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Archivio per la categoria: ‘Vino in Libreria: Letture ad Alta Gradazione’

Il Respiro del Vino in libreria

Pubblicato da aisnapoli il 8 - novembre - 2016Versione PDF

15027718_10210594381561004_8654902305158568014_nDi Ada Natale
Da stasera, infatti, ufficialmente da domani, in tutte le librerie d’Italia potrete finalmente trovare il libro “Il respiro del vino”, edito da Mondadori, scritto dal prof. Luigi Moio e illustrato da me. Da me!
Ho sfidato il diluvio universale quando ho saputo al telefono che il libro era arrivato alla libreria Mooks di Piazza Vanvitelli: mi sono messa sul mio fidato motorino, fregandomene del fatto che ho un occhio irritato che sembro Nosferatu e che non avrebbe dovuto prendere freddo, e sono andata di corsa in libreria, scansando sciuliamazzi e scivolate su tutti i tombini bagnati della città, perché dovevo raggiungere prestissimo e stringere tra le mie mani quella che considero un po’ anche una mia creatura. E l’emozione più grande è stata pagare alla cassa il libro con il mio nome scritto dentro e dire “ciao, eh, io sono l’autrice dei disegni!”
Disegni di Ada Natale”, così campeggia sul frontespizio. Maronna. Quasi quasi ancora non ci credo.
Sono ritornata a casa con la pioggia in faccia, cantando a squarciagola per la strada “Don’t stop me now” dei Queen e ho sentito dentro al cuore un sentimento di infinita soddisfazione, di incredibile felicità. Aspettavo da due anni questo momento e che fosse arrivato finalmente, e addirittura un giorno prima del previsto, mi ha spiazzata di enorme contentezza. Uno dei miei sogni oggi si è realizzato e io non sto nella pelle.
AVVERTENZA: la notizia bomba ora ve l’ho detta, ma da adesso in poi il post è più che altro per chi mi vuole bene ed è curioso di conoscere la storia di questo libro, mentre a coloro che si annoiano di leggere il papiello che seguirà, posso solo dire che, se saranno interessati a leggere un libro che va a fondo nella comprensione del vino, della sua natura, dei suoi profumi, della sua struttura, non posso che consigliare di andare in libreria ad acquistare una copia de “Il respiro del vino”, perché, garantisco, è una lettura che affascinerà neofiti e appassionati: la sfida di Luigi nello scrivere questo libro è stata proprio quella di trovare un linguaggio adatto a un pubblico quanto più vasto ed eterogeneo possibile e io credo che ci sia riuscito. Se lo leggerete, se lo regalerete, buona lettura e fateci sapere.

Bene, ora salutati i lettori pigri, comincia la parte pseudoromanticona e sentimentale del post, i ricordi, le emozioni, com’è nato tutto, ovvero il racconto di quella che per me è stata e sarà per sempre nella memoria una delle più belle esperienze professionali e di vita vissute.
Come sia finita a disegnare per la Mondadori è stato frutto di un fortuito e fruttuoso incastro di luoghi e persone. So di essermi trovata al posto giusto nel momento giusto, è passato un treno in corsa davanti a me e ci sono salita su al volo, senza esitare. L’audacia è uno dei pochi grandi meriti che mi attribuisco spesso, pur nella mia sempre vigile autocritica.
È iniziato tutto nell’estate del 2014 quando, durante un pranzo a Quintodecimo, nella sua casa, Luigi mi disse che la Mondadori gli aveva da poco proposto di scrivere un saggio sul vino e che lui stava cercando qualcuno che, matita alla mano, desse forma alle sue idee. Voleva un illustratore che lo seguisse nei suoi giri di pensieri folli. Quasi per scherzo, gli dissi “eccomi!”, vergognandomi dopo un attimo della mia insolita sfacciataggine, ma ormai l’avevo detto. Mandai giù un gran sorso del suo ottimo vino, perché in certi casi, quando la lingua parte prima che il cervello la freni, è bene ubriacarsi all’istante, così che dopo si possa avere nell’alcol una scusante validissima per le cavolate dette… E invece Luigi dopo la mia esclamazione mi guardò con un certo stupore, sorrise curioso e mi disse “Veramente? Vuoi farlo tu? Guarda che per me va bene.”
BOOM. Un botto nel cuore. Se non sono morta d’infarto quel giorno, allora sarà che sono immortale. Non ci potevo credere, avevo osato per gioco e invece Luigi a quel mio gioco aveva risposto di sì, immediatamente. Gli bastò vedere pochi miei disegni sul taccuino degli schizzi che avevo con me all’epoca e annuì. Stretta di mano, brindisi, sodalizio iniziato. In un primo momento ebbi un sacro timore di una situazione così più grande di me: io su un libro Mondadori? Non ci avrei creduto se il giorno prima me lo avessero detto, ma mi feci coraggio presto, pensando che se un uomo così attento, scrupoloso, letteralmente fissato per la perfezione, mi avesse scelta senza scomporsi affatto, tra l’altro per un progetto così importante per lui, qualcosa voleva pur dire: mi stava dando una fiducia enorme e mi dissi che gliel’avrei ricambiata con il massimo del mio entusiasmo e del mio impegno. E così è stato. Non serve adesso che io vi dica chi è Luigi Moio: se non lo conoscete ancora, basta andare su google per capire che se in Italia c’è un uomo che conosce davvero il vino, che lo ama profondamente e che con grande semplicità insegna agli altri ad amarlo, quello è Luigi.Luigi Moio, il respiro del vino
Abbiamo lavorato con tempi diversi, per quasi due anni: lui dapprima alla scrittura, collezionando pagine e pagine di idee, appunti, bozze, capitoli incompleti, indici, bibiliografie, poi io alle immagini, prima a matita, poi in digitale, con scambi di ruolo continui nel supervisionare il reciproco lavoro e un’accelerazione spaventosa nei mesi finali, in cui siamo stati gomito a gomito, alla scrivania del suo studio, per giorni e notti intere, ma nel vero senso della parola. Siamo stati due macchine da guerra instancabili, lui più di me, e anche quando a un certo punto ci pareva di impazzire nel vedere che il libro non finisse mai, perché ci venivano ogni tanto nuove idee su cui confrontarci, non abbiamo ceduto alla stanchezza, abbiamo resistito per onorare tutte le idee che si affacciavano alle menti. E in tanto tempo non c’è stato spazio per la noia, ma grazie ai continui stimoli ci siamo vicendevolmente sostenuti e incredibilmente mai scontrati, considerati i reciproci caratterini niente male. Un bellissimo incastro di equilibri.
A volte ripenso a quei giorni frenetici e creativi. Ripenso alle finestre dello studio di Luigi, da cui ho visto cambiare la luce delle giornate, l’aria delle stagioni, i colori della sua vigna; ho sentito i profumi degli alberi e dei fiori che dal giardino arrivavano fin su nella stanza, diversi di mese in mese, riempiendo quelle pareti cariche di libri di suggestioni olfattive, mentre scrivevamo e disegnavamo proprio di molecole odorose; si parlava di sensi e i sensi erano all’erta. Siamo stati ore e ore in totale silenzio, concentrati ognuno davanti al suo Mac, tanto che sembrava di sentire il ronzio dei nostri cervelli oltre a quello delle ventole, affannate a raffreddare i computer torturati dalle dita veloci; ho visto pile di libri e di articoli scientifici accumularsi sul pavimento e sulle sedie in ordine rigidissimo, tanto che in quel mare di pagine, che a me inizialmente parevano forsennatamente ammucchiate, mai ho percepito uno smarrimento da parte di Luigi nel cercare e trovare subito i riferimenti utili alla sua scrittura. Lo osservavo, sicuro nei gesti, e avevo la sensazione di essere il fortunato co-pilota di un abile comandante che, pur in alto mare, tra onde di carta, grafici e parole, avrebbe riconosciuto perfettamente la rotta per portare la sua nave finalmente in porto.
È stata un’esperienza veramente intensa, umana e professionale: ho imparato da Luigi cosa siano la disciplina e il rigore scientifico, ho imparato ad adattarmi alle immagini partorite da una mente tanto diversa dalla mia, sedendomi al centro dei pensieri creativi di un uomo indubbiamente preparatissimo nel suo campo, rapido nell’intuire e nel correre anche oltre l’intuizione, e che andava acciuffato e riportato a terra mentre svolazzava, visionario, tra le sue idee, raccontandomi come lui “vedeva” l’invisibile, ovvero il profumo del vino, il suo respiro. Perciò abbiamo cercato insieme il modo migliore di far vedere l’invisibile agli altri e l’esperimento collaborativo è riuscito a perfezione, con immediata sintonia di intenti e di vedute, nonostante le mie iniziali perplessità dovute alla maniacale tendenza alla pignoleria millimetrica di Luigi, cosa che da principio mi aveva disposta in modo vagamente ostile e disfattista nei suoi riguardi, poiché temevo che mi avrebbe fatta impazzire più di quanto io non fossi già di mio fuori di testa e invece ci siamo democraticamente accordati tra pazzi; con lui in qualche modo mi sono domata, perché gli ho riconosciuto molto presto un carisma fuori dal comune e una forte capacità di coinvolgermi nelle sue idee, aspetti che meritavano tutt’altro che antipatia, ma grande stima e voglia di essere all’altezza del suo progetto.
E così abbiamo creato, pensato, imprecato, sofferto, penato, a volte riso per scaricare la tensione, ci siamo scemuniti a correggere ogni cosa mille volte, abbiamo consumato cd di Pino Daniele, Stevie Wonder, Ludovico Einaudi e Michel Petrucciani, tanto che ormai associo i loro brani ai lunghi mesi di lavoro e quasi non riesco più ad ascoltarli, perché appena parte una loro nota mi piglia l’ansia traumatica da consegna del libro, per quanto ormai sia bello e stampato e ce l’ho qui accanto a me; abbiamo bevuto litri di tè verde con biscotti ai cereali, abbiamo scansato – non sempre! – cadute rovinose per non pestare i 14925504_10210594373040791_2270119324833671822_nLego sparpagliati sul parquet dal piccolo e adorabile Ale, il mio amichetto super carino, che è stato la nostra compagnia costante nei mesi, lui che con i suoi ricciolini, le sue battute e la sua vocetta squillante, spuntava all’improvviso nello studio del suo papà perché voleva giocare e io, non potendo accontentarlo per via dei tempi stretti, gli facevo fare il gioco del controllore dei miei disegni, e se ripenso con quanta cura del dettaglio, pure lui, peggio del padre, mi segnalava cosa sistemare nei miei disegni, mi viene una gran tenerezza e gli sorrido da lontano. E ripenso anche a Raffaele, che ha percorso insieme a noi una parte di questo cammino, e ai nostri disperati blitz musicali per tentare invano di ascoltare i Queen o i Led Zeppelin, quando ci sarebbe servita la carica per lavorare con più grinta… blitz che poi si rivelavano sempre fallimentari e noi due ne sorridevamo, disperati e rassegnati. Durante i mesi di lavoro comune Luigi si è rivelato, ahimè, decisamente poco rockettaro, ma un tremendo difetto insopportabile ce lo doveva pur avere quest’uomo, o no?
E ripenso anche a Laura e la ringrazio per l’ospitalità e per aver sopportato con pazienza i ritmi frenetici imposti a tutta la famiglia dal nostro lavoro incessante, così come ringrazio Rosa, Chiara e Michele, che da vicino e a distanza sostenevano e incoraggiavano i nostri sforzi; ma ovviamente il mio più grande, più sentito, più entusiasta e più felice “grazie” va a Luigi, un uomo a primo impatto difficile, complesso, pieno di sfumature caratteriali a volte anche palesemente contrastanti e spiazzanti, ma con cui è stato davvero bello dividere la fatica e ora la gioia di questo libro, poiché mi ha dato il piacere, l’onere e l’onore di stare al suo fianco in questa bellissima impresa, che all’inizio sembrava un sogno e che invece è diventata una cosa vera e ora ha la forma di un mattone di ben 504 pagine scritte e disegnate.
Vorrei dire un mare di altre cose, ma mi devo fermare, sono una pericolosa grafomane quando sono felice, e perciò concludo con questo invito: se il 2 dicembre vi terrete liberi, amiche e amici cari, io vi aspetterò tutta pimpante alla presentazione del libro a Napoli, in seguito vi dirò bene dove e quando si farà, per poi brindare tutti insieme e ubriacarci di vino, di bellezza e di allegria.
Grazie, ora potete tornare a respirare, il post è finito e io me ne torno a fare le coccole al mio libro!

Luigi Moio, il respiro del vino. In vendita dall’8 Novembre

Pubblicato da aisnapoli il 20 - ottobre - 2016Versione PDF

3Dnn+9_2C_gra_9788804649663-il-respiro-del-vino_original“Vi parlerò di quel profumo coinvolgente, di quel suo respiro trattenuto, al quale è impossibile opporre resistenza, che anticipa tutto ciò che si sente in bocca subito dopo aver avvicinato il bicchiere alle labbra. Di quel profumo che può essere un effetto del sole di un’alba radiosa o delle nuvole che precedono la pioggia. Di quel profumo che forse è l’aspetto sensoriale più straordinario del vino, perché è anche il linguaggio della sua composizione, della sua storia, delle sue tradizioni, dei territori in cui nasce e dei microclimi che ne accarezzano i giorni. Il vino è la sintesi sorprendente dei profumi di tutto ciò che ci circonda, perché ha nella sua natura più profonda le tracce della terra, dei fiori, dei frutti, delle spezie, del mare, della montagna, del vento, della luce e di tante altre cose che nobilmente rappresenta. L’atto iniziale di chiunque si avvicini al vino è infatti quello di portare il calice al proprio naso per sentirne il profumo, roteando delicatamente il bicchiere, affinché il vino in esso contenuto, simile alla Terra che ruota intorno al proprio asse, possa sprigionare la sua intimità olfattiva. Da quando esiste l’uomo, nella sua cultura gastronomica non c’è altra bevanda o cibo che preveda questo meraviglioso rituale di incontro tra sensibilità, natura ed emozione. È una gestualità mitica, quella legata al vino, che con la sua delicatezza ci aiuta a riappropriarci del nostro tempo e del nostro equilibrio interiore. Sarò certamente felice, perciò, se voi gentili lettori, arrivati all’ultima pagina, riporrete soddisfatti e arricchiti questo mio libro e un attimo dopo vi lascerete prendere dalla curiosità di stappare un’ottima bottiglia del vino che preferite per scoprire l’invitante e meraviglioso mondo di profumi che vi è racchiuso.” Luigi Moio.

  • Ingrandimenti 2016
  • Cucina ISBN 9788804649663
  • 504 pagine
  • € 26,00
  • 14,0 x 21,5 cm Cartonato con sovraccoperta
  • In vendita dal 08 novembre 2016

Luigi Moio

Luigi Moio è professore ordinario di Enologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Da più di vent’anni si occupa degli aspetti sensoriali, biochimici e tecnologici dell’aroma del vino. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Esperto scientifico per il ministero delle Politiche agricole, dal 2015 è presidente della commissione di enologia dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV) con sede a Parigi. È accademico dei Georgofili e dell’Accademia italiana della vite e del vino.

Antonio MoscatelloQuando osservate le stelle, guardate la loro luce che attraversa lo spazio e, dopo un lungo viaggio, arriva a impressionare la vostra retina e, quindi, a diventare oggetto della vostra mente che l’inserisce nella rappresentazione del mondo nel quale vi muovete. Ne consegue che quanto voi osservate è un qualcosa che è accaduto molto, molto tempo fa. Il presente astronomico non esiste e se doveste imbarcarvi su un’ipotetica astronave per tentare di raggiungere una di quelle lucine nel cielo, lo fareste soltanto sperando che quell’astro esista ancora o esisterà ancora nel momento in cui l’avrete raggiunto.
Ma c’è di più. Guardate la vostra mano: è la vostra, ma esiste ancora nel momento in cui la vedete? Non ne avete alcuna certezza, perché la mano che vedete è, anch’essa, nel passato. La luce s’imprime nel vostro occhio un attimo dopo essere stata riflessa dalla mano. Poi quella stessa luce viene incanalata attraverso il nervo ottico, per arrivare al cervello che attiva le proprie reti di neuroni e crea la rappresentazione della mano. In questo percorso altro tempo è passato, sicché ciò che state osservando non è la vostra mano, ma quel che era la vostra mano un millisecondo fa.
Ne possiamo dedurre che non solo il presente astronomico è inconoscibile, ma il presente in sé è del tutto inafferrabile. Solo il passato ha una qualche concretezza e tutti i nostri atti, tutta la nostra ricerca scientifica, sono rivolti al passato. L’unico spazio in cui possiamo permetterci d’emendarcene, è l’immaginazione che crea il presente e che prospetta il futuro.

Cosa c’entra tutto questo con il libro di Franco De Luca “La chiameremo vita”
vi chiederete certamente voi. Seguitemi ancora un attimo e ci arriviamo.

Se l’unico spazio analizzabile scientificamente, in qualche modo misurabile, è il passato, allora che cos’è il tempo? Pensateci: il tempo serve a misurare il fluire di passato, presente e futuro. Ebbene il tempo, lo sappiamo bene, è un concetto estremamente flessibile, che si è modificato di civiltà in civiltà e che varia la sua velocità di uomo in uomo e persino di età in età. Scorre più lento da giovane, più veloce da vecchio.
Però, soprattutto, il tempo è una gabbia politica, è uno strumento di potere: chi decide il tempo, domina gli uomini. Gli imperatori cinesi erano i sacerdoti del calendario, che stabilivano i tempi della semina e del raccolto. Nelle nostre città le torri con l’orologio dei comuni si confrontavano con le campane delle chiese in un infinito conflitto tra potere temporale e potere secolare che ancora oggi non ha trovato una soluzione.
Chi ha già letto il libro di Franco, forse, a questo punto ha cominciato a capire dove voglio andare a parare. Chi non l’ha ancora letto si starà incazzando: “Vuoi parlare di ‘La chiameremo vita’, perché ci ammorbi con questo sproloquio sul tempo?

Al tempo!
Abbiate pazienza ancora per qualche secondo e tutto vi sarà chiaro.

Vedete, io avrei potuto parlarvi della trama di questo libro, ma oltre a rovinarvi il gusto di scoprirla, avrei fatto solo una gran confusione. E’ un libro corale, una saga familiare, che nasconde un mistero. Ma tra i tanti protagonisti, io ne ho individuato uno non dichiarato.
Ed è appunto il tempo!

Non solo per lo schema di questo romanzo in cui il dopo sta prima, il prima sta dopo e infine il dopo torna alla fine per coagularsi col prima. Ma perché il tempo sgorga da ogni pagina. E, se nella prima parte ambientata a Napoli, il tempo è soprattutto tempo della musica, della magnifica musica partenopea con le sue passioni e le sue ironie, a Roccaspina – abitata dai personaggi che riconoscerà chiunque come me provenga dalla provincia meridionale – il tempo è in metamorfosi. E’ il tempo delle vite e il tempo della vite. Le vite dei protagonisti, che Franco segue con magistrale tenerezza. La vite, il suo raccolto, il processo di vinificazione. Ed è anche il tempo politico, quello di un campanile col suo orologio, segno di potere agognato e strumento di ribellione realizzata. E’ il tempo dell’orologiaio, tempo lungo di vendetta, scandita dal tic tac di una gamba di legno costruita artigianalmente. Ed è il tempo ingannevole in cui qualche vivo è morto, e tanti morti sembrano ancora vivi, in un ulteriore rimescolamento delle carte del tempo, che lascia storditi.
Allora, in questo tempo di Roccaspina, in cui ogni cosa, ogni acino di vita viene travolto dal tempo, chi è l’unico ad avere la bussola per non perdervisi?

E’ il matto, lo strano, quello che avrebbe ogni diritto di essere protetto e infine è lui a proteggere. E’ l’homo sacer, che non a caso Franco ha chiamato Santo. E’ il ragazzo che come animale da compagnia si tiene un cinghiale. Quello che si fa strumento di un disvelamento del mistero che sembra avere tutte le caratteristiche di un’illuminazione buddista.
Il Buddha storico ricevette la sua illuminazione – la “bodhi” che i giapponesi chiamano “satori” – sotto un albero. E, come l’illuminazione consiste nel trascendere il tempo, così sotto un albero tutto si fa chiaro… ma non vi dico altro, altrimenti rischio di raccontare troppo.

Ecco, questa è la chiave di lettura che io ho usato per entrare in questa storia. Quella del tempo. Ora tocca a voi individuare la vostra chiave di lettura. Prendete questo libro, ora, leggetelo. Fatelo subito, non date tempo al tempo. Dedicateci un po’ del vostro tempo.

cover_loiraCi abbiamo lavorato intensamente per tutta l’estate. Ora finalmente è disponibile. Una nuova monografia interamente dedicata alla Valle della Loira, con i suoi variegati territori, i suoi migliori vignaioli e i suoi vini appassionanti. Dopo l’agile Jura – Il territorio, i vignaioli, i vini, François Morel firma un secondo volume consacrato alle regioni viticole d’Oltralpe. È dunque il turno della Loira, una delle regioni più ampie, interessanti e sottovalutate di Francia.

Un volume di 176 pagine interamente a colori, con mappe enografiche e geologiche delle appellation, molte fotografie e una veste tipografica curata, come nella migliore tradizione Possibilia Editore. Dall’Alvernia con i suoi sorprendenti pinot noir al Muscadet, da Sancerre all’Anjou, fino alle denominazioni meno note come Orléans o Jasnières: Loira è un saggio-manuale-guida completo e autorevole. Decine di Aop affrontate, 78 vignaioli e 17 indirizzi utili (ristoranti e bistrot) selezionati da uno dei più competenti conoscitori del vino francese.
François Morel è il caporedattore della rivista LeRouge&leBlanc da 15 anni. Prima era stato redattore di storia dell’arte per Larousse e titolare di un bistrot à vin a Parigi. Si è poi dedicato alla scrittura di libri sul vino, tra cui: Le Livre des vins insolites (Flammarion), ripubblicato come Le Voyage insolite de l’amateur de vin (Kubik), Vins du monde (con Jacques Dupont, Éditions du Chêne), Les Objets de la vigne et du vin (De Borée), Le Vin au naturel (Sang de la Terre). Per Possibilia ha pubblicato Jura (2015).

Come tutti i libri Possibilia Editore, Loira è disponibile direttamente sul nostro sito al prezzo di 15,00 € + spese di spedizione 4,00 € (con piego di libri raccomandato e imbottito).

19 Marzo, Presentazione XXL di Paolo Marchi a Caiazzo

Pubblicato da aisnapoli il 14 - marzo - 2015Versione PDF

11050827_724451914319298_7640069164872474721_nGiovedì 19 Marzo, presentazione a Caiazzo di XXL, 50 piatti che hanno allargato la mia vita.

L’appuntamento con Paolo Marchi sarà alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Comune di Caiazzo, Piazzetta dei Martiri, Caiazzo (Ce).

Modererà l’intervento Albert Sapere con il coordinamento di Barbara Guerra.

A seguire, serata speciale da Pepe in Grani dove sarà possibile degustare le pizze del Patron e Maestro Pizzaiolo Franco Pepe.

Prezzo €38 (+Libro). Serata a numero chiuso, solo 40 posti. 
Per info e prenotazioni +39 0823862718.

guida-alle-trattorie-di-napoli-e1382772177239E’ disponibile in libreria dal 15 novembre la Guida alle Trattorie di Napoli, storie, luoghi e ricette della tradizione di Giulia Cannada Bartoli con la prefazione di Luciano Pignataro per Edizioni dell’Ippogrifo, nella Collana Mediterranea, prezzo: euro 15,00. Si tratta di una guida – racconto, una sorta di trasposizione rivisitata e approfondita degli articoli della rubrica dedicata alle osterie e trattorie napoletane pubblicata su lucianopignataro.it dal settembre 2010. Un lavoro durato tre anni alla ricerca dell’autenticità del cibo e delle persone, per riscoprire quanto di vero e straordinario è rimasto di Napoli. Dopo la prefazione di Luciano Pignataro, giornalista del Mattino e l’introduzione dell’autrice, seguono i cinquanta capitoli, ciascuno dedicato ad ognuna delle osterie visitate. L’ultimo capitolo è dedicato ad un ricettario delle trattorie contenente quasi tutti i piatti della tradizione napoletana classica. La narrazione, di quasi 500 pagine, non si limita a descrivere le pietanze, il costo e le indicazioni anagrafiche, ma disegna il vissuto e la storia di ogni singolo quartiere, completa di aneddoti, curiosità e ‘biografia’ dei ‘protagonisti’, si tratta quasi sempre di osterie a gestione familiare che, oltre alla tradizione e genuinità, riescono a garantire anche un costo decisamente contenuto; il che di questi tempi non guasta. La Guida prende in esame la città di Napoli con qualche sconfinamento nei vicini Campi Flegrei. Ancora una volta un’opera che ‘migra’ dal web alla carta per il piacere tangibile di avere un libro tra le mani, pagine vissute, ricche di passione e desiderio di veder rinascere la propria città, attraverso il passato e il ritorno alla semplicità e autenticità dei rapporti umani. Uno strumento godibile e prezioso da regalare ad amici, parenti e ai tanti napoletani che vivono in tutto il mondo, che ricordano ancora la città di una volta, generosa, ironica, fatalista e allo stesso tempo concreta e ricca d’ingegno.
Un libro senza sponsor, per conservare la limpidezza della scrittura. Dedicato a mia madre Pinella e al mio compagno Claudio.
Per chi non vuole attendere il 15 novembre il volume è prenotabile qui http://slowbooks.it/guida-alle-trattorie-di-napoli.html .

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 09 dic 2016 al 09 dic 2016 alle ore:20:30

      9 Dicembre, Un “Angelo” a Melito…Si può fare!

      Mancano: 3 giorni e 13:46 ore.
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