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Le Capitali del Gusto – Londra

Pubblicato da aisnapoli il 21 - febbraio - 2012 Versione PDF

Di Mauro Illiano

Seconda tappa del nostro viaggio nelle Capitali del Gusto, ed eccoci arrivare a Londra, “The hub of the world”, come la descrivono i media, o, più semplicemente, la Babele d’Europa.

Ma cosa significa metter piede in questa metropoli da quasi otto milioni di abitanti? Cosa nasconde ai cercatori di tesori per il palato? E quali alchimie è in grado di produrre l’esercito di addetti alla ristorazione che vive nascosto all’ombra delle costruzioni dai secolari mattoni rossi?

Mangiare a Londra è cosa affatto banale, questa capitale è l’unico posto al mondo in cui il vicino ed il lontano oriente sono separati dall’Europa.. in una mappa culinaria che non ha eguali in tutto il pianeta terra.

Dormi ad Holborn, Aldgate, Elephant & Castle.. non importa, poiché, ovunque ti trovi, sai che proprio lì, a pochi metri sotto il tuo guanciale, un treno è pronto ad attenderti per risucchiarti e risputarti in qualsiasi luogo della capitale..

Ore 8: Ti svegli ad Embankment, percorri le poche scale del tuo ostello dalla porta di legno colorata, superi quelle ringhiere nere a fare da staccionata al fossato della mensa dell’alloggio nella quale non berresti neanche un bicchier d’acqua, vai all’angolo, ed ecco apparire l’occidente fatto a gusto: Starbuck’s Coffee, Caffè Nero, Costa, la concorrenza sull’oro nero è servita. Ne scegli uno ed entri, vuoi un caffè, ma ti trovi dinanzi ad un menù di quattro pagine. Caffè espresso o filtrato, normale, misto, cappuccino, mokaccino, icedcoffee, iced coffee con latte, americano, caffè alla cannella, caramellato, con panna, macchiato, con cioccolata, alla menta.. e poi le dimensioni.. piccolo, medio, grande.. to stay o to go.. Ma non finisce qui.Dai il tuo nome per esser richiamato e, mentre aspetti, dai uno sguardo ai dolci, non l’avessi mai fatto.. Muffin classico, al cioccolato, alla mela, pan cake alla banana, torta ai mirtilli, biscotti integrali, donutsplain o glassate, croissant, torta danese, bavarese ecc. ecc. Dopo aver superato l’esame, ti siedi e sorseggi il tuo caffè inspiegabilmente bollente.

Ore 11: Dopo aver messo alle spalle qualche chilometro ed esserti appesantito di qualche busta nella shopping area, sei a Covent Garden, vuoi fare uno spuntino. Ovunque ti giri noti scritte inneggianti ai prodotti naturali quali “Biofood” od “Organicjuice”, allora pensi che un bel succo di frutta possa fare al tuo caso. Ti dirigi in uno di quegli arcobaleni fatti a negozio, entri, ed una commessa vietnamita ti fa l’elenco dei shaked disponibili: trenta tra frutti e verdure combinabili in tutte le salse. Scegli la tua bibita, rispondi ad un’altra serie di domante posteti in modo elementare come fossi un primate appena approdato nel rango degli umani, tipo “ice or no ice?” o “by the glass?”, paghi il conto salatissimo e saluti. E’ già tempo di pensare al pranzo.

Ore 13: Sei in netto ritardo rispetto alle abitudini locali per pranzare. Ti dirigi a nord di Piccadilly verso Beak Street, ed un’apoteosi di sentori si sprigionano al tuo passaggio. Cucine appartenenti ad ogni regione del globo si susseguono con una ritmicità impressionante, e piatti, e colori, e aromi, sembrano indicare ogni singolo luogo meglio di ogni numero civico. Sushi, Sashimi, kimoni e ciotole fumanti, sei in Giappone; Beefburgers, avocado, ananas e camerieri in shorts, sei alle Hawaii; Zuppe, zuppette, tofu e patè di agnello e polpo, sei in Corea; Purè di patate, salsicce, fiotti di birra, ok.. sei a Londra! Stai per entrare in uno di questi, ma improvvisamente vieni letteralmente rapito da un profumo dolciastro la cui provenienza non riesci ad individuare, allora ti giri e ti rigiri alla ricerca di qualcosa, è lì, sotto i tuoi occhi e non te ne accorgi.. un ambulante armato di un barbecue sta cuocendo, su una piastra, wurstel e cipolle per formare hot dog da vendere a soli TwoPounds. Un affare da prendere al volo, e arrivederci pranzo al coperto.

Ore 16.00: Hai digerito il tuo sandwich e, da buon italiano, ti vien voglia di un altro caffè. Sei tentato dal dirigerti verso Little Italy, a Soho, dove sai di poter trovare un espresso simile a casa tua, ma poi ci pensi su.. sei a Londra, la patria del Tè! Tre le roccaforti di questa pregiatissima bevanda: Fortnum& Mason, Tea House, e Whittard, a proteggere i rispettivi feudi della Capitale. Percorri lo spazio che ti divide da una di esse chiedendo informazioni in giro, poi non hai più bisogno di domandare, il tuo naso sa già dove dirigersi..  Il tempo di entrare, una commessa finemente vestita e dal sorriso sempreverde ti offre, da una graziosa tazza di polistirolo, l’ultima miscela della casa, poi, delicatamente, fa in modo di porti dinanzi alla bacheca dei trofei. Decine, forse centinaia di anfore tappate, con su scritto, a caratteri ben visibili, il nome di ogni miscela ed il luogo di provenienza. La gamma spazia dal classicissimo English Breakfast, al profumatissimo Earl Grey, passando attraverso i più leggeri Keemun o Darjeeling, il curioso Russian Caravan, o il potentissimo Assam, fino ad arrivare alle variazioni quali Tè verde, bianco, Tè di Oolong, o quelli aromatizzati alla vaniglia, cannella, menta ecc. ecc. Termini il tuo giro, ne scegli uno e ti metti in vetrina a sorseggiare, chiedendoti se “l’ora de tè” oggi a Londra non stia a rappresentare più il tempo che impieghi a sceglierne uno piuttosto che il tempo che ti prendi per berlo..

Ore 18: Hai da tempo finito il tuo tè e sei di nuovo in strada. Improvvisamente vieni come assalito da una marea di persone che si riversano in centro da tutte le direzioni. Hai paura, fermi un ragazzo sulla trentina e gli chiedi cosa sta succedendo, lui prima non capisce, ma quando ti spieghi meglio ti risponde “Come ooon, it’s rush hour. Take a beerguy!!”. Giusto! Come hai fatto a dimenticarlo?! La Rush hour, l’ora del bailamme, quando tutti escono da lavoro e siriversano nei Pub per una birra prima di tornare a casa. Decidi di unirti al carosello. Ti fai consigliare un Pub in voga e ti fiondi lì. All’ingresso trovi decine di persone di tutte le razze a bivaccare seduti nei più impensabili modi. E’ come se la società, con tutte le sue caste, perdesse valore in quelle ore. White collars discutono di calcio animatamente con ragazzi haevy metalzeppi di piercing, ed artisti di strada, ora brilli, rigirano il cappello per indossarlo e darsi un tono nelle discussioni impegnate con i benestanti del quartiere. Entri dentro ed ordini la tua pinta di birra che scegli tra le decine di ale, ipa, porter e stout alla spina. Osservi il rituale della spillatura eseguito venti o trenta volte prima che sia il tuo turno. Poi ti dirigi al distributore di schifezze in busta. Scegli tra bellyporkstrips essiccati, patatine agli scampi e le classiche arachidi ricoperte di formaggio, poi finalmente ti lasci andare al più godereccio momento della giornata.

Ore 21: Sei ancora in ritardo, stavolta per la cena. Indossi una camicia ed una giacca di vellutino sopra un paio di jeans flat front, e ti dirigi a sud ovest nel quartiere di Belgravia. Lì ti attende la tua cena. Scegli di finire in gran stile, evitando, però, i più rinomati Chef stellati. Illuminata da fari rivolti al muro giace, incastonata in un ingresso di legno spesso e rosso, l’insegna del tuo ristorante. Hai scelto un jazz club, ma pure un cigar club, ehi.. ma è anche un whisky club! Cucina franco-scozzese, piccoli tavoli di legno scuro su parquet trasandato, quadretti appiccicati al muro, sgabelli alti al bancone e sedie imbellettate di tartan. Eviti accuratamente l’haggis ed ordini la tua mega porzione di agnello con patate, il tutto innaffiato da un 1er Cru di Daniel Rion. Ti dai da fare, dunque termini l’opera sorseggiando l’ultimo goccio di vino con una selezione di Strathon Blue. Poi, lentamente, lasci che la musica ti guidi nella scelta dì ciò che di lì a poco fumerai e berrai. Pensi. Quando il cameriere arriva con la lista dei sigari da 20 produttori e 240 campioni quasi vorresti morire, poi opti per un Cohiba Piramide. Per il whisky non c’è bisogno di scegliere, il tuo Talisker 20yrs è già lì da un pezzo a preparare il palato e la lingua all’affumicatura che li attende. Lentamente degusti, e con l’ultima nota di jazz finisce anche la tua serata londinese.

Ore 23: Sei di nuovo nella tua stanza, ed il tuo giro intorno al mondo da fermo per oggi è terminato. Pensi a domani, al museo del vino, alle bagels ed ai kebab che ti attendono per pranzo, ai ristoranti del Suriname di Camden Town, all’aperitivo “allyou can eat” di Notting Hill ed al Pub tirolese di Holland Park.. poi pacatamente ti desti, appagato nella coscienza del fatto che.. il tuo sogno lo stai già vivendo.

Un Commento a “Le Capitali del Gusto – Londra”

  1. [...] (Per un approfondimento sulla gastronomia a Londra vedi anche Capitali del gusto – Londra) [...]

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