Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio per la categoria: ‘Visite in Azienda’

Da Raffele Palma con il Corso Sommelier n.62

Pubblicato da aisnapoli il 2 - aprile - 2015Versione PDF

11021487_386337451571537_3293827130613091656_o-2Carissimi corsisti del n.62,

Per la visita in azienda l’appuntamento è per domenica 29 Marzo alle ore 9.00 presso l’Area di Servizio Torre Annunziata OVEST ( km.21) dell’Autostrada Napoli-Salerno.

Poi raggiungeremo tutti assieme il ristorante Il Faro di Capo d’Orso a Maiori dove lasceremo alcune macchine per poi organizzare al meglio il trasferimento verso l’azienda agricola biologica Raffaele Palma. L’arrivo è previsto alle ore 10.00.

In programma c’è la visita guidata ai vigneti terrazzati e alla “micro” cantina in compagnia dell’enologo Vincenzo Mercurio e del proprietario Raffaele Palma.

Seguirà la degustazione tecnica dei vini in abbinamento a un assaggio di prodotti tipici del territorio.

Rientro previsto intorno alle 14.00.

E’ consigliato un abbigliamento sportivo e delle scarpe comode.

Le previsioni meteo sembrano buone e vi ricordo che domenica scatterà l’ora legale: quindi aggiornate i vostri orologi.

Confermate la vostra presenza via mail a tommasoluongo@yahoo.it

A domenica mattina.

Tommaso Luongo
Delegato Ais Napoli

Azienda Agricola Biologica Raffaele Palma
Via Arsenale, 8 – 84010 Maiori (SA)
Tel +39 335 76 01 85
8

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ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazioni Comuni Vesuviani e Napoli
in collaborazione con le aziende

CASA SETARO e CANTINE VILLA DORA

Presentano

L A  T E R R A  D E I . . . V I N I !
degustando nel nostro territorio n.06

Save the date, 7 MARZO 2015 alle ore 09.00, l’appuntamento è presso il parcheggio Brin di Napoli, con trasferimento A/R in pullman Gran Turismo, con rientro in serata
il ticket di partecipazione è di € 22.00, comprende degustazione di vini e prodotti tipici di produzione propria.

Per info e prenotazioni Ernesto Lamatta tel. 328.7033333 mail: ernesto@lamatta.net
Prenotazione obbligatoria ed impegnativa, si raccomanda la massima puntualità

E’ gradita la buona predisposizione artistica per le “tradizionali” esibizioni canore durante il tragitto.

All’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, abili viticoltori, ci guideranno tra le vigne e nelle cantine per mostraci il valore e l’importanza dell’interazione tra colture, tecniche di intervento e ambiente.

Ci condurranno alla scoperta di tradizioni tramandate da generazioni, per l’allevamento della vite e non solo, in questa terra che ha sempre ha regalato buoni frutti.

Tra…Monti e Mare

Pubblicato da aisnapoli il 28 - gennaio - 2015Versione PDF

Foto di Gruppo Terra dei vini

Alla mia terza visita con “Terra dei … Vini”, l’EnoGiro del nostro territorio, non cessano le occasioni per stupirmi e mostrarmi realtà coraggiose ed appassionate. Sorpassato il valico di Chiunzi, lo scorso 17 gennaio abbiamo scoperto le vigne di Tramonti, visitando le cantine Apicella e Monte di Grazia che dalle pendici dei Monti Lattari guardano dall’alto scorci di mare della costiera amalfitana, su terreni realmente rubati alla montagna! Prisco Apicella proprietario ed enologo dell’azienda, ci conduce per primo tra le sue viti, impianti storici a raggiera patrimonio dell’Unesco, per la maggior parte viti autoctone e a piede franco, come ad esempio la Pepella – così chiamata perché ha acini grandi come un grano di pepe – e il Tintore, che insieme al Piedirosso, alla Ginestra, al Biancazita e al Biancatenera (Falanghina e Biancolella ripsettivamente) costituiscono la base dei vini Costa d’Amalfi DOC. E’ emozionante vedere viti di circa 200 anni, che hanno resistito al tempo e, fortunatamente, alla maledetta fillossera! Dopo aver visitato anche la vigna detta “’A scippata”, impianto risalente agli anni 1930, da cui si ricava l’omonimo vino riserva, pendente sulla montagna quasi quanto la costiera sul mare, e mostrataci la potatura degli impianti storici, Prisco ci conduce in cantina, dove ci ha spiegato il processo di vinificazione e ci mostrato le botti e le storiche vasce di cemento. Montanare, ricottine al miele di castagno, verdure dell’orto, pizza rustica e un’ottima zuppa di farro e fagioli accompagnano la degustazione del bianco “Colle di Santa Marina”, il Rosato e il Rosso “Tramonti”, ed infine ‘A Scippata in magnum riserva 2008. Vini sinceri e pietanze contadine … il perfetto abbinamento, raccontato da Ernesto. Giuseppe Apicella Terra dei vinici svela come ha ottenuto la IGT Tramonti: grazie al fatto di aver lavorato in Piemonte… da piccolo. Se il vino di Gattinara era riuscito a ottenere l’omonima denominazione IGT, perché non quello di Tramonti? E così, un giorno si trovò a passare nella sua cantina l’amico piemontese Ezio Greggio, vignettista oltre che show man, che gli disegna la prima etichetta del suo Tramonti Rosso, la cui commercializzazione provocò non poche difficoltà amministrative, ma la caparbietà e la grande determinazione di Giuseppe, fecero il resto ed il gioco-giustizia fu fatto! Appagati e sazi di informazioni, ci dirigiamo alla cantina Monte di Grazia, una azienda agricola biologica che ancora coltiva il terreno alla maniera dei vecchi contadini, non conoscendone altri metodi, col sistema del sovescio e il letame come concime. Le vigne sono allevate a raggiera, utilizzando pali di castagno come tralicci. Qui si produce solo con uve autoctone: Biancatenera, Pepella e Ginestra per il bianco e Piedirosso, Tintore e Moscio per il rosso, rendendo i vini di Monte di Grazia espressione quasi integralista del territorio. La giornata è fredda, ma l’accoglienza di Alfonso Arpino fa sì che al nostro arrivo troviamo anche un bel fuoco acceso e una lunga tavolata di legno imbandita con salumi e formaggi locali, per apprezzare al meglio la degustazione. Purtroppo non possiamo portare a casa nessuna bottiglia, perché per la maggior parte già tutte vendute o prenotate per i prossimi anni! Porteremo con noi i sentori profumati, i sapori della terra, il calore umano e quell’abbraccio alla vite ultracentenaria che Ernesto Lamatta ci ha fatto provare, e immortalare in foto, che difficilmente potremo dimenticare.

Cos’altro dire? Alla prossima visita! AIS-ta la vista!

Foto di Anna Ciotola

Logo 20 ANNI DOC Campi FlegreiASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER DELEGAZIONE DI NAPOLI

AIS Napoli e Malazè

presentano

“20 ANNI di DOC, l’orgoglio della vigna”

Quest’anno ricorrono i vent’anni della Denominazione di Origine Controllata Campi Flegrei. Vogliamo celebrare quest’anniversario con un’iniziativa “semplice”, senza lustrini e paillettes… Un ciclo di appuntamenti in vigna per incontrare i protagonisti veri di questo territorio: i produttori flegrei che con la loro testimonianza quotidiana, fatta di passione e sacrificio, contribuiscono a valorizzare e a difendere questo luogo di resistenza contadina.

L’appuntamento è per il 22 Novembre alle ore 9.00 nei pressi della caffetteria Champs Elysees via S.Nullo n.92 Uscita Licola

Da qui partiremo per la nostra passeggiata nei campi ardenti che ci condurrà alla scoperta di due interessanti e dinamiche aziende vitivinicole del comprensorio flegreo: le Cantine Federiciane Monteleone  e le Cantine IV Miglio.

La visita si effettua con mezzi propri. Si consiglia di indossare scarpe comode e cappellino.

Prenotazione obbligatoria.

Info e prenotazioni: 

Anna Ciotola, referente Campi Flegrei 347.6687800 annaciotola@hotmail.com

Tanti auguri Campi Flegrei!

Tommaso Luongo Delegato Ais Napoli

The Wine Insider in visita da Contadi Castaldi

Pubblicato da aisnapoli il 26 - settembre - 2014Versione PDF

P1030048Di Donatella Bernabò Silorata – the wine insider

Mi avevano incuriosito il design delle bottiglie, l’immagine curata da Oliviero Toscani e la scelta di scommettere sull’abbinamento con la pizza verace napoletana. E mi era piaciuto il loro Satèn assaggiato in una sera d’estate sulla spiaggia di Bacoli. E allora non ci ho pensato due volte quando, l’ufficio stampa Teresa Caniato, travolgente veneta innamorata di Napoli e dei napoletani, mi ha invitata a visitare l’azienda ad Adro in occasione del Festival del Franciacorta. Contadi Castaldi, gruppo Terra Moretti, è il volto giovane e più dinamico della Franciacorta. Nel nome c’è il passato (i contadi erano le contee agricole della Franciacorta medievale, i castaldi i signori ai quali era affidato il governo delle terre), nelle bottiglie il futuro. Una di quelle realtà italiane decisamente up to Contadi Castaldidate, capace di guardare oltre, dinamica nella comunicazione (ho un debole per chi scommette sulla contaminazione tra il mondo del vino e quello del design), eppure ben radicata sul territorio che è poi quel lembo di terra morenica sulle sponde del lago d’Iseo. Ricerca e innovazione sono lo spirito che quotidianamente anima il lavoro in vigna e in cantina. L’azienda si trova ad Adro, paese di poco più di settemila anime in provincia di Brescia, che nello stemma porta tre grappoli d’uva ad indicare l’antica vocazione di questo territorio alla viticoltura. Ad accompagnarmi in azienda in una assolata mattina di settembre è l’enologo Gian Luca Uccelli. In quella che era un’antica fornace è stata allestita la cantina preservando gli ampi volumi e soprattutto le lunghe gallerie una volta usate per la cottura dei mattoni ed oggi perfette per l’affinamento dei vini. Soul Saten Contadi CastaldiTecnologia e passato dialogano in questi spazi enormi – 7000 metri quadrati – che da una parte rievocano la tradizione agricola lombarda, dall’altro guardano al futuro coltivando giorno per giorno un nuovo sogno enologico da 900mila bottiglie ogni anno, spiega Francesca Moretti Ceo Gruppo Terra Moretti, area wine. <C’è il perfezionista del Pinot nero, il purista dello Chardonnay, l’inventore di sistemi di allevamento della vite all’apparenza nuovi e che poi scopri essere eredità di antichi saperi. E c’è il poeta del Pinot bianco che riesce sempre a sorprenderci un attimo dopo l’ennesima discussione sul metodo di potatura verde. E ancora, ci sono le sei unità vocazionali della Franciacorta, talmente diverse tra di loro che abbiamo ceduto alla tentazione di coltivare vigneti in ognuna di esse, con la determinazione di renderli simili in un unico aspetto: l’attenzione alle più sottili differenze e la cura manuale e minuziosa della vigna per renderla perfettamente sana e longeva>. I vigneti Contadi Castaldi si estendono per una superficie di circa 100 ettari (di cui il 20% di proprietà) sparsi nei diciannove comuni della Franciacorta e distribuiti in tutte e sei le unità vocazionali di paesaggio. Tutta questa varietà si traduce in una grande ricchezza che ad ogni vendemmia arriva in cantina. Qui assemblaggi di uve diverse danno origine a vini vivaci, dall’equilibrio completo e complesso destinato a raggiungere nel tempo un’armonia perfetta, spiega l’enologo Gian Luca Uccelli. Assaggiamo insieme il Franciacorta Zero Millesimato, vino complesso e sapido e piacevolmente persistente; e il Franciacorta Satèn Soul, vivace nel colore, fine nel perlage, con profumi variegati ed intensi, nitido al palato.

Pompei antica: Coltura Cultura Vitae

Pubblicato da aisnapoli il 10 - luglio - 2014Versione PDF

Foro BoarioDi Fosca Tortorelli

Ciò che si cerca nel vino: la bellezza, il colore, la cultura, il piacere e il sogno. (G. Jacquenot)

L’antica Pompei è paragonabile a una metropoli di cultura, attività, mercanti e commercio; infatti, prima dell’eruzione del Vesuvio, era un importante nodo commerciale tra Roma e le province romane. Vigneti e cantine abbondavano nella città e nelle zone limitrofe come fornitori principali di ottimo vino, che svolgeva un ruolo fondamentale nella cultura pompeiana. Ed è così che con il suo indiscutibile fascino ci apprestiamo a entrare all’interno di questa profonda realtà, guidati da Antonio Capone, uno degli agronomi di Mastroberardino. Vi starete sicuramente domandando cosa hanno in comune Mastroberardino e Pompei scavi; ebbene, a partire dal 1996, si è creata una solida partnership tra la Sovrintendenza per i Beni Archeologici di Pompei e la suddetta azienda, con il fine di condurre delle ricerche in un laboratorio a cielo aperto. L’obiettivo iniziale era quello di indagare e riscoprire le varietà di uva usate in origine, le tecniche di produzione del vino nella Pompei antica esplorandone le potenzialità odierne.

IMG_7584In seguito, attraverso la lettura degli scritti di Plinio il Giovane e degli affreschi ritrovati sulle pareti sono state individuate le varietà specifiche, mentre tramite diverse indagini botaniche e l’analisi di alcuni calchi dei pali di supporto e delle radici delle viti si è capito il come e il dove venivano coltivate le viti.

Ma entriamo nel vivo della nostra visita (efficacemente organizzata da Michela Del Sorbo, che insieme al marito Gerardo Esposito gestiscono da ben 15 anni il loro ristorante “Pompeo Magno”), che ha preso inizio da Piazza Anfiteatro, breve sosta all’interno dell’anfiteatro stesso per poi inoltrarci in uno dei dodici vigneti (tutti piuttosto piccoli, che nella loro totalità raggiungono circa un ettaro) presenti all’interno dell’area archeologica pompeiana.

Nello specifico entriamo nel vigneto denominato “Foro Boario” (il più ampio), situato vicino alla palestra grande, al cui interno si trova l’antica cella vinaria, ossia la zona destinata alla trasformazione e lavorazione delle uve, in cui ritroviamo la ricostruzione dell’antico torchio e le canalette originarie che portavano il succo nei 10 otri (dolia)  interrati, che venivano utilizzati per la raccolta del mosto.

Nell’impianto del vigneto è stato seguito il suo originale posizionamento effettivo al momento dell’eruzione del 79 d.C., rilevato dall’individuazione dei calchi delle radici, messe in luce dagli scavi. Sempre attraverso i calchi è stata ricostruita anche la distanza dei filari, dove il metodo di allevamento utilizzato in questo vigneto, era ed è quello delle viti sorrette da pali di legno di castagno.

Infatti, attraverso gli studi effettuati, i principali sistemi di allevamento erano cinque, così suddivisi:

  1. Vite legata al palo di castagno (utilizzata prevalentemente per le colture di scaiscinoso e piedirosso)
  2. la Pergola romana
  3. L’Alberello (utilizzato prevalentemente per l’aglianico)
  4. A Giogo
  5. Alberata aversana

IMG_7624Le prime tre colture erano utilizzate all’interno della città, le altre due esternamente.

In successione abbiamo visitato il vigneto chiamato “Casa del Triclinio Estivo”, caratterizzato da due bellissime fontane decorate con piccoli mosaici e da un grande triclinio dove gli antichi romani erano soliti consumare l’uva moscato e in cui la coltura è quella del Piedirosso. Poi è stata la volta della “Casa Nave Europa”, in cui oltre al Piedirosso troviamo anche la coltura dello Sciascinoso.

In seguito ci siamo diretti verso i vigneti impiantati a partire dal 2009, tutti dedicati alla coltura dell’aglianico. Riscontrato il buon esito di tale accordo sperimentale, la Soprintendenza Archeologica nel 2009 ha ampliato le aree in concessione, passando dalle 5 iniziali alle 12 attuali.

In questi ultimi vigneti è evidente il sistema di allevamento ad alberello, tra essi  va menzionato quello dell’“Orto dei Fuggiaschi”, dotato anch’esso di un triclinio estivo con letti in muratura. Durante due diverse fasi di scavo (1961-62 e 1973-74), furono ritrovati i corpi di 13 vittime dell’ eruzione del 79 d.C., sopraffatte mentre cercavano di porsi in salvo, i cui calchi sono stati ricollocati nella posizione originale di ritrovamento.

Da tutto questo studio e questa interessante sperimentazione, l’azienda ha dato vita anche a un prodotto unico e ricco di fascino chiamato Villa dei Misteri, la cui prima annata prodotta è stata la 2001 e di cui ne sono state prodotte appena 1.721 bottiglie; una sorta di omaggio ad uno dei siti dell’area archeologica di Pompei, per rappresentare ma soprattutto per valorizzare la difesa del nostro territorio, della nostra storia e della nostra cultura.

Da questa interessante esperienza si riscontra che, come nel mondo antico il valore del vino era universalmente conosciuto e riconosciuto sia dal punto di vista economico sia come aspetto di identità territoriale, anche oggi bisognerebbe tutelare e diffondere in maniera sempre più costruttiva e consapevole questo prezioso prodotto.

 

Il Corso Sommelier N.56 in visita da Grotta del Sole

Pubblicato da aisnapoli il 30 - giugno - 2014Versione PDF

Ed ecco che finisce il primo livello del Corso di Sommelier Ais n.56… Tanti nuovi amici ed appassionati di vino, la visita tradizionale alla Cantina Grotta del Sole e la splendida (come sempre) accoglienza di Francesco Martusciello senior che ci ha deliziato con un finale a sorpresa brindando tutti assieme alla memoria del mitico Gennaro Martusciello con l’Asprinio spumante metodo classico del 1988.


Il miglior commento a queste foto sono le parole di Stefania Cuccurese, aspirante sommelier Ais: “Desidero ringraziare Francesco Martusciello per la giornata ed il lavoro che con la sua famiglia porta avanti. Oltre ad avermi fatto conoscere storie antiche e culture enologiche a me sconosciute lo ringrazio per avermi trasmesso la passione di chi crede in ciò che fa e nel territorio in cui vive. GRAZIE …. troppo spesso dimentico il valore della mia terra e della passione che ha sempre contraddistinto la gente che la vive.

Foto di Anna Ciotola

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 23 apr 2015 al 23 apr 2015 alle ore:18:45

      23 Aprile, Wine Underground con Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2005 e pizza da Umberto

      Mancano: 3 giorni e 16:59 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 24 apr 2015 al 24 apr 2015 alle ore:20:30

      24 Aprile, A tu per tu con Walter Massa all’EnoPanetteria con Ais Napoli

      Mancano: 4 giorni e 18:44 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
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