Di Monica Piscitelli

La relazione del professor Eugenio Pomarici* nel dettaglio
* professore associato all’Università Federico II di
Napoli, Dipartimento di Economia e Politica Agraria
Nel periodo 1995 – 2007, dopo una progressiva contrazione dell’offerta, con l’inizio del nuovo millennio, la produzione campana di vino ha subito un costante incremento fino al 2006, anno nel quale ha toccato quota 1,9 mln di ettolitri, per flettere nel 2007, leggermente, raggiungendo 1,7 mln di ettolitri. Come in altre regioni, la superficie vitata è in contrazione. Il vigneto professionale misura mediamente circa tre ettari, essendo l’estensione complessiva del vigneto professionale di 22500 ettari (il 75% della superficie destinata alla viticoltura) e condotto da 8000 viticoltori (86000 sono quelli censiti). La superficie destinabile alla produzione delle denominazioni d’origine è del 16% (4500 ettari). Le varietà storiche rappresentano quasi il 40% della superficie vitata regionale (dati 2000). L’Aglianico (6633 ettari) e il Piedirosso (934 ettari) sono i vitigni storici a bacca nera più coltivati e rappresentano il 26% della superficie; mentre, tra quelli storici a bacca bianca, Falanghina (1561 ettari), Coda di Volpe (967 ettari), Fiano (650 ettari) e Greco (646 ettari) sono i principali. Ne rappresentano il 13%. La frazione dei vitigni storici iscritti alle denominazioni però è molto bassa. Gli impianti con capacità produttiva annua inferiore ai 100 ettolitri sono l’84% del totale (1590 aziende). Quelli medio grandi (più di 500 ettolitri) sono il 7% (140 aziende). Di queste solo 10 hanno una produzione potenziale annua superiore a 5000 ettolitri. La Campania detiene una fetta pari al 5% della produzione nazionale. L’1,4% dei vini a denominazione e 1,5% di quelli a indicazione geografica sono campani. I vini con menzione geografica sono in Campania il 25% di tutti quelli prodotti. Mentre a livello nazionale essi costituiscono il 60% del totale. I campani sono bevitori moderati: il consumo di vino procapite è del 10% inferiore alla media nazionale. In ragione della popolosità della regione esiste un’eccedenza della domanda sull’offerta (i consumi sono 4,2 mln di ettolitri, mentre la produzione è inferiore a 2 mln di euro). La regione non è autosufficiente e importa vino da altre regioni, mentre è trascurabile il ricorso all’importazione dall’estero. Ma, nonostante ciò, le eccedenze (1 mln di ettolitri nel 2003) e il ricorso alle distillazioni non sono infrequenti. La grandissima parte (il 70%) dei vini regionali resta in Campania. Il resto di dirige verso il Lazio (13%), Emilia Romagna e Lombardia. Il contributo della Campania alle esportazioni nazionali è pari a meno dell’1%, corrispondente a 50000 ettolitri e a un valore di 15 mln di euro. Interessante è il dato che evidenzia che il valore unitario di esse è prossimo al doppio della media nazionale. Segno che la regione concentrata le sue esportazioni sui vini di maggior pregio. Un’analisi del 2006 ha evidenziato, poi, che solo poco più di un quarto delle imprese campane sono orientate al mercato. Nel senso più ampio del termine.
Dal 2003 al 2006 è cresciuto il numero delle aziende che operano con il proprio marchio, passando da 176 a 236. Ma sono soprattutto quelle con maggiore capacità produttiva. Tra le prime 18, 5 sono cooperative, 3 sono beneventane. Nella offerta delle aziende che utilizzano marchi propri sono prevalenti i vini a denominazione e quelli a indicazione geografica.
Un’intervista a 22 aziende vitivinicole esportatrici che rappresentano il 71% in valore delle esportazioni campane evidenzia (2007) che i mercati più importanti sono Germania, Regno Unito, USA e Giappone. A scoraggiare la maggior parte di fronte ai mercati esteri, è emerso, sono le problematiche connesse alla scarsa conoscenza dei prodotti campani, ad ostacoli di natura burocratica e a problemi di acquisizione di informazioni sui mercati.
La regione soffre di una bassa capacità di integrazione della filiera, utile alla valorizzazione del vino campano: al marzo 2006 risultano istituiti solo tre consorzi, mentre delle 10 Strade del vino esistenti, al 2008, nessuna era veramente operativa.
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