Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 24 set 2014 al 24 set 2014 alle ore:19:00

      24 Settembre, Extraordinary Night al Grand Hotel Parker's

      Mancano: 4 giorni e 04:02 ore.
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    white summer“WHITE SUMMER”

    L’appuntamento firmato da G.H. Mumm e Città del Gusto Napoli Gambero Rosso per brindare all’estate su note gourmet e acuti glamour.

    Mercoledi 18 giugno, sulla terrazza delle meraviglie del Roof Hotel Continental di Napoli, la Maison G.H. Mumm e Città del Gusto Napoli Gambero Rosso danno appuntamento a tutti gli amanti del bon vivre.

    L’occasione? L’arrivo dell’estate. Il tema: total white.

    Protagoniste le Cuvée G.H. Mumm – Privilège, Millésime 2004, Rosé – accompagnate da amouse bouche, ognuna pensata per esaltare il bouquet e le caratteristiche aromatiche e strutturali di ogni champagne.

    Abbinamenti creati per assonanza o contrasto gli assaggi gourmet, tutti rigorosamente bianchi, creati dagli chef della Citta’ del gusto Napoli , come quello fra G.H. Mumm Rosé e “L’insalatina di seppia su crema di piselli e stracciata di Bufala”, dove l’elemento dolce del pesce dialoga con l’acidità dello champagne, per un risultato che sorprende e ammalia i palati.
    G.H. Mumm Privilège si sposa con “Il cuore di baccalà su crema di zucchine e filetti di mandorle”, una scelta di carattere che unisce la nobiltà dello champagne a un piatto storico della tradizione povera.
    Il baccalà dà risalto alla sapidità della Cuvée Privilège, esalta la morbidezza dello Chardonnay, le note speziate di pepe nero date dal Pinot Meunier e la struttura incredibile conferita dal Pinot Noir.
    Un dialogo interessante capace di esaltare entrambi e bilanciare armonie e carattere tra vino e cibo quello fra G.H. Mumm Millésime 2004 e “Il cubetto di Parmigianina bianca glassato alla fonduta di provola”. Il Millesimato usa il ‘tessuto’ e la memoria della Maison di Reims per creare un abito dagli spettacolari virtuosismi gustativi che creano, con il food, un intreccio sapiente di consistenze e aromi.

    Sullo sfondo le magiche atmosfere di Napoli visibili dallo splendido Roof del Royal Continental Napoli, le suite musicali con il dj set di Lunare Project , con Roberto Barone, art director di Radio Yacht e reduce da Ibiza, per una musica lunare in tema per la serata.

    E naturalmente la serata merita un dress code bianco, anche solo negli accessori, per festeggiare l’arrivo della prossima estate per un bianco non solo da bere, da degustare ma anche da indossare.
    Prenotatevi scrivendo a napoli@cittadelgusto.it, i posti sono limitati.

    Vitigno Italia 2014: Analisi Americana (The U.S. Report)

    Pubblicato da aisnapoli il 17 - giugno - 2014 1 Commento

    DSCN3263Di Mauro Illiano

    Quando ci si ritrova a scrivere di un evento di grande popolarità e di grande impatto mediatico – qual è il Vitigno Italia – , si rischia di cadere nel banale. Tanto è stato detto in questi meravigliosi 10 anni di manifestazione, milioni le parole spese per tessere le lodi di questa kermesse dal sapore unico e dal fascino inarrivabile. Si è scritto di Wine & the City, evento apripista del Vitigno Italia, che ha visto quest’anno un successo clamoroso tra il pubblico, si è detto dei 200 espositori e dei focus su vino e cibo organizzati “in pancia” all’evento, si è detto della location più bella al mondo per ospitare una fiera del vino (il romanticissimo Castel dell’Ovo), si sono già spese innumerevoli parole sulla rilevantissima affluenza, anche di un pubblico straniero. Di questa edizione si sono evidenziate l’applicazione mobile “Smartwine” (un progetto Intuizioni Creative e Rete del DSCN3311Metirterraneo) che sfrutta la realtà aumentata, nonché l’irresistibile gioco alla ricerca del proprio profilo di bevitore intitolato  “The Impossible Wine Bottle Machine”, partorita dai co-workers del 137A di Napoli. Novità dunque, ma anche piacevoli conferme, come l’angolo del Vitigno dedicato al Sigaro Toscano, sapientemente spiegato, e generosamente offerto a coloro che si sono lasciati attrarre dalla scia di fumo proveniente da un angolo del castello.. Di assoluto gradimento tra il pubblico anche l’anima food dell’evento, gli stands del Pastificio Di Martino e dei salumi Levoni. Bacco, Tabacco, Salato ed ovviamente Dolce, con il mini laboratorietto di pasticceria allestito dall’oramai leggendario Sal De Riso, pasticciere dell’omonima pasticceria di Minori (Sa).

    Americani a Vitigno ItaliaInsomma, considerato il tasso di gradimento di questo oramai irrinunciabile appuntamento della Napoli del bere, si è finiti per andare in over di passione e spendere tra le parole le più belle e lodevoli che il nostro lessico può offrire.

    Non mi restava, dunque, che una sola via: lasciare che a parlarne fosse chi il Vitigno Italia lo viveva per la prima volta, con gli occhi di chi scopre un mondo nuovo. Un gruppo di giovani statunitensi appassionati di eno-gastronomia hanno rappresentato per me il nuovo inizio, la nuova pagina da scrivere, la dimensione originale di ciò che io, insieme a migliaia di napoletani, oramai vivo con imparziale trasporto. Ecco a voi il parere su questa X edizione del Vitigno Italia di Matthew Anderson, James Christopher Sylvan e Bryan Barletto.

    Ecco il resoconto della lunga intervista ai miei amici americani:

    Cosa rappresenta per voi il Vitigno Italia?

    Matt: Il Vitigno Italia rappresenta un contenitore di vini italici in grado di dimostrare la diversità esistente nella penisola italiana attraverso le differenze di sapori e di essenze tra tutti vini presenti in fiera. Il Vitigno Italia insegna anche la passione delle “persone del vino”, che mettendo in mostra i propri vini si dimostrano fieri delle differenze esistenti tra la propria regione e la propria vigna al cospetto delle altre. Per me è stato come conoscere tutta l’Italia del vino in un solo giorno.

    James C.: Un’occasione per apprezzare la passione, la conoscenza e la storia del vino italiano. Un’occasione per provare i più buoni vini della tua vita. Un’occasione per imparare l’importanza e la differenza esistente tra le diverse uve, le diverse regioni, i climi e le diverse altitudini

    Bryan: Il Vitigno Italia è per me la conferma della specialità e dell’unicità dell’Italia. Una location incantevole come il Castel dell’Ovo, gente amichevole ed interessante e, ovviamente, vino eccellente! Il Vitigno combina tutte le cose che io amo di questo Paese …tranne che il cibo (mi piacerebbe se si facessero più degustazioni)

    Cosa del Vitigno Italia ricorderete con maggiore piacere?

    Matt: Quest’anno mi ricorderò del gran caldo! A parte di scherzi, mi ricorderò la varietà ed i diversi sapori. In particolar modo la mia mente terrà in evidenza la capacità di molti produttori di battersi per mettere in evidenza le peculiarità della propria zona vinicola e della capacità di trasmettere il “territorio” nel vino. Non dimenticherò quanto alcuni vini ricordassero i climi freschi, come altri fossero accostabili al mare. Insieme a mia moglie Eileen abbiamo fatto una lista dei vini più graditi, e penso proprio che viaggeremo per quelle vigne onde comprare alcune bottiglie da portare a casa negli USA.

    James C.: Una delle cose che maggiormente mi è rimasta impressa è stata la varietà di vini provenienti, spesso, da zone vinicole lontanissime da Napoli. Una gran bella carrellata!

    Bryan: Circa il vino, mi ricorderò dei vini del Trentino Alto Adige che non conoscevo prima. Ma, più di ogni altra cosa, mi ricorderò del bel tempo passato con gli amici, i nuovi ed i vecchi. Per il resto non saprei dire, dopo tutto ho bevuto un bel po’.

    Perché un vostro conterraneo dovrebbe visitare il Vitigno Italia?

    Matt: Perché ci sono due ragioni su tutte per visitare l’Italia: vedere ed assaggiare! Quale migliore occasione per provare così tanti prodotti realizzati con perizia in questo meraviglioso Paese? Aggiungerei che quest’anno ho apprezzato la maggiore presenza di espositori di prodotti gastronomici, anche se una maggiore possibilità di degustare del buon cibo insieme a così tanto buon vino renderebbe più completa l’esperienza. Immagino come sarebbe bello poter abbinare a quei vini del formaggio, dei salumi o del pane particolare..

    James C.: Perché molti americani, anche associando l’Italia con il buon vino, non ne conoscono la reale potenzialità

    Bryan: Gli altri americani dovrebbero andarci perché il Vitigno Italia insegna molto sulla la diversità del vino italiano. La conoscenza statunitense dei vini italiani è generalmente limitata ai grandi produttori ed i vitigni più esportati in America – Chianti, Barolo, Amarone ecc. –. Ma c’è molto altro da imparare ed assaggiare, ed il Vitigno ti apre le porte al nuovo. Un’ultima cosa…  se dovessi consigliare ad un altro americano una visita al Vitigno Italia, consiglierei Mauro come Cicerone!

    18 Giugno, Aspettando l’Estate da GranGusto

    Pubblicato da aisnapoli il 17 - giugno - 2014 Commenta

    locandina Grangusto

    Amaritudini dolcezze

    Pubblicato da aisnapoli il 16 - giugno - 2014 Commenta

    seminario Ais con Armando CastagnoDi Giuseppe Rea

    Riflessioni di degustazione a margine del Seminario A.I.S.
    “I vini fortificati” di Armando Castagno

    Il terzo ed ultimo Seminario dell’A.I.S. Napoli, condotto da Armando Castagno, su i vini fortificati, ha avuto un impianto didattico interessante ed articolato, data la lunghissima storia dei vini presi in esame, nonché le numerose declinazioni in termini di classificazioni e categorie degli stessi.
    Dalla slide iniziale recante una celebre frase di Alexander Fleming:” La mia medicina guarisce i malati, ma questo Sherry resuscita i morti”, al racconto, “Il barile di Ammontillado” di Edgar Allan Poe, dove lo scrittore usa la curiosità suscitata in un intenditore da un dubbio acquisto di Ammontillado, come trappola predisposta dal suo assassino per attrarlo in cantina ( dove lo murerà vivo).
    i vini in degustazioneUn excursus geografico e storico, legato alle dominazioni arabe, spagnole ed inglesi in tutta l’area mediterranea ed oltre, dal Sudafrica al Portogallo, dalla Spagna, alla Sicilia, da Cipro a Creta per giungere infine a Massandra nella parte meridionale della penisola di Crimea, attuale Ucraina, dove nel 1894, l’ultimo Zar Nicola II°, fece costruire tra mura mastodontiche una cantina, scendendo fino ai 62 metri di profondità attraverso sette gigantesche gallerie che accolgono ancora oggi, 350 milioni di litri di vino in botte e 800mila bottiglie, molte delle quali centenarie.
    I vini fortificati sono figli naturali di questo enorme crocevìa commerciale (1703 trattato commerciale tra Inghilterra e Portogallo), svoltosi sostanzialmente via mare ( los vinos de la ruta), dove la brezza marina, le fortissime escursioni termiche, la canicola nelle stive dei brigantini da trasporto, nonché le caratteristiche geologiche dei suoli prevalentemente vulcanici crearono condizioni uniche per la nascita dei più famosi vini fortificati al mondo.
    Vini figli del tempo, longevi ed espressivi, trasfigurazione perenne del frutto, protetti dall’alcol che “iberna” un coacervo infinito di “amaritudini dolcezze.”
    Invecchiano in cantina per molti anni, nobilitandosi con la permanenza in legno, il colore non più topazio volge all’ambrato, poi al mogano brillante cui si aggiungono gli aromi ed i sapori della nocciola, dell’uva passa, dell’albicocca secca, pur mantenendo profumi speziati ed a volte pungenti.
    i vini e il dolceIl sud della penisola iberica resta comunque un’area dove la viticoltura rappresenta qualcosa di diverso rispetto al resto del mondo mediterraneo, siamo in una delle zone più meridionali dell’Europa, più a sud della città di Tunisi, e le temperature torride rese ancora più soffocanti dai venti caldi che soffiano dal vicino Sahara creano oggi condizioni molto particolari per la produzione di vino.
    Le gradazioni zuccherine e quindi il grado alcolico, diventano molto alte, le acidità cominciano a precipitare quando le uve arrivano a maturazione ed i profumi tendono a svanire.
    Queste condizioni ambientali, in effetti, permettono la produzione di due sole tipologie di vino: passiti fortemente dolci, i migliori dei quali basati sul vitigno pedro ximenez, sono sovente di grande livello, oppure, più comunemente, vini liquorosi, di cui l’esempio classico è lo Sherry, prodotto a Jerez de la Frontera nella provincia di Cadiz, città portuale dalla quale i vini hanno preso, sin dal Medioevo, la via del mare per diffondersi ai quattro angoli del globo.
    E’ stato proprio lo Sherry di Jerez, più degli altri vini, a catturare la mia attenzione, poichè nel suo protocollo di cantina, gli enotecnici, devono confrontarsi con un aspetto unico quanto antico dell’enologia, quello legato allo sviluppo della “flor”, lo strato di lieviti di spessore e durata variabile nel tempo, che cresce sulla superficie dei vini in affinamento in cantina e svolge un ruolo fondamentale nel creare le migliori caratteristiche dello Sherry chiamato “ fino”.
    Con l’età un fino, sviluppa un colore ambrato e diventa fino-ammontillado, ma solo dopo otto anni diventerà un vero ammontillado, secco, più corposo e con un leggero sapore di nocciola.
    Densi al palato, quasi masticabili, sciropposi eppure mai stucchevoli, alcuni vini fortificati come lo Sherry di Jerez Darck- Cream ed il Palo Cortado dulce ,oppure il Bual ed alcune varianti di Malmsey di Madeira sembrano più di un vino, una specie di panforte trasmutato in forma liquida, possono essere sorseggiati da soli alla fine di un pasto importante; non richiedono null’altro per soddisfare tutte le esigenze di un abbinamento degno di un pasto memorabile.
    Bene la lezione è terminata, guadagno l’uscita dall’aula “prelevando” tutti i profumi e le nuances che si respirano, ancora una volta Armando è stato grandissimo nel prenderci per mano e portarci in giro per il mondo, un viaggio bellissimo tra passioni quotidiane e insoliti spiriti.

    21 Giugno, La Terra dei…Vini: Capri!

    Pubblicato da aisnapoli il 14 - giugno - 2014 1 Commento

    la terra dei vini ais napoli

    ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER DELEGAZIONE DI NAPOLI

    in collaborazione con le aziende agricole

     JOAQUIN e SOLARIA

    presentano

    LA TERRA DEI . . .VINI: CAPRI!

    degustando nel nostro territorio n.3

    21 Giugno 2014

    Appuntamento ore 8.45, con partenza da Molo Beverello ore 9.10

    Rientro da Capri Marina Grande alle ore 18.10

    – si raccomanda la massima puntualità -

    ticket di partecipazione € 55 Posti limitati

    info e prenotazioni Ernesto Lamatta tel. 3287033333mail: ernesto@lamatta.net

    prenotazione obbligatoria ed impegnativa

    Sull’isola di Tiberio alla scoperta dei vigneti superstiti di Capri, tra l’azzurro del mare e il verde della macchia mediterranea più autentica; un tour che parte dalle piccole vigne nei vicoli di Marina Grande per risalire fino ad Anacapri per ammirare le suggestive vigne che si snodano lungo La Migliera accompagnati da due ciceroni d’eccezione: Raffaele Pagano e Alessandra Gallo. E proveremo anche l’emozione di un trenino che attraversa i terrazzamenti del vigneto più grande dell’isola, lungo il versante sud-ovest del Monte Solaro. Pranzo tradizionale con le mitiche “pacchiane capresi”, che deliziano da decenni residenti e turisti con la preparazione di antiche ricette. Assaggeremo la tipica frittura all’isolana, ravioli capresi al pomodoro fresco, insalata caprese, per concludere con l’immancabile torta Caprese nella versione classica e in quella al limone.

    Dulcis in fundo con la visita all’azienda Limoncello di Capri.

    Il ticket comprende viaggio A/R in aliscafo SNAV, trasferimento in pullman sull’isola,  degustazione vini e pranzo tradizionale caprese

    Malaze_logo

    I “buoni” della Campania.
    Anteprima della IX edizione di Malazè
    con quattro (più uno) testimonial d’eccezione
    Martedì 17 giugno – ore 17,30 – Hotel Cala Moresca, Bacoli (Napoli)

    L’ Anteprima della IX edizione di Malazè, l’evento EnoArcheoGastronomico dei Campi Flegrei, riservata agli addetti ai lavori, ai giornalisti e ai blogger del settore enogastronomico si terrà martedì 17 giugno (alle ore 17,30) nella suggestiva location dell’Hotel Cala Moresca in via del Faro 44, Capo Miseno – Bacoli (Na).

    In occasione dell’ Anteprima si terrà la tavola rotonda: I “buoni” della Campania. Con Quattro (più uno) testimonials d’eccezione:

    Rosanna Marziale, chef del ristorante Le Colonne di Caserta e Stella Michelin
    Marianna Vitale, chef del ristorante Sud di Quarto, (Na) e Stella Michelin
    Gino Sorbillo, titolare della storica pizzeria napoletana “Sorbillo” ai Tribunali
    Manuel Lombardi, titolare dell’Agriturismo “Le Campestre” di Castel di Sasso, (Ce)
    Rosario Mattera, ideatore ed organizzatore di “Malazè”, Campi Flegrei

    Modera Santa Di Salvo, giornalista di enogastronomia de “Il Mattino”.

    Nel corso della manifestazione saranno presentate alcune anticipazioni del programma di Malazè (che si svolgerà dal 6 al 16 settembre 2014). Dopo l’evento, degustazione dei piatti di quindici ristoratori accompagnati dai produttori locali e dei vini della doc Campi Flegrei delle venti cantine flegree.

    ……………………….

    L’ingresso è riservato esclusivamente a giornalisti, food blogger e addetti ai lavori che si accrediteranno

    Siti di riferimento:
    www.malaze.org
    www.campiflegreiatavola.it
    www.calamoresca.it
    www.rosannamarziale.it
    www.lecampestre.it
    www.sorbillo.it
    www.sudristorante.it

    Come si arriva all’Hotel Cala Moresca
    Raggiungere il centro storico di Bacoli e proseguire in direzione Miseno. Percorrere tutta via Plino il Vecchio, la strada dei lidi, fino ad arrivare al promontorio di Miseno. Alla fine della strada proseguire a sinistra salendo via Dragonara. Finita via Dragonara proseguire a destra in direzione Faro. Da questo punto in poi è semplice seguire l’apposita cartellonistica.

    Sandwich paradisiaci dalla Grotta del Diavolo…

    Pubblicato da aisnapoli il 13 - giugno - 2014 Commenta

    Risto BusDi Mauro Illiano

    Ci sono storie nate per essere scritte una sola volta. E poi ci sono storie che, invece, possono essere riscritte migliaia di volte, come fossero parte viva di un libro le cui pagine, man mano che le si sfoglia, riescono ad impossessarsi della stessa storia che stanno raccontando. E’ questa la leggenda di Antonino Rianna, nato a New York il 29.05.1960 ed approdato a Positano all’età di 3 anni. Antonino, uomo dal grande cuore e dagli occhi accesi di passione, ha da sempre posseduto due anime: una imprenditrice – che lo ha condotto a divenire Manager di una società leader di autotrasporti in Costiera Amalfitana –, un’altra eternamente innamorata del gusto. Quest’ultima, vissuta a lungo all’ombra della prima, ha finalmente liberato le sue ali.

    Antonino RiannaAntonino svela al mondo la sua passione nel 2013, quando, dopo 53 anni dalla sua nascita, riesce finalmente a partorire la creatura portata in grembo a lungo, il suo inimitabile Ristobus “Flavio Gioia”, “farcitissimo” furgoncino in cui riversa tutto il suo amore per il buon cibo.

    Il luogo in cui il suo sogno si avvera ha un fascino speciale, la Grotta del Diavolo in località Menato, frazione di Praiano (Sa), nel cuore della Costiera. Qui, carni attentamente selezionate ed ordinate in macellerie del luogo incontrano contorni fatti in casa artigianalmente, formaggi di Agerola e Moiano vengono serviti su ciabatte di pane sfornato a Furore, l’olio di Montechiaro (Vico Equense) fa da sfondo a fritture di pesce fumanti servite in coppetti di carta dal color opale. Tradizione, accento locale, ma non solo, se è vero che Antonino accontenta anche palati abituati a Bockwurst autentici accompagnati da crauti da grido, e serba in “stiva” Pecorino di Moliterno e Caciotte sarde per ogni evenienza…

    DSCN3099Il suo, a prima vista, potrebbe sembrare un semplice avamposto per amanti del panino, ma in realtà nasconde ben altro. Un’ape limited edition campeggia a latere del vero e proprio chiosco, da essa pendono prodotti della terra costiera più famosa al mondo. Limoni prodigiosi rammentano sapori citrini, e peperoncini, e pomodorini dondolano donando colore all’aria, mentre dall’alto di una treccia il profumo dell’aglio inebria i passanti. Pane e guarnizioni, dunque, ma non solo, accanto ad essi piccole perle costiere come le alici di Cetara, o i prelibati vini delle famigerate viti scoscese, ma anche premute di frutta fresca, granite e liquori introvabili, anch’essi spesso fatti in casa (come ad es. il Concerto, antico liquore originario del Conservatorio di S. Giuseppe e Teresa di Tramonti, a base di  erbe, liquirizia, finocchietto, chiodi di garofano, noce moscata, stella alpina e mentuccia, con l’aggiunta di orzo e caffè). Una scelta vasta, sebbene ancora esigua a sentir parlare il creatore di tutto ciò, che ha già in serbo alcune novità, come il pane di Cercola o lo Zafferano di Navelli…

    DSCN3104Praianesi, resto d’Italia e resto del mondo, si riuniscono in religiosa attesa a tutte le ore per saggiare le piccole creazioni di Antonino. Camerieri e cuochi a fine servizio incontrano, così, miliardari d’oltre oceano, ed una democrazia del palato prende a governare improvvisamente. Lo street-food, iniettato ad Antonino dall’esperienza Newyorkese, si fonde con la cultura del buono e del ricercato, per dare vita ad una nuova esperienza alla portata di tutte le tasche.

    Un Ristobus è già lì, con tanto di carrozzeria ed adesivi, in esso la cultura di un popolo ed il sogno di un uomo. Il tempo ci dirà se il motore di quel sogno si accenderà per portare il suo tesoro in giro per l’intera Costiera Amalfitana. Nell’attesa non resta che emulare Maometto ed andare alla Montagna, con la superlativa scelta di poter optare tra la terrena via che passa dalla Grotta del Diavolo o il celeste passo che attraversa il Sentiero degli Dei…

    Durante la visita ho avuto l’onore di intervistare Antonino Rianna, ecco il resoconto:

    Com’è possibile proporre Street-food in Costiera?

    Sicuramente non è semplice. Bisogna vincere l’iniziale diffidenza, usare prodotti nobili ed avere attrezzature adeguate al livello del cibo servito. Tuttavia, dopo un po’ il cliente inizia ad apprezzare un prodotto più genuino, più accessibile e meno ingessato.

    Che rapporto c’è tra la tua idea di gastronomia e quella proposta in Costiera?

    Siamo agli antipodi. Qui tutti o quasi vanno alla ricerca del cliente a cinque stelle a cui far pagare prezzi altissimi. C’è poca cultura del rapporto qualità/prezzo. Spesso la fascia media dei consumatori, fatta di persone semplici, con disponibilità economiche medie, non si considera. Lo street-food ti permette di proporre prodotti di alta qualità a prezzi abbordabili, ma ci vorrà tempo per diffondere questa nuova tendenza.

    Qual è il sogno di Antonino Rianna?

    Accendere, un giorno, il motore di questo mio Ristobus per rendere l’esperienza itinerante. Rilanciare i piccoli produttori al cospetto dei grandi marchi, lontani dalla nostra filosofia. Divulgare la cultura dei prodotti e delle ricette tipiche, come la Caponata con pane biscottato di Agerola, alici di Cetara e pomodorini del Vesuvio, o le famigerate Melenzane baciate. Direi che i sogni non mancano…

    Bla bla bla … natural wine … bla bla bla.

    Pubblicato da aisnapoli il 13 - giugno - 2014 Commenta

    uomo-di-lattaRiceviamo da Alessandro Dettori e volentieri pubblichiamo (T.L.)

    Sento la necessità di comunicare quanto segue a chi il Vino lo Ama, lo Scrive, lo Insegna … lo Vive.

    Come alcuni di voi sapranno, non mi è mai piaciuto presentare il nostro lavoro come “biologico” o “biodinamico”. Se sollecitato non posso che rispondere con verità e cioè che la nostra azienda agricola possiede la certificazione biologica e biodinamica, ma solo su specifica e insistente richiesta.

    Preferisco sempre parlare di Agricoltura, di quel che facciamo, di Terroir, di Artigianalità.

    Se parlo di biologico e biodinamico mi riferisco sempre al metodo agricolo e non all’aggettivo qualificativo del vino. Un vino è Vino, un vino buono è un Vino Buono, qualunque sia la tecnica con il quale sia stato prodotto. Solo successivamente deciderò se acquistare o meno un vino buono basandomi sulle regole morali ed etiche che mi sono dato.

    Sempre più spesso, mi sta capitando di imbattermi in situazioni alquanto imbarazzanti: ho scoperto che in degustazioni informali ma anche ufficiali (con enologi, sommeliers, ristoratori, enotecari, giornalisti) si confonde la biodinamica con il biologico e cosa grave vengono presentate aziende non biodinamiche e non biologiche come tali.

    Ora, dov’è che noi professionisti (produttori e tutti voi) stiamo sbagliando?

    Ho amici – colleghi che praticano seriamente ed efficacemente un’Agricoltura biodinamica o biologica da anni pur non volendo sottostare alla “Certificazione legale”. Però non si presentano come produttori biodinamici o biologici. Non si vendono come produttori naturali.

    Un produttore quando si propone come “biodinamico” oppure “biologico” (per essere naturale come minimo devi praticare il biologico) vuol dire che, oltre ad esserne fiero ed orgoglioso e dunque volerlo comunicare, vuole ottenere da questo vantaggi commerciali più che legittimi.

    E se questo produttore non ha le dovute certificazioni?

    E se questo produttore, senza le dovute certificazioni, non pratica neanche l’Agricoltura biologica o biodinamica?

    E se questo produttore, pur non avendo le certificazioni e pur non essendosi presentato come un produttore biologico e biodinamico, viene presentato dai suoi intermediari come bio?

    Ho ascoltato in prima persona produttori dichiararsi biodinamici solamente perché utilizzano il sovescio in vigna. Solo questo.

    E se un professionista del mondo del vino (mi riferisco a sommeliers, ristoratori, enotecari, giornalisti) presenta, promuove, vende i vini di questo produttore che si proclama biologico o biodinamico senza averne le certificazioni e senza neanche praticare alcun metodo agricolo biologico o biodinamico?

    Ripeto: sempre più spesso, mi sta capitando di imbattermi in situazioni alquanto imbarazzanti: ho scoperto che in degustazioni informali ma anche ufficiali (con enologi, sommelier, ristoratori, enotecari, giornalisti) si confonde la biodinamica con il biologico e cosa grave vengono presentate aziende non biodinamiche e non organiche come tali.

    Ora, come possiamo noi professionisti (produttori e tutti voi) risolvere queste imbarazzanti situazioni?

    La responsabilità di un produttore ma anche di un giornalista (o di un ristoratore o di un sommelier, di tutti i professionisti del vino in effetti) è immensa nei confronti di chi, con il proprio acquisto, ci dona fiducia, passione, tempo e sopratutto la possibilità di fare quello che stiamo facendo.

    Noi abbiamo deciso di certificarci piuttosto tardi pur praticando l’Agricoltura biologica e biodinamica da diversi anni, perché ritenevo e ritengo ancora che non debba essere un terzo a garantire le mie parole, che non debba essere un terzo a garantire un lavoro mediante schede e registri da compilare. Un organismo terzo che ti certifica sulla carta senza aver mai praticato l’Agricoltura ed in tanti casi senza neanche avere un’adeguata conoscenza delle comuni pratiche agricole.

    Però, in un mondo dove troppo spesso la presunta furbizia abbraccia la più mediocre disonestà, noi agricoltori che pratichiamo con tutte le nostre energie l’Agricoltura biologica o biodinamica e magari ne abbiamo fatto una scelta di Vita, noi stessi, abbiamo la responsabilità di dare una garanzia reale minima.

    Ecco, questa responsabilità di noi produttori è più importante della scelta etica e morale di non certificarsi.

    È piuttosto chiaro che il processo di certificazione non garantisca pienamente che il metodo biologico o biodinamico venga applicato con qualità. Ma oggi, qua, non si deve parlare di qualità. Non ancora. Oggi, qua, si deve cominciare a parlare con forza di garanzie, cioè di garantire che comunque le pratiche biologiche o biodinamiche vengano realmente eseguite.

    In tanti, troppi, criticano i sistemi di certificazione, ma le critiche dall’esterno valgono davvero molto poco, mentre le critiche dall’interno, cioè le critiche fatte da chi è già certificato diventano critiche costruttive che possono migliorare i sistemi di certificazione, le procedure, la qualità stessa della certificazione e di conseguenza delle Aziende agricole certificate.

    Ho cari amici produttori, che posso definire spiriti liberi, anarchici, che, per rispetto di questo meraviglioso mondo e delle persone che lo vivono, hanno accettato di certificare le proprie Aziende agricole e quindi il loro lavoro.

    Mi auspico pertanto che sempre più colleghi accettino la certificazione e che sempre maggiori comunicatori del vino, apprendano a chiamare le cose col proprio nome, accertandosi del giusto e del vero.

    Ringraziandovi per l’attenzione, Vi saluto cordialmente.

    Alessandro Dettori

    P.S. Gli elenchi delle aziende certificate bio e biodinamiche sono pubblici e pergiunta sul “webbe”.

    ph fabio d’uffizi