Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio per la categoria: ‘Gastronomia’

I PROTAGONISTIDi Fosca Tortorelli
Il 1° marzo in Contrada Laura n.6 di Melizzano, ci ritroviamo nell’ospitale Agriturismo “Casa Lerario” per il secondo appuntamento di “8rto X 4uattro”, un simpatico format ideato dai giornalisti enogastronomici Laura Gambacorta e Giampiero Prozzo; il cui intento è quello di valorizzare e far conoscere le eccellenze del territorio attraverso l’uso dei prodotti dell’orto dell’agriturismo, senza perdere di vista la stagionalità della materia prima, giocando con gli esercizi di stile di ciascun chef coinvolto.

Il protagonista di questo secondo incontro, è Eduardo Estatico, giovane chef napoletano che, ad oggi, ricopre il ruolo di Executive Chef al Ristorante “Jkitchen” presso hotel JK Place, Capri – 5 stelle Lusso.

Curiosità, convivialità e partecipazione accompagnano il susseguirsi delle portate, il pranzo inizia con la
Sorpresa dello chef, un piccolo stuzzichino, su cui ci si gioca nell’individuare gli ingredienti che lo compongono, ma che regala certezze al primo boccone. Si tratta di un gateau di patate con centrifuga di prezzemolo e limone, stuzzicante benvenuto apparentemente semplice, ma non banale, che gioca tra l’equilibrio di consistenze e sapori, perfettamente abbinato alla Falanghina del Sannio-Taburno DOP 2013 della Fattoria La Rivolta 1812 di Torrecuso di Paolo Cotroneo, partner degli eventi e realtà territoriale rappresentativa dell’areale sannita.

Ritmi rilassati contraddistinguono il pranzo domenicale, proprio come se si stesse trascorrendo una domenica in famiglia, tra chiacchiere, gusto e sorrisi.

CASA LERARIOProseguiamo con l’antipasto presentato con il simpatico nome: Fatti e … chiacchiere”, decisamente un piatto che ha fatto e fa discutere, infatti Paolo Cotroneo ci racconta scherzosamente l’iniziale difficoltà nello scegliere il vino più idoneo, una volta conosciuti gli ingredienti che lo compongono. Ed ecco che ritroviamo nel piatto un bel trancio di filetto di baccalà norvegese su cui viene adagiata una chiacchiera carnevalesca, il tutto accompagnato da carciofo,  mandarino e cioccolato bianco.

In questa portata si evince l’esperienza e la capacità di Eduardo di fondere i sapori, un piatto dove l’acido, il dolce, l’amaro e il salato si fondono con armonia. A seguire come primo piatto:
”A’ pasta e cavolo tra me e nonna Giuseppina”: mischiato delicato Pastificio dei Campi, cavolfiore, colatura di alici di Cetara, fondo di arrosto e pancetta di nero casertano, a cui viene abbinato il Fiano Del Sannio La Rivolta 2013, vino che ben sostiene la portata proposta e che cattura lo sguardo per il luminoso colore dorato, complesso e corposo, dalla discreta acidità e contraddistinto da piacevoli note di agrumi.

Anche qui lo chef ci racconta la scelta del nome del piatto e di com’è importante prediligere la tradizione, la stagionalità, la territorialità e la qualità della materia prima, cercando di interpretarla al meglio. E’ stata poi la volta del secondo:
”Omaggio a Eduardo … è di scena a’ carne a rraù: salsiccia, tracchia e girello di spalla con scarola maritata” abbinato all’Aglianico del Taburno Docg 2011 Fattoria La Rivolta. Qui in Piatto in pieno stile partenopeo, ma che mette in risalto l’approfondita conoscenza delle tecniche di lavorazione (come la cottura in sottovuoto a bassa temperatura per il girello) e la genuinità delle carni, tutte provenienti dagli allevamenti del patron Pietro Lerario.. Il percorso costruito dallo chef è stato davvero intrigante, ricreando la tradizione e il sapore della cucina della nonna arricchita e perfezionata  dallo tecnica.  Ottimo anche il sorbetto di mela annurca e zenzero che ripulisce velocemente la bocca, rendendola pronta a pregustare la dolce conclusione. Anche stavolta entra in scena un ulteriore omaggio alla commedia di Eduardo De Filippo, simbolo della cultura partenopea: “Tommasino Cupiello, a ‘ zupp e latt”, dessert composto da un cremoso al caffè-latte, pane di San Sebastiano al Vesuvio, crumble di nocciole e infuso di latte e vaniglia, che viene impiattato in maniera davvero scenografica con l’aggiunta del caffè, servito al momento personalmente dallo chef. Chicca finale il Melissa Fiano passito Doc 2011 Fattoria La Rivolta, la cui produzione è limitata solo ad alcune annate.

Anche stavolta gusto e ospitalità si legano in modo sinergico; l’agriturismo Casa Lerario diventa un luogo denso di gioie semplici coltivate in un orto domestico, dove i prodotti della terra più umili, vengono elogiati quasi fossero degli splendidi e rari fiori.

Ulteriore tappa di riferimento per ritrovare i ritmi lenti della natura, ben espressi nei versi della poesia pascoliana.

E come l’amo il mio cantuccio d’orto,
col suo radicchio che convien ch’io tagli via via; che appena morto, ecco è risorto:

o primavera! con quel verde d’agli, coi papaveri rossi, la cui testa suona coi chicchi, simile a sonagli;

con le cipolle di cui fo la resta
per San Giovanni; con lo spigo buono, che sa di bianco e rende odor di festa;

coi riccioluti càvoli, che sono

neri, ma buoni; e quelle mie viole
gialle, ch’hanno un odore… come il suono

dei vespri, dopo mezzogiorno, al sole nuovo d’aprile; ed alto, co’ suoi capi rotondi, d’oro, il grande girasole

ch’è sempre pieno del ronzìo dell’api!

(Tratto da L’Oliveta e l’orto di Giovanni Pascoli)

Abbinamento Cibo Vino, Tomino & Chardonnay

Pubblicato da aisnapoli il 5 - marzo - 2015Versione PDF

CAM01616Di Giuseppe Rea

Tomino scottato, focaccina all’anice con veli di pancetta e funghi porcini

Piatto semplice nell’esecuzione, ma interessante per il notevole ventaglio di percezioni in gioco. Questo diffusissimo formaggio piemontese si presenta con percettibili sensazioni gusto olfattive di tendenza dolce, discreta succulenza e buona aromaticità.L’abbinamento richiederebbe un vino rosso giovane, di medio corpo, fresco, abbastanza caldo e poco tannico o magari, un bel bianco secco, “apprendista” e con buone speranze.
La compagine della preparazione, invece, sollecita qualcosa di diverso, di più impegnativo, in quanto, l’aromaticità della focaccina, la grassezza della pancetta e la lunghezza gustativa dei funghi porcini, proiettano l’abbinamento verso una pista in cui bisogna decollare sicuri e certi; scegliamo, dunque, un bianco altoatesino di notevolissima fattura, il Lòwengang 2011 di Alois Lageder, Chardonnay in purezza, con sosta di 11 mesi in legni piccoli, fine ed intenso, dalla spiccata personalità in grado di reggere l’urto dell’impalcatura del piatto, un vino bianco dalla raffinata armonia che ci accompagnerà in sicurezza e con “sommo gaudio” nella corsia infinita dell’abbinamento cibo-vino.

Chef Antonio Esposito

Foto di Giuseppe Rea

panettone leopoldoLEOPOLDO
Miglior Panettone 2013 >> 2° CLASSIFICATO

“Panettone Day”, il contest sulla pasticceria artigianale a tema Panettone ha coinvolto lo scorso lunedì 21 ottobre i 20 migliori pasticceri selezionati dalla prestigiosa Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani, l’esclusivo evento si è svolto presso la Città del Gusto di Roma del Gambero Rosso, dove i finalisti sono stati giudicati da una giuria di eccezione composta dallo staff di Gambero Rosso, dal Maestro I. Massari, dal Presidente dell’Ampi G. Fabbri e da alcuni esperti giornalisti del settore.
Iniziativa promossa da Braims

Riceviamo e pubblichiamo i consigli di Alberto Morandotti, tecnologo alimentare del Centro di Ricerca e Sviluppo Whirlpool di Cassinetta di Biandronno (Varese) per il rito della grigliata: «Per ottenere il meglio dalle carni, salare a ridosso della cottura, non infilzare e nessuna paura a girare più volte il pezzo»

L’estate è stagione di cucina all’aperto e di cambiamento delle abitudini alimentari, come il ricorso alla griglia in sostituzione del tradizionale piano cottura o del forno. Per ottenere il meglio in situazioni che sono spesso anche momenti conviviali, può essere utile considerare qualche semplice accorgimento. Alimento di riferimento è naturalmente la carne, perché regina del barbecue, ma qualche dritta può essere utile anche per le verdure e il pesce. In via preliminare è interessante scoprire il perché dell’attrattiva che esercita questa modalità di cottura: «il principio scientifico alla base della caramellatura tipica della griglia, e dell’arrostitura in generale, è la reazione di Maillard -spiega Alberto Morandotti, tecnologo alimentare del Centro di Ricerca e Sviluppo Whirlpool di Cassinetta di Biandronno-. È un principio ben noto ai cuochi e che avviene a certe temperature tra zuccheri e proteine presenti nella carne, ma anche nel pesce, e in misura minore nel pane e nelle verdure. Gli effetti più evidenti sono la brunitura della superficie, il cambio di consistenza, ossia la formazione della crosta, e il rilascio di sostanze aromatiche volatili (più leggere dell’aria) che hanno l’effetto di stuzzicare l’appetito». La cottura al barbecue, come tutte le altre tecniche di cottura, è al centro degli studi dei tecnologi Whirlpool in quanto direttamente collegata alla produzione dei famosi barbecue “all’americana” a marchio KitchenAid. Extra large e molto in voga negli Stati Uniti, si stanno affermando anche in Europa e in Italia.

«L’attenzione alla fase di cottura dei cibi rientra in una disegno più complessivo portato avanti da Whirlpool -prosegue Morandotti-: il food stream è strategico per l’azienda e uno degli ambiti in cui lavoriamo e per cui sviluppiamo soluzioni tecnologiche è appunto il cooking. Il nostro obiettivo è mantenere le proprietà nutrizionali e sensoriali del cibo».

In allegato foto in bassa di Alberto Morandotti e di cottura al barbecue; per scaricare foto in alta cliccare sui seguenti link:

Alberto Morandotti:

http://www.eoipso.it/include/comunicati/popup_img.cfm?type_img=img&id_img=955

Cottura al barbecue:

http://www.eoipso.it/include/comunicati/popup_img.cfm?type_img=img&id_img=956

La cottura della carne alla griglia si porta appresso una serie di false convinzioni che sarebbe il caso di rivedere e che cominciano dalla preparazione dell’alimento, che, secondo alcuni, non andrebbe mai salato o speziato pena l’indurimento del pezzo. «Questo non è sempre vero -nota Morandotti-: lo è soltanto se la carne si sala diverse ore prima di cominciare la cottura, provocando in questo modo l’assorbimento dei succhi interni; se, invece, l’aggiunta avviene a ridosso del posizionamento sulla griglia, il sale contribuisce a formare una saporita crosta in superficie che ne esalta il gusto».

In linea di principio è consigliabile cuocere direttamente sopra la brace i tagli sottili di carne, quelli a cottura rapida, mentre per i tagli più grossi (costate spesse e roastbeef) è preferibile la cottura indiretta, che si ottiene allontanando -cioé alzandola – la griglia dalla superficie della brace, oppure, per i tagli davvero importanti, spostando quest’ultima ai lati del barbecue e posizionando il pezzo da cuocere in mezzo. Volendo essere perfezionisti, nello spazio vuoto che si crea si possono inserire dei piccoli vassoi di alluminio per raccogliere quei succhi di cottura utilizzabili per bagnare e ottenere l’insaporimento della carne, come le “leccarde” usate nel Rinascimento dal rinomato cuoco varesino Bartolomeo Scappi, che fu al servizio di cinque pontefici.

Altro argomento dibattuto è l’uso del forchettone per muovere la carne sulla griglia e saggiare il grado di cottura. «Bisogna evitare di inforcare il pezzo -aggiunge Morandotti-; bucandolo si creano infatti delle vie d’uscita per quei liquidi che, oltre a dare sapore, hanno in sé importanti sostanze nutritive, quali minerali e vitamine. Nemmeno la crosta superficiale sigilla la carne dalla perdita di questi liquidi chiudendone, come qualcuno sostiene, i pori». Il mantenimento dei liquidi nella carne non è quindi soltanto una questione di morbidezza al palato, ma significa, ancora prima, la conservazione del patrimonio nutritivo e organolettico dell’alimento.

«Un altro mito da sfatare è il principio per cui la carne deve essere rivoltata il meno possibile –conclude Morandotti-. La frequenza con cui si gira il pezzo condiziona certamente il risultato; se si fa una sola volta occorre la certezza che il grado di “brunitura” della faccia inferiore sia quello desiderato, mentre se si effettuano più “ribaltamenti” il controllo è più puntuale e la cottura più uniforme».

Nel primo caso, infatti, specie in presenza di una crosta consistente, al taglio risalterà la diversa colorazione della carne; con più girate la sezione mostrerà, invece, una maggiore uniformità nella cottura. Girando più frequentemente, inoltre, si ha il vantaggio di ridurre il tempo necessario al centro della massa per raggiungere il livello di cottura desiderato.

Le verdure sono un alimento in genere trascurato, mentre necessitano di attenzione nella cottura, e da comprimarie diventano facilmente imbarazzanti mucchietti di carbone. Il consiglio, per evitare di mangiare verdure carbonizzate o poco cotte, è di azzeccare lo spessore delle fette, intorno al centimetro, e di posizionarle in una zona della griglia dove il calore sia più moderato. Meglio prepararle in contemporanea alla carne, in modo da servirle insieme. Per velocizzare l’operazione si possono precuocere al vapore con tutta calma, tenendole molto al dente, e finirle alla griglia al momento del bisogno per accompare le carni.

Per il pesce occorre sapere in generale che cuoce più velocemente delle carni perché le fibre sono più corte e il collagene che contengono si “denatura” ad una temperatura inferiore. Quindi massima attenzione per evitare le bruciature o l’essicatura con una brace troppo forte; il consiglio è di marinare prima i pezzi o di cuocerli in un foglio d’alluminio o (raffinatezza dal sapore esotico) nelle foglie di banano facendo un fagottino protetto che permette di conservare l’umidità. I pesci piccoli possono essere chiusi in una griglia “a libro” per evitare di toccarli utilizzando delle palette. Per i tranci la cottura deve avvenire con la pelle sempre rivolta in basso per favorire uniformità nella cottura e rendere la pelle stessa croccante e dorata.

Alberto Morandotti, nato a Varese nel 1978, è laureato in Scienze e Tecnologie alimentari all’Università Statale di Milano. In Whirlpool dal gennaio 2009, è attualmente staff engineer Food & processes con funzioni di coordinamento del gruppo di ricerca avanzata globale per le tecnologie di cottura innovative. Si occupa inoltre di rapporti con la divisione marketing, usabilità, design, pianificazione, monitoraggio e revisione dell’attività di sviluppo sperimentale

Whirlpool EMEA e Whirlpool Corporation Con circa 11mila 500 dipendenti, una presenza sui mercati di oltre 30 Paesi europei e siti produttivi in sette Paesi, Whirlpool Europe, Middle East & Africa (EMEA) è una società interamente controllata da Whirlpool Corporation, l’azienda leader a livello mondiale nella produzione e commercializzazione di grandi elettrodomestici. Nel 2011, Whirlpool Corporation ha avuto un fatturato annuale di circa 19 miliardi di dollari, 68.000 dipendenti e 65 centri di produzione e di ricerca tecnologica in tutto il mondo. L’azienda commercializza i marchi Whirlpool, Maytag, KitchenAid, Jenn-Air, Amana, Consul, Brastemp, Bauknecht e altri importanti brand quasi in ogni paese del mondo. Il Centro Operativo Europeo di Whirlpool si trova in Italia, a Comerio (VA). Per ulteriori informazioni sull’azienda, consultate il sito Internet www.whirlpoolcorp.com o www.whirlpool.it.

Pierre Yves Ley // Media Relations Manager, Whirlpool Europe
Office +39 0332 759112 // Mobile +39 335 7277266 // pierre_ley@whirlpool.com // Whirlpool Corporation // www.WhirlpoolCorp.com

Ufficio stampa Whirlpool Emea: Eo Ipso srl
Info: Marco Calini – Cell. 339.1544973, ufficio 0331 594166 – Mail: mcalini@eoipso.it

Saturday Morning, A spesa con lo chef Gianluca D’Agostino

Pubblicato da aisnapoli il 21 - giugno - 2012Versione PDF

Di Karen Phillips

Sta cominciando a fare caldo in città. E a Napoli, nei fine settimana, la maggior parte delle persone si dirige verso le spiagge. Io invece volevo girare per le strade della città. Le strade di Napoli per lo shopping gastronomico di sabato mattina. Non volendo andare da sola, ho chiamato lo chef Gianluca D’Agostino del ristorante Veritas e gli ho chiesto se a lui non dispiacesse che io stessi con lui mentre faceva il suo giro nel centro di Napoli. E così…

Ore 9.30 appuntamento alla stazione della metropolitana di Montesanto per il nostro giro in Pignasecca.

Prima tappa mercato del pesce.

“Potrei facilmente chiamare ed ordinare per telefono, Gianluca mi dice, ma mi piace tornare più volte alla settimana per vedere che cosa c’è nuovo.”Ed è anche un ottimo modo per coltivare e amicizie con i suoi fornitori che sono anche diventati amici. Gianluca mi ha parlato di specialità come il pesce spada e il tonno rosso. Tanti suggerimenti per me, consigli, idee di ricette. Ad esempio, lo stomaco del tonno contiene più grassi, in realtà è quasi come una bistecca. Perfetto per una rapida cottura alla griglia o alla piastra in modo da esaltare la sua gustosa succulenza.

Alici …piccole sardine direttamente dalla Baia di Pozzuoli. Lucide, con delle strisce blu. Le sceglie perchè gli ricordano i profumi e il gusto di casa.

C’era un bellissimo pesce spada…Gianluca ne ha ordinato due chili da utilizzare quella stessa sera al ristorante per una ricetta che girava nella sua testa…

Sono stata rapita dallo spirito di quella mattina. Frutti di mare, gamberi, zuppa di pesce, calamari … sarei potuta rimanere lì tutta la mattinata in compagnia di Gianluca, ma era tempo di andare avanti. Frutta fresca e verdura … pronta? Let’s go…

Non abbiamo bisogno di andare molto lontano, proprio dietro l’angolo. Le cassette del fruttivendolo erano piene di bellissima frutta e verdura di stagione. Ancora una volta, tanti i suggerimenti per le  ricette da chef. Ad esempio, Gianluca mi ha spiegato che quelle zucchine enormemente grandi sarebbero state perfette per una parmigiana, mentre per le più piccole avrebbero avuto miglior sorte con una frittura alla scapece…

Poi, i funghi porcini … i primi della stagione …

Ciliegie fresche … Ben sei varietà diverse. E poi i gelsi … che non si vedono molto in giro…

Gianluca mi ha chiesto se avessi fretta, c’era un altra fermata che voleva fare. Abbiamo camminato per un po’ lungo il vicolo, attraversato Via Toledo e girato dietro l’angolo. Gianluca ha voluto portarmi da Timpani e Tempura di proprietà dal suo amico Antonio Tubelli.

La bottega di Tubelli è ricca di prodotti tipici di qualità della Campania e del resto d’Italia. Pasta, formaggi, vini e tante altre golose leccornie. Ho anche scoperto che si può anche mangiare. Può ospitare otto persone per il pranzo e la cena, ma la pasta e timpani sono sempre a disposizione per il take away. E giovedi? La serata del fritto! Devo assolutamente tornare …

Ormai si era fatto quasi mezzogiorno, il tempo di salutare lo chef, salutare la mia Saturday Morning. Giusto il tempo per un ciao, e ci vediamo presto … Gianluca doveva andare al ristorante, io avevo bisogno di salire sulla metropolitana…

Ma chi sa? Forse ci vediamo sabato prossimo!

Versione in Inglese

Camden Town, il regno londinese dello street food

Pubblicato da aisnapoli il 18 - giugno - 2012Versione PDF


Fotoracconto di Mauro Illiano della realtà culinaria vivente nel quartiere di Camden Town – Londra

Giuseppe Iannotti del Kresios a Telese Terme (BN) propone Filetti di trota alla maniera svedese “gravlax”, trippa in infuso di erbe, guance con grattachecca di acqua sulfurea. I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. (Epicuro, Lettera a Meneceo, IV-III sec. a.C.)

Pensare e realizzare una video ricetta in cui l’acqua sia il protagonista indiscusso del piatto. Si tratta di una sfida tra il gusto e l’immaginazione, al confine tra l’innovazione del tema (l’acqua come ingrediente principe di un piatto) e la tradizione che ne può scaturire nel tempo. Dopo il 15 aprile 2012, termine massimo di consegna delle video ricette, una GIURIA di ESPERTI ne selezionerà solamente dodici; a questo punto entra in gioco il popolo di internet – gourmet, cuochi, giornalisti e professionisti del settore – che voterà online la propria ricetta preferita sul sito.

Le Capitali del Gusto, Puerto Lopez (Ecuador)

Pubblicato da aisnapoli il 22 - aprile - 2012Versione PDF

Di Mauro Illiano

In un punto apparentemente insignificante del nostro mondo, su di una ruga di terra slanciata verso il mare, vive una comunità di uomini dediti alla pesca. In preda al vento ed alle onde, spiagge povere di tecnologia e ricche di umanità, vedono bimbi sfidarsi in giochi incomprensibili tra carcasse di crostacei e pellicani. Una sula dai piedi blu, scappata dall’Isla de la Plata, rammenta all’occhio di un passante la latitudine di quella terra estrema, ed una schiera di amache agganciate a pali instabili offrono riposo alle schiene degli autisti di Jipijapa o Guayaquil.

Una sola lingua di terra, lunga meno di un chilometro, ed una ragnatela di strade a tre quadranti, segnano i confini di questo piccolo capolavoro di esotismo, quadro perfetto e malinconico che porta il nome di Puerto Lopez.

L’intero universo di questa cittadina è racchiuso nei pochi metri che separano Calle Garcia Moreno dall’Oceano Pacifico e dal Malecòn Julio Izurieta.

Tre isolati, tre strade, tre destini. E quello che il volgo moderno ha imparato a chiamare Terzo Mondo, appare in tutta la sua primordialità più pura ed integra. Donne chine e scottate dal sole raccolgono i risultati di un anno di semina, e bimbi forzuti mettono ordine nei porcili di casa. Anziani sdentati osservano i giorni passare dall’uscio delle loro dimore. Gli uomini vivono in mare, in balia delle correnti ad aspettare che le reti si riempiano.

Ogni giorno, all’alba, la stessa trama di barche riunite al molo. Ogni sera, al tramonto, la stessa scia di cormorani a far da nuvola ai pescherecci di ritorno.

Dei tanti doni mancati a questa terra di fame e miseria, almeno uno è stato recapitato dal Divino: la migliore cucina dell’intero Ecuador.

Così, Comedores (ristoranti economici), bancarelle e Cevicherìas (ristoranti di pesce specializzati in cevìche), si contano a decine sulla strada che più intimamente dialoga col mare. Avamposti ancestrali fatti di pavimenti in cemento e sedute di fortuna, pali di palma a sorreggere tetti forati dal sole, e tavolini perennemente instabili ad ospitare piatti dal profumo oceanico.

Menu malamente stampati e immancabilmente unti, svelano al viandante meraviglie inattese. Come il famoso Chupe de Camarones (zuppa con patate, latte, gamberetti essiccati, peperoncino e uova), o il paradisiaco Encocado (preparazione a base di crostacei e latte di cocco). Profumi giungenti dalla calle (strada) sembrano suggerire ai commensali i piatti da scegliere. Così, se il vento soffia da ovest, è più probabile che gli indugi siano rotti in favore di un Cevìche Mixto (pesce crudo marinato e speziato), o una zuppa di Centollas (granchi); mentre se sono i venti Andini a soffiare da est, si sarà più portati ad ordinare Humitas (preparato con farina di granoturco, cipolle, peperoni dolci, spezie e formaggio, avvolti in una loppa e cotti in acqua e latte), Llapingachos (patate schiacciate con formaggio cotti in forno), o magari una Sopa de bolas de verde (zuppa di arachidi con polpette di banane da legume).

Piatti importanti e piccoli spuntini riempiono giornate aride di avvenimenti. Sopas, Locros, Sancochos e Secos (tipi di stufato) scaldano il corpo nei giorni freddi, e Chifles (fettine di banana fritte ed essiccate in chips) o Patacones (frittelle di platani) ammazzano il tempo d’attesa delle corriere dirette a Manta o Salinas.

E quando il sole rincasa, piccole lampadine colorate fanno da torcia ai chioschi sistemati sulla spiaggia. Una musica bolereggiante avvolge notte insonni, passate a degustare Jugos de Piña o Maracuya (succo di ananas o meracuia). I più arditi hanno ancora il tempo di assaggiare un Quibolito (dessert di mais appallottolato in una foglia), mentre, incrociandosi in un avvicendamento surreale, i gabbiani tornano in terra ad asciugar le ali, e i pescatori si rioffrono al mare in cambio di una manciata di speranze.

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