Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

31 Marzo, ASTORIA si presenta: 30 anni, 40 ettari e 9 vini

Pubblicato da aisnapoli il 13 - marzo - 2017Versione PDF

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

ASTORIA si presenta: 30 anni, 40 ettari e 9 vini

Una degustazione per celebrare il XXX anniversario di Astoria Wines

31 Marzo ore 20 Euro 15

Renaissance Naples Hotel Mediterraneo

Via Nuova Ponte di Tappia n.25 Napoli

Info e prenotazioni: tommasoluongo@yahoo.it 3356790897

Astoria Wines

L’azienda è nata nel 1987 da una storica famiglia di viticoltori. Paolo e Giorgio Polegato guidano oggi una casa vinicola che ha saputo interpretare lo stile contemporaneo con  un’immagine innovativa, al passo con i tempi, che trae ispirazione da una solida realtà: quaranta ettari immersi in una delle zone viticole più belle d’Italia, ornata da dolci colli e famosa per il suo clima gentile.

L’Azienda lega il suo nome al prodotto per eccellenza della tradizione enologica veneta: il Prosecco; proprio con questo vino, il Millesimato, si è aggiudicata negli anni molti riconoscimenti, tra cui il più significativo è la Gran Medaglia d’Oro al Concorso Enologico Internazionale Vinitaly di Verona. Prosecco Millesimato Docg e Refrontolo Passito Docg rappresentano i gioielli di casa. Ma Astoria non è solo Prosecco, produce anche vini più strutturati, quali i Colli di Conegliano Docg Crevada e Croder, avvalendosi del supporto tecnico di uno staff di grande competenza.

5 Spumanti

“Fanò” 2016 Asolo Prosecco Superiore Docg Extra Brut

“Casa Vittorino” 2016 Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut

“Rive di Refrontolo” “Millesimato 2016” Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry

“Arzanà” 2016 Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry

“Kalibro” 2013 Metodo lungo Cavazzani Brut

4 Vini fermi

“Mina” 2016 Colli di Conegliano Bianco Docg

“Crevada” 2014 Colli di Conegliano Bianco Docg

“Croder” 2013 Colli di Conegliano Rosso Docg

“Fervo” 2015 Marzemino di Refrontolo Passito Docg

Saranno con noi Giorgio Polegato titolare dell’ azienda e l’enologo Roberto Sandrin.

A guidare la degustazione Tommaso Luongo e Franco De Luca, Ais Napoli.

 

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ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli 

Quattro sfide all’Enopanetteria

Giovedi 16 Giugno ore 20.30 euro 25

Enopanetteria i Sapori della Tradizione

Corso Europa n.125 Melito (Na)

Info e prenotazioni: 081.7117410

Faremo insieme una passeggiata tra la “Marca” Anconetata e quella Firmana, fino all’Ascolana, a sfiorare i confini con l’Abruzzo. Degustazione tecnica a cura di Franco De Luca Tommaso Luongo, Ais Napoli. In apertura il tradizionale buffet di pizze di Stefano Pagliuca innaffiato da Altamarea Passerina Spumante Brut Ciù Ciù. A seguire, dopo le “sfide” in degustazione, un piatto a sorpresa della chef resident Raffaela Verde.

Diapositiva1

1. Pecorino e Passerina 

Vini accomunati da un gioco di parole ma che si somigliano come il giorno e la notte.

EVOÈ Marche IGP Passerina Ciù Ciù 2015

VS  

MERLETTAIE Offida DOCG Pecorino Ciù Ciù 2015

2. Verdicchio di Jesi o quello di Matelica?

Corpo o Finezza? Tutte le differenze che riguardano uno dei vini più intriganti della penisola.

Verdicchio di Matelica ColleStefano 2014

VS

Verdicchio dei Castelli di Jesi Campo delle Oche Fattoria San Lorenzo 2009

3. Vernaccia di Serrapetrona

Il vino ottenuto con ben tre fermentazioni (unico al mondo), come dovrebbe essere: dolce o secco? Qual è la sua storia?

Vernaccia di Serrapetrona Massimo Serboni Secco 2015

VS

Vernaccia di Serrapetrona Massimo Serboni Dolce 2015

4. La sfida più impegnativa di tutte: dare il giusto rilievo a una regione tra le più dotate nel campo enogastronomico.

 

Verticale di Grecomusc’ a Vitignoitalia 2016

Pubblicato da aisnapoli il 8 - giugno - 2016Versione PDF

13323278_1193832370648928_2414142381996378083_oDi Mimmo Gagliardi

Un vino singolare, un vitigno misterioso, un posto unico al mondo. E’ successo lo scorso 23 maggio nell’ambito di Vitigno Italia 2016, la bella manifestazione di casa da anni nella splendida cornice di Castel dell’Ovo.
In una delle stanze dell’antichissimo castello sul lungomare partenopeo le bottiglie di Grecomusc’ di Cantine Lonardo Contrade di Taurasi hanno incontrato un folto pubblico di interessati wine lovers, che hanno ben volentieri si sono sottratti agli assaggi nelle altre sale per godersi un viaggio tra sei delle nove annate sin qui prodotte.
Le note di degustazione di Marina Alaimo e Tommaso Luongo hanno supportato l’appassionato racconto di Sandro Lonardo, fondatore della Cantina, che ha profuso energie ed entusiasmo per recuperare un vitigno unico nell’areale irpino e nazionale: il vecchio Grecomusc’. Definito “muscio” dai vecchi contadini a causa della particolare tendenza degli acini ad asciugarsi durante la maturazione presentando una buccia raggrinzita, veniva vinificato ed utilizzato per arricchire il vino ricavato da uve di Greco aumentandone la piacevolezza aromatica e gustativa.
13329532_1193832580648907_1418347108812529078_oGrazie a uno studio condotto in collaborazione tra le Cantine Lonardo con la dottoressa Antonella Monaco della facoltà di Agraria della Facoltà di Portici (NA), il vitigno che Sandro aveva sempre visto crescere sugli starseti di Taurasi è stato analizzato a livello di DNA ed assimilato al Roviello Bianco. Ma a noi il termine Grescomusc’ piace. Dal 2006 è sinonimo di un vino unico, visto che i Lonardo sono i soli a vinificare il Roviello Bianco che, tra l’altro, cresce solo a Taurasi ed immediati dintorni.

Ecco le impressioni sulle annate degustate in questa che, in assoluto, è stata la seconda verticale di Grecomusc’ mai realizzata:
2009 – I.G.T. Irpinia Bianco Grecomusc’.

Di colore giallo dorato pieno e cangiante. Il naso offre aromi frutto dell’evoluzione del vino che variano dall’affumicato all’idrocarburo, aromi speziati di radice di liquirizia, frutta e fiori secchi. Al sorso il palato viene avvolto dalla morbidezza del vino che con passo deciso e lineare porta avanti la sua parte fresca e minerale. Vino caldo e persistente con un finale di mandorla con note minerali sulfuree.

2011 – I.G.T. Irpinia Bianco Grecomusc’.

L’annata 2010 non è stata prodotta per scelta aziendale. Il vino si presenta di un colore giallo dorato ben luminoso. Al naso le note evolutive rimandano al miele, al burro, alle arachidi ma non prevalgono su un bel fruttato di pesca e arancia mature. L’impronta minerale resta una costante con note di grafite e zolfo. Al gusto il sorso è pieno e corposo, fresco con il calore che si diffonde nel palato sul finale affidato a note minerali.

2012 – I.G.T. Irpinia Bianco Grecomusc’.

Di colore giallo dorato non pienissimo, all’olfatto rivela una prevalenza di fruttato maturo e floreale non secco, buccia d’arancia e nocciola tostata, appoggiati su un denso strato minerale che ricorda la pietra focaia e lo zolfo. Bello il sorso che entra fresco, agile e corposo per finire caldo non note agrumate e sulfuree. All’inizio della sua maturità piena.

2013 – I.G.T. Irpinia Bianco Grecomusc’.

Colore giallo paglierino abbastanza carico. All’olfatto rilascia complesse note di mela, pera e pesca fresche, agrumato di arancia e pompelmo, fresie e gigli, note vanigliate, sulfuree e di pietra focaia completano un corredo notevole. Sorso fresco, tagliente, agrumato, che si scioglie caldo tra note fume’ e di iodio. Non ancora giunto alla maturità, ma è piacevolissimo da bere.

2014 – I.G.T. Irpinia Bianco Grecomusc’.

Colore giallo paglierino con riflessi verdi. L’olfatto ricorda note molto fresche e acide di frutta non matura e agrume appena tagliato, fiori freschi e la costante nota minerale di zolfo. Al palato è estremamente fresco e agrumato, non ancora perfettamento bilanciato dal calore della componente alcolica. Giovanissimo

2015– I.G.T. Irpinia Bianco Grecomusc’ Burlesque.

Prima annata di un nuovo progetto per un vino ottenuto da uve di un’unica vigna coltivata secondo l’ancestrale metodo delle starsete taurasine a piede franco. Colore nettamente giallo paglierino tenue con forti riflessi verdi. Naso che esalta note freschissime e penetranti di frutta, agrume e fiori. Le note sulfuree sono ancora poco nette e fuse con sentori iodati. Sorso freschissimo, diretto ma molto morbido e ricco. Un vino che si farà ma che sta appena muovendo i primi passi.

L’evoluzione del Grecomusc’ ci ha trasmesso un’idea importante di vinificazione, fortemente legata alle caratteristiche pedoclimatiche e geologiche del territorio, che mira alla conservazione di una tradizionalità e di una franchezza che non vogliono lasciarsi irretire dall’andamento del mercato. Un vino molto identitario e di personalità, che intende cavalcare il tempo andando oltre le mode e i preconcetti. Esattamente come il Burlesque.

Tuffate il naso in un calice di Eiswein

Pubblicato da aisnapoli il 24 - maggio - 2016Versione PDF

13230072_10206024724805305_1539057495229966589_nDi Marianna Cotecchia

Tuffate il naso in un calice di Eiswein, assaporerete l’algida dolcezza e gli aromi che vengono dal freddo. Letteralmente “vino dal ghiaccio”. Dimenticate un attimo calore del sole, acini appassiti, botrytis cinerea, qui parliamo di piccole, pazienti, puntuali e ripetute vendemmie notturne durante le prime gelate invernali, di acini congelati, raccolti a meno 8 °C e poi delicatamente pressati nelle prime ore dell’alba ancora nello stato congelato.
Le soluzioni zuccherine hanno un punto di congelamento inferiore all’acqua, questo consente di estrarre dall’acino solo le componenti liquide con concentrazioni zuccherine più elevate. Gli Eiswein non sono prodotti da acini appassiti. Hanno infatti generalmente residui zuccherini inferiori, paragonabili più ai Beerenauslese “vendemmia da acini selezionati”, contenenti fino a 200g/l di zucchero residuo all’incirca, che ai Trockenbeerenauslese “vendemmia da acini appassiti selezionati”, che invece contano fino a 270g/l di zucchero residuo all’incirca Ebbene si, la classificazione dei vini in Germania, scarsamente regolati dal punto di vista legislativo, è basata principalmente sul livello del contenuto zuccherino. Insomma, siamo ancora molto lontani da una legislazione dettagliata che sia equiparabile alla nostra o a quella francese…

E così, a Terre d’Italia, in Toscana, un piccolo angolo di Germania è venuto a deliziarci con la sua “bellezza del ghiaccio”: Lamberto Tosi e Andrea Macchia hanno proposto alla degustazione sette Eiswein indimenticabili
Ruppertsberger Linsenbusch Riesling Eiswein 2012. StaatsWeingut mit Johannitergut. Pfalz è il famoso Palatinato, la vasta regione che estende a sud dell’Assia Renana, dove ricchi e ben strutturati Riesling raggiungono la piena maturità grazie al clima più temperato, dando vita ad ottimi Trockenbeerenauslese. Cristallino, lievemente dorato, dai riflessi platino. Delicato, dolce e corposo, questo vino di ghiaccio da uve Riesling nell’annata 2012 ha avuto il 9% di alcool. Per informazione, Ruppertsberger è il nome del villaggio, Linsenbush è il nome del vigneto. Coerente all’olfatto e in bocca, ha esordito con una finissima entrée di mele cotogne cotte e una leggerissima, soave nota di ciliegie in confettura e di frutta tropicale. Discreta persistenza, fine ed equilibrato

Oberbergener Baßgeige Weißburgunder Eiswein 2012 – Oberbergen. La fertile Baden, ricchissima di vigneti, si estende a sud-ovest. I terreni diversificati, suoli morenici, vulcanici, granitici, consentono di produrre vini secchi, abbastanza morbidi, prevalentemente da Pinot, Riesling, Gewürztraminer e Spatburgunder. L’Eiswein da Pinot bianco in degustazione ha 7 gradi alcolometrici. Non proprio dorato, più paglierino, ma splendente. Un intenso attacco di pera e melone. Al gusto un buon connubio di frutta secca e miele caramellato. Spezie leggere. Pienezza, morbidezza della maturazione in rovere e la piacevole acidità creano un equilibrio memorabile.

Cabernet Sauvignon Eiswein 2008 – Anselmann (Pfalz). La cantina Werner Anselmann, nata intorno al 1126 sui terreni argillosi di Pfalz, è una delle più grandi e meglio attrezzate aziende vinicole private in Germania. Pluripremiato, in concorsi nazionali ed internazionali, l’Eiswein da Cabernet Sauvignon è di un accattivante, lucente rosso rubino. Al naso emergono potenti i sentori di frutti rossi e sorbe, coerente al gusto, spezie e sfumature balsamiche di fondo, persistenza, acidità e sapidità da manuale

St. Laurent Blanc de noir Eiswein 2007 – Anselmann (Pfalz). Ancora Anselmann, questa volta un Eiswein da Pinot Noir, il giallo oro brillante svela un elegante Blanc de Noir. Anche questa bottiglia esibisce contrassegni di più premi internazionali, Il gioco di aromi include note fruttate mature di mango, albicocche, miele. Ricorda ancora l’odore di frutta secca e fiori delicati. È corposo, di equilibrata acidità dolce, fine. Persistente.

Oberbergener Baßgeige Weißburgunder Eiswein 1998 – Oberbergen (Baden). Oberbergen è una antica cooperativa di produttori, fondata nel 1924, che fa laboriose e costose colture di qualità su ripide terrazze e terreni vulcanici, la cui roccia porosa è parzialmente coperta da uno strato di loess, che fornisce un terreno di coltura ideale soprattutto per le varietà Pinot. E il Pinot bianco dà l’Eiswein 1998, 8 gradi di alcool, la sosta in barrique accompagna al colore dorato i sentori di pera matura, miele caldo, caramello, mandorla tostata, che non emergono subito, ma richiedono pazienza e tempo di attesa, coperti dalla consueta nota ossidativa che, pur presente in più vini, in questo e nei suoi compagni più vecchi, man mano è più importante.

Rheingau Riesling Eiswein 1994 – Weingut Forschungsanstalt (Rheingau). Questo Riesling Eiswein proviene dalla Cantina dell’Istituto di Ricerca Stato, la zona è Rheingau, situata a ovest di Wiesbaden, considerata la migliore zona vinicola del Reno, dove si producono Riesling “classici”, pieni ma non pesanti. Fondata nel 1872, già “reale prussiana Collegio per frutteti e vigneti”, tra i ricercatori annoverò anche il dottor Hermann Müller-Thurgau, che gettò le basi per la varietà porta il suo nome. Colore dorato, intenso, limpido, consistente. A farsi largo tra la nota ossidata e un discreto sentore di idrocarburi, un sottile bouquet di albicocche disidratate, litchi. Ancora vivaci dolcezza e acidità. Agrumi canditi, frutta secca, note minerali e fumose. Oltre il maturo, ma ancora strutturato

Erbacher Steinmorgen Riesling 1987 – Weingut Freiherr Zu Knyphausen (Rheinessen). La cantina Barone Knyphausen ha vigneti coltivati con il 85% Riesling, il 10% Pinot Nero, e varietà autoctone come il Red Riesling. È assurta a cantina tra le più importanti in Germania, passando alla coltivazione biologica, introducendo criteri di qualità più rigorosi in vigna, e anche attraverso l’uso attento di botti di rovere. Il nome Erbacher Steinmorgen è quello di una vigna della Chiesa locale Erbach nella zona di coltivazione di Rheingau. Una nuance albicocca con riflessi dorati rivela un Eiswein che ha visto giorni migliori. I sentori sono abbastanza stanchi, tendono ad inasprirsi e lasciano solo intuire l’albicocca candita, i fiori secchi, la scorza d’arancia caramellata.

È il caso di dire che la messa è finita, e amen.

13 Maggio I vini di Tenuta Angoris da Calici e…

Pubblicato da aisnapoli il 13 - maggio - 2016Versione PDF

13112977_861044460672518_4339696026530341038_oRefosco e Ribolla Gialla in degustazione due calici più tagliere mix salumi,formaggi e assaggi vari. €12,00

Calici e… Via Morosini 30-32, 80125 Napoli Dalle ore 21. E’ gradita prenotazione cell. 3482597055

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

Cantine MONFORT, il Trentino nel bicchiere

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Giovedi 21 Aprile ore 20.30 euro 20

Enopanetteria i Sapori della Tradizione

Corso Europa n.125 Melito (Na)

Info e prenotazioni: 081.7117410

Dalla dolce pianura della Vallagarina e della Valle dell’Adige ai declivi della Valsugana e ai paesaggi terrazzati della Valle di Cembra: solo uve trentine per raccontare il profondo legame con la terra di Cantine Monfort, azienda che vanta un’esperienza vinicola dal 1945 e che continua oggi con la famiglia di Lorenzo Simoni, una storia bella di vino giunta ormai, con l’ingresso di Chiara e Federico, alla quarta generazione.

MONFORT BRUT TRENTO DOC (100% Chardonnay)

MONFORT RISERVA TRENTO DOC (80% Chardonnay 20% Pinot Nero, 54 mesi di affinamento)

CASATA MONFORT GEWÜRZTRAMINER TRENTINO DOC

CASATA MONFORT BLANC DE SERS Brut Nature (Valderbara, Vernaza, Veltliner Rosso, progetto di recupero di antiche varietà)

CASATA MONFORT PINOT NERO TRENTINO DOC

Degustazione tecnica a cura di Tommaso Luongo, delegato Ais Napoli.

In apertura il tradizionale buffet di pizze di Stefano Pagliuca. A seguire un piatto a sorpresa della chef resident Raffaela Verde.

1 FotoDi Marco Fasciglione

Vero e proprio status symbol della Basilicata del vino, l’Aglianico del Vulture è una delle migliori uve del nostro Paese ed origine di un vino che può essere senz’altro inserito tra i grandi rossi italiani al pari del Barolo in Piemonte, del Brunello di Montalcino in Toscana, dell’Amarone della Valpolicella nel Veneto e del suo stretto parente campano, il Taurasi. Si tratta di un vino dotato di personalità come pochi e che è riuscito ad ottenere risultati qualitativi eccellenti grazie al lavoro dei produttori locali, dove le aziende storiche hanno svolto un fondamentale ruolo di avanguardia e di orientamento per la crescita di nuove imprese che hanno apportato a loro volta un fondamentale contributo in termini di entusiasmo, passione ed innovazione. L’uomo, quindi, con le sue conoscenze e le sue tradizioni (la pratica dell’allevamento ad alberello, ancora utilizzata in alcune aree del Vulture, ne costituisce un esempio), ma non solo. L’altro elemento che concorre in modo fondamentale nella creazione di un vino monumentale sotto tutti i punti di vista, è l’ambiente pedoclimatico: poche sono le zone, in Italia come all’estero, così vocate come l’area del Vulture. I terreni vulcanici hanno evitato il diffondersi della fillossera favorendo lo sviluppo di vigne molto antiche, franche di piede, in alcuni casi, come detto, ancora coltivate ad alberello. L’altitudine, che oscilla tra i 450 ed i 600 metri sul livello del mare, è ideale per l’allevamento della vite: le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, il minore irradiamento solare determinato dall’inclinazione dei vigneti, l’ottima ventilazione proveniente dal mare ed il drenaggio perfetto dei terreni a base tufacea e ricchi di minerali, arricchiscono il corredo aromatico e soprattutto conferiscono eleganza e finezza ai profumi. L’insieme di questi fattori consente ai coltivatori locali il lusso di poter assecondare la maturazione tardiva dell’uva e quindi di poter procedere con la vendemmia nel momento in cui l’uva ha raggiunto un perfetto equilibrio tra maturazione tecnologica, quella fenolica e quella aromatica. Il vino che ne deriva si caratterizza per una componente acido-tannica che ne esalta la droiture e ne favorisce la vita lunghissima tanto in bottiglia quanto nel bicchiere dove il vino con il trascorrere del tempo non si spegne bensì si esalta, continua ad evolversi in un incessante andirivieni gusto-olfattivo.
i vini in degustazioneÈ a questo grande vino e al suo terroir che è stata dedicata il 23 marzo 2016 una doppia verticale condotta da Marina Alaimo presso il ristorante Cap’Alice in via Bausan. Le sessioni di degustazione hanno riguardato alcuni dei prodotti di punta di due aziende del Vulture: Eubea e Vigne Mastrodomenico. Si tratta di aziende relativamente giovani, entrambe fondate verso la fine degli anni ‘90 e a conduzione familiare, ma che hanno già dimostrato di saper interpretare al meglio la millenaria tradizione enologica del Vulture.
Eubea, che ha presentato il Ròinos nei millesimi 2008, 2009 e 2012, ha sede in località Ripacandida ed è oggi guidata da Eugenia Sasso (presente alla degustazione), nipote e figlia d’arte, affiancata dal papà Francesco una delle maggiori personalità del mondo del vino della Basilicata. Il Ròinos proviene da vigne antiche anche di 70 anni coltivate a Barile principalmente ad alberello o a filare basso (questo per limitare gli effetti del caldo e del sole durante le assolate giornate dei mesi estivi) e affinato attraverso un sapiente utilizzo di botti di rovere francese.
Le Cantine Mastrodomenico, che hanno presentato il Likos nei millesimi 2007, 2009 e 2011, sono situate a Barile piccolo paese incastonato tra le pendici orientali del monte Vulture in quel suggestivo scenario naturale del massiccio collinare Sheshë: una serie di grotte scavate nel tufo ed adibite, soprattutto nel passato a cantine per la custodia del vino. L’azienda, condotta dall’agronomo Donato e dai figli Giuseppe e Emanuela (anche lei presente alla serata di degustazione) si caratterizza per il meticoloso lavoro in vigna e per la forte spinta innovativa: dal 2011 l’azienda ha aderito a Farm To Fork (F2F) una ricerca pilota finanziata dall’Unione Europea, e che coinvolge aziende ed università sparse su tutto il territorio europeo, destinata a promuovere la tracciabilità dei prodotti alimentari e la lotta alla contraffazione. Una volta a regime, il sistema di tracciabilità consentirà di ricostruire la storia di ogni singola bottiglia dalla vendemmia fino all’affinamento e all’imbottigliamento finale.
Entrambe le aziende operano da alcuni anni in regime di viticultura biologica certificato. La scelta verso la viticoltura sostenibile è testimonianza dei valori che permeano la filosofia aziendale di entrambe: un approccio alle risorse della terra basato sul rispetto, la preservazione e lo sguardo rivolto alle generazioni future.
In via generale, le due verticali hanno confermato la vocazione dell’Aglianico del Vulture come grande vino da invecchiamento caratterizzato da una mineralità che sembra trarre la propria linfa vitale dalla lava, dal tufo e dalle brezze che dal mare si inerpicano fino al Vulture. La degustazione ha consentito, inoltre, di analizzare più in dettaglio il millesimo 2009: proposto in entrambe le verticali, tale millesimo si è confermato come un’annata di grande spessore grazie al carattere amichevole e caldo dell’andamento climatico stagionale. Infine, quanto alle annate più giovani, se da un lato il loro essere ancora in fieri è di palmare evidenza, dall’altro lato i due vini hanno evidenziato un carattere caleidoscopico, ed una estrema vitalità fatta di irrequietezze, di movimento, di dinamicità, con delle potenzialità evolutive da vertigini.

La degustazione

Ròinos 2008 Eubea
Manto rubino cupo. Timbro olfattivo evoluto e discretamente modulato con un corredo aromatico che apre su note di amarena, poi pepe nero e quindi note di gesso che si intrecciano nella chiusura con note di pelle conciata e sentori eterei di ceralacca. Al palato il vino mostra potenza ed eleganza in un discreto equilibrio generale in cui l’acidità risulta ben calibrata e mai aggressiva. Lungo il finale declinato su note minerali salmastre e che ricordano la pietra lavica e la grafite. Affinato in botti di rovere.

Ròinos 2009 Eubea
Rosso rubino intenso. L’intrigante incipit olfattivo sprigiona note di frutta rossa, poi i profumi virano drasticamente verso sentori di liquirizia in radice per cedere il passo a note floreali; quindi con l’ossigenazione il naso viene condotto verso stuzzicanti sentori di pepe nero intrecciati a nuances minerali ed erbe aromatiche. Seguono di nuovo le spezie, ma questa volta dolci, per chiudere infine con accenni di fichi secchi. La bocca è interamente giocata sugli inseguimenti gustativi tra i tannini irruenti, ma non aggressivi, e tutto sommato ben delineati, la piacevole sapidità ed una affascinante freschezza che sottolineano le intatte potenzialità evolutive del vino. Finale lungo e coerente declinato su note di grafite e china. Affinato in botti di rovere.

Ròinos 2012 Eubea
Manto rubino, ricco di luce e di riflessi. Il naso, avvolgente, apre su note di amarena intessute a note eteree, per poi orientarsi verso sentori di pepe nero e chiodi di garofano e infine su note di caffè e cacao. Bocca di struttura tutt’altro che timida: il sorso porta in dote la freschezza del sapore, tannini setosi e ben fusi nella struttura del vino ed una stuzzicante sapidità che sostengono un corpo a dir poco imponente e fanno da preludio ad un finale lungo e di rara potenza declinato su note di caffè, timo e gesso. Insomma, un millesimo che esprime al meglio le potenzialità del territorio: godibile già oggi ma con ancora lunghi anni di evoluzione davanti a sé. Affinato in botte di rovere.

Likos 2007 Mastrodomenico
Rubino cupo, quasi impenetrabile. L’assetto olfattivo è lento ma ricco e generoso; esordisce su note di cuoio e di amarene che ‘dominano’ un quadro che si arricchisce poco a poco di spezie dolci, poi gesso e grafite, quindi sentori iodati e salmastri per orientarsi in chiusura su note di ceralacca. Bocca elegante e carica di vitalità in cui i tannini, evidenti ma ben fusi nella struttura, e l’impetuosa salinità, che rilancia la persistenza iodata ed eterea, operano in un contesto di generale equilibrio gusto-olfattivo. Un vino, insomma, con prospettive di evoluzione ancora rilevanti. Barrique francesi poi affinamento in bottiglia.

Likos 2009 Mastrodomenico
Il vino esprime perfettamente le potenzialità dell’andamento climatico stagionale, caldo e precoce, e che regala un millesimo che donerà ancora a lungo tante soddisfazioni agli appassionati. Manto rubino compatto, la carica antocianica è talmente forte da lasciare del colore lungo le pareti del calice. Silhouette olfattiva ricca ed elegante nella sua prorompente mineralità: apre su note di gesso e nuances di grafite, poi amarena in confettura e sorba matura, quindi humus e sentori silvestri anticipano note di chiodi di garofano e una lussuosa declinazione aromatica di radice di liquirizia. Come se non bastasse, dopo circa venti minuti dall’inizio della degustazione emergono suggestive note di pesche sciroppate e di agrumi e fichi secchi. Il sorso è intenso ed energico e rivela un’impalcatura acido-tannica di solare efficienza; il finale potente, complesso e lungo è interamente dedicato alla frutta in confettura e alle note minerali. Lo si può apprezzare già da ora, oppure da conservare in cantina per qualche lustro. Barrique francesi poi affinamento in bottiglia.

Likos 2011 Mastrodomenico
Il tono cromatico, cupo e tetragono è sostanzialmente in linea con il millesimo precedente. Il ventaglio aromatico è imponente, colossale e caleidoscopico. Il naso, in effetti, indugia in un continuo susseguirsi e rincorrersi di ritorni olfattivi con un incipit declinato su note di spezie dolci ma che si rimodula subito su prorompenti note iodate, ferrose e medicinali. Poi le note di fichi secchi, le bacche di liquirizia, i sentori di cacao e la polvere di caffè prendono il sopravvento ma solo per condurre il naso ad un progressivo declino su note di more di gelso, quindi di rosa e di erbe alpine. Il sorso evidenzia grande qualità: il vino entra autorevolmente nel palato per allargare velocemente lo spettro aromatico e scatenarsi in una vertigine di ritorni minerali e di liquirizia, in un quadro caratterizzato dal martellante ritmo impresso dall’acidità e da un persistente finale gessoso. Un vino monumentale ma palesemente ancora in divenire e che merita di essere atteso ancora a lungo per poterne apprezzare al massimo tutte le proprie potenzialità. Barrique francesi poi affinamento in bottiglia.

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 30 giu 2017 al 30 giu 2017 alle ore:20:30

      30 Giugno, A tu per tu con Roberto Di Meo all’Enopanetteria

      Mancano: 6 giorni e 03:47 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
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