Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...eventi aisnapoli

Archivio per la categoria: ‘Visite in Azienda’

Fattoria La Rivolta, Il Sogno e la Condivisione

Pubblicato da aisnapoli il 4 - maggio - 2013Versione PDF

Paolo CotroneoDi Massimo De Vincentiis 
un sabato di pioggia, pioggia battente, come quando si dice:” Dio ha dimenticato di chiudere il rubinetto“.
Eh si, proprio così.
Poco importa, si parte sabato 27 aprile in bus per una visita, guidata dalla cara Elena Erman, sommelier della delegazione di Napoli, che con estrema semplicità ed altrettanta professionalità, ci fa da cicerone, esponendo brevemente ma in maniera esaustiva cosa avremmo visitato e conosciuto.
Rotta….Fattoria la Rivolta, a Torrecuso, nel beneventano.
Nonostante il tempo sia poco clemente, l’entusiasmo degli eno viaggianti funge da ombrello emozionale che fa dimenticare l’acqua e invece ricordare del….vino.le Mongolfiere a San Bruno
Il viaggio in pullman è piacevole; Elena è anche amica e fa da trait d’union rendendo il tragitto latore di conoscenze: medici, sommelier, quasi sommelier, mini-mastri birrai, avvocati, produttori e affinatori di formaggio , ma tutti uniti da un filo conduttore, il VINO. Tutti alla volta della … Rivolta!
Il nome dell’azienda già lascia presupporre o intendere che abbia a che fare con un qualche rivolta; infatti in quell’omonima contrada anticamente pare ci fosse stata una rivolta contro i latifondisti longobardi.
Giunti in azienda ci accoglie con grande ospitalità Paolo Cotroneo, il proprietario, un vero anfitrione, che già dai primi minuti (non lo conoscevo prima), trasmette a noi wine tourer il calore di una personalità senza sovrastrutture , capace di far sentire a proprio agio tutti, ma proprio tutti, da chi di vino sa poco o nulla a chi è enonavigato, concedendo spazio, tempo, e disponibilità a chiunque.
Interno Fattoria La RivoltaPaolo ci ha guidati nei suoi vigneti e ci ha parlato di esposizione favorevole, di allevamenti a spalliera, della pendenza , dell’altitudine con le relative escursioni termiche le quali incidono in maniera positiva sulle proprietà organolettiche (maggior arricchimento in acidità, polifenoli e aromi), scelta di allevamento e della densità di impianto.
Abbiamo notato che Paolo utilizza i “Cristi” in legno (così vengono chiamati i caratteristici pali ai quali la vite si marita); scelta del termine Cristi non la riterrei blasfema e o inopportuna, tutt’altro . È la considerazione azzeccata della funzione di sostegno che ha il palo nei confronti della vite.
Del resto siamo o non siamo tutti un ramo della stessa vigna, vigna fruttuosa di Dio?
Se poi aggiungiamo che Paolo considera questa zona benedetta da Dio per i motivi sopracitati (esposizione, impianti etc.), allora tutte le parole hanno senso.
Il tour continua, dopo la “percorrenza sul campo”, un breve passaggio nei luoghi di produzione (dove si utilizzano macchine moderne per la follatura del cappello di vinacce) e di affinamento del vino (botti e/o barrique di primo passaggio , nonché bottiglia, secondo la tipologia).
L’uso della barrique di primo passaggio e non successivi si spiega dall’accumulo dei tartrati nelle pareti interne, che incide negativamente sulla micro ossigenaziene del vino all’interno.
Dopo la percorrenza e la breve sosta, ci tocca ( rende meglio l’idea l’espressione “c’attocca“) la “permanenza” in sala degustazione.
Paolo Cotroneo e Elena ErmanUn banco di assaggio predisposto per noi grazie alla collaborazione dei vicini e delle vicine di Paolo, che ci deliziano il palato con frittate di varia e gradevole fattura, salumi e formaggi, il tutto accompagnato da un caldo crepitio di ciocchi al camino e del buon e ottimo vino.
I vini presenti in degustazione erano tutti quelli di Fattoria La Rivolta e tutti espressione del territorio e della sapiente cura attraverso metodologie biologiche.
Uno spumante Ellenico, brut, metodo charmat…
Coda di volpe, Falanghina,un assemblaggio di Falanghina al 50% greco e fiano al 25%( Sogno di Rivolta, frutto di un sogno fatto da Paolo, intenzionato a fare un vini inimitabile) .
Un Piedirosso, Aglianico base, un Aglianico rosato (dedicato ad un raduno di mongolfiere, le Mongolfiere a San Bruno).
Infine il Terra di Rivolta, fiore all’occhiello dell’azienda, frutto di raccolta in vigneto a maggior densità di impianto e affinamento del ciò in barrique per 18 mesi più altrettanti in bottiglia.
La pioggia continuava a cadere incessante ma il tempo scorreva piacevolmente all’insegna del Sogno e della Condivisione, anzi, del Sogno Condiviso.
È stato un momento di reale condivisione, un pasto caldo ma soprattutto parole Calde….
Grazie ad Elena, per l’umiltà, la simpatia, l’amore e la passione…..elementi imprescindibili che ti fanno persona…..
Un sentito ringraziamento a Paolo; è riuscito a trasmetterci entusiasmo, passione, amore e devozione , pulizia, serietà e anche zelo, ma soprattutto SOGNO.
Il sogno come motore, anzi promotore ….di un’azione che avverrà l’indomani, col primo sole.
Del resto si sa, il successo è la realizzazione progressiva di un Sogno!

Ais Napoli wine tourASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

AIS Napoli in Wine Tour

Antica Masseria Venditti in Castelvenere (Bn)

16 Marzo ore 9.30 Appuntamento presso Parcheggio Brin. Rientro ore 15

Posti limitati Ticket di Partecipazione 15 Euro

Info e prenotazioni 333.4556524

Prenotazione obbligatoria e impegnativa

Nicola Venditti ci guiderà tra le vigne e in cantina con l’amore e la passione che mette in ogni sua bottiglia, unendo all’umanità dell’antica metodica la razionalità della moderna tecnologia.

“La passione e l’amore per la mia terra mi hanno consentito di realizzare il sogno della mia vita: produrre vino di alta qualità.L’impegno profuso fino ad oggi mi consente di migliorare e mantenere inalterata sempre di più la cultura del vino e del suo territorio. Enologo Nicola Venditti

Di Karen Phillips

Abbiamo guidato attraverso l’Irpinia per raggiungere la destinazione del mio primo Vineyard Hopping al di fuori della Campania. Guardavo fuori dalla finestra della macchina mentre la familiare CAMPANIA ad un tratto è diventata BASILICATA … Stavo andando a Tenuta I Gelsi per un assaggio dell’aglianico della porta accanto. Un assaggio di Aglianico del Vulture, in provincia di Potenza, solo un paio d’ore da casa.
Siamo stati accolti da due filari di gelsi, mentre abbiamo girato a sinistra sul vialetto di ghiaia. Difficile non notare il suolo. Vulcanico, sì, ma non quello a cui ero abituata in Campania. Qui Monte Vulture e’ il re, con due crateri vulcanici, ora noti come laghi di Monticchio.
Oltre 800.000 anni di storia geologica erano evidenti negli strati del terreno emerso nel corso di un progetto di ristrutturazione vicino alla cantina. Terreno calcareo-argilloso e ricco di potassio. Era proprio lì dove ci siamo fermati, e una volta parcheggiato, siamo stati accolti da Ruggiero Potito, pronto a farci fare una passeggiata attraverso i vigneti vicini di Aglianico.
Bei grappoli d’uva che stanno maturando al sole. Ed è qui, nel bel mezzo di questa vigna, che ho imparato un po’ di cose su questa giovane cantina. In precedenza la famiglia vendeva le proprie uve ad altre cantine. Ma nel 2003 hanno deciso che era giunta l’ora del grande passo: imbottigliare e vendere il proprio vino, sotto il nome di Azienda Agricola Ofanto, dal nome del fiume che scorre placido in una valle vicina. Una cantina in continua evoluzione, alla ricerca della loro nicchia di mercato, e sempre in movimento ed in procinto di apportare delle modifiche. Già nel 2010, per esempio, hanno deciso di cambiare il loro nome. Altre modifiche negli ultimi due anni hanno riguardato i cambiamenti dell’etichettatura e l’inserimento dell’enologo irpino Carmine Valentino nella squadra. Ero curiosa di saperne di più … ma nel fresco comfort della cantina.

Dopo un rapido giro attorno alle vasche di acciaio inox, le barriques francesi e le botte nuove di Valentino provenienti dalla Slovenia, era giunto il momento di sedersi e di degustare del vino.
Il primo bicchiere versato, però, non era un Aglianico. E ‘stato un bicchiere di intensa e aromatica Malvasia. Gelso Bianco Basilicata Bianco IGT 2011. Un vino bianco che ha trascorso 3 mesi sulle fecce dopo che le uve sono state raccolte nella prima parte dello scorso settembre. E’ stato in bottiglia solo un paio di mesi, ed ha espresso intensi aromi di mele e di agrumi, nonché un interessante e vibrante acidità.
Abbiamo continuato la degustazione con qualcosa di fresco e leggero … una rosato a base di Aglianico del Vulture proveniente dalla parte più alta del vigneto. Gelso Rosa Rosato IGT Basilicata 2011. In bicchiere un colore rosa intenso e un sapore fruttato leggero e gentile.
È ora di passare ad un  Aglianico del Vulture in purezza… cominciando con il base Gelso Rosso Basilicata IGT annata 2009. Questo vino, prodotto con uve provenienti dai loro vigneti più giovani dei loro esprime intensi aromi quando ha lasciato la bottiglia ed è stato versato nel bicchiere. In acciaio inox solo, non c’è sosta in legno.

L’ultimo vino sulla nostra lista di degustare … Aglianico del Vulture DOC Basilicata 2008. Questo bicchiere di rosso rubino compatto ha trascorso 12 mesi in barriques di rovere francese. Questa era la filosofia della cantina nel 2008… prima di diventare una DOCG (annata 2011). E prima di, a partire dall’ultima annata, appunto la 2011, passare nelle botte grande. Ma prima di tutto questo il vino ha sviluppato i suoi aromi intensi che hanno continuato ad evolvere nei nostri bicchieri. Pieni di sapore. Un modo perfetto per concludere la mia introduzione alla Basilicata.

Sì …era la fine di questa visita, ma sapevo già di aver bisogno di tornare. E ‘stato emozionante vedere una cantina in continua evoluzione. Avrei bisogno di tornare e vedere come il progetto di ristrutturazione della cantina andare avanti. Ruggiero mi aveva mostrato i progetti di un’area allargata di vinificazione, nuovi uffici, sale di degustazione , e anche l’aggiunta di diverse sale per eno-turisti che volevano trascorrere la notte dopo aver esplorato la Basilicata.
Mi piacerebbe tornare, magari quando Valentino era in giro, e assaggiare alcuni campioni dai serbatoi di acciaio inox, o forse dalle botti .
E vorrei tornare e provare il loro passito prodotto con uve Moscato 100%. Un bicchiere che sarebbe stato perfetto al termine di un pranzo al sacco informale presso i vicini laghi di Monticchio. Una fetta o due di gorgonzola hmmm …

E non sarebbe troppo difficile tornare. Dopo tutto, la Basilicata è una vicina della porta accanto …

Tenuta I Gelsi
Contrada Paduli, Monticchio Bagni
85020 Rionero in Vulture (Pz) Basilicata

Versione in Inglese

Vineyard Hopping – Agnano (Na) – Az. Agricola Agnanum

Pubblicato da aisnapoli il 19 - aprile - 2012Versione PDF

Di Karen Phillips

Se non avessi incontrato l’enologo Maurizio De Simone all’ingresso di quel sentiero battuto sono sicura che non sarei mai riuscita a trovarlo… Eppure tutto quello che dovevo fare
era prendere l’uscita di Agnano sulla Tangenziale di Napoli e girare a sinistra alla rotonda.

Una rotonda che ho attraversato distrattamente cinque volte a settimana ininterrottamente per gli ultimi 15 anni della mia vita per andare a lavorare. Non avrei mai immaginato che sarebbe bastato girare, per una volta,  a destra anziché a sinistra e seguire una strada polverosa per trovare uno dei vigneti più belli che abbia mai visto in vita mia. Stavolta c’era Maurizio De Simone, a mettere i cartelli stradali con le indicazioni necessarie per arrivare all’ Azienda Agricola Agnanum …un piccolo segreto dei Campi Flegrei. Giunti alla fine della strada, De Simone mi ha fatto conoscere Raffaele Moccia, che assieme al padre Gennaro si prende cura dei propri vigneti che sono di proprietà della famiglia sin dagli anni ’60. Vigneti che crescono ad un’altezza di 500 metri s.l.m., praticamente sulla sabbia, una polvere finissima di terra vulcanica di colore grigio scuro. Falanghina e Piedirosso qui e nient’altro. E’ Campi Flegrei! Passeggiare  tra i vigneti con Moccia era come fare un lungo viaggio a ritroso nel tempo. Il rispetto della tradizione è quello che questo territori, inciso nel fianco di una collina, richiede. Il lavoro manuale quello vero, tutto a mano senza alternative. Protagoniste solo le mani di Raffaele e di papà Gennaro. Suo padre Gennaro, 82 anni e sempre al lavoro nei campi, anche di domenica, come oggi. A brandire, come se fosse un fuscello, una pesante zappa per liberare il terreno dalle erbacce che circondano le viti. Erbacce che allontanano dal terreno i nutrienti che sono necessari per le loro uve, ma che come compost servono invece per aiutarle a crescere. Come molte delle viti di Raffaele Moccia hanno fatto da anni, da tanti anni. Circa da 100, 200, no da quasi 300 anni….Praticamente dei monumenti che hanno resistito a questo terreno quasi lunare attraversando lo scorrere del tempo. E continueranno a stare in piedi. Raffaele mi ha portato a vedere due aree particolari della sua vigna, le aree dove vengono prodotti  2 crus: la Vigna Del Pino dedicata alla Falanghina e la Vigna delle Volpi per il Piedirosso. Pino … perché? C’è un albero di pino che domina la vigna, che domina la città. E le volpi? Quelle stesse volpi che visitano i vigneti di Moccia durante la vendemmia. Le volpi che entrano attraverso un foro in un muro di pietra che separa la proprietà di Moccia dall’Oasi WWF di Astroni … il terreno di caccia della famiglia reale dei Borbone. Volpi che entrano indisturabate e raccolgono grappoli, uno ad uno, per il loro divertimento, e non quello di Raffaele Moccia che, invece, aspetta pazientemente a raccogliere la sua uva … spesso fino alla fine di ottobre, spingendosi anche ai primi di novembre. Uve che devono aspettare il loro tempo per diventare il vino di Agnanum. Era tempo di visitare la cantina, degustare i bianchi e i rossi di Agnanum e per pranzare. Un giro veloce della piccola cantina … Moccia produce circa 8500 bottiglie l’anno. Vendemmia tardiva, come accennato prima … un anno in serbatoi di acciaio inox prima di essere imbottigliato … senza fretta, come vuole la tradizione… In Italia, i vini sono degustati sempre con un pasto, così Moccia mi condusse in una sala di degustazione, che ha scavato dal lato della collina. Un lungo tavolo per gli ospiti e la famiglia… bottiglie di vino sugli scaffali a parete con le annate più vecchie in attesa di essere condivise. In un angolo, le griglie di un barbecue erano già ardenti, piene di bruschette  alle quali abbiamo aggiunto della pancetta con del formaggio ed è stato il nostro antipasto sul quale abbiamo abbinato una Falanghina 2010 che ha spazzato via i principi dell’abbinamento. Non avrei mai pensato di accoppiarlo con un formaggio reso così saporito dalla lunga stagionatura in grotta… Una rapida occhiata al barbecue e ho notato polli e conigli. Tutto allevato dalla famiglia. Cosa? Non ho detto che Raffaele alleva anche i conigli? E che la sua rosticceria è uno dei più popolari a Napoli? (Beh, un altro blog…). Pollo alla brace e coniglio… preparati il tradizionale  condimento dby Moccia, da mangiare rigorosamente con le mani e accompagnare con un bicchiere del suo vino. Abbiamo giocato un po ‘con le annate vecchie… Piedirosso 2003 e 2007… Vigna Del Pino Falanghina 2003… Vigna delle Volpi 2003. Ogni bicchiere ha dimostrato che Moccia e i Campi Flegrei hanno qualcosa da dire. Tutto ciò che serve è qualcuno che sia pronto ad ascoltare, ed a degustare. Raffaele Moccia e suo padre Gennaro vengono spesso indicati come degli eroi. Heroes, perché ogni giorno (compresi Pasqua, Ferragosto e Natale) sono fuori a lavorare nei loro vigneti. Pioggia o sole non conta… producono dei vini che rappresentano bene la loro filosofia, i loro sogni.Heroes? Forse …

Ma questa giornata, in cui ho incontrato l’enologo Maurizio De Simone su quel sentiero battuto e mi ha “presentato” l’ Azienda Agricola Agnanum, a solo 5 minuti dal viaggio che affronto ogni giorno per il mio lavoro … ho visto due uomini umili il cui duro lavoro produce risultati entusiasmanti in bottiglia, nel bicchiere, e sulla tavola in buona compagna…

Azienda Agricola Agnanum

via Vicinale abbandonata agli Astroni 08125 Napoli 081 230 3507

Versione in Inglese

Campania a Tavola -Az. Agricola Reale – Tramonti (Sa)

Pubblicato da aisnapoli il 8 - novembre - 2011Versione PDF

Di Karen Phillips

Vigneti campani nel mese di novembre. Le uve sono state raccolte, pressate, e adesso sono in fermentazione.
Sì, l’uve non ci sono più, ma  una passeggiata tra i vigneti della famiglia Reale a Tramonti è sempre spettacolare. Ho fatto una passeggiata con Luigi Reale, circondato da vigneti di Piedirosso che hanno almeno 80 anni, durante un sabato soleggiato  intorno a mezzogiorno. Luigi ha scelto qualche grappolo che era ancora sulla pianta e me ne ha fatto assaggiare un paio. Sweet. La nostra passeggiata continua … verso il vigneto di Tintore della sua famiglia … viti che hanno 100 anni, alcune perfino più di 130 anni. Viti che si estendevano in tutto il vigneto ancora vestite con le loro foglie che brillavano alla luce del sole di quest’inizio d’autunno. Abbiamo parlato dei suoi vini, del suo territorio, della storia della sua famiglia.
La nostra passeggiata ci ha portato nella osteria della sua famiglia, all’Osteria Reale. Qui ho visitato la cantina della famiglia. Ed io non solo non ho avuto la possibilità di provare i suoi vini, ma anche due splendidi piatti di stagione di questo territorio fantastico.

Non riesco a pensare ad un modo migliore per godere un vino stando seduti su una terrazza con una vista spettacolare sulle montagne. E Voi?

Versione in Inglese

Vineyard Hopping – Paternopoli (Av) – Luigi Tecce

Pubblicato da aisnapoli il 1 - settembre - 2011Versione PDF

Di Karen Phillips

Io ero una di quelle persone che pensavano che non facesse tanto caldo in Alta Irpinia nel periodo estivo. Ripeto…ero. Infatti è stato proprio un bel sollievo potersi prendere una pausa all’ombra in una fresca cantina di Paternopoli. Una cantina fresca e confortevole, dove ho potuto parlare con Luigi Tecce del suo Poliphemo, il suo Taurasi DOCG prodotto con le uve dai suoi vigneti di Aglianico sparsi un po’ qua, un po’ là: a  Montemarano, a Castelfranci, e qui a Paternopoli.Vigneti che fanno del loro meglio per dare a Tecce ciò che desidera in un Aglianico…un Taurasi. Egli è costantemente alla ricerca del giusto equilibrio tra tannicità e acidità. La vendemmia?, gli ho chiesto . Novembre, ma varia. Pensa per un attimo. 2007, circa il 6 novembre … 2006, circa il 26 … più o meno.

Era comodo stare in cantina, parlando con Tecce, ma era giunto il momento di visitare i vigneti. Un bicchiere d’acqua rinfrescante e, poi fuori nel calore.

 

La piccola cantina di Tecce si trova in una posizione molto interessante. Tutto quello che dovete fare è attraversare la strada stretta di fronte alla cantina e si lascia Paternopoli e si finisce a Montemarano. Lungo la strada, dopo un po’, si arriva anche a  Castelfranci. Passeggiando tra i vigneti di età comprese tra i 20 e i 30 anni, Tecce mi ricorda come la storia geologica di questo territorio giochi un ruolo importante nella composizione del terreno, che è piuttosto eterogeneo. In alcuni punti prevale l’argilla, in altre parti è ricco di calcio e di potassio con tracce importanti di roccia vulcanica.

 

Caspita come è caldo! Tecce mi sorride … Giornate calde, notti fresche. Un altro ingrediente fondamentale per fare di questo particolare territorio l’ideale per l’Aglianico. Ideale per il Taurasi.E caldo come era, era impossibile per me immaginare che meno di una settimana prima una improvvisa grandinata ha colpito parte di Paternopoli e ha distrutto uno dei vigneti di Tecce. Siamo andati a dare un’occhiata. Ho visto da vicino come una tempesta di mezza estate in pochi minuti è riuscita a distruggere un intero anno di duro lavoro.

 

In silenzio iniziamo il nostro viaggio di ritorno in direzione della cantina per la degustazione dei vini.

 

Il vino è fatto per essere bevuto, non deve rimanere troppo sugli scaffali, sostiene Tecce. Così prende un paio di bicchieri da una mensola, afferra un paio di bottiglie e siamo pronti per iniziare la nostra degustazione di vini. Una degustazione che comprendeva due esperimenti di Tecce con delle uve a bacca bianca che aveva acquistato. A volte la sua cantina diventa una sorta di ‘laboratorio scientifico’, come egli esperimenti con i vari Trebbiano, Malvasia, Greco di tufo, e Coda di Volpe.

 

Una degustazione di vini che ha continuato con la sua bottiglia di Poliphemo Taurasi DOCG. Il suo 2007 … 2006 … 2005. Ho messo ogni bicchiere accanto al muro bianco in un angolo di una piccola cucina dove si è svolta la nostra degustazione. La luce che passava attraverso la finestra era perfetta. Perfetta per notare il colore rosso rubino intesnso e scuro. Le fette di Carmasciano, la soppressata, le zucchine e  i peperoni rossi e gialli sono stati il partner ideale per ogni profumo, ogni sapore, ogni annata, ogni storia che era davanti a me nel bicchiere. Storie che Tecce mi ha raccontato in quella cucina di piccole dimensioni. Storie del passato. Delle vendemmie passate, le tante lotte del passato, i fallimenti passati e i successi del passato.Storie del futuro. Per esempio esperimenti come una vinificazione in anfore di terracotta. Il progetto di ampliare la cantina.

 

E’ stato difficile non farsi travolgere dall’entusiasmo di Tecce. Dall’amore per quello che fa. Per il suo territorio. Per il suo vino. E mentre ho finito il mio bicchiere di 2005. Mentre ho finito la mia porzione di ricotta fresca con gelatina di uva fatta in casa Tecce. Mentre ho scattato le immagini delle bottiglie di vino, tra cui la nuova etichetta del 2007 , che uscirà il mese prossimo; mentre ho pensato di tornare per la vendemmia, per visitare Tecce e i vigneti più vecchi, ho quasi dimenticato quanto caldo fa in Alta Irpinia nel periodo estivo .

 

Quasi.

 

Luigi Tecce Via Trinità # 6

83052 Paternopoli (Av) 0827 71375

 

Versione in Inglese

Casa D’Ambra, storia e ricerca nell’isola d’Ischia

Pubblicato da aisnapoli il 26 - agosto - 2011Versione PDF

Di Anna Ruggiero*

Nel corso di un soggiorno ad Ischia decido di visitare una delle più antiche realtà vitivinicole locali: Casa D’Ambra che dal 1888 produce vini da vitigni autoctoni. La scelta è quasi obbligata dopo aver bevuto il loro Biancolella Frassitelli in una serata gradevolissima nell’area termale di Sorgeto. Mi aveva colpito la freschezza del vino e la sua persistenza. Di buon mattino, con un’amica ci facciamo accompagnare alla cantina che si trova a Panza. Andrea D’Ambra arriva presto ma ha degli impegni e ci lascia visitare prima l’adiacente “Museo del Contadino dell’isola d’Ischia”. La sala posta nella parte superiore del cortile riproduce scene e attività della vita contadina di Ischia, con un percorso guidato che racconta i diversi reperti. Nella prima sala ci sono le mappe satellitari che raccontano l’evoluzione del territorio da contadino a turistico. Sono poi spiegati le evoluzioni geologiche dell’isola che diversamente da altra zone presenta un tufo di colore verde per l’azione delle cristallizzazioni di sodio e potassio che favoriscono produzioni di vino di qualità. Un intera parete del museo è dedicata al porto d’Ischia raffigurato all’inizio del 900 con scene del commercio del vino. E’ possibile anche ammirare un antica pressa usata come fotocopiatrice per la redazione degli accordi commerciali. Nella sala superiore scene di vino. In primo piano ci sono i principali vitigni autoctoni dell’isola d’ischia: Biancolella, Forastera e Per’e’ palummo. Descritti con dovizia di particolari ci sono poi gli antichi attrezzi della vita contadina vitivinicola e una riproduzione in scala di alcuni monumenti di Ischia. La visita è stata davvero interessante, scendiamo per andare nella sala di degustazione dove ci aspetta Andrea D’Ambra che ci accompagna in cantina mentre ci racconta la storia della sua famiglia. Ho visitato nel corso di quest’anno diverse realtà ma mi accorgo subito che stavolta è diverso. Casa d’Ambra non è solo un azienda vitivinicola ma è parte della storia dell’isola d’Ischia non solo vitivinicola. La sua famiglia, mi racconta Andrea, ha conosciuto personaggi famosi degli anni 60, attori, imprenditori. Da sempre lavora per il recupero e la valorizzazione dei vigneti locali realizzando nella tenuta Frassitelli dal 1995, un centro di sperimentazione dedicato al recupero delle antiche varietà autoctone. Quando ci sediamo al tavolo di degustazione Andrea ci racconta, senza nascondere la sua ammirazione, delle tante lettere commerciali del passato e del carteggio con Luchino Visconti amico ed estimatore della famiglia D’Ambra. L’etichetta stessa è frutto di una sua idea. Visconti infatti consigliò a Mario D’Ambra di utilizzare come marchio lo scudetto dello Champagne come forma e di personalizzare il contenuto con un’immagine della loro casa ad Ischia, la villa Garavini con scene di vino. Ancora oggi il marchio non è cambiato ed è ben riconoscibile.

 

La passeggiata in cantina è davvero interessante. Andrea ci racconta di diversi passaggi della produzione e ci illustra i macchinari moderni e altamente tecnologici. “L’innovazione vista come ricerca nella tradizione” è il suo motto. Non nascondo la mia curiosità e gli chiedo della Tenuta Frassitelli. Mi racconta che si trova in alto a circa 700m di altezza su terreni molto scoscesi ed appositamente terrazzati con il tipico tufo verde e che la vendemmia è praticata da viticoltori alpinisti. Quella tenuta nei mesi estivi è anche un po’ il suo rifugio e mi svela che è possibile abbinare alla visita alle vigne anche percorsi di trekking e passeggiate a cavallo.

 

Ringrazio e saluto Andrea D’Ambra per l’ospitalità che mi fa dono di un interessante testo di Andrea Gabrielli Il Vino e il mare”. Torneremo presto per visitare Tenuta Frassitelli e partecipare ..speriamo alla vendemmia.

 

 

 

www.dambravini.com

Vini bianchi

Biancolella Frassitelli

Biancolella doc

Euposia

Ischia Bianco

Gocce D’Ambra

 

Vini Rossi

Mario D’Ambra

Per’e’ palummo

Aglianico

 

*Anna Ruggiero, consulente comunicazione e marketing e aspirante sommelier Ais Napoli

 

Di Karen Phillips

Castelfranci… Una piccola comunità dell’Alta Irpinia, in provincia di Avellino. Un paese dove è possibile gustare seduti ad un tavolino del bar nella piazza principale un cappuccino con cornetto caldo ripieno di marmellata fatta in casa  e pagare soli € 1,70. Dove fanno ancora la pasta maccaronara a mano con il matterello dentato. Condita con pomodoro fresco e il formaggio grattugiato.

Castelfranci-600 metri sul livello del mare. E dal balcone di una casa nella piccola frazione di S. Eustachio, c’è una vista mozzafiato… Paternopoli… Montemarano … e se si cerca bene si riesce a scorgere anche il fiume Calore. Ero sul balcone della casa di Raffaele Boccella. Ho ammirato questo panorama mentre lui mi indicava  le sue vigne mozzafiato. Vigneti che volevo vedere da vicino durante la mia visita nella tarda mattinata, giusto prima che il sole di agosto diventi troppo caldo.

Sono stata in Irpinia per visitare l’Azienda Agricola Boccella. La cantina è di piccole dimensioni,  mi ha ricordato Raffaele Boccella mentre apriva  la porta della cantina. Di piccole dimensioni, ho pensato, ma sono invece grandi le bottiglie che escono da questa piccola cantina attaccata alla casa della famiglia dove tre vini vengono prodotti utilizzando le  proprie uve di Aglianico e di Fiano. Una rapida occhiata alle botti, ai tini in acciaio inox, e poi siamo scesi neivigneti.

Quando abbiamo iniziato il nostro tour nei vigneti che risalgono a 50 anni già il sole cominciava  a scaldarsi,  Uve di Aglianico e di Fiano che sanno godere della loro magnifica posizione qui a Castelfranci. Vigne che vivono comodamente tra gli ulivi secolari. Nel terreno argilloso che, in alcuni punti,  risulta più friabile di altri. Viti legate ai pali di legno con del salice, un ramoscello  che abbraccia la vite. Uva in procinto di cambiare colore, che devono aspettare ancora un po’ di tempo per maturare completamente per essere raccolta all’inizio di novembre. Durante la nostra passeggiata tra i vigneti, Raffaele mi ha spiegato la storia dell’azienda Boccella. Una storia che inizia nella sua famiglia quasi 50 anni fa. In questo vigneto, e con questo territorio fantastico. Quando suo padre vendemmiava e poi vendeva le uve ad altre cantine, anche se sempre una parte veniva raccolta e destinata alla produzione per se stessi. E come tanti altri viticoltori in Irpinia, quando il costo di uva ha iniziato a precipitare, Raffaele, e suo fratello Giovanni hanno preso la decisione di imbottigliare tutta la produzione. E con il loro enologo e amico, Sebastiano Fortunato, è nata la loro prima annata nel 2005. Mi ha  parlato della vita in vigna, della sfida quotidiana di rispettare i rigidi standard di un’azienda biologica, scelta che verrà ufficializzata solo dal prossimo anno. Sfide, ma anche grande soddisfazione, come stavo per scoprire quando ci siamo incamminati verso casa per iniziare la nostra degustazione dei vini.

Mezzogiorno si stava avvicinando, e la mia curiosità di assaggiare il Fiano di Boccella cresceva a vista d’occhio, mentre Raffaele e sua moglie Angela preparavano i bicchieri per la nostra degustazione di vini. E sul loro tavolo della cucina, le annate 2010 e 2009 di Casefatte Campania Fiano IGT. Entrambe con una interpretazione  diversa del territorio di Castlefranci. Con la 2010, per la prima volta, Boccella ha fatto macerazione e fermentazione con le bucce in botti di legno per cinque giorni. E nonostante fosse stato imbottigliato solo da un mese, un’ intrigante aroma di pompelmo si legava ad una prorompente sapidità, marker inconfondibile del terroir irpino. La 2009 aveva il vantaggio di aver trascorso più tempo in bottiglia. Ottima la prova di capacità di questo vino di invecchiare. I profumi di frutta bianca erano più dolci e con un grado maggiore di maturazione .

Ma ero nel paese del Aglianico, per così dire, e i miei occhi non potevano fare a meno di essere attratti dalle molte bottiglie che Raffaele aveva posizionato sul suo tavolo da cucina. Da dove possiamo cominciare? Rasott?

Ok … se vuoi …la mia risposta, cercando di nascondere  un sorriso, e un po’ di eccitazione. Rasott è  l’Aglianico di Bocella, Campi Taurasini DOC. Ho iniziato una mini vacanza attraverso le annate 2008, 2007 e 2005. Frutti rossi caldi e meravigliosi strabordavano dal vetro. Un leggero tocco di pepe a ricordare la piccola percentuale di questo vino che passa del tempo in rovere. E anche come, fin dal 2005, ho assaggiato un vino che mostrava ancora dei tannini così gagliardi tanto da convincermi che Rasott avrebbe avuto molto da dire nel prossimo futuro.

Taurasi? Perché no. Boccella del 2007, 2006 e 2005 erano sul tavolo ed alla fine sono  finiti nei nostri bicchieri. Bicchieri che hanno mostrato un colore rosso rubino intenso, dolci frutti rossi, calore e  tannini. Ad un certo punto mi sono ritrovata a meditare sulla 2006. Cercando di confrontarla con la 2007. Mettendo il bicchiere accanto quello del 2005. Ma poi, ho pensato, perché? Ogni annata è  diversa. Ogni vino ha una propria personalità, una breve storia alle spalle. Ed una strada lunga davanti a sé.

Una strada che in questo giorno particolare mi ha portato a Castlefranci. Una piccola comunità dell’Alta Irpinia, in provincia di Avellino. Un paese dove è possibile gustare seduti ad un tavolino del bar nella piazza pricipale un cappuccino con cornetto caldo ripieno di marmellata fatta in casa e pagare soli € 1,70. Dove fanno ancora la pasta maccaronara a mano con il matterello dentato. condita con pomodoro fresco e il formaggio grattugiato

Pasta che si acoppia perfettamente con una buona conversazione intorno al tavolo della cucina con nuovi amici e un bicchiere di Taurasi 2006.

Azienda Agricola Boccella

Via S. Eustachio

83040 Castelfranci (Av)

0827 72574
Versione in Inglese

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 20 apr 2013 al 01 giu 2013 alle ore:

      Ais Campania a Napoli, Master sulla Campania del Vino

      Mancano: 00:00 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 06 giu 2013 al 06 giu 2013 alle ore:18:30

      6 Giugno, Riunione Gruppo di Servizio della delegazione AIS Napoli al ristorante pizzeria Mascagni

      Mancano: 11 giorni e 12:12 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
  • Video

    Tags