Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

1 FotoDi Marco Fasciglione

Vero e proprio status symbol della Basilicata del vino, l’Aglianico del Vulture è una delle migliori uve del nostro Paese ed origine di un vino che può essere senz’altro inserito tra i grandi rossi italiani al pari del Barolo in Piemonte, del Brunello di Montalcino in Toscana, dell’Amarone della Valpolicella nel Veneto e del suo stretto parente campano, il Taurasi. Si tratta di un vino dotato di personalità come pochi e che è riuscito ad ottenere risultati qualitativi eccellenti grazie al lavoro dei produttori locali, dove le aziende storiche hanno svolto un fondamentale ruolo di avanguardia e di orientamento per la crescita di nuove imprese che hanno apportato a loro volta un fondamentale contributo in termini di entusiasmo, passione ed innovazione. L’uomo, quindi, con le sue conoscenze e le sue tradizioni (la pratica dell’allevamento ad alberello, ancora utilizzata in alcune aree del Vulture, ne costituisce un esempio), ma non solo. L’altro elemento che concorre in modo fondamentale nella creazione di un vino monumentale sotto tutti i punti di vista, è l’ambiente pedoclimatico: poche sono le zone, in Italia come all’estero, così vocate come l’area del Vulture. I terreni vulcanici hanno evitato il diffondersi della fillossera favorendo lo sviluppo di vigne molto antiche, franche di piede, in alcuni casi, come detto, ancora coltivate ad alberello. L’altitudine, che oscilla tra i 450 ed i 600 metri sul livello del mare, è ideale per l’allevamento della vite: le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, il minore irradiamento solare determinato dall’inclinazione dei vigneti, l’ottima ventilazione proveniente dal mare ed il drenaggio perfetto dei terreni a base tufacea e ricchi di minerali, arricchiscono il corredo aromatico e soprattutto conferiscono eleganza e finezza ai profumi. L’insieme di questi fattori consente ai coltivatori locali il lusso di poter assecondare la maturazione tardiva dell’uva e quindi di poter procedere con la vendemmia nel momento in cui l’uva ha raggiunto un perfetto equilibrio tra maturazione tecnologica, quella fenolica e quella aromatica. Il vino che ne deriva si caratterizza per una componente acido-tannica che ne esalta la droiture e ne favorisce la vita lunghissima tanto in bottiglia quanto nel bicchiere dove il vino con il trascorrere del tempo non si spegne bensì si esalta, continua ad evolversi in un incessante andirivieni gusto-olfattivo.
i vini in degustazioneÈ a questo grande vino e al suo terroir che è stata dedicata il 23 marzo 2016 una doppia verticale condotta da Marina Alaimo presso il ristorante Cap’Alice in via Bausan. Le sessioni di degustazione hanno riguardato alcuni dei prodotti di punta di due aziende del Vulture: Eubea e Vigne Mastrodomenico. Si tratta di aziende relativamente giovani, entrambe fondate verso la fine degli anni ‘90 e a conduzione familiare, ma che hanno già dimostrato di saper interpretare al meglio la millenaria tradizione enologica del Vulture.
Eubea, che ha presentato il Ròinos nei millesimi 2008, 2009 e 2012, ha sede in località Ripacandida ed è oggi guidata da Eugenia Sasso (presente alla degustazione), nipote e figlia d’arte, affiancata dal papà Francesco una delle maggiori personalità del mondo del vino della Basilicata. Il Ròinos proviene da vigne antiche anche di 70 anni coltivate a Barile principalmente ad alberello o a filare basso (questo per limitare gli effetti del caldo e del sole durante le assolate giornate dei mesi estivi) e affinato attraverso un sapiente utilizzo di botti di rovere francese.
Le Cantine Mastrodomenico, che hanno presentato il Likos nei millesimi 2007, 2009 e 2011, sono situate a Barile piccolo paese incastonato tra le pendici orientali del monte Vulture in quel suggestivo scenario naturale del massiccio collinare Sheshë: una serie di grotte scavate nel tufo ed adibite, soprattutto nel passato a cantine per la custodia del vino. L’azienda, condotta dall’agronomo Donato e dai figli Giuseppe e Emanuela (anche lei presente alla serata di degustazione) si caratterizza per il meticoloso lavoro in vigna e per la forte spinta innovativa: dal 2011 l’azienda ha aderito a Farm To Fork (F2F) una ricerca pilota finanziata dall’Unione Europea, e che coinvolge aziende ed università sparse su tutto il territorio europeo, destinata a promuovere la tracciabilità dei prodotti alimentari e la lotta alla contraffazione. Una volta a regime, il sistema di tracciabilità consentirà di ricostruire la storia di ogni singola bottiglia dalla vendemmia fino all’affinamento e all’imbottigliamento finale.
Entrambe le aziende operano da alcuni anni in regime di viticultura biologica certificato. La scelta verso la viticoltura sostenibile è testimonianza dei valori che permeano la filosofia aziendale di entrambe: un approccio alle risorse della terra basato sul rispetto, la preservazione e lo sguardo rivolto alle generazioni future.
In via generale, le due verticali hanno confermato la vocazione dell’Aglianico del Vulture come grande vino da invecchiamento caratterizzato da una mineralità che sembra trarre la propria linfa vitale dalla lava, dal tufo e dalle brezze che dal mare si inerpicano fino al Vulture. La degustazione ha consentito, inoltre, di analizzare più in dettaglio il millesimo 2009: proposto in entrambe le verticali, tale millesimo si è confermato come un’annata di grande spessore grazie al carattere amichevole e caldo dell’andamento climatico stagionale. Infine, quanto alle annate più giovani, se da un lato il loro essere ancora in fieri è di palmare evidenza, dall’altro lato i due vini hanno evidenziato un carattere caleidoscopico, ed una estrema vitalità fatta di irrequietezze, di movimento, di dinamicità, con delle potenzialità evolutive da vertigini.

La degustazione

Ròinos 2008 Eubea
Manto rubino cupo. Timbro olfattivo evoluto e discretamente modulato con un corredo aromatico che apre su note di amarena, poi pepe nero e quindi note di gesso che si intrecciano nella chiusura con note di pelle conciata e sentori eterei di ceralacca. Al palato il vino mostra potenza ed eleganza in un discreto equilibrio generale in cui l’acidità risulta ben calibrata e mai aggressiva. Lungo il finale declinato su note minerali salmastre e che ricordano la pietra lavica e la grafite. Affinato in botti di rovere.

Ròinos 2009 Eubea
Rosso rubino intenso. L’intrigante incipit olfattivo sprigiona note di frutta rossa, poi i profumi virano drasticamente verso sentori di liquirizia in radice per cedere il passo a note floreali; quindi con l’ossigenazione il naso viene condotto verso stuzzicanti sentori di pepe nero intrecciati a nuances minerali ed erbe aromatiche. Seguono di nuovo le spezie, ma questa volta dolci, per chiudere infine con accenni di fichi secchi. La bocca è interamente giocata sugli inseguimenti gustativi tra i tannini irruenti, ma non aggressivi, e tutto sommato ben delineati, la piacevole sapidità ed una affascinante freschezza che sottolineano le intatte potenzialità evolutive del vino. Finale lungo e coerente declinato su note di grafite e china. Affinato in botti di rovere.

Ròinos 2012 Eubea
Manto rubino, ricco di luce e di riflessi. Il naso, avvolgente, apre su note di amarena intessute a note eteree, per poi orientarsi verso sentori di pepe nero e chiodi di garofano e infine su note di caffè e cacao. Bocca di struttura tutt’altro che timida: il sorso porta in dote la freschezza del sapore, tannini setosi e ben fusi nella struttura del vino ed una stuzzicante sapidità che sostengono un corpo a dir poco imponente e fanno da preludio ad un finale lungo e di rara potenza declinato su note di caffè, timo e gesso. Insomma, un millesimo che esprime al meglio le potenzialità del territorio: godibile già oggi ma con ancora lunghi anni di evoluzione davanti a sé. Affinato in botte di rovere.

Likos 2007 Mastrodomenico
Rubino cupo, quasi impenetrabile. L’assetto olfattivo è lento ma ricco e generoso; esordisce su note di cuoio e di amarene che ‘dominano’ un quadro che si arricchisce poco a poco di spezie dolci, poi gesso e grafite, quindi sentori iodati e salmastri per orientarsi in chiusura su note di ceralacca. Bocca elegante e carica di vitalità in cui i tannini, evidenti ma ben fusi nella struttura, e l’impetuosa salinità, che rilancia la persistenza iodata ed eterea, operano in un contesto di generale equilibrio gusto-olfattivo. Un vino, insomma, con prospettive di evoluzione ancora rilevanti. Barrique francesi poi affinamento in bottiglia.

Likos 2009 Mastrodomenico
Il vino esprime perfettamente le potenzialità dell’andamento climatico stagionale, caldo e precoce, e che regala un millesimo che donerà ancora a lungo tante soddisfazioni agli appassionati. Manto rubino compatto, la carica antocianica è talmente forte da lasciare del colore lungo le pareti del calice. Silhouette olfattiva ricca ed elegante nella sua prorompente mineralità: apre su note di gesso e nuances di grafite, poi amarena in confettura e sorba matura, quindi humus e sentori silvestri anticipano note di chiodi di garofano e una lussuosa declinazione aromatica di radice di liquirizia. Come se non bastasse, dopo circa venti minuti dall’inizio della degustazione emergono suggestive note di pesche sciroppate e di agrumi e fichi secchi. Il sorso è intenso ed energico e rivela un’impalcatura acido-tannica di solare efficienza; il finale potente, complesso e lungo è interamente dedicato alla frutta in confettura e alle note minerali. Lo si può apprezzare già da ora, oppure da conservare in cantina per qualche lustro. Barrique francesi poi affinamento in bottiglia.

Likos 2011 Mastrodomenico
Il tono cromatico, cupo e tetragono è sostanzialmente in linea con il millesimo precedente. Il ventaglio aromatico è imponente, colossale e caleidoscopico. Il naso, in effetti, indugia in un continuo susseguirsi e rincorrersi di ritorni olfattivi con un incipit declinato su note di spezie dolci ma che si rimodula subito su prorompenti note iodate, ferrose e medicinali. Poi le note di fichi secchi, le bacche di liquirizia, i sentori di cacao e la polvere di caffè prendono il sopravvento ma solo per condurre il naso ad un progressivo declino su note di more di gelso, quindi di rosa e di erbe alpine. Il sorso evidenzia grande qualità: il vino entra autorevolmente nel palato per allargare velocemente lo spettro aromatico e scatenarsi in una vertigine di ritorni minerali e di liquirizia, in un quadro caratterizzato dal martellante ritmo impresso dall’acidità e da un persistente finale gessoso. Un vino monumentale ma palesemente ancora in divenire e che merita di essere atteso ancora a lungo per poterne apprezzare al massimo tutte le proprie potenzialità. Barrique francesi poi affinamento in bottiglia.

Galamella sbarca a Vomero Chocoland dal 2 al 6 Marzo

Pubblicato da aisnapoli il 4 - marzo - 2016Versione PDF

locandina-pubblicita-forex-v2Una valanga di cioccolato sta per invadere il Vomero e di certo non poteva mancare la Galamella, la crema spalmabile napoletana con oltre il 43% di nocciole campane e con olio extravergine d’oliva, rigorosamente senza olio di palma. Tra i vari stand presenti alla manifestazione, che si terrà nel quartiere collinare dal 2 al 6 marzo, ci sarà anche l’azienda Galameo che farà provare la Galamella, la versione di “quella” tutta napoletana. Lo stand sarà posizionato in Via Enrico Alvino, angolo Via Scarlatti. Oltre alla degustazione, sarà possibile acquistarla presso lo stand. Durante il Chocoland sarà lanciato il GALApezzotto. Che cos’è? Se “quella” ci mette il nome sulle etichette, Galamella propone una versione ancora più personalizzata, con la caricatura richiesta dal cliente realizzata dall’artista Angelo Sasso. Le caricature, una volta ordinate, verranno stampate sull’etichetta della Galamella. Inoltre, per gli amanti della cucina e della Galamella, sabato 5 Marzo si svolgeranno due laboratori all’interno dell’AzarCafè in Via Scarlatti a cura di Galameo, tenuti dal cuoco pasticciere Massimiliano Manzo: alle ore 11 laboratorio di crêpes, su cui spalmare poi la delicata crema alle nocciole, ed alle ore 17 laboratorio di pancake con la Galamella. Domenica 6 Marzo alle 12.30 sempre all’AzarCafè, Tommaso Luongo, International Chocolate Taster, si occuperà di “Galamella e le sue sorelle”, analisi sensoriale e comparata di creme spalmabili al buio, per chi vuole conoscere in maniera approfondita le caratteristiche della Galamella e quali siano i valori aggiunti rispetto ad altre creme spalmabili.

Contrade di Taurasi da Cap’Alice, il racconto

Pubblicato da aisnapoli il 28 - febbraio - 2016Versione PDF

1 FotoDi Marco Fasciglione

Il progetto di Contrade di Taurasi, marchio creato nel 1998 dalle Cantine Lonardo, è uno degli esempi di come sia possibile imporsi all’attenzione del mondo del vino coniugando tradizione e innovazione. La cantina fondata da Sandro Lonardo, e adesso gestita insieme alla figlia Antonella e al genero Flavio, ha, come lo stesso Sandro ha tenuto a precisare, fin dall’inizio del suo percorso seguito rigorosamente alcuni principi-guida: l’utilizzo di materie prime provenienti esclusivamente dai vigneti aziendali; la sperimentazione di nuove tecniche nel rispetto della tradizione; l’ottimizzazione dei processi di produzione per ottenere un equo rapporto qualità-prezzo; l’utilizzo di lieviti autoctoni per esaltare le caratteristiche organolettiche tipiche delle uve. Ciò ha condotto alla valorizzazione dell’aglianico attraverso l’uso esclusivo di lieviti autoctoni e soprattutto al progetto avviato sul Grecomusc’. Si tratta di una rara uva a bacca bianca, (classificata come Rovello bianco) presente in due aree della provincia di Avellino (Taurasi e Bonito), e diffusa in ceppi vecchi sparsi in vigneti quasi sempre a piede franco, che la famiglia Lonardo ha avuto il merito e la prontezza di recuperare per quella che può essere considerata come una vera e propria opera di “archeologia ampelografica” coniugata allo stesso tempo alla ricercainterno Cap'Alice sperimentale. Il nome di quest’uva descrive la sua singolare caratteristica: il pericarpo, la buccia, cresce a dismisura rispetto alla polpa dando al chicco un inconfondibile aspetto ‘moscio’. Ricerca e innovazione, dicevamo, e non è un caso che il progetto delle Cantine Lonardo poggi su delle solidissime basi scientifiche grazie, infatti, al partenariato instaurato con alcuni dei principali enti di ricerca scientifica italiani insieme ai quali sono stati compiuti studi di caratterizzazione ampelografica e sull’impiego dei lieviti. Alcuni dei fiori all’occhiello dell’azienda sono stati oggetto di una serata di degustazione condotta da Marina Alaimo presso il ristorante Cap’Alice in via Bausan. Due le sessioni di degustazione. La prima dedicata al Grecomusc’ e la seconda dedicata al Taurasi. In via generale, la degustazione effettuata sui campioni di Grecomusc’ (si tratta delle annate 2013 e 2014 più un ‘campione di botte’ interamente lavorato in legno – il Grecomusc’ cru –) ne ha confermato le caratteristiche di longevità e di propensione all’evoluzione nel tempo. I due campioni del 2014, ivi incluso il cru lavorato in legno, ancora interamente spostati sulle durezze, hanno evidenziato una marcata acidità ed una stupefacente “potenza muscolare”. Il campione del 2013, invece, ha rivelato le potenzialità evolutive di quest’uva con un naso più sofisticato rispetto ai fratelli più giovani.  I vini in degustazioneInsomma, un vino di ottima personalità che può meravigliare chi avrà la pazienza di aspettare qualche anno prima dell’apertura. La degustazione dei Taurasi (i due cru aziendali – il Taurasi docg Coste 2011 ed il Taurasi docg Vigne d’Alto 2011 – e poi il base del 2010) ha messo in mostra lo stile aziendale capace sì di innovare mantenendo però il rispetto della tradizione. Si tratta di vini dalle potenzialità eccezionali che normalmente richiedono di essere attesi per qualche tempo per poterne apprezzare al meglio tutte le sfumature organolettiche, ma che nell’interpretazione proposta da Cantine Lonardo, invece, hanno raggiunto già un apprezzabile bilanciamento (con l’unica eccezione forse per il Coste 2011) per deliziare sin da subito i palati degli eno-appassionati

La degustazione

Grecomusc’ Campania bianco 2014 Giallo paglierino di lieve intensità. Il naso apre con una marcata impronta minerale, poi si insinuano nuance floreali in compagnia di agrumi e nocciola. Al palato esplode in tutta la sua muscolarità costruita sulla sinergia tra incalzante acidità e prorompente mineralità; il finale è raffinato e puntuale con echi di pietra marina e di frutta a polpa bianca. Acciaio.

Grecomusc’ Campania bianco 2014 cru Giallo paglierino. Al naso i profumi erbacei preparano la strada all’ingresso di invitanti sentori tostati intrecciati ad agrumi, con un finale di decisa mineralità marina. Il sorso regala una convincente pienezza gustativa con acidità e sapidità che dominano l’assaggio, prevalendo ancora nettamente sulle componenti morbide del vino, e fanno presagire una interessante evoluzione. La chiusura, gentile ed elegante, è tutta declinata su sentori di pietra marina e su delicatissime note tostate. L’intero ciclo fermentativo e di maturazione è svolto in legno.

Grecomusc’ Campania bianco 2013 Al calice fa bella mostra di sé uno scintillante giallo paglierino di ottima densità cromatica. Il naso rivela un ventaglio di profumi che iniziano con stuzzicanti note erbacee, poi sambuco e agrumi, per chiudere su accenni di mandorle con rimandi salmastri e di pietra focaia. In bocca continua a stupire: freschezza e sapidità si contrappongono con piglio deciso, ma mai prepotente, alla morbidezze presenti nello sviluppo gustativo; il finale è lungo e persistente, ben modulato su sentori erbacei e minerali. Acciaio.

Taurasi DOCG 2010 Bel rubino di estrema vivacità. Impianto olfattivo disposto su ricordi di ciliegia sotto spirito, poi nuances floreali e di pepe nero. L’ingresso è scandito da una piacevole freschezza, con tannini gagliardi e ben disegnati, appena contrastati dalle componenti morbide del vino. Coerente il finale con i ritorni speziati. Il vino sosta per il 30% in botti di rovere di 5 hl, mentre il resto matura in acciaio, poi il tutto viene assemblato in acciaio e messo in bottiglia senza ausilio di filtrazione.

Taurasi DOCG Vigne d’Alto 2011 Manto rubino cupo e impenetrabile. Naso avvolgente, che rivela dapprima ciliegie in confettura per poi virare su note di rabarbaro e carruba, a seguire spezie e soffi minerali, e chiudere, quindi, con cenni di cuoio. Al palato si segnala per potenza e per struttura, sorrette da freschezza e da un’energica sapidità che dominano la morbidezza glicerica e il calore dell’alcool. Elegante finale che sfuma su note di china. Sosta in botti di rovere di 5 hl; poi riposa in legno per 24 mesi, assemblaggio in acciaio e poi viene messo in bottiglia in bottiglia senza filtrazione.

Taurasi DOCG Coste 2011 Rosso rubino a maglie strette. Incipit di confettura di frutta a polpa rossa, poi sbuffi eterei e  un velo di tostatura a chiudere. In bocca ha succosa freschezza, sapidità e tannini virili che raccontano di un vino ancora spostato decisamente verso le durezze e da attendere in vista di una compiutezza gustativa in linea con le potenzialità mostrate all’assaggio. Finale persistente, tutto giocato su sentori di macchia boschiva e timbri speziati. Sosta in botti di rovere di 5 hl; poi matura in legno piccolo di secondo passaggio per 24 mesi, segue l’assemblaggio in acciaio e imbottigliatura senza ausilio di filtrazione.

LOCANDINA TREQQUARTIL’enoteca Treqquarti di Massimo Petrone è diventato il punto di riferimento nell’area vesuviana, ed esattamente a Somma, per gli appassionati di vino. Il locale è sempre ricco di iniziative che sappiano raccontare al meglio il nettare di bacco. Durante la giornata funziona come enoteca offrendo moltissime etichette sia italiane che estere selezionate con cura. E’ molto frequentato all’ora dell’aperitivo, occasione di incontro tra gli habitué per ritrovarsi davanti ad un buon bicchiere e alle tante proposte del banco gastronomia. Verso sera invece calano le luci ed in una atmosfera molto intima ed accogliente si può cenare tra le tante bottiglie gustando le preparazioni dello chef. Gli eventi organizzati periodicamente sono sempre molto frequentati. Il prossimo è previsto mercoledì 24 febbraio alle ore 20,30: Fiano che passione con Ercole Zarrella produttore dell’azienda Rocca del Principe. Saranno in degustazione Fiano di Avellino 2009, 10, 11, 12 – conduce la degustazione Marina Alaimo. Rocca del Principe è una delle aziende leader nella produzione di Fiano di Avellino. I vigneti sono in alta collina a Lapìo, una delle zone più vocate grazie a più fattori che insieme contribuiscono ad ottenere vini di altissimo spessore. Tra questi la natura calcarea e sciolta del suolo, la continua ventilazione, l’altitudine spinta tra i 500 e i 700 metri che favorisce una buona escursione termica giorno notte. Ercole ha puntato in maniera decisa ad un fiano autentico ed espressivo, dedicando grande cura e rispetto alla vigna: un’uva sana e di ottima qualità non può che dare grandi vini. I particolari li racconterà personalmente all’enoteca Treqquarti. A seguire cena : timballo di pasta napoletana baccalà con scarola dolce frutta d’inverno Costo € 30

Prenotazione ai numeri 393 2031868 – 081 8993019 via Gramsci 15 Somma Vesuviana www.treqquarti.it

Degustazione Dark Season CraftWerk #sommelierdellabirra

Pubblicato da aisnapoli il 4 - febbraio - 2016Versione PDF

12573093_1151865078158803_8851015338842374704_nDi Gabriele Pollio

Dal cuore della Germania una birra dall’accento anglosassone.

Una Sweet Stout anomala, non solo per la provenienza ma anche, se non soprattutto, per la particolare caratterizzazione che tutte le birre stagionali assumono. Parliamo sempre di una winter edition.

La tradizione delle birre stagionali nasce, con ogni probabilità, in Belgio a cavallo tra il XVIII e XIX secolo. A fine anno i produttori amavano regalare ai clienti più affezionati delle birre che venivano realizzate solo per quell’occasione: le famose birre di Natale. Ogni anno diverse e con caratteristiche differenti, erano proprie delle birre d’annata.

Procediamo con l’analisi tecnica Dark Season CraftWerk sulla base della scheda di degustazione per la birra sviluppata dall’Associazione Italiana Sommelier di Napoli.

La schiuma è limitata e fine -per essere una birra in bottiglia- pur evanescente nella persistenza nel bicchiere. Il colore è mogano con riflessi coca-cola. Continuando nell’esame visivo, si presenta abbastanza consistente e con buona limpidezza.

All’olfatto è abbastanza intensa e abbastanza complessa; con profumi che si lasciano scoprire un poco alla volta: subito una nuance tostata di caffè zuccherato); poi i toni maltati di caramella d’orzo e un finale lievemente speziato. Naso Sottile e con buona definizione aromatica.

Foto-pizzaAl palato le sensazioni dolci sono molto percettibili senza stancare troppo il sorso; l’amaro è lieve ma riesce a raddrizzare l’equilibrio gustativo, considerata anche la particolare tipologia della birra. Risulta poco calda e con lieve frizzantezza. Di corpo, intensa e abbastanza persistente con un finale lievemente amaro che ci conduce verso una birra matura, con una bevibilità alta e un flavour gradevole.

Suggeriamo un abbinamento audace ma, secondo noi, molto calzante: pizza margherita! Provare per credere ;-)

#sommelierdellabirra: Commerzienrat Riegele Privat

Pubblicato da aisnapoli il 21 - gennaio - 2016Versione PDF

marchio-riegeleDi Gabriele Pollio

Una birra del birrificio Riegele di Augsburg che rispecchia perfettamente i rigorosi canoni bavaresi stabiliti dall’Editto della Purezza emanato dal duca Guglielmo IV di Baviera nel 1516.
E quindi: acqua (attinta direttamente dal pozzo profondo circa 220 metri collocato all’interno del birrificio), malto d’orzo e luppolo. Una lager di grande pulizia e bevibilità, che non teme il confronto con le più note sorelle di Monaco.
Ne presentiamo una degustazione sulla base della scheda di degustazione per la birra sviluppata dall’Associazione Italiana Sommelier di Napoli.
La schiuma è presente, abbastanza fine e persistente.
Il colore è giallo dorato.
Alla vista è abbastanza consistente e cristallina.
Al naso, considerata nella sua tipicità legata allo stile di produzione, è intensa e abbastanza complessa. Maltata, fragrante e con una leggera tostatura, per quanto riguarda i riconoscimenti olfattivi.Scheda Degustazione Birra
In bocca, il dolce del malto è molto percettibile, con l’amaro che diventa percettibile soprattutto nel finale, quasi a far da contrappunto gustativo.
La birra è equilibrata, abbastanza calda e con una frizzantezza media che non disturba affatto, anzi.
Di corpo, abbastanza intensa e persistente.
Il finale ci consegna una birra matura, di alta bevibilità; sicuramente aderente allo stile e dal flavour gradevole.

Con un corredo di 5,6 ° alcolici e 12 gradi Plato ce la immaginiamo abbinata a un goloso aperitivo a base di crostacei.

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

Il Giro del Mondo in otto bottiglie all’Enopanetteria

Il Giro del Mondo in 8 Bottiglie

29 Ottobre ore 20.30 euro 25

Enopanetteria i Sapori della Tradizione

Corso Europa n.125 Melito (Na)

Info e prenotazioni: 081.7117410

Palmer brut Champagne – Francia

Molitor Riesling QBA – Germania (Mosella)

Gruner Veltliner Brundlmayer – Austria

Chardonnay Veramonte – Cile

Saint Clair Sauvignon – Nuova Zelanda

Pinotage Fleur du Cap – Sud Africa

Sancerre Roger – Francia (Loira)

Porto Ten years Old Tawny – Portogallo

Degustazione tecnica a cura di Tommaso Luongo, Delegato Ais Napoli

In apertura il tradizionale buffet di pizze di Stefano Pagliuca innaffiato da Blanquette.

Consegna dei diplomi da sommelier per i “ritardatari” del corso n.34. A seguire assaggeremo un piatto della tradizione napoletana cucinato dalla chef resident Raffaela Verde con la pasta beneventana RUMMO. #Saverummo, Un pacco di pasta fa la differenza!

marina_cveticASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli

A tu per tu con il produttore: il Montepulciano secondo Marina Cvetic

Venerdi 16 Ottobre ore 20.30 euro 30

Enopanetteria i Sapori della Tradizione

Corso Europa n.125 Melito (Na)

Info e prenotazioni: 081.7117410

Protagonista Marina Cvetic, la Signora del Vino abruzzese che ci racconterà la storia dell’azienda Masciarelli: oltre trenta anni di attività e trecento ettari di vigneti distribuiti nelle quattro province d’Abruzzo.

Degustazione tecnica a cura di Tommaso Luongo, delegato Ais Napoli

Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic 2000

Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic 2011

Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic Iskra 2005 in magnum

Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic Iskra 2008

Montepulciano d’Abruzzo Villa Gemma 1999

Montepulciano d’Abruzzo Villa Gemma 2006

In apertura il tradizionale buffet di pizze di Stefano Pagliuca in abbinamento a Villa Gemma Cerasuolo 2014. A seguire agnello al forno con patate della chef resident Raffaela Verde.

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 26 mar 2019 al 27 mar 2019 alle ore:20:30

      26 Marzo, Roberto Anesi racconta il Pinot Nero dell'Alto Adige

      Mancano: 03:08 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 07 mag 2019 al 07 mag 2019 alle ore:20:00

      Corso Sommelier della Birra n.10, in partenza il primo livello da Babette dal 7 Maggio

      Mancano: 42 giorni e 02:38 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
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