Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Degustazione amichevole all’Enopanetteria

Pubblicato da aisnapoli il 4 - giugno - 2014Versione PDF

10272744_10203868966955782_3586569597481165860_oDi Stefania Zona

L’acqua divide gli uomini; il vino li unisce.” (Libero Bovio)

Ogni scusa è buona per brindare! Ieri sera alcuni dei corsisti del 48° si sono riuniti nell’accogliente e ormai noto locale del gioviale Stefano Pagliuca, l’Enopanetteria a Melito, per una degustazione amichevole e continuare a studiare anche lontano dai “banchi di scuola” .

L’idea è stata quella di assaggiare tre diversi vini di uno dei territori italiani più enologicamente vocati: il Piemonte. Con i consigli del padrone di casa e sotto la guida (in stato d’ebrezza però!) del sommelier AIS Napoli Andrea Cerino, sono stati scelti per la degustazione:

Briccodoro, Arneis 2012 – Langhe DOC, azienda Dante Rivetti, un vino bianco giovane e fresco, dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini, dai sentori erbacei, di frutta esotica e fiori bianchi;

Monteriolo, Chardonnay 2007 – Piemonte DOC, azienda f.lli Coppo, un bianco strutturato, che fermenta e fa 8 mesi di affinamento in barriques, dal colore giallo dorato vivace e un bouquet complesso che spazia tra note minerali e agrumate fino a quelle speziate, per arrivare a note di miele e camomilla, dal gusto intenso e persistente;

Vignalunga, Barbera – Colli Tortonesi DOC, azienda Boveri, un rosso fine ed elegante, che continua ad evolversi e ad aprirsi nel bicchiere, regalando note di tabacco e di frutta rossa sotto spirito, una gradevole tannicità e con possibilità di maturare ancora nel tempo.

1233535_10203868958155562_3881460119499619840_nIl tutto è stato accompagnato dalle prelibatezze della cuoca Lella, come la la parmigiana di zucchine, un fritto misto mignon, involtini di melanzane, pizze assortite, parigina e le apprezzatissime tortine danubio, piccole e soffici. Per finire crostata di confettura di albicocca e brioscine calde alla Nutella, accostate a un passito di moscato (Dindarello – azienda Maculan), un vino piacevole dagli intensi profumi fruttati, che lascia in bocca un finale dolce, come il ricordo della serata ormai giunta a conclusione.

Tutti pazzi per Mary? No per il Piedirosso!

Pubblicato da aisnapoli il 21 - marzo - 2014Versione PDF

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Di Gerardo Vernazzaro*

Ieri un’altra conferma dell’ attenzione che sta suscitando ultimamente questo piccolo grande vino, ma soprattutto delle potenzialita’ fino a pochi anni fa  sottovalutate che invece stanno adesso man mano affiorando nelle consapevolezze dei degustatori, ed in particolar modo in quelle dei produttori “attenti” che sono sempre piu’ fiduciosi per il futuro di quello che fino a poco tempo fa, veniva definito sbrigativamente “figlio di un Bacco minore“. Le ultime degustazioni in ordine di tempo a cui ho partecipato: quella di Campania Stories al Grand Hotel Parker’s di Napoli con giornalisti nazionali ed esteri e quella di ieri sera tenutasi all’ enoteca La Botte di Caserta, con oltre 70 partecipanti venuti per degustare e sentir parlare di Piedirosso (e pensare che nello stesso momento giocava il Napoli …) sono appunto le testimonianze dirette e tangibili delle possibilita’ di questo vitigno. Figli di un Dio MinoreMa veniamo a ieri sera: la degustazione e’ stata condotta magistralmente dal patron di casa Marco Ricciardi, con il geologo e sommelier Antonio Galileo e dal bravo e “sensibile” collega, Maurizio De Simone. Ben 18 piedirosso provenienti dai Campi Flegrei,Vesuvio e Sannio con annate recenti e a seguire due batterie con Piedirosso Campi flegrei 2009-2007-2005 e -udite, udite- 2003, vere sorprese? No conferme! Almeno per me, con vini integri nel frutto, senza segni di cedimento alcuno, note salmastre e minerali sempre in evidenza (forse qualcuno meritava di essere aperto qualche ora prima, ma con un po’ di attesa nel bicchiere, tutto al posto giusto…). Le considerazioni da fare su questi vini con qualche anno in piu’ sono le seguenti:

1) Vini di certo non nati per essere bevuti oggi, o comunque non progettati per tenere in tempo;

2) La consapevolezza viticola scarsa soprattutto se si arriva ad oltre 10 anni fa;

3) Poca fiducia o meglio “fede” nel vitigno e nei territori di appartenza.

Oggi le cose sono cambiate e ci sono alcuni produttori che stanno facendo la differenza e stanno aprendo le porte a un nuovo e luminoso futuro per questo vitigno -vino e soprattutto per il territorio dal quale proviene. I piedirosso in degustazioneDurante la degustazione e’ stato delineato un profilo che va da quello Flegreo piu’ snello e scattante, a quello del Sannio piu’ deciso e corposo e che non da spazio alle trasparenze e quello del Vesuvio che si colloca nel mezzo di questi antipodi sensoriali. Un dato preoccupante e’emerso dalle slide presentate da Maurizio: negli ultimi 50 anni da 4000 ettari siamo arrivati fino agli attuali 700 ettari di piedirosso coltivato, questo dovuto soprattutto alla difficolta’ di coltivazione del vitigno, alla scarsissima resa e nonché alle difficolta’ di vinificazione per la sua tendenza alla riduzione. Forse questa riscoperta, questa attualita’ del vino Piedirosso, intesa in termini di possibilita’ di abbinamento gastronomico, per la tendenza del mercato a prediligere vini piu’ sottili ed eleganti e comunque fortemente legati al territorio, potrebbe essere la leva giusta per continuare ad investire in ricerca viticola e incoraggiare i produttori a ripiantarlo dando pero’ Valore Aggiunto a questi piccoli cru, gocce nel mare del vino globale . Anche se le istituzioni, i consorzi, e chi di dovere, non dovessero assolvere a questa esigenza, sarà sufficiente che ogni produttore ” serio” continui a dare impulso positivo a questo vitigno, ognuno a suo modo modo suo ed in base alle sue possibilita’ economiche, colturali e culturali, per poter affermare con convinzione che nel prossimo decennio ne vedremo delle belle.

Il futuro e’ rosa , no e’ rosso , anzi no e’ PIEDIROSSO !

*Enologo di Cantine Astroni

Anna MagnaniDi Giuseppe Rea
La nascita del Consorzio Sannio D.O.P. segna sicuramente un momento importante per la valorizzazione, la tutela e la promozione di un comparto vitivinicolo e di un territorio dove la vite è il segno inequivocabile dell’identità culturale e sociale dell’intera comunità sannita.
Lunedì 17 Marzo nella luminosa aula magna all’interno di “ Eccellenze Campane” si è svolta una significativa degustazione, dove oltre a mettere in evidenza l’importanza dei vitigni simbolo del Sannio, si è data luce al vitigno Falanghina, evidenziando soprattutto le sue potenzialità evolutive.
A tale scopo, sono state degustati cinque vini da uve Falanghina, provenienti da areali e produttori diversi all’interno del distretto vitivinicolo denominato Sannio.
La prima Falanghina degustata, dell’Azienda “Corte Normanna” millesimo 2012, si presentava timida nel colore, al naso regalava sentori giovanili e ricordi di fermentazione, fresca ed intensa; la forte componente acida gestiva tutto lo sviluppo gustativo e si configurava anche come elemento di forza ed unione, tra sapidità ed alcolicità.
La seconda Falanghina,“Fois”, millesimo 2011 dell’Azienda Cautiero, si poneva in netta evidenza attraverso una cromaticità più dorata, preannunciando morbidezza e garbo che accompagnavano e sostenevano il corpo snello del vino.
Il terzo assaggio, Falanghina del Taburno “ Terra dei Briganti2007, si annunciava con tonalità più ricche e luminose, oro chiaro, mineralità e note salmastre all’olfatto, il frutto vivo e mai stanco, faceva da sponda alla sapidità ed il corpo verticale, spinto e sorretto dalla componente acida regalava profondità e persistenza.
Quarto vino, “ VàndariSannio Dop Falanghina, millesimo 2003, Antica Masseria Venditti; in veste oro luminoso, segno del suo stato evolutivo, integra e unita, predominava l’alcol mentre la spalla acida conduceva la persistenza gustativa avvolgendo il palato con un manto lungo ed a tratti nervoso.
Da un ambizioso progetto culturale dell’azienda Fontanavecchia, nasce il quinto vino, Falanghina del Taburno 2001; l’iniziale chiusura olfattiva, accompagnata da nobili note ossidative che richiamavano l’ambra, sfidavano il tempo, vivacità nel colore e note di frutta secca si dispiegavano successivamente regalando una beva importante, pervasiva, equilibrata e mai decadente, avvolgente, con profilo alcolico ben fuso nella trama gustativa.
E’ certo che tutto il vino nasce dal frutto e quindi dalla terra, ma è ogni giorno più evidente che solo il “genio” umano può trasformare l’uva in un grande vino, che tale può essere riconosciuto anche se non manifesta fedelmente le caratteristiche tipiche degli acini da cui nasce.

Porchetta LeopardiTUTTI PAZZI PER LA PORCHETTA!

Domenica 15 Dicembre, nell’ambito della rassegna “Christmas Ruiz Party”, organizzata in collaborazione con Radio Ibiza e che vedrà coinvolti gli esercizi commerciali compresi tra Corso Vittorio Emanuele, via A. Ruiz e via F. Giordani, la macelleria Io sono la Chianina proporrà la degustazione della porchetta Igp di Ariccia dell’azienda Leopardi. Sono previsti due momenti dedicati all’assaggio, alle ore 12 e alle 18.
Roberto e Salvatore D’Andrea, titolari della macelleria, sulla base della loro pluriennale esperienza nel campo della gastronomia, con particolare attenzione rivolta alla carne di Chianina, questa volta proporranno ai partecipanti un panino del panificio Rescigno con porchetta, provola e insalata, accompagnato da un bicchiere di birra Karma, la quota di partecipazione è di €7,50. Sarà l’occasione giusta per conoscere i prodotti della macelleria Io sono la Chianina e per farsi raccontare dagli esperti l’origine delle proprie carni. L’animazione dell’evento è affidata al Cirque du Soir e, per il piacere di grandi e piccini, fuori al negozio sarà esposto un carretto che offrirà pop corn e zucchero filato.

Per info e contatti stampa:
Io sono la Chianina
Corso Vittorio Emanuele 720, Napoli
Tel. 7612013
iosonolachianina@live.it

Ufficio Stampa
Dora Sorrentino
Tel. 3282467520
dodosorre@libero.it

La prima serata di “INDò vino”: Nord o Sud

Pubblicato da aisnapoli il 12 - dicembre - 2013Versione PDF

Stefano PagliucaDi Lello Cimmino

Spiazzante, intrigante, una vera e propria sberla enologica. La prima serata in degustazione cieca “INDò vino” col tema Nord-Sud tenutasi venerdì 22 Novembre ha lasciato i partecipanti oltre che a “bocca aperta” anche e suprattutto a “naso aperto”. Infatti, bisognava far “ris(c)orso” a tutti i ricordi perché il quartetto di bottiglie che è sceso in cantina tecnicamente praticava solo il “fuorigioco”. Ma sveliamo subito la formazione.

Per il Sud bianco il siciliano Pietramarina 2004 di Benanti, si avete letto bene, quasi dieci anni, un eccezionale Carricante del Etna di 12,5°.

Per il Nord bianco il veneto Capitel Croce 2008 di Anselmi, Garganega al 100% di 13° e vinificato in barrique.

Il primo si presentava giallo paglierino con riflessi verdolini, ed, a naso, intenso ricco di fiori e sentori di pietra focaia. Il secondo si presentava INDOvini al lavorodecisamente dorato, a un naso ricco di fiori di agrumi. In bocca, strutturato, morbido ed elegante, note di pesche mature e albicocche secche con un finale di agrumi canditi. Sul primo confronto, il 70% dei presenti indicava il primo come un bianco del Nord, perché come luce, bocca, eleganza e finezza ricordava un bianco del Veneto o del Piemonte. Solo in pochi, tra cui il vincitore della serata Luca, non si lasciavano tradire dalla sulfurea mineralità e dalla finezza floreale che solo un sud freddo e vulcanico può esprimere. Al contempo si pensava che il dorato, strutturato ed agrumato del secondo appartenessero sempre ad un sud climaticamente molto caldo.

Per i rossi si è scelto: in rappresentanza del Sud il pugliese 14 Primitivo Gioia del Colle di Polvanera 2008 di 14°.

i vini svelatiPer il Nord l’Amarone della Valpolicella Classico di Zenato 2008 di 16,5°. Il primo si presentava di un rosso rubino profondo, con ammalianti profumi di prugna e ciliegia mature, che si confermavano anche al palato con una grande succulenza ed intensità finale. Il secondo, si presentava rubino con una bellissima unghietta aranciata, al naso amarena sotto spirito e piccoli frutti rossi. In bocca caldo, morbido con una esplosione continuia di ritorni di confetture.

Nel secondo confronto gli “INDòvini” non si lasciavano confondere dalle facili codifiche dell’Amarone e del Primitivo, ma il vero fuorigioco questa volta è consistito nel far emergere che un grande vino del Sud per anni mortificato possa competere senza minimatente sfigurare con dei blasoni nazionali. Questi i vini, mentre la serata si è svolta con grande convivialità con degustazione a vista di fumantissime pizze a ruoto. Non sono mancati momenti di pura comicità come quando nel tentativo di codificare alcuni sentori un INDòvino ha sentito odore di detersivo per biancheria tipo Dash. Qui, si sono aperti subito diversi fronti di opposizione, tra quelli che sostenevano che i sentori avvertiti fossero si di Dash, ma in polvere. Altri invece, dissentivano nettamente affermando che si trattasse senza margine di errore di Dixan liquido. Gran finale con scelta della bottiglia da portare via con lo sconto eccezionale praticato da Stefano Pagliuca per questi eventi: il 20% su tutte le bottiglie a scaffale.

Prossimo appuntamento, venerdi 13 dicembre con la serata Giovane o Maturo. Chi sarà il prossimo “INDòvino”?

snapshot of a territory-irpiniaIstantanea di un Territorio – L’Irpinia di Di Meo e D’Agostino

Mercoledì 18 dicembre 2013

Veritas Restaurant

Corso Vitorio Emanuele 141  Napoli

Istantanea di un territorio è tornato e questa volta si concentra sull’ Irpinia con i vini delle Cantine Di Meo e la cucina dello chef Gianluca D’ Agostino.

Le Cantine Di Meo, che si trovano sulle colline di Salza Irpina in provincia di Avellino, producono vini dal 1986 e offrono una vasta gamma di vini provenienti da diversi vigneti in Irpinia. Vini come l’Aglianico, il Taurasi, Falanghina e Greco di Tufo, Coda di Volpe, e, naturalmente, il Fiano di Avellino.

Istantanea ha deciso di puntare in primo luogo sul territorio che abbraccia la cantina di Salza Irpina. E’ qui che la famiglia Di Meo ha i suoi vigneti di Fiano di Avellino. Avremo l’opportunità di assaggiare 3 diverse interpretazioni del bianco d’eccellenza d’Irpinia, guidati dall’ enologo Roberto Di Meo .

Selezione Erminia Di Meo Fiano di Avellino DOC 2000
presentazione ufficiale di un vino di lunghissima tradizione, capace di essere simile solo a se stesso. Fin dall’inizio, è stato chiaro che le uve di questo vigneto erano capaci di produrre vini di altissimo pregio, che potevano esaltare al massimo la peculiarità della Denominazione. (dopo attenta selezione manuale in vigna e meticolosa selezione degli acini all’arrivo in cantina, le uve sono vinificate con macerazione per due giorni con le bucce a bassa temperatura controllata. Invecchiato per ben 14 anni in acciaio e bottiglia)

Colle dei Cerri Fiano di Avellino DOCG 2005
( uve selezionate , tra 8 e 10 mesi in barriques , poi 10 mesi in bottiglia )

Alessandra Fiano di Avellino DOCG 2010.
( Vinificazione tradizionale a temperatura controllata con affinamento per 12 mesi in acciaio , 12 mesi in bottiglia )

Istantanea si concentrerà quindi sul’Aglianico, Taurasi per l’esattezza , con uno dei tradizionali liquori fatti in casa Di Meo – Ratafia’ di Nonna Erminia . Il Ratafià nasce da una ricetta di famiglia che è stata tramandata con cura da generazioni. Una base di Taurasi invecchiato 6/10 anni in botte in cui vengono infuse una particolare varietà di foglie, 12 erbe e poi ulteriormente invecchiato 2 anni in barriques prima di essere imbottigliato .

Chef Gianluca D’Agostino del Veritas Restaurant è fortemente legato a Castelvetere sul Calore, non lontano dalle Cantine Di Meo. Chef D’Agostino ci proporrà un menù che porterà la sua interpretazione dell’irpinia a tavola abbinata perfettamente con i vini della serata.

Calamaro con crema di cavolfiore al caffè,scarola riccia e aringa affumicata
Gnocchetti trafilati con verza cotechino e totani
Baccalà zuppetta di ceci e torzelle , peperoni cruschi
Pera farcita con ricotta cioccolato e peperosa , briciole di amaretti…

Istantanea di un Territorio presenterà anche una mostra fotografica della blogger / fotografa Karen Phillips e del calendario 2014 delle Cantine Di Meo, che è stato recentemente presentato a Varsavia .

Il costo della serata è di 45 euro .
Le prenotazioni sono necessarie e possono essere effettuate solo tramite e-mail a: info@veritasrestaurant.it o telefonicamente al Veritas Restaurant, 081 66 05 85.

La Montina a La Grotta Hostaria il 5 Dicembre con Ais Napoli

Pubblicato da aisnapoli il 4 - dicembre - 2013Versione PDF

La Montina

Vino: degustatori non distinguono varieta’ uva champagne

Pubblicato da aisnapoli il 1 - dicembre - 2013Versione PDF

Blind tasting

(AGI) – Londra, 30 nov. – Esperti di vino, degustatori professionisti e comuni bevitori non sono in grado di identificare le tipologie di uva utilizzate per produrre lo champagne se lo assaggiano bendati. Lo ha scoperto un nuovo studio condotto dall’Universita’ di Oxford che ha dimostrato che dagli assaggi “alla cieca” non e’ possibile determinare se uno champagne e’ composto esclusivamente da uva bianca o da una miscela a diverse proporzioni di uva bianca e nera. I risultati suggeriscono alle aziende produttrici di champagne di puntare meno sulla comunicazione delle percentuali di vitigni bianchi e neri sulle etichette dei prodotti in commercio. Meglio concentrarsi, sottolinea lo studio pubblicato sulla rivista Flavour, sulle caratteristiche distintive di ogni cuvee, in pratica sul sapore piu’ che sulla varieta’ d’uva utilizzata.
(AGI) .

Foto: www.1001vins.ca

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