Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Archivio per la categoria: ‘I luoghi, le persone e i prodotti del Gusto’

vignetoDi Roberta Porciello
Il tramonto che bacia il pendio della collina di Baia a picco sul lago Fusaro, nel cuore dei campi flegrei una azienda vinicola a conduzione familiare; Cantina La Sibilla ha aperto le sue porte, ospitando appassionati, aspiranti e sommelier per esaltare il territorio in una tavola rotonda con quattro cavalieri e i loro “bicchieri”. Accolti in modo informale da Vincenzo di Meo, enologo dell’azienda di famiglia, dal sorriso emozionato di Karen siamo pronti per un viaggio nel cuore della zona flegrea …il suo territorio, la sua terra, la sua espressione più caratterizzante: la Falanghina; passando dal vino, ai prodotti della terra, alla mostra fotografica a cura di Karen Phillips. Una passeggiata in vigna, salendo la 13 - 5collina sotto un pergolato traboccante di frutti, ascoltiamo con attenzione e interesse Vincenzo, dalle sue parole traspare voglia di raccontare il suo vigneto, entusiasmo ed energia. Arriviamo fino alla cantina storica, piccola chicca tra le case e resti romani abbracciati da coloratissime bougainville, una grotta romana con barrique e bottiglie che rappresentano la memoria storica dell’azienda. Si ritorna a tavola, nella nuovissima sala degustazione con davanti a noi il colpo d’occhio del lago Fusaro ed il sole che si adagia sulle sue coste. Iniziamo subito, con le papille gustative in attesa di scrutare differenze, assaporare e deliziarsi. I nostri protagonisti sono Cantine Astroni, Agnanum, Grotta del Sole e La Sibilla, o meglio Colle Imperatrice 2012 : “tradizionale” una certezza, un vino che centra perfettamente la sua dimensione territoriale; Agnanum 2011 “ammaliante”, un sorso tira l’altro, per un vino fresco, giovane e perfettamente armonico; Coste di Cuma 2011 “alternativa”, intensa e complessa per il suo passaggio in legno con una bella struttura e giusta acidità; per finire questi primo giro Cruna Delago 2011 “decisa” piena di 13 q- 1carattere e personalità ,potenzialità di un terroir straordinario. Finito il primo giro…ed ora…le chicche dei produttori dall’interessantissimo Strione 2009, la maturità di Coste di Cuma 2007 donata da un uso leggero ma sapiente del legno, intrigante al palato è Domus Giulii 2009 “l’esperimento” di Vincenzo di Meo, un bianco lungamente macerato ed affinato sulle fecce e per finire eleganza e finezza Agnanum 2003…non si può lasciare neanche una goccia nel bicchiere…sarebbe una eresia!. E dopo le fatiche della degustazione, sotto un pergolato, con luce diffusa avvolti delle immagini affascinati in bianco e nero delle quattro cantine protagoniste della serate, realizzare da Karen; la famiglia Di Meo ci delizia con un parmigiana di melanzane, peperoncini verdi ma specialmente un ottima pizza di cipolle…altro che bis. La serata termina tra bollicine e torta di grano integrale, nocciole e marmellate di fichi….Grazie a Cantina La Sibilla per ospitalità, a Karen per aver organizzato la bellissima serata ed ai 4 moschettieri!

Casa Setaro: il Vesuvio tra musica, tipicità e natura

Pubblicato da aisnapoli il 19 - luglio - 2013Versione PDF

il giardino di casa setaroDi Fosca Tortorelli

Il 12 luglio, nel piccolo borgo di Trecase, all’interno della splendida realtà vitivinicola di Casa Setaro, Massimo e Mariarosaria hanno dato vita ad una splendida serata all’insegna della convivialità e del relax. L’organizzazione è stata impeccabile, a partire dall’allestimento degli spazi esterni -caratterizzato da semplicità e sobrietà – fino alla scelta della musica e delle pietanze che hanno allietato la serata. Già dall’entrata gli ospiti si sono sentiti come in famiglia, il benvenuto è stato dato dallo spumante metodo classico CaprettONE un vitigno tradizionale dell’area vesuviana, che solole alici di pietro parisi di recente si sta facendo strada e che si è rivelato un vero punto di forza per semplicità di carattere e piacevolezza. Come efficace abbinamento iniziale, sono state offerte delle gustose zeppoline, rigorosamente fritte al momento, che hanno dato il via alle preparazioni del creativo chef contadino Pietro Parisi, patron del ristorante Era Ora di Palma Campania. All’interno del giardino è stato allestito un angolo dedicato ai vini, mentre sotto il porticato lo chef contadino ha deliziato gli ospiti con svariate insalatine, delle fraganti alici fritte e i suoi noti boccaccelli, spaziando dalla parmigiana alla polpetta di podolica, concludendo con due dolci estivi, uno a base di una delicata crema di fior di latte unita alle profumatissime ed intense albicocche vesuviane, un altro a base di ricotta e ciliegie e una immancabile crostata di mele annurche. Ma tornando ai vini, la tipologia scelta per la degustazione ha riguardato il caratteristico Lacryma Christi nelle sue tre tipologie: bianco, rosato e rosso – tutti di grande bevibilità
- e la falanghina Minos, che con il suoi toni minerali e floreali di ginestra ha regalato una decisa piacevolezza. Hanno inoltre allietato la serata, rendendola ancora più emozionante, le armonie musicali del jazz manouche di Mario Romano. Tradizione, identità territoriale, cucina povera e musica sono stati i pochi e semplici ingredienti che hanno reso la serata estiva di grande successo.

Sentori d’Estate con Summer Wine Party

Pubblicato da aisnapoli il 12 - luglio - 2013Versione PDF

2013-07-09 18.08.21Di Mariachiara Filosa

GRAN CAFFE’ LA CAFFETTIERA. Ore 19,00.  Il cielo è alto, il termometro segna oltre 25 gradi e in Piazza dei Martiri, crocevia di lusso e tendenza, all’ ombra dell’ obelisco della Vittoria, ci si prepara per il primo Summer Wine Party dell’ anno. Gli uomini d’ affari passeggiano e noi, come timidi esploratori, spinti dall’ onda della curiosità, ci inoltriamo nel mondo dei sapori dell’ estate con il nuovo aperitivo nato dal connubio perfetto della freschezza del Serrocielo e l’ intrigante gelatina Maglio.

Mentre a pancia piena c’ è chi ride, chi scherza, chi si sfiora sorridendo fianco a fianco e porge il bicchiere all’ amico, senza distogliere lo sguardo da chi gli sta accanto, tintinnii di calici irrompono in un pomeriggio di luglio.

Alessandro, Carmine e Camilla ci guidano… Il Serrocielo, la migliore espressione della Falanghina Feudi di San Gregorio, un vino di colore giallo paglierino intenso e 2013-07-09 17.58.34persistente. Con chiare sensazioni di piccoli fiori bianchi e di agrumi che rievocano sentori d’ arancia… Lo stesso ingrediente “segreto” custodito nella gelatina Maglio. Immersa nel bicchiere con un bastoncino, essa costituisce il perfetto scrigno, a base di succo d’ uva, che racchiude un pezzetto di arancia candita oppure un tocchetto di pera, da assaporare dopo aver bevuto il calice di vino. Secco e caldo, con spiccata morbidezza e freschezza, il Serrocielo si abbina al gusto fresco dell’ arancia candita e la fragranza della pera, rendendolo ancor più seducente.

Ore spensierate all’ imbrunire, animi ammaliati ed incantati dalle note sensoriali dense di vita vera e ricordi olfattivi… Che segnano solo l’ inizio di un’ estate da celebrare con il neo Summer Wine Cocktail!

E allora… Buon calice a tutti!

Dubl e jamòn alla gastronomia Caseari Cautero

Pubblicato da aisnapoli il 5 - luglio - 2013Versione PDF

Salvatore Cautero e lo jamonDi Roberta Porciello
Convivialità, allegria, Dubl, chiacchiere e jamòn iberico…mettili tutti insieme in un venerdì post lavoro ed inizi alla grande il weekend. Piazzetta Ponte Corvo ad angolo con via Salvator Rosa la gastronomia Caseari Cautero di Salvatore Cautero, per una sera, è diventata un tintinnio di bicchieri, turbinio di bontà in un sesseguirsi di assaggi e bollicine. Tra bruschette di baccalà, caprese di fior di latte del caseificio “I Cinque” di Vico Equense e il re della serata il jamòn iberico di Emiliano Garcia prodotto nella regione di Guijuelo, Salamanca, una Dubl in degustazioneproduzione limitata artigianale dal 1968. Il tutto arricchito da calici di Dubl metodo classico nelle versioni Aglianico e Falanghina, entrambe caratterizzate da una morbidezza al palato che crea una giusta armonia tra la freschezza e la sapidità spiccata. Scoperto questo piccolo angolo di paradiso, nemico della dieta è perfetto per chi, come noi, è una buona forchetta.

Mission, il vino dell’isola di Fogo a Cabo Verde

Pubblicato da aisnapoli il 24 - maggio - 2013Versione PDF

a vinha e o vulcãoDi Luca Massimo Bolondi Il buon agire è come un virus, contagia il soggetto colpito e lo induce al buon agire. Quando Padre Ottavio Fasano ti parla, ed è un discorrere semplice e calmo, senti le parole farsi pietre e porsi l’una sull’altra e costruire, senti la zappa spingersi dalla curva della schiena fino alla terra e tracciare un solco, sai che in quel solco viene posta una pianta, che con l’aiuto della natura e dell’uomo darà frutto. La semplice durezza della vita, sull’isola di Fogo, aiuta a Ottaviochiarire cosa significa operare per il bene in questa terra, ovvero coinvolgere le idee e la fatica quotidiana verso la creazione del lavoro, verso l’investimento nel futuro, verso lo sviluppo del territorio. Cabo Verde è un paese povero e Fogo è una terra difficile, ricca perché vulcanica ma avara perché piove poco; una comunità dedita all’agricoltura, cioè alla sopravvivenza sulla terra ingrata; una povertà di mezzi di produzione da fare tremare le gambe ai migliori propositi. In questo contesto Padre Ottavio ha portato tutte le risorse finanziarie e tecniche e umane che con la forza trascinante del carisma è riuscito a unire, ha creato quasi dal nulla la vigna per sviluppare l’agricoltura, la casa vinicola per sviluppare l’industria, l’albergo per sviluppare il turismo, realizzando una integrazione coerente tra settori dell’economia, nel segno di imprese dalla forte base etica, che debbono sostenersi sulle proprie risorse pur essendo frutto della cooperazione. Così sono nati le attività vinha e baobabproduttive Vigna Maria Chaves, Adega di Monte Barro, Case del Sole. Vinha Maria Chaves ha trasformato 23 ettari di sassi e sterpi in un paesaggio di terra e filari di viti, esempio che i vicini potranno imitare, una vigna equatoriale sulle pendici di un vulcano attivo alto 2.400 metri. La genesi del nome è emblematica: Dona Maria era benestante e all’inizio del secolo XX costruì una grande casa tra i baobab, casa di ventiquattro stanze, e dove ci sono ventiquattro porte ci sono ventiquattro chiavi: ecco Maria Chaves. Adega di Monte Barro, alle porte della cittadina di São Filipe, capoluogo di Fogo, sorge su una spianata di duemila metri quadrati ed è il punto di riferimento produttivo per il vigneto isolano, una cantina che può lavorare 1.250.000 bottiglie l’anno e garantire il lavoro dei contadini, stabilità e prospettive per i giovani: produrre l’uva da vino con la certezza di poterla vendere. Case del Sole hanno sposato i declivi di un colle fuori São Filipe rendendoli un resort accogliente e attrezzato, in armonia con la natura del luogo, pronto a ricevere i visitatori che vorranno toccare con mano questo piccolo miracolo. Queste imprese sono destinate non solo a produrre valore dal lavoro ma anche profitti dasantaLuzia investire nei progetti di utilità sociale: il sostegno all’ospedale San Francesco di Assisi (l’unico dell’isola, una grande creatura di Padre Ottavio da lui avviata e poi donata al governo di Cabo Verde); il completamento della Casa della Madre e del Fanciullo a Santa Cruz, sulla vicina isola di Santiago, dove serve essere presenti a sostegno del futuro delle famiglie spezzate; l’Università enologica e agraria a São Filipe, per formare le risorse che condurranno le vigne e i frutteti caboverdiani di domani. Sguardo lungo, mani operose. Niente male, per un padre cappuccino settantasettenne che afferma di essere qualcosa solo grazie alle persone che riesce a coinvolgere. Ottavio non è voce solista: Anna Bonamico (ASDE Onlus) alle tastiere dell’amministrazione, Aldo Ollino (un gioiello di umiltà e dedizione) agli strumenti di vigna, Claudio Conterno (Conterno-Fantino, in Langa) alle barbatelle, Nicola Trabucco agronomo ed enologo (Caserta) e Paolo Peira enologo specialista in climi estremi (Roma) ai tamburi di acciaio e di legno, Bianca Roagna (AIS Piemonte) ai cristalli, Philip Gardin e VMC inauguraJan Rickewaert (CaboImpex) alle distribuzioni, Luca Massimo Bolondi (sommelier AIS Napoli) alle comunicazioni. L’orchestra parte in tournée per presentare un’opera frutto di anni di composizione. Il progetto nasce nel 2002, il governo offre il sito in comodato per cinquant’anni dal 2006, nel 2009 terminano i lavori di preparazione del terreno, segue la messa a dimora di 106.000 barbatelle e l’avviamento della vigna. Nel frattempo partono i lavori per realizzare la cantina, che viene terminata giusto in tempo per lavorarci la vendemmia 2012. Il 30 aprile 2013 i vini di Vinha Maria Chaves sono stati presentati alla presidenza della Repubblica e al governo del Paese, in un incontro senza cravatte né scorte: un giro in cantina, una sosta in bottaia, tutti sul piazzale al tramonto per il primo stappo ufficiale e la degustazione; una cerimonia semplice, un entusiasmo immenso ( http://videos.sapo.cv/r7wZ8HBY3FETTdCj9NER ). Chi direbbe mai che un arcipelago nel mezzo dell’oceano Atlantico, a metá strada fra il tropico del cancro e l’equatore, dove piove un mese all’anno, abitato dalla popolazione geneticamente più varia del mondo (UN World Genetic Survey 2013), possa dare vita a una famiglia di vini piacevoli e promettenti quanto una giovane creola?

Quartum Store: E’ Patamondiale !!!

Pubblicato da aisnapoli il 17 - maggio - 2013Versione PDF

Patate e Falanghina QuartumDi Mauro Illiano
Fine o spessa, levigata o rugosa, gialla, rossa o bruna.. buccia. Tonda, ovale, allungata, piccola, media o grande.. forma. Cedevole o dura, elastica o rigida.. la sua pasta. Ricciona, Primaverile, Viola o Violetta, Monalisa, Del Bec o Charlotte.. alcuni suoi nomi.
Tanta fu l’attesa, e tanto il desio d’averla, si che la bella venne e siamo a raccontarla.
Ore 20 di Martedì 14 Maggio 2013. Il Quartum Store ha fatto ancora sold out, e una sala strapiena di avventori attende ansiosamente l’arrivo della Regina delle tavole. Le calde luci di una bottaia riempiono l’aria d’atmosfera, mentre i continui movimenti dello staff sembrano ingannare le gole dei tanti viandanti gourmand.
Laura Gambacorta, collaudata regista di indimenticabili serate, apre il dibattito sulla tanto attesa protagonista, la Patata, eGambacorta, Sirica e Catalano la sua voce si alterna a quella dell’esperienza di Giustino Catalano, anch’egli veterano qui in terra flegrea.
Patamondo, evento dedicato al meraviglioso ingrediente, offre l’ennesima opportunità a Quarto di diventare per una notte capitale della cultura eno-gastronomica, e conferma la sensibilità al tema della famiglia Di Criscio.
A svelare del tanto amato tubero gusti e consistenze, qualità e bucce, colore e pasta è Gerardo Gaudiano, Direttore della Cooperativa Agricola Campania Patate.
Poche parole, ma molto incisive. Dalle particolarità della patata Viola, spettacolare guarnizione di piatti scenografici, alla riscoperta della Ricciona, tanto antiestetica quanto prelibata. Il ruolo della patata nell’alimentazione mondiale, ed il suo impatto sull’economia, dall’ascesa delle olandesi alla ripresa delle specie minori, il tutto in un’atmosfera di assoluta rilassatezza in sala.
Rocco De SantisDalla teoria alla pratica, e creazioni da lasciar di stucco prendono a vivere sotto gli occhi e le forchette dei fortunati presenti. L’interprete eletto per “truccare”, per così dire, la regine dei tuberi, è Rocco De Santis, talentuosissimo Chef dell’Osteria del Paese di Nocera Inferiore (Sa), e la scelta, considerati i risultati, non poteva essere migliore.
Il menu esordisce con dei succulenti paccheri di patata ricciona accompagnati a spuma di ricotta e aringa. Si passa poi ad un carciofo cotto a bassa temperatura con patate convenzionali buccia gialla e lardo su fondente di mozzarella di bufala, un piatto che manda in visibilio l’intera sala e conferma l’estro del giovane cuoco. Si procede, poi, con un triangolo di pasta cotta ripieno di patate viola e violette, gamberi, zucchine, lupini e briciole di pane, piacere per gli occhi e sinergia perfetta. Chiude il quadrato salato, un tris di tonno, patate viola e alici, estremamente piacevole pur nella sua semplicità. V’è poi spazio per una digressione, la “Sfogliata Santarosa”, dolce da applausi realizzato dal maestro Sabatino Sirica, presidente dell’Associazione Pasticcieri Napoletani, nonché titolare di una pasticceria recante il suo nome in San Giorgio a Cremano (Na).
Sabatino SiricaRilevante, anzi rilevantissimo l’accompagnamento alle pietanze dei vini dell’Azienda Quartum, caratterizzato dall’Asprinio Spumante Brut, e da due versioni di Falanghina: la Falanghina Campi Flegrei 2012 d.o.c., e la Falanghina i.g.t. 2011 barrique.
Autentica leccornia anche il liquore che giunge a braccetto con la sfogliata, denominato Guappa, di invenzione dell’Antica Distilleria Petrone, a base di latte di bufala, un prodotto riuscitissimo, destinato a scalare le vette nelle preferenze del mercato.
Volge l’ora in cui l’uscio s’affolla, le luci si spengono e le voci scemano. Una crescente luna accompagna le lancette in cima all’orologio. Cultura e tavola sono ormai un ricordo. Un nugolo di appassionati ha un’altra bella storia da raccontare, un gruppo di motivatissimi ragazzi raccoglie le meritate lodi, i grandi professionisti si rilassano, qualcuno scrive..
Durante la serata ho rivolto alcune domande al Maestro pasticciere Sabatino Sirica, ecco di seguito il resoconto dell’intervista:
- Quanto di tradizionale persiste nella pasticceria odierna?
Credo che la tradizione sia tutto. Nella mia pasticceria, come in quelle degli altri, le ricette e gli ingredienti tradizionali sono la base di partenza. Ammetto che la tecnologia oggi ci aiuta a lavorare più rapidamente e con minore sforzo, ma ciò non avviene a danno della tradizione e dei metodi consolidati
- Quali sono le prospettive future per la pasticceria?
Il processo innestatosi nella pasticceria ci sta portando e ci porterà verso prodotti più leggeri e delicatai. Ciò, ovviamente, è possibile solo con ingredienti di qualità. Io mi sono sempre battuto e mi batterò sempre affinché non venga mai trascurato alcun ingrediente. La materia prima è una parte essenziale del risultato finale!
- Qual è il dolce con cui farebbe un “esame” ad un pasticciere?
Sicuramente le paste lievitate, un dolce su tutti… il Babà!

Wine&Thecity OFF, cena Datè con i vini di Roberto Di Meo

Pubblicato da aisnapoli il 13 - maggio - 2013Versione PDF

Vini Di MeoDi Donatella Bernabò Silorata
Nomadi e anticonvenzionali, le cene di Datè (www.datè.com) preparano quest’anno la strada a Wine&Thecity edizione numero 6 (www.wineandthecity.it). Insieme condividono i concetti di spiazzamento e contaminazione. Non un ristorante, ma una casa privata (il cui indirizzo viene svelato solo poche ore prima dell’appuntamento). Non una cena tout court, ma un’esperienza di convivialità colta e originale dove design, reading, citazioni letterarie accompagnano il tutto. Venerdì sera, il primo di tre appuntamenti pensati per Wine&thecity con una formula tutta nuova: venti invitati, un solo vino in degustazione, tre ricette di pasta in abbinamento preparate da altrettanti chef della brigata Datè. Il vino in questione è il Taurasi Riserva Docg 2004 Brigata Datèdi Di Meo, l’azienda di Salza Irpina. One wine show con la partecipazione di Roberto Di Meo, titolare ed enologo dell’azienda catapultato da Wine&thecity in questa insolita serata. A raccontare le sensazioni visive ed olfattive del vino non è stato Di Meo, ma Marialuisa Firpo, graphic designer, attrice e voce straordinaria, caposaldo degli appuntamenti di Datè. Tra gioco, teatro e ironia ha introdotto questo vino possente, che ben si è prestato a sostenere un’intera serata: dall’aperitivo – superbe le pere disidratate alle spezie, zenzero e cioccolato equador 99% – alla degustazione delle tre ricette di pasta. La pasta è stata l’altra protagonista della serata: cucinata, fotografata, indossata, interpretata, degustata. Non una pasta qualsiasi ma tre formati del Pastificio dei Campi di Gragnano, il cru della Fratelli Di Martino, main sponsor di Wine&Thecity. Tato e Germana Calì hanno inaugurato i fornelli con Paccheri ripieni di parmigiana di melanzane e fritti; Carlo Olivari alias Cooking Division ha portato in tavola i Campotti (il formato di design del Pastificio) con genovese di baccalà, leggero pesto al basilico e sedano, capperi e pinoli tostati; Paola Carratù e Simona Creazzola hanno chiuso con Eliche alla glassa con piselli e pancetta croccante. Il tutto servito sui piatti di Donatella Bernabò Silorata in versione Wine QueenBhumi Ceramica (www.bhumi.it), bottega e marchio avellinese da scoprire. La pasta non è stata solo cucinata, dicevamo, ma anche interpretata e indossata perché il designer Roberto Monte (www.robertomonte.it), con la figlia Federica, ne ha fatto gioielli inediti e di grande espressività. Su un tavolo della casa era allestita la mostra “Un gioiello di pasta” con maccheroni, spaghetti, paccheri e fusilli intrecciati, annodati, abbinati a metalli, silicone ed altri materiali. È questa la contaminazione a cui accennavo poco sopra: cibo, arte, design. Sono i dettagli a rendere speciali gli appuntamenti Datè come l’intervento della calligrafa Gabriella Grizzuti che ha donato agli ospiti citazioni letterarie sul piacere della tavola. Da Tommasi di Lampedusa a Baudelaire. Dulcis in fundo il cioccolato fondente del Nudo napoletano. Dei prossimi appuntamenti sappiamo solo le date e i vini: il 15 maggio con il Serpico 2008 di Feudi di San Gregorio; il 17 maggio con l’Ambruco 2010 Pallagrello nero di Terre del Principe. Brava Fabiana Longo, anima e corpo di Datè, con Rossella Troja, e Francesco Semmola reporter ufficiale.

La frittata di 101 uova di Casale di Carinola

Pubblicato da aisnapoli il 10 - maggio - 2013Versione PDF

frittata di 101 uovaDi Elena Erman
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici … Ventiquattro, venticinque, ventisei … trentasei, trentasette, trentotto, …
mi sono stancata la mano ad aprirle
forza, forza, che siamo ancora lontani
Quarantotto, quarantanove, sessanta …
guarda, questa è doppia
forza, forza, a volte capita è normale, ma vale per una
sono arrivati i cercatori di asparagi?
Sessantauno, sessantadue, sessantatre …mani
la finisci di mangiare la salsiccia? È buona, lo so! Tagliala a pezzetti”
Settantatre, settantaquattro, settantacinque …
sono tutte le tue? Complimenti!
ma no, mi hanno dato una mano anche i vicini, per voi le volevo tutte fresche, fresche come vossia!
Ottantacinque, ottantasei, ottantasette …
taglia il pecorino, pezzetti piccoli, e poi grattugiane un bel po’
Novantasette, novantotto, novantanove…
E vai è quasi fatta
Cento e centouno
Fatto, fatto, fatto.
Ora rompile tutte, vai col formaggio, largheggia di salsiccia, asparagi a go go, crudi e profumati, uè mettici la mentuccia.
casa bianchini rossettima è tanta, anzi tantissima. Si cuocerà?
Abbi fede tesoro, e aiutami a girare la “sartania” che da solo non ce la faccio
E gira una volta, una seconda, terza, quarta, quinta sesta settima ottava nona decima tantissima volta e …
miracolo, miracolo, miracolo, cotta si è
Posso dire con orgoglio che le frittate mi vengono bene, anche quelle di 101 uova.

La frittata di 101 uova è tradizione pasquale di Casale di Carinola, paese in provincia di Caserta a circa 25 Km da Napoli.
La base è costituita da uova, che possono essere più o meno sbattute. All’impasto ancora crudo vengono tipicamente aggiunti altri ingredienti, come ad esempio formaggio di pecora, salsiccia secca, asparagi selvatici, pepe e sale. L’impasto viene lentamente cotto nella sartania, una padella di rame con il manico molto lungo che le donne del paese, ancora, portano in dote.

Ho avuto l’onore e il piacere di provarla con gli amici di Saperi golosi, Enzo Falco e Susy Lieto, nella bellissima e antica casa di Tony Bianchini Rossetti, appassionato produttore di un ottimo Falerno del Massico.

Tommaso mi ricorda che una grande frittata, si prepara anche nella zona di Vallo della Lucania, e allora mi documento. Nel 1535 fu preparata presso la certosa di Padula una frittata con ben mille uova in onore di Carlo V di Spagna che sostò presso la certosa con il suo esercito di ritorno vittorioso dalla battaglia di Tunisi. L’evento viene ancora oggi celebrato ogni anno il 10 agosto, ed è stato citato nel film “C’era una volta… “di Francesco Rosi, con Sofia Loren e Omar Sharif.

Ue’ ue’, allora che fai? Forza, a cercare il film.
Elena Erman

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 16 nov 2018 al 16 nov 2018 alle ore:20:00

      16 Novembre, “E tu? Sei Scatuozzo o Scartiloffista?” all’Enopanetteria

      Mancano: 08:47 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 21 nov 2018 al 21 nov 2018 alle ore:20:30

      21 Novembre, Le annate storiche di Terlano all’Enoteca Scagliola

      Mancano: 5 giorni e 09:17 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
  • Video

    Tags