Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Archivio per la categoria: ‘Succede in Città e Dintorni’

Un sorso di Sicilia da Cap’Alice per Storie di Vino e Vigne

Pubblicato da aisnapoli il 17 - novembre - 2017Versione PDF

dsc_1657Di Roberta Porciello
In una bella serata d’ottobre da Cap’Alice riprendono con un sorso di Sicilia le cene di approfondimento e di gusto: per “Storie di Vino e Vigne” Mario Lombardi e Marina Alaimo ospitano Paolo Caciorgna, marchigiano per nascita, siciliano per amore. Dal 2005, grazie all’amico Marc De Grazia, proprietario dell’azienda etnea Tenuta delle Terre Nere, conosce e si innamora del paesaggio scolpito da questo maestoso vulcano. Approfittando del clima conviviale della serata ci racconta i suoi primi approcci, lo studio, l’amore per quell’uva che i siciliani chiamano niuriddu mascalisi e la ricerca ossessiva del giusto appezzamento per trasformare il suo pensiero, la sua visione nel suo vino. Trova finalmente un posticino sulle pendici del versante nord del gran vulcano, un gioiellino con vigne di oltre 100 anni…e il nome vien da sè: N’anticchianu pucurill diremmo noi, a identificare un vino che sappia esaltare quell’intimo legame tra il nerello mascalese e questi terreni, dopo una saggiadsc_1664 maturazione in piccole botti e un affinamento in bottiglia come avviene per i grandi vini d’Oltralpe; cercando di far convivere la finezza dell’espressione aromatica, con una buona struttura e un’ottima bevibilità. Sei calici, sei bottiglie [di cui 5 magnum], per un excursus temporale che va dal 2007 al 2013. Come di consueto partiamo dalla più datata… La 2007, è stata un’annata equilibrata con una buona vendemmia di inizio ottobre che ha regalato un vino di grande complessità dal naso espressivo, ricco di spiccate note terziarie che avvolgono nuance di frutta rossa e di sottobosco, e con un tannino che mostra il suo carattere al palato. L’annata 2008 ha esaltato, ai massimi livelli,  il frutto che si offre pieno e disponibile con accenni tropicali, grazie a una vendemmia di fine ottobre, con un turbinio di sensazioni, odori e ricordi, figli di un territorio vivo e vitale; il sorso è nobilitato dal perfetto equilibrio tra i tannini setosi e la giusta acidità. La 2009 soffre di un andamento climatico bizzarro, prima con temperature elevate e poi da piogge di lunga durata, si avvicina un po’ alla 2007, restituendo un vino di nerbo e personalità, e un palato reso vibrante da un’energica acidità. La 2010 è una grande annata, che ha “prodotto” un vino piacevole nel tatto e armonico nell’insieme, che avrà ancora da raccontare per molti anni a venire: con gelso e mora che giocano a rincorrersi al naso e una bocca calibrata e puntuale. Vigoroso il sorso della 2011, che mostra forza e vivacità, preciso nel gusto, immediato e riconoscibile; con frutti rossi e ribes nero e mora che si intrecciano a tabacco, liquirizia e nuance balsamiche. La 2013, annus horribilis, ma c’è stata una grande selezione in vigna; ed dsc_1632ecco un sorso molto centrato sul frutto, dai toni dolci, e con una grande corrispondenza tra naso e bocca. Probabilmente proprio a causa di un’annata piovosa ci ritroviamo un calice più scarico con tannini più impalpabili. Abbiamo fatto un percorso “etilico” assai divertente, in un continuo saliscendi, grazie a sei vini che raccontano l’identità di un territorio ma adesso dobbiamo lasciare spazio alla tavola e Mario è sempre pronto e all’altezza, ma questa volta si è superato con la regina della cucina napoletana, sua maestà la Genovese, con una cottura degli ziti assolutamente perfetta, e poi continuare con il baccalà ai pomodorini gialli e rossi del Vesuvio dell’azienda Giolì.

Alla prova della tavola il gioco degli abbinamenti ha visto prevalere su tutti la 2010 seguita, a un’incollatura, dalla 2008. Terminiamo la serata con un tocco di autunno: un tortino di cioccolato fondente con castagne, panna e cacao.

Vi segnaliamo intanto il prossimo appuntamento 30 novembre con Barolo Borgogno, ne vedremo delle belle.

“Ci sono allori qui, cipressi snelli l’edera oscura, l’uva dal dolce frutto e l’acqua fresca, divina ambrosia che il boscoso Etna fa scorrere per me dalla sua neve candida”

Radici Vesuviane in Masseria

Pubblicato da aisnapoli il 12 - novembre - 2017Versione PDF

Di Roberta Porciello

Siamo sulle pendici del vulcano avvolti dall’odore di pietra pomice frammisto a quello di roccia lavica; dove i colori sono quelli più intensi del bosco con intense pennellate di un vivo marrone che fanno spazio ad alberi da frutto come la crisommola, l’albicocca del Vesuvio, diventata presidio Slow Food e più conosciuta come pellecchiella. Qui tra mare e terra vi è Masseria Guida, immersa tra le campagne di Ercolano, salendo verso il Vesuvio ma nello stesso tempo facilmente raggiungibile dall’uscita autostradale. In questo scenario, in una piacevolissima serata ottombrina, abbiamo avuto la possibilità di assaggiare eccellenze del food and wine, in una finalità benefica: raccogliere fondi per acquistare alberi da ripiantare sul Vesuvio e il Monte Somma, devastato dagli incendi della scorsa estate…“Radici Vesuviane”, questo il bellissimo nome che è stato dato a questa manifestazione. In una serata sotto lo stesso cielo, uno accanto all’altro, alcuni dei migliori chef dell’area vesuviana, pizzaioli e pasticcieri, veri artigiani del gusto che hanno realizzato un percorso dal buon cibo all’ottimo vino: tutto made in Vesuvio. Accompagnati, nel nostro viaggio nelle eccellenze vesuviane, da un calice di bollicine come il Caprettone spumante metodo classico di Casa Setaro, coinvolti da un naso dai piacevoli profumi agrumati e di erbe medidterranee, un sorso dalla freschezza verticale con accenti salati e minerali. Passando poi al Dorè Lacryma Christi bianco spumante di Sorrentino vini, un calice di denso giallodsc_1716-1 paglierino, con un naso intenso di albicocca e nocciola, e una bocca di grande mineralità sorretta da un’ottima freschezza. La lista dei piatti e delle bontà è lunga e ogni piatto ha una propria peculiarità. Siamo partiti dall’ottima Margherita di Giuseppe Pignalosa della pizzeria Le Parùle, per poi farci coccolare dalle carni e dai piatti di Francesco Veneruso della Fattoria Veneruso con una salsiccia di maiale nero affumicata alla nocciola su crema di parmigiano e cacao: una droga. Non potevamo non onorare Angelina Ceriello de ‘E Curti con il suo cuzzetiello con polpetta al ragù: sublime. Un morso tutto di gusto e bontà con il miniburger di Metamorfosi con farina di segale, baccalà arrostito, stracotto di pollo, mozzarella di bufala e albicocca del vesuvio: saporito. Un piatto da bis quello ideato da Luigi Salomone di Piazzetta Milù: pasta, patate e cenere. Per finire il nostro giro, il tanto acclamato, a giusta causa, sartù di Angelo Falanga de La Casa del Massaro, insieme al ragù con la pasta del pastificio Di Martino firmata D&G di Basilio Avitabile di Masseria Guida: strepitosi. Non poteva mancare il dolce con il passaggio allo stand della Pasticceria Mennella con il suo storico ciambellone alla nocciola: da capogiro. Insomma un’ottima serata, un’organizzazione eccellente, una realtà giovane che sa fare, sa ciò che vuole e che ha riscoperto l’amore per il proprio territorio.

Alè vesuvio.

Benvenuto a Napoli Sven Otten!

Pubblicato da aisnapoli il 8 - settembre - 2017Versione PDF

Stasera alle 23 salirà sul palco di Gragnano per la Festa della Pasta Igp il giovane ballerino tedesco Sven Otten che spopola nelle piazze e noto per aver fatto impazzire il web con il suo ballo inserito in uno spot della Tim. Intanto ha voluto celebrare il suo arrivo in città regalando ai napoletani il suo tradizionale balletto eseguito stavolta con lo sfondo del Caste dell’Ovo.

Il Moscato di Scanzo conquista il Veritas

Pubblicato da aisnapoli il 5 - marzo - 2017Versione PDF

16865131_1558681674143806_9126546311260748177_nDi Stefano Berzi

Un bergamasco a Napoli, potrebbe essere il titolo di un cortometraggio, ma in questo caso si tratta di una serata a tema, anche se si può dire che comunque lo spettacolo c’è stato.

Parliamo dell’evento “A Tavola con…” organizzato lo scorso 21 febbraio al ristorante stellato Veritas, che ha visto protagonista Manuele Biava con i suoi vini, il tutto coadiuvato dalla degustatrice ufficiale Ais Napoli Fosca Tortorelli.

Fulcro della serata è stato il Moscato di Scanzo, un passito rosso che è la più piccola DOCG italiana e che può essere considerato a tutti gli effetti una delle peculiarità del panorama viticolo nazionale, di cui l’azienda Biava rappresenta da anni l’eccellenza. La serata è stata all’insegna della convivialità, merito anche del tavolo imperiale e della degustatrice che ha saputo coinvolgere il pubblico con simpatia e abilità.

16864771_1558681724143801_8740019594741916406_nDopo una presentazione dell’azienda, si sono aperte le danze con lo stuzzico di benvenuto composto da  uno spicchio di carciofo con baccalà mantecato; a seguire il Sautè di frutti di mare con “pizza e menesta” crostacei e funghi pioppini, entrambe le portare sono state abbinate al Ghibellino 2009, il rosso base dell’azienda, prodotto con il 60% di uve Merlot e il 40% Cabernet franc.

Il vino, che possiamo definire delicato e sottile, ha dimostrato di avere una bella beva, l’acidità si è ben bilanciata con la tendenza dolce del pesce, i sentori di sottobosco hanno richiamato i funghi pioppini e la persistenza similare ne hanno decretato un abbinamento più che riuscito.

In seguito sono state servite le Linguine con seppia, indivia belga, pomodorini del piennolo e pinoli, a cui è stato abbinato il Guelfo 2011, il rosso di punta, frutto di un blend tra Cabernet Franc in prevalenza e Merlot.

In questo caso, ci siamo trovati di fronte ad un prodotto con complessità e struttura, ma sempre dotato di una bella freschezza che gli ha donato una buona e scorrevole beva; in questo caso il piatto proposto ha saputo esaltare il vino, fondendosi in un’armonia di sapori.

É poi arrivato il turno dell’atteso Moscato di Scanzo annata 2012, di cui sono state prodotte solo 1.200 bottiglie nelle ultime tre vendemmie, abbinato coraggiosamente a una Scaloppa di foie gras con misticanza e frutta secca.

16864122_1558681734143800_1894291680374511752_n-2Manuele aveva accennato come il Moscato di Scanzo fosse un prodotto di difficile abbinamento, tendenzialmente accostato a cioccolato fondente e pasticceria secca, è stata quindi una piacevolissima sorpresa costatare come l’abbinamento fosse tanto azzardato quanto riuscito, suscitando consensi da parte di tutti gli ospiti.

Peculiarità del Moscato di Biava è il richiamo olfattivo a sentori di incenso e legni aromatici, quasi un rimando “ecclesiastico”, che ritorna anche al palato, con una setosità che potremmo definire austera.

La portata, raffinata ma allo stesso tempo di carattere, ben si è accostata al nostro Scanzo, con la frutta secca che ha fatto da trait d’union con il vino e l’alternarsi di sapori e sensazioni hanno reso unica l’esperienza. Questa è stata forse la portata maggiormente apprezzata della serata.

Gli ospiti hanno avuto modo di degustare anche un altro prodotto di eccellenza bergamasco, lo Strachitunt, “stracchino tondo” traslitterato dal dialetto, formaggio tipico della Valtaleggio, del casaro Guglielmo Locatelli, che potremmo definire il padre di esso, e la sua recente scomparsa, hanno reso l’assaggio un momento emozionante e irripetibile.

Un formaggio quindi caratterizzato dalla grande componente aromatica, con richiami di sottobosco, e un palato intenso e leggermente tartufato. Prodotto con solo latte vaccino crudo intero con l’antica tecnica delle due paste, che consiste nell’unione della cagliata della sera con la cagliata della mattina, con una stagionatura di dieci mesi.

In abbinamento sempre il Moscato di Scanzo, questa volta dell’annata 2000; in questo caso i sentori di 16865012_1558681720810468_5204742997505912208_nsacrestia si sono resi ancora più evidenti, con un sorso più etereo e gentile e una lunga persistenza al palato. Come conclusione della serata si è infine degustato il Giallo, un passito a base di moscato bianco e giallo, nato dall’esigenza di dare alla curia di Bergamo un vino con cui potessero officiare alla Santa Messa, ma che non andasse a macchiare gli ornamenti come invece faceva il Moscato di Scanzo. Dotato di maggior dolcezza e morbidezza, con un registro più classico alla parte olfattiva, che spaziava dalla frutta secca a quella sciroppata, con richiami di albicocca disidratata e uvetta sultanina. A questo passito è stata abbinata la Pera ripiena di ricotta al pepe rosa, molto piacevole per la presenza del pepe rosa richiamava la parte speziata del passito, ma con un eccesso di dolcezza.

Tutta la degustazione è stata raccontata attraverso interventi del produttore e di Fosca Tortorelli, che l’hanno resa goliardica ma allo stesso tempo istruttiva, facendo divertire i commensali con gli abbinamenti presentati. I partecipanti non hanno esitato a porre domande, sia durante l’evento che alla fine dello stesso, dimostrando curiosità e fasci noda quanto proposto. Una serata dunque delicata, elegante e divertente allo stesso tempo, come la cucina proposta, con abbinamenti azzardati, ma perfettamente riusciti. Citando Kierkegaard potremmo dire che “non osare è perdere momentaneamente l’equilibrio. Non osare è perdersi”. Ebbene, in questo caso non si è mai perso l’equilibrio, ma non è mai stato cosi bello perdersi nel piacere.

Una “fattoria” in città, la Fattoria Veneruso

Pubblicato da aisnapoli il 4 - ottobre - 2016Versione PDF

DSC_7183Di Redazione Ais Napoli
Benvenuti in fattoria! Questa è l’accoglienza dei fratelli Veneruso nella loro bottega di carni “La Fattoria di Ciro Veneruso”, dove passione e qualità sono di casa. Siamo a Portici, in via Nuova Lagno 23, dove un tempo si trovavano i campi di allevamento appartenenti alla famiglia Veneruso; e adesso, essendo cresciuta la città , lasciando spazio a case e negozi, nasce nel 1989 la macelleria, diventato un piccolo angolo di paradiso per gli amanti della carne o meglio della“C”arne!. Al timone della bottega una bella squadra composta da due fratelli affiatati e competenti: Ciro che si occupa del banco carni, studiando dall’allevamento all’alimentazione per scegliere solo il meglio e Francesco che si occupa della cucina, e di come interpretare ogni singolo pezzo di carne trasformandolo  in piccoli bocconi di gusto. Un assaggio di tutte le innumerevoli idee golose lo abbiamo avuto nella presentazione alla stampa, con un menù ricco di gusto e bontà. Partendo con un calice di Franciacorta, una bollicina rosè, il Noble Rosé di Ca’ d’Or, un sorso in equilibrio tra la delicatezza delle uve chardonnay  e la complessità, che dà forza e robustezza, del pinot Nero. Accompagnato da spalla di maialino Nero casertano in salamoia e affumicata in legno di ciliegio con nocciole tritate, mela verde e olio evo, un piatto in cui spiccava la freschezza della mela a contrastare l’affumicatura del maialino e con le diverse consistenze che “ballano” tra loro come in un divertente gioco tattile. Si passa a un’altra chicca, finger food  di tartare di Chianina Igp, servita con un chicco di caffè a fare la differenza. Poi arriviamo al momento tanto atteso, la degustazione comparata, dalla cottura alla tavola, di due hamburger: “Commerciale vs Gourmet”. Abbiamo assistito alla metamorfosi durante la cottura dell’hamburger “commerciale” con una riduzione consistente per la perdita del grasso, con un velo di sugna che lo avvolge, il tutto a discapito del gusto. Dall’altra parte una tartare di carne, un morso “gourmet” con un’ottima scioglievolezza e solubilità palatale. Abbiamo bevuto un Elegia, Primitivo di Manduria Dop Riserva 2012, dei produttori vini Manduria: un naso piacevolmente fruttato, con la frutta rossa matura di lamponi, ribes, mora in evidenza e una lieve note speziata a chiudere;  bocca morbida e persistente con una moderata tannicità.DSC_7250 Abbiamo proseguito con la tagliata di Chianina Igp con pomodorini freschi e rucola e uno spezzatino di Nero glassato con riduzione di uva e castagne e contorno di purea di castagne, un  piatto autunnale, una splendida idea dove traspare non solo la passione ma anche lo studio che c’è dietro, partendo proprio dalla perfetta cottura con la birra del maialino che consente di mantenere intatto nella pietanza tutto il gusto della carne. Ma non è finita qui, concludiamo con salsiccia di maialino Nero casertano e friarielli amari di Volla e pane di San Sebastiano con soffritto. Passateci, fatevi un giro nella Fattoria Veneruso per riscoprire il sapore della carne e il gusto della qualità: che si vede ma specialmente si sente.

I quattro cavalieri di San Gennaro

Pubblicato da aisnapoli il 20 - luglio - 2016Versione PDF

i quattro cavalieri di San Gennaro“Vi vogliamo raccontare una storia…”

Partiamo da due “amici di vino”, il sommelier Tommaso Luongo e l’enologo Gerardo Vernazzaro, cui capita, qualche volta, di incrociare assieme i bicchieri: durante le loro conversazioni enoiche si sono spesso domandati perché un santo così importante e tra i più venerati al mondo non avesse un dolce dedicato…ma come per San Giuseppe ci sono le zeppole e per San Gennaro nulla?

Come un mantra, ogni tanto, saltava fuori la necessità di dare risposta a questa domanda e, ovviamente, pensando al Miracolo e al Sangue, il primo “liquido” che veniva in mente era sempre e comunque il Piedirosso, il più scugnizzo fra i vini campani, il vino rosso che incarna l’anima partenopea più verace, oltre a essere intimamente legato ai Campi Flegrei e a Pozzuoli dove il Santo venne decapitato e dove fu raccolto il Suo prezioso sangue: quale liquido rosso può vantare più legami con il Santo e la sua storia?

Qualche giorno fa giunge la notizia del pastry contestUn Dolce per San Gennaro” creato dalla Dieffe Comunicazione di Carmen Davolo e Daniela Marrapese con il contributo di Mulino Caputo. Era venuto il momento di scendere in campo; e il caso ha voluto che, proprio in quegli stessi giorni, vengono a sapere che un altro devoto di San Gennaro, l’amico e giornalista professionista Francesco Andoli, stava lavorando già, da tempo, all’idea di un prodotto dolciario ispirato al nostro Santo Patrono.

Un segno del destino, ma mancava il pasticciere…e grazie all’amicizia con Francesco, riescono a coinvolgere una delle più antiche pasticcerie della tradizione napoletana “Carraturo a Porta Capuana dal 1837” rappresentata dal giovane Ulderico Carraturo che aderisce con entusiasmo a questo progetto.

un dolce per san gennaroA questo punto la squadra è al completo:
il giovane pasticciere dalla forte tradizione, l’esperto di San Gennaro e i due esperti di vino.

Un paio di incontri, tante discussioni, molte proposte e valutazioni, tutte sviluppate in tempi strettissimi grazie alla pazienza e alla bravura di Ulderico.

Ed ecco il piccolo miracolo de ” I quattro cavalieri di San Gennaro”.

Un dolce semplice ed essenziale, come vuole la tradizione più autentica della pasticceria tipica napoletana. A base di pasta sfoglia, e con la forma della mitra, simbolo primario dell’ordine episcopale. All’esterno dello zucchero cristallizzato per richiamare il luccichio delle gemme preziose che adornano il copricapo liturgico. All’interno la crema pasticcera (‘a “faccia gialla”) con un cuore di fragoline campane macerate nel vino Piedirosso Doc Campi Flegrei (il sangue del Patrono).

Viva San Gennaro!

In sanguine foedus

Photo Credit  to Maison Milady

Pizza e sushi a La Dea bendata con “La Dea d’Oriente”

Pubblicato da aisnapoli il 10 - febbraio - 2016Versione PDF

DSC_3497Di Roberta Porciello
Quando due culture enogastronomiche riescono, non solo ad incontrarsi ma ad amalgamarsi per una cena da leccarsi i baffi, è un arricchimento non solo per il palato ma anche per la mente: e allora l’obiettivo è stato pienamente raggiunto. La cultura gastronomica partenopea, rappresentata dai suoi fritti più tradizionali e da una “signora” pizza, si è sposata con il Giappone con una delicata e soffice tempura e un goloso assortimento di  sushi con nigiri, uramaki e hosomaki…una cena “fusion” ispirata alle terre del sole!

Eravamo a casa di Ciro Coccia ovvero “La Dea Bendata” che, per una sera, ha cambiato veste diventando “La Dea d’Oriente” con un tocco esotico grazie a Giappo con Vittorio Lucci e la bravissima Laura Buonaurio. Siamo partiti proprio dalla terra del Sol Levante con una tempura di verdure e gamberi dal leggerissimo involucro ad esaltare l’interno, ben valorizzato e “salato” dalla classica salsa di soia, il tutto abbinato con una birra giapponese Asahi che non sovrasta questa nuvola di frittura ma se è possibile ne mette in risalto il gusto. Risponde il Belpaese con i fritti di Genny Aurora della brigata Coccia: arancini e crocchè, per non parlare della sublime Montanara in abbinamento a una birra italiana, semplice e beverina ma che perfettamente si adatta al piatto. AbbiamoDSC_3526 degustato la Fravort Freshbeer, una lager trentina realizzata utilizzando orzo e luppolo locali. Siamo pronti per la prossima tappa del nostro viaggio e partiamo con un mix di nigiri, uramaki e hosomaki della chef Laura Buonaurio, allieva della chef nipponica Mayumi Sumiyoshi da tempo a capo della brigata di cucina di Giappo Pozzuoli. Risponde Ciro con le pizze per eccellenza: una Marinara con pomodoro San Marzano S. Nicola dei Miri, alici di Cetara e olio evo Le Tore e una Margherita, che dire… chapeau!. Per finire Federica Morra ci delizia con un tortino caldo di mela annurca e nocciole di Giffoni con confettura di albicocca, e proprio per concludere questo incrocio di culture e di sapori incontriamo ancora una volta il Giappone con il vino alle prugne made in Japan, il Takara plum.

Ottima idea della giornalista Laura Gambacorta, attendiamo altre di queste fusion!

DSCN7004Di Mauro Illiano

 E’ sera, e tutto intorno s’ode come una melodia materna in grado di trasmettere un senso di protezione. Le vie di Napoli si riducono, per una volta, a stretti corridoi di casa, e il cielo sembra poter essere contenuto dai larghi lati un tetto immaginario. Così, nel cuore di questa domus, il suo salotto illuminato a festa da mille luci ora fioche ora vispe, e profumato di spezie in vista del Natale, si accinge ad ospitare un evento dal sapore unico.

Come uno scrigno vale a contener tesori, così, La Garçonne Restaurant & Music, già rinomato tempio del gusto e della buona musica di Chiaia, ospita le preziosissime mani di Eduardo Estatico, celeberrimo Chef del JK Palace di Capri, nonché nuovo consulente del ristorante gioiello di Chiaia “La Garçonne”.

Laura Gambacorta, ineguagliabile progettista di serate indimenticabili, ha voluto –  anticipando la magia dell’imminente notte dei doni – regalare alla città questo evento dal nome “Gusto Estatico”, che rappresenta un vero e proprio cambio di musica per le cucine de La Garçonne.

Prodotti di primissima qualità, rigorosa stagionalità e continua turnazione del menu, rappresenteranno l’anima della nuova cucina, l’estro e la tecnica dello Chef Estatico faranno il resto.

E se dal mare viene la nuova mente, ed attraverso il mare dialogano Napoli e Capri, lo chef non poteva che iniziare con un menù a base di pietanze marinare.

Tanti, tantissimi gli acuti gastronomici nella serata di Giovedì 17 Dicembre.

DSCN7016Si inizia con un Entrée di Gambero di Natale, melone bianco e brodo di prosciutto, trio di sapori servito in una piccola ed elegante scodella, per proseguire con un delicatissimo quanto equilibrato Baccalà al vapore, con accanto gemme di cipolla arrostita e radicchio di Treviso al Lacryma Christi del Vesuvio. Si vira poi sul primo piatto, in cui, come fossero messi lì per essere ritratti, campeggiano Ravioli accompagnati da preziosi scampi al profumo di arancia ed alloro. Altra virata, ed altra musica, quella del piatto di Triglia di scoglio accompagnata da carciofi ed Aperol, idea geniale del talentuosissimo chef.

Musica dolce quella del predessert, rappresentato da una cremolata di mela annurca e zenzero. Trionfale finale quello incarnato da “Tommasino Cupiello: Voglio ‘a zupp ‘e latte”, capolavoro di gusto e semplicità ed inconfondibile omaggio all’indimenticabile “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo.

E se i piatti hanno sorriso nel vedersi prima pieni di cotante leccornie, e poi nell’essere ripuliti dall’apprezzamento dei fortunati commensali, anche i bicchieri hanno avuto un’eccellenza, vale a dire i  vini dell’azienda vesuviana Sorrentino, rappresentati dal Dorè Spumante (coda di volte e falanghina), dalla Falanghina della linea Prodivi, dal Vigna Lapillo rosato (Piedirosso e Aglianico), ed in fine dal Passito igt pompeiano 2014, egregi lavori nonché perfetti compagni d’abbinamento.

E’ sera, e tutto intorno s’ode ancora una melodia materna in grado di trasmettere una sensazione di protezione… le luci sono oramai spente nel salotto di Napoli, ma al Vico Santa Maria a Cappella Vecchia una cucina è ancora lì a far calore, e d’ora in poi la sua luce non smetterà mai di illuminare la solcata via del gusto.

Durante la serata ho avuto l’occasione di intervistare lo Chef Eduardo Estatico. Ecco il resoconto:

Cosa significa avere una filosofia in cucina e quanto conta?

Avere un’identità. Essere comprensibile e riconoscibile. A mio avviso è importantissimo, poiché senza una filosofia non c’è distinzione tra una cucina e l’altra.

Quale è la sua filosofia gastronomica?

Sono un seguace della cucina fresca e fatta di prodotti di stagione. Cerco di trasmettere la mia coscienza e la mia sensibilità nei piatti che realizzo. Pur non disprezzando la contaminazione in cucina, credo fermamente nella cucina italiana.

Come valuta il suo percorso fino ad ora considerata la sua giovane età?

Credo che la mia sia stata un’esperienza di continua crescita. Sebbene non sia mai soddisfatto, riconosco di essere arrivato ad un punto importante della mia carriera. Nel futuro  il progetto è affinare ulteriormente la mia tecnica e le mie abilità, e, perché no, riuscire a realizzare un ristorante tutto mio in cui esprimere al massimo tutto quanto imparato in questi anni di grande lavoro.

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 16 dic 2017 al 16 dic 2017 alle ore:19:00

      16 Dicembre, Gran Galà di Natale dell’Ais Campania al Royal Continental

      Mancano: 3 giorni e 06:55 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
  • Video

    Tags