Di Luca Massimo Bolondi

Lo Champagne secondo Bruno Paillard, libretto d’istruzioni.
1. seleziona le uve migliori dai cru migliori, avendo cura di stipulare con i conduttori dei cru contratti di acquisto a lungo termine per garantirti una continuità qualitativa;
2. impiega solo la premier presse, che consiste solo nel 55-60% del mosto ma ti premia con grande limpidezza, che ti evita manipolazioni successive per chiarificare, e con l’estrazione solo dei migliori caratteri gusto-olfattivi;
3. sfida il disciplinare e allunga la maturazione, portando la permanenza sui lieviti da 15 a 36 mesi;
4. mantieni basso il dosaggio di zuccheri, portandolo a 5-7 grammi a litro quando la legge pone un limite a 15 e gli altri ci stanno a filo;
5. sfida il tempo, dopo la sboccatura riporta la bottiglia in cantina e concedile un riposo di affinamento misurato in lustri, rigorosamente alla temperatura costante di 10,5°C e a umidità controllata.
Non trascurare la sboccatura è fondamentale. Nel lessico degli champagneurs non si parla di degorgement ma di operation, come di un intervento chirurgico. E come dopo ogni intervento, è di prassi un periodo di convalescenza, più breve se il paziente è giovane e più lungo se è avanti negli anni. Questione di difese immunitarie nell’uomo, questione di riequilibrio dei componenti chimico-fisici nel bullicante vinello. La bocca lo premierà. Secondo Paillard, per il palato il non plus ultra non è l’effervescenza bensì la crémance, che racconta dei metodi di cantina e del successo della cura post-operatoria.
Terzo, perché maitre Bruno ci tiene alla metafora delle sette vite? La risposta viene in degustazione.
Premette che, per degustare, all’occhio servono il bianco e il nero. Uno sfondo bianco per riconoscere il colore, uno sfondo nero per osservare il perlage. Poi, attenzione alla temperatura, perché ancor più vale la regola che se un vino caldo butta fuori più sentori lo champagne caldo è un’offesa mortale al gusto. Ogni degustatore sa che i sentori di un bianco pérlant sono pensati per la sua temperatura giusta. Infine, le sette vite. Sette stadi di iniziazione alle gioie del tempo che scorre, sette note distintive a comporre una scala di riconoscimenti: la frutta, i fiori, la frutta secca, il forno, il pan di spezie, i canditi, la torrefazione. Ad ogni soglia temporale, misurabile in tre-quattro anni, si aggiunge un sentore a quelli già avvertibili. Un lento lavoro di accumulazione olfattiva. Così, alla soglia della maggiore età, madame pétillant si laurea gatta di corte con una tesi sull’eterno ritorno. Il relatore, monsieur Paillard, conclude affermando che stappare anzitempo un suo champagne è come commettere un infanticidio. Quindi, attendere e fare le fusa alla bottiglia.Qualcuno in sala ha chiesto il prezzo. Quando ti arriva sul tavolo una bottiglia che ti ha aspettato tanto a lungo da reggere il confronto di Penelope con Ulisse, e che ad occhio naso e palato canta un’ode omerica, non ti curi del conto. Un viaggio meno lungo e fatto in seconda classe costerebbe di più.
Luca secondo Fabrizio : se fosse un Vino …. Champagne !
de quelli boni ..claro.