Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Il Respiro del Vino

Pubblicato da aisnapoli il 2 - gennaio - 2017Versione PDF

15665905_1465131066832201_5264038274831388773_nDi Marta Cattaneo

Il Respiro del Vino, di Luigi Moio, protagonista del brindisi di fine anno dell’Associazione Italiana Sommelier della Campania. Il volume è stato presentato nello splendido chiostro cinquecentesco di Palazzo Caracciolo in occasione della festa dell’Ais. Una cornice d’eccezione per un volume che racchiude oltre 20 anni di studi legati agli aspetti sensoriali, biochimici e tecnologici nascosti in un bicchiere di vino. Ad accompagnare il professore Moio nella presentazione, dopo i saluti di Nicoletta Gargiulo, presidente dell’Ais Campania, Tommaso Luongo, delegato di Napoli dell’Associazione Italiana Sommelier e Franco De Luca, responsabile della didattica dell’Ais. «Un vino senza profumi è una dose di alcol, quindi un vino morto», ha spiegato Luigi Moio, considerato senza dubbio uno dei massimi esperti di enologia italiana, ordinario all’Università di Napoli “Federico II”, presidente della commissione di enologia dell’Oiv, ma anche consulente di numerose cantine e produttore in prima persona.«Tutti i vini senza profumo si somigliano – spiega – è il profumo che dà vita al vino e, quindi, ne è il respiro. Il respiro è il fratello dell’olfatto, d’altra parte, mentre quando parliamo di vista, udito, gusto,tatto, possiamo chiudere gli occhi, le orecchie, possiamo non toccare un oggetto o possiamo non gustare un cibo, non possiamo non sentire un odore, perché dobbiamo respirare per vivere e senza profumi a noi non piace nulla. Sono gli odori che danno un senso al cibo e a tutto quello checi circonda. È per questo che il profumo è la parte più importante del vino».«Perché questo libro? – ha poi aggiunto Moio – La mia vita è la scienza, io sono uno studioso e in quasi 25 anni, ho sempre parlato di aromi con i miei ricercatori nei laboratori o ai convegni tecnici, siamo pochi e parliamo tra di noi.15589728_1465133820165259_6077292959866600564_nMa nel parlare di queste cose anche a pubblici più vasti, mi sono accorto che, anche quando mi rivolgo a non addetti ai lavori, ho sempre riscosso un grande successo in termini di attenzione. Da qui il desiderio di rivolgermi non solo agli studiosi, ma anche a un pubblico più vasto». È con questa premessa che prende corpo “Il respiro del vino”. «Senza dubbio si tratta di un trattato scientifico, supportato da studi, ricerche, articoli pubblicati su riviste scientifiche di settore, molte delle cose scritte sono prodotte dal mio gruppo di ricerca e dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, ma io ho cercato di renderlo il più fruibile possibile arricchendolo anche con aneddoti e con una parte di narrazione importante e con i disegni che, nel volume, sono opera di Ada Natale, una bravissima illustratrice napoletana che ha saputo realizzare il corredo grafico del testo» conclude.Un libro unico nel suo genere perché affronta in maniera capillare e approfondita tutti gli aspetti legati agli aromi del vino, che aiuta nella degustazione e che, soprattutto, richiama alla memoria profumi che ormai credevamo fossero scomparsi o a cui non riuscivamo a dare un nome.

Clicca qui per vedere tutte le foto della Cena degli Auguri dell’AIS Campania 

Diapositiva1ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER CAMPANIA

La Cena degli Auguri dell’Ais Campania

Palazzo Caracciolo Napoli MGallery by Sofitel

Via Carbonara n.112

22 Dicembre ore 19

Euro 20. Contributo associativo

ASSOCIAZIONE SOMMELIER CAMPANIA
IT 41 Z 05387 40260 000002464227
BANCA POPOLARE DELL’EMILIA ROMAGNA – SORRENTO
CAUSALE: Cena degli Auguri

Info e prenotazioni: 0823.345188 info@aiscampania.it

Ci ritroviamo assieme per il tradizionale appuntamento natalizio dell’Ais Campania: la Cena degli Auguri, una formula itinerante che quest’anno fa tappa a Napoli. Il 22 Dicembre saremo a Palazzo Caracciolo in via Carbonara per una serata che vuole coniugare cultura e convivialità in un antico chiostro del 1300.
Iniziamo alle 19 con la presentazione ai soci dell’attesissimo libro edito da Mondadori “Il Respiro del Vino” del prof. Luigi Moio in un talk show eno-letterario animato da Tommaso Luongo e da Franco De Luca. A seguire, dopo il rituale brindisi della presidente Nicoletta Gargiulo con lo champagne Jacquesson cuvee N.739 in magnum, verrà servita la cena a buffet curata dal resident chef Daniele Riccardi.

Il Menu
Polpettina di manzo su crema di patate al basilico
Stracciatella di bufala con pomodorino giallo e guanciale
Baccalà su passatina di ceci
Mazzancolle in tempura con crema di zucchine e menta
Tabulè di verdure con boccone di spigola
Tartelletta salata con uova di lompo e carote
Conetto di brisè con caprino aromatizzato e pistacchio
Bocconcini bianchi e fumè di bufala bianchi e fumè
Salumi di eccellenza
Pasta mista con fagioli di Controne e guanciale croccante

In abbinamento
Banco d’assaggio con una selezione di vini della Guida – Catalogo delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania edizione 2016

Banco d’assaggio con I vini del Consorzio del Collio con i vini:
Friulano 2015 Roncus,
Sauvignon 2015 Venica&Venica, Ribolla Gialla 2015 Pighin,
Collio Bianco 2010 La Castellada,
Collio Bianco Solarco 2015 Livon,
Cicins Sauvignon 2015 Conti Attems,
Chardonnay 2015 Ascevi Luwa,
Pinot Grigio 2015 Humar e 
Collio Bianco 2015 Ronco Blanchis

Dulcis in fundo
Con i Panettoni d’Autore del Forno Guarino firmati dal pasticciere Antonino Maresca

In abbinamento
Mosto parzialmente fermentato Giorgio Pellisero
Moscato Passito di Noto 2014 Feudo Luparello

Intrattenimento musicale

Attenzione: Prima di effettuare il versamento del bonifico verificare previa telefonata la disponibilità dei posti. Abbiamo 150 posti a disposizione dei soci.

Come raggiungere l’hotel:
Dall’autostrada A1(E45), seguire le indicazioni Napoli Centro e Porto. Uscire a Napoli Centro e seguire le indicazioni per la Stazione Centrale. Con la metropolitana prendere la linea 2 e scendere a Piazza Cavour. Dalla Stazione Centrale prendere la linea 2 della metropolitana e scendere a Piazza Cavour e all’uscita autobus numero 203.

Per il parcheggio:
Possibilità di parcheggiare presso il garage San Francesco a circa 400 mt dall’hotel al prezzo in convenzione di 5 euro ad auto per 6 ore oppure di usufruire del servizio di car valet al prezzo di 15 euro ad auto.

foto-4Il Respiro del vino di Luigi Moio – Mondadori

PRESENTAZIONE
Venerdì 2 dicembre ore 18
– via Partenope 36

Come percepiamo gli odori? Da dove nasce quella parte invisibile del vino che dà origine al suo profumo? Com’è organizzato il profumo del vino? Perché è possibile distinguere i vini in “solisti” e “orchestrali”? Quali sono gli odori che ci permettono di riconoscere un vino? Che cosa succede al profumo del vino con lo scorrere degli anni? Il vino ha una forma? Che cosa vuol dire degustare un vino? Qual è il linguaggio degli odori del vino?
A queste e a molte altre domande Luigi Moio risponde con chiarezza nel libro appena edito da Mondadori Il Respiro del vino (504 pagine, € 26,00): un viaggio affascinante alla scoperta di quella sfera invisibile del vino che sono i suoi profumi. Con il supporto d’illustrazioni originali e ricche di dettagli, racconta la sua lunga esperienza di appassionato studioso degli odori del vino, riportando aneddoti curiosi e informali, senza mai tralasciare il rigore dell’approccio scientifico. Il Respiro del vino è dunque il risultato di oltre vent’anni di studi e ricerche intorno all’intimità olfattiva del vino.

Venerdì 2 dicembre alle ore 18 presso il Centro Congressi dell’Università di Napoli Federico II in via Partenope, ne discutono con l’autore il Prof. Guido Trombetti, già Rettore della Federico II, il Prof. Arturo De Vivo Prorettore della Federico II e i giornalisti Antonio Corbo e Luciano Pignataro. Introducono il Prof. Matteo Lorito Direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II e Sandra Furlan della Mondadori.
Interviene il Prof. Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università di Napoli Federico II. Modera Manuela Piancastelli.

[...]Da diversi anni, studiare il profumo del vino è la mia grande passione. Nel lungo periodo che ho dedicato alla ricerca, durante i tantissimi seminari che ho tenuto e naturalmente durante le mie lezioni universitarie, mi sono accorto che, quando iniziavo a parlare del profumo del vino alle platee di tecnici o di studenti, l’attenzione era sempre straordinaria. Posso affermare che in ogni occasione l’aspetto olfattivo del vino è stato quello più interessante per il pubblico. Se per esempio mi dilungavo nella spiegazione di quali e quante molecole producono determinati odori, nonostante la complessità dell’argomento, tutti gli astanti restavano a dir poco incantati, perché era come se stessi svelando loro un fantastico trucco di magia.
In questo libro sono confluite tutte le argomentazioni sul profumo del vino da me trattate negli ultimi vent’anni in ricerche, incontri, seminari, lezioni, integrate dai tanti spunti ritrovati nei miei diari personali, con l’unico obiettivo di soddisfare l’interesse per l’entusiasmante mondo del vino già palesato da studenti, tecnici, sommelier, appassionati e perfino persone astemie, molte delle quali hanno poi cambiato idea, con mia grande felicità.
….Vi parlerò nelle prossime pagine di quel profumo coinvolgente, di quel suo respiro trattenuto, al quale è impossibile opporre resistenza, che anticipa tutto ciò che si sente in bocca subito dopo avere avvicinato il bicchiere alle labbra. Di quel profumo che forse è l’aspetto sensoriale più straordinario del vino, perché è anche il linguaggio della sua composizione, della sua storia, delle sue tradizioni, dei territori in cui nasce e dei microclimi che ne accarezzano i giorni. Il vino è la sintesi sorprendente dei profumi di tutto ciò che ci circonda, perché ha nella sua natura più profonda le tracce della terra, dei fiori, dei frutti, delle spezie, del mare, della montagna, del vento, della luce e di tante altre cose che nobilmente rappresenta
. (Luigi Moio)

L’AUTORE
Luigi Moio è professore ordinario di Enologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Da più di vent’anni si occupa degli aspetti sensoriali, biochimici e tecnologici dell’aroma del vino.
È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Esperto scientifico per il ministero delle Politiche agricole, dal 2015 è presidente della commissione di enologia dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV) con sede a Parigi. È accademico dei Georgofili e dell’Accademia italiana della vite e del vino.

Ufficio stampa dipunto studio 081 681505 – info@dipuntostudio.it

Il Respiro del Vino in libreria

Pubblicato da aisnapoli il 8 - novembre - 2016Versione PDF

15027718_10210594381561004_8654902305158568014_nDi Ada Natale
Da stasera, infatti, ufficialmente da domani, in tutte le librerie d’Italia potrete finalmente trovare il libro “Il respiro del vino”, edito da Mondadori, scritto dal prof. Luigi Moio e illustrato da me. Da me!
Ho sfidato il diluvio universale quando ho saputo al telefono che il libro era arrivato alla libreria Mooks di Piazza Vanvitelli: mi sono messa sul mio fidato motorino, fregandomene del fatto che ho un occhio irritato che sembro Nosferatu e che non avrebbe dovuto prendere freddo, e sono andata di corsa in libreria, scansando sciuliamazzi e scivolate su tutti i tombini bagnati della città, perché dovevo raggiungere prestissimo e stringere tra le mie mani quella che considero un po’ anche una mia creatura. E l’emozione più grande è stata pagare alla cassa il libro con il mio nome scritto dentro e dire “ciao, eh, io sono l’autrice dei disegni!”
Disegni di Ada Natale”, così campeggia sul frontespizio. Maronna. Quasi quasi ancora non ci credo.
Sono ritornata a casa con la pioggia in faccia, cantando a squarciagola per la strada “Don’t stop me now” dei Queen e ho sentito dentro al cuore un sentimento di infinita soddisfazione, di incredibile felicità. Aspettavo da due anni questo momento e che fosse arrivato finalmente, e addirittura un giorno prima del previsto, mi ha spiazzata di enorme contentezza. Uno dei miei sogni oggi si è realizzato e io non sto nella pelle.
AVVERTENZA: la notizia bomba ora ve l’ho detta, ma da adesso in poi il post è più che altro per chi mi vuole bene ed è curioso di conoscere la storia di questo libro, mentre a coloro che si annoiano di leggere il papiello che seguirà, posso solo dire che, se saranno interessati a leggere un libro che va a fondo nella comprensione del vino, della sua natura, dei suoi profumi, della sua struttura, non posso che consigliare di andare in libreria ad acquistare una copia de “Il respiro del vino”, perché, garantisco, è una lettura che affascinerà neofiti e appassionati: la sfida di Luigi nello scrivere questo libro è stata proprio quella di trovare un linguaggio adatto a un pubblico quanto più vasto ed eterogeneo possibile e io credo che ci sia riuscito. Se lo leggerete, se lo regalerete, buona lettura e fateci sapere.

Bene, ora salutati i lettori pigri, comincia la parte pseudoromanticona e sentimentale del post, i ricordi, le emozioni, com’è nato tutto, ovvero il racconto di quella che per me è stata e sarà per sempre nella memoria una delle più belle esperienze professionali e di vita vissute.
Come sia finita a disegnare per la Mondadori è stato frutto di un fortuito e fruttuoso incastro di luoghi e persone. So di essermi trovata al posto giusto nel momento giusto, è passato un treno in corsa davanti a me e ci sono salita su al volo, senza esitare. L’audacia è uno dei pochi grandi meriti che mi attribuisco spesso, pur nella mia sempre vigile autocritica.
È iniziato tutto nell’estate del 2014 quando, durante un pranzo a Quintodecimo, nella sua casa, Luigi mi disse che la Mondadori gli aveva da poco proposto di scrivere un saggio sul vino e che lui stava cercando qualcuno che, matita alla mano, desse forma alle sue idee. Voleva un illustratore che lo seguisse nei suoi giri di pensieri folli. Quasi per scherzo, gli dissi “eccomi!”, vergognandomi dopo un attimo della mia insolita sfacciataggine, ma ormai l’avevo detto. Mandai giù un gran sorso del suo ottimo vino, perché in certi casi, quando la lingua parte prima che il cervello la freni, è bene ubriacarsi all’istante, così che dopo si possa avere nell’alcol una scusante validissima per le cavolate dette… E invece Luigi dopo la mia esclamazione mi guardò con un certo stupore, sorrise curioso e mi disse “Veramente? Vuoi farlo tu? Guarda che per me va bene.”
BOOM. Un botto nel cuore. Se non sono morta d’infarto quel giorno, allora sarà che sono immortale. Non ci potevo credere, avevo osato per gioco e invece Luigi a quel mio gioco aveva risposto di sì, immediatamente. Gli bastò vedere pochi miei disegni sul taccuino degli schizzi che avevo con me all’epoca e annuì. Stretta di mano, brindisi, sodalizio iniziato. In un primo momento ebbi un sacro timore di una situazione così più grande di me: io su un libro Mondadori? Non ci avrei creduto se il giorno prima me lo avessero detto, ma mi feci coraggio presto, pensando che se un uomo così attento, scrupoloso, letteralmente fissato per la perfezione, mi avesse scelta senza scomporsi affatto, tra l’altro per un progetto così importante per lui, qualcosa voleva pur dire: mi stava dando una fiducia enorme e mi dissi che gliel’avrei ricambiata con il massimo del mio entusiasmo e del mio impegno. E così è stato. Non serve adesso che io vi dica chi è Luigi Moio: se non lo conoscete ancora, basta andare su google per capire che se in Italia c’è un uomo che conosce davvero il vino, che lo ama profondamente e che con grande semplicità insegna agli altri ad amarlo, quello è Luigi.Luigi Moio, il respiro del vino
Abbiamo lavorato con tempi diversi, per quasi due anni: lui dapprima alla scrittura, collezionando pagine e pagine di idee, appunti, bozze, capitoli incompleti, indici, bibiliografie, poi io alle immagini, prima a matita, poi in digitale, con scambi di ruolo continui nel supervisionare il reciproco lavoro e un’accelerazione spaventosa nei mesi finali, in cui siamo stati gomito a gomito, alla scrivania del suo studio, per giorni e notti intere, ma nel vero senso della parola. Siamo stati due macchine da guerra instancabili, lui più di me, e anche quando a un certo punto ci pareva di impazzire nel vedere che il libro non finisse mai, perché ci venivano ogni tanto nuove idee su cui confrontarci, non abbiamo ceduto alla stanchezza, abbiamo resistito per onorare tutte le idee che si affacciavano alle menti. E in tanto tempo non c’è stato spazio per la noia, ma grazie ai continui stimoli ci siamo vicendevolmente sostenuti e incredibilmente mai scontrati, considerati i reciproci caratterini niente male. Un bellissimo incastro di equilibri.
A volte ripenso a quei giorni frenetici e creativi. Ripenso alle finestre dello studio di Luigi, da cui ho visto cambiare la luce delle giornate, l’aria delle stagioni, i colori della sua vigna; ho sentito i profumi degli alberi e dei fiori che dal giardino arrivavano fin su nella stanza, diversi di mese in mese, riempiendo quelle pareti cariche di libri di suggestioni olfattive, mentre scrivevamo e disegnavamo proprio di molecole odorose; si parlava di sensi e i sensi erano all’erta. Siamo stati ore e ore in totale silenzio, concentrati ognuno davanti al suo Mac, tanto che sembrava di sentire il ronzio dei nostri cervelli oltre a quello delle ventole, affannate a raffreddare i computer torturati dalle dita veloci; ho visto pile di libri e di articoli scientifici accumularsi sul pavimento e sulle sedie in ordine rigidissimo, tanto che in quel mare di pagine, che a me inizialmente parevano forsennatamente ammucchiate, mai ho percepito uno smarrimento da parte di Luigi nel cercare e trovare subito i riferimenti utili alla sua scrittura. Lo osservavo, sicuro nei gesti, e avevo la sensazione di essere il fortunato co-pilota di un abile comandante che, pur in alto mare, tra onde di carta, grafici e parole, avrebbe riconosciuto perfettamente la rotta per portare la sua nave finalmente in porto.
È stata un’esperienza veramente intensa, umana e professionale: ho imparato da Luigi cosa siano la disciplina e il rigore scientifico, ho imparato ad adattarmi alle immagini partorite da una mente tanto diversa dalla mia, sedendomi al centro dei pensieri creativi di un uomo indubbiamente preparatissimo nel suo campo, rapido nell’intuire e nel correre anche oltre l’intuizione, e che andava acciuffato e riportato a terra mentre svolazzava, visionario, tra le sue idee, raccontandomi come lui “vedeva” l’invisibile, ovvero il profumo del vino, il suo respiro. Perciò abbiamo cercato insieme il modo migliore di far vedere l’invisibile agli altri e l’esperimento collaborativo è riuscito a perfezione, con immediata sintonia di intenti e di vedute, nonostante le mie iniziali perplessità dovute alla maniacale tendenza alla pignoleria millimetrica di Luigi, cosa che da principio mi aveva disposta in modo vagamente ostile e disfattista nei suoi riguardi, poiché temevo che mi avrebbe fatta impazzire più di quanto io non fossi già di mio fuori di testa e invece ci siamo democraticamente accordati tra pazzi; con lui in qualche modo mi sono domata, perché gli ho riconosciuto molto presto un carisma fuori dal comune e una forte capacità di coinvolgermi nelle sue idee, aspetti che meritavano tutt’altro che antipatia, ma grande stima e voglia di essere all’altezza del suo progetto.
E così abbiamo creato, pensato, imprecato, sofferto, penato, a volte riso per scaricare la tensione, ci siamo scemuniti a correggere ogni cosa mille volte, abbiamo consumato cd di Pino Daniele, Stevie Wonder, Ludovico Einaudi e Michel Petrucciani, tanto che ormai associo i loro brani ai lunghi mesi di lavoro e quasi non riesco più ad ascoltarli, perché appena parte una loro nota mi piglia l’ansia traumatica da consegna del libro, per quanto ormai sia bello e stampato e ce l’ho qui accanto a me; abbiamo bevuto litri di tè verde con biscotti ai cereali, abbiamo scansato – non sempre! – cadute rovinose per non pestare i 14925504_10210594373040791_2270119324833671822_nLego sparpagliati sul parquet dal piccolo e adorabile Ale, il mio amichetto super carino, che è stato la nostra compagnia costante nei mesi, lui che con i suoi ricciolini, le sue battute e la sua vocetta squillante, spuntava all’improvviso nello studio del suo papà perché voleva giocare e io, non potendo accontentarlo per via dei tempi stretti, gli facevo fare il gioco del controllore dei miei disegni, e se ripenso con quanta cura del dettaglio, pure lui, peggio del padre, mi segnalava cosa sistemare nei miei disegni, mi viene una gran tenerezza e gli sorrido da lontano. E ripenso anche a Raffaele, che ha percorso insieme a noi una parte di questo cammino, e ai nostri disperati blitz musicali per tentare invano di ascoltare i Queen o i Led Zeppelin, quando ci sarebbe servita la carica per lavorare con più grinta… blitz che poi si rivelavano sempre fallimentari e noi due ne sorridevamo, disperati e rassegnati. Durante i mesi di lavoro comune Luigi si è rivelato, ahimè, decisamente poco rockettaro, ma un tremendo difetto insopportabile ce lo doveva pur avere quest’uomo, o no?
E ripenso anche a Laura e la ringrazio per l’ospitalità e per aver sopportato con pazienza i ritmi frenetici imposti a tutta la famiglia dal nostro lavoro incessante, così come ringrazio Rosa, Chiara e Michele, che da vicino e a distanza sostenevano e incoraggiavano i nostri sforzi; ma ovviamente il mio più grande, più sentito, più entusiasta e più felice “grazie” va a Luigi, un uomo a primo impatto difficile, complesso, pieno di sfumature caratteriali a volte anche palesemente contrastanti e spiazzanti, ma con cui è stato davvero bello dividere la fatica e ora la gioia di questo libro, poiché mi ha dato il piacere, l’onere e l’onore di stare al suo fianco in questa bellissima impresa, che all’inizio sembrava un sogno e che invece è diventata una cosa vera e ora ha la forma di un mattone di ben 504 pagine scritte e disegnate.
Vorrei dire un mare di altre cose, ma mi devo fermare, sono una pericolosa grafomane quando sono felice, e perciò concludo con questo invito: se il 2 dicembre vi terrete liberi, amiche e amici cari, io vi aspetterò tutta pimpante alla presentazione del libro a Napoli, in seguito vi dirò bene dove e quando si farà, per poi brindare tutti insieme e ubriacarci di vino, di bellezza e di allegria.
Grazie, ora potete tornare a respirare, il post è finito e io me ne torno a fare le coccole al mio libro!

Luigi Moio, il respiro del vino. In vendita dall’8 Novembre

Pubblicato da aisnapoli il 20 - ottobre - 2016Versione PDF

3Dnn+9_2C_gra_9788804649663-il-respiro-del-vino_original“Vi parlerò di quel profumo coinvolgente, di quel suo respiro trattenuto, al quale è impossibile opporre resistenza, che anticipa tutto ciò che si sente in bocca subito dopo aver avvicinato il bicchiere alle labbra. Di quel profumo che può essere un effetto del sole di un’alba radiosa o delle nuvole che precedono la pioggia. Di quel profumo che forse è l’aspetto sensoriale più straordinario del vino, perché è anche il linguaggio della sua composizione, della sua storia, delle sue tradizioni, dei territori in cui nasce e dei microclimi che ne accarezzano i giorni. Il vino è la sintesi sorprendente dei profumi di tutto ciò che ci circonda, perché ha nella sua natura più profonda le tracce della terra, dei fiori, dei frutti, delle spezie, del mare, della montagna, del vento, della luce e di tante altre cose che nobilmente rappresenta. L’atto iniziale di chiunque si avvicini al vino è infatti quello di portare il calice al proprio naso per sentirne il profumo, roteando delicatamente il bicchiere, affinché il vino in esso contenuto, simile alla Terra che ruota intorno al proprio asse, possa sprigionare la sua intimità olfattiva. Da quando esiste l’uomo, nella sua cultura gastronomica non c’è altra bevanda o cibo che preveda questo meraviglioso rituale di incontro tra sensibilità, natura ed emozione. È una gestualità mitica, quella legata al vino, che con la sua delicatezza ci aiuta a riappropriarci del nostro tempo e del nostro equilibrio interiore. Sarò certamente felice, perciò, se voi gentili lettori, arrivati all’ultima pagina, riporrete soddisfatti e arricchiti questo mio libro e un attimo dopo vi lascerete prendere dalla curiosità di stappare un’ottima bottiglia del vino che preferite per scoprire l’invitante e meraviglioso mondo di profumi che vi è racchiuso.” Luigi Moio.

  • Ingrandimenti 2016
  • Cucina ISBN 9788804649663
  • 504 pagine
  • € 26,00
  • 14,0 x 21,5 cm Cartonato con sovraccoperta
  • In vendita dal 08 novembre 2016

Luigi Moio

Luigi Moio è professore ordinario di Enologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Da più di vent’anni si occupa degli aspetti sensoriali, biochimici e tecnologici dell’aroma del vino. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Esperto scientifico per il ministero delle Politiche agricole, dal 2015 è presidente della commissione di enologia dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV) con sede a Parigi. È accademico dei Georgofili e dell’Accademia italiana della vite e del vino.

Luigi-Moio-a-MainzIl Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina ha espresso la sua soddisfazione per l’elezione del prof. Luigi Moio, Ordinario di Enologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, a Presidente della Commissione Enologia dell’OIV, nel corso dell’Assemblea Generale che si è tenuta a Mainz in Germania, venerdì, 10 luglio 2015. L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, è il riferimento tecnico-scientifico della filiera vitivinicola internazionale, con i suoi 46 stati membri rappresenta più dell’85% della produzione mondiale di vino e l’80% del consumo globale.

Questa nomina – ha commentato il Ministro – è un riconoscimento all’impegno profuso dal nostro Paese, nell’ambito dell’OIV, all’armonizzazione internazionale e all’elaborazione delle pratiche enologiche, per migliorare le condizioni di produzione e commercializzazione dei prodotti vitivinicoli nel rispetto della grande tradizione italiana.

Luigi Moio è professore ordinario di Enologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Presidente del corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia e coordinatore della Sezione di Scienza della Vigna e del Vino del Dipartimento di Agraria, è autore di circa 250 pubblicazioni scientifiche nei settori della chimica e tecnologia degli alimenti. Ha rivolto particolare attenzione allo studio dell’aroma del vino, alla percezione di composti sensorialmente attivi e alle tecnologie enologiche mirate a preservare e amplificare l’aroma varietale del vino.

Dal 1998 è esperto scientifico del Ministero per le Politiche Agricole presso L’OIV e dal 2009 è presidente del gruppo di esperti di Tecnologia del Vino.

Considerato uno dei maggiori esperti italiani del settore enologico, i suoi studi e le loro applicazioni hanno contribuito in maniera decisiva alla riscoperta e alla valorizzazione di numerosi vitigni autoctoni del sud Italia. E’ accademico dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino e dell’Accademia dei Georgofili.

Luigi MoioDi Franco De Luca

Presentare Luigi Moio ad una platea di Sommelier campani è un po’ come parlare di Fiano agli abitanti di Pratola Serra o Sant’Angelo a Scala o di Lapio. Che cosa dire? Luigi Moio è l’enologo che maggiormente ha contribuito alla rivalorizzazione di molti vitigni del sud del nostro paese. Numerose sono le aziende che hanno beneficiato e che tuttora beneficiano dei suoi consigli, ma in particolare una più di tutte deve molto a questo professionista: l’azienda Campania. Il suo curriculum è notevole e sono molti i titoli che possiede, scegliamo di essere estremamente sintetici dal momento che google fornisce (anche con somma sua sorpresa) informazioni assai più dettagliate.

Nasce a Mondragone in una famiglia di vignaioli, persegue la via della conoscenza e si afferma rapidamente come enologo, non solo in terra madre. Ordinario della cattedra di Enologia dell’Università degli Studi di Napoli  Federico II fin dal 2001, vanta, oltre a più di 250 pubblicazioni scientifiche, anche la specializzazione al Laboratoire de Recherches sur les Arômes  dell’Institut National de La Recherches Agronomique di Dijon in Borgogna, dove lavora per circa quattro anni. Inoltre, dal 2009 è presidente del gruppo di esperti di Tecnologia del Vino dell’OIV (Organisation International  de la Vigne et  du Vin) di  Parigi.

Spesso si chiede, anche pubblicamente, se abbia fatto bene a tornare, se cioè non fosse stato meglio realizzare la sua opera in luoghi dove c’è maggiore cura e maggior rispetto per questa “arte” e questa professione. Ma Luigi Moio è “terragnolo” come l’aglianico che domina, legato alla sua terra come la vite che governa; generoso nella divulgazione della sua materia, chiaro come pochi, amato dai suoi studenti, estremamente duro contro i luoghi comuni ed il pressappochismo dilagante dei nostri tempi. Nel nostro corso ci porterà il suo punto di vista sullo stato del vino in Campania e noi siamo fieri e felici del suo contributo e della storica amicizia con la nostra Associazione.

Luigi Moio a La BotteDi Michela Guadagno
In Borgogna con Luigi Moio a La Botte, in un viaggio di sensi attraversando la Route de grands crus con le appellations communales de Bourgogne, Marsannay, Gevrey Chambertin, Morey-Saint-Denis, Chambolle-Musigny, Pommard, Monthélie, Volnay e Chassagne-Montrachet. Presenze illustri non si contano in platea, produttori ed enologi e tanti esperti, “L’identità sensoriale del Pinot nero in Borgogna. Molecole e Percezione” attira quanti in Borgogna sono stati e quelli che non la conoscono ancora, per attraversare la Côte d’Or insieme a chi in quei luoghi ha vissuto e lavorato e per sua stessa ammissione un po’ ci ha lasciato il cuore. Prendo appunti, ma poi li lascio stare, colpisce il modo di raccontare del professore abituato alla platea, che siano studenti all’Università o più semplici appassionati. Parla piano Moio e si fa capire, messaggio chiaro e diretto, il concetto di terroir e il legame tra suolo vigne e vino in Borgogna è inconfondibile. Per chi c’è stato è facile, in Borgogna si riesce a comprendere la classificazione dei cru e la parcellizzazione dei clos e dei climat, sulle Hautes Côtes vini facili beverini, poi viene la fascia dei Premier cru, Grand borgognacru in fascia centrale ad un’altitudine di 250 mt circa e più in basso verso la route appellations communales e régionales. Due sole uve, Chardonnay e Pinot nero, in unico clone utilizzato da tutti – così emerge l’effetto suolo, unica vera differenza – e Aligotè e Gamay per la restante parte percentuale, ma questi ultimi concorrono al Cremant nel caso dell’aligotè o come appellations communales, e nel Beaujolais per il gamay. Stasera si parla di pinot nero, lo chardonnay riservato ad una prossima futura occasione. Molecole olfattive e recettori spiegati in maniera tecnica ma comprensibile, l’identità del pinot nero è identificata qui, tra i suoli di silicio argilla e calcare in varia concentrazione, variazioni di suolo anche nel giro di 20 metri ed è ciò che fa la differenza nelle AOC, e i suoi caratteri sensoriali di frutti rossi, della ciliegia, della fragola, del kirsh, del cassis, dell’amarena. “L’enologo interviene unicamente come assistente all’uva nel processo di trasformazione in vino, l’elevage in barrique come strumento tecnologico stabilizza il vino stesso – non per cedere tostatura dei legni ma eseguita per contenitore/strumento di vinificazione -, l’invecchiamento si dice in bottiglia, fare il vino è la cosa più facile”. Il territorio, qui è principe e principale autore delle differenze tra i vini, le uve sono le stesse, le vinificazioni effettuate nel medesimo modo ogni anno, l’unica variabile è l’andamento climatico dell’annata, e logicamente la posizione delle vigne.
Quattro vini della Côte de Nuits (la parte a nord della Côte d’Or, partendo da Dijon) e quattro della Côte de Beaune, l’annata è la 2009.
Aoc Marsannay. Marsannay è un piccolo villaggio, e la 2009 è stata una buona annata in Bourgogne. La frutta rossa non è molto evidente, il vino è pulitissimo, in retronasale una leggerissima ciliegia, tannino non aggressivo, vino bello denso largo. In questa appellation è interessante un rosato da Pinot noir.
Aoc Gevrey Chambertin. Un Premier cru, un po’ fermo il naso, pulitissimo, molto più largo del precedente e lunghezza elevata, ritorno di bocca tipico del Pinot noir, cassis e ribes.
Aoc Morey-Saint-Denis. Più presente la nota di frutti rossi, amarena, naso sempre pulito, ritorno retronasale bello strutturato, bella freschezza e lunghezza.
Aoc Chambolle-Musigny. L’appellation con maggiore eleganza e finezza, più pronta la nota rossa, anche un po’ di violetta, più esile dei precedenti.
Aoc Pommard. Più concentrato di tutta la Côte d’Or, frutti rossi più evidenti, in retronasale tipico aroma del Pinot noir, ciliegia, coriandolo, cinnamomo. Buona acidità, verticalità, ottima sapidità, un po’ di rusticità maggiore rispetto agli altri.
Aoc Volnay. Meno tannico meno acido, più leggero.
Aoc Monthélie. Vini meno pregiati, più interessanti a ridosso delle Coste di Volnay. Al naso più surmaturo e meno elegante del Volnay, uva integra.
Al riassaggio il Marsannay rilascia ora aromi di chiodi di garofano, caffè, nel Gevrey Chambertin si sente il balsamico, mentolato, entra solido in bocca, compatto, Morey-Saint-Denis mentolato, in bocca più magro, meno lungo del precedente, Chambolle-Musigny si riparte sull’eleganza. Pommard il più duro, Volnay l’appellation più fine della Côte de Beaune, Monthélie più rustico, zaffata di frutti rossi con leggera cottura e elevata concentrazione.
Aoc Chassagne-Montrachet. Pulito, leggero, largo, pieno, elegante.

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 23 nov 2017 al 23 nov 2017 alle ore:20:00

      23 Novembre, Napoli si tinge di giallo con il Collio day

      Mancano: 5 giorni e 10:54 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
  • Video

    Tags