Di Monica Piscitelli

I vini di Basilicata, Calabria, Sicilia, Spagna, Portogallo, Marocco, Tunisia, Algeria, Libia, Egitto, Grecia, Cipro, Malta, Israele, Sud Africa, California, Cile, Brasile, Argentina, India, Australia e Nuova Zelanda sono in degustazione nel grande ambiente del porticato che unisce l’entrata principale con l’ingresso del parco della Reggia, mentre la Campania è al piano superiore, sotto le spettacolari volte che si aprono allo sguardo del visitatore appena risalita la doppia rampa di gradini dello scalone monumentale. Raramente si è vista una location del genere per un evento dedicato al vino. Al piacere del buon bere si unisce l’incanto del capolavoro di Luigi Vanvitelli, la nuova Versailles voluta da Carlo di Borbone. E’ questo uno degli aspetti che non potranno che rimanere indelebili nella memoria dei tanti winelovers che nel corso della due giorni hanno frequentato i banchi d’assaggio, le degustazioni guidate e gli 
Parla di mode, insomma. Alcune delle quali sono solo un ricordo del passato. Diciamo: di ieri. Come quella dell’ enologo super pagato, il flying winemakers (“driving winemakers”, chiama quelli nostrani), che girano mezzo Mondo diffondendo il proprio verbo e facendo i vini per Robert Parker. Ed ecco vini tutti uguali, vini che vengono salassati e in più modi strapazzati perché si esprimano con certe concentrazioni e colori. Ci sono, più ieri che oggi, per fortuna, gli importatori che scelgono i vini guardano classifiche come quelle di Wine Spectator: prendono i primi 15 migliori e gli altri rischiano di finire scartati solo perché hanno un centesimo di punto in meno. E continua col ricordare il tempo in cui la prima cosa che si chiedeva a un produttore è “chi è il suo enologo?” (“oggi trasformata in chi è il suo agronomo?”), il tempo in cui tutto ciò che si coltivava a Guyot, o si chiamava “Merlot”, “Cabernet” era buono, mentre era cattivo avere meno di 5000 ceppi per ettaro. Meglio 10000. Il discorso non è che il cappello a quello complementare sotteso alla degustazione successiva. A bottiglie rigorosamente coperte, si inizia con versare il vino nei bicchieri. Il campione 1. E’ un blend o un monovitigno? “E’ del 2006-2007? Del 2000-2003? Del 1995-1999? O antecedente al 1995?”. Iniziano a volteggiare i bicchieri, si inclinano sulla bianca tovaglia. Si osserva. Poi ci si tuffa con il naso dentro. Le idee sembrano chiare. Si scrive. Per la verifica si deve attendere che tutti i campioni siano stati analizzati. Niente di nuovo. La terza domanda per gli esimi nasi e palati presenti in sala è perfino banale:“Da dove viene?”. Non pretende, Ascione, in fondo, che sapere da che Continente proviene il vino proposto, non da quale località. La domanda è: “Nuovo o Vecchio Mondo?” . Semplice, lapalissiano. Qualcuno, me inclusa, si espone: “Nuovo”. C’è chi dice: “Vecchio”.
La gran parte sta nel mezzo, diciamo che naviga nell’Oceano che divide i due, senza approdare sulla terraferma. Il giochino, che gioco non è, è stimolante. Per molti vale la pena mettere da parte qualche anno , o decennio, di esperienza per giocare fino in fondo e capire dove è il trucco. Ascione introduce ogni vino descrivendolo con perizia, sfoderando una verve da uomo di spettacolo. L’obiettivo che si prefigge è chiaro: giungere a delle conclusioni spiazzanti per tutti. E già pregusta il finale. L’esame che fa dei vini, mentre affàbula la platea, è preciso. Poche pennellate decise, e il ritratto dipinto con una tecnica affinata negli anni, è composto. Rare volte come in questo caso nessun aggettivo attribuito al contenuto del bicchiere risulta fuori posto. Il primo vino, ha una un colore che inequivocabilmente fa pensare ad un’annata calda, molto calda. La frutta è polposa, matura e il colore fa correre la mente al 2003. L’erbaceo del 2, invece, è veramente una spremuta di erba fresca appena tagliata. Cosi’ come l’odore di sudore di cavallo: c’è davvero nel campione numero 3. E il minerale spiccato del campione 4? Si annuisce. Tutti d’accordo anche sul numero cinque, che decisamente, afferma la maggioranza, è un vino del Vecchio Continente. Bene, tutti hanno compilato la scheda. C’è anche lo spazio per la valutazione da 1 a 5. Ma non è quella a sbalordire.
I
www.campaniachevai.blogspot.com
impressioni di un apprendista stregone, ovvero di uno che c’è stato da bevitore d’annata e studente del primo livello, dedicato a chi come me sta in pieno percorso formativo.
nei primi due giorni di vera primavera, ais (campania, caserta e napoli in proficua collaborazione) ha donato tre occasioni splendide.
prima: riuniti sotto lo stesso regale tetto vini di grande pregio degustabili senza spesa (5€ per un calice bormioli e libero accesso a tutte le degustazioni è un prezzo simbolico!). solo a casa ho realizzato che avevo potuto saggiare, oltre che alcune chicche(israeliane, della valle della bekaa, portoghesi di area ancora a me sconosciuta) una serie di fiano e una serie di taurasi importanti che acquistati mi avrebbero costretto ad un esborso di almeno €400… inoltre ho apprezzato il fare questa esperienza in compagnia, perchè con adriana de nanzio (collega di corso) abbiamo potuto confrontare le impressioni e imparare insieme.
seconda: comunicazioni di buon livello tenute da relatori introvabili in un’unica sede se non in occasioni come queste. tra tutti il frizzante e brillante giuseppe ascione, il professor moio con un approccio scientifico ai problemi climatici, oltre a un parterre di esperti e rappresentanti dell’associazione nazionale e internazionale. è una esperienza che apre la mente a orizzonti culturali sapidi e di struttura…
terzo: seppur da neofita, seguire la degustazione guidata da ascione e quella guidata dalla gargiulo (a ragione primo sommelier d’italia) è stato un momento di crescita. la difficoltà del novizio è data dal non sapere ancora condurre e decodificare adeguatamente l’esperienza sensoriale, ma stasera abbiamo la comunicazione di lucia pintore sulla degustazione…
in sintesi: mi sento di consigliare ai colleghi di fare anche qualche rinuncia ma cercare di non perdere occasioni come queste che destano lo spirito, quello analitico e quello critico, non solo quello etilico…