Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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    Sold Out per il Corso Sommelier n.137Chiuse le iscrizioni!
    Abbiamo raggiunto il numero massimo di partecipanti al Corso N.137 di Primo Livello di qualificazione professionale per sommelier organizzato dall’Ais Napoli che inizierà il 7 Novembre all’hotel Reinassance Mediterraneo.
    Ci dispiace per tutte le persone interessate che stavolta non siamo riusciti ad accontentare e che dovranno aspettare il prossimo corso che partirà tra Febbraio e Marzo.

    Tommaso Luongo
    Delegato Ais Napoli

    La lista degli ammessi:
    ABETE LUIGI ACCONGIAGIOCO ALLESSANDRO AMBROSIO VALERIO BARBATO GENNARO BELLONE LUDOVICA BLASOTTI FRANCESCO BORTOLAS DARIO VITTORE BRUNO DAVIDE CANFORA FULVIO CAPUTI RENATO CLEMENTE ANTONIO CONTURSO ALFONSO COPPOLA DENISE COSTANTINO SERGIO CRISPINO ALESSANDRA D’ALIA GIACOMO DANIELE ANTONIO DE LUCA STEFANIA DE MICHELE MARIA ANTONIETTA DE ROSA MASSIMILIANO DE SIENA LORENZO DEL PLATO ELENA DI FIORE DANIELA ESPOSITO CARMINE ESPOSITO GIOVANNA GIANCANE MARIANGELA GIULIANO SABRINA IANNAZZONE VALERIA INCARNATO GIUSEPPE INSIGNITO FILIPPO LANZANO ANNALAURA LEGORA DE FEO PASQUALE LOFFREDO FILIPPO MONFREGOLA DAVIDE MONICA SALVATORE NATALE PASQUALE NATALIZIO GIANLUCA OGGIONI MARCO PANICO ANTONIA PEPE GAETANO PETRUOLO ANDREA PORCARO FRANCESCO PORCARO LUCA RICE DAVID ROSATI CHIARA ROSATO ANTONIO ROSETO VINCENZA RUFFO STEFANIA RUSSO GAETANO SANSONE TIZIANASAVIANO GENNARO SEBILLO VIVIANA SGAMBATO ASSUNTA SGAMBATO DOLORES SPEZZACATENA CIRO TELESE MICHELE MATTEO VALENTINO NICOLA DARIO VARUNI MARIO

    Quattro parole per un sogno

    Pubblicato da aisnapoli il 8 - ottobre - 2018 Commenta

    rossana-gajaDi Franco De Luca
    L’appuntamento è alle 10:30 di venerdì 28 settembre. Per paura di fare tardi alcuni di noi sono lì un’ora prima. In un’ora Barbaresco la puoi percorrere tutta per 15 volte; non ci vuole molto per visitare il piccolo borgo di 600 anime che ha l’Enoteca Regionale in una chiesa sconsacrata, e questo la dice lunga sulla sovrapposizione, tutta piemontese, del sacro con il vino. Quando ci siamo finalmente tutti, suoniamo il campanello e la porta che si apre cigola, non perché sia vecchia o malandata, ma perché è di quelle che non si aprono spesso e non si aprono a tutti.

    Siamo da Gaja, tra le principali aziende del Piemonte, il che vuol dire tra le maggiori d’Italia, il che vuol dire tra le prime del pianeta… e mi fermo qui. Rossana Gaja ci accoglie con disarmante semplicità e con l’attenzione e la cura che immaginavo riservata a sceicchi o magnati del petrolio, all’inizio sembra un’atmosfera irreale ma poi mi rendo conto che la gentilezza è autentica e questo ci rilassa provocando in molti di noi un inaspettato moto di benessere.

    Essendo la struttura immersa nel cuore del paese, soggetta dunque a vincoli di ogni genere, non abbiamo potuto ampliarla e adornarla come avremmo voluto” racconta Rossana quasi scusandosi. La giovane donna non immagina che non siamo assolutamente in grado di fare valutazioni che non siano eccelse. E comunque, una volta attraversata l’arteria del paese mediante un tunnel sotterraneo (sì, avete letto bene) che conduce al Castello di Barbaresco, sede dell’azienda, il bello diventa sublime e allora viene quasi a noi di scusarci per essere lì.

    gaja-internoNon sto qui a raccontare note di degustazione che avrebbero sapore di irriverenza e inoltre non voglio associare a un’esperienza del genere la mia personale interpretazione dei vini, dico solo che se arrivassero gli alieni con intenzioni non chiare e io fossi il responsabile delle negoziazioni, farei loro assaggiare il Sorì San Lorenzo del 1999 e sono certo che riuscirei a predisporre gli animi alla fratellanza universale, così come nello spazio manderei, insieme a Mozart e a Beethoven anche il Barbaresco del 2015 (sai che affinamento…), e forse sarebbe la volta buona che si mostrerebbero a noi con maggiore frequenza e con minore ambiguità. Ecco, solo una parola sul Barbaresco del 2015: per quanto all’inizio della sua lunga e promettente esistenza, mai prima di questo momento avevo trovato la parola “elegante” opportuna e propria per fotografare perfettamente un vino.

    Tra affreschi del ’700 restaurati che evocano paesaggi bucolici del nord Europa, la degustazione si è consumata in una atmosfera rilassata e nello stesso tempo solenne. Oltre alle due già citate, le altre prestigiose etichette sono state Gaja & Rei del 2016, Barolo Conteisa del 2014 e il Gosset Champagne Extra Brut (marchio importato in esclusiva in Italia).

    La parola per Gaja è SONTUOSO. Sontuoso è il castello, sontuosa è l’accoglienza, sontuosa la degustazione e sontuosi i vini. Quando all’estero voglio vantarmi di qualcosa dico: “Sono italiano come Colombo, Michelangelo, Troisi, Eduardo, Leonardo, Totò e Angelo Gaja“.

    Solo per questa prima visita abbiamo avuto il piacere di avere con noi Mauro Carosso; è stato bello condividere anche con lui questa fantastica esperienza.

    42943215_2401082083237090_1930622112045727744_nDopo un breve e fugace pasto (l’unico della due giorni di dimensioni ragionevoli) siamo partiti alla volta di Rocchetta sul Tanaro per visitare un altro caposaldo dell’enologia piemontese. Giuseppe e Raffaella Bologna sono i figli di Giacomo, uno dei personaggi più importanti della storia del vino d’Italia, un uomo che un giorno si è arrampicato sull’Everest per urlare al mondo: “Badate maledetti che il barbera non è il fratello scemo del nebbiolo…”, e da allora niente è stato più come prima. Le uve gregarie piemontesi hanno cominciato ad acquistare maggiore dignità e sono nati nuovi vini che hanno conquistato il mondo, vedi il celebre Bricco dell’Uccellone (1984). Come molti avranno capito l’azienda è Braida e anche qui camminiamo schiacciati dall’emozione: siamo in un posto dove si è consumata una rivoluzione e questo provoca farfalle nello stomaco coma agli innamorati.

    Raffaella si occupa prevalentemente del commerciale. Lei non lo sa ancora e non so se avrà piacere di scoprirlo da noi, leggendo questo articolo, ma è più napoletana dei napoletani. La sua ospitalità è di quelle che non dimentichi, perché è vera e genuina, come vera e genuina è lei. Giuseppe è invece l’enologo ed appare, almeno in un primo momento, più taciturno. Nei lunghi capelli si intravedono aggrappati i suoi sogni. Quando ci porta in vigna per mostrarci il suo gioiellino ha gli occhi emozionati. Un po’ come il papà ha fatto col barbera, anche lui vuole dare maggiore dignità a uno di quei vitigni minori di cui si sente parlare sempre meno: il grignolino. Anche se appare molto determinato e lucido nel suo lavoro, la sensazione è che sia un uomo al di sopra degli schemi e questo lo rende ulteriormente affascinante. Ricorderò sempre questa scena: attendevamo l’arrivo di Raffaella nel cortile deserto dell’azienda quando abbiamo visto arrivare, a tutta velocità e nella nostra direzione, un quad rosso; il veicolo, dopo una curva alla Lauda, è entrato sparato in un capannone producendo un gran chiasso e facendoci prefigurare il peggio.

    Adesso uscirà il proprietario e gli farà un cazziatone”, ho sussurrato a Chiara Cimmello e a Gabriele Pollio che erano accanto a me,Pronti con il QuadVeramente è lui il proprietario!”, ha risposto Chiara.

    Raffaella e Giuseppe Bologna fanno parte di quella categoria di figli la cui vita può apparire in discesa ma che in realtà è in salita, data la insormontabile figura con cui sono chiamati a confrontarsi ogni giorno. Tuttavia, vini come Ai Suma Montebruna, nati e cresciuti con loro, non solo rendono onore al mito ma ne nobilitano ulteriormente la memoria.

    La degustazione è stata memorabile e si è consumata in parte in azienda e in parte a cena, presso la trattoria “I Bologna”, gestita da Carlo Bologna, fratello di Giacomo, insieme con la moglie Mariuccia, il figlio chef Beppe e sua moglie Cristina. Qui abbiamo assaggiato i grandi classici, come La Monella Bricco dell’Uccellone nelle annate 2013, 2014 e 2015, insieme con i più moderni (si fa per dire) Baciale’Limonte e il già citato Montebruna. A proposito di quest’ultimo, va segnalato che se l’annata 2018 sarà particolarmente straordinaria è perché l’AIS Napoli ha significativamente contribuito alla vendemmia. ;-)

    La parola per Braida è FAMIGLIA. Famiglia è il sentore organolettico che si respira in ogni vino, ma anche in tutto ciò che ci circonda: gli operai vendemmiatori che ci hanno tollerato con santa pazienza, gli zii e i cugini ristoratori che ci hanno coccolato come parenti acquisiti, il sindaco (o la sindaca) del paese di Rocchetta Tanaro che è venuto (o venuta) a salutarci due volte, il medico del paese che non disdegna di dare una mano quando c’è da raccogliere l’uva… mancavano solo il prete e il maresciallo dei carabinieri e avevamo completato con tutte le autorità.

    Infine, l’ultima visita è stata presso La Spinetta, che in realtà ha aperto e chiuso il nostro viaggio.

    42887263_10218687501925718_5064072041792012288_nLa sera del giovedì, infatti, appena arrivati nelle Langhe, la prima tappa è stata Alba: cena all’APE Wine Bar di Contratto (storico marchio di Canelli acquisito dall’azienda nel 2011). Il For England è stato il benvenuto più sensazionale che potessimo aspettarci. Un Blanc de Noir (in magnum) da 42 mesi sui lieviti, di una gradevolezza indescrivibile… Accompagnava all’altare la battuta di Fassona con aglio e olio ma è riuscito a sostenere mirabilmente anche l’uovo al tegamino al tartufo bianco, facendo sì che per tutta la cena nessuno dei dieci commensali aprisse una sola bottiglia d’acqua (e questa non è una battuta).

    Il sabato mattina invece siamo stati in azienda a Castagnole delle Lanze, dove Enrico ci ha accolti con rara gentilezza. In una piacevole, ricca ed esaustiva chiacchierata, Enrico ci ha mostrato la capacità imprenditoriale di Giorgio Rivetti e la sua vocazione a sapersi sempre adeguare alle varie vicissitudini pur di perseguire ad ogni costo la qualità. L’azienda possiede tutti i macchinari, gli strumenti e le capacità per dare vita a vini eccelsi, ma nel contempo sorprende l’assenza di schemi rigidi e la vocazione a interpretare, di volta in volta, le condizioni al contorno per individuare la migliore strategia di intervento. Non abbiamo avuto modo di conoscere Giorgio Rivetti, ma ne abbiamo sentito la forza nel racconto appassionato di Enrico; si percepiva netta l’ammirazione dei collaboratori e, soprattutto, la sua energia nell’aria.

    La parola per questa azienda in realtà sono due: ENERGIA e FLESSIBILITA’. Questo perché, al di là delle mie esagerazioni figlie della profonda passione che nutro per questa terra, ci ha colpito molto l’approccio estremamente duttile e la potenza delle idee, e nessuna altra immagine sarebbe più idonea del rinoceronte per descrivere questo concetto. L’icona dell’animale, elegante e corazzato, era stata scelta tra i quadri di Dürer per adornare in un primo momento le etichette del Barbaresco, solo successivamente è diventato il simbolo di un imprenditore e della sua impresa.

    La degustazione è stata tra le più ricche cui abbia mai partecipato; forse Enrico si aspettava ottimisticamente un segnale di resa da parte nostra maLa Spinetta non sapeva con chi aveva a che fare. Per pietà nei suoi confronti, dal momento che ci teneva tra i piedi da oltre due ore, al dodicesimo vino ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di denunciare una stanchezza sensoriale che in realtà non avevamo. I vini bevuti sono stati molto al di sopra delle aspettative e tutti noi ci siamo ritrovati nel celebrare, tra gli altri, il superbo Barbera d’Asti Bionzo del 2005 e il magnifico Barbaresco proveniente dal cru Vigneto Gallina del 2015.

    Siamo così giunti alla fine del viaggio e del racconto, ma manca ancora una parola. Per questa è doverosa una brevissima premessa.

    Peppe Cimmello lavora nel mondo del vino da sempre e da sempre ha contatti con le maggiori aziende del nostro paese. Il suo rigore e la sua serietà hanno consentito la contaminazione dell’amicizia nei rapporti professionali con calibri come Angelo Gaja o Giacomo Bologna. Questa è una cosa rara, preziosa ma anche estremamente pericolosa nell’ambito lavorativo, e richiede grandi doti umane. Gli stessi valori Giuseppe li ha trasmessi a Francesco e Chiara ed è proprio in virtù di questo patrimonio di affetti consolidatosi negli anni che questa piccola fronda dell’Ais Napoli, capitanata da Tommaso Luongo, ha potuto beneficiare di un simile dono.

    La quarta e ultima parola è dunque GRATITUDINE. Gratitudine nei confronti dei Cimmello, nella figura di Chiara che ci ha fisicamente accompagnati, dei produttori menzionati e gratitudine anche verso la vita… perché se godiamo gioie del genere allora vuol dire che siamo tra i fortunati, e questo è bene non scordarlo mai.

    P.S. (a cura del delegato ;-) )

    Con noi c’erano anche Anna Ciotola e Gabriella Imparato, due fotografe (e sommelier) d’eccezione, che hanno “fissato” con i loro scatti i momenti più belli di questo viaggio indimenticabile. Grazie!

    https://www.facebook.com/pg/AIS-Napoli-161013423910645/photos/?tab=album&album_id=2398322600179705

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    Salumeria Moderna – Ritorno al futuro

    Pubblicato da aisnapoli il 5 - ottobre - 2018 Commenta

    img_2978Di Mauro Illiano

    Storia e pietra, unite in una dimensione tridimensionale, prendono vita in un rifugio centenario nel cuore della più misteriosa quadra di Giugliano.
    Quel che un tempo fu la stalla, poi cellaio di Palazzo Palumbo, oggi è il forziere di un’opera gastronomica in piena evoluzione. Le mura della Salumeria Moderna sembrano nascondere più che mostrare, custodire preziosi segreti, con una naturalezza percettibile al primo affaccio.
    Così, non si fatica a credere che un tempo quest’antro fu anche il rifugio di Galileo Galilei, avveniristico e moderno per la sua epoca, esattamente come avveniristico è il progetto di Peppe e Luca, i due interpreti di questo nuovo avamposto Gourmet nel cuore del Corso Campano.
    img_2968Coraggio, passione, abnegazione e voglia di salire la china sono solo alcune delle caratteristiche che connotano Luca Volpicelli e Peppe Simonetti.
    I due ragazzi hanno un passato molto denso. Luca appartiene alla mixology generation, gestisce bar da diversi anni ed è costantemente alla ricerca del suo progetto definitivo. Peppe inizia presto a lavorare, a 15 anni è già garzone di bottega, poi oscilla tra esperienze di banconista ed altre di incantatore, vola in Francia, passando anche dagli studi universitari prima di capire che la gastronomia è la sua strada.
    img_2972Nel 2017, insieme, decidono di sfidare le più radicate tradizioni, dando alla luce la loro Salumeria Moderna. Nessun nome potrebbe descrivere meglio ciò che si trova oltre quelle spesse mura: Salumi e affettati, formaggi, contorni, ed una piccola gamma di piatti caldi di ispirazione internazionale. Pochi fronzoli, molti fatti insomma.
    La lista vini al momento non è ancora una carta, ma piuttosto una selezione di bottiglie pensate per accompagnare le preparazioni, sebbene chi del calice conosce il verbo troverà senz’altro validi calici con cui accompagnarsi.
    Inserti in legno, ferro vivo, mattoncini e ancora listelli di legno a vista. Muri maestosi, luci soffuse ed una piccola collezione di oggetti vintage: questo noterà l’occhio attento di chi giungerà in quelle stanze, che contano pochi posti a sedere, distribuiti in tre ambienti rilassanti in cui ingannare il tempo in completa beatitudine.
    Se dovessi descrivere cosa è oggi Salumeria Moderna, direi che è una trottola di idee, che di tanto in tanto rallenta la sua corsa per mostrare il suo vero profilo, ma subito dopo riprende una velocità interessante, travolgendo nel suo vortice nuovi spunti e nuove trame tutte da sviluppare.
    Al termine della degustazione ho inteso rivolgere alcune domande a Luca Volpicelli e Giuseppe Simonetti:
    Come nasce l’idea di Salumeria Moderna?
    Luca: Il nostro progetto deriva dalla voglia di coniugare il mondo della salumeria a quello della consumazione in loco. Un concetto non poi così nuovo in altre zone d’Italia come del mondo, ma certamente innovativo nel territorio di Giugliano.
    Qual è l’idea di fondo di questo progetto?
    Luca: L’idea è quella di offrire un prodotto quanto più puro possibile, qualcosa di ricercato ma semplice al tempo stesso. Chi viene da noi deve trovare qualcosa che non troverebbe facilmente altrove, ma al contempo si deve sentire come a casa propria
    Quali sono i prodotti che proponete?
    Peppe: Il nostro menu si basa principalmente su affettati, salumi e formaggi. Come diceva Luca, la nostra ricerca è costante ed ha lo scopo di offrire ai nostri clienti qualcosa di mai provato prima. I prodotti vengono selezionati mediante contatti diretti con i produttori, facendo sempre attenzione al rapporto qualità / prezzo.
    Come avete scelto i vini?
    Luca: Per ciò che attiene i vini devo ammettere che il progetto è ancora in fase evolutiva. Al momento abbiamo una lista abbastanza snella ma attenta a soddisfare i criteri di abbinamento in base ai prodotti che offriamo da mangiare. Nel prossimo futuro l’idea è quella di ampliare la carta dei vini, inserendo gradualmente nuove etichette italiane ed internazionali.
    Come considerate l’esperienza vissuta nel primo anno di apertura?
    Peppe e Luca: Diremmo buona. La clientela, seppure lentamente, ha imparato a fidarsi di noi e a mettere da parte la diffidenza iniziale. Così, in questo primo anno, siamo riusciti a costituire un gruppo di clienti abituali, che rappresenta la nuova base di partenza su cui edificare la seconda parte del nostro progetto, vale a dire il consolidamento e l’implementazione dell’offerta gourmet.

    Mame Ostrichina, il primo spazio biodinamico di Napoli

    Pubblicato da aisnapoli il 5 - ottobre - 2018 Commenta

    monica-neri-e-chef

    Biodinamico, ecosostenibile e geolocalizzato, è questo il concept dello spazio ideato da Monica Neri, madre del sushi restaurant Kukai, che apre mercoledì 10 ottobre a Napoli il suo nuovo ristorante Mame Ostrichina.
    Mame è il seme (fagiolo), Ostrichina è un omaggio a Re Ferdinando IV di Borbone, che diffuse le tecniche di coltivazione delle ostriche in tutta Europa. Vero amante dei frutti di mare, fu tra i primi sovrani a portare a corte le ostriche. Di qui la creazione della famosa Sala dell’Ostrichina che sorge sul Lago del Fusaro, difronte la Casina Vanvitelliana e dell’ambito titolo di “ostricaro fisico”.
    Ristoro per il corpo e per l’anima, così le proposte gastronomiche d’ispirazione mediterranea spaziano anche nella cucina vegetariana e seguono il ciclo della terra. In tavola vini biodinamici e birre artigianali. Tra le novità il “sushi&susci”, che spazia dal sushi tradizionale a roll innovativi, fino a una linea tutta vegana da asporto.
    Un ristorante di respiro biodinamico, secondo il quale la fertilità del suolo e l’agricoltura devono essere inserite in una visione di forze cosmiche, energie astrali e spirituali. Il principio base della cucina biodinamica è fondato sull’effetto che il ciclo della luna ha sull’attività biologica delle piante e di conseguenza del suo apporto all’uomo. Un progetto di vita piacevole, accoglienza e formazione che si chiama “Magna Mater”, rivolto ai napoletani e ai turisti: acquisti consapevoli, piatti preparati con procedimenti a basso dispendio energetico, valorizzazione dei prodotti campani in una dimensione di offerta a clientela internazionale, in una parola: glocal. Ma anche un luogo per partecipare alle “meditazioni della luna”, a corsi introspettivi, percorsi di scrittura autobiografica e tanto altro. “Spazio al benessere del corpo, dell’anima e della mente – spiega Monica Neri – le mie scelte si inseriscono in un progetto di alimentazione sostenibile a bassissimo impatto ambientale e di cura dell’individuo e del collettivo. La scelta di ispirazione crudista nasce dal desiderio di limitare l’utilizzo quotidiano di prodotti industriali, il cui impiego di imballaggi, il trasporto dei prodotti, il sistema di produzione hanno un forte impatto sull’ambiente. L’eliminazione di carni e prodotti ittici allevati consente un’alternativa valida agli allevamenti intensivi”.
    Monica Neri, imprenditrice, ristoratrice, studiosa di civiltà orientali, ha studiato e vissuto in Francia e in Giappone. Con il Mame Ostrichina si è posta l’obiettivo di creare una Community orientata allo sviluppo sostenibile e all’innovazione social.


    Il fiorentino Davide D’Alterio vince il 4° Master Lambrusco, il 2° posto va al ferrarese Isacco Giuliani e al 3° un ex aequo con il reggiano Fabio Vezzani e Luigi Scala della delegazione napoletana dell’Associazione Italiana Sommelier.

    Complimenti Luigi, ad maiora!

    Servizio di Simone Savoia

    ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

    #BEVOLUTION, la rivoluzione del bere

    18 Ottobre ore 20.30 euro 35

    Enopanetteria i Sapori della Tradizione

    Corso Europa n.125 Melito (Na)

    Info e prenotazioni: 081.7117410

    bevolution

    #Bevolution

    È ora di fare una rivoluzione… Lunga vita ai bianchi!

    Un ciclo di degustazioni ideato per abbattere uno dei luoghi comuni etilici più duri da sconfiggere: una “white experience” per esplorare assieme l’emozionante evoluzione dei grandi bianchi da invecchiamento.

    Il tempo svela, il tempo scolpisce, il tempo imprime.

    Trebbiano d’Abruzzo Marina Cvetic 2001

    Brazan Collio Goriziano i Clivi 1997

    Derthona Montecitorio Walter Massa 2010

    Ürziger Würzgarten Spätlese Riesling Markus Molitor 1994

    Käfeberg Grüner Veltliner Bründlmayer 2009

    Alsace Gran Cru Gewürztraminer Furstentum Domaine Weinbach 2006

    A cura di Tommaso Luongo, Delegato Ais Napoli

    In apertura il tradizionale buffet di pizze di Stefano Pagliuca; poi, dopo il seminario e la degustazione, un piatto a sorpresa della chef resident Raffaela Verde.

    5-ottobre-la-dispensa-del-moera-e-facefoodIl 5 ottobre al ristorante-orto Il Moera di Avella (Av) cena-spettacolo con “ La Dispensa del Moera”
    Lo chef Fusco propone un menu con i nuovi prodotti dell’azienda agricola in diretta tv con FaceFood

    Un’offerta di prodotti sempre più ampia per l’azienda agricola Il Moera di Avella, nata nel 2016 ad opera dello chef Francesco Fusco e di sua moglie Diana Fierro. All’ormai apprezzatissimo pesto di aglio orsino si sono appena aggiunti due nuovi pesti basati su prodotti tipici avellani come nocciole e noci. Le prime vanno a sposarsi col tartufo, le seconde con la curcuma.
    Le due new entry e il consolidato pesto di aglio orsino saranno protagonisti della cena dal titolo “ La Dispensa del Moera” che lo chef Fusco organizza venerdì 5 ottobre alle ore 20,30 presso il suo ristorante-orto in via delle Centurie. Il menu della serata è stato concepito in modo da fare apprezzare al meglio le potenzialità delle diverse specialità che verranno interpretate dallo stesso Fusco. A illustrare le caratteristiche e le proprietà benefiche dei diversi ingredienti sarà il biologo nutrizionista Gaetano Iervolino.
    All’evento sarà presente “FaceFood”, il nuovissimo programma TV in diretta Facebook dai luoghi di eccellenza del gusto creato dall’attore-conduttore napoletano Lino D’Angiò in collaborazione con Laura Gambacorta. Una divertente cena-spettacolo con i tanti i personaggi imitati da D’Angiò ad iniziare dal nuovissimo Caccavacciuolo, parodia del celebre chef Cannavacciuolo.

    Menu
    Frittelle all’aglio orsino
    Vellutata di zucca, pomodoro, fonduta di parmigiano e aglio orsino
    Risotto noci e curcuma
    Ravioli di ricotta, pesto di nocciole e tartufo
    Tartellette con confettura all’uva fragola
    Ricotta mantecata, cioccolato, noci e amarene

    In abbinamento:
    vini Poggio Ridente

    Ticket di partecipazione: 30 euro (vini inclusi)

    Ingresso solo su prenotazione

    Info e prenotazioni
    Il Moera Ristorante – Orto
    Via delle Centurie
    Avella (Av)
    Tel. 081 8252924

    Contatti stampa:
    Laura Gambacorta
    349 2886327
    laugam@libero.it

    diapositiva1ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER

    Delegazione di Napoli

    Corso di Sommelier della Birra di Secondo Livello

    Dal 22 Ottobre 2018 da Babette Via Caravaglios 27

    Euro 350. Info: 3356790897 / tommasoluongo@yahoo.it

    Sommelier della birra” è il percorso didattico proposto dalla delegazione napoletana dell’Associazione Italiana Sommelier.

    Dopo aver affrontato le otto lezioni del primo livello per imparare a degustare, abbinare e servire la birra, nel secondo livello sono previste altre otto lezioni, esame compreso, per approfondire le tematiche relative all’abbinamento Cibo Birra, i difetti della birra, e un focus territoriale sugli stili birrai di Usa e Scandinavia.

    Lunedì 22 Ottobre ore 20 - Tecnica della degustazione con Gabriele Pollio

    Lunedì 29 Ottobre ore 20 - I difetti delle birre con Flavio Boero

    Lunedì 5 Novembre ore 20 - Il cibo e la birra: contrapposizione e concordanza con Franco De Luca

    Lunedì 12 Novembre ore 20 - Legislazione con Gabriele Pollio

    Lunedì 19 Novembre ore 20 - Il cibo e la birra: esaltazione e categorie merceologiche con Tommaso Luongo

    Martedì 27 Novembre ore 20 - Cena didattica con Tommaso Luongo e Franco De Luca

    Giovedì 6 Dicembre ore 20 - Usa e Scandinavia con Lorenzo Dabove “Kuaska”

    Giovedì 13 Dicembre ore 19 - Esame finale (scritto e orale).

    Ogni lezione sarà della durata di 2 ore circa (divise tra teoria e pratica) con degustazione di 4 birre e l’assaggio di preparazioni gastronomiche. Il prezzo del corso è di € 350 a persona ed è comprensivo del libro di testo “Degustare le birre” di Randy Mosher. Posti limitati.

    Al termine del corso verrà rilasciato attestato di Sommelier della Birra dell’Ais Campania

    La quota di iscrizione al corso è da versare alla sede regionale dell’AIS Campania con bonifico bancario indicando nella causale: sommelier della birra più nominativo.

    ASSOCIAZIONE SOMMELIER CAMPANIA

    IT 41 Z 05387 40260 000002464227

    BANCA POPOLARE DELL’EMILIA ROMAGNA – SORRENTO

    Euro 350 Causale: sommelier birra + nominativo