Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

12063824_1161590960526022_8949098238671576452_nUn menù ispirato ad Apicio per ripercorrere le origini del Falerno del Massico.
Maria Ida Avallone e Carlo Olivari hanno immaginato una serata con un menù moderno, ma strettamente legato alla cucina dell’Antica Roma, da abbinare ai vini Falerno prodotti da Villa Matilde

il menù e i vini in abbinamento

spuma di ricotta allo zenzero, sfoglia di bottarga di muggine e noci
Mata spumante rosé

uovo poché con asparagi all’agro e riduzione di falerno
Falerno del Massico bianco doc 2015

lagane con salsa al radicchio, burrata e scorzetta d’arancia caramellata
Vigna Caracci 2008 – Falerno del Massico bianco doc

tre cotture di maiale
servito con polenta di frumento e tre salse
Falerno del Massico rosso doc 2011

pane da fermentazione d’uva con frutti, crema di latte e miele

Costo della serata € 65,00
La Locanda del Falerno
S.S. Domitiana, 18 CAP 81030 Cellole (CE)
info e prenotazioni
tel. +39 0823 932 088 +39 081 34 14 173
email info@villamatilde.it
In alternativa potete acquistare il voucher per la serata presso Concerteria in Via Michelangelo Schipa, 23
Servizio navetta con partenza alla ore 18,30 da Napoli e ritorno a fine evento € 10,00

23 Marzo, i vini di Graziano Prà al Veritas

Pubblicato da aisnapoli il 20 - marzo - 2016Versione PDF

image.axdVeritas Restaurant
Corso Vittorio Emanuele 141 Napoli
Mercoledì 23 marzo alle 20:30

Serata imperdibile al Veritas con i vini di Prà, presentati dalla sua brillante direttrice commerciale e da Francesco ed Eugenio di Inwine che li distribuiscono in Campania.

Fra le aziende che meglio rappresentano il territorio soavese nel mondo, sicuramente un ruolo da protagonista spetta all’azienda di Graziano Prà. Una vita dedicata alla vigna tra le antiche terre nere di Monteforte d’Alpone. Intransigente nella ricerca della qualità e della interpretazione dei suoli pregiati di cui dispone. Finezza ed eleganza nei vini, contrassegnati sempre da una piacevole mineralità. Accanto alla produzione di Soave, da un decennio trova sviluppo anche la Valpolicella, figlia della tenuta Morandina, una vigna di alta collina, a conduzione biologica, che abbaglia per il candore delle marne e del calcare e che produce uve dal carattere profumato e nervoso. Essenzialità e rispetto della terra sono i principi che fondano la sua storia. In cantina preferisce la preservazione del frutto e tutta la ricerca e l’innovazione è improntata sulla valorizzazione dell’alta qualità delle uve che arrivano dal campo.

L’avvio dell’agricoltura biologica per i vini della Valpolicella sono un atto d’amore verso un territorio integro e incontaminato che eleva la vigna dall’antica marna fossile”.

VINI

Soave Classico Otto 2015
Soave Classico Monte Grande 2014
Amarone 2010
Passito di Garganega IGT

MENU

Filetto di merluzzo, sautè di frutti di mare, crostini al lime
Uovo pochè con crema di topinambur, capperi e anguilla affumicata
Mezzanelli con ragù di polpo e scarole
Guancia di manzo brasata con patate e friarielli
Pera ripiena di ricotta al pepe rosa

Costo della serata 40 euro

info e prenotazioni 081 660585 info@veritasrestaurant.it

LOCANDINA VULTURESi aspettava da tempo l’aglianico del Vulture agli appuntamenti di Storie di Vini e Vigne a Cap’alice. Mercoledì 23 marzo saranno due giovani donne a raccontarlo, Eugenia Sasso della cantina Eubea e Emanuela Mastrodomenico dell’azienda Mastrodomenico. I vini in degustazione sono le etichette di punta: Aglianico del Vulture Roinos di Eubea 2008, 09, 12 e Aglianico del Vulture Likos di Mastrodomenico 2007, 2009, 11.
Entrambi le aziende sono a conduzione familiare ed hanno una storia fortemente radicata alla vigna. Il Vulture è una terra di antica tradizione agricola e vitivinicola e l’aglianico è il suo vino. Sono molti i fattori che contribuiscono a rendere vocato il territorio per dare vita a vini espressivi ed interessanti. Tra i principali c’è sicuramente la natura vulcanica del suolo, l’altitudine da alta collina alla quale sono situate le vigne, le forti escursioni giorno notte, la costante ventilazione. La presenza dell’Appennino Meridionale fa da spartiacque alle correnti provenienti da est ed ovest, contribuendo a creare una costante ventilazione che controlla l’innalzamento termico. La presenza di tufo nel sottosuolo rappresenta una preziosa riserva idrica in questo areale tendenzialmente dal clima caldo e siccitoso – infatti localmente si dice che “il tufo allatta” la terra. Profondo e austero è l’aglianico del Vulture, che quando vinificato con competenza, raggiunge livelli espressivi molto alti. Differisce da quello dell’Irpina per il carattere meno pungente dei tannini. Le giovani generazioni rappresentano un elemento di innovazione molto significativa per l’introduzione di metodi produttivi avanzati indispensabili per innalzare la qualità del vino. Ed è proprio questo il caso delle due aziende presenti alla serata di Cap’alice presentata da Marina Alaimo. L’azienda Eubea ha i suoi vigneti nel cuore del territorio e nella zona più vocata, Barile e Ripacandida. Roinos è l’aglianico di punta prodotto dalle vigne più vecchie di circa sessant’anni. Mastrodomenico ha a sua volta i vigneti nella zona storica di produzione, nel comune di Rapolla, è la cantina è situata in una delle grotte di tufo tipica di Barile. A sua volta l’Aglianico del Vulture Likos rappresenta una delle migliori espressioni
Insomma, una serata da non perdere. Carpe diem!

Segue cena:
Tortino di baccalà, provola e peperoni di senise.
Agnello con piselli
Dolcezze dello chef
Costo della serata 30 euro

Cap’alice È’NOsteriAtipicaNapoletana

via G. Bausan 28 m/n Napoli
Tel. 081.19168992 Cell. 335.5339305
www.facebook.com/capalice

i vini che lasciano il segno

Contrade di Taurasi da Cap’Alice, il racconto

Pubblicato da aisnapoli il 28 - febbraio - 2016Versione PDF

1 FotoDi Marco Fasciglione

Il progetto di Contrade di Taurasi, marchio creato nel 1998 dalle Cantine Lonardo, è uno degli esempi di come sia possibile imporsi all’attenzione del mondo del vino coniugando tradizione e innovazione. La cantina fondata da Sandro Lonardo, e adesso gestita insieme alla figlia Antonella e al genero Flavio, ha, come lo stesso Sandro ha tenuto a precisare, fin dall’inizio del suo percorso seguito rigorosamente alcuni principi-guida: l’utilizzo di materie prime provenienti esclusivamente dai vigneti aziendali; la sperimentazione di nuove tecniche nel rispetto della tradizione; l’ottimizzazione dei processi di produzione per ottenere un equo rapporto qualità-prezzo; l’utilizzo di lieviti autoctoni per esaltare le caratteristiche organolettiche tipiche delle uve. Ciò ha condotto alla valorizzazione dell’aglianico attraverso l’uso esclusivo di lieviti autoctoni e soprattutto al progetto avviato sul Grecomusc’. Si tratta di una rara uva a bacca bianca, (classificata come Rovello bianco) presente in due aree della provincia di Avellino (Taurasi e Bonito), e diffusa in ceppi vecchi sparsi in vigneti quasi sempre a piede franco, che la famiglia Lonardo ha avuto il merito e la prontezza di recuperare per quella che può essere considerata come una vera e propria opera di “archeologia ampelografica” coniugata allo stesso tempo alla ricercainterno Cap'Alice sperimentale. Il nome di quest’uva descrive la sua singolare caratteristica: il pericarpo, la buccia, cresce a dismisura rispetto alla polpa dando al chicco un inconfondibile aspetto ‘moscio’. Ricerca e innovazione, dicevamo, e non è un caso che il progetto delle Cantine Lonardo poggi su delle solidissime basi scientifiche grazie, infatti, al partenariato instaurato con alcuni dei principali enti di ricerca scientifica italiani insieme ai quali sono stati compiuti studi di caratterizzazione ampelografica e sull’impiego dei lieviti. Alcuni dei fiori all’occhiello dell’azienda sono stati oggetto di una serata di degustazione condotta da Marina Alaimo presso il ristorante Cap’Alice in via Bausan. Due le sessioni di degustazione. La prima dedicata al Grecomusc’ e la seconda dedicata al Taurasi. In via generale, la degustazione effettuata sui campioni di Grecomusc’ (si tratta delle annate 2013 e 2014 più un ‘campione di botte’ interamente lavorato in legno – il Grecomusc’ cru –) ne ha confermato le caratteristiche di longevità e di propensione all’evoluzione nel tempo. I due campioni del 2014, ivi incluso il cru lavorato in legno, ancora interamente spostati sulle durezze, hanno evidenziato una marcata acidità ed una stupefacente “potenza muscolare”. Il campione del 2013, invece, ha rivelato le potenzialità evolutive di quest’uva con un naso più sofisticato rispetto ai fratelli più giovani.  I vini in degustazioneInsomma, un vino di ottima personalità che può meravigliare chi avrà la pazienza di aspettare qualche anno prima dell’apertura. La degustazione dei Taurasi (i due cru aziendali – il Taurasi docg Coste 2011 ed il Taurasi docg Vigne d’Alto 2011 – e poi il base del 2010) ha messo in mostra lo stile aziendale capace sì di innovare mantenendo però il rispetto della tradizione. Si tratta di vini dalle potenzialità eccezionali che normalmente richiedono di essere attesi per qualche tempo per poterne apprezzare al meglio tutte le sfumature organolettiche, ma che nell’interpretazione proposta da Cantine Lonardo, invece, hanno raggiunto già un apprezzabile bilanciamento (con l’unica eccezione forse per il Coste 2011) per deliziare sin da subito i palati degli eno-appassionati

La degustazione

Grecomusc’ Campania bianco 2014 Giallo paglierino di lieve intensità. Il naso apre con una marcata impronta minerale, poi si insinuano nuance floreali in compagnia di agrumi e nocciola. Al palato esplode in tutta la sua muscolarità costruita sulla sinergia tra incalzante acidità e prorompente mineralità; il finale è raffinato e puntuale con echi di pietra marina e di frutta a polpa bianca. Acciaio.

Grecomusc’ Campania bianco 2014 cru Giallo paglierino. Al naso i profumi erbacei preparano la strada all’ingresso di invitanti sentori tostati intrecciati ad agrumi, con un finale di decisa mineralità marina. Il sorso regala una convincente pienezza gustativa con acidità e sapidità che dominano l’assaggio, prevalendo ancora nettamente sulle componenti morbide del vino, e fanno presagire una interessante evoluzione. La chiusura, gentile ed elegante, è tutta declinata su sentori di pietra marina e su delicatissime note tostate. L’intero ciclo fermentativo e di maturazione è svolto in legno.

Grecomusc’ Campania bianco 2013 Al calice fa bella mostra di sé uno scintillante giallo paglierino di ottima densità cromatica. Il naso rivela un ventaglio di profumi che iniziano con stuzzicanti note erbacee, poi sambuco e agrumi, per chiudere su accenni di mandorle con rimandi salmastri e di pietra focaia. In bocca continua a stupire: freschezza e sapidità si contrappongono con piglio deciso, ma mai prepotente, alla morbidezze presenti nello sviluppo gustativo; il finale è lungo e persistente, ben modulato su sentori erbacei e minerali. Acciaio.

Taurasi DOCG 2010 Bel rubino di estrema vivacità. Impianto olfattivo disposto su ricordi di ciliegia sotto spirito, poi nuances floreali e di pepe nero. L’ingresso è scandito da una piacevole freschezza, con tannini gagliardi e ben disegnati, appena contrastati dalle componenti morbide del vino. Coerente il finale con i ritorni speziati. Il vino sosta per il 30% in botti di rovere di 5 hl, mentre il resto matura in acciaio, poi il tutto viene assemblato in acciaio e messo in bottiglia senza ausilio di filtrazione.

Taurasi DOCG Vigne d’Alto 2011 Manto rubino cupo e impenetrabile. Naso avvolgente, che rivela dapprima ciliegie in confettura per poi virare su note di rabarbaro e carruba, a seguire spezie e soffi minerali, e chiudere, quindi, con cenni di cuoio. Al palato si segnala per potenza e per struttura, sorrette da freschezza e da un’energica sapidità che dominano la morbidezza glicerica e il calore dell’alcool. Elegante finale che sfuma su note di china. Sosta in botti di rovere di 5 hl; poi riposa in legno per 24 mesi, assemblaggio in acciaio e poi viene messo in bottiglia in bottiglia senza filtrazione.

Taurasi DOCG Coste 2011 Rosso rubino a maglie strette. Incipit di confettura di frutta a polpa rossa, poi sbuffi eterei e  un velo di tostatura a chiudere. In bocca ha succosa freschezza, sapidità e tannini virili che raccontano di un vino ancora spostato decisamente verso le durezze e da attendere in vista di una compiutezza gustativa in linea con le potenzialità mostrate all’assaggio. Finale persistente, tutto giocato su sentori di macchia boschiva e timbri speziati. Sosta in botti di rovere di 5 hl; poi matura in legno piccolo di secondo passaggio per 24 mesi, segue l’assemblaggio in acciaio e imbottigliatura senza ausilio di filtrazione.

1911150_802123153149747_531159790_oCambio al vertice del Consorzio di Tutela dei Vini dei Campi Flegrei, Ischia e Capri. E’ l’enologo Gerardo Vernazzaro il nuovo presidente che subentra ad Andrea D’Ambra che, per motivi personali, ha dovuto declinare l’incarico.

Progettazione, inclusione, collaborazione, promozione, ricerca e sperimentazione vitivinicola, saranno gli assets su cui si fonderà il lavoro del consorzio, da questo momento e per gli anni a venire. Questo è quanto ha affermato il neoeletto: “E’ mia intenzione mettere a disposizione dei territori rappresentati tutte le conoscenze e le competenze maturate in questi anni. E’ grande la responsabilità affidatami, ma sono fiducioso che con la piena collaborazione dei consiglieri e di tutti i consorziati, potremmo iniziare un vero e proprio percorso di crescita. Nostra volontà è insistere sulla ricerca scientifica volta alla piena comprensione delle caratteristiche dei suoli e al miglioramento del modello viticolo in un ottica di sostenibilità. A tal proposito riteniamo necessario instituire un comitato tecnico scientifico suddiviso, per aree, che in collaborazione con università, enti di studio e altre associazioni porti avanti progetti di ricerca, sviluppo e valorizzazione”.

Secondo Vernazzaro: “ci impegneremo a portare fuori dalle mura regionali i nostri territori, aumentando se possibile la produzione rivendicata a DOC attraverso il recupero del potenziale viticolo e aumentando al contempo la qualità percepita e quindi il valore dei nostri vini, che costano ancora troppo poco se consideriamo la difficile gestione agronomica e viticola, il forte valore culturale, antropologico, mitologico e sociale che portano in se. Non dimentichiamoci che la vite è approdata in Italia entrando dalla Campania, esattamente da Pithecusa e Cumae (Ischia e Campi Flegrei). Proveremo inoltre, a collaborare con i territori del Vesuvio e della Penisola Sorrentina, al fine di presentarci fuori dalla Campania con una forte identità, i vini vulcanici della provincia di Napoli”.
Foto di Karen Phillips

A Giacomo Tachis con infinita gratitudine

Pubblicato da aisnapoli il 12 - febbraio - 2016Versione PDF

Sassicaia 1983Di Tommaso Luongo

Qualche giorno fa si è spento a San Casciano Val di Pesa Giacomo Tachis, ma i suoi vini continueranno imperituri a irradiare una luce abbacinante: Sassicaia, Tignanello, Solaia, Terre Brune…tanto per citarne solo alcuni.

Grazie alle felici intuizioni di questo “umile mescolavini” l’Italia del Vino ha conosciuto un vero e proprio eno-Rinascimento riuscendo a tradurre nel bicchiere, sotto forma di espressioni sensoriali, concetti come souplesse e maturità fenolica, fino ad allora pressochè sconosciuti.

Lascia moltissimi discepoli, ma non sono altrettanto numerosi i fedeli custodi della sua filosofia enologica; ricca – è pur vero – di suggestioni transalpine, ma che,  come nessun’altra, ha saputo valorizzare con rigore scientifico e passione autentica lo straordinario patrimonio italico di uve e di territori.

Sono tanti i miei ricordi etilici legati a Giacomo Tachis, ma uno su tutti rimarrà indelebile nella mia mente: al termine di una memorabile degustazione che aveva attraversato venti annate di uno dei suoi vini più celebri mi avvicinai timoroso, con i classici tentennamenti di un (allora giovane -ahimè!) appassionato, porgendogli una magnum “vuota” (doppio ahimè!) di Sassicaia 1983 per provare a strappare al Maestro un autografo.

Tachis si fermò, incrociò il mio sguardo e, accettando con un accogliente sorriso la mia, forse impertinente, richiesta mi chiese il nome, che riuscii a malapena a sussurrare.

Con grande emozione lessi, non credendo ai miei occhi: “Al signor Tommaso con gratitudine, Giacomo Tachis“.

Cos’altro aggiungere? Infinita gratitudine a Te Maestro di Vino!

Che la terra ti sia lieve…

10922643_1607941259436169_2919418698364166731_n-2ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER Delegazione di Napoli


A tu per tu con il produttore: i fratelli Bruno dell’azienda PETILIA
Venerdi 26 Febbraio ore 20.30 euro 25

Enopanetteria i Sapori della Tradizione
Corso Europa n.125 Melito (Na)
Info e prenotazioni: 081.7117410

Protagonista l’azienda agricola Petilia: venti ettari di vigneto nei comuni di Altavilla Irpinia, Arpaise, e Chianche su terreni calcarei ricchi di substrato tufaceo.
Presenti alla serata Teresa Bruno con il fratello Roberto, enologo dell’azienda.
Degustazione tecnica a cura di Associazione Italiana Sommelier Napoli

Assaggeremo campioni da serbatoio di Greco di Tufo 2015 e Irpinia Rosato 850SS;

A seguire:

Greco di Tufo Docg  2014 Quattro Venti

Aglianico 2013

Fiano di Avellino DOCG 2014

Taurasi DOCG 2007 e 2009

Greco di Tufo DOCG 2013 in magnum.

In apertura il tradizionale buffet di pizze di Stefano Pagliuca e poi dopo la degustazione la sorpresa finale della chef resident Raffella Verde.

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