Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Cinque giorni in Borgogna…ultima tappa!

Pubblicato da aisnapoli il 2 - novembre - 2017Versione PDF

Di Federica Palumbo Giorno 5: Saint Aubin – Beaune ovvero Derain – Colin – Bouchard senza sosta Esistono produttori di vino che ti rapiscono per la loro straordinaria autenticità, Dominique Derain è sicuramente tra questi: capelli bianchi, sandali e mani di granito racchiudono un’anima delicata e ancora sognatrice a 60 anni. Dopo alcuni tentativi, mediati dal pessimo traduttore di Google, Derain ci accoglie nella sua cantina alle 9.30 del mattino del nostro ultimo giorno in Borgogna. Ci fa attendere qualche istante perché è in piena fase di ristrutturazione dei due edifici che appartengono al Domaine; ristrutturazione, cui Dominique partecipa attivamente (ha le mani bianche di polvere di calce quando lo incontriamo), assieme a suo figlio e al suo socio Julien Altaber. Abbiamo giusto il tempo di esplorare Saint – Aubin e di appurare la sua semplicissima bellezza fatta di fiori alle finestre, pochi abitanti silenziosi e odore di pane appena sfornato che viene consegnato a domicilio da un giovanotto in bicicletta. Immagini da pellicola cinematografica. Dominique ci raggiunge e ci riconosce: ci eravamo già conosciuti non molto tempo prima a Roma in occasione di una manifestazione organizzata da un noto (e fantastico) distributore di vini. Senza esitare un istante ci porta a visitare le sue vigne. Il sorriso si stampa sulle nostra facce: è il primo produttore ad accontentare questo nostro desiderio. Come se non bastasse ci conduce alle impervie quanto ripide vigne di “En Remilly” con un auto “assurda” del 1955 (si, ha 62 anni quest’auto!). Giunti a destinazione senza un minimo di difficoltà!

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Auto di Derain del 1955 su suolo di En Remilly

Assaggiamo i piccoli chicchi di chardonnay e sperimentiamo la loro straordinaria freschezza e mineralità. Intanto Dominique, convinto sostenitore delle pratiche biodinamiche, ci mostra, orgoglioso, lo stato di salute delle sue piante, gli acini irregolari ma con le bucce intatte e sane. In un susseguirsi inesorabile di filari, non riusciamo a comprendere come Dominique distingua esattamente quelli di sua proprietà. Il terreno è a tratti rossi e a tratti bianco per l’affiorare di rocce durissime. Facciamo, inoltre, la conoscenza della divinità che protegge i filari da parassiti, malattie e… uomini!

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La divinità che protegge la parcella di En Remilly di proprietà di Derain

L’ospitalità di Dominique è commuovente, degustiamo i suoi vini mentre gli operai spostano una enorme pressa di acciaio senza il minimo sforzo, sfogliando il calendario della semina 2017 (manuale incontrato spesso in questo viaggio incredibile). Dominique ha gli occhi di un bambino mentre parla delle sue vigne e del terreno e della necessità di preservarlo il più possibile; noi, sempre di più, ritroviamo il suo spirito nei suoi freschissimi vini. Grazie per la splendida esperienza.

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A sinistra: il calendario delle semine biodinamiche 2017 – Marie Thun; una vista di Saint’Aubin A destra: il mitico Derain e i suoi vini

Lasciamo Dominique alla volta di Philippe Colin e ci troviamo catapultati in un Domaine in cui la conversione al tecnologico ha raggiunto un livello davvero interessante. La cantina è perfettamente pulita (senza pregiudizi, va detto che si tratta di una eccezione in Borgogna) ed organizzata: un sistema computerizzato regola le temperature a seconda delle fasi di vinificazione; una piccola bottaia accoglierà i bianchi per la malolattica molto presto. Si respira un’aria solenne in attesa della vendemmia. Tutti i produttori incontrati sono in fermento, si legge sui loro volti il desiderio e la speranza di lasciarsi alle spalle la catastrofica vendemmia 2016 segnata dalle gelate primaverili. I vini sono di straordinaria complessità, lo stile è netto ed elegante. Il produttore non trattiene un’espressione di compiacimento al sentirci paragonare il loro Chassagne – Montrachet 1er Cru Les Chenevottes 2015 ad un riesling della Mosella… Francesi umili, incredibile a dirsi! È il nostro ultimo giorno di viaggio ed è anche quello più ricco di emozioni, dopo Colin ci attende la Maison Bouchard Pere and Fils. La Maison conta oggi 130 ettari di vigneti nel cuore della Côte d’Or di cui 12 ettari sono classificati come Grand Cru e 74 come Premier Cru (seconda per estensione solo alla Maison Louis Jadot che conta circa 180 ettari). Un patrimonio unico in Borgogna per la sua diversità e le sue prestigiose denominazioni: Montrachet, Chevalier-Montrachet, Corton, Corton-Charlemagne, Clos de Vougeot, Chambertin. Una storia che affonda le radici nel 18esimo secolo. Joseph Bouchard, negociant di vini, nel 1775 acquisì i suoi primi vigneti a Volnay nel famoso climat di “Les Caillerets” e cominciò a sviluppare le aziende vinicole della famiglia. Durante la Rivoluzione Francese, le proprietà del clero e della nobiltà furono confiscate e messe all’asta. Il figlio di Joseph, Antoine Philibert Joseph Bouchard, con l’intento di estendere le aziende vinicole della famiglia anche a Beaune, acquisì su tutte la famosa parcella di “Beaune Grèves La Vigne de l’Enfant Jesus” (oggi Premier Cru), da cui il rosso più pregiato dell’azienda con la fama di poter invecchiare a lungo. La visita della Cave du Chateau de Beaune, sede della prestigiosa Maison vale davvero l’intero viaggio. Trattasi di una fortezza reale risalente al 15esimo secolo costruita da Luigi XI, acquisito dalla famiglia Bouchard nel 1872. La cave, che si sviluppa completamente al di sotto dello Chateau in un susseguirsi di corridoi gelidi, ospita circa 5milioni di bottiglie, di cui alcune collezioni private risalenti al 19th secolo. Si tratta della più grande collezione di vini del 19th e del 20th secolo, grazie anche all’ingegno della famiglia Bouchard (costruirono ben tre muri dinanzi alla cantina) che riuscì a sottrarre le preziose bottiglie alla furia tedesca della Seconda Guerra Mondiale. Le bottiglie delle collezioni private vengono degustate a scadenze regolari (ogni 10 anni circa) da un gruppo di esperti che ne valuta l’integrità e provvede altresì alla sostituzione dei tappi. Alcune di esse vengono messe all’asta da Christie’s. In ogni caso, risalendo una ripida scala di pietra ci ritroviamo sulla torre dello Chateau, la vista è mozzafiato: il sole è ancora alto, dominiamo Beaune, si intravede in lontananza la collina di Corton e tutt’intorno profuma della lavanda che abbonda nelle fioriere.

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La Cave du Chateau de Beaune

La degustazione finale è l’apoteosi di una viaggio a dir poco emozionante!

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Manca la foto del Corton – Charlemagne Grand Cru… non ne ricordiamo il motivo!

Al termine di questa fantastica avventura residuano nei nostri viaggiatori una certezza e un dubbio… La certezza di non aver minimamente scalfito i segreti di quei magnifici vigneti e di quegli uomini e donne; il dubbio magistralmente descritto dalle parole di Oscar Wilde “ci sono due grandi tragedie nella vita: una, non ottenere quello che si vuole. L’altra, ottenerlo”.

Cinque giorni in Borgogna: il quarto giorno

Pubblicato da aisnapoli il 31 - ottobre - 2017Versione PDF

Di Federica Palumbo
Giorno 4: Chassagne Montrachet – Puligny Montrachet
Ci siamo lasciati il pinot nero alle spalle e dinanzi a noi le distese di chardonnay ci comunicano che siamo giunti nella leggenda: il cartello Bienvenues – Batard – Montrachet non ammette dubbio alcuno, siamo a Puligny! I Grands Crus sono tutti perfettamente individuabili grazie alla segnaletica ricorrente. E’ un sollievo non sentirsi completamente disorientati per la prima volta dall’inizio dell’avventura! Abbandoniamo la cartina e l’auto (nei pressi di Chevalier – Montrachet…che vergogona!) e giù per i Crus. I comuni di Puligny e Chassagne si contendono (dividendo quasi perfettamente in due) il Montrachet Grand Cru ed il Batard – Montrachet Grand Cru. Chevalier – Montrachet e Bienvenues Batard Montrachet, entrambi Grand Cru, appartengono al comune di Puligny; Les Criots è invece totalmente in Chassagne. Generalmente riconosciuti come i migliori bianchi al mondo, sono sicuramente tra i più costosi. Secondo la leggenda, diffusa all’inizio del XX secolo da Jacques Prieur e da Vincent Leflaive, il signore di Puligny per consolarsi della morte dell’unico figlio (le chevalier) avvenuta durante le crociate ebbe da una vergine (la pucelle, che ha prestato il nome al Clos de la Pucelle, vigneto 1er cru interamente di proprietà – monopole – di Jean Chartron) un figlio illegittimo (le bâtard). Al momento del riconoscimento del piccolo la popolazione si riunì al castello per dare il proprio benvenuto (bievenue au bâtard). Da qui l’origine dei nomi: Montrachet, il padre; Chevalier-Montrachet, il figlio scomparso; Bâtard-Montrachet, il figlio illegittimo.
Il clima è stupendo; il silenzio e la calma sembrano il giusto preludio del lavorio che sarà di lì a poco per la vendemmia. Il tutto sembra avvolto da un’aurea di irrealtà, una bellezza devastante, un ordine soprannaturale che si riflette nelle parole di Anne-Claude Leflaive: “In ciascuna pianta vi è un’architettura legata al numero aureo e una bellezza assolutamente favolosa. Il rispetto del vivente riassume la mia maniera di stare al mondo”.
E se è vero che la bellezza salverà il mondo, è probabile che il processo salvifico inizi da qui (e anche da Sorrento!)…
Per oggi basta così.

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Monumento di Anne Claude Leflaive (17 gennaio 1956, Parigi – 5 aprile 2015, Gilly-lès-Cîteaux)

Qui il terzo giorno: http://www.aisnapoli.it/2017/10/25/cinque-giorni-in-borgogna-il-terzo-giorno/

Qui il secondo giorno: http://www.aisnapoli.it/2017/10/23/cinque-giorni-in-borgogna-il-secondo-giorno/

Qui il primo giorno: http://www.aisnapoli.it/2017/10/20/cinque-giorni-in-borgogna-il-primo-giorno/

Cinque giorni in Borgogna: il terzo giorno

Pubblicato da aisnapoli il 25 - ottobre - 2017Versione PDF

Di Federica Palumbo
Giorno 3: Nuits St. Georges – Pommard – Volnay – Meursault
La giornata inizia con la visita al Domaine Chicotot a Nuits St-George, cittadina vivace della Cote des Nuits (cui deve il nome) che vanta ben 41 Premier Crus e 34 Lieux-Dits. Veniamo accolti dal capostipite George, oltre 40 anni di attività in vigna e in cantina, oggi “in pensione”, come lui stesso confessa senza crederci molto tuttavia, ed una passione irrefrenabile per i vini dell’Etna (Etna è infatti il nome del loro enorme cane)! Con la battuta sempre pronta (soprattutto sulle donne) ci spiega quanto sia difficile ed emozionante fare il vino (passateci l’espressione un po’ elementare). Il Domaine ha, negli anni, convertito tutto il patrimonio viticolo al biologico, patrimonio che comprende anche alcuni appezzamenti a Pommard e Ladoix. In vigna c’è Clement il figlio di George e in cantina Pascale, alsaziana d’origine, moglie di George e alchimista vinificatrice. Lieviti indigeni, brevi macerazioni e lunghe fermentazioni a freddo sono le regole della vinificazione per il Domaine, condite da maturazioni in botti di terzo e quarto passaggio affinché il “legno non morda il vino” (cit. di George). Lungi dal voler ragionare di massimi sistemi, va detto che i vini di Chicotot sono incredibilmente “attraenti”, più volte George li definisce una “jeune damoiselle” (giovane donna) per il loro carattere accattivante e sensuale (e noi concordiamo!).
Lasciamo George per visitare le vigne di Pommard e Volnay.
Si dice che Madame Leroy (Lalou-Bize Leroy per lungo tempo artefice dei destini del Domaine della Romanée-Conti, oggi splendida 80 enne leggendaria produttrice di splendidi ed unici vini nelle due Côtes) descriva i vini di Pommard come il campanile della sua chiesa: dei parallelepipedi! Porbabilmente i vini rossi più tannici e robusti della Côte d’Or. Qualcuno potrebbe definirli “maschili” in contrapposizione ai più leggeri e delicati Volnay. Per secoli Pommard è stata considerata patria dei pinot nero più tipici di Borgogna: colore rosso profondo, corredo aromatico potente, vini solidi ed affidabili che riempiono la bocca proprio come il nome del Village. Già nel Medioevo, i vini di Pommard costituivano il termine di paragone di tutti gli altri ivi prodotti.
Le vigne sembrano non avere riparo né dal vento né dal sole, eppure giacciono risplendenti su un terreno che appare più rosso dei precedenti.

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La chiesa di Pommard ed il suo campanile

Volgiamo a Volnay, l’alter ego femminino di Pommard. Volnay, appollaiata sulla collina di Chaignot, in alto nella Côte de Beaune, si sviluppa lungo un corridoio stretto e ripido ad una altitudine che oscilla tra i 230 e i 280 metri. La collina è orientata in modo che i vigneti si trovino a sud-est invece che ad est. Qui il terreno, come sempre ricco di calcare, assume colorazioni quasi rosate. Ciò che, in ogni caso, continua ad affascinare i nostri occhi è l’inesorabilità di queste vigne, un mare verde e fitto che occupa completamente il campo visivo: emozionante! I vini sono di straordinaria eleganza e discrezione (con qualche piccola eccezione), insomma: less is more!

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Volnay – vigne

Terminiamo la nostra lunga giornata a Meursault, che potremmo ironicamente definire “la rivincita dei bianchi”: la bacca bianca domina l’intera denominazione. Il primo vigneto venne impiantati in questo splendido territorio nel 1098 dai monaci dell’Abbazia di Citeaux. Per la prima volta dall’inizio del viaggio visitiamo dei vigneti “cittadini”, posti all’interno delle proprietà e dei domaines del villaggio. Un esempio su tutti: lo Chateau de Citeaux, posto di fronte all’appuntito campanile della Chiesa di San Nicola, ed oggi hotel de charme, cinge tra le sue mura un clos di proprietà esclusiva di Philippe Bouzereau. La visita più rilassante nella giornata più calda dell’intero viaggio, condita da una piacevole sosta “caffè ristretto” all’ombra della Chiesa: indimenticabile!

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Campanile della Chiesa di San Nicola

Qui il secondo giorno: http://www.aisnapoli.it/2017/10/23/cinque-giorni-in-borgogna-il-secondo-giorno/

Qui il primo giorno: http://www.aisnapoli.it/2017/10/20/cinque-giorni-in-borgogna-il-primo-giorno/

Cinque giorni in Borgogna: Il secondo giorno

Pubblicato da aisnapoli il 23 - ottobre - 2017Versione PDF

Di Federica Palumbo

Giorno 2: Clos de Vougeot – Marey St. Denis – Corton – Pernand Vergeless

Il sottotitolo potrebbe essere: il mal di piedi! Spinti da una irrefrenabile curiosità, percorriamo circa 200 km in una sola giornata. Non lo consigliamo: è causa di confusione e tensioni tra i viaggiatori…

Colazione grassa a Beaune e poi direzione nord – Cote de Nuits – Clos de Vougeot, dove incappiamo (inconsapevolmente) nell’ennesima leggenda: Chateau de la Tour!

Ma veniamo al Clos, ben 50 ettari racchiusi da una estesissima muraglia di pietre a secco. Dinanzi a noi si staglia il più grande Clos – e la più grande Grand Cru – di Borgogna; presidiato dallo Chateau che risale al XVI secolo, la sua storia affonda le radici in pieno Medioevo e ha nei monaci Cistercensi dell’Abbazia di Citeaux i principali artefici. Tra acquisti e donazioni il Clos si ingrandisce sistematicamente dal 1109 al 1336, anno in cui  termina altresì la costruzione dell’immane muro. I monaci rimarranno unici proprietari del Clos fino alla Rivoluzione Francese. Emozionante! Ah, la visita del Castello è consentita, costa € 7,50 e, compreso nel prezzo, potrete anche assistere alla proiezione di un film di 2 ore completamente in francese, senza sottotitoli… cosa vuoi di più dalla vita?!

la-vigna-del-clos-de-vougeotIl Clos de Vougeot – vigna

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Chateau du Clos de Vougeot – XVI sec.

Lasciamo Clos de Vougeot alle spalle e ci dirigiamo verso Morey St. Denis alla volta dei tesori inestimabili dei Grands Crus di Clos de Tart, Clos de la Roche e Clos de Lambrays. Intanto però ci imbattiamo nell’Echezeaux e nel Grand Echezeaux, mica male! C’è da impazzire letteralmente!

Di tutti i villaggi della Côte de Nuits, Morey-Saint-Denis è uno dei più “valorosi”. Ben 5 Grand Cru leggendarie:  Clos de Tart, monopole, fondato dai Cistercensi di Tart nel 1141, è appartenuto nei secoli a sole tre famiglie. I Clos de la Roche e Clos des Lambrays, entrambi semi-monopole, hanno una lunga storia che ha coinvolto (ndr spostato) i confini tra i due Climats. Il Clos Saint-Denis e per una piccola parte il Bonnes-Mares completano la scena. La storia di questo borgo vinicolo in passato è stata fortemente influenzata dalla potente casa religiosa di Vergy, dalle abbazie di Cîteaux e Tart, e da alcune delle famiglie grandi della Borgogna. Del suo vino, è stato scritto: “si può dire che non manca nulla”.

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Clos de Lambrays – Clos de Tart – Clos de la Roche

I confini sono labilissimi, e dopo una lunga passeggiata, ripartiamo. In un istante ci troviamo catapultati nel villaggio di Chambolle.

La stanchezza inizia a farsi sentire, così come la fame e altri atavici bisogni. Sosta a Nuits St. Georges per una piccola pausa rifocillante.

Si riparte in direzione Cote de Beaune, precisamente Corton… alla ricerca della bacca bianca che salvò la barba di Carlo Magno e, per quella via, la sua reputazione…

Lo scenario naturale è tra i più belli mai visti fin’ora: la collina di Corton si trova in mezzo ad un raggruppamento di famosi borghi di viticoltura – Ladoix-Serrigny, Aloxe-Corton, Pernand-Vergelesses e Savigny-lès-Beaune – con, a nord, l’estremità meridionale della Côte de Nuits dove i vigneti si mescolano alle cave di pietra (calcare). I vigneti si trovano ad un’altezza di 250-330 metri e formano una specie di anfiteatro senza eguali nella Côte. Sebbene sia terra di vini rossi, Corton è il villaggio del famosissimo Grand Cru Corton-Charlemagne. Raramente la grazia dello chardonnay stabilisce un legame così stretto con il suo terroir! Secondo la leggenda, Carlo Magno ordinò che le viti venissero piantate su quella pendenza dove per prima si sciolse la neve. Fu così che la collina di Corton venne piantata interamente con varietà di uva rossa. Un paio di decadi dopo, la quarta moglie di Carlo Magno, Luitgarda, imbarazzata per i gocciolamenti di vino rosso sulla barba bianca del re, ordinò che una sezione della collina venisse ricostituita con varietà di uve bianche – quella sezione oggi nota come Corton-Charlemagne!

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Le vigne di Corton, in alto a destra il bosco che le protegge

Si fa presto a dire distanze! Continuando a percorrere le stradine tra i vigneti, raggiungiamo Pernand – Vergeless (non consapevolmente!).

 

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Vista di Pernand (sullo sfondo) dalle vigne di Corton

 

Lontana da occhi indiscreti ed infossata nella giunzione di due piccole vallate, sovrastata da Corton e pressoché deserta, Pernand si mostra meno appariscente della vicina Corton ed anche meno accessibile data la sua posizione, ma assolutamente mozzafiato. Le vigne assumono una forma più “eroica” rispetto alle cugine di Corton e su di esse campeggia l’unico nuvolone in un cielo “a pecorelle”.

La tabella di marcia ci impone di rientrare: Beaune è inflessibile sugli orari di cena e noi abbiamo fame!

Qui il primo giorno: http://www.aisnapoli.it/2017/10/20/cinque-giorni-in-borgogna-il-primo-giorno/

Cinque giorni in Borgogna: Il primo giorno

Pubblicato da aisnapoli il 20 - ottobre - 2017Versione PDF

vosne-romanee-e-rue-de-la-tacheDi Federica Palumbo

Borgogna: ma davvero?!

A volte la distanza che separa un sogno dalla sua realizzazione, può essere comodamente colmata con l’acquisto di un biglietto aereo. “Prenotato!” è stata la parola più romantica che ci siamo pronunciati negli ultimi 6 mesi e l’abbiamo capito solo dopo aver visto la stampa dei biglietti aerei per Lione, direzione Beaune capitale della Borgogna vitivinicola.
Insomma è fatta, due sommelier Ais che partono per la Borgogna. Nessuna pianificazione, un mese di tempo per contattare i produttori ed ottenere una visita in cantina (molti buchi nell’acqua ma anche sorprese inaspettate)…
Tra allarmi terroristici e paura degli aerei (di Federica) raggiungiamo la tanto agognata meta: Beaune, borgo medievale, residenza preferita dei Duchi di Borgogna e da oggi, anche nostra.
Veniamo a delle informazioni preliminari di importanza fondamentale:
1. prendere l’auto a noleggio costituisce imperativo categorico se uno degli scopi del viaggio è visitare le leggendarie vigne;
2. bisogna essere di madrelingua francese…. misura che, purtroppo, i nostri coraggiosi viaggiatori hanno totalmente ignorato!;
3. in tutta la Borgogna non esiste un benzinaio… munitevi di grande pazienza ed esercitatevi con i self service!;
4. un senso dell’orientamento sviluppato vi aiuterà ad evitare di spendere un capitale in internet per la geolocalizzazione in mezzo alle vigne!;
5. se avete paura degli insetti (come noi), in Borgogna farete un po’ di terapia d’urto!;
6. numerosi sono i cimiteri immersi nelle vigne, quasi a voler sottolineare che tra le viti l’eterno riposo è sì più lieve…;
7. trattenete la sorpresa quando fermandovi sul ciglio della strada, anche solo per consultare la cartina, scoprirete di essere con le ruote all’interno di un Grand Cru… capita di continuo!

Giorno 1: Vosne Romanée – Gevrey Chambertin
Ci dirigiamo a nord, in direzione della Cote de Nuits, luogo di elezione del pinot nero, il più elegante al mondo (anche il più costoso…).ecco-dove-abbiamo-lasciato-lauto
Malgrado le nostre intenzioni siano di percorrere la stupenda Route des Grand Crus, che taglia in due i magici vigneti della Côte d’Or, il navigatore satellitare ci dirotta in autostrada e da lì su per una stradina che conduce ai vigneti. Lasciamo l’auto a ridosso di un filare (non ci giudicate: eravamo in coda ad altri tre campioni!), che solo usciti dall’auto si rivelerà appartenere alla Grand Cru Romanée St.-Vivant “la grande seduttrice”, cosiddetta per la sua attitudine a regalare vini dotati di profumi avvolgenti e seducenti (così ci hanno raccontato… purtroppo non assaggiato!).
A questo punto i ricordi sono confusi, la sindrome di Stendhal incombe: a destra e sinistra Romanée St.-Vivant, dinanzi a noi campeggia la Romanée Conti, alle sue spalle si intravede la Romanée (il più piccolo Grand Cru della Borgogna con poco meno di 1 ha), individuiamo un po’ più su Richebourg e ci tremano le ginocchia. Sappiamo di essere circondati dalle leggende del pinot nero e, tuttavia, la cosa più disarmante che si presenta ai nostri occhi consiste in una sobrissima, quanto efficacissima, richiesta di non oltrepassare i muretti che delimitano le vigne, affidata ad un cartello posto poco a lato della croce de la Romanée-Conti. Riprendiamo l’auto e scatta la ricerca de la Tache, mitico monopole di poco più di 6 ha, che fatichiamo ad individuare data la frapposizione di alcuni altri Crus (La Grand Rue Grand Cru, Aux Malconosortes 1er Cru); alla fine ci riusciamo, semplicemente percorrendo la Rue de la Tache (a saperlo prima!).

qui-comincia-chambertinPuntiamo verso Gevrey-Chambertin, percorrendo finalmente la Route des Grands Crus (strada a doppio senso di marcia dove il più lento va a 120 km/h!) con un unico pensiero fisso: Clos de Bèze, mitico Grand Cru di 14,67 ha, nonché vigneto più antico al mondo essendo apparso per la prima volta nella storia nel 640 d.C., grazie ai monaci dell’Abbazia di Bèze! Un po’ di curiosità: i suoi confini sono intatti dal Medioevo; il vino di Clos de Bèze era l’unico consumato da Napoleone.
Seguiamo il navigatore satellitare e ovviamente sbagliamo strada. Senza dubbio la ricerca più estenuante di tutta l’avventura. Con somma sorpresa è Facebook (e le geolocalizzazioni degli utenti) a portarci esattamente dinanzi alla più fotografata “cabotte” (capanna del vigneron) di Borgogna!

Pienamente rispettosi di ciò che ci circonda, resistiamo alla tentazione di profanare le la-cabotte-di-pierre-damoy-clos-de-bezevigne. Tuttavia registriamo, con sommo disappunto, che un gruppo di cicloamatori francesi, dopo aver abbandonato le bici proprio ai piedi della cabotte, fanno incetta di acini di Clos de Bèze… poi dicono gli italiani!
Curiosità del giorno: a cena al bancone della Dilettante, fantastico bar à vin di Beaune con centinaia di etichette “rock” provenienti da tutta la Francia (niente Italia e resto del mondo: qui sono integralisti – per essere buoni!), incontriamo un gruppo di italiani (che sollievo!) con cui parliamo ininterrottamente di vini, formaggi, massimi sistemi e terroirs. Tra questi un esperto di Borgogna, selezionatore di vini per importanti cataloghi di distribuzione di vini francesi in Italia, il quale ci ospita all’1 di notte nel domaine in cui risiede a Pommard per degustare un magnum di Rosso di Montalcino Le Potazzine: la più pazza serata dell’intero viaggio… Qui apprendiamo alcune importanti dritte per visitare Corton l’indomani… Grazie Filippo!

000954Borgogna – Le vigne della Côte d’Or
Armando Castagno

In prevendita esclusiva online su buongiornovino.com

Testi di approfondimento e atlanti sulla Borgogna del vino sono stati pubblicati in vari Paesi, a firma di grandi specialisti. Mancava tuttavia in Italia e in italiano una grande opera che potesse fare da punto di riferimento per chiunque intendesse approfondire uno degli argomenti più complessi e affascinanti del mondo del vino, e in generale delle culture materiali: la Borgogna con la sua storia, il suo vino, le sue vigne.

Si tratta di un’opera che non può essere definita altro che monumentale, per dimensioni e ambizione: intende porsi come affidabile strumento di studio e di lavoro per operatori, appassionati e collezionisti, e inoltre, mancando di eccessivi tecnicismi e contemplando ampie zone di autentica narrativa, può costituire l’occasione per un raffinato divertissement letterario.

Consta di 800 pagine, scritte con la minuzia stilistica con cui si scrive un racconto breve, da uno dei più qualificati critici italiani sul tema, Armando Castagno. Impreziosiscono il testo le splendide fotografie di Andrea Federici, che illustrano con sensibilità 27 capitoli enografici e due ampie sezioni generali, con mappe dettagliate, i caratteri salienti di 116 annate a partire dal 1900, uno studio etimologico della toponomastica locale che non ha precedenti neppure in Francia, dati puntuali su altitudini e pendenze, estensioni ed esposizioni, suddivisioni interne, vicende storiche, fondamenti di climatologia, ampelografia, geologia, gastronomia.

Troverete indagate a fondo nel volume le 27 denominazioni d’origine della Côte d’Or, ciascuna trattata con la stessa dignità; vi sono raccontati i 32 leggendari Grands Crus della regione, ciascuno in una vera e propria monografia, pressoché priva di tecnicismi e, per contro, ricchissima di dettagli storici, aneddoti, particolarità, fisionomia del vino; lo stesso è stato fatto per i 356 Premiers Crus della Côte, cui sono dedicati uno spazio e un approfondimento assolutamente inedito nella letteratura precedente, e per le migliori parcelle di categoria comunale, dal Marsannay al Maranges, lungo 56 chilometri di territorio a vertiginosa densità di significato, non solo di impianto.

Un grande esponente della critica enoica italiana come Fabio Rizzari ha redatto un’introduzione al testo, nella quale si legge tra l’altro: “La Borgogna del vino è un gruppo laocoontico nel quale si perdono esperti di tutto il mondo anche solo per acquistare la bottiglia giusta da stappare la sera con gli amici. Figuriamoci scriverne; e scriverne con cognizione di causa. Questo volume, invece, prende per mano e conduce serenamente, virgilianamente, nel labirinto borgognone, le cui multiple insidie vengono disinnescate e riordinate in una mappatura chiara, esaustiva, illuminante“.

La prefazione del libro è stata affidata a Michel Bettane, guru indiscusso del vino mondiale.

Il mondo degli appassionati italiani di vino aspettava questo libro da molti anni, ed è un orgoglio per noi poterlo distribuire, in esclusiva assoluta fino alla metà del mese di novembre 2017.

Il libro, dopo anni di lavoro, è infatti finalmente disponibile. È possibile prenotarne una copia (o più), a condizioni di prezzo favorevoli fino a metà novembre.

ATTENZIONE: Il libro è in prevendita, la consegna del volume avverrà infine entro il 13 dicembre 2017

DATI DEL PRODOTTO
Autore: Armando Castagno
Titolo: Borgogna – Le vigne della Côte d’Or
Prefazione: Michel Bettane
Introduzione: Fabio Rizzari
Fotografie: Andrea Federici
Copyright e diritti di traduzione: © Paolo Bartolomeo Buongiorno e © Armando Castagno
Città e anno di pubblicazione: Roma, 2017
Stampa: Tre Bit Edizioni, Itri (Lt)
Dimensioni: cm 27 (altezza) x cm 24 (larghezza)
Spessore: cm 4,7 circa
Copertina: rigida, da 350 g/m2
Numero pagine: 800 circa
Grammatura pagine: 135 g/m2, full color
Peso approssimativo del volume: 4,1 kg
Cellophanatura: per singola copia
Rilegatura: in brossura filo refe
Per questioni inerenti i diritti di traduzione scrivere a:
armando.castagno@yahoo.it
Prezzo di copertina: Euro 100,00
Prezzo in preventita in esclusiva fino alla metà di nomembre: Euro 85,00
ISBN 978-88-99460-17-4

2 e 3 Ottobre, I Finages di Borgogna all’Enoteca Scagliola

Pubblicato da aisnapoli il 14 - settembre - 2017Versione PDF

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

Enoteca Scagliola

in collaborazione con Vino e Design e Ais Napoli

filippo-volpi-vino-e-designI Finages di Borgogna

Lunedì 2 Ottobre ore 20, 12 vini, Euro 100
La Côte des Nuits e l’isola di Corton con Tommaso Luongo e Gabriele Pollio, Ais Napoli

Martedì 3 Ottobre ore 20, 12 vini, Euro 100
La Côte de Beaune con Filippo Volpi, Vino e Design

Wine Bar Scagliola via San Pietro a Majella n.15

Info e prenotazioni: 081.459696 / 334.9698115

Posti limitati

Un doppio appuntamento con la Borgogna, raccontata attraverso i suoi finages, termine introdotto dai monaci benedettini, un secolo prima di Carlo Magno, per distinguere  e identificare le zone di produzione di vino di affermata e riconosciuta tipicità, costituite da un “assieme di terre sfruttate da una stessa comunità rurale”.

Grazie a Filippo Volpi che ha dato vita al progetto “Finages di Borgogna” potremo toccare con mano l’essenza stessa del concetto di terroir in una degustazione di 24 vini, distinti in due batterie da 12, passando dalla Côte des Nuits alla Côte de Beaune. Tutti vini prodotti dalle famiglie storiche borgognone, quelle che hanno almeno cinque croci generazionali nel cimitero del villaggio, come amano dire gli anziani.

Lunedì 2 Ottobre ore 20 La Côte des Nuits e l’isola di Corton euro 100
Marsannay Domaine Olivier Guyot
Fixin Domaine Armelle Jean Michel Molin
Morey-Saint-Denise Premier Cru Domaine Stéphane Magnien
Lavaut Domaine Tortochot
Chambolle Domaine François Bertheau
Vosne-Romanée Domaine Georges Noëllat
Nuits-St.Georges Domaine Chévillon-Chezeaux
Pernard-Vergelesses Domaine Pierre Marey
Aloxe-Corton Domaine Follin Arbelet
Ladoix Domaine Damien Jacob
Chorey-Les-Beaune Domaine François Gay
Savigny-Les-Beaune Domaine Michel & Joanne Card

 

Martedì 3 Ottobre ore 20 La Côte de Beaune euro 100
Beaune Domaine Albert Morot
Pommard Domaine Phillipe Bergeret
Volnay Domaine G.Glantenay
Monthelie Domaine de Suremain
Auxey-Duresses Domaine Roy
St.Romain Domaine Pere Germain
Meursault Domaine Bernard-Bonin
Puligny-Montrachet Domaine Jean-Louis Chavy
Saint-Aubin Domaine Jean – Jacques Morel
Chassagne-Montrachet Doamine Jean – Marc Morey
Santenay Domaine Michael Clair
Maranges Domaine Rouges Queues

abraxas-osteria-winebarLa Côte de Beaune da Abraxas: una questione di cuore

La degustazione si svolgerà presso Abraxas Osteria, Via Scalandrone 15, Pozzuoli (Napoli)

Giovedì 26 Gennaio 2017 alle ore 20,30

Saremo ospiti ancora una volta in trasferta presso l’ Abraxas Osteria, sul lago di Lucrino a Pozzuoli, il ristorante di Nando Salemme, patron e grande intenditore di vini, per una cena con degustazione di 6 vini di Borgogna con un approfondimento particolare sulla Côte de Beaune.

La degustazione sarà guidata da Armando Castagno, profondo conoscitore delle vigne e dei vini della magica Côte d’Or, giornalista, scrittore, relatore AIS e, in generale, uno dei comunicatori del vino più capaci e preparati in circolazione.

6 Borgogna della Côte de Beaune di 6 Vignerons poco conosciuti in Italia in rappresentanza sia delle zone più famose sia di quelle meno battute. Occasione didattica, oltre che di piacere sensoriale, utile per approfondire la conoscenza sui vini e sui territori che da sempre conquistano i più grandi appassionati del vino ma che sono fucina di vini apprezzabili da tutti e per tutte le tasche.

Bourgogne Aligoté 2013 Paul Pillot

Beaune Les Blanches Fleurs 2014 Lamy Pillot

Auxey Duresses 1er cru Climat du Val 2014 Vaudoisey Creusefond

Pernand Vergelesses Les Cloux 2013 Rollin

Corton Bressandes Grand Cru 2013 Poisot

Meursault 1er Cru Le Poruzot Dessus 2014 Arnaud Tessier

· Il menu proposto da Nando Salemme di Abraxas Osteria:

crostini di alici con burro e pomodoro, tartara di carne con con uovo marinato, mozzarella di bufala impanata, salsiccia verza e castagne, casatiello;

tagliatelle al ragù bianco di coniglio;

involtini di carne di maiale con friarielli e provola;

delizia al limone.

· I partecipanti avranno diritto ad uno sconto del 5% sull’acquisto vini sul portale www.buongiornovino.com

Costo della serata 53 € – Posti limitati

Prenotazione obbligatoria tramite pagamento della quota di partecipazione direttamente online al seguente link

http://www.buongiornovino.com/vini-campania/buongiornovino-26-gennaio-2017-la-cote-de-beaune-da-abraxas-osteria:-una-questione-di-cuore.html

Si potrà accedere in sala presentando all’ingresso la ricevuta di prenotazione rilasciata dal sistema.

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