Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

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Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli

Maggio è il mese dei fiori … di cioccolata!

“Cioccolato e Fiori”

Alla Città del gusto Napoli Perugina un corso speciale per i soci AIS

Sabato 19 maggio ore 19.00. Costo euro 30

Informazioni e prenotazioni:
Città del gusto – Napoli tel. 081 19808900 napoli@cittadelgusto.it
www.perugina.it

A maggio la Città del gusto Napoli Perugina dedica un corso intensivo aperto esclusivamente ai soci AIS, Associazione Italiana Sommelier. In occasione del mese dedicato alla primavera ed ai fiori, tutti gli iscritti AIS potranno apprendere le tecnica di temperamento del cioccolato e realizzare, sotto la guida dei docenti/Mastri Cioccolatieri Perugina, mini sculture dalle più svariate forme di fiori.

I soci AIS, che per l’occasione potranno godere di una speciale tariffa di euro 30, approfondiranno le proprie conoscenze in materia gastronomica con illustrazioni e delucidazioni sulla nascita del cioccolato, differenze tra i vari tipi di cacao e composizione degli stessi. Il corso si articola in una parte teorica ed una parte pratica: ogni iscritto avrà una postazione con fuochi ed utensili per lavorare il cioccolato sotto la supervisione dei Maestri Cioccolatieri Perugina.

Cioccolato e Fiori – Solo per i soci AIS – sabato 19 maggio ore 19.00. Costo euro 30

Coloro che prenderanno parte al corso potranno inoltre prendere parte, a titolo assolutamente gratuito, al Finissage di Wine&Thecity – il fuori salone del vino – previsto presso l’Area Nisida di Città della Scienza sempre per sabato 19 maggio a partire dalle ore 20.30. Grande Wine Party tra i finger food di Città del gusto, i vini pregiati dell’azienda siciliana Baglio di Pianetto e i cioccolatini preparati dal “vivo” dai Maestri Cioccolatieri della Perugina e la degustazione di sigari italiani a cura del sito www.amicidelladolcevita.it Ad accompagnare la serata le suggestioni musicali di radio Yacht Sunsation con i Dj di Lunare Project .

4 Maggio, Monarchia Bianca al Quartum Store

Pubblicato da aisnapoli il 26 - aprile - 2012Versione PDF

Il 4 maggio al Quartum Store di Quarto (Na) “Monarchia Bianca”,

cena degustazione in cantina

alla scoperta dei latticini campani di eccellenza

 

Un affascinante viaggio sensoriale, sotto la guida esperta di Giustino Catalano, alla scoperta delle referenze campane di eccellenza nel campo dei latticini partendo dal fiordilatte per arrivare alla provola affumicata passando per le mozzarelle di bufala. E’ questa l’intrigante cena degustazione dal titolo “Monarchia Bianca” che il Quartum Store di Quarto (Na) propone per la serata di venerdì 4 maggio con inizio alle ore 20,00.

La degustazione comparata dei latticini, tradizione esclusiva del meridione d’Italia, sarà accompagnata dall’assaggio di tre pani campani, tutti realizzati con lievito madre: il Palatone napoletano, il Pane di Saragolla e il rarissimo Pane Cunzat’, residuo di tradizioni contadine medioevali dell’entroterra campano.

In abbinamento a latticini e pane verranno  proposti gli apprezzati vini dell’azienda Quartum Cantine di Criscio.

La degustazione sarà seguita dall’assaggio di un primo piatto a sorpresa a base di tipicità regionali.

Per chi desiderasse effettuare la visita della cantina l’appuntamento è anticipato alle 19,00. Si raccomanda la massima puntualità.

 

Costo della serata: euro 25

 

Per prenotazioni (posti limitati, prenotazione obbligatoria):

Rosa Di Criscio

Mob.  335 5479723

Email: arch.rosadicriscio@libero.it

 

Quartum Store

via Giorgio De Falco  5/A (a 10 metri dalla Piazza Santa Maria)

Quarto (Na)

 

Ufficio stampa

Laura Gambacorta

349 2886327

laugam@libero.it

Di Luca Massimo Bolondi

Quando squillava il telefono, e sul display compariva il nome del suo caposervizio, Giulio sorrideva come un gatto: si annunciava una opportunità di lavoro, ovvero esperienza più guadagno. Quando venne la chiamata per una riunione urgente, grande fu quindi l’aspettativa. Da membro del gruppo di servizio dell’Associazione Italiana Sommelier, Giulio era abituato alle convocazioni dell’ultimo minuto. Si incontrarono in cinque, più il caposervizio, nella hall di un grande albergo, per la breve spiegazione che si sarebbe iniziato un esperimento, tre giorni alla settimana per un mese, l’introduzione del sommelier nella grande distribuzione commerciale, un’attività che al nord del paese non era più una novità mentre al sud adesso avrebbe mosso i primi passi. Un incontro con facce perplesse, molta curiosità ma tutto un soppesare i pro e i contro, disagi e opportunità immaginati, tutti da verificare. Ma se non si va non si vede, quindi accettarono.

Gedeone sommelier di professione, esperto per età e per tradizione, membro anziano e oggetto di culto per Giulio, sentendo il suo racconto sentenziò: ecco un’altra moda, che porterà una nobile arte a scadere ancora di più, sempre più vicino a far del sommelier un cameriere venditore, un operaio del vino. Questo commento colpì Giulio, che riponeva grande fiducia nel suo collega, e gli diede da pensare. Era lui a peccare di ingenuità o il collega agitava un pregiudizio? Intanto, venne il tempo delle decisioni.

A Giulio toccò in sorte un ipermercato alla periferia della metropoli, ancora in città ma lungo uno stradone di tir e pendolari, zona industriale in declino, tanti capannoni di commercio cinese all’ingrosso. Sommelier in un ipermercato, come dire un sacerdote allo stadio. Giulio era un buon comunicatore, era il suo lavoro da trent’anni, e sommelier per passione; aveva avuto assegnato un elegante box proprio all’ingresso, dove tutti devono passare, con le bottiglie ben in mostra e la direttiva di unire degustazione e promozione vendite. Non che la cosa gli dispiacesse, però non aveva chiaro come e quanto dosare questi due aspetti del lavoro, non solo far conoscere e apprezzare i vini, l’attività elettiva del sommelier, ma anche quantificare i risultati nella vendita, tante bottiglie in tanti carrelli della spesa, come l’addetto della casa vinicola sponsor dell’esperimento ribadì insistentemente.
Al termine della prima settimana Giulio aveva chiari i pro e i contro. I pro rappresentati dalla soddisfazione per i risultati raggiunti, più alcune occasioni di incontro e colloquio; i contro furono la frustrazione di sentirsi un ingranaggio in un motore, una bruciante spersonalizzazione, il sacrificio delle doti umane nel tempio delle merci, nei momenti di affollamento il suo ruolo ridotto a quello di un promotore di bevande alcoliche, in un alternarsi di contatti fugaci a raffica e poi, nelle ore morte, un senso di spaventapasseri in un campo mietuto e abbandonato. Giulio si disse ora e mai più, ho visto quello che c’era da vedere, ho capito quello che c’era da capire.

Gedeone era già pronto con un sorriso ironico e un bel “te l’avevo detto” da sparare sul muso. Giulio invece era infastidito e perplesso, perché aveva sperimentato una cosa nuova e gli sembrava, in parte a ragione e in parte a istinto, che vi fosse dell’altro oltre a ciò che aveva toccato con mano. Furono giorni di interminabili discussioni tra loro, sul ruolo del sommelier, sul valore del tenersi al passo coi tempi, sul futuro, terminate il più delle volte da un “vedremo”.

Venne la fine di novembre e il telefono squillò ed era il caposervizio ed era anche una riunione, e una nuova proposta per il periodo pre-natalizio. Una piccola catena di supermercati di quartiere, nella zona borghese della città, sulla collina. Alla riunione i pro e i contro già sperimentati ebbero il loro peso, ma la situazione aveva connotati diversi e Giulio si fece persuaso che valesse l’impegno affrontarla. Il sopralluogo rivelò che, dove possibile, la direzione aveva ristrutturato i punti vendita dotandoli di un’enoteca vera, non semplici scaffali, un luogo accogliente, legno e luci calde, un banco d’assaggio, un’offerta di vini che andavano dal tetrapak allo champagne blasonato. Ma, soprattutto, personale sveglio, affiatato e disponibile ai banchi dell’ortolano, del salumiere, del macellaio: la sfida a un gioco insieme, di gruppo. Giulio si chiese dove fosse celata la fregatura, perché un percorso che appare liscio prepara sempre un tranello. Cominciò. Ben presto si accorse che i clienti del supermercato a lui assegnato erano più o meno il vicinato, sempre gli stessi, e che dopo il primo approccio, formalmente cordiale, l’incontrarsi tendeva a creare confidenza. Molte volte si giocò a lo-provi-poi-torna-e-mi-dice, e il ritorno fu occasione di commento insieme. L’uniforme di servizio, il rito della degustazione, le prove di abbinamento insieme al salumiere e al macellaio, cominciarono a comporre un gioco di avvicinamento dove tutti avevano da imparare qualcosa dagli altri. L’esperimento fu un successo e dopo il natale la proprietà decise di estendere la collaborazione all’anno intero.
Nonostante svolgesse il suo servizio in cinque supermercati diversi, uno ad ogni fine settimana, a rotazione, Giulio sentì crescere la familiarità nel lavoro, ecco, più o meno così deve sentirsi il negoziante di vicinato, che conosce le abitudini e i gusti dei suoi clienti, che partecipa della vita del quartiere. Un giorno passò per l’enoteca una signora giovane e fine, dallo sguardo triste e dai modi gentili, col figlio in età scolare, un ragazzino dal viso serio anche quando rideva e dallo sguardo dolce e vivo. Antonio. Curiosità aguzza e voracità inesauribile, due lati complementari dello stesso carattere, si presentò da solo e si avventò sugli stuzzichini che ornavano il banco per invogliare al vino. A Giulio piacquero dal primo istante, la madre così riservata, il figlio educato e insaziabile. Ascoltò esterrefatto il racconto di Antonio che, in vacanza in Portogallo l’estate scorsa, aveva trascinato la mamma in una visita tra Vila Nova de Gaia e Oporto per conoscere le tradizioni del vino Porto, e naturalmente degustarlo. Solo che Antonio aveva dieci anni, e solo ora andava per gli undici. Tutto coerente però, visto che in occasioni successive trovò Antonio che scrutava le confezioni di shampoo e di creme, facendo notare che solo poche etichette portano la dicitura “dermatologicamente testato”, ovvero, spiegava, non sono stati condotti test su animali prima di avviarne la produzione. Giulio commise un gesto imperdonabile per un sommelier serio: con poche gocce di vino nel calice, iniziò Antonio alle regole della degustazione.

Gedeone non litigò con Giulio, semplicemente smise di discutere con lui. A Giulio la mancanza del collega dispiacque. Perché sottrarsi al confronto? Nell’ultima discussione, Gedeone sosteneva che solo svolgendo servizi adeguati si può essere davvero sommelier. Per Giulio questo significava solo appartenere alla casta degli eletti. Ah, la belle epoque di grandi marche degustate sotto un cielo stellato michelin, servite dal sommelier di bordo di un transatlantico dei giorni appena passati… e Giulio pensava al Titanic e ad altri esempi recenti.

Giulio decise che l’esperienza di quei mesi nella veste più aperta e socializzante della comunicazione della conoscenza del mangiare e bere bene fosse da trasmettere a quanti più colleghi possibile. Pazienza, se qualcuno avesse assunto una veste critica, tanto meglio, se non si dialoga non si cresce, ci si chiude… Si estinsero in un clima mondiale che si riscaldava mentre l’economia mondiale si raffreddava, i vinosauri. Stretti in livree culturali sempre più demodè, testimoni di un era di sacre libagioni, celebrate in club esclusivi e prefetture di capoluoghi. Mastodonti ipertrofici, convinti di poter accumulare in un solo corpo lo scibile enoico, semplicemente non videro il mutamento. E il mutamento li fossilizzò.

A Taste of Vignaviva at Vinitaly

Pubblicato da aisnapoli il 7 - aprile - 2012Versione PDF

Di Karen Phillips

La scorsa settimana è stata impegnatissima per il Gruppo Vignaviva. Sembrava la settimana del vino in Veneto. E per il Gruppo Vignaviva degli enologi Fortunato Sebastiano e Gennaro Reale, il Veneto ha dato a loro l’occasione perfetta per presentare più di una dozzina cantine tra Vinitaly, Vivit, ViniVeri e VinNatur. Aziende vinicole provenienti da diversi territori che hanno una filosofia in comune. Un Grande vino inizia con una grande uva. E se questo vitigno è coltivato organicamente, ancora meglio. Quasi tutte le cantine che fanno parte del Gruppo Vignaviva sono con certificazione biologica. Quelle che non lo sono ancora stanno seriamente prendendo in considerazione questa possibilità. Sono stata ad un appuntamento con Gennaro Reale alle 12.30 Martedì 27 Marzo. Gennaro era appena arrivato al Vinitaly dopo aver trascorso l’intera mattinata a solo mezz’ora di distanza da Fiera Verona in compagnia di altre cantine per la manifestazione ViniVeri. Ci siamo incontrati nel padiglione Campania e ci siamo fiondati direttamente in Irpinia … ad una cantina nuovissima chiamata Vigne Guadagno.Questo è il loro primo Vinitaly e Reale mi ha spiegato che avremmo degustato i campioni che l’azienda aveva prelevato direttamente dalle vasche. I loro vini non sono pronti per essere imbottigliati ancora, mi disse. Hanno bisogno di più tempo. Come ad esempio un Fiano di Avellino DOCG 2011 dai vigneti di Montefredane. Vigneti che, secondo Reale, avrebbero regalato, in prospettiva, questo vino splendidi profumi ed una bella acidità.
Greco di Tufo DOCG 2011 da vigneti scelti per un matrimonio tra freschezza gustativa e mineralità nei comuni di Chianche e di Tufo.  Il Falanghina Irpinia DOC 2011 trascorre un paio d’ore a contatto con le bucce durante la macerazione. Poi matura da due a tre mesi sur lies per produrre un vino di grande eleganza. Abbiamo poi assaggiato un giovanissimo Aglianico 2011 da vigneti di Montemarano e Paternopoli. Un Aglianico che riposa solo in acciaio, non in legno. Vini , mi dice Reale, che vogliono comunicare solo ciò che la vite e il vino ha da dire …

Da questa cantina giovane, siamo passati ad una cantina con qualche vendemmia in più…Calafè. La prima risale al 2006.   Il primo bicchiere che Reale mi ha versato era un Greco di Tufo DOCG 2009.  Il risultato di una vendemmia tardiva e poi 12/18 mesi di con le fecce. il proprietario Benito Petrillo crede fermamente nella necessità di un lungo affinamento per i suoi vini  prima di essere messi sul mercato. Così è stato assai interessante assaggiare il  Greco di Tufo DOCG 2006 subito dopo. Da segnalare e da discutere le differenze e somiglianze tra le due annate. Un convincente naso da Riesling per il 2006, Reale mi ha detto…Non ricordavo di aver assaggiato un Taurasi di questa cantina durante Anteprima Taurasi 2008 appena un paio di mesi fa. Questo è perché sta ancora maturando, mi ha detto Reale. Abbiamo provato un bicchiere del Taurasi DOCG  2006. Un bicchiere di vino rosso dal rubino intenso proveniente da vigneti sparsi tra i comuni di Paternopoli, Montemarano e Castelfranci. Un Taurasi che spende più tempo in legno. Grandi botti di rovere, non barriques.

Era giunto il momento di andare avanti…

E perché avevamo proprio voglia di continuare con i rossi, Reale ha deciso di portarmi a degustare Terre Irpine. Un bicchiere di Aglianico Irpinia 2008 da vigneti in quel di Castelfranci. Stavo imparando ad apprezzare come Aglianico Irpinia sia in grado di arrotondare le sue naturali asperità con un periodo di lungo affinamento in bottiglia, e senza tempo trascorso in botti di legno.
Terre Irpine  utilizza botti solo per il Taurasi, così ne abbiamo provato un paio. Primo della Corte Aglianico 2007 … un vino che potrebbe essere considerato un “piccolo Taurasi” grazie ad un passaggio di 12 mesi in barriques. Lasciamo che i nostri vini facciano quello che vogliono fare, mi dice Reale. Beh, ero curiosa di sapere cosa il loro Taurasi DOCG 2006 volesse fare. Credo che questo vino assieme anche al  Taurasi Riserva 2005 abbia voluto condividere con me una serie di spettacolari profumi accompagnati da profondi colori scuri. Con una grande austerità e un sapore secco ed asciutto …
Credo che questo vino, insieme a tutti i vini che ho assaggiato in quel pomeriggio abbiano raccontato fedelmente i loro territori e le loro storie.
Credo proprio che ho bisogno di un altro appuntamento con Reale, ma non a Verona.

In Campania … nelle cantine … nei vigneti …

Gruppo Vignaviva

www.vignaviva.com

Versione in Inglese

Il Vino secondo Fulvio Bressan a Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 6 - aprile - 2012Versione PDF

Con Fulvio Bressan all’Enopanetteria di Stefano Pagliuca. In degustazione Verduzzo Friuliano, Pinot Nero, Schioppetino ed una splendida verticale di Pignol 1981, 1986 1991

Foto di Anna Ciotola e Tonia Perfetto

L’Ager Falernus incontra Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 24 - febbraio - 2012Versione PDF

Di Fosca Tortorelli

 Nella splendida cornice di Villa Domi il 20 febbraio 2012
 si è svolta una interessante iniziativa, organizzata da Monica Piscitelli e da Luciano Pignataro.

Dopo la breve introduzione da parte degli organizzatori, è stato molto interessante ascoltare i diversi contributi, in cui è stata sottolineata l’importanza del percorso intrapreso dalla terra del Falerno e di come tale territorio deve essere protetto e valorizzato.

La prima ad intervenire è stata Elena Maria Curzio (presidente dell’Associazione Cuoche  a Domicilio), tra gli sponsor della manifestazione, che ha appunto sottolineato l’importanza di trasmettere le tradizioni che caratterizzano il territorio, per poterle gustare e conservare in modo consapevole.

A seguire Salvatore Avallone (Presidente del Consorzio di tutela dei vini Doc Falerno del Massico, Asprinio e Galluccio ), che ha fatto una panoramica sui progetti del consorzio e di come dal 2011 ci si è decisi a dare una svolta sostanziale; il primo passo è stato quello di riscrivere i disciplinari di produzione dei vini Falerno del Massico, Asprinio di Aversa, Galluccio e dei vini Igt Roccamonfina e Colli del Volturno.

Giuseppe Garozzo Zannini Quirini (priore della Confraternita del Falerno) dopo un breve intervento, in cui ha spiegato il ruolo della confraternita, ossia di come promuove ed è testimone di un prodotto che non è solo vino, ma che vuole comunicare la storia, la tradizione, il paesaggio e trasmettere l’impegno, la passione, l’amore per questa terra, ha omaggiato Luciano Pignataro del riconoscimento di Socio Onorario della Confraternita del Falerno.

Walter Viglianti (rappresentante Condotta Slow Food Massico e Roccamonfina), ha invece descritto l’impegno e la partecipazione delle aziende produttrici degli oli extravergine di oliva Dop Terre Aurunche.

Giuseppe Bellone e Maria Teresa Lanza (organizzatori del Premio Falerno Primo Romanzo, hanno illustrato la terza edizione del Premio Falerno Primo Romanzo, kermesse che nasce nel 2010 con l’obiettivo di coniugare il “nettare di Bacco” con la letteratura. Nel suggestivo scenario del Palazzo Lanza di Capua, da marzo a giugno, si avvicendano gli scrittori esordienti valutati da una giuria di scrittori di fama nazionale di origine campana. Ad ognuno scrittore è abbinata un’azienda produttrice di Falerno tra quelle che aderiscono all’iniziativa.

Molto didattico si è rivelato il contributo dell’agronomo e enologo Nicola Trabucco che ha descritto in maniera attenta il  territorio del Massico.

In chiusura l’intervento di Nino Scano Presidente di Ager Campanus.

Come sintesi significativa dei tanti input ricevuti, si è proceduto all’ apertura dei banchi d’assaggio.

Circa 18 le aziende presenti, come degna rappresentazione della Doc casertana, a cui sono state affiancate alcune gustose portate partenopee (dai paccheri al falerno con ragù napoletano, alla fresellina con broccoli e salsiccia, chiudendo con chiacchiere e sanguinaccio) preparate dell’Associazione delle Cuoche a domicilio – delegazione campana
- e scelte grazie alla consulenza dalla “cuoca-sommelier” Magda Garufi.

E’ stato inoltre possbile degustare gli oli delle aziende Badevisco, De Ruosi e Monte della Torre, abbinati al “pane napoletano”.

A seguire un’interessantissima orizzontale tecnica condotta da Luciano Pignataro, Monica Piscitelli, Maria Teresa Lanza (consigliera nazionale Fisar) e Marco Ricciardi (delegato Ais Caserta), dove sono stati degustati i seguenti 6 campioni di Falerno del Massico Doc dell’annata 2004:

VILLA MATILDE – “Camarato”, REGINA VIARUM – Primitivo “Barone”, TRABUCCO – “Rapicano”, PAPA – “Campantuono”, VOLPARA – Riserva “Tuoro”, MASSERIA FELICIA- “Etichetta Bronzo”,

Il fil rouge della degustazione è stato il confronto tra Primitivo e Aglianico, i due vitigni utilizzati per la realizzazione delle etichette della preziosa denominazione; infatti nel disciplinare sono ammessii due uvaggi diversi: il Falerno del Massico rosso, prodotto  con base di Aglianico al 60-80% e la rstante percentuale in uvaggio con Piedirosso e Barbera, ed il Falerno del Massico Primitivo, prodotto con uve del vitigno primitivo sia in purezza che in uvaggio con il 15% di Aglianico, Piedirosso e Barbera.

Tra i sei campioni il Camarato di Villa Matilde si è dimostrato di grande tenacia e potenza, il vino dell’azienda Regina Viarum, si è distinto per la notevole complessità olfattiva, mentre il Trabucco, è contraddistinto da note erbacee. Anche il Campantuono di Papa ha dimostrato una notevole complessità gusto-olfattiva, mentre la Riserva “Tuoro” di Volpaia è apparso un pò introverso al primo impatto, ma rispondente al carattere del territorio.

In ultimo l’“Etichetta Bronzo” di Masseria Felicia si è distinto per le note di frutta matura e per un palato piuttosto equilibrato e carezzevole. E’ stato molto interessante il confronto e l’opportunità di esaminare, per la stessa annata, le diverse espressioni del Falerno, ritrovando un dimostrato carattere personale ed autonomo di ciascun vino, unito ad aspetti comuni, rivelatori di una stessa identità territoriale.


Fotoreportage di una delle serate Birroir,Percorso di Approfondimento attraverso i luoghi culto della birra…

Consigli a un giovane degustatore

Pubblicato da aisnapoli il 16 - febbraio - 2012Versione PDF

Aspettando il grande Masna, al secolo Alessandro Masnaghetti, che sarà qui a Napoli per tre serate 1-7-15 Marzo con una straordinaria degustazione di Barolo e Barbaresco ci deliziamo con un suo memorabile scritto tratto da ENOGEA seconda serie n.2

Se solo fosse un’antecchia più breve, me lo potrei anche far tatuare…(T.L.)

1) Non so quanto questo possa turbarvi, ma sono convinto che per degustare non si debbano avere delle doti particolari. Bastano un naso, una bocca e se vogliamo anche degli occhi che funzionino a dovere. Se poi Madre Natura vi ha dato il tocco di Zico o la memoria enciclopedica di Bettane, tanto meglio. In caso contrario, basteranno un bel po’ di allenamento e tanta voglia di conoscere per farvi diventare una specie di Gattuso del vino, che visto con l’occhio del milanista è tutt’altro che da buttare.

 

2) Volendo imparare ad assaggiare, bisogna ovviamente iniziare ad assaggiare e per farlo bisogna investire su tre fronti: viaggi, studi e bottiglie. Viaggi, per conoscere i produttori e le relative zone di produzione

(di tutti i generi, sia i primi che le seconde); studi, per crearvi delle basi tecniche indispensabili (ma senza perdersi nei tecnicismi inutili tipici dei neofiti); bottiglie per potervi allenare con metodo.

 

3) Quando scrivo con metodo, intendo degustazione alla cieca e comparata. Che siate da soli e in compagnia, questo è l’unico modo per permettere ai vostri sensi di “scavare” con profitto nel bicchiere restando allo stesso tempo con i piedi per terra (e scoprirete più avanti che cosa intendo dire).

 

4) Volendo iniziare a “scavare” con proficuo, la prima cosa che dovete fare è memorizzare ogni vino che assaggiate perché il primo obiettivo che dovete perseguire è quello di essere in grado con il tempo di riconoscere alla cieca un vino, un’annata, lo stile di un produttore o di una zona in particolare. Quando riuscirete a fare questo non avrete bisogno che qualcuno vi dica bravo, perché ve lo potrete dire da soli.

 

5) Una volta diventati bravi, la prima cosa che dovrete fare è dimenticare tutto ciò che avete fatto fino al giorno prima (a parte viaggi e studi). Da quel momento in poi dovrete infatti iniziare a degustare alla cieca senza più pensare a ciò che sta nel bicchiere (cosa tutt’altro che semplice). Se così non fosse, il vostro giudizio inizierebbe ad essere guidato più che altro dalle vostre simpatie (o antipatie) e il vino, invece di degustarlo (anche se a voi sembrerà di farlo), inizierete a immaginarlo, perdendo di vista ciò che realmente c’è nel bicchiere e perdendo in un solo colpo anche quel minimo di oggettività che ogni degustatore deve sforzarsi di avere. Non è un delitto, ovvio, ma sappiate che se così fosse potreste anche risparmiarvi la fatica di rendere anonimi i campioni.

 

6) “Le vin ne doit pas être seulement bon à boire, il doit être bon à penser“. Questa frase l’ho presa pari pari dalla rivista Vinifera di Jacques Perrin e fa da raccordo perfetto con quanto scritto al punto precedente.La sua applicabilità non è chiaramente universale, ma di sicuro, per una certa fascia di vini, ha una validità pari a quella della legge di gravità. Ciòche distingue l’alcolista dal vero appassionato di vino è infatti l’esigenza di trovare nel vino qualcosa in più del semplice piacere organolettico e quindi qualcosa che lo induca a “pensare”. Il vero problema, non solo da oggi – per la verità, è che il vino, invece di fare pensare, viene troppo spesso “pensato”, specie da chi ne scrive, vuoi perché serve a trasmettere una propria sincera convinzione, vuoi perché fa “fico” e ti fa apparire agli occhi dell’interlocutore come il depositario di chissà quali straordinarie verità.

 

7) Se volete un esempio, eccovene uno. Nel catalogo di una degustazione organizzata pochi mesi fa da una rivista di settore (pur valida) ho trovato una scheda organolettica in cui la Malvasia di Bosa di Columbu veniva descritta come un vino dalla “dolcezza chiara”. Avendone una bottiglia in fresco, aperta dal giorno prima, sono tornato ad assaggiarla, trovandola di nuovo rigorosamente secca. Non sicuro, il giorno dopo l’ho riassaggiata. Secca, inequivocabilmente secca. Ancora nel dubbio, ho mandato un campione al laboratorio di analisi e il risultato e stato inappellabile: di zuccheri, solo tracce. Così va il mondo.

 

8 ) Altro esempio, ancora più calzante. Ad una cena tra colleghi, la maggior parte stranieri, abbiamo aperto (non alla cieca) una grande bottiglia di un grande produttore che si è rivelata – non importa per quale motivo – un’altrettanto grande “monnezza”. Eppure quasi nessuno ha avuto l’onestà e/o il coraggio di esporsi e ha lasciato spazio alle più stravaganti giustificazioni della maggioranza. Qualcuno addirittura è arrivato a scomodare i ricordi dell’infanzia “quando andavo da mio nonno in campagna e sentivo quegli odori che voi giovani non siete più abituati a sentire”. Sarà, ma la merda di vacca (mischiata pure all’aceto) non è esattamente quello mi aspetto quando apro una bottiglia di vino. Così va il mondo.

 

9) Usando un linguaggio meno “forbito” e senza con questo voler dare ragione ad alcuni tecnici che vorrebbero spiegare il vino solo con i numeri (così sarebbero anche gli unici autorizzati a giudicare il proprio operato), credo che nella degustazione ci siano alcuni punti cardine (ossidazione, riduzione acescenza et similia) che vadano rispettati. In caso contrario la degustazione diventerà sempre più una coperta che chiunque, con un minimo di personalità, potrà tirare a proprio piacimento.

 

10) E a proposito di personalità eccovi un’altra storiella. Sempre alcuni mesi fa, alla fine di una degustazione alla cieca di Barolo, un assaggiatore giovane quanto bravo e presuntuoso si sbilanciò sul vino del produttore xy affermando, con quell’aria di chi la sa lunga: “vedrete domani, se tra i 2001 ci sarà anche il suo Barolo sarà molto meglio di questo 1996. L’ho assaggiato da lui e ve lo posso garantire”. Il giorno successivo, alla fine della degustazione, l’ardito giovinotto, richiesto di un suo parere su un vino di cui ancora non conosceva il nome, sparò a zero senza tanti cerimoniali. Come potrete immaginare, il vino in questione era il Barolo 2001 del produttore xy.

 

La morale? Evitate di assaggiare pensando sempre di “ tenere na minchia tanta*” perché Madre Natura, pur se donna, prima o poi vi dimostrerà di avere un paio di centimetri più di voi. E non è una cosa bella.

Soprattutto se siete giovani e nel pieno delle forze.

[masna]

 

* cfr Frank Zappa (1940-1993), Uncle Meat, 1969, doppio CD, Rykodisc.

 

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 15 gen 2012 al 15 ott 2013 alle ore:

      Aspiranti vigneron alla riscossa! Sei Incontri in vigna con l'Ais Napoli

      Mancano: 00:00 ore.
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    • dal 19 mag 2012 al 19 mag 2012 alle ore:19:00

      19 Maggio, "Cioccolato e Fiori" un corso per i soci Ais con Perugina

      Mancano: 2 giorni e 03:20 ore.
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    • dal 21 mag 2012 al 21 mag 2012 alle ore:15:30

      21 Maggio, l'AIS Campania a Vitignoitalia 2012

      Mancano: 3 giorni e 23:50 ore.
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    • dal 24 mag 2012 al 21 giu 2012 alle ore:20:30

      Ais Napoli, Tre Appuntamenti con la Primavera dell'Enolaboratorio da Divinoinvigna

      Mancano: 7 giorni e 04:50 ore.
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