Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio per la categoria: ‘Succede in Città e Dintorni’

21 Novembre, Have a GLAMorous week con la Tabaccheria Sisimbro

Pubblicato da aisnapoli il 18 - novembre - 2014Versione PDF

veguerosdetailEvento Glamour ideato da Tabaccheria Sisimbro, in via San Pasquale a Chiaia

Venerdì 21 dalle 19,30 alle 22 la Tabaccheria Sisimbro si trasformerà in una LITTLE CUBA con open bar che servirà ron Cubaney e Mojito con stuzzicherie cubane, accompagnati da musica cubana dal vivo. Non possono mancare i “fumosi” protagonisti: i sigari Vegueros.

Per l’occasione i negozi resteranno aperti fino alle 22 e ospiteranno animazioni, live performance, exhibition e installazioni. Una grande festa che vuole valorizzare le attività commerciali come ingrediente fondamentale del centro urbano.

Mad in Food – Notte “cru…ente” a Posillipo

Pubblicato da aisnapoli il 15 - novembre - 2014Versione PDF

IMG00131-20141113-2011Di Mauro Illiano

Era quell’ora in cui il cielo si stira come un’ala di gabbiano, e righe ora simmetriche, ora sinuose, disegnano tratti sfumati nello specchio celeste come in quello acqueo. Quando il sole è oramai all’oblio, ed un lunar fascio di luce è come un crepitio al cospetto di un’esplosione. L’ora in cui pennellate dal blu acciaio conducono all’oltremare, passando per un mite ceruleo. E poco a poco tutto muta, come un fuoco che si spegne o un’ombra che si allunga, il gioco della notte assale la vista prima che essa si accorga di esserne prigioniera non una bensì due volte. Poiché lo stesso cielo che si mostra lì dove punta il naso si riproduce nello specchio indicato dal mento, così che l’universo sembra offrire due versioni di sé identiche, con la sola variante di un effetto mosso nell’emisfero inferiore, colmo di rughe d’acqua, che spalmano d’argento la specchiera della volta celeste.

IMG00143-20141114-0014Non avrei potuto trovare parole più espressive per descrivere ciò che Posillipo era quella sera del 13 Novembre, quando le stanze calde ed accoglienti del Mad in Food (espressione purissima della conciliabilità tra tradizione e modernità riassumibile, volendo, nell’espressione “Qualità 2.0”) ospitavano l’irripetibile matrimonio tra carne e vino intitolato “Tra crudo e cotto con i vini di Firriato”, evento magistralmente ideato da Mr. Giustino Catalano, e la cui eco aveva il pregio della diffusione grazie alla firma della Regina della comunicazione partenopea, vale a dire Laura Gambacorta.

Carni, furon esse espressione della più sana pastorizia, dei più ricchi cortili, o dei vicini campi, giunsero in tavola dopo l’attentissimo operato di Roberto Verducci, – giovane ed ambizioso chef del Mad in Food – in grado di districarsi tra le differenti tecniche di lavorazione e di cottura della carne come nella realizzazione di piatti appartenenti a diverse categorie di cucina. Così, se ad aprire le danze fu una  Tartare di manza chianina, mela annurca, zenzero e salsa allo yogurt, immediatamente seguita da un Petto d’anatra con gelatina di thè all’arancia (entrambi espressione di una cucina raffinata dall’alto grado di elaboratezza), a seguire giunsero in tavola  il Coniglio porchettato cotto in sottovuoto, con caponatina di verdure, aioli e porro croccante nonché sua maestà A tracchiulella… ovvero una Puntina cotta in brodo thai, scaroletta napoletana e liquirizia, (piatti, questi, decisamente made in… sud). A continuare questo magnifico carosello di carnagione arrivò poi il  Brasato con polenta e scagliuzzielli, elegantissimo quanto originale pre-dessert, dessert “incarnato”, è proprio il caso di dire, da un (pur se solo apparente) ritorno alla tradizione, ovvero dall’amatissima Pastiera del 2014, versione stratificata e fruttata del leggendario dolce pasquale.

IMG00132-20141113-2125Cinque piatti più uno, dunque, ai quali, come fossero amici di sempre, si accompagnarono altrettanti vini. Sei capolavori di enologia firmati Firriato, mirabile azienda siciliana, anch’essa espressione del legame tra il vecchio ed il nuovo, anch’essa in grado di interpretare al meglio le nuove tecniche di produzione senza con ciò dimenticare le origini. Così, Saint Germain (Spumante di Catarrato e Grillo),  Caeles (Catarratto), La Corte del Maharajà (Syrah e Frappato), Le Sabbie dell’Etna (Nerello mascalese e Nerello cappuccio), Ribeca (Perricone in purezza) ed in fine L’Ecrù (Zibibbo e Malvasia) scorsero al calice con incredibile merito d’abbinamento da riconoscere a madame Daniela La Porta, abilissima responsabile del brand Firriato.

Fu dunque il cielo del più fulvido zaffiro, furon le stelle e fu la media notte. Fu scroscio d’applausi, fu lezione di cucina d’ogni classe e fu abbondanza di carni. Fu stridio di tappi, fu la Sicilia in gocce, fu profumo di sud. E, più d’ogni altra cosa, fu altissimo vivere.

Durante la serata rivolsi alcune domande allo Chef Roberto Verducci, ecco di seguito il resoconto dell’intervista:

Qual è il concept di Mad’n Food?

La nostra idea è quella di offrire una cucina di alta qualità ma assolutamente comprensibile. Il menu spazia dal panino alle carni pregiate. Le preparazioni possono essere semplicissime come complesse. L’elemento di fondo rimane la qualità della materia prima.

Qual è l’anello di congiunzione tra l’alta cucina e lo street food?

In realtà, nonostante l’immenso sforzo di coniugare queste due realtà gastronomiche, le stesse non credo abbiano trovato ancora un vero punto d’incontro. Tuttavia, anche in questo caso credo si possa indicare la qualità della materia prima quale comune punto di partenza per ottenere buoni risultati.

Cosa rende un piatto unico?

Il tocco dello chef. Questo dipende dallo studio e dalle esperienze personali. Per me l’idea di fondo è tornare alle origini, alla mia infanzia. Se mi emoziono io allora si emozioneranno anche i clienti.

Dal 21 Novembre nasce Meatin’ Cuoco e Carbone

Pubblicato da aisnapoli il 13 - novembre - 2014Versione PDF

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Nasce MEATIN’, non chiamatela steakhouse
#cuocoecarbone

Apertura al pubblico dal 21 novembre

Cuoco e carbone ovvero cucina e braci. È questo il concept innovativo con cui apre Meatin’,nuovo ristorante gastronomico a Napoli. Carbone, perché è esclusivamente su carbone e barbecue Weber®, che verrà arrostita la carne; Cuoco,perché il percorso in tavola sarà completato con la tradizione campana che sa rinnovarsi grazie alla consulenza di Peppe Guida, Stella Michelin con la sua Osteria Nonna Rosa a Vico Equense.
Cuoco e carbone, dunque, per offrire ai palati più curiosi un’esperienza gastronomica diversa in un luogo diverso. Il progetto gastronomico porta la firma di Maurizio Cortese, Ceo di Corteseway e foodwriter&consultant, che ha selezionato chef – è la prima volta che Peppe Guida si fa coinvolgere in un progetto di ristorazione a Napoli come consulente – e fornitori per fare di Meatin’ non la solita steakhouse, ma un ritrovo per palati gourmand e cultori del buono. La scelta di Peppe Guida non è casuale, spiega Cortese.
Meatin’ è un luogo dove tutto concorre ad una piacevolezza estetica e gustativa: dal design del locale al piatto in tavola. Il progetto è dell’architetto Mimmo Moccia di ADM Studio, che ha scelto il legno come materiale dominante abbinato a vetro, acciaio e design di firma: le sedute sono le JunoArper® perché star comodi in sala è un segno di accoglienza, i tavoli sono in acciaio spazzolato con piano in legno massello, fatti a mano e volutamente senza tovaglia per lasciar parlare il legno, materiale vivo. I coperti sono 50, distribuiti in tavoli ben distanziati per preservare privacy e comodità. Cucina e braci sono a vista attraverso una quinta di vetro a tutta altezza che sembra concepita come un’installazione artistica. Cura dei dettagli e qualità sono gli elementi su cui Meatin’ ha costruito il proprio profilo con un obiettivo: essere riconosciuti come ristorante d’eccellenza per la carne a Napoli.
La carne è a Km 100, ovvero proviene dalla macelleria di Mario Carrabs, l’artista della carne di Gesualdo, in Irpinia, vero e proprio laboratorio di eccellenza culinaria. Alla carne è abbinato un solo primo piatto: il Delicato sorrentino, piatto simbolo di Peppe Guida e sintesi di mediterraneità. In cucina, guidato e formato da Peppe Guida, c’è il giovane cuoco, Paolo Cozzolino. L’incipit della carta, dopo il benvenuto dello chef, è affidato ad antipasti gastronomici di terra e di orto; non da meno l’offerta dei contorni e la proposta per i vegetariani che variano con la stagione. Singolare la carta dei dessert con proposte ai carboni: dalla frutta ai dolci, tutto rigorosamente grigliato. La carta dei vini punta all’eccellenza a cominciare dalla selezione di Beaufort e Dufour di Dan Lerner, esperto di vini e champagne. I vini sono solo di aziende campane che si distinguono per la qualità e la ricerca enologica. Le birre proposte sono state selezionate tra le migliori etichette europee con attenzione anche al prodotto analcolico. Infine una selezione accurata di Single Malt e Rhum Agricole AOC di Martinica completano l’esperienza fine pasto.
Il progetto Meatin’ nasce dall’idea e dalla passione di tre giovani amici professionisti e imprenditori napoletani (Angelo Aruta, programmatore informatico; Luca Nappi chimico industriale; Giovanni Stanzione, imprenditore), tutti under 40 e tutti con la voglia di scommettere sulla città e su una ristorazione di alto profilo. Il concept gastronomico, dalla scelta dello chef alla carta dei vini e degli champagne, è opera di Maurizio Cortese; la comunicazione stampa è affidata alla società di Pr e media relation dipuntostudio.it specializzata in start up e uffici stampa nel settore food&travel.

Meatin’ Via Timavo n°25-27, (traversa di Corso Europa) www.meatin.it Tel. 081 18893517

Orari: dal lunedì alla domenica dalle 19.30 alle 24.
Sabato e domenica anche dalle 12.00 alle 15.00.
Chiuso il martedì.

Ufficio stampa dipuntostudio.it 081 681505

Ottava serata, Grande produttore Piccolo Produttore

Pubblicato da aisnapoli il 7 - novembre - 2014Versione PDF

24 Gruppo INDòviniDi Lello Cimmino
Dopo la lunga pausa estiva sono tornate le serate di INDo’vino e per incanto siamo arrivati anche all’ottova che si è tenuta il 17 ottobre.

Tema: “GRANDE PRODUTTORE o piccolo produttore”, ovvero un’ esplorazione tra i grandi produttori che vinificano grandi quantità e pur facendo ricorso a standardizzazioni mantengono alta la qualità, e piccoli produttori che, lavorando piccole quantità e rispettando l’impronta del vitigno, realizzano delle vere eccellenze.
Trenta sono stati i presenti che hanno messo alla prova i propri apparati recettori e sei sono stati i vini in degustazione: tre bianchi e tre rossi.
Il primo in degustazione è stato il Valle Isarco Sylvaner Praepositus 2012, un Sylvaner della linea alta dell’ Abbazia di Novacella, grandi numeri ma ancora controllati dai Canonici Regolari Agostiniani.
Bianco Alto atesino di 13,5°, dal colore paglierino chiaro con riflessi verdognoli. Al naso si fa notare per le nuance di vegetale erbaceo e agrumato di limone acerbo.
Intenso, con ritorni di delicato floreale. In bocca vi è una piena confema della olfazione: il breve passaggio in legno di acacia ha donato nitidi profumi di pesca e mela golden.
Non è stato facilmente individuato anche perché il Sylvaner non è un vino molto comune. Però, per la particolare freschezza, molti lo hanno collocato tra i vini del nord-est.

4 BourgogneMolto suggestivo e aggiungo particolarmente intrigante è stato il secondo vino. Bourgogne Hates-Cotes de Beanne 2009 di Emmanuel Rouget, Chardonnay in purezza della Cote-D’Or (Bourgogne) di 13° e dal colore giallo paglierino marcato. Al naso non è stato dei più facili, la ritrosia olfattiva ha spiazzato la maggior parte dei presenti anche se le narici più allenate iniziavano a centellinare i profumi di agrumi e spezie dolci. Anche in bocca, al primo sorso, non dava immediatezza, ma si lasciava bere e scoprire con grande classe. Molti dei presenti hanno intuito che si era al cospetto di un fuoriclasse. Morbido e con un perfetto equilibrio d’alcol che introduce un finale di raffinata nocciola tostata (come pochi vini) e intensa frutta gialla matura.
Il capolavoro di uno dei più grandi vigneron de Vosne-Romanèe, veniva individuato da una delle più belle aspiranti sommelier, nonché fissa presenza d’INDòvino, ossia Valeria Vanacore, che con grande decisione sentenziava “Chardonnay di evoluzione francese”. Per questa precisa affermazione gli è valso anche il premio INDòvino della serata. Brava Valeria.

Lo chardonnay di Emmanuel Roget non è stata l’unica rarità, la vera sorpresa a mio parere è stato l’Ansonaco 2011 dell’Isola del Giglio dell’Azienda Agricola Altura – Carfagna, piccola produzione ma grande qualità. Uva ansonica di 13,5° vinificata secondo il manifesto naturalistico di Luca Gargano e Nicolas Joly e quindi un vino biodinamico che si può fregiare della denominazione“Triple A” .
Senza chiarificazione e senza filtraggio, si presenta nel bicchiere di un colore giallo ambrato e leggermente opalescente. Al naso colpisce per l’intrecccio tra gli agrumi e i sentori di miele di millefiori, ma anche vaghe tracce di humus.
In bocca esplosione minerale e salmastra, ma soprattutto un abbraccio caldo ed avvolgente.
Finale amarognolo non facile. Un vino, questo, che merita un vero “inchino”, ma all’Isola del Giglio ultimamente tale pratica viene sconsigliata vivamente.

Dopo i primi tre vini si è fatta una prima pausa con il buffet di pizze della casa. Il commento sulle pizze da parte dei convenuti è stato lapidario, – “Report”, qui, non avrebbe fatto nemmeno un minuto di filmato. Troppo buona, senza difetti e solo genuinità!
Dopo la sosta è stata la volta dei tre rossi.
Il primo ad essere versato è stato il Cabernet Sauvignon 2004 – Margaret River di 14,5° di Cape Mentelle, azienda del West Australia appartenente al colosso della moda e del bere francese (Moët – Hennessey – Luis Vuitton), quindi grandi produzioni di particolare qualità. Colore rosso carico, al naso fruttato e speziato. In bocca rotondo e diretto con frutta rossa matura, finale un po’ stanco e tannino levigatissimo dalla sosta prolungata di 18 mesi in rovere. Tra i tanti presenti una voce subito si è levata tuonando “Cabernet sauvignon francese”. Anche se l’emisfero di produzione non è proprio quello giusto, la tecnica invece si. Con questa affermazione, la new entry Ivano Davide, metteva la sua ipoteca sul secondo premio di INDòvino della serata. Complimenti.

10 viniLe sorprese enologiche non sono finite, quinto in bicchiere è stato il Brunello di Montalcino DOCG 2005, di Pieve Santa Restituta, linea toscana della famiglia Gaja; quindi, grandi numeri con grande qualità.
Rosso granato di 14,5°, con riflessi di rubino scuro. Al naso note fruttate di prugna e fiori come la viola, ancora cenni balsamici come la canfora. In bocca parte subito con un attacco di cacao e frutti di bosco. I tannini sono morbidi, ma l’alcol è potente, con una bocca avvolgente scossa da continui ritorni di frutta a polpa rossa. Finale lunghissimo. Fascinoso il naso anche a bicchiere vuoto con note di muschio, quasi un parfum pour l’homme.

Ultimo dei sei è stato il Chianti classico Riserva 2004 di Bucciarelli, piccolo produttore ma grandissimo vignaiolo, la cui produzione va quasi tutta all’estero. Un vino non per guide e solo per selezionate enoteche. Sangiovese in purezza di 13,5°, dal colore rosso rubino con sfumature granato.
Al naso profumo di viola, cuoio con ficcanti note di chiodi di garofano.
In bocca, suadenti amarene. Al primo sorso subito una sensazione di morbidezza con tannini raffinati, il seguito è un’esplosione di frutta rossa in confettura e finale speziatissimo.

Con Bucciarelli, si è chiusa la sfida tra grandi produttori e piccoli (però di grandiose eccellenze). La serata è continuata con il secondo break delle specialità della casa, ovvero delle fumantissime pizze con prosciutto, carciofi e provola, ed ancora rotoloni ripieni.

Immancabile la premiazione dei più bravi INDòvini: Valeria Vanacore e Ivano Davide. Valeria è stata omaggiata con un Rosso di Montalcino di Casanova di Neri, mentre Ivano è stato omaggiato di un Taurasi Radici riserva 1997 di Mastroberardino e…… scusate se è poco!
Allora, occhio alla data della prossima serata di INDòvino con “Indisciplinati o disciplinati”. Stay Tuned…

“Guappa tour” sbarca al Mu Muzzarella Lounge

Pubblicato da aisnapoli il 5 - novembre - 2014Versione PDF

DSC_9371Di Roberta Porciello
Si riparte con il “Guappa tour” per la prima tappa napoletana; dalla città, da quella Napoli “bene” che, tra i vicoletti di Chiaia, nasconde piccoli scrigni di eccellenza campana. Siamo nel “salotto della mozzarella”, così raccontato dalla giornalista Laura Gambacorta, tale descrizione cade a pennello, per un posticino accogliente e familiare. Ci ospitano Salvatore Maresca, Vincenzo Guarino e Dino Moxedano nel loro “Muu Muuzzarella Lounge”, un locale innovativo che vede la mozzarella di bufala campana DOP regina del menù; non potevano scoprire posto migliore per presentare il Guappa: l’unico liquore al latte di bufala campana DOP di Antica Distilleria Petrone. Un menù ad hoc realizzato e ideato dal resident chef Danilo Viola: giovanile, originale e brioso; iniziamo con un “latte da mordere, mozzarella da bere”, shottino di Guappa con bocconcino di Mozzarella di Bufala campana DOP: un boccone succoso dato dalla mozzarella successivamente avvolto dall’abbraccio vellutato e alcolico del liquore. Ancora circondati dal gusto del Guappa legato alla mozzarella, rimaniamo incantati nel vedere la realizzazione del piatto in diretta : affascinate e ammaliante come in una danza lo chef compone gli elementi, dosandoli ci racconta del “Tortino di baccalà alla vicentina ripieno di mozzarella di bufala campana Dop mantecato con Guappa, su di un letto di patata viola con fiori eduli e basilico”. DSC_9365E qui gustiamo un boccone cremoso dai sentori aromatici e un finale di nocciola, dato dalla patata, un bel gioco di  concordanze che porta a casa il risultato. Per finire una chicca, tutto il gusto della cheese cake racchiusa in un “boccacciello”  con formaggi, ricotta di bufala e le nuance alcoliche del Guappa adagiati su di un letto di croccante biscotto anch’esso dal sentore alcolico. Una nuvola di leggerezza briosa che ci porta a confermare che “ MU è un’esperienza unica” e con l’accoppiata assieme al Guappa diventa superba.

Andiamo via preservando il più possibile il gusto del Guappa e pensando che ci vorrebbero più giovani così!

taralliDi Valeria Vanacore
Giovedì 23 ottobre Leopoldo ha inaugurato uno shop tutto nuovo e stracolmo di novità in via Benedetto Croce, Spaccanapoli, nel cuore del Centro Storico partenopeo. Durante l’anteprima dedicata alla stampa, in un’atmosfera profumata di taralli appena sfornati e di zucchero caramellato, Leopoldo ha deliziato tutti con le sue intramontabili leccornie servite da adorabili ragazze vestite di pois. Il nuovo negozio, destinato ad avere un gran successo grazie anche alla posizione centrale, sembra un po’ la fiabesca casa di dolciumi di Hänsel & Gretel, l’unica differenza è che vi è un team bello e sorridente in grado di soddisfare i gusti di qualsiasi palato, anche dei più esigenti!
10676219_586583084780622_7297696530636662020_nOttimi i macarons, specie quelli alla nocciola, per non parlare delle calde sfogliatelle, sia ricce che frolle, e dei morbidi gelati. Un discorso a parte meritano i taralli, serviti caldi, in modo tale da apprezzare al meglio la loro fragranza. Quelli classici mandorlati, ‘nzogna e pepe, non si smentiscono mai. Buoni quelli nella versione mignon ai friarielli e ai peperoni, ma la vera e propria novità sta nei croccanti e saporiti taralli mandorlati all’olio extravergine di oliva. Questa nuova versione del tarallo, lanciato in esclusiva da Leopoldo durante l’inaugurazione del nuovo shop, è racchiusa in un packaging sobrio e innovativo, atto a garantire e conservare la freschezza del prodotto. Inoltre l’uso dell’olio al posto della sugna, rende il famoso biscotto salato molto più leggero e digeribile.
A due passi da piazza San Domenico Maggiore e da piazza del Gesù, è una tappa obbligata per chiunque voglia godere delle bellezze della città di Napoli, magari sorseggiando una bella tazza di cioccolata calda fumante da passeggio.

Napoli festeggia con i Tre Bicchieri d’Italia.

Pubblicato da aisnapoli il 30 - ottobre - 2014Versione PDF

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Di Roberta Porciello
Grande successo di pubblico ha ottenuto la serata organizzata dal Gambero Rosso e Città del Gusto Napoli, negli spazi della Mostra D’Oltremare, del “ritrovato” Ristorante della Piscina ai top wines d’Italia 2015. L’incontro-degustazione per l’uscita della nuova guida del Gambero Rosso “Guida ai Vini d’Italia”, si trasforma in un raffinato scambio d’idee e gusti sorseggiando il gotha del vino italiano. Circa 100 vini ognuno dei quali puntualmente presentato dal produttore o dai sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli, un giro che porta a ognuno di noi a creare il proprio percorso tra zone, vigneti, caratteristiche, differenze e il gusto personale per arrivare al proprio Top Wine. Il mio “giro” quest’anno mi ha portato in Friuli Venezia Giulia partendo dalla DSC_9150Malvasia Istriana con la versione di Damijan Podversic Malvasia 2010: giallo dorato alla vista e un naso dalla nota minerale fresca e definita con un delicato sentore di frutta a polpa gialla, il sorso caratterizzato da precisi ritorni aromatici sorretti da una buona acidità. Dalla Malvasia Istriana alla Vitovska del Carso, con Zidarich Vitovska 2010, 100% Vitovska: un abbraccio materno che parte dal colore caldo e carico fino alla sensazione avvolgente di bocca, per una beva lunga e gratificante…un sorso tira l’altro fino ad arrivare al fondo…della bottiglia naturalmente. Passando poi a un blend di Vitovska, Malvasia, Sauvignon e Pinot Grigio per l’Ograde di Skerk 2012 perfettamente raccontato dal produttore Sandi Skerk: “Dietro a un vino un‘anima.. ogni uomo ha bisogno di emozioni, soddisfazioni e gioie. Ho riscoperto sempre di più tali valori quando ho cominciato a coltivare e produrre vini secondo natura, che mi hanno avvicinato alle mie origini e al profondo legame con la mia terra, il Carso, posto dove sono nato e cresciuto.”

DSC_9171Una bellissima serata allietata dai finger food degli chef di Città del Gusto, dalla Mozzarella di Bufala Campana DOP del Consorzio di Tutela…andata letteralmente a ruba…, la nuova realtà di Sogni di Latte un vero e proprio scrigno di bontà e per finire in dolcezza i Macarons e le Éclairs d i Giuseppe Manilia della Pasticceria Orchidea senza dimenticare gli apprezzatissimi sorbetti della Gelateria Emilio di Maratea.

Usciamo con il vento che ci scompiglia i capelli e un’insolita leggerezza…mangiar bene e bere ancora meglio…fa bene al corpo e allo spirito.

Si ritorna alla tradizione al Quartum Store

Pubblicato da aisnapoli il 28 - ottobre - 2014Versione PDF

DSC_9053Di Roberta Porciello
Si riparte con le serate al Quartum store organizzate dalla giornalista enogastronomica Laura Gambacorta e ritroviamo la bottaia con il mosto in fermentazione per una cena all’insegna della tradizione napoletana. In cucina lo chef Nicola Di Filippo, per venti anni presidente dell’APCN (Associazione Provinciale Cuochi Napoli) e maestro di diverse generazioni di cuochi, con grande cuore e dalle mani d’oro; e poi il maestro pasticcere Pasquale Pesce, dell’omonima pasticceria in quel di Avella, che ci delizierà il palato a fine serata. Il tavolone in bottaia è pronto, le bottiglie di Asprinio Quartum sono in freddo e noi affamati e stuzzicati dall’odorino che esce dalla cucina. Partiamo con un grande classico della cucina partenopea: la “parmigiana tradizionale”, pochi ed elementari sapori che si completano in perfetta armonia per un gustosissimo boccone. In abbinamento uno spumante di Asprinio delle Cantine Quartum  Di Criscio per un sorso netto e pulito, dalle note agrumate e mai piacione. Si continua con una seconda entrée, l’“insalatina di pollo scomposto”, un piatto caratterizzato dal profumo di limone con il pollo a filetti adagiato su di un letto di funghi porcini, particolare il sapore e il gioco contrapposto delle consistenze.  Poi viene il turno del primo con i “maltagliati vulcanici”, un piatto dalle decise suggestioni Asprinio Quartumvesuviane con i pomodorini del piennolo che la fanno da padrone e le noci, il provolone del monaco con la colatura di alici a completamento del piatto. Per finire, e sarà difficile superarsi, si  passa alla Falanghina Campi Flegrei DOC Quartum vinificata in purezza per esaltare le caratteristiche del vitigno autoctono del territorio flegreo, che degustiamo in abbinamento a un originale  “coniglio sazio”, dalla carne tenera e compatta e ripiena di broccoli, uva passa e pinoli accompagnato da un flan di broccoli e finocchi gratinati. Dulcis in fundo con il maestro pasticcere Pasquale Pesce ci delizia con un classico della pasticceria napoletana: il babà al rum accompagnato da una crema gialla e un assaggio di panettone con mandorle e amarene, il tutto avvolto dai profumi delle erbe dell’amaro made in Naples: l’Amaro Vivese, un liquore con erbe aromatiche della macchia mediterranea fatto con un antica ricetta della signora Vivese.

E ora cosa mai si inventerà Laura con la “truppa” di Quartum? …attendiamo fiduciosi i prossimi eventi!

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 26 nov 2014 al 26 nov 2014 alle ore:20:00

      26 Novembre, Corso Sommelier di primo livello N.62 in partenza

      Mancano: 2 giorni e 18:07 ore.
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