Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio per la categoria: ‘Succede in Città e Dintorni’

taralliDi Valeria Vanacore
Giovedì 23 ottobre Leopoldo ha inaugurato uno shop tutto nuovo e stracolmo di novità in via Benedetto Croce, Spaccanapoli, nel cuore del Centro Storico partenopeo. Durante l’anteprima dedicata alla stampa, in un’atmosfera profumata di taralli appena sfornati e di zucchero caramellato, Leopoldo ha deliziato tutti con le sue intramontabili leccornie servite da adorabili ragazze vestite di pois. Il nuovo negozio, destinato ad avere un gran successo grazie anche alla posizione centrale, sembra un po’ la fiabesca casa di dolciumi di Hänsel & Gretel, l’unica differenza è che vi è un team bello e sorridente in grado di soddisfare i gusti di qualsiasi palato, anche dei più esigenti!
10676219_586583084780622_7297696530636662020_nOttimi i macarons, specie quelli alla nocciola, per non parlare delle calde sfogliatelle, sia ricce che frolle, e dei morbidi gelati. Un discorso a parte meritano i taralli, serviti caldi, in modo tale da apprezzare al meglio la loro fragranza. Quelli classici mandorlati, ‘nzogna e pepe, non si smentiscono mai. Buoni quelli nella versione mignon ai friarielli e ai peperoni, ma la vera e propria novità sta nei croccanti e saporiti taralli mandorlati all’olio extravergine di oliva. Questa nuova versione del tarallo, lanciato in esclusiva da Leopoldo durante l’inaugurazione del nuovo shop, è racchiusa in un packaging sobrio e innovativo, atto a garantire e conservare la freschezza del prodotto. Inoltre l’uso dell’olio al posto della sugna, rende il famoso biscotto salato molto più leggero e digeribile.
A due passi da piazza San Domenico Maggiore e da piazza del Gesù, è una tappa obbligata per chiunque voglia godere delle bellezze della città di Napoli, magari sorseggiando una bella tazza di cioccolata calda fumante da passeggio.

Napoli festeggia con i Tre Bicchieri d’Italia.

Pubblicato da aisnapoli il 30 - ottobre - 2014Versione PDF

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Di Roberta Porciello
Grande successo di pubblico ha ottenuto la serata organizzata dal Gambero Rosso e Città del Gusto Napoli, negli spazi della Mostra D’Oltremare, del “ritrovato” Ristorante della Piscina ai top wines d’Italia 2015. L’incontro-degustazione per l’uscita della nuova guida del Gambero Rosso “Guida ai Vini d’Italia”, si trasforma in un raffinato scambio d’idee e gusti sorseggiando il gotha del vino italiano. Circa 100 vini ognuno dei quali puntualmente presentato dal produttore o dai sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli, un giro che porta a ognuno di noi a creare il proprio percorso tra zone, vigneti, caratteristiche, differenze e il gusto personale per arrivare al proprio Top Wine. Il mio “giro” quest’anno mi ha portato in Friuli Venezia Giulia partendo dalla DSC_9150Malvasia Istriana con la versione di Damijan Podversic Malvasia 2010: giallo dorato alla vista e un naso dalla nota minerale fresca e definita con un delicato sentore di frutta a polpa gialla, il sorso caratterizzato da precisi ritorni aromatici sorretti da una buona acidità. Dalla Malvasia Istriana alla Vitovska del Carso, con Zidarich Vitovska 2010, 100% Vitovska: un abbraccio materno che parte dal colore caldo e carico fino alla sensazione avvolgente di bocca, per una beva lunga e gratificante…un sorso tira l’altro fino ad arrivare al fondo…della bottiglia naturalmente. Passando poi a un blend di Vitovska, Malvasia, Sauvignon e Pinot Grigio per l’Ograde di Skerk 2012 perfettamente raccontato dal produttore Sandi Skerk: “Dietro a un vino un‘anima.. ogni uomo ha bisogno di emozioni, soddisfazioni e gioie. Ho riscoperto sempre di più tali valori quando ho cominciato a coltivare e produrre vini secondo natura, che mi hanno avvicinato alle mie origini e al profondo legame con la mia terra, il Carso, posto dove sono nato e cresciuto.”

DSC_9171Una bellissima serata allietata dai finger food degli chef di Città del Gusto, dalla Mozzarella di Bufala Campana DOP del Consorzio di Tutela…andata letteralmente a ruba…, la nuova realtà di Sogni di Latte un vero e proprio scrigno di bontà e per finire in dolcezza i Macarons e le Éclairs d i Giuseppe Manilia della Pasticceria Orchidea senza dimenticare gli apprezzatissimi sorbetti della Gelateria Emilio di Maratea.

Usciamo con il vento che ci scompiglia i capelli e un’insolita leggerezza…mangiar bene e bere ancora meglio…fa bene al corpo e allo spirito.

Si ritorna alla tradizione al Quartum Store

Pubblicato da aisnapoli il 28 - ottobre - 2014Versione PDF

DSC_9053Di Roberta Porciello
Si riparte con le serate al Quartum store organizzate dalla giornalista enogastronomica Laura Gambacorta e ritroviamo la bottaia con il mosto in fermentazione per una cena all’insegna della tradizione napoletana. In cucina lo chef Nicola Di Filippo, per venti anni presidente dell’APCN (Associazione Provinciale Cuochi Napoli) e maestro di diverse generazioni di cuochi, con grande cuore e dalle mani d’oro; e poi il maestro pasticcere Pasquale Pesce, dell’omonima pasticceria in quel di Avella, che ci delizierà il palato a fine serata. Il tavolone in bottaia è pronto, le bottiglie di Asprinio Quartum sono in freddo e noi affamati e stuzzicati dall’odorino che esce dalla cucina. Partiamo con un grande classico della cucina partenopea: la “parmigiana tradizionale”, pochi ed elementari sapori che si completano in perfetta armonia per un gustosissimo boccone. In abbinamento uno spumante di Asprinio delle Cantine Quartum  Di Criscio per un sorso netto e pulito, dalle note agrumate e mai piacione. Si continua con una seconda entrée, l’“insalatina di pollo scomposto”, un piatto caratterizzato dal profumo di limone con il pollo a filetti adagiato su di un letto di funghi porcini, particolare il sapore e il gioco contrapposto delle consistenze.  Poi viene il turno del primo con i “maltagliati vulcanici”, un piatto dalle decise suggestioni Asprinio Quartumvesuviane con i pomodorini del piennolo che la fanno da padrone e le noci, il provolone del monaco con la colatura di alici a completamento del piatto. Per finire, e sarà difficile superarsi, si  passa alla Falanghina Campi Flegrei DOC Quartum vinificata in purezza per esaltare le caratteristiche del vitigno autoctono del territorio flegreo, che degustiamo in abbinamento a un originale  “coniglio sazio”, dalla carne tenera e compatta e ripiena di broccoli, uva passa e pinoli accompagnato da un flan di broccoli e finocchi gratinati. Dulcis in fundo con il maestro pasticcere Pasquale Pesce ci delizia con un classico della pasticceria napoletana: il babà al rum accompagnato da una crema gialla e un assaggio di panettone con mandorle e amarene, il tutto avvolto dai profumi delle erbe dell’amaro made in Naples: l’Amaro Vivese, un liquore con erbe aromatiche della macchia mediterranea fatto con un antica ricetta della signora Vivese.

E ora cosa mai si inventerà Laura con la “truppa” di Quartum? …attendiamo fiduciosi i prossimi eventi!

DOMENICA 26 OTTOBRE, PRESSO LA MOSTRA D’OLTREMARE

IL GRANDE EVENTO ORGANIZZATO DALLA CITTA’ DEL GUSTO NAPOLI

 

IL MEGLIO DELLA PRODUZIONE VITIVINICOLA CAMPANA E NAZIONALE

IN DEGUSTAZIONE PER I TRE BICCHIERI A NAPOLI

SONO 20 LE ETICHETTE REGIONALI CHE HANNO OTTENUTO IL PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO

 

10250168_856326504402305_8182084431908262145_nSaranno circa 100 le aziende presenti all’appuntamento napoletano dei “Tre Bicchieri”che andrà in scena domenica 26 ottobre negli ampi spazi della Mostra d’Oltremare. Una fotografia nitida del meglio della produzione enoica nazionale, un vero e proprio evento organizzato dalla Città del Gusto Napoli. Grande attesa e curiosità quindi per i winelover per degustare, tra gli altri, una selezione di vini campani che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento e che confermano il momento d’oro della produzione regionale.

 

“La Campania è certamente una tra le più interessanti realtà italiane – commenta Marco Sabellico, uno dei curatori della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso e degustatore di fama internazionale – e conferma, anche in questa edizione, una crescita esponenziale. Non solo in termini numerici, passando dai 17 Tre Bicchieri dello scorso anno ai 20 attuali, ma anche e soprattutto per quanto concerne gli standard qualitativi, sempre più elevati. Fa piacere sottolineare il grande momento di alcuni territori come la Costiera, il Sannio, il Taburno, i Campi Flegrei e le Isole e, al tempo stesso, prendere atto di alcune conferme come l’Irpinia e la nouvelle vague di aziende che riservano una particolare attenzione alla produzione biologica”.

 

In particolare il Fiano di Avellino si piazza, con 5 etichette, nel gotha dei Tre Bicchieri, mentre va salutato con soddisfazione l’autentico exploit del Sannio. Ma, a parte alcune eccezioni legate all’annata presa in esame, è tutta la Campania che conferma l’eccellenza dei suoi autoctoni e le grandi capacità delle cantine della regione.

 

E, a proposito di conferme, va anche ricordata quella della Città del Gusto Napoli che  si conferma come polo formativo ed enogastronomico dell’ eccellenza e per il quarto anno consecutivo, organizza la manifestazione dei Tre Bicchieri, certamente una delle iniziative enogastronomiche più importanti nel panorama delle attività di settore nel Centro-Sud.

 

Siamo ormai da diverso tempo un punto di riferimento essenziale nel comparto – conferma Serena Maggiulli, direttore  della Città del Gusto Napoli – e i Tre Bicchieri rappresentano uno dei nostri fiori all’occhiello. Sarà una serata speciale che vedrà schierati, oltre a un parterre di grandissimi vini, anche alcune delle grandi eccellenze agroalimentari del territorio – come la Mozzarella di Bufala Campana DOP ed altre bontà casearie, i prodotti da forno, la pasticceria d’autore e le diverse specialità preparate dagli chef della Città del Gusto – in un percorso di prelibatezze ma anche di eventi collaterali che toccheranno il mondo dello sport, dello spettacolo, dell’arte e della cultura”.

 

Il programma dell’iniziativa è infatti ricco e variegato e i partecipanti, oltre a soddisfare il palato, potranno godere di installazioni artistiche come la mostra fotografica “Divino” di Pino Costa – Multimedia Artist – e Tiziana Mastropasqua – fotografa, attrice ed illustratrice.

 

D’altra parte la Città del Gusto di Napoli – conclude Marco Sabellicoè certamente la più avanzata e propositiva tra quelle che il Gambero Rosso ha dislocato in Italia. Ben diretta e ottimamente gestita, esattamente come meritano una città e una regione che, tra vini straordinari e grandi chef, rappresentano una sorta di paradiso per gli addetti ai lavori e gli appassionati dell’intero settore enogastronomico”.

 

Colonna sonora dell’evento, l’inconfondibile suono del Dj set di Lunare Project, con special guest alla consolle Roberto Barone, direttore artistico di Radio Yacht, appena rientrato dal tour internazionale.

 

Oltre grandi vini , percorsi di gusto , arte e musica d’ autore anche lo sport sceglie Città del GUSTO Napoli per dar vita ad un progetto di salute e benessere attraverso la corretta alimentazione degli sportivi. Difatti partner della degustazione è  l’Associazione Sportiva Acquachiara, costituita da 4 società, con 25 squadre presenti ai campionati nazionali federali e con un totale di circa 600 atleti. Punta di diamante dell’Associazione è la squadra maschile dell’Acquafredda, al suo secondo anno in A1.

Vini d’ Italia – Tre Bicchieri 2015

26 ottobre 2014, dalle ore 19.00 alle ore 23.00

Napoli, ingressi via Terracina e Viale Kennedy Ristorante della Piscina della Mostra d’Oltremare

E’ necessaria la prenotazione. Il biglietto è acquistabile on-linee presso le prevendite abituali del circuito TicketonLine Azzurro Service € 35; ridotto € 30, riservato ad abbonati speciali, ai soci AIS, FISAR e Cral Convenzionati con la Città del Gusto.

Per info e prenotazioni: 081 3119800-01, 3381691727, eventi.na@cittadelgusto.it

Banchi d’assaggio a cura dell’Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli

Queste le aziende presenti: Ciccio Zaccagnini, Tenuta I Fauri, Tollo, Torre dei beati, Valle Reale, Kaltern Caldaro, Cantina Nals Magreid, Cantina Tramin, Elena Walch, Kellerei Cantina Terlan, Pacherhof – Andreas Huber, Cantina del notaio, Librandi, Cantine Viola, Antonio Caggiano, Benito Ferrara, Colli di Lapio, Fontanavecchia, I Favati, La guardiense, La Sibilla, Perillo, San Salvatore, Sanpaolo – Magistravini, Terre stregate, Urciuolo, Damijan Podversic, Eugenio Collavini, Franco Toros, Jermann, La Tunella, Le Monde, Lis Neris, Skerk, Venica & Venica, Zidarich, Casale del giglio, Cantine Lunae Bosoni, Barone Pizzini, Bellavista, Conte Vistarino, F.lli Giorgi, Ferghettina, Guido Berlucchi & C., Monsupello, Provenza – Cà Maiol, Tenuta Il  Bosco, Le Caniette, Umani Ronchi, Velenosi, Borgo di Colloredo, Di majo Norante, Stefanino Costa, Torraccia del pianta vigna, Villa Sparina, Carvinea, Gianfranco Fino, Racemi, Argiolas, Vigne Surrau, Cusumano, Feudo Maccari, Feudo Principi di Butera, Firriato, Casanova di Neri, Castello d’Albola, Castello di Vicchiomaggio, Colle Massari, Lecciaia, Petra, Piaggia, Podere Grattamacco, Podere Orma, Podere Sapaio, San Felice, Tenuta Sette Ponti, Tenute del Cerro, Tenuta di Capezzana, Ferrari, Letrari, Tenuta San Leonardo, Barberani, Falesco, Cantina Valpolicella Negrar, Leonildo Pieropan, Marion, Masi, Nino Franco, Tenuta Sant’Antonio, Castello di Fonterutoli.

 

Il Castrum Ovi, incontra le Francae curtes

Pubblicato da aisnapoli il 20 - ottobre - 2014Versione PDF

Castell dell'OvoDi Fosca Tortorelli

Nella splendida sede del Castel dell’Ovo di Napoli, il 13 Ottobre – a distanza di dieci anni – si è svolto il festival dedicato al territorio della Franciacorta, le prime bollicine italiane prodotte esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia (metodo classico), ad avere ottenuto nel 1995 la DOCG.

Oltre alle ventisei cantine presenti ai banchi di assaggio, il consorzio franciacortino – in collaborazione con l’AIS Campania – ha organizzato due interessanti momenti tecnici di approfondimento.

Il primo seminario, dal nome “Franciacorta: il valore del tempo. Le grandi  riserve” è stato condotto da Silvano Brescianini, Vice Presidente del Consorzio Franciacorta, da Maria Sarnataro, Vice Presidente AIS Campania e da Tommaso Luongo.

Festival FranciacortaSilvano Brescianini, ha raccontato in modo efficace e non pesante il territorio, partendo dalle origini etimologiche del nome Franciacorta, che deriva dal latino “Francae curtes”, ossia le corti affrancate, (cioè svincolate dai dazi commerciali di trasporto e indicava le piccole comunità di monaci benedettini che si erano insediate nella zona nel Medioevo esenti dal pagamento delle tasse sul trasporto ed il commercio delle loro merci).

Ha poi illustrato il territorio nei suoi confini geografici, che vanno da Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo, e ne ha descritto la storia.

Ha più volte ricordato che nel 1967 vi fu l’entrata in vigore del disciplinare di produzione dei vini di Franciacorta e da allora la crescita è stata rapidissima e sostenuta dallo strutturato lavoro del Consorzio, che si articola in diversi ambiti, passando dalla tutela del marchio alla valorizzazione del prodotto, dall’informazione alla promozione del Franciacorta quale espressione di un territorio e di un metodo di produzione.

Molto interessante è stata la descrizione delle sei famiglie di suoli, ciascuna con sei espressioni e impostazioni di impianto diverse.

Seminario sul FranciacortaA seguito di questo interessante excursus, si è passati al momento della degustazione dedicata a quattro grandi Riserve di Franciacorta.

Il seminario ha fornito una preziosa occasione per degustare in particolare ben tre millesimi diversi; si è partiti dal Pas Dosé Origines 2008 di Lantieri de Paratico, una cuvée dove il Pinot nero è presente per il 25% contro un 75% di Chardonnay, svolge ben 60 mesi sui lieviti. Sicuramente una riserva 2008 che si presenta ancora in forma dal colore paglierino di media intensità, e con un naso piuttosto floreale con accenni quasi balsamici.

Il secondo vino è stato il Pas Dosé Bagnadore 2008 di Barone Pizzini, prima azienda biologica dell’area; spumante che nasce da uve Chardonnay 50% e Pinot Nero 50% e si esprime al naso con un floreale avvolgente, frutta matura e a guscio come mandorle e nocciole, mentre in bocca si fa sentire il carattere e la potenza del Pinot nero addolcita dallo chardonnay; un vino propulsivo e sottile, dotato di una bella freschezza, estremamente equilibrato e con una ottimale lunghezza gustativa.

Il terzo vino degustato è stato il Pas Dosé Riserva 33 2007 di Ferghettina, uno Chardonnay in purezza, da vigneti di 25 anni posti su terreno calcareo argilloso,

Un Pas Dosé con 80 mesi di affinamento sui lieviti, che all’assaggio colpisce per un naso sapido e minerale, con una bella pulizia e freschezza, cosa che ritroviamo anche in bocca, attraverso il gioco dinamico tra acidità e sapidità.

il servizio con i sommelier AisIl seminario si è concluso con la degustazione del Franciacorta Riserva Casa delle Colonne Brut 2006 di Fratelli Berlucchi, vino di grande eleganza e garbo con note floreali unite a toni di frutta tra cui spiccano cedro e arancia leggermente candite, nocciola e mandorla, e spezie che virano tra dolcezza e pungenza quali anice e cardamomo. La bocca è dotata di buona ricchezza estrattiva.

A degustazione conclusa ci si è confrontati sui vini assaggiati riscontrando anche analogie e differenze dovute ai diversi anni di vendemmia.

Prima dell’inizio del secondo seminario è stato interessante fare un veloce giro tra i banchi di assaggio. Tra i tanti vini in degustazione si sono rivelati di notevole interesse le etichette di Barone Pizzini e Faccoli e sorprendentemente intrigante il Boké Rosé Brut di Villa Franciacorta.

Alle 19.00 è iniziato il secondo seminario, intitolato: ”Franciacorta per tutti i gusti, alla scoperta delle tipologie”, tenuto da Franco De Luca, e Tommaso Luongo, e da Silvano Brescianini.

Stavolta dopo una veloce panoramica sul territorio del Franciacorta, ci si è concentrati sulla degustazione. I vini scelti sono stati i seguenti: il Franciacorta DOCG Brut Millesimato 2009 Dosaggio Zero di Faccoli, composto da uve Chardonnay al 70%, Pinot Bianco al 25% e Pinot Nero al 5%. Piccola azienda acquisita nel 1964 da Lorenzo Faccoli, attualmente si estende sul Monte Orfano per dieci ettari di cui quattro e mezzo sono vitati con le varietà: Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero. Il vino in degustazione si presenta al naso con note di frutta secca intervallate da note di fieno e zenzero, sosta 48 mesi sui lieviti e si mostra con una bella coerenza gusto olfattiva. A seguire ci è stato servito il Franciacorta Emozione brut 2010 di Villa Franciacorta, che si presenta più diretto e meno austero, il corpo e l’elegante aromaticità spingono al palato sensazioni di grande piacevolezza e di eccellente bevibilità.

Brindisi finale con Annamaria ClementiPoi è stata la volta del Berlucchi ’61 Franciacorta Saten, con un naso dominato da un mix tra ananas ed agrumi, spezie dolci, decisamente di grande complessità. Al palato con una incisiva sapidità, ma al contempo piuttosto fresco e bevibile con una leggera nota minerale finale. Un vino che vira decisamente su una ampia orizzontalità. Il penultimo vino è stato il Franciacorta Rosé di Corte Aura, vino sapido e lungo in bocca, dotato di buona acidità e complessità. A chiusura della batteria è stato servito il Franciacorta Dosaggio Zero millesimato 2006 di Mirabella, un vino davvero incredibile, composto da Chardonnay al 55%, Pinot Nero al 25% e Pinot Bianco al 20%, con una sosta sui lieviti di ben 70 mesi. Profumi cangianti, spezie orientali, liquerizia, vaniglia. Lungo e vellutato al palato, con ottimo bilanciamento delle componenti dure e morbide.

Anche stavolta ci si è confrontati sui vini degustati affrontando anche il tema dell’abbinamento, sfatando soprattutto il falso mito che le bollicine siano da utilizzare solo come aperitivo o su piatti poco complessi.

Prima di lasciare la manifestazione, non poteva mancare un brindisi con tutti i sommelier dell’AIS Campania, e quale scelta migliore se non la Magnum di Ca’ del Bosco, il Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi Riserva 2005?

L’evento si è rivelato di successo riscontrando ampia partecipazione e un crescente interesse per la cultura enologica e curiosità verso le tante sfumature del Franciacorta.

 

“Altro il vino non è se non la luce del sole mescolata con l’umido della vite
”

(Galilei) 

GNAM: L’Italia e la Francia unite in cucina

Pubblicato da aisnapoli il 13 - ottobre - 2014Versione PDF

DSCN4213Di Mauro Illiano

Nessun luogo è lontano” affermava Richard Bach. Così, interpretando la realtà segnata da questa meravigliosa costatazione, Mauro Bochicchio, (regista dell’iniziativa promossa da Consortium Paris), accompagnato da un folto gruppo di 40 Chef, ha inteso neutralizzare lo spazio esistente tra l’Italia e la Francia, per dare luogo ad una serie di viaggi gastronomici all’insegna della qualità e della reciproca scoperta dell’io altrui.

La primissima tappa di questa avventura ha onorato la Città di Napoli, che per l’evento ha sfoderato le bellissime stanze de “Napoli Mia”, illustre ristorante della Riviera di Chiaia. L’alto profilo dell’evento non poteva fare a meno della collaborazione di Laura Gambacorta, la più ampia garanzia di successo per ogni evento enogastronomico.

Ed eccoci a parlare di ciò che i sensi colsero nell’aria.

Coloro che hanno avuto l’onore di sedere ad uno dei tavoli hanno assistito ad uno spettacolo indimenticabile. Due ali dello stesso volo, vale a dire  Juan Arbelaez (ventisettenne con esperienze alle spalle del calibro di Pierre Gagnaire, del Bristol di Eric Fréchon e quella del George V di Eric Briffard, nonché titolare del ristorante la “Plantxa” di Parigi) e Antonella Rossi (chef e patron del ristorante Napoli Mia, cuoca di grandissima esperienza), hanno accompagnato i commensali in un percorso tra Napoli e Parigi, senza andate né ritorni, ma figli di un istante fuori dal tempo in un luogo oltre lo spazio convenzionale.

DSCN4181Luci calde a vivificare pietre e mattoni, spalle dello stesso tempio in cuore al quale pochi elegantissimi tavoli fungevano da calamite per i presenti, e mensole, e divani e specchi umanizzavano un  momento altrimenti divino. Muri spogli donavano alla nudità del luogo una bellezza “originale”, mentre in terra una sola tonalità antracite faceva da contrappeso cromatico, a mo’ di ade, al paradiso. Qualche candela osava affrontare la luce indiretta in fuga da punti luce posti alle spalle di lamine primordiali. Tutto quanto descritto era in offerta all’occhio, ma nulla poteva superare ciò che l’olfatto e il gusto si accingevano a ricevere. Pre-antipasto di sgombro, agrumi e pikles, poi seppia adagiata su disco e fonduta di mozzarella, sotto la quale un baffo nerastro donava oscurità al piatto, dunque il momento dell’uovo perfetto su polenta di parmigiano reggiano 24 mesi ed emulsione di carote, il tutto accompagnato da  Asprinio Brut V.S.Q. Quartum Cantine Di Criscio, questo per cominciare. Il primo si è presentato in forma di Paccheri del pastificio Gentile con pescato del giorno e bottarga di muggine. Poi è stata la volta di ben due secondi estremamente suggestivi,  vale a dire la triglia su un letto d’autunno ed un Ossobuco teriyaki su mousse di patate e tartufo, balsamico e senape. Primo e secondi accompagnati da Falanghina Campi Flegrei DOC 2013 Quartum – Cantine Di Criscio. Due anche i dessert, uno incarnato dal Caffè, capperi, pepe e meringa all’anice, l’altro consistente in Vacherin 2020, mango, ananas, coriandolo e yuzu, meravigliose creazioni accostate ai liquori dell’Antica Distilleria Petrone.

Epilogo: La fine di un evento conduce inevitabilmente all’inizio della stessa storia, poiché se è vero, come diceva Bach, che nessun luogo è lontano, è altrettanto vero che un volo in grado di condurre dal principio alla fine altro non è che l’insieme di tanti piccoli battiti d’ali. Napoli e Parigi non sono mai tate così vicine.

Durante la serata ho rivolto alcune domande ad alcuni protagonisti.

Intervista allo chef Juan Arbelaez

Cosa unisce e cosa divide la cucina italiana da quella francese?

Ciò che le unisce è l’importanza del terroir, la tradizione nonché la qualità dei prodotti. Forse si distinguono per la maggiore elaboratezza della cucina francese e le differenze climatiche in grado di offrire prodotti diversi agli chef.

Cosa eleva uno chef a rango di grande chef?

Passione, tempo speso e grande amore.

Qual è la cucina che l’attrae di più oltre a quella della sua regione?

Quella italiana! Perché si mangia bene dappertutto

 

Intervista alla chef Antonella Rossi

Cosa unisce e cosa divide la cucina italiana da quella francese?

Materia prima e qualità le unisce. La gamma di prodotti le divide

Cosa eleva uno chef a rango di grande chef?

Esperienza, tecnica e voglia di imparare sempre

Qual è la cucina che l’attrae di più oltre a quella della sua regione?

Tutte se c’è la qualità, ma devo dire che la cuna etnica mi attrae..

Intervista a Mauro Bochicchio

Perché scegliere Napoli per aprire questo ciclo di incontri?

Beh, intanto perché la dieta mediterranea è nata a Napoli. d’altronde ho già collaborato con la Campania a Parigi. Personalmente ritengo che la cucina napoletana non abbia nulla da invidiare a nessuna cucina del mondo, e allora perché non unire Napoli e Parigi, due capitali del gusto, proprio a tavola?

Di Fosca Tortorelli
Napoli non finisce mai di sorprendere, viste le sue numerose potenzialità e la sua fantasiosa creatività. Infatti, quest’anno, tra gli eventi speciali abbinati ai giorni del Napoli Film Festival, spicca la serata dedicata alla “cinegustologia”, disciplina in cui piatti e vini sono abbinati ad attori e film, completandone l’esperienza sensoriale.
La serata organizzata dallo chef Mimmo Alba e da Marco Lombardi si è svolta il 30 settembre alla Cantina San Teodoro di vico Satriano a Napoli, con piatti ispirati alle opere dei nostri tre grandi attori omaggiati quest’anno dal Napoli Film Festival, Eduardo De Filippo, Vittorio De Sica e Massimo Troisi.
Marco Lombardi, critico enogastronomico e cinematografico – non nuovo ad organizzare eventi all’insegna di quella che egli stesso ha denominato “Cinegustologia” – ha introdotto la serata spiegando ai partecipanti la caratterizzazione dei personaggi scelti e dei loro film, descrivendo il perché e il come delle possibili assonanze con i piatti proposti.
Nell’attesa del vero e proprio inizio della cena, un delicato e personale benvenuto dello chef ha accolto i partecipanti; una piccola caponatina di tradizione siciliana caratterizzata da un aglio tanto gentile, sia in gusto che aspetto, da ricordare una bianca mandorla d’Avola.
Ma veniamo ai piatti, che insieme agli attori e ai vini sono stati i veri protagonisti della serata; a De Filippo lo chef ha associato dei ravioli di cioccolata amara con marmellata di arance, anch’esse amare, su reticolato di aceto balsamico, il tutto accompagnato da una grattugiata di ricotta salata. Un piatto incisivo ma delicato, teso a voler sottolineare un illogico gioco matematico che, però, porta ad un risultato coerente e concreto; quel morbido, dolce, amaro che ben interpreta il carattere espressivo dell’autore, il tutto ben sostenuto dal Greco di Tufo 2012 della giovane azienda Tenuta Scuotto, che ha perfettamente accompagnato il piatto armonizzandosi con esso ed esaltandone il carattere.
A seguire una reinterpretazione della genovese; il piatto si presentava con un delicato sentore di chiodi di garofano e una cipolla ben lavorata, presente ma non invadente, completata da una rana pescatrice, delicata e carnosa, e un mezzo pacchero del pastificio De Martino. Stavolta il riferimento era rivolto a De Sica, descritto attraverso il piatto come un personaggio tenace e pungente. In questo caso il vino scelto, il Fiano di Avellino 2012 sempre della Tenuta Scuotto, ha ben rappresentato piatto e personaggio.
L’ultimo attore, Troisi, è stato sapientemente interpretato da Mimmo Alba attraverso un merluzzo in tempura con yogurt acido, marmellata di peperoncino piccante, polvere di liquirizia e friggitelli; un perfetto connubio di dolcezze (dato dalla polvere di liquerizia) e amarezze (data dai friggitelli) e la particolare nota croccante della tempura, assimilabile al carattere ironico dell’attore. Perfetto bilanciamento di sapori, nessuna nota prevale sulle altre e, in questo caso, il Fiano “Oi nì” 2011 (prodotto con uve raccolte nella prima decade di Novembre) ha contribuito positivamente, creando una piacevole pulizia di bocca .
Al momento del dessert il pubblico è stato coinvolto nel gioco dei sapori, lo chef ha proposto il suo cannolo scomposto, a base di ricotta di pecora di Noto e cialda fritta nello strutto. Il gioco è consistito nel trovare la giusta associazione cinegustologica del dessert proposto.
Diverse sono state le interpretazioni del pubblico, spaziando da Sofia Loren ad Anthony Hopkins, creando un dialogo rilassato e partecipato.
Al termine della cena, il mastro cioccolatiere Gennaro Bottone ha offerto il suo tartufo gelato al croccantino al rhum.
Curiosità, gusto e ironia hanno reso la serata perfettamente riuscita, non ci resta che aspettare la prossima cena cinegustologica!

E per citare Eduardo
tutto ha inizio, sempre da uno stimolo emotivo: reazione a una ingiustizia, sdegno per l’ipocrisia mia ed altrui, solidarietà e simpatia umana per una persona o un gruppo di persone, ribellione contro leggi superate e anacronistiche con il mondo di oggi.

E’ stata l’estate

Pubblicato da aisnapoli il 19 - settembre - 2014Versione PDF

2014-09-16 22.40.51_resizedDi Gennaro Miele

La fine dell’ estate è il momento di riporre in scatole e cassetti gli oggetti che hanno accompagnato la nostra voglia di libertà, che siano occhiali o una leggera maglia non importa, quel che conta è il valore datogli. Ieri a Villa Domi, c’è stata la possibilità di un ultimo ricordo, un ultimo saluto alla bella stagione nell’ evento “Fermenti di fine estate”, dinanzi ad una vista di Napoli solitamente nascosta ai più.

Mentre le luci di questo settembre dimezzato si assottigliavano all’orizzonte gli chef Antonella Rossi, Gianluca D’Agostino e Fabio Ometo, hanno proposto la loro arte creandone una raffinata sintesi in panini gourmet, piccoli scrigni che nascondevano un tesoro di sapori cui sono stati affiancati i deliziosi fritti di Enzo Sannino.

Il palato infatti, ha avuto la sua rivincita sugli occhi già sazi di questo scenario, attraverso sensazioni di succosità di latticini sposata con aromi di acciughe e delicatezze dell’orto, il tutto accompagnato dal lavoro di maestri birrai che hanno offerto il loro lavoro artigianale nelle interpretazioni più varie.

Musica di tempi andati e dai toni gentili ci ha accompagnato completando un percorso, organizzato dalla giornalista immagine032enogastronomica Laura Gambacorta, che sembrava voler coinvolgere i sensi con un dono di sensazioni integrate fra loro, note di un concerto emozionale che certamente non ha lasciato indifferenti.

Mentre la sera maturava ci siamo diretti in un angolo della villa per un dolce saluto passando al di sotto di alberi secolari da cui pendevano lunghe e suggestive lanterne di evocazione fiabesca. Con il gusto dei gelati di Vanilla Ice e del cioccolato biodinamico Pacari, con i liquori dell’Antica Distilleria Petrone, ci si è soffermati dinanzi alla città silente e libera dal traffico.

Il cantante soffia nel microfono le parole di fly me to the moon, ci dice ”fill my hearth with song” ovvero riempi il mio cuore con una canzone, ma dubito che il nostro, stasera, possa accogliere altre emozioni, colmo com’è di gusti e di nuovi ricordi.

Un ultimo sguardo alle luci che mormorano sulla costa in attesa del prossimo respiro di caldo sole estivo svegliato dal mare, un degno saluto all’estate con un po’ di nostalgia in attesa delle sfumature dell’autunno, ma con in tasca una promessa, ci rivedremo bella… stagione.

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 07 nov 2014 al 07 nov 2014 alle ore:20:00

      7 Novembre Chenin Blanc, il camaleonte della Loira all’Enopanetteria con Ais Napoli

      Mancano: 7 giorni e 02:03 ore.
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    • dal 26 nov 2014 al 26 nov 2014 alle ore:20:00

      26 Novembre, Corso Sommelier di primo livello N.62 in partenza

      Mancano: 26 giorni e 02:03 ore.
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