Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio per la categoria: ‘Succede in Città e Dintorni’

The Nebbiolo Brothers all’Enopanetteria

Pubblicato da aisnapoli il 22 - aprile - 2015Versione PDF

11156888_794045753977824_1066845471_nDi Gennaro Miele
Langhe è parola che evoca una cultura del vino intrisa di fascino, quella dell’uva Nebbiolo espressa con eleganza e differenti stili da eroici produttori i cui gesti e pensieri si perdono tra le colline, alla stregua dello stesso paesaggio avvolto dall’oblio della nebbia.
Quei luoghi e quelle sensazioni non fanno ancora parte della mia diretta esperienza, ma la loro emozione è stata portata nel lontano sud da Tommaso Luongo e Franco De Luca, anfitrioni della serata ‘’Nebbiolo Brothers’’ , due semplici parole a sintesi perfetta del senso della serata.
Il luogo dell’evento, è stata l’Enopanetteria di Stefano Pagliuca, personaggio che mai manca nell’entrare nelle simpatie di ogni cliente di cui diviene poi amico ed affezionato frequentatore, in questo luogo d’eccellenza mai manca il rituale aperitivo con irresistibili pizze, elaborate dalle abili mani di Raffaella Verde, donna energica che profonde nelle sue preparazioni un amore senza pari.
11116037_794046190644447_2063176712_nUn silenzio attento è stato la cornice alle accorate descrizioni di storie e luoghi fatte da Franco, che sulla scia delle diapositive ci ha trasportato in un itinerario di aromi e sapori che hanno illustrato nei diversi assaggi che hanno seguito, la capacità del Nebbiolo di cambiare in base al clima ed ai terreni, esprimendosi ora snello ora con maggior spessore, tra aromi di arancia sanguinella e china, un viaggio di sensazioni che ha portato la nostra esperienza virtuale in piccole città come Carema, definita dal Delegato dei paesi Vesuviani, ‘’non un paese ma una poesia’’.
Tra Gattinara, Barbaresco e Barolo difficile poter dire quale che sia il nettare che di più ha affascinato gli astanti, diversi calici come mai uguali sono le intime richieste che ogniuno pone ad un vino, che in fondo, al di là di chimica e business, è necessario che rimanga un delicato mistero, un po’ come il paesaggio dell’ultima foto, icona sommersa dall’immateriale nebbia.

Il miglior pescato del giorno sbarca al TUNA di Bacoli…

Pubblicato da aisnapoli il 19 - aprile - 2015Versione PDF

DSCN5502Di Mauro Illiano
Più forti della sorte e della cabala, i “terribili” ragazzi del Tuna Restaurant, Venerdi 17 Aprile 2015 hanno dato piena conferma delle sensazioni destate nelle loro precedenti performances. L’occasione per sorprendere ancora si è materializzata durante il secondo appuntamento del ciclo di eventi creato dalla giornalista Laura Gambacorta, denominato “Fronte del P…orto”.
Sulla tavola tantissimo Mare, interpretato nel modo più puro e rappresentato dalla sua più vivida natura, ma anche Orto per l’appunto, presente al piatto con delle vere e proprie leccornie appena colte dal piccolo appezzamento di famiglia.
Così si è divertito Giulio Radice, resident Chef del piccolo magico ristorante Tuna, sfumando, mescolando, abbinando e sperimentando innumerevoli combinazioni di pescato e raccolto del giorno, ed il risultato del suo lavoro si è colto al naso come al palato con indiscutibile soddisfazione.
L’estroso chef si è presentato con una fitta combinazione di antipasti, composta da favette con pancetta di tonno, baccalà in pastella di asparagi, polpo alla piastra con carciofini saltati in padella, tartare di tonno e piselli, gambero crudo con pinzimonio di verdura, seppioline con crema di piselli e mandorle in scaglie, pescato del giorno su pietra lavica, carciofo ripieno di alici di Cetara…. una serie di coccole di mare in grado di raccontare benissimo le tante risorse del golfo flegreo.
E’ giunto in tavola poi il primo piatto, ricetta segreta dello Chef a incuriosire tutti i presenti, prelibatezza rara. Il secondo ha assunto le DSCN5514sembianze del Pesce spatola su un letto di patata schiacciata. Dolce il finale, rappresentato da una panna rappresa al limone sovrastata da una freschissima lingua di fragola.
A completare il matrimonio gastronomico sono giunti al calice due vini dell’Azienda vitivinicola Di Criscio, ovvero l’Asprinio Spumante brut V.S.Q. Quartum e la Falanghina Campi Flegrei Doc 2013 Quartum.
Come in un gioco di specchi, le dimensioni al Tuna stanno cambiando, il piccolo si sta facendo grande, la grinta iniziale è ora supportata da una maggiore consapevolezza di sé, ed il futuro non può che sorridere a questi ragazzi.
Durante la serata ho rivolto alcune domande ad Alessandro Costigliola, proprietario del Tuna Restaurant, ecco il resoconto:
Per la seconda volta ti chiedo, cos’è il Tuna?
E’ la mia passione per la ristorazione e per il mare. Un’opportunità per mettermi alla prova, per essere in prima linea, assumendomi le responsabilità del risultato finale.
Come fa oggi un ristorante da piccoli numeri ed alta qualità a sopravvivere?
Bisogna scordarsi l’idea di arricchirsi. Poi bisogna sentire il locale come un prolungamento di sé stessi, sentirsi parte del proprio ristorante. Per sopravvivere bisogna essere autoritari ma anche parte di una squadra, lavorare con umiltà, sapendo attendere ed accontentandosi dei guadagni.
Quale è il piatto più rappresentativo del Tuna?
Oggi ti dico la combinazione di antipasti. Credo sia l’anima del locale, il tratto distintivo. Con gli antipasti interpretiamo il mare in molte delle sue forme, riuscendo a far assaggiare tutto quanto di fresco esso ha da offrire giorno per giorno. Si, gli antipasti sono la firma del Tuna.

InvitoFerrara febbraio

Elena Fucci: “Un tuffo nel cuore”

Pubblicato da aisnapoli il 8 - aprile - 2015Versione PDF

10408160_669185269860449_8117563662677795211_nDi Giuseppe Rea
La riconosciuta qualità dei vini lucani si accompagna da molti anni alla volontà e alla diversità di sapori e di zone di produzione, prodotti di eccellenza che rispecchiano il territorio in un inscindibile connubio.
Una diversità legata soprattutto all’Aglianico, quello del Vulture, che frazionata nei calici verrà sicuramente raccolta e valorizzata.
Un antico vulcano spento, il monte Vulture e la presenza di numerose sorgenti d’acqua, conferiscono a questa parte della Basilicata settentrionale, un paesaggio dalle caratteristiche uniche e dalle risorse agro-ambientali di grande pregio.
La conformazione vulcanica del terreno, ricca di potassio, procura condizioni ottimali per la coltivazione della vite; qui, si coltiva il vitigno autoctono della Basilicata e si produce una delle eccellenze enologiche italiane: l’Aglianico del Vulture, (DOCG dal 2010).

Elena FucciSiamo in una bella e luminosa sala del rinomato ristorante “Gianni al Vesuvio” in compagnia di Franco De Luca, delegato A.I.S. Comuni Vesuviani e di Nicoletta Gargiulo, presidente A.I.S. Campania per incontrare la bellissima produttrice Elena Fucci, che, con i suoi occhi a mandorla, frangetta alla francese e lingua sciolta si racconta…
Si, si racconta, perchè i suoi vini sono il racconto della sua vita, della sua giovinezza e del suo amore per la famiglia e per la sua terra, ma soprattutto, sono il riverbero delle sue scelte determinate da una volontà che l’amore pulsante per la propria terra rende in grado di travalicare ogni ostacolo.
Una storia breve e semplice che nasce nell’anno 2000, quando i vecchi vigneti di famiglia di Barile a 700 mt. s.l.m. sono sul punto di essere messi in vendita, sotto lo sguardo consapevole dei diretti proprietari, ma non sicuramente di Elena e del suo anziano nonno, il “vigneron” di famiglia.verticale di Titolo
La famiglia Fucci, tanto per intenderci, coltiva uva e produce vino, dal dopoguerra, vendendo vino a molte ditte del Settentrione; in questo quadro di perpetua attesa, il cuore di Elena diventa il trampolino di lancio per far decollare la propria terra ed il proprio vino in una dimensione legittima e sicuramente più giusta.
È un momento determinante, Elena si oppone, decide di non vendere i terreni di famiglia e si propone come interprete di un sogno che le appartiene “naturalmente”; terminato il Liceo Scientifico, si iscrive alla Facoltà di Enologia a Pisa, dove si laurea portando alla luce le potenzialità del suo specifico “terroir”.
Franco De luca con i sommelier vesuvianiIl terreno vulcanico, strutturato in sequenza delle varie eruzioni e costituito da strati di lapilli, lave sedimentate e ceneri, differenziano questa parte di territorio, in una maniera unica;  inoltre, la bassa resa per ettaro ed il sesto d’impianto serrato (eredità del nonno), determinano e innescano una significativa competizione radicale; in ragione di queste condizioni il terreno, restituisce in termini di qualità, la corrispettiva sofferenza della vigna e dei sacrifici dell’uomo.
I vini di Elena Fucci, non sono esperimenti, ma esperienze sul campo, pertanto non sono ripetibili anno per anno, sono franchi, e belli proprio come lei!

Tasting:

TITOLO 2012
Luminosa veste rubino, con forte concentrazione alcolica e glicerica. Dona sensazioni floreali e di vigorosi frutti rossi con leggeri ma puntuali profumi di pepe nero che coronano un finale balsamico. Giovane e “mai domo” si nasconde malizioso, riservando per sè, un futuro legato all’eleganza!

TITOLO 2011

Muscoloso (16 % Alc.). Si muove con consistenza, evidenziando una notevole estrazione di materia colorante. Naso esuberante, con fiori e frutta rossa in piena maturità che giustificano il prorompente slancio olfattivo. Ritorni di cioccolato fondente, caffè e china avvolgono con generosità il palato, regalando a ogni sorso gratificazione, piacere ed energia!

TITOLO 2010

Si presenta più scarno dal punto di vista cromatico, con tonalità che virano al granato e lievi profumi di sottobosco e muschio; in bocca è agile e fresco, un passepartout negli abbinamenti, nato prematuramente!

TITOLO 2009

Trama larga e dal timbro aranciato, in roteazione svolge con sicurezza il suo vortice. La massa è importante anche se appare un po’ timida al momento, con nuance di frutta rossa appassita e di confettura di more su un sottofondo di tabacco. In bocca le papille gustative sono sollecitate da una giusta sapidità che domina il finale.

Osservazioni a margine dell’evento “ Incontri ortogonali” del 02 03 2015, a cura di Franco De Luca, Delegazione Comuni Vesuviani.

DSCN5391Di Mauro Illiano

E’ il Paradiso in terra. E’ un luogo senza tempo, immerso a primavera nel verde trifoglio, mutuato da una tonalità che d’inverno volge in una sfumatura felce, passando per il più mite verde veronese. E’ una locanda arroccata in un angolo di terra altrimenti sconosciuto. E’ il punto d’incontro tra il materiale e il surreale, adagiato ai piedi delle rigogliose colline del Taburno eppure circondato da giardini in cui, prospera e benevola, la madre terra offre dal suo orto prodotti di inestimabile valore. Sto parlando dell’incantevole Maison Casa Lerario, idea e vanto dell’omonima famiglia. Residenza privata un tempo, agriturismo e sede di grandi eventi oggigiorno, passerella per grandissimi Chef nel ciclo di eventi denominato “8rto per 4uattro”, firmato dagli abilissimi giornalisti enogastronomici Laura Gambacorta e Giampiero Prozzo. Il ciclo, che oramai è giunto al suo terzo appuntamento, ha visto, Sabato 28 Marzo 2015, quale mirabile interprete, lo Chef Mirko Balzano, (reduce dell’esperienza ai fornelli del ristorante Pietramare di Isola Capo Rizzuto), che ha emozionato i presenti con preparazioni originali, giunte a braccetto con gli altrettanto celebri vini dell’azienda Fattoria La Rivolta 1812, di Torrecuso (Bn).

DSCN5379Seguendo il fil rouge dei suoi predecessori, il giovane Chef Balzano si è espresso attraverso l’interpretazione dei prodotti raccolti esattamente nei campi circostanti Casa Lerario, dando vita, in tal modo, ad una vivificazione in forma di piatto della natura appena sbocciata.

In sequenza sono giunti a tavola: “La mia bruschetta”, ovvero spugna essiccata di pomodoro, aglio, origano e basilico con fonduta di pecorino di Casa Lerario, piatto che potremmo definire sinfonico, considerato l’assoluto equilibrio di sapori delle sue componenti; “Arriva l’uovo nero”, accelerata di gusto consistente in un uovo ruspante su cipolla arrostita con su adagiate scaglie di tartufo nero e strisce di manzo fritte; “Risotto x quattro”, bellissimo assemblaggio di riso, mortadella Re Norcino, verza e caciotta di marchigiana allo stato brado; “Cavolo a merenda”, creazione a base di maiale nero casertano con patate senapate, papaccelle e ziti spezzati Pastificio dei Campi ripiene di cavolfiori, limpidissimo esempio di rivisitazione di elementi in partenza poveri ed in arrivo nobili. In fine, il dessert ha assunto le sembianze di un tris composto da cioccolato, arachidi e clementina tardiva, sollazzo per lingua e palato, degna ultima nota di un pranzo memorabile. L’entusiasmo dei presenti è stato raggiunto anche grazie a ciò che i calici hanno potuto ospitare, vale a dire la Falanghina del Sannio sottozona Taburno Doc 2013, bianco di corpo con percepibilissimi sentori di mela e pera, l’originalissimo Mongolfiere a S. Bruno Aglianico del Taburno Rosato Docg 2013, elegante quanto possente, cestino di frutti rossi al DSCN5408naso e trionfo di freschezza ed acidità al palato, nonché il Piedirosso Taburno Sannio Dop 2013, tutti firmati Fattoria La Rivolta 1812. Ultimo dono ai presenti, l’elisir di Casa Lerario, ovvero un liquore a base di peperoncino e zenzero servito in minuscoli vasi di cioccolato.

A quanto pare un altro Pietro, oltre l’apostolo, possiede delle importanti chiavi, anch’egli le ha avute in dono dall’alto, ed anch’egli è la persona adatta per portarne il fardello. Solo in un dato differisce il regno in cui egli dimora da quello celeste: le sue porte sono aperte a tutti, e, soprattutto, non bisogna attendere un’intera vita per farvi visita…

Casa Lerario è uno di quei posti “da visitare”, su ciò sono pronto a giurare.

Durante l’evento ho avuto modo di intervistare una delle interpreti di Casa Lerario, la sig.ra Tatiana Lerario, madre Pietro Lerario. Ecco il resoconto:

  1. 1.    Se dovesse descrivere la cucina di Casa Lerario, come la descriverebbe?

Senza dubbio tradizionale. Una tradizione figlia della mia duplice anima, toscana per la mia infanzia, campana per il prosieguo della mia vita. La mia, è una cucina che richiama quella di casa, che si basa su ricette semplici, ma che ovviamente si adegua alle nuove conoscenze della gastronomia. Provare per credere….

  1. 2.    Qual è la dote che, a suo modo di vedere, un giovane che si approccia alla cucina deve assolutamente possedere per poter andare avanti?

Ce ne sono tante. Tuttavia, umiltà, pazienza e capacità di ascolto ritengo siano veramente indispensabili. Dall’unione di queste tre doti, insieme alla dedizione che un giovane riesce ad avere nel momento in cui entra in cucina, ritengo sia realmente possibile intravedere quanta strada egli percorrerà.

  1. 3.    Di tutti gli squisiti ingredienti di vostra produzione, quali sono quelli a cui lei è più legata e perché?

Direi l’olio ed il vino. Il motivo è ben spiegato; ricordo come fosse ieri quelle piante in che condizione versavano quando le rilevammo. Ritengo che il lavoro fatto su di esse sia paragonabile ad un vero e proprio salvataggio. Vedere i risultati che si riescono ad ottenere oggi da quelle stesse piante è una soddisfazione immensa, poiché è come poter ritrovare quelle stesse coccole che abbiamo dato alla natura, nel proprio piatto o nel proprio bicchiere.

GranGusto del Mare

Pubblicato da aisnapoli il 30 - marzo - 2015Versione PDF

Di Gennaro Miele
Il profumo salmastro che sale dal mare è filtrato dal porto e cade su Via Nuova Marina surrealmente silenziosa, attraversata dai tram delle ultime corse. Finestre di palazzi e uffici della strada sono nascosti 11072644_782991765083223_1190790427_nda una linea di penombra spezzata dalle luci di GranGusto, progetto gastronomico tutto napoletano, nato come scommessa e cresciuta come vittoria di proposte enogastronomiche d’eccellenza.

È la serata dal titolo ‘’A Cena Con il Mare’’ con un menù realizzato per l’occasione dal giovane e talentuoso chef resident Giovanni Vanacore, viso pulito ed un modo sincero di raccontare il suo lavoro, passione nata dall’osservare i gesti dei genitori in cucina, gesti divenuti poi passi che lo hanno portato a ricche esperienze lontano da casa, un giro d’anima gastronomica che si sintetizza adesso qui, di fronte all’orizzonte napoletano, in un lavoro fatto di rispetto della tradizione e ricerca gourmet.

La cucina a vista è come un acquario in cui chef e aiutanti si muovono professionali e con gesti misurati, l’attenzione per i dettagli e la cortesia del personale crea la giusta dimensione in cui immergersi lontano dal caos del giorno, notevole l’attenzione dedicata all’enoteca ricca al punto di poter rispondere alle molteplici esigenze dei clienti.

Lo spazio dedicato a quattro tavoli in enoteca creano uno angolo esclusivo, le sedute rilassanti e le luci soffuse giocano sulle curve delle bottiglie e rendono la sensazione di essere protetto come perla in un’ostrica.

La sala della cena dà su una Napoli in silenziosa attesa del giorno mentre nei calici sale il perlage di Brut Metodo Classico dell’azienda siciliana Planeta, da uve Carricante in purezza, che esprime freschezza e finezza dal contatto con i lieviti, avvolge l’assaggio di delicate tartarre di tonno, ricciola e spigola con verdure.

A seguire un tocco di fine mediterraneità espressa con anelli di pasta con pomodorini e sugo di canocchie e friarielli scoppiettati, delicato ed aromatico che ha offerto lo spunto della degustazione di Alastro, vino fermo da uve grecanico in purezza, di soddisfacente sapidità e aromi di frutta e mandorla.

11092668_782991775083222_1866635465_nIl pescato del giorno con salsa all’anice stellato e cicoria saltata si è espresso in un buon assaggio accompagnato da un calice di Cometa, fiano siculo, dalla buona acidità, prima del dolce finale con Bignè con crema di pistacchio e zuppa inglese, abbinato ad un passito Moscato di Noto, zona vocatissima per le uve di questo nettare.

Un cena che termina come puntini sospensivi in attesa di prossimi momenti preziosi, scendendo in una Napoli apparentemente addormentata, carezzati dal vento che aspettava sospeso sul sonno dei gabbiani, GranGusto è come un’isola in verticale alle mie spalle su cui approdare alla ricerca di cose buone e di un piccolo regalo quotidiano come un calice di buon vino con serenità.

papa_a_napoli_618x309SABATO 21 A NAPOLI, PER IL PAPA UN PRANZO FIRMATO DADDIO A POGGIOREALE
Dopo la formazione di due mesi ai detenuti, lo chef Daddio e il pasticciere Di Caprio della Scuola di Cucina Dolce&Salato supporteranno i detenuti nel pranzo di sabato 21 marzo.

Un pranzo firmato Daddio per la visita di Papa Francesco a Napoli. La Scuola di Cucina Professionale Dolce&Salato di Maddaloni (con accreditamento istituzionale e titoli di studi riconosciuti a livello internazionale) ha infatti formato negli ultimi due mesi i detenuti di Poggioreale in vista del pranzo con il Papa. Un progetto voluto dal Direttore della casa circondariale di Poggioreale; quello di coinvolgere lo Chef Giuseppe Daddio, patron della Scuola di Cucina Dolce&Salato di Maddaloni, per delle lezioni di cucina ai detenuti al fine di istruirli a migliorare in primis il proprio vitto di mensa quotidiana.
L’obiettivo – dichiara il Direttore Fulloneè quello di trasmettere ed insegnare ai privi di libertà quello che potrebbe essere una opportunità di lavoro domani. Il cibo, la gastronomia sono delle vere e proprie attività di terapia e di recupero che potrebbe far appassionare anche coloro che da anni non hanno coltivato nessun mestiere o attività per il loro futuro”.
A tal proposito le lezioni rivolte ai detenuti, insignite dallo Chef Giuseppe Daddio hanno dato origine alla elaborazione di piatti tipici e della tradizione Partenopea rendendoli omaggio a Papa Francesco per il giorno di visita presso la loro casa di Giustizia, prodigandosi ad organizzare il pranzo del Pontefice.
Papa Francesco anche questa volta ha dimostrato di essere umile, semplice e concreto, chiedendo di mangiare gli stessi piatti che i detenuti mangiano ogni giorno. Niente ostentazione, forzature ed effetti speciali nei piatti per la tavola del Santo Padre, Sua Santità ha voluto espressamente una tavola senza ghirigori ma fatta di sapori e tradizioni cosi’ come in ogni famiglia accade quando c’è pace, amore e senso di umanità.
Tavola imbandita nella pura semplicità e soprattutto nel rispetto dell’ambiente, regole di sicurezza per una casa Circondariale come Il Carcere di Poggioreale, utilizzando prodotti del tutto biodegradabili offerti per l’occasione del pranzo Papale cosi’ voluto nel piu’ marcato senso di essenzialità garantita dai prodotti disponibili sul mercato dal sistema Ho.Re.Ca. service.
Lo Chef Daddio a seguito delle lezioni di cucina nei vari incontri a Poggioreale ha definito insieme ai detenuti i piatti piu’ evocativi da proporre al Santo Padre.
Le portate sono solo tre proprio come accade in cella pranzo e cena, il primo piatto viene rappresentato dalla ricetta del buongustaio ovvero i maccheroncini di Gragnano al forno con Ragu’ Napoletano e mozzarella di Bufala Campana DOP. Il secondo rispecchia il territorio e la stagionalità e quindi il il Vitellone bianco Sannita rosticciato alle erbe, servito con broccoletti e patate novelle. Per finire Napoli nel cuore raccontato a desiderio del Pontefice … Il Babà, sfogliatelle calde ricce e frolle realizzate per l’occasione dal Maestro Pasticcere Aniello di Caprio, socio di Giuseppe Daddio nella gestione della Scuola di Cucina Dolce&Salato di Maddaloni.

Ufficio Stampa a cura di Luisa Del Sorbo.
www.dolcesalatoscuola.com – cell. 3441206383

DSCN5274Di Mauro Illiano

Intensissimi colori primari intervallati da pois ora minuscoli, ora marcati. Striature lucenti, che dal dorso si espandono verso i lati, assumendo tonalità sempre più fluorescenti. Piccole o grandi cuspidi a protezione della più pura bellezza che vive oltre il fragilissimo involucro esterno. E movimenti sinuosi, ora lenti ora lesti, in quel che v’è del tempo in cui l’evoluzione dona alla crisalide la sua brevissima parentesi. Poi, d’un tratto, l’universo assume una nuova dimensione, un punto di luce attraversa il filo di seta in cui la pupa sospesa attende da sempre il suo momento. La ninfa si fa farfalla, ed ora può volare…

Dieci giorni contro dieci settimane, tutta qui la differenza tra l’una e l’altra attesa. Questo il percorso che meglio rappresenta l’esperienza della giovanissima Amelia Falco, talentuosissima concorrente arrivata sul podio dell’ultima edizione di Masterchef Italia, che ha scelto ed è stata scelta dalla maison della Chef stellata Rosanna Marziale – vale a dire il Ristorante Le Colonne Marziale di Caserta – per liberare le proprie ali e dimostrare dal vivo tutto il suo valore.

Rosanna Marziale al lavoroL’evento apripista della giovane chef di Piana di Monte Verna, è stato però un vero capolavoro di eccellenze combinate, se è vero che oltre al talento della Chef, accompagnato dal bagliore della stella di madame Marziale, la serata ha avuto il pregio di materie prime di assoluto livello quali la pasta di Gragnano Igp del Pastificio Di Martino, delle acque casertane Ferrarelle e Natia (proposte nell’esclusiva bottiglia Platinum), nonché dei vini della collezione Tenuta di Pomino dell’azienda toscana Marchesi de’ Frescobaldi. Onore degli onori, la firma giornalistica all’evento di Laura Gambacorta, infallibile collezionista di serate da tutto esaurito.

A naso in su i presenti hanno assistito al primo volo di Amelia. Tutt’altro che metaforica o traslata in sole creazioni al piatto, la presenza della Chef è stata una realtà tangibile da ogni fortunato presente, poiché Amelia ha dato sfoggio delle sue idee e delle sue ambizioni dal vivo, abbattendo ogni distanza tra sala e cucina.

Passando alle sembianze e alla sostanza dei piatti realizzati, il percorso ha avuto inizio con la versione finger food della Lasagna di pane e cipolla, un capolavoro di equilibrio, seguita da una Cialda di spaghetti alle ortiche, con burrata pugliese e spinacino fresco, purissima espressione di eleganza tra le dita. E’ giunto dunque il turno del piatto della discordia, vero capolavoro di casa Marziale, nonché vera croce della giovane chef di Masterchef, vale a dire la famigerata “Palla di Mozzarella”, realizzata con mozzarella appena sciolta e farcita con spaghetti Di Martino alla crema di basilico impanata e fritta su una salsa di pomodorini del piennolo grigliati. Un piatto perfetto, con cui ad oggi Amelia vincerebbe a mani basse la sua sfida. Un grande primo piatto è stato quello intitolato “Sapori del Sud”, lo Spaghettone al profumo di limone, risottato con aglio olio e acciughe, su fondutina di stracciatella, con bottarga di tonno rosso e pesto di prezzemolo, che ha saputo raccogliere i consensi finanche dei più ostili palati. E’ stata poi la volta de “Il Paradiso in Terra”,  Crema di fagioli cannellini e aglio sbianchito, bocconcini di pesce al lemongrass e cipolla caramellata, vera esplosione di sapori, impreziosita dal dono dell’originalità. Il grande finale è stato lasciato a “La colazione di Amelia”, vale a dire pancakes al profumo di agrumi e limoncello con crema pate à bomb al mascarpone e nocciole caramellate, vero tripudio di sapori, e degno interprete degli ultimi volteggi di Amelia. Ad accompagnare il notevole menu, si sono susseguiti nell’ordine: Pomino Leonia Brut 2011, Pomino Benefizio Riserva 2012, Pomino Pinot Nero Doc 2012 e Pomino Vinsanto Doc 2007.

DSCN5347…Esiste un cielo, appena sotto il cielo delle stelle, fatto di colori vivaci, sfumature calde ed orizzonti da ricordare, fatto di grandi spazi da esplorare ed ostacoli da evitare, vette da scalare e nuvole per riposare. Esiste un cielo, prima di un altro cielo, in cui poter volare per imparare, in cui aspettare prima di osare, dove le ali crescono, e con esse la voglia e la forza di andare su. Esiste un cielo che conduce ad un altro cielo. Ed esiste poi il cielo al di sopra del cielo, fatto di grandi silenzi figli di voli immensi, fatto di astri e di galassie, ma di meteore, pure, ed infinite dimensioni.

Oggi uno di quei cieli ha conosciuto una nuova coppia di ali, quelle di Amelia. Che il buon vento e la migliore sorte accompagni la sua grazia verso i più alti piani della volta celeste.

Ad maiora Amelia

Durante l’entusiasmante serata ho avuto modo di porre alcune domande alla Chef Amelia Falco. Ecco il resoconto:

Spesso, parlando di cucina, si è talmente attratti da ciò che scende in gola, da dimenticare chi vive dietro ogni piatto; che persona, quale donna o quale uomo vive prima di quelle creazioni. Secondo lei, qual è la dote umana che non deve mancare ad una Chef?

Credo che una delle doti più importanti di uno Chef sia la capacità di gestire la sua cucina. Mantenere la calma, specie nelle situazioni difficili è veramente arduo, tuttavia solo se si è in grado di rimenare concentrati su ciò che si sta facendo allora il risultato finale può essere buono. Altro elemento immancabile è la sensibilità verso gli ingredienti. La passione, l’attrazione, l’immaginazione che si prova dinanzi ad un ingrediente, ti donano l’idea e la percezione del piatto che poi realizzerai…

Si chiude un percorso, si aprono tutte le strade del mondo per lei. Da dove intende partire per realizzare il suo sogno?

Intanto credo che posso partire da una certezza: ho capito che questa è la strada da seguire. Detto ciò, ritengo che la strada sia ancora tutta da percorrere. Devo coltivare questa mia passione, studiare, sperimentare. Solo alla fine di questo percorso andrò a mettere la ciliegina sulla torta, che per me è rappresentata dall’apertura di un ristorante insieme alla mia guida di sempre, mio padre. Ci tengo a sottolineare l’importanza di questo legame, poiché va oltre l’aspetto sentimentale, lui è per me una vera guida, un vero appiglio, è un maestro di vita. Quanto al tempo di realizzazione, non ne ho idea. Quando sarò pronta lo sentirò, ne sono certa.

Ora, ci svela il suo ingrediente del cuore? A cosa pensa immediatamente quando pensa alla cucina, e da cosa nasce questo suo pensiero?

Non risponderò con un ingrediente a questa domanda, perché quando io penso alla cucina penso a dei colori. Il mio approccio mentale è più simile a quello di un pittore. Dunque, quando penso alla cucina, d’istinto, penso a delle tinte, dei colori che amo particolarmente, come ad esempio il verde acqua, o il bianco. E’ come se avessi una guida cromatica.

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