Intervista all’enologo
Nel corso dell’anno scolastico, noi alunni della classe quarta abbiamo partecipato al progetto “Vigna Didattica”, un percorso educativo che ci ha permesso di conoscere e valorizzare il territorio dei Campi Flegrei. Attraverso incontri con esperti, abbiamo approfondito l’importanza del territorio, delle sue caratteristiche e delle tradizioni locali, con particolare attenzione alla vite e alla produzione del vino.
Durante il progetto, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare l’enologo Vincenzo Varchetta, ponendogli alcune domande per comprendere meglio il lavoro dell’enologo, il processo di produzione del vino e il valore culturale e territoriale di questo prodotto.
Che lavoro fa l’enologo?
L’enologo è il dottore della vite. Il termine “enologo” deriva dal greco enos, che significa vino. L’enologo si occupa principalmente della cura della vite, che può essere soggetta a diverse malattie, e segue attentamente tutte le fasi di crescita della pianta. Successivamente, si prende cura anche dell’uva, accompagnandola fino alla fase della produzione del vino.
Dove lavora di solito un enologo?
L’enologo lavora in diversi ambienti: in campo, in laboratorio e in cantina. Lavora in campo quando si occupa della cura della vite. Il laboratorio è il luogo in cui studia, impara e sperimenta. La cantina, invece, è il posto in cui l’uva viene trasformata prima in mosto e poi in vino.
Che cosa bisogna fare per diventare un enologo?
Per diventare enologo è necessario intraprendere un percorso di studi specifico. In particolare, bisogna conseguire prima una laurea triennale in Scienze Agrarie e successivamente proseguire con una laurea specialistica.
Che cosa fa praticamente un enologo?
L’enologo si occupa di produrre un vino di qualità seguendo diverse fasi di lavorazione. Il suo lavoro cambia a seconda della fase in cui si trova.
• Durante la fase del blend, l’enologo prepara il vino per la fase finale, combinando e armonizzando le diverse componenti per ottenere un prodotto equilibrato.
• Nella fase del finissaggio, utilizza strumenti specifici per effettuare ulteriori verifiche, miscelare porzioni di vini diversi e scegliere aroma, gusto e colore. In questo modo seleziona la combinazione finale che darà vita al vino pronto per essere consumato.
Il suo lavoro aiuta l’ambiente?
Sì, il lavoro dell’enologo contribuisce alla tutela dell’ambiente. La vite, oltre a produrre l’uva per il vino, svolge un ruolo importante nella fotosintesi clorofilliana, assorbendo gas e smog e producendo ossigeno. Inoltre, nella produzione del vino l’enologo segue procedure che rispettano l’ambiente: l’azienda deve ottenere certificazioni ambientali e indicare sull’etichetta l’impegno a produrre il vino in maniera sostenibile. In questo modo, il lavoro dell’enologo risulta utile e rispettoso dell’ambiente.
È difficile fare l’enologo?
Secondo l’enologo Varchetta, la difficoltà del lavoro dipende principalmente dalla passione, dall’amore per il mestiere e dagli studi effettuati. Per lui questo lavoro è molto gratificante, perché permette di stare a contatto con le persone e con la natura, vivendo esperienze stimolanti e appaganti
L’enologo lavora in gruppo o da solo?
L’enologo lavora principalmente in gruppo, in team, collaborando con diversi professionisti a seconda della fase della produzione del vino. Può lavorare a contatto con l’agronomo, con il microbiologo e con il cantiniere, oppure collaborare con altri enologi, secondo le necessità del lavoro.
Ci sono strumenti speciali che utilizza nel suo lavoro?
Sì, l’enologo utilizza diversi strumenti specifici a seconda delle fasi del lavoro. In campo può utilizzare attrezzature agricole e il trattore, mentre in cantina si servono di strumenti e macchinari come quelli per riempire e tappare le bottiglie, per pulire le bottiglie e altre attrezzature necessarie alla produzione del vino. Inoltre, il microscopio è uno strumento importante per alcune analisi.
Che consiglio darebbe ai bambini che vogliono fare questo lavoro da grandi?
L’enologo consiglia di iniziare ad amare e frequentare la natura, perché la passione per il contatto con l’ambiente è fondamentale per chi desidera diventare un enologo.
Il suo lavoro cambia con le stagioni?
Sì, il lavoro dell’enologo cambia a seconda delle stagioni. Ad esempio, durante l’inverno, periodo in cui è stata realizzata l’intervista, l’enologo si occupa di preparare i vini già prodotti, facendoli maturare e assicurandosi che il vino si limpidi correttamente prima delle fasi successive della produzione.
Qual è stata la sua esperienza più emozionante?
L’esperienza più emozionante per l’enologo è stata fare il vino ad agosto nella Russia caucasica e scoprire che la pianta di vite è nata lì e si è conservata nel tempo grazie al clima freddo.
Perché il vino fa male?
L’enologo ha spiegato che il vino non fa male di per sé, ma va consumato con moderazione, come tutti gli altri alimenti. Il vino ha proprietà benefiche, ad esempio può contribuire a preservare l’organismo in determinate funzioni, ma è importante rispettare le dosi consigliate. Se queste dosi vengono superate, allora il vino può avere effetti negativi.
L’incontro con l’enologo Vincenzo Varchetta ha permesso agli alunni di scoprire non solo i segreti della produzione del vino, ma anche l’importanza del territorio, della natura e del lavoro in team. Attraverso le sue spiegazioni, i bambini hanno compreso che la passione, la cura e lo studio sono fondamentali per svolgere un mestiere con competenza e responsabilità.
Questa intervista non è stata solo un’occasione per conoscere il mondo del vino, ma anche un momento di riflessione sul rispetto dell’ambiente, sul valore del lavoro e sull’importanza di seguire i propri interessi con curiosità e attenzione. Un’esperienza che resterà nella memoria di noi alunni.
Classe IV A
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