Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 20 apr 2013 al 01 giu 2013 alle ore:

      Ais Campania a Napoli, Master sulla Campania del Vino

      Mancano: 00:00 ore.
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    • dal 24 mag 2013 al 24 mag 2013 alle ore:20:00

      24 Maggio Enolaboratorio Special Edition, Samuel Cogliati e lo Champagne

      Mancano: 1 giorno e 22:52 ore.
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  • Video

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    13 maggio “PP, Pizza e Pallagrello” da Lazzarella Dop

    Pubblicato da aisnapoli il 29 - aprile - 2013 Commenta

    pizza lazzarella13 maggio Pizzaioli e Pallagrello Bianco casertani da Lazzarella Dop: il meglio

    Di tutte le provincie campane, Caserta, sul fronte della pizza è quella più agguerrita e dinamica. Da questo assunto nasce “PP. Pizza e Pallagrello”, una serata ideata da Luciano Pignataro (www.lucianopignataro.it) e Monica Piscitelli (www.campaniachevai.it) per la presentazione della Guida alle Migliori Pizzerie di Napoli e della Campania (L’Ippogrifo), lavoro scritto da Monica Piscitelli che nel casertano consiglia svariati indirizzi eccellenti. Scenario della serata, in programma il 13 maggio alle ore 20,30, la pizzeria Lazzarella Dop di Caserta, il nuovo locale di Carmine Montella, Bernardino Ciccozzi, Emiliano Izzo e Vittorio Perrotta, che, grazie alla selezione degli ingredienti e alla mescita attenta di vini e birre, si va consolidando in città come un riferimento di qualità.

    I migliori pizzaioli della provincia di Caserta si incontreranno e confronteranno tutti insieme per la prima volta in una iniziativa che, nata su FB, celebra la voglia di fare, la professionalità e l’amicizia nel segno della pizza, valori che fanno della pizza napoletana e campana in genere la regina incontrastata del Belpaese.

    Il Pizzaiolo resident Giorgio Caruso (Lazzarella Dop) ospiterà Enzo e Lello Giustiniani (Capatosta, Recale), Dario Pascarella (‘A Luna Rossa, Bellona), Raffaele Romano (Il Boccon Divino, Dragoni), Paqualino Rossi (Elite Rossi, Alvignano), e inoltre Raffaele D’Addio (Il Foro dei Baroni di Puglianello, Benevento), in onore alla contiguità geografica tra casertano e beneventano.

    Ad arricchire la serata – nella quale ciascun pizzaiolo proporrà il meglio degli ingredienti della propria terra, in un speciale omaggio corale al casertano – la presenza dei Pallagrello Bianco esistenti prodotti dalle 13 cantine del territorio. Una serata nella serata che sottolinea un’altra straordinaria eccellenza della biodiversità casertana, ancora poco conosciuta fuori dalle regione, recuperata grazie alla passione e alla dedizione della famiglia Mancini, e che oggi vanta un numero crescente di produttori ad essa dedicati.

    I pizzaioli, con l’abbinamento degli straordinari Pallagrello bianchi proposti dalle cantine aderenti alla serata, proporranno 6 straordinarie pizze, servite secondo un percorso degustazione e accompagnate dai Pallagrello bianco che stuzzicano l’interesse dell’ospite. Lo chef Federico Campolattano, casertano, ospite della serata, proporrà un suo dolce finale. “Dolce Immaginazione” – il tema per che Monica Piscitelli ha suggerito per la pizza dolce finale – sarà interpretata dal giovane chef di talento autore di “Il Gusto dell’immaginazione”: un nuovo spunto per tutti i pizzaioli che si cimentano ogni giorno nel gran finale dolce della propria arte. La creazione sarà abbinata dal Bier Sommelier Gilberto Acciaio a “Titanum”, prodotta in Belgio secondo una ricetta campana e realizzata dalla G.M.A. Import Specialità dal mastro birraio Pierre Dubron.

    Le pizze che saranno servite in degustazione:

    Margherita Miracolo, Lazzarella Dop (Caserta)

    Antico Pomodoro di Napoli Presidio Slow Food Miracolo San Gennaro, Fior di Latte di Agerola olio evo DOP Colline salernitane, basilico
    Prodotti: Az. Sabatino Abbagnale, Caseificio Fior d’Agerola dei F.lli Fusco, Oleificio Di Giacomo

    Casertana, Pizzeria Elite Rossi (Alvignano, Caserta)
    Carciofo bianco, Provola di bufala, Fior di latte, olive nere caiazzane, origano, basilico e olio evo
    Prodotti: Caseificio Il Casolare, Az. Olivicola San Giovanni, Az. Agricola Crapareccia

    Vesuvio, ‘A Luna Rossa (Bellona, Caserta)

    Mozzarella di bufala campana, Pomodorini del Piennolo, olive nere di Gaeta, Provolone del Monaco e olio evo
    Prodotti: Caseificio Due Pini, Az. Olivicola Gaetano Cenname

    Primavera, Il Foro dei Baroni (Puglianello, Benevento)
    Pancetta di maiale, fave, Fior di Latte e Pecorino di Laticauda e olio evo
    Prodotti: La bottega del gourmet, La mozzarella d’oro, Az. Olivicola Giravento

    Pizza Papa Francesco, Capatosta (Recale, Caserta)
    Ricotta di Bufala campana Dop, Provola e peperoni alla napoletana con olive e capperi
    Prodotti: Caseificio San Maurizio, Antico Frantoio Lauriello

    Campestre, Il Boccon Divino (Dragoni, Caserta)
    Cicorietta spontanea, salsiccia di maiale Nero Casertano al finocchietto, Conciato Romano, pomodorini e Provola affumicata
    Prodotti: Masseria Sambuco, Caseificio Il Casolare, Az. Agricola Le Campestre, Az. Agricola Crapareccia

    Dolce immaginazione, chef Federico Campolattano
    Una sorpresa golosa del giovane chef casertano autore del libro “Il Gusto dell’immaginazione”.

    Le aziende di Pallagrello bianco in degustazione che aderiscono (elenco in aggiornamento):
    Alepa, La Masserie, Masseria Piccirilo, Rao,Terre del Principe, Sclavia, Vigne Chigi.

    Costo serata: 23 euro. Si raccomanda la puntualità. Prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni: Lazzarella Dop (indirizzo) – telefono: 328.7687332.
    Dove è Lazzarella Dop: Via Mascagni 9 – Angolo via Borsellino. Vicino al Cinema Duel.

    giro_d_italia_enogastronomico_350x495Il Giro d’Italia 2013 lungo 3.405,3 km partirà da Napoli il 4 maggio per concludersi il 26 a Brescia. L’evento più importante del mondo del ciclismo inizierà la sua corsa da Piazza del Plebiscito per passare sul lungomare partenopeo davanti al Royal Continental. I ciclisti dovranno percorrere un panoramico circuito cittadino per dieci volte che vedrà come linea d’arrivo il lungomare di via Caracciolo. Un tratto breve, ma di grande impatto scenografico per i ciclisti e per chi li vedrà sfrecciare sulle due ruote.

    Per rendere omaggio al Giro d’Italia l’Hotel Royal Continental propone una tappa gastronomica al ristorante panoramico “Al Castello”.

    Antipasti: si parte con delle mini pizzette margherita e fritturine partenopee, per poi proseguire con una caponatina sicula, un misto di salumi campani e calabresi, affettato di prosciutto crudo di Parma, coni di bresaola della Valtellina ripieni di ricotta e noci, coriandoli di seppie e sedano e varietà di verdure grigliate.

    Primi piatti: un passaggio per la Puglia con delle orecchiette con cime di rapa, per poi andare sui classici paccheri di Gragnano con cozze e patate, per finire in Romagna con rigatoni al ragù tipico bolognese.

    Secondi: pesce spada alla napoletana con capperi, olive e pomodoro, saltimbocca della Capitale e la tipica cotoletta alla milanese.

    Una varietà di dolci completerà il giro.

    40,00 € p.p. / incluse acqua minerale, vini della penisola Italiana e caffè napoletano.

    Per info e prenotazioni:
    tel 081 7644614
    book@royalgroup.it

    637Di Paola Vitale

    … si può finire in un museo. E precisamente al Mart di Rovereto, dove, fino al 2 giugno, è in scena “Progetto cibo. La forma del gusto”.

    La mostra, utilizzando la prospettiva del Food Design, mette in luce il rapporto della nostra società con gli alimenti, svelandocene via via caratteristiche, bisogni, ossessioni e tensioni, in un percorso espositivo da mangiare con gli occhi.

    Con un doveroso omaggio a Bruno Munari, che nel suo Good Design (1963) svelava le naturali proprietà “funzionali e prestazionali” di un’arancia, si parte dall’analisi del CIBO ANONIMO, ovvero dalla 894967_10151457916852804_1955848942_osemplice bellezza delle “forme senza autore” (si pensi alle fogge quasi scultoree di certi pani, alla metodica sequenza di cui si compone una lasagna, alla spirale che avvolge mele, uvetta e pinoli nello strudel), per passare ai BREVETTI INDUSTRIALI (le affascinanti intuizioni formali e compositive di progettisti visionari) e alla forma intesa come FUNZIONE (memorabile il Finger biscuit di Paolo Ulian ovvero un ditale commestibile per affondare le dita nella Nutella) e come DECORAZIONE (vedi il decoro “Delft” dello stampo del tostapane Table Manners di Minale – Maeda).
    E ancora, mobiletti/plumcake (Il sapore dei mobili, Fukusada – Pereira), gelatine/cattedrali (St. Paul’s Jelly, Bompass&Parr) e sedioline (di pasta) al sugo (Sedie 1:20, Rovero) rimandano alle componenti dello HUMOR e della METAFORA, così come la collana di patatine fritte (Chips ’n chic, Landureau 2002) o l’anello a forma di tortellino (Turtlein, Mirri 2005) sono ALLUSIONI a piatti preferiti o a vizi alimentari. Ed infine, inevitabilmente, questo viaggio pantagruelico termina nelle sezioni del FUTURO/RICERCA/SOSTENIBILITà/ETICA, dove il cibo può diventare anche MATERIA per costruire nuove “cose” (grande stpauls_jelly_2l’attenzione sugli scarti alimentari che da ingredienti di cucina si trasformano in materiali da progettazione).

    Insomma, vero cibo per la mente, declinato in un menu ricchissimo di ingredienti, per capire meglio il nostro rapporto con gli alimenti e per godere della creatività e dell’innovazione connesse alla loro progettazione, evidentemente non solo a tavola.

    Progetto Cibo. La forma del gusto. // Mart Rovereto // dal 09 febbraio 2013 al 02 giugno 2013

    NB. Per gli amanti del calice, dal 26 al 28 aprile a Rovereto si svolge la manifestazione “NaturaMenteVino” con percorsi di degustazioni speciali, proprio sotto la cupola del MART.

    Luigi MoioDi Franco De Luca

    Presentare Luigi Moio ad una platea di Sommelier campani è un po’ come parlare di Fiano agli abitanti di Pratola Serra o Sant’Angelo a Scala o di Lapio. Che cosa dire? Luigi Moio è l’enologo che maggiormente ha contribuito alla rivalorizzazione di molti vitigni del sud del nostro paese. Numerose sono le aziende che hanno beneficiato e che tuttora beneficiano dei suoi consigli, ma in particolare una più di tutte deve molto a questo professionista: l’azienda Campania. Il suo curriculum è notevole e sono molti i titoli che possiede, scegliamo di essere estremamente sintetici dal momento che google fornisce (anche con somma sua sorpresa) informazioni assai più dettagliate.

    Nasce a Mondragone in una famiglia di vignaioli, persegue la via della conoscenza e si afferma rapidamente come enologo, non solo in terra madre. Ordinario della cattedra di Enologia dell’Università degli Studi di Napoli  Federico II fin dal 2001, vanta, oltre a più di 250 pubblicazioni scientifiche, anche la specializzazione al Laboratoire de Recherches sur les Arômes  dell’Institut National de La Recherches Agronomique di Dijon in Borgogna, dove lavora per circa quattro anni. Inoltre, dal 2009 è presidente del gruppo di esperti di Tecnologia del Vino dell’OIV (Organisation International  de la Vigne et  du Vin) di  Parigi.

    Spesso si chiede, anche pubblicamente, se abbia fatto bene a tornare, se cioè non fosse stato meglio realizzare la sua opera in luoghi dove c’è maggiore cura e maggior rispetto per questa “arte” e questa professione. Ma Luigi Moio è “terragnolo” come l’aglianico che domina, legato alla sua terra come la vite che governa; generoso nella divulgazione della sua materia, chiaro come pochi, amato dai suoi studenti, estremamente duro contro i luoghi comuni ed il pressappochismo dilagante dei nostri tempi. Nel nostro corso ci porterà il suo punto di vista sullo stato del vino in Campania e noi siamo fieri e felici del suo contributo e della storica amicizia con la nostra Associazione.

    Luigi Moio a La BotteDi Michela Guadagno
    In Borgogna con Luigi Moio a La Botte, in un viaggio di sensi attraversando la Route de grands crus con le appellations communales de Bourgogne, Marsannay, Gevrey Chambertin, Morey-Saint-Denis, Chambolle-Musigny, Pommard, Monthélie, Volnay e Chassagne-Montrachet. Presenze illustri non si contano in platea, produttori ed enologi e tanti esperti, “L’identità sensoriale del Pinot nero in Borgogna. Molecole e Percezione” attira quanti in Borgogna sono stati e quelli che non la conoscono ancora, per attraversare la Côte d’Or insieme a chi in quei luoghi ha vissuto e lavorato e per sua stessa ammissione un po’ ci ha lasciato il cuore. Prendo appunti, ma poi li lascio stare, colpisce il modo di raccontare del professore abituato alla platea, che siano studenti all’Università o più semplici appassionati. Parla piano Moio e si fa capire, messaggio chiaro e diretto, il concetto di terroir e il legame tra suolo vigne e vino in Borgogna è inconfondibile. Per chi c’è stato è facile, in Borgogna si riesce a comprendere la classificazione dei cru e la parcellizzazione dei clos e dei climat, sulle Hautes Côtes vini facili beverini, poi viene la fascia dei Premier cru, Grand borgognacru in fascia centrale ad un’altitudine di 250 mt circa e più in basso verso la route appellations communales e régionales. Due sole uve, Chardonnay e Pinot nero, in unico clone utilizzato da tutti – così emerge l’effetto suolo, unica vera differenza – e Aligotè e Gamay per la restante parte percentuale, ma questi ultimi concorrono al Cremant nel caso dell’aligotè o come appellations communales, e nel Beaujolais per il gamay. Stasera si parla di pinot nero, lo chardonnay riservato ad una prossima futura occasione. Molecole olfattive e recettori spiegati in maniera tecnica ma comprensibile, l’identità del pinot nero è identificata qui, tra i suoli di silicio argilla e calcare in varia concentrazione, variazioni di suolo anche nel giro di 20 metri ed è ciò che fa la differenza nelle AOC, e i suoi caratteri sensoriali di frutti rossi, della ciliegia, della fragola, del kirsh, del cassis, dell’amarena. “L’enologo interviene unicamente come assistente all’uva nel processo di trasformazione in vino, l’elevage in barrique come strumento tecnologico stabilizza il vino stesso – non per cedere tostatura dei legni ma eseguita per contenitore/strumento di vinificazione -, l’invecchiamento si dice in bottiglia, fare il vino è la cosa più facile”. Il territorio, qui è principe e principale autore delle differenze tra i vini, le uve sono le stesse, le vinificazioni effettuate nel medesimo modo ogni anno, l’unica variabile è l’andamento climatico dell’annata, e logicamente la posizione delle vigne.
    Quattro vini della Côte de Nuits (la parte a nord della Côte d’Or, partendo da Dijon) e quattro della Côte de Beaune, l’annata è la 2009.
    Aoc Marsannay. Marsannay è un piccolo villaggio, e la 2009 è stata una buona annata in Bourgogne. La frutta rossa non è molto evidente, il vino è pulitissimo, in retronasale una leggerissima ciliegia, tannino non aggressivo, vino bello denso largo. In questa appellation è interessante un rosato da Pinot noir.
    Aoc Gevrey Chambertin. Un Premier cru, un po’ fermo il naso, pulitissimo, molto più largo del precedente e lunghezza elevata, ritorno di bocca tipico del Pinot noir, cassis e ribes.
    Aoc Morey-Saint-Denis. Più presente la nota di frutti rossi, amarena, naso sempre pulito, ritorno retronasale bello strutturato, bella freschezza e lunghezza.
    Aoc Chambolle-Musigny. L’appellation con maggiore eleganza e finezza, più pronta la nota rossa, anche un po’ di violetta, più esile dei precedenti.
    Aoc Pommard. Più concentrato di tutta la Côte d’Or, frutti rossi più evidenti, in retronasale tipico aroma del Pinot noir, ciliegia, coriandolo, cinnamomo. Buona acidità, verticalità, ottima sapidità, un po’ di rusticità maggiore rispetto agli altri.
    Aoc Volnay. Meno tannico meno acido, più leggero.
    Aoc Monthélie. Vini meno pregiati, più interessanti a ridosso delle Coste di Volnay. Al naso più surmaturo e meno elegante del Volnay, uva integra.
    Al riassaggio il Marsannay rilascia ora aromi di chiodi di garofano, caffè, nel Gevrey Chambertin si sente il balsamico, mentolato, entra solido in bocca, compatto, Morey-Saint-Denis mentolato, in bocca più magro, meno lungo del precedente, Chambolle-Musigny si riparte sull’eleganza. Pommard il più duro, Volnay l’appellation più fine della Côte de Beaune, Monthélie più rustico, zaffata di frutti rossi con leggera cottura e elevata concentrazione.
    Aoc Chassagne-Montrachet. Pulito, leggero, largo, pieno, elegante.

    Wine&Thecity 2013: Napoli e il vino, è Festa mobile!

    Pubblicato da aisnapoli il 23 - aprile - 2013 Commenta

    wine&thecitydefWine&Thecity 2013: Napoli e il vino, è Festa mobile!

    Dal 21 al 25 maggio 2013, oltre 100 location della città propongono degustazioni, eventi a tema vino, performance d’arte, incontri di design e tanto altro ancora.

    Dal 21 al 25 maggio torna a Napoli Wine&Thecity, l’evento diffuso che per quattro giorni porta calici, vini e sommelier in oltre 100 indirizzi della città: palazzi storici, cortili e giardini, boutique, gioiellerie, grandi hotel, atelier d’arte e design partecipano a questa grande “Festa mobile” che mescola al vino la moda, lo shopping, l’arte, la creatività, la musica. Aderiscono a Wine&Thecity con i propri vini circa 70 cantine vinicole nazionali con una selezione di oltre cento etichette tra rossi, bianchi, rosè e bollicine: in ogni tappa il produttore in persona o un sommelier dell’Ais di Napoli racconta il vino e accompagna la degustazione. Il catalogo-guida dell’evento, completamente rinnovato nel formato e nella veste grafica, distribuito gratuitamente in tutta la città, raccoglie tutti gli indirizzi e gli appuntamenti ed è un vademecum prezioso per scoprire atelier di artisti e creativi, piccole boutique indipendenti, nuovi indirizzi della città.

    Martedì 21 maggio alle ore 18.30 il Pan Palazzo delle Arti di Napoli inaugura ufficialmente il percorso con una performance di food art curata da Simona Perchiazzi, con la partecipazione dello chef Pietro Parisi e delle Cuoche in giro, con i vini del Movimento Turismo del Vino della Campania, sulle note del Dj set Lunare Project.

    Si prosegue nei 4 giorni successivi con una staffetta di aperitivi, happening e wine party nelle 100 location sparse nei quartieri Chiaia e Centro storico. Per il sesto anno consecutivo, Wine&Thecity invade la città con i suoi stendardi colorati per indicare le location del circuito: aprono al vino le boutique di tendenza e le grandi maison del lusso, le gallerie di design e gli studi di artigiani e creativi, le gioiellerie, i cinque stelle e i boutique-hotel. Aperitivi in negozio, laboratori di scrittura, mostre di design, cene a tema, musica dal vivo, performance culinarie di chef stellati e grandi feste: lo spirito che pervade l’evento e le tante proposte è la contaminazione di generi, luoghi e incontri: il fil rouge è sempre il vino italiano e sullo sfondo la città di Napoli.

    Novità di quest’anno sono gli Eventi OFF che precedono e seguono Wine&Thecity aggiungendo contenuti e curiosità e ampliando le date della manifestazione.
    Si comincia con le “Degustazioni nomadi a casa di…” il 10, 15 e 17 maggio: 3 degustazioni guidate di vini Top in 3 case private realizzate da architetti napoletani. Solo per 20 partecipanti per serata e rigorosamente su prenotazione. Il format di Datè, in esclusiva per Wine&Thecity, proporrà oltre al wine-tasting, reading sul tema del vino e oggetti di designers emergenti presentati e usati per lo spazio della serata.
    Il 18 e il 25 maggio Wine&Thecity arriva anche sul mare con Wine&Thesea, una novità assoluta per gli amanti del mare, della natura e dell’archeologia subacquea: l’Associazione Italiana Sommelier Napoli, l’Associazione Kayak Napoli e CSI Gaiola Onlus per la prima volta insieme propongono un fitto programma di itinerari tra terra e mare con degustazione dei vini delle vigne metropolitane partenopee e dei Campi Flegrei con escursioni in kayak, snorkeling e visite guidate al Parco Sommerso della Gaiola.
    Tra il 16 e il 20 maggio, il collettivo femminile Semmai Factory segnerà il territorio urbano con il progetto d’arte urbana Social Drink: una serie reiterata di piccole opere in plastica e tessuto imbottito, a forma di calice, dialogherà con gli elementi urbani comuni creando un incontro spiazzante tra opera e pubblico. Si tratta di un’installazione diffusa in più punti della città, a circa cinque metri da terra, che evoca il senso fondamentale del gesto del brindare e l’importanza che il vino ha da sempre.
    Infine, va ad arricchire il percorso OFF anche la mostra aperitivo di Marianna Vitale, Una Stella Michelin, di Sud Ristorante che il 26 maggio propone un ultimo rendez vous di Wine&thecity con una inedita performance d’arte e cibo con il collettivo Semmai Factory a cura di Simona Perchiazzi.

    Alla creatività messa in moto da Wine&Thecity è dedicato il Premio Nazionale Convivium Design istituito quest’anno con Pastificio dei Campi di Gragnano e con la direzione scientifica dell’Associazione per il Design Industriale sezione Campania. Riservato ai designer e progettisti under 40, il Premio si avvale di una giuria nazionale (composta da Alfonso Iaccarino, chef del celebre Don Alfonso 1890, Salvatore Cozzolino, Presidente dell’Adi Campania, Giuseppe Di Martino del Pastificio dei Campi, Carlo Forcolini, designer e Angelo Crespi, giornalista) che valuterà i migliori progetti creativi intorno al cibo, al vino, alla tavola.

    Come ogni anno, infine Wine&Thecity si impegna nel sociale e quest’anno sostiene la Onlus TuttiColori attiva nel quartiere Sanità di Napoli attraverso la campagna di raccolta tappi di sughero SALVA IL TAPPO!, che affianca la campagna ETICO, ideata da Amorim Cork Italia e promossa a livello regionale da Claudia de Rosa.

    Con il patrocinio di Comune di Napoli e Movimento del Turismo del Vino Nazionale.
    Con la partecipazione di Camera di Commercio di Napoli attraverso l’Azienda Speciale Agripromos

    Il programma è in continuo aggiornamento.
    Seguiteci su Facebook o sul www.wineandthecity.it

    Wine&theCity è un marchio registrato. Nasce nel 2008 da un’idea di Donatella Bernabò Silorata come Fuori salone del vino di Vitignoitalia, il grande wine-show dedicato ai vini e territori vitivinicoli italiani che si tiene a Castel dell’Ovo dal 2 al 4 giugno 2013. È un progetto di Dipunto studio e DSL comunicazione.

    INFO
    Wine&TheCity
    www.wineandthecity.it
    ufficio stampa > dipunto studio Tel. 081 681505 info@dipuntostudio.it

    Franco De Luca, Pierpaolo Sirch, Gianni Aiuolo, Nicoletta GargiuloDi Mauro Illiano

    Sabato 20 Aprile 2013, un’insolita sveglia nel week-end ci ricorda che non si finisce mai di imparare. E’ tempo di ritornare tra i banchi, quelli di un’ambita scuola, la scuola di sommelier. Così, alle 9 in punto, ci si ritrova nelle stanze dell’Hotel Ramada di Napoli, in una sala lignea adornata da lampadari a luce calda in stile Musée du Louvre. Sotto i piedi, una moquette dalle linee tridimensionali attutisce il passo degli ultimi arrivati, mentre dall’alto di un palchetto il professore è già al benvenuto. La voce rasserenante di Pierpaolo Sirch (agronomo di fama internazionale, nonché amministratore delegato dell’azienda Feudi di San Gregorio) apre così una serie di cinque incontri dedicati a soci e sommeliers Ais, in cui si parla e si parleràIl servizio AIS in sala di Campania. Un ciclo che, lungi dal generare equivoci politici, potremmo però, senza peccare, definire a 5 stelle, visti i cinque emblemi (rappresentante ognuno una categoria di addetti al settore enologico), selezionati dall’Ais per riprogrammare la formazione dei corsisti. Cinque incontri, dunque, cinque lezioni che risponderanno ai nomi di Pierpaolo Sirch, Luigi Moio, Manuela Piancastelli, Piero Mastroberardino e, per finire, Armando Castagno. Cinque giorni in cui si studierà la Campania del vino ed il vino della Campania. Una Campania così vicina, eppure così lontana dall’essere compresa, come ammette lo stesso Pierpaolo Sirch, quando, nell’elogiare il grado di autenticità preservato dalla nostra Terra, mette a nudo la difficoltà di trasmettere una mentalità volta alla tutela dell’autoctono al cospetto dell’internazionale. Affronta temi importanti Sirch, spaziando dalla difesa del terroir alla preziosità della biodiversità, e lo fa nella veste di soldato del Creatore, che nel parlare dei campi e della vite sembra impalmare una spada in senso di difesa. Così, tra il silenzio dei presenti, figlio dell’approvazione quanto del rispetto, l’inerte terra subisce, grazie all’oratore friulano, un processo di vivificazione; i boschi si fanno polmoni e le colline diventan rughe, i ruscelli simulano sudore di un viso su cui brillano mille e mille occhi, fatti ora di un frutto, ora di un fiore. Parte poi Giovanni Ascione intervista Pierpaolo Sirchun’intervista, egregiamente condotta da Giovanni Ascione, in cui vien fuori, come saggiamente sottolineato dal Delegato Ais di Napoli, Tommaso Luongo, il Sirch uomo del vino, la cui umiltà va ben oltre i lustri di una carriera impressionante. Alle domande sulla genesi del suo percorso, sui princìpi da sui seguiti, e sulla filosofia da lui adottata in vigna, Sirch racconta che fu un giornalista ad apostrofarlo, per la prima volta, “preparatore d’uva”, quando lo stesso Sirch chiedeva lui il perché della tendenza, da parte della stampa, ad osannare i soli enologi. La risposta fu che gli agronomi erano, e sarebbero stati, sempre in seconda linea, che essi, dopo tutto, erano dei “preparatori d’uva”. Fu la molla che fece scattare Sirch. Quanto alle linee guida del metodo Simonit-Sirch, l’agronomo invoca il rispetto estremo della pianta: pochi tagli ed attenzione maniacale ai funghi. Le malattie del legno, dice, sono la nuova filossera! Incalzato, poi, su quanto di buono e di nuovo abbia fatto per il la platea dei sommeliermondo dell’uva, Sirch sfata un mito dicendo “Non abbiamo inventato niente, abbiamo solo raccolto le esperienze di chi ha fatto da sempre vino, ed abbiamo messo a punto un metodo, tutto qui”. C’è spazio, dunque, per una domanda sul biodinamico. Stavolta c’è meno enfasi nella risposta, e Sirch si limita a dire “Attendo ancora che scatti la scintilla, per ora non è il mio habitat”. Seguono un paio di domande sui gusti personali dell’agronomo, a cui egli ben si presta. Emerge un dato: è La lezione di Pierpaolo Sirchamante dei vini bianchi. Una degustazione di quattro vini da uva Fiano, vendemmia 2012, provenienti dalle zone di Sorbo Serpico, Santo Stefano, Lapio e Sant’Angelo, chiudono una mattinata da incorniciare, e confermano quanto sostenuto a bassa voce dal gladiatore gentile, professore per un giorno e maestro per la vita. Su tutto ricorderò, di questo ameno giorno di Aprile, un aneddoto raccontato da Pierpaolo Sirch. Qui di seguito ne riporto la versione integrale. “In Francia, visitando una vigna di Cabernet Sauvignon, vidi che le viti erano poste ad un metro e trentacinque centimetri l’una dall’altra, notando però che solo un piccolo ramoscello di pochi centimetri per ogni vite dava uva. Chiesi allora al vigneron il perché di tale assurdità, quale senso avesse quello spazio vuoto. Lui mi guardo e mi disse: quello spazio servirà a mio figlio, quando la vite sarà cresciuta..” Mentre lo raccontava era come in estasi. Questo è Pierpaolo Sirch oggi.

    ALLA SCOPERTA DELLA VERA PIZZA NAPOLETANA
    Un affascinante viaggio, alla scoperta dei sapori e dei colori della Vera Pizza Napoletana
    Alla scoperta della Vera Pizza Napoletana

    La VERA Ricetta
    23 Aprile, Mattozzi a Piazza Carità (Piazza Carità 2 – Napoli)

    MastunicolaI Maestri Pizzaioli Lello e Paolo Surace e Francesco Cassiano ci sveleranno i segreti di un impasto a regola d’arte e ci faranno degustare la Mastunicola, la più antica pizza della tradizione napoletana, in uno splendido abbinamento con le birre del Gruppo Radeberger.

    Un affascinante viaggio, attraverso tutta la penisola, alla scoperta dei sapori e dei colori della Vera Pizza Napoletana, in compagnia dei prodotti e delle eccellenze che hanno contribuito a far diventare questo fantastico piatto della tradizione gastronomica partenopea, uno dei simboli più noti ed apprezzati del Made in Italy nel mondo.

    Imparare a riconoscere, degustare ed abbinare la Vera Pizza Napoletana, guidati da Laura Gambacorta e da due maestri dell’Associazione che proporranno, durante la serata, 4 diverse tipologie di pizze napoletane nel rispetto della tradizione e delle specificità regionali.

    Prenotazione obbligatoria. Costo della serata: 25 euro. Costo per gli Amici del Club della Vera Pizza Napoletana: 20 euro.

    Data: 23/04/2013 ore 20:30
    Pizzeria: Mattozzi a Piazza Carità (Piazza Carità, 2 Napoli – Tel: +390815524322)
    Pizzaioli della serata: Lello e Paolo Surace, Francesco Cassiano