Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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“Tutti dentro” con la Cena Galeotta

Pubblicato da aisnapoli il 21 - settembre - 2011Versione PDF

Di Franco De Luca

Il 20 settembre presso la casa circondariale femminile di Pozzuoli, per la prima volta, al portone d’ingresso c’era la coda per entrare e non per uscire. La polizia penitenziaria si è trovata con grande disagio a gestire una pressione che proveniva dal senso opposto rispetto all’ordinario ed invece di operare nell’impedimento di un’eventuale evasione si è dovuta impegnare per fronteggiare un’invasione.

L’invasione era di tutto il seguito di Malazè. Malazè si è conclusa, con buona pace dei server di posta elettronica (la targa di ringraziamento più grossa Rosario Mattera la doveva riservare ad Aruba). E come l’anno scorso questa importantissima e riuscitissima manifestazione si è conclusa con quello che per me resta l’evento più bello e significativo: la “Cena Galeotta”.

Dopo il successo della scorsa edizione la cena era così attesa che gli organizzatori hanno dovuto raddoppiare i coperti e comunque molte persone non hanno potuto portare il loro contributo. Qualche giorno fa Tommaso mi diceva di una nostra socia che voleva ad ogni costo esserci, “Tommà”, gli ho risposto, “l’avimma solo denuncià”.

Si tratta di una cena per beneficenza dal costo di 50 euro ben spesi e devoluti per intero all’associazione “Il carcere possibile onlus” che continuerà in questo modo l’istallazione nella struttura di una videoteca e l’allestimento di un centro multimediale per le attività ricreative delle detenute.

50 euro sono nulla in confronto alla proposta gastronomica. Tanti chef di altrettanti prestigiosi ristoranti dei Campi Flegrei, si sono cimentati nella preparazione di un menù di eccezione la cui realizzazione ha visto molte ragazze del penitenziario impegnate in prima persona, coordinate dal generosissimo Antonio Del Sole del ristorante La Tortuga.

Sarebbero tante le persone da ringraziare ma non vogliamo annoiare oltremodo chi ci legge, I discorsi rituali li hanno già fatti gli organizzatori ed i politici intervenuti, gli on. Schifone e Barbato.

Ci piace invece sottolineare la “normalità” che si respirava nell’atmosfera. Come ha detto l’intrepida direttrice dott.ssa Stella Scialpi lo sforzo è quello di rendere il penitenziario un “luogo” della società, con eventi che vedano una sempre maggiore integrazione tra quelli che stanno dentro e quelli che stanno fuori. Naturalmente il divario è ancora troppo forte, cenare all’ombra dei finestre cancellate mette un po’ tristezza ma il sogno è che di anno in anno siano sempre di più le donne coinvolte in prima persona. Il piccolo contributo dell’AIS è consistito in un minicorso tenuto nel pomeriggio da me ed Alessandro Palmieri a due ragazze della struttura: Anna e Alma, che poi hanno dato una mano nel servizio del vino insieme ai sommelier Vincenzo Bianco, Stefania Comes e Luca Bolondi (anche loro volontari per la causa, naturalmente). Anna e Alma sono state prima di tutto incredibilmente attente e motivate, ma oltre a questo spiritose ed amabili. Tommaso Luongo ha fregiato loro del nostro simbolo, il tastevin dell’Associazione Italiana Sommeliers ed adesso sono due nostre colleghe a cui auguriamo di cuore un futuro sostenibile.

La più bella conseguenza di questa entusiasmante iniziativa però, secondo il nostro parere, non è tanto raccogliere un po’ di soldi per comprare qualche altro televisore al plasma o videoproiettore, che pure servono per carità, quanto mostrare a chi forse non lo sa che il mondo contiene tante cose che se analizzate meglio contengono a loro volta altri mondi da scoprire che ancora hanno altri aspetti da analizzare e da sviscerare e così via, in una continua scoperta di universi uno nell’altro che costituiscono un frattale in cui noi tutti siamo immersi. Spiegare, per esempio, a chi lo ignora il perché il vino si serve in un certo modo, ad una precisa temperatura e così dicendo può far scoprire un’attitudine o una passione e diventare quindi uno stimolo su cui investire nel proprio futuro. Quante persone si innamorano di qualcosa che incontrano solo accidentalmente nella vita? Noi speriamo nel nostro piccolo di essere quell’”incidente” che innesca nuovi meccanismi di edificazione di una passione, e così gli chef, il catering e tutti coloro che hanno voglia di dare una mano. Basta solo essere curiosi e ricettivi, tutto il resto viene da se. La curiosità è il vero motore della vita e l’unico modo per non sentirsi mai soli.

Grazie Rosario, siamo orgogliosi della tua opera e della possibilità che ci dai di esserti vicino.

Foto di Michela Guadagno

 

Galeotta fu la cena…

Pubblicato da aisnapoli il 6 - ottobre - 2010Versione PDF

Di Luca Massimo Bolondi, Sommelier Ais Napoli

“Per anni aveva vissuto come chi sogna: guardare senza vedere, ascoltare senza udire, dimenticava tutto o quasi tutto…” (Funes, o della memoria, in: Finzioni). Jorge Luis Borges morì cieco, 46 anni dopo la pubblicazione di Finzioni. “Sono cieco e ignorante, ma intuisco che sono molte le strade.” (La Rosa Infinita, in: Finzioni). Come cieco morì il padre di lui, il nonno, lo zio. La madre e la sorella provarono invece l’umiliazione del carcere, nel periodo peronista successivo all’uscita del libro. Chi crede alla casualità della vita difficilmente potrà comprendere l’intimo legame che unisce un poco di conoscenza letteraria al poco di esperienza del mondo del vino all’ancor meno dell’evento di una cena in carcere, da sommelier, da libero cittadino. Quindi poco potrà apprezzare queste quattro umili e brevi note.

Mai visitato un penitenziario? Nella parola ecco già il succo: luogo di pena. Bussi, vieni osservato dall’interno, si apre una porta massiccia (si capisce!), ti presenti a un poliziotto di guardia mostrando le credenziali e lo scopo del tuo ingresso, la qual cosa è facile se sei in un elenco di visitatori attesi, posi le cose non ammesse dal protocollo di sicurezza e, se passi l’esame, la porta si chiude alle tue spalle sul mondo quotidiano e comincia un’altra cosa. Se riesci a posare nella busta non solo il cellulare e i cavatappi di riserva (già uno è un privilegio concesso al sommelier lì per servizio) ma anche i pregiudizi, allora entri libero da orpelli e tentazioni. Ecco tirata la prima invisibile riga tra dentro e fuori. Da quel momento ogni cosa che accade, ogni gesto intorno a te, assumono un senso speciale perché sei in un mondo speciale. Ogni parola che pronunci, ogni gesto che fai avranno un senso speciale, perché turberanno un ambiente di eventi resi banali da una eterna quotidiana ripetizione, ma molto diversi dal tuo usuale, da cui un iniziale senso di spiazzamento, un bisogno di rimettere te e le cose a registro, per capire e farsi capire. Le conseguenze delle frasi, l’impatto e il senso dei gesti del tuo corpo siano misurati e attenti, siano pensati. E se ti capita di partecipare a un momento di apertura all’esterno e insieme di chiusura di un corso di rieducazione, allora benvenuto in un evento raro come la schiusa delle uova di tartaruga su una spiaggia isolata, per te solo, momento di cui far tesoro per la vita.

Nel carcere femminile, un corso di cucina. Tenuto da due chef veri (Antonio Del Sole, nel nome un destino, e Agostino Malapena, nel nome un riscatto, dal ristorante La Tortuga di Castelvolturno). Antonio, Agostino e il loro staff, qualità che brillano nell’ombra. Antonio trascinatore, capace di unire la severa disciplina necessaria ai fornelli con una grande umanità. Antonio che seleziona le partecipanti al progetto-corso per il terzo anno di fila, come gli ingredienti giusti per una preparazione di reinserimento, che riesce a sciogliere a corso lento la diffidenza figlia della durezza del nulla quotidiano, Antonio che amalgama con piglio deciso le capacità e le volontà, che diffonde profumo di esperienza lievitata infornata e ben cotta, ecco qui il quasimiracolo di detenute diplomate aiuto chef. Quasi un opera di San Gennaro, d’altronde martire a pochi passi da questo carcere, ex convento, opera che scioglie, sublima e finalizza.

Alla serata conclusiva del corso sono presenti le autorità ministeriali, la dirigente del reclusorio e gli operatori che a vario titolo hanno sostenuto e reso possibile tutto questo. Le procedure della burocrazia , le regole dell’amministrazione carceraria e i protocolli di sicurezza, sollecitate dalla buona volontà, dimostrano di poter accogliere le istanze del lavoro e attraverso di esso la prospettiva del reinserimento al termine della pena. Sei dentro al sistema carcere, sommelier, e stasera sei chiamato a portare le usuali attività del Gruppo di Servizi a confronto con il Gruppo delle Lazzarelle, così si definiscono le ospiti della struttura di Pozzuoli. La squadra di servizio di stasera si arricchisce di un elemento imprevisto, una aspirante sommelier che porta al collo come in un serissimo gioco il tastevin AIS dono del Delegato di Napoli. Chiamiamola A., con l’iniziale del suo nome, non per vergogna ma per rispetto. A. lavora con il gruppo, stasera, ma desidera poter frequentare un corso di sommelier e poter esercitare quando tornerà a casa. A. mostra una volontà di riscatto che se la mangia viva, un desiderio profondo di punto-e-a-capo, di capitolo da chiudere e nuovo capitolo da aprire, senza errori. Accenna agli eventi che l’hanno portata lì, ma con distacco. Stasera lavora con attenzione ed entusiasmo. Ecco tirata un’altra riga tra dentro e fuori, tra prima e dopo. Nel giardino interno, dove si è allestita la cena, soffia una lieve aria di libertà. Le corsiste in divisa da chef, i convitati a loro agio, la cerimonia di consegna dei diplomi, i commis e i sommelier tra i tavoli, togli il sonoro e vivrai le immagini di un evento normale. Le parole in certi casi possono essere pietre.

Durante i preparativi A. espone un problema che la preoccupa: la sua religione le impone di astenersi dall’alcol. Come potrebbe un sommelier esercitare senza degustare il vino? Ti viene di getto risponderle che il Corano parla di non bere, quindi non proibisce di degustare senza deglutire, e che la prova del vino può essere un’affermazione di fede in cui lei è a contatto con la tentazione ma non le cede, e che fronteggiare serenamente il pericolo dimostra forza d’animo assai più che tenercisi lontani. Avrai per risposta un sorriso enigmatico, non saprai mai se cela la soddisfazione o il dubbio.

Quando finisce il servizio torni coi colleghi dal piantone e dalla busta gialla ricompaiono i simboli della libertà di parola e di movimento, te ne riappropri come di oggetti in prestito. Esci e porti con te qualcosa di prezioso e invisibile, che nessuno ti potrà mai rubare.

Durante il viaggio di ritorno riascolti ad un programma radio notturno “Candyman”, un blues di Gary Davis del lontano passato, e il conduttore ricorda il paradosso del titolo “There was a time when I was blind” a un album di un cantore cieco dalla nascita. Poi dicono che le cose capitano per caso.

Cena Galeotta in slideshow

Pubblicato da aisnapoli il 16 - settembre - 2010Versione PDF

Foto di Marina Sgamato

Le foto della Cena Galeotta al Carcere Femminile di Pozzuoli

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