Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...eventi aisnapoli

Archivio per la categoria: ‘Succede in Città e Dintorni’

8 le bottiglieDi Lello Cimmino 

Giusto un anno fa partivano le serate INDòvino ed a quell’iniziale gruppo di 20 persone si sono aggiunte via via  tanti altri eno – appassionti,  corsisti AIS e Sommelier diplomati, facendo registrare sempre il tutto esaurito e, dopo un anno, si è anche formato un piacevole gruppo di amici che con un orgoglioso vezzo ci si riconosce  come  “INDòvini”.

La Nona  serata ha avuto come tema “Disciplinati o Indisciplinati” ovvero un viaggio tra i viticoltori ossequiosi dei disciplinari di produzione dettati per legge ed i produttori “indisciplinati”, ossia coloro che derogano ad alcune direttive, ma entrambi, secondo la loro arte, alla ricerca della vera espressione del vino.

Sotto la supervisione del delegato AIS Comuni Vesuviani Franco de Luca veniva versato il primo vino  in blind-test ossia il TERRA 2012 dei VIGNETI MASSA, DOC Colli Tortonesi composto da 90% di barbera, 10% fresia e coratina di 12,5°.

La barbera giovane di Walter Massa il cui nome ‘Terra’ è un omaggio del viticoltore a Gino Veronelli.

Nel bicchiere brilla un rubino con fitta trama, al naso rosa, tabacco e anche ginepro, in bocca  ciliegie mature, con confettura di piccoli frutti rossi; un buon corpo con beva immediata e grande piacevolezza. Molti INDòvini si sono avvicinati riconoscendolo come vino italiano del nord,  ma nessuno lo ha centrato.

Il secondo è stato Les Nourrissons 2010 di Stephane Bernadeau,  blend di chenin blanc  e piccole dosi di petit verdot per 14°di tenore alcolico, il tutto frutto di coltivazione biodinamica da una piccola zona della Loira. Alla vista, nel bicchiere, è di colore giallo dorato con qualche opalescenza. Al naso note sulfuree, arancia caramellata e citronella. In bocca, minerale con spiccata acidità e una piacevole e fresca nota ammandorlata. Un vino con grande struttura e particolare fascino: un indisciplinato ammirevole. Questo vino veniva, con invidiabile precisione, individuato da Paola Licci  che si proponeva prepotentemente al soglio di INDòvino della serata.

Terzo vino: il fiano  La congregazione  2012 di Villa Diamante.  Antoine Gaita, patron ed enologo dell’azienda, con il suo fiano ‘Vigna della congregazione’  è stato da sempre una bandiera del fiano DOCG con valutazioni al top per ogni annata, ma con il suo fiano 2012 l’istrionico enologo, sempre alla ricerca dell’eccellenza, ha dovuto declassare il suo miglior fiano ad IGT accorciando anche il nome per non disorientare il consumatore.

Ebbene si, la commissione assaggio della regione Campania, in prima e seconda sessione non gli ha assegnato la fascetta DOCG per la seguente motivazione ”Anomalie olfattive e gustative”. E’ vero, non ci siamo trovati davanti al classico fiano, ma perché limitarci alle omologazioni e non cercare  le reali potenzialità di questo esaltante vitigno?

Alla vista, giallo carico con riflessi verdolini, al naso erbaceo, foglia di pomodoro fresco, ma anche anice stellato e sentori gessosi.

In bocca, pieno ed elegante con pesca bianca, agrumato di bergamotto e fresche erbe aromatiche. Finale succoso e persistente. Questo fiano, se assomiglia ad un nobile vino francese non deve essere una “anomalia”: è pura potenzialità espressiva. Questo è quello che hanno espresso gli INDòvini all’assaggio ed è anche vero che nessuno ha indovinato il vitigno. Ma unanime è stato il giudizio: per fortuna che c’è Antoine Gaita.

Quarto vino: Monthelie 1er Cru Sur la Velle 2001 dello Château du Monthelie di Eric de Suremain. Splendido pinot noir di 13 anni della Côte-d’Or  e 13°di alcol.

Nel bicchiere un intenso colore granato con unghia aranciata. Al naso effluvi di chiodi di garofano, zenzero, muschio ed erbe balsamiche. In bocca morbido con tannini netti ed eleganti, piacevole sapidità un finale lungo e caldo con una bella persistenza di fragoline di bosco e ribes. Un vero spettacolo.

Il quinto è stato il Chianti Colli Senesi 2012 dell’ Az. Agr. Le Ragnaie, eccellente DOCG di 14°. Nel bicchiere scintilla un limpido rubino. Al naso, violetta secca ed anche susina rossa appassita. In bocca, tannino impalpabile con finale lungo e salino. Eccellente sangiovese coltivato a 607 mt s.l.m. sulle colline del Montalcino che per 7 mt non può pregiarsi dell’appellativo di Brunello di Montalcino,  in quanto il disciplinare impone come limite di coltivazione i 600 mt di altitudine. Stranezze di una rigida burocrazia, che vede comunque rilasciare le fascette di Brunello di Montalcino DOCG ad ambigui prodotti di basso costo  su scaffali di supermercati.

Il sesto in bicchiere è stato il Carmignano DOCG 2009 di Terre a Mano della Fattoria di Bacchereto. Splendido blend biodinamico Triple “A” di sangiovese, canaiolo nero, cabernet sauvignon di 14,5°.

12 Il gruppo INDòviniNel bicchiere rotea un corposo rosso granato di buona intensità. Al naso elegante attacco dolce di piacevole spezziatura,  tabacco ed erbe aromatiche come timo ed eucaliptolo. In bocca, fruttato pieno con  una bella spalla alcolica  e tannino di piacevole presenza. Lunga acidità e finale di pregiata balsamicità di eucaliptolo e di erbe aromatiche come il timo. Ad accompagnare questo intrigante confronto tra “Disciplinati ed Indisciplinati” ci sono stati due break culinari,  dove Raffaella e Stefano Pagliuca ci hanno proposto prima la pizza con i pomodorini del piennolo ed una  profumatissima focaccia con mortadella, a seguire, con il secondo break, mini tortanielli ed una focaccia con scarola, lardo di colonnata e provolone del monaco, esaltante combinazione di eccellenze con richiesta di bis degli INDòvini.

Gran finale con la presentazione del panettone della casa, dove Raffaella e Daniela hanno messo alla prova le loro capacità di lavorare il lievito e  la farina.

Felice esperimento che ha destato piacevole stupore, tale da convincerli ad una produzione natalizia con tanto di prenotazioni. Di sicuro sarà il prodotto più richiesto del Natale. In abbinamento un profumatissimo e brioso Moscato d’Asti di G.D. Vajra.

Come in ogni finale delle serate non potevano mancare  i premiati  che hanno visto come protagoniste due donne: la prima è stata Paola Licci che con estrema chiarezza ha indovinato lo chenin blanc de Les Nourrissons. Bravissima: i suoi recettori non hanno fallito in quanto ben allenati, visto che Paola ha partecipato anche alla serata indetta dall’Ais Napoli sempre all’Enopanetteria  con tema  proprio i diversi aspetti del camaleontico chenin blanc. A lei è andato, con la motivazione dell’esser di una “spanna” in più rispetto agli altri partecipanti,  Spanna Coste di Sesia dell’Az. Nervi. La seconda premiata con una bottiglia di Barbera d’Alba  dell’Az. Fenocchio è stata Valeria De Vito; anche se nel corso della serata  alcuni INDòvini si erano avvicinati, mi ha fatto particolarmente piacere premiare Valeria perché, nonostante la dolce attesa, partecipa assaggiando anche poche gocce di vino pur di non perdersi le piacevoli serate con l’allegra compagnia.

A Valeria ed al futuro papà Fabrizio vanno tutti i migliori auspici dell’intero gruppo di INDòvino.

A proposito, da veri INDòvini, Valeria e Fabrizio non hanno voluto conoscere il sesso del nascituro. In bocca al lupo.

Per la decima ed ultima serata della prima stagione, come da programma, il tema sarà a sorpresa; questa  si terra dopo l’Epifania e nel nuovo anno 2015.

Quindi, occhio alla pagina ufficiale di INDòvino e BUON NATALE a tutti.

 Auguri INDòvini a tutti.

Uno chef MAXI in Galleria

Pubblicato da aisnapoli il 10 - dicembre - 2014Versione PDF

1501042_680163555430984_5270272498473265265_oDi Valeria Vanacore

Da  sempre Gragnano gode di fama mondiale per la pasta che produce, fatta proprio come una volta, con ingredienti poveri e genuini. Ed è proprio qui, nella nuova location de La Galleria, che si sono riuniti due grandi chef, Giulio Coppola, allievo di Antonino Cannavacciuolo nonché chef di casa, e Domenico Iavarone,  chef stellato del Maxi di Capo La Gala di Vico Equense, preparando a quattro mani piatti semplici ma estremamente interessanti.

Si è partiti con entrèe di frittatina di pasta del Pastificio dei Campi e calzoncino fritto di cicoli e ricotta, leggeri e fragranti, per poi passare al sapore avvolgente del gambero rosso crudo su polenta e cialdina di ceci e infine al gusto deciso e persistente della crema di scarola con aringa affumicata e mandorle. Il tutto è stato perfettamente innaffiato da un Salicerchi Costa d’Amalfi Doc 2012 di Raffaele Palma, un rosato dalla spiccata freschezza raccontato magistralmente dall’enologo Vincenzo Mercurio.

10847998_680163945430945_1451974503276985347_nSempre di Raffaele Palma era il Puntacroce Costa d’Amalfi bianco Doc 2012, un blend di falanghina, biancolella, ginestra ed altre varietà locali, agrumato al naso, con note minerali e una buona acidità che ben si sposavano al baccalà spolverato di olive nere su letto di baccalà mantecato, con insalata di rinforzo, scagliette di dattero tostato e crema di cavolfiore alla vaniglia. Abbinamento equilibrato e armonico.

La stessa armonia la si è riscontrata nel Mischiato Potente Pastificio dei Campi, già di per sé una garanzia, in zuppa di pesce, fagioli e crudo di triglia, il tutto rifinito da un giro di extra vergine d’oliva a crudo a coronare un piatto straordinario, sia dal punto di vista organolettico che visivo.

Ci ha convinto meno, a differenza delle altre creazioni dei due chef, la minestrina maritata di pesce con calamaro, gambero crudo e polpettine di merluzzo, dalle note un po’ troppo agrodolci. Sicuramente un piatto molto innovativo, ma troppo distante dalla tradizionale minestra maritata, a base di carne, che noi siamo abituati ad assaporare. In abbinamento, Montecorvo Costa d’Amalfi rosso Doc 2012, uvaggio di piedirosso, aglianico e tintore, di buona struttura e dalla notevole persistenza gusto-olfattiva.

10830502_680164565430883_2785445481062519431_oPrima delle coccole finali, ci è stato servito un graditissimo pre-dessert: millerighe Pastificio dei Campi con soffritto e crostini di pane croccante, il colpo di grazia!

Hanno chiuso l’ottima cena una  delicatissima bruschetta di pasta sfoglia con crema, polvere di pistacchio e fragoline di bosco, cornettini e capresine, e piccole coccole natalizie. E dopo tutte queste bontà, non può non essere un Buon Natale!

Casa Lerario a Melizzano

Pubblicato da aisnapoli il 8 - dicembre - 2014Versione PDF

20141206_134233Di Stefania Zona

Melizzano è una piccola oasi nascosta nel parco nazionale del Taburno. Immersa nel verde e nel silenzio di questo luogo incantato, si trova “Casa Lerario” una piccola farm house a gestione familiare, che cerca di valorizzare il territorio in cui è inserita grazie ad un’idea semplice: produrre in proprio tutto quello che sarà poi utilizzato in cucina. “Cerco di portare in tavola prodotti che siano veramente nostri e a km zero” spiega Pietro Lerario, proprietario della struttura, prima di elencare la sua vasta gamma di prodotti, che vanno dall’olio (1500 ulivi di diversi tipi) al vino (prodotto da uve aglianico con una percentuale di piedirosso e lambrusco), passando per i pomodori corbarini, patate, carne di allevamenti di maialino nero casertano e di marchigiana, per finire con l’acqua di sorgente del Taburno.

20141206_132205Produciamo tutto in piccole quantità, per mantenere alto il livello qualitativo di tutti i prodotti” conclude il padrone di casa.

All’interno di questa splendida cornice, sabato 6 dicembre è stato presentato un nuovo ciclo di eventi enogastronomici chiamato “8rto x 4uattro”, che si terrà proprio nell’agriturismo e avrà come oggetto principale la loro speciale produzione.

Gli incontri, ideati in collaborazione con i giornalisti Laura Gambacorta e Giampiero Prozzo ( de Il Cucchiaio d’argento ), vedranno protagonisti quattro chef campani, che si cimenteranno in diverse interpretazioni dei prodotti di Casa Lerario, dando vita ad esperimenti gastronomici assolutamente da non perdere.

Si comincerà il 31 gennaio 2015 con la cucina dello chef Peppe Guida ( Nonna Rosa – Vico Equense ), seguito dai colleghi Eduardo Estatico ( JK Place – Capri ) e Mirko Balzano ( Pietramare – Isola di Caporizzuto ) a marzo e si concluderà con Cristian Torsiello ( Osteria Arbustico – Valva ) ad aprile.

20141206_115101Partner degli eventi sarà “Fattoria La Rivolta” che fornirà i vini in abbinamento ai piatti.

Per l’occasione la famiglia Lerario ha offerto un pranzo con suoi prodotti di stagione, come zucca e castagne, agli chef coinvolti e alla stampa, dando così anche prova di una delle loro caratteristiche migliori: l’ospitalità. “Abbiamo voluto inserire nel nome la parola casa perché vogliamo trattare i nostri clienti come se fossero dei nostri parenti e metterli a proprio agio” afferma la moglie di Pietro ed è davvero evidente che tutta la struttura sia improntata sul concetto di accoglienza e calore.

L’agriturismo è inoltre dotato di alcuni mini appartamenti in cui è possibile soggiornare, magari per godersi un po’ la natura o visitare il Castello Caracciolo che si trova nei pressi della struttura, un edificio del XVI secolo ancora completamente arredato e che conserva al suo interno arazzi e tele del ’600, ceramiche di S. Lorenzello e Cerreto Sannita, collezioni di armi e tanto altro ancora.

Insomma quattro cene da non perdere anche per cogliere l’occasione di scoprire nuovi posti della nostra meravigliosa regione e tutto ciò che ha da offrire. Ne vedremo delle belle. Save the date!

Il Quartum Store scopre una piccola grande “Femmena”

Pubblicato da aisnapoli il 6 - dicembre - 2014Versione PDF

DSCN4443Di Mauro Illiano

Innovare è rinomatamente un’impresa tra le più ardue. L’arte di destrutturare e ridonare uno scheletro ad una invenzione è sicuramente una dote rara, tanto più quando quell’invenzione ha lasciato dietro di sé solo cori di giubilo. Ma se una via c’è ancora da percorrere, se uno stimolo è ancora lì pronto a scuotere l’anima di chi dona sé stesso ai fornelli, se un’occasione di gloria è ancora offerta a coloro che, giunti a un certo punto della loro vita preferirono accantonare bambole e biciclette per impalmare manici di pentola e interrogare l’oracolo che in essi viveva, per capire quale fosse il loro destino, ebbene questa risiede proprio in quel tentativo di secolarizzazione dei grandi classici della cucina.

DSCN4420Un’opera, questa, che non può avere una mano qualsiasi, ed altrettanto scelto deve essere il parterre al quale tale innovazione viene proposta. Ecco perché Imma Gargiulo, chef del ristorante sorrentino Femmena, finalista della prima edizione di Masterchef, nonché volto di Alice TV con il programma Conserve di Casa, Venerdì 5 Dicembre 2014, ha scelto il Quartum Store – oramai rinomato antro del gusto in terra flegrea, grazie alle innumerevoli occasioni di crescita gastronomica offerte ai frequentatori gourmand più attenti – per esibire le proprie capacità culinarie. Ed ecco perché la sua opera è stata abbinata all’arte di un altro finissimo interprete della gastronomia campana, il Maestro Pasticciere Mennella, che ha dato sfoggio delle sue variazioni di Panettone, senz’altro questa un’opera di altrettanta rivoluzione geografico-gastronomica.

L’evento, sagacemente intitolato “Una Femmena in cantina”,  ha avuto il dono della regia di Laura Gambacorta, abitante prima del Gotha della comunicazione campana, che da tempo assiste la Famiglia Di Criscio nella promozione e nella realizzazione degli eventi al Quartum Store.

DSCN4431Venendo alla realtà nel piatto, in mostra è andata una interessantissima dicotomia, ovvero una brillante scissione didascalico-sensoriale in grado di suscitare la curiosità di tutti i presenti. I piatti, nominati con voci elementari, hanno assunto in realtà le sembianza di vere opere d’arte, figlie di un profondo studio ed una visibile esercitazione pregressa. Così alla voce Kit è corrisposto al piatto una triade di Olio, pane e mela, mentre la Mucca Clotilde si è presentata con un lungo Crackers immerso in un barattolo su cui era adagiata una caciottina in compagnia di puntarelle ed un baffo di liquirizia. Procedendo è poi giunta Cicerenella, vale a dire delle Sfere di cicerchie con chutney di papaccelle, slices di avocado ed erbe amare. Poi, si sono presentati a tavola i Fagioli al cubo, una creazione che la Chef ha descritto come Pasta e fagioli (ordinaria) con Pasta e fagioli (essiccata). Il secondo piatto è stato interpretato da Il cortile, tradotto in Maiale al latte Nobile con verdure glassate, fave, cavolo viola e ceci neri. A chiudere questa superba sequenza di piatti i Panettoni della rinomata pasticceria Mennella.

Tra un piatto e l’altro, un calibrato abbinamento enologico ha offerto ai presenti l’opportunità di degustare due vini della famiglia Di Criscio, il collaudatissimo Asprinio brut V.S.Q. Quartum ed il vigoroso Campania Aglianico Igt Barrique Quartum, partner ideali a completare le emozioni al palato. L’ultima nota di gusto è stata quella dell’ Amaro Vivese, prezioso elisir perfettamente in grado di esaltare le note agrodolci dei Panettoni del maestro Mennella.

Durante l’evento ho rivolto alcune domande alla Chef Imma Gargiulo, ecco il resoconto:

-       Cosa significa reinventare un classico della cucina?

In realtà credo che nei miei piatti la tradizione permanga. Le mie idee, diversamente da ciò che si può credere, nascono così come escono al piatto. Non ricerco colpi a effetto, ed anzi, nella mia cucina la tradizione, in un certo qual senso, si può dire che diventa ingrediente stesso.

-       Qual è il momento in cui uno Chef si rende conto che una sua idea ha funzionato?

Il vero momento di successo vi è quando il piatto ritorna vuoto in cucina. Quando quella “scarpetta educata” prende a esistere a tavola, allora capisco che l’obiettivo è stato raggiunto.

-       Lei, dopo il trampolino di Masterchef, ha fatto strada, dimostrando di avere la stoffa per andare avanti. Oggi, dopo tutto questo, cosa sente di dover ancora raggiungere?

Mi sento come una passeggiatrice in una maratona… Diciamo che tra le tante cose che sento di dover e voler fare ancora, quella più immediata è lavorare con un Team in totale simbiosi, costruire una squadra con la quale confrontarmi e creare nuove suggestioni.

10407298_728857080528725_4577193828670167576_n100 aziende vinicole da tutta Italia e i panettoni del sole dei maestri pasticcieri campani

Martedì 2 dicembre ore 17 > 22.30

Martedì 2 dicembre, dalle ore 17.00, il Grand Hotel Excelsior di Napoli aprirà le porte alla tradizionale Anteprima di Vitignoitalia: cento aziende vitivinicole provenienti da tutta Italia presenteranno ad operatori ed eno appassionati le proprie produzioni nell’elegante Salone degli Specchi. I vini in degustazione, presentati dagli stessi produttori e dai sommelier, saranno più di cinquecento: nei calici vini altoatesini, toscani, veneti, marchigiani, campani e siciliani. La serata inaugura ufficialmente i lavori per la realizzazionedell’XI edizione di Vitignoitalia, il Salone dei Vini e dei Territori Vitivinicoli Italiani che si svolgerà dal 24 al 26 maggio 2015 nel trecentesco Castel dell’Ovo di Napoli con il patrocinio di Regione Campania, Comune di Napoli e Unioncamere Campania e ITA Italian Trade Agency. Il programma è ricco ed interessante con assaggi di prodotti tipici e degustazioni.

Ad arricchire l’offerta della serata ci saranno alcune eccellenze gastronomiche della Campania e italiane: un’intera sala dello storico hotel Excelsior sarà infatti dedicata al food di qualità in perfetto abbinamento con i vini in degustazione.

Inoltre, aspettando il Natale, uno spazio sarà riservato alla degustazione dei migliori panettoni artigianali dei maestri pasticcieri della Campania raccontati nel libro I Panettoni del Sole di Donatella Bernabò Silorata edito da Malvarosa edizioni, perfetto connubio con i passiti in esposizione.

Su prenotazione e a numero limitato ci sarà alle 17 l’appuntamento con la storica azienda ‘E Curti di Sant’Anastasia. Per la prima volta a Napoli in degustazione i cru di Nucillo ‘E Curti 2014: Vesuvio, Positano, Cilento, Alto Casertano e  Taurasi. Insieme al nucillo ‘E Curti sarà offerta la prima produzione del panettone artigianale di Rita Martino per Casa Santini.

 

Grand Hotel Excelsior, Via Partenope – Napoli

www.vitignoitalia.it – tel. 081 4104533

Orari: dalle 17,00 alle 22,30

Ticket di ingresso comprensivo di calice da degustazione: 15,00 euro.

Per i soci AIS in regola con la posizione associativa che presenteranno il tesserino o ricevuta di pagamento anno 2014: 10,00 euro

La Notizia di Enzo Coccia presenta “i piatti”!

Pubblicato da aisnapoli il 28 - novembre - 2014Versione PDF

la notiziaDi Stefania Zona

“ Se eliminiamo il gioco dalla nostra vita diventiamo vecchi. Giocare ci fa sentire giovani.” Esordisce così Enzo Coccia alla presentazione dei suoi nuovi “piatti” tenutasi lo scorso lunedì 24 novembre nella storica sede di Pizzaria La Notizia.

La serata è una grande festa in stile napoletano impostata quasi come un percorso di un gioco di società. Si inizia con la proiezione del video creato in collaborazione con Carlo Licenziato, video che ha fatto da veicolo sul web, quasi come fosse un teaser, nei giorni precedenti l’evento, grazie al lavoro del digital strategist di Enzo Coccia, il prof. Guido Fusco, che ne cura l’immagine online.

“ Quello che ha ispirato il mio gioco è il nostro modo di essere napoletani e di vivere la nostra napoletanità” continua l’istrionico pizzaiolo, “Noi siamo detentori di una grande tradizione e di una grande cultura di cui dobbiamo essere fieri e che dobbiamo professare come un credo.”

L’ispirazione, come lo stesso Enzo ci spiega, è venuta guardando la collezione Farnese al museo di Capodimonte: se i re di Napoli mangiavano in piatti finemente decorati, perché non riservare lo stesso privilegio a clienti e amici della pizzeria? Così facendo è possibile trovarsi davanti non uno, ma ben due pezzi di storia napoletana: la pizza e il piatto.

“Enzo ha avuto questa splendida idea, dopodiché ha commissionato la creazione dei piatti all’azienda Casolaro, leader nel settore hotellerie” chiarisce la giornalista e organizzatrice dell’evento Laura Gambacorta, “ è stato un lungo e duro lavoro di squadra” ci tiene a sottolineare il padrone di casa, sono stati creati dei piatti appositi su cui poter stampare i disegni degli autori Simone Prisco e Germano Massenzio.

la notizia 8I piatti sono sei e ognuno rappresenta i simboli della napoletanità tradizionale, come ad esempio il gioco, la musica, la superstizione, il caffè. Ci vengono svelati poco alla volta nel corso della serata, perché inizialmente nascosti dalle squisite pizze (a partire dal rotolino ai quattro formaggi, un secondo giro di pizze casuali ispirato alle estrazioni della tombola e una terza prosciutto, rucola e sfere di olio piccante) e intervallati da una scaletta musicale a tema eseguita live dagli artisti Enzo e Floriana.

Insieme ai piatti si tiene anche il battesimo della nuova creatura di Enzo Il sole nel piatto, fatto con pomodorino giallo del piennolo, uno dei prodotti campani più antichi, e alici del Cantabrico che come esclama egli stesso sono “eccezionali proprio!”. L’idea è ispirata ad un’opera teatrale La gatta Cenerentola di Roberto De Simone, che a sua volta è tratta dalla fiaba Lo Cunto de li Cunti del 1634 di Gianbattista Basile, insomma va a scavare proprio nelle radici più profonde della storia di Napoli.

Come la gatta Cenerentola, la pizza Sole nel piatto è davvero una favola!

Il tutto è accompagnato dai vini della cantina Iovine di Pimonte, della quale erano presenti Raffaele e Aniello, quest’ultimo ci spiega che “l’idea per questa sera era quello di bere Gragnano in modi diversi, di berlo in modo semplice, perché storicamente non è solo un vino rosso e le sue declinazioni bianco e rosato si abbinano molto bene alla nostra cucina.”

Infine per concludere dolcemente la serata viene servito lo spumone della premiata gelateria di Vico Equense Gabriele e un immancabile caffè.

Complimenti ad Enzo Coccia per il suo lavoro, che porta in alto il nome di Napoli, riuscendo ad unire, in una sinergia quasi magica, tradizione e innovazione.
Foto di Luigi Savino

S.A.R Carlo di Borbone beve campano

Pubblicato da aisnapoli il 27 - novembre - 2014Versione PDF

10698463_10205297345659256_8455655261643435395_nDi Roberta Porciello In una location ricca di suggestioni borboniche, immersi tra i volti dei reali e con lo stemma del casato sempre presente, l’Associazione Italiana Sommelier di Napoli era in prima linea per allietare S.A.R., il Principe Carlo di Borbone, erede delle Due Sicilie e Duca di Castro e Capo della Real Casa, presso l’Archivio Storico di Via Morghen del patron Luca Iannuzzi. Un brindisi dal profumo campano che Sua Maestà Carlo di Borbone ha apprezzato particolarmente come del resto i suoi antenati…Ed è infatti proprio durante il periodo dei gigli borbonici che venne valorizzata e apprezzata la varietà, tutta campana, del Pallagrello Bianco, che aveva una posizione di rilievo nella “vigna del Ventaglio”di San Leucio, frutto della volontà lungimirante di Re Ferdinando IV di Borbone e realizzata da Vanvitelli con un impianto a semicerchio con nove raggi e dieci settori nei quali furono allocate dieci pregiate varietà di uva del Regno delle Due Sicilie, tra cui il Piedimonte bianco, ovvero il nostro Pallagrello. 10402688_10205297352259421_1541002251940116501_n-2Non potevamo che portare all’attenzione di Sua Maestà un top wine campano, degno erede proprio di quella vigna del Ventaglio: Le Sèrole 2012 di Terre del Principe, un vino ambizioso e ricco di carattere, che ci regala un sorso pieno e convincente; al naso colpisce per l’albicocca matura e i fiori d’acacia con una sottile vena tostata, e in bocca si manifesta tutta la sinergia tra la nota fresca e agrumata con un velo di speziatura per una perfetta amalgama. In abbinamento un buffet di finger food, in cui spiccavano lo stracotto e la genovese di bufala (selezione Buffalo Beef) preparati dallo chef Angelo Caputo de La Campagnola di Cancello Ed Arnone (Ce), il tutto allestito dallo staff del patron Luca Iannuzzi che è stato investito per l’occasione della medaglia d’argento di benemerenza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Si susseguono al cospetto del principe tutta la nobiltà napoletana con tanti doni e anche l’AIS Napoli non è certo da meno, dopo aver donato al principe l’anno precedente, il tastevin onorario dell’associazione, quest’anno un altro ricordo “godurioso” della Campania da bere, una magnum di Ambruco di Pallagrello Nero di Terre del Principe, particolarmente apprezzato dal reale e dal suo segretario. Non ci resta che dire Viva ‘o Rre!…che beve Pallagrello! P.s. Chi l’avrebbe mai detto che avrei partecipato a un banchetto reale?

Primo Meeting del Vino Campano

Pubblicato da aisnapoli il 26 - novembre - 2014Versione PDF

10422223_10205179064947413_3618042257709739292_nDi Stefania Zona
Grande successo per la prima edizione del Meeting del vino campano, tenutasi a Castellamare di Stabia il 23/24 novembre scorso, che ha visto la partecipazione di numerosi eno-appassionati e operatori del settore enogastronomico.
“Castellamare aveva bisogno di essere rivalutata come sede per eventi di questo tipo, oltre che essere una splendida cornice è anche un punto di snodo che congiunge la penisola sorrentina e Napoli.” spiega Emanuele Izzo, neo delegato AIS penisola sorrentina, il quale ha collaborato, coadiuvato anche dalla presidente AIS Campania Nicoletta Gargiulo, con Stefano Fontanella ed Elisabetta De Caro di Comunicazione ed eventi alla realizzazione della kermesse.
Circa quaranta le aziende presenti, passando da grandi certezze come Feudi di San Gregorio a piccole ed emergenti cantine come Fontanarosa.
L’obiettivo della manifestazione era la valorizzazione delle varietà di realtà e identità della cultura enologica della nostra regione e a parer mio è stato raggiunto pienamente: i partecipanti infatti avevano la possibilità di fare un viaggio nel bicchiere attraverso i territori campani che, seppure poco distanti fra loro, sono profondamente diversi.
Tra le esperienze più interessanti in degustazione c’è sicuramente Oi Nì, fiano di Tenuta Scuotto che regala emozioni e suggestioni a ogni assaggio, il greco di Cantina dell’Angelo, perfetta istantanea “minerale” del territorio di Tufo con il suo sottosuolo ricco di zolfo (didattico e affascinante poter toccare con mano alcuni campioni di roccia) e il fiano di Cantina del Barone, naso sottile e bocca elegante.
Da segnalare anche casi curiosi e un po’ fuori dal coro come Sfiz and soda, un wine mixed a base di Gragnano, soda e pesca, proposto da Il Poggio delle Baccanti, e il vino liquoroso Don Fa’ di De Beaumont, un rosso particolare ottenuto da uve Aglianico e Barbera che, dopo la vinificazione, viene aromatizzato con le foglie di una varietà di amarene reperibili solo in terra d’Irpinia.
Il primo meeting del vino campano si è rivelato un evento piacevole e interessante, che speriamo sia destinato a ripetersi nel tempo e perché no magari ampliato.

In bocca al lupo!

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 20 dic 2014 al 20 dic 2014 alle ore:21:00

      20 Dicembre, Champagne NO LIMITS con Laurent-Perrier e tombolata da Cru..do Rè e Ais Napoli

      Mancano: 1 giorno e 09:18 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
  • Video

    Tags