Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Archivio per la categoria: ‘Sommelier in Action’

Un viaggio fotografico in Franciacorta

Pubblicato da aisnapoli il 7 - aprile - 2016Versione PDF

Di Gabriella Imparato

Un viaggio nelle colline di Franciacorta dove il vino è religione

…trasmette un senso di ordine antico passeggiare tra i filari di queste viti

dal Castello di Bornato percorrendo la strada del vino fino al lago d’ Iseo ogni sguardo è la cornice di un dipinto

la bellezza della natura i profumi e gli aromi si ritrovano in ogni calice di vino, il tutto è in perfetta sintonia con l’uomo

L’ultima vigna

Pubblicato da aisnapoli il 29 - marzo - 2016Versione PDF

Di Luca Massimo Bolondi
Torta, attorcigliata, stesa per metri in linee tormentate, spezzate, terminanti in piccoli ciuffi verde tenero di foglie rade, avvinghiata agli alberi e agli arbusti intorno, come a garantirsi dall’espianto, opera difficile perfino a pensare, basta guardare il ceppo enorme saldamente radicato nel suolo roccioso, tronco testimone di longevitá, imprevedibile alla latitudine equatoriale. Sopravvissuta perché ben nascosta, all’angolo di un frutteto abbarbicato a quasi millecinquecento metri di altitudine, in cima ad una conca vulcanica al culmine di una ribera di canyon profondi, luogo oggi accessibile ai veicoli a motore e fino a ieri raggiungibile solo a dorso di mulo dopo ore di cammino.
Santo AntãoSanto Antão é un’isola, la propaggine estrema ad ovest del continente africano, parte dell’arcipelago di Cabo Verde. É un territorio montagnoso, dai profili aguzzi, geologicamente giovane, solcato da valli profonde chiamate riberas. É un’isola a due facce, quella esposta agli effetti incessanti dell’aliseo, vento di nord-est salso e perenne, che insieme al sole a picco asciuga la terra sino a farne un deserto, e quella riparata grazie ai rilievi e alle erosioni, che ospita una vegetazione ricca grazie al terreno fertile e alle acque che appaiono dalle rocce come nel miracolo della pietra spaccata. La coltivazione principale oggi é la cana sacarina, dalla quale si produce il Grogue, acquavite agricola di ottima qualitá, ma si tramanda che in passato fosse la vite la protagonista dei coltivi terrazzati di questo gioiello africano.
ribera das patasSentita nominare dai vecchi di Porto Novo come una leggenda, la vigna era scomparsa dal catasto agricolo fin dalla fine degli anni sessanta, quando la morte dell’ultimo coltivatore della famiglia Morais di Catano aveva interrotto una tradizione di innumere generazioni che custodivano i residui del vigneto santantonense e della sua pratica vinicola. Ultime vestigia perché dal 1765 un editto del Marqués de Pombal, primo ministro della corona portoghese, aveva sancito l’estirpazione delle piante dall’isola al fine di non contrastare l’esportazione vinicola del Douro in Brasile. Il coltivo della vite era sopravvissuto clandestinamente, ad uso familiare, progressivamente soppiantato dalla piú redditizia canna da zucchero.
vide morais 2La vigna perduta viene scoperta quasi per caso, sbagliando strada, come accadde a Ulisse e ai principi di Serendip. Durante una missione sull’isola, accompagnando l’amico Blaise Menuet in cerca di locande per completare il suo portafoglio di offerta turistica, seguendo le indicazioni di un contadino ci si inerpica con il fuoristrada lungo una salita tutta curve e sassi, in un paesaggio mozzafiato di guglie di basalto e prati con le mucche pezzate al pascolo, uno strano ma armonico misto svizzero-equatoriale. Quando la strada diventa definitivamente sentiero e anche la jeep si dichiara impotente, un ragazzino chiamato per sapere dove siamo dichiara il nome del luogo, che a Blaise conferma essere sulla via sbagliata e a Luca fa accendere una scintilla di memoria. Dopo qualche domanda il ragazzino si offre di accompagnarli dove, dice, si trova una pianta di uva. Entrambi pieni di curiositá, lo seguono scalando un cammino da capre quasi verticale, fino ad un grande terrazzamento. É un frutteto con giardino, davanti ad una piccola casa padronale, immerso nel silenzio, e il ragazzo, dopo aver inutilmente dato la voce, annuncia che il padrone é fuori, forse a casa, nel villaggio.
Passato il primo momento di impasse, i due visitatori si rivolgono al ragazzo quasi in coro e chiedono di mostrare loro la pianta di cui parlava. Torta, estesissima e incolta, una vite poderosa, piena di rughe e di incisioni emerge dalla terra giallastra, all’ombra, e si estende addosso agli alberi vicini; il tronco quasi nero ha un diametro di circa venti centimetri, i rami sembrano braccia e al termine dei sarmenti ecco foglie nuove verdissime, poche, ma i rami sottili sono pieni di gemme. É febbraio, é luna piena, é stagione asciutta a Cabo Verde, sono le condizioni ideali per trarre talee. Luca ha un temperino con se, e in pochi lunghi minuti si improvvisa chirurgo ancor piú che potatore, con le mani quasi tremanti per l’emozione, con tutto l’amore e la cura che si possono dedicare a un monumento vivente. I due predatori discendono dal giardino quasi di corsa, salutano la loro giovane guida che li guarda allontanarsi in preda all’euforia, per andare in cerca del padrone dell’ultima vigna, ritrovata.
vide morais e blaiseCon il tesoro trafugato ben nascosto sul lunotto posteriore del fuoristrada, i due viaggiatori si avventurano sull’altro lato della ribera, dove un vicino di casa del padrone della vite ha detto che lo avrebbero potuto trovare, in un’altra proprietá della famiglia. Con l’aiuto del telefono cellulare il signor Morais viene contattato, concede un incontro, lo si va a trovare in cima ad un altro viottolo, tra le mucche pezzate e le costruzioni in pietra e paglia. Un pezzo d’uomo alto grosso e loquace che, vinta la prima diffidenza, racconta del padre amante di quei luoghi, dei fratelli quasi tutti emigrati o in cittá e di lui unico ed ultimo custode delle terre e della vite che, assicura, d’estate regala ancora tanti grappoli dolcissimi di moscato bianco, per la gioia dei passeri e la dannazione del vicinato. Blaise e Luca non sono gli unici ad aver visitato la Quinta e Morais confessa che piú volte negli anni sono venuti funzionari dell’MdR (il Ministero dell’Agricoltura caboverdiano) e ricercatori universitari e cooperanti internazionali a fare rilievi e lasciare promesse.
OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’ultima vite di Santo Antão rimane lassú, nell’angolo del frutteto in cima alla ribera, in attesa di una potatura decente, godendosi una lunga e meritata vecchiaia negli sprazzi di sole tra le foglie, e se la natura ha un progetto e una coscienza diffusa, allora la pianta puó vegetare soddisfatta, consapevole del fatto che nell’isola vicina, otto sue piccole creature, in altrettanti vasi di incubazione, stanno mettendocela tutta per spaccare le gemme e spingere le radichette in un composto miscelato con amore da due cinquantenni, un francese e un italiano, appassionati e animati da inesauribile entusiasmo.

Un sommelier al Teatro San Carlo

Pubblicato da aisnapoli il 3 - gennaio - 2016Versione PDF

12390825_800761560036152_857263833434970716_nDi Angela Russo

Se tre anni fa, quando ancora frequentavo il primo livello del corso di sommelier AIS, mi avessero detto che un giorno, neanche troppo lontano, sarei stata scelta nell’ambito dell’Associazione per prestare servizio durante la prima della Carmen al Teatro San Carlo di Napoli, non vi avrei certamente creduto. A maggior ragione se questo servizio si sarebbe dovuto svolgere alla fine del primo atto, nel corso dell’aperitivo di gala,e per di più alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A corredo, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, l’onorevole Antonio Bassolino, il Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, assieme a un parterre altrettanto importante di personaggi di rilievo nello scenario politico italiano. 12141581_800761550036153_2920171230301186448_nChef d’eccezione il vesuviano Pietro Parisi, ribattezzato “cuoco contadino” per aver saputo dedicarsi con grande tecnica e passione alla preparazione dei prodotti della nostra terra, il quale ha deliziato tutti i presenti coi suoi famosi boccaccielli, sfiziosi finger food rigorosamente a km 0. In abbinamento i vini del consorzio tutela vini d’Irpinia che ho avuto l’onore di servire agli autorevoli ospiti della serata sotto la guida professionale ed esperta di Mariateresa Lanza, a sua volta sommelier e responsabile beverage degli eventi del teatro. Emozionante, a dir poco, l’ingresso dei politici nella saletta riservata. A costoro e alle loro elegantissime foto-49signore è stato servito un’altra eccellenza campana, il Caprettone spumante metodo classico di Casa Setaro. Ricorderò a lungo l’emozione provata nell’essere presente lì, in quella prestigiosa occasione. E ringrazio la mia associazione, che ha riposto fiducia in me affidandomi un servizio così delicato. L’Associazione Italiana Sommelier, di cui faccio parte da più di tre anni ormai, offre continuamente bellissime opportunità. E io, la mia, l’ho colta al volo!

Le Charcutier al Vinitaly 2014

Pubblicato da aisnapoli il 2 - aprile - 2014Versione PDF

1661354_10203987844320863_570893393_nLunedi 7 Aprile dalle 11 alle 13 presso Cantine Russo Stand N.5 Padiglione Irpinia e Lazio

Le Charcutier Salvatore Cautero e Bioagriturismo di Valle Scannese di Rotolo Gregorio saranno ospiti di Cantine Russo al Vinitaly 2014, per un appuntamento all’insegna del Buono. Si potranno degustare due formaggi: il Gregoriano, pecorino biologico a latte  crudo, biologico, un formaggio a pasta morbida, dalle tipiche forme schiacciate e arrotondate che con la stagionatura acquista progressivamente morbidezza fino a divenire colante; la ricotta biologica Scorza Nera , che stagiona 100 giorni durante i quali si forma una muffa scura naturale che protegge la ricotta mantenendola soffice, ricca e delicata. In più ci sarà il prosciutto di pecora stagionato 6 mesi, una vera prelibatezza.

Lunedi 7 Aprile appuntamento Champagne MOB con Ais Napoli  “Dopovinitaly” orario e location top secret.

Altro appuntamento per Le Charcutier con “Incontro di Gusto” presso  Ognissole e Cefalicchio Stand N.33 Padiglione Puglia

Martedi 8 Aprile Dalle 11 alle 12 e dalle 15 alle 16. In degustazione Prosciutto di Mangalica & Primitivo Rosato Ognissole.

Un Sogno with a View – Le Vigne Di Raito, Raito (Sa)

Pubblicato da aisnapoli il 24 - gennaio - 2013Versione PDF

Di Karen Phillips

La pioggia ha smesso di cadere giusto in tempo quella domenica mattina per permettermi di fare una passeggiata veloce con Patrizia Malanga attraverso i suoi vigneti. Vigneti con una vista mozzafiato di Raito, Vietri e Salerno. E’ difficile immaginare come questo angolo di paradiso sia  stato praticamente abbandonato fino a poco più di 11 anni fa. Saranno stati forse il bellissimo panorama o la sua unicità oppure più facilmente la determinazione e  l’amore per una vera sfida i motivi che hanno spinto all’acquisto di questa proprietà, a piantare dei vigneti e a fare il vino.

Ma quali viti? Quali vini? Beh, è la Costiera Amalfitana. Si potrebbe pensare che questo sarebbe il posto migliore per file e file di grappoli di uva a bacca bianca come la Falanghina e la Biancolella. Il vino perfetto per un piatto di linguine con le  vongole veraci o di pesce cotto alla brace. Forse. Ma Malanga ha deciso di andare in un’altra direzione. I rossi… Aglianico e Piedirosso.

Sembra tutto così romantico. Acquista qualche  ettaro. Pianta alcune viti. Fai un po’di vino. Ma camminando con lei  attraverso la sua proprietà, facendo attenzione a non essere sollevata dal vento forte che incalzava, ho potuto solo immaginare quanto fosse difficile la battaglia che aveva deciso di intraprendere. L’estirpazione delle piante di vite che lei non voleva o di cui non aveva più bisogno… la lotta per conservare gli alberi di limone. E poi non avendo alcuna esperienza nel processo di vinificazione, ma solo tanta tenacia e determinazione, la decisione di affidarsi all’enologo Fortunato Sebastiano (Vignaviva) e a partire dal 2009, la scelta di lavorare con Gennaro Reale.

Malanga ha prodotto solo tre annate della sua unica etichetta il vino Ragis, 80% Aglianico e 20% Piedirosso. La prima annata con la vendemmia 2007. Dodici mesi in botti di legno. Altri 12 mesi in bottiglia. Lo stesso vale per le successive annate … lei insieme con Gennaro Reale a sperimentare la maturazione del vino in diversi tipi di  legno … alla ricerca di quella giusta combinazione.

Malanga continuava a raccontare la sua storia, mentre guardavamo il cielo. E mi accorgo che la luce solare che mi aveva salutato appena ero arrivata al cancello della proprietà adesso era scomparsa dietro la collina. Il cielo era ormai grigio. Il vento stava rinforzando un po’. Non mi dispiaceva. Mi stavo godendo la vista. Alla mia sinistra, ai piedi della sua proprietà, il Museo della Ceramica di Raito a Villa Guariglia. Un perfetto inizio la sua ultima impresa .. un diverso tipo di tour in cantina. Un viaggio che permette al wine lover di conoscere la ricca storia artistica dell’area per poi incamminarsi  tra i vigneti e sedersi a una degustazione di vini con pranzo. E se questo non è sufficiente, una bella lezione di ceramica nello studio di un amico dall’altra parte del suo vigneto.

Abbiamo continuato la nostra  veloce passeggiata  nella sua terra  avvolta dalla natura, in attesa dei prossimi progetti di ristrutturazione…

con viste più sorprendenti … Il sole si è unito a noi di nuovo.

Il sole era con noi mentre  abbiamo raggiunto il terrazzo attrezzato per il wine tasting. Il luogo dove si conclude il wine tour della cantina con una degustazione di vini, un pranzo, un po’di conversazione. Un’occasione per provare l’ultima vendemmia, Ragis 2009, continuare con il 2008 e terminare con un 2007. Apprezzare come ogni annata è diversa e parla da sola. Godendo ogni bicchiere  su antipasti e primi piatti tipici della regione.

Come il 2009, l’annata che sta sulla bocca di tutti. Comprensibilmente. Un ottimo esempio di come Aglianico e Piedirosso possono convivere bene insieme nello stesso bicchiere a tavola. Intenso…abbastanza da stare fianco al fianco di un piatto di ragù napoletano,  ma anche morbido… abbastanza per rilassarsi con un semplice piatto di zuppa di fagioli e un filo d’olio d’oliva extra vergine.

Ho guardato di nuovo il cielo.  Un’acquazzone era pronto a scatenarsi e mi ricorda che è ora di andare. Allo stesso tempo, mi invita a tornare per un’altra visita. Quando non è una giornata così ventosa. Non è così bagnata. Quando posso passeggiare lentamente tra i vigneti, invece di correre a causa del vento e della minaccia costante della pioggia. Quando posso anche visitare il museo della ceramica e provare come la mia mano dipinge la mia creazione.

Ma la cosa più importante, quando posso fare un vero wine tasting con Patrizia, magari con un piatto di pasta che lei ha preparato per se stessa …

Le Vigne di Raito

Via San Vito 9 Raito

84019 Vietri sul Mare (Sa)

Versione in Inglese

Di Luca Massimo Bolondi

 Nei primi anni ’80 Filippo Scòzzari dalle pagine di Frigidaire chiedeva “prima vivere, poi scrivere”, con ciò intendendo due cose: primo, che fare l’esperienza è prioritario al mostrarsi in pubblico, secondo, che è opportuno parlare di cose che si conoscono direttamente. Animato da cotanto proposito, azzardo qualche riga.

Da alcuni mesi il nostro sommelier AIS matr.109743 (cioè io) ha trasferito l’attività a Mindelo, capoluogo di São Vicente, isola di Cabo Verde, ove con la di lui signora (chef) ha aperto una pensione-bonsai. Pensano di lavorare in piccolo e con stile. Da undici anni la gestazione di questa attività, che è anche un progetto di vita, ha richiesto un viaggio all’anno sull’isola, ex colonia portoghese, che come effetto collaterale ha prodotto una certa conoscenza dell’enogastronomia locale.

A ulteriore riprova del fatto che l’abbinamento mangiare-bere è un fondamento imprescindibile della cultura del sommelier, inclusi e oltre i confini della sopravvivenza biologica, ricorda che nel mondo le diverse abitudini alimentari implicano diversi costumi in fatto di bevande, con ciò intendendo non solo il cosa mangiare e bere, ma anche il come e il quando e non da ultimo il con chi. Tranne nelle aree metropolitane, dove lo stile di vita industriale imbandisce tavole tutte sue, quasi ovunque le abitudini alimentari sono ancor oggi guidate dal clima, dalla natura dei luoghi e dagli usi sociali. Ecco quindi che, grazie al naso fuori casa e all’occhio ben aperto, il nostro sommelieremigrante offre al lettore l’occasione di assaggiare un bocconcino di Atlantico tropicale. Procediamo con ordine: il territorio, il cibo, il bere, i riti.

Dieci isole in mezzo all’oceano, sulla rotta dei venti alisei, che donano inverni caldi (ma senza tifoni) ed estati moderate (senz’afa), un ritmo di stagioni diverse da quelle europee, da novembre a giugno periodo asciutto e ventilato, da luglio a ottobre periodo umido e ventilato, temperature mai sotto i ventidue gradi sulla costa, mai sopra i trentadue nei giorni più caldi. Praia, isola di São Tiago, è la capitale della repubblica, e raccoglie quasi metà della popolazione dell’arcipelago (un casino, sembra di stare in africa), Mindelo, isola di São Vicente, dell’arcipelago è la capitale culturale e il porto principale, un’altra musica. Dieci isole geologicamente giovani, una diversa dall’altra, alcune brulle piatte e saline, come Sal e Maio, alcune aguzze di rilievi basaltici e percorse da ribeiras lussureggianti, come Santo Antão, africane ed europee allo stesso tempo, popolate da due etnie: creoli (85%), a conferma che dall’incrocio dei popoli nasce la bellezza, e bedju (15%), a testimonianza che la fine dello schiavismo può lasciare comunque una traccia permanente. Due etnie che convivono e si incrociano, presenti in tutte le classi sociali come anche nella cucina tradizionale. Il piatto nazionale, la catchupa, ha una versione creola e una bedja. Trattasi di una zuppa asciutta di legumi insaporita da carne suina e verdure, che assume diverse declinazioni a seconda del cuoco e delle disponibilità in dispensa, di cui le più popolari sono la catchupa guisado com ovo strelado (saltata in padella e sormontata da omelette alle erbe) e la catchupa rica (arricchita da chourizo, ovvero salsiccia fumé a pasta fine, e spezie). Abbinamento proposto nei locali locali, cioè nei bar del posto: cerveza, birra. Abbinamento proposto dal nostro agente a Mindelo: vinho tinto, necessariamente portoghese e poi vedremo perché, più o meno giovane e abbastanza duro, servito fresco cantina. La digressione è sputtanatamente mirante a introdurre l’argomento bevande.

A Cabo Verde si beve tantissima birra (industriale, le artigianali sono merce ignota), abbastanza vino rosso, poco vino bianco, scarsissime bollicine, un paio di rosè che languono sporadicamente sugli scaffali delle mercearias. Un capitolo a parte meritano i liquorosi, cioè il Porto, e i distillati, principalmente grogue e whisky (blended ma di qualità), molto apprezzati e non solo nelle lunghe notti di svago. Il vino in questa ex colonia portoghese è quasi monopolizzato dalla ex madrepatria, ma l’offerta è assai varia e va dall’equivalente lusitano dei tristi famosi brick italici (per non dir la marca), di poco prezzo e nessuna qualità, a una classe media apprezzabilissima per rapporto costo-qualità in cui brillano molti vini delle doc Douro e Alentejo, a punte di eccellenza, come Quinta do Carmo e Casa Ferreirinha, ma sempre con prezzo accessibile. Te le sogni le bottiglie blasè, o sedicenti tali, acquistabili previo mutuo ipotecario e solo in un paese ricco… a Mindelo, dall’estero lo scaffale offre qualche Marlborough di pregio, qualche splendido Riesling renano o alsaziano, financo i Malbec cileni. E il belpaese? La sua delegazione commerciale enoica consiste in una singola sconosciuta casa di lambrusco igt, però sia bianco che rosso! Dulcis in fundo, a un prezzo abbordabile (6-7 euro) è stappabile il vino caboverdiano, dal corpo possente e dai profumi lievi, lo Châ da Caldeira, prodotto sull’isola di Fogo, un cono vulcanico che si erge dall’oceano fino a duemiladuecento metri e sul quale la vigna si coltiva ad alberello e ad altitudini inimmaginabili in Europa. Strano a dirsi per un clima caldo dodici mesi all’anno, le preferenze locali vanno sempre ai rossi di corpo di gradazione alcolica importante, anche perché, nonostante nell’arcipelago il pesce ogni dì abbondi, la cucina di terra qui è la regina delle mense. Per un corretto abbinamento, il servizio del vino impone una sistematica refrigerazione, il che lo rende ancor più gradito, anche negli aperitivi.

Dire aperitivo a Mindelo è riduttivo. Buona parte dei riti collettivi si svolgono in occasione dell’incontro con un conoscente, ad ogni ora, e si manifestano in strada, nelle esplanadas (bar all’aperto o con patio esterno), davanti casa perché la pracinha, lo spiazzo antistante l’uscio, è un prolungamento dell’abitazione ed è luogo di accoglienza, di chiacchiera serale, di convivio. Per strada incontri un amico, e come a Napoli gli offri il caffè, a Mindelo puoi goderti una freskinha, ovvero una birretta che accompagna una bafa cioè un boccone, oppure nel pomeriggio un distillato, sempre accompagnato da bafinha. Se hai fatto conoscenza con qualcuno e lo vai a trovare a casa, l’accoglienza sarà la stessa che per strada, con una variante importantissima: a casa ti possono offrire non solo una birretta ma il grogue o il pontche; il primo è un distillato di canna da zucchero, somigliante al rum agricole delle Antille in meglio, in versione artigianale, prodotto solo a Santo Antão e a São Nicolau dove si coltiva la cana sacarina, e ogni mindelense seleziona ed esibisce il suo, magari di famiglia poiché l’emigrazione interna è fatto quotidiano. Il pontche è la versione dolce del grogue, cui vengono aggiunti miele di canna, scorze di agrumi o frutta locale, erbe aromatiche, e ogni famiglia ha la sua propria ricetta. L’isola conta settantamila abitanti, circa dodicimila famiglie: ci vorrà il resto della vita per provare tutto il pontche di São Vicente. Basta non avere fretta.

I mindelensi vivono operosamente divisi tra morabeza e sodad (tradotto in forma riduttiva: buon vivere e nostalgia), mediamente poveri ma dignitosissimi, anche perché Cabo Verde è una grande diaspora, mezzo milione abita nell’arcipelago, un altro milione e mezzo risiede sparpagliato tra i cinque continenti. Un popolo di emigranti, di trasvolatori, di navigatori… ma questa storia l’abbiamo già sentita, sentita e dimenticata in fretta. Dalla loro i residenti hanno una spiaggia urbana, Laginha (a due passi dalla pensione-bonsai del nostro sommelier), degna di Copacabana ma senza il casino né l’edilizia di quest’ultima, e una tradizione musicale di grande spessore, che si lega allo stile di vita. La morabeza è messa in musica dal funanà (ritmo scatenato e melodia) e dalla coladera (melodia e base ritmica da ballo serrato in coppia); la sodad trova celebrazione nella morna (versione mindelense del fado portoghese), le cui splendide voci sono quelle di Lura, di Maria Andrade – Cordas do Sol, di Cesaria Evora e di Ildo Lobo. Il bello della colonna sonora mindelense è che non rimane confinata in concerti e concertini ma si gode nelle festività (tante!), nel carnevale, nelle ricorrenze locali e nelle notti, nelle strade, nelle fiere di campagna. Anche per accompagnare i defunti al cimitero suona la banda, e il trapasso si carica di nostalgia e rimpianto per chi rimane. Vien da pensare che al funerale pianga il morto ancor più di chi, pur piangendo, lo accompagna. Infatti sull’isola si vive a lungo, pur essendo piena di gioventù. Che sia perché spesso si incontrano giovani e anziani che ridono insieme?

Di Anna Ruggiero
Adoro la tecnologia e la possibilità di dialogare attraverso internet con persone di altri continenti.
Il mondo si avvicina, si arricchisce e si lascia scoprire nelle sue corde più vere.
Viaggiando ti porti dietro un pò del tuo mondo e lo lasci scoprire agli altri che attraverso chat, social network, email continuano ad essere parte della tua giornata. Forse la globalizzazione è anche questo lasciarsi conoscere. Vincenzo D’Antonio, corrispondente per la Campania e il Molise del magazine e testata on line “Italia a Tavola”, vive alcuni mesi dell’anno a Tampa in Florida. Le nostre conversazioni periodiche non si diradano nel corso dei suoi soggiorni all’estero, forse la mia curiosità nello scoprire nuovi luoghi mi porta a cercarlo ancora di più. Vincenzo è un appassionato degustatore ed estimatore dell’enogastronomia italiana, presente a molte manifestazioni, conosce prodotti, territori ed imprenditori. Parla fluentemente inglese, italiano e napoletano, stupendomi spesso per la sua capacità linguistica nelle diverse lingue.
La sua dualità, ovvero questo vivere in contesti internazionali ne arricchiscono la capacità critica e la voglia di valorizzare il Made in Italy evitando di cadere nel folclore.
Si fa presto a dire Eating italy all’estero. Scopri spesso che sono lontane imitazioni con interpretazioni davvero inusuali.
Nelle nostre conversazioni Italia – Florida, Vincenzo mi racconta i menù che prepara, rigorosamente italiani per i suoi ospiti.  Lo scorso anno però mi aveva reso partecipe della prima edizione di Eating Italy che era nata in sordina, come incontro degli studenti della Università di Tampa. Vincenzo era molto emozionato, raccontare l’enogastronomia italiana a chi vive solo di riflesso i nostri prodotti è impegnativo. L’incontro doveva durare solo 40 minuti e invece si è protratto per quasi due ore.
Eppure le coincidenze sovente sono la chiave di interpretazione di percorsi nuovi. Da qui mi lascio raccontare l’antefatto e il seguito. L’Università di Tampa pubblica una newsletter con i suoi incontri e appuntamenti. Il campus è molto bello, immerso nel verde e multirazziale. Lo scambio tra diverse popolazioni è la norma. Docenti e discenti sono spesso coetanei. Vincenzo mi racconta che arrivato a Tampa si è subito iscritto alla newsletter dell’università e una news dedicata agli incontri con gli italiani l’ha particolarmente colpito, spingendolo a contattare il segretario del circolo italiano locale, un portoricano di origini italiane, (la mamma è ligure), Jesus. Il ragazzo si è subito reso disponibile creando il contato con la Professoressa Patrizia La Trecchia dell’Istituto Italiano dell’Università di South Florida. Di li è stato tutto un crescendo. La professoressa è toscana ma ha origini cilentane. Ha aderito con piacere a realizzare un progetto di confronto che raccontasse l’enogastronomia ed è nato il primo appuntamento a Tampa nel 2011. Ma se il destino decide per noi non c’è verso a fermalo e i due si sono incontrati in Italia per organizzare un altro appuntamento a Tampa di Eating Italy che si terrà il 7 settembre 2012, presso la splendida location del Museo della Fotografia della Florida. Stavolta Eating Italy sarà rivolto ai vip gourmet sviluppando diversi momenti, uno relazionale con interventi mirati del giornalista Vincenzo D’Antonio e della professoressa La Treccia, uno visivo con le fotografie di Cinzia Trenchi e un momento di degustazione dei prodotti italiani. Saranno assaporati l’Asiago dop nelle tre diverse versioni: fresco, stagionato e semi stagionato, la Mozzarella di Bufala Campana DOP, e i vini DOCG dell’Irpinia Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi dell’azienda vitivinicola TERREDORA.
Da un incontro fortuito si sono generate tante energie positive che certamente svilupperanno tanto nuove iniziative enogastronomiche da condividere anche on line.

Summer…Spumante…L’Estate…

Pubblicato da aisnapoli il 24 - luglio - 2012Versione PDF

Di Karen Phillips

L’estate è a metà strada. E per alcuni di noi, questo può significare solo una cosa …

E’ tempo per la festa piu hot del’estate by AIS Napoli con protagonisti spumante e champagne. Quest’anno gli organizzatori volevano fare qualcosa di grande … qualcosa di enorme. Lo scorso Lunedi sera ci siamo tutti diretti al Nabilah, un bellissimo lido in quel di Bacoli (Na) appena in tempo per un tramonto spettacolare. Una fresca brezza dal mare mi ha salutato mentre, a mia volta,  ho salutato amici, molti dei quali non vedevo da molto ma molto tempo. Abbiamo parlato dello scorso anno, delle vacanze estive e di tante altre cose…

Spumante? Tantissimi e non siamo rimasti delusi. E quale modo migliore per festeggiare l’estate che sorseggiare il vostro preferito sparkling wine sulla spiaggia?

E cosa c’è di meglio per festeggiare l’estate che partecipare ad una degustazione di piatti preparati proprio di fronte a voi da alcuni dei migliori chef del Sud Italia?

Come una Pasta e fagioli con le cozze – chef Marianna Vitale – SUD ristorante, Quarto (na)

Un panino di Tartare di agnello e maionese – chef Mirko Balzano – Villa Assunta, Mirabella Eclano (AV)

Gamberi crudi e calamari con mandorle tostate su un letto di pasta kataifi  - chef Antonio Molfetta – Nabilah, Bacoli (NA)

Tartare di baccalà e patate con pomodoro crudo e cialda di grano arso- chef Frank Rizzuti _ Frankrizzuti cucina del sud, Potenza (PZ)

Triglie fritte – chef Nicola Fossaceca – Ristorante Il metro, San Salvo (ch)

Mousse al cioccolato bianco, formaggio di capra blu, centrifugati  di fagioli e capperi fritti – chef Marianna Vitale

Macaron con burro di alici – chef Frank Rizzuti

E se questo non bastasse, panini gourmet preparati da Michele Grande de La Bifora in Bacoli, pizza fritta da Salvatore Salvo di Salvo-Pizzeria da Tre Generazioni di San Giorgio a Cremano, la pizza di Stefano Pagliuca dell’ Enopanetteria I Sapori della Tradizione in Melito (Na), la mozzarella  direttamente dal Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala campana DOP.

E poi, musica dal vivo  sulla spiaggia.  Anche un DJ…

Ma per me, ed i miei ‘compagni di banco’, c’era anche qualcos’altro di festeggiare… qualcosa di speciale per cui avevamo lavorato duramente negli ultimi due anni … Abbiamo ricevuto il nostro diploma di sommelier…

Non potevo non sorridere quando ho guardato I miei amici, uno ad uno salire sul palco e ricevere il loro diploma…il loro tastevin…

Non potevo non sorridere quando (finalmente!) Tommaso Luongo ha pronunciato il mio nome…

E non potevo non pensare a un’estate oramai passata…molto prima del mio blog…primo che imparassi a mantenere un bicchiere in mano…sembra un mondo lontano

Grazie Ais Napoli,grazie ai miei amici…

E buon estate…

Versione in Inglese

Gli eventi dell'AIS Napoli
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