Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio per la categoria: ‘Eventi’

21 e 22 Ottobre, Trentodoc: Bollicine sulla Città di Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 14 - ottobre - 2018Versione PDF

trento1Trentodoc: Bollicine sulla Città di Napoli
Oltre 94 le etichette in degustazione per esplorare l’unico metodo classico di montagna

Due giorni interamente dedicati alle bollicine Trentodoc, con degustazioni guidate e percorsi di approfondimento: in risposta al crescente interesse emerso a livello nazionale per il marchio collettivo Trentodoc, domenica 21 ottobre dalle 14 alle 20 e lunedì 22 ottobre dalle 10.30 alle 14.30, l’Istituto Trento Doc porta a Napoli l’unico metodo classico di montagna.

L’evento – che si svolgerà presso l’Eurostars Hotel Excelsior, via Partenope 48, Lungomare Caracciolo- sarà l’occasione per sommelier, ristoratori ma anche appassionati, di conoscere in modo approfondito il metodo classico trentino e di degustare 94 etichette prodotte da 29 case spumantistiche, esplorandone lo stile, le caratteristiche e l’identità territoriale di questo vino. Durante la giornata di domenica, si svolgeranno percorsi di degustazione guidata e seminari di approfondimento dedicati a Trentodoc, che saranno condotti da Maurizio Dante Filippi, Miglior Sommelier AIS 2016, e da Roberto Anesi, Miglior Sommelier AIS 2017.

Trentodoc in città a Napoli – commenta Enrico Zanoni, Presidente dell’Istituto Trento Doc – rappresenta uno degli appuntamenti più significativi del 2018. All’evento di Napoli parteciperanno delegazioni AIS provenienti da Puglia, Calabria e Molise, regioni che dimostrano un crescente interesse verso i nostri prodotti, alimentando, quindi, quel percorso di crescita che il marchio e la produzione Trentodoc hanno avuto in questi anni”.

Proveniente da vitigni coltivati a diverse altitudini e fino a 900 m.s.l.m., Trentodoc è il metodo classico tra i primi al mondo e primo in Italia ad aver ricevuto la Denominazione di Origine Controllata. Oggi sono 51 le grandi case spumantistiche trentine e le piccole realtà artigianali riunite nell’Istituto Trento Doc e produttrici di un vino modulato da un territorio ideale, caratterizzato da forti escursioni termiche che favoriscono il mantenimento dell’acidità e di un buon equilibro complessivo.
Uvaggi selezionati di Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco e Meunier forgiano caratteristiche distintive che rendono questo metodo classico un prodotto unico sia per il suo bouquet aromatico che per il suo perlage, ottenuto da un’attenta rifermentazione in bottiglia e dal contatto prolungato con i lieviti. L’eccellenza territoriale e l’impegno nella tutela e nella valorizzazione delle bollicine di montagna da parte delle case produttrici si riflettono nell’eleganza e nella raffinatezza distinguibili in ogni
calice Trentodoc.
Per Informazioni
o Ufficio Stampa locale: Dipunto studio Tel. 081.681505
o Ufficio Stampa nazionale: FREEL Arianna Gandolfi, M. 349.4574176

Mame Ostrichina: il ristoro del corpo e dell’anima

Pubblicato da aisnapoli il 14 - ottobre - 2018Versione PDF

rml_8601Con una speciale degustazione ecosostenibile è stato presentato alla stampa e alla città il primo spazio biodinamico di Napoli. “Ristoro per il corpo e per l’anima”: questa la parola d’ordine dellevento organizzato da Visivo Comunicazione per l’apertura del nuovo ristorante di Monica Neri Mame Ostrichina. Il nome è stato studiato con cura: Mame è il seme del fagiolo, richiamo ai cicli della terra, all’alimentazione sostenibile, all’utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale. Ostrichina è un omaggio a Re Ferdinando IV di Borbone, che diffuse le tecniche di coltivazione delle ostriche in tutta Europa e tra i primi sovrani a portarle a corte. E così un’atmosfera afrodisiaca ha avvolto critici, giornalisti e blogger: ostriche per tutti gli invitati e i critici accorsi per raccontare la nuova avventura dell’imprenditrice napoletana. E poi proposte gastronomiche d’ispirazione mediterranea che abbracciano anche la cucina vegetariana ideate da Chef Fabio Borruso. In tavola vini biodinamici e birre artigianali. Un brindisi degustando la grande novità in fatto di food di questo autunno partenopeo: “sushi&susci” di Chef Alejandro Aguirre, che spazia dal sushi tradizionale a roll innovativi, fino a una linea tutta vegana da asporto. In menù spiccano: “Ceviche” tonnetto con mango e creaturine dell’orto, “Mazzarella” gambero rosso di Mazara del Vallo, guacamole, gelo di more, chips di riso, platano e batata, “SasCimi” salmone selvaggio marinato su batata in salsa di peperone, “SusCi dello Chef”, “Pollok alla diavola” astice, barbabietola al wasabi, purea di edamame e maionese di astice, “A tutta birra” affumicata a freddo di ricciola, crema di cipolla alla birra, funghi. Per dolce Fabio Borruso ha voluto fare un omaggio al fratello Antonio, chef stellato, proponendo un suo famoso dessert: la zuppa di pastiera napoletana. “Il Mame Ostrichina non è un semplice ristorante – spiega Monica Neri - è nato infatti un luogo anche spirituale e d’incontro, dove organizzare percorsi introspettivi, meditazioni della luna, corsi di scrittura autobiografica, incontri di gioia”.

CHAMPAGNE TASTING DINNER

La Locanda del Testardo, Ristorante Cruderia

Via Lucullo n.100 Bacoli (Na)

Mercoledì 17 Ottobre ore 20.30 euro 60

Info e prenotazioni 081 868 7701 info@lalocandadeltestardo.it

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Torna il mare a La Locanda del Testardo dopo il fermo biologico…

Una cena, a tutto pesce, in compagnia degli champagne selezionati da Première Italia.

Un viaggio nel bicchiere alla scoperta dei vitigni tradizionali della regione della Champagne.

Saranno con noi Vincent Legras e signora.

 

Menu&Champagne

PANINO AL VAPORE CON BACCALÁ ALLA VICENTINA E FRITTURINE TESTARDE
in abbinamento
Champagne LAGILLE ET FILS CARTE BLANCHE, MEUNIER da Treslon, Vallèe de l’Ardre

TARTARE DI RICCIOLA E OSTRICA
in abbinamento
Champagne PIERRE LEGRAS BLANC DE BLANCS, CHARDONNAY da Chouilly, Côte des Blancs

GNOCCHETTI CON MAZZANCOLLE, MELANZANA BRUCIATA E PEPERONE CRUSCO
in abbinamento
Champagne JACQUES ROUSSEAUX BLANC DE NOIRS, PINOT NOIR da Verzenay, Montagne di Reims

TRIGLIA AL FORNO RIPIENA DI PROVOLA E FRIARIELLI
in abbinamento
Champagne PIERRE LEGRAS MILLESIMÉ 2006

FROLLA SABLÉ, CHANTILLY ALLA VANIGLIA E COULIS DI FRAGOLA
in abbinamento
Champagne MARY SESSILE ROSÉ, MEUNIER da Treslon, Vallèe de l’Ardre

12 Ottobre, Anteprima Merano Winefestival Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 12 - ottobre - 2018Versione PDF

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thumbnail-42La metà di un calzoncino fritto, ripieno di ricotta, con la punta troncata da cui fuoriesce del ragù bollente: questo è il “Gran Cono”, l’omaggio che il maestro pizzaiolo Luigi Cippitelli, titolare dell’omonima pizzeria di San Giuseppe Vesuviano, fa al “suo” Vesuvio nel nuovissimo menu autunnale. Se la punta troncata ha la funzione di ricordare “a vocca r’o Vesuvio”, il ragù, invece, versato bollente sul calzoncino simula la colata lavica.
Nel nuovo menu, però, non c’è solo il Gran Cono come richiamo al territorio, ma anche prodotti realizzati da piccoli artigiani e diversi fritti e pizze che si rifanno ad antiche ricette popolari quasi finite nel dimenticatoio, frutto di un lungo e meticoloso lavoro di ricerca effettuato quasi “casa per casa” tra le campagne del versante nord dell’area vesuviana, non quella che affaccia sul golfo di Napoli ma quella del Monte Somma. Ad accompagnare Cippitelli in questo recupero dei prodotti e delle tradizioni locali antiche è stato Giuseppe Gargiulo, appassionato ricercatore di cibi campani di eccellenza.
All’interno del menu spiccano per originalità anche la Pizzella fritta della vendemmia, una montanara con ragù contadino di maiale accompagnata da chicchi di uva regina, piatto che anticamente rifocillava i contadini durante il periodo della raccolta dell’uva, e la Tortina al cioccolato con confettura di albicocca pellecchiella del Vesuvio realizzata con la mollica del rinomato pane di San Sebastiano, la cui crosta viene impiegata da Cippitelli nella panatura dei fritti.
Non sono da meno le pizze, nelle quali Cippitelli, ricoprendo il leggerissimo impasto in stile napoletano con degli abbinamenti da cucina, riesce a esprimere appieno la propria formazione da cuoco.

Luigi Cippitelli Pizzeria
Via Astalonga, 36
San Giuseppe Vesuviano (Na)
Telefono: 081 529 5302

Quattro parole per un sogno

Pubblicato da aisnapoli il 8 - ottobre - 2018Versione PDF

rossana-gajaDi Franco De Luca
L’appuntamento è alle 10:30 di venerdì 28 settembre. Per paura di fare tardi alcuni di noi sono lì un’ora prima. In un’ora Barbaresco la puoi percorrere tutta per 15 volte; non ci vuole molto per visitare il piccolo borgo di 600 anime che ha l’Enoteca Regionale in una chiesa sconsacrata, e questo la dice lunga sulla sovrapposizione, tutta piemontese, del sacro con il vino. Quando ci siamo finalmente tutti, suoniamo il campanello e la porta che si apre cigola, non perché sia vecchia o malandata, ma perché è di quelle che non si aprono spesso e non si aprono a tutti.

Siamo da Gaja, tra le principali aziende del Piemonte, il che vuol dire tra le maggiori d’Italia, il che vuol dire tra le prime del pianeta… e mi fermo qui. Rossana Gaja ci accoglie con disarmante semplicità e con l’attenzione e la cura che immaginavo riservata a sceicchi o magnati del petrolio, all’inizio sembra un’atmosfera irreale ma poi mi rendo conto che la gentilezza è autentica e questo ci rilassa provocando in molti di noi un inaspettato moto di benessere.

Essendo la struttura immersa nel cuore del paese, soggetta dunque a vincoli di ogni genere, non abbiamo potuto ampliarla e adornarla come avremmo voluto” racconta Rossana quasi scusandosi. La giovane donna non immagina che non siamo assolutamente in grado di fare valutazioni che non siano eccelse. E comunque, una volta attraversata l’arteria del paese mediante un tunnel sotterraneo (sì, avete letto bene) che conduce al Castello di Barbaresco, sede dell’azienda, il bello diventa sublime e allora viene quasi a noi di scusarci per essere lì.

gaja-internoNon sto qui a raccontare note di degustazione che avrebbero sapore di irriverenza e inoltre non voglio associare a un’esperienza del genere la mia personale interpretazione dei vini, dico solo che se arrivassero gli alieni con intenzioni non chiare e io fossi il responsabile delle negoziazioni, farei loro assaggiare il Sorì San Lorenzo del 1999 e sono certo che riuscirei a predisporre gli animi alla fratellanza universale, così come nello spazio manderei, insieme a Mozart e a Beethoven anche il Barbaresco del 2015 (sai che affinamento…), e forse sarebbe la volta buona che si mostrerebbero a noi con maggiore frequenza e con minore ambiguità. Ecco, solo una parola sul Barbaresco del 2015: per quanto all’inizio della sua lunga e promettente esistenza, mai prima di questo momento avevo trovato la parola “elegante” opportuna e propria per fotografare perfettamente un vino.

Tra affreschi del ’700 restaurati che evocano paesaggi bucolici del nord Europa, la degustazione si è consumata in una atmosfera rilassata e nello stesso tempo solenne. Oltre alle due già citate, le altre prestigiose etichette sono state Gaja & Rei del 2016, Barolo Conteisa del 2014 e il Gosset Champagne Extra Brut (marchio importato in esclusiva in Italia).

La parola per Gaja è SONTUOSO. Sontuoso è il castello, sontuosa è l’accoglienza, sontuosa la degustazione e sontuosi i vini. Quando all’estero voglio vantarmi di qualcosa dico: “Sono italiano come Colombo, Michelangelo, Troisi, Eduardo, Leonardo, Totò e Angelo Gaja“.

Solo per questa prima visita abbiamo avuto il piacere di avere con noi Mauro Carosso; è stato bello condividere anche con lui questa fantastica esperienza.

42943215_2401082083237090_1930622112045727744_nDopo un breve e fugace pasto (l’unico della due giorni di dimensioni ragionevoli) siamo partiti alla volta di Rocchetta sul Tanaro per visitare un altro caposaldo dell’enologia piemontese. Giuseppe e Raffaella Bologna sono i figli di Giacomo, uno dei personaggi più importanti della storia del vino d’Italia, un uomo che un giorno si è arrampicato sull’Everest per urlare al mondo: “Badate maledetti che il barbera non è il fratello scemo del nebbiolo…”, e da allora niente è stato più come prima. Le uve gregarie piemontesi hanno cominciato ad acquistare maggiore dignità e sono nati nuovi vini che hanno conquistato il mondo, vedi il celebre Bricco dell’Uccellone (1984). Come molti avranno capito l’azienda è Braida e anche qui camminiamo schiacciati dall’emozione: siamo in un posto dove si è consumata una rivoluzione e questo provoca farfalle nello stomaco coma agli innamorati.

Raffaella si occupa prevalentemente del commerciale. Lei non lo sa ancora e non so se avrà piacere di scoprirlo da noi, leggendo questo articolo, ma è più napoletana dei napoletani. La sua ospitalità è di quelle che non dimentichi, perché è vera e genuina, come vera e genuina è lei. Giuseppe è invece l’enologo ed appare, almeno in un primo momento, più taciturno. Nei lunghi capelli si intravedono aggrappati i suoi sogni. Quando ci porta in vigna per mostrarci il suo gioiellino ha gli occhi emozionati. Un po’ come il papà ha fatto col barbera, anche lui vuole dare maggiore dignità a uno di quei vitigni minori di cui si sente parlare sempre meno: il grignolino. Anche se appare molto determinato e lucido nel suo lavoro, la sensazione è che sia un uomo al di sopra degli schemi e questo lo rende ulteriormente affascinante. Ricorderò sempre questa scena: attendevamo l’arrivo di Raffaella nel cortile deserto dell’azienda quando abbiamo visto arrivare, a tutta velocità e nella nostra direzione, un quad rosso; il veicolo, dopo una curva alla Lauda, è entrato sparato in un capannone producendo un gran chiasso e facendoci prefigurare il peggio.

Adesso uscirà il proprietario e gli farà un cazziatone”, ho sussurrato a Chiara Cimmello e a Gabriele Pollio che erano accanto a me,Pronti con il QuadVeramente è lui il proprietario!”, ha risposto Chiara.

Raffaella e Giuseppe Bologna fanno parte di quella categoria di figli la cui vita può apparire in discesa ma che in realtà è in salita, data la insormontabile figura con cui sono chiamati a confrontarsi ogni giorno. Tuttavia, vini come Ai Suma Montebruna, nati e cresciuti con loro, non solo rendono onore al mito ma ne nobilitano ulteriormente la memoria.

La degustazione è stata memorabile e si è consumata in parte in azienda e in parte a cena, presso la trattoria “I Bologna”, gestita da Carlo Bologna, fratello di Giacomo, insieme con la moglie Mariuccia, il figlio chef Beppe e sua moglie Cristina. Qui abbiamo assaggiato i grandi classici, come La Monella Bricco dell’Uccellone nelle annate 2013, 2014 e 2015, insieme con i più moderni (si fa per dire) Baciale’Limonte e il già citato Montebruna. A proposito di quest’ultimo, va segnalato che se l’annata 2018 sarà particolarmente straordinaria è perché l’AIS Napoli ha significativamente contribuito alla vendemmia. ;-)

La parola per Braida è FAMIGLIA. Famiglia è il sentore organolettico che si respira in ogni vino, ma anche in tutto ciò che ci circonda: gli operai vendemmiatori che ci hanno tollerato con santa pazienza, gli zii e i cugini ristoratori che ci hanno coccolato come parenti acquisiti, il sindaco (o la sindaca) del paese di Rocchetta Tanaro che è venuto (o venuta) a salutarci due volte, il medico del paese che non disdegna di dare una mano quando c’è da raccogliere l’uva… mancavano solo il prete e il maresciallo dei carabinieri e avevamo completato con tutte le autorità.

Infine, l’ultima visita è stata presso La Spinetta, che in realtà ha aperto e chiuso il nostro viaggio.

42887263_10218687501925718_5064072041792012288_nLa sera del giovedì, infatti, appena arrivati nelle Langhe, la prima tappa è stata Alba: cena all’APE Wine Bar di Contratto (storico marchio di Canelli acquisito dall’azienda nel 2011). Il For England è stato il benvenuto più sensazionale che potessimo aspettarci. Un Blanc de Noir (in magnum) da 42 mesi sui lieviti, di una gradevolezza indescrivibile… Accompagnava all’altare la battuta di Fassona con aglio e olio ma è riuscito a sostenere mirabilmente anche l’uovo al tegamino al tartufo bianco, facendo sì che per tutta la cena nessuno dei dieci commensali aprisse una sola bottiglia d’acqua (e questa non è una battuta).

Il sabato mattina invece siamo stati in azienda a Castagnole delle Lanze, dove Enrico ci ha accolti con rara gentilezza. In una piacevole, ricca ed esaustiva chiacchierata, Enrico ci ha mostrato la capacità imprenditoriale di Giorgio Rivetti e la sua vocazione a sapersi sempre adeguare alle varie vicissitudini pur di perseguire ad ogni costo la qualità. L’azienda possiede tutti i macchinari, gli strumenti e le capacità per dare vita a vini eccelsi, ma nel contempo sorprende l’assenza di schemi rigidi e la vocazione a interpretare, di volta in volta, le condizioni al contorno per individuare la migliore strategia di intervento. Non abbiamo avuto modo di conoscere Giorgio Rivetti, ma ne abbiamo sentito la forza nel racconto appassionato di Enrico; si percepiva netta l’ammirazione dei collaboratori e, soprattutto, la sua energia nell’aria.

La parola per questa azienda in realtà sono due: ENERGIA e FLESSIBILITA’. Questo perché, al di là delle mie esagerazioni figlie della profonda passione che nutro per questa terra, ci ha colpito molto l’approccio estremamente duttile e la potenza delle idee, e nessuna altra immagine sarebbe più idonea del rinoceronte per descrivere questo concetto. L’icona dell’animale, elegante e corazzato, era stata scelta tra i quadri di Dürer per adornare in un primo momento le etichette del Barbaresco, solo successivamente è diventato il simbolo di un imprenditore e della sua impresa.

La degustazione è stata tra le più ricche cui abbia mai partecipato; forse Enrico si aspettava ottimisticamente un segnale di resa da parte nostra maLa Spinetta non sapeva con chi aveva a che fare. Per pietà nei suoi confronti, dal momento che ci teneva tra i piedi da oltre due ore, al dodicesimo vino ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di denunciare una stanchezza sensoriale che in realtà non avevamo. I vini bevuti sono stati molto al di sopra delle aspettative e tutti noi ci siamo ritrovati nel celebrare, tra gli altri, il superbo Barbera d’Asti Bionzo del 2005 e il magnifico Barbaresco proveniente dal cru Vigneto Gallina del 2015.

Siamo così giunti alla fine del viaggio e del racconto, ma manca ancora una parola. Per questa è doverosa una brevissima premessa.

Peppe Cimmello lavora nel mondo del vino da sempre e da sempre ha contatti con le maggiori aziende del nostro paese. Il suo rigore e la sua serietà hanno consentito la contaminazione dell’amicizia nei rapporti professionali con calibri come Angelo Gaja o Giacomo Bologna. Questa è una cosa rara, preziosa ma anche estremamente pericolosa nell’ambito lavorativo, e richiede grandi doti umane. Gli stessi valori Giuseppe li ha trasmessi a Francesco e Chiara ed è proprio in virtù di questo patrimonio di affetti consolidatosi negli anni che questa piccola fronda dell’Ais Napoli, capitanata da Tommaso Luongo, ha potuto beneficiare di un simile dono.

La quarta e ultima parola è dunque GRATITUDINE. Gratitudine nei confronti dei Cimmello, nella figura di Chiara che ci ha fisicamente accompagnati, dei produttori menzionati e gratitudine anche verso la vita… perché se godiamo gioie del genere allora vuol dire che siamo tra i fortunati, e questo è bene non scordarlo mai.

P.S. (a cura del delegato ;-) )

Con noi c’erano anche Anna Ciotola e Gabriella Imparato, due fotografe (e sommelier) d’eccezione, che hanno “fissato” con i loro scatti i momenti più belli di questo viaggio indimenticabile. Grazie!

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Mame Ostrichina, il primo spazio biodinamico di Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 5 - ottobre - 2018Versione PDF

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Biodinamico, ecosostenibile e geolocalizzato, è questo il concept dello spazio ideato da Monica Neri, madre del sushi restaurant Kukai, che apre mercoledì 10 ottobre a Napoli il suo nuovo ristorante Mame Ostrichina.
Mame è il seme (fagiolo), Ostrichina è un omaggio a Re Ferdinando IV di Borbone, che diffuse le tecniche di coltivazione delle ostriche in tutta Europa. Vero amante dei frutti di mare, fu tra i primi sovrani a portare a corte le ostriche. Di qui la creazione della famosa Sala dell’Ostrichina che sorge sul Lago del Fusaro, difronte la Casina Vanvitelliana e dell’ambito titolo di “ostricaro fisico”.
Ristoro per il corpo e per l’anima, così le proposte gastronomiche d’ispirazione mediterranea spaziano anche nella cucina vegetariana e seguono il ciclo della terra. In tavola vini biodinamici e birre artigianali. Tra le novità il “sushi&susci”, che spazia dal sushi tradizionale a roll innovativi, fino a una linea tutta vegana da asporto.
Un ristorante di respiro biodinamico, secondo il quale la fertilità del suolo e l’agricoltura devono essere inserite in una visione di forze cosmiche, energie astrali e spirituali. Il principio base della cucina biodinamica è fondato sull’effetto che il ciclo della luna ha sull’attività biologica delle piante e di conseguenza del suo apporto all’uomo. Un progetto di vita piacevole, accoglienza e formazione che si chiama “Magna Mater”, rivolto ai napoletani e ai turisti: acquisti consapevoli, piatti preparati con procedimenti a basso dispendio energetico, valorizzazione dei prodotti campani in una dimensione di offerta a clientela internazionale, in una parola: glocal. Ma anche un luogo per partecipare alle “meditazioni della luna”, a corsi introspettivi, percorsi di scrittura autobiografica e tanto altro. “Spazio al benessere del corpo, dell’anima e della mente – spiega Monica Neri – le mie scelte si inseriscono in un progetto di alimentazione sostenibile a bassissimo impatto ambientale e di cura dell’individuo e del collettivo. La scelta di ispirazione crudista nasce dal desiderio di limitare l’utilizzo quotidiano di prodotti industriali, il cui impiego di imballaggi, il trasporto dei prodotti, il sistema di produzione hanno un forte impatto sull’ambiente. L’eliminazione di carni e prodotti ittici allevati consente un’alternativa valida agli allevamenti intensivi”.
Monica Neri, imprenditrice, ristoratrice, studiosa di civiltà orientali, ha studiato e vissuto in Francia e in Giappone. Con il Mame Ostrichina si è posta l’obiettivo di creare una Community orientata allo sviluppo sostenibile e all’innovazione social.

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

#BEVOLUTION, la rivoluzione del bere

18 Ottobre ore 20.30 euro 35

Enopanetteria i Sapori della Tradizione

Corso Europa n.125 Melito (Na)

Info e prenotazioni: 081.7117410

bevolution

#Bevolution

È ora di fare una rivoluzione… Lunga vita ai bianchi!

Un ciclo di degustazioni ideato per abbattere uno dei luoghi comuni etilici più duri da sconfiggere: una “white experience” per esplorare assieme l’emozionante evoluzione dei grandi bianchi da invecchiamento.

Il tempo svela, il tempo scolpisce, il tempo imprime.

Trebbiano d’Abruzzo Marina Cvetic 2001

Brazan Collio Goriziano i Clivi 1997

Derthona Montecitorio Walter Massa 2010

Ürziger Würzgarten Spätlese Riesling Markus Molitor 1994

Käfeberg Grüner Veltliner Bründlmayer 2009

Alsace Gran Cru Gewürztraminer Furstentum Domaine Weinbach 2006

A cura di Tommaso Luongo, Delegato Ais Napoli

In apertura il tradizionale buffet di pizze di Stefano Pagliuca; poi, dopo il seminario e la degustazione, un piatto a sorpresa della chef resident Raffaela Verde.

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 16 nov 2018 al 16 nov 2018 alle ore:20:00

      16 Novembre, “E tu? Sei Scatuozzo o Scartiloffista?” all’Enopanetteria

      Mancano: 09:38 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 21 nov 2018 al 21 nov 2018 alle ore:20:30

      21 Novembre, Le annate storiche di Terlano all’Enoteca Scagliola

      Mancano: 5 giorni e 10:08 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
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