Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza
Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 28 gen 2017 al 29 gen 2017 alle ore:09:00

      #INVIAGGIODATEO, Ais Napoli in tour: week end da Baladin

      Mancano: 7 giorni e 03:38 ore.
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    MS_2016_04La relazione del Presidente Antonello Maietta racconta numeri e programmi: superati i 35.000 iscritti e in forte aumento anche la partecipazione ai corsi. Consegnato a Maurizio Filippi il Premio Trentodoc, vincitore del Concorso Miglior Sommelier d’Italia

    A Trento l’Associazione Italiana Sommelier si presenta in ottima salute, forte di un numero di iscritti in continua crescita, confermando il rinnovato interesse di un pubblico sempre più giovane e trasversale verso il mondo dell’enologia. Forte di una valenza didattica di alto profilo, l’Associazione ha incrementato nell’ultimo triennio i propri corsi di formazione del 39%, con un aumento dei partecipanti del 46%, dove la fascia degli under 30 risulta quella in maggior crescita. Un trend che fa ben sperare nella ripresa dei consumi interni di un comparto che ha subito negli anni una contrazione significativa. Questo aumentato interesse per il vino si auspica possa incrementare non solo i livelli quantitativi, quanto quelli qualitativi, processo in essere da alcuni lustri, ma soprattutto un consumo consapevole e sostenibile. AIS rilancia nuove collaborazioni istituzionali, dopo MIPAAF, con MIBACT e Ministero degli Esteri, estendendo la sua comunicazione esterna, anche in previsione di un rinnovato rapporto con RAI.

    15171281_889703277832408_7367651607305804996_nLa Guida Vitae, giunta alla terza edizione, si conferma un apprezzato strumento di orientamento nel vastissimo panorama produttivo italiano. Al suo recente lancio di Milano si sono registrati oltre 3.500 visitatori ai banchi di degustazione con i 500 vini premiati, ormai evento di vertice tra quelli dedicati al vino.

    La figura del sommelier sta cambiando e assume le sembianze di un professionista a tutto campo, capace non solo di cimentarsi nel tradizionale ambito della ristorazione, ma essere un ambasciatore del territorio e delle eccellenze italiane. Doti fondamentali per i partecipanti alle finali del Concorso Miglior Sommelier d’Italia, che hanno visto la vittoria di Maurizio Filippi, sommelier umbro proveniente da Montecchio.

    A lui il Premio Trentodoc e il titolo, assegnato dopo una competizione appassionante con gli altri concorrenti, il cui livello di preparazione ha reso onore a questa manifestazione. Massimo Tortora di Livorno si è classificato al secondo posto e Carlo Pagano di Isernia è arrivato in terza posizione.

    BM_2016_02Alfredo Buonanno, Matteo Antonelli e Stefano Mayer, rispettivamente per il Sud, Centro e Nord Italia, sono i tre sommelier che si sono aggiudicati le borse di studio offerte dalla Distilleria Bonaventura Maschio.

    Una giuria qualificata ha effettuato le selezioni il 25 e 26 ottobre scorsi presso la sede della distilleria, decretando i tre vincitori. Questi giovani sommelier sono stati premiati in occasione del 50° Congresso Nazionale AIS a Trento da Andrea Maschio, che rappresenta con la sorella Anna la più giovane generazione dell’azienda di Gaiarine, apprezzata in tutto il mondo per un prodotto d’eccellenza qual è Prime Uve.

    Per il tredicesimo anno consecutivo la Bonaventura Maschio in collaborazione con l’AIS si è fatta promotrice di un’iniziativa particolarmente lodevole, allo scopo di incentivare i giovani sommelier ad approfondire le tematiche legate al mondo della distillazione. Come nell’ambito dei vini, anche in questo particolare settore l’Italia vanta nel mondo una riconosciuta competenza e un indiscusso primato di tipicità, che anche le nuove generazioni sono chiamate a conoscere e apprezzare. E ciò soprattutto in un momento nel quale da più parti si invoca la moderazione nell’uso delle bevande alcoliche che in buona sostanza è un invito, da parte delle aziende più qualificate, a bere poco e a bere bene, privilegiando i prodotti migliori.

    Alfredo Buonanno del Ristorante Kre’Sios di Telese Terme (BN), Matteo Antonelli dell’Hotel Ristorante Mira Conero di Porto Recanati (MC) e Stefano Mayer del Frutteto Wine Bar di Bergamo sono risultati primi nei rispettivi master di specializzazione sulle acquaviti dal titolo “La Ricerca dell’Eccellenza”. Lezioni pratiche e teoriche tenute da esperti del settore riguardo la conoscenza dei distillati italiani e stranieri, le tecniche di distillazione in uso, le sperimentazioni che vengono svolte all’interno delle aziende, per finire con l’arricchimento delle competenze professionali nel campo delle degustazioni, alle quali i sommelier sono chiamati.

    19 Novembre, Berebene 2017 a Palazzo Caracciolo

    Pubblicato da aisnapoli il 18 - novembre - 2016 Commenta

    bannerone_berebene_2016Napoli, Palazzo Caracciolo, 19 novembre 2016
    BEREBENE

    I migliori Oscar qualità/prezzo premiati dal Gambero Rosso
    Città del gusto Napoli è lieta di presentare le novità della Guida Berebene 2017 degli “ottimi vini sotto i tredici euro”

    Sabato 19 novembre, presso la sede dello storico Palazzo Caracciolo – in via Carbonara 112, Napoli – va in scena l’evento Berebene.

    Città del gusto Napoli, la fabbrica partenopea di idee, sapori e suggestioni del Gambero Rosso, celebra l’uscita della Guida Berebene 2017 con una serata speciale, tutta dedicata ai migliori vini che hanno un costo inferiore a tredici euro e sono facilmente reperibili in enoteche e grande distribuzione. Un appuntamento in cui sarà presente una selezione dell’enologia italiana, alla scoperta di vitigni autoctoni e poco conosciuti; realtà vitivinicole tutte da conoscere e apprezzare per una scelta più consapevole. Da 27 anni Gambero Rosso offre una visione enoica più completa anche grazie alla guida Berebene che quest’anno premia ben 718 protagonisti che abbracciano tutta la penisola.
    La Città del gusto Napoli si unirà in un singolare connubio tra vini di spicco, cucina d’autore creata ad hoc e location esclusiva per contornare quello che è il concetto di ricerca enogastronomica innovativa.
    Una manifestazione che si aprirà alle ore 18.30 con un momento tecnico: una degustazione guidata e seduta con posti limitati sugli Oscar regionali e nazionali, alla presenza di produttori promotori della viticoltura di qualità, esperti di settore, sommelier, e wine lover.
    Alle ore 19.30, le porte di Palazzo Caracciolo accoglieranno il pubblico di appassionati. La selezione degli “ottimi vini, sotto i tredici euro” in abbinamento alle specialità culinarie, pensate in un percorso tra mare e terra, dolce e salato per soddisfare occhi e palato.
    I banchi d’assaggio saranno presieduti dai sommelier Ais Napoli per un coinvolgimento più emozionale.
    In quest’occasione, Città del gusto Napoli ha voluto sostenere le popolazioni colpite dal terremoto, mostrando solidarietà e sensibilità per mettere in luce particolari prodotti tipici norcini e non.
    Palazzo Caracciolo MGallery by Sofitel, dimora ottocentesca dei nobili partenopei, oggi è un hotel 4 stelle lusso che accoglie i suoi ospiti con il desiderio di regalare loro un affascinante “viaggio nel tempo”.
    A suggellare le atmosfere di gran classe degli eventi firmati da Città del gusto Napoli, le sonorità eleganti e raffinate del dj-set Lunare Project con -special guest- in consolle Roberto Barone, Art director di Radio Yacht.Berebene

    Sabato 19 novembre, dalle ore 18:30 alle 23:00.
    Napoli, Palazzo Caracciolo, via Carbonara 112
    Per informazioni e prenotazioni:
    Città del gusto Napoli
    tel. 0813119800, 3381691787 mail eventi.na@cittadelgusto.it

    Ecco l’elenco delle 39 aziende in degustazione : Alois Amarano Badia a Coltibuono Ballabio Cantina del Taburno Cantina di Custoza Cantina Gallura Cantina Pertinace Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano Cantine Astroni Cantine Barone Cantine Federiciane Monteleone Cantine Lombardini Cantine Lunae Bosoni Casale del Giglio Casebianche Colli di Castelfranci Colpaola D’Antiche Terre Giuseppe Apicella La Quercia La Fortezza Le Manzane Mancini Poggio Trevvalle Porto di Mola San Giovanni San Lorenzo Vini Sanpaolo di Claudio Quarta Vignaiolo Sclavia Sirch Tenimenti Grieco Tenuta di Fiorano Tenute Eméra di Claudio Quarta Vignaiolo Terre Stregate Vestini Campagnano Villa Matilde Vitivinicola Anna Bosco Zaccagnini

    Storia di vini e di vigne: l’anima delle donne nei bianchi irpini

    Pubblicato da aisnapoli il 18 - novembre - 2016 Commenta

    1Di Gennaro Miele

    Le donne hanno tante anime, sono sfaccettature della stessa natura che ci circonda, osservare il loro modo d’ essere significa interpretarne la vita, osservando quella che non è solo una donna ma anche una produttrice di vino puoi carpire il senso che lei attribuisce alla vendemmia, al tempo fatto degli umori della natura, le donne del vino sono non solo memoria della loro vita ma della terra e dei loro frutti.
    Con Marina Alaimo, trai soffi del primo freddo novembrino, il ristorante Cap’alice di Mario Lombardi, è stato il palcoscenico per l’interpretazione del vino di due donne, anime diverse tra loro e profondamente somiglianti alle sfumature dei loro calici, diversi nelle annate come diverso ogni giorno può essere il risveglio ma in cui un filo conduttore le lega l’una alle altre.
    La narrazione della serata di Racconti di Vini e Vigne ha avuto le voci di Marina Alaimo, Marilena Aufiero e Diamante Renna Gaita che sono state le foglie attraverso cui il vento di una storia che si ripete da millenni, quella della vendemmia, ha soffiato con gentilezza ed eleganza, la storia di una parte d’ Irpinia, territorio vocato per la vigna ed evocato da chi del vino ha fatto la propria passione.
    Due donne e due vini a confronto, il Greco di Tufo di Marilena ed il Fiano Vigna della Congregazione di Diamante, capaci di stupire in una mini-verticale di tre annate, per eleganza e trasparenza nelle intenzioni, quella di non avere filtri verso chi si approccia ai loro calici.
    2CANTINE BAMBINUTO – GRECO DI TUFO DOCG
    La voce di Marilena racconta di una scelta fatta nelle vigne di famiglia in Santa Paolina, cuore della produzione storica del Greco, quella di affrontare la vinificazione del greco in purezza e di dare voce, nelle proprie bottiglie, solo alle proprie uve senza conferitori, assumendo l’onere del rischio e l’onore di poter dare il proprio nome ad un vino.
    Con una produzione di 20.000 bottiglie, il Greco di Tufo di Cantina Bambinuto si presenta con la sua veste tradizionale, una decisa acidità che è come l’aspetto ruvido di un carattere che apprezzi poi nel tempo, carpendone diverse sfaccettature, un modo d’essere cui devi dar modo di esprimersi per trarne sensazioni di spessore.
    Questo Greco non si concede al calice prima di due anni dalla vendemmia, l’attuale lavoro in vigna mira ad una selezione di lieviti naturali avvalendosi della collaborazione del Prof. Moschetti, genetista, che permette di non dover ricorrere all’utilizzo di lieviti acquistati, un vino della vigna in ogni sua dimensione.
    Il filo conduttore delle tre annate in assaggio, 2012-2013-2014 è una vivace freschezza già al primo assaggio che comunica una spiccata tendenza alla longevità, la delicata mineralità reindirizza poi verso la riconoscibilità del vitigno, la 2012 è al naso note iodate e leggere di liquirizia, un assaggio appena tannino e una buona struttura alcolica.
    Il calice del 2013 è delicato all’olfatto con un inizio di fiori di camomilla, minerale di pietra di gesso con un acidità più contenuta nel confronto fra le tre annate per aprirsi su una gradevole morbidezza, un assaggio in cui la freschezza sembra aver raggiunto un maggior assemblaggio nelle altre componenti nel corpo del vino con un gradevole finale ammandorlato.
    La 2014 è l’annata caratterizzata da una bassa resa e dalla pratica della fermentazione svolta con lieviti selezionati in vigna individuati su determinati filari, si apre con leggeri sentori agrumati accompagnati da note di fiori gialli, si ha la sensazione del caldo che carezza l’estate in cui le uve sono maturate, l’assaggio si presenta con una spiccata acidità, come un raggio di sole improvviso, leggerissima la carica tannica che ne amplia la capacità di abbinamento a tavola, entra poi la nota sapida, fattori che convogliano nella prospettiva di longevità.

    3VILLA DIAMANTE –VIGNA DELLA CONGREGAZIONE FIANO DI AVELLINO DOCG
    Diamante è una donna che non ama parlare molto ed in pubblico ha lo stile di un poeta timido che quasi vorrebbe nascondersi nel momento in cui i suoi versi vengono decantati, l’accento inglese delle sue origini non ha la durezza anglosassone ma piuttosto è una delle sfumature della terra che contraddistinguono il suolo di Vigna della Congregazione, chiamata in questo modo dal compianto Antoine Gaita in quanto appartenente in altri tempi alla Chiesa.
    Il modo di raccontare dei suoi calici ha accenni di malinconia e sintesi, il suo intento è di preservare la memoria di chi le è stato accanto e che ora ha una possibilità di vita nei calici delle ultime annate da lui curate.
    Le annate in degustazione sono 2009-2010-2013 nelle quali in filo conduttore è l’eleganza e il discostarsi dagli standard, elementi che nella visione di Antoine richiedevano tempi maggiori per l’uscita sul mercato, una riflessione in bottiglia che sarebbe poi stato il riflesso di un’eccellenza già percepibile in una produzione che si pone tra le 4000 e le 6000 bottiglie per annata
    Nella 2009 non si percepisce nota ossidativa ma bensì una leggera nocciola che lega con sentori dolci, in bocca è elegante e ricco, ha leggera freschezza e sapidità in chiusura, su toni olfattivi floreali e balsamici di salvia la 2010 irrompe poi all’assaggio con delicata acidità ben bilanciata dalla sensazione di calore dell’alcol che accompagna e non invade denotando buon equilibrio.
    Nell’assaggio della 2013 il pensiero va alle parole di Diamante ‘’questa è l’ultima annata curata da mio marito’’, ed il vederla versare è come ascoltare in silenzio le parole di un testamento, l’emozione olfattiva è appagata dal dolce sentore di agrumi canditi ed un leggerissimo accenno erbaceo, l’assaggio è ben definito nelle diverse componenti armonioso come il silenzio in vigna dopo la vendemmia.

    Delicati e personali i toni dei vini come anche lo sono stati i piatti della cucina di Mario Lombardi curati dallo Chef Claudio De Castris, dal risotto alla zucca con pecorino bagnolese e croccante di carciofi ad un delicato Baccalà in umido con scarola fino al ricordo, credo ancora presente in molti, di un Flan al cioccolato e castagne di Montella, piatti che hanno rispettato l’eleganza e la ricerca versata nei calici
    Lasciando Cap’alice credo che tutti abbiano portato dentro sé quella sera e gli appunti emozionali fatti di sorsi, quegli assaggi che sapevano del futuro e delle prospettive dei calici ma anche del passato con le sue amarezze e le sue speranze che sono il nostro presente.

    maradonaDi Gabriele Pollio
    Visionario. Ogni volta che c’è Teo Musso in ballo ricorre questa parola.
    La senti da chi lo ha conosciuto, la leggi nella sua autobiografia e negli articoli di giornale che lo riguardano.
    Io non lo conoscevo, sapevo tutto o quasi sulla sua storia professionale ma non lo avevo mai incontrato. Ero curioso però, molto curioso di capire perché tutti (ma proprio tutti tutti) restano affascinati da questo personaggio.
    Ci serviva solo un’occasione. Teo è uno che viaggia molto ma che a Napoli non passa spesso (quasi mai a dire la verità!). “A volte vorrei fare tutto ma ancora non sono riuscito a sdoppiarmi”, con questa frase si è presentato appena salito in auto…aveva appena concluso una telefonata con Angelo Gaja! Sdoppiarsi quindi. Obiettivo audace ma, per uno che ha inventato la birra artigianale in Italia, immagino possibile.
    Dicevo che ci serviva un’occasione, e allora abbiamo pensato di coinvolgerlo come docente nel corso di Sommelier della Birra di AIS Napoli. Chi meglio del creatore di tutto il mondo Baladin (birreria, birrificio, pub vari e chi più ne ha più ne metta) avrebbe potuto spiegare come si fa una birra? Ci è servito qualche mese di corteggiamento ma alla fine Teo è arrivato.
    Il tragitto dall’albergo alla sede del corso (Babette a Fuorigrotta) dura mezz’ora abbondante. Il tempo sufficiente per capire davanti a chi mi trovo. A me non sembra visionario e basta. Sa perfettamente di cosa parla e sa perfettamente come trasferirti ogni piccola sfumatura di quello che pensa. Quando si assaggiano le sue birre si ha la netta sensazione che dentro ci sia un’idea precisa delle emozioni di chi l’ha creata. Visionario si ma anche perfezionista.
    DSC_0016-2La serata corre via veloce. Non si ha mai la sensazione di assistere a una lezione, piuttosto sembra una chiacchierata tra amici (parecchi amici visto il numero di presenti al corso!). Teo racconta la sua storia e fa sembrare anche i momenti più difficili una continua opportunità che ha saputo cogliere.
    Vuole bene alle sue birre e si vede, gli vuole bene come lo si vuole a dei figli.
    Le racconta, non le degusta.
    Si parte dalla Wayan e si passa alla Nora. Rispettivamente il nome della figlia e della madre dei suoi primi due bambini. Birre che di canonico non hanno quasi nulla. La Nora, per esempio, prevede l’utilizzo di resine etiopi in luogo del luppolo.
    Passiamo poi a due extraterrestri. La Metodo Classico 2015 e la Xyauyu 2013. La prima prodotta secondo il metodo classico degli spumanti con tutto quello che ne consegue: 18 mesi sui lieviti, sboccatura e così via. Utilizzo di lieviti abituati a “lavorare” con i whisky torbati della Scozia e che riporta la torbatura nella birra.
    La seconda la spiego con una frase di Teo: “Questa è la birra con cui ho convinto mio padre, contadino delle Langhe, a bere birra dopo 87 anni durante i quali aveva bevuto solo vino”. Siamo su un altro pianeta rispetto ai sentori delle birre terrestri. Niente gasatura, niente schiuma. Temperatura ambiente. Un barley wine “da divano”.
    Visionario e perfezionista. Imprenditore di successo e genio sregolato. Insomma, il Maradona della birra. Ma non ditelo a lui…il calcio non gli piace.

    15032095_362177184115404_8599617990228301347_nVerticale Storica “Capo di Stato” 1997 2006 2011 – Azienda Loredan Gasparini.

    Luca di Leva, proprietario della storica vineria del quartiere Chiaia e il proprietario dell’Azienda Loredan Gasparini, Lorenzo Palla, condurranno i presenti alla degustazione.

    L’Ebbrezza di Noè incontra Venegazzù. Ideato e organizzato daFabio Oppo (Rappresentante dell’Azienda Gasparini & Fornitore deL’Ebbrezza di Noè).

    La serata inizierà con la degustazione di Champagne Jean Michel e piatti, a sorpresa, in abbinamento realizzati dallo chef della casa.

    Gli champagne in degustazione: Champagne Carte Blanche –Champagne Blanc de Meunier 2009 – Champagne Cuvée Millesimato Riserva Speciale Rosé 2006.

    Seguirà la Verticale Storica di “Capo di Stato”.

    Al termine della serata saranno degustati formaggi & salumi di Ruvodel Monte, Panettoni Forno Guarino & Cognac XO de Luxe.

    L’Ebbrezza di Noè –Vico Vetriera a Chiaia 8b/9 ore 20.30

    info e prenotazioni 081400104 3385804845

    20 Novembre, Vittorio Capovilla da Granafine

    Pubblicato da aisnapoli il 11 - novembre - 2016 Commenta

    ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

    Vittorio Capovilla da Granafine

    20 Novembre ore 19

    Granafine Via G.L.Bernini 74B
    Euro 30 Info e prenotazioni 392 484 0378 info@granafine.eu

    Vittorio Capovilla

    CHI
    Vittorio “Gianni” Capovilla è il patron dell’omonima distilleria in provincia di Vicenza a Rosà.
    Definito il migliore distillatore al mondo, oggi produce meno di 50.000 bottiglie all’anno che non soddisfano la miriade di richieste.
    Tra distillati di frutta, grappe monovarietali, distillati di birra e di vino, Gianni produce una sessantina di varietà differenti, alle quali si è aggiunto il Rhum Agricole di Marie Galante.

    COSA
    Una serata in compagnia di Gianni Capovilla che guiderà il percorso di degustazione tra i suoi migliori distillati di frutta e invecchiati.
    In abbinamento i cioccolati del maitre chocolatier Giuseppe Ratto, i formaggi di Gregorio Rotolo e il crudo di pesce dello chef Pierpaolo Musto.

    QUANDO
    Domenica 20 novembre
    Ore 19,00

    Miglior_Sommelier_2015_01Si disputeranno il prossimo 20 novembre, nel capoluogo trentino, le prove per l’assegnazione del titolo in contemporanea al 50° Congresso Nazionale AIS

    Superate le selezioni milanesi di ottobre, il contest per il titolo entra nelle fasi cruciali. Sarà la città di Trento a ospitare i finalisti, sottolineando la recente collaborazione che legherà AIS e Trentodoc anche per le prossime due edizioni del Concorso, premiando il successore di Andrea Galanti.

    La manifestazione si svolgerà nell’ambito del 50° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier e si prevede una pacifica invasione di sommelier provenienti da tutte le regioni italiane.

    I candidati che hanno superato le selezioni regionali dovranno affrontare le impegnative prove scritte e successivamente, i migliori di loro, disputeranno la prova pratica finale per aggiudicarsi titolo e premio.

    A premiare sarà l’Istituto Trento Doc, a nome di tutte le quarantacinque case spumantistiche trentine.

    Ufficio Stampa AIS

    Nella foto Andrea Galanti, Miglior Sommelier d’Italia 2015, con Laura Bonvini ed Ester Andretti della Segreteria Didattica AIS