Archivio di: Dicembre 2008

Libiam nei lieti calici…Buon 2009!

Pubblicato da aisnapoli il 31 Dic 2008

Di Marina Alaimo
Carissimi auguri di buona fine e buon principio a tutti,auguroni all’AIS Napoli che ha presentato un programma 2009 ampio ed interessantissimo,anche se,ahimè,non prevede alcun evento che leghi il vino alla musica,perme invece connubio piacevolissimo e molto stimolante.Auguri ai corsisti che sempre più numerosi si iscrivono ai corsi AIS manifestando fiducia ed entusiasmo verso la nostra associazione ed auguri a coloro che hanno il compito di iniziarli alla degustazione ed al fantastico mondo del vino.Sulla mia tavola questa sera ci sarà un gemellaggio tra la cucina partenopea ed i vini valdostani che sempre di più mi affascinano per finezza e forte personalità. Il 2008 è stato per me l’anno della Valle d’Aosta che con la sua produzione di nicchia e di forte identità raccoglie sempre più consensi e appassiona gli intenditori.In breve tempo questa regione ha fatto passi da gigante nonostante le grandi difficoltà dovute al clima ed al territorio,qui il terreno viene strappato con gran fatica alla montagna ed al fiume,gli inverni sono tremendamente rigidi,ma l’impegno,la testardaggine e la grande passione per la propria terra è stata la carta vincente dei produttori valdostani.La forte identità di questa gente ha salvato nel tempo numerosi vitigni autoctoni Fumin,Petit Rouge,Cornalin, Petit Arvine,Priè Blanc,Malvoisie di Nus,Mayolet,ma anche i vitigni internazionali danno ottimi risultati come lo Chardonnay Cuveè bois di Les Cretes, il Pinot Noir Vigne Tzeriat di Grosjean,il Pinot Gris Elevè en Barriques di Lo Triolet o La Syrah sempre di Lo Triolet.
Data la vicinanza al Piemonte anche il nebbiolo è molto amato dai produttori,specie quelli della bassa valle dove la vite è protetta dal freddo da caratteristici pilastri e muretti di pietra e regala vini strepitosi che a differenza del carattere rude dei valdostani sono sottili,delicati e fini,insomma ne sono entusiasta anche se è piuttosto difficile procurarseli in quanto la produzione è alquanto limitata.E voi cosa berrete e sopratutto con quale spumante accompagnerete il fatidico brindisi della mezzanotte?

Dedicato a Tonino Aversano…

Pubblicato da aisnapoli il 30 Dic 2008

Di Michela Guadagno
Antonio Aversano non c’è più. Stamattina (16 Dicembre, NdR) i funerali nella Chiesa di Santa Maria del Parto, di fronte al mare della “sua” Mergellina, a pochi passi dal ristorante Don Salvatore. Finisce così la sua storia terrena, ma come ha detto il sacerdote nell’omelia della celebrazione funebre, per chi ha fede termina la vita materiale, terminano le sofferenze; rimane la storia che lui lascia. La storia dell’Associazione Italiana Sommeliers a Napoli comincia con lui, insieme a quelli che sono stati i pionieri dell’Associazione in Campania, quello che abbiamo oggi è frutto di chi ha lavorato per noi nel passato, a rendere un’immagine pulita e presente sul territorio. L’ultima volta che l’abbiamo visto è stata un anno fa, la sera della Cena di Natale, quando accompagnato dal figlio ricevette dalle mani di Antonio Del Franco l’attestato per i trenta anni di fedeltà all’Associazione. Ci raccontò l’Ais dei primi tempi, quando si riunivano nel suo ristorante i pochi iscritti, animati dalla voglia di fare bene, dallo spirito di squadra: non c’era la possibilità di distribuire compensi, e i ruoli erano paritari. Si discuteva perchè un vino potesse essere promosso, e in quegli anni i vini in Campania erano davvero contati. Poi i corsi, esisteva un solo livello per diventare sommelier, alla Camera di Commercio, o dopo nel suo ristorante, che era anche sede territoriale di Napoli. Ricoprì la carica di Fiduciario dell’Associazione in Campania tra gli anni ‘80 e i primi anni ‘90.Ne ho un ricordo personale, tante le cene di famiglia nel suo ristorante: fu lui a propormi di seguire un corso per diventare sommelier; molti anni dopo quando gli dissi, al mio primo livello, che ero iscritta all’Ais, mi fece gli auguri. Oggi lo salutiamo e lo ringraziamo in mezzo a una folla commossa e partecipe di ristoratori, rappresentanti di aziende vinicole, amici comuni.

Segnaliamo (qui) nei commenti ad un precedente post scritto in occasione della scomparsa del Maestro Aversano il ricordo personale di Enzo Irlante che ben interpreta il sentimento di tutti noi sommeliers della Campania. (T.L)

Foto: Luciano Pignataro wineblog

Puglianello: tra “Foro e … Historia”

Pubblicato da aisnapoli il 29 Dic 2008

Di Pasquale Brillante

Puglianello è diventato ormai un punto di riferimento per i simposiarchi , ma lo è ancor di più per la famiglia d’Addio che a questo paesino da lustro con il ristorante “Il Foro dei Baroni” magistralmente condotto in cucina dallo chef Raffaele ed in sala da Pasquale Marzano. Oltre al noto ristorante che è ormai affermato e riconosciuto sulle grandi guide, la famiglia d’Addio ha anche un altro luogo di elezione.E’ l’Historia Birreria, dove Mario con i supporto di Giuseppe Lese ,porta avanti la sua passione e la cultura per la birra nel locale a pochi passi dal ristorante nell’antico castello baronale del 1700. Aperto dal 2004 offre ai suoi frequentatori un selezione di dieci birre di cui sei alla spina e quattro in bottiglia,oltre ad un’accurata scelta di prodotti in degustazione che spaziano dai tipici wurstel, brezel e crauti ad una ricca offerta di formaggi e salumi tipici. Non poteva mancare un momento d’incontro tra le due realtà,con lo stinco di maiale rivisitato dallo chef Raffaele ed inserito nel menù a disposizione dei clienti del locale in abbinamento con le birre. Le birre alla spina ,che si possono assaggiare variano anche in base alla stagionalità sono :ROTHAUS pils, HB TEGERNSEE, lager KARMELIET triple, KWAK strong ale, ST. BERNARDUS barley wine, BUSH 12 AMBRE extra strong ale e la birra stagionale GOLDEN CAROLUS, beer de Noel.In bottiglia in degustazione ci sono tre weiss bier e una speciale che sono :AUGUSTINER, AVENTINUS doppelbock, SCHLENKERLA rauchbier, DEUS birra speciale 75cl.Prima dell’ultimo simposio di Natale, abbiamo avuto il piacere di essere ospitati all’interno della birreria per un’aperitivo nel quale Mario ci ha fatto degustare 2 birre alla spina, illustrandone anche le tecniche di spillatura. Come la decantazione per i grandi vini, la spillatura è un’arte perché rappresenta un momento molto importante per una corretta degustazione e per poter cogliere tutte le sensazioni aromatiche e i profumi. La prima birra assaggiata era una ROTHAUS pils a bassa fermentazione di provenienza bavarese. Per questo tipo si usa il classico bicchiere lungo a calice. Dopo la corretta sgrassatura del bicchiere ed il lavaggio, si può iniziare la spillatura per la quale sono necessari 3 step. Servono a fare in modo che la birra perda tutti i gas presenti nella birra dovuti al sistema di spillaggio ,di illimpidirsi (Vedi foto con 2 bicchieri ,il piu’ limpido è quello che ha subito il corretto processo di spillatura) ed infine permettere al bianco cappello di spuma di evidenziare i profumi conferiti dal luppolo quali :erba tagliata,crosta di pane,malto. Tutta l’operazione ci viene spiegato può durare anche venti minuti prima di servire la birra. Questo tipo di birra va servita ad una temperatura tra i 6-8 gradi.

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Letterina di Natale

Pubblicato da aisnapoli il 27 Dic 2008

Di Luca Massimo Bolondi

Caro Barbo Natale,

babbonatale.jpgquest’anno ti chiedo di portare la pace. E se non puoi portarla nel mondo degli uomini almeno portala in quello dei vini, che ne ha tanto bisogno. Come nel mondo degli uomini, anche qui ci sono i nobili che come due secoli fa cambiano le cose affinché nulla cambi e i grandi cattivi possano fare la voce grossa coi piccoli e coi buoni. Ti sembra giusto? Vedo tante cose brutte, raccontate anche nelle riviste che mi mandano i miei compagni di scuola sommelier. Perfino i più ricchi e famosi, quelli che non avrebbero bisogno di nulla, si mettono a fare i cattivi per un pugno di dollari, come nel film e nelle favole. Prendi ad esempio il più famoso di tutti. Il Bruttello di Montarcigno, una vera rarità. Quest’anno se ne sono prodotte 107.246.321 bottiglie dai pochi ettari dell’areale vocato. Vocato l’areale e invocato l’aiutino da parte di 124.216 ettari vitati a sangiovese grosso, anzi grossissimo, che avvolgono l’areale piccolino come una calda coperta. Il primo che ride lo uccido, in nome dei padroni delle vigne, del figlio vino e dello spirito (santo!) in esso contenuto. La situazione è grave ma non è seria. Mezza regione si chiede se sia meglio produrre un nuovo disciplinare o disciplinare di nuovo i produttori. Nel mentre scampanano i campanili prospicienti la Piazza del Teatro dei Deja Vues. L’arguto vignaiolo poliziano ride sotto i baffi (i baffi della moglie) al pensiero della rivalsa sui montarcigni. Qualcuno affila i coltelli, aspettando la notte. Bianchi contro Rossi, morelli contro biondi (santi). Si preannuncia una ennesima strage degli innocenti, con gli anziani al posto degli infanti.
Davanti allo scaffale ancora pieno - siamo in tempi difficili – il bevitore festeggiante si chiede cosa convenga comprare. Visti i precedenti alla fine sceglie un Sangue di Giuda. Hodie tantum – siamo in tempi di nemesi - esso vino è sincero. Inoltre, rispetto a un supertuscan non incide sul bilancio familiare tanto da dover portarne i libri in tribunale. Caro Barbo, è Natale e siamo tutti più buoni; naturalmente è una tregua non un armistizio.

PS: ho gradito molto la BdM magnum 2000 numero 145 che mi hai fatto avere per mano di un amico, che mi ricorda che non è tutto piombo quello che non luccica…

Gli auguri dell’Enolaboratorio…

Pubblicato da aisnapoli il 24 Dic 2008

enolaboratorio.png

Clicca qui per l’Animazione…

Consigli per la lettura…e

Pubblicato da aisnapoli il 24 Dic 2008

di Pasquale Brillante

libri.jpgIl Natale è le feste sono il momento della scelta dei regali. E’ sempre più difficile cercare cose utili che abbiano un costo accessibile e che non siano banali.Il momento del regalo, non dovrebbe mai un semplice scambio di cose materiali.Io trovo che la cosa migliore da regalare alle persone sia un libro. Saper interpretare in qualche modo il gusto delle persone che ti circondano andando a scegliere qualcosa che possa interessarli e piacergli, è una delle cose che mi piace di più in questo periodo. Ogni libro porta con sé un messaggio occulto che l’autore vuole trasmettere aldilà della storia o dell’argomento che tratta. Nessun libro è scritto e pensato per piacere a tutti.In ogni libro ci si può ritrovare o non ritrovare , appassionarsi o non appassionarsi. A questo proposito il primo libro che vi segnalo è di Daniel Pennac :
I Diritti imprescindibili del lettore” per chiarire le idee a chi ricevesse in dono un libro.
• Il diritto di saltare le pagine
• Il diritto di non leggere
• Il diritto di non finire il libro
• Il diritto di rileggere
• Il diritto di leggere qualsiasi cosa
• Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
• Il diritto di leggere ovunque
• Il diritto di spizzicare
• Il diritto di leggere ad alta voce
• Il diritto di tacere

Un altro libro che segnalo a chi ama la magica fusione dei profumi e degli aromi con i nostri sensi è : La Maga delle spezie” di Chitra Banerjee Divakaruni. Attraverso le parole del libro scoprirete con la protagonista “Til” ,che in indiano è il nome che si dà al seme del sesamo che macinato insieme al legno del sandalo cure le malattie del “Cuore” e del fegato, l’intreccio delle storie delle persone che frequentano il suo negozio di spezie e la magia che ognuna di esse evoca.
o Curcuma ,polvere d’ala di farfalla per la bellezza ,giorno speciale la Domenica.
o Trigonella ,spezia del Martedì, che ridona freschezza al corpo.
o Finocchio,la spezia del Mercoledì, che purifica l’alito e facilità la digestione.
o Peperoncino , la spezia più potente del rosso Giovedì.
o Poi pepe nero,Chiodi di garofano ,Cardamono ,Cannella.

Alla lettura di questo libro, abbinerei un Eiswein Tedesco , o un Icewine Canadese. Continue Reading »

Un anno da incorniciare

Pubblicato da aisnapoli il 23 Dic 2008

Di Michela Guadagno
calendario.jpgContinuano le mie gite per le manifestazioni natalizie, ma quest’ultima ha una particolarità che la rende più speciale, è l’occasione per incontrarci tutti, alla fine di un anno laborioso, proficuo, ricco di eventi, e per brindare insieme al prossimo e scambiarci gli auguri. Sfoglio l’agenda dell’anno trascorso, si comincia da Caserta a gennaio con le degustazioni di Pinot Nero, e a febbraio il 7 la presentazione di 100 etichette coronate dei Vini Buoni d’Italia; ad Avellino lezione sui tannini mentre a Napoli l’Enolaboratorio riparte con la Cantina Ippolito e il suo Ripe del Falco, e poi dalla Calabria alla Sicilia il passo è breve, la verticale di Faro Palari; sempre ad Avellino riprendono gli incontri della Formazione formatori, e il Gruppo Servizi Regionale si riunisce a Bacoli; mese bisestile, il 29 febbraio al Vairo al Volturno con Feudi di San Gregorio e le bollicine Dubl. Marzo è il mese di “Le radici del sud”, manifestazione che si svolge alla Reggia vanvitelliana il 28 e 29, il 27 nasce Ais Costa d’Amalfi con una serata di presentazione all’Hotel Villa Cimbrone di Ravello alla presenza del Presidente e del Consiglio Nazionale, a Sorrento il pranzo pasquale è nel Resort Villa Caprile, a Napoli il 13 cena francese al ristorante Mascagni con Gocce di Vino francese e la sua autrice e il 26 Enolaboratorio con verticale di Taurasi Campoceraso di Struzziero. Ad aprile per Vinitaly si parte per Verona dal 3 al 6, e dal 17 al 20 viaggio nello Champagne a Reims; in più i grandi friulani a Caserta, mentre a Napoli ritornano gli incontri settimanali alla Fnac con enologi, giornalisti e degustatori ufficiali; a Paestum l’Ais Cilento guida le degustazioni per il Salone della mozzarella di bufala; il 21 è il giorno del Sagrantino Day a Montefalco e in molte città italiane, per la Campania la sede è l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli; ad Avellino l’evoluzione dei vini rossi con degustazione di Naturalis historia Taurasi 2003 Mastroberardino, mentre a Sorrento l’approfondimento per il concorso regionale per il miglior sommelier campano prevede una seconda puntata anche nel mese di maggio. Un appuntamento personale per il matrimonio di un’amica per tutti noi, e poi presentazione del libro Le ricette di Terra di Lavoro a Caserta, a Salerno l’Antica Masseria Venditti di Castelvenere presenta i suoi vini, di nuovo a Caserta il Barolo e il Brunello di Montalcino a confronto, e riprendono le Prove Tecniche di Simposio per Ais Napoli all’Hotel Terme Manzi di Ischia; ad Avellino visita guidata all’azienda agricola dell’Istituto Tecnico Agrario e all’Hotel De La Ville seminario su vinificazione e invecchiamento dei vini bianchi, mentre l’Ais Cilento propone visite guidate alle aziende della costiera amalfitana Marisa Cuomo, Apicella e Reale, e a Napoli all’Enolaboratorio si parla di Barolo Borgogno Riserva e di Vini d’Anfora; sempre a Napoli, Vitigno Italia vede la partecipazione attiva dei sommelier campani nei laboratori di degustazione e nella selezione del Vino Perfetto, premiato il pallagrello bianco Le Serole 2007 di Terre del Principe. Continue Reading »

Al Foro dei Baroni con Il Simposio…

Pubblicato da aisnapoli il 23 Dic 2008

Di Michela Guadagno

Cosa succede se Pino Savoia, Francesca Martusciello e Fabrizio Erbaggio si mettono in testa di ritornare dove tutto ha avuto inizio? Che il 12° Simposio coincide con quello di Natale, che anche quest’anno lo chef Raffaele D’Addio stupisce i simposiarchi convenuti, e che la cabala insiste perchè la cena per gli auguri di Natale sia preparata da lui. E porta bene! Andiamo per ordine: nel gennaio 2007 il trio di Prove Tecniche di Simposio targato Ais Napoli inaugura un format, alta cucina e vini rigorosamente alla cieca, dove i commensali possono sbizzarrirsi nelle ipotesi più disparate per riconoscere quello che c’è nel bicchiere e per discutere sulla validità degli abbinamenti proposti. Siamo tutti alla pari, nessuno sa cosa viene servito, e spesso le risposte più azzeccate vengono da chi ha un’esperienza meno condizionata sul vino, più libera da schemi di degustazione precostituiti. Infatti le sorprese non mancano. Con cadenza più o meno mensile questi incontri si susseguono, tanti i ristoranti d’elite visitati finora, e tanti i vini scoperti per meravigliare i nostri palati e le nostre conoscenze in materia. Ma evidentemente c’è un sentimento di affezione che lega al “luogo del delitto”, il Foro dei Baroni a Puglianello. E così il 18 dicembre torniamo di nuovo a farci coccolare dalle cure di Raffaele D’Addio e del maitre Pasquale Marzano, e in più…. Prima sorpresa, il sommelier che serve il vino è Savio Basilio, che ci fai qui? E il primo vino ha sentori aromatici e dolci, la bocca conferma, un vino da dessert per iniziare. Ma sono impazziti? Il tema di stasera è “provocazione“, dice Pino, “non mancheranno le sorprese, il gioco è intervallare pietanze tradizionali rivistate a piatti più arditi, il percorso sarà lungo, non mangiate pane“. E come si fa, quando a centro tavola ci sono ciriole di farina di segale e cumino, pani al latte con cipolle, e baguette fragranti, e alla sinistra del piatto grissini alle olive, all’origano e al pomodoro confit caldi di forno? Il vino aromatico somiglia a un Sauternes, su crème brulè di fegato di vitello al caffè e spuma di fegato d’oca e sale al cacao è la piacevolezza. Si tratta, dopo molte illazioni, di Chenin Blanc 100%, Bonnezeaux 2003 Chateau de Fesles.Seconda sorpresa: piccione, petto e coscetta cotta confit con riduzione all’Aglianico, e da bere bollicine ossidate e pungenti. Marina Alaimo ritiene che la pungenza sia dovuta a un blanc de noir, è giusta l’osservazione, però qualcosa non convince, che razza di spumante ci avete dato? Pinot nero, coltivato a piede franco, della Montaigne de Reims, vite prefillosserica, vinificato in legno, prodotto in quantità limitata e solo nelle annate particolarmente favorevoli, Champagne extra brut Les Francs de Pied 1er Cru millesime 2003 Maillart, Francesco Martusciello è estasiato.

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Oggi c’è: Tanto per brindare con l’ Ais Campania…

Pubblicato da aisnapoli il 22 Dic 2008

Divino Natale, Natale di vino…

Pubblicato da aisnapoli il 21 Dic 2008

Di Michela Guadagno
natale_01_ani.gifDomenica 14 dicembre, una qualsiasi domenica di inverno a girare per mercatini di Natale, oggi mi sento così invisibile! Chiamo Betty Marasco, che vuole venire con me a Cava dei Tirreni, si inaugura Ri-ciclo, mostra fotografica di Ico Gasparri sul tema della differenziazione dei rifiuti, abbinata a Ri-sorso, degustazione dei vini dell’azienda Terre delle Ginestre, Lentisco e Promessa. Partiamo sotto una pioggia battente, arriviamo in perfetto orario per assistere al taglio del nastro alla presenza delle istituzioni locali. L’autore delle foto ci guida nel percorso delle immagini, non sapevo ed ora lo so che esiste la differenziazione finanche del colore delle bottiglie di plastica, attraverso lettori sofisticati che distinguono il verde dall’azzurro e dal bianco trasparente, e che uno dei problemi è la commistione del vetro e della ceramica, basta il manico di una tazzina da caffè per inficiare la raccolta del vetro. Bellissima la stampa su una lastra anitiscivolo di metallo che riproduce una lattina di coca cola, per esempio, nel mucchio dei rifiuti d’alluminio, oppure una foto dai colori “madreperlacei” che a me ricorda un’ostrica, poi mi spiegano che il titolo è “Medusa”: una bottiglia di acqua minerale che si sta decomponendo, tutte le sfumature dall’azzurrino al bianco. Oppure i cumuli di legno “sbriciolato” e in primo piano una sedia integra, dà l’efffetto del “nulla si crea, nulla si distrugge”, e l’ammasso delle bottiglie di vetro, una volta smaltite ritorneranno vetro per farne nuove bottiglie, illustrativo e istruttivo, davvero interessante. Ma veniamo al motivo che ci ha portato qui, la degustazione di Lentisco 2006, Igt Lazio da bellone, e di Promessa 2006, Igt Lazio passito da moscato di Terracina. Maurizio Paolillo, che ha organizzato l’evento Ri-sorso, introduce Maurizio De Simone, l’enologo che si è dedicato alla rivalutazione di queste uve poco diffuse. Il bellone è un antico vitigno laziale, Plinio nella Naturalis Historia ne parla chiamandolo “tutto sugo e mosto”, ha buona acidità; qui nel vino di Terre delle Ginestre, coltivato tra Cori e Formia, in provincia di Latina, viene fermentato e conservato in botti di castagno, legno ossidativo che viene usato per ammorbidire le durezze del vino, restituendo un prodotto dai sentori mandorlati e tostati, con un’intensa nota fumè, di gran corpo. Il Moscato di Terracina, coltivato a piede franco da vigne di 60 anni, ha avuto, insieme all’appasimento, anche l’attacco di Botrytis Cinerea, e una sosta su fecce fini, restituendo un vino dalle caratteristiche particolari, aromi di cannella e lunga persistenza gustativa. Continue Reading »

Un brindisi con le bollicine autoctone Campane, oggi è possibile.

Pubblicato da aisnapoli il 20 Dic 2008

Di Angelo Di Costanzo
bollicine.jpgNell’epoca in cui viviamo la comunicazione è divenuto un fattore fondante del successo di un prodotto, di un marchio, di una azienda; No, non scopriamo certo l’acqua calda, in effetti “la pubblicità - si è sempre detto - è l’anima del commercio” ed in ogni stagione negli ultimi cento anni si è fatta prima pudica, poi elegante persuasione sino a divenire insidiosa al punto di vestire troppo spesso l’arroganza dell’invadenza.Oggi più che di pubblicità, termine ormai relegato al linguaggio popolano si è sempre propensi a parlare di comunicazione, perché con il termine di “comunicazione” s’intende lanciare un messaggio che è molto più complesso, spesso originale, della banale pubblicità”. Non solo quindi manifestare la bontà di un prodotto, l’intuizione di una idea, l’identità di un marchio da lanciare o consolidare e invitare al suo acquisto, ma rendere tutti questi, attraverso un linguaggio minuzioso, magari supportato da una proposizione anche visiva, una parte integrante di una esperienza unica del destinatario di turno, insomma un momento culminate del proprio vivere quotidiano, magari di una passione, di un piacere che potrà essere a lungo condizionato tanto da modificarne le abitudini.Ecco come si può arrivare a pensare di stravolgere le abitudini di operatori professionali ed appassionati consumatori, come si possa pensare di proporre in alternativa al Prosecco di turno la Falanghina o l’Asprinio d’Aversa spumanti, come avviare una lenta conversione alla valorizzazione di progetti interessanti sul primo, diffusissimo vitigno che sembra trovare con la spumantizzazione un’anima intrigante, deliziosamente appagante, una espressione per niente banale e sul secondo che grazie all’impegno di pochi viene costantemente reso salvo dall’estinzione. Un lento progredire che possa condurre all’idea che sia il Prosecco a divenire una valida alternativa di Asprinio e Falanghina, non fosse altro per la soddisfazione di chi ama rallegrarsi con le bollicine autoctone campane e per la buona pace dei redattori delle varie guide ai ristoranti che proprio non ne possono più di ritrovarsi a Sorrento come a Pozzuoli, a Paestum come a Caserta o Ischia sempre costantemente serviti come “calice di benvenuto” il Prosecco (spesso uno dei più mesti) o magari un Oltrepò Pavese Pinot Nero vinificato in bianco e quando gli va bene una flute di Franciacorta: nessuno, o quasi (poiché le eccezioni vi sono sempre) che pensi che uno spumante di Falanghina (ovvero Asprinio d’Aversa o Greco di Tufo) possa essere un buon viatico di accoglienza quantomeno in tono alla propria tavola spesso proposta come tradizione della enogastronomia campana. Continue Reading »

Il Simposio di Natale

Pubblicato da aisnapoli il 19 Dic 2008

18 alle 18: Last minute…al BAG con Viviani

Pubblicato da aisnapoli il 18 Dic 2008

Il 18 alle 18…al Bag ovvero Bacoli Art Gallery Seminario di Degustazione Tecnica di Amarone, Ripasso e Recioto con la presenza della Sig.ra Viviani dell’Azienda Vivani e di Fabrizio Erbaggio, vicedelegato Ais Napoli…

Prenotazioni:081/5233802•393/3321307•335/7250073•Piazzetta Adriano nn.5 , 6 Bacoli (NA) www.bacoliartgallery.it. Guest star Stefano Pagliuca dell’ Antica Panetteria dei Buoni Sapori di Melito con pane a canestrella cotto a legna e pizza con scarola. Alle 20.30, per chi vorrà proseguire in questo viaggio etilico nelle terre venete, all’Osteria Abraxas “Il fascino discreto dell’Amarone” con la produttrice che guiderà la degustazione di cinque vini Valpolicella Classico Superiore Campo Morar 2005 Amarone della Valpolicella 2005 Casa dei Bepi Amarone della Valpolicella 2003 Recioto 2004 in abbinamento ad un ricco e variegato menu. Per maggiori dettagli sulla serata all’Abraxas clicca qui

E finalmente Caserta con le spezie di Peppone…

Pubblicato da aisnapoli il 18 Dic 2008

Di Michela Guadagno
Torno a una serata organizzata dall’Ais di Caserta dopo l’ultima volta nel mese di luglio a Taverna Estìa. Sono affezionata a questa delegazione, venivo spesso qui a sentire parlare di vino, accolta con piacere da Enzo e Marco Ricciardi, come anche oggi succede. Telefono a Marco giorni prima, ben sapendo che nel mese di dicembre l’enoteca La Botte è in fermento per le attività natalizie: siete mai stati in un’enoteca durante il periodo che precede le feste? Mi scuso per la telefonata, mi prenoto per la cena dell’11 dicembre da Prosit! a Marcianise, e prendo appuntamento per andare insieme, sono stata lì in precedenza una sola volta, non guidavo io e non ci saprei ritornare. Il primo evento di quest’anno sui Percorsi del gusto è sul tema delle spezie, antiche e moderne, merce preziosa di scambi commerciali dai tempi di Marco Polo che percorrendo la Via delle sete le scopre in Cina e le tramanda ne Il Milione. A cominciare dal tè. Peppone Russo, chef patron dell’Enoteca con cucina, come recita l’insegna del ristorante, introduce il primo viaggio degli abbinamenti: un aperitivo a base di tè dal nome impronunciabile, aspetto la specifica del menù per poterlo riportare, Lapsang Souchong Rare Reserve Tea, un tè amaro con note di fumo e di torba, al naso sembra whisky, va bevuto caldo su una zeppola di baccalà fritto con mousse di cavolo, resa piccante da una spolverata di Chili. E poi l’uovo di Parisi, da Lucca, un uovo senza contenuto di colesterolo, prodotto da galline alimentate con yogurt, ottenuto dopo 8 anni di sperimentazioni: nel piatto un uovo in foglia di lardo aromatizzato con vaniglia su un letto di fonduta di patate allo zafferano, nel bichiere Barolo 2003 dei Poderi Luigi Einaudi. Il bicchiere me lo tengo stretto fino alla fine della cena, il Barolo è perfetto anche sulle successive portate: maltagliati con pesto crudo a base di aglio, parmigiano, lardo, anice stellato, nocciola, su cui beviamo Merlot Quercegobbe Petra 2005, copre bene l’intensità aromatica dell’anice. Poi una zuppa calda di patate e castagne “del prete”, una grattugiata di ricotta di bufala affumicata e pepe nero di Sechuan; molto sapido, le patate sono della varietà ratte de Touquet, e vengono coltivate sotto la sabbia del mare in condizioni di bassa marea. Continuiamo con tracchie di maiale nero casertano al forno con bacche di coriandolo, il vino proposto in abbinamento è Amarone della Valpolicella 2004 Tenute Galtarossa ottenuto da sole uve Corvina e Rondinella. Come pre-chiusura zuppetta tiepida di mele annurche al cardamomo, ci servono il Moscato Passito di Pantelleria Le conche 2004 Terre dei Sesi, e una mousse di ricotta, cioccolato amaro al sale affumicato, croccantino al sesamo, curry. Nella descrizione del vino, a proposito della traduzione della parola “zib’ib” dall’arabo, riporto una battuta udita al mio tavolo, “pensa che piacere ci hanno fatto gli Arabi, altrimenti stavamo ancora a fare i conti con i numeri romani”, copyright Alessandro Schiavone. Tra gli altri presenti rivedo Ernesto De Dominicis, Giuliana Caiazzo, Nicoletta Di Costanzo, Fiore Aliperti, Roberto Di Costanzo con la moglie, e un simpatico notaio di cui non conosco il nome, molto curioso della degustazione e degli abbinamenti; a un altro tavolo Mara Marrone, Maria Grazia Sapatiello, Salvatore Landolfo; io siedo con Gaetano e Imma Scognamiglio, Mimmo D’Anna, Giuliana Biscardi, Alessandro Schiavone; aspettatemi al prossimo evento, non mancherò…

Aspettando il Master…

Pubblicato da aisnapoli il 17 Dic 2008

cappello_laurea.jpgAspettando il Primo Master sull’Aglianico organizzato dall’Ais Campania per il 2009 (piccola fuga di notizie…) ecco i risultati degli ultimi master targati Associazione Italiana Sommeliers: Matteo Barolo vince quello dedicato al nobile Nebbiolo: nomen omen, con un cognome così difficile non vincere… con l’appuntamento di quest’anno il concorso è giunto alla sesta edizione. Qui la dettagliata cronaca della competizione tratta dal sito Ais Piemonte. Per chi si vuole cimentare con la prova scritta trova qui le domande. E’ invece Simona Bizzari di Arezzo a trionfare nell’ undicesimo Master sul Sangiovese organizzato dall’Ais Romagna. Altro avvicente concorso… Qui via vino24 il resoconto della finale. (T.L.)

Diario di Viaggio n°17…

Pubblicato da aisnapoli il 16 Dic 2008

Di Michela Guadagno
cornetto.jpgDiario di viaggio n° 17, scaramanticamente. La mia macchina è anfibia a prova di alluvione, lo scopro rientrando da Aiello del Sabato, dopo cena al Cielo Azzurro il cielo si è dimenticato l’azzurro, e ha scatenato acqua e vento. Prima però, gran bella cena toscana, preparata stavolta dalla signora Romana, la mamma di Mimma Lanzetta, originaria di S. Miniato, con il supporto di Pietro, Antonio e Lello Del Franco. Bella tavolata delle feste, in rosso, e candele accese, e per centrotavola un ramo di vite con sigari toscani e fiammiferi, il contenitore (vuoto) del “Moro”, palline colorate con i colori delle contrade del Palio di Siena (si chiamano “bàrberi” spiega Lello profondo conoscitore di quelle zone), coltelli di Stamperia di Berti, ma stavolta ho le foto! La cena inizia con i crostini toscani, cioè un patè di fegatini, spezie e burro, deliziosi con il Chianti Classico ‘06 di Isole & Olena. Con lo stesso vino va bene anche il primo piatto di maccheroni “alla chitarra”, fatti a mano da Antonio, con ragù toscano, carne macinata tipo bolognese con aggiunta di coniglio, “distrattamente” con Sabino Della Sala facciamo il bis. E poi il capolavoro, coniglio al cioccolato, con contorno di polenta di granturco: spiega Mimma che il piatto anticamente era con la lepre, ma noi ci accontentiamo! Chi sono i noi? Angela Scianguetta, Gaetano Esposito, Mimmo Duraccio, e tre ospiti napoletani che risiedono ad Avellino, Mimmo, Anna e Renato. Beviamo Montevertine 2001. Ed è il momento di Mimma, e della degustazione di cioccolato toscano La Molina, di Pistoia, napolitaner di cacao 70% Cuba, ancora 70% Papua Nuova Guinea, e 75% Tanzania. Ci spiega le differenze tra cacao Criollo, Forastera e Trinidad, ci mostra la lucentezza della superficie delle tavolette, ci fa sentire lo “snap” di rottura che suona di più nel secondo cioccolato, la ascolto incantata. Assaggiamo mordendo con i denti incisivi e masticando per sentire tutta la morbidezza e l’avvolgenza del cioccolato; nel frattempo l’abbinamento, sentite un po’, con Brunello di Montalcino Poggio Salvi 1979 di Biondi Santi, servito già nei bicchieri per ben ossigenarlo, perfetto nelle sue note tostate di cacao e caffè, e dopo 30 anni! Altro abbinamento con Banyuls Aoc ‘97 L’Etoile e Grappa di nebbiolo invecchiata Marolo, ma io preferisco il Brunello. E per concludere le praline, al caffè, cappuccino, tartufo, nocciola, e piccole “perle” con fava di cacao, mandorla, uvetta, scorzetta d’arancia; la chicca finale è una prugna sciroppata sotto alcol e sciroppo di zucchero, si dice la “pruna d’a preta“, ricetta Del Franco. Fortuna vuole che qui stasera sono tutti fumatori, e così quattro chiacchiere rilassate intorno al tavolo con un bel sigaro non ce le leva nessuno…. Regalo natalizio per i presenti una bottiglia di vino cotto ottenuto dalla vite che fa da pergolato davanti al bar, quest’estate carica di grappoli ombreggiava i tavolini e adesso ha i pampini a terra spogliati dal vento. Rubo la conclusione a Mimmo Duraccio: “quando vengo qua da Antonio mi sento coccolato“, ed è vero!

E’ scomparso Tonino Aversano

Pubblicato da aisnapoli il 14 Dic 2008

lutto.pngSi è spento Tonino Aversano, patron del noto ristorante partenopeo “Don Salvatore” a Mergellina, una vita interamente dedicata allo studio ed alla valorizzazione dell’enogastronomia campana.
La Sommelerie Campana perde uno dei suoi padri fondatori: decano dei sommeliers di Napoli, nel corso della sua trentennale partecipazione all’Associazione Italiana Sommeliers aveva ricoperto vari incarichi fino a giungere alla presidenza dell’Ais Campania. I funerali si svolgeranno lunedì 15 Dicembre alle ore 12.00 presso la Chiesa di S.Maria del Parto a Mergellina. Alla famiglia Aversano il mio personale cordoglio e quello dei soci tutti della delegazione Ais di Napoli e della Campania. Questo blog in segno di lutto non verrà aggiornato a partire da ora e per tutta la giornata di domani, lunedì 15.

Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli

Anteprima Fiano… de I Favati a Cesinali

Pubblicato da aisnapoli il 14 Dic 2008

Di Michela Guadagno
Dicembre è mese di natività, ci si trova indaffarati per il Natale e per l’inizio di un altro anno, a credere nel nuovo per fare posto a rinnovate energie ed emozioni, dimenticando quanto non è piaciuto dei mesi passati. Con questo pensiero l’11 dicembre arrivo a Cesinali per la nascita di un nuovo vino, c’è la presentazione della Riserva del Fiano di Avellino Pietramara “etichetta bianca” 2007 dell’azienda I Favati, ricevo giorni fa l’invito da Rosanna Petrozziello. Sono in macchina con Laura Gambacorta e Monica Piscitelli che segue a ruota, siamo in leggero ritardo per la degustazione prevista per le 18. Sullo spiazzo antistante la cantina rapidi i saluti e i convenevoli con Ugo Baldassare, Vincenzo Mercurio, Luciano Pignataro, Giampaolo Gravina, Annibale Discepolo, Antonio Del Franco, Angelo Maglio, Lello Del Franco, Maurizio Paolillo, Vittorio Guerrazzi. E Tommaso, dov’è? mi chiedono: e che ne so? In verità disguidi telefonici di giornata mi causano un’involontaria gaffe “istituzionale”, sono mortificata. Ci accomodiamo nella sala preparata per l’assaggio, scorgo le tre annate in degustazione, la neonata con l’etichetta bianca per distinguerla dall’altra bottiglia con etichetta nera della versione base, ed in più, altra differenza, la bottiglia è una borgognona e non una bordolese. Sì, ma vogliamo parlare del vino che c’è dentro? L’enologo Vincenzo Mercurio spiega che il fiano del vigneto in località Pietramara subisce un’unica vinificazione, ma poi viene differenziato da quello che andrà nella versione base, perchè la Riserva fa una macerazione pellicolare dell’uva prodotta nella parte nord del vigneto, e viene tenuto in acciaio fino a giugno e poi imbottigliato; rimane in vetro altri 6 mesi, per cui uscirà, a conti fatti, quasi contemporaneamente all’annata base della vendemmia successiva. Per bene evidenziare quanto detto, apriamo le danze con il fiano del 2006, che mostra da subito una buona freschezza al naso e in bocca, mentre a confronto l’annata 2007 risulta più morbida, anche dal colore più carico. Ritorno con il naso nei bicchieri che ho davanti, belle sensazioni minerali di un vino che non stanca, quest’estate al Festival di Aiello la 2004 mi sortì un analogo effetto, a conferma. Infine l’Etichetta Bianca, prodotta tra i 2400-2500 esemplari, mostra sentori di noce e di burro, e questa burrosità la ritrovo anche al palato, è un vino che farà parlare di sè. Tra i commenti alla degustazione mi sovviene la voce di Maurizio Paolillo che trova un giusto finale ammandorlato nella 2006, e da cui concorda con il nome Pietramara. Come mi piacerebbe continuare ad ascoltarli, ma ahimè non posso trattenermi, mi sento come Cenerentola che va via prima della conclusione della serata, mi perdo la cena di Rosanna a quanto ho sentito abbondante e gradita, ma devo andare, saluto e auguro buon Natale e buon anno, ma capiterà di incontrarci certamente altre volte prima delle feste. E mi domando ancora una volta tra tanti nasi esperti e palati fini e penne autorevoli, che c’entro io? Continuerò a chiedermelo, troverò la risposta…Qui il report sulla serata su Luciano Pignataro wineblog a firma di Monica Piscitelli.

Foto: Campaniachevai

…Tanto per brindare con l’Ais Campania!

Pubblicato da aisnapoli il 13 Dic 2008

AIS CAMPANIA

&

DELEGAZIONE COMUNI VESUVIANI

 

….TANTO PER BRINDARE!!!

 

22 Dicembre 2008

 

Villa Signorini - Via Roma, 41 - Ercolano

Scarica qui la Locandina 22 Dicembre 2008

Un sommelier (non mannaro) napoletano a Londra

Pubblicato da aisnapoli il 12 Dic 2008

Di Franco De Luca

Al n. 4 di Grosvenor Square, proprio nel cuore della città, presso la residenza dell’Ambasciatore Italiano a Londra Giancarlo Aragona (nella foto), la sera del 9 dicembre 2008 non c’è stato il mostro evocato dal titolo ma nientedimeno che la Campania, non tutta ovviamente ma quello che basta per poter mostrare al mondo britannico le prelibatezze enogastronomiche (e non solo) della nostra terra. Un evento organizzato dall’assessorato al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania e dall’Ufficio Economia dell’Ambasciata Italiana e che avviene in concomitanza della presentazione londinese del testo “The food and wine guide to Naples and Campania” a cura di Carla Capalbo, giornalista Italiana che nasce a New York e che si forma tra Parigi e Londra. Si tratta di una “guida” tra aziende vinicole, caseifici, oleifici e quant’altro questa terra riesce a offrire. La manifestazione comunque è fortemente indirizzata a mostrare un assaggio delle “tipologie” enogastronomiche della nostra regione a prescindere dalle aziende che hanno fornito i prodotti.
La serata inizia circa alle 18:00 e si apre con il concerto “Music in Naples between 1600 and 1700” del trio “Accordone” composto dai musicisti Marco Beasley, Guido Morini e Rossella Croce. Vengono eseguite, anche con l’ausilio di strumenti dell’epoca quali il clavicembalo, emozionanti melodie Napoletane del XVII secolo, da “Quanno nascette Ninno a Betlemme” a “Lo Guarracino” e tante altre, alcune davvero poco conosciute. La platea è abbastanza eterogenea, una nutrita rappresentanza della comunità Campana del Regno Unito, molti giornalisti locali e diversi importatori di prodotti alimentari. Terminato il concerto, in attesa che venga aperto il buffet, viene servito (al vassoio) l’aperitivo costituito dagli immancabili succhi di frutta, da acqua scozzese e dal nostro Asprinio di Aversa Spumante (I Borboni). L’Asprinio fa davvero il botto! È il vino che colpisce maggiormente, si avvicinano di volta in volta al mio “bancariello” a chiedermi notizie su questo “fentastico proesecchìneo”, arieccoci col prosecchino, il mio incubo! Io posso tranquillamente sostenere una conversazione in inglese, ma non posso parlare dell’alberata, dei pioppi, dei filari a trenta metri, parlerei come Tarzan con Jane, per noi sommelier è importantissimo raccontare anche le “sfumature” di ciò che presentiamo e per far questo c’è bisogno di una padronanza assoluta della lingua, ma la persona che mi era stata affidata come interprete è una stagista italiana che non gradisce molto il ruolo che le viene commissionato e si dilegua nei meandri dell’Ambasciata, non mi resta che chiedere aiuto un po’ in giro… alla fine, la Scuola Napoletana vince e, un po’ da solo, un po’ con la simpatica collaborazione coatta di “volontari” requisiti a volo, riesco a passare le informazioni necessarie che mi erano state richieste: restano di stucco! Colpiti ed impressionati da una così importante tradizione e dal fatto che sia tanto poco conosciuta nonostante la spettacolarità che la caratterizza, ma, soprattutto, emozionati dalla gradevolezza citrina di questo vino, della sua capacità di preparare ed invogliare la bocca al pasto, dei suoi riflessi verdolini e di come questo vitigno sia evidentemente vocato alla spumantizzazione… qualche importatore prendendo nota non riesce a credere che alcune aziende, in annate particolari, lo producano addirittura col metodo Champenois, devo quasi giurarglielo.

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Report Enolaboratorio: A tu per tu con Cappellano

Pubblicato da aisnapoli il 11 Dic 2008

Di Fabio Cimmino

Vignaiolo anarchico, verace, profondamente legato alle Langhe e alla loro storia. Diploma in chimica e ‘68 sulle barricate, contrario agli OGM, ostile alle mode e alle modernizzazioni che offuscano la bellezza ed il fascino naturale del “nebiolo” con una sola “b” come ama chiamarlo lui. Si autodefinisce “una persona datata, ma anche maledettamente curiosa”. Cultura, amore, passione, fatica, perseveranza segnano il suo percorso verso una nuova idea di tradizionalismo contadino, consapevole e maturo. Come ha scritto l’amico Luigi MetropoliTeobaldo ed Augusto Cappellano esplorano quell’area di contiguità tra il fatto naturale e quello culturale, inaugurando un dialogo permanente“. La ricerca di un equilibrio naturale, della purezza interiore attraverso la diversità espressiva di ogni annata, seguendo una precisa e semplice regola: non intervenire ma assecondare. Come? Abolendo la chimica, facendo crescere i capi senza cimarli, praticando inerbimenti perenni e lasciando esprimere la vigna. Nei 3 ettari dello storico vigneto Gabutti (insieme al Rionda e al Marenca considerato da Baldo lo zoccolo duro del terroir di Serralunga) pratica un’agricoltura antica che guarda al futuro. Per la maturazione di solito si affida alle api: “laddove suggono le api o beccano i fagiani, lì l’uva è matura. In cantina, macerazioni prolungate e lieviti indigeni, poi botti grandi e lunghi affinamenti, per uscire sul mercato in genere più tardi rispetto alla media.” Nel 1989, la sfida delle sfide, il tentativo estremo ed esaltante di collegare passato a futuro, l’idea pazza di ricreare il barolo che fu: l’impianto di nebbiolo su piede franco, ciò che darà origine più tardi al ricercato, emblematico, seducente Barolo Gabutti Pié Franco, da uve nebbiolo della varietà Michet”. Sono state, invece, cinque annate del suo Barolo Otin Fiorin Piè Rupestris a guidarci alla scoperta di questo personaggio straordinario, di una terra unica e di quella che può considerarsi una vera e propria filosofia di vita. Un Barolo umorale, granitico, tenace. Nelle note che seguono non troverete alcuna valutazione o punteggio nel rispetto della volontà del produttore riassunta da quanto egli stesso rivendica orgogliosamente in retroetichetta: “A chi di Guide si interessa: Nel 1983 chiesi al giornalista Sheldon Wasserman di non pubblicare il punteggio dei miei vini. Così fece, ma non solo, sul libro Italian Nobile Wines scrisse che chiedevo di non far parte di classifiche ove il confronto, dagli ignavi reso dogma, è disaggregante termine numerico e non condivisa umana fatica. Non ho cambiato idea, interesso una fascia ristretta di amici-clienti, sono una piccola azienda agricola da 20 mila bottiglie l’anno, credo nella libera informazione, positiva o negativa essa sia. Penso alle mie colline come una plaga anarchica, senza inquisitori o opposte fazioni, interiormente ricca se stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado d’esprimere ancor oggi solidarietà contadina a chi, da Madre Natura, non è stato premiato. E’ un sogno? Permettetemelo“.” Teobaldo

Vigna Gabutti Otin Fiorin Rupestris Cappellano 2004
Il più giovane della serie. Nell’età ma soprattutto nelle sensazioni. Molto chiuso e   sostanzialmente indecifrabile fin dalle prime nasate. Solo al termine della serata si riuscirà ad intravedere qualcosina. Da riassaggiare, con calma, tra qualche mese.

Vigna Gabutti Otin Fiorin Rupestris Cappellano 2001
Anche quest’annata ostenta una chiusura iniziale non indifferente. Anche se ogni volta che il naso si riavvicina per tuffarsi nel bicchiere si apre una piccola finestra dalla quale si riesce ad intuirne la fascinosa bellezza. Sempre diverso sempre uguale a se stesso. Profumi eleganti e delicati di fiori rossi dal respiro balsamico si adagiano su uno sfondo terroso di fulgida mineralità. Al palato i suoi tannini sono il classico pugno in guanto di velluto. L’acidità viva e scattante. La progressione incredibile porterà questo Barolo a fine serata in uno stato di grazia assoluto. Bottiglia dalle incredibili potenzialità. Emozionante. Da farne scorta in cantina.

Vigna Gabutti Otin Fiorin Rupestris Cappellano 2000
Millesimo dall’animo più femminile almeno a sentire l’apprezzamento unanime del gentil sesso presente in sala. A dire il vero anch’io ho goduto e molto nel bermi questo nobile rosso. Il vino ha una complessità compiuta, un profilo più aperto ed ampio pur senza perdere mai di vista un rigore ed un’austerità autenticamente barolesca. E’ l’esemplare sicuramente più pienamente godibile della batteria. Nel bicchiere si coglie già qualche primo accenno terziario di cuoio e tabacco. Al palato mantiene un sottile ed apprezzabile equilibrio tra acidità, sapidità e tannini. Il finale è persistente, lungo ed appagante.

Vigna Gabutti Otin Fiorin Rupestris Cappellano 1998
Non sono riuscito ad amare fino in fondo questo campione. Un sensazione dolce iniziale (di fiori più che di frutta dolce) a tratti quasi caramellata mi ha infastidito a lungo. Vero è che dopo quasi tre ore di ossigenazione era praticamente scomparsa ma qualche dubbio rimane. Il vino coferma questa sua incostante mancanza di risolutezza anche al palato dove sembra soffrire di una scompostezza ancora in divenire. Sia ben chiaro si beve che è un piacere non meno degli altri ma ne soffre, a mio avviso, l’inevitabile confronto.

Grandissimo finale con il mitico Barolo Chinato. E’ stato proprio un Cappellano ad inventarne la ricetta miscelando sapientemente il Barolo (di quello buono) con china calissaia ed un riuscito mix di numerose erbe aromatiche e spezie secondo una formula rigorosamente segreta. Il vino si presenta di un rosso rubino più intenso al cuore del bicchiere mentre degrada ai bordi in sfumature delicatamente rosate. E’ un’esplosione di profumi speziati e balsamici di cioccolatino alla menta, di cannella e vaniglia, di rabarbaro e liquirizia, di china ed anice. In realtà si potrebbe andar avanti per ore a cercarne tutti i descrittori olfattivi tale è l’interminabile sfilata di sensazioni che si susseguono senza tregua al naso. Il sapore è rotondo, armonico, con un finale solo lievemente amarognolo ben bilanciato dal residuo zuccherino. Straordinariamente piacevole ed allo stesso tempo profondo e complesso. Elegante ed equilibrato in tutte le sue parti: dolcezza, freschezza, sapidità. Lascia il palato  asciutto e pulito. Un’esperienza sensoriale davvero indimenticabile. Quintessenza liquida da centellinare abbandonando i sensi.

2° Concorso Provolone del Monaco D.O.P: i vincitori

Pubblicato da aisnapoli il 10 Dic 2008

provolone_monaco_200710090056281.jpgIn data 6 dicembre 2008, presso il Castello Giusso di Vico Equense si è svolto il 2° concorso “PROVOLONE DEL MONACO D.O.P.”.Erano presenti in qualità di Comitato di Presidenza: Beppe Casolo (Vicepresidente ONAF) e Maria Sarnataro (Consigliere Nazionale ONAF) e di membri della commissione giudicatrice i Signori Maestri Assaggiatori ONAF: Antonio Papa, Paride Cimbalo, Ugo Di Leva, Eliseo Di Sapio, Tommaso Luongo, Carmela Valitutti, Salvatore Varriale, Salvatore Varrella, Maurizio Paolillo, Mario Avallone, Luigi Marinaro, Mario Sanza.
Verificato il rispetto di tutte le altre norme contenute nel regolamento ed accertato il corretto svolgimento delle valutazioni dei campioni iscritti da parte della giuria, si è giunti all’elaborazione dei dati che hanno portato a individuare il primo classificato per ogni categoria. Per ogni categoria è riportato oltre al primo classificato l’elenco dei partecipanti.

- Cat. 1 (6-8 mesi) 1°classificato Caseificio Cacace snc Massa Lubrense
Partecipanti:Cas.La Rocca Sant’Agnello;Cas. Perrusio Carmela e C. snc Meta;
La Verde Fattoria del Monte Comune srl Vico Equense;Cas. De Gennaro Fernando Vico Equense;Fior d’Agerola dei F.lli Fusco & C srl Agerola; Cas. Grebur Castellammare di Stabia

- Cat. 2 (8-12 mesi)1°classificato La Verde Fattoria del Monte Comune srl Vico Equense

Partecipanti: Cas. Ruocco Agerola; Fior d’Agerola dei F.lli Fusco & C srl Agerola; Cas. La Rocca Sant’Agnello; Cas. Perrusio Carmela e C. snc Meta; Cas. Grebur srl Castellammare di Stabia; Caseificio Cacace snc Massa Lubrense

- Cat. 3 (oltre 12 mesi) 1°classificato Cas. Perrusio Carmela e C. snc Meta
Partecipanti: Fior d’Agerola dei F.lli Fusco & C srl Agerola; Cas. Ruocco Agerola; Cas. Grebur srl Castellammare di Stabia; La Verde Fattoria del Monte Comune srl Vico Equense; Cas. La Rocca Sant’Agnello; Az. Agr. Naclerio Agerola

Enolaboratorio: Verticale di Barolo Otin Fiorin di Cappellano

Pubblicato da aisnapoli il 09 Dic 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS DELEGAZIONE DI NAPOLI

Enolaboratorio: un luogo di discussione e di confronto dove sperimentare la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, percorrere nuovi virtuosi sentieri di conoscenza ”etilica”.

Verticale di Barolo

Vigna Gabutti Otin Fiorin Rupestris Cappellano

1998 – 2000 – 2001 – 2004

Mercoledi 10 Dicembre ore 20,30 Euro 45. Posti limitati

Enoteca Divinoinvigna, via S.Freud n.33/35

Info e Prenotazioni: 081.3722670 mail: divinoinvigna@libero.it

E’ inutile provare a sfogliare le Guide cercando i vini di Teobaldo ed Augusto Cappellano…tempo perso: non li troverete mai! (e non si tratta di un errore di stampa). E’ il frutto di una scelta precisa e ponderata che potrebbe essere confusa, di primo acchitto, con supponenza o alterigia, mentre è più semplicemente la naturale conseguenza di una filosofia di vita che non ama i riflettori del wine star system e che rifugge dalle degenerazioni che il sistema dei punteggi ad esso funzionale può talvolta portare.
Baldo è fatto così ed i suoi vini gli somigliano davvero tanto: sulle prime sembrano timidi ed introversi, poi riescono ad affabulare con la profondità, austera ed essenziale, delle multiformi sensazioni che regalano, emozionando chi ha la pazienza di aspettare.
Allora sediamoci, con calma, ad “aspettare” la verticale del Barolo Vigna Gabutti Otin Fiorin Rupestris, quintessenza del terroir di Serralunga, un vino dai decisi tratti maschili, autentico e sincero, per chiudere in bellezza il ricco ed interessante trimestre degli appuntamenti dell’Enolaboratorio e scambiarci i tradizionali auguri di Natale!
Non mancheranno le sorprese…

Foto: Luigi Metropoli Divino Scrivere

Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
www.aisnapoli.it

La Playa che mira le stelle

Pubblicato da admin il 08 Dic 2008

Di Pino Savoia

antoin-ego.jpgNon v’è nulla di meglio che iniziare una serata di relax sorseggiando un buon aperitivo. E se è vero che la “felicità è trovare due olive nel tuo Martini quando sei affamato”( Johnny Carson), allora per me si aprono le porte dei Campi Elisi sorseggiando un Martini Dry preparato a regola d’arte come pochissimi altri sanno fare. Da chi? Dalla brava e sorridente Alessandra De Masi, bar lady ( nonché sommelier AIS) preparatissima del famoso Blustoone di Via Chiaia a Napoli. Alessandra ci delizia con una versione del Dry Martini , ingentilita dal tocco di classe del lemon twist, che solo all’Harry’s Bar di Venezia puoi trovare! Ad accompagnare il nostro cocktail ci sono una carrellata di appetizer di ottima fattura che la cucina allegramente sforna in questa propizia ora del pre-dinner. E già , non dobbiamo dimenticare che la nostra serata è ancora lunga e che prevede una tappa gastronomica in uno dei templi della ristorazione cittadina della nuova generazione, il ristorante Radici . Quindi armati di appetitose intenzioni ci rechiamo alla Riviera di Chiaia , l’antica strada che deriva il suo nome dallo spagnolo “Playa” ovvero spiaggia e che costeggia il lato interno della Villa Comunale. Qui lungo la strada , per chi resta affascinato dalla storia e dall’arte napoletana, suggerisco di non perdere il Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes. Ebbene, a questo punto si dia il là alle “danze” ed entriamo pure nel piccolo ma accogliente locale di Agostino Cacace. Uno stile sobriamente minimalista con pareti bianche, arredi in teak, lampade illuminate a led, piante esotiche, il tutto a fare da cornice alla mediterranea cucina di Carlo Spina ispirata dal suo maestro Gennaro Esposito. Ed ecco che a rallegrare subito le nostre papille gustative ci pensa l’entrée di benvenuto , un raviolo di ricotta e gamberi in pasta kataifi ( pasta filiforme della tradizione greca senza grassi e dal gusto neutro) ed emulsione di zucca e menta. Incipit delicato che viene accompagnato dai fragranti pani , tra cui a stonare c’è solo il grissino bruciacchiato. Peccato veniale che lo chef si fa perdonare grazie ad una interessante variazione di baccalà: cappuccio, confit, pastella scura . Il primo , a parte la denominazione oramai super inflazionata , è una mousse di baccalà , patate, e grattugiata di bottarga di tonno a dare il giusto sprint sapido. Piatto buono anche se già visto e rivisto, non ultimo quello di Adriano Baldassarre del Tordo Matto “edito” già da qualche anno. A seguire nel piatto , da sinistra a destra, c’è poi uno squisito boccone di mussillo adagiato su una piacevole scarola amarognola. Ed infine una zeppola di baccalà al nero di seppia cromaticamente d’effetto anche se un po’ moscia …Colpa dell’olio non a temperatura? Divagazioni sul tema a parte, ci portano in tavola uno dei piatti più intriganti della serata: la vellutata di patate con uovo in camicia e tartufo umbro. Piatto tecnicamente perfetto in quanto a cottura, gioco di consistenze e sapori in equilibrio. Il bello della sperimentazione è appunto quando non è fine a se stessa!

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Il 5 e 6 dicembre in Penisola Sorrentina Gran Galà Provolone del Monaco DOP

Pubblicato da aisnapoli il 05 Dic 2008

provolone_monaco_20071009005628.jpgIl 5 e 6 dicembre ritorna l’appuntamento col “Gran Galà Provolone del Monaco D.O.P.”, un’occasione imperdibile per conoscere il formaggio d’eccellenza prodotto esclusivamente nel territorio della Penisola Sorrentina e dei Monti Lattari. Quest’anno il Gran Galà sarà itinerante, si partirà il 5 dicembre da Agerola, uno dei 13 Comuni inclusi nel disciplinare di produzione nell’area D.O.P., dove saranno previste visite guidate ad aziende zootecniche e caseifici.Il 6 dicembre, il galà si trasferirà a Vico Equense presso il Castello Giusso, dove, alcune novità rispetto alla precedente edizione, arricchiranno il programma. Oltre all’esposizione e alla degustazione di prodotti tipici in particolare del Provolone del Monaco D.O.P. a diverse stagionature, tra le novità il laboratorio del gusto denominato «l’ora da chef», in collaborazione con gli Chef del Comune di Vico Equense, che permetterà di degustare piatti a base di provolone del Monaco D.O.P. seguendo le spiegazioni di un maestro di cucina.Altra novità l’intervento dell’Associazione Pizzaioli Napoletani, impegnata in Italia e nel Mondo nella valorizzazione della pizza napoletana, che proporrà in onore del Provolone del Monaco una nuova pizza a base di questo formaggio.Nel pomeriggio presso la sala conferenze di castello Giusso si terrà il convegno: “Il Provolone del Monaco DOP tra passato, presente e futuro”La serata si concluderà con la premiazione dei vincitori del 2° Concorso Provolone del Monaco D.O.P. organizzato in collaborazione con l’ONAF (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), impegnata a giudicare il miglior Provolone. I vincitori saranno per la 1° categoria da 6 a 8 mesi di stagionatura, la seconda categoria da 8 a 12 mesi di stagionatura e la 3 categoria da 12 a 16 mesi di stagionatura, terza ed ultima categoria che darà al vincitore il trofeo Provolone del Monaco D.O.P., opera in bronzo dell’artista Antonio Gargiulo. Nel 2007 il trofeo andò al caseificio La Verde Fattoria srl di Vico Equense del signor Giuseppe Albano. Qui il report della precedente edizione.

Sabato 6 dicembre

ore 18.00

Castello Giusso – Vico Equense

Convegno:

“Il Provolone del Monaco Dop tra passato, presente e futuro”

Saluti

Gennaro Cinque - Sindaco di Vico Equense
Antonio Parlato - Assessore Agricoltura di Vico Equense
Francesco Del Vecchio - Dirigente STAPA CePICA di Napoli
Mariella Passari - Dirigente Sesirca, Regione Campania

Modera

Vincenzo Peretti - Direttore del Consorzio di Tutela

Introduce

Giosuè De Simone - Presidente del Consorzio di Tutela

Intervengono

- Vito Amendolara, Presidente IsMeCert
- Pier Carlo Adami, Presidente ONAF
- Antonio Lombardi, Servizio Ispezione Alimenti di OA e tutela dei prodotti ASL NA5
- Sergio Miccù, Presidente Associazione Pizzaioli Napoletani
- Vincenzo Stabile,Comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Napoli
- Gennaro Masiello, Presidente Coldiretti Campania

Concludono

- Francesco Emilio Borrelli, Assessore Agricoltura Provincia di Napoli
- Andrea Cozzolino, Assessore Agricoltura Regione Campania

E’ stato invitato l’On.le Antonio Buonfiglio, Sottosegretario Ministero Politiche agricole, alimentari e forestali.

Il Simposio di Natale al Foro dei Baroni

Pubblicato da aisnapoli il 05 Dic 2008

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS  Delegazione di Napoli

Un ciclo di incontri conviviali dedicati all’approfondimento di tematiche legate al mondo del vino per arricchire le nostre conoscenze e coltivare le nostre passioni…

“Il Simposio di Natale”

Cena Gourmet & Blind Wine Tasting”

Ristorante Il Foro dei Baroni

Piazza Chiesa n.6 - Puglianello(BN)

Giovedi 18 Dicembre ore 20.30, euro 110

Posti limitati. Info e Prenotazioni: 3208153578

Partenza dal Parcheggio di Via Brin alle ore 18.00

albero-di-natale.jpgSi torna sempre sul luogo del delitto…come recita un vecchio adagio dei romanzi gialli d’autore. Al Foro dei Baroni abbiamo iniziato il nostro personale viaggio nel gusto il 9 febbraio del 2007, qui ora torniamo per festeggiare assieme ai frequentatori del Simposio l’approssimarsi delle festività natalizie. Diciamo la verità, non è una scelta a caso! Sarà per l’atmosfera calda e familiare che si respira, sarà per l’innata capacità dello chef Raffaele D’Addio di dialogare in modo creativo con le materie prime del territorio, sarà per le coccole del maitre Pasquale Marzano: ma qui, a Puglianello, ci sentiamo un po’ come a casa nostra; e se possiamo dire, dopo ben dodici Prove Tecniche di Simposio, di aver confezionato un collaudato format enogastronomico lo dobbiamo forse anche a loro ed a quel riuscito battesimo nel mese di febbraio del 2007. Riusciranno ancora una volta i nostri amici a sorprendere le nostre esigenti papille gustative? Cosa tirerà stavolta fuori dal cilindro il nostro Raffaele? Attendiamo curiosi di poter assaggiare Ie ultime proposte gastronomiche del Foro dei Baroni…I vini proposti in abbinamento, selezionati dal trio del Simposio (Fabrizio Erbaggio, Pino Savoia e Francesca Martusciello) saranno serviti, come di consueto, in forma coperta al fine di esaltare la nostra esperienza sensoriale. Prima però visiteremo il birrificio artigianale St.John di Faicchio per conoscere da vicino una delle realtà brassicole più interessanti della nostra regione. Ancora una volta per affrontare ,in tutto relax, il nostro appuntamento gourmet abbiamo previsto l’accompagnamento in autobus con autista. La partenza dal parcheggio di Via Brin è prevista alle ore 18.00. Si raccomanda pertanto la massima puntualità

Tommaso Luongo

Delegato Ais Napoli

www.aisnapoli.it

 

Quando beviamo un vino sappiamo qual è la sua impronta?

Pubblicato da aisnapoli il 03 Dic 2008

report.jpgDi Pasquale Brillante

Lo spunto lo offre la trasmissione Report con il servizio “Il piatto è servito” Lo slogan è semplice : “Qual è il prezzo giusto da pagare per un cibo..o un vino , il prezzo sotto il quale non è possibile andare per non fare danni ad un intero sistema.”Si parla di cibo,di agricoltura sostenibile e dell’utilizzo dei pesticidi e delle sostanze chimiche.Negli ultimi 20 anni si evidenzia che sono diminuiti gli utilizzi di zolfo e rame , che erano utilizzati fin dall’antichità, e sono aumentati quelli relativi ai fertilizzanti chimici ed ai nuovi ritrovati ,alcuni dei quali secondo autorevoli gruppi di ricerca già segnalati come cancerogeni, mà non ancora esclusi dal commercio. Interessante sapere che mentre in Europa le leggi permettono l’utilizzo di queste sostanze con residui anche significativi nei vini e nei cibi in commercio.Fa un parallelismo con paesi come il Canada dove le leggi sono molto più severe. Prendendo ad esempio il vino, in questo paese per esportare è necessario che ai controlli di dogana dopo le analisi presentino residuo ZERO! A questo punto si apre il discorso sul Biologico. E qui viene chiamata in causa un’azienda vitivinicola italiana, che non fa uso di pesticidi e utilizza soltanto prodotti naturali ed i soliti rame e zolfo. E’ un azienda che viene presa ad esempio perché esporta regolarmente in Canada. Questo tipo di coltura , ci spiega il produttore, ha sicuramente all’origine dei costi più bassi, i nuovi fertilizzanti ed i pesticidi hanno dei costi molto più alti. Il sistema Biologico dovrebbe rendere per una questione di minor costi di produzione i suoi prodotti meno costosi al consumo. In realtà la scarsa distribuzione, la mancanza di leggi in Europa che ne favoriscano lo sviluppo, gli interessi delle multinazionali della chimica oltre alle politiche speculative li rendono più costosi e quindi economicamente meno appetibili. Altro spunto interessante che poi da il titolo alla mia nota, parte dallo studio con il quale l’Università Chimica di Siena ha legato chimica,fisica ed economia elaborando il concetto di “Impronta ecologica”. L’università ha elaborato un metodo per calcolare per ogni prodotto un indicatore di sostenibilità. Cioè quanto del nostro pianeta viene consumato per produrlo e quali impatti ha sul nostro ecosistema. Da tale studio e dai calcoli del metodo empirico elaborato è emerso che, quando si produce un vino biologico l’impronta è di 7 metri quadrati. Per un vino prodotto con metodi convenzionali l’impronta è di quasi 14 (13,98) metri quadri.   Non commento i risultati, perché non sono un tecnico, però non è cosa da poco.In pratica si consuma il doppio per produrre lo stesso prodotto “Il vino”. Questa analisi riportata a livello globale, mette in evidenza che il nostro modello di produzioneè poco sostenibile, perché di fatto consumiamo e sprechiamo troppo. Allora mi sono chiesto ma ogni volta che bevo un bicchiere di vino mi devo preoccupare di qual è la sua impronta ecologica e di quanto sto consumando del mio pianeta?  Il mio modo di consumare può e deve esser più ecosostenibile? Provate ad immaginare qual è “l’impronta ecologica” del vostro consumo tipico in base a quanto e cosa avete bevuto o state bevendo.Per chi fosse interessato ai dettagli della trasmissione visitate www.report.rai.it

Ravello, Vitigni a confronto. Costa d’Amalfi e Cinque Terre

Pubblicato da aisnapoli il 02 Dic 2008

vitigni-ravello.jpgGiovedì 4 dicembre, alle 17, presso l´Aula Consiliare del Municipio di Ravello, si terrà il convegno sul tema: I vigneti delle Coste: la Costiera Amalfitana e le Cinque Terre a confronto.Interverranno: il Sindaco di Ravello, avv. Paolo Imperato, il giornalista enogastronomico Fabio Cimmino, il consulente vitivinicolo Sergio Pappalardo ed il responsabile ISMECERT – filiera vitivinicola. Modererà l´incontro Bruno Danise, dirigente STAPA-CePICA Salerno. Il convegno, attraverso il confronto di due realtà distanti geograficamente tra loro quali la Costa di Amalfi e le Cinque Terre in Liguria, ma vicine da un punto di vista orografico, si propone di trarre elementi utili di conoscenza e sviluppo per tutte quelle aziende che vivono in una viticultura definita “eroica”. Le aziende, infatti, sono costrette ad affrontare notevoli difficoltà tecniche ed agronomiche determinate dall´orografia del territorio, in gran parte collinare, che limitano l´uso di mezzi meccanici e aumentano i costi di produzione, pertanto non incoraggiano nuovi insediamenti imprenditoriali e riducono quelli esistenti, con notevoli ripercussioni sulla difesa idrogeologica del territorio.

I menu della memoria alla Stazione Marittima

Pubblicato da aisnapoli il 02 Dic 2008

groucho_marx.jpgDal 6 dicembre 2008 al 6 gennaio 2009, 20 ristoranti e chef aderenti a “I menù della memoria” proporranno ai turisti della regione menù speciali con piatti tipici a prezzi promozionali. A selezionarli il critico “maccheronicoAntonio Fiore, giornalista del Corriere del Mezzogiorno con il contributo per i vini proposti in abbinamento del sommelier Pino Savoia dell’Ais Napoli. L’iniziativa rientra nel “Viaggio nella memoria” , uno dei sei itinerari tematici promossi dall’Assessorato al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania. Ogni ristorante sarà gemellato con un monumento, edificio, chiesa, complesso architettonico, borgo visitabile dal turista prima o dopo la propria sosta per mangiare. La cucina tradizionale, l’eccellenza dei vini ed il patrimonio storico-architettonico: tutti tasselli dello stesso mosaico per rilanciare l’offerta turistica della nostra regione. Mercoledì 3 dicembre dalle ore 20 alle 23 alla Stazione Marittima di Napoli, si svolgerà la presentazione della manifestazione organizzata dalla Regione Campania. Ais Napoli e Maccheronia presenti…(T.L.)

Qui l’elenco dei Ristoranti aderenti all’iniziativa.

Réserve d’art al PAN di Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 02 Dic 2008

reserve-dart.jpgGrotta del Sole e l’agenzia Sharp Cut (www.sharpcut.eu) di Londra hanno scelto Yvonne de Rosa per il lancio della nuova serie di vini Réserve d’Art, innovativo progetto curatoriale sensibile alla cominicazione dell’arte e alle tematiche ambientali. Ogni edizione limitata di bottiglie, contenente una riserva di Grotta del Sole, sarà studiata per essere collezionata come opera d’arte o riutilizzata come oggetto di design. La linea Réserve d’Art sarà presentata alla inaugurazione del progetto fotografico Crazy God di Yvonne de Rosa (www.yvonnederosa.com) al PAN di Napoli in via dei Mille 60 alle ore 18:30. Seguirà una degustazione di vini Grotta del Sole a cura di Angelo Di Costanzo, primo Sommelier della Campania 2008.