Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Anteprima Vitignoitalia: come da tradizione, 70 cantine daranno un assaggio di ciò che sarà l’ottava edizione del salone del vino in programma a Napoli, a Castel dell’Ovo, dal 20 al 22 maggio 2012. Da nord a sud, dal Piemonte alla Sicilia, vitigni tradizionali, antichi e riscoperti, frutto della dedizione di viticultori caparbi e appassionati ci dimostreranno ancora una volta l’incredibile varietà e qualità dei vini e dei territori vitivinicoli italiani.

Lunedì 28 Novembre, dalle ore 18 alle 22, nel Salone degli Specchi dell’Hotel Excelsior di Napoli in via Partenope n.48 si apre la degustazione a banchi d’assaggio con ingresso libero.

Con più di 12.000 visitatori e circa 250 cantine partecipanti, Vitignoitalia rappresenta un atteso e immancabile appuntamento per appassionati, sommelier, buyers, collezionisti, giornalisti, enotecari e ristoratori. Un format che si è confermato come il più qualificato ed atteso appuntamento enologico del Centro-Sud e che si arricchisce ogni anno di iniziative, incontri e soprattutto di nuove varietà enologiche in degustazione. E che quest’anno sarà fortemente export oriented.

In Campania da alcuni anni si sta consolidando una significativa produzione di bollicine di qualità: sia per il Metodo Classico che per quello Martinotti, senza trascurare la categoria dei vini frizzanti, che comprende alcune denominazioni storiche come il Lettere ed il Gragnano, tradizionali compagni delle tavole napoletane.

In ogni angolo della nostra regione fioriscono tanti esempi di questa nobile “effervescenza”: nella piana aversana l’Asprinio; in Irpinia e nel beneventano il Greco, l’Aglianico e la Falanghina; nei Campi Flegrei la Falanghina, solo per citarne alcuni.

Tutte tipologie di grande successo commerciale ed assai versatili nell’abbinamento cibo-vino: basti pensare a come si sposano perfettamente con la tradizione gastronomica mediterranea.

Immaginate cosa potrebbe significare per la visibilità del Vino Campano nei mercati esteri la strategia di legare il consumo delle bollicine made in Campania alla pizza, piatto tipico della cucina partenopea, famoso e ricercato in tutto il mondo. Siamo convinti che questa semplice operazione farebbe aumentare in modo esponenziale la sua capacità di penetrazione in un mercato sempre più globale ed agguerrito.

Ed è sulla base di queste considerazioni che assieme ad Assoenologi Campania presenteremo nell’ambito di Vitignoitalia 2012 un focus sull’affascinante mondo delle bollicine campane, andando a premiare con un simbolico riconoscimento le tante aziende campane che si sono dedicate a questo settore, investendo in risorse umane ed attrezzature tecnologiche. Una commissione mista, composta da Sommelier AIS ed Enologi, valuterà le aziende meritevoli di questo riconoscimento condividendo il rispettivo bagaglio di conoscenze ed esperienze. Un’iniziativa stimolante che contribuirà alla crescita del mondo del vino campano.

Ci sarà anche un premio intitolato a Gennaro Martusciello, pioniere dell’arte spumantistica in Campania, che verrà consegnato al personaggio del mondo del vino che ha contribuito con la sua opera alla valorizzazione di questo specifico settore. La Campania, terra di grandi vitigni, si candida in modo autorevole ad avere un ruolo da protagonista nel comparto delle bollicine di qualità. Prosit!

California Dream…I vini della Napa Valley

Pubblicato da aisnapoli il 25 - novembre - 2011Versione PDF

Di Matteo Zappile*

Sì! È anche il titolo di una canzone dei Mamas Papas, ma risalta alla mente soprattutto pensando a quello che gli americani hanno fatto della viticoltura. Sino a 50 anni fa la vite in quelle zone era un miraggio o forse un sogno, a dream, come direbbe uno degli enologi di qualche azienda. Eppure oggi, l’eleganza e la struttura di alcuni vini americani è degna di nota, e di valutazione in campo internazionale.Il territorio più vocato o quello che semplicemente finora ha dato i frutti migliori è senza dubbio la Napa Valley.

Ingrani la seconda, poi la terza, cominci a prendere velocità, arrivi ad un tratto dove non vedi altro che vite, vigneti a perdita d’occhio: pianura, collina, vallate arroccate su precipizi, insomma la vite qui è regina di questi paesaggi, mentre tutto scorre ti accorgi che nonostante sistemi di allevamento non del tutto convenzionali, e scelte di vitigni per niente autoctoni, alla fine di tutto, qui, la qualità, è un traguardo ormai raggiunto: vi presento la Napa Valley.In Italia, pensando alla California si è sempre parlato di vini molto “robusti”, di vini “duri”, persistenti, dal tannino verde e amaro, vini non pronti e che l’uso della botte di quercus alba rendeva tutto ancora più difficile da bere per i nostri palati sopraffini, ma solo ciò che viene esportato forse risponde a questa descrizione, per capire lo “stile Napa” bisogna andarci in Napa. Chenin blanc, sangiovese, cabernet franc, cabernet sauvignon, riesling, chardonnay, syrah, petit syrah, savagnin, melange blanc, aglianico, fiano e il noto zinfandel, questi alcuni dei vitigni che oggi è possibile trovare in tutte le sottozone della Napa Valley. Nel mio viaggio-degustazione ho scoperto tantissime micro-realtà, che non solo non hanno mai esportato in Europa, ma che non hanno nessuna intenzione di farlo. Quasi la totalità delle aziende medio-piccole oggi presenti nelle fila dei viticoltori californiani, producono solo ed esclusivamente per gli Stati Uniti. In ogni azienda mi son sentito dire che il figlio o il nipote o il proprietario stesso aveva studiato enologia in Francia o in Italia, tutti qui hanno cercato e cercano ancora oggi di apprendere le tecniche da chi il vino lo fa da secoli, ma senza per questo imitarne lo stile. Parliamo di “vini da barbecue” in alcuni casi, una definizione che non avevo ancora mai sentito in una degustazione, ma che è facilmente comprensibile da chi questo micro-mondo lo vive tutti i giorni. Enologi e tecnici di cantina hanno scelto per la loro produzione tutto legno di provenienza francese, la barrique americana a differenza di quello che si pensi non è utilizzata se non per la produzione di vini di bassa qualità. La wine county più grande ed importante d’America si divide essenzialmente in tre grandi sottozone, ovvero:

Napa, Sonoma e Mendocino; a loro volta queste tre grandi aree si dividono in altre sottozone sedici per Napa, quattordici per Sonoma e dodici per Mendocino.

Il mio viaggio inizia dall’area più vasta, Napa, dove oltre a far visita alle grandi aziende, che di questa zona sono il simbolo come Mumm, Robert Mondavi, Opus One, Domaine Carneros o Charles Krug, mi reco essenzialmente nelle medio-piccole cantine, non per questo trovando una accoglienza da meno, anzi. Tutte le aziende hanno un “Wine Educator”, qualcuno che è preposto a far capire all’interlocutore cosa vuol dire, “fare il vino” per quell’azienda, una persona che ti mostra e ti spiega tutte le fasi della produzione, facendoti degustare il vino dalla botte alla bottiglia, carpendone così le sostanziali differenze di fermentazione, stabilizzazione, e maturazione. Il vino nella Napa County è diventato business, lo sanno fare, lo sanno vendere e lo sanno apprezzare. Tra le aziende più interessanti di quelle visitate c’è da provare Grigch Hill Estate, denominazione Napa Valley, è un’azienda specializzata in chardonnay e merlot, vincitrice di svariati concorsi e molto attenta all’affinamento, la produzione totale si aggira intorno alle trentamila casse l’anno. Dopo il consueto giro per l’azienda, dove tra le altre cose esiste anche una fermata del cosiddetto Wine train per chi non volesse guidare dopo aver bevuto, mi presentano diversi prodotti tra cui:

 “Essence” Sauvignon Blanc 2009:

Biodinamico spinto, un sauvignon dal carattere deciso, inconfondibile giallo paglierino, vivo, lucente. Nel bicchiere è padrone del suo spazio. Al naso è affascinante, sentori agrumati, del pepe rosa a tratti percepibile, supera di poco i 14 gradi alcolici ma ben livellati ad un corpo che li avvolge con pienezza e maestria. In bocca risulta fresco, con una attenta sapidità, il vino in questo caso è quasi una “essenza divina”, persistente ed ammaliante al palato, lascia tracce lungo la sua scia.92 punti, elegante

Proseguo lungo le strade della Napa valley, mi reco più a nord dove la viticoltura si esprime ad alti livelli persino in montagna, prenoto una visita in una azienda chiamata Barnett Vineyards, precisamente ora sono nel distretto di St. Helena, sulla Spring Mountain, dove questa azienda può imbottigliare tra le due denominazioni trovandosi esattamente al centro tra Napa e Sonoma.

Miss Laura è gentile, ci accoglie con un sorriso quasi accecante, ci mostra la selezione di vino che lei ha scelto per la nostra degustazione ed orgogliosa ci mostrerà di lì a poco i locali per l’invecchiamento e quelli per l’imbottigliamento. Ci racconta della produzione e della loro ultima annata affermatasi a circa 150 mila casse, prodotte tutte in quella unica sede in una settimana di vendemmia e con un clima al dir poco favorevole.

Trenta ettari per questa modesta cantina californiana, sistema di allevamento Guyot con una distanza di circa un metro tra i filari ed un fitto impianto di vite, qui la qualità è davvero rincorsa.

La selezione si compone dei classici di questa zona, chardonnay, pinot noir e merlot, ma colpisce soprattutto una loro speciale riserva:

Cabernet Sauvignon, “Cyrus Ryan Vineyard” 2006

Pepe, oltre ad un carattere pungente per questo sauvignon, percezione netta di pimento, o chiamato altresì pepe della Jamaica. Alterna alla speziatura, note dolci di cannella e peperoni, dal corpo robusto e ben livellato con la botte, un vino di una piacevole struttura che riesce a non strafare, botte usata sapientemente e in maniera molto delicata. Il legno è si, presente ma non disturba, in quanto a persistenza è in assoluto il suo punto forte. 90 punti, robusto.

Dopo tante degustazioni e altrettanti piccole sorprese per questa valle dominata dalla vite, ci dirigiamo verso la denominazione più grande della Napa County, ovvero, Mendocino.

Qui percorrendo lunga la statale 1 che costeggia l’oceano, alla fine di questo mio lungo viaggio-degustazione ho trovato forse le cose più interessanti, se non altro quelle più inusuali.

Arriviamo sulla statale 128 che collega Mendocino a Boonville, lungo la strada ci fermiamo in diverse aziende, una su tutte però ci colpisce in modo particolare: Greenwood Ridge Vineyard

Entrando in questa piccola cantina, casolare in legno immerso nel verde della natura, da subito ti accorgi che c’è qualcosa di strano, al muro sono appese tantissime coccarde, no! Non è un’azienda i cui cavalli fanno le gare! Sono tutti i premi vinti dai vini, nella grande selezione rientrano come di consueto i classici californiani come lo zinfandel, il pinot noir, sauvignon blanc, il merlot, il syrah, ma un vincitore per eccellenza è il Riesling prodotto anche nella versione vendemmia tardiva, inutile citare tutte le medaglie vinte da questi due vini, ultima su tutte, la medaglia d’oro al concorso di Mendocino.

White Riesling 2008

Altro che Germania, il Riesling californiano è tutt’altro che inferiore, vengo travolto da una primavera di sentori; lilium, gladioli, pomelo e mapo, poco consistente, tutti i 12 gradi alcolici sono ben amalgamati al corpo del vino, archetti non fittissimi ed in questo tulipano della Redel son ben disposti. Spiccata acidità, languida armonia con freschezza e sapidità, equilibrio e finezza i punti cardini di questo vino che sconvolge il palato. Resto esterrefatto da cotanta bontà. 93 punti e forse la scoperta più bella di questo viaggio.

Piccole ma grandi degustazioni, in questo mio report a qualche mese dal ritorno in Italia, ad oggi l’idea che avevo della California è stata completamente stravolta e rimodellata, chiunque sia appassionato al vino e ne distingua le sottili sfumature trovandosi in questa micro ma macro realtà vitivinicola ne resterebbe affascinato. Sono tornato in Italia con la convinzione che gli Stati Uniti d’America, pian piano entreranno di tutto diritto nella piccola casta dei Paesi dove l’eccellenza vinicola non è più un mistero.

*Sommelier Ais Master Class e Chef de Cave de Il Pagliaccio

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Gabriele del Carlo è il miglior Sommelier AIS d’Italia 2011

Pubblicato da aisnapoli il 15 - novembre - 2011Versione PDF

Al termine di una sfida serrata e appassionante, l’ambito riconoscimento è andato al ventisettenne sommelier Gabriele del Carlo che ha preceduto sul filo di lana Andrea Balleri e Daniele Arcangeli

Un mestiere creativo, frutto di una lunga e qualificata formazione. Ma soprattutto una professione in netta controtendenza rispetto al mercato del lavoro: basti pensare che dei 3.200 sommelier usciti dai corsi AIS nel 2010, circa la metà ha già trovato occupazione nel settore. Ed è proprio con l’obiettivo di far conoscere al grande pubblico le peculiarità di questo moderno “manager del vino” che l’Associazione Italiana Sommelier, in collaborazione con il Consorzio per la tutela del Franciacorta, ha dato vita, oggi lunedì 14 novembre presso il teatro “Elfo Puccini” di Milano, alla finale del concorso “Miglior Sommelier d’Italia – Premio Franciacorta”. Davanti ad un autorevole platea composta da opinion leader, imprenditori vitivinicoli, giornalisti e semplici appassionati, i 3 sommelier di scuola AIS giunti in finale, dopo una lunga ed agguerrita selezione,si sono misurati in una serie di prove di abilità: dalla tecnica di degustazione alla descrizione organolettica dei vini, dall’abbinamento cibo – vino all’accoglienza dei clienti. E poi ancora, valutazione della capacità di comunicazione e delle tecniche di vendita fino alla correzione di una carta dei vini, appositamente errata. Una sfida all’ultimo respiro il cui verdetto finale, affidato ad una giuria di esperti, ha visto trionfare come “Miglior Sommelier d’Italia 2011Gabriele Del Carlo che ha preceduto Andrea Balleri e Daniele Arcangeli. Al vincitore un assegno da 7.000 euro e 6 magnum di Franciacorta, consegnate da Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio di tutela del Franciacorta, sponsor della manifestazione. Il concorso, giunto alla 45ª edizione, è finalizzato ad incrementare la conoscenza delle più prestigiose realtà vitivinicole italiane e rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere la cultura del vino, di cui i sommelier sono i principali portavoce sia in Italia che all’Estero.

Se oggi nel nostro Paese si beve meglio e soprattutto con maggiore senso di responsabilità – ha dichiarato Antonello Maietta, Presidente dell’AIS – è anche grazie al contributo dei sommelier che, nei ristoranti, nelle enoteche, nelle aziende vitIvinicole e ultimamente anche negli ipermercati, interpretano al meglio il ruolo di comunicatori del vino di qualità”. Siamo davvero soddisfatti – prosegue Maietta –dell’ottimo livello di preparazione dei sommelier in gara che dimostra come la didattica di altissimo profilo di scuola AIS rappresenti uno strumento formativo autorevole per praticare con successo questa professione.”

PROFILO DEL VINCITORE

Sommelier presso il Restaurant Le Cinq di Parigi, Gabriele Del Carlo ha lavorato in alcuni tra i più prestigiosi locali italiani. Tra le sue precedenti esperienze L’Enoteca Pinchiorri di Firenze e il ristorante Cracco di Milano. Tra i vari premi che si aggiudicato, il titolo “Miglior Sommelier della Toscana 2011”, ed è stato inoltre finalista lo scorso anno al concorso “Miglior Sommelier d’Italia 2010”.

 “PROFESSIONE SOMMELIER”: UN MESTIERE CHE GUARDA AL FUTURO

 Ma quali sono le principali competenze di questa nuova professione che si affaccia nel mercato del lavoro? Il sommelier è innanzitutto il responsabile della cantina. E’ tenuto infatti a conoscere le zone vitivinicole, i vitigni più diffusi ed i vini che ne derivano, le denominazioni, la loro composizione e le caratteristiche organolettiche. Il Sommelier cura anche la stesura periodica della carta dei vini ed esalta gli abbinamenti dei cibi e dei vini scegliendo i prodotti più adeguati a tale scopo.Ma oggi, più che in passato, a questa figura professionale vengono richiesti specifici compiti manageriali diorganizzazione, pianificazione, definizione, controllo, scelta e gestione del servizio di beverage. E’ infatti sua prerogativa acquistare bevande di qualità secondo il budget stabilito, lo stile dei ristorante e della cucina e le possibilità di stoccaggio. Spetta a lui selezionare i prodotti dopo averli attentamente degustati e a valutati in base al principio fondamentale del rapporto qualità/prezzo.Siamo di fronte insomma ad un vero e proprio “manager del vino” che, per intenderci, sovrintende anche alla formazione del personale favorendo così una serena collaborazione tra i collaboratori di cucina e quelli di sala. In sala propone e consiglia al cliente il vino nel periodo ottimale di consumo. Ma non si ferma qui. Il sommelier serve anche la birra e l’acqua, bevande sempre più di moda nei ristoranti dove vengono redatte vere e proprie carte da accludere ai menu. Allo stesso tempo conosce bene il mondo dei distillati, dei liquori, delle birre, dei principali cocktails internazionali, della gastronomia e della cucina: un moderno tecnico della ristorazione a tutti gli effetti.

 

Ufficio stampa AIS – Associazione Italiana Sommelier

Emanuele Lavizzari Tel. 02-2846237; 3351601212 emanuele.lavizzari@aisitalia.it

 

INC – Istituto Nazionale per la Comunicazione

Simone Ranaldi 06 44160883; 3355208289; s.ranaldi@inc-comunicazione.it

Elio Foglia Manzillo, Trent’anni di fedeltà all’Ais!

Pubblicato da aisnapoli il 9 - novembre - 2011Versione PDF

Elio Foglia Manzillo, storico ristoratore della città di Napoli e relatore Ais di lungo corso festeggia un traguardo importante: 30 anni in Ais. Quale luogo migliore per onorare la lunga militanza associativa di Elio se non durante una sua lezione?

Complimenti Elio! (T.L.)

Si avvicina un appuntamento ormai tradizionalmente legato alla storia dell’AIS: il Concorso Miglior Sommelier d’Italia al cui vincitore verrà assegnato anche il Premio Franciacorta. Questo riconoscimento punta a divenire sempre più prestigioso grazie alla partnership con una delle realtà vitivinicole più importanti d’Italia. L’obiettivo comune dell’Associazione Italiana Sommelier e del Consorzio per la Tutela del Franciacorta è quello infatti di incrementare la qualità e il rilievo dei nostri vini e dei Sommelier di scuola AIS, che insieme contribuiscono all’affermazione della cultura enogastronomica italiana nel mondo.

Sono nove i sommelier che hanno passato le selezioni svoltesi a Milano, Roma e Napoli a metà ottobre. A questi si aggiungono i campioni regionali 2011 già ammessi di diritto alla competizione.

Lunedì 14 novembre si svolgeranno in mattinata le semifinali a porte chiuse e nel pomeriggio della stessa giornata i tre migliori daranno vita alla finale che assegnerà al campione italiano l’ambito tastevin tricolore.I tre professionisti che saliranno sul palco saranno impegnati individualmente in una serie di difficili prove aperte al pubblico: la degustazione e la descrizione organolettica di tre vini; il riconoscimento e la descrizione di quattro bevande alcoliche; un abbinamento cibo-vino in cui i candidati dovranno accostare uno dei vini precedentemente degustati a un piatto, motivando la scelta; il servizio di un magnum di Franciacorta; l’accoglienza dei clienti e la presa dell’ordine in lingua straniera (in inglese o in francese a scelta dei singoli); l’abbinamento teorico cibo-vino per il quale i candidati dovranno indicare alcuni vini da abbinare a un menu composto da piatti della cucina nazionale e/o internazionale, secondo le richieste dei commensali; la decantazione e il servizio di un vino rosso; la correzione di una carta dei vini.

L’appuntamento è previsto per le ore 15.00 a Milano presso il Teatro Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33 (MM1 Lima).

Tre i sommelier campani in gara a Milano per aggiudicarsi il titolo di miglior Sommelier Ais d’Italia 2011:

Roberto Adduono

Sommelier presso il Ristorante Rossellinis, ** Michelin, di Palazzo Sasso *****L, Ravello (SA)
Precedenti esperienze:

Ristorante Il Conte Andrea, Salerno

Ristorante Altromodo, Pontecagnano Faiano (SA) Ristorante Agata e Romeo, * Michelin, Roma

Salvatore Correale

Sommelier presso l’hotel Plaza, Sorrento (NA)

Precedenti esperienze:

Grand Hotel Angiolieri, Vico Equense (NA)

Hotel Parco dei Principi, Sorrento (NA)

Miglior Sommelier della Campania 2009

Giancarlo Marena

Sommelier presso il ristorante Quattro Passi, * Michelin, Nerano (NA)

Precedenti esperienze:

Locanda Locatelli, * Michelin, Londra (Regno Unito)

La Korte dei Sapori Persi, Pavia

Ristorante Osteria Teatro, Pavia

Miglior Sommelier della Campania 2011

 

Fonte: AIS Italia


Indagine dell’Ais tra i sommelier del mondo

Pubblicato da aisnapoli il 26 - ottobre - 2011Versione PDF

La Francia resta al top della qualità dell’offerta vitivinicola, ma l’Italia la tallona e in alcuni Paesi e mercati importanti del vino, come Stati Uniti, Canada, Brasile, Germania e Danimarca, i vini tricolori sono già considerati i numeri uno internazionali. Lo dice un’indagine realizzata dall’Associazione Italiana Sommelier (Ais), attraverso le delegazioni della Worldwide Sommelier Association (Wsa) che riuniscono i sommelier di tutto il mondo, per captare la percezione del vino italiano all’estero. Il più amato? E’ l’Amarone, seguito dal Brunello di Montalcino e dal Chianti. Quarta piazza per il Prosecco che sta conoscendo un vero e proprio boom di esportazioni. E poi ancora Barolo, Pinot Grigio, Sassicaia, Moscato d’Asti, Barbaresco e Sangiovese.
La nostra associazione – spiega il presidente Ais Antonello Maietta - è impegnata in una nuova fase di grande attenzione su tutto ciò che ruota attorno al vino italiano nel mondo”. E il perchè è spiegato anche dal boom de corsi per sommelier che si registra in Italia. “Sono numerosi gli appassionati – osserva Franco Maria Ricci, presidente della Wsa – che giungono in Italia da tutto il mondo per seguire i corsi da sommelier ed esporatre questo modello didattico nei loro Paesi d’origine”.E se dopo Italia e Francia è la Spagna a guadagnarsi il bronzo nella classifica stilata dai sommelier dei vini al top della qualità, il vino italiano più amato all’estero, secondo la ricerca Ais, è l’Amarone, seguito dal Brunello di Montalcino e dal Chianti. A premiare il Prosecco, al quarto posto, è soprattutto l’export, con 115 milioni di bottiglie consegnate nel 2010 e un incremento di fatturato del 15%, tra Docg, Doc e Igt.
I punti di forza del vino italiano nel mondo, a detta dei sommelier stranieri, sono la sua originalità, il fatto cioè di esprimere vitigni propri, autoctoni e legati al territorio e il fatto di “sposarsi a meraviglia con i vari piatti e tradizioni gastronomiche”. Qualche riserva sul prezzo delle bottiglie italiane: gli intenditori le vorrebbero un pò più accessibili, anche perchè la ricerca dimostra come l’attenzione al costo sia divenuta un fattore cruciale in tempi di crisi e in genere non si è disposti a superare i 20 euro per acquistare in enoteca una buona bottiglia.

I punti di forza del vino italiano nel mondo
I sommelier nel mondo, ambasciatori del nostro vino di qualità all’estero, ci aiutano a capire pregi e difetti percepiti da chi cerca e acquista questo prodotto fuori dai nostri confini. Il nostro vino piace perché risulta, prima di tutto, “originale”, capace cioè di esprimere vitigni propri, autoctoni e legati al territorio. E poi perché è in grado di sposarsi a meraviglia con i piatti e le tradizioni gastronomiche delle popolazioni straniere. Questi due indicatori vengono votati con un 8 in una scala che va da 1 a 10. Si supera di poco la sufficienza, invece, quando si parla di “prezzo”, con il nostro vino che sconta un leggero gap rispetto alle tradizioni vitivinicole emergenti.

L’immagine del vino italiano e’ in forte ascesa tra i consumatori stranieri Per il vino italiano all’estero sembra essere iniziata una nuova era. I dati dell’indagine promossa dall’Ais non lasciano adito a dubbi: in 8 nazioni su 10, nel mondo, la qualità del vino italiano è considerata oggi ottima ed è molto migliorata negli ultimi 2-3 anni.
La percezione positiva sul nostro vino è confermata da un altro dato: dal punto di vista della presenza e della visibilità, il vino italiano sta tallonando quello francese in quasi tutti i mercati che contano. Infatti i giudizi dei sommelier nel mondo si ripartiscono perfettamente a metà tra chi considera più forte il primo e chi vede ancora in vantaggio il secondo.

Tradizioni vitivinicole a confronto: e’ testa a testa tra Italia e Francia Nell’indagine, le delegazioni della Wsa hanno stilato una curiosa classifica ordinando le più grandi tradizioni vitivinicole internazionali in base alla qualità dei propri vini, così come viene percepita in quei Paesi.
Al primo posto di questa graduatoria troviamo la Francia, con 86 punti, incalzata però dall’Italia, con 77 punti, rendendo a portata di mano nell’immediato futuro un nuovo clamoroso sorpasso sui “cugini” francesi, questa volta all’insegna della qualità e del prestigio.
Medaglia di bronzo – un po’ a sorpresa – per la Spagna (60), mentre più indietro si piazzano California (34), Germania (30), Australia (14), Cile (8), Argentina (5), Canada (5). Dalla ricerca è emerso che i Paesi baluardo del vino italiano nel mondo sono Stati Uniti, Canada, Brasile, Germania e Danimarca: in queste nazioni il vino italiano è gia considerato “più buono” rispetto a quello francese.
C’è ancora invece da lavorare per migliorare l’immagine del vino italiano in alcune realtà internazionali come Messico, Colombia, Inghilterra, Olanda e Spagna, dove la qualità del nostro vino è percepita in maniera inferiore rispetto a quella di altri Paesi produttori.

Parola d’ordine, risparmio: in enoteca si spendono meno di 20 euro a bottiglia … La ricerca dell’Ais ha preso in considerazione anche le fasce di prezzo più richieste dai clienti che acquistano vini all’estero. In enoteca vanno per la maggiore i vini compresi nel range che va dai 7 euro ai 20 euro: un giusto compromesso tra qualità e attenzione al portafoglio, anche se in questo modo si penalizzano alcune grandi eccellenze.
Al ristorante, invece, si pagano in media tra i 20 e i 45 euro. Più di rado per una bottiglia di vino si spendono oltre i 50 euro…

L’interesse per il vino all’estero? Donne e uomini appassionati allo stesso modo Se in Italia la passione per la cultura del vino attrae sempre di più il “gentil sesso” – negli ultimi dieci anni il numero delle donne iscritte ai corsi da sommelier è quasi raddoppiato – l’indagine rivela che questo trend riguarda anche il contesto internazionale. Oggi, fuori dai nostri confini le donne (48%) si interessano al mondo del vino, acquistandolo in enoteca e ordinandolo al ristorante, esattamente quanto gli uomini (52%).
Addirittura ci sono nazioni – come Giappone, Colombia e Inghilterra – dove sono le donne ad ergersi a paladine della cultura vitivinicola del proprio Paese, sorpassando in interesse e curiosità l’altro sesso. Una vera e propria rivoluzione culturale per un ambito, come quello del vino, da sempre tradizionalmente maschile …

Il Sommelier AIS e la meccanica quantistica

Pubblicato da aisnapoli il 23 - ottobre - 2011Versione PDF

Stasera partenza con il botto: i Tre Bicchieri 2011 alla Città del Gusto di Napoli con “solo” 45 sommelier AIS coinvolti nella gestione dei banchi d’assaggio. E poi la solita routine dell’AIS Napoli…Lunedi 24 all’Hotel Renaissance Mediterraneo per la la lezione del Secondo livello AIS dedicata al Piemonte ed alla Valle d’Aosta con Franco De Luca; un salto al Batis di Baia per un incontro tecnico sulle pizze con Salvatore Di Matteo, fresco vincitore della Pizza World Cup 2011 ed al Museo Nazionale di Napoli c’è da gestire il servizio sommelier per la cena di gala della ventesima edizione della Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’estero. Martedi 25 è il turno del Terzo livello AIS al Ramada Hotel con la seconda lezione relativa alla Tecnica dell’Abbinamento Cibo Vino con Antonio Fusco. Mercoledi 26 si ritorna nei Campi Flegrei per la Sicilia nel bicchiere all’Osteria Abraxas (Etna Bianco Outis 2009, Pithos COS 2010, Etna Rosso Musmeci Tenuta di Fessina 2008, Etna Rosso Feudo Girolamo Russo 2008, Cerasuolo di Vittoria Classico Grotte Alte Occhipinti 2006, Etna Rosso Vinupetra I Vigneri 2006, Nerobaronj Gulfi 2002, Neromàccarj Gulfi 2000) con i Campernauti Flegrei. Giovedì all’Enoteca La Grotta la lezione di Enologia del Primo livello AIS con Francesco Martusciello ed all’Enoteca Divinoinvigna per l’Enolaboratorio si va a Bordeaux  con il Pomerol (Vieux Chateau Certan Grand Pomerol 1994, Château Trotanoy 1996, Château Beauregard 1985, Château La Grave à Pomerol 2000) raccontato da Giovanni Ascione. Venerdi 27 in diretta su Radioattiva per Enoica con Asso.Marvin. La settimana finisce Sabato 28 al foyer del Teatro San Carlo di Napoli con un’altro appuntamento per il gruppo servizi dell’Ais Napoli…

Insomma è una vitaccia! Ci vorrebbe un po’ di sana meccanica quantistica: un sistema di teletrasporto modello “Star Trek” per poter finalmente entrare in una cabina, una bella scansione tipo fax che analizza l’esatta composizione atomica del tuo corpo e, come direbbe Kirk, il mitico comandante dell’Enterprise: “Scott, Teletrasporto!” Ed in un click trovarti all’altro capo della città fresco e rilassato…

A quando su Ebay? (T.L.)

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