La tecnologia, sviluppata all’università di Milano, e’ finita sul Washington Post

L’USO DEI RISTORANTI – «In un futuro non lontano i sommelier robot potranno sostituire quelli veri e raccomandare il vino nei ristoranti», teorizza l’autorevole quotidiano della capitale secondo cui, «i sofisticatissimi elaboratori dotati di nasi e lingue elettroniche presto saranno più utili all’industria enogastronomica degli attuali degustatori umani». In alcune parti del mondo questi tecno-assaggiatori hanno già preso il sopravvento sulla tavola. Una compagnia nipponica di recente ha lanciato sul mercato l’ “Health and Food Advice Robot”, capace di identificare ben 30 diversi vini e numerosi tipi di pane e formaggio, dando persino dei saggi consigli salutisti.
IN AUSTRALIA E RUSSIA – In Australia i supermercati usano già da tempo un sistema computerizzato in grado di classificare la carne, assegnando un punteggio da 1 a 5, in base al taglio, colore, tenerezza e contenuto di grasso. La nuova moda ha contagiato anche la Russia. All’università di San Pietroburgo il professor Andrey Legin ha brevettato una lingua elettronica capace di distinguere tra una varietà enorme di soft drink e miscele di caffè.
I LIMITI DELLA TECNOLOGIA – Ma secondo gli addetti ai lavori è ancora troppo presto per celebrare il necrologio di enologi e gourmet. «Fidarsi troppo dei cervelli elettronici è rischioso», mette in guardia William Sessions, responsabile del ministero dell’agricoltura Usa, «I computer sono a rischio di hacker e basta che un cyber-terrorista manometta il software per mandare tutto all’aria». In questo campo, secondo altri, le macchine sono condannate ad una sfida impari. «Le lingue e i nasi elettronici: debbono identificare correttamente alcune molecole singole in un pool di trilioni», spiega il Washington Post, «0ltre a calcolare le miriadi di forme in cui esse interagiscono: un’operazione che il cervello umano compie automaticamente e senza il minimo sforzo». Ma secondo Anthony Diaz, direttore della rivista enologica «The Tasting Panel» sono anche altri i motivi per cui i sommelier umani non verranno mai soppiantati da quelli automatizzati. «Nessuna macchina al mondo è in grado di inventarsi il linguaggio astruso e pomposo tipico dei sommelier », spiega, «Ci vuole la specialissima abilità umana nel creare iperboli per descrivere accuratamente un vino».
Di Alessandra Farkas
Fonte:Corriere.it
Non è per difendere la nostra categoria ma come robot continuo a preferire il mitico Goldrake…(T.L.)
…anche io preferisco Goldrake, magari anche sommelier.