di Roberta Porciello

Un incontro che ha avuto il passo lento e prezioso delle cose raccontate bene. A Napoli, negli ambienti raffinati di Crudo Rè, in via Carlo Poerio, si è tenuto un pranzo-degustazione dedicato all’approfondimento della realtà vitivinicola della famiglia Palla, proprietaria della storica azienda agricola Loredan Gasparini, legata al territorio di Venegazzù, nel cuore del Montello, e di Ronco Blanchis, espressione elegante del Collio friulano. Una giornata costruita non soltanto intorno all’assaggio, ma intorno al racconto: quello di una visione aziendale capace di unire due anime diverse e complementari. Da un lato i rossi profondi, storici e identitari di Venegazzù; dall’altro i bianchi del Collio, raffinati, verticali, capaci di esprimere freschezza, precisione e territorialità. Il pranzo si è aperto in un contesto conviviale e curato, tra leccornie e piatti di crudi, dove la materia prima è stata protagonista assoluta. Crudo Rè ha fatto da cornice ideale a un percorso gustativo pensato per accompagnare e valorizzare i vini in degustazione, in un dialogo continuo tra sapidità, freschezza, struttura e persistenza. La degustazione ha preso forma come un vero viaggio tra territori e stili. In apertura, le bollicine hanno preparato il palato con una sensazione di freschezza e pulizia, introducendo il percorso con ritmo e leggerezza. Cuvée Indigena Extra Brut apre il percorso con garbo e personalità: una bollicina fine, identitaria, che introduce il racconto di Loredan Gasparini attraverso freschezza, equilibrio e legame con il territorio.

Entrée tra alici del cantabrico e salmone in abbinamento Mademoiselle Marguerite ,Crémant de Limoux Brut, porta nel calice eleganza e delicatezza, con una bollicina fine e un sorso fresco, armonico e raffinato. Un vino capace di unire immediatezza e stile, perfetto per aprire il percorso degustativo con leggerezza e personalità.  A seguire, la presenza dello Champagne Jean Michel , Meunier extra brut, ha aggiunto profondità e autorevolezza al percorso. Un’etichetta capace di portare nel calice il tema dell’evoluzione e della complessità. Il passaggio successivo ha aperto la parentesi sul Collio, attraverso i vini di Ronco Blanchis, azienda friulana della famiglia Palla. Qui il racconto si è spostato sulla finezza dei bianchi, sulla luminosità del sorso e sulla capacità del territorio di restituire vini eleganti, nitidi e gastronomici. Il Collio Friulano Ronco Blanchis ha raccontato una delle anime più autentiche del Friuli: un bianco di personalità, equilibrato, con una bella struttura e una naturale vocazione all’abbinamento. Nel bicchiere richiama un’idea di misura e profondità, senza mai perdere bevibilità. Il Collio Bianco rappresenta un vino corale e identitario, nato da uve autoctone del territorio e pensato per raccontare in modo unitario l’anima del Collio. Un progetto condiviso da un gruppo di produttori, nel quale rientra anche Ronco Blanchis, l’azienda friulana della famiglia Palla, che affianca alla storica vocazione rossa di Loredan Gasparini la finezza luminosa dei grandi bianchi friulani. Il Blanc de Blanches Riserva Ronco Blanchis ha rappresentato il momento più importante tra i bianchi e le bollicine della casa friulana. Un vino più complesso, più profondo, dove la permanenza e l’eleganza del sorso hanno mostrato la capacità dell’azienda di lavorare non solo sulla freschezza, ma anche sulla struttura e sulla persistenza. Il cuore dell’incontro, però, è arrivato con i vini di Loredan Gasparini. Qui il racconto si è fatto più profondo, più identitario. Venegazzù della Casa ha rappresentato una sorta di porta d’ingresso al mondo aziendale: un vino capace di raccontare il luogo, la radice, la continuità. È un rosso che parla di territorio e tradizione, con uno stile misurato, elegante, mai urlato. Non solo un’etichetta, ma un nome che rimanda a una precisa memoria agricola e culturale.  Accanto a questo, la degustazione ha proposto anche un’altra espressione rossa della cantina, dall’etichetta scura e dal carattere più contemporaneo, capace di mostrare un volto diverso dell’azienda: più immediato, moderno, ma sempre legato a quella cifra stilistica fatta di equilibrio, materia e riconoscibilità. Il passaggio al Capo di Stato, vino simbolo di Loredan Gasparini, ha dato alla degustazione il suo momento più rappresentativo. Un rosso importante, storico, capace di esprimere quella vocazione bordolese del Veneto che trova a Venegazzù una delle sue interpretazioni più riconoscibili. Nel bicchiere non cerca la semplice piacevolezza, ma una forma di autorevolezza composta: struttura, profondità, eleganza e memoria.

È il vino che più di tutti racconta l’identità della cantina, la sua storia e la sua capacità di attraversare il tempo. Ad accompagnare il percorso, oltre ai crudi (strepitosi), anche due primi identità e carattere di una napoletanità in evoluzione, come una favolosa pasta mista con spollichini, impreziosita dal tocco dell’olio piccante, capace di dare vivacità e ritmo al piatto senza sovrastarlo. Un abbinamento interessante, perché ha portato nel pranzo una nota più calda, mediterranea, quasi domestica, e al tempo stesso in dialogo con la complessità dei vini in assaggio. In chiusura, la presenza del distillato dell’azienda Distilleria Negroni, sempre della famiglia Palla,  Père William & Brandy ha accompagnato il finale del pranzo con un registro diverso, più meditativo. Un sorso di chiusura che ha riportato l’attenzione sul tema della persistenza, dell’aromaticità e della memoria gustativa.  L’incontro ha confermato quanto il vino, quando viene raccontato attraverso la voce di chi lo produce e lo custodisce, diventi molto più di un prodotto. Diventa geografia, storia, famiglia, scelta, pazienza. La famiglia Palla, attraverso Loredan Gasparini e Ronco Blanchis, propone una visione ampia e coerente: il rosso storico del Montello e la finezza dei bianchi del Collio non come mondi separati, ma come parti di un unico racconto.  A Venegazzù il vino sembra avere una doppia anima: quella del territorio veneto, elegante e misurata, e quella più profonda della memoria, fatta di vigne, attese, vendemmie e bottiglie capaci di attraversare gli anni. Nel Collio, invece, la stessa visione si traduce in bianchi di precisione, capaci di raccontare luce, freschezza e profondità. È proprio questa la forza emersa durante il pranzo da Crudo Re: la capacità di raccontare il vino non solo attraverso il calice, ma attraverso tutto ciò che gli sta intorno. La tavola, il luogo, il dialogo, il cibo, il tempo condiviso. Un’esperienza di assaggio, confronto e cultura, dove il vino è diventato linguaggio comune. Perché ogni grande bottiglia, prima ancora di essere degustata, chiede di essere ascoltata.