Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...eventi aisnapoli

Di Karen Phillips
Dopo un mese intero pieno di decisioni, l’unica decisione che volevo prendere sabato scorso era cosa indossare. Beh, questo è stato semplice una t-shirt a manica corta piena di fiori rosa e bianchi. E’ stata una decisione che ho preso per mettermi nello stato d’animo migliore per godermi il pranzo al Don Alfonso 1890 a Sant’Agata sui Due Golfi nei pressi di Sorrento. Volevo sapere come stavano andavano le cose, dalla mia ultima visita, ma più di tutto volevo un po’ di relax e una giornata senza prendere nessun decisione. Sapevo che sarei stata in ottime mani. Il personale di sala, diretto da Mario Iaccarino mi ha accompagnato al mio posto – non ad un posto qualunque ma ad uno che sapevano che avrei particolarmente gradito. Il mio posto accanto alla finestra con una luce perfetta e una splendida vista della cucina, da dove ho potuto ammirare chef Ernesto Iaccarino e il suo team in azione.
Come stai? Non ci vediamo da settembre, mi dice lo Chef Iaccarino mentre mi accoglie in cucina. E’ passato così tanto tempo? Credo che abbiamo proprio un sacco di cose da recuperare… Una chiaccharata veloce e poi Ernesto è tornato al lavoro. Sono venuto a provare il nuovo menu ed ero curiosa di provare ciò che lo chef aveva deciso per me. Lui ed i suoi collaboratori erano in piena attività. La cucina colorata di Don Alfonso è sempre in frenetico movimento, Ernesto e il suo affiatato team …degustando …. preparando … inpiattando …

Con il sommelier professionista Maurizio Cerio ho brevemente discusso con la carta dei vini in mano. Ho chiesto che fosse Cerio a decidere per me quel giorno. Mi ha suggerito di provare alcuni vini, fuori della Campania,… ,ben conoscendo la mia tendenza a riprovare quello che già conosco e sapendo che invece , come neo-sommelier, avevo bisogno di degustare, degustare, e degustare. Quindi un bel bicchiere di Franciacorta Cuvèe Prestige Rosè di Cà Del Bosco per cominciare il mio pranzo rilassante da Don Alfonso. Un bicchiere di colorato e profumato spumante è stato abbinato agli antipasti che Iaccarino mi aveva fatto preparare per provare. Quattro antipasti scelti per me.

Muso di vitello con salsa di senape e limone -creazione del 2012

Gamberi e millefoglie di fragole con una salsa di fave – creazione del 2012

Rivisitazione dell’impepata di cozze
Tre file di cozze. Ogni riga con il loro croccante topping, prezzemolo, aglio, e peperoncino / paprica. Sul lato, un brodo saporito di vongole e pesce

Anguilla gelato e caviale Oscetra, tagliatelle alle Rose,

una salsa di verdure e tuorlo d’uovo biologico – creazione 2011
Gelato per un aperitivo? Ok, ma l’anguilla? Perché no? Nuova per me con una salinità che era assai rinfrescante … come il mare.

I primi piatti erano pronti e anch’io. Vino-già deciso … Cervaro della Sala 2009 Antinori. Elegante, ma con grande struttura, Cerio mi ha detto. Quindi cerchiamo di vedere come avrebbe retto sui primi piatti.

Gustosi bocconcini di ricotta con pesce cappone

ed un infuso di verbena, scorza di limone e ortica – creazione  2011

Baci, con curry e basilico – creazione 2012
Uno, due, tre baci,. Un piatto di pasta che non era pasta, ma calamari tagliati a fettine sottili ripieni di pesce fresco. Una spolverata di curry … un letto di basilico.

Secondi Piatti …. Wine-già deciso. Uno che poteva andare bene con entrambi i piatti che Iaccarino aveva deciso per me. Arzadu Barbera 2004 Azienda Agricola Ciabrelli 1887.

Tonno con pistacchi e spinaci, salsa di soia e una salsa di peperone verde –creazione 2012
Maialino da latte in 3 modi – agrodolce, piccante, e al ragù napoletano – creazione 2012

Un piatto di carne di maiale. Ancora una volta, tre: ecco il numero magico. Il primo – croccante e salata carne di maiale gara, bagnata in salsa di soia. Un altro pezzo croccante – ma questa volta piccante … molto piccante. Ispirata dall’amore dello chef, per le spezie dall’Oriente, in questo caso particolare, dalla Thailandia. Poi ancora una volta, maiale soffice e saporito. L’ultimo con il ragù napoletano. Un morso classico, confortevole, come a casa.

Tempo di pre-dessert e il mio pre-dessert …. un sorbetto al limone con limoni di Punta Campanella. Maurizio deciso che avrei dovuto finire il mio pasto in grande stile con un bicchiere di rum distillato nel 1989, imbottigliato nel 2004 ed è stato fatto riposare in cantina da Don Alfonso da allora.

Questo sarebbe perfetto per quello che stava per venire …

Iaccarino mi ha fatto fare una full immersion di cioccolato …

Tortino al cioccolato, gelato e mousse con ‘morbidezza’ di rucola

Il pranzo era finito e il tempo per me di finalmente fare alcune decisioni.Ho deciso di prendere un caffè con lo chef e di discutere il menu, le ricette, la carne di maiale piccante, piccante. Ho deciso di parlare con Mario Iaccarino del’importanza che Don Alfonso dà al cliente che, a mio parere, è uno delle ragioni che fanno di Don Alfonso uno dei posti migliori sulla terra per rilassarsi.

Ma c’e’ rimasta ancora una decisione … per la mia prossima visita, devo pranzare all’interno o nel loro giardino a bordo piscina?

Versione in Inglese

Don Alfonso 1890
Corso Sant’Agata, 11/13
80064 Sant’Agata Sui Due Golfi (Na)
0039 081 878 0026

Aspettando sabato 12 Maggio Antonello Maietta con “Il Ruolo del Sommelier nella moderna comunicazione del Vino” ecco le foto del terzo appuntamento con Rossella Romani.

Foto di Vincenzo Busiello

JAPAN FLAVOURS E CALICI CAMPANI

Japan flavours e calici campani: continuano al Romeo Sushi bar & restaurant gli abbinamenti tra cucina nipponica e grandi bianchi della Campania.

Giovedì 3 maggio l’appuntamento è con i vini di Alepa 

 

Dopo i primi quattro appuntamenti, continuano anche a maggio i giovedì di Japan Flavours e calici campani al ROMEO hotel. Il Romeo Sushi Bar&Restaurant è lo scenario di un incontro felice di profumi e sapori: da una parte la cucina nipponica dello chef Keisuke Aramaki e dall’altra i grandi bianchi della Campania. Giovedì 3 maggio sarà la volta dei vini di Alepa, che ha avviato la produzione negli anni ‘80 per poi riconvertirsi alla vocazione storica dei dintorni di Caiazzo con un’interpretazione davvero autentica del vitigno Pallagrello. L’appuntamento del 3 maggio sarà l’occasione per degustare le annate 2009 di Santojanni Terre del Volturno IGT e Riccio Bianco Igt Terre del Volturno Pallagrello Bianco.

Ogni serata presenta due vini per ciascuna cantina e due menu preparati in esclusiva dallo chef in abbinamento: non solo i ben noti sushi e sashimi, ma anche piatti della più autentica tradizione nipponica come zuppe, tempura e stufati riletti con eleganza in chiave contemporanea.

 

Lo chef

Keisuke Aramaki, classe 1972, originario di Saitama e in Italia dal 2003, porta nei suoi piatti cultura nipponica e gusto italiano. La sua cucina si esprime in piatti di alta qualità, frutto di una continua ricerca nel mondo dei sapori, dei profumi e delle consistenze. La piena padronanza delle tecniche di preparazione e di cottura della cucina giapponese, la sua esperienza nelle cucine italiane, contribuiscono a creare piatti che sono la perfetta sintesi di tradizione e innovazione.

La location

Elegante e informale al tempo stesso, il Romeo Sushi Bar&Restaurant è al piano terra di Romeo hotel e accoglie gli ospiti in un ambiente unico per design e cura dei particolari: si può cenare al grande bancone in marmo arabescato attraversato da una singolare fontana o ai tavolini, tra luci soffuse e giochi di colore. Preziosa e ricercata è la mise en place con bacchette di avorio, ebano ed argento, porcellane e cristalli di nuovo design.

Prenotazione obbligatoria, costo 54,00 euro per persona. Ore 20.30.

In allegato il menu

 

Info e prenotazioni:

ROMEO hotel - Via Cristoforo Colombo, 45 – Napoli. T. 081 0175001 –

www.romeohotel.it

UFFICIO STAMPA

Dipunto studio www.dipuntostudio.it Tel/Fax:  081 681505

Di Mauro Illiano

9796, questo il numero di kilometri che divide Avellino (Italia) da Saitama (Giappone).

Feudo montano, borgo dai tratti bucolici, luogo d’elezione di escursioni termiche e goderecce, la prima. Popolosissima area commerciale, città di bambole e motori, punto nodale di un’intera nazione, la seconda.

Eppure v’è un dato a far pensare, le due città hanno quasi la stessa latitudine. E’ come se un’invisibile linea le unisse in un dialogo ininterrotto. Di cosa si parlano? Di cibo e di vino naturalmente.

E quando lo fanno si incontrano. Quale miglior luogo ha questa Terra, della bella Partenope, onde riunire in tondo Maestri Chef Giapponesi e Proverbiali Vignaioli Avellinesi?

In un avamposto di sublime eleganza ed inarrivabile avvenirismo, il ROMEO Hotel di Napoli, le mani di Keisuke Aramaki (resident Chef del Romeo Sushi Bar & Restaurant), hanno dato luogo, giovedì 26 Aprile, a veri gioielli di architettura gastronomica, i cui contenuti, esotici eppur così arrivabili dai palati presenti, hanno fornito la migliore sintonia ai Vini di Joaquin, capolavoro enologico firmato Raffaele Pagano.

Così, tra pesanti marmi e fini porcellane, bacchette d’ebano e verres à vin di cristallo, eleganti piatti di sushi e sashimi, espressione di perfetti intagli, e proverbiali zuppe dai profumi inauditi, hanno aperto il varco a trionfali interpretazioni di tofu in forma di dessert.

A tener fede a tanta qualità e cotanta grazia, due vini da grandi vitigni, ovvero il Vino della Stella, annata 2009, interpretazione di un Fiano di Avellino, e l’Oyster 110, annata 2008, sinfonico assemblaggio di Greco di Tufo e Falanghina, sapientemente abbinati ai piatti nipponici dal Sommelier di casa, Domenico Russo.

Sulle parole dei pur tanti presenti amo ricordar il silenzio, unico ed inconfondibile segnale di comune appagamento.

Non v’è certezza sulla bontà d’ogni cosa sino a quando questa non è sancita dal proprio palato, e non v’è teorema, in cucina, che valga a prescindere dal teoretico. Una sol cosa è certa: quando un qualcosa piace a tutti questa deve dirsi buona. Ed il binomio Nipponico-Italico lo fu, poiché non una sola lingua, che oltre a saggiare serve anche a parlare, ha negato il suo consenso al sentenziar egregiamente il felice matrimonio eno-gastronomico di stampo eurasiatico.

Piatti in degustazione:

Salmone scottato con salsa di soia e balsamico, impreziosito da salsetta di miso

Soba calda con uovo poche e mizuna

Nigiri di seppia aromatizzata al lime e bergamotto, servita con angolo di wasabi e zenzero

Maki con salsiccia e broccoli

Tofu di sesamo con sciroppo di zucchero grezzo

Vini in degustazione:

Az. Joaquin – Vino della Stella – fiano di Avellino

Az. Joaquin – Oyster 110 – greco di tufo, falanghina

È vero che Greci e Romani bevevano il vino solo se tagliato con acqua? O aromatizzandolo con scaglie di formaggio e miele? Il nostro Falerno è il Falerno celebrato da Orazio? In definitiva, quanto è rimasto del mondo antico nelle nostre vigne e nelle nostre bottiglie?

Archeologia dei vini in Campania” è un affascinante e documentatissimo viaggio nella storia più lontana del vino alla ricerca delle tracce archeologiche della sua nascita e diffusione tra Grecia e Italia. Un’opera prima che colma un vuoto nel quale, nel corso del tempo, si sono radicati talvolta falsi miti o – peggio – false storie. Mancava alla copiosa saggistica sul mondo del vino il libro di Flavio Castaldo, che di questo argomento se ne occupa da archeologo e al contempo da produttore di vini – o, come ama definirsi lui stesso, un vignaiolo –. Con il rigore di studioso che lo contraddistingue e con la scorrevolezza dei migliori saggi divulgativi, Flavio Castaldo ci guida attraverso i primi secoli di storia della bevanda che, letteralmente, ha conquistato il Mediterraneo (e oggi il mondo). Esplora il mondo di Ulisse alla ricerca dei termini che Omero usa per definire i vari tipi di vini allora in uso, dimostrando che un “mercato” del vino esistette già in epoche molto lontane; ci mostra il ruolo di quest’ultimo nella vita quotidiana della Grecia arcaica e classica attraverso il racconto di poeti e prosatori; sfata luoghi comuni e falsi miti – talora in voga nell’industria enologica moderna –, e infine approda sulle coste della Magna Grecia per seguire il progressivo diffondersi della vigna e della vinificazione in Italia raccontandoci il progredire delle tecniche, lo specializzarsi ed ampliarsi delle fattorie e realizzando un prezioso “atlante” ragionato delle qualità di vini e vitigni antichi che copre tutto l’arco della storia repubblicana di Roma. Le fonti antiche, così, diventano una sorta di guida enologica all’Italia antica, una preziosa voce che, se seguita con l’esperienza di chi conosce dall’interno il lavoro nella vigna e nella cantina, ci permette di ricostruire con esattezza quello stesso lavoro nel passato. Non ultimo, il pregio di questo volume è di far luce sul ruolo essenziale che gioca in questo quadro la Campania, l’area produttiva più importante e dove ancora oggi, grazie ad una serie di fortunate concause, si può cogliere l’eredità di duemilacinquecento anni di cultura della “bevanda di Dioniso”.

Le Capitali del Gusto, Puerto Lopez (Ecuador)

Pubblicato da aisnapoli il 22 - aprile - 2012Versione PDF

Di Mauro Illiano

In un punto apparentemente insignificante del nostro mondo, su di una ruga di terra slanciata verso il mare, vive una comunità di uomini dediti alla pesca. In preda al vento ed alle onde, spiagge povere di tecnologia e ricche di umanità, vedono bimbi sfidarsi in giochi incomprensibili tra carcasse di crostacei e pellicani. Una sula dai piedi blu, scappata dall’Isla de la Plata, rammenta all’occhio di un passante la latitudine di quella terra estrema, ed una schiera di amache agganciate a pali instabili offrono riposo alle schiene degli autisti di Jipijapa o Guayaquil.

Una sola lingua di terra, lunga meno di un chilometro, ed una ragnatela di strade a tre quadranti, segnano i confini di questo piccolo capolavoro di esotismo, quadro perfetto e malinconico che porta il nome di Puerto Lopez.

L’intero universo di questa cittadina è racchiuso nei pochi metri che separano Calle Garcia Moreno dall’Oceano Pacifico e dal Malecòn Julio Izurieta.

Tre isolati, tre strade, tre destini. E quello che il volgo moderno ha imparato a chiamare Terzo Mondo, appare in tutta la sua primordialità più pura ed integra. Donne chine e scottate dal sole raccolgono i risultati di un anno di semina, e bimbi forzuti mettono ordine nei porcili di casa. Anziani sdentati osservano i giorni passare dall’uscio delle loro dimore. Gli uomini vivono in mare, in balia delle correnti ad aspettare che le reti si riempiano.

Ogni giorno, all’alba, la stessa trama di barche riunite al molo. Ogni sera, al tramonto, la stessa scia di cormorani a far da nuvola ai pescherecci di ritorno.

Dei tanti doni mancati a questa terra di fame e miseria, almeno uno è stato recapitato dal Divino: la migliore cucina dell’intero Ecuador.

Così, Comedores (ristoranti economici), bancarelle e Cevicherìas (ristoranti di pesce specializzati in cevìche), si contano a decine sulla strada che più intimamente dialoga col mare. Avamposti ancestrali fatti di pavimenti in cemento e sedute di fortuna, pali di palma a sorreggere tetti forati dal sole, e tavolini perennemente instabili ad ospitare piatti dal profumo oceanico.

Menu malamente stampati e immancabilmente unti, svelano al viandante meraviglie inattese. Come il famoso Chupe de Camarones (zuppa con patate, latte, gamberetti essiccati, peperoncino e uova), o il paradisiaco Encocado (preparazione a base di crostacei e latte di cocco). Profumi giungenti dalla calle (strada) sembrano suggerire ai commensali i piatti da scegliere. Così, se il vento soffia da ovest, è più probabile che gli indugi siano rotti in favore di un Cevìche Mixto (pesce crudo marinato e speziato), o una zuppa di Centollas (granchi); mentre se sono i venti Andini a soffiare da est, si sarà più portati ad ordinare Humitas (preparato con farina di granoturco, cipolle, peperoni dolci, spezie e formaggio, avvolti in una loppa e cotti in acqua e latte), Llapingachos (patate schiacciate con formaggio cotti in forno), o magari una Sopa de bolas de verde (zuppa di arachidi con polpette di banane da legume).

Piatti importanti e piccoli spuntini riempiono giornate aride di avvenimenti. Sopas, Locros, Sancochos e Secos (tipi di stufato) scaldano il corpo nei giorni freddi, e Chifles (fettine di banana fritte ed essiccate in chips) o Patacones (frittelle di platani) ammazzano il tempo d’attesa delle corriere dirette a Manta o Salinas.

E quando il sole rincasa, piccole lampadine colorate fanno da torcia ai chioschi sistemati sulla spiaggia. Una musica bolereggiante avvolge notte insonni, passate a degustare Jugos de Piña o Maracuya (succo di ananas o meracuia). I più arditi hanno ancora il tempo di assaggiare un Quibolito (dessert di mais appallottolato in una foglia), mentre, incrociandosi in un avvicendamento surreale, i gabbiani tornano in terra ad asciugar le ali, e i pescatori si rioffrono al mare in cambio di una manciata di speranze.

Per tutti gli altri vi lasciamo libertà di voto ma ci permettiamo di “sponsorizzare” due Amici dell’Ais Napoli (T.L.):

Per la categoria Miglior Vino Rosso:

Primitivo di Manduria Es 2009 Gianfranco Fino

Con la seguente motivazione:

Etichetta divenuta in pochissimi anni icona e portabandiera del nuovo slancio nella sperimentazione che anima molti vignaioli pugliesi, testimone di una terra con una grandissima ansia di riscatto. Il coraggio – indicando una delle possibili vie da seguire – ce lo hanno messo Simona e Gianfranco Fino, con l’ostinato lavoro sul Primitivo, alla ricerca della sua essenza e purezza originaria.

e per la categoria Miglior Enologo:

Vincenzo Mercurio

Con la seguente motivazione:

Qualche anno fa Vincenzo Mercurio era una promessa dell’enologia nazionale, oggi è una certezza. Dall’Università di Napoli alla Francia, il percorso di studi di questo giovane enologo ricalca quella liaison culturale che nel Settecento e nell’Ottocento vedeva i migliori cervelli della borghesia partenopea viaggiare nel Paese dei lumi per trarne le conoscenze più nuove. Vincenzo Mercurio lavora sui dettagli, indaga sugli aromi dei vini, esplora le pieghe più nascoste degli elementi, sottolineando in ogni sua etichetta quei “geni” unici della territorialità dei vini.

Inviate il vostro voto con i dettagli indicati di seguito all’indirizzo oscar@bibenda.it

Oscar del Vino 2012 Categoria Migliore vino rosso

Primitivo di Manduria Es 2009 Gianfranco Fino

e

Oscar del Vino 2012 Categoria Migliore enologo

Vincenzo Mercurio

L’Oscar del Vino torna a splendere a Roma lunedì 28 Maggio 2012.L’evento unico al mondo, il premio assegnato annualmente ai vini e ai protagonisti del vino, a quelle persone che con il loro impegno quotidiano hanno contribuito al grande successo del prodotto nazionale.L’Accademia dell’Oscar assegnerà anche i premi Miglior Giornalista-Scrittore del Vino, Miglior Sommelier Docente, Premio Speciale della Giuria.

Di seguito tutte le altre nomination…

Miglior Vino Bianco
Alto Adige Terlano Sauvignon Lieben Aich 2010 di Manincor
Dut’un 2008 Vie di Romans
Derthona Timorasso Sterpi 2009 Vigneti Massa

Miglior Vino Rosso
Barolo Villero 2007 Giacomo Fenocchio
Primitivo di Manduria Es 2009 Gianfranco Fino
Rosso di Montalcino 2009 Pietroso

Miglior Vino Rosato
Il Rogito 2009 Cantine del Notaio
Val di Neto Rosato Calastrazza 2010 La Pizzuta del Principe
Cerasuolo d’Abruzzo Crognaleto 2010 Nicola Santoleri

Miglior Vino Estero
Clos-Vougeot Vieilles Vignes 2008 di Château De La Tour
Pomerol 2007 di Vieux Château Certan Sarzi Amadè
Côtes du Roussillon Villages Muntada 2008 di Domaine Gauby

Miglior Champagne
Dom Pérignon Œnothèque 1996
Liesse d’Harbonville 1998 Ployez-Jacquemart
Cuvée Nicolas François 1998 Billecart-Salmon

Miglior Spumante
Franciacorta Extra Brut Vintage Riserva 2005 La Montina
Franciacorta Gualberto 2005 Ricci Curbastro
Franciacorta Sublimis Riserva 2005 Uberti

Miglior Vino Dolce
Angialis 2008 Argiolas
Vallée d’Aoste Chaudelune Vendemmia Tardiva 2009 Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle
Alto Adige Goldmuskateller Passito Serenade Castel Giovanelli 2008 Kellerei Kaltern Caldaro

Miglior Qualità Prezzo
Rosso di Montalcino 2009 Baricci
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Il Coroncino 2009 Fattoria Coroncino
Rossese di Dolceacqua Galeae 2010 Ka’ Manciné

Miglior Etichetta
Oltrepò Pavese Barbera Dodicidodici 2009 Castello di Cigognola
Il Vassallo 2009 Colle Picchioni
Moscato d’Asti 2011 Scarpa

Miglior Azienda Vinicola
Fontodi (Panzano in Chianti)
Graci (Castiglione di Sicilia)
La-Vis (Lavis)

Miglior Innovazione nel Vino
Franciacorta Brut Nature 2008 Barone Pizzini
Otello Nero di Lambrusco 2010 Ceci
Magno Megonio 2009 Librandi

Migliore Enologo
Gianni Menotti
Graziana Grassini
Vincenzo Mercurio

Miglior Agronomo Viticoltore
Federico Curtaz
Marco Simonit
Giancarlo Soverchia

Miglior Sommelier nel suo Ristorante
Adriano Fumis (Gellius)
Cosimo Marco (Il Poeta Contadino)
Hayashi “Moto” Mototsugu (Dal Pescatore)

Miglior Enoteca
Enoteca al Ponte (Ponte San Pietro)
Vinoteca al Chianti (Impruneta)
Enoteca Bibenda Assisi (Assisi)

Migliore Testata Web del Vino
Cronache di Gusto
Oliovinopeperoncino
WineNews

Miglior Comunicazione Televisiva del Vino
Gioacchino Bonsignore (Tg5 – Gusto)
Antonella Clerici (Prova Del Cuoco – Rai 1)
Michela Rocco e Gianfranco Vissani (Ti ci porto io – La7)

Migliore Agente del vino e commerciale
Matteo Carreri (Carreri)
Marc De Grazia (Marc De Grazia Selections)
Luca e Francesco Iaiana (Tre Archi Distribuzione)

Vineyard Hopping – Agnano (Na) – Az. Agricola Agnanum

Pubblicato da aisnapoli il 19 - aprile - 2012Versione PDF

Di Karen Phillips

Se non avessi incontrato l’enologo Maurizio De Simone all’ingresso di quel sentiero battuto sono sicura che non sarei mai riuscita a trovarlo… Eppure tutto quello che dovevo fare
era prendere l’uscita di Agnano sulla Tangenziale di Napoli e girare a sinistra alla rotonda.

Una rotonda che ho attraversato distrattamente cinque volte a settimana ininterrottamente per gli ultimi 15 anni della mia vita per andare a lavorare. Non avrei mai immaginato che sarebbe bastato girare, per una volta,  a destra anziché a sinistra e seguire una strada polverosa per trovare uno dei vigneti più belli che abbia mai visto in vita mia. Stavolta c’era Maurizio De Simone, a mettere i cartelli stradali con le indicazioni necessarie per arrivare all’ Azienda Agricola Agnanum …un piccolo segreto dei Campi Flegrei. Giunti alla fine della strada, De Simone mi ha fatto conoscere Raffaele Moccia, che assieme al padre Gennaro si prende cura dei propri vigneti che sono di proprietà della famiglia sin dagli anni ’60. Vigneti che crescono ad un’altezza di 500 metri s.l.m., praticamente sulla sabbia, una polvere finissima di terra vulcanica di colore grigio scuro. Falanghina e Piedirosso qui e nient’altro. E’ Campi Flegrei! Passeggiare  tra i vigneti con Moccia era come fare un lungo viaggio a ritroso nel tempo. Il rispetto della tradizione è quello che questo territori, inciso nel fianco di una collina, richiede. Il lavoro manuale quello vero, tutto a mano senza alternative. Protagoniste solo le mani di Raffaele e di papà Gennaro. Suo padre Gennaro, 82 anni e sempre al lavoro nei campi, anche di domenica, come oggi. A brandire, come se fosse un fuscello, una pesante zappa per liberare il terreno dalle erbacce che circondano le viti. Erbacce che allontanano dal terreno i nutrienti che sono necessari per le loro uve, ma che come compost servono invece per aiutarle a crescere. Come molte delle viti di Raffaele Moccia hanno fatto da anni, da tanti anni. Circa da 100, 200, no da quasi 300 anni….Praticamente dei monumenti che hanno resistito a questo terreno quasi lunare attraversando lo scorrere del tempo. E continueranno a stare in piedi. Raffaele mi ha portato a vedere due aree particolari della sua vigna, le aree dove vengono prodotti  2 crus: la Vigna Del Pino dedicata alla Falanghina e la Vigna delle Volpi per il Piedirosso. Pino … perché? C’è un albero di pino che domina la vigna, che domina la città. E le volpi? Quelle stesse volpi che visitano i vigneti di Moccia durante la vendemmia. Le volpi che entrano attraverso un foro in un muro di pietra che separa la proprietà di Moccia dall’Oasi WWF di Astroni … il terreno di caccia della famiglia reale dei Borbone. Volpi che entrano indisturabate e raccolgono grappoli, uno ad uno, per il loro divertimento, e non quello di Raffaele Moccia che, invece, aspetta pazientemente a raccogliere la sua uva … spesso fino alla fine di ottobre, spingendosi anche ai primi di novembre. Uve che devono aspettare il loro tempo per diventare il vino di Agnanum. Era tempo di visitare la cantina, degustare i bianchi e i rossi di Agnanum e per pranzare. Un giro veloce della piccola cantina … Moccia produce circa 8500 bottiglie l’anno. Vendemmia tardiva, come accennato prima … un anno in serbatoi di acciaio inox prima di essere imbottigliato … senza fretta, come vuole la tradizione… In Italia, i vini sono degustati sempre con un pasto, così Moccia mi condusse in una sala di degustazione, che ha scavato dal lato della collina. Un lungo tavolo per gli ospiti e la famiglia… bottiglie di vino sugli scaffali a parete con le annate più vecchie in attesa di essere condivise. In un angolo, le griglie di un barbecue erano già ardenti, piene di bruschette  alle quali abbiamo aggiunto della pancetta con del formaggio ed è stato il nostro antipasto sul quale abbiamo abbinato una Falanghina 2010 che ha spazzato via i principi dell’abbinamento. Non avrei mai pensato di accoppiarlo con un formaggio reso così saporito dalla lunga stagionatura in grotta… Una rapida occhiata al barbecue e ho notato polli e conigli. Tutto allevato dalla famiglia. Cosa? Non ho detto che Raffaele alleva anche i conigli? E che la sua rosticceria è uno dei più popolari a Napoli? (Beh, un altro blog…). Pollo alla brace e coniglio… preparati il tradizionale  condimento dby Moccia, da mangiare rigorosamente con le mani e accompagnare con un bicchiere del suo vino. Abbiamo giocato un po ‘con le annate vecchie… Piedirosso 2003 e 2007… Vigna Del Pino Falanghina 2003… Vigna delle Volpi 2003. Ogni bicchiere ha dimostrato che Moccia e i Campi Flegrei hanno qualcosa da dire. Tutto ciò che serve è qualcuno che sia pronto ad ascoltare, ed a degustare. Raffaele Moccia e suo padre Gennaro vengono spesso indicati come degli eroi. Heroes, perché ogni giorno (compresi Pasqua, Ferragosto e Natale) sono fuori a lavorare nei loro vigneti. Pioggia o sole non conta… producono dei vini che rappresentano bene la loro filosofia, i loro sogni.Heroes? Forse …

Ma questa giornata, in cui ho incontrato l’enologo Maurizio De Simone su quel sentiero battuto e mi ha “presentato” l’ Azienda Agricola Agnanum, a solo 5 minuti dal viaggio che affronto ogni giorno per il mio lavoro … ho visto due uomini umili il cui duro lavoro produce risultati entusiasmanti in bottiglia, nel bicchiere, e sulla tavola in buona compagna…

Azienda Agricola Agnanum

via Vicinale abbandonata agli Astroni 08125 Napoli 081 230 3507

Versione in Inglese

Gli eventi dell'AIS Napoli
    • dal 15 gen 2012 al 15 ott 2013 alle ore:

      Aspiranti vigneron alla riscossa! Sei Incontri in vigna con l'Ais Napoli

      Mancano: 00:00 ore.
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    • dal 19 mag 2012 al 19 mag 2012 alle ore:19:00

      19 Maggio, "Cioccolato e Fiori" un corso per i soci Ais con Perugina

      Mancano: 2 giorni e 02:55 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 21 mag 2012 al 21 mag 2012 alle ore:15:30

      21 Maggio, l'AIS Campania a Vitignoitalia 2012

      Mancano: 3 giorni e 23:25 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
    • dal 24 mag 2012 al 21 giu 2012 alle ore:20:30

      Ais Napoli, Tre Appuntamenti con la Primavera dell'Enolaboratorio da Divinoinvigna

      Mancano: 7 giorni e 04:25 ore.
      Leggi maggiori dettagli »
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