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Archivio per la categoria: ‘Vino in Libreria: Letture ad Alta Gradazione’

Antonio MoscatelloQuando osservate le stelle, guardate la loro luce che attraversa lo spazio e, dopo un lungo viaggio, arriva a impressionare la vostra retina e, quindi, a diventare oggetto della vostra mente che l’inserisce nella rappresentazione del mondo nel quale vi muovete. Ne consegue che quanto voi osservate è un qualcosa che è accaduto molto, molto tempo fa. Il presente astronomico non esiste e se doveste imbarcarvi su un’ipotetica astronave per tentare di raggiungere una di quelle lucine nel cielo, lo fareste soltanto sperando che quell’astro esista ancora o esisterà ancora nel momento in cui l’avrete raggiunto.
Ma c’è di più. Guardate la vostra mano: è la vostra, ma esiste ancora nel momento in cui la vedete? Non ne avete alcuna certezza, perché la mano che vedete è, anch’essa, nel passato. La luce s’imprime nel vostro occhio un attimo dopo essere stata riflessa dalla mano. Poi quella stessa luce viene incanalata attraverso il nervo ottico, per arrivare al cervello che attiva le proprie reti di neuroni e crea la rappresentazione della mano. In questo percorso altro tempo è passato, sicché ciò che state osservando non è la vostra mano, ma quel che era la vostra mano un millisecondo fa.
Ne possiamo dedurre che non solo il presente astronomico è inconoscibile, ma il presente in sé è del tutto inafferrabile. Solo il passato ha una qualche concretezza e tutti i nostri atti, tutta la nostra ricerca scientifica, sono rivolti al passato. L’unico spazio in cui possiamo permetterci d’emendarcene, è l’immaginazione che crea il presente e che prospetta il futuro.

Cosa c’entra tutto questo con il libro di Franco De Luca “La chiameremo vita”
vi chiederete certamente voi. Seguitemi ancora un attimo e ci arriviamo.

Se l’unico spazio analizzabile scientificamente, in qualche modo misurabile, è il passato, allora che cos’è il tempo? Pensateci: il tempo serve a misurare il fluire di passato, presente e futuro. Ebbene il tempo, lo sappiamo bene, è un concetto estremamente flessibile, che si è modificato di civiltà in civiltà e che varia la sua velocità di uomo in uomo e persino di età in età. Scorre più lento da giovane, più veloce da vecchio.
Però, soprattutto, il tempo è una gabbia politica, è uno strumento di potere: chi decide il tempo, domina gli uomini. Gli imperatori cinesi erano i sacerdoti del calendario, che stabilivano i tempi della semina e del raccolto. Nelle nostre città le torri con l’orologio dei comuni si confrontavano con le campane delle chiese in un infinito conflitto tra potere temporale e potere secolare che ancora oggi non ha trovato una soluzione.
Chi ha già letto il libro di Franco, forse, a questo punto ha cominciato a capire dove voglio andare a parare. Chi non l’ha ancora letto si starà incazzando: “Vuoi parlare di ‘La chiameremo vita’, perché ci ammorbi con questo sproloquio sul tempo?

Al tempo!
Abbiate pazienza ancora per qualche secondo e tutto vi sarà chiaro.

Vedete, io avrei potuto parlarvi della trama di questo libro, ma oltre a rovinarvi il gusto di scoprirla, avrei fatto solo una gran confusione. E’ un libro corale, una saga familiare, che nasconde un mistero. Ma tra i tanti protagonisti, io ne ho individuato uno non dichiarato.
Ed è appunto il tempo!

Non solo per lo schema di questo romanzo in cui il dopo sta prima, il prima sta dopo e infine il dopo torna alla fine per coagularsi col prima. Ma perché il tempo sgorga da ogni pagina. E, se nella prima parte ambientata a Napoli, il tempo è soprattutto tempo della musica, della magnifica musica partenopea con le sue passioni e le sue ironie, a Roccaspina – abitata dai personaggi che riconoscerà chiunque come me provenga dalla provincia meridionale – il tempo è in metamorfosi. E’ il tempo delle vite e il tempo della vite. Le vite dei protagonisti, che Franco segue con magistrale tenerezza. La vite, il suo raccolto, il processo di vinificazione. Ed è anche il tempo politico, quello di un campanile col suo orologio, segno di potere agognato e strumento di ribellione realizzata. E’ il tempo dell’orologiaio, tempo lungo di vendetta, scandita dal tic tac di una gamba di legno costruita artigianalmente. Ed è il tempo ingannevole in cui qualche vivo è morto, e tanti morti sembrano ancora vivi, in un ulteriore rimescolamento delle carte del tempo, che lascia storditi.
Allora, in questo tempo di Roccaspina, in cui ogni cosa, ogni acino di vita viene travolto dal tempo, chi è l’unico ad avere la bussola per non perdervisi?

E’ il matto, lo strano, quello che avrebbe ogni diritto di essere protetto e infine è lui a proteggere. E’ l’homo sacer, che non a caso Franco ha chiamato Santo. E’ il ragazzo che come animale da compagnia si tiene un cinghiale. Quello che si fa strumento di un disvelamento del mistero che sembra avere tutte le caratteristiche di un’illuminazione buddista.
Il Buddha storico ricevette la sua illuminazione – la “bodhi” che i giapponesi chiamano “satori” – sotto un albero. E, come l’illuminazione consiste nel trascendere il tempo, così sotto un albero tutto si fa chiaro… ma non vi dico altro, altrimenti rischio di raccontare troppo.

Ecco, questa è la chiave di lettura che io ho usato per entrare in questa storia. Quella del tempo. Ora tocca a voi individuare la vostra chiave di lettura. Prendete questo libro, ora, leggetelo. Fatelo subito, non date tempo al tempo. Dedicateci un po’ del vostro tempo.

cover_loiraCi abbiamo lavorato intensamente per tutta l’estate. Ora finalmente è disponibile. Una nuova monografia interamente dedicata alla Valle della Loira, con i suoi variegati territori, i suoi migliori vignaioli e i suoi vini appassionanti. Dopo l’agile Jura – Il territorio, i vignaioli, i vini, François Morel firma un secondo volume consacrato alle regioni viticole d’Oltralpe. È dunque il turno della Loira, una delle regioni più ampie, interessanti e sottovalutate di Francia.

Un volume di 176 pagine interamente a colori, con mappe enografiche e geologiche delle appellation, molte fotografie e una veste tipografica curata, come nella migliore tradizione Possibilia Editore. Dall’Alvernia con i suoi sorprendenti pinot noir al Muscadet, da Sancerre all’Anjou, fino alle denominazioni meno note come Orléans o Jasnières: Loira è un saggio-manuale-guida completo e autorevole. Decine di Aop affrontate, 78 vignaioli e 17 indirizzi utili (ristoranti e bistrot) selezionati da uno dei più competenti conoscitori del vino francese.
François Morel è il caporedattore della rivista LeRouge&leBlanc da 15 anni. Prima era stato redattore di storia dell’arte per Larousse e titolare di un bistrot à vin a Parigi. Si è poi dedicato alla scrittura di libri sul vino, tra cui: Le Livre des vins insolites (Flammarion), ripubblicato come Le Voyage insolite de l’amateur de vin (Kubik), Vins du monde (con Jacques Dupont, Éditions du Chêne), Les Objets de la vigne et du vin (De Borée), Le Vin au naturel (Sang de la Terre). Per Possibilia ha pubblicato Jura (2015).

Come tutti i libri Possibilia Editore, Loira è disponibile direttamente sul nostro sito al prezzo di 15,00 € + spese di spedizione 4,00 € (con piego di libri raccomandato e imbottito).

19 Marzo, Presentazione XXL di Paolo Marchi a Caiazzo

Pubblicato da aisnapoli il 14 - marzo - 2015Versione PDF

11050827_724451914319298_7640069164872474721_nGiovedì 19 Marzo, presentazione a Caiazzo di XXL, 50 piatti che hanno allargato la mia vita.

L’appuntamento con Paolo Marchi sarà alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Comune di Caiazzo, Piazzetta dei Martiri, Caiazzo (Ce).

Modererà l’intervento Albert Sapere con il coordinamento di Barbara Guerra.

A seguire, serata speciale da Pepe in Grani dove sarà possibile degustare le pizze del Patron e Maestro Pizzaiolo Franco Pepe.

Prezzo €38 (+Libro). Serata a numero chiuso, solo 40 posti. 
Per info e prenotazioni +39 0823862718.

guida-alle-trattorie-di-napoli-e1382772177239E’ disponibile in libreria dal 15 novembre la Guida alle Trattorie di Napoli, storie, luoghi e ricette della tradizione di Giulia Cannada Bartoli con la prefazione di Luciano Pignataro per Edizioni dell’Ippogrifo, nella Collana Mediterranea, prezzo: euro 15,00. Si tratta di una guida – racconto, una sorta di trasposizione rivisitata e approfondita degli articoli della rubrica dedicata alle osterie e trattorie napoletane pubblicata su lucianopignataro.it dal settembre 2010. Un lavoro durato tre anni alla ricerca dell’autenticità del cibo e delle persone, per riscoprire quanto di vero e straordinario è rimasto di Napoli. Dopo la prefazione di Luciano Pignataro, giornalista del Mattino e l’introduzione dell’autrice, seguono i cinquanta capitoli, ciascuno dedicato ad ognuna delle osterie visitate. L’ultimo capitolo è dedicato ad un ricettario delle trattorie contenente quasi tutti i piatti della tradizione napoletana classica. La narrazione, di quasi 500 pagine, non si limita a descrivere le pietanze, il costo e le indicazioni anagrafiche, ma disegna il vissuto e la storia di ogni singolo quartiere, completa di aneddoti, curiosità e ‘biografia’ dei ‘protagonisti’, si tratta quasi sempre di osterie a gestione familiare che, oltre alla tradizione e genuinità, riescono a garantire anche un costo decisamente contenuto; il che di questi tempi non guasta. La Guida prende in esame la città di Napoli con qualche sconfinamento nei vicini Campi Flegrei. Ancora una volta un’opera che ‘migra’ dal web alla carta per il piacere tangibile di avere un libro tra le mani, pagine vissute, ricche di passione e desiderio di veder rinascere la propria città, attraverso il passato e il ritorno alla semplicità e autenticità dei rapporti umani. Uno strumento godibile e prezioso da regalare ad amici, parenti e ai tanti napoletani che vivono in tutto il mondo, che ricordano ancora la città di una volta, generosa, ironica, fatalista e allo stesso tempo concreta e ricca d’ingegno.
Un libro senza sponsor, per conservare la limpidezza della scrittura. Dedicato a mia madre Pinella e al mio compagno Claudio.
Per chi non vuole attendere il 15 novembre il volume è prenotabile qui http://slowbooks.it/guida-alle-trattorie-di-napoli.html .

Novità in libreria: Niente finisce mai

Pubblicato da aisnapoli il 22 - ottobre - 2012Versione PDF


La videointervista a Franco De Luca per la presentazione del romanzo “Niente finisce mai

Onnivori Opportunisti – Trattatello di fisiognomica culinaria
Nuove speranze, nuovi desideri, nuovi sogni. Volere, fare… Elogio del sarchiapone gastronomico… Un O.O. è senza spigoli, tondo tondo, innocuo, “deficiente”: il deserto cresce, statue in bocca, cani di legno colorati, lampadari immaginifici. L’ignoranza assume caratteri di competenza. Il sentire i gusti chiaramente è un esercizio fondamentale! Ogni scontro è la logica matematica di ogni confronto e la conferma di ogni incontro. Solo così raddrizziamo, e forse organizziamo, il destino e solo amandoci per quello che siamo sapremo apprezzare quello che abbiamo!
Mario Avallone: Autarchico. Autodidatta. Anarcoide. Sono le altre tre “A” di Mario Avallone, cuoco. “Che bella parola”, direbbe Totò, intuendo che quella commestibilissima U è avvolta da secoli di golose aspettative. Inventore della Stanza del Gusto, esperimento di cucina creativa in anticipo sui tempi [...].
«Lavoravo in banca, smisi quando decisi di andare a vivere in campagna. Per dieci anni mi sono trasferito a Noto, in Sicilia. Lì cominciò la curiosità per il cibo e le tradizioni. Ma la voglia di cucinare nacque quando mi stancai di mangiare in giro. Sono un pigro che si è svegliato». Un cuoco napoletano, si sente così. «Sono in prima linea, ma non usufruisco della napolitudine». Napoli nel bene e nel male, con tutto quel che ne consegue, è un argomento di conversazione internazionale. Ma porta sempre alle medesime conclusioni. Ed è a questo che Avallone non dà l’adesione. «I privilegi di essere napoletani sono pochissimi. Paghiamo quasi la colpa di questo status, vivendo in pieno il nonsense che rappresenta [...]».
E dopo la cucina creativa che cosa viene? «Quella del “togliere”. Considero la semplicità il mio compito per il futuro [...]. Dare maggiore importanza all’ingrediente e nella maniera più elegante possibile. Fare una pasta al pomodoro servendosi dell’eccellenza».

Da: Stella Cervasio, I volti di Napoli: Mario Avallone – La storia di un pigro che si è svegliato in cucina, 16 Settembre 2007, Napoli la Repubblica.it
(Trattatello di fisiognomica culinaria)

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 08 lug 2016 al 08 lug 2016 alle ore:21:00

      8 Luglio, I Vini “storti” da Granafine

      Mancano: 7 giorni e 08:27 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
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