Associazione Italiana Sommeliers

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Archivio per la categoria: ‘Visite in Azienda’

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Elio Grasso e la questione della neve

Pubblicato da aisnapoli il 3 - marzo - 2017Versione PDF

la neve nelle LangheDi Franco De Luca

Benvenuti, e non preoccupatevi per il freddo. La neve è nostra complice perché un paesaggio bianco è il modo migliore per individuare quali uve andrebbero coltivate in un determinato pezzo di terra”. Con queste parole ci accoglie Gianluca Grasso, figlio di Elio, nell’azienda di famiglia in Monforte d’Alba. Siamo in pieno inverno e la frase criptica in principio nessuno la capisce. Solo che l’essere umano, quando è in gruppo, nemmeno sotto tortura riesce a pronunciare la frase “non ho capito”. Per questo decine di teste annuiscono senza avere la minima idea di quello che Gianluca volesse intendere… Ognuno in cuor suo spera che il mistero venga svelato più avanti.

16386956_1527131240632183_422014591378958455_nIntanto visitiamo l’azienda che ha una peculiarità che la rende unica. Si tratta di una galleria a ferro di cavallo che entra e riesce dalla montagna, un’impresa ciclopica. Una camminata lunga ed emozionante dove mancano solo i binari e le carrozze, per un tratto di diverse centinaia di metri che sembra il raccordo tra due fermate di una linea metropolitana. Quando chiediamo a Gianluca il tempo impiegato a realizzarla lui assume un aria dimessa: “quasi tre mesi”, confessa con rammarico per quello che evidentemente ritiene un tempo eccessivo. Noi opportunamente evitiamo riferimenti ai tempi di costruzione della linea 2 della metropolitana di Napoli, mostrando anzi una certa severità di giudizio. Ma al di là di considerazioni deprimenti, siamo davvero di fronte a uno scenario che evoca Erebor, la città dei nani di Tolkien, dove anche l’azienda ha, tra l’altro, il suo tesoro: l’esercito di barrique e di botti da 20 Hl, dove il vino riposa in grazia di Dio, e le etichette delle annate passate. Non ci dilunghiamo oltremodo nella descrizione di questo luogo tanto suggestivo, preferiamo lasciare al lettore il piacere di sorprendersi e verificare coi propri occhi ciò che solo parzialmente è possibile raccontare.

L’azienda Grasso non è di quelle più antiche; nasce nel 1928 sebbene gli avi di Elio non si siano mai occupati di altro. Ma la realtà imprenditoriale, così come oggi è conosciuta, si determina negli anni ’70 per zelo di un dirigente della Pubblica Amministrazione. Elio, in quegli anni, era infatti un impiegato disciplinato e corretto ma, come dire, un po’ troppo distratto dalla vigna. Il dirigente puntiglioso lo invitò perciò con decisione a dimettersi affinché potesse seguire con maggiore determinazione ciò che amava fare di più. Dobbiamo dunque a questo zelante capoufficio se oggi abbiamo dei vini capaci di emozionarci.

Il casale di inizio novecento è una “L” con il lato lungo esposto a sud. Il bell’edificio di due piani si affaccia sulla valle, con un dolce pendio che ospita i filari della vigna Rüncot, quella da cui si ottiene il più importante vino dell’azienda.

16426141_1527130137298960_9072510430645108582_nBarolo Riserva Rüncot è un vino che conferma ed esalta le aspettative. Ha un gusto elegante come una corazza d’argento lucida e sfavillante, dove la lama minerale affina una polposa ciliegia spiritata ed esalta la china e altre spezie nobili. Risponde perfettamente a quello che ci si aspetta da una grande denominazione delle Langhe.

Ai due lati della vigna principale altre due vigne oblique con una esposizione differente e un terreno meno regolare, si tratta della vigna Gavarini e Ginestra (Casa Maté). I Barolo ottenuti qui sono certamente figli di una nuova concezione che prevede per questo vino una sezione di abbinamento maggiormente ampia e un prezzo più abbordabile. A scapito della potenza e della persistenza gustativa del fratello maggiore, qui ritroviamo una beva più dinamica e facile ma, sia chiaro, mai scevra della immancabile eleganza e della qualità. In ogni caso, per l’annata 2012, tra i due è il secondo che mostra una maggiore personalità.

Infine un vino che ci sorprende più degli altri, forse perché il più inatteso, è l’Educato.

16298707_1527129810632326_7333729582623835171_nNel 1986 Elio, quasi a voler evidenziare la potenza del terroir, impiantò in un piccolo pezzo di terra un vitigno non proprio autoctono: lo chardonnay. Un modo per sottolineare quanto il contesto pedoclimatico possa talvolta risultare più determinativo della tipologia di uva. Oggi il vino che si ottiene ha un nome che testimonia l’azione del territorio su un’uva internazionale, “educata” appunto da una porzione di terra unica delle Langhe, la valle che divide Monforte da Serralunga. Il vino presenta corpo e carattere, naso ricco e opulento, dove alla fragranza del frutto si accostano le pregiate note tostate di un passaggio in barrique per nulla invasivo. Al palato è pieno e dotato di buon corpo, ma sempre sorretto da una spiccata acidità. Un vino che non ha fatto rimpiangere i cugini blasonati degustati in precedenza ma dove riconosciamo un rapporto qualità/prezzo che, se dobbiamo dirla tutta, è tra i più convenienti del panorama vinicolo italiano.

Gianluca, scusa, ma adesso che ci stiamo salutando… com’era il fatto del paesaggio innevato? Sai, io lo so… ma mi piacerebbe lo spiegassi agli altri“.

Gianluca è gentile e tiene il gioco. Spiega che la neve racconta più cose rispetto al semplice ed evidente dato dell’esposizione. Ci sono infatti da considerare altri fattori meno visibili come l’umidità media, le correnti d’aria ecc. Insomma, laddove la neve si scioglie prima vuol dire che l’uva maturerà prima e in base a questo vanno scelte le uve più adatte a seconda del proprio ciclo vegetativo. Era con questo semplice metodo che i contadini delle langhe, quando non potevano impiantare il nebbiolo, sceglievano se ripiegare su dolcetto, barbera o altro.

Io la sapevo già sta cosa, caro Gianluca… ma adesso la so meglio.

Clicca qui per vedere tutte le foto della trasferta piemontese.

Visita alle Cantine Astroni con il corso sommelier N.89

Pubblicato da aisnapoli il 14 - luglio - 2016Versione PDF

Foto di Fabio Romano

Château Bouscaut a Bordeaux

Pubblicato da aisnapoli il 8 - luglio - 2016Versione PDF

Chateau

Di Valeria Vanacore

In sei mesi suonati a Bordeaux, solo adesso riesco a fare una panoramica enogastronomica adeguata di tutto ciò che mi circonda, anche se si tratta di un’analisi ancora troppo “acerba” considerando la vastità del patrimonio vitivinicolo bordolese. Città del vino per antonomasia, a Bordeaux dominano senza ombra di dubbio i rossi, rossi che a me piace definire a “lungo termine”. Proprio così, perché cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot, uve predilette per il famigerato taglio bordolese, qui hanno bisogno di un bel po’ di anni di invecchiamento in legno e di affinamento in bottiglia prima di essere apprezzati appieno. I rossi si, la fanno da padrone, ma non solo i rossi… E se vi dicessi che ho scoperto un bianco che mi ha particolarmente entusiasmata? La scoperta risale ad un caldo pomeriggio di qualche settimana fa in cui, reduce da una bella passeggiata nelle campagne del Médoc, mi sono imbattuta nella Winery, fornitissima enoteca ad Arsac en Médoc. Tra i vini in degustazione, a catturare la mia attenzione è stato un bianco di Pessac – Léognan prodotto da Château Bouscaut. Un bianco prodotto a Bordeaux? Bah, proviamolo! Spinta dalla curiosità e con un velato scetticismo, avvicino il calice al naso e con enorme sorpresa mi rendo subito conto di avere a che fare con qualcosa di davvero particolare, speciale. Annata 2012, con vendemmia effettuata a mano dal 19 agosto al 6 settembre, è un Grand Cru Classè de Graves di corpo, avvolgente e persistente, 60% Sauvignon Blanc e 40% Sémillon. A quel punto ho pensato che sarebbe stato bello visitare Château Bouscat quindi, speranzosamente, cerco di mettermi in contatto con la direttrice per fissare un incontro e, con mia grande sorpresa, con esito positivo. Arrivo allo Château comodamente in bus e, una volta varcato l’imponente cancellone d’ingresso, a catturare la mia attenzione è una grande distesa di vigneti sulla mia sinistra. Percorro il vialone di aceri che costeggia le vigne e dopo qualche manciata di metri mi imbatto nella elegante e maestosa struttura risalente al XVII secolo. Struttura che nel 1961 fu totalmente distrutta da un incendio ma ricostruita qualche anno dopo grazie ai lavori di un famoso architetto bordolese. Vins BouscautPurtroppo quel giorno non è stato possibile visitare la cantina, ma ho avuto la fortuna di poter degustare i vini. Siam partiti proprio dal Gran Cru Classè de Graves che avevo degustato qualche giorno prima. Al naso non ho avuto nessuna esitazione, era lui! Note agrumate, di pompelmo, e di frutta sotto confettura. Tostato e con leggeri sentori speziati, di pepe bianco. Leggermente affumicato. In bocca morbido, cremoso, corposo. Entro quando berlo? Quando me l’hanno detto ho sorriso. Entro il 2020 si mantiene una bellezza. Ottimo con carne bianca, pollo e quaglia in primis, magari accompagnati con verdure grigliate e pane tostato. Passiamo al Bouscaut Rouge 2011. Vendemmia effettuata tra il 7 settembre e il 3 ottobre. 35% merlot, 54% cabernet sauvignon, 11% malbec. Tannino importante, ancora bello ruvido e prepotente, di carattere. Al naso ciliegie e spezie. Pepe nero, tanto pepe! Sicuramente un prodotto fatto per bene, ma meglio riassaggiarlo tra una decina d’anni per una ulteriore conferma!

TDV-27-2-16ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazioni dei Comuni Vesuviani e Napoli

in collaborazione con

Cantine BARONE e Azienda agricola CASEBIANCHE

presentano

LA TERRA DEI … VINI!

degustando nel nostro territorio n.12

Filari sistemati ordinatamente sui poggi sinuosi, disegnano straordinarie coreografie, immersi tra le colline, le montagne, ed il mare. Luoghi incontaminati, sospesi tra passato e progresso, facenti parte della Riserva della Biosfera Unesco. Tenaci viticoltori, con il costante impegno di gestire, conservare, e sviluppare le infinite risorse di questo territorio, allo scopo di ottenere una produzione di qualità. Per l’EnoGiro del 27 febbraio 2016 l’appuntamento è alle ore 08.30, presso il parcheggio Brin di Napoli, con trasferimento in pullman gran turismo e rientro previsto in serata; il ticket di partecipazione è di € 27, comprende degustazione di vini e prodotti tipici di produzione propria.

Info e prenotazioni Ernesto Lamatta tel. 3287033333 mail: ernesto@lamatta.net

Prenotazione obbligatoria ed impegnativa, si raccomanda la massima puntualità, è richiesta la buona predisposizione artistica ;-)

28-11-15Associazione Italiana Sommelier Delegazioni dei Comuni Vesuviani e Napoli

in collaborazione con le aziende
CASALE DEL GIGLIO
e
MARCO CARPINETI
presentano:
LA TERRA DEI…VINI!
Degustando nel nostro territorio n.11

il 28 novembre 2015, partenza con pullman gran turismo alle ore 8.30.
Appuntamento presso Parcheggio Brin Napoli, rientro ore 19,30 circa, il ticket di partecipazione è di € 26. Posti limitati

info e prenotazioni Ernesto Lamatta tel. 3287033333 mail: ernesto@lamatta.net
Prenotazione obbligatoria ed impegnativa

Nel cuore dell’Agro Pontino un territorio che ha acquisito notorietà a partire dalla seconda metà dell’ultimo secolo, grazie alle scelte intelligenti e coraggiose di alcuni viticoltori che hanno saputo dapprima sperimentare poi valorizzare, ma anche riscoprire, alcuni vitigni. La caparbietà, la tenacia, hanno fatto elevare questoterritorio, a rango di eccellenza e riferimento della intera regione.

Il ticket comprende degustazione di vini e di prodotti tipici di produzione propria – si raccomanda la massima puntualità

Di Valeria Avara

San Felice del Molise, un paesino di circa 664 abitanti, in provincia di Campobasso.
Subito veniamo immersi nella fantastica vegetazione di questa terra, caratterizzata dalla grande varietà delle piante e dei suoi colori così affascinanti che sembra di guardare un quadro.
Qui ci aspetta Claudio Cipressi, professione vignaiolo, che stringe la mano ad ognuno di noi, presentando la sua azienda che da quest’anno è certificata BIO.
Subito si percepisce l’ entusiasmo per la sua terra, è infatti l’amore per essa che lo ha spinto a dedicarsi ogni giorno ai suoi 16 ettari vitati con piante autoctone:
11 di Tintilia, 3 di Montepulciano, 2 di Falanghina, 1 di Trebbiano.
Iniziamo la visita proprio nelle sue vigne, partendo dalle più “antiche” del 1998, alle più recenti, toccando con mano i piccoli grappoli acerbi della ormai nota Tintilia, che Claudio con tanta dedizione è riuscito a recuperare.
La “Tintilia” è un vitigno autoctono molisano, introdotto probabilmente durante il regno borbonico, nella seconda metà del settecento. Quando alla fine degli anni ’60 la viticoltura molisana si spostò dalle zone collinari più interne alle zone pianeggianti litoranee, si puntò prevalentemente sulla quantità, a scapito soprattutto della Tintilia. Negli ultimi 10-15 anni anche in Molise si è compresa l’importanza di ricercare e promuovere la qualità, da qui il recupero della Tintilia.
Passiamo da un vitigno all’altro attraversando campi sterminati di spighe, di prugne, mandorli, ginestre e sulla, restando inebriati dai molteplici profumi tipici solo di questa terra, che ci accompagnano fino alla sua cantina.
Claudio ci presenta alcune delle sue “emozioni” : Le Scoste, Collequinto e Macchiarossa, ovvero il suo Trebbiano, il rosato Tintilia e il rosso Tintilia.

Le Scoste: DOP Molise Trebbiano, dal colore giallo verdolino, con profumi intensi e fruttati, fresco, sapido, al naso sembra ritrovare quei profumi sentiti passeggiando per le sue vigne e i campi fioriti.

Collequinto: il rosato Tintilia ottenuto da una macerazione a freddo per circa 10-12 ore, a 6-8 °C, segue la pressatura e la decantazione del mosto a basse temperature per circa 12 ore, quindi la fermentazione. Dal colore rosa tenue, difficile da dimenticare, fruttato con sentori di cantalupo e fragola, dal gusto secco e avvolgente.

E infine Macchiarossa: DOP Tintilia del Molise, ottenuto da uve con macerazione di circa 12 giorni ad una temperatura costante, con maturazione per 24 mesi in acciaio e 6 mesi in bottiglia.
Stupisce il colore di questo vino che per noi è una vera scoperta, dal brillante rosso granato, ci emoziona sia al naso che al gusto, con note balsamiche e speziate, con nuance di frutta dolce, al palato è avvolgente e morbido tanto da desiderarne subito un altro sorso.

Il tutto è stato deliziosamente accompagnato dalla succulenta cucina dello chef Carlo, cuoco di un agriturismo della zona, con della fantastica pasta fresca al sugo di cinghiale e spezzatino di cinghiale preparato come si faceva in passato, il tutto coronato da pane casareccio.
La nostra giornata nella Terra dei Vini, prosegue verso Acquaviva Collecroce, sempre in provincia di Campobasso, uno dei tre comuni del Molise di origine croata, a seguito di una migrazione che risale al XV e XVI secolo, di circa mille abitanti, presso l’azienda Cianfagna, di Vincenzo Cianfagna.
L’ azienda è nata nel 1860, Vincenzo fa parte della sesta generazione ed è con lui, nel 1999, che è iniziata la produzione di vino, insieme al padre Pasquale e poi anche con la moglie Filomena.
Si parla di 4 ettari: 3 di Tintilia e 1 di Aglianico che visitiamo con tanta attenzione, camminando per questi terreni prevalentemente argillosi, tra i filari a cordone speronato. La zona è sempre ben ventilata e il clima presenta una forte escursione termica, anche di 15 gradi tra il giorno e la notte, ciò evita possibili attacchi da funghi e parassiti.
Vincenzo ci racconta la sua storia, affermando che “un buon vino nasce in vigna” e infatti trascorriamo molto tempo tra le vigne, dove ci mostra non solo le differenze tra i vitigni, ma anche come viene effettuata la potatura e la raccolta delle uve, spiegandoci l’utilizzo di trattamenti con solo rame e zolfo e successivamente livelli di solfiti in quantità inferiori a quelli consentiti dal biologico.
Arriviamo nel sua azienda, dove ci accoglie la sua famiglia e sua moglie Filomena, con un banchetto ricco di prodotti locali, anche di loro produzione e naturalmente i loro vini:

Degustiamo “Rosator”, un rosato di Tintilia in purezza, da raccolta anticipata. Il suo colore, caratteristico, è ottenuto dal contatto con le bucce di circa 24/36 ore, fino ad ottenere la colorazione desiderata e ad una temperatura costantemente bassa. Un vino profumato, fresco e abbastanza persistente, di facile beva.

Militium Christi, ovvero Milizia di Cristo, prodotto da uve Aglianico in purezza, voluto da Vincenzo per la sua passione per l’Aglianico.
Arriva in bottiglia solo come riserva e si distingue già dall’etichetta: un sigillo templare in rilievo, color oro, che raffigura due cavalieri armati sullo stesso cavallo, una raffigurazione che incuriosisce  per le  molteplici interpretazioni del suo significato.
Il vino è di un rosso rubino vivace, il naso è intenso con in risalto i frutti rossi di amarena sotto spirito e le spezie. E’ un vino che al gusto racconta del suo affinamento e del passaggio in tonneau, anche per i suoi tannini arrotondati, abbracciati da una buona presenza alcolica.

Sator, prodotto dalle sole uve Tintilia, con il mosto fiore. E’ un vino che è stato definito “ruffiano”per la sua piacevolezza, ed esibisce una etichetta importante, che sta a rappresentare un’iscrizione in latino incisa su una pietra di origine templare, ritrovata nel comune di Acquaviva Collecroce.
Cinque parole di cinque lettere che possono essere lette in entrambi i sensi e su ogni lato del quadrato.
Una probabile traduzione, diventata il simbolo dell’azienda Cianfagna è la seguente :
 il seminatore ( Sator) decide (tenet) i suoi lavori quotidiani (Opera) ma il tribunale supremo ( Arepo) decide (Tenet) il suo destino” (Rotas).
Quando si “respira” Sator nel bicchiere subito risaltano le note fruttate di mora e amarena, su uno sfondo di sottobosco, il gusto è elegante ed avvolgente, piacevole da sorseggiare per notare come nel tempo cambiano i profumi e sapori.
Sator Riserva che nasce come edizione limitata, con le bottiglie numerate perchè prodotte solo in annate importanti e  in pochi esemplari. Un vino nato da uve Tintilia selezionate in vigna, pochi grappoli scelti lasciati sulla pianta ad appassire. Ha un affinamento in acciaio di minimo 30 mesi per poi riposare in tonneaux francesi per altri 6 mesi prima si essere imbottigliato. Dal colore rosso intenso, con un profilo olfattivo abbastanza complesso, con evidenti sentori di frutta matura e in confettura, con note speziate e tostate, il gusto lungo e persistente.

E infine Pietrafitta, ottenuto dal pigiato di uve tTntilia, il suo nome deriva semplicemente dalla contrada del paese dove sono situati i vigneti. Una grande sorpresa è quella di avere la possibilità di confrontare sia il Pietrafitta del 2005, che il Pietrafitta 2009, notando inevitabilmente, in tutti i suoi aspetti, l’evoluzione che ha subito quest’uva non facile da coltivare. Dal colore rosso rubino, intenso e cristallino, dai profumi intensi e fruttati di prugna rossa, e poi spezie e pepe nero, evidente la presa tannica senza essere invadente.

Sul finale la famiglia Cianfagna ci offre una crostata preparata in casa, con confettura di uva tintilia e amarena: eccezionale l’equilibrio tra i due gusti, impossibile non passare al secondo assaggio.
Anche questa volta la Terra dei Vini ci ha permesso di arricchire i nostri sensi emozionandoci; ospiti di persone eccezionali che comunicano pienamente l’amore per la loro terra, per il loro lavoro, senza far quasi trapelare i grandi sacrifici che la natura e la qualità richiede per avere vini di qualità.

tdv ncvASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione Comuni Vesuviani e Napoli

in collaborazione con

Azienda CLAUDIO CIPRESSI e Azienda agricola CIANFAGNA

Presentano

L A  T E R R A  D E I . . . V I N I !

degustando nel nostro territorio n.08

Appuntamento il 30 maggio 2015 alle ore 08.00, presso il parcheggio Brin di Napoli, trasferimento in pullman gran turismo, con rientro in serata

Ticket di partecipazione € 27 (comprende degustazione di vini e prodotti tipici di produzione propria)

Per info e prenotazioni Ernesto Lamatta tel. 3287033333 mail: ernesto@lamatta.net

Prenotazione obbligatoria ed impegnativa

Si raccomanda la massima puntualità

[ed è richiesta la buona predisposizione artistica… ;-) ]

Un viaggio nell’entroterra molisano tra colline incontaminate che dominano un terroir caratterizzato da grandi escursioni termiche e forte ventilazione, alla scoperta della misteriosa” Tintilia”, vitigno autoctono, custodito e sottratto all’oblio grazie a ostinati viticoltori con un solo e unico obbiettivo: ottenere una uva sana e realizzare una vinificazione priva di sofisticazioni con una cura maniacale e il rispetto degli equilibri naturali sia nella conduzione dei vigneti che nelle pratiche di produzione.

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 25 set 2017 al 25 set 2017 alle ore:11:00

      25 Settembre, Bere e Passione Day all’EnoPanetteria

      Mancano: 1 giorno e 12:22 ore.
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    • dal 02 ott 2017 al 03 ott 2017 alle ore:20:30

      2 e 3 Ottobre, I Finages di Borgogna all’Enoteca Scagliola

      Mancano: 8 giorni e 21:52 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
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