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GranGusto del Mare

Pubblicato da aisnapoli il 30 - marzo - 2015Versione PDF

Di Gennaro Miele
Il profumo salmastro che sale dal mare è filtrato dal porto e cade su Via Nuova Marina surrealmente silenziosa, attraversata dai tram delle ultime corse. Finestre di palazzi e uffici della strada sono nascosti 11072644_782991765083223_1190790427_nda una linea di penombra spezzata dalle luci di GranGusto, progetto gastronomico tutto napoletano, nato come scommessa e cresciuta come vittoria di proposte enogastronomiche d’eccellenza.

È la serata dal titolo ‘’A Cena Con il Mare’’ con un menù realizzato per l’occasione dal giovane e talentuoso chef resident Giovanni Vanacore, viso pulito ed un modo sincero di raccontare il suo lavoro, passione nata dall’osservare i gesti dei genitori in cucina, gesti divenuti poi passi che lo hanno portato a ricche esperienze lontano da casa, un giro d’anima gastronomica che si sintetizza adesso qui, di fronte all’orizzonte napoletano, in un lavoro fatto di rispetto della tradizione e ricerca gourmet.

La cucina a vista è come un acquario in cui chef e aiutanti si muovono professionali e con gesti misurati, l’attenzione per i dettagli e la cortesia del personale crea la giusta dimensione in cui immergersi lontano dal caos del giorno, notevole l’attenzione dedicata all’enoteca ricca al punto di poter rispondere alle molteplici esigenze dei clienti.

Lo spazio dedicato a quattro tavoli in enoteca creano uno angolo esclusivo, le sedute rilassanti e le luci soffuse giocano sulle curve delle bottiglie e rendono la sensazione di essere protetto come perla in un’ostrica.

La sala della cena dà su una Napoli in silenziosa attesa del giorno mentre nei calici sale il perlage di Brut Metodo Classico dell’azienda siciliana Planeta, da uve Carricante in purezza, che esprime freschezza e finezza dal contatto con i lieviti, avvolge l’assaggio di delicate tartarre di tonno, ricciola e spigola con verdure.

A seguire un tocco di fine mediterraneità espressa con anelli di pasta con pomodorini e sugo di canocchie e friarielli scoppiettati, delicato ed aromatico che ha offerto lo spunto della degustazione di Alastro, vino fermo da uve grecanico in purezza, di soddisfacente sapidità e aromi di frutta e mandorla.

11092668_782991775083222_1866635465_nIl pescato del giorno con salsa all’anice stellato e cicoria saltata si è espresso in un buon assaggio accompagnato da un calice di Cometa, fiano siculo, dalla buona acidità, prima del dolce finale con Bignè con crema di pistacchio e zuppa inglese, abbinato ad un passito Moscato di Noto, zona vocatissima per le uve di questo nettare.

Un cena che termina come puntini sospensivi in attesa di prossimi momenti preziosi, scendendo in una Napoli apparentemente addormentata, carezzati dal vento che aspettava sospeso sul sonno dei gabbiani, GranGusto è come un’isola in verticale alle mie spalle su cui approdare alla ricerca di cose buone e di un piccolo regalo quotidiano come un calice di buon vino con serenità.

papa_a_napoli_618x309SABATO 21 A NAPOLI, PER IL PAPA UN PRANZO FIRMATO DADDIO A POGGIOREALE
Dopo la formazione di due mesi ai detenuti, lo chef Daddio e il pasticciere Di Caprio della Scuola di Cucina Dolce&Salato supporteranno i detenuti nel pranzo di sabato 21 marzo.

Un pranzo firmato Daddio per la visita di Papa Francesco a Napoli. La Scuola di Cucina Professionale Dolce&Salato di Maddaloni (con accreditamento istituzionale e titoli di studi riconosciuti a livello internazionale) ha infatti formato negli ultimi due mesi i detenuti di Poggioreale in vista del pranzo con il Papa. Un progetto voluto dal Direttore della casa circondariale di Poggioreale; quello di coinvolgere lo Chef Giuseppe Daddio, patron della Scuola di Cucina Dolce&Salato di Maddaloni, per delle lezioni di cucina ai detenuti al fine di istruirli a migliorare in primis il proprio vitto di mensa quotidiana.
L’obiettivo – dichiara il Direttore Fulloneè quello di trasmettere ed insegnare ai privi di libertà quello che potrebbe essere una opportunità di lavoro domani. Il cibo, la gastronomia sono delle vere e proprie attività di terapia e di recupero che potrebbe far appassionare anche coloro che da anni non hanno coltivato nessun mestiere o attività per il loro futuro”.
A tal proposito le lezioni rivolte ai detenuti, insignite dallo Chef Giuseppe Daddio hanno dato origine alla elaborazione di piatti tipici e della tradizione Partenopea rendendoli omaggio a Papa Francesco per il giorno di visita presso la loro casa di Giustizia, prodigandosi ad organizzare il pranzo del Pontefice.
Papa Francesco anche questa volta ha dimostrato di essere umile, semplice e concreto, chiedendo di mangiare gli stessi piatti che i detenuti mangiano ogni giorno. Niente ostentazione, forzature ed effetti speciali nei piatti per la tavola del Santo Padre, Sua Santità ha voluto espressamente una tavola senza ghirigori ma fatta di sapori e tradizioni cosi’ come in ogni famiglia accade quando c’è pace, amore e senso di umanità.
Tavola imbandita nella pura semplicità e soprattutto nel rispetto dell’ambiente, regole di sicurezza per una casa Circondariale come Il Carcere di Poggioreale, utilizzando prodotti del tutto biodegradabili offerti per l’occasione del pranzo Papale cosi’ voluto nel piu’ marcato senso di essenzialità garantita dai prodotti disponibili sul mercato dal sistema Ho.Re.Ca. service.
Lo Chef Daddio a seguito delle lezioni di cucina nei vari incontri a Poggioreale ha definito insieme ai detenuti i piatti piu’ evocativi da proporre al Santo Padre.
Le portate sono solo tre proprio come accade in cella pranzo e cena, il primo piatto viene rappresentato dalla ricetta del buongustaio ovvero i maccheroncini di Gragnano al forno con Ragu’ Napoletano e mozzarella di Bufala Campana DOP. Il secondo rispecchia il territorio e la stagionalità e quindi il il Vitellone bianco Sannita rosticciato alle erbe, servito con broccoletti e patate novelle. Per finire Napoli nel cuore raccontato a desiderio del Pontefice … Il Babà, sfogliatelle calde ricce e frolle realizzate per l’occasione dal Maestro Pasticcere Aniello di Caprio, socio di Giuseppe Daddio nella gestione della Scuola di Cucina Dolce&Salato di Maddaloni.

Ufficio Stampa a cura di Luisa Del Sorbo.
www.dolcesalatoscuola.com – cell. 3441206383

DSCN5274Di Mauro Illiano

Intensissimi colori primari intervallati da pois ora minuscoli, ora marcati. Striature lucenti, che dal dorso si espandono verso i lati, assumendo tonalità sempre più fluorescenti. Piccole o grandi cuspidi a protezione della più pura bellezza che vive oltre il fragilissimo involucro esterno. E movimenti sinuosi, ora lenti ora lesti, in quel che v’è del tempo in cui l’evoluzione dona alla crisalide la sua brevissima parentesi. Poi, d’un tratto, l’universo assume una nuova dimensione, un punto di luce attraversa il filo di seta in cui la pupa sospesa attende da sempre il suo momento. La ninfa si fa farfalla, ed ora può volare…

Dieci giorni contro dieci settimane, tutta qui la differenza tra l’una e l’altra attesa. Questo il percorso che meglio rappresenta l’esperienza della giovanissima Amelia Falco, talentuosissima concorrente arrivata sul podio dell’ultima edizione di Masterchef Italia, che ha scelto ed è stata scelta dalla maison della Chef stellata Rosanna Marziale – vale a dire il Ristorante Le Colonne Marziale di Caserta – per liberare le proprie ali e dimostrare dal vivo tutto il suo valore.

Rosanna Marziale al lavoroL’evento apripista della giovane chef di Piana di Monte Verna, è stato però un vero capolavoro di eccellenze combinate, se è vero che oltre al talento della Chef, accompagnato dal bagliore della stella di madame Marziale, la serata ha avuto il pregio di materie prime di assoluto livello quali la pasta di Gragnano Igp del Pastificio Di Martino, delle acque casertane Ferrarelle e Natia (proposte nell’esclusiva bottiglia Platinum), nonché dei vini della collezione Tenuta di Pomino dell’azienda toscana Marchesi de’ Frescobaldi. Onore degli onori, la firma giornalistica all’evento di Laura Gambacorta, infallibile collezionista di serate da tutto esaurito.

A naso in su i presenti hanno assistito al primo volo di Amelia. Tutt’altro che metaforica o traslata in sole creazioni al piatto, la presenza della Chef è stata una realtà tangibile da ogni fortunato presente, poiché Amelia ha dato sfoggio delle sue idee e delle sue ambizioni dal vivo, abbattendo ogni distanza tra sala e cucina.

Passando alle sembianze e alla sostanza dei piatti realizzati, il percorso ha avuto inizio con la versione finger food della Lasagna di pane e cipolla, un capolavoro di equilibrio, seguita da una Cialda di spaghetti alle ortiche, con burrata pugliese e spinacino fresco, purissima espressione di eleganza tra le dita. E’ giunto dunque il turno del piatto della discordia, vero capolavoro di casa Marziale, nonché vera croce della giovane chef di Masterchef, vale a dire la famigerata “Palla di Mozzarella”, realizzata con mozzarella appena sciolta e farcita con spaghetti Di Martino alla crema di basilico impanata e fritta su una salsa di pomodorini del piennolo grigliati. Un piatto perfetto, con cui ad oggi Amelia vincerebbe a mani basse la sua sfida. Un grande primo piatto è stato quello intitolato “Sapori del Sud”, lo Spaghettone al profumo di limone, risottato con aglio olio e acciughe, su fondutina di stracciatella, con bottarga di tonno rosso e pesto di prezzemolo, che ha saputo raccogliere i consensi finanche dei più ostili palati. E’ stata poi la volta de “Il Paradiso in Terra”,  Crema di fagioli cannellini e aglio sbianchito, bocconcini di pesce al lemongrass e cipolla caramellata, vera esplosione di sapori, impreziosita dal dono dell’originalità. Il grande finale è stato lasciato a “La colazione di Amelia”, vale a dire pancakes al profumo di agrumi e limoncello con crema pate à bomb al mascarpone e nocciole caramellate, vero tripudio di sapori, e degno interprete degli ultimi volteggi di Amelia. Ad accompagnare il notevole menu, si sono susseguiti nell’ordine: Pomino Leonia Brut 2011, Pomino Benefizio Riserva 2012, Pomino Pinot Nero Doc 2012 e Pomino Vinsanto Doc 2007.

DSCN5347…Esiste un cielo, appena sotto il cielo delle stelle, fatto di colori vivaci, sfumature calde ed orizzonti da ricordare, fatto di grandi spazi da esplorare ed ostacoli da evitare, vette da scalare e nuvole per riposare. Esiste un cielo, prima di un altro cielo, in cui poter volare per imparare, in cui aspettare prima di osare, dove le ali crescono, e con esse la voglia e la forza di andare su. Esiste un cielo che conduce ad un altro cielo. Ed esiste poi il cielo al di sopra del cielo, fatto di grandi silenzi figli di voli immensi, fatto di astri e di galassie, ma di meteore, pure, ed infinite dimensioni.

Oggi uno di quei cieli ha conosciuto una nuova coppia di ali, quelle di Amelia. Che il buon vento e la migliore sorte accompagni la sua grazia verso i più alti piani della volta celeste.

Ad maiora Amelia

Durante l’entusiasmante serata ho avuto modo di porre alcune domande alla Chef Amelia Falco. Ecco il resoconto:

Spesso, parlando di cucina, si è talmente attratti da ciò che scende in gola, da dimenticare chi vive dietro ogni piatto; che persona, quale donna o quale uomo vive prima di quelle creazioni. Secondo lei, qual è la dote umana che non deve mancare ad una Chef?

Credo che una delle doti più importanti di uno Chef sia la capacità di gestire la sua cucina. Mantenere la calma, specie nelle situazioni difficili è veramente arduo, tuttavia solo se si è in grado di rimenare concentrati su ciò che si sta facendo allora il risultato finale può essere buono. Altro elemento immancabile è la sensibilità verso gli ingredienti. La passione, l’attrazione, l’immaginazione che si prova dinanzi ad un ingrediente, ti donano l’idea e la percezione del piatto che poi realizzerai…

Si chiude un percorso, si aprono tutte le strade del mondo per lei. Da dove intende partire per realizzare il suo sogno?

Intanto credo che posso partire da una certezza: ho capito che questa è la strada da seguire. Detto ciò, ritengo che la strada sia ancora tutta da percorrere. Devo coltivare questa mia passione, studiare, sperimentare. Solo alla fine di questo percorso andrò a mettere la ciliegina sulla torta, che per me è rappresentata dall’apertura di un ristorante insieme alla mia guida di sempre, mio padre. Ci tengo a sottolineare l’importanza di questo legame, poiché va oltre l’aspetto sentimentale, lui è per me una vera guida, un vero appiglio, è un maestro di vita. Quanto al tempo di realizzazione, non ne ho idea. Quando sarò pronta lo sentirò, ne sono certa.

Ora, ci svela il suo ingrediente del cuore? A cosa pensa immediatamente quando pensa alla cucina, e da cosa nasce questo suo pensiero?

Non risponderò con un ingrediente a questa domanda, perché quando io penso alla cucina penso a dei colori. Il mio approccio mentale è più simile a quello di un pittore. Dunque, quando penso alla cucina, d’istinto, penso a delle tinte, dei colori che amo particolarmente, come ad esempio il verde acqua, o il bianco. E’ come se avessi una guida cromatica.

DSC_4542Di Roberta Porciello
Mozzarella e Spumante brut I Borboni….matrimonio perfetto!
Territorialità, fatta di eccellenze e bontà per una serata “gioco” in uno dei locali storici della ristorazione partenopea: Umberto a via Alabardieri. Lorella e Massimo Di Porzio ci aprono le porte del loro regno per l’evento “Mi faccio in cinque per te…che mozzarella sei?”, una serata ideata e condotta dalla giornalista enogastronomica Roberta Porciello e coadiuvata da Renato Contillo dell’Onaf Napoli.

I due protagonisti della serata: il Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP e l’azienda vinicola I Borboni rappresentata da Carlo Numeroso; cinque zone della DOP (Provincia di Napoli, Caserta, Salerno, Latina e provincia di Foggia) per un piatto con cinque porzioni con tanto di bandierina segna campione. Un approccio didattico con il maestro assaggiatore ONAF Contillo che ha spiegato in modo semplice e coinvolgente il metodo di produzione della mozzarella di bufala e poi il racconto, sintetico ma appassionato, di Carlo Numeroso dell’azienda I Borboni, che ci ha parlato dell’Asprinio, questo prezioso vitigno autoctono campano, ideale per la spumantizzazione grazie alla sua significativa dotazione in acidità.

DSC_4527Entriamo nel vivo della serata…Si assaggiano i 5 campioni, il primo morso per iniziare a “calibrare” la bocca, poi subito il secondo per definire la struttura gustativa complessiva. Ottimo il campione n.3, sapido e succoso, e perfettamente equilibrato dall’interno verso l’esterno. Colpisce anche il campione n.2 grazie un sentore più muschiato con una bella lunghezza di bocca. Delusione, invece, per il campione n.5, troppo duro il centro, senza spina dorsale, con un deficit di gusto e morbidezza.

Passiamo all’abbinamento con lo spumante brut de I Borboni: sicuramente armonico con la mozzarella;  inoltre, il metodo charmat ha permesso di esaltare i profumi agrumati e l’acidità sferzante,  tipiche del vitigno. Vengono ritirate tutte le schede con tanto di nome e cognome, voto e zona di appartenenza  per ogni singolo campione assaggiato.  In attesa del verdetto finale arriva il primo piatto dello chef resident di Umberto il ”pacchero con baccalà, mozzarella di bufala campana DOP e pomodorini confit”. Per l’abbinamento siamo passati al “Vite Maritata I Borboni” un Asprinio fermo, dal colore riconoscibile con una manciata di catechine per un luminoso giallo oro e una bocca dominata da una netta freschezza con una traccia sapida e minerale.

Arrivato il momento dei vincitori e sono ben quattro ad indovinare due zone: Napoli e Caserta…e vengono premiati con il kg di mozzarella di bufala campana DOP.

Il ristorante Umberto, fuori menù, ci fa assaggiare anche una pizza perfetta con lo spumante Brut: Margherita con mozzarella di bufala e pomodori confit…una vera goduria. Ma non finisce qui, terminiamo in dolcezza con una cheese cake napoletana con ricotta di bufala e frutti di bosco…il bis è d’obbligo.

Ringraziamo Lorella e Massimo Di Porzio e vi invitiamo a seguire i prossimi eventi dell’Onaf Napoli.

Un Angelo in Cantina…un po’ di Sannio al Quartum Store

Pubblicato da aisnapoli il 10 - marzo - 2015Versione PDF

DSC_4356Di Roberta Porciello
Ripartono le serate in bottaia, siamo al Quartum Store, tra Asprinio di Aversa e Rosato di Aglianico di Quartum Cantine De Criscio con una sorpresa sannita…c’è un Angelo in Cantina!

Angelo d’Amico, chef di lunga esperienza italiana ed estera, porta al Quartum Store se stesso, la sua identità e la sua terra: il Sannio. Cinque portate griffate ristorante “Le Macine” Una Hotel Il Mulino in quel di Benevento; si parte con un “Cannolino di pane con ricotta mantecata ai 5 pepi e carciofi di Pietrelcina”, un gioco di sapori e consistenze e il carciofo come primo elemento e legame indissolubile con la sua terra, si prosegue con una “Vellutata di fagioli di Prata con pancotto di verza, caciotta di primo sale, lardo di maiale nero e tartufo nero del Titerno”, piatto favoloso, dal perfetto equilibrio di sensazioni gustative.DSC_4408 Seppur mai mangiato ha un quid di familiare, l’innovazione che viaggia a braccetto con la cultura enogastronomica e la tradizione; si conferma tale impostazione anche nel primo piatto “Carrati con pesto di broccoli, sgranata di salsiccia di Castelpoto e caciocavallo”, scoprire la salsiccia di Castelpoto, presidio SlowFood, lavorata mirabilmente insieme al pesto di broccoli su riduzione di zucca, è il massimo. “Agnello laticauda con mentuccia e pecorino, soffice di carote allo zenzero e juice ai capperi”, protagoniste  le carni della Macelleria Maddaloni, una famiglia che da generazioni lavora secondo i dettami della tradizione portando sulle tavole tagli e pezzi pregiati scegliendo sempre il Km 0. Ce ne parla con professionalità, passione e amore per il proprio lavoro Vittorio Maddaloni: un piatto incentrato sull’ Agnello laticauda, cucinato alla perfezione. Finiamo con i compimenti allo chef che ci saluta in dolcezza con una “Cassatina beneventana con salsa alle nocciole” in abbinamento l’Amaro Vivese.

L’accoglienza e l’organizzazione della Famiglia di Criscio sempre impeccabili coadiuvati dalla giornalista gastronomica Laura Gambacorta…che non sbaglia un colpo!

Una…COCCIA d’olio

Pubblicato da aisnapoli il 9 - marzo - 2015Versione PDF

Enzo CocciaDi Gennaro Miele

Dallo stretto e lucente beccuccio l’olio scende come un filo elastico e dorato, ricco di luce, profumato con sfumature diverse secondo il frutto d’origine e tecniche di lavorazione, mentre un gesto delicato ne ricama un arabesco morbido sulla pizza.

È questa una delle immagini della serata ‘’Olive Oil : the day after Report’’ con la quale si è conclusa una giornata all’ insegna della conoscenza di un prodotto italiano sinonimo di eccellenza, l’olio d’oliva, che ha stimolato, nell’evento della giornalista enogastronomica Laura Gambacorta, il confronto sull’argomento tra produttori, studiosi e consumatori.

Location d’eccezione è stata La ‘’Pizzaria’’, tempio del gusto a Napoli di Enzo Coccia, artigiano da sempre attento alla diffusione del messaggio pizza e dei suoi ingredienti come elemento distintivo della cultura partenopea, utile chiave gastronomica che gli ha aperto le porte di culture diverse nel mondo.

La degustazione di 5 pizze in abbinamento ad altrettanti diversi oli è stato un laboratorio didattico che ha permesso agli alimenti di esaltare vicendevolmente le proprie caratteristiche di tendenza dolce, aromaticità o piccantezza.

Gli assaggi sono stati accompagnati dal Gragnano OTTOUVE di Salvatore Martusciello, occasione di fare un brindisi tutto campano, un vino che è viva reinterpretazione di una storica tradizione enologica.

Affascinanti le spiegazioni sui diversi tipi di olio ad opera dei produttori cui è seguito l’annuncio di Enzo Coccia del progetto di un video per l’ EXPO’ 2015 sulla pizza napoletana girato a Capodimonte, al cui polo museale si è ulteriolmente legato creando la ‘’pizza Capodimonte’’ delle quali parte del ricavato delle vendite sarà devoluto al restauro delle opere del museo.La sala affollata de La Notizia

Attenzione, coesione, progetto credo siano le parole da cui ripartire per una nuova sfida della qualità che un prodotto come l’olio italiano deve affrontare, lontano dalle etichette che indicano ‘’olive europee’’ .

La complessità del suo gusto è frutto del territorio e del coraggio dei produttori, non è solo un condimento ma protagonista del risultato finale del sapore, alla stregua di un piccolo gesto che può cambiare un umore, una goccia di buon olio non può che migliorare il mondo gastronomico.

8 le bottiglieDi Lello Cimmino 

Giusto un anno fa partivano le serate INDòvino ed a quell’iniziale gruppo di 20 persone si sono aggiunte via via  tanti altri eno – appassionti,  corsisti AIS e Sommelier diplomati, facendo registrare sempre il tutto esaurito e, dopo un anno, si è anche formato un piacevole gruppo di amici che con un orgoglioso vezzo ci si riconosce  come  “INDòvini”.

La Nona  serata ha avuto come tema “Disciplinati o Indisciplinati” ovvero un viaggio tra i viticoltori ossequiosi dei disciplinari di produzione dettati per legge ed i produttori “indisciplinati”, ossia coloro che derogano ad alcune direttive, ma entrambi, secondo la loro arte, alla ricerca della vera espressione del vino.

Sotto la supervisione del delegato AIS Comuni Vesuviani Franco de Luca veniva versato il primo vino  in blind-test ossia il TERRA 2012 dei VIGNETI MASSA, DOC Colli Tortonesi composto da 90% di barbera, 10% fresia e coratina di 12,5°.

La barbera giovane di Walter Massa il cui nome ‘Terra’ è un omaggio del viticoltore a Gino Veronelli.

Nel bicchiere brilla un rubino con fitta trama, al naso rosa, tabacco e anche ginepro, in bocca  ciliegie mature, con confettura di piccoli frutti rossi; un buon corpo con beva immediata e grande piacevolezza. Molti INDòvini si sono avvicinati riconoscendolo come vino italiano del nord,  ma nessuno lo ha centrato.

Il secondo è stato Les Nourrissons 2010 di Stephane Bernadeau,  blend di chenin blanc  e piccole dosi di petit verdot per 14°di tenore alcolico, il tutto frutto di coltivazione biodinamica da una piccola zona della Loira. Alla vista, nel bicchiere, è di colore giallo dorato con qualche opalescenza. Al naso note sulfuree, arancia caramellata e citronella. In bocca, minerale con spiccata acidità e una piacevole e fresca nota ammandorlata. Un vino con grande struttura e particolare fascino: un indisciplinato ammirevole. Questo vino veniva, con invidiabile precisione, individuato da Paola Licci  che si proponeva prepotentemente al soglio di INDòvino della serata.

Terzo vino: il fiano  La congregazione  2012 di Villa Diamante.  Antoine Gaita, patron ed enologo dell’azienda, con il suo fiano ‘Vigna della congregazione’  è stato da sempre una bandiera del fiano DOCG con valutazioni al top per ogni annata, ma con il suo fiano 2012 l’istrionico enologo, sempre alla ricerca dell’eccellenza, ha dovuto declassare il suo miglior fiano ad IGT accorciando anche il nome per non disorientare il consumatore.

Ebbene si, la commissione assaggio della regione Campania, in prima e seconda sessione non gli ha assegnato la fascetta DOCG per la seguente motivazione ”Anomalie olfattive e gustative”. E’ vero, non ci siamo trovati davanti al classico fiano, ma perché limitarci alle omologazioni e non cercare  le reali potenzialità di questo esaltante vitigno?

Alla vista, giallo carico con riflessi verdolini, al naso erbaceo, foglia di pomodoro fresco, ma anche anice stellato e sentori gessosi.

In bocca, pieno ed elegante con pesca bianca, agrumato di bergamotto e fresche erbe aromatiche. Finale succoso e persistente. Questo fiano, se assomiglia ad un nobile vino francese non deve essere una “anomalia”: è pura potenzialità espressiva. Questo è quello che hanno espresso gli INDòvini all’assaggio ed è anche vero che nessuno ha indovinato il vitigno. Ma unanime è stato il giudizio: per fortuna che c’è Antoine Gaita.

Quarto vino: Monthelie 1er Cru Sur la Velle 2001 dello Château du Monthelie di Eric de Suremain. Splendido pinot noir di 13 anni della Côte-d’Or  e 13°di alcol.

Nel bicchiere un intenso colore granato con unghia aranciata. Al naso effluvi di chiodi di garofano, zenzero, muschio ed erbe balsamiche. In bocca morbido con tannini netti ed eleganti, piacevole sapidità un finale lungo e caldo con una bella persistenza di fragoline di bosco e ribes. Un vero spettacolo.

Il quinto è stato il Chianti Colli Senesi 2012 dell’ Az. Agr. Le Ragnaie, eccellente DOCG di 14°. Nel bicchiere scintilla un limpido rubino. Al naso, violetta secca ed anche susina rossa appassita. In bocca, tannino impalpabile con finale lungo e salino. Eccellente sangiovese coltivato a 607 mt s.l.m. sulle colline del Montalcino che per 7 mt non può pregiarsi dell’appellativo di Brunello di Montalcino,  in quanto il disciplinare impone come limite di coltivazione i 600 mt di altitudine. Stranezze di una rigida burocrazia, che vede comunque rilasciare le fascette di Brunello di Montalcino DOCG ad ambigui prodotti di basso costo  su scaffali di supermercati.

Il sesto in bicchiere è stato il Carmignano DOCG 2009 di Terre a Mano della Fattoria di Bacchereto. Splendido blend biodinamico Triple “A” di sangiovese, canaiolo nero, cabernet sauvignon di 14,5°.

12 Il gruppo INDòviniNel bicchiere rotea un corposo rosso granato di buona intensità. Al naso elegante attacco dolce di piacevole spezziatura,  tabacco ed erbe aromatiche come timo ed eucaliptolo. In bocca, fruttato pieno con  una bella spalla alcolica  e tannino di piacevole presenza. Lunga acidità e finale di pregiata balsamicità di eucaliptolo e di erbe aromatiche come il timo. Ad accompagnare questo intrigante confronto tra “Disciplinati ed Indisciplinati” ci sono stati due break culinari,  dove Raffaella e Stefano Pagliuca ci hanno proposto prima la pizza con i pomodorini del piennolo ed una  profumatissima focaccia con mortadella, a seguire, con il secondo break, mini tortanielli ed una focaccia con scarola, lardo di colonnata e provolone del monaco, esaltante combinazione di eccellenze con richiesta di bis degli INDòvini.

Gran finale con la presentazione del panettone della casa, dove Raffaella e Daniela hanno messo alla prova le loro capacità di lavorare il lievito e  la farina.

Felice esperimento che ha destato piacevole stupore, tale da convincerli ad una produzione natalizia con tanto di prenotazioni. Di sicuro sarà il prodotto più richiesto del Natale. In abbinamento un profumatissimo e brioso Moscato d’Asti di G.D. Vajra.

Come in ogni finale delle serate non potevano mancare  i premiati  che hanno visto come protagoniste due donne: la prima è stata Paola Licci che con estrema chiarezza ha indovinato lo chenin blanc de Les Nourrissons. Bravissima: i suoi recettori non hanno fallito in quanto ben allenati, visto che Paola ha partecipato anche alla serata indetta dall’Ais Napoli sempre all’Enopanetteria  con tema  proprio i diversi aspetti del camaleontico chenin blanc. A lei è andato, con la motivazione dell’esser di una “spanna” in più rispetto agli altri partecipanti,  Spanna Coste di Sesia dell’Az. Nervi. La seconda premiata con una bottiglia di Barbera d’Alba  dell’Az. Fenocchio è stata Valeria De Vito; anche se nel corso della serata  alcuni INDòvini si erano avvicinati, mi ha fatto particolarmente piacere premiare Valeria perché, nonostante la dolce attesa, partecipa assaggiando anche poche gocce di vino pur di non perdersi le piacevoli serate con l’allegra compagnia.

A Valeria ed al futuro papà Fabrizio vanno tutti i migliori auspici dell’intero gruppo di INDòvino.

A proposito, da veri INDòvini, Valeria e Fabrizio non hanno voluto conoscere il sesso del nascituro. In bocca al lupo.

Per la decima ed ultima serata della prima stagione, come da programma, il tema sarà a sorpresa; questa  si terra dopo l’Epifania e nel nuovo anno 2015.

Quindi, occhio alla pagina ufficiale di INDòvino e BUON NATALE a tutti.

 Auguri INDòvini a tutti.

Uno chef MAXI in Galleria

Pubblicato da aisnapoli il 10 - dicembre - 2014Versione PDF

1501042_680163555430984_5270272498473265265_oDi Valeria Vanacore

Da  sempre Gragnano gode di fama mondiale per la pasta che produce, fatta proprio come una volta, con ingredienti poveri e genuini. Ed è proprio qui, nella nuova location de La Galleria, che si sono riuniti due grandi chef, Giulio Coppola, allievo di Antonino Cannavacciuolo nonché chef di casa, e Domenico Iavarone,  chef stellato del Maxi di Capo La Gala di Vico Equense, preparando a quattro mani piatti semplici ma estremamente interessanti.

Si è partiti con entrèe di frittatina di pasta del Pastificio dei Campi e calzoncino fritto di cicoli e ricotta, leggeri e fragranti, per poi passare al sapore avvolgente del gambero rosso crudo su polenta e cialdina di ceci e infine al gusto deciso e persistente della crema di scarola con aringa affumicata e mandorle. Il tutto è stato perfettamente innaffiato da un Salicerchi Costa d’Amalfi Doc 2012 di Raffaele Palma, un rosato dalla spiccata freschezza raccontato magistralmente dall’enologo Vincenzo Mercurio.

10847998_680163945430945_1451974503276985347_nSempre di Raffaele Palma era il Puntacroce Costa d’Amalfi bianco Doc 2012, un blend di falanghina, biancolella, ginestra ed altre varietà locali, agrumato al naso, con note minerali e una buona acidità che ben si sposavano al baccalà spolverato di olive nere su letto di baccalà mantecato, con insalata di rinforzo, scagliette di dattero tostato e crema di cavolfiore alla vaniglia. Abbinamento equilibrato e armonico.

La stessa armonia la si è riscontrata nel Mischiato Potente Pastificio dei Campi, già di per sé una garanzia, in zuppa di pesce, fagioli e crudo di triglia, il tutto rifinito da un giro di extra vergine d’oliva a crudo a coronare un piatto straordinario, sia dal punto di vista organolettico che visivo.

Ci ha convinto meno, a differenza delle altre creazioni dei due chef, la minestrina maritata di pesce con calamaro, gambero crudo e polpettine di merluzzo, dalle note un po’ troppo agrodolci. Sicuramente un piatto molto innovativo, ma troppo distante dalla tradizionale minestra maritata, a base di carne, che noi siamo abituati ad assaporare. In abbinamento, Montecorvo Costa d’Amalfi rosso Doc 2012, uvaggio di piedirosso, aglianico e tintore, di buona struttura e dalla notevole persistenza gusto-olfattiva.

10830502_680164565430883_2785445481062519431_oPrima delle coccole finali, ci è stato servito un graditissimo pre-dessert: millerighe Pastificio dei Campi con soffritto e crostini di pane croccante, il colpo di grazia!

Hanno chiuso l’ottima cena una  delicatissima bruschetta di pasta sfoglia con crema, polvere di pistacchio e fragoline di bosco, cornettini e capresine, e piccole coccole natalizie. E dopo tutte queste bontà, non può non essere un Buon Natale!

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 01 apr 2015 al 01 apr 2015 alle ore:

      1 Aprile, Parte Corso di Sommelier n.68 da Sebezia con l’AIS Napoli

      Mancano: 1 giorno e 10:08 ore.
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