Associazione Italiana Sommeliers

AIS – delegazione di Napoli

...corsi sommelier in partenza

Un piatto, un vino

Pubblicato da aisnapoli il 20 - ottobre - 2017Versione PDF

cibo e vinoDi Giuseppe Rea

Commisurare la struttura di un piatto a quella di un vino è un concetto e un momento importante nell’ elaborazione di una giusta logica dell’abbinamento.
Infatti, molte sono le varianti in gioco con tutte le possibili combinazioni degli ingredienti con le diverse tecniche di cottura della medesima materia prima.
Entrano “in lizza”: la bellezza cromatica, la persistenza aromatica, la lunghezza gustativa, la sapidità, tutte caratteristiche che dovranno essere proporzionate tra loro, al fine di creare un piatto equilibrato e , allo stesso tempo, ricco di contrasti e sfumature.
Veniamo dunque al nostro piatto…
Spaghettoni di grano duro, in crema di formaggio di capra stagionato, adagiati su vellutata di rape rosse, guarniti con cetriolini e basilico.
Senza dubbio l’asse del piatto si orienta sulla carica aromatica e sulla persistenza gustativa del formaggio , che ha una consistenza più liquida proprio perché sciolto in parte a bagnomaria; il sapore complessivo manifesta grassezza e sapidità e si lega, in ultimo, alla moderata succulenza richiamata dalla pasta, con una spiccata tendenza dolce che si interagisce nel finale con una soffusa tendenza amarognola.
La vellutata di rape rosse, sostenuta da un naturale brodetto vegetale, costituisce il “ guanto di velluto” su cui l’allungo del formaggio viene avvolto e affievolito.
Le note aromatiche legate al basilico accompagnano la delicata freschezza del cetriolino, donando una lieve e rinfrescante pausa alle papille e rendendo la lettura degli ingredienti più percettibile per il palato.
L’abbinamento è quello con un vino rosso, dall’intonazione morbida, e dall’effetto avvolgente tale da foderare il gusto accompagnandoci fino in fondo.
Scegliamo dunque, un vino dal colore rosso acceso, simile a quello dei semi di melagrana, di buona struttura, garbato nel tocco, e con un misurato e congruo tenore alcolico ( 13%), con un naso che ancora sprizza freschezza e intensità.
La scelta è ricaduta su un vino del  Trentino, da uve Teroldego 100% 2007 dell’Azienda Foradori.
Si avvertono al naso fiori rossi appassiti, frutti maturi, cacao in polvere e tabacco dolce, pulito e lineare nel suo sviluppo gustativo, con tannini nobili e di radici antiche, fiero, maturo e gagliardo…non a caso si chiama “ Granato”. (piccola divagazione calcistica da “vecchio”e appassionato cuore granata ;-) )

Tabacco e Vino si incontrano in Manifattura

Pubblicato da aisnapoli il 22 - settembre - 2017Versione PDF

toscano-originale-botte-montalcinoIl sigaro TOSCANO® Originale Millesimato utilizza tabacco Kentucky dell’annata 2015 e uno speciale processo di fermentazione che unisce due eccellenze italiane: il sigaro TOSCANO® Originale e il vino della zona di Montalcino.
Un riuscito connubio di due produzioni della tradizione italiana: il sigaro toscano e il vino Rosso di Montalcino. Così si presenta il sigaro “Toscano Originale Millesimato”, prodotto con doppio fermentazione da Manifatture Sigaro Toscano (Mst), e presentato nel corso di un evento che si è svolto nel Macro Testaccio in occasione del vernissage della mostra, promossa dalla Fondazione Maccaferri in collaborazione con la Fondazione Giuliani, “Segnali di Fumo” che rimarrà, come sottolineato da Gaetano Maccaferri, presidente dell’omonimo Gruppo Industriale che controlla Mst, “fino al primo ottobre alla città di Roma e a ingresso libero”. Un debutto in grande stile davanti a oltre 400 personalità del mondo istituzionale, imprenditoriale, politico, culturale e dello spettacolo.

Con questo prodotto nel segno dell’innovazione – ha sottolineato il presidente celebriamo due eccellenze della cultura produttiva italiana. Mst – ha annunciato Maccaferrici sta dando grandi soddisfazioni: il fatturato in continua crescita e un record di produzione di oltre 200 milioni di pezzi – oltre il triplo di quanto produce tutta Cuba – indica che stiamo andando nella giusta direzione e speriamo, con questo ultimo arrivato, non solo di stupire i clienti affezionati al sigaro Toscano, ma di conquistarne nuovi. Cresce anche l’appeal internazionale, con le vendite trainate dai Duty Free, e i Paesi di sbocco saliti in un anno da 52 a 70. La Turchia l’ultimo significativo ingresso nella lista dei nostri mercati“.

Siamo molto orgogliosi di questo nuovo sigaro Toscano. – ha aggiunto Aurelio Regina, presidente di Manifatture Sigaro Toscano – E’ un sigaro che nasce dalla selezione del raccolto del 2015, ecco perché “millesimato”, proprio come gli spumanti prodotti con vini di una singola annata. Come tutti i nostri sigari più pregiati- ha sottolineato infine il presidente MST – è fatto a mano dalle sigaraie di Lucca e il particolare processo di fermentazione gli conferisce un carattere forte ma dal gusto naturale“.

Il tabacco Kentucky della Valtiberina, prodotto da 250 microaziende agricole coinvolte tramite accordi di produzione, e del Tennessee viene sottoposto, dopo la prima fermentazione in acqua, a una seconda fase di fermentazione, ma questa volta nelle botti del vino Rosso di Montalcino. Questa innovativa interazione, grazie alle microfermentazioni che attiva, esalta il gusto forte e deciso e le note intense tipiche del sigaro Toscano Originale.(ANSA).

Associazione Italiana Sommelier

Delegazione di Napoli

Mini Corso di avvicinamento al Vino

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A partire da lunedì 11 settembre ore 20 da Calici e…via Morosini, 30-32 Napoli in programma cinque incontri sul tema dell’abbinamento cibo-vino pensati per l’appassionato che vuole approfondire le tematiche relative ai formaggi freschi e stagionati, i salumi e le carni e le diverse cotture e i dolci.

Il ciclo di appuntamenti terminerà con una visita in cantina presso l’azienda Feudi di San Gregorio.

Orario inizio incontri ore 20,00.

Date 11-18-25 settembre 2 ottobre

Visita in azienda data e orario da definire

 

17362607_10154661610134023_7657419867846790897_nSabato 25 Marzo ore 10

Ambasciatori HART / Cinema Food Music
Via Francesco Crispi 33, Napoli

‘’Che vita è quella di chi non ha vino?’’. E’ il retorico interrogativo biblico ad animare il ‘Sabato delle Idee’, nella sua prima uscita primaverile dell’anno in corso. Un interrogativo a risposta multipla, con implicazioni storiche, artistiche, antropologiche, filosofiche, economiche, ovviamente, scientifiche, per discettare intorno alla ‘’più salutare e igienica delle bevande’’ (Louis Pasteur).
Un tentativo di capire, almeno un po’, la sua importanza nella storia dell’umanità, la sua capacità, probabilmente unica, di legarsi al territorio e alle coscienze, plasmandoli e identificandoli.

Uno squarcio di luce sulle sue capacità, decisamente archetipiche, di aprire porte, esteriori, e, soprattutto interiori, di accompagnare l’uomo da sempre, come perfido seduttore che ‘’suscita il desiderio, ma ne ostacola l’attuazione’’ (William Shakespeare). Uno sforzo, letterario e figurativo, di penetrare il suo destino di compagno ultimo, ma pur sempre compagno, di indicibili disperazioni.
E ancora il vino come ‘’la cosa più civile del mondo’’ (Ernest Hemingway), e, al tempo stesso, come simbolo per eccellenza di atmosfere campestri e bucoliche fuori dal tempo e dalla ‘civiltà’.
In definitiva, una cauta, ma appassionata, esplorazione, di un mondo ambivalente, se, come ammonisce ancora il Siracide, occorre ‘’non fare il forte con il vino, perché ha mandato molti in rovina’’.

SALUTI
Lucio d’Alessandro
Rettore dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa
Gaetano Manfredi
Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II
Marco Salvatore
Il Sabato delle Idee

COORDINA
Giancarlo Loquenzi
Giornalista RAI

INTERVENGONO
Gennaro Carillo
Professore di storia del pensiero politico – Università degli Studi Suor Orsola Benincasa
Pierluigi Leone de Castris
Presidente CdL conservazione dei beni culturali – Università degli Studi Suor Orsola Benincasa
Piero Mastroberardino
Professore di economia e gestione delle imprese – Università di Foggia
Luigi Moio
Professore di scienze e tecnologie alimentari – Università degli Studi di Napoli Federico II
Paolo Scarpi
Professore di storia delle religioni – Università degli Studi di Padova

Dal 22 Marzo Mini corso di avvicinamento al vino da Calici…e

Pubblicato da aisnapoli il 28 - febbraio - 2017Versione PDF

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CALICI E… MINI CORSO SOMMELIER

Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli

Mini corso di Avvicinamento al Vino

Da mercoledì 22 marzo ore 21 da Calici e…via Morosini, 30-32 sono in programma cinque incontri tematici sul mondo del vino e delle regole che lo governano, pensati per la crescita dell’appassionato.

Questi gli argomenti trattati: la vigna e la cantina, la tecnica della degustazione, il servizio dei vini, la legislazione e l’enografia nazionale.

Il ciclo terminerà con una cena didattica con abbinamento cibo vino.

Orario inizio incontri ore 20

Date 22-29 marzo 5-12-19 aprile 2017

Costo € 200,00

Prenotazione in loco obbligatoria

Info 3495252394
 massi68florio@gmail.com

locandina-2Musica e vino alla corte dei Borbone, prosegue la rassegna “Le Passioni di Carlo”
Domani al Museo e Real Bosco di Capodimonte e La villa barocca Ensemble in “Chaconne!”

Proseguono gli appuntamenti della rassegna musicale “Le Passioni di Carlo”, manifestazione realizzata e promossa da Ravello Creative Lab, Assessorato al Turismo e Cultura del Comune di Napoli e dalla Regione Campania nell’ambito del cartellone del “Natale a Napoli”.
Una rassegna di otto concerti in quattro straordinari luoghi d’arte legati alla figura di Carlo di Borbone: il Teatro di Corte di Palazzo Reale, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, costruito per ospitare la collezione Farnese ereditata dalla madre; il Museo Archeologico Nazionale che non solo espone alcuni pezzi della collezione Farnese, ma anche la collezione Borbonica proveniente dagli scavi di Pompei e l’Accademia di Belle Arti, che fu la prima istituzione napoletana tutelata dallo Stato per l’educazione alle arti figurative.
Dopo il successo dello spettacolo al Teatro di Corte di Palazzo Reale, “Rosa d’argiento, Rosa d’ammore”, che ha visto protagonisti Marina Bruno e La Dirindina, con la partecipazione di Peppe Barra, la rassegna si sposta al Museo e Real Bosco di Capodimonte con tre imperdibili appuntamenti.
Domani 8 dicembre, alle ore 11.30, presso il Salone delle Feste del Museo e Real Bosco di Capodimonte, si terrà lo spettacolo de La villa barocca Ensemble “Chaconne!”, evento dedicato alla musica italiana e francese del XVI e XVII secolo. Anna Khazanova, mezzosoprano; Anna Kuchina al clavicembalo; Gioacchino De Padova e Claudio Mastrangelo al basse de viole e Giuseppe Petrella alla tiorba eseguiranno musiche di Claudio Monteverdi, Jeronimus Kapsberger, Bernardo Storace, Giovanni Felice Sances, Arcangelo Corelli, Jacques Duphly, Jean Jacques Morel, André Campra e Marin Marais.
Sabato 10 dicembre, alle ore 17.30, presso il Salone delle Feste, Enrico Baiano plays Bach. Musiche dal Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach eseguite da uno dei più grandi clavicembalisti europei.
Infine, domenica 11 dicembre, alle ore 11.30 sempre presso il Salone delle Feste del Museo e Real Bosco di Capodimonte, I solisti della Nuova Orchestra Scarlatti, Giorgiana Strazzullo e Sergio Martinoli al violino, Carmine Caniani alla viola, Veronica Fabbri al violoncello, Marilù Grieco al flauto e Gaetano Russo al clarinetto, si esibiranno in “La musica ai tempi del Re a Napoli e in Europa” con musiche di Francesco Durante, Francesco Mancini e Wolfgang Amadeus Mozart.

«Questo “trittico” di concerti vuole essere un omaggio ai grandi artisti del Settecento, ma al tempo stesso è calato nella realtà napoletana. In scena 15380597_1631493820199938_4583216288013345943_navremo, infatti, artisti napoletani, pugliesi e internazionali che si esibiranno in un repertorio di ampio respiro a testimonianza di quanto Napoli, da sempre, sappia essere un crocevia artistico, musicale e culturale», ha dichiarato Giuseppe Di Capua, direttore artistico della rassegna “Le passioni di Carlo”.

Gli eventi saranno accompagnati, grazie alla collaborazione con la delegazione di Napoli dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) e con gli alunni dell’Ipseoa Gioacchino Rossini di Napoli, impegnati nel progetto di alternanza scuola-lavoro, dalla degustazione di vini prodotti nelle vigne metropolitane di Napoli, sopravvissute all’attacco della fillossera dalla seconda metà dell’Ottocento. «Prosegue il lavoro avviato dalla delegazione di Napoli dell’Associazione Italiana Sommelier sulle vigne metropolitane della nostra città. Vigne che producono vini unici e inconfondibili, geneticamente uguali a quelli bevuti dai romani e alla corte borbonica», ha dichiarato Tommaso Luongo, delegato dell’AIS Napoli. «Per gli alunni del nostro istituto – ha sottolineato la dirigente dell’Ipseoa Rossini, Giuliana D’Avinosi tratta di un importante momento di approfondimento del loro percorso didattico perché avranno modo di affiancare professionisti del settore».

Le aziende delle vigne metropolitane di Napoli: Azienda agricola Agnanum, Cantine Astroni, Cantine Federiciane Monteleone, Azienda agricola Varriale e Azienda agricola Quaranta.

Inoltre, al pubblico saranno offerti gli agrumi raccolti presso il casamento torre, testimonianza dei “Giardini di Delizie”, presenti dal Settecento all’interno del Bosco. Il complesso, noto anche come il “Giardino del Francese” o “Giardino di Biancour” era suddiviso il più ambiti indipendenti: il “Giardino della Fruttiera”, dove si produceva frutta pregiata per la “Mensa del Re”, il “Giardino dei Fiori”, dove si coltivavano ananas e molte varietà di fiori, il “Giardino della Purpignera”, destinato alla riproduzione di ananas e di colture orticole, ed infine il “Giardino della Fruttiera di basso”, destinato a vivaio. L’area, soggetta a distruzioni e manomissioni nel periodo bellico, è stata di recente recuperata attraverso un restauro dell’impianto architettonico e vegetale, eseguito nel rispetto delle sue secolari stratificazioni.

In occasione dei concerti, nella mezz’ora che precede l’inizio degli eventi, sarà possibile accedere al Museo di Capodimonte al costo ridotto di € 4

Per info 3207275544 – info@ravellosrl.com

Di seguito il programma completo della rassegna

giovedì 8 dicembre – ore 11.30

Museo di Capodimonte – Salone delle feste
La villa barocca Ensemble in Chaconne!
Un progetto rivolto alla musica italiana e francese del XVI e XVII secolo.
Musiche di Claudio Monteverdi, Jeronimus Kapsberger, Bernardo Storace, Giovanni Felice Sances, Arcangelo Corelli, Jacques Duphly, Jean Jacques Morel, André Campra, Marin Marais.

Anna Khazanova mezzosoprano
Anna Kuchina clavicembalo
Gioacchino De Padova basse de viole
Claudio Mastrangelo basse de viole
Giuseppe Petrella tiorba

A seguire degustazione di vini dalle vigne metropolitane di Napoli.

sabato 10 dicembre – ore 17.30
Museo di Capodimonte – Salone delle feste
Enrico Baiano plays Bach
Musiche dal “Clavicembalo ben temperato” di Johann Sebastian Bach per uno dei più grandi clavicembalisti europei.

Enrico Baiano clavicembalo

A seguire degustazione di vini dalle vigne metropolitane di Napoli.

domenica 11 dicembre – ore 11.30
Museo di Capodimonte – Salone delle feste
I solisti della Nuova Orchestra Scarlatti in La musica ai tempi del Re a Napoli e in Europa
Musiche di Francesco Durante, Francesco Mancini e Wolfgang Amadeus Mozart.

Quartetto Mitja
Giorgiana Strazzullo violino
Sergio Martinoli violino
Carmine Caniani viola
Veronica Fabbri violoncello

Marilù Grieco flauto
Gaetano Russo clarinetto

A seguire degustazione di vini dalle vigne metropolitane di Napoli.

giovedì 15 dicembre – ore 17.30
Museo Archeologico Nazionale – Sala del Toro Farnese
Francesco Nastro, Giuseppe Di Capua in Viaggio in musica dal ’700 ai giorni nostri
Musiche di Johann Sebastian Bach, Johannes Brahms e Franz Liszt.

Francesco Nastro pianoforte
Giuseppe Di Capua pianoforte

A seguire degustazione di vini dalle vigne metropolitane di Napoli.

sabato 17 dicembre – ore 11.30
Museo Archeologico Nazionale – Sala del Toro Farnese
Orchestra Giovanile Napolinova
Musiche di Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart.

M° Mariano Patti direttore
Enza Caiazzo clavicembalo solista
Federica Tranzillo violino solista
Davide Navelli, Ana Medrano,
Giovanna Trapanese, Marta Cioffi violini primi
Giacomo Del Papa, Marilena Di Martino,
Arturo Abbondanza, Ilaria Carbone violini secondi
Giuseppe Giugliano, Lorenzo Iaquinta viole
Giovanni Sanarico, Martina Tranzillo violoncelli
Nicola Memoli contrabbasso

A seguire degustazione di vini dalle vigne metropolitane di Napoli.

domenica 18 dicembre – ore 11.30
Museo Archeologico Nazionale – Sala del Toro Farnese
Orchestra Giovanile del Conservatorio Cimarosa
Musiche di Antonio Vivaldi, Ferenc Farkas, Edvard Grieg, Gustav Holst.

M° Carmine Santaniello direttore

A seguire degustazione di vini dalle vigne metropolitane di Napoli.

martedì 20 dicembre – ore 19.00/22.00
Accademia di Belle Arti – Teatro Antonio Niccolini
The jazz night. Jazz music, live painting, art performances
ore 19.00 The Caponi Brothers Swing Band in Dreaming of a Caponi Christmas
Un omaggio in jazz alla tradizione musicale natalizia americana ed inglese. On stage una band di poco più che ventenni promesse del jazz italiano.

Goldie Dee voice
Dominic voice
Vincenzo Bernardo drums
Aldo Capasso double bass
Bruno Salicone piano

ore 20.00 Ada Montellanico Quartet in Omaggio a Billie Holiday
Un repertorio completamente riarrangiato per raccontare la leggenda di Billie Holiday. Al fianco di Ada Montellanico, signora del jazz italiano, tre straordinari musicisti tra i quali Enrico Zanisi, vincitore del premio Top Jazz come miglior nuovo talento.

Ada Montellanico voice
Enrico Zanisi piano
Jacopo Ferrazza double bass
Ermanno Baron drums

ore 21.00 Marco De Gennaro trio feat. Javier Girotto in Enjoy
Un cast stellare, con un sassofonista affermato che incontra un trio di giovani talentuosi in un progetto originale scritto da Marco De Gennaro, uno dei più brillanti esecutori ed autori under 25 italiani.

Javier Girotto soprano sax
Marco De Gennaro piano
Francesco Galatro double bass
Armando Luongo drums

Prima dello spettacolo aperitivo-degustazione con i vini dalle vigne metropolitane di Napoli.

TUTTI GLI EVENTI SONO A INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

Per l’accesso ai concerti all’interno del Museo di Capodimonte sarà necessario munirsi di biglietto di ingresso che consente di visitare il museo stesso. Per l’occasione, nella mezz’ora che precede gli eventi, sarà applicata la tariffa ridotta di € 4

ufficio stampa
+393396462743

Diapositiva1ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER CAMPANIA

La Cena degli Auguri dell’Ais Campania

Palazzo Caracciolo Napoli MGallery by Sofitel

Via Carbonara n.112

22 Dicembre ore 19

Euro 20. Contributo associativo

ASSOCIAZIONE SOMMELIER CAMPANIA
IT 41 Z 05387 40260 000002464227
BANCA POPOLARE DELL’EMILIA ROMAGNA – SORRENTO
CAUSALE: Cena degli Auguri

Info e prenotazioni: 0823.345188 info@aiscampania.it

Ci ritroviamo assieme per il tradizionale appuntamento natalizio dell’Ais Campania: la Cena degli Auguri, una formula itinerante che quest’anno fa tappa a Napoli. Il 22 Dicembre saremo a Palazzo Caracciolo in via Carbonara per una serata che vuole coniugare cultura e convivialità in un antico chiostro del 1300.
Iniziamo alle 19 con la presentazione ai soci dell’attesissimo libro edito da Mondadori “Il Respiro del Vino” del prof. Luigi Moio in un talk show eno-letterario animato da Tommaso Luongo e da Franco De Luca. A seguire, dopo il rituale brindisi della presidente Nicoletta Gargiulo con lo champagne Jacquesson cuvee N.739 in magnum, verrà servita la cena a buffet curata dal resident chef Daniele Riccardi.

Il Menu
Polpettina di manzo su crema di patate al basilico
Stracciatella di bufala con pomodorino giallo e guanciale
Baccalà su passatina di ceci
Mazzancolle in tempura con crema di zucchine e menta
Tabulè di verdure con boccone di spigola
Tartelletta salata con uova di lompo e carote
Conetto di brisè con caprino aromatizzato e pistacchio
Bocconcini bianchi e fumè di bufala bianchi e fumè
Salumi di eccellenza
Pasta mista con fagioli di Controne e guanciale croccante

In abbinamento
Banco d’assaggio con una selezione di vini della Guida – Catalogo delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania edizione 2016

Banco d’assaggio con I vini del Consorzio del Collio con i vini:
Friulano 2015 Roncus,
Sauvignon 2015 Venica&Venica, Ribolla Gialla 2015 Pighin,
Collio Bianco 2010 La Castellada,
Collio Bianco Solarco 2015 Livon,
Cicins Sauvignon 2015 Conti Attems,
Chardonnay 2015 Ascevi Luwa,
Pinot Grigio 2015 Humar e 
Collio Bianco 2015 Ronco Blanchis

Dulcis in fundo
Con i Panettoni d’Autore del Forno Guarino firmati dal pasticciere Antonino Maresca

In abbinamento
Mosto parzialmente fermentato Giorgio Pellisero
Moscato Passito di Noto 2014 Feudo Luparello

Intrattenimento musicale

Attenzione: Prima di effettuare il versamento del bonifico verificare previa telefonata la disponibilità dei posti. Abbiamo 150 posti a disposizione dei soci.

Come raggiungere l’hotel:
Dall’autostrada A1(E45), seguire le indicazioni Napoli Centro e Porto. Uscire a Napoli Centro e seguire le indicazioni per la Stazione Centrale. Con la metropolitana prendere la linea 2 e scendere a Piazza Cavour. Dalla Stazione Centrale prendere la linea 2 della metropolitana e scendere a Piazza Cavour e all’uscita autobus numero 203.

Per il parcheggio:
Possibilità di parcheggiare presso il garage San Francesco a circa 400 mt dall’hotel al prezzo in convenzione di 5 euro ad auto per 6 ore oppure di usufruire del servizio di car valet al prezzo di 15 euro ad auto.

Corpo @ Corpo Certezze e falsi miti sul corpo del vino

Pubblicato da aisnapoli il 22 - novembre - 2016Versione PDF

Foto 4Di Marco Fasciglione

Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza? Questa domanda se l’era posta Parmenide nel sesto secolo avanti Cristo. Egli vedeva l’intero universo diviso in coppie di opposizioni: luce-buio, spesso-sottile, caldo-freddo, essere-non essere. Uno dei poli dell’opposizione era per lui positivo (la luce, il caldo, il sottile, l’essere), l’altro negativo. Questa suddivisione in un polo positivo e in uno negativo può apparirci di una semplicità puerile. Salvo in un caso: che cos’è positivo, la leggerezza o la pesantezza? Parmenide rispose: il leggero è positivo, il pesante è negativo. Aveva ragione oppure no? Questo è il problema. Una sola cosa è certa: l’opposizione pesante-leggero è la più misteriosa e la più ambigua tra tutte le opposizioni.” (M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi, 1985)

Proprio lo scontro tra ‘leggerezza’ e ‘pesantezza’ è stato l’oggetto della degustazione tenutasi il giorno 11 novembre presso l’Enopanetteria i Sapori della Tradizione. La degustazione, guidata con la solita perizia e bravura da Franco De Luca vice-delegato dell’AIS, per l’occasione affiancato da Paolo Fasciglione degustatore AIS, è stata organizzata secondo una serie di ‘challenge’, di sfide, fra tre coppie di vini il cui corpo nell’immaginario collettivo degli enoappassionati non potrebbe essere in alcun modo confrontabile. Il tutto si è svolto nell’affascinate sala di degustazione dell’Enopanetteria e con le leggendarie pizze di Stefano Pagliuca come attrazione gastronomica. La degustazione ha costituito l’occasione per discutere e riflettere sulle seducenti trame che legano il corpo al vino e sui luoghi comuni che solitamente ricorrono quando si affronta questo tema. Foto 2Capita a volte, infatti, di vedere o sentire che un giudizio non particolarmente lusinghiero su di un vino sia accompagnato dalla motivazione che esso sia dovuto alla carenza di concentrazione o alla debolezza di struttura: in sostanza si è portati a considerare la ricchezza estrattiva come l’unico parametro per stabilire un grande vino: un po’ come se solo i vini inchiostrosi, iper-fruttati, alcolici e ultra-speziati siano veramente i più ricchi, i più sani e i più longevi. Tale punto di vista è il risultato di una precisa fase storica che ha caratterizzato il movimento del vino, fase in parte coincidente con l’affermazione dei grandi vini del nuovo mondo, in cui l’abbondanza di sostanze coloranti, di elementi aromatici fruttati o legnosi, di alcol e di tannino è stata considerata (anche da parte della critica, oltre che dai consumatori) come espressione del pieno compimento enologico in un vino, laddove l’assenza assoluta di sovrabbondanze organolettiche (siano esse cromatiche, aromatiche o gustative) è stata interpretata come una qualità negativa. La conseguenza è nota: l’inseguimento, a cavallo della fine del vecchio millennio e l’origine del nuovo, di corredi polifenolici epici, di concentrazioni cromatiche sempre più dense tendenti addirittura all’inchiostro, di trame quasi-masticabili, e di gradazioni alcoliche da vini liquorosi, in un orgia mistica di over-size organolettico ed exploit fruttato-estrattivo. Oggigiorno, invece, la tendenza verso l’alleggerimento dei prodotti della gastronomia ha favorito l’inizio di un processo di revisione di questo approccio, portando nel vino la tendenza ad alleggerirne ossatura e peso. Ciò sta contribuendo a restituire centralità alla questione, questa si veramente essenziale, del bilanciamento armonico di tutte le componenti organolettiche del vino, evitando di sacrificare sull’altare dell’estrazione l’espressione aromatica del vigneto e del suo ambiente pedoclimatico (qualità, forse, principe da ricercare per stabilire se siamo o meno in presenza di un grande vino). Insomma, anche un vino ‘leggero’ può essere senz’altro un ‘grande’ vino e casomai anche competere alla pari con i suoi simili appartenenti alla categoria dei pesi massimi. Maturità e dolcezza dei profumi però opportunamente bilanciate da precisione, freschezza e mobilità; l’espressione varietale del vitigno non sovrastata dalle folate alcoliche o dalla speziatura ceduta dal legno; l’equilibrio vibrante tra frutto e acidità; oppure l’estrazione delle sostanze coloranti e del tannino prudente e tale da non produrre vini ingombranti per il palato, sono tutti caratteri che possiamo ritrovare in un grande vino leggero, come ad esempio tra i rossi un Bardolino o un Rossese di Dolceacqua e tra i bianchi una Falanghina dei Campi Flegrei o un Bianchello del Metauro. In conclusione, e riprendendo l’interrogativo di Kundera sull’eterna diatriba tra leggerezza e pesantezza: in relazione al vino … “che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?” La risposta che emerge dalla serata è …dipende! Se in un àncora la leggerezza è un attributo negativo perché non le consente di adempiere alla sua specifica funzione, e cioè impedire che la nave vada alla deriva, e, viceversa, se in una penna è la pesantezza ad essere un valore negativo in quanto non consente alla penna stessa di essere agevolmente maneggiata dalla mano dell’uomo per scrivere, la stessa logica deve essere applicata con riferimento al vino. Aldilà dei gusti individuali e delle inclinazioni soggettive, in effetti, la specifica funzione del vino, la sua missione naturale, il fine ultimo, è quello di essere abbinato in modo armonico con il cibo: è dunque in base a tale fine che deve dipendere la scelta tra un vino leggero oppure uno strutturato. Piatti strutturati, ricchi di ingredienti e che riempiono il palato di sensazioni (gustative, olfattive e tattili) durante la masticazione e dopo la deglutizione richiederanno vini in grado di bilanciare questa potenza strutturale; viceversa cosa sposa al meglio una insalata di mare se non un bianco leggero e gradevole, che non invade il palato ma lo asseconda con la sua impronta sapida e gli accenni minerali?

La degustazione I° Impari Match

DOC Aversa Asprinio Santa Patena 2013 – I Borboni vs. IGT Venezia Giulia Ribolla Gialla 2005 – Radikon

È credenza comune che l’Asprinio di Aversa sia un vino semplice, privo di particolare struttura, e da bersi giovane perché destinato altrimenti a veloci cedimenti organolettici nel caso in cui si provi a prolungarne la longevità. Il Santa Patena de I Borboni smentisce quest’idea. Proveniente da uno specifico cru in contrada Giugliano, questo vino è prodotto con uve coltivate con Sylvoz su piede franco, e quindi senza ricorrere al tradizionale metodo di allevamento locale: l’alberata aversana. La scelta si giustifica proprio con l’esigenza di consentire alla vite di estrarre meglio e più facilmente le proprietà dal terreno ottenendo quindi il massimo dell’espressività gusto-olfattiva e una ‘struttura’ idonea per reggere l’evoluzione nel tempo. I terreni sabbiosi e di origine vulcanica, infine, rinforzano l’eleganza del vino donando sfumature minerale percepibili sia al naso che al palato. La Ribolla Gialla è un vitigno autoctono del Friuli Venezia Giulia dove viene allevato nel Collio (la zona a nord di Gorizia, fino al vicino confine sloveno) e nei Colli Orientali (la fascia collinare che circonda la città di Udine). Normalmente la Ribolla Gialla genera un vino la cui leggerezza lo rende un vino molto beverino e versatile, adatto a diversi momenti della giornata, dall’aperitivo alla cena. La Ribolla Gialla di Radikon invece, è un vino estremo senza compromessi, fatto di estremi, ma è al tempo stesso un vino che esprime come pochi altri (e forse come nella stessa regione solo i vini di Josko Gravner sanno fare) l’unione tra vitigno, terroir, lavoro dell’uomo e le tradizioni culturali locali. Proviene, infatti, da un vigneto di due ettari le cui uve sono vinificate in purezza attraverso l’utilizzo di un antica tecnica tradizionale: quella di sottoporre anche le uve a bacca bianca a lunghe macerazioni a contatto con le bucce. Questa pratica esalta le caratteristiche della Ribolla Gialla in cui gli acini molto carnosi e la buccia spessa sono compatibili con macerazioni prolungate a contatto con le bucce che consentono di estrarre l’enorme quantità di sostanze in essi presenti e che conferiscono al vino longevità, struttura e potenzialità di evoluzione. Nella Ribolla Gialla 2005 di Radikon, una volta completata la fermentazione (svolta in tini di rovere a contatto con le bucce, senza controllo della temperatura e senza aggiunta di lieviti) il periodo di contatto con le bucce ha raggiunto i quattro mesi. È un vino, dicevamo, che ‘disorienta’ i sensi. Il particolare processo di vinificazione genera tinte molto cariche, tra l’oro antico, l’aranciato e l’ambra. Non a caso questa tipologia di vini è conosciuta come ‘orange wines’ (anche se sarebbe meglio l’impiego della terminologia ‘bianchi macerativi’) a segnalare proprio come il loro colore fuoriesca dai tradizionali canoni di classificazione cromatica dei vini ottenuti da uve a bacca bianca. La loro struttura è imponente; il loro bagaglio olfattivo appare, in alcuni casi, infinito; sono vini dai nasi di solito complessi, molto spesso ampi, ma anche molto ampi; apparentemente già evoluti, e caratterizzati da note candite, speziate, tostate. Il loro palato è dotato di sapidità, di freschezza e ovviamente di un insolita presenza tannica dovuta al contatto con le bucce; il loro gusto è tutto giocato sull’effetto sorpresa derivante dalle attese ingenerate dall’analisi olfattiva, che fanno prefigurare un vino passito, o comunque con un rilevante residuo zuccherino, e l’assoluta secchezza del gusto.

DOC Aversa Asprinio Santa Patena 2013 – I Borboni

Splendida livrea gialla luminosa. L’assetto olfattivo rivela una marcata impronta minerale di gesso e di ossido di calcio, cui si intrecciano sentori di fiori di camomilla e poi note di buccia di lime. L’assaggio è vibrante; il martellante ritmo impresso dall’acidità e dalla sapidità non risulta mai invadente in quanto è, e verrebbe da aggiungere ‘sorprendentemente’, ben sorretto dal volume del vino che riempie ed avvolge palato. Chiusura di rara eleganza con un lungo finale tutto giocato su ritorni olfattivi minerali.

IGT Venezia Giulia Ribolla Gialla 2005 – Radikon Inizialmente una leggera opalescenza (del tutto accettabile per questa tipologia di vino) impone di attendere qualche minuto che il deposito di particelle in sospensione riveli il colore in tutta la sua maestosità: un luminoso ambra con screziature ramate nella tessitura. Il naso è leggermente ridotto e non raggiunge sufficientemente quell’eleganza cui ci ha abituato la Ribolla di Radikon. Ciononostante, il ventaglio aromatico è scandito dal continuo andirivieni olfattivo di agrumi canditi, fichi secchi, miele d’eucalipto, cera d’api, incalzati poi dalla resina, da sbuffi iodati e dalle erbe officinali. L’ingresso in bocca è ritmato dall’azione sinergica della freschezza e della sapidità che, insieme alla lieve presenza tannica, bilanciano ampiamente la dote alcolico-glicerica del vino. Finale lento e che si prolunga su note salmastre e balsamiche.

II° Impari Match

DOC Rossese di Dolceacqua Bricco Arcagna 2011 – Terre Bianche vs. Primitivo di Manduria ES 2013 – Gianfranco Fino

Pochi altri vitigni riescono ad interpretare la dicotomia leggerezza-pesantezza come il Rossese: un vitigno che è in grado di originare tanto dei vini che esaltano la leggiadria, la finezza e l’estrema piacevolezza di beva, quanto dei vini che si caratterizzano, invece, per la struttura imponente, per i profumi “scuri” come il tabacco e di liquirizia, e casomai sono dotati di chiusure salmastre e minerali. Quello oggetto della degustazione, il Rossese Bricco Arcagna di Terre Bianche, prodotto da vigne centenarie e frutto di uno studio sul campo di oltre dieci anni, rientra proprio in questa seconda tipologia di Rossese. Un Rossese, quindi, di grande struttura in grado di reggere il passo di un vero e proprio ‘monumento’ alla plasticità quale è il suo ‘avversario’. Il primitivo ES di Gianfranco Fino è stato capace di affermarsi nel strettissima cerchia dei più grandi vini italiani in pochissimi anni. L’avventura di Gianfranco inizia infatti solo nel 2004 con l’acquisto di un vecchio vigneto ad alberello di soli due ettari poi portati a diciotto. Cura maniacale della vigna, rese bassissime, pochi interventi in cantina unicamente mirati a valorizzare la naturale pulizia espressiva del primitivo sono gli elementi di un’alchimia perfetta che ha portato ad un successo così immediato. L’ES nasce da vigne ad alberello di 40, 50 anni e dal recupero delle vecchie tradizioni in campagna, come ad esempio quella legata all’assemblaggio di uve provenienti da diversi vigneti. Il vino rivela una potenza e un corpo davvero sorprendenti, una …‘muscolarità’ che tuttavia non è fine a sé stessa ma è perfettamente inserita in un quadro gusto-olfattivo che esprime un bilanciamento esemplare tra struttura, vena alcolica, acidità e sapidità.

DOC Rossese di Dolceacqua Bricco Arcagna 2011 – Terre Bianche

Manto rosso granato molto luminoso. Il timbro olfattivo è dominato dalle note di frutti di bosco cui si legano i frutti di bosco in confettura, e note florali di rosa canina in un quadro che si arricchisce mano a mano di nuances di legno di sandalo, di chiodi di garofano, pepe nero, per virare quindi verso sentori iodati e salmastri e declinare, infine, lentamente verso sbuffi di ceralacca. Bocca di struttura tutt’altro che timida: il sorso porta in dote la freschezza del sapore, tannini delicati e ottimamente fusi nella struttura del vino ed una stuzzicante sapidità in un discreto equilibrio generale. Finale su note di frutta rossa.

Primitivo di Manduria ES 2013 – Gianfranco Fino

Rubino scuro e compatto e con una carica antocianica talmente forte da lasciare evidenti aloni colorati lungo le pareti del calice. Naso ricco e generoso con un accento alcoolico invadente; la silhouette olfattiva esordisce su note di frutta sotto spirito, confettura di prugne e mirtilli che annunciano l’ingresso di spezie dolci, le note balsamiche, l’anice, e le erbe aromatiche, per poi chiudere con un esplosione di liquirizia. La struttura è opulenta; la bocca ne svela il carattere morbido e sensuale che opera tuttavia in modo sinergico con la freschezza e con i tannini ben coesi nella trama gustativa. Finale di adeguata estensione e di piena rispondenza aromatica.

III° Impari Match

DOC Campi Flegrei Piedirosso Vigna delle Volpi 2013 – Agnanum vs. DOCG Sagrantino di Montefalco Pagliaro 2005 – Paolo Bea

La terza sfida è la sfida delle ‘eccezioni’. Entrambi i vini presentati, infatti, fanno eccezione alle classiche raffigurazioni con cui vengono descritte le rispettive tipologie: e cioè che i vini ottenuti da Piedirosso sono vini leggeri, snelli e di pronta beva e che, invece, il Sagrantino (una delle varietà di uva più tanniche al mondo) genera un vino opulento ed imponente e che richiede anni e l’uso del legno per essere ‘addomesticato’. Il Vigna delle Volpi è un cru aziendale da cui vengono ricavate in genere pochissime bottiglie (circa 600) che proviene da una piccola parte di una vigna storica di circa tre ettari, allevata in gran parte con il sistema della vecchia pergola puteolana. Tre ettari e mezzo strappati alla città di Napoli in cui sono piantati prevalentemente Piedirosso e Falanghina e poi altre varietà locali in uno scenario unico caratterizzato dai pendii scoscesi e sabbiosi di matrice vulcanica che si trovano a ridosso del parco naturale degli Astroni. Il Sagrantino di Montefalco Pagliaro proviene da un vigneto condotto attraverso le antichissime conoscenze e tradizioni vitivinicole sedimentatesi nella famiglia Bea nel corso dei secoli (i Bea producono vino sin dal 1500) e che contribuiscono a creare un vino unico nel suo genere anche per metodo di produzione. L’azienda infatti è uno degli antesignani in Italia dell’agricoltura biologica e dell’utilizzo dei metodi tradizionali in cantina e Giampiero Bea è il Presidente del Consorzio Vini Veri.

DOC Campi Flegrei Piedirosso Vigna delle Volpi 2013 Agnanum

Rubino compatto e luminoso. La trama olfattiva è empireumatica e scandita da un fondo di note tostate e di cenere cui si intrecciano note di geranio, ciliegia, macchia mediterranea e note speziate. Il palato è sostanzialmente in linea con l’assetto olfattivo anche se risulta per certi versi più ‘ruspante’ ed introverso caratterizzato da una discreta dotazione in acidità e da tannini ritmati e da note fumé che riempiono la bocca e rendono gradevolmente amarognola la chiusura del sorso.

DOCG Sagrantino di Montefalco Pagliaro 2005 – Paolo Bea

Manto granato ricco di luce. Naso suggestivo, raffinato e travolgente; impeccabile la modulazione declinata su note di succo di pomodoro, frutta matura, ciliegia nera, ma anche cenni iodati, note ferrose e spezie dolci. La bocca rivela ancora una notevole vitalità, l’intero patrimonio olfattivo si riconferma lungo un assaggio ricco di grazia e di una precisione straordinaria in cui opera un impalcatura acido-tannica mai invadente, di solare efficienza e funzionale ad un perfetto equilibrio generale. L’epilogo, semplicemente emozionante per lunghezza e articolazione, è uno sfoggio di classe ed è il culmine di una incalzante progressione che sfuma su toni speziati.

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