Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Archivio per la categoria: ‘Zibaldone:Spunti e riflessioni enoiche e non’

Babbo Natale a Napoli…

Pubblicato da aisnapoli il 21 - dicembre - 2009Versione PDF

Di Franco De Luca
babbo_natale.jpgQuest’anno Babbo Natale ha pensato di venire a bere qualcosa a Napoli, ed è forse per questo che, mai come in questa ultima settimana, si sono registrati tanti eventi in città, a cui sono stati chiamati a partecipare i sommelier dell’AIS Napoli. Le locations sono state (in ordine sparso): Città del Gusto, Bertolini’s Hall, Palazzo San Teodoro, Castel Sant’Elmo, Castello De Martino a Castellammare, Chiostro di San Lorenzo Maggiore (meraviglioso..), Prefettura di Napoli (festa natalizia) con i catering D’Angelo, Galà eventi, Gambero Rosso, In Tavola, Pascalucci, Sire. È un fatto singolare per il mese di dicembre, caratterizzato tradizionalmente da pochi “impegni”, almeno per la nostra delegazione, e proprio nell’anno della crisi non ci saremmo aspettati una rivoluzione in tal senso. È invece è accaduto. Ci piace pensare, senza false modestie, e correndo per una volta il rischio dell’autoreferenzialità, che ciò sia ascrivibile soprattutto all’innalzamento della qualità delle prestazioni offerte dal gruppo servizi dell’Ais, e che sia la prova tangibile che stiamo facendo bene, selezionando con criterio persone che oltre ad avere una buona competenza tecnica -che scaturisce dai nostri corsi di formazione- dimostrano di avere anche le qualità umane necessarie per sostenere un rapporto di dialogo, costante e proficuo, sia con i committenti che con l’utenza. Dote fondamentale per un sommelier del gruppo servizi, infatti – accanto alla bravura nell’analisi e nella conoscenza dei vini- pensiamo sia l’empatia, la capacità di entrare in sintonia con chi si ha di fronte. Un sommelier deve essere sicuramente preparato ma più di ogni altra cosa deve vivere continuamente la sua passione, deve sentire il piacere di girare per una sala gremita e di essere naturalmente, senza costrizione, a disposizione di chiunque, e trattare tutti con il sorriso, sia l’esperto che ci gratifica sia quello che, come mi è accaduto proprio ieri per l’ennesima volta, ha battezzato con l’insopportabile “prosecchino” un Vintage 2000 Dom Perignon, (ma stavolta io me lo sono tenuto sotto venti minuti, una vera e propria full immersion che credo porterà i suoi frutti. Alla fine mi ha chiesto scusa, ma io gli ho detto “chiedete piuttosto scusa a Dom Perignon”…)
A parte le battute, bisogna poi dire che è molto piacevole riscontrare col tempo la sempre maggiore armonia con le persone con cui condividiamo l’office. Parlo degli chef, dei maîtres, dei camerieri e di tutti gli operatori con cui siamo chiamati a collaborare. Quando ho cominciato questa professione ricordo grandi difficoltà, tanta diffidenza e perfino qualche ostilità. Poi, pian piano, hanno imparato a conoscerci, ad apprezzare la nostra serietà, a capire che oltre ad essere le belle statuine ornamentali potevamo essere assai funzionali al servizio. La fiducia è ora scritta sui loro volti, e questa è la cosa che ogni volta mi rende più fiero. I rapporti sono cambiati e le sinergie portano sempre a risultati migliori. Come a Colonia, nell’ambito di Anuga -fiera internazionale dell’Agroalimentare- presso gli stands della Regione Campania, una bellissima esperienza di collaborazione tra noi dell’AIS ed il catering In Tavola.
Concludendo, desidero ribadire che queste mie brevi note non intendono essere un’autocelebrazione ma un sincero omaggio a tutte le persone che ci credono, che si adoperano e che per questo meritano il nostro ringraziamento, perché fanno bella l’Ais e, di conseguenza, danno onore a tutti gli associati. Basta citare un dato: la maggior parte dei corsisti dei primi anni si conquistano proprio in queste occasioni, e questo è un fatto, il resto sono chiacchiere. Ma un ringraziamento non è tale se non si specifica a chi è diretto, ed allora via ai nomi, rigorosamente in ordine alfabetico…

Gruppo storico alias “zoccolo duro”: Manuel Arrigo, Luigi Avallone, Savio Basilio, Enzo Bianco, Paride Cimbalo, Stefania Cozzolino, Lucia Cutillo, Elena Erman, Franco De Luca, Salvatore Di Meo, Gigi Esposito, Massimo Florio (responsabile gruppo servizi Ais Napoli), Nicola Francesca, Guido Fusco, Magda Garufi, Michela Guadagno, Alessandro Iannella, Imma Innocenti, Oreste Luongo, Francesca Martusciello, Giancarlo Moragas, Giorgio Napolitano, Gianni Pisa, Pino Savoia (responsabile gruppo servizi Ais Campania), Giusy Romano, Gianluca Serpico, Lucia Sichens, Fosca Tortorelli

Gruppo esordienti alias “Il buongiorno si vede dal mattino”: Livio Ascione, Massimo Luca Bolondi, Angela Bachetti, Domenico Brasiello, Enrico Bruzzano, Silvia Esposito, Lucia Filippetti, Rosaria Fiorillo, Salvatore Langella, Mauro Moragas, Enrica Necco, Enrico Nugnes…

…e tutti quelli delle delegazioni limitrofe che ci assistono all’occorrenza con spirito di abnegazione.

Infine, approfitto per augurare un felice Natale ai lettori del blog. Spero solo che Babbo Natale vi porti bei doni, ma anche che ritorni poi in Lapponia sobrio, perché se affronta con un minimo di distrazione via Marina perde due o tre renne e va a finire che, per la prima volta nella storia del creato, bestemmia al bambin Gesù.
Auguri a tutti!

Una settimana da Wine Trotter…

Pubblicato da aisnapoli il 14 - dicembre - 2009Versione PDF

Di Tommaso Luongo

Cronaca di un’intensa e persistente settimana etilica da wine trotter appena conclusa. Si parte giovedi 3 Dicembre con il tradizionale appuntamento dell’ Enolaboratorio® ed una storica verticale con il mitico Barbacarlo di Lino Maga (il 1983 ha il passo sicuro e leggiadro di un’etoile di danza classica: straordinario!). Venerdi 4, mentre da Ciao Vino c’era la consueta programmazione del Winerdi con la lesson of English stavolta dedicata al Chianti, alla Mostra d’Oltremare si compiva il rito del taglio del nastro che celebrava l’inaugurazione di Terra Felix. Cinque giorni pieni zeppi di appuntamenti enogastronomici con la presenza significativa dell’Ais Campania a cui era affidata la gestione del bellissimo spazio dell’Assessorato all’Agricoltura dedicato all’Enoteca regionale: il Winebar e le degustazioni guidate in compagnia delle Strade del vino della Campania. Apre le danze Marco Starace con i vini di Ischia…ma venerdi è anche la prima giornata dell’Evento-Concorso “Terra Felix Enogastronomia in Campania”. Un serrato confronto non stop, a suon di prodotti tipici Dop campani, in compagnia degli allievi degli Istituti Alberghieri ed Agrari della Campania. Lacrime e sorrisi si alternano, senza soluzioni di continuità, a delusioni e soddisfazioni; qualche polso che trema, tanti visi tesi e la grande partecipazione della platea. Sono queste emozioni contrastanti a scandire il tempo che passa mentre la sfida, a colpi di presentazioni powerpoint, degustazioni e prestazioni da professionisti navigati, continuava a tambur battente: una coinvolgente esperienza umana e professionale. Sabato 5, in tarda mattinata, incursione a Terra Madre Campania ospite del drink team Luciano Pignataro e Mauro Erro e delle Piccole Vigne. Per l’Ais è il turno di Antonio Amato e i vini dell’enoteca di Salerno e dei vini del Vesuvio raccontati da Pasquale Brillante. Domenica 6 di fuoco: costretto a malincuore a rinunciare all’invito del sindaco di Tramonti non essendo in possesso della bilocazione (almeno per adesso, nda) ne approfitto per condurre la degustazione guidata dei vini dei Campi Flegrei con Francesca Di Criscio e Michele Farro e poi subito a seguire la terza giornata del concorso. Gustoso intermezzo con l’urlo di Quagliarella, che ha rimbombato tra gli stands affollati da migliaia di visitatori (…sorry per la divagazione calcistica, ma quando uno è tifoso è tifoso!). Franco De Luca e i Vini dell’Irpinia nel tardo pomeriggio. In serata, il meritato relax (!) con una riunione carbonara in quel di Sorbo Serpico al Marennà con Paolo Barrale a festeggiare gli chef stellati della nostra Campania (special thanks to Guido Ferraro) coccolato da una delle più autentiche cene gourmet degli ultimi tempi: i panini con la pancetta grigliata di Mario Carrabs, le pizze di Enzo Coccia, la pasta e fagioli di Giovanni Assante e i dolci di Carmen… Il lunedi 7 sempre presente a Terra Felix: tocca a Maria Sarnataro con i vini della Costa d’ Amalfi e della penisola sorrentina, a seguire la penultima prova del concorso e l’esordio di Tonia Credendino (bene, brava e continua così! ) con i vini della Terra di Lavoro. E non finisce qui…di corsa all’Hotel Oriente per la lezione sui cereali del corso Ais di terzo livello tenuta da Giovanni Ascione. Martedi 8 gran finale con la giornata conclusiva per le premiazioni all’Arena Centrale dell’eccellenza campana. Alle 12.30 sono di scena i vini delle Donne del Vino con Michela Guadagno e nel pomeriggio Gianni Aiuolo cala il sipario di Terra Felix con i vini del Sannio. La maratona personale si conclude mercoledi all’hotel Oriente con la lezione su Toscana e Liguria di Antonio Fusco per il corso di Secondo Livello.
Musica in abbinamento: prima pensavo fosse più adatta la wagneriana cavalcata delle valchirie (versione Apocalipse now) poi ho preferito scegliere l’italica fanfara dei bersaglieri per il naturale accompagnamento di un tour de force sicuramente “divertente” ma decisamente all’insegna della corsa più sfrenata!

Il report di Terra Felix

Pubblicato da aisnapoli il 13 - dicembre - 2009Versione PDF

Di Franco De Luca

Di sicuro avrà influito l’ingresso libero per una manifestazione gastronomica tenutasi presso la Mostra d’Oltremare, erano anni che non si osservava un fenomeno del genere, un avvenimento davvero inusuale, c’è chi ha espresso un desiderio. Tuttavia il successo di Terra Felix non può essere relegato solo a questo. Dal venerdi 4 al martedi 8 dicembre è stato un crescendo di visitatori e questo accade di solito quando funziona il meccanismo del passaparola. D’altra parte il passaparola si sviluppa solo se, in maniera naturale e spontanea, si sente l’esigenza di comunicare agli amici l’esito felice di una passeggiata, la soddisfazione di aver trovato un ambiente interessante e formativo su uno degli argomenti più suggestivi e trainanti degli ultimi anni: la qualità a tavola. La fiera è stata molto ricca ed ha permesso di spaziare tra i vari angoli della “tavola”, che in questo caso erano molto più di quattro. L’ AIS Campania ha fornito il suo sostegno allo speciale evento guidando una serie di degustazioni che si sono tenute presso lo spazio Winebar dell’ Enoteca Regionale dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania. Lo stand era davvero interessante, si presentava in una architettura originale ed intrigante che ha immediatamente rapito tutti i visitatori. Opera di una giovane architetto messicano era sobria nelle linee ma nello stesso tempo vivace nei colori: bicchieri di ogni foggia sospesi nell’aria, sedute formate da fisarmoniche di cartone (in realtà cartoni filtranti per vino…), tavoli di carta con piani di plexiglas , panche di legno grezzo e sgabelli alti, conferivano calore e praticità all’ambiente. Inoltre, sulle paretine perimetrali ed in esposizione permanente, erano collocati i vini campani divisi per provincia ed ad una delle due estremità c’era il banco di degustazione dove era possibile naturalmente assaggiarli. Il servizio è stato magistralmente gestito da due sommelier isolani, Iris Romano delegata AIS Ischia e Tommaso Mascolo. Il banco funzionava in alternanza con le due degustazioni quotidiane previste, precisamente alle 12:30 ed alle 18:00, guidate da degustatori AIS Campania e legate alle varie anime enologiche campane con particolare riferimento alle “Strade del Vino”. Ecco come si sono svolte: Ha inaugurato il programma, venerdì 4 dicembre alle 18,00, Marco Starace che ha degustato una selezione dei vini d’Ischia a cura dell’ Associazione Strade del Vino e dei Sapori Isola d’Ischia. Sabato mattina è stata la volta dell’Enoteca provinciale di Salerno e dell’Associazione Strada del Vino Cilento Sapori e Storia rappresentata dal delegato dell’AIS Costa d’Amalfi Antonio Amato. Nello stesso giorno ma alle 18 invece si è parlato dell’Associazione Strada del Vino del Vesuvio e dei Prodotti Tipici Vesuviani con il delegato AIS dei comuni vesuviani Pasquale Brillante. Il connubio vino-territorio è così andato avanti nei giorni a seguire. Domenica 6 dicembre in particolare sono stati di scena i Campi Flegrei, con una degustazione a cura dell’ Associazione Strada del Vino Campi Flegrei e del Consorzio guidata dal delegato AIS Napoli Tommaso Luongo ed a seguire, alle 18:00, chi scrive ha invece guidato la degustazione vini della provincia di Avellino a cura dell’ Enoteca di Taurasi.

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Di Phillys De Stavola
Per prepararsi ai festeggiamenti natalizi in cucina, l’Ex Libris a Capua (Caserta) ha avviato il mini-corso chiamato ‘Laboratorio di cucina’ in cui creatività e tecnica sono stati gli ingredienti principali in una riproposizione moderna di piatti natalizi della tradizione campana. L’edizione natalizia del ‘Laboratorio di cucina’ si è articolato in un ciclo di quattro lezioni tenute dalla chef Maria Mone ogni Domenica per cimentarsi nella realizzazione di un menù completo: dall’aperitivo e antipasto, passando per due primi, un secondo, un pre-dessert fino al dessert. Da una parte, le ricette proposte e spiegate con dimostrazioni e teoria replicabili durante le prossime festività a casa, con gli ospiti o con gli amici; dall’altra il vino, in abbinamento ai piatti con degustazioni guidate dai sommelier Mariateresa Lanza e Mimmo Natale, durante le quali sono proposti vini per fornire elementi di riconoscimento delle caratteristiche più importanti e per una più corretta degustazione.La cena conclusiva avrà luogo domenica 20 Dicembre 2009 alle ore 20:00 presso l’Ex-libris avrà luogo la cena finale durante la quale i partecipanti al corso presenteranno e spiegheranno assieme alla chef i piatti preparati.
Per info e prenotazione: tel. 0823-962097.
Ex Libris, C.so Gran Priorato di Malta, 25 Cortile Palazzo Lanza, Capua (CE)

Di Karen Phillips
Through Ais Napoli (Association of Italian Sommeliers, Naples) I got hold of the wine tasting schedule for Terrafelix 2009. One event caught my attention. A wine tasting with wines from the Irpinia region(Avellino) led by sommelier Franco De Luca. I couldn’t miss it. I have written often of my love for Avellino, its wines and particularly aglianico. Franco presented 2 whites; a Greco di Tufo DOCG 2008 from Benito Ferrara and a Fiano di Avellino DOCG from Terradora. Three reds, Taurasis, from 3 different wineries were introduced to the public as well; Taurasi 2004 from I Capitani, Taurasi 2004 from Don Coriano and a 2005 from Manimurci. These Taurasis were nice but a little too young for me. I think I was spoiled after attending a tasting with Taurasis from Feudi di San Gregorio last month where we had wines from 1993, ‘99 and 2001 (here). What grabbed my attention, though, was a distilled drink presented by producer Salvatore Malerba from Montella (AV). An Acquavita produced from a chestnut called castagne del prete that is dried, toasted, and ground into a flour. As we experienced the aroma, Franco pointed out the fragrances of fruit in addition to the dried chestnuts. Then, we tasted it. What an astounding feeling of warmth that spread throughout my chest. I am not a big lover of chestnuts,or after dinner drinks either, but as I walked to Mr. Malerba’s stand afterwards, I became a fan of his Acquavite di Castagne.

Fonte: Andiamotrips

Serata Cilentana nel cuore di Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 9 - dicembre - 2009Versione PDF

Di Raffaella Fortunato
La location é una bella casa “di ospitalità”, dall’imprinting borghese ma con tocchi di design più sbarazzino: Casa Delle Foglie, nel cuore di Napoli, a due passi dal polmone verde dell’Orto botanico. Assieme a Wine&foto di Luciano Ferrara presento a nome di Kalagathòs belloE’buono costituenda associazione dal fine nel nome…un progetto “multisensoriale” dedicato a questa piccola “Patagonia” campana, una regione in cui poter fare un viaggio verso una dolce rarefazione! I vini sono quelli dell’Azienda “I Vini del Cavaliere” (Fiano Paestum, Cilento Aglianico, Spumante Nyx) accompagnati e raccontati dal titolare Giovanni Cuomo, quarta generazione ad occuparsi dell’azienda di famiglia. Assaggi di specialità cilentane: aziende tutte almeno da citare. Nodini di fiordilatte e caciocavallo podolico del Caseificio Capodifiume/Rettifilo di Capaccio; ovoline e ricottine della Masseria D’Elia di Fonte di Roccadaspide, Miele biologico…millefiori, cardo e castagno de “Il fuco d’oro di Roccadaspide, Yogurt della Tenuta Vannulo, salsiccia di bufalino del consorzio Al.ba., pane di grano integrale del panificio Barrella di Roccadaspide, olio biologico non in commercio al pubblico Luigi Senatore da Castel San Lorenzo…. Sono prodotti (e persone) che conosco una ad una perché il Cilento è la terra che mi ha vista nascere e che, senza fretta(!) mi vedrà partire, non senza aver prima confessato di aver vissuto..!Small and elegant exposition di foto di Luciano Ferrara. Small and elegant exposition di “Recuperati ad arte” da materiale ultrapovero de l’ “Antica Bottega” di Antonella Fortunato in Roccadaspide.Breve, ma appassionata ed intensa performance musical poetica di Annamaria Sica accompagnata alla chitarra da Fabio Mastroianni.Roccadaspide é il posto dove sono nata e dove ho il mio “shelter” nel contesto di una grande amata casa di famiglia.Il Cilento é terra mia ma non l’amerei di amore “pubblico” se non ne fosse oggettivamente meritevole.Mi sembra si sia stati bene…..Menzione speciale al bravo sommelier Ais Napoli, Paride Cimbalo: il bellissimo tavolo “quadrotto” molto design di Casa Delle Foglie non era l’ideale per il servizio che, even thath, é stato impeccabile.

Special thanks to:
I vini del Cavaliere dell’azienda Cuomo
Ais Napoli nella persona del suo delegato Tommaso Luongo

Le Champagne est comme le Chat

Pubblicato da aisnapoli il 2 - dicembre - 2009Versione PDF

Di Luca Massimo Bolondi
gatta_stelle.jpgLo champagne è come il gatto, elegante, flessuoso, …e ha sette vite. Viene da declinarlo al femminile, la champagne, poiché un vino complesso e capriccioso, che ammalia sin dallo sguardo e al finale ti lascia beato e insoddisfatto (ne vorresti sempre e non ti basta ancora) incarna l’eterno femminino, è archetipo di fascino e voluttà, fa poesia con seta e con brillanti. Vino nobile della società borghese, è il protagonista dei menu di prima classe a bordo dell’Orient Express, poi della Queen Elizabeth, poi del Concorde. Come il gatto, è un nobile vagabondo e democratico, capace di abitare con pari eleganza i salotti di corte e le abitazioni urbane. E il mondo della di lui produzione non è da meno. Da sempre dominato da grandi maison blasonate e da grandi produttori, le leggi del marketing lo classificano un mercato maturo e chiuso all’ingresso di nuovi competitori; ma ecco che negli anni ’80 un négociant-manipulant, ovvero un privato titolare di una casa senza terra che vinifica con uve di terzi, manda a gambe all’aria i canoni del sistema. Le citoyen Bruno Paillard, inquieto champagneur di terza generazione, avvia un percorso di elevazione qualitativa che lo porta in un decennio (tempo brevissimo, per il mondo del vino) a macinare riconoscimenti e incassar gran stima. Incontrato dapprima a Città del Gusto e poi in una lezione-intervista-degustazione all’enoteca Ciao Vino ospiti di Fabrizio Erbaggio (qui e qui), maitre Bruno ha dispensato a piene mani perle di enoica smaliziata saggezza. In primis, il lato narcisista del successo nelle nobili bollicine: perché lo champagne ha (quasi) sempre nome di persona? Chi opera nello champagne sposa una tradizione, ha per naturale vocazione la qualità e per naturale obiettivo l’eccellenza, altrimenti farebbe meglio a cimentarsi con vini fermi. E ha piacere a metterci la faccia, ovvero il proprio nome, come marca di stile. Chi fa lo champagne è l’assembleur, che impiega i vins de réserve i custoditi nella casa. Ecco perché un grande champagne non può nascere in breve tempo. La pratica dell’assemblaggio è quella che garantisce una qualità e uno stile organolettico costanti nel tempo, rimediando alle difficoltà delle annate meno felici mediante accorto sposalizio con quelle benedette. E ci sono maison che custodiscono annate antiche per mantenere, aggiungendolo, il tocco di stile. Per questo motivo la produzione principale è sans année, senza indicazione d’annata. Poi ci sono i millesime, le vendemmie gloriose, con uve tanto buone da meritare che parte della produzione vada vinificata a sé e permetta di registrare l’anno di grazia in etichetta. Una grande maison gioca su più tavoli, ma sempre di persona.Secondo, il percorso di marketing: il successo dell’inquieto champagneur è giunto grazie a una ricetta apparentemente semplice. Quale?
Lo Champagne secondo Bruno Paillard, libretto d’istruzioni.
1. seleziona le uve migliori dai cru migliori, avendo cura di stipulare con i conduttori dei cru contratti di acquisto a lungo termine per garantirti una continuità qualitativa;
2. impiega solo la premier presse, che consiste solo nel 55-60% del mosto ma ti premia con grande limpidezza, che ti evita manipolazioni successive per chiarificare, e con l’estrazione solo dei migliori caratteri gusto-olfattivi;
3. sfida il disciplinare e allunga la maturazione, portando la permanenza sui lieviti da 15 a 36 mesi;
4. mantieni basso il dosaggio di zuccheri, portandolo a 5-7 grammi a litro quando la legge pone un limite a 15 e gli altri ci stanno a filo;
5. sfida il tempo, dopo la sboccatura riporta la bottiglia in cantina e concedile un riposo di affinamento misurato in lustri, rigorosamente alla temperatura costante di 10,5°C e a umidità controllata.
Non trascurare la sboccatura è fondamentale. Nel lessico degli champagneurs non si parla di degorgement ma di operation, come di un intervento chirurgico. E come dopo ogni intervento, è di prassi un periodo di convalescenza, più breve se il paziente è giovane e più lungo se è avanti negli anni. Questione di difese immunitarie nell’uomo, questione di riequilibrio dei componenti chimico-fisici nel bullicante vinello. La bocca lo premierà. Secondo Paillard, per il palato il non plus ultra non è l’effervescenza bensì la crémance, che racconta dei metodi di cantina e del successo della cura post-operatoria.
Terzo, perché maitre Bruno ci tiene alla metafora delle sette vite? La risposta viene in degustazione.
Premette che, per degustare, all’occhio servono il bianco e il nero. Uno sfondo bianco per riconoscere il colore, uno sfondo nero per osservare il perlage. Poi, attenzione alla temperatura, perché ancor più vale la regola che se un vino caldo butta fuori più sentori lo champagne caldo è un’offesa mortale al gusto. Ogni degustatore sa che i sentori di un bianco pérlant sono pensati per la sua temperatura giusta. Infine, le sette vite. Sette stadi di iniziazione alle gioie del tempo che scorre, sette note distintive a comporre una scala di riconoscimenti: la frutta, i fiori, la frutta secca, il forno, il pan di spezie, i canditi, la torrefazione. Ad ogni soglia temporale, misurabile in tre-quattro anni, si aggiunge un sentore a quelli già avvertibili. Un lento lavoro di accumulazione olfattiva. Così, alla soglia della maggiore età, madame pétillant si laurea gatta di corte con una tesi sull’eterno ritorno. Il relatore, monsieur Paillard, conclude affermando che stappare anzitempo un suo champagne è come commettere un infanticidio. Quindi, attendere e fare le fusa alla bottiglia.Qualcuno in sala ha chiesto il prezzo. Quando ti arriva sul tavolo una bottiglia che ti ha aspettato tanto a lungo da reggere il confronto di Penelope con Ulisse, e che ad occhio naso e palato canta un’ode omerica, non ti curi del conto. Un viaggio meno lungo e fatto in seconda classe costerebbe di più.

I Vini naturali…

Pubblicato da aisnapoli il 27 - novembre - 2009Versione PDF

Di Vincenzo Colonna*

coccinella.jpgMancano poche ore all’inizio di “Parlano i Vignaioli” (Domenica 29   e Lunedi 30 p.v. nella splendida cornice di Villa Signorini ad Ercolano) e con quest’articolo, a firma di Vincenzo Colonna (agronomo e sommelier Ais Napoli), riprendiamo il tema, sempre pronto a dividere gli enoappassionati,  dei vini naturali et similia. Nel Maggio 2007 con la manifestazione L’Elogio dell’Imperfezione  alle Terme di Baia il nostro piccolo contributo al dibattito… (T.L.)

Cari enoappassionati cercheremo oggi di sviluppare qualche riflessione su un argomento attorno al quale v’è un crescente interesse: i “vini naturali” o “vini artigianali”… Il tema affascina senz’altro chi ricerca nel vino soprattutto un legame con la natura che la vita moderna tende invece a mortificare. E cosa c’è di più naturale del prodotto della fermentazione naturale dell’uva? La risposta a questo semplice quesito ci porta al punto centrale dell’argomento, ovvero al motivo che ha spinto tanti produttori di vino a rivedere il loro rapporto con la terra ed i suoi frutti maturando in essi la necessità di riappropriarsi della naturalità del loro lavoro. Hanno sentito l’esigenza di smettere l’uso ingiustificato di prodotti chimici che l’industria li aveva convinti a fare per perseguire la falsa idea che fossero tali prodotti fossero indispensabili per ottenere un prodotto di qualità. La tecnologia e il progresso che si sostituivano ai metodi della tradizione, tutto in nome del progresso! Ma ritorniamo al discorso iniziale. Dicevamo dell’uva e di come il vino ci sappia donare delle sensazioni del tutto particolari in quanto frutto sapiente della tradizione di vinificazione che da secoli tramandata di generazione in generazione. Pensiamo alla magia che spesso si crea dinanzi ad un vino che ha il potere di proiettarci con la mente al di fuori della realtà, tra filari d’uva incorniciati in splendidi paesaggi collinari in una fuga virtuale da quella realtà che invece ci ancorerebbe con forza al suolo, realtà fatta di smog e traffico cittadino, beghe condominiali e lunghi momenti spesi in fila alla cassa del supermercato.L’universo vino è anche questo, ti avvicina alla natura, all’uva e alla terra che l’ha generata, ti immagini le mani sapienti che hanno curato i preziosi grappoli, pensi alla vita brulicante sui grappoli d’uva in forma di microscopici lieviti che si adoperano per trasformare lo zucchero in alcool.L’argomento dei vini cosiddetti naturali è vasto e complesso ma proveremo qui ad affrontarlo in una maniera il più lieve possibile a beneficio di quanti vogliano approfondirvisi senza correre il rischio esserne annoiati da argomenti a carattere eccessivamente tecnico. Prima di addentrarci in questa chiacchierata è opportuno premettere che la dicitura “vini naturali” non va intesa come un attestato di merito di per se, perchè non ne certifica la qualità in senso assoluto ma si riferisce piuttosto al processo che ha permesso l’ottenimento di quel vino. A determinare la qualità entrano in gioco tali e tanti fattori correlati tra loro che sarebbe riduttivo pensare sia sufficiente ridurre al minimo l’intervento da parte dell’uomo in ogni fase della produzione del vino per conseguire la qualità.

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Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 20 apr 2013 al 01 giu 2013 alle ore:

      Ais Campania a Napoli, Master sulla Campania del Vino

      Mancano: 00:00 ore.
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    • dal 24 mag 2013 al 24 mag 2013 alle ore:20:00

      24 Maggio Enolaboratorio Special Edition, Samuel Cogliati e lo Champagne

      Mancano: 3 giorni e 05:10 ore.
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