Associazione Italiana Sommeliers

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17 Giugno Anteprima Malazè al Vulcano Solfatara

Pubblicato da aisnapoli il 16 - giugno - 2013Versione PDF

1015557_665252750157669_504928606_oLunedì 17 giugno alle ore 17.30 saremo al Vulcano Solfatara di Pozzuoli per l’anteprima della VIII edizione di Malazè, l’evento archeoenogastronomico flegreo in programma dal 7 al 17 settembre prossimi. La serata vuol essere occasione di confronto sull’eno-gastronomia in Campania con il dibattito “L’ArcheoEnoGastronomia in Campania: territori a confronto” a cui parteciperanno Luciano Pignataro, giornalista de “Il Mattino” ed ideatore e curatore del wineblog lucianopnataro.it, Diana Cataldo e Massimo Iannaccone di “Campania Stories”, Albert Sapere di “Le Strade della Mozzarella”, Donatella Bernabò Silorata, giornalista e ideatrice di “Wine& the City” e Rosario Mattera, ideatore ed organizzatore di “Malazè” che spiega: . Dopo il dibattito, degustazione al centro del vulcano con piatti della cucina flegrea, assaggio di cucina geotermica e dei vini doc Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei.

Eccovi i nostri grandi AMICI della gastronomia, tutti insieme per Malazè
Per finire: Antica Distilleria Petrone e gli amici di Il Club del Toscano
Ristoranti: Abraxas (Pozzuoli), Dal Tarantino (Pozzuoli), Locanda Santò (Pozzuoli), Fish and Fruit (Pozzuoli), Il Rudere (Pozzuoli) La Bifora (Bacoli), Capo Blu (Bacoli), Paolanto (Bacoli), Sud (Quarto), La Marchesella(Giugliano in Campania), La Figlia del Presidente (Napoli).
Aziende Gastronomiche: Sciardac (Bacoli), Dolci Momenti (Pozzuoli), Antica Distilleria Petrone (Mondragone), Cooperativa Le Lazzarelle (Casa Circondariale Femminile Pozzuoli).Partecipa anche il Club del Toscano (Degustazione di sigari italiani a cura dei relatori del Club del Toscano).

Eccovi i nostri grandi vignaioli, tutti insieme per malazè…!!!
Cantine: Cantine Babbo (Scalandrone, Pozzuoli), Iovino Antonio (Solfatara, Pozzuoli), Tenuta Matilde Zasso (Contrada La Schiana, Pozzuoli), Contrada Salandra (Coste di Cuma, Pozzuoli), Azienda Agricola Piscina Mirabile (Cento Camerelle, Bacoli), Cantine Farro (Fusaro, Bacoli), La Sibilla (Fusaro, Bacoli), Cantina del Mare (Cappella, Monte di Procida), Cantine Carputo (la Viticella, Quarto), il Cellaio (Quarto), Cantine Grotta del Sole (Quarto), Quartum (Quarto), Il Quarto Miglio (Quarto), Varriale (Posillipo, Napoli), Cantina Agnanum (Agnano, Napoli), Cantine Astroni (Agnano, Napoli), Masseria del Borro (Agnano, Napoli), Colle Spadaro (Pianura), il Castello (Marano), Cantine Federiciane (Marano), Cantina Vigne Flegree (Marano). Banco degustazione con i sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier delegazione di Napoli

 Di Annito Abate

Il programma del Master continua, prosegue la poliedrica visione della Campania del Vino, intra moenia ed extra moenia, raccontata, con piglio olistico, da 5 grandi attori, ognuno con la sua parte, ognuno con il suo carattere, una “rappresentazione” in 4 Atti + 1 per emozionare il pubblico degli appassionati:

  • Primo Atto , Pierpaolo Sirch, in … “L’Agronomo”
  • Secondo Atto, Luigi Moio, in … “L’Enologo”
  • Terzo Atto, Manuela Piancastelli, in … “Il Comunicatore” (le voci di “dentro”)
  • Quarto Atto, Piero Mastroberardino, in … “L’Economista”
  • Atto Conclusivo, Armando Castagno, in … “Il Comunicatore” (le voci di “fuori”)

 

Quarto Atto: Piero Mastroberardino, in … “L’economista”

 

piero mastroberardinoSe proprio si vuole rispondere a domande dal “classico” milione di dollari, pardon, oggi è più vantaggioso dire euro, tipo “Cosa siamo?”, “A che punto siamo?” e, addirittura, “Quali prospettive abbiamo?” si consiglia di consultare discipline specifiche: economia e statistica, materie che il Prof. Piero Mastroberadino, conosce ed insegna, con grande maestria, armonizzando teoria e pratica.

Attraverso analisi che in questa sede, ovviamente, saranno omesse si arriva alla consapevolezza della rilevanza di un Comparto, quello del vino, che presenta una depressione dei consumi interni e, quindi, una ovvia derivata transfrontaliera, uno “sguardo” verso i mercati esteri che “pesa” circa il 13% del valore delle esportazioni della nostra Cara “Penisola Affacciata Sul Mar Mediterraneo”.

Per inciso, l’Italia ha il suo peso nel Mondo del Vino in quanto culla di questa cultura; proprio i Romani (quelli antichi) hanno spostato in avanti l’asse dell’evoluzione del “Nettare di Bacco” razionalizzando il processo ed in questo scenario proprio la Campania Felix (per vari motivi) diventa, nel tempo, il momento fondante della cultura del vino nel mondo conosciuto (si può anche dire del mondo intero visto che, ad esempio, gli Indiani d’America nemmeno ci provavano a pensare che il succo dell’uva potesse essere fermentato).

Degustazione SeminarioTornando alla “disciplina” si deve prendere coscienza di uno squilibrio derivato dall’eccedenza e dal potenziale di assorbimento del mercato che, a loro volta, derivano da un consumo che “giace”, da tempo, al di sotto della produzione; in pratica si fa molto più vino di quanto se ne beve e questo genera dinamiche di competizione che portano a conseguenze dirette sulla qualità dei prodotti.

Non è complicato se non si perdono i passaggi!

Ci vorrebbe un’attività incisiva di sostegno al consumo, stando attenti a mantenere un “approccio soft”, delicato insomma, nella consapevolezza che il vino contiene alcol e che quindi il “bere moderato” deve essere un indicatore importante da considerare; allora è nella consapevolezza che il vino è moderazione, ricerca di stile ed equilibrio che risiede la vera forza del messaggio da far passare: degustare, infatti, non è bere ma è un modo di essere, una maniera per fare, e vivere, cultura.

Primo messaggio fondamentale: i mercati esteri sono diventati determinanti per il mantenimento della filiera.Batteria dei vini in degustazione

Si cela un “ma” dietro questo enunciato che dipende dalla capacità di “penetrare” il “mercato”, non volendo attingere alla “disciplina” si può dire che dipende dalla capacità di arrivare alla “torta”.

Il settore vitivinicolo è estremamente polverizzato, le Aziende in Italia superano il milione di unità, di queste più di 40mila sono Cantine; sono decine le migliaia di operatori che popolano il mercato e di questi le Cooperative sono quelle che hanno la maggiore “bocca di fuoco”, sono grandi e concentrano capitali (in genere il fatturato supera i 500 milioni); per trovare una Cantina singola e privata bisogna scorrere la graduatoria anche fino al sesto o settimo posto con circa 150 milioni di fatturato.

Secondo messaggio fondamentale: il mondo del vino, in Italia, è fatto di microimprese che, spesso, non dispongono di una struttura adeguata per affrontare una internazionalizzazione; tale aspetto è, oggi, oggettivamente, un elemento di intrinseca debolezza che si trasforma però in “fascino” per il comunicatore che spesso esalta questo aspetto, insomma è una sorta di “favola” che serve a colmare un evidente gap della filiera produttiva.

Il “messaggio del vino” è estremamente soggettivo, personale, è spesso fatto di strette di mano, incontri, seminari, un guardarsi negli occhi, una vera comunicazione “B2B”, come si usa dire, che non può essere delegata. La componente socio culturale, nel vino, è fondamentale. Tutto questo si traduce in una organizzazione aziendale che deve mettere a disposizione risorse non facilmente reperibili per chi è “piccolo” e “lontano”.

I dati distributivi sono tutti in sofferenza, le enoteche ed il cosiddetto settore HO.RE.CA. arrancano; aumenta il consumo a casa e si cercano altri canali, ci si rivolge al “moderno” ed all’efficiente, alla Grande Distribuzione Organizzata, una realtà fortemente concentrata che si è strutturata in grandi insegne affiliate.

Terzo messaggio fondamentale: bisogna sostenere i consumi interni per sostenere la filiera in modo da aumentare la “massa critica”.

In Campania, ad esempio, la filiera non regge, solo in Irpinia esistono circa 200 Cantine, la competizione è forte, il prodotto è molto ed i consumi interni sono molto minori dell’offerta.

La vocazione viticola della Provincia di Avellino è straordinaria: su circa 6.400 ettari circa 2.700 ricadono in Zone a Denominazione di Origine, più del 40%, è, quindi, una attitudine reale del territorio; ma quante Cantine vediamo sul mercato estero? Un numero compreso tra il 5 ed il 10% e di queste quanto riescono a fare “esportazione strutturata”, cioè basata su relazioni dirette? Bisogna essere preparati!

il Seminario«Vi racconto di una manovra a tenaglia per distruggere l’immagine del Vino, un Taurasi DOCG» dice Piero Mastroberardino con la sua esperienza da “vendere” «si presentano in una piccola Azienda Vitivinicola ed acquistano una partita di prodotto di eccellenza ma in eccedenza, con presunto beneficio per la Cantina stessa». Con il pubblico, ormai, attento e curioso la storia continua « im seguito, all’altro capo del mondo, le bottiglie acquistate all’origine vengono affiancate, sullo scaffale, ad una “private label” che è stata imbottigliata da un intermediario e che viene venduta, in comparazione, ad un prezzo notevolmente inferiore. Quale Vino sarà venduto di più?».

La morale la racconto io: stesso prodotto, stesso scaffale, prezzo dimezzato per la “private label”, il Vino comprato in Italia dal Produttore, che ha pensato di aver trovato, appunto, l’America non finirà mai nel circuito auspicato ed anche ipotizzato (la ristorazione ad esempio) e sarà destinato a “vivere” tristemente su uno scaffale senza essere, forse, mai acquistato perché vicino c’è l’etichetta civetta. Morale della morale? Come ottenere grandi profitti da piccoli margini, un vantaggio per l’economia del Paese, non l’Italia!

L’invito, allora, è di comunicare le cose per come stanno davvero, è di essere meno ingenui.

Quarto messaggio fondamentale: il miglior vino non si fa dove non arriva nessuno ma dove, invece, esiste una organizzazione strutturata che investe, anche in ricerca; se la filiera è precaria, tale condizione si propagherà su ogni attore della stessa. L’invito è la cautela contro la voglia di “aggressività” del mercato, un “no” ai finti e facili guadagni che si trasformano in grandi “perdite” dell’’immagine collettiva.

L'intervista di Franco De Luca a Piero Mastroberardino«Il Taurasi è un vino di montagna e tali caratteristiche territoriali devono emergere nel bicchiere» dice Piero Mastroberardino «esistono bottiglie che hanno almeno dieci anni sulle “spalle” e che dimostrano di essere fini, eleganti». Alcune espressioni di questo “nobile” prodotto tendono, invece, a proporlo con fattori di una certa “aggressività”, quasi snaturandolo.

Ma cosa ne pensa l’economista dei cosiddetti vini naturali? «Ci sono più risposte del mercato, il tema della sostenibilità ha le sue fasi, in quella di “lancio” c’è una grande confusione, ognuno crede di avere lo slogan vincente, si pensi a “green economy” ad esempio. Considero “biologico” un vocabolo privo di significato e “biodinamico” una classica economia di nicchia per ridurre l’intensità competitiva. I disciplinari prevedono già dei controlli ed un’affermazione di qualità».

Non c’è che dire una sagace argomentazione in perfetta linea con il tema della giornata.

Quinto messaggio fondamentale: quello che tutela la filiera è il guardare alla sostenibilità dalla vigna al bicchiere. Va, poi, affermata l’unicità del prodotto, la non replicabilità del “sangue della terra” (per dirlo alla contadina), unico connubio per ottenere la “complessità”.

In sala tutti i calici sono stati riempiti con i “gioielli della Famiglia Mastroberardino”, nei bicchieri l’espressione del territorio voluta dal Produttore/docente di economia, espressione delle massime eccellenze in fatto di D.O.: Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi.

Il Prof. ci ha regalato proprio una bella Lezione!

Tommaso Luongo presenta la degustazioneDi Annito Abate
Sono circa 200 le Cantine aderenti a “VITIGNOITALIA vini al castello”, IX Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani a Napoli, una location, quella di Castel dell’Ovo, che definirla solo splendida vuol dire sminuirla.
Supero il ponte levatoio di Castel dell’Ovo consapevole che il tempo che mi separa dall’inizio della degustazione è troppo breve per visitare tutte le Sale allestite per accogliere i wine lovers accorsi nel Capoluogo Partenopeo.
All’ingresso mi hanno “dotato” di bicchiere e tracolla “griffata” per cui decido di utilizzare questi oggetti anche prima dall’atteso evento enoico organizzato da AIS Napoli (S3, Sala Degustazione); dopo avrei avuto, comunque, la possibilità di qualche altro “passaggio scovachicche”.
Vitigno ItaliaE’ pacificante seguire la stradina medievale incastonata tra le spesse mura di tufo della Fortezza, quella che, percorsa interamente, conduce alle terrazze in alto aperte, a tuttotondo, sui vari paesaggi, ora collinari, ora marini, ora urbani.
Il clima è mite, finalmente si sente un vagito d’estate, la passeggiata, quindi, diventa salutare con la sensazione di respirare quel soffio di iodio che viene su dal mare appena increspato; la via che si inerpica tra le viscere del Castrum Ovi è bellissima, illuminata da una luce calda ed invasa dal senso di mare che si scopre dalle aperture, un tempo utilizzate per difendere la Cittadella.
Nello “Studio S3” sono ancora in onda: Maria Sarnataro, vicepresidente Ais Campania, e Franco De Luca (Responsabile della Didattica AIS Campania)stanno “conducendo” l’evento precedente, quello delle 17.00 (La degustazione dei formaggi: alla scoperta dei Consorzi per la tutela della Mozzarella di bufala campana Dop, del Gorgonzola, del Parmigiano-Reggiano e del Pecorino romano); la sensazione del discreto slittamento sui tempi fissati dal “copione” ci arriva puntuale con l’annuncio di Franco De Luca: c’è da aspettare la fine dell’evento precedente, l’uscita del “pubblico”, lo sgombero della Sala e l’allestimento dei tavoli per l’evento successivo, il nostro!
Chiaroscuri tra vino e arteAttendere o non attendere, questo è il dilemma! Ci penso e, occhio alla porta, ne approfitto per “gironzolare” tra le “grotte tufacee” in cerca di amici ed etichette da incontrare.
Nel contiguo “Antro di Virgilio” c’è il “food”, una delle novità di questa edizione 2013, all’ingresso, con l’accredito stampa, mi hanno consegnato anche un biglietto con su scritto “Ritira la tua goody bag presso il Pasta Bar di Vitigno Italia”, è un gentile omaggio del Pastificio Di Martino di Gragnano … quasi quasi … penso, ma poi l’idea di girare, fino alla fine, con una “borsa della goduria” mi distoglie dall’idea.
Tra un saluto e l’altro e qualche “ronda” -da- e -per- il porticato della “Vigna Felix” (I vini delle cinque Province tutti a portata di bancone e serviti da belle “women in red”) qualcosa si inizia a muovere, vedo qualche Produttore avviarsi verso l’ingresso, il pubblico comincia a mettersi in fila. Si comincia!
L’arredamento all’interno della Sala di degustazione è all’insegna del “progetto di sostenibilità ambientale” voluto ed ideato per questa nona edizione di Vitigno Italia, parola d’ordine “riciclaggio”; le sedie ed i tavoli di degustazione, infatti, sono in cartone e devo dire anche abbastanza resistenti e confortevoli (“ci faccio un pensierino per lo Studio”). Hanno giurato gli organizzatori che il Salone Enoico, l’anno prossimo, diventerà centopercentoecofriendly … si aspetta!
Mi rifugio (finalmente) nel vino e nell’arte, tra i “Percorsi contemporanei del gusto creativo” laddove l’AIS Napoli ha organizzato una bella e distensiva degustazione guidata: 4 coppie di vini abbinati ai 4 elementi per antonomasia (aria e acqua nelle espressioni in bianco, terra e fuoco per quelle in rosso) in relazione emozionale con alcuni dipinti a tema di artisti del progetto espositivo ed editoriale “Pelle&Pellicola” della Galleria Nea, edito da Iemme Edizioni e curato da Pasquale Lettieri; quinto elemento, ovviamente, è il “Nettare di Dioniso”, bevanda idroalcolica nota a più nell’Associazione Italiana Sommelier. Conducono, per i vini, Tommaso Luongo (Delegato AIS Napoli) e, per i quadri, Luigi Solito (Gallerista), con la presenza di  Luciano D’Aponte (Responsabile Settore Sviluppo e Ricerca della Regione Campania).
Trattasi di una selezione dei vini premiati dall’edizione 2013 della “Guida alle aziende vitivinicole e vinicole” dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Campania in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier Campania (ho avuto il piacere e l’onore di far parte anch’io della Commissione d’assaggio, un’esperienza molto bella che spero si possa ripetere anche per la seconda edizione; spero anche, però, che scrivano il mio cognome in modo meno “rafforzativo”, utilizzando, magari, più correttamente, una sola “B” … ovviamente si scherza!).
i vini in degustazione
L’Aria è raccontata dai Vini “in alto” d’Irpinia e dall’Opera “Vento artificiale” di Raffaele Canoro.
1. Alimata – Fiano di Avellino DOCG 2011 Villa Raiano di Montefredane (AV), vigna a 450 metri s.l.m.; Fiano di Avellino in purezza, emergono la severità ed il carattere dell’areale, un vino con una spiccata freschezza di acidità, snello e di grande “lunghezza finale” accompagnata da una gessosa mineralità che fa pensare a qualche espressione “più mossa” d’Oltralpe.
2. Fiano di Avellino DOCG 2011 Tenuta Sarno 1860 di Candida (AV), vigna a 630 metri s.l.m.; un secondo Fiano di Avellino in purezza, già dal colore carico, si dipana il racconto dello “spessore” materico, un bianco dalle spalle larghe e con un “corposo” patrimonio aromatico, uno “spessore” dalla forma tattile e ben definita con un contrappunto di “leggerezza” e sapidità che aiuta l’equilibrio e l’armonia.
L’Acqua è raccontata dai Vini “mediterranei” degli Astroni e del Cilento e dall’Opera “Segreti mediterranei” di Guglielmo Longobardo.
3. Colle Imperatrice Campi Flegrei Falanghina DOC 2012 Cantine Astroni di Napoli; Falanghina autoctona in purezza, una piacevolezza generale data dalla frutta fragrante, una lieve mineralità ed una sfumata nota sulfurea, in bocca emergono gli accenti sapidi più che quelli acidi, lunghezza moderata ma presente sostenuta dalle tracce delle durezze appena descritte.
4. Trentenare Paestum Fiano IGT 2012 San Salvatore di Giungano (SA); Fiano (nel Cilento) in purezza, il vitigno marca il territorio ed emerge nei profumi della macchia mediterranea che declina anche tutte le sfumature della frutta che tornano come aromi accompagnate dalla sapidità, la persistenza non è il suo forte, nel complesso un “giovane adulto”.
Fin qui i Bianchi!
Il Fuoco è raccontato dai Vini “caldi” dei Vulcani, quasi spenti, del Vesuvio e di Roccamorfina e dall’Opera “Mascella di bue” di Peppe Capasso che ha “prestato” forme, colori ed emozioni anche alla rappresentazione dei Sannitici Vini della “Terra”.
5. Falerno del Massico DOC Rosso 2009 Masseria Felicia di Sessa Aurunca (CE); Aglianico 80% / Piedirosso 20%, un vino derivato dall’eruzione più antica della Campania (il Vulcano di Roccamonfina) che emerge nel fuoco e nella mineralità, un naso “scuro” di frutta matura, spicca la prugna, una sorta di sinestesia data dalla “sapidità” dei profumi, in bocca i tannini, ovviamente, non possono passare “inosservati” nel loro essere ancora indomiti, una bocca “importante” che non può non ricordare, per via retronasale, il fruttato percepito per via diretta, del cibo in abbinamento avrebbe aiutato, ancor più, la corretta percezione della “beva”.
6. Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Riserva Don Vincenzo Doc 2010 Casa Setaro di Trecase (NA); Piedirosso 85% / Aglianico 15%, ancora “fuoco”, quello vesuviano, un naso di frutta e di spezie, una piacevole “dolcezza” in bocca alleggerita dalla setosità del tannino che dona grande equilibrio senza però cedere ancora troppo alle morbidezze.

La Terra è raccontata dai Vini “materici” del Sannio.
7. Bosco Caldaia Doc rosso 2007 Antica Masseria Venditti di Castelvenere (BN); blend di Aglianico / Montepulciano / Piedirosso, tutti i Vini della Cantina non sono “contaminati” dal legno (materiale, come dice l’Enologo-Vigneron, utilizzato in Azienda solo per le capriate lignee che sorreggono la copertura), naso, comunque, speziato dove il vitigno si esprime liberamente, un colore vivissimo che lascia intendere tutta la sua “naturale salute”, i chiodi di garofano sono un ricordo costante anche quando l’attenzione si sposta sull’eleganza espressiva dei tannini, un vino “raffinato” e contadino allo stesso tempo, in armonica espressione di significati.
8. Terra di Rivolta Aglianico del Taburno DOC Riserva 2008 Fattoria la Rivolta di Torrecuso (BN); Aglianico (nel Taburno) in purezza, potente, ricco, espressivo in ogni sua fase, ancora un naso “scuro”, decisamente speziato con “accenti” orientaleggianti, molte le declinazioni della tostatura che tornano con gli aromi appena disturbati dalla prorompente carica tannica, caldo, un vino con eleganza meno “contadina”, un aglianico, facciamo passare l’espressione, in smoking, un rampollo intelligente che ha studiato all’estero e torna a casa per fare carriera nella sua importante Famiglia.
E questi sono i Rossi!
Prima di andare via, al suono di “Maruzzella” (mandolino in accompagnamento), mi concedo una pizza in piena ZTL … ma senza birra!

Sul vino e sull'arteDi Mauro Illiano

Intervista a Luigi Solito, gallerista Spazio Nea
Quale rapporto lega l’arte al vino?
Il connubio è fuor di dubbio molto forte. Il legame, a mio avviso, avviene in modo naturale, poiché in entrambi i casi occorre trascendere, andare oltre, verso un altro senso, talvolta invisibile in apparenza. Oltre tutto, il legame tra l’arte e il vino trova molte testimonianze nella storia e nelle opere dell’uomo. Ed è proprio l’uomo l’elemento essenziale, in quanto egli diventa “canale” di collegamento tra le due dimensioni.

Quanto l’uno può influenzare l’altro mondo?Sul Vino e sull'Arte
A mio avviso essi possono essere energia reciproca, spinta propulsiva. Gli incroci tra arte e vino possono generare spunti unici ed al contempo difficili da descrivere in parole. La cosa più interessante, a mio avviso, è che in entrambi c’è un percorso di “conoscenza”, in grado di condurre a destinazioni assolutamente diverse a seconda di chi e con quale approccio si appresta al percorso..

Guida Regione Campania e Ais CampaniaIn quale rapporto Tecnica e Genio incidono in entrambe le sfere?
La tecnica è sicuramente essenziale, ma ciò che fa veramente la differenza, in tutte le attività dell’uomo, è il colpo di genio, quel miracolo in grado di trasformare un qualcosa in un’entità unica ed inimitabile.

Il Mare e il Vino sul CastelloDi Mauro Illiano

Gabbiani inebriati dal profumo di fondi di bicchieri ebbri di promiscue gocce d’uva, il sibilo prodotto dal lamento del vento che nel fendere le solcate vie di un castello porta, di soglia in soglia, il profumo del sale. La metà di un arco disegnata da un sole docile di inizio Giugno, e scintillanti calici puntellanti ora di paglierino, ora di rosa, poi di porpora, impalmati come candele ad illuminare un percorso di qualche migliaio di passi. Gioco e lavoro, diletto e professione, questo è il Vitigno Italia, alla sua IX edizione.

Ancora Napoli, ancora le enormi stanze del Castel dell’Ovo, ricche di evocazione e di storia, a fare da palcoscenico al più importante evento vinicolo del Sud Italia. Tante, tantissime le aziende presenti in fiera, a rappresentare tutto il Paese, ma non solo. Quest’anno, oltre al consueto spazio destinato al Sigaro Toscano, hanno fatto capolino gli stands dedicati alla Pasta, rappresentata dal Pastificio Di Martino, al Formaggio, rappresentato dai consorzi Mozzarella di Bufala Campana dop, Gorgonzola, Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano, ed ai salumi, egregiamente rappresentati dall’azienda Levoni. Interessanti anche i corners dedicati alle acque, ai distillati, ai calici, al caffè, e ad una serie di altre aziende in diverso modo collegate al mondo del vino.

Enoteca regionale con Ais CampaniaIl tutto concentrato in una tre giorni da brivido. Immensa la scelta per i visitatori che, come accennato, hanno avuto l’opportunità di visitare ed assaggiare quanto di più interessante prodotto da circa cento aziende vinicole, intervallando tali assaggi del bere con altrettanto interessanti saggi di prodotti gastronomici. Ed oltre al libero assaggio, un fittissimo programma di conferenze e degustazioni guidate ha impreziosito la tre giorni partenopea. Focus su vini campani, toscani o piemontesi, parentesi dedicate ai formaggi, storia ed arte ad incrociare il vino, tutto sublimemente condotto dalle più abili figure delle tre associazioni di sommelier più radicate in Italia, accompagnati da altrettanto valide figure dei più svariati settori, dal giornalismo all’arte contemporanea.

L’evento, patrocinato dalla Regione Campania, dal Comune di Napoli e da Unioncamere Campania, è stata l’occasione, ancora una volta, per mostrare al pubblico il più bel volto di Napoli.

La sigaraia nello stand del Club del ToscanoVenendo ad una sintesi di quanto percepito, aggirandomi nelle affollate vie del Castello, tendo ad evidenziare il fatto che la manifestazione è stata, senza alcun dubbio, portatrice di gioia. Tanti i volti, italiani e non, visibilmente appagati colti in giro, e positiva anche l’opinione degli espositori, sempre più soddisfatti dell’enorme affluenza all’evento e, a dir loro, sempre più stimolati dalla presenza di un pubblico qualificato.

Positivo, a mio avviso, il segnale lanciato dalla presenza di diverse new entry alla manifestazione, soprattutto in considerazione della eterogeneità delle zone di provenienza degli stessi produttori, a testimoniare la crescita complessiva del Salone, anche in termini di sdoganamento da una dimensione sud italiana per l’approdo ad una nuova portata decisamente nazionale.

Che sia occasione per promuovere i propri vini, che valga da spunto a nuove forme di turismo, sia esso il vanto di una città in costante metamorfosi, o financhePaolo Cotroneo illustra i vini di Fattoria La Rivolta il crocevia in cui gli amanti del vino si ritrovano, anno dopo anno, per incrociare destini e calici, non importa, poiché il Vitigno Italia è un bene da custodire, un momento da conservare, l’eterna opportunità di esporre l’abilità e la cordialità di un popolo.

La calma regna sul cielo di Napoli, ed uno sciame di gabbiani è ora riunito in volo a simulare un sacro cerchio. Nell’aria non v’è che il ricordo di una tre giorni entusiasmante, figlia di una creatura mentale di soli nove anni d’età. Volge, così, al termine un momento di festa e cultura cittadina, ed io meglio non saprei congedarmi da questo vivere, che con un piccolo passo del più noto dei canti carnascialeschi del Magnifico Lorenzo:

“Quant’è bella giovinezza,

Che si fugge tuttavia!

Chi vuol essere lieto, sia:

Di doman non c’è certezza”

Canzona di Bacco – Lorenzo de’ Medici

 

Al prossimo Vitigno Italia…

IntensitàDi Mauro Illiano Non tutte le idee hanno una via segnata, non tutti i progetti seguono un percorso lineare. Quando un uomo, una donna, o un gruppo di individui hanno l’ambizione di superare il confine del convenzionale, questi percorrono sentieri immaginari, invisibili agli occhi dei più sino all’istante in cui le idee su di essi raccolte non si uniscono a formare un’entità finita e tangibile: questo significa creare. I profumi e i volti di 137aDal numero al fatto, così il 137A, nome apparentemente inespressivo di significato, finisce per racchiudere in sé l’universo intero della espressività fatta ad arte. In un luogo che un tempo fu il City Hall di Napoli, già mecca dei tenenti cultura, oggi un gruppo di 8 eclettici artisti prova a cambiare le regole del mondo, ovvero di quel mondo che vive tra il percettibile e il percepito, ed altro non è che una pura, unica ed inimitabile interpretazione di elementi. Otto artisti per otto pensieri ed otto miliardi di idee. Questa la squadra, nata per caso nel 2008: Luciano Romano, Sandra Dipinto, Carla Giusti, Carla Celestino, Gabriella Grizzuti, Marialuisa Firpo, Valter Luca De Bartolomeis e Ivan Turturiello. Tutti insieme per dare spazio alle idee, costruire su progetto o d’istinto entità in forma di visione o percezione. Tutti uniti dalla curiosità, da una sana follia, dalla voglia di osare, perché infondo convinti che l’irrazionalità altro non è che una diversa versione della razionalità stessa, e che una trama senza contrasto non susciterà mai attenzione. Si gioca con l'applicazioneE dalle loro brillanti menti non poteva che venir fuori un progetto inaudito. In occasione di Wine and the City, evento apripista dell’oramai consolidato Vitigno Italia, salone del vino di Napoli, cinque degli otto artisti, coadiuvati dalla esperienza enologica del Delegato Ais Napoli Tommaso Luongo, hanno dato vita al gioco City & the wine, degustazione multisensoriale in forma di scheda, da compilare onde inseguire l’obiettivo di associare un vino alla città di Napoli. Un’idea nata e giunta a perfezionamento in soli 45 giorni. Un percorso attraverso istallazioni raffiguranti colori, consistenze, suoni, fotografie, e quant’altro si rendesse necessario ad esprimere il carattere della città di Napoli, il tutto sintetizzato in una scheda di degustazione presa in prestito dal mondo dei sommelier. Un susseguirsi di sensazioni da leggere ed accostamenti da fare, sino aCity & The Wine giungere ad una fase on-line in cui un sistema di elaborazione dei dati ha fornito agli oltre seicento sperimentatori del divertentissimo oltre che geniale sistema, di sapere, in base alle proprie risposte, quale Vino rappresentasse meglio la città di Napoli. Una vera gioia per i sensi, una vestizione ed uno al spoglio al contempo della città, fatta attraverso scelte tanto complicate quanto immediate a seconda dei descrittori da selezionare. Una lettura nuova del modo di comunicare la metropoli, in cui il vino diventa miccia per innescare l’arte e la creatività, strumento per “saggiare” da fermi i sentori di Napoli, tramite per interrogare l’io più profondo su quale volto dare alla propria città. Altro non rimane a noi che vivere l’evoluzione di questo gruppo di artisti, e della loro bottega, vero gioiello di cultura nel ventre della nostra Napoli. 137 A Laboratorio multidisciplinare di creatività e progettazione Corso Vittorio Emanuele n. 137 A – Napoli www.137a.it

Evento FerrariPer due giorni il lungomare di Napoli si trasformerà in un vero e proprio paddock di Formula Uno a disposizione di tutti gli appassionati della rossa di Maranello. Iscrivendosi sul sito www.eventoferrari.com sarà possibile sfidarsi in veri e propri match di Pit Stop con una reale auto di F1 e i meccanici di di Casa Ferrari.

La sera del 1 Giugno i saloni dell’hotel Royal Continental faranno da location con il Castel dell’Ovo ed il lungomare Partenope sullo sfondo per un appuntamento che rimarrà indimenticabile. Ferraristi e semplici appassionati potranno partecipare alle 21.30 alla cena di gala dell’evento dedicato alla rossa più famosa del mondo sul lungomare di Napoli in un’ambiente unico al mondo. Il menu (costo 50 euro) prevede coriandoli di seppie con sedano croccante, risotto gamberi e champagne G.H.MUMM servito in cialda croccante, filetto di pesce fresco in crosta di patate e pistacchio con verdurine ripassate e insalata di campo, tartellette di fragoloni profumata al lime.

L’evento è organizzato con il patrocinio del Comune di Napoli, dal Ferrari Club “Costa del Vesuvio”, dalla “Molisso – Luxury Events” in collaborazione con l’hotel Royal Continental: tra i partner media Il Mattino e Radio Kiss Kiss, che seguiranno l’evento in tutte le sue fasi. Sarà presente anche uno stand della G.H. Mumm, lo Champagne ufficiale del podio Formula Uno, stappato al termine di ogni gara di vincitori. Esposti sul lungomare anche gli ultimi modelli prodotti dalla Fiat grazie al main sponsor dell’iniziativa, la concessionaria «Fiat Esposito» di Melito.

Per info e prenotazioni: Molisso Luxury Events – Tel 081-5529458 – www.eventoferrari.com

Per prenotarsi al Pit Stop bisogna telefonare al numero 081.5529458 dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30 dal Lunedì al Sabato, oppure inviando all’indirizzo pitstop@eventoferrari.com le proprie credenziali ed un numero di telefono.

Scarica qui il Menu_Ferrari G.H.MUMM

Manuela PiancastelliDi Annito Abate

Il programma del Master continua, prosegue la poliedrica visione della Campania del Vino, intra moenia ed extra moenia, raccontata, con piglio olistico, da 5 grandi attori, ognuno con la sua parte, ognuno con il suo carattere, una “rappresentazione” in 4 Atti + 1 per emozionare il pubblico degli appassionati:
• Primo Atto , Pierpaolo Sirch, in … “L’Agronomo”
• Secondo Atto, Luigi Moio, in … “L’Enologo”
• Terzo Atto, Manuela Piancastelli, in … “Il Comunicatore” (le voci di “dentro”)
• Quarto Atto, Piero Mastroberardino, in … “L’Economista”
• Atto Conclusivo, Armando Castagno, in … “Il Comunicatore” (le voci di “fuori”)

Terzo Atto: Manuela Piancastelli, in … “Il Comunicatore” (le voci di “dentro”)

Che si “sentissero” davvero “le voci di dentro” ci avrei scommesso tutta la posta! Manuela Piancastelli è oggi in scena nella doppia veste, di giornalista e produttore di ottimi vini autoctoni a Castel Campagnano, affacciati sul Casertano ramo del Volturno. Venti anni presso “Il Mattino” ed ancora alla RAI, decide, infine di diventare Produttrice e fare cultura del vino con il vino!
La sua capacità di grande comunicatrice si svela immediatamente ed entra nel tema senza uscire mai fuori traccia.
degustazione di AmbrucoEsistono tre categorie e due sottocategorie nel mondo della comunicazione. 1) Il giornalista, che ha fatto un percorso formativo complesso, che utilizza regole condivise, che per lui notizia e verità sono il codice deontologico da seguire, il principio ispiratore e che, in genere, proviene dalla carta stampata e con il tempo si è dovuto adeguare ai nuovi mezzi di comunicazione (video e web); a questa categoria appartiene anche il giornalista enogastronomico. 2) Il comunicatore, una figura più generica che ha la “licenza” all’uso dell’inventiva evocativa di qualche percezione; questa figura filtra una notizia per trasformarla in messaggio, è anche il demiurgo che avvicina chi propone un prodotto e chi deve consumarlo, per dirla all’americana, “esporta democrazia”. 3) L’opinionista, che non deve necessariamente avere conoscenze specifiche ma possedere una grande cultura per poter dire la sua, praticamente su ogni cosa; la libertà in cambio di una capacità di articolazione del pensiero al di sopra della media. Questa figura, un tempo difficile da conquistare e perciò appannaggio di pochi, negli ultimi anni si è molto inflazionata a causa degli mezzi di comunicazione veloce (la rete), accessibili a tutti; il web ha scompigliato le regole portando alla ribalta, in tempi prima inimmaginabili, chi ha saputo utilizzare questo strumento di divulgazione di massa. Opinionisti, oggi, sono tutti”! Ma si hanno i titoli per “operare”?
Nell’immaginario collettivo la semplicità d’azione è messa in diretta correlazione con la vita ordinaria, in pratica si pensa che più una cosa è quotidiana e più è facile da fare; il vino è l’alimento di ogni giorno per cui tutti ne parlano anche senza avere competenze specifiche.
Si è in presenza di una falsa democrazia della parola!
La suddivisione in sottocategorie si può sintetizzare così: coloro che amano raccontare e coloro che amano giudicare e criticare; per entrambe, anche questa volta, la “specializzazione” servirebbe ad evitare “guai” e di far passare falsi messaggi con ritorni negativi sull’oggetto della comunicazione.
Primo messaggio fondamentale: la Campania, anche in questo “settore”, sembra aver goduto di buona sorte: i comunicatori ed il mondo del “vino” che si andava formando sono cresciuti insieme; la Regione è “esplosa” ed ha recuperato il tempo perduto favorendo la “proliferazione” di un numero elevato di produttori, molti anche di qualità. «I primi pezzi di Luciano Pignataro passavano nel comparto di economia e sviluppo imprenditoriale, negli ultimi 12, 13 anni la situazione si è addirittura ribalta» racconta Manuela Piancastelli.
La giornalista-produttrice ricorda l’intuizione di Davide Paolini, definitosi poi “Gastronauta”, che proprio su “Il Sole 24 ore” ha cominciato a parlare di enogastronomia in modo differente puntando molto sull’aspetto culturale.
L'intervista di Giovanni Ascione a Manuela PiancastelliAvere i “comunicatori” insieme al “comparto” non è una cosa così comune, basti pensare, ad esempio, al Piemonte ed alla Toscana, due Regioni dove la cultura del vino è nata molto prima di quella della comunicazione del prodotto; la divulgazione dell’enogastronomia, in Campania, è cosa relativamente giovane, come recente (fatte le dovute eccezioni) è la vera crescita del settore. Conoscere i produttori, le loro storie, diventa allora molto importante.
Secondo messaggio fondamentale: la Campania è molto “raccontabile” ed ha cose che altre Regioni non hanno, la ricchezza straordinaria di circa 100 vitigni autoctoni, la straordinaria narrazione che si può fare sulle differenze potendo “volare” sui temi che ne scaturiscono, la ricchezza della Terra, la sua varietà che è stata la salvezza dall’omologazione dei vitigni alloctoni, più comunemente chiamati “internazionali”.
Questi aspetti positivi generano, con simmetrica evidenza, anche alcune difficoltà: «Come si fa a parlare di Caprettone, Pallagrello, Casavecchia o Coda di Volpe fuori dalla Campania, ancor più all’estero?» è la domanda, retorica, che pone la Piancastelli.
Tra gli aspetti positivi emerge la consapevolezza che il mondo del vino viaggia a parte e riesce anche a “rompere” i pregiudizi, facendo passare in secondo piano le “piaghe” che affliggono il Territorio, la camorra e l’emergenza rifiuti, solo per citarne due, eufemisticamente imbarazzanti e dannose.
Terzo messaggio fondamentale: non esiste un Progetto Comunicazione del Vino in Campania, non esiste un racconto univoco come succede, ad esempio, in Toscana dove si comunica fortemente un territorio, anche al di la del prodotto specifico. In Campania ogni Cantina ha il suo frutto della terra, la sua storia, la sua “nicchia”, ogni Azienda è “autonoma” e “frammentata” e sembra ergere “campanili” a far da baluardo, trasformando i confini delle vigne in mura di difesa contro un “nemico”, di fatto, inesistente che, inquadrato nella giusta ottica, può diventare il migliore alleato per “combattere” le vere battaglie, i cui “campi”, bisogna rendersene conto, sono “fuori Contea”.
«La Campania è ricca di storia ma non ha la storia del racconto di se stessa» dice Manuela Piancastelli che replica «c’è stata una sorta di interruzione temporale, pensiamo al “falernum” … è bello sognare».
Ed è proprio nell’onirica formulazione del pensiero che prende vita il quarto messaggio fondamentale: bisogna avere un grande obiettivo comune: unirsi e decidere cosa raccontare della Regione (storie, differenze, qualità).
Raccontare le diversità ed inserirle in un Territorio significa divulgarne l’eccellenza e le specificità che valgono molto più di una insana, sterile e mortificante globalizzazione.
Prende vita, allora, un mosaico della comunicazione che sa quello che deve dire, sa cosa significa qualità delle differenze, sa far sognare con una grandissima forza evocativa.
In Campania esistono pochissime Grandi Famiglie del Vino (azzarderei a dire una sola), ci sono però tantissime persone che hanno deciso di tornare al mondo del vino, alle origini della “fatica contadina” e che, oggi, diventano una risorsa enorme per il mondo della corretta e sana comunicazione.
La verticale di AmbrucoCome sempre accade esistono anche i cialtroni e gli improvvisati la cui “miscela esplosiva” viene, inesorabilmente, generata quando si tende a valorizzare, a tutti i costi, quello che non c’è perché manca un’onestà intellettuale, una morale che dovrebbe agire da freno alla fuoriuscita di messaggi devianti e fuorvianti, quelle forme di raccontocriticodivulgativodelgiudizio che sono solo forieri della disgregazione dell’immagine di un prodotto di qualità e delle sue derivate di inevitabile impoverimento, una “fatica” a cui sarà sottoposto il Territorio tutt’altro che “contadina”.

P.S. … ovvero … “titoli” di coda dove “scorrono” i vini portati in degustazione da Manuela Piancastelli di “Terre del Principe”, i vignaioli del Pallagrello e del Casavecchia, come recita la frase sotto il logo della Cantina e qualche domanda dell’istrionico Giovanni Ascione all’affascinante Giornalista-Produttrice.
La risposta di Piancastelli, di cui lascio qui traccia, è “il punto di vista del comunicatore” sui cosiddetti “vini naturali”: «una tendenza trasversale che sta attraversando il mondo della comunicazione, le mode ci sono sempre, si creano e si autodistruggono anche in tempi brevi, tutto viene esasperato. Penso a questa tipologia come offensiva in quanto presuppone l’esistenza anche di “vini innaturali”. Come comunicatore aziendale non dico che faccio vini naturali ma vini che rispettano la natura. Un vino, infatti, è naturale quando è rispettoso del suo territorio, nelle piccole produzioni succede spesso anche se non si utilizza il “corno letame”» (corni di vacca riempiti con deiezioni fresche che vengono interrati nelle produzioni in regime di viticoltura biodinamica).
I vini, splendidi e luminosi gli “Ambruco”, Pallagrello Nero in purezza, declinati nelle ultime tre annate: 2010, 2009, 2008 in una miniverticale esclusiva per AIS Campania.

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