Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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La Vigna che guarda Capri e NisidaDi Mauro Illiano
Boati e silenzi, colline rigogliose a corrugare il volto della terra, vigne secolari, bocche di fuoco e canali ventosi solcati da millenari soffi d’aria, che comandati dal voler del mare giungono a mulinare in una leggendaria conca, adagiata nella landa più selvaggia della bella Napoli. Questo è quanto si offre all’occhio di chi intenda spingersi sino a varcare la soglia dell’Azienda Agnanum, della famiglia Moccia da un tempo che la generazione attuale fatica a ricordare.
Questi e ben altri scenari sono a disposizione di chi intenda donare la propria attenzione a Raffaele, ultimo erede in carica del Raffaele Moccia e Tommaso Luongo all'ombra del muro borboniconobilissimo compito di preservare l’arte di coltivar la terra in quel dell’ex fondo Auciello, attuali Vigna del Pino e Vigne delle Volpi, rettangolo di quattro ettari confinante con le mura degli Astroni. Udire le sue parole equivale a vivere la storia di un luogo, immaginarsi ora un fattore, ora un eroe, che altro non sono che l’opposta faccia della stessa medaglia. Come non glorificare, infatti, l’opera di chi ha dedicato e dedica tutta la sua giornata affinché una capricciosa collina non sbricioli un raccolto a valle, o una golosa volpe non faccia razzia delle più dolci gemme d’uva? Come restare inerti dinanzi ad arcaici sistemi “a catena” di conservazione naturale dell’acqua a monte?
Questi ed altri miracoli campeggiano nella terra di Raffaele.
il terreno lunareArrampicarsi su per le vie del vino è un’impresa, ma il premio offerto in cambio val bene ogni fatica. Sul viale inclinato siedono viti storiche coltivate con sistemi mai visti prima, che meglio non potrei definire come “Sistema Moccia”; Guyot e Gobelet sembrano convivere in intrecci dalle forme artistiche, che come opere uniche splendono sotto il più potente dei riflettori. La terra ardente consta in un terreno vulcanico fatto di strati proteiformi, che sotto la “mollica di terra” si alternano tra piperno, pozzolana, lapillo ed in neo udito “tasso”, strato che Raffaele spiega come una matassa impenetrabile e fitta di terra, da cui le radici sembrano star ben lontane.
La passeggiata continua con l’incontro di serpenti e macchine da guerra, ed il tono di Raffaele sembra assumere la forma di unaincontri bellici in vigna poesia. Tra uno sbuffo ed un sorriso egli racconta di quando si potevano coltivare le albicocche “prevetarelle”, ora incomprese dal mercato, dei piselli “ciente juorne” pronti in cento albe, e di quella scelta accurata, fatta da suo padre, dei pali di castagno di Lettere da affiancare alle viti, sostegni ben diversi a seconda che fossero tagliati in “crescenza” o in “mancanza” (fasi lunari crescente e decrescente) onde evitare di incappare in puntelli così detti “frolli”, ovvero cedevoli.
Miti e leggende riprendono a vivere in un pomeriggio di metà Maggio, come quella dell’usanza di adoperare le “cànnole” (antenate delle cassette, fatte di fascine) in cui le donne allevavano i bimbi tra i campi, oppure della magia della vendemmia negli anni addietro, evento che diventava l’occasione per amici e parenti di partecipare al gioioso momento della pasta e fagioli, cucinata dalla mamma di Raffaele a fine giornata.
Raffaele Moccia e Gennaro MocciaIl tempo passa e l’imbrunire incalza, quando il padrone di casa si sofferma a raccontare il suo primo giorno da fattore: “Avevo solo quattro anni, e dall’allevamento di famiglia prelevai due conigli da crescere tutto da solo. Papà non voleva, ma era oramai giunto il tempo di imparare. Ero grande”. Oggi Raffaele è uno dei più stimati allevatori del delicatissimo leporide in Campania.
Un’ultima curva su per la collina, e la storia si para dritta dinanzi a noi. Un uomo di 83 anni, armato di tanica in spalla, sfodera un sorriso tagliente. Si tratta di Gennaro. Inizia un dialogo tra padre e figlio, e la visita assume dei contorni romantici. Il tramonto dipinge dei più caldi colori il momento più alto vissuto in vigna, poi inizia la discesa verso il vero caveau.
Una brezza amica accompagna il nostro divallare, ed il tempo altro non concede che il tanto atteso saggio della fatica dell’uomo. Un brindisi è il più umano gesto di devozione prima del congedo dalla vigna e da chi ne regge il peso.
L’assaggio diventa realtà, nel bicchiere fluttua nettare metropolitano.

AZIENDA AGRICOLA AGNANUM
Indirizzo: Via Vicinale abbandonata degli Astroni 3
Proprietà: Raffaele Moccia
Ettari: 4
Uve da vino: Falanghina e Piedirosso, oltre a blend di Catalanesca, Caprettone, Gelsomino, Biancolella, Moscato e Barbera
Anno inizio: 1960 (con il padre, Gennaro Moccia)
Vini Prodotti
- Falanghina “Campi Flegrei D.o.c.”
- Falanghina “Vigna del Pino”
- Pèr ‘e palumm “Campi Flegrei”
- Piedirosso “Vigna delle Volpi Campi Flegrei”

Vineyard Hopping – Agnano (Na) – Az. Agricola Agnanum

Pubblicato da aisnapoli il 19 - aprile - 2012Versione PDF

Di Karen Phillips

Se non avessi incontrato l’enologo Maurizio De Simone all’ingresso di quel sentiero battuto sono sicura che non sarei mai riuscita a trovarlo… Eppure tutto quello che dovevo fare
era prendere l’uscita di Agnano sulla Tangenziale di Napoli e girare a sinistra alla rotonda.

Una rotonda che ho attraversato distrattamente cinque volte a settimana ininterrottamente per gli ultimi 15 anni della mia vita per andare a lavorare. Non avrei mai immaginato che sarebbe bastato girare, per una volta,  a destra anziché a sinistra e seguire una strada polverosa per trovare uno dei vigneti più belli che abbia mai visto in vita mia. Stavolta c’era Maurizio De Simone, a mettere i cartelli stradali con le indicazioni necessarie per arrivare all’ Azienda Agricola Agnanum …un piccolo segreto dei Campi Flegrei. Giunti alla fine della strada, De Simone mi ha fatto conoscere Raffaele Moccia, che assieme al padre Gennaro si prende cura dei propri vigneti che sono di proprietà della famiglia sin dagli anni ’60. Vigneti che crescono ad un’altezza di 500 metri s.l.m., praticamente sulla sabbia, una polvere finissima di terra vulcanica di colore grigio scuro. Falanghina e Piedirosso qui e nient’altro. E’ Campi Flegrei! Passeggiare  tra i vigneti con Moccia era come fare un lungo viaggio a ritroso nel tempo. Il rispetto della tradizione è quello che questo territori, inciso nel fianco di una collina, richiede. Il lavoro manuale quello vero, tutto a mano senza alternative. Protagoniste solo le mani di Raffaele e di papà Gennaro. Suo padre Gennaro, 82 anni e sempre al lavoro nei campi, anche di domenica, come oggi. A brandire, come se fosse un fuscello, una pesante zappa per liberare il terreno dalle erbacce che circondano le viti. Erbacce che allontanano dal terreno i nutrienti che sono necessari per le loro uve, ma che come compost servono invece per aiutarle a crescere. Come molte delle viti di Raffaele Moccia hanno fatto da anni, da tanti anni. Circa da 100, 200, no da quasi 300 anni….Praticamente dei monumenti che hanno resistito a questo terreno quasi lunare attraversando lo scorrere del tempo. E continueranno a stare in piedi. Raffaele mi ha portato a vedere due aree particolari della sua vigna, le aree dove vengono prodotti  2 crus: la Vigna Del Pino dedicata alla Falanghina e la Vigna delle Volpi per il Piedirosso. Pino … perché? C’è un albero di pino che domina la vigna, che domina la città. E le volpi? Quelle stesse volpi che visitano i vigneti di Moccia durante la vendemmia. Le volpi che entrano attraverso un foro in un muro di pietra che separa la proprietà di Moccia dall’Oasi WWF di Astroni … il terreno di caccia della famiglia reale dei Borbone. Volpi che entrano indisturabate e raccolgono grappoli, uno ad uno, per il loro divertimento, e non quello di Raffaele Moccia che, invece, aspetta pazientemente a raccogliere la sua uva … spesso fino alla fine di ottobre, spingendosi anche ai primi di novembre. Uve che devono aspettare il loro tempo per diventare il vino di Agnanum. Era tempo di visitare la cantina, degustare i bianchi e i rossi di Agnanum e per pranzare. Un giro veloce della piccola cantina … Moccia produce circa 8500 bottiglie l’anno. Vendemmia tardiva, come accennato prima … un anno in serbatoi di acciaio inox prima di essere imbottigliato … senza fretta, come vuole la tradizione… In Italia, i vini sono degustati sempre con un pasto, così Moccia mi condusse in una sala di degustazione, che ha scavato dal lato della collina. Un lungo tavolo per gli ospiti e la famiglia… bottiglie di vino sugli scaffali a parete con le annate più vecchie in attesa di essere condivise. In un angolo, le griglie di un barbecue erano già ardenti, piene di bruschette  alle quali abbiamo aggiunto della pancetta con del formaggio ed è stato il nostro antipasto sul quale abbiamo abbinato una Falanghina 2010 che ha spazzato via i principi dell’abbinamento. Non avrei mai pensato di accoppiarlo con un formaggio reso così saporito dalla lunga stagionatura in grotta… Una rapida occhiata al barbecue e ho notato polli e conigli. Tutto allevato dalla famiglia. Cosa? Non ho detto che Raffaele alleva anche i conigli? E che la sua rosticceria è uno dei più popolari a Napoli? (Beh, un altro blog…). Pollo alla brace e coniglio… preparati il tradizionale  condimento dby Moccia, da mangiare rigorosamente con le mani e accompagnare con un bicchiere del suo vino. Abbiamo giocato un po ‘con le annate vecchie… Piedirosso 2003 e 2007… Vigna Del Pino Falanghina 2003… Vigna delle Volpi 2003. Ogni bicchiere ha dimostrato che Moccia e i Campi Flegrei hanno qualcosa da dire. Tutto ciò che serve è qualcuno che sia pronto ad ascoltare, ed a degustare. Raffaele Moccia e suo padre Gennaro vengono spesso indicati come degli eroi. Heroes, perché ogni giorno (compresi Pasqua, Ferragosto e Natale) sono fuori a lavorare nei loro vigneti. Pioggia o sole non conta… producono dei vini che rappresentano bene la loro filosofia, i loro sogni.Heroes? Forse …

Ma questa giornata, in cui ho incontrato l’enologo Maurizio De Simone su quel sentiero battuto e mi ha “presentato” l’ Azienda Agricola Agnanum, a solo 5 minuti dal viaggio che affronto ogni giorno per il mio lavoro … ho visto due uomini umili il cui duro lavoro produce risultati entusiasmanti in bottiglia, nel bicchiere, e sulla tavola in buona compagna…

Azienda Agricola Agnanum

via Vicinale abbandonata agli Astroni 08125 Napoli 081 230 3507

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