Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio per la categoria: ‘Visite in Azienda’

Pompei antica: Coltura Cultura Vitae

Pubblicato da aisnapoli il 10 - luglio - 2014Versione PDF

Foro BoarioDi Fosca Tortorelli

Ciò che si cerca nel vino: la bellezza, il colore, la cultura, il piacere e il sogno. (G. Jacquenot)

L’antica Pompei è paragonabile a una metropoli di cultura, attività, mercanti e commercio; infatti, prima dell’eruzione del Vesuvio, era un importante nodo commerciale tra Roma e le province romane. Vigneti e cantine abbondavano nella città e nelle zone limitrofe come fornitori principali di ottimo vino, che svolgeva un ruolo fondamentale nella cultura pompeiana. Ed è così che con il suo indiscutibile fascino ci apprestiamo a entrare all’interno di questa profonda realtà, guidati da Antonio Capone, uno degli agronomi di Mastroberardino. Vi starete sicuramente domandando cosa hanno in comune Mastroberardino e Pompei scavi; ebbene, a partire dal 1996, si è creata una solida partnership tra la Sovrintendenza per i Beni Archeologici di Pompei e la suddetta azienda, con il fine di condurre delle ricerche in un laboratorio a cielo aperto. L’obiettivo iniziale era quello di indagare e riscoprire le varietà di uva usate in origine, le tecniche di produzione del vino nella Pompei antica esplorandone le potenzialità odierne.

IMG_7584In seguito, attraverso la lettura degli scritti di Plinio il Giovane e degli affreschi ritrovati sulle pareti sono state individuate le varietà specifiche, mentre tramite diverse indagini botaniche e l’analisi di alcuni calchi dei pali di supporto e delle radici delle viti si è capito il come e il dove venivano coltivate le viti.

Ma entriamo nel vivo della nostra visita (efficacemente organizzata da Michela Del Sorbo, che insieme al marito Gerardo Esposito gestiscono da ben 15 anni il loro ristorante “Pompeo Magno”), che ha preso inizio da Piazza Anfiteatro, breve sosta all’interno dell’anfiteatro stesso per poi inoltrarci in uno dei dodici vigneti (tutti piuttosto piccoli, che nella loro totalità raggiungono circa un ettaro) presenti all’interno dell’area archeologica pompeiana.

Nello specifico entriamo nel vigneto denominato “Foro Boario” (il più ampio), situato vicino alla palestra grande, al cui interno si trova l’antica cella vinaria, ossia la zona destinata alla trasformazione e lavorazione delle uve, in cui ritroviamo la ricostruzione dell’antico torchio e le canalette originarie che portavano il succo nei 10 otri (dolia)  interrati, che venivano utilizzati per la raccolta del mosto.

Nell’impianto del vigneto è stato seguito il suo originale posizionamento effettivo al momento dell’eruzione del 79 d.C., rilevato dall’individuazione dei calchi delle radici, messe in luce dagli scavi. Sempre attraverso i calchi è stata ricostruita anche la distanza dei filari, dove il metodo di allevamento utilizzato in questo vigneto, era ed è quello delle viti sorrette da pali di legno di castagno.

Infatti, attraverso gli studi effettuati, i principali sistemi di allevamento erano cinque, così suddivisi:

  1. Vite legata al palo di castagno (utilizzata prevalentemente per le colture di scaiscinoso e piedirosso)
  2. la Pergola romana
  3. L’Alberello (utilizzato prevalentemente per l’aglianico)
  4. A Giogo
  5. Alberata aversana

IMG_7624Le prime tre colture erano utilizzate all’interno della città, le altre due esternamente.

In successione abbiamo visitato il vigneto chiamato “Casa del Triclinio Estivo”, caratterizzato da due bellissime fontane decorate con piccoli mosaici e da un grande triclinio dove gli antichi romani erano soliti consumare l’uva moscato e in cui la coltura è quella del Piedirosso. Poi è stata la volta della “Casa Nave Europa”, in cui oltre al Piedirosso troviamo anche la coltura dello Sciascinoso.

In seguito ci siamo diretti verso i vigneti impiantati a partire dal 2009, tutti dedicati alla coltura dell’aglianico. Riscontrato il buon esito di tale accordo sperimentale, la Soprintendenza Archeologica nel 2009 ha ampliato le aree in concessione, passando dalle 5 iniziali alle 12 attuali.

In questi ultimi vigneti è evidente il sistema di allevamento ad alberello, tra essi  va menzionato quello dell’“Orto dei Fuggiaschi”, dotato anch’esso di un triclinio estivo con letti in muratura. Durante due diverse fasi di scavo (1961-62 e 1973-74), furono ritrovati i corpi di 13 vittime dell’ eruzione del 79 d.C., sopraffatte mentre cercavano di porsi in salvo, i cui calchi sono stati ricollocati nella posizione originale di ritrovamento.

Da tutto questo studio e questa interessante sperimentazione, l’azienda ha dato vita anche a un prodotto unico e ricco di fascino chiamato Villa dei Misteri, la cui prima annata prodotta è stata la 2001 e di cui ne sono state prodotte appena 1.721 bottiglie; una sorta di omaggio ad uno dei siti dell’area archeologica di Pompei, per rappresentare ma soprattutto per valorizzare la difesa del nostro territorio, della nostra storia e della nostra cultura.

Da questa interessante esperienza si riscontra che, come nel mondo antico il valore del vino era universalmente conosciuto e riconosciuto sia dal punto di vista economico sia come aspetto di identità territoriale, anche oggi bisognerebbe tutelare e diffondere in maniera sempre più costruttiva e consapevole questo prezioso prodotto.

 

Il Corso Sommelier N.56 in visita da Grotta del Sole

Pubblicato da aisnapoli il 30 - giugno - 2014Versione PDF

Ed ecco che finisce il primo livello del Corso di Sommelier Ais n.56… Tanti nuovi amici ed appassionati di vino, la visita tradizionale alla Cantina Grotta del Sole e la splendida (come sempre) accoglienza di Francesco Martusciello senior che ci ha deliziato con un finale a sorpresa brindando tutti assieme alla memoria del mitico Gennaro Martusciello con l’Asprinio spumante metodo classico del 1988.


Il miglior commento a queste foto sono le parole di Stefania Cuccurese, aspirante sommelier Ais: “Desidero ringraziare Francesco Martusciello per la giornata ed il lavoro che con la sua famiglia porta avanti. Oltre ad avermi fatto conoscere storie antiche e culture enologiche a me sconosciute lo ringrazio per avermi trasmesso la passione di chi crede in ciò che fa e nel territorio in cui vive. GRAZIE …. troppo spesso dimentico il valore della mia terra e della passione che ha sempre contraddistinto la gente che la vive.

Foto di Anna Ciotola

28 Giugno, Visita in azienda per il corso n.56

Pubblicato da aisnapoli il 27 - giugno - 2014Versione PDF

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Capri, un’isola di vino…insolita

Pubblicato da aisnapoli il 26 - giugno - 2014Versione PDF

i vigneti azienda solariaDi Veronica D’Angelo

Appuntamento al Molo Beverello…“, recitava una canzone popolare degli anni ’90, raccontando di una gita a Ischia. La nostra meta, invece, è stata Capri, sabato 21 giugno, per il terzo appuntamento di “Terra dei…vini“, alla scoperta dei vigneti nascosti nell’isola. Dopo la consueta introduzione di Ernesto Lamatta durante il viaggio in aliscafo tra gli sguardi curiosi degli altri ignari passeggeri, arriviamo a Marina Grande dove troviamo un autobus che ci porta verso il Monte Solaro, nella suggestiva e più agreste Anacapri, ricca di piccoli vigneti e inattesi terrazzamenti a strapiombo sul mare che fanno capolino lungo i tortuosi tornanti. Sull’isola le proprietà sono estremamente parcellizzate e le uve finiscono per essere destinate ad una produzione vinicola quasi esclusivamente ad uso proprio. Ci fermiamo nella vigna del dott. De Tomaso, caprese doc, che insieme a Raffaele Pagano e Angelo Di Costanzo hanno dato il via ad un progetto di valorizzazione delle vigne locali. Nasce così Joaquìn dall’isola, 1000 bottiglie frutto di un visionario progetto etilico di Raffaele Pagano da uve falanghina, biancolella e dalla misteriosa “ciunchesa” (che pare essere un clone di greco). Sotto i filari di vite, sfiorati dalla seggiovia, Angelo civigne Joaquin dell'Isola intrattiene raccontandoci dell’origine della DOC Capri, e della voglia tenace di legare sempre di più il vino al territorio senza tanti fronzoli. Il luogo trasuda storie di contadini di quando Anacapri era raggiungibile solo con l’impervia scalinata ribattezzata”scala Fenicia” (921 ripidi scalini in pietra viva) e della difficoltà palpabile di vinificare in un territorio caldo, piovoso, ventoso e oltremodo umido. I nostri eroi però ci sono riusciti e oggi possono pregiarsi di avere un’etichetta prodotta con uve 100% locali.
Salutiamo Angelo e continuiamo la nostra passeggiata a piedi con il nostro cicerone Raffaele che ci fa percorrere la strada che porta al belvedere, “la Mìgliera”, ammirando i vigneti sparsi a ridosso del sentiero, fino ad arrivare al panorama mozzafiato che ci mostra a destra il faro di Punta Carena e a sinistra i Faraglioni.
I vini in degustazioneTorniamo sui nostri passi per visitare poi l’azienda Solaria, di Alessandra Gallo, e per arrivarci montiamo su un ingegnoso piccolo trenino, utilizzato per portare l’uva dai vari terrazzi su in cima, alla casa-azienda. Dall’alto si possono ammirare i filari allevati a guyot di falanghina, greco, piedirosso e aglianico, utilizzati dal 2010 per produrre il Caposcuro, bianco e rosso grazie alle sapiente mani di Aniello Quaranta. Alessandra ci accoglie nella sua affascinante dimora e ci fa sentire tanti re e regine quando, insieme alla degustazione dei tre vini menzionati, veniamo rifocillati con pietanze tipiche capresi, dall’antipasto al dolce, preparati dalle sapienti manine delle “pacchiane capresi” in costume tradizionale. Più che una degustazione è un pranzo in piena regola, accompagnato da piacevoli conversazioni sul Joaquìn, comparazioni tra le varie annate del Caposcuro, impressioni sul fascino evocativo di questi luoghi ove la bellezza si infila negli animi.
Purtroppo come ogni cosa bella anche questa ha avuto un termine, e dopo una visita all’azienda Limoncello di Capri abbiamo fatto ritorno a casa, arricchiti nello spirito…e nel gusto!

Un sentito grazie a Ernesto, attento organizzatore di questa splendida giornata, e a Tommaso Luongo e Franco De Luca, Delegato e Vicedelegato, che ci hanno accompagnato in quest’ultima iniziativa prima della pausa estiva. “Terra dei…vini” riprenderà a settembre, e noi non vediamo l’ora!
Quindi buone vacanze a tutti…AIS-ta la vista!

Foto di Valeria Vanacore

Ager Falernus, Terra dei…vini

Pubblicato da aisnapoli il 23 - maggio - 2014Versione PDF

foto-40Di Veronica D’Angelo

Un viaggio indietro nel tempo, una splendida giornata in campagna, una full immersion nella storia e nella vita quotidiana dei viticoltori dell’ager falernus. Tutto questo, e molto di più, è stata la visita organizzata nei territori dell’alto casertano dall’Associazione Italiana Sommelier di Napoli il 17 maggio scorso, nell’ambito del secondo appuntamento dell’iniziativa “Terra dei…vini” a cura di Ernesto Lamatta, degustatore ufficiale Ais Napoli. Sfidando le previsioni meteorologiche, siamo andati a scoprire più da vicino i luoghi dove si produce il Falerno del Massico, attraversando gli splendidi paesaggi dell’alto casertano, circondati di ulivi e alberi di albicocche. Arriviamo alla Masseria Felicia, una azienda giovane nata nel 2000 dal coraggio e dalla passione di Maria Felicia Brini e della sua famiglia, che ha deciso di mollare tutto e trasferirsi qui, nelle terre dei nonni, per produrre Falerno. È proprio lei, Felicia, che ci accoglie in vigna per spiegarci le origini e la produzione di questo vino ottenuto con uve di falanghina, aglianico e piedirosso, come da tradizione al di qua del Massico, quello che “guarda Roma”. Cinque ettari di vigna e ogni vigna un vino. Felicia è giovane e appassionata e ci racconta una storia di baronesse, vigne e innesti che hanno visto la sua azienda crescere nel tempo ed ottenere importanti riconoscimenti. Visitiamo la sua bellissima cantina “a cellaio”, scavata nel tufo, e degustiamo il suo rosé di aglianico, il Rosalice, una vera prelibatezza, così come i rossi Ariapetrina ed Etichetta bronzo, guidati dalla competenza del vicedelegato Ais Napoli Franco De Luca. E per accompagnare il tutto ci coccolano con un buffet di prodotti locali, pane lievitato naturalmente, salame, olio di produzione propria e l’immancabile mozzarella, arricchito dall’insalata dell’orto biologico dell’azienda agricola di Imma Migliaccio. Ovviamente non possiamo fare a meno di portare a casa qualche bottiglia del prezioso nettare, prima di spostarci dall’altro lato del Massico, a Falciano. Qui veniamo accolti da Antonio Papa, dell’Azienda omonima, e dai suoi coinvolgenti racconti archeo-enologici. Facciamo un salto all’epoca dei romani per capire le origini del primitivo e del barbera in questa zona, le tipologie del Falerno nella Roma antica, e rimaniamo affascinati, oltre che dalla sua cultura, dalle sue vigne, ubicate in differenti punti della montagna. Antonio sembra avere un rapporto personale con le sue viti, alcune delle quali hanno più di ottant’anni, quasi che le ascolti, le capisca, come se fossero abitanti del luogo, e le fa crescere assecondando le loro necessità e le loro caratteristiche di autoctoni burberi ma forti, robusti e sinceri. Come i vini che ci fa assaggiare Antonio presso il “Ristorante del Massico”, l’Opimiano e il Conclave, accompagnati da una ricca degustazione di prelibatezze locali, tra cui la zuppa di fagioli, salsiccia e porcini…semplicemente deliziosa!

Dopo la visita alle cantine, alcune delle quali ricavate dai cunicoli sotterranei che collegavano le case degli abitanti del luogo, e un piccolo rifornimento di vino, siamo costretti nostro malgrado a tornare a casa, pienamente soddisfatti dai sapori e dai sentori incamerati nella giornata.

Non possiamo che ringraziare Felicia e Antonio per la loro disponibilità e la passione che ci hanno trasmesso…personalmente non vedo l’ora di partecipare alla prossima visita!

AIS-ta la vista!

Foto di Anna Ciotola

Buona la prima!

Pubblicato da aisnapoli il 6 - maggio - 2014Versione PDF

Vigne a piede FrancoDi Manuela Chiarolanza
Buona la prima.
È dalle parole finali del patron di Malazè, Rosario Mattera, che voglio iniziare a parlare del primo degli appuntamenti in vigna per festeggiare i 20 anni della DOC Campi Flegrei, iniziative organizzate dall’Associazione Italiana Sommelier di Napoli e da Malazè.
Il festeggiamento di questa ricorrenza, spalmato nei mesi a venire, è stato fortemente voluto da Rosario che da 10 anni ormai si occupa della diffusione e della comunicazione archeo-eno-gastronomica dei Campi Flegrei. Rosario ha chiamato e l’Ais Napoli ha risposto…in compagnia di Anna Ciotola, referente Ais Napoli per i Campi Flegrei iniziamo con la prima tappa dedicata all’areale Astroni-Solfatara: la prima azienda visitata è stata Agnanum di Raffaele Moccia. Poche, pochissime bottiglie, ma ognuna di esse riempita con vino e passione, quella che traspare dagli occhi di Raffaele quando ci parla.
Dopo il classico benvenuto e le parole spese per raccontare gli inizi e l’evoluzione dell’azienda, ci avviamo verso il bosco, ci inerpichiamo tra viti centenarie su per la collina, tutte a piede franco, facendo gli scongiuri ogni volta che arrivavano due gocce d’acqua, guardando continuamente i nuvoloni neri e cercando di capire come avrebbe girato il vento.
Vigna a dir poco eroica, scoscesa, che costeggia l’Oasi Naturalistica WWF, il cui confine è segnato dal muro borbonico settecentesco, dove regnano quercie antichissime le cui radici si sono espanse fino ad arrivare sotto i filari e dove vi sono le incursioni delle volpi, che ancora oggi vanno a rubare l’uva. Un fazzoletto di terra strappato al cemento, che domina il cratere del vulcano.
Raffaele lavora in prima persona in vigna, con i suoi compagni fedelissimi: il papà e la zappa. Perché lassù si fa tutto rigorosamente ancora a mano, non arriva un trattore, per i trattamenti si è dovuto perfino inventare un sistema di irrigazione volante, perché non arriva neanche l’acqua del serbatoio, posto più giù. Ma Raffaele è una persona che non ha paura della fatica fisica, cosa che non si può dire di carte e burocrazia. Ci intrattiene a lungo, si fanno tante domande, lui ci racconta di come ha dovuto rieffettuare i terrazzamenti, di come ha dovuto cambiare le pendenze per evitare frane o stagnamenti delle acque, di come con la zappa crea solchi paralleli ai filari in cui ribalta le erbe, favorendo un sovescio ancora più naturale.
Ma il tempo non è clemente, dopo la lunga passeggiata all’aperto, siamo costretti a tornare in cantina. In una sala degustazioni molto accogliente ci aspettano bruschette, Falanghina e Piedirosso. Quattro etichette, due con menzione Vigna (Vigna del Pino per la Falanghina e Vigna delle Volpi per il Piedirosso) che fanno un po’ di affinamento in legno e due versioni base, che fanno solo acciaio, quelle che abbiamo degustato noi.
La falanghina ha un colore dorato, limpidissimo, al naso tanti fiori, acacia, tiglio, ginestra, e poi erbe aromatiche, timo, un po’ di rosmarino. Al gusto ha un forte impatto, la sapidità e la mineralità fanno da padrone, con un tocco ammandorlato alla fine, ma si sente l’alcol, che però non è slegato dalla spiccata acidità. Un vino di pronta beva, sicuramente, ma dotato di forte personalità, che fa pensare che durerà molto nel tempo.
Il piedirosso si presenta invece al naso con i classici profumi di fragolina, ciliegia, ma tante erbe aromatiche anche qui, un po’ di balsamico, minerale, piccole note speziate. Un sorso pieno, caldo, con tannini per niente invasivi. Molto equilibrato, anche questo con una lunga vita davanti. Questo vino, stranamente più del bianco, racconta il territorio vulcanico.
Purtroppo dobbiamo andare via, la seconda azienda ci aspetta, ma promettiamo di tornare a trovare Raffaele con più calma, magari fermandoci a pranzo a mangiare qualche suo coniglio. Ah già, non l’ho detto, lui ha anche un allevamento di conigli, ma questa è un’altra storia.
Panorama dalla vigna dell'azienda MontespinaSaliamo in macchina, 10 minuti e siamo già dall’altra parte. Stavolta la località è Pozzuoli, in prossimità di un altro vulcano, stavolta attivo: la Solfatara.
A darci il benvenuto stavolta è un panorama mozzafiato, quasi a 360°, dove da una parte ci si affaccia sul mare, con Nisida, Posillipo e Capri, da un’altra si vede il Vesuvio e da un’altra ancora si ci affaccia sullo stesso cratere degli Astroni, proprio di fronte a dove ci trovavamo mezzora prima. L’azienda è l’Az. Agricola Monte Spina, di Antonio Iovino.
Anche qui una bellissima passeggiata, forse fatta con un po’ più di fretta, perché il tempo proprio non vuole reggere.
La vite qui è più rigogliosa, è chiaro che ha un’esposizione con più sole, con una brezza marina che fa la sua parte e un terreno completamente diverso. 2,5 ettari per la viticoltura, ma quasi 12mila metri di terreno tutto intorno. Vi sono dei filari di vite allevata con la pergola puteolana, perchè Antonio e la moglie Teresa tra i filari coltivano di tutto: cavoli, lattuga, fave, piselli, aglio. Ci sono anche qui terrazzamenti in cui si lavora rigorosamente con la zappa. Anche in questo caso troviamo viti centenarie, ma la maggior parte di loro ha un’età media di 60 anni.
La cantina è in fase di ristrutturazione, quindi dei vini parliamo all’aperto. Anche in questo caso, Falanghina e Piedirosso, entrambi 2012.
La Falanghina Grande Farnia prende il nome dalla quercia ultracentenaria che svetta nella vigna. Il vino al naso si presenta molto verticale, tanta mineralità, un po’ di salmastro, meno fiori della falanghina assaggiata poco prima da Raffaele. Al gusto invece spiccano l’elevata freschezza e la sapidità, un vino che si fa bere molto velocemente.
Il Piedirosso Gruccione invece prende il nome da un uccello “acquaiolo” che in primavera si aggira spesso in vigna. Al naso le classiche ciliegie, amarene, prugne, erbe. Al gusto una buona freschezza e una sapidità determinano un sorso pulito e diretto. Solo forse un po’ meno pronto del precedente piedirosso e ancora non perfettamente equilibrato.
Mentre ci intratteniamo a chiacchierare, a commentare e a sentire i racconti e i progetti di Antonio, un tuono ci comunica che forse è il momento di prendere la via del ritorno. Neanche il tempo di alzarci e cominciare la discesa verso le auto, che arriva un acquazzone come pochi ne ricordo all’inizio di maggio. Arriviamo giù completamente zuppi e purtroppo inizia il “fui-fui”, pertanto anche qui dovremo ritornare con calma, magari una volta aperto l’agriturismo a fine maggio.
Restiamo quindi tutti in attesa della seconda tappa alla scoperta del territorio, delle persone e dei vini che costituiscono questa DOC.
Vignaioli eroici, sommelier, enoappassionati, semplici curiosi: per come la vedo io, quando si va in vigna è sempre una grande gioia per tutti.

Foto di Michela Guadagno

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Di Ernesto Lamatta
Sabato scorso abbiamo dato vita alla prima tappa del “La Terra Dei…Vini”, EnoGiro della Campania che, nelle intenzioni dell’Ais Napoli, vuole toccare molte aree vitivinicole (e non solo) della nostra regione, alla ricerca di aziende e persone che si sono messe in evidenza per le loro produzioni di qualità. Non potevamo iniziare meglio con la vulcanica personalità di Giuseppe Pagano, patron della azienda agricola San Salvatore 1988, che ci ha fatto ripercorrere la sua lunga e variegata esperienza imprenditoriale che spazia dall’ agricoltura all’edilizia, dall’allevamento alla viticoltura. “Tutto quello che si inizia con passione, mirando diretti all’obiettivo, può essere realizzato” questo il motto che ha sempre accompagnato quest’uomo che proprio perché ” proveniente da una terra dove non c’e’ niente”, ha deciso di iniziare a creare! Chissà quante altre cose ancora ci regalerà l’instancabile e produttivo DNA di Giuseppe! Ci sarebbe tanto da raccontare di una giornata piena zeppa di emozioni, non solo legate al vino, tutte con un solo filo conduttore: la voglia di fare. In sala degustazioni, affacciati sugli ordinati filari, le nostre papille sono state inebriate dapprima dal Cecerale Fiano IGP Paestum, prodotto senza solfiti aggiunti, fresco e sottile, piacevole e persistente, poi in seconda battuta, il Pian di Stio Fiano IGP Paestum bianco, cru dell’azienda, un bianco di carattere, di grande freschezza e dal finale minerale di lunga persistenza, di seguito il Vetere Aglianico Rosato IGP Paestum, tra i pochi che sanno rispettare in pieno le sensazioni olfattive e gustative tipiche della tipologia con una discreta ed elegante persistenza, per poi arrivare al Jungano Aglianico IGP Paestum, di grande polpa ed espressione mediterranea del territorio, seguito poi dal Gillo Aglianico IGP Paestum Riserva  che con un ampio quadro olfattivo e gustativo, persistente e fitto, esibisce con fierezza l’appartenenza al grande vitigno campano. A conclusione dell’EnoGiro abbiamo fatto, sulla via del rientro a Napoli, tappa golosa a Paestum con la mungitura delle bufale e la spiegazione delle fasi necessarie alla produzione della Mozzarella di Bufala Campana Dop presso il rinomato Caseificio Barlotti.

Un saluto a chi ha partecipato ed … arrivederci alla prossima tappa: non finisce qui!

Foto di Anna Ciotola

Enotour da Wine Businessini: l’incontro con i Fonzone Caccese

Pubblicato da aisnapoli il 26 - dicembre - 2013Versione PDF

Lorenzo Fonzone con sua nipote (Foto di Ria Stammelluti)Di Paola Vitale

Con l’intento di scoprire vecchie e nuove strade del vino irpine, qualche settimana fa mi sono ritrovata ai confini dell’areale del Taurasi, in compagnia di un gruppo di amici del “Wine Business” (il corso di Perfezionamento, intendo) e, sulla via di Paternopoli… siamo stati “folgorati” da un paesaggio sorprendente!
L’azienda Fonzone Caccese, la meta del nostro enotour, si trova esattamente lì, tra i comuni di Villamaina, Castelfranci e Gesualdo (il cui castello, in passato, è appartenuto proprio alla famiglia Caccese). Data l’innegabile bellezza del luogo ed i richiami familiari, non è affatto difficile immaginare perché il dottor Lorenzo Fonzone Caccese ed i suoi figli, napoletani, abbiano scelto questo posto per avviare un progetto enologico a cui tenevano da tempo e per stabilirvi, altresì, il loro buen retiro.
Paternopoli, Località Scorzagalline (Foto di Filomena Salzano)Superata la necessaria “pausa contemplativa”, con annessa pioggia di foto, siamo stati accolti e guidati da Arturo Erbaggio, stimato enologo dell’azienda, ma soprattutto indiscusso e amato leader – in stile Armata Brancaleone ;-) – di questo manipolo di ex studenti di cui faccio parte. Ma facciamo i seri…
Cassetta di AglianicoLa tenuta dei Fonzone si estende su una collinetta naturalmente circoscritta da due fiumi, il Fredane e l’Ifalco. La percorre un viale che collega gli edifici produttivi alla casa padronale e dal quale, su entrambi i versanti, si snodano i vigneti: circa 10 ettari di Aglianico, ma anche Fiano (da cui si ricava il Sequoia, una vendemmia tardiva) e Falanghina di recente impianto. Con uve provenienti da Lapio e Santa Paolina si producono, inoltre, Fiano di Avellino DOCG e Greco di Tufo DOCG. La cantina, firmata dallo studio Sifola & Sposato di Napoli, è un’ampia struttura di 2000 mq, composta per lo più da volumi interrati, con lo scopo di favorire ideali condizioni per la produzione e la conservazione del vino senza impattare sul paesaggio; la facciata esterna, invece, completamente vetrata, lascia aperto un sano dialogo “tra il dentro e il fuori”.
Vigneto di Aglianico durante la vendemmiaDopo esserci persi per ore tra i filari di un’Irpinia meravigliosa e negli spazi di una futura cattedrale del vino, il nostro enotour si conclude nella casa “in cima alla collina”, dove ci attende Lorenzo Fonzone con la sua famiglia. La degustazione dei vini poco dopo si trasforma naturalmente in una ricca colazione di campagna, durante la quale siamo tutti inevitabilmente catturati dalla personalità del padrone di casa. Tra racconti di luoghi e persone che ha conosciuto, senza tralasciare divertenti aneddoti, ci suggerisce, infine, i suoi pilastri cardini: gli affetti ed il lavoro (parliamo con un luminare della chirurgia!!!). E, come sempre accade, nonostante l’incanto di tutto quello che abbiamo conosciuto solo poche ore prima, è il fattore umano che fa la vera differenza nella giornata trascorsa, quello che meglio riesce a veicolare il vino e il suo territorio e a farci andar via ancora più carichi di suggestioni.

Note di degustazione:
Fiano di Avellino DOCG 2012
Giallo paglierino con riflessi verdolini, naso intenso ed elegante, con predominanti note dolci di fiori bianchi e frutta fresca, al palato si conferma giovane ma già molto godibile, supportato da acidità e corpo.
Greco di Tufo DOCG 2012
Colore giallo paglierino carico con riflessi dorati, consistente nel bicchiere ed invitante al naso, con lampanti note di agrumi (pompelmo rosa) e frutta esotica (ananas) e più lievi sentori minerali, in bocca è sapido, pieno e gustoso, persistente.
Irpinia Aglianico Campi Taurasini DOC 2010
Note floreali, fruttate e speziate, con sentori di violetta, lampone e cannella, nel bicchiere si presenta di un rosso rubino brillante. All’assaggio risulta morbido e dal tannino vellutato, caratteristiche che lo rendono un vino molto gradevole e a tutto pasto.

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