Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Il Castrum Ovi, incontra le Francae curtes

Pubblicato da aisnapoli il 20 - ottobre - 2014Versione PDF

Castell dell'OvoDi Fosca Tortorelli

Nella splendida sede del Castel dell’Ovo di Napoli, il 13 Ottobre – a distanza di dieci anni – si è svolto il festival dedicato al territorio della Franciacorta, le prime bollicine italiane prodotte esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia (metodo classico), ad avere ottenuto nel 1995 la DOCG.

Oltre alle ventisei cantine presenti ai banchi di assaggio, il consorzio franciacortino – in collaborazione con l’AIS Campania – ha organizzato due interessanti momenti tecnici di approfondimento.

Il primo seminario, dal nome “Franciacorta: il valore del tempo. Le grandi  riserve” è stato condotto da Silvano Brescianini, Vice Presidente del Consorzio Franciacorta, da Maria Sarnataro, Vice Presidente AIS Campania e da Tommaso Luongo.

Festival FranciacortaSilvano Brescianini, ha raccontato in modo efficace e non pesante il territorio, partendo dalle origini etimologiche del nome Franciacorta, che deriva dal latino “Francae curtes”, ossia le corti affrancate, (cioè svincolate dai dazi commerciali di trasporto e indicava le piccole comunità di monaci benedettini che si erano insediate nella zona nel Medioevo esenti dal pagamento delle tasse sul trasporto ed il commercio delle loro merci).

Ha poi illustrato il territorio nei suoi confini geografici, che vanno da Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo, e ne ha descritto la storia.

Ha più volte ricordato che nel 1967 vi fu l’entrata in vigore del disciplinare di produzione dei vini di Franciacorta e da allora la crescita è stata rapidissima e sostenuta dallo strutturato lavoro del Consorzio, che si articola in diversi ambiti, passando dalla tutela del marchio alla valorizzazione del prodotto, dall’informazione alla promozione del Franciacorta quale espressione di un territorio e di un metodo di produzione.

Molto interessante è stata la descrizione delle sei famiglie di suoli, ciascuna con sei espressioni e impostazioni di impianto diverse.

Seminario sul FranciacortaA seguito di questo interessante excursus, si è passati al momento della degustazione dedicata a quattro grandi Riserve di Franciacorta.

Il seminario ha fornito una preziosa occasione per degustare in particolare ben tre millesimi diversi; si è partiti dal Pas Dosé Origines 2008 di Lantieri de Paratico, una cuvée dove il Pinot nero è presente per il 25% contro un 75% di Chardonnay, svolge ben 60 mesi sui lieviti. Sicuramente una riserva 2008 che si presenta ancora in forma dal colore paglierino di media intensità, e con un naso piuttosto floreale con accenni quasi balsamici.

Il secondo vino è stato il Pas Dosé Bagnadore 2008 di Barone Pizzini, prima azienda biologica dell’area; spumante che nasce da uve Chardonnay 50% e Pinot Nero 50% e si esprime al naso con un floreale avvolgente, frutta matura e a guscio come mandorle e nocciole, mentre in bocca si fa sentire il carattere e la potenza del Pinot nero addolcita dallo chardonnay; un vino propulsivo e sottile, dotato di una bella freschezza, estremamente equilibrato e con una ottimale lunghezza gustativa.

Il terzo vino degustato è stato il Pas Dosé Riserva 33 2007 di Ferghettina, uno Chardonnay in purezza, da vigneti di 25 anni posti su terreno calcareo argilloso,

Un Pas Dosé con 80 mesi di affinamento sui lieviti, che all’assaggio colpisce per un naso sapido e minerale, con una bella pulizia e freschezza, cosa che ritroviamo anche in bocca, attraverso il gioco dinamico tra acidità e sapidità.

il servizio con i sommelier AisIl seminario si è concluso con la degustazione del Franciacorta Riserva Casa delle Colonne Brut 2006 di Fratelli Berlucchi, vino di grande eleganza e garbo con note floreali unite a toni di frutta tra cui spiccano cedro e arancia leggermente candite, nocciola e mandorla, e spezie che virano tra dolcezza e pungenza quali anice e cardamomo. La bocca è dotata di buona ricchezza estrattiva.

A degustazione conclusa ci si è confrontati sui vini assaggiati riscontrando anche analogie e differenze dovute ai diversi anni di vendemmia.

Prima dell’inizio del secondo seminario è stato interessante fare un veloce giro tra i banchi di assaggio. Tra i tanti vini in degustazione si sono rivelati di notevole interesse le etichette di Barone Pizzini e Faccoli e sorprendentemente intrigante il Boké Rosé Brut di Villa Franciacorta.

Alle 19.00 è iniziato il secondo seminario, intitolato: ”Franciacorta per tutti i gusti, alla scoperta delle tipologie”, tenuto da Franco De Luca, e Tommaso Luongo, e da Silvano Brescianini.

Stavolta dopo una veloce panoramica sul territorio del Franciacorta, ci si è concentrati sulla degustazione. I vini scelti sono stati i seguenti: il Franciacorta DOCG Brut Millesimato 2009 Dosaggio Zero di Faccoli, composto da uve Chardonnay al 70%, Pinot Bianco al 25% e Pinot Nero al 5%. Piccola azienda acquisita nel 1964 da Lorenzo Faccoli, attualmente si estende sul Monte Orfano per dieci ettari di cui quattro e mezzo sono vitati con le varietà: Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero. Il vino in degustazione si presenta al naso con note di frutta secca intervallate da note di fieno e zenzero, sosta 48 mesi sui lieviti e si mostra con una bella coerenza gusto olfattiva. A seguire ci è stato servito il Franciacorta Emozione brut 2010 di Villa Franciacorta, che si presenta più diretto e meno austero, il corpo e l’elegante aromaticità spingono al palato sensazioni di grande piacevolezza e di eccellente bevibilità.

Brindisi finale con Annamaria ClementiPoi è stata la volta del Berlucchi ’61 Franciacorta Saten, con un naso dominato da un mix tra ananas ed agrumi, spezie dolci, decisamente di grande complessità. Al palato con una incisiva sapidità, ma al contempo piuttosto fresco e bevibile con una leggera nota minerale finale. Un vino che vira decisamente su una ampia orizzontalità. Il penultimo vino è stato il Franciacorta Rosé di Corte Aura, vino sapido e lungo in bocca, dotato di buona acidità e complessità. A chiusura della batteria è stato servito il Franciacorta Dosaggio Zero millesimato 2006 di Mirabella, un vino davvero incredibile, composto da Chardonnay al 55%, Pinot Nero al 25% e Pinot Bianco al 20%, con una sosta sui lieviti di ben 70 mesi. Profumi cangianti, spezie orientali, liquerizia, vaniglia. Lungo e vellutato al palato, con ottimo bilanciamento delle componenti dure e morbide.

Anche stavolta ci si è confrontati sui vini degustati affrontando anche il tema dell’abbinamento, sfatando soprattutto il falso mito che le bollicine siano da utilizzare solo come aperitivo o su piatti poco complessi.

Prima di lasciare la manifestazione, non poteva mancare un brindisi con tutti i sommelier dell’AIS Campania, e quale scelta migliore se non la Magnum di Ca’ del Bosco, il Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi Riserva 2005?

L’evento si è rivelato di successo riscontrando ampia partecipazione e un crescente interesse per la cultura enologica e curiosità verso le tante sfumature del Franciacorta.

 

“Altro il vino non è se non la luce del sole mescolata con l’umido della vite
”

(Galilei) 

GNAM: L’Italia e la Francia unite in cucina

Pubblicato da aisnapoli il 13 - ottobre - 2014Versione PDF

DSCN4213Di Mauro Illiano

Nessun luogo è lontano” affermava Richard Bach. Così, interpretando la realtà segnata da questa meravigliosa costatazione, Mauro Bochicchio, (regista dell’iniziativa promossa da Consortium Paris), accompagnato da un folto gruppo di 40 Chef, ha inteso neutralizzare lo spazio esistente tra l’Italia e la Francia, per dare luogo ad una serie di viaggi gastronomici all’insegna della qualità e della reciproca scoperta dell’io altrui.

La primissima tappa di questa avventura ha onorato la Città di Napoli, che per l’evento ha sfoderato le bellissime stanze de “Napoli Mia”, illustre ristorante della Riviera di Chiaia. L’alto profilo dell’evento non poteva fare a meno della collaborazione di Laura Gambacorta, la più ampia garanzia di successo per ogni evento enogastronomico.

Ed eccoci a parlare di ciò che i sensi colsero nell’aria.

Coloro che hanno avuto l’onore di sedere ad uno dei tavoli hanno assistito ad uno spettacolo indimenticabile. Due ali dello stesso volo, vale a dire  Juan Arbelaez (ventisettenne con esperienze alle spalle del calibro di Pierre Gagnaire, del Bristol di Eric Fréchon e quella del George V di Eric Briffard, nonché titolare del ristorante la “Plantxa” di Parigi) e Antonella Rossi (chef e patron del ristorante Napoli Mia, cuoca di grandissima esperienza), hanno accompagnato i commensali in un percorso tra Napoli e Parigi, senza andate né ritorni, ma figli di un istante fuori dal tempo in un luogo oltre lo spazio convenzionale.

DSCN4181Luci calde a vivificare pietre e mattoni, spalle dello stesso tempio in cuore al quale pochi elegantissimi tavoli fungevano da calamite per i presenti, e mensole, e divani e specchi umanizzavano un  momento altrimenti divino. Muri spogli donavano alla nudità del luogo una bellezza “originale”, mentre in terra una sola tonalità antracite faceva da contrappeso cromatico, a mo’ di ade, al paradiso. Qualche candela osava affrontare la luce indiretta in fuga da punti luce posti alle spalle di lamine primordiali. Tutto quanto descritto era in offerta all’occhio, ma nulla poteva superare ciò che l’olfatto e il gusto si accingevano a ricevere. Pre-antipasto di sgombro, agrumi e pikles, poi seppia adagiata su disco e fonduta di mozzarella, sotto la quale un baffo nerastro donava oscurità al piatto, dunque il momento dell’uovo perfetto su polenta di parmigiano reggiano 24 mesi ed emulsione di carote, il tutto accompagnato da  Asprinio Brut V.S.Q. Quartum Cantine Di Criscio, questo per cominciare. Il primo si è presentato in forma di Paccheri del pastificio Gentile con pescato del giorno e bottarga di muggine. Poi è stata la volta di ben due secondi estremamente suggestivi,  vale a dire la triglia su un letto d’autunno ed un Ossobuco teriyaki su mousse di patate e tartufo, balsamico e senape. Primo e secondi accompagnati da Falanghina Campi Flegrei DOC 2013 Quartum – Cantine Di Criscio. Due anche i dessert, uno incarnato dal Caffè, capperi, pepe e meringa all’anice, l’altro consistente in Vacherin 2020, mango, ananas, coriandolo e yuzu, meravigliose creazioni accostate ai liquori dell’Antica Distilleria Petrone.

Epilogo: La fine di un evento conduce inevitabilmente all’inizio della stessa storia, poiché se è vero, come diceva Bach, che nessun luogo è lontano, è altrettanto vero che un volo in grado di condurre dal principio alla fine altro non è che l’insieme di tanti piccoli battiti d’ali. Napoli e Parigi non sono mai tate così vicine.

Durante la serata ho rivolto alcune domande ad alcuni protagonisti.

Intervista allo chef Juan Arbelaez

Cosa unisce e cosa divide la cucina italiana da quella francese?

Ciò che le unisce è l’importanza del terroir, la tradizione nonché la qualità dei prodotti. Forse si distinguono per la maggiore elaboratezza della cucina francese e le differenze climatiche in grado di offrire prodotti diversi agli chef.

Cosa eleva uno chef a rango di grande chef?

Passione, tempo speso e grande amore.

Qual è la cucina che l’attrae di più oltre a quella della sua regione?

Quella italiana! Perché si mangia bene dappertutto

 

Intervista alla chef Antonella Rossi

Cosa unisce e cosa divide la cucina italiana da quella francese?

Materia prima e qualità le unisce. La gamma di prodotti le divide

Cosa eleva uno chef a rango di grande chef?

Esperienza, tecnica e voglia di imparare sempre

Qual è la cucina che l’attrae di più oltre a quella della sua regione?

Tutte se c’è la qualità, ma devo dire che la cuna etnica mi attrae..

Intervista a Mauro Bochicchio

Perché scegliere Napoli per aprire questo ciclo di incontri?

Beh, intanto perché la dieta mediterranea è nata a Napoli. d’altronde ho già collaborato con la Campania a Parigi. Personalmente ritengo che la cucina napoletana non abbia nulla da invidiare a nessuna cucina del mondo, e allora perché non unire Napoli e Parigi, due capitali del gusto, proprio a tavola?

Di Fosca Tortorelli
Napoli non finisce mai di sorprendere, viste le sue numerose potenzialità e la sua fantasiosa creatività. Infatti, quest’anno, tra gli eventi speciali abbinati ai giorni del Napoli Film Festival, spicca la serata dedicata alla “cinegustologia”, disciplina in cui piatti e vini sono abbinati ad attori e film, completandone l’esperienza sensoriale.
La serata organizzata dallo chef Mimmo Alba e da Marco Lombardi si è svolta il 30 settembre alla Cantina San Teodoro di vico Satriano a Napoli, con piatti ispirati alle opere dei nostri tre grandi attori omaggiati quest’anno dal Napoli Film Festival, Eduardo De Filippo, Vittorio De Sica e Massimo Troisi.
Marco Lombardi, critico enogastronomico e cinematografico – non nuovo ad organizzare eventi all’insegna di quella che egli stesso ha denominato “Cinegustologia” – ha introdotto la serata spiegando ai partecipanti la caratterizzazione dei personaggi scelti e dei loro film, descrivendo il perché e il come delle possibili assonanze con i piatti proposti.
Nell’attesa del vero e proprio inizio della cena, un delicato e personale benvenuto dello chef ha accolto i partecipanti; una piccola caponatina di tradizione siciliana caratterizzata da un aglio tanto gentile, sia in gusto che aspetto, da ricordare una bianca mandorla d’Avola.
Ma veniamo ai piatti, che insieme agli attori e ai vini sono stati i veri protagonisti della serata; a De Filippo lo chef ha associato dei ravioli di cioccolata amara con marmellata di arance, anch’esse amare, su reticolato di aceto balsamico, il tutto accompagnato da una grattugiata di ricotta salata. Un piatto incisivo ma delicato, teso a voler sottolineare un illogico gioco matematico che, però, porta ad un risultato coerente e concreto; quel morbido, dolce, amaro che ben interpreta il carattere espressivo dell’autore, il tutto ben sostenuto dal Greco di Tufo 2012 della giovane azienda Tenuta Scuotto, che ha perfettamente accompagnato il piatto armonizzandosi con esso ed esaltandone il carattere.
A seguire una reinterpretazione della genovese; il piatto si presentava con un delicato sentore di chiodi di garofano e una cipolla ben lavorata, presente ma non invadente, completata da una rana pescatrice, delicata e carnosa, e un mezzo pacchero del pastificio De Martino. Stavolta il riferimento era rivolto a De Sica, descritto attraverso il piatto come un personaggio tenace e pungente. In questo caso il vino scelto, il Fiano di Avellino 2012 sempre della Tenuta Scuotto, ha ben rappresentato piatto e personaggio.
L’ultimo attore, Troisi, è stato sapientemente interpretato da Mimmo Alba attraverso un merluzzo in tempura con yogurt acido, marmellata di peperoncino piccante, polvere di liquirizia e friggitelli; un perfetto connubio di dolcezze (dato dalla polvere di liquerizia) e amarezze (data dai friggitelli) e la particolare nota croccante della tempura, assimilabile al carattere ironico dell’attore. Perfetto bilanciamento di sapori, nessuna nota prevale sulle altre e, in questo caso, il Fiano “Oi nì” 2011 (prodotto con uve raccolte nella prima decade di Novembre) ha contribuito positivamente, creando una piacevole pulizia di bocca .
Al momento del dessert il pubblico è stato coinvolto nel gioco dei sapori, lo chef ha proposto il suo cannolo scomposto, a base di ricotta di pecora di Noto e cialda fritta nello strutto. Il gioco è consistito nel trovare la giusta associazione cinegustologica del dessert proposto.
Diverse sono state le interpretazioni del pubblico, spaziando da Sofia Loren ad Anthony Hopkins, creando un dialogo rilassato e partecipato.
Al termine della cena, il mastro cioccolatiere Gennaro Bottone ha offerto il suo tartufo gelato al croccantino al rhum.
Curiosità, gusto e ironia hanno reso la serata perfettamente riuscita, non ci resta che aspettare la prossima cena cinegustologica!

E per citare Eduardo
tutto ha inizio, sempre da uno stimolo emotivo: reazione a una ingiustizia, sdegno per l’ipocrisia mia ed altrui, solidarietà e simpatia umana per una persona o un gruppo di persone, ribellione contro leggi superate e anacronistiche con il mondo di oggi.

E’ stata l’estate

Pubblicato da aisnapoli il 19 - settembre - 2014Versione PDF

2014-09-16 22.40.51_resizedDi Gennaro Miele

La fine dell’ estate è il momento di riporre in scatole e cassetti gli oggetti che hanno accompagnato la nostra voglia di libertà, che siano occhiali o una leggera maglia non importa, quel che conta è il valore datogli. Ieri a Villa Domi, c’è stata la possibilità di un ultimo ricordo, un ultimo saluto alla bella stagione nell’ evento “Fermenti di fine estate”, dinanzi ad una vista di Napoli solitamente nascosta ai più.

Mentre le luci di questo settembre dimezzato si assottigliavano all’orizzonte gli chef Antonella Rossi, Gianluca D’Agostino e Fabio Ometo, hanno proposto la loro arte creandone una raffinata sintesi in panini gourmet, piccoli scrigni che nascondevano un tesoro di sapori cui sono stati affiancati i deliziosi fritti di Enzo Sannino.

Il palato infatti, ha avuto la sua rivincita sugli occhi già sazi di questo scenario, attraverso sensazioni di succosità di latticini sposata con aromi di acciughe e delicatezze dell’orto, il tutto accompagnato dal lavoro di maestri birrai che hanno offerto il loro lavoro artigianale nelle interpretazioni più varie.

Musica di tempi andati e dai toni gentili ci ha accompagnato completando un percorso, organizzato dalla giornalista immagine032enogastronomica Laura Gambacorta, che sembrava voler coinvolgere i sensi con un dono di sensazioni integrate fra loro, note di un concerto emozionale che certamente non ha lasciato indifferenti.

Mentre la sera maturava ci siamo diretti in un angolo della villa per un dolce saluto passando al di sotto di alberi secolari da cui pendevano lunghe e suggestive lanterne di evocazione fiabesca. Con il gusto dei gelati di Vanilla Ice e del cioccolato biodinamico Pacari, con i liquori dell’Antica Distilleria Petrone, ci si è soffermati dinanzi alla città silente e libera dal traffico.

Il cantante soffia nel microfono le parole di fly me to the moon, ci dice ”fill my hearth with song” ovvero riempi il mio cuore con una canzone, ma dubito che il nostro, stasera, possa accogliere altre emozioni, colmo com’è di gusti e di nuovi ricordi.

Un ultimo sguardo alle luci che mormorano sulla costa in attesa del prossimo respiro di caldo sole estivo svegliato dal mare, un degno saluto all’estate con un po’ di nostalgia in attesa delle sfumature dell’autunno, ma con in tasca una promessa, ci rivedremo bella… stagione.

zio ninuccioDi Roberta Porciello

Un lavoro di cinema del reale dalla scrittura semplice e diretta, che rivolge uno sguardo fresco ed esterno a una quotidianità a noi familiare. Il racconto di un’esistenza dedicata a una vita autentica, fuori dal tempo, che tuttavia riesce a riportare all’attenzione dello spettatore temi sociali estremamente attuali: la precarietà della vita nel nostro Paese che riguarda tutti, giovani, adulti, anziani, di fronte a uno Stato spesso assente. E una possibile via di fuga – o di ritorno – verso una grande ricchezza dell’Italia, la terra, abbandonata e oggi riscoperta, soprattutto dai giovani, come risorsa per il nostro futuro e per il ritorno a un’economia sana e concreta”. Noriko Sugiura artista multimediale e filmaker che vive a NY è la vincitrice de “La Grande Abbuffata, concorso di cortometraggi a tema enogastronomico”. Concorso all’interno della IX edizione di Malazè tenutosi nei locali di Cantine Astroni, sempre in prima linea nella promozione della cultura del vino, giuria presieduta dalla regista Antonietta De Lillo, e composta da: Antonio Fiore, critico del “Corriere del Mezzogiorno”; Laura Gambacorta, giornalista 62-1010x572enogastronomica; Marco Lombardi, docente di cinema ed enogastronomia presso le Università “Suor Orsola Benincasa” e “La Sapienza”; Nunzia Schiano, attrice teatrale e cinematografica. Racconto di, Carmine Ametrano in arte,“Zio Ninuccio” e la sua storia, in un turbinio fatto di quotidianità, manualità, cultura e amore per la terra…la sua terra…alle pendici del Vesuvio, hanno spiazzato la giuria e colpito al cuore il pubblico vincendo sia il premo della giuria che il premio del pubblico – Cantine Astroni. Noriko è riuscita a raccontare quel “piccolo” uomo con le sue rughe e la sua immensa cultura trasportandoci in un mondo “antico” tra malinconia e dignità per quel che 12-1010x568era la sua terra, quel piccolo paese, Boscotrecase, fatto di cultura della terra, artigianato e di botti di legno, ed ormai di quella vita semplice e lavorata sono rimasti piccoli ricordi, poche aziende a conduzione familiare e un ultima fabbrica di botti. Il documentario è stato presentato il 30 Maggio 2014 al Directors Guild of America ( http://www.dga.org) vincendo tre premi: Best Documentary, Excellence in Editing, Outstanding Documentary.

Trovate le informazioni, la scheda tecnica del documentario, il trailer a questo link: http://zioninuccio.com.

Apericozza al tramonto con i Fantastici Quattro Cooking

Pubblicato da aisnapoli il 16 - settembre - 2014Versione PDF

Four CookingDi Valeria Vanacore

I Fantastici Quattro Cooking colpiscono ancora, e lo fanno a suon di cozze! Lunedì scorso, nell’ambito della nona edizione di Malazè, il trimarano Asteco e Cielo (Roof&Sky) a Bacoli è stato teatro di Apericozza, aperitivo al tramonto con protagonisti i gustosi mitili cucinati magistralmente da Michele Grande, Fabiana Scarica, Maurizio De Riggi e Giuseppe Di Martino. A coordinare la “sfida culinaria” dei quattro ci hanno pensato gli infallibili Laura GambacortaMichele Armano.

Appena saliti sul trimarano, illuminato dalle luci infuocate dal meraviglioso tramonto bacolese, siamo stati accolti dacantine Quartum un particolarissimo quanto sorprendente Cicchetto di cozze firmato Michele Grande: cozze lasciate marinare in vodka liscia, succo di lime e tabasco verde.

Proseguiamo con Evasione FeBMa, finger di Maurizio De Riggi con salsa fredda di pomodoro e fragola, cozza arrostita, spuma di bufala, nebulizzazione di frutto della passione, sale alla vaniglia e finocchietto, tutto maledettamente equilibrato, dalla salsa di pomodoro che ben si sposava alla dolcezza della fragola, alla spiccata acidità della spuma di bufala, fino alla croccantezza del finocchietto.

A seguire le Cozze in verde di Fabiana Scarica: cialda di sesamo, guacamole, misticanza, cozze al sesamo, maionese, olio affumicato e pomodoro verde marinato, un finger esotico e afrodisiaco, dal gusto avvolgente, così come le Cozze ripiene con cipollotto e lampone su caponatina agrodolce (pomodoro, melanzana, pinoli, capperi e uvetta), firmato Giuseppe Di Martino.

cozzaMa le sorprese non finiscono qui. Mentre salpiamo per il consueto giro del lago, ci viene servito un must di Michele Grande: la Frittatina di cozze e menta con pane croccante, dalla sorprendente semplicità e delicatezza. Continuiamo poi con le Cozza gratinata con pesto di fiori di zucchine e salsa di acciughe di Giuseppe Di Martino e Cozze gratinate con salsa all’aglio, concentrato di pomodoro, pesto di basilico e salicornia di Fabiana. Entrambi molto delicati.

Sapore sicuramente più deciso per il mini panino alla carbonara di cozze di Maurizio: panino al latte nobile, tuorlo d’uovo bruciato, mousse di parmigiano reggiano, polvere di cozze e pancetta irpina. Una goduria assoluta, soprattutto dopo aver fatto la scarpetta con il tuorlo d’uovo annidato sul fondo del piattino!

10672050_636990216414985_3283933849464152299_nConcludiamo la degustazione dei finger salati con il Grande Michele e la sua grande Tartare di tonno con cipollotto tritato, scorzetta di limone, olio e sale maldon, il tutto completato dall’immancabile cozza, stavolta sott’olio, e da una morbida crema al peperone verde.

Ma la serata non è ancora terminata e, tra un bicchiere di Asprinio brut V.S.Q. Quartum e uno di Falanghina Campi Flegrei DOC Quartum, entrambi di Cantine Di Criscio, ci viene servita la Fantastic Pasta a 8 mani, frutto della collaborazione e dell’estro di tutti e quattro gli chef: mezzi paccheri con cozze, patate, fagiolini e pesto di basilico.

Dulcis in fundo, Che fico, cremoso alla liquirizia con biscotto sbriciolato alla frutta secca, salsa di fico e fico ripieno di cremoso al finocchietto, e Sweet&Salad, cremoso all’olio extravergine d’oliva, frutta e verdure marinate con dressing di aceto di lampone e sale alla lavanda, il tutto completato con crostini di pane alla frutta secca.

L’Apericozza giunge purtroppo al termine ma gli chef ci coccolano un’ultima volta con un assaggio di sfogliatelle calde, accompagnate dai distillati dell’Antica Distilleria Petrone, mentre ci rilassiamo lasciandoci cullare dalle dolci onde del Lago Miseno. Colpiti e affondati!

Real PiedirossoDi Roberta Porciello
Un 5 contro 5 dall’elevato tasso alcolico, per un’avvincente partita di calcetto tra il Real Piedirosso e l’ Atletico Fiano, i Campi Flegrei contro l’Irpinia, ovvero il rosso rubino dalle luminose trasparenze e dai tannini gentili contro il bianco elegante, raffinato e capace di invecchiare anche per molti anni. Abbiamo vissuto momenti dall’elevato tasso agonistico, con instancabili motivatori a bordo campo che hanno incessantemente sostenuto i loro beniamini. Grandi goal e piccole sviste arbitrali per il risultato finale di 12 a 8 per il Real Piedirosso, del tutto meritato [sono di parte, Nda]. Una10675574_10204730595210849_3848897022304087114_ngirandola di cambi che ha visto la prima squadra dei “veterani” lasciare il segno con il goal in acrobazia del delegato Tommaso Luongo, la devastante tripletta del bomber Franco De Luca e le reti di Federico Graziani (lo straniero), di Guido Fusco e del fuoriclasse Fabrizio Erbaggio, per poi far largo ai giovani, con i tre “Vincenzi” vincenti dell’enologia flegrea e non solo, Vincenzo Varchetta, Vincenzo Vivenzio e Vincenzo Di Meo che si sono alternati un goal dopo l’altro, mentre la difesa era ben guidata da Gabriele Pollio che proteggeva la porta presidiata dal “portierone” Gianluca Serpico. Che squadroni e che delegazioni AIS Napoli e Avellino per una grande Campania del Vino! Questo si che significa essere un’associazione!. All’interno del programma ricchissimo di Malazè 2014 abbiamo brindato flegreo con Astro di Cantine Astroni e abbiamo bevuto irpino con i fiano di Tenuta Sarno, Ciro Picariello, Feudo Apiano, Villa Raiano e Masseria Murata per finire con il rosso partenopeo il nostro piedirosso di Cantine Astroni e La Sibilla. Il tutto tra forme di formaggio del caseificio La Malvizza, pane cotto a legna e olio Ravece Feudo Apiano con  una golosa pasta e fagioli e cozze dello chef del Complesso I Damiani.

Divertimento, buon vino, tifo e…. ABBIAMO VINTO NOI! :-P

DSC_8133Di Roberta Porciello

Una Domus Augustea del I sec. panoramica sul golfo di Pozzuoli, Villa di Livia, un vitigno, il Piedirosso, di origini molto antiche, alcuni ritengono che corrisponda all’uva “Colombina” citata da Plinio il vecchio, autoctono della zona flegrea, a questo aggiungici la grande squadra dell’AIS Napoli guidata da Tommaso Luongo e Anna Ciotola, referente per i Campi Flegrei, i Mercurio’s brothers , Mariano come docente di Mineralogia applicata all’Università del Sannio e Vincenzo in qualità di enologo, senza dimenticare Mauro Erro e l’ideatore e organizzatore di Malazè Rosario Mattera…non poteva che essere un grande inizio Aspettando Malaze’. Un excursus, partendo dal “Geo-Pedo-Fingerprint” , un’impronta geologica e pedologica del vitigno nel terreno vulcanico dei Campi rullino_fotograficoFlegrei, passando per la cantina ed il mondo dell’enologia, fino ad arrivare al vino e alla sua comunicazione atterrando piacevolmente con il naso nel bicchiere per sei espressioni del vitigno Piedirosso. Si parte dalla filiera vitivinicola dei Campi Flegrei con le sue eruzioni storiche , due per la precisione, e la sua attività recente dove i terreni, insieme della loro storia e ambiente, si sono rilevti propizi alla produzione di vini di qualità. Sembra che più si introducano studi e indicatori di analisi, più si aggiungano strumenti di rilevamento dei dati, maggiore sia la difficoltà di determinare un territorio vocato a produrre tipologie similari di vino. Jacques Fanet sosteneva che “Il suolo viticolo si può paragonare ad una pellicola fotografica.” E dalle parole di Vincenzo Mercurio risulta essere il modo più efficace per capire e comprendere il ruolo del terroir sulla qualità delle viti e del vino prodotto. Per cui partendo da un vitigno determinato occorre studiare il giusto sistema di allevamento, stilare un protocollo condiviso per arrivare a studiare i giusti tempi di maturazione e passare così dal vino alla bottiglia con un packaging coerente e per finire un consumatore consapevole. A questo punto noi consumatori assidui e molto consapevoli attendiamo di inebriarci con i profumi e il naso del più napoletano dei vini o’ Per’ ‘e palummo, per sei espressioni di un ampio territorio. Partendo da Campi Flegrei Piedirosso Cantine dell’Averno 2013, un sorso semplice ed DSC_8147essenziale un giovane vino garbato e spontaneo ; Campi Flegrei Piedirosso La Sibilla 2013, un rosso di gran beva con un’anima giovane ma ruffiana, un sorso dove spicca la sua semplicità prima di un finale caldo e mediterraneo. Campi Flegrei Piedirosso Colle Rotondella Cantine Astroni 2013, un sorso di struttura più ampio e orizzontale per un vino composto e spesso nella sua armonia; Campi Flegrei Piedirosso Vigna delle Volpi Agnanum 2012, un vino definito “simpatico”, un tocco floreale senza dimenticare mineralità e sapidità. Campi Flegrei Piedirosso Contrada Salandra 2011, di naturale espressività mantenendo una buona maturità ed eleganza, un vino di corpo che abbandona gli abiti sbarazzini. Campi Flegrei Piedirosso Vigne di Cigliano 2011, un vino esuberante e curioso con forti sentori speziati e di caffè per una piacevole linearità.

E con sei top player facciamo un in bocca al lupo a Malazè e al suo patron Rosario Mattera per una 10 giorni intensa con Malaze’ 2014 [il programma aggiornato lo trovate su www.malaze.org].

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