Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...eventi aisnapoli

Luisa Cuozzo il 16 marzo al Quartum Store di Quarto (Na)

Pubblicato da aisnapoli il 8 - marzo - 2012Versione PDF

Il 16 marzo al Quartum Store di Quarto (Na) cena in cantina

con Luisa Cuozzo, finalista di MasterChef

Dopo la sua brillante performance a MasterChef, il seguito talent show culinario andato in onda su Cielo Tv che l’ha vista arrivare al secondo posto tra 18 agguerriti aspiranti cuochi, venerdì 16 marzo (ore 20,30) Luisa Cuozzo approda ai fornelli del Quartum Store di Quarto (Na) per dare vita a un’intrigante cena in cantina.L’evento, organizzato da Quartum Cantine Di Criscio, in collaborazione con l’azienda vesuviana casa Barone di Massa di Somma, avrà luogo nell’accogliente punto vendita dell’azienda flegrea che per l’occasione vedrà trasformata la propria cantina in una suggestiva sala ristorante con tavoli circondati da botti.La giovane promessa napoletana impiegherà i pregiati pomodorini del piennolo di casa Barone e le cicerchie dell’azienda Gentilcore nella preparazione di alcuni dei suoi piatti.

In abbinamento verranno proposti gli apprezzati vini dell’azienda Quartum Cantine di Criscio e il Nocillo di casa Barone.

Menu

Crema di patate con polpo arricciato

“Cuoppo” di alici fritte

Crespelle in rosa con gamberi

Asprinio D’Aversa Spumante Brut

Lasagnetta con ragù di mare e bisque

Falanghina Campi Flegrei Doc 2011

Vellutata di cicerchie con baccalà e pancetta croccante

Falanghina Campi Flegrei Doc Barriquè 2010 

Crema inglese con soffice al fondente e spuma di marroni

Nocillo di casa Barone

 

Costo serata: 30 euro

Per prenotazioni (posti limitati, prenotazione obbligatoria):

Francesca Di Criscio Mob.  335 5479716 Email: francescadicriscio@virgilio.it

Quartum Store

via Giorgio De Falco  5/A (a 10 metri dalla Piazza Santa Maria) Quarto (Na)

Ufficio stampa

Laura Gambacorta 349 2886327 laugam@libero.it

In fiamme l’Osteria Reale di Tramonti. Forza Gigino!

Pubblicato da aisnapoli il 4 - marzo - 2012Versione PDF

Bad News! Abbiamo appreso per caso dell’incendio che il 25 Febbraio ha colpito l’Osteria Reale che si trova in via Cardamone nel borgo di Gete, suggestiva frazione di Tramonti (Sa) . Una delle strutture più note della Costa D’Amalfi è stata danneggiata in maniera grave dalle fiamme che, secondo i primi accertamenti effettuati dai Vigili del Fuoco e dai Carabinieri, sarebbero partite da un quadro elettrico all’interno del locale e si sarebbero poi propagate rapidamente ai tavolini e al tetto in legno. In poche ore sono andati in fumo tanti anni di sacrifici…Siamo convinti che Luigi Reale, proprietario dell’Osteria-Albergo e dell’azienda vitivinicola omonima possa rapidamente risalire la china grazie alla tradizionale tenacia della gente di Tramonti, ben testimoniata dalle viti centenarie di Tintore che Luigi sa allevare con tanta cura e attenzione. A Gigino, la solidarietà e l’incoraggiamento di tutta la delegazione Ais di Napoli. Forza Gigino! (T.L.)

Vino, Cibo e Cinema con Woody Allen al Veritas

Pubblicato da aisnapoli il 2 - marzo - 2012Versione PDF

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER delegazione di NAPOLI

Incontri di Cinegustologia® a cura di Marco Lombardi

Il 6 marzo alle ore 20,00 scoprirete da “Veritas” come il cinema di Woody Allen abbia profumi, sapori e consistenze. A raccontarvelo sarà il critico cinematografico ed enogastronomico Marco Lombardi attraverso la Cinegustologia (www.cinegustologia.it), proiettando le sequenza di alcuni suoi film che verranno poi “tradotti” in piatti e vini tutti da degustare. Il ristorante diventerà per una volta una sala cinematografica! con tanto di file e schermo. Dopo Woody Allen sarà la volta di Tim Burton (20 marzo).

Costo della cena, vini inclusi: 40 euro.Info e prenotazioni: 081.660585 info@ristoranteveritas.it

Woody Allen

Antipasto: MATCH POINT 2005

Insalata di rinforzo “affumicata” e baccalà mantecato

Primo: MANHATTAN 1979
Pasta e patate con seppie e pomodori verdi

Secondo: IO & ANNIE 1977
Maiale iberico con patate e friarielli

Dolce: LA MALEDIZIONE DELLO SCORPIONE DI GIADA 2001
Crema bruciata e frutta fresca

I Vini sono quelli di Villa Matilde:


Falerno del Massico Vigna Caracci 2007

Cecubo 2007

Eleusi 2008

E saranno presentati insieme a Tommaso Luongo, delegato dell’AIS Napoli

XLIII VENDITTIWINETOUR alla ANTICA CANTINA DI SICA

Pubblicato da aisnapoli il 29 - febbraio - 2012Versione PDF

VENDITTIWINETOUR | IPercorsiGastronomici | XLIII tappa

La manifestazione ideata e realizzata dall’enologo Nicola Venditti, titolare dell’Antica Masseria Venditti, insieme ai migliori ristoratori ed enoteche, giunta alla XLIII tappa, intende promuovere la migliore ristorazione italiana e le migliori enoteche del territorio, abbinando la gastronomia tipica locale ai vini doc e biologici di Venditti.

Il prossimo appuntamento è per mercoledì 29 febbraio 2012, alla Antica Cantina di Sica, in via Gianlorenzo Bernini 17 a Napoli alle 21.

Era il 10 maggio 1936 quando Antonio Sica aprì la sua bottiglieria-trattoria in via Bernini. La fama della cucina di Sica si diffuse rapidamente. Davanti ad una minestra di «spollichini» ed una caraffa di buon vino si ritrovarono Libero Bovio, Vasco Petrolini e Alfonso Gatto.
Da Sica ci si ritrovava per la cucina genuina, ma anche per parlare di letteratura, di pittura, di politica.
La recente storia, lascia invariata la tradizione. Ai tavoli della Antica Cantina di Sica, oggi come ieri, si gustano le specialità della cucina napoletana reinterpretate con rinnovata passione e amore per le cose genuine. E’ il tipico ristorante adatto per serate in compagnia sia nella splendida sala con volta in mattoni, sia nella veranda adiacente nella bella stagione.
L’atmosfera informale, l’arredo curato nei particolari, il servizio cortese e ospitale ne fanno una meta privilegiata dei tour gastronomici.

La serata del 29, inizierà con i saluti di Ciro Felleca, patron del locale. A seguire, l’enologo Nicola Venditti presenterà la sua azienda illustrandone la filosofia. Sarà aiutato dalle bellissime immagini proiettate su uno schermo, che vanno dalla bella cantina in legno lamellare alle suggestive foto dell’innesto a gemma e a spacco inglese realizzate nel “vigneto didattico”, per finire le suggestive foto della vendemmia notturna.

Il “vigneto didattico” è un’idea originale di Nicola Venditti realizzato nel 2005.

Saranno proiettate anche molte foto delle venti uve autoctone presenti nel “vigneto didattico” con cui l’azienda produce i suoi ottimi vini doc biologici. Venti minuti circa di belle immagini e racconti di vita per conoscere direttamente l’Antica Masseria Venditti con l’invito finale alla visita aziendale a Castelvenere all’Isola di cultura del vino.
Sarà spiegato nei particolari la coltivazione biologica e le scelte che tali normative comportano.

Si definisce biologico il prodotto così ottenuto e diventa veritiero solo se le autorizzazioni sono riportate sull’etichetta del vino.

A seguire un menu enogastronomico molto interessante che coniugherà ricercate specialità culinarie ai vini biologici dell’Antica Masseria Venditti.

Un benvenuto con Olio extra vergine d’oliva di Venditti su pane casereccio accoglierà gli ospiti della serata.
Il menu preparato per l’occasione inizia con un le Sfizioserie fritte, la Zizzona di Mozzarella di Bufala D.O.P. con Salumi campani con abbinamento il Vàndari Falanghina 2010 Doc bianco insignito della Gran Menzione all’ultimo Concorso enologico Internazionale del Vinitaly di Verona e Medaglia d’Argento a Biodivino 2011, concorso internazionale riservato esclusivamente ai vini biologici.

Seguiranno gli Strascinati ai Carciofi in abbinamento il Bacalàt 2010, cru ottenuto dalla omonima vigna con tutti i dati catastali dichiarati in etichetta, compresa la mappa.
Millerighe al sugo Rustico di maiale in abbinamento con il Barbetta 2009 Doc rosso, vino ottenuto dall’originale ed unico vitigno salvato dalla fillossera negli anni ’30 da un antenato Venditti, su consiglio delle “cattedre ambulanti”, segnalato con 90/100 da Wine Spectator.
Poi Filetto di Manzo al forno con purea e funghi verrà abbinato il Marraioli Aglianico 2008, un vino senza legno, riconosciuto Vino Slow 2012 di Slow Food, 2 bicchieri dal Gambero Rosso e 4 grappoli dall’Ais, selezionato come migliore aglianico della Campania dalla giuria degli appassionati a Radici del Sud 2011 nell’ambito del Festival dei Vitigni autoctoni del Sud.
Una Cassata napoletana al forno chiuderà la serata abbinata alla “Grappa di Barbetta”, un distillato unico nel suo genere che ci saluterà magnificamente.

Si richiede solamente la puntualità per … una serata veramente da ricordare.

ANTICA CANTINA DI SICA
17, via Gianlorenzo Bernini | Napoli

per info e prenotazioni gradite | contributo richiesto € 30

T +39 081 556 75 20 | M + 39 328 6913088 | M + 39 392 8035674
E cantinadisica@alice.it | W www.cantinadisica.it

Le Capitali del Gusto – Londra

Pubblicato da aisnapoli il 21 - febbraio - 2012Versione PDF

Di Mauro Illiano

Seconda tappa del nostro viaggio nelle Capitali del Gusto, ed eccoci arrivare a Londra, “The hub of the world”, come la descrivono i media, o, più semplicemente, la Babele d’Europa.

Ma cosa significa metter piede in questa metropoli da quasi otto milioni di abitanti? Cosa nasconde ai cercatori di tesori per il palato? E quali alchimie è in grado di produrre l’esercito di addetti alla ristorazione che vive nascosto all’ombra delle costruzioni dai secolari mattoni rossi?

Mangiare a Londra è cosa affatto banale, questa capitale è l’unico posto al mondo in cui il vicino ed il lontano oriente sono separati dall’Europa.. in una mappa culinaria che non ha eguali in tutto il pianeta terra.

Dormi ad Holborn, Aldgate, Elephant & Castle.. non importa, poiché, ovunque ti trovi, sai che proprio lì, a pochi metri sotto il tuo guanciale, un treno è pronto ad attenderti per risucchiarti e risputarti in qualsiasi luogo della capitale..

Ore 8: Ti svegli ad Embankment, percorri le poche scale del tuo ostello dalla porta di legno colorata, superi quelle ringhiere nere a fare da staccionata al fossato della mensa dell’alloggio nella quale non berresti neanche un bicchier d’acqua, vai all’angolo, ed ecco apparire l’occidente fatto a gusto: Starbuck’s Coffee, Caffè Nero, Costa, la concorrenza sull’oro nero è servita. Ne scegli uno ed entri, vuoi un caffè, ma ti trovi dinanzi ad un menù di quattro pagine. Caffè espresso o filtrato, normale, misto, cappuccino, mokaccino, icedcoffee, iced coffee con latte, americano, caffè alla cannella, caramellato, con panna, macchiato, con cioccolata, alla menta.. e poi le dimensioni.. piccolo, medio, grande.. to stay o to go.. Ma non finisce qui.Dai il tuo nome per esser richiamato e, mentre aspetti, dai uno sguardo ai dolci, non l’avessi mai fatto.. Muffin classico, al cioccolato, alla mela, pan cake alla banana, torta ai mirtilli, biscotti integrali, donutsplain o glassate, croissant, torta danese, bavarese ecc. ecc. Dopo aver superato l’esame, ti siedi e sorseggi il tuo caffè inspiegabilmente bollente.

Ore 11: Dopo aver messo alle spalle qualche chilometro ed esserti appesantito di qualche busta nella shopping area, sei a Covent Garden, vuoi fare uno spuntino. Ovunque ti giri noti scritte inneggianti ai prodotti naturali quali “Biofood” od “Organicjuice”, allora pensi che un bel succo di frutta possa fare al tuo caso. Ti dirigi in uno di quegli arcobaleni fatti a negozio, entri, ed una commessa vietnamita ti fa l’elenco dei shaked disponibili: trenta tra frutti e verdure combinabili in tutte le salse. Scegli la tua bibita, rispondi ad un’altra serie di domante posteti in modo elementare come fossi un primate appena approdato nel rango degli umani, tipo “ice or no ice?” o “by the glass?”, paghi il conto salatissimo e saluti. E’ già tempo di pensare al pranzo.

Ore 13: Sei in netto ritardo rispetto alle abitudini locali per pranzare. Ti dirigi a nord di Piccadilly verso Beak Street, ed un’apoteosi di sentori si sprigionano al tuo passaggio. Cucine appartenenti ad ogni regione del globo si susseguono con una ritmicità impressionante, e piatti, e colori, e aromi, sembrano indicare ogni singolo luogo meglio di ogni numero civico. Sushi, Sashimi, kimoni e ciotole fumanti, sei in Giappone; Beefburgers, avocado, ananas e camerieri in shorts, sei alle Hawaii; Zuppe, zuppette, tofu e patè di agnello e polpo, sei in Corea; Purè di patate, salsicce, fiotti di birra, ok.. sei a Londra! Stai per entrare in uno di questi, ma improvvisamente vieni letteralmente rapito da un profumo dolciastro la cui provenienza non riesci ad individuare, allora ti giri e ti rigiri alla ricerca di qualcosa, è lì, sotto i tuoi occhi e non te ne accorgi.. un ambulante armato di un barbecue sta cuocendo, su una piastra, wurstel e cipolle per formare hot dog da vendere a soli TwoPounds. Un affare da prendere al volo, e arrivederci pranzo al coperto.

Ore 16.00: Hai digerito il tuo sandwich e, da buon italiano, ti vien voglia di un altro caffè. Sei tentato dal dirigerti verso Little Italy, a Soho, dove sai di poter trovare un espresso simile a casa tua, ma poi ci pensi su.. sei a Londra, la patria del Tè! Tre le roccaforti di questa pregiatissima bevanda: Fortnum& Mason, Tea House, e Whittard, a proteggere i rispettivi feudi della Capitale. Percorri lo spazio che ti divide da una di esse chiedendo informazioni in giro, poi non hai più bisogno di domandare, il tuo naso sa già dove dirigersi..  Il tempo di entrare, una commessa finemente vestita e dal sorriso sempreverde ti offre, da una graziosa tazza di polistirolo, l’ultima miscela della casa, poi, delicatamente, fa in modo di porti dinanzi alla bacheca dei trofei. Decine, forse centinaia di anfore tappate, con su scritto, a caratteri ben visibili, il nome di ogni miscela ed il luogo di provenienza. La gamma spazia dal classicissimo English Breakfast, al profumatissimo Earl Grey, passando attraverso i più leggeri Keemun o Darjeeling, il curioso Russian Caravan, o il potentissimo Assam, fino ad arrivare alle variazioni quali Tè verde, bianco, Tè di Oolong, o quelli aromatizzati alla vaniglia, cannella, menta ecc. ecc. Termini il tuo giro, ne scegli uno e ti metti in vetrina a sorseggiare, chiedendoti se “l’ora de tè” oggi a Londra non stia a rappresentare più il tempo che impieghi a sceglierne uno piuttosto che il tempo che ti prendi per berlo..

Ore 18: Hai da tempo finito il tuo tè e sei di nuovo in strada. Improvvisamente vieni come assalito da una marea di persone che si riversano in centro da tutte le direzioni. Hai paura, fermi un ragazzo sulla trentina e gli chiedi cosa sta succedendo, lui prima non capisce, ma quando ti spieghi meglio ti risponde “Come ooon, it’s rush hour. Take a beerguy!!”. Giusto! Come hai fatto a dimenticarlo?! La Rush hour, l’ora del bailamme, quando tutti escono da lavoro e siriversano nei Pub per una birra prima di tornare a casa. Decidi di unirti al carosello. Ti fai consigliare un Pub in voga e ti fiondi lì. All’ingresso trovi decine di persone di tutte le razze a bivaccare seduti nei più impensabili modi. E’ come se la società, con tutte le sue caste, perdesse valore in quelle ore. White collars discutono di calcio animatamente con ragazzi haevy metalzeppi di piercing, ed artisti di strada, ora brilli, rigirano il cappello per indossarlo e darsi un tono nelle discussioni impegnate con i benestanti del quartiere. Entri dentro ed ordini la tua pinta di birra che scegli tra le decine di ale, ipa, porter e stout alla spina. Osservi il rituale della spillatura eseguito venti o trenta volte prima che sia il tuo turno. Poi ti dirigi al distributore di schifezze in busta. Scegli tra bellyporkstrips essiccati, patatine agli scampi e le classiche arachidi ricoperte di formaggio, poi finalmente ti lasci andare al più godereccio momento della giornata.

Ore 21: Sei ancora in ritardo, stavolta per la cena. Indossi una camicia ed una giacca di vellutino sopra un paio di jeans flat front, e ti dirigi a sud ovest nel quartiere di Belgravia. Lì ti attende la tua cena. Scegli di finire in gran stile, evitando, però, i più rinomati Chef stellati. Illuminata da fari rivolti al muro giace, incastonata in un ingresso di legno spesso e rosso, l’insegna del tuo ristorante. Hai scelto un jazz club, ma pure un cigar club, ehi.. ma è anche un whisky club! Cucina franco-scozzese, piccoli tavoli di legno scuro su parquet trasandato, quadretti appiccicati al muro, sgabelli alti al bancone e sedie imbellettate di tartan. Eviti accuratamente l’haggis ed ordini la tua mega porzione di agnello con patate, il tutto innaffiato da un 1er Cru di Daniel Rion. Ti dai da fare, dunque termini l’opera sorseggiando l’ultimo goccio di vino con una selezione di Strathon Blue. Poi, lentamente, lasci che la musica ti guidi nella scelta dì ciò che di lì a poco fumerai e berrai. Pensi. Quando il cameriere arriva con la lista dei sigari da 20 produttori e 240 campioni quasi vorresti morire, poi opti per un Cohiba Piramide. Per il whisky non c’è bisogno di scegliere, il tuo Talisker 20yrs è già lì da un pezzo a preparare il palato e la lingua all’affumicatura che li attende. Lentamente degusti, e con l’ultima nota di jazz finisce anche la tua serata londinese.

Ore 23: Sei di nuovo nella tua stanza, ed il tuo giro intorno al mondo da fermo per oggi è terminato. Pensi a domani, al museo del vino, alle bagels ed ai kebab che ti attendono per pranzo, ai ristoranti del Suriname di Camden Town, all’aperitivo “allyou can eat” di Notting Hill ed al Pub tirolese di Holland Park.. poi pacatamente ti desti, appagato nella coscienza del fatto che.. il tuo sogno lo stai già vivendo.

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

Incontri di Cinegustologia® a cura di Marco Lombardi

Giovedi 23 Febbraio ore 20.3o

Ristorante Veritas c.so Vittorio Emanuele n.141

Info e prenotazioni 081.660585

 Il 23 febbraio alle ore 20,00 scoprirete da “Veritas” come il cinema di Mario Monicelli abbia profumi, sapori e consistenze. A raccontarvelo sarà il critico cinematografico ed enogastronomico Marco Lombardi attraverso la Cinegustologia (www.cinegustologia.it), proiettando le sequenza di alcuni suoi film che verranno poi “tradotti” in piatti e vini tutti da degustare. Il ristorante diventerà per una volta una sala cinematografica! con tanto di file e schermo. Dopo Mario Monicelli sarà la volta di Woody Allen (6 marzo) e Tim Burton (20 marzo).

Costo della cena, vini inclusi: 40 euro.

 

Mario Monicelli

Antipasto: I SOLITI IGNOTI 1958

Millefoglie di torzelle, mozzarella di bufala e alici su

acqua di pomodoro affumicata e olio di nocciole

Primo: AMICI MIEI 1975

Gnocchi di patate al profumo di limone, gamberi e bieta

Secondo: LA GRANDE GUERRA 1959

Guancia di manzo speziata con insalata di mela annurca

Dolce: SPERIAMO CHE SIA FEMMINA 1986

Pera farcita con ricotta al pepe rosa, briciole di amaretti

I Vini sono quelli di Terredora e Hauner:

Greco di Tufo Terre degli Angeli 2010

Aglianico Il Principio 2006

Malvasia delle Lipari Hauner 2009

E saranno presentati insieme a Fosca Tortorelli, degustatrice ufficiale dell’AIS Napoli

Le Capitali del Gusto – Marrakech

Pubblicato da aisnapoli il 13 - febbraio - 2012Versione PDF

Di Mauro Illiano

Dopo aver esaurito, per usare un eufemismo, il mio personale ritratto sulla gastronomia mondiale, durante il quale ho avuto modo di esaminare continente per continente il differente significato e le diverse sfumature assunte dalla gastronomia, oggi sono qui ad inaugurare un nuovo ciclo di Viaggi Globo-enogastronomici.

Vi parlerò delle Capitali del Gusto, ovvero di quelle città che ho avuto il piacere di visitare, disseminate un po’ in tutto il mondo che, a mio avviso, posseggono quel “qualcosa in più” dal punto di vista enogastronomico. Ma non lo farò con la consueta schematicità, che pur m’è cara, seguirò piuttosto le mie memorie, raccontandovi d’un sorso l’esperienza a cui vi esporreste qualora doveste mai decidere di alzare lo zaino in spalla e partire…

Ad alcuni di voi potrà sembrare strana la scelta di partire da Marrakech, quando avrei potuto iniziare dalle ben più note Parigi o Nuova Delhi, o magari dall’Italia. Ebbene, vi dirò che, almeno per ciò che attiene l’eterogeneità delle ricette e degli ingredienti, nonché per la passione unita alla gioia che i marocchini utilizzano nell’atto di cucinare, Marrakech non è seconda a nessun altra città quanto ad interesse gastronomico!

Nascosta tra catene montuose in una pianura rossastra bruciata dal sole, siede una città di origini nomadi i cui confini del centro son segnati da alte mura di fango, ed immensi portali, decorati dalle più fini mani Almoravidi, consentono l’accesso a mercanti e carovanieri da un tempo che solo i millenari ricordano. Palme da dattero ed una policromia a tre fonti, che dall’alba al tramonto sembra mutare dal vermiglione all’alzarina, passando per le più morbide tonalità di beige.

Man mano che si procede dalle mura al centro, i cinque sensi vengono letteralmente assaliti da un carnevale sensoriale. La prima a farne le spese è la vista. All’orizzonte il primo a svettare è il fumo, che incessante fuoriesce dai pentoloni dei cucinatori di lumache, poi, all’avanzar del passo si scorge il resto dell’universo racchiuso nella Piazza più bella del mondo, Jemaa el-Fna. Ma da qui in poi i sensi lavorano insieme. Carretti e carrettini posti in file asimmetriche ospitano le braccia forzute di spremitori di arance, che all’impazzata si sfidano a colpi di campanelle e grida onde accattivarsi  i passanti. Poi un uomo ornato delle più bizzarre vesti attira l’attenzione: divisa luccicante, occhiali spessi, ed un cappello sferico con sonagli pendenti, in mano un’enorme teiera color oro.. un venditore d’acqua. E poi l’angolo salmastro dei mercanti di olive, con quei vasetti di tutte le dimensioni ad ospitare succose gemme verdi. Solo un istante per girarsi, ed ecco avide api dividersi i pochi centimetri scoperti del vicolo più dolce del memorabile Souk, la via dei dolciari. Arachidi, nocciole, pistacchi, noci, e poi biscotti secchi o al miele, paste di mandorla, cioccolatini alle spezie e cacao sfuso, tutti coperti da un sottilissimo velo di plastica, che inconsapevole riflette le luci al tungsteno perennemente accese, appese ad un filo talmente sottile da sembrare invisibile. Cosa dire, poi, dei venditori di caffè al cardamomo, uomini arcuati caricati di un termos, costantemente in giro nel mercato a ripetere le stesse tre parole “Kahwa, tnin dirham” Caffè.. due dirham.  E mentre il passo non sa dove procedere il naso ha lo stesso dilemma. Dal basso dei catini riempiti di acqua calda e prodigiose quantità di menta, un sentore tra i più potenti assale le narici, mentre un ragazzino è già pronto ad offrirci una porzione di quell’infuso, servito in un logoro bicchiere che sembra avere la stessa età della città. Pochissimi istanti, ed è tempo di resettare l’olfatto onde poter captare l’odore pungente di un couscous in cui semola, agnello, timo, cumino, coriandolo e chi più ne ha più ne metta, contribuiscono a rendere memorabile quell’esperienza. Questo, ma non solo questo è Marrakech. Per chi fa del passo il suo credo c’è altro da donare ai sensi. Inoltrandosi nelle feritoie del Souk si possono scorgere anfratti sottoposti al viale, essi altro non sono che la casa dei custodi del fuoco, uomini prescelti per vegliare sui forni della città, dai quali fuoriesce il sostentamento di buona parte dei marocchini, il famoso pane azimo. Ancora e ancora ne vuol la gamba per giungere al vero regno dei sentori, in cui i colori sono superati solo dalle sfumature olfattive, e piramidi apparentemente instabili sono affiancate in banchi rettangolari incastonati in botteghe minuscole, il regno delle spezie. Zafferano, curcuma, paprika dolce o piccante, pepe, sale, cumino, coriandolo, anice, curry, cannella, e poi melange sapientemente assemblati per completare piatti a base di pesce, carne o verdura.. Un ultimo sforzo per superare i mercanti di piante officinali, e poi di nuovo in piazza, per assaporare un’indimenticabile Tajine di pollo o un Mechoui, agnello intero cotto in un forno di fango..

Tutto questo accade in un frastuono inverosimile… tamburi, sonagli, tamburelli e grida, non conoscono soluzione fino a tarda notte, quando le vie si svuotano e le terrazze si affollano di sognatori. Su tutte le voci stride, cinque volte al dì, il più potente richiamo alla preghiera, nenie tonanti si uniscono dalle torri delle Moschee della città, e per cinque volte, due minuti per volta, non esiste altro rumore. Poi è di nuovo festa.

Pedro Almodovar tra Cibo e Vino al Veritas di Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 12 - febbraio - 2012Versione PDF

Di Fosca Tortorelli

Stavolta è il turno di Almodovar, così prende vita il secondo appuntamento con la speciale rassegna – imperdibile per gourmet e amanti del cinema – “cinegustologica”, che permette di descrivere i vini e i cibi attraverso le sensazioni prodotte da scene scelte dei film di alcuni registi, proprio come se le loro pellicole fossero alimenti da bere o da mangiare.

La serata viene condotta da Marco Lombardi (docente di Cinegustologia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e insegna alla Scuola Nazionale di Cinema di Milano e al Master del Gambero rosso di Roma) che, con spontanea semplicità e chiarezza introduce i commensali nel mondo della Cinegustologia.

La sua idea di partenza è che la fruizione di un film riesca ad attivare e stimolare gli input emotivi di ciascuno di noi, associandoli alle sensazioni prodotte da un particolare alimento.

E così anche i diversi generi cinematografici ed i registi stessi si ritrovano accanto ai colori, agli odori, ai sapori dei vini e dei piatti composti dalle mani di abili chef .

Dopo la breve introduzione si entra subito nel vivo del “gioco”. proiettando la prima delle sequenze scelte, che serve solo per comprendere il regista e assaporarne le sensazioni.

L’accattivante proiezione di “Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio” (1980) introduce il pubblico nel linguaggio e nelle tematiche preferite dal cineasta spagnolo, quali diversità, colore, gusto del trash. Insomma una bella carrellata di perversioni, ma vissute con leggerezza.

Poi è il turno di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” (1988) al quale viene abbinato il riuscitissimo antipasto composto da Crema di zucca con mousse di ricotta, amaretti e salmone affumicato, in cui lo chef Gianluca D’Agostino ha cercato di tradurre la pellicola.

Colori, contrasti, durezze e dolcezze accomunano la pellicola alla prima portata servita, il tutto briosamente accompagnato dal Prestige Rosée di Masseria Frattasi, brillantemente descritto da Tommaso Luongo (delegato AIS Napoli) e con qualche estemporaneo intervento della sottoscritta.

Sul primo piatto composto da Orecchiette con provolone del monaco, maiale, zafferano, broccoletti e conserva di peperoni viene presentate la scene del film “Parla con lei” (2002), dove complessità, violenza che diventa vita, ed un sottile agrodolce fanno da padroni; mentre sul secondo piatto, a base di Polpo affogato con fregola e curcuma, che risulta ben fatto e che coniuga in maniera ottimale il discorso delle consistenze, viene associata la sequenza del film “Légami” (1990).

In questo secondo caso l’abbinamento tra le sensazioni simultanee di forza e leggerezza, di una tensione, assolutamente non angosciosa, e di una paura finta più che autentica, si ritrovano nella morbida consistenza del polpo, che viene sorretto ed accompagnato dal gusto intenso e leggero della curcuma e dalla croccantezza della fregola.

Per entrambe le portate viene servito il Donna Laura 2009, sempre dell’azienda Masseria Frattasi, che si dimostra all’altezza dei piatti e del film.

Le uve con cui è prodotta questa falanghina sono raccolte a dicembre e sono a coltivazione biodinamica, infatti il vino si è presentato con una bella veste gialla leggermente dorata, gradevole al gusto e con una lunga persistenza.

La dolce conclusione spetta ad una Bavarese alle mandorle, riduzione di marsala che con il Moscato di Baselice 2007 di Masseria Frattasi, accompagna le scene del film “Tutto su mia madre” (1999).

Un gioco esplicito sulla teatralità della vita, un viaggio di labirinti di passioni, che vanno dalla complessità all’essenza; rivela anche una profonda umanità, che con una straordinaria finezza racconta i sentimenti.

Tra una portata e l’altra è bello vedere ed ascoltare le reazioni dei partecipanti che non esitano ad esprimere le più disparate opinioni.

Una serata riuscitissima che vede la professionalità degli organizzatori e la calda accoglienza del proprietario, Stefano Giancotti, del maître Pasquale Marzano e del resto dello staff.

Un intrigante gioco che racchiude in sé la piacevolezza dell’assecondare la profondità dei nostri sensi, e dove la passione ed al tempo stesso il sentimento ci aiutano a descrivere e comunicare il presente e la realtà quotidiana.

 

Il ciclo di incontri continuerà con le sequenze di Mario Monicelli (23 febbraio), Woody Allen (6 marzo) e Tim Burton (20 marzo).

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 20 apr 2013 al 01 giu 2013 alle ore:

      Ais Campania a Napoli, Master sulla Campania del Vino

      Mancano: 00:00 ore.
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    • dal 06 giu 2013 al 06 giu 2013 alle ore:18:30

      6 Giugno, Riunione Gruppo di Servizio della delegazione AIS Napoli al ristorante pizzeria Mascagni

      Mancano: 11 giorni e 20:25 ore.
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