziarie di affinamento ed eleganti di mineralità, il vino ha un buon corpo un tannino aristocratico e una freschezza ancora vibrante.Da bere con tutta la pace di questo mondo.
L’andamento della raccolta in regione e in Italia
Le mosse dell’assessorato regionale all’Agricoltura e la partnership con il Gambero Rosso: parlano Andrea Cozzolino, Gigi Salerno e Paolo De Cristofaro
Partono i controlli Ismecert: sicurezza e trasparenza su docg e doc
Si aprono le strade del vino
La vendemmia in Irpinia: fiano, aglianico e greco
La vendemmia a Caserta, Salerno, nel Sannio
La vendemmia sul Vesuvio, sui Campi Flegrei e nelle Isole
Analisi del mercato
Intervista a Piero Mastroberardino sulla riforma ocm
Intervista a Luigi Moio sulla ricerca
Dove e come studiare: università, Ais e Slow Food
Angelo Di Costanzo parla del novello
Vitigno Italia cambia sede
Il Piedirosso in vetrina
Foto storiche, curiosità, novità: il fiano nelle anfore, la raccolta notturna, la scoperta dell’aglianico in Usa, le bollicine ancestrali, Merano, il fiano calitrano d’alta quota
Tutti i dati produttivi provincia per provincia
Articoli e interventi di
Francesco Aiello, Mario Amodio, Ugo Baldassarre, Giulia Cannada Bartoli, Ciro Cenatiempo, Federica De Vizia, Maristella Di Martino, Annibale Discepolo, Mauro Erro, Paolo Mainiero, Elisabetta Manganiello, Antonella Petitti, Monica Piscitelli, Pino Taormina, Piero Vistocco.
A cura di Luciano Pignataro
Evento e/o Articolo appartenente alla categoria: Enonews | 4 Commenti
“Il trattore parla con la terra, interagisce con la vigna, opera in modo differente a seconda delle stagioni e del suolo, sceglie le foglie, dosa sapientemente i concimi, riconosce la differenza dei terreni. Succede nella Tenuta Le Mortelle, a Castiglione della Pescaia, dei Marchesi Antinori, pionieri di un progetto pilota destinato a segnare il futuro della viticoltura italiana: un trattore che concima e sfoglia da solo, regolando e variando la lavorazione in completa autonomia.” Paola Jadeluca su HI-tech, rubrica di Repubblica Affari e Finanza del 10.11.2008. “Tutto merito dell’innovazione tecnologica che grazie al computer e ai sistemi di telecomunicazione satellitari consente di realizzare sistemi di comunicazione interattiva tra macchine, oggetti e territori. Il trattore, infatti, è un gioiello hi-tech, dotato di un terminale in grado di raccogliere tutte le informazioni relative sia al trattore stesso, sia alle attrezzature collegate e capace, inoltre, di governare tutte le attrezzature in base a una intelligenza geografica, governata dal GPS. Il progetto pilota di viticoltura high tech è stato realizzato mettendo insieme un pool di specialisti: il Cefriel, centro di eccellenza per l’innovazione tecnologica, che ha progettato il terminale e messo a punto l’applicazione mirata per la viticoltura di precisione; il gruppo Same Deutz-Fahr, che opera nella fornitura e adattamento del trattore; Tecnovict, progettista e fornitore dell’apparecchiatura di concimazione e Terradat, che ha realizzato le mappe della tenuta con un rilevamento aereo multispettrale.”
Nulla quaestio sull’utilità della tecnologia. Parva (sed fundata) quaestio sul latifondismo enologico. Magna quaestio sulle conclusioni giornalistiche: “La viticoltura del futuro, in realtà, consente di tornare indietro, ai tempi in cui il viticoltore conosceva palmo a palmo la sua vigna e regolava lavorazioni, sfogliature concimazioni e antiparassitari in base all’esigenza di ciascuna singola vite. Oggi tutto questo lo fanno le macchine. Il trattore, infatti, riceve segnali dal navigatore satellitare e in base a una particolare applicazione…” eccetera eccetera. Immagino che molti addetti ai lavori sorriderebbero leggendo questa ingenuità. Io sono solo un aspirante sommelier, in vigna ci vado in visita pastorale e/o guidata ma con qualche vignaiolo ci parlo pure. I conduttori di una tenuta di pendice, ad esempio, so che darebbero un braccio per disporre di una soluzione meno costosa di un lavorante per l’ingrato ma amorevole compito della rassegna manutentiva di ogni singolo filare. Ma l’innovazione che porta economie è bioculturale non tecnotelematica.
Lo ammetto, sono un anacronistico sostenitore del labour intensive nell’agricoltura di qualità e del necessario sforzopiacere di curare di persona la terra e apprezzarne il risultato. Anche a costo di accettare che, per l’impiego di tante persone abili nel processo, l’incidenza del costo delle risorse umane porti il prezzo della bottiglia più in alto con tutte le conseguenze del caso.
Non suppongo che il bravo vignaiolo sia più propenso a carezzare di persona il legno e asciugare manu propria il pianto della vite piuttosto che controllare che i codici di programmazione del trattore siano corretti.
Non oso supporre che la vite, essere vivente animato e senziente, abbia piacere alle coccole dell’onesto vignaiolo piuttosto che ai metalli e siliconi della macchina.
Però stasera a casa mi rivedo in sequenza i dvd di terminator e de l’ultimo samurai, sorbendomi un calice di Biancolella Tenuta Frassitelli di Casa D’Ambra, così mi rifaccio il palato.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS Delegazione di Napoli
Un ciclo di incontri conviviali dedicati all’approfondimento di tematiche legate al mondo del vino per arricchire le nostre conoscenze e coltivare le nostre passioni…
“Pranzo Gourmet & Blind Wine Tasting”
Ristorante OASIS Sapori Antichi
Via Provinciale, 10 - Vallesaccarda (Av)
Sabato 15 Novembre euro 110
Posti limitati. Info e Prenotazioni: 3208153578
Partenza dal Parcheggio di Via Brin alle ore 8.00
A Vallesaccarda, ad un tiro di schioppo dalle antiche vie della transumanza, sventola una delle bandiere più genuine della gastronomia e dell’alta ristorazione made in Campania: l’Oasis Sapori Antichi dei fratelli Fischetti. Fin dai primi anni (1988) la famiglia Fischetti ha intrapreso la strada maestra della ricerca ragionata dei prodotti del territorio arricchita dal sacrale rispetto della stagionalità; e la scelta, ante litteram, di una consapevole cucina “chilometro zero”, piatto dopo piatto è stata premiata con la Stella Michelin, conquistata grazie alla tradizionale caparbietà irpina. I piatti dell’Oasis parlano un linguaggio comprensibile ed intuitivo, testimone di una filosofia del gusto orgogliosa delle proprie radici, condita solo da passione e calore, senza eccedere in sterili virtuosismi creativi…In abbinamento berremo i vini selezionati da Fabrizio Erbaggio, Pino Savoia e Francesca Martusciello, che saranno serviti in blind tasting secondo la consuetudine dei nostri appuntamenti golosi.
Ma non finisce qui…per i frequentatori del Simposio abbiamo organizzato un percorso ricco di suggestioni gourmet…si parte con la visita del torronificio Garofalo di Dentecane per gustare il Pantorrone ancora caldo di lavorazione; poi sarà il turno dell’olio del frantoio FAM a Venticano: una full immersion nei giacimenti gastronomici della Campania più che mai felix. Abbiamo previsto per tutti i partecipanti l’accompagnamento di un bus con autista in modo da poter affrontare con tutta la dovuta serenità la maratona enogastronomica che ci aspetta. La partenza dal parcheggio di Via Brin è prevista alle ore 8.00. Si raccomanda pertanto la massima puntualità
Che freddo! Esco dalla macchina, con le mie scarpette cittadine vado male, succede che sabato 8 novembre verso le 5 del pomeriggio arrivo a Serino. Mentre tutti gli altri sono impegnati a Napoli a Città del gusto per la degustazione dei vini dell’Almanacco del Bere Bene del Gambero Rosso, io sono qui. Che ci sono venuta a fare? C’è un convegno sulla Castagna di Serino, la chiesa che ospita la manifestazione ha una bella storia, la racconta il giovane parroco, un’alluvione travolse il paese lasciando integro solo l’altare dedicato a S. Antonio, e così nel ricostruirla le è stato dato il nome del Santo. Introducono le autorità locali, sento parlare di Porta dei Sapori, Serino è la quarta porta dei Monti Picentini, si parla di boschi, di castagne, di funghi, di ambiente. Enzo Falco (….aah, ecco perchè….!) vede il cibo come fattore di identità di un popolo: “dimmi cosa mangi e ti dirò di dove sei“, e in effetti ha ragione, stiamo smarrendo l’attenzione alla natura e all’identità dei territori, l’evoluzione della cucina a volte non tiene conto delle tradizioni del prodotto locale. E invece una cucina di tradizione è quella che ci aspetta la sera ad Aiello del Sabato, nella sala interna del bar Al Cielo Azzurro dove Antonio e Lello stavolta si sono inventati una degustazione di 10 sali (in realtà ne conto 11, poi vi dirò perchè) da abbinare a una cena a base di bolliti. Antonio esordisce parlando di lessi: il lesso non va visto solo come aggettivo di sciocco (e non so perchè a questo punto guarda me…), ma anche legato ai sapori che restano tali, non confusi dalle cotture e dai condimenti. E qui vediamo i sali disposti in vassoi sul bel tavolo imperiale apparecchiato di blu e oro, illuminato dalla luce delle candele, come centrotavola pentole di rame, molto suggestivo. Ho segnato i sali in ordine sparso, c’è il sale nero di Kala Namak dall’India, quello rosa dell’Himalaya, il rosso Alaea dalle Hawaii e anche il nero Hawaiano dove nell’essiccazione viene utilizzata lava; c’è il sale affumicato Noce di Durango dagli Usa e un’altro affumicato al legno di melo, un sale rosa di fiume australiano, e il sale di Cervia aromatizzato sia alle erbe di Romagna sia alla salvia, è un regalo del Presidente Nazionale Terenzio Medri, per questo ne conto uno di più. Questi tipi di sale vanno considerati come spezie e abbinati ai cibi per affinità gastronomiche, qui li proviamo su fette di patate lesse. E il Fleur de sel de Camargue, ottenuto dalla schiuma del sale che viene spinto nelle vasche di decantazione e raccolto subito, ha un aspetto di spine croccanti, come fa notare Mimma Lanzetta che insieme a Sabino Della Sala nei loro viaggi da gourmet si sono appassionati a questo elemento della natura. Quest’estate sono stati a Marsala, e da lì hanno portato i Soffi di sale da fior di sale trapanese, assemblati in chicchi più grossi, con tenore salino più persistente, al cloruro di sodio è stato addizionato magnesio, va usato in quantità inferiore; ci raccontano dei bei cromatismi delle vasche per l’effetto di alghe, e dei “pesci spazzini” simili alle vope, che vivono nelle saline. Al momento di cominciare la cena la mia pressione arteriosa già innalzata dal quantitativo di sale assaggiato, ha uno choc: il vino viene servito da Antonio in persona, e non c’è scuola migliore di questa, credetemi. E senza piaggeria. Gli dà una mano Lello, i fratelli Del Franco esprimono la cura che hanno per i loro amici seduti intorno al tavolo: Gaetano Esposito, Angela Scianguetta, Mimma e Sabino, due coppie di Aiellesi Antonio Carullo e Ciro Arena con rispettive signore, Donato Falco ed Enzo, Gianluca Festa, Donato Di Zenzo. Continue Reading »
Autunno tempo di raccolta,è appena svanito il profumo del mosto che già sentiamo quello dei frantoi.
Come ogni anno l’Ais Benevento partecipa alla manifestazione “Le domeniche dell’olio” che organizza il comune di Cerreto .Il programma per domenica 23 c.m. è il seguente:
Ore 10,00- raduno in piazza L. Sodo per la visita ai frantoi con guida e navetta( sarà ad attendervi il dott. Michele Giordano): Ore 12,00 visita agli stand: Ore 13,00 pranzo presso la Trattoria Masella-contrada Pezzalonga-Cerreto Sannita.
Il menù strettamente legato al territorio e alla stagione è stato così strutturato:
Antipasto:bruschette con i diversi oli,frittelle di stagione,manelle,cappone bollito,fagioli e castagne;
Piatto d’apertura:la zuppa di “zi Santella”;
Primo: tagliatelle a mano con cardarelle o “virno bastardo”;
Secondo: agnello con patate di Pietraroia al forno;
Dolce;torta sannita e panettone classico all’olio d’oliva.
Le succulenti pietanze saranno accompagnate dai vini eccelenti della cantina Fontanavecchia di Libero Rillo-Torrecuso.
Al pranzo parteciperanno gli autori dell’opera “Guida completa ai vini del Sannio” Luciano Pignataro e Pasquale Carlo che non hanno bisogno di alcuna presentazione ,
da loro potremmo avere tutte le notizie utili per orientarci nella viticoltura sannita.
Il costo del Pranzo è di € 27,00 a persona( a parte menù bambini) è obbligatoria la prenotazione da fare al n. 338/3235047 entro venerdi 21 c.m.
Con la speranza di trascorrere con Voi questa simpatica giornata cerretese Vi invio i miei più affettuosi saluti.
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. La Netiquette, parola derivata dalla contrazione del vocabolo inglese net (rete) e quello di lingua francese étiquette (buona educazione), è un insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi agli altri utenti attraverso risorse quali newsgroup, mailing list, forum, blog o e-mail in genere.Il rispetto della netiquette non è imposto da alcuna legge, ma si fonda su una convenzione ormai di generale condivisione. Sotto un aspetto giuridico, la netiquette è spesso richiamata nei contratti di fornitura di servizi di accesso da parte dei provider.Il mancato rispetto della netiquette comporta una generale disapprovazione da parte degli altri utenti della Rete, solitamente seguita da un isolamento del soggetto “maleducato” e talvolta dalla richiesta di sospensione di alcuni servizi utilizzati per compiere atti contrari ad essa (di solito l’e-mail e usenet).Sono comportamenti contrari alla netiquette, e talvolta sanzionati dagli abuse desk: inviare spam, effettuare mailbombing e l’eccessivo cross-posting e/o multiposting sui newsgroup di Usenet. Anche l’invio di e-mail senza un oggetto è una cosa poco rispettosa nei confronti del destinatario: molti ricevono per lavoro decine o anche centinaia di e-mail al giorno, se tutte queste non avessero un oggetto sarebbe quasi impossibile definire una priorità con la quale leggerle, questo ovviamente con notevole disagio per chi dovesse ricevere i messaggi senza oggetto.Particolarmente scorretto è anche l’invio o l’inoltro di e-mail a un gran numero di persone (per esempio a tutto il proprio indirizzario) inserendone gli indirizzi nel campo “To:” (in italiano “A:”). In questo modo tutti gli indirizzi (che sono spesso privati) sono mostrati apertamente a tutti i destinatari, con una implicita violazione della privacy. Non solo, ma se un computer fra quelli dei destinatari è infettato da virus che utilizzano la posta elettronica per diffondersi, tutti gli indirizzi inseriti nel messaggio possono essere catturati dal virus e usati come destinatari di messaggi infettati. Continue Reading »
ANTICHITÀ E TURISMO ENOGASTRONOMICO: GLI ARCHEOLOGI DELLA VITE E DEL VINO
indirizzo di saluto Luigi Giordano Presidente Commissione Turismo e Beni Culturali Provincia di Salerno
modera Luciano Pignataro Il Mattino
intervengono Magda Antonioli Corigliano Direttore Master in Economia del Turismo Università Commerciale L. Bocconi di Milano Maria Enza Carollo Direttore Fondazione Whitaker Isola di Mozia Annamaria Ciarallo Direttore Laboratorio Ricerche Applicate Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei Alfonso Iaccarino Ristorante e Relais Don Alfonso di Sant’Agata sui Due Golfi Jean-Pierre Lozato-Giotart Direttore MITT Università di Parigi III Sorbonne Nouvelle Piero Mastroberardino Presidente Azienda Mastroberardino Mauro Scarlato Turista enogastronomico Andrea Zifferero Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti Università di Siena
proiezione del film
“Vinum. Storia del vino nell’Italia antica” regia di Maurizio Pellegrini