Meglio tardi che mai…le Foto dell’Allegrini Day all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli
Pubblicato da aisnapoli il 31 Gen 2009
Pubblicato da aisnapoli il 31 Gen 2009
Pubblicato da aisnapoli il 30 Gen 2009
Il 31 gennaio e il 1 febbraio nei locali dell’Hotel Columbus, in via Conciliazione a Roma, a poche centinaia di metri dalla basilica di San Pietro, si riuniranno per la prima volta più di 60 produttori di vini biodinamici e naturali. Presenti aziende aderenti a Vini Veri, Vin Natur e Triple A, Renaissance Italia, oltre a numerosi produttori indipendenti. Ideatrice dell’evento è Tiziana Gallo, già collaboratrice di Porthos, che è riuscita nell’impresa di far convergere in un’unica manifestazione produttori che, pur muovendosi nella direzione del rispetto della natura e del territorio, sposano filosofie talvolta assai diverse. La manifestazione prevede la degustazione a banchi d’assaggio con il seguente orario: sabato 31 gennaio dalle 15,30 alle 20,00; domenica 1 febbraio dalle 10,30 alle 20,00.
Qui l’elenco dei produttori partecipanti (fra i quali segnaliamo le campane Cantina Giardino e Picariello…ma meritano una menzione anche Beppe Rinaldi, Baldo Cappellano, i fratelli Cavallotto, Castello dei Rampolla, Radikon, Renato Keber, La Castellada, Elisabetta Foradori, e l’elenco potrebbe continuare…) e tutte le informazioni sui biglietti e su come raggiungere l’hotel.
Pubblicato da aisnapoli il 30 Gen 2009
Di Michela Guadagno
La data ce l’ho segnata sul calendario da tempo, giorno mese e ora, per l’evento a cui non posso mancare in prima fila: stasera alla libreria Feltrinelli di Napoli la presentazione della Guida completa di Luciano Pignataro & Co. ai Vini della provincia di Napoli. I motivi? Perchè Napoli è la mia città, e ovunque vado nei miei giri le mie radici me le tengo ben salde. Perchè i vini della provincia di Napoli sono storicamente i primi che tutti noi napoletani dovremmo conoscere. Perchè le aziende esposte nella guida sono quelle di tanti amici conosciuti nel tempo. E perchè tra gli “& Co.” c’è Giulia Cannada Bartoli, opera prima per lei e grande soddisfazione, alla sua esposizione spettano le schede tecniche delle aziende dei territori vulcanici quali i Campi Flegrei.ed il Vesuvio. Al tavolo dei relatori, i coautori della guida Francesco Aiello che ha seguìto le aziende della Penisola Sorrentina e Capri e Ciro Cenatiempo per l’isola d’Ischia, mentre le strade del vino sono rappresentate dai rispettivi Presidenti, in quote rosa Carolina Lubrano Lo Bianco (Campi Flegrei) e Vittoria Brancaccio (Penisola Sorrentina); Michele Romano per il Vesuvio, e Vito Iacono per Ischia; Elena Martusciello in veste di Presidente delle Donne del Vino della Campania, commossa e coinvolgente ricorda gli inizi dell’azienda di famiglia; Luciano D’Aponte rappresenta il Sesirca per la parte istituzionale regionale; tutti moderati da Monica Piscitelli, ottimamente, che detta i tempi giusti agli interventi. Per ultimo la parola all’autore Luciano Pignataro: con entusiasmo e vivacità racconta quanto è cambiato dalle prime visite nelle poche aziende esistenti al tempo dei suoi esordi, quando aveva a disposizione appena quindici righe settimanali per descriverle. Ad ascoltarli e ad intervenire un folto pubblico da grandi occasioni, la sala davvero gremita di tanti del mondo del vino, da Napoli e non solo: la Napoli del vino, stasera, ha mostrato il suo cuore migliore.
Foto: Marina Alaimo
Pubblicato da aisnapoli il 30 Gen 2009
A.I.S. - Associazione Italiana Sommeliers - Sezione Campania
Formazione-Formatori
La “sintonia” del formatore A.I.S.
Programma 2009 - atto terzo
Coordinatore della didattica: Nicola Matarazzo
Premessa:
Il programma 2009 consentirà di strutturare la professionalità dei relatori, degustatori e direttori AIS Campania, intorno all’acquisizione di competenze, abilità, saperi.
Obiettivi:
Il percorso formativo consentirà di sviluppare e/o perfezionare le capacità di:
Conoscere il meccanismo di funzionamento degli organi di senso
coordinare le analisi su descrittori e parametri di valutazione condivisi
capacità di comunicare un’esperienza sensoriale
Destinatari: Relatori, degustatori ufficiali, direttori corso
Moduli:
4 moduli da 2,5 ore
Timetable:
1 Sabato 31 gennaio 2009 Tecnica abbinamento cibo vino Panel test vini spumanti
Avellino Hotel de la Ville 15.00/17.30
2 Sabato 28 marzo 2009 Tecnica abbinamento cibo vino Panel test vini rossi
Avellino Hotel de la Ville 15.00/17.30
3 Sabato 9 maggio 2009 Tecnica abbinamento cibo vino Panel test vini bianchi
Avellino Hotel de la Ville 15.00/17.30
4 Sabato 26 settembre 2009 La nuova normativa vitivinicola e classificazione vini Panel test vini passito/liquoroso Avellino Hotel de la Ville 15.00/17.30
Pubblicato da aisnapoli il 29 Gen 2009
di Luca Massimo Bolondi
I
nutile cercare in terre lontane significati al mondo, se non li si sanno cogliere dietro la collina di casa. Anche se le esperienze che si possono fare, animati dallo stesso spirito, sono affatto diverse. Come dire che tra Giacomo Leopardi e Lord Byron si può sempre scegliere Bruce Chatwin. L’esercizio della sensibilità ai luoghi ne presuppone il possesso, e la disposizione che ci fa comprendere e apprezzare l’ermo colle è sostanzialmente la stessa nel Peloponneso o in un arcipelago dell’Atlantico tropicale. Ho la ventura di scrivere da Sao Vicente, Capo Verde, ex colonia portoghese, dove un soggiorno di lavoro si svolge a ritmo africano, quindi rarefatto al punto giusto da offrire spazi allo studio, alla riflessione e alla degustazione. Sullo scaffale delle Mercearias locali, fortunatamente climatizzate e in penombra, si possono trovare un centinaio di etichette lusitane di vini bianchi e rossi, una scelta quasi completa di vini di Porto, una mezza dozzina di presenze italiane che è meglio sottacere, la solita distilleria internazionale da sbarco e, dulcis in fundo, la produzione di vino e distillati autoctoni. Per quanto le chicche non manchino mai, anche negli spigoli del mondo, la eventuale Associazione Caboverdiana Sommelier un domani ne avrà di lavoro da fare…
Nel frattempo affido agli endecasillabi e alla posta elettronica questa esperienza.
Trovammi dell’atlante in su la terra
che dall’oceano mare è circondata,
che dell’umanità rifugge guerra,
che dalla creola gente è popolata.
Sono isole di roccia e rena rossa
che gli alisei carezzan tutto l’anno,
cui il tropico del Cancro scalda l’ossa,
cui pioggia è rara, ché se dà fa danno;
ricca di gente povera ma vera,
che il giogo lusitano un dì ha provato,
ma che, d’africo orgoglio resa fiera,
sola l’indipendenza ha conquistato
e dal quel cinque luglio d’anni orsono
pian piano ha costruito il suo destino.
Non tutto è stato sempre bello e buono
e ancora lungo assai pare il cammino
ma ognun creolo, bedju o figlio d’altrove
lavora e del buon dio attende le prove.
Ognuna delle dieci terre attive
ha forma e vocazion particolare;
le unisce un nome, un popolo le vive
e le separa solo il grande mare.
Una si chiama Sale, un’altra Fuoco
e ben puoi immaginarne la ragione,
l’una fu una salina ed oggi è un loco
ove il turista passa per padrone;
l’altra è un vulcano attivo, coltivato
da bravi vignaioli che l’altura
sfidano ed insieme la natura,
per fare un vino forte e profumato:
Vinho do Fogo Cha de la Caldera,
denso d’oro il color, oppure rosso,
da uva che là solo cresce, nera
tra lava, nubi e mare sempre mosso.
Un vino che negli anni fortunati
stupisce per l’aroma di passito,
per il calore morbido e tornito,
per i tannini lievi e arrotondati. Continue Reading »
Pubblicato da aisnapoli il 29 Gen 2009
Di Giannantonio Aiuolo
Un nutrito ed interessato gruppo di sommeliers ed appassionati si è ritrovato Martedì 27 Gennaio all’Hotel Cerere di Paestum per una “Full Immersion” nella realtà vitivinicola dell’affascinante Alsazia. Ad illustrare, con la consueta competenza,gli usi,i vitigni e lo stile inimitabile di quell’area c’era Lucia Pintore.
L’Alsazia è la regione vinicola più settentrionale della Francia e una delle più fredde del mondo e ciò può far capire gli sforzi e la bravura dei vigneron per riuscire a produrre quei capolavori che conosciamo. Racchiusa praticamente tra la catena dei Vosgi ed il corso del fiume Reno,la Regione nel corso dei secoli è passato dal dominio francese a quello tedesco più volte e questo ha determinato una similitudine di piattaforma ampelografica tra le due sponde del grande fiume ma con risultati finali molto diversi. La Regione è divisa in due Dipartimenti:Bas Rhin ed Haut Rhin rispetto appunto al corso del Reno;i vini più ricchi di struttura e caratteristiche tipiche vengono prodotti per la maggior parte a Sud nella zona che fa riferimento alla città di Colmar.I terreni alsaziani sono tra i più variegati tra le aree vinicole;sono presenti diverse formazioni che vanno dalle creste silicee su roccia granitica dei Vosgi,alle colline di sabbia povera su substrato calcareo,ai depositi alluvionali delle pianure adiacenti il fiume Ill. Clima freddo in l’Alsazia. Regione che però gode dell’effetto riparante dei Vosgi che frenano le freddi correnti oceaniche e che grazie alla presenza di grandi masse d’acqua,alla sapiente esposizione dei filari e ed un’autunno relativamente poco freddo, si riesce a far maturare le uve. I vitigni maggiormente coltivati sono: Riesling,Gewurztraminer,Pinot Gris,Muscat blanc à petits grains;ma sono presenti anche Pinot Blanc,Sylvaner,Muscat Ottonel,Chasselas ed il versatile Chardonnay utilizzato in uvaggio nello spumante Cremant d’Alsace. Anche il Pinot Noir ha la sua quota di vigna ma i risultati non particolarmente memorabili lo relegano all’uso locale nelle Weinstuben.Sono denominati “Grand Crù” 51 località da cui si produce il 2,5% del vino dell’AOC Alsace.
Pubblicato da aisnapoli il 28 Gen 2009
NASCE LA “SCUOLA” DI POTATURA D’ITALIA: L’IDEA E’ DEGLI AGRONOMI, SIMONIT E SIRCH, PER INSEGNARE AI VITICOLTORI A PREVENIRE LE MALATTIE E ALLUNGARE IL CICLO DELLA VITE
Marco Simonit e Pierpaolo Sirch sono due agronomi “preparatori d’uva”: hanno recuperato un antico sistema di potature, che previene le malattie del legno e allunga il ciclo di vita della vite, applicandolo alla viticoltura moderna. L’approccio è individuale, fatto di interventi mirati pianta per pianta, con potature sul legno giovane e con il risultato di rendere produttivo un vigneto per almeno 50 anni. Le cause delle devastanti infezioni delle viti, come il mal d’esca e l’eutipiosi, sono da ricercare infatti nelle potature errate, indotte dal fenomeno della meccanizzazione agricola.Dopo una sperimentazione durata 20 anni, dal 2005 i due agronomi friulani hanno cominciato a divulgare il metodo della potatura “soffice” in importanti aziende vitivinicole nazionali: Gaja a Barbaresco, Ferrari E San Leonardo in Trentino, Bellavista in Franciacorta, Biondi Santi a Montalcino sono alcuni dei grandi nomi del vino italiano ad aver introdotto il loro sistema di gestione dei vigneti.Il progetto di Simonit e Sirch di restituire longevità alla vite adesso fa un ulteriore passo avanti con la nascita della prima “scuola di potatura” d’Italia, che sarà inaugurata in febbraio nel cuore del Chianti Classico, a Castelnuovo Berardenga (Siena), nel centro studi Enzo Morganti, ed a Pollenzo, nell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. L’obiettivo è di recuperare l’antico mestiere del potatore, che come un chirurgo decide il destino della vite con interventi il più possibile rispettosi della salute della pianta.Dalle sperimentazioni dei due agronomi friulani, condotte a partire dal 1988, è emerso che il segreto della longevità della vite dipende in particolare da una potatura corretta, che non provochi ferite sulle porzioni vitali della pianta. Il sistema di coltivazione ad alberello, ad esempio, tipico dell’area mediterranea è particolarmente longevo grazie a potature sul legno giovane, fino ai 2 anni di età.”Con il taglio sui rami giovani la pianta si cicatrizza bene, resistendo meglio alle malattie e conservando la salute della vite. Al contrario il taglio sul legno vecchio, dai 3 anni di vita in su, lascia - precisa Marco Simonit - una piaga che compromette la vascolarizzazione della pianta favorendo inoltre un più probabile ingresso dei funghi responsabili delle malattie del legno. La maggiore difficoltà delle nostre ricerche è stata quella di trasferire le vecchie tecniche di taglio nella moderna viticoltura, rappresentata in particolare dai più intensivi sistemi di coltivazione a spalliera, come il guyot e il cordone speronato”.La scuola di potatura: il primo corso è in programma a Castelnuovo Berardenga, dal 3 al 5 febbraio, ma subito dopo è il turno di Pollenzo, dal 19 al 21 febbraio; il corso si articola in due fasi: 20 ore in inverno, che iniziano con la parte teorica tenuta dal professor Attilio Scienza e da Marco Simonit, per proseguire con la parte pratica in vigna per gli interventi sul legno in fase di potatura; altre 8 ore in primavera, per la gestione del verde.
Per saperne di più: Winenews
Pubblicato da aisnapoli il 26 Gen 2009
Di Mauro Erro
Ciò che separa principalmente me e Luciano Pignataro sono vent’anni d’età. Non solo. Guardiamo il vino da posizioni diverse: io, come operatore di questo settore; lui, da cronista. Il nostro confronto è sempre stato schietto e sincero, fatto, quando occorreva, anche di scambi polemici e battute pepate. Un “carteggio” lungo un anno e più di una scrittura densa, ricca di spunti personali, a cavallo tra filosofia e mercato: dal generale al “particulare guicciardiniano”.
Classe 1957, caposervizio al quotidiano Il Mattino, Luciano Pignataro si occupa di vino nella sua rubrica settimanale dal 1994 e sul suo sito dal 2004. Affiancato da tanti giovani collaboratori ha raccontato, soprattutto attraverso le sue guide, divenute strumento quasi imprescindibile per gli operatori, il mondo del vino campano da quindici anni a questa parte nel momento della nascita e della successiva trasformazione della maggior parte delle aziende. In occasione della presentazione di Giovedì 29 gennaio, alle ore 18.00, presso la libreria La Feltrinelli di Napoli in Piazza dei Martiri della sua guida ai vini della provincia di Napoli, propongo un estratto di questo nostro scambio, consapevole che, almeno per quanto mi riguarda, tante curiosità sono ancora da saziare.
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Dopo che sarà pubblicata l’ultima parte della guida, farà altro in merito al vino o quello che c’era da raccontare è stato raccontato?
Quando ho iniziato c’erano meno di 30 aziende in Campania. Ora siamo sopra quota 300. Penso che sarà difficile vivere e raccontare una seconda trasformazione così profonda e radicata sul territorio. In questi anni ci siamo sforzati di dare spazio a tutti partendo dalla fiducia e dai buoni propositi che ciascuno enunciava. Alcuni hanno mantenuto le premesse, altri le hanno tradite. Siamo in una fase in cui sicuramente il nadir della crescita è stato superato: pensa al fatto che sono numerosi anni ormai in Italia che non nascono vini evento, ma solo vini-notizia dovuti ai ripescaggi dell’ondeggiante critica enologica sul già visto. Forzare questo movimento e accompagnarlo era di per se un gesto responsabile e positivo, ora è necessario procedere alla selezione, concentrarsi sulle aziende che hanno lavorato seriamente e che continuano a farlo, soprattutto su quelle non ingorde, capaci di attendere, di sviluppare una filosofia coerente con la propria storia e il territorio. Siamo stanchi di Asprinio spumantizzati in Veneto ancora dopo 15 anni in regime di proroga, di cantine con un ettaro che fanno centinaia di migliaia di bottiglie, di aziende che saltano da una doc all’altra. Personalmente penso però che il ruolo avuto dal vino nella crescita della consapevolezza rurale stia terminando.
Quali argomenti si pongono all’attenzione?
Le questioni decisive riguardano cereali e proteine, ossia legumi e carni, oltre che l’olio. Il futuro della gastronomia non è legato alla scomposizione della materia come pure appare in questo momento di astrattismo culinario tipico delle società urbanizzate, bensì alla perfetta aderenza dei prodotti alle loro qualità organolettiche e di territorio. Oggi uno chef non si vede solo da come cucina la carne, ma anche dove la prende, se si affida semplicemente ai franchising o se realizza ricerche sfidando l’incertezza dei tempi e delle consegne, avendo il coraggio anche di dire no al cliente. Così per tutti i prodotti. Il cibo non può essere solo un bene rifugio della psiche, ma una potente arma, come è sempre stata nella storia dell’uomo, per decidere come deve essere organizzata la società e quali relazioni avere con gli altri popoli. Le grandi potenze della storia hanno sempre avuto una solida base agricola: gli Usa hanno battuto l’Unione Sovietica perché la produttività agricola di un farmer americano valeva quella di quattro colcosiani. La disponibilità e la vitalità dei suoli agricoli sarà la grande questione che si porrà nei prossimi decenni e se prima si risolveva con le migrazioni e le invasioni, adesso il problema sarà tutto nella gestione delle risorse. La destra vuole depredare lasciando agli altri il compito di vedersela con quel che resta, penso che una lettura di sinistra, di riequilibrio, debba impedire con forza l’affermarsi di una visione predatoria e battersi per una società in grado di far fronte alle emergenze che ci aspettano e di cui la crisi finanziaria e l’immigrazione sono solo uno spiffero.
La fotografia di questo momento mostra un settore in crisi: ristoranti deserti, enoteche che soffrono anche la concorrenza della Grande Distribuzione, aziende vitivinicole che non riescono a recuperare soldi avendo scarsa disponibilità di liquidità. Come si esce dalla crisi? Cosa deve fare il movimento campano?
Dalla crisi si esce producendo vini che non superino i 5 euro e che siano capaci di esprimere personalità. I campani devono conservare il loro stile avvinghiato all’acidità e non mollare. Nel futuro del cibo sempre più autoreferente e morbidoso vedo un bisogno crescente di acidità. Diamogliela, magari limitando l’alcol, per quanto possibile, a 12/13 gradi.
Hanno operato bene i produttori campani in questi ultimi dieci anni o sono più le occasioni perse?
No. Le occasioni si iniziano a perdere da adesso in avanti. Senza zonazione, verticalizzazione delle annate e senza associazioni con un direttore operativo c’è il rischio di essere respinti indietro da altri territori.
Oramai credo che la critica abbia cambiato rotta, non so se si tratta di un vero cambiamento, piuttosto che un adeguamento ad una tendenza, ma sta di fatto che biologico, biodinamico e i vini naturali tirano di più, e il piccolo vignaiolo piace più della grande azienda: in questi termini perché non adeguarsi alla critica, perché non parlare più, che so, di Gmg vinicola Taurasi piuttosto che di Feudi di San Gregorio?
Non c’è un disegno complessivo, ma solo meccanismo di formazione della notizia che si deve inseguire. Se Feudi fa un convegno a Roma e finanzia la ricerca, se fa una serata da Coccia, se..se.., tu puoi fregartene, io devo dare la notizia. La domanda invece è un altra: cosa fa Gmg oltre ad essere una brava persona e produrre un buon vino?Non è che io posso andare dal mio direttore e proporre una pagina su Emilio solo perché mi è simpatico. Questo è lo scarto sul giornale che fa la differenza. Per quanto riguarda me, proprio nel caso di Gmg, ne ho scritto, strascritto e premiato nelle guide e nel sito. Ma la questione è che nel mondo dei media sono importanti le relazioni, creare rapporti, eventi. Proprio come nel web e in ogni attività umana. Se tu te ne stai a Taurasi e fai buon vino, può capitare che passino Luciano e Mauro, ma, appunto, può capitare. Invece deve capitare.
È il mercato che determina la validità e l’esistenza del vino o è il vino che deve sapersi porre sul mercato? Insomma finanza creativa o economia reale?
Il mercato è il luogo dello scambio, dunque del progressivo avvicinamento tra due persone, tra domanda e offerta, sino al loro incrocio. E’ un mezzo e non certo un fine come è stato dipinto negli ultimi anni. Il punto è che non esiste un solo mercato e una sola offerta, il parallelo più efficace è quello delle auto: tutto è mercato dell’auto quando si tirano le somme, ma noi sappiamo bene che i segmenti sono diversi, la crisi energetica spinge la domanda verso il metano, il lusso verso le supercar accessoriate, i divieti nelle città verso le motrici elettriche o gli autobus e i tram, eccetera. Così è per il vino. Sicuramente un vino è buono, intendo dal punto di vista organolettico, solo quando esprime la propria capacità di essere scambiato. Si tratta di progressivi avvicinamenti e repentini mutamenti. L’aspetto anomalo piuttosto riguarda la rapidità di queste correzioni perché in campagna non si può mutare impostazione da un anno all’altro e dunque è questo atteggiamento a dover essere guardato con sospetto o perlomeno con attenzione dal consumatore.
Dunque, se tra qualche anno si dovesse provare con certezza che alcuni Brunello di Montalcino dalle improbabili sfumature purpuree, violacee, erano taroccati, che vi è stata l’aggiunta di uve diverse non previste dal Discplinare, come si potrebbe motivare il fatto, da parte dei curatori delle guide, dei riconoscimenti conferiti sempre e comunque?
Insomma, per fare un parallelo calcistico: sudditanza psicologica o Moggiopoli?
Se i curatori erano corrotti si godranno i soldi, se sono stati solo incapaci a nessuno più importerà di loro. Ai posteri la visibile sentenza, senza effetti penali.
Tre colleghi che stima e con cui vorrebbe collaborare?
Sicuramente Fabio Rizzari per il vino, Gianni Mura per il rapporto tra enogastronomia e informazione sul quotidiano e Franco Maria Ricci per la capacità di creare eventi.
Tre giovani su cui punterebbe per il futuro?
In Campania Paolo De Cristofaro e te, magari entrambi con meno tormenti interiori e più fiducia verso il sol dell’avvenire. Fuori regione vedo molto bene Francesco Falcone, destinato ad un grande avvenire di degustatore professionale.
Pubblicato da aisnapoli il 25 Gen 2009
ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS DELEGAZIONE DI NAPOLI
Riparte l’Enolaboratorio: un luogo di discussione e di confronto dove sperimentare la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, percorrere nuovi virtuosi sentieri di conoscenza ”etilica”.
“LI CHIAMAVANO SUPER TUSCAN”
Lupicaia 1998 Castello del Terriccio
Guado Al Tasso 1998 Antinori
Tenuta di Trinoro 1998 Tenuta di Trinoro
Saffredi 1998 Fattoria Le Pupille
Giorgio I 1997 Fattoria La Massa
Schidione 1995 Biondi Santi Castello di Montepò
Ornellaia 2000 Tenuta dell’Ornellaia
Tignanello 2000 Antinori
Venerdi 30 Gennaio ore 20,30 Euro 40. Posti limitati
Enoteca Divinoinvigna, via S.Freud n.33/35
Info e Prenotazioni: 081.3722670 mail: divinoinvigna@libero.it
A dir il vero continuano a chiamarsi “Super Tuscan” pur avendo perduto quell’irresistibile appeal che ne aveva decretato il clamoroso successo sul finire degli anni ‘90. Sia i protagonisti primi ed originali che la discutibile new wave di improbabili seguaci si sono fatti apprezzare, soprattutto, all’estero dove, ancora oggi, a quanto pare, sono in grado di affascinare una certa fascia di pubblico (Qui). Hanno segnato un’epoca, nel bene e nel male, della storia enologica del nostro Paese. Uve autoctone, quali il sangiovese, vinificate in blend con uve foresti: cabernet, merlot, syrah. Ma anche vini “di reazione” ottenuti da sangiovese in purezza per rivendicare una classicità da contrapporre a vecchie regole considerate, ormai, inadeguate. Come tutti i fenomeni di successo ha rappresentato un modello (ed, ahimè, un riferimento ancora attuale per taluni produttori) da riprodurre indefinitamente nonostante le mutazioni di un mercato sempre più stanco ed insofferente verso queste bottiglie che non è più disponibile ad assorbire. Quantomeno, se non altro, di accettarne i prezzi, troppo spesso, del tutto sproporzionati e giustificabili solo per alcune etichette che hanno fatto la storia della tipologia ma, sicuramente, non altrettanto per molti, troppi di quei vini nati successivamente e figli di un mero processo imitativo, privi delle necessarie doti di personalità e carattere per potersi distinguere ed affermare in un panorama internazionale del vino, sempre più globale, complesso, competitivo ed affollato. Abbiamo deciso di rivivere insieme quello che, per molti, è stato un passaggio esaltante del vino italiano attraverso la degustazione, rigorosamente alla cieca, di alcuni dei campioni più rappresentativi. L’intero incasso sarà devoluto in beneficenza agli “Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese”.
P.S. A breve il calendario degli altri appuntamenti del prossimo trimestre dell’Enolaboratorio
*L’associazione italiana “Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese”, nata nel 2003, si occupa di sostegno a distanza di bambini palestinesi, orfani e feriti di guerra. Per favorire la raccolta di fondi, l’associazione propone diverse iniziative interculturali. Attualmente, si sta attivando per realizzare un poliambulatorio in Palestina, nella città di Qabalan.
Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
www.aisnapoli.it
Pubblicato da aisnapoli il 23 Gen 2009
TEATRO DELLA SETTIMA EDIZIONE ANCORA UNA VOLTA IL CASTELLO MARCHIONALE CHE OSPITERA’ LE DEGUSTAZIONI RISERVATE ALLA STAMPA DI SETTORE E I BANCHI D’ASSAGGIO PER OPERATORI E APPASSIONATI DUE GIORNI RICCHI DI INIZIATIVE ED EVENTI PER SCOPRIRE
L’ANTICO BORGO DI TAURASI E IL SUO GRANDE VINO
Sabato 7 e domenica 8 marzo 2009 ritorna Anteprima Taurasi, evento di presentazione agli operatori specializzati della nuova annata del più importante dei vini rossi irpini, il Taurasi Docg. Giunta alla sua settima edizione, la manifestazione è organizzata dal Consorzio di tutela Vini d’Irpinia e Comune di Taurasi ed è promossa da Regione Campania – Assessorato all’Agricoltura e Attività Produttive, Terre Antiche del Nocciolo, Ais Campania, AIS Delegazione di Avellino. Tradizionalmente organizzata nel mese di dicembre, l’Anteprima Taurasi si svolge quest’anno nel mese di marzo a chiusura di una tre giorni interamente dedicata al vino campano e alla sue eccellenze, inaugurata con gli Stati Generali del Vino Campano, che si terranno ad Avellino i giorni 6 e 7 marzo. Cambia la collocazione nel calendario ma non muta la formula di un evento cresciuto progressivamente edizione dopo edizione fino a diventare un appuntamento fondamentale non soltanto per giornalisti ed appassionati, ma anche e soprattutto per l’intera filiera enogastronomica irpina, che nei giorni dell’Anteprima trova occasione per riflettere sul suo stato di salute e sul suo ruolo all’interno di un comparto agguerrito e compatto come quello italiano. Se da un lato ci si accorge di quanta strada ci sia ancora da percorrere per un territorio storicamente ai margini delle principali rotte di comunicazione e di promozione, dall’altro si registra un interesse sempre più forte verso un distretto vitivinicolo dal profilo decisamente originale, una terra di vino del sud i cui caratteri hanno ben poco a che fare con gli stereotipi della vitienologia meridionale. Una storia che viene da lontano ma che solo negli ultimi 15 anni ha dato il via ad una lenta ma progressiva strutturazione territoriale, arricchita dalla comparsa sulla scena di protagonisti sempre nuovi. Un percorso che vede nell’aglianico, e nella sua espressione più prestigiosa che è il Taurasi, uno dei fattori maggiormente in grado di suscitare la curiosità degli addetti ai lavori, specialmente a livello internazionale, e di far intuire le enormi potenzialità connesse al vitigno e all’intera area irpina.La rassegna di quest’anno si focalizza in modo specifico sulla vendemmia 2005, annata controversa ed eterogenea per la quale sarà importante più che mai la prova del bicchiere. Le aziende partecipanti (la lista sarà ufficializzata sabato 15 febbraio) potranno proporre in degustazione anche i loro Taurasi Riserva e i Taurasi di altre annate che non siano stati presentati in occasione di precedenti edizioni dell’Anteprima, senza trascurare la possibilità di assaggiare i primi campioni di Irpinia Campi Taurasini Doc, Irpinia Aglianico Doc e Campania Aglianico Igt della promettente vendemmia 2007. Teatro di questa settima edizione sarà per l’intera manifestazione il Castello Marchionale di Taurasi, sede dell’enoteca regionale dei Vini di Irpinia e da un paio d’anni location prestigiosa della rassegna dedicata al principe dei rossi del sud.
Prologo della manifestazione sarà la degustazione tecnica di sabato 28 febbraio, sessione che servirà ad assegnare la valutazione da una a cinque stelle per l’annata 2005 e che verrà affidata ad una commissione formata dai migliori enologi ed enotecnici operanti sul territorio e presieduta da un importante esponente del mondo accademico. Gli esiti della sessione, corredati dall’analisi dei dati climatici e produttivi, verranno discussi all’interno dell’Incontro-Convegno curato dal Consorzio di Tutela in sinergia con lo Stapa-Cepica di Avellino, che inaugurerà ufficialmente l’Anteprima Taurasi, e che si svolgerà sabato 7 marzo presso il Castello Marchionale, con inizio alle ore 17:30. Sarà un’occasione di approfondimento e confronto molto importante sia per le aziende che per gli operatori che interverranno: si analizzeranno i dati legati alla produzione ma si parlerà anche di ricerca, mercato, marketing territoriale. Al termine del convegno si terrà la grande cena di benvenuto, interessante momento di conoscenza e condivisione territoriale, alla quale parteciperanno giornalisti, aziende ed autorità. La rassegna vera e propria è invece tutta concentrata nella giornata di domenica 8 marzo. Si inizia alle 10:00 con la sessione di degustazione riservata alla stampa specializzata, che si terrà presso la sala convegni del Castello Marchionale di Taurasi. La sessione di assaggio vedrà la partecipazione di circa 50 giornalisti ed esperti del mondo vino italiani e stranieri, la maggior parte dei quali arriverà in Irpinia già nella giornata di sabato 7 marzo.
In contemporanea, presso la sala consiliare del Comune di Taurasi, verrà inaugurata la prima edizione del Master Aglianico, iniziativa promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Sommeliers e riservata ai soci professionisti e degustatori che interverranno per l’occasione da tutta Italia.
Nel pomeriggio, invece, è il momento dell’incontro con i tanti operatori e appassionati che giungeranno nella piccola cittadina della Valle del Calore per i primi assaggi della controversa vendemmia protagonista dell’edizione di quest’anno. Il Consorzio di Tutela inviterà circa 1.500 professionisti tra ristoratori, enotecari, rappresentanti, distributori, membri delle principali associazioni e testate attive sul territorio regionale e nazionale. Ai banchi d’assaggio ci saranno rappresentanti delle aziende partecipanti che saranno a disposizione per tutte le informazioni a proposito dei Taurasi e degli altri rossi a base aglianico che proporranno in degustazione. Dalle 17,30 alle 19,30 l’ingresso sarà consentito esclusivamente agli operatori invitati, dalle 19,30 alle 22,00 la manifestazione sarà aperta anche al pubblico, previa registrazione, che sarà chiamato ad eleggere il proprio Taurasi 2005 preferito.
Di seguito il programma della manifestazione:
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Pubblicato da aisnapoli il 22 Gen 2009
Di Michela Guadagno
Questa è la storia di un cavolo cappuccio, o comune verza, che mi è stato regalato. Ore 18,30 circa, telefono a Gianni Lotti: “mi hanno regalato un cavolo cappuccio, non so come cucinarlo ed è troppo grande per me sola, posso portartelo al ristorante?” “Va bene, vieni tra un’oretta“. Scendo di casa con la consapevolezza che non può andare avanti così, mi sa che mi tocca imparare a cucinare, prima o poi. Arrivo con il mio cavolo e l’amaro in bocca per la mia inettitudine ai fornelli, che sia per questo motivo che non incontro entusiasmi? Rosario Gargiulo e Massimo Paduano mi accolgono con il consueto garbo, Francesco Parrella è in cucina e Gianni mi esorta: “vuoi imparare con lui?”. Non gli farei questo torto, lascio alla creatività dello chef l’abilità di stupirmi, tanto più che devono raggiungermi una coppia di amici, evitiamo pasticci! Nell’attesa mi trattiene a fare due chiacchiere con una flute di Falanghina extra dry di Cantina del Taburno, a proposito, qual è il residuo zuccherino di uno spumante extra dry? Gianni risponde con esattezza 12-20 g/l, una confortante dimostrazione dell’attenzione dedicata alla preparazione all’esame di sommelier, in bocca al lupo! Scegliamo il vino insieme? Segrè, Sauvignon Collio doc 2007 di Castello di Spessa, mi spiega che con il suo spettro aromatico va bene in abbinamento alla verza: questo ragazzo sa il fatto suo, continua così. Mi presenta secondo la regola la bottiglia, la stappa e la serve. Come entreè ci portano una zuppetta di ceci, meglio berci lo spumante di falanghina, il sauvignon coprirebbe troppo il sapore della zuppa. Continuiamo con un antipasto di salsiccia di Norcia avvolta in foglia di cavolo cappuccio e salsa di caprino, delizioso, e qui assaggio il vino sul piatto: la sapidità del formaggio sovrasta leggermente la morbidezza del vino, ma l’aromaticità è in giusta concordanza. Un primo piatto di ravioli al ragù di coniglio, poco armonico con il sauvignon, può capitare, anche perchè i miei amici non sono esperti bevitori e non cambiamo il vino; e poi l’apoteosi, il motivo per cui sto qui a scrivere di una cena privata commettendo uno strappo alla regola: cous cous napoletano, ossia verza e cous cous. La mia amica è ammirata della fantasia di Francesco che in poco tempo e senza preavviso si è inventato una tale prelibatezza; e io mi inorgoglisco, perchè il vino qui è in armonia con la struttura del piatto, la giusta aromaticità del peperoncino con la persistenza gustativa del sauvignon, la sapidità e la morbidezza concordano in equilibrio, mentre la tendenza dolce del cereale sposa la freschezza: un vero matrimonio d’amore, trovato l’abbinamento perfetto. Proseguiamo con un pre-dessert di crema all’arancia e sanguinaccio, e poi concludiamo in dolcezza con tortino fondente di cioccolato su crema alla banana, e creme caramel di amaretto. Da bere rhum di canna, tra i complimenti degli amici per la scoperta di piatti da re, anzi da Taverna do’ re.
Pubblicato da aisnapoli il 19 Gen 2009
Di Marina Alaimo
Il fatto che l’origine della produzione dell’antico e rinomato vino Falerno, tanto decantato da Plinio e da Orazio, sia rappresentata dalla Piana del Falerno ai piedi del monte Massico è molto discutibile, non me ne vogliano i produttori… Sembra più credibile che la giusta ubicazione dell’antica produzione di questo vino sia sul Monte Falero, oggi Monte Echia. Il suo legame alla Piana del Falerno pare derivi dal nome Falerno di un proprietario terriero produttore di vino. Ma è risaputo che il sito ideale per la produzione enologica sia la collina e non la pianura, pertanto
l’insieme di fertili colline che dal Monte Echia ( già Monte Falero) si estende fino a Posillipo ed ai Colli Aminei è ritenuto da molti studiosi il luogo di origine del Falerno. Precedentemente all’arrivo di popoli di civiltà ellenica, Rodii, Teleboi e Calcidesi, il litorale della città di Napoli era abitato sin dalla preistoria. I Greci al loro arrivo sapevano che questa terra era stata gia abitata da trogloditi stanziati nelle caverne di tufo site sotto il Monte Echia e li chiamarono Opici. Gli Elleni fanno risalire l’arrivo di questo popolo di etnia egeo-plasgica ad un periodo storico precedente alla guerra di Troia, e studi archeologici su reperti ritrovati nel sottosuolo di questa zona, come ossa lavorate e frammenti ceramici, confermano l’esistenza di una civiltà dell’età neolitica. Erano Teleboi scacciati dalla Tessaglia verso la metà del secondo millennio a.c., come confermano Dionigi e Strabone di Alicarnoso nei loro scritti. Questo popolo, secondo Tacito, sbarcò prima a Capri, poi sull’isilotto di Megaride e di qui si sarebbe spinto poi in una posizione più sicura sulla collina di Pizzofalcone fondando un piccolo centro chiamato Falero. Si sa che il Falero era un porto ateniese il cui nome deriva da quel Falero compagno di avventure di Giasone, costui sarebbe giunto sui lidi napoletani fondando l’omonima “città”. Ma non sono solo questi racconti a supportare tali origini, bensì il rinvenimento di importanti frammenti ceramici, trovati nei pressi di Santa Lucia, di tipo orientale premiceneo e miceneo, molto simili a quelli trovati in Tessaglia, patria dei Teleboi. Ritornando a considerare la posizione geografica delle colline dell’antica Falero, preceduta alla successiva Partenope, ed il clima di questi luoghi è da ritenersi la collocazione ideale per la produzione del vino più rinomato dell’antichità. Diversamente avrebbe dovuto chiamarsi Massico e non Falerno.
Foto: Alvolto.com
Bibliografia:Innocenzo Dall’Asso Napoli Nobilissima vol. n°15.
Pubblicato da aisnapoli il 17 Gen 2009
Di Pasquale Brillante.
Ospiti al BAG di Mino Erbaggio (www.bacoliartgallery.it ) con la produttrice Elena Fucci e la verticale del suo vino: il Titolo. Superata l’iniziale timidezza la produttrice comincia a parlarci dell’azienda e della sua esperienza. Elena consapevole di vivere in un luogo bello e vocato per la viticoltura, tanto da definirsi fortunata per avere ricevuto in dono dalla famiglia la possibilità di poter lavorare in questi luoghi bellissimi, ha raccontato la sua voglia di riprendere in mano le antiche tradizioni vinicole della famiglia dopo gli studi di Enologia e successivamente il Master a Pisa.
L’azienda è ubicata in un dei comuni più vocati all’interno dell’area DOC dell’Aglianico del Vulture. I 7 ettari di proprietà di cui 6 di vigneto ci spiega, sono collocati nella parte più alta tra i 250 ed i 600 metri della collina di Barile nella contrada di Titolo, che dà anche il nome al vino.Collocati sui tipici suoli derivanti da stratificazioni di origine vulcanica, i vigneti sono per metà composti da vigne vecchie che arrivano fino a 60 anni di età e per metà di nuovi impianti. Nei nuovi impianti si prediligono i nuovi sistemi di allevamento come il guyot , mentre per le viti più vecchie si usa prevalentemente l’alberello. In alcuni vecchi filari viene anche conservato il tradizionale sistema del capanno. La raccolta delle uve avviene manualmente tra la fine di ottobre ed i primi giorni di Novembre per le viti situate nella parte più alta dei vigneti.
In cantina la fermentazione viene effettuata con una temperatura tra i 28- 30 gradi. Successivamente i mosti vengono maturati per 12 mesi in barrique nuove e dopo l’imbottigliamento per 4/6 mesi in bottiglia.Dopo i primi anni di sperimentazione con il supporto di Paternoster, con il 2004 Elena comincia la sua personale produzione che è per noi anche la prima annata in degustazione.
Titolo 2004 Il vino si presenta di un vivace color rubino, inclinando il bicchiere si scorge un’unghia lievemente aranciata, al naso si apre con un ventaglio di profumi che vanno dalla frutta matura dove prevalgono ciliegia, mora e frutti di bosco con il supporto di delicate note floreali, subito dopo è il turno di morbide senzazioni speziate di tabacco intriso da note balsamiche e di liquirizia, frutto di un sapiente uso delle barrique dove i vini fanno il loro affinamento. Al gusto è un vino dal corpo pieno e avvolgente, insieme morbido e caldo. I tannini e gli acidi che danno la spalla a questi vini sono ancora presenti e ben bilanciati. Una intensità ed una persistenza che riportano, in via di retrolfazione, tutte le piacevoli sensazioni percepite al naso che sfumano in un finale lungo e persistente.
Titolo 2005 Il colore è rubino con un lieve accenno nel bordo di una nota aranciata, colpisce per la vivacità del colore oltre che per l’intensità. Al naso si presenta con note molto delicate di frutta matura e di una piacevolissima nota floreale , speziata e balsamica. Frutti di bosco, rosmarino, cannella: è un susseguirsi di sensazioni che si rincorrono alternandosi nei momenti diversi in cui si avvicina il naso al bicchiere. E’ la seconda annata prodotta da Elena, già recensita e premiata dalle maggiori guide di settore. La degustazione conferma che è un annata che ha già raggiunto il suo pieno equilibrio. Al gusto le morbidezze degli zuccheri e degli alcoli sono ben bilanciate dall’acidità e dai tannini che hanno un’eleganza che si avverte al palato attraversato da un sensazione setosa. Finale lunghissimo.
Titolo 2006. Al colore si presenta di un colore rosso rubino profondo e vivace, talmente intenso da esser quasi brillante. Al naso esprime note di frutta e affascinanti sensazioni speziate con delicate ed importanti note balsamiche. Al gusto è caldo a abbastanza morbido, con le acidità ed i tannini ancora in primo piano con laloro possenza ma sempre eleganti. Il finale e sempre lungo e la persistenza è buona. Un’annata che potrà ancora crescere. La recensione in tutte le maggiori guide con il massimo punteggio non è per niente casuale. Elena ha sicuramente saputo interpretare al meglio con i sui vini il territorio del Vulture. In tutti i vini degustati, si avverte come la potente spalla acida, i tannini e le componenti alcoliche, sono ben bilanciate ed amalgamate tra di loro.
Complessivamente le 3 annate , confermano l’alta qualità delle produzioni in linea con la filosofia dell’azienda. Il saluto con Elena e la sua famiglia è un arrivederci, con l’impegno del delegato dell’Ais di Napoli Tommaso Luongo di una prossima visita in cantina della delegazione.
Pubblicato da aisnapoli il 14 Gen 2009
Si svolgerà il 19 gennaio la terza tappa del concorso regionale enogastronomico Il Piennolo D’Oro. L’evento alla sua VII edizione è organizzato dall’associazione Vesuviamo, in collaborazione con l’ente no profit Sapere i Sapori. “La terza tappa – spiega Andrea Riccio, presidente dell’associazione Vesuviamo – si svolgerà alla scuola Dolce&Salato di Maddaloni, gestita dallo chef Giuseppe Daddio. I cuochi ristoratori si sfideranno nella preparazione di primi piatti a base di pomodorino del piennolo. La sfida avrà inizio alle 10 del mattino e durerà fino alle 17. In serata seguirà la cena di premiazione”.
Tappa presentata in una conferenza stampa alquanto originale, in cui i giornalisti presenti sono stati coinvolti nel cucinare ed assaggiare la ricetta “Spaghetti di Gragnano con friarielli, salsicce, pomodorino del Piennolo e Mozzarella di bufala” dello chef Peppe Daddio, ritrovandosi tra i banchi di scuola per raccogliere informazioni sulla manifestazione. In prima linea Santa di Salvo, esperta di enogastronomia di Il Mattino, al suo fianco Laura Gambacorta, della rivista La Madia Travelfood, Angelo Vitale, di Casertace, Giuseppe De Girolamo, di Il Roma, Giulia Cannada Bartoli, di Le officine Gourmed, Monica Piscitelli, di Campania che Vai, Salvatore Tuccillo di Metropolis e tanti altri. Tra gli ospiti Renato Martini, unica stella Michelin della provincia di Caserta, Pasquale Imperato, presidente del comitato promotore della Dop per il pomodorino del Vesuvio e rappresentante Coldiretti, e Tommaso Luongo, delegato Ais di Napoli.
“Presentazione organizzata – dice Peppe Daddio, proprietario con Aniello di Caprio della scuola di cucina di Maddaloni – con lo staff della rivista Gusto Mediterraneo, che in pochi giorni ha raccolto intorno a noi i giornalisti di settore per partecipare ad una manifestazione, finalizzata alla promozione del territorio campano. Promozione che avrà come momento più importante la selezione del 19 con la serata di premiazione dei finalisti del concorso”.
Cena in cui si gusteranno le migliori ricette elaborate da Peppe Daddio, tratte dal suo nuovo libro “Ricett Iss”, cucinate da una squadra di dieci cuochi, che interverranno appositamente per la serata per supportare il patron della scuola di cucina Dolce&Salato.
“Una serata – conclude Daddio - a menù fisso, a cui sono stati invitati corsisti, clienti, amici e conoscenti. A conclusione della serata, la giuria del concorso annuncerà i cinque chef vincitori della selezione provinciale di Caserta, classificatisi per la finalissima di Gragnano di Il Piennolo D’Ooro, prevista dal primo al cinque marzo a Gragnano”.
Pubblicato da aisnapoli il 13 Gen 2009
Stop ai bonifici! Abbiamo raggiunto il numero massimo di partecipanti previsto per il Corso di Primo Livello in partenza al Grand Hotel Oriente il 29 Gennaio. Siamo disponibili ad organizzare un altro corso di Primo Livello entro Marzo 2009. Qualora foste interessati potete inviare la vostra adesione via mail a segreteria@aisnapoli.it e sarete avvisati una volta definita la data di inizio del prossimo corso.
Pubblicato da aisnapoli il 11 Gen 2009
Di Michela Guadagno
E’ da tempo che mi giro tra le mani due pubblicazioni che vedono il nostro Pino Savoia all’opera come recensore di vini campani, gli avevo promesso di commentarne qualcosa, anche se mi risulta poco facile l’obiettività quando devo parlare di colleghi con i quali ho condiviso tanti anni trascorsi tra servizi, eventi, corsi, e più recentemente simposi. Il rischio di venire tacciata di piaggeria è reale, estraniarsi dalla confidenzialità per essere convincentemente asettica nel giudizio non mi è congeniale, e nemmeno poi mi rappresenta. E allora bando agli indugi, Pino è un amico, e le promesse fatte agli amici si rispettano, vi pare? Un giorno di dicembre di quelli che sono indaffarati per compere natalizie e incombenze familiari di vario genere, il mio cellulare squilla, è Pino che si trova dalle mie parti e mi chiede se voglio accompagnarlo dall’editore: non posso, però due passi in quella direzione sono di strada, e così pure due chiacchiere in cammino. E mi mette al corrente di questa bella novità, si è occupato lui della parte dedicata al vino nella guida a cura di Antonio Fiore sui Menu della Memoria, un “viaggio nella memoria dal 6 dicembre 2008 al 6 gennaio 2009″ come recita il retro della copertina, in cui un luogo di interesse turistico è stato gemellato con un ristorante della Campania. “I vini, gioielli della Campania felix” è il suo articolo, dove esamina in esaurienti monografie vitigni e vini, dal punto di vista ampelografico e anche con qualche nota storico-geografica. Mi piace l’idea di abbinare il calice giusto al prodotto di cui sta parlando, non dimentichiamo che è il responsabile del gruppo servizi dell’Ais Campania!, e didatticamente è istruttivo. L’altra pubblicazione è l’Almanacco di Enogastronomia & Turismo culturale, sempre a cura di Fiore, dell’inverno 2008-2009, presentato sere fa durante una tombolata di beneficenza. E qui stavolta si occupa invece de “Le vie del vino”, sfogliando vedo le foto di cantine e vini che so essere tra i suoi prediletti, schede sulle aziende vinicole e i loro prodotti, e anche qui notizie storiche, geografiche ed enologiche. Bravo Pino! Sono tanti ormai gli “Ais” che collaborano con giornalisti e autori di guide, la comunicazione scritta ha invaso il web e e la pagina stampata, l’enogastronomia campana si avvale giustamente anche di sommelier, e questo mi pare un traguardo raggiunto e un’espansione poco immaginabile alcuni anni fa; ed io stessa con le mie cronache etil-mondane non mi tiro da parte. Pensierino della sera: qualcuno che vuole parlare invece di scrivere c’è rimasto ancora?
Pubblicato da aisnapoli il 09 Gen 2009
Due découvertes di Gennaro Iorio, Chef caviste de l’Hôtel de Paris a Monte Carlo, (un napolitain a Montecarlo, Guida Hachette on line): Domaine de la Casa Blanca e Domaine des Demoiselles, due aziende della Côte de Roussillon.
Fondata nel 1870 a Banyuls-sur-Mer, l’azienda Casa Blanca, situata sulla Costa Vermeille ( dorata ), nei Pirenei orientali, è tra i primi storici produttori dei Crus Banyuls e Collioure.Sugli 8 ettari di vigneti disposti su terrazze, vecchie vigne in prevalenza, Laurent Escapa e Hervé Levano (nella foto a sx) danno nascita a vini generosi, esprimendo pienamente questi terroirs composti da scisto : Collioure ( vino rosso ) e Banyuls ( vino rosso dolce naturale ).
Il terroir è composto da scisto acido del precambriano. Nelle tecniche colturali, dal 2001 sono stati abbandonati i prodotti chimici per i trattamenti, dal 1989 i concimi chimici sostituiti dai composti organici. Aratura del suolo con mezzi a trazione animale ( mulo ) su di un terzo della superfice. Degli esperimenti di inerbimento sono in corso per eliminare totalmente l’uso dei diserbanti.Le vinificazioni, con controllo delle temperature, si svolgono senza l’aiuto di enzimi, con lieviti indigeni. La maturazione, dai 12 ai 24 mesi, avviene in botti di rovere, dai 400 ai 600 litri, di più vini. La produzione annuale varia dalle 15 alle 20 mila bottiglie.Considerata, dalla stampa specializzata transalpina, tra le migliori aziende della denominazione.
BANYULS « Mise tardive » 2006
80% Grenache Noir, 20% Grenache Gris, vecchie vigne di 80 anni ( resa 20 ettolitri / ettaro )
Banyuls di tipo Rimage ( fruttato ), maturato due anni in fusti di legno di 400 litri
Potenziale di invecchiamento : più di 20 anni
Caratteristiche degustative : aspetto rubino, riflessi color tegola. Al naso, intenso è il sentore di acquavite di lamponi. Al palato, note di distillato di prugne, lamponi in acquavite, pepe. I tannini sono rotondi, buona la persistenza.
Abbinamenti : in aperitivo, con i dolci al cioccolato, alle ciliegie, con i sorbetti tipo ai lamponi, oppure con i formaggi come il gorgonzola ecc.
BANYULS 2007
60% Grenache Noir, 40% Grenache Gris, vecchie vigne di 70 anni ( resa 20 ettolitri / ettaro )
Banyuls di tipo rimage ( fruttato ), maturato 12 mesi in ambiente riduttivo
Potenziale di invecchiamento : più di 20 anni
Caratteristiche degustative : aspetto granato, al naso sentori di frutta matura, confettura. Acidulato al palato, note di cacao e di liquirizia. In bocca è pieno e persistente.
Abbinamenti : in aperitivo, dolci al cioccolato tipo mousse, alla frutta rossa, oppure con piatti tipo petto d’anatra al mirtillo ecc.
COLLIOURE 2007
80% Grenache Noir, 20% Syrah, impianto datante una quindicina di anni ( resa 25 ettolitri / ettaro )
Il vino ha maturato 12 mesi in fusti di legno, 7-10 anni il suo potenziale di invecchiamento.
Caratteristiche degustative : rosso porpora, assai complesso al naso, si associano note speziate, di frutta tipo more, cassis a quelle di frutta rossa tipo ciliegie, una leggera nota di gariga e di affumicato. In bocca è molto fresco, persistente è il gusto di frutta matura.
Abbinamenti : grigliate, carni in salse, piatti speziati ecc. Continue Reading »
Pubblicato da aisnapoli il 07 Gen 2009
ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS Delegazione di Napoli
Dopo l’Amarone di Cinzia Viviani
continuano gli appuntamenti al BAG con “ A TuXTu con il Produttore”
“Il Vulture secondo Elena Fucci”
Verticale di Titolo
Aglianico Del Vulture 2004 2005 2006
BAG Piazzetta Adriano n.5 - Bacoli(NA)
Giovedi 15 Gennaio ore 18, euro 15
Info e Prenotazioni:081/5233802
www.bacoliartgallery.it
Un seminario-degustazione dedicato all’Aglianico del Vulture di Elena Fucci: un’azienda monovitigno…specializzata nel grande vino rosso del Sud che sulle colline a ridosso dei Laghi di Monticchio, grazie ai terreni ricchi di tufo,silicio e potassio, si veste di una convincente mineralità intrisa di frutta e di erbe aromatiche. 2004, 2005 e 2006, tre millesimi assai diversi nell’andamento climatico: quale miglior occasione per valutare e confrontare assieme a voi i riflessi che le bizze del tempo (non ci sono più le mezze stagioni…NdA) trasferiscono al “vitigno dei Vulcani”*. Il “pane a canestella” di Stefano Pagliuca sosterrà i palati dei coraggiosi appassionati che sborseranno € 15 per accedere al tasting che partirà rigorosamente alle ore 18 in punto! Dopo aver congedato la famiglia Fucci ci saluteremo con il consueto brindisi&aperitivo a base di bollicine e pizza rustica. Chi vorrà potrà seguire Elena Fucci e i suoi vini da Nando Salemme all’Abraxas per “Aglianico del Vulture che Passione!” , nata dalla collaborazione tra l’Osteria Abraxas e le Officine Gourmet di Giulia Cannada Bartoli. Una Cena-evento con la degustazione verticale di quattro annate di Titolo in abbinamento alle proposte gastronomiche dello chef Tommaso Di Meo.
Clicca qui per maggiori informazioni sulla serata all’Abraxas.
*Andrea Scanzi “Elogio dell’Invecchiamento”
Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
www.aisnapoli.it
Pubblicato da aisnapoli il 05 Gen 2009
AIS Campania, Hirpus AMICIgar e Neapolis AMICIgar Club Association -appartenenti alla CCA (Cigar Club Association)- hanno organizzato un corso di Catador (maestro conoscitore del sigaro) di Primo Livello che sviluppa in cinque incontri con lezioni teoriche e pratiche, materiale didattico, degustazioni tecniche o libere.I docenti dei corsi sono tutti esperti di livello nazionale o internazionale, autori di pubblicazioni, o catador diplomati. Al termine del ciclo di lezioni sarà consegnato ai partecipanti un diploma CCA attestante il livello conseguito.
Il corso costa 200,00 euro + 50,00 euro per l’iscrizione ad uno dei due Club se non si e’ già associati alla CCA tramite altri club Durante il corso ci saranno degustazioni e abbinamenti di sigari con bevande ed alimenti. Agli iscritti sarà distribuito del materiale didattico. Il corso è riservato ai soli soci CCA. Si procederà all’incasso della quota, in contanti, durante la prima lezione che si svolgerà il 23/1 .Sarà possibile assistere come uditori a singole lezioni previa prenotazione e pagamento di 30 euro. Per l’iscrizione contattare info@amicigar.it o info@aiscampania.it
Antonio 3397981987 Gino 3358085578 Marco 3358344878 Il programma potrà subire modifiche, tempestivamente comunicate ai partecipanti.Con il patrocinio di ASSOCIAZIONE SOMMELIERS CAMPANIA
Venerdi 23 Gennaio 1a lezione ore 18.00
”DAL SEME ALLE VOLUTE BLU” Docente Gino Iannillo
C/o Hotel Villa de Vivo Via Tironi, 8 Torre del Greco (Na)
Venerdi 13 Febbraio 2a lezione ore 17.00
“DEGUSTAZIONE E SERVIZIO” Docente: Aniello Buonincontro
C/o Ristorante Pizzeria Mascagni via Mascagni nn. 42-48 Napoli
Sabato 21 Febbraio 3a lezione ore 18.00
“IL SIGARO QUESTO SCONOSCIUTO” Docente:Giuseppe Elefante
C/o Hotel Aeclanum Mirabella Eclano (Av)
Sabato 7 Marzo ore 11.00
4a lezione “LA STORIA” Docente: Andrea Martinelli
C/o Hotel Villa de Vivo Via Tironi, 8 Torre del Greco (Na)
Sabato 7 Marzo ore 17.00
5a Lezione “IL SIGARO TOSCANO” Docente: Stefano Fanticelli
C/o Hotel Villa de Vivo Via Tironi, 8 Torre del Greco
21 Marzo ESAME FINALE
costituito da:
# Prova scritta
# Prova orale
# Prova di degustazione di un sigaro (scheda di degustazione CCA)
C/o Hotel Villa de Vivo Via Tironi, 8 Torre del Greco
Pubblicato da aisnapoli il 05 Gen 2009
ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS DELEGAZIONE DI NAPOLI
CORSO AIS DI PRIMO LIVELLO
Parte il 29 Gennaio 2009 presso il Grand Hotel Oriente, via Armando Diaz n.44 - Napoli, un corso di qualificazione professionale per sommelier di PRIMO LIVELLO. IscrivendoVi avrete l’opportunità di vivere un’esperienza unica per imparare a conoscere a fondo l’Arte del bere giusto. Quindici lezioni per approfondire al meglio gli argomenti di viticoltura, di enologia e di tecnica di degustazione. La comunicazione sul vino, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante e l’Associazione Italiana Sommelier, a pieno titolo, ha contribuito e contribuisce a far crescere il movimento intorno al vino con la sua fondamentale opera di divulgazione. In oltre quaranta anni di storia e di attività nel mondo enogastronomico l’Ais ha qualificato il vino nella ristorazione italiana, puntando decisamente all’innalzamento del livello generale di competenza degli addetti ai lavori, ed ha diffuso, con costante impegno ed entusiasmo, la cultura del vino e del cibo per tutti gli appassionati.
Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli
tommasoluongo@yahoo.it
3208153647
Dietro una semplice bottiglia di vino si celano affascinanti storie di vigne, di donne, di uomini e di tradizioni. Scopriamole assieme: Diventa Sommelier…
INIZIO 29 GENNAIO 2009 ORE 20.00
GRAND HOTEL ORIENTE VIA A. DIAZ n.44 NAPOLI
QUOTA CORSO + ISCRIZIONE 2009 AIS NAZIONALE: EURO 530 (450+80)
INFO: SEGRETERIA@AISNAPOLI.IT CELL.3492876717
La quota di iscrizione al corso è da versare con bonifico bancario alla sede regionale dell’Ais Campania
ASSOCIAZIONE SOMMELIER CAMPANIA - BCC DI CASAGIOVE IBAN: IT91 J089 8774 8400 0001 0330 616 CAUSALE PRIMO LIVELLO NAPOLI
ATTENZIONE: La data di versamento del bonifico per l’iscrizione al corso, in considerazione dell’elevato numero di persone che si sono dichiarate interessate, costituirà titolo preferenziale per la partecipazione al corso e comunque le iscrizioni saranno possibili soltanto fino al raggiungimento del numero massimo previsto per la formazione di una classe. Nel momento in cui si dovesse raggiungere questo numero verranno immediatamente chiuse le iscrizioni e ciò sarà comunicato tempestivamente sul sito dell’ AIS Napoli. Vi consigliamo pertanto di verificare questa condizione prima del pagamento. Coloro che si dovessero trovare nella spiacevole situazione, purtroppo non evitabile, di aver effettuato comunque il bonifico oltre la chiusura delle iscrizioni restando, pertanto, estromessi dal corso, potranno optare per l’inserimento nella prossima sessione (che ci impegniamo ad organizzare nel più breve tempo possibile al fine di ridurre ogni possibile disagio) o per il rimborso della quota versata.
Scarica qui il Calendario delle lezioni
Pubblicato da aisnapoli il 02 Gen 2009
Di Paolo De Cristofaro
Mi piace più questo, mi piace più l’altro. Per una volta la scheda di valutazione si fa così. Perché sono solo e soltanto queste le regole di ingaggio stabilite dal padrone di casa Conan per la prima edizione della Etilic Masson Night, sfida all’ultimo sangue tra ventitrè etichette italiane (con un intruso) chiamate a conquistarsi la cintura di campione davanti a dieci pseudoassaggiatori nella serata del più sfrenato cazzeggio enologico. Dieci batterie eliminatorie tematiche da due o tre bottiglie per iniziare e comporre il tabellone che li condurrà sino all’assaggio finale.
1° Batteria: “Neopauperisti da sud”. Il match si svolge sulla costa adriatica e mette di fronte la mediterraneità seria e composta del Notarpanaro ’97 contro l’aglianico in salsa molisana del Contado ’98. Passa in scioltezza il deuxième vin di Cosimo Taurino grazie al suo carnoso intreccio di toni fruttati e vegetali. Ma il contendente gli spiana la strada con un legno ancora invadente e qualche dolcezza di troppo al palato.
2° Batteria: “Uno, nessuno e centomila”. Questa volta ci spostiamo nella terra di Leonardo Sciascia, Totò Schillaci e del nero d’avola. Ed è proprio sull’ex vitigno più di moda del recente passato che si innesca la battaglia. Più combattuta, questa volta, ma la spunta con chiarezza il Neromaccarj ’01 di Gulfi. Per il buono ma troppo piccolo Terra di Ginestra ’05 di Calatrasi sarà per la prossima volta.
3° Batteria: “Intermezzo d’autore”. In funzione degli sviluppi del torneo, si rivela uno degli scontri decisivi. Da una parte la tradizione sperimentale vulturina del Canneto ’99 di D’Angelo, dall’altra il basso profilo del cru più longevo di Montepulciano, quello Nobile da prugnolo, il Vigna Asinone ’98 di Poliziano. Gara combattuta con ripetuti cambiamenti di fronte: il Canneto parte alla grande con note aranciose e di macchia mediterranea che con un po’ di fantasia qualcuno definisce giacosiane. L’Asinone se ne sta buono buono ad aspettare nella sua metà campo, puntando sull’equilibrio tattico e la solidità della struttura. E appena il Canneto cala un po’ nel finale, ecco la zampata decisiva della compagine più navigata che passa il turno e riceve una grande iniezione di fiducia.
4° Batteria: “100 % San Giovese”. Il tema promette bene ma qui c’è poco da santificare. E’ un noioso zero a zero con fischi dalla tribuna e spettatori che abbandonano anticipatamente lo stadio. E alla fine restano al palo senza passare il turno sia il Palistorti ’96 di Valgiano sia il Cavaliere ’97 di Satta, penalizzato per amor di verità dal classico infortunio di tappo.
5° Batteria: “Bordolesi d’Italia Unitevi”. Entrano in campo i pesi massimi e si sente. E’ un rigonfiar di muscoli che toglie qualcosa allo spettacolo ma non alla validità tecnica del match. Per cui i giurati decidono di consegnare il pass ad entrambi, attendendo di rivederli in prove più articolate. Ed è così che avanzano sia il Marchese di Villamarina ’96 di Sella & Mosca, sia I Palazzi ’98 di Trinoro.6° Batteria: “Enological S-Correct”. Mai tema preventivo si rivelò più azzeccato, considerando le performance nettamente al di sotto delle aspettative di due dei protagonisti più attesi. Bottiglie non a posto? Fase evolutiva complicata? La prima ipotesi viene in soccorso dell’Ambruco ’04 di Terre del Principe, assaggiato recentemente con tutt’altre impressioni. La seconda forse può spiegare la controprestazione del Terra di Lavoro ’01, ben difesosi nella verticale di febbraio alla Città del Gusto. Ma, in ogni caso, entrambi i rappresentanti campani restano al palo.
7° Batteria: “Maremma Riojana”. E’ la prima sfida a tre del torneo. Se la giocano un Vina Ardanza Reserva ’96 di La Rioja Alta, un Sassoalloro ’98 di Biondi Santi e un Avvoltore ’95 di Moris Farms. Il Sassoalloro si chiama subito fuori per via di un’evoluzione molto, troppo avanzata. Intriga il rappresentante iberico ma si sposta troppo velocemente su note un po’ bruciacchiate di caramellina e lampone. Fa un figurone invece l’Avvoltore, ferroso e salmastro con un tannino generoso a lanciarlo verso pronostici di vittoria.
8° Batteria: “Chianti Classico…”. I puntini sospensivi sono per la batteria che seguirà, ma anche per l’esito sorprendente di un confronto dai tanti significati filosofico-produttivi oltre che sportivi. La mancata tenuta del tappo costringe all’immediato ritiro il Vigna del Sorbo ’95 di Fontodi e allora restano uno di fronte all’altro il Chianti Classico ’99 de La Massa e il Montevertine Riserva ’95. Come in un derby Rangers-Celtic, c’è grande rivalità ma anche profondo rispetto tra i due sfidanti. Ognuno porta avanti con convinzione il suo credo: la moderna vocazione internazionale de La Massa contro l’orgogliosa e radicata sottigliezza del Montevertine. Il clima invernale rende il campo molto scivoloso e le agili ma snelle gambe brasiliane della creatura di Sergio Manetti soffrono. Ma alla fine è un pareggio che proietta al turno successivo sia Radda che Panzano.
9° Batteria: “…e meno classico (ovvero Bordello di Montalcino)”. Ultima trisfida che spiega più di tante parole la confusione che troppo spesso si innesca a proposito della più famosa denominazione italiana. Bocciato senza appello uno dei favoriti sulla carta come il Cerretalto ’95 di Casanova di Neri, restano a contendersi il passaggio il Brunello ’95 di Mastrojanni e il Vigna Fiore ’95 di Barbi. Si decide per un doppio lasciapassare per motivi molto diversi: il primo si apre pian piano su note floreali e di sottobosco senza esplodere mai fino in fondo sia al naso che in bocca, il secondo ha forse un pizzico di fascino in meno ma si mantiene integro fino alla fine.
10° Batteria: “Nebbiolo di montagna, ma il gusto ci guadagna?”. E’ la volta dell’incontro tra lo Sfurzat 5 Stelle ’99 di Nino Negri e lo Sfurzat Canua ’97 di Sertoli Salis. L’appassimento si sente, il nebbiolo e soprattutto la montagna un po’ meno e la giuria decide che per i due valtellinesi il torneo può finire qui.
E poi? E poi inizia il valzer dei quarti di finale, ognuno affidato singolarmente ad un assaggiatore. Delle prime tre batterie resta il sempre più sorprendente Asinone ’98 che si prepara ad affrontare in semifinale l’Avvoltore ’95, vincitore della sfida a tre dei sangiovesi contro La Massa e Montevertine (si sa, tra i due litiganti il terzo gode…). Nella parte bassa del tabellone i calci di rigore premiano il Brunello di Mastrojanni che attende un altro outsider di lusso, quel Marchese di Villamarina che la spunta con una doppietta in contropiede sui Palazzi di Trinoro.
Le semifinali sono un florilegio di emozioni e colpi di scena: il clima si riscalda, addirittura si accendono i fumogeni e deve intervenire il servizio di sicurezza dell’Ais per evitare il contatto tra le tifoserie. Quando l’Asinone supera l’Avvoltore c’è già chi parla di una nuova Ferrinopoli, la vittoria del Marchese di Villamarina su Mastrojanni mette la parola fine alle speranze dei talebani enologici.
La finale è senza storia: l’Asinone non cambia di una virgola rispetto al primo assaggio e col suo gioco non spettacolare ma molto efficace riesce ad aver ragione di un Villamarina che forse ha chiesto un po’ troppo nei precedenti turni e cala nettamente alla distanza.
E’ il momento della premiazione, è già pronto Cernizzaricci con la coppa da consegnare, il vincitore si prepara alla foto di rito. Ma si accorge presto che non c’è più nessuno a guardarlo: sono già tutti a bere riesling e champagne…
Pubblicato da aisnapoli il 01 Gen 2009
Presentazione della Guida completa ai vini della Provincia di Napoli
di Luciano Pignataro
Francesco Aiello, Giulia Cannada Bartoli, Ciro Cenatiempo
Edizioni dell’Ippogrifo
180 pagine 10 euro
Per la prima volta Napoli ha la sua guida vitivinicola: 61 aziende e 700 etichette. Uno strumento indispensabile per gli appassionati e gli operatori del settore
Ne parlano
I presidenti delle Strade del Vino della provincia: Vittoria Brancaccio (Penisola Sorrentina), Maria Carolina Lubrano Lo Bianco (Campi Flegrei), Vito Iacono (Ischia), Michele Romano (Vesuvio)
Elena Martusciello, presidente delle Donne del Vino in Campania
Mariella Passari, dirigente Sesirca-Assessorato Regionale Agricoltura e Attività Produttive
coordinati da
Monica Piscitelli, giornalista e blogger
Giovedì 29 gennaio 2009
alle 18.00 presso La Feltrinelli di Piazza dei Martiri, Napoli
Pubblicato da aisnapoli il 01 Gen 2009
Iniziamo il 2009 con una good news (almeno sembra…) segnalataci da Federico Struzziero e tratta da Tiscali.Jack
Arriva dal Sud Africa la tecnologia destinata a rivoluzionare il mondo dell’enologia, non soltanto perché renderà il vino del futuro più sano e gradevole, ma soprattutto perché eliminerà definitivamente il temutissimo mal di testa del giorno dopo. Questo malessere, infatti, è causato dai solfiti (in particolare il biossido di zolfo) che, dopo avere ucciso i microbi indesiderati e limitato l’ossidazione, finiscono in bottiglie e, quindi, anche nei nostri bicchieri.La macchina (che ha la forma di un doppio frigorifero e può “filtrare” 4 mila litri di vino ogni ora) progettata nei laboratori di L’Ormarins, nei pressi di Stellenbosch, nel Western Cape Wineland, permette di ridurre quasi a zero questi solfiti attraverso un trattamento con i raggi ultravioletti. La tecnologia si chiama Surepure ed è in fase di collaudo non solo nelle più importanti aziende vinicole sudafricane ma anche in California, Cile, Nuova Zelanda e Australia. Secondo Neil Patterson, responsabile della cantina L’Ormarins, ci vorrà un po’ di tempo prima che le prime bottiglie di questi vini arrivino sul mercato. Ma il passo più difficile, che è sempre il primo, è stato fatto. “Sono fortunato a lavorare per qualcuno che è sempre pronto ad abbracciare nuove tecnologie”, ammette Patterson. “L’uso dei solfiti nel vino è un grosso problema. Infatti, se da una parte controlla l’attività dei micro batteri e previene l’ossidazione, dall’altra non fanno bene alla nostra salute e intervengono anche su elementi che ne caratterizzano il gusto”.
Fonte:Tiscali.Jack